ADUC
ADUC
Dal 1990 Difenditi. Informati. Agisci.
AVVERTENZE
02/09/2026 – 08/09/2026
💬 Chiedi aiuto   ♥ Dona ora Leggi versione integrale →
Droga, proibizionismo, corruzione: il vero problema non è la sostanza ma come la inseguiamo. Dall'inefficacia delle politiche repressive al narcotraffico globale, passando per norme non applicate e disservizi pubblici sistemici. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale rimette in discussione il lavoro, ma anche le libertà e i diritti. L'Italia è alle prese con scelte che riguardano energia, debito, autonomia europea e una stampa che fatica a respirare.
In questo numero
EDITORIALE
→  Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend
→  Forum Ambrosetti. Pecunia non olet
→  Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia
ARTICOLI
→  Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia
→  Perché i paesi europei stanno spostando le loro riserve auree fuori dal Nord America?
→  Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?
→  Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026
→  Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Intelligenza Artificiale. Superare la sostituzione lavorativa. Il caso avvocati
→  Firenze. La commedia Montedomini e gli 'errori' del Comune
→  Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro
→  Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino
→  Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici
→  Ordine giornalisti. Una corporazione da abolire. Dal caso Innocenzi/Report
→  Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica
→  Governo Meloni: Mussolinismo contemporaneo
→  Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive
→  Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato
→  L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?
→  Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione
→  Libertà di stampa a rischio a Firenze? La denuncia del giornale online più antico
→  Investire informati e crisi geopolitica. Mai come oggi determinante
→  L'Europa deve reagire al dominio statunitense nel settore del software
→  Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia
→  Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026
→  Il boom dell'intelligenza artificiale potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari
→  Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026
→  Perché l'aumento del debito pubblico sta mandando in tilt il mercato obbligazionario
→  Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti
→  Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'
→  Investire i risparmi in Europa? Molto difficile
→  Firenze tramvia. Le date di inizio del servizio ‘ritoccate’ nei comunicati del Comune
→  Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?
→  Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire
→  Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026
GIANNINO
→  Duro e dura
STATI UNITI D'EUROPA
→  Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue
→  Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella
→  L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita
→  I risparmi delle famiglie europee finanziano l’America, Bruxelles vuole trattenere 300 miliardi di euro in casa
→  Scuderi (Verdi) è necessario superare il veto degli Stati per costruire un’Europa più forte e federale
NOTIZIE
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. In arrivo la legge per disattivare i feed con algoritmo
→  U.E.U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza
→  ITALIAITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero
→  MONDOMONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU
→  ITALIAITALIA. Poste rilancia l'Opas su Tim: più cash e via la soglia minima
→  USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica
→  ITALIAITALIA. Risparmio gestito giugno 2026. Record di 2.722 miliardi. Assogestioni
→  SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio
→  SPAGNASPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos
→  ITALIAITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti
→  U.E.U.E.. Molti produttori di smartphone non rispettano obblighi su riparazione e sostenibilità
→  ITALIAITALIA. Telefonia. 3,2 milioni di truffe nell'ultimo anno
→  MONDOMONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa
→  ITALIAITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss
→  SPAGNASPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento
→  ITALIAITALIA. Desertificaione bancaria in Liguria. Allarme Uil
→  EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro
→  ITALIAITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa
→  INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"
→  MESSICOMESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi
→  MONDOMONDO. L'oro oltre 5.100 Usd l'oncia. Evento storico
→  MONDOMONDO. Vendite diamanti. Le nuove strategie anche per combattere la chimica
→  ITALIAITALIA. La fuga dei cervelli costa a fino a 11,4 miliardi di euro all’anno
→  USAUSA. Anthropic prepara i bot AI che fanno la spesa al posto tuo
→  MONDOMONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno
→  ITALIAITALIA. Un'auto su tre è un SUV, ma il vero nodo è la fascia sotto i 15mila euro
→  USAUSA. Sony rifiuta di rimborsare i possessori di PS5 per i dazi Trump
→  USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA
→  USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia
→  USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS
→  USAUSA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026
→  MESSICOMESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi
→  ITALIAITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini
→  USAUSA. Il trading in Borsa dei parlamentari diventa un’arma elettorale
→  MONDOMONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori
→  MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa
→  UCRAINAUCRAINA. Smantellata frode di investimenti in cryptovalute
→  MONDOMONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF
→  ITALIAITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse 
→  ITALIAITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat
→  ITALIAITALIA. Vendite al dettaglio in calo a luglio. Istat
→  NEPALNEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni
→  MONDOMONDO. I migliori aeroporti del mondo
→  ITALIAITALIA. Semafori con intelligenza artificiale: il verde scatta solo se serve
→  USAUSA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media
→  ITALIAITALIA. Trading online falso, truffa da 125mila euro a Crotone: 8 denunce
→  U.E.U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti
→  BOSNIABOSNIA. Fermati quasi 100 migranti diretti verso la Croazia
→  ITALIAITALIA. Migranti, Italia ed Egitto firmano accordo su flussi regolari e irregolari
→  U.E.U.E.. Frontex invia navi nella Manica per fermare i migranti
→  ITALIAITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti
→  COLOMBIACOLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico
→  NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico
→  ITALIAITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco
→  ITALIAITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre
→  FINLANDIAFINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale
→  USAUSA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico
→  U.E.U.E.. Vendite al dettaglio in calo. Eurostat
→  ITALIAITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati
→  EUROPA. Crescono le perdite di coincidenze aeree grazie al nuovo sistema di controllo aeroportuale
→  REP. DEM. CONGOREP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave
→  MONDOMONDO. Intelligenza artificiale, l'AI fa salire le emissioni. Big Tech non frenano
→  MONDOMONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Apple, causa da 2 miliardi di sterline sull'App Tracking
→  GIAPPONEGIAPPONE. Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici
→  SENEGALSENEGAL. Senegal verso il default: crollano i bond dopo l'accordo con il FMI
→  OLANDAOLANDA. I Paesi Bassi trasferiscono miliardi di dollari in oro a Londra in un'ottica di "preparazione alla crisi"
→  ITALIAITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat
→  SVIZZERASVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai
→  ITALIAITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibili
→  ITALIAITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge
→  ITALIAITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati
→  U.E.U.E.. Il ritorno della leva militare
→  ITALIAITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio
→  SVIZZERASVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati
→  ITALIAITALIA. Suicidio, oltre 4.200 richieste di aiuto a Telefono Amico nei primi sei mesi del 2026: +24% in un anno
→  ITALIAITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza
LETTERE
→  Acquisto pellet revocato: come farsi restituire i soldi dal venditore
→  Ritardo aggiornamento anagrafe comunale: si può chiedere il risarcimento danni
→  Distacco dal riscaldamento condominiale: come fare e cosa si paga dopo
→  Autonoleggio: mancato ritiro auto per carta di credito, spetta il rimborso?
→  Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento
→  RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer
→  Patrocinio gratuito per cittadino straniero residente all'estero
→  Avvocato distrattario ex art. 93 c.p.c.: come recuperare somme già pagate
→  Prodotto acquistato online senza accessori promessi: quali diritti si hanno
→  Pacco Wallapop manomesso e vuoto: come contestare il pagamento a Klarna
→  Account Facebook, Instagram e WhatsApp sospesi dopo hacking: cosa fare
→  Frigo Electrolux con temperatura instabile: come far valere la garanzia legale
→  Hotel Cesenatico: camera diversa, rimborso negato e prenotazione cancellata
→  Nuovo codice fiscale dopo riallineamento CIE: chi deve aggiornare gli enti
→  Recupero crediti Pula Parking Croazia: come contestare importi sproporzionati
→  Acquisto mai consegnato su Boomba.it: chargeback, diffida e denuncia già avviati
→  Account Facebook violato e bannato: come far valere i propri diritti
→  Navigazione Lago Maggiore: aumento tariffe e disservizi, cosa fare
→  Agenzia immobiliare: commissione al 14% imposta con modulo obbligatorio online
→  Palestra mai aperta e finanziamento in corso: come chiedere il rimborso
→  Auto usata con vizio occulto: come chiedere riparazione o risoluzione
→  SIM Vodafone smarrita all'estero: come recuperarla se si è residenti AIRE
→  Affitto per studenti con disservizi: riduzione canone e messa in mora
→  Acquisto online mai consegnato ma segnato "consegnato": come ottenere rimborso
→  IMU terreno zona D anziché agricolo: come contestare l'accertamento
→  Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare
→  Blocco account Facebook e pagina artistica: come contestarlo con DSA e GDPR
→  Multa Ztl Croazia notificata dopo un anno: bisogna pagarla
→  Profilo Instagram e Facebook disabilitati da Meta: cosa fare
→  Multe condominiali: regolamento contrattuale o assembleare e riscossione
→  Multa ZTL Dubrovnik notificata dopo un anno: bisogna pagare?
→  Piccioni sul terrazzo: sono obbligato a installare dissuasori?
→  Vacanza cancellata per lutto familiare: si ha diritto al rimborso?
→  Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere
→  Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa
→  Account WhatsApp Business bloccato: come agire contro Meta
→  Vecchio libretto di risparmio ritrovato: si può recuperare il denaro?
→  Multa in Croazia con importo lievitato: come contestarla se cambio residenza
→  TIM non fornisce ONT per modem libero: come agire subito
→  TimVision attivato senza consenso: come ottenere disattivazione e rimborso
→  Ascensore condominiale in garanzia: chi paga il guasto all'inverter
EDITORIALE
7 SETTEMBRE 2026

Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend

· di Vincenzo Donvito Maxia

Mentre il porto di Livorno si conferma essere tra i maggiori hub italiani delle droghe illegali (53 Kg di cocaina nascosta tra frutta proveniente dal Perù), il fine settimana appena trascorso, vuoi i luoghi di villeggiatura/svago estivi ancora in auge, registra un buon numero di sequestri, fermi e arresti.

Che per l’appunto la quasi totalità dei consumi di droghe sono per uso ricreativo: hashis/marijuana, cocaina, pasticche varie. Uso ricreativo/ludico che le nostre norme considerano un illecito per i consumatori (sanzioni quindi amministrative) e reato per spacciatori (tra chi lo fa per pagarsi i consumi personali, a quelli che sopravvivono con questo “mestiere”), narcotrafficanti e produttori a vario livello, dalla piantina domestica ai campi coltivati in Italia e non solo, fino alle “aziende” molto presenti in centro e nord Europa.

Tutto questo in un contesto di grande mobilitazione delle forze dell’ordine, nazionali, europee e transnazionali. Con, per esempio, l'Algeria che fa maxi-sequestri di cocaina e il Marocco che ha estradato due narcos in Svezia e una conduttrice tv in Egitto condannata a morte per traffico di droghe insieme ad altre 11 persone. E le polizie romane scoprono “caveau” di stoccaggio e arrestano una decina di persone tra la capitale e il suo litorale. Così come i loro colleghi da Pavia a Catania, Napoli, Palermo, Riviera romagnola, Salerno, Milano. Domodossola, Matera, Sondrio, Alessandria, Benevento, Bergamo, Potenza, Nuoro. Bologna, Macerata, Capri... (Italia unita, altroché Garibaldi... e "soddisfatto" Piantedosi per la sua efficacia).

Ed abbiamo considerato avvenimenti italiani e mediterranei a noi più vicini, considerando che questo è quello che riportano le cronache più rilevanti.

7 SETTEMBRE 2026

Forum Ambrosetti. Pecunia non olet

· di Vincenzo Donvito Maxia

In Italia le cose vanno così. C’è un politico che si rifà al Fascismo del secolo scorso. Le élite economiche e finanziarie lo accolgono per bene, mentre il sen. Mario Monti gli dice apertamente che è pericoloso e non ci dovrebbe essere spazio per politiche come le sue. Ma le nostre solite élite non solo ignorano il senatore a vita, ma continuano a disquisire come se niente fosse.

Il ministro dell’Economia decanta la sua débacle in contrasto ("Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento") col capo del suo governo,e questa élite economica e finanziaria rimane zitta, aspettando le prossime trovate per succhiare soldi allo Stato al fine di avere soldi pubblici e utili privati… tanto sanno che il governo galleggiante è disposto a venire loro incontro.

Mentre l'azienda privata svedese Ikea è venuta incontro in Europa ai suoi clienti investendo 1,2 miliardi di euro in sconti sui suoi prodotti più venduti, la nostra élite economica e finanziaria, tra le altre cose e in combutta con le aziende pubbliche, concretizza monopoli e oligopoli: Intesa/Mps, Poste/Tim, etc. In pieno contrasto col documento strategico d'indirizzo e di analisi presentato alla Commissione Europea da Mario Draghi e i suoi primi indirizzi e organizzazione.

Mentre il governo ha espresso un giudizio generalmente pragmatico e favorevole alle linee guida di fondo, soprattutto per quanto riguarda la necessità di una forte deregolamentazione. Parole al vento.

Nel frattempo, parte del governo e buona parte dell’opposizione si crogiolano auspicando di imporre alle aziende dei tetti di guadagno e distrarre il surplus per finanziare le loro incapacità di decisori (extra-profitti). E le aziende fanno le vittime di un anti-liberismo di cui loro stesse sono le prime fautrici.

Tutte queste aziende erano quelle presenti al forum Ambrosetti. Insieme ai politici.

6 SETTEMBRE 2026

Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

· di Vincenzo Donvito Maxia

Nel chiudere il Forum The European House – Ambrosetti, il ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha usato questa frase: "Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento".

Non poteva trovare migliore espressione. Buona parte della politica del governo è stata ed è galleggiamento, con tendenza ad alcuni annegamenti. Tenuta del potere di per sé, con qualche sforamento soprattutto in economia per la costruzione di monopoli ed oligopoli. Anche se l’altro giorno a Bari la premier Giorgia Meloni ha detto il contrario, in un contesto in cui il festeggiamento era di essere alla guida del governo più longevo della Repubblica. Punto.

Pur adducendo motivazioni entusiaste su quanto fatto e su quanto in fieri su cui dovrebbe mettersi d'accordo col galleggiamento di Giorgetti.

Un solo esempio. I prezzi dei carburanti. Più galleggiamento di rimandare il problema ogni volta che le scadenze a mitraglia dei bonus finiscono… Per ora, dallo scorso luglio, siamo a quota tredici (13) di misure adottate dall'esecutivo per contenere i rincari.

ARTICOLI
8 SETTEMBRE 2026

Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

· di Redazione

Il Sudafrica è diventato uno dei nodi centrali del traffico internazionale di droga, entrando nel top 5% mondiale dell'Organised Crime Index elaborato dal Global Initiative Against Transnational Organised Crime (GI-TOC), lo stesso livello di rischio attribuito a Colombia, Messico, Paraguay, Ecuador, Nigeria e Turchia. Come riporta The Star, il direttore del GI-TOC, Mark Shaw, ha comunicato il dato alla Commissione Madlanga la settimana scorsa, sottolineando come il Paese occupi una posizione tra i primi dieci al mondo per criminalità organizzata.

Secondo l'esperta Mpho Matlala, il Sudafrica presenta caratteristiche diverse da Colombia, Paraguay ed Ecuador, ma viene inserito nello stesso indice perché condivide fattori di rischio strutturali analoghi, a partire dalla posizione strategica lungo le rotte internazionali della droga. Se la Colombia resta uno dei principali produttori mondiali di cocaina e l'Ecuador uno dei maggiori esportatori nelle Americhe, il Sudafrica si configura come un importante snodo di transito e destinazione per cocaina, eroina, metanfetamine e altre sostanze, mettendo in collegamento i mercati dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia.

L'analista Darren Brookbanks del GI-TOC ha spiegato che il ruolo del Sudafrica è per certi versi unico: mentre la Colombia funziona soprattutto come polo produttivo e l'Ecuador come corridoio di transito, il Paese africano riveste entrambe le funzioni, fungendo sia da corridoio primario per la cocaina proveniente dal Sud America diretta verso i mercati dell'Oceano Indiano e dell'Europa, sia da hub per la produzione industriale di metanfetamine.

Al centro dell'inchiesta condotta dalla Commissione Madlanga vi sono le accuse di collusione tra alti funzionari di polizia e organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti. Le testimonianze raccolte finora indicano che un'influenza criminale diffusa all'interno delle forze dell'ordine e della giustizia starebbe di fatto paralizzando la capacità dello Stato di smantellare le reti di traffico transnazionale.

Tra i casi più clamorosi emersi davanti alla commissione figura il furto, nel novembre 2021, di 541 chilogrammi di cocaina dal deposito reperti degli Hawks (l'unità investigativa che si occupa di criminalità organizzata) a Port Shepstone, nella provincia del KwaZulu-Natal: la droga, dal valore di circa 200 milioni di rand, era stata scoperta pochi mesi prima in un container sospetto nel deposito di Isipingo, a sud di Durban. Le indagini hanno rivelato che il sistema di allarme del sito non era funzionante al momento del furto. L'ex capo degli Hawks nel KwaZulu-Natal, il generale maggiore Lesetja Senona, si è dimesso subito dopo essere stato interrogato in relazione al caso; secondo quanto emerso in commissione, Senona custodiva sia la chiave principale sia quella di riserva della cassaforte dove era conservata la droga.

Un secondo episodio riguarda la sparizione di un carico di 700 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di 300 milioni di rand, che sarebbe stato illecitamente dirottato durante il trasporto su camion da Durban al quartiere di Aeroton, a Johannesburg. Alcuni omicidi di rilievo nel mondo della criminalità organizzata, incluso quello del 2022 ai danni del rapper Oupa John Sefoka, noto come DJ Sumbody, sarebbero collegati a una faida di ritorsione scatenata proprio dal furto del carico di Port Shepstone.

Oltre al traffico di cocaina proveniente dal Sud America, il Sudafrica è diventato una base per la produzione industriale di metanfetamine su larga scala, con cartelli come quello messicano di Sinaloa che affittano proprietà nel Paese per allestire laboratori clandestini. Solo nell'ultimo anno sono stati arrestati cittadini messicani coinvolti in operazioni a Musina, dove è stato effettuato un sequestro dal valore di 600 milioni di rand, a Swartruggens, dove sono stati confiscati 481 chilogrammi di metanfetamina per oltre un miliardo di rand, e a Volksrust, con un sequestro da 350 milioni di rand.

Diversi esperti sentiti dalla commissione, tra cui Mark Shaw, Darren Brookbanks, Mpho Matlala, Andy Mashaile ed Eldred de Klerk, hanno evidenziato la debolezza strutturale delle forze dell'ordine sudafricane e la presenza di quelli che vengono definiti "attori radicati nello Stato", un fenomeno a cui è stato attribuito un punteggio di 8 su 10 nell'indice di rischio. Tra le proposte di riforma discusse davanti alla commissione figura la creazione di una nuova agenzia anticrimine organizzata, con uno status istituzionale rafforzato simile a quello delle cosiddette istituzioni "Chapter 9" previste dalla Costituzione sudafricana per garantire organi di controllo indipendenti dal governo.

8 SETTEMBRE 2026

Perché i paesi europei stanno spostando le loro riserve auree fuori dal Nord America?

· di Redazione
Stevebidmead - Wikimedia
Foto: Stevebidmead — Wikimedia (CC0)

Quando questa settimana la banca centrale dei Paesi Bassi ha confermato di aver trasferito tonnellate d'oro del paese fuori dal Nord America, ha affermato che tale trasferimento la renderà "meglio preparata ad affrontare gravi crisi".

Circa 86 tonnellate delle circa 313 tonnellate complessive detenute negli Stati Uniti e in Canada sono state trasferite a Londra "in considerazione della crescente instabilità geopolitica", si legge nel comunicato, in modo che il materiale prezioso potesse essere "prontamente disponibile per l'uso in una situazione di crisi".

Era inevitabile che sorgessero delle domande. Perché gli olandesi stavano agendo in questo modo? Prevedevano forse un grave shock economico all'orizzonte?

A prima vista no, ma la mossa è stata chiaramente una risposta allo stato di instabilità e incertezza in cui si trova il mondo, con guerre commerciali e militari che spingono i paesi a prendere precauzioni e a tenere le proprie riserve auree più vicine ai confini nazionali.

All'inizio di quest'anno, la Francia ha annunciato di aver trasferito le proprie riserve auree dagli Stati Uniti sul territorio nazionale. Nel frattempo, la Bundesbank tedesca ha trasferito oltre 216 tonnellate di metallo prezioso da depositi esteri – 111 tonnellate da New York e 105 tonnellate da Parigi – nell'arco di alcuni anni, fino al 2016.

Si tratta di una strategia già adottata in passato in periodi di instabilità globale. "Durante la Guerra Fredda, alcune banche centrali europee hanno trasferito parte delle proprie riserve auree a New York", hanno affermato gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven di Goldman Sachs.

Joseph Cavatoni, stratega di mercato senior presso il World Gold Council, ha dichiarato alla BBC che, sebbene guerre e tensioni commerciali abbiano "influenzato alcune di queste decisioni", non rappresentano il fattore "principale" tra le motivazioni.

Anche l'inflazione, i tassi di interesse e il semplice fatto di avere l'oro in un luogo dove potesse essere scambiato rapidamente hanno giocato un ruolo.

"Non ho la sensazione che ci sia una catastrofe imminente", ha affermato Cavatoni, "ma credo che le persone stiano acquisendo una maggiore consapevolezza su come gestire le proprie riserve, farle crescere e, di fatto, pensare in modo più efficace a come sfruttarle al meglio".

La Banca dei Paesi Bassi ha dichiarato che l'oro prelevato dagli Stati Uniti e dal Canada tra marzo e agosto di quest'anno è ora custodito nei caveau della Banca d'Inghilterra.

"Prevediamo di non doverli mai utilizzare, ma dobbiamo rafforzare la nostra capacità di resilienza e la nostra preparazione", ha affermato il governatore della banca centrale olandese, Olaf Sleijpen.

Londra era considerata la scelta migliore grazie alla sua posizione di importante centro commerciale a livello mondiale. Se si desidera acquistare o vendere oro rapidamente in caso di crisi, Londra è il luogo ideale, il che rende la Banca d'Inghilterra una sede di custodia molto ambita.

La Banca d'Inghilterra è uno dei maggiori custodi d'oro al mondo. Sotto l'istituzione, che ha 300 anni e si trova nel centro di Londra, sono custoditi circa 400.000 lingotti per un valore superiore a 200 miliardi di sterline.

Secondo le indagini di settore del World Gold Council, la Banca d'Inghilterra rimane il luogo di custodia più popolare, ma le banche centrali stanno diversificando sempre più i luoghi in cui conservano il metallo prezioso.

Secondo Thomas e Struyven di Goldman Sachs, la questione di dove custodire l'oro del proprio paese è "sempre più prioritaria per i gestori delle riserve".

Nel mondo moderno, esistono molti modi per spostare i propri tesori. Gli olandesi hanno venduto circa 59 tonnellate a New York e poi hanno acquistato altre azioni a Londra, evitando così di dover trasportare quella quantità attraverso l'Atlantico.

Ma più di 27 tonnellate sono state "trasferite fisicamente" dagli Stati Uniti e dal Canada alla città olandese di Zeist. Una quantità simile è stata anche spedita da Zeist a Londra.

Le aziende che offrono tali servizi mantengono il più stretto riserbo sulle modalità operative, ma è lecito supporre che le misure di sicurezza e la pianificazione siano approfondite per evitare il rischio di un vero e proprio "Italian Job".

Cavatoni, del World Gold Council, ha affermato che un approccio standard per movimentare le scorte d'oro consiste nel vendere la materia prima in un luogo e acquistarla in un altro.

"Supponiamo che io voglia il mio oro a New York e che lo abbia a Londra. Potrei venderlo a Londra e acquistarlo a New York, lo stesso giorno e alla stessa ora, registrando di fatto il trasferimento senza doverlo effettivamente spostare in alcun altro luogo".

Sono poche le aziende selezionate che gestiscono le spedizioni d'oro oltre confine, tra cui Brink's Global Services, che ha dichiarato alla BBC di aver riscontrato un "aumento della domanda" da parte di enti come le banche centrali negli ultimi tempi.

"L'accresciuta incertezza geopolitica ed economica, unitamente al ruolo crescente dell'oro come bene di riserva strategica, sembrano contribuire a questa tendenza", ha affermato Nader Antar, vicepresidente esecutivo di Brink's.

Il motivo per cui la custodia dell'oro è un argomento così importante per le banche centrali è che ne hanno acquistato sempre di più. Ma conservarlo in casa ha un costo, hanno affermato Thomas e Struyven di Goldman Sachs.

"L'archiviazione nazionale richiede investimenti in sicurezza fisica, infrastrutture di audit e assicurazioni; costi che possono risultare sproporzionati per le banche centrali più piccole", hanno affermato.

Negli ultimi quattro anni, le banche centrali hanno accumulato una media annua di 1.000 tonnellate d'oro, un dato significativamente superiore alla media di 500 tonnellate registrata nel decennio precedente, secondo il World Gold Council.

Questa tendenza risale alla crisi finanziaria globale e si prevede che non farà che aumentare nel prossimo anno.

L'oro ha vissuto un momento di grande popolarità negli ultimi anni. Il suo prezzo è salito vertiginosamente, raggiungendo una serie di massimi storici e superando i 5.000 dollari l'oncia a gennaio.

Sono molteplici i motivi alla base del suo aumento di valore, ma un fattore determinante è stato il ruolo che il metallo prezioso riveste nella psiche umana come cosiddetto bene rifugio, in cui investire durante periodi di turbolenza finanziaria e geopolitica causati da guerre commerciali e militari.

Anche l'inflazione e i tassi di interesse influenzano la popolarità dell'oro. Data la sua scarsità e il valore che gli è stato attribuito nel corso dei millenni, l'oro si dimostra in qualche modo resistente all'aumento dei prezzi, ed è quindi considerato un buon investimento.

Secondo la banca d'investimento Charles Schwab, "negli ultimi cinquant'anni i prezzi dell'oro sono aumentati molto più rapidamente dell'indice dei prezzi al consumo (IPC), l'indicatore di inflazione più attentamente monitorato".

Sebbene il prezzo dell'oro sia sceso dal massimo storico raggiunto all'inizio dell'anno, si mantiene comunque su livelli storicamente elevati.

Secondo i ricercatori di Goldman Sachs, si prevede che il prezzo salirà a 4.900 dollari per oncia troy entro la fine del 2026, ovvero 300 dollari in più rispetto al prezzo di agosto.

Secondo Thomas e Struyven, la domanda di oro da parte delle banche centrali è una delle ragioni principali dell'impennata dei prezzi.

(Michael Race su BBC del 05/09/2026)

8 SETTEMBRE 2026

Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?

· di Lorenzo Somigli

L'Italia aveva tutti gli strumenti contro la pandemia: il decreto legge 81/2008, le linee guida, i protocolli operativi e una coscienza matura del rischio pandemico. Già da più di dieci anni prima del Covid-19 e del lockdown.

È ciò che emerge dalle testimonianze del Prof. Roberto Lombardi, docente universitario ed ex INAIL-ISPESL, e dell'Ing. Raffaele Tarchiani, titolare della Laundry Supplies srl, responsabili della stesura delle norme contro il contagio, al centro di una inchiesta giornalistica del giornale online "La Firenze che vorrei" riportata dal quotidiano Il Tempo.

Norme che già prescrivevano per tutti gli ambienti di lavoro mascherine e dispositivi di protezione individuale, ricambi d'aria e filtri, classificazione degli agenti biologici, procedure di vestizione e svestizione.

Alla luce di ciò, restano alcuni interrogativi:

Perché questi strumenti non sono stati applicati fin dall'inizio della pandemia dal governo Conte?

Perché la Commissione Covid di ieri ha messo bene in evidenza quanto si legge su Il Tempo di oggi?

Perché ad esempio il Collettivo di Fabbrica di GKN di Campi Bisenzio invocò nel 2020 l'applicazione proprio del decreto legge 81 e relative norme anti-contagio per continuare a lavorare, e poi ha subito la chiusura, senza essere degna di usufruire della legge regionale in suo nome scritta?

Perché è stato necessario chiudere le attività e impedire i licenziamenti, quando esisteva già un quadro normativo che permetteva di lavorare in sicurezza, se applicato?

Perché in Italia esisteva una capacità produttiva autonoma per le mascherine ed è stata progressivamente dismessa e sostituita con importazioni emergenziali costosissime?

8 SETTEMBRE 2026

Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

· di Redazione

PREMESSA

Il proibizionismo non ferma i traffici, li arricchisce. Mentre in Messico e Colombia i cartelli si armano sempre più pesantemente e il Pacifico diventa un'autostrada della cocaina, negli USA l'esercito delle overdose avanza e la DEA ammette di aver lasciato circolare fentanyl per indagini più grandi. Intanto psichedelici e MDMA guadagnano spazi terapeutici legittimi, segnando la frattura tra una politica antidroga fallimentare e le prove scientifiche.

In questo numero

EDITORIALE

→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend

→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

ARTICOLI

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

→ L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?

→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia

→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026

→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

NOTIZIE

→ INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"

→ MESSICOMESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi

→ USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA

→ USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia

→ USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

→ USAUSA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026

→ MESSICOMESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi

→ MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

→ COLOMBIACOLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico

→ USAUSA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico

→ USAUSA. Pentagono diffonde foto di barche narcos: "Vi troveremo e uccideremo"

→ MESSICOMESSICO. I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi

→ MONDOMONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio

→ USAUSA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa

→ USAUSA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA

→ COLOMBIACOLOMBIA. La cocaina supera il petrolio come export principale

7 SETTEMBRE 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 242.920
droghe pesanti (kg) 43.100
dosi droghe sintetiche 93.300
piante di cannabis 47.300
vittime
morti 3
arresti 1.858
giorni di reclusione 900

Settimana da 1 a 9 Settembre 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 2.900
droghe pesanti (kg) 1.300
dosi droghe sintetiche 1.200
piante di cannabis 500
vittime
morti 0
arresti 5
giorni di reclusione 14
7 SETTEMBRE 2026

Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 1 a 9 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 26,50%
Telecomunicazioni 12,40%

Salute 12,20%

Energia 11,30%

Viaggi 11,10%

Prodotti finanziari 08,30%

Banca 8,20%

Acquisti 06,30%

Diritti immigrati 01,40%

Condominio 01,20%

Assicurazioni 01,10%

6 SETTEMBRE 2026

Intelligenza Artificiale. Superare la sostituzione lavorativa. Il caso avvocati

· di Marco Solferini

Indice

  • Par. I – L'accelerazione tecnologica dell'IA: il futuro umano-macchine intelligenti.

  • Par. II – Il lavoro ci rende felici? Vale la pena difenderlo per lasciarlo com'è?

  • Par. III – Proposta per difendere gli Avvocati dalla sostituzione lavorativa dell'IA.

Premessa

Prima di affrontare il “terrore” esasperante del cosiddetto aspetto sostitutivo, è necessario svolgere due diversi ragionamenti. Altrimenti, il presente testo non sarebbe diverso dai tanti altri millenarismi che profetizzano disoccupazione, disagio o disordini sociali, il tutto in una chiave che ricorda la celebre battuta del film Ghostbusters: «Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!».

La prima parte di questo articolo cerca di fare il punto sull'imminente fase di accelerazione e su quella che sarà, inevitabilmente, la risposta tecnologica e scientifica nel rapporto tra uomo e macchina intelligente.

La seconda parte affronta brevemente il concetto di lavoro che a quanto pare vorremmo preservare o difendere, provando a introdurre il quesito fondamentale: «Ne vale davvero la pena?».

Infine, si propone una soluzione che, ad avviso dello scrivente, è l'unica davvero meritevole di essere percorsa. Una soluzione compatibile con quello che sappiamo ma, in particolare, con ciò che non possiamo sapere del futuro. Per praticità, la categoria di riferimento presa in esame in questo scritto sarà quella degli Avvocati, dato che è quella a cui appartengo ed è anche tra le più indicate come a rischio sostituzione.

Voglio infine aggiungere che, nello scrivere questo articolo, ho tenuto conto delle osservazioni pervenutemi dai lettori dei miei precedenti scritti. In particolare, mi riferisco a testi, ricerche e contenuti online che mi sono stati segnalati e di cui cercherò in parte di dare conto nel prosieguo.

Par. I – L'accelerazione tecnologica dell'IA: il futuro umano-macchine intelligenti

Apro questo articolo con la recente notizia di uno sviluppo congiunto tra computer quantistici e cellule staminali, che rappresenta un ulteriore passo avanti in questa tecnologia di frontiera. Il progetto combina l'elettronica tradizionale con neuroni vivi ottenuti da cellule staminali: in pratica, le cellule crescono sopra un chip di silicio capace di inviare impulsi elettrici e registrarne le risposte. Così facendo, il software può fornire informazioni alla rete biologica e osservare come questa reagisce. Si crea un sistema in cui silicio e neuroni lavorano in sinergia.

Questo è l'ennesimo esempio dell'evoluzione tecnologica trasformativa a cui stiamo assistendo, quasi fossimo lettori al primo capitolo di un romanzo.

Le prime considerazioni a cui dobbiamo prestare attenzione sono:

  1. La fine della fase iniziale: Stiamo vivendo la conclusione della prima fase di questa rivoluzione tecnologica. In questo periodo sono state gettate le basi per la fase successiva, ovvero quella dell'accelerazione.

  2. L'imprevedibilità degli sviluppi: È difficilissimo prevedere le applicazioni della fase di accelerazione, poiché essa porterà a uno sviluppo endemico e totalizzante dell'IA.

  3. Paura vs. Competenza: Quasi tutte le preoccupazioni che si sono succedute finora sono state ispirate dalla fantasia e solo in pochissimi casi dalla reale competenza.

Possiamo esplorare ciò che è possibile e spingerci verso ciò che è più probabile, ma non è un esercizio alla portata di chiunque. Occorre essere dentro il "mercato grigio" dello sviluppo dell'IA e beneficiare di informazioni preferenziali sui reali intenti dei principali sviluppatori di questa tecnologia.

Anche in questo caso, il margine di errore rimane altissimo, perché le rotte cambiano assai di frequente. La verità, quindi, è che fare pronostici è estremamente difficile.

Una delle ipotesi che sembra essere più percorribile nell'immediato futuro è quella di testare la convivenza tra umani e macchine intelligenti all'interno del microcosmo delle cosiddette città abbandonate. Esistono infatti città assolutamente funzionali e di ultima generazione, nate da progetti immobiliari che, non avendo avuto successo commerciale, sono state abbandonate a un'urbanizzazione fallita.

Un esempio recente è Forest City in Malesia, rientrante nella categoria dei megaprogetti urbani (da non confondere con le classiche ghost town storiche). Ne esistono diverse nel mondo — molte delle quali in Cina —, costruite per ospitare centinaia di migliaia di persone in contesti avveniristici ma rimaste disabitate per via degli alti costi. Esse potrebbero rappresentare una risorsa preziosissima per testare lo sviluppo della convivenza tra umani e macchine intelligenti.

Queste città potrebbero ospitare l'IA nelle sue varie estensioni e manifestazioni, compresa quella fisica e robotica. Molti sostengono, a ragione, che la nostra principale interazione con l'IA avverrà proprio tramite la robotica. È altamente probabile che sia così, e non necessariamente solo in forma umanoide (che per noi è solo più facile da accettare perché a nostra immagine e somiglianza).

È altresì probabile che molte macchine intelligenti si avvarranno dei principi della tensegrità (tensegrity), un concetto oggi al centro di numerose ricerche nella robotica contemporanea grazie alle integrazioni dell'IA. Tali macchine (tensegrity robots), pur non assomigliando fisicamente all'uomo, hanno una struttura modulare, adattabile, resistente e altamente efficiente.

Provando a tracciare un'ipotetica scala di progressione, i passaggi chiave potrebbero essere i seguenti (tenendo conto che la Legge di Moore per l'IA attualmente viaggia su cicli di 6-7 mesi, ma nella fase di accelerazione potrebbe ridursi a settimane o giorni):

  1. Impatto sostitutivo;

  2. Influenza di altre tecnologie che generano sinergie evolutive sotto il controllo dell'IA;

  3. L'uomo che usa l'IA e diventa il passaggio intermedio dell'evoluzione, transitando dall'Homo Sapiens all'Homo Sapiens Evolutus et Technologicus;

  4. Rinuncia alla meraviglia in favore della razionalità;

  5. Distacco graduale dal vecchio mondo per accedere al nuovo;

  6. La ridefinizione dell'accesso al mondo del lavoro.

Vorrei aprire una parentesi sul punto 4. Esiste un momento in cui le resistenze si arrendono di fronte all'incapacità di concepire il futuro, semplicemente perché l'immaginazione non basta più. È come se il cervello non fosse più in grado di elaborare un'immagine, o come cercare di far girare un software moderno su un computer obsoleto. Da quel momento, la consapevolezza diventa pura sopravvivenza e l'istinto ci spinge ad abbandonare la "meraviglia". La meraviglia, infatti, è una terra di mezzo: uno stato in cui non abbiamo ancora deciso da che parte stare.

Passando al punto 6, questo concetto incontra da subito forti resistenze basate su un'idea oramai radicata (e involuta) di ciò che debba obbligatoriamente significare "lavoro". Molte argomentazioni si concentrano su timori legati alla superintelligenza o al mito del superuomo, storpiando concetti tipici della filosofia transumanista o postumana.

L'evoluzione richiede trasformazione. La resistenza di un sistema precedente è sempre la stessa, autogiustificata da paure viscerali dell'agire umano. Il passaggio a un livello superiore delle scienze cognitive, comportamentali e creative appartiene inizialmente a una stretta minoranza che, nella fase d'avvio, viene quasi sempre isolata o osteggiata.

Tuttavia, la storia insegna che la maggioranza è destinata ad assimilarsi nel nuovo contesto quando questo s'impone non per scelta, ma per inevitabilità. Esattamente come l'uomo di Neanderthal ha provato a resistere senza successo, facendo ciò che la sua testa e il suo corpo gli dettavano. La sua resistenza non fu un sacrificio, ma l'esaltazione ultima della propria volontà di vivere. Di fronte all'inaccettabile — ovvero l'estinzione —, l'intelletto risponde con l'autoconservazione e con l'illusione che tutto dipenda ancora da noi.

Alla fine, il Neanderthal si è spostato, ha combattuto (ed era persino in superiorità all'inizio), ha cercato di convivere e infine è fuggito, cercando riparo altrove. Ma non ci è riuscito ed è andato incontro alla fine, affinché noi oggi potessimo esistere.

Accettiamo questo concetto solo a patto che valga per l'estinzione degli altri e non per noi stessi? È una domanda stimolante, utile per introdurre il tema del lavoro che oggi vorremmo tanto preservare.

Par. II – Il lavoro ci rende felici? Vale la pena difenderlo per lasciarlo com'è?

Sono consapevole che questo ragionamento andrà controcorrente, ma non cerco consensi facili a suon di "like" e "cuoricini". La vita che scimmiotta i social media è un'altra delle atrocità che hanno assoggettato la razza umana alle sue pulsioni più basse, impoverendola.

Non posso fare a meno di notare come questa tardiva mobilitazione in difesa del lavoro dimentichi un fatto fondamentale: ciò che oggi temiamo di perdere è esattamente ciò che, negli ultimi venti o trent'anni, ha reso infelici milioni di persone.

Un lavoro sperequativo, iniquo e ingiusto. Un lavoro che ha trasformato le città in luoghi avidi, invidiosi, freddi e meschini, costantemente orientati al deprimente affarismo del denaro fine a se stesso. L'accaparramento, il demansionamento dell'individuo ridotto a ciò che produce: il conto corrente, la capacità di spesa, la macchina costosa. L'idea blasfema che si possa sostituire ciò che siamo con l'importanza di ciò che abbiamo.

Nel 90% dei casi, il lavoro viene vissuto come una condanna. Le statistiche sul rapporto tra felicità e occupazione sono catastrofiche. Svolgiamo mansioni che non impattano positivamente sulla vita del singolo, della comunità o del futuro; lavori che sono pura necessità. L'atroce idea di vivere per lavorare e lavorare per sopravvivere. Il lavoro come strumento per pagare debiti: la schiavitù moderna.

Eppure, questo sistema tanto criticato, che nessuno è mai riuscito a rendere davvero a misura d'uomo, oggi ci terrorizza all'idea che possa scomparire. O, più probabilmente, ciò che incute terrore è la prospettiva dell'assenza di un reddito, che è una cosa ben diversa dal lavoro in sé.

Il monstrum della società contemporanea deriva da ciò che abbiamo permesso al lavoro di diventare: il mercato del nepotismo, delle raccomandazioni, degli incapaci che diventano dirigenti; la cosa pubblica ingessata; il lavoro domenicale che svuota la vita familiare; la perdita della funzione nobilitante del ceto medio e dell'ascensore sociale.

Il lavoro è diventato una merce di scambio: la permuta in denaro del silenzio della propria anima. Se "fatti non foste a viver come bruti", il lavoro attuale è diventato la "paghetta" con cui ci si chiede di rinunciare alle nostre Colonne d'Ercole in cambio dell'aspettativa di una pensione.

Siamo fatti per essere esploratori, per indagare e innalzarci. Ma abbiamo barattato questa grandezza con una meccanica lavorativa che si ricicla di generazione in generazione. Pensiamo davvero che tutto questo durerà per sempre, come quando si credeva che la Terra fosse piatta?

Proviamo a compiere un atto di coraggio e chiediamoci: il concetto odierno di lavoro non è forse ciò che vi ha reso frustrati, infelici e cinici? La verità è che il mercato del lavoro ha lasciato sul campo una quantità enorme di persone sottopagate e sottostimate, costrette a cercarsi un hobby per sentire di esistere davvero. Parte della resistenza al cambiamento deriva proprio da chi, avendo sopportato una vita di sacrifici, pretende di dare un senso a quelle sofferenze e non accetta che le nuove generazioni possano seguire una strada diversa. Per costoro, il cambiamento altrui suona come la celebrazione della propria sconfitta.

Guardatevi intorno: geopolitica, povertà, sovraffollamento, cambiamento climatico, guerre. Ogni grande narrazione sembra spingerci verso un unico finale. Se non ci evolviamo, moriamo.

Il mercato del lavoro ci ha segregati in una routine sterile, una simulazione su misura fatta di obiettivi effimeri. Riempiamo un carrello al supermercato e per quel carrello, in altre parti del pianeta, delle risorse vengono prosciugate e delle vite soffrono. La morte fisica è il prezzo pagato dal mondo non industrializzato; la morte della coscienza e della creatività è il prezzo che paghiamo noi, acquistato con i trenta denari del nostro stipendio.

Capisco l'umana paura del domani. Ho letto spesso il paragone con l'introduzione dei bancomat, che si temeva avrebbero azzerato i posti di lavoro nelle banche. Ma quella non era una tecnologia trasformativa, era una semplice invenzione. L'IA di oggi è paragonabile alla scena finale di Ritorno al Futuro, quando Doc dice a Marty: «Strade? Dove stiamo andando non c'è bisogno di strade!».

Ecco allora la domanda fondamentale: se vi offrissero un reddito al posto del lavoro per efficientare la spesa pubblica e la produttività privata tramite l'IA, lo accettereste?

Se la risposta è positiva, la strada da percorrere è quella di un reddito da sostituzione del lavoro. Non possiamo "spegnere" l'IA: essa ci sarà, che lo vogliamo o meno. Ciò che ancora dipende da noi è come gestire questa transizione.

Possiamo farci trovare impreparati, fare propaganda e soffiare sulla paura (come molti fanno da anni per costruirsi carriere personali), oppure possiamo trovare una soluzione decorosa, umana e solidale. Un accompagnamento dolce che tuteli le persone e ne valorizzi la dignità, sotto il grande cappello della filantropia nel suo senso più alto: "prendersi cura".

Alcuni sostengono che un reddito di questo tipo finirebbe per disumanizzare ed escludere l'individuo dal tessuto sociale. Ma le statistiche dimostrano che il desiderio principale di una larghissima quota di lavoratori è proprio quello di smettere di lavorare per riappropriarsi del proprio tempo. Inoltre, non si parla di un assistenzialismo da sussidio minimo, ma di una vera e propria contropartita economica. Se la transizione non fosse adeguatamente finanziata, fallirebbe miseramente, alimentando disuguaglianze e disordini.

Il tempo libero non è un pericolo. Una soluzione concreta che ho proposto a un think tank e ad alcuni policy maker consiste nel barattare parte del tempo libero ottenuto con ore di volontariato nel terzo settore, creando un rapporto diretto tra ore dedicate alla collettività e maturazione dei diritti pensionistici.

Se un lavoratore passa da 40 a 20 ore settimanali a causa dell'IA, potendo dedicare 10 di queste ore al volontariato (poco più di tre ore al giorno per tre giorni a settimana), fornirebbe un servizio prezioso alla comunità e maturerebbe la propria pensione. Le restanti 10 ore sarebbero puro tempo libero.

Uscire dalla gabbia di un curriculum ed essere liberi di migliorarsi è un'opportunità. Non è detto che l'umanità lasciata a se stessa dia il peggio di sé: potrebbe invece tirare fuori il meglio.

Par. III – Proposta per difendere gli Avvocati dalla sostituzione lavorativa dell'IA

Uno dei settori più minacciati dall'IA è quello dei professionisti degli atti e dei numeri: Avvocati, Notai, Commercialisti. È la categoria a cui sono fiero di appartenere.

Ho sempre considerato la professione forense come un "superpotere" da usare per fare del bene e difendere i diritti. Soffrirei immensamente se non potessi più esercitare perché sostituito da un'IA, ma il mio patimento non sarebbe legato al guadagno, bensì alla passione per la materia. E sono convinto che, quando si è animati da buone intenzioni, si trovi sempre un modo per mettere le proprie competenze al servizio degli altri.

Cosa possiamo fare, all'atto pratico, per tutelare gli Avvocati di fronte a questa frontiera?

  1. La strada (insufficiente) della formazione commerciale: Possiamo limitarci a insegnare loro come usare gli strumenti di IA commerciale, facendoci pagare per corsi sulla produttività. Questo può servire nel brevissimo periodo, ma nella fase di accelerazione si rivelerà inutile. Qualsiasi cliente, impresa o ente sarà in grado di generare gli stessi atti in autonomia con un semplice "click". Nessun tariffario reggerà il confronto.

  2. La strada del Reddito di Sostituzione e della riserva di legge: È la via che suggerisco. Non significa smettere di lavorare, ma tutelare la professionalità umana imponendo per legge la supervisione umana obbligatoria per lo svolgimento di atti e procedure giuridiche. Lo Stato deve stabilire che questa è una regola di salvaguardia non negoziabile.

A ciò occorre affiancare un principio di responsabilità professionale a carico dei produttori dei modelli di IA, qualora l'agente software operi senza la supervisione diretta dell'Avvocato. Sottolineo "dell'Avvocato", per evitare che i professionisti vengano ridotti a meri "validatori seriali" stipati in una click farm.

Accanto a queste misure normative, bisogna predisporre un'integrazione del reddito calibrata sull'età e sull'anzianità professionale. Riporto un esempio di schema (sintetico e a titolo esemplificativo) attualmente allo studio in diversi contesti internazionali:

  • Avvocato di 40 anni: 300 euro al mese di integrazione sostitutiva (esentasse).

  • 43 anni: 500 euro al mese.

  • 46 anni: 750 euro al mese.

  • 49 anni: 1.000 euro al mese.

  • Dai 52 anni in poi: 1.500 euro al mese fino alla pensione.

Questo paracadute solidaristico permetterebbe ai professionisti di sopportare la fisiologica contrazione del giro d'affari senza crollare. Chi vanta già fatturati altissimi potrà continuare la propria strada, ma di fronte alla contrazione dei mercati anche per i grandi studi, la presenza di una rete di protezione eviterà il collasso dell'intero sistema.

Si parla già a livello europeo di fondi straordinari equivalenti al PNRR dedicati alla transizione del lavoro. Bisogna considerare che il mercato dei debiti e dei prestiti non può crollare dall'oggi al domani a causa di una disoccupazione incontrollata. La pianificazione deve adottare logiche simili all'helicopter money.

Inoltre, la straordinaria produttività dell'IA e le nuove scoperte energetiche potrebbero condurre a un drastico abbassamento del costo della vita.

Un esempio di tecnologia trasformativa è la fusione magneto-inerziale (basata anche sulla legge di Faraday), capace di produrre energia pulita, illimitata e a costi bassissimi tramite la gestione tramite IA di dischi di plasma magnetizzato di deuterio ed elio-3.

Tassando le quote di mercato della produttività generata dall'IA e convertendo queste risorse in servizi low cost e reddito di sostituzione, si potranno contenere l'inflazione e azzerare i micro-oligopoli delle corporazioni tecnologiche.

Al di là dei singoli dettagli operativi, ciò che conta è concepire questo passaggio come un'imponente opera di coraggio epocale: un atto di filantropia dell'uomo per l'uomo.

Senza una pianificazione di questo livello, il sistema rischia di crollare su se stesso, lasciando spazio al "si salvi chi può". Possiamo essere la generazione che vede nascere l'alba di una nuova era, oppure quella che assiste passivamente alla propria Apocalisse.

6 SETTEMBRE 2026

Firenze. La commedia Montedomini e gli 'errori' del Comune

· di Alessandro Lozzi

In questa commedia buffa che e' la vicenda di Montedomini un autorevole consigliere del PD (di cui per gesto compassionevole non faro' il nome) ha sentenziato che non sono stati commessi errori.

Quindi non ha commesso errori la precedente gestione che, presente e consenziente l'amministrazione comunale, ha modificato un regolamento secolare introducendo gli affitti brevi;

Non ha commesso errori il sindaco che ha detto che tutto si e' svolto a sua insaputa pur essendo l'amministrazione presente e consenziente;

Non ha commesso errori l'attuale gestione a fare affitti brevi nonostante sapesse la contrarieta' della amministrazione;

Non ha commesso errori il Sindaco a volere cambiare nuovamente lo statuto per tornare a quello precedente che pure era stato modificato senza errori.

Ed infine non ha commesso errori quel consigliere PD che ha detto che non sono stati commessi errori. Ha ragione a dirlo. Almeno fino a quando l'elettorato del PD sara' disposto a farsi prendere per il culo.

6 SETTEMBRE 2026

Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro

· di Redazione

Gli investimenti nelle proteine alternative tornano a crescere, ma il vero valore rischia di finire nelle mani della distribuzione, che finanzia la tecnologia a monte e conquista il consumatore a valle con i propri marchi. L’approfondimento di Mario Sassi tratto dal suo blog

Nei primi sei mesi del 2026 le aziende europee delle proteine alternative hanno raccolto 236 milioni di euro in investimenti privati, il 56% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare la crescita sono le aziende di fermentazione, che da sole hanno raccolto 100 milioni per la fermentazione di precisione e 99 milioni per quella a biomassa, superando in sei mesi l’intero raccolto del 2025. Il Good Food Institute Europe, che pubblica questi dati, li presenta come un segnale di salute: il settore, dopo il crollo degli investimenti seguito al picco del 2021, torna a interessare i capitali. C’è però un dettaglio che l’entusiasmo del comunicato lascia sullo sfondo. Il numero di operazioni si è dimezzato. Gli investitori non stanno tornando in massa: stanno concentrando somme più grandi su un numero molto più ristretto di aziende, quelle già arrivate a uno stadio in cui possono assorbire capitali seri per costruire impianti. È un settore che si sta selezionando, non un settore che sta riprendendo fiato in modo diffuso.

LA FOTOGRAFIA DELLO SCAFFALE

Vale la pena affiancare a questo dato un’altra fotografia, quella dello scaffale. In Germania, il mercato più maturo d’Europa per il plant-based, le vendite di carne vegetale a marchio sono calate nel 2025, con un crollo del 15,8% per i prodotti branded, mentre il private label ha perso solo il 2%. Le bevande vegetali a marchio del distributore sono ormai il 60% del volume venduto e costano meno del latte vegetale a marchio industriale. Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi il mercato è arretrato nel suo complesso. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno è nato ed è esploso prima che altrove, Beyond Meat rischia l’uscita dal Nasdaq per aver trattato sotto un dollaro per titolo per un mese, e le vendite retail del comparto sono scese del 7,5% nel 2025. Sono numeri che raccontano una fase difficile per chi ha costruito un marchio di consumo attorno all’idea di sostituire la carne.

LA FRATTURA TRA CAPITALE E FATTURATO

Messi uno accanto all’altro, questi due piani raccontano una storia che si scosta da quella lineare “il settore cresce, il settore matura”. C’è una frattura tra dove va il capitale di rischio e dove va il fatturato reale sullo scaffale. Il capitale premia la tecnologia a monte: i bioreattori, i ceppi fermentativi, gli impianti che producono proteine come ingredienti industriali. Il fatturato a valle, quello che passa dalla cassa del supermercato, premia sempre più il marchio del distributore. Non è un caso isolato italiano o tedesco: è la stessa dinamica che la Grande Distribuzione applica da decenni a qualunque categoria che raggiunga una massa critica di domanda stabile, dal caffè ai detersivi. Quando un consumatore smette di chiedersi “quale marca” e comincia a chiedersi solo “quale prodotto”, il distributore ha tutto l’interesse a rispondere lui stesso alla domanda, con margini più alti e senza dover finanziare il marketing di un terzo.

IL PRIVATE LABEL SCAVALCA L’INNOVAZIONE

Eurospin, che con l’intera gamma “Amo Essere Veg” e la più recente “Fior di natura” ha costruito una proposta vegetale interamente a marchio proprio – tofu, tempeh, burger, wurstel di proteine, gelati alla soia – non ha bisogno di scommettere su nessuna azienda di fermentazione per intercettare la domanda di alternative vegetali. Le basta un fornitore capace di produrre a un costo compatibile con il posizionamento discount, e l’insegna stessa diventa il marchio che il consumatore riconosce e ripete. È esattamente il meccanismo che il private label ha già dimostrato nelle bevande vegetali tedesche: la marca del distributore non insegue il marchio innovativo, lo scavalca, trasformando in commodity ciò che il fondatore di una startup ha presentato come rivoluzione.

IL CAPITALE BLENDED E IL RISCHIO INDUSTRIALE

Questo scarto tra capitale e scaffale mette in una luce diversa anche gli investimenti “blended” che il Good Food Institute indica come la nuova frontiera del settore – il pacchetto da 78 milioni di euro tra grant e prestito ricevuto da Solar Foods in Finlandia, o i 12,5 milioni misti tra grant europei ed equity per l’olandese Vivici, che sviluppa proteine di precisione per il comparto lattiero-caseario. Sono investimenti pensati per portare a scala produttiva ingredienti destinati non tanto a un consumatore che sceglie un marchio in corsia, quanto a chi quell’ingrediente lo compra all’ingrosso per metterlo dentro un prodotto finito – che sia un’azienda alimentare tradizionale o, sempre più spesso, la stessa insegna della distribuzione che sviluppa la propria linea a marchio. In questo schema, il rischio industriale – costruire l’impianto, superare la fase di scale-up, ottenere le approvazioni regolatorie – resta in capo a chi ha ricevuto il capitale di rischio e il denaro pubblico. Il margine sul consumatore finale, quello che si realizza davvero in cassa, tende a spostarsi verso chi controlla lo scaffale.

LA FORZA DEL MARCHIO DELLA DISTRIBUZIONE

Vale la pena notare che questa dinamica non riguarda solo i discount. Conad, Coop ed Esselunga hanno tutte una propria linea vegetale a marchio, e la logica commerciale che le muove è la stessa che muove Eurospin: un marchio proprio consolidato, che il cliente frequenta ogni settimana per tutt’altre categorie, trasferisce fiducia più rapidamente di un marchio sconosciuto arrivato da una campagna di crowdfunding o da un round di venture capital. È lo stesso meccanismo di fiducia che regge l’intero impianto del private label da quando è nato: non è il prodotto in sé a dover convincere il consumatore, è l’insegna che lo garantisce. Per una categoria come le proteine alternative, ancora percepita da una parte del pubblico come “ultra-processata” o poco naturale – un pregiudizio che pesa sulle vendite quanto il prezzo, secondo gli stessi dati di settore – la fiducia nell’insegna può contare più della tecnologia sottostante. Il paradosso è che più la tecnologia di fermentazione o di coltura cellulare diventa sofisticata e costosa da sviluppare, più il valore percepito dal consumatore finale rischia di dipendere non da chi l’ha inventata, ma da chi la mette in scaffale con il proprio nome sopra.

I LIMITI E LE RAGIONI DELLA FINANZA MISTA

Non è una critica al modello in sé: la finanza mista, come ha argomentato lo stesso Good Food Institute insieme a Invest-NL e Invest International in un lavoro pubblicato quest’estate con oltre quaranta investitori europei, nasce proprio perché l’innovazione agroalimentare non si presta al ritorno rapido tipico del venture capital classico. Serve tempo, servono impianti, e i fondi pubblici possono dare fiducia a chi altrimenti non finanzierebbe la fase più rischiosa, quella dello scale-up. È un ragionamento solido. Ma lascia aperta una domanda che riguarda direttamente chi lavora nella distribuzione, prima ancora che chi investe in startup: se il valore economico generato da questa nuova industria delle proteine finisce comunque per essere catturato in gran parte dal private label – cioè da chi controlla l’accesso al consumatore finale e non da chi ha sviluppato la tecnologia – allora la vera domanda non è più “le proteine alternative sono il futuro dell’alimentazione”, ma “chi, in questo futuro, sta davvero finanziando chi”.

CHI VINCERÀ LA SCOMMESSA SULLE PROTEINE

Le aziende di fermentazione che oggi raccolgono capitali crescenti potrebbero finire per assomigliare, nella loro relazione con la GDO, ai fornitori industriali che da anni negoziano con la distribuzione condizioni sempre più severe per restare sullo scaffale – con la differenza che qui il fornitore non vende un prodotto finito riconoscibile, ma un ingrediente che l’insegna può facilmente rietichettare sotto il proprio marchio non appena il volume lo giustifica. Se questo scenario si conferma, il capitale di rischio che oggi finanzia Verley, Solar Foods o la Protein Brewery non sta finanziando i futuri marchi leader del largo consumo. Sta finanziando, di fatto, la ricerca e sviluppo che la Grande Distribuzione non deve più pagare da sé per costruire la propria prossima generazione di private label. È una domanda che merita di restare aperta, perché la risposta cambierà chi, tra dieci anni, avrà davvero vinto la scommessa sulle proteine del futuro.

(StartMagazine del 06/09/2026)

6 SETTEMBRE 2026

Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino

· di Stefano Fabbri

La vicenda della giovanissima, 19 anni, donna incinta reclusa a Sollicciano ha riproposto con
forza la questione di strutture alternative alla detenzione, previste sulla carta ma pochissime operative nella realtà. È stato così anche per le Rems destinate ai detenuti con problemi psichiatrici dopo la chiusura nel 2015 degli ospedali psichiatrici giudiziari come quello di Montelupo: in Italia le strutture Rems sono una trentina, una sola in Toscana, a Volterra, e tutte gravate da pesanti liste di attesa. Così i detenuti con gravi problemi psichiatrici restano in cella.

Per madri e donne in gravidanza la situazione è ancora più complessa. Le prime sperimentazioni di luoghi detentivi per loro risalgono al 2007 e il progetto ha oggi più o meno l'età della giovane di Sollicciano. Ma in tutta Italia gli Icam, gli istituti a custodia attenuata, che dovrebbero accoglierle anche con i loro figli sono quattro, nessuno in Toscana. E i bambini reclusi con le loro mamme sono vertiginosamente aumentati fino ad arrivare a 37, secondo i dati recenti del ministero della Giustizia, diversi dei quali nei rari Icam per evitare che muovano i loro primi passi nelle sezioni femminili delle carceri, dove gli esperti sostengono che una delle prime parole che i piccoli imparano non sia mamma, ma «Apri!». Al quasi raddoppio nel giro di un anno di mamme detenute con i loro bimbi avrebbe contribuito il Decreto sicurezza che nel 2025 ha trasformato da obbligatorio a facoltativo in alcuni casi il rinvio della detenzione per le future o le neo mamme.


Firenze aveva cominciato fin dal 2008 a studiare soluzioni al problema, tentando anche di andare oltre gli Icam che sono comunque strutture detentive per quanto «attenuate». Ма l'unica struttura in Toscana che ha aperto i battenti qualche mese fa con il sostegno del Comune di Firenze è «Casa ginestra» gestita dalla Caritas, con 4 0 5 posti letto. Il suo scopo non è tuttavia la specifica accoglienza solo di madri recluse ma di donne fragili o a fine pena che non abbiano altra possibilità per scontare la condanna attraverso una misura alternativa, come l'affidamento. Uno dei frequenti casi in cui il peso di buone intenzioni scritte sulla carta dal legislatore -al quale pare tuttavia difettare la volontà politica di metterle in praticafinisce per gravare sulle spalle generose ma non ciclopiche del volontariato e del terzo settore. Così per la giovane reclusa di Sollicciano che da 7 mesi aspetta la nascita di un bambino non resta molto altro che confidare nella decisione, facoltativa, del giudice sui primi mesi di suo figlio. Un po' poco per il Paese di Cesare Beccaria e che vuole essere la patria dei diritti dell'infanzia. Un po' poco anche per i teorici del buttate via la chiave»: invito che se non ha gran senso per la sorte di una donna che ha compiuto un reato, ne ha ancora meno per chi da lei deve nascere senza alcuna colpa.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 06/09/2026)

5 SETTEMBRE 2026

Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

· di Redazione

Alcune delle persone più vicine a Elon Musk stanno investendo somme ingenti per portare le sostanze psichedeliche nella medicina ufficiale statunitense. Lo riporta il Wall Street Journal, che ricostruisce come nell'entourage del miliardario si stia consolidando un vero e proprio filone di investimenti e donazioni dedicato alla ricerca su MDMA e altre sostanze psichedeliche applicate alla salute mentale.

Il caso più significativo riguarda Antonio Gracias, amico di lunga data di Musk, primo investitore istituzionale di Tesla e membro del consiglio di amministrazione di SpaceX. Gracias, insieme al finanziere britannico Christopher Hohn, ha assunto il controllo di Lykos Therapeutics, l'azienda che sviluppa terapie a base di MDMA nata dalla costola dell'organizzazione no-profit MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies). L'operazione è stata condotta attraverso un finanziamento di circa 50 milioni di dollari, dopo che in un primo momento era stata avanzata un'offerta da 100 milioni di dollari per rilevare l'intera società.

L'acquisizione arriva in un momento delicato per Lykos: nell'agosto 2024 la Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale statunitense che regola l'approvazione dei farmaci, aveva respinto la domanda dell'azienda per l'utilizzo dell'MDMA nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico, giudicando insufficienti i dati raccolti negli studi clinici. Dopo il rifiuto, la società aveva attraversato una fase di forte ridimensionamento, con tagli drastici al personale.

Il sostegno di Gracias al mondo degli psichedelici non è un fatto nuovo: il finanziere aveva già donato in passato un milione di dollari a MAPS nel 2020 e ben 16 milioni di dollari all'Università di Harvard nel 2023 per finanziare un programma interdisciplinare di ricerca sugli psichedelici applicato a scienze, giurisprudenza e teologia. Secondo quanto ricostruito dai media, l'interesse di Gracias per Lykos sarebbe nato da una conversazione con Rick Doblin, fondatore di MAPS, avvenuta durante il festival Burning Man, dove i due si sarebbero confrontati sul futuro dell'azienda dopo il rifiuto della FDA.

L'operazione ha suscitato però anche perplessità di natura etica. Gracias, oltre a essere uno storico alleato di Musk, aveva lavorato con lui al Dipartimento per l'Efficienza Governativa (DOGE), la task force voluta dall'amministrazione Trump per tagliare la spesa pubblica federale e ridimensionare le agenzie statali. Secondo quanto emerso, personale legato al DOGE sarebbe stato presente anche all'interno della stessa FDA, l'agenzia regolatrice che dovrà valutare in futuro una nuova domanda di approvazione della terapia a base di MDMA presentata da Lykos. Questa sovrapposizione di ruoli e interessi ha attirato l'attenzione di osservatori ed esperti di etica, preoccupati per i potenziali conflitti di interesse tra chi ha contribuito a ridisegnare gli assetti delle agenzie federali e chi ora attende decisioni regolatorie proprio da quelle stesse agenzie.

5 SETTEMBRE 2026

Ordine giornalisti. Una corporazione da abolire. Dal caso Innocenzi/Report

· di Vincenzo Donvito Maxia

Tiene banco sui social - imperanti le diatribe sul caso Ranucci/Rai - un serrato confronto che coinvolge anche i giornalisti e collaboratori di questa trasmissione. I detrattori ideologici, col tacito assenso degli amici sempre ideologici, hanno preso di punta una collaboratrice della trasmissione, Giulia Innocenzi, che non è giornalista iscritta all’ordine professionale.

Si sostiene che questa collaboratrice non avrebbe potuto esser tale, omettendo che l'articolo 21 della Costituzione, senza altro specificare, garantisce a ogni persona il diritto di esprimere le proprie idee e con ogni mezzo.

Persone che svolgono l’attività giornalistica senza essere iscritte all’ordine ce ne sono tantissime. E si possono chiamare giornalisti, ché l’appellativo non è proprietà di una corporazione e non c’è nessuna legge che lo imponga.

Per capire, lo sostiene anche il Quirinale: per essere accreditati ad un evento della presidenza della Repubblica, si richiede di lavorare per una testata giornalistica, non di essere iscritti all’ordine/corporazione: è richiesto un documento d'identità, non necessariamente il tesserino dell'ordine.

Un elemento di chiarezza per tutti coloro che ritengono che per scrivere su un qualche media bisogna essere iscritti all’ordine/corporazione.

Contesto in cui rilanciare la proposta di abolizione di questo ordine/corporazione. Tentativo fatto più volte anche con referendum, ma che, quando nel 1997 gli elettori furono chiamati ad esprimersi, partecipò solo poco più del 30%: proposta bocciata perché - attuale legge vigente - chi non partecipa al voto è assimilato al respingimento della richiesta.

Le motivazioni per l'abolizione, anche e soprattutto alla luce di queste vicende e al continuo attacco che viene fatto da più parti a libertà d’espressione e stampa, cercando di subordinare il diritto di cronaca all’iscrizione ad una corporazione, sono valide e fondamentali per chi voglia continuare a vivere in un Paese libero. Un sistema chiuso che protegge i privilegi di categoria dovendo sottoporsi a praticantato e un esame selettivo, non è proprio quanto serva per garantire la qualità dell’informazione, soprattutto nell’attuale era digitale.

5 SETTEMBRE 2026

Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica

· di Redazione

Per la prima volta gli investimenti nella transizione energetica in Europa superano quelli nell'intelligenza artificiale

Forse è la volta buona. Dopo anni di difficoltà i fondi per la transizione energetica sembrano tornati a crescere e offrire buoni rendimenti a investitori e azionisti. Come riporta la società di ricerca e analisi dati finanziari Morningstar, dopo aver visto fuggire quasi 30 miliardi di euro negli ultimi due anni, i fondi per la transizione energetica con sede in Europa nei primi sei mesi dell’anno hanno raccolto circa 7 miliardi di euro di capitali.

Una crescita dovuta soprattutto allo spostamento verso l’elettrificazione, causato dai due grandi conflitti energetici in corso — Ucraina e Hormuz — e dallo sviluppo tecnologico. E così per la prima volta la transizione energetica è il settore su cui si sono concentrati i maggior investimenti finanziari in Europa, davanti anche all’intelligenza artificiale. «I data center hanno fatto esplodere la domanda di elettricità e le esigenze di investimento nelle reti», spiega infatti il responsabile dei fondi azionari di Morningstar Mathieu Caquineau. «Con lo sviluppo dei data center la transizione energetica diventa anche una questione di sovranità e sicurezza dell’approvvigionamento, al di là della mera argomentazione legata al clima».

A questa spinta verso l’elettrificazione si collegano i programmi per le infrastrutture energetiche annunciati da Bruxelles il mese scorso. Un processo già in atto in alcuni Paesi, come la Spagna. O promesso da altri, come la Francia. (O addirittura nemmeno preso in considerazione, come l’Italia, ma questo è un altro discorso). Non a caso l’Agenzia internazionale dell’energia prevede un aumento annuo del 15% degli investimenti nell’elettrificazione. Una spinta che dovrebbe dare nuovi impulsi ai fondi per la transizione energetica. Anche perché lo sviluppo tecnologico, sempre più energivoro, ha bisogno di più elettricità.

I fondi per la transizione energetica puntano su cavi e chip

I fondi per la transizione energetica si sono quasi sempre focalizzati su eolico e solare. Ma la svolta nella rendita è arrivata quando hanno riempito i portafogli con i settori più vantaggiosi dei processi di elettrificazione: cavi, apparecchiature di rete, sistemi di raffreddamento e semiconduttori. «I chip elettronici si sono guadagnati un posto decisivo in questi fondi. Sono essenziali per i veicoli elettrici, lo stoccaggio e l’efficienza della rete», sottolinea Hervé Thiard, Ceo di Pictet Am, a Les Echos.

Per fortuna la crescita dei fondi per la transizione energetica non è dovuta solo al forte rialzo dei titoli in portafoglio che riguardano i settori dei cavi, semiconduttori, chip e così via. Come spiega Morningstar, al mercato piace l’elettrificazione in generale, ma quella verde in particolare. Non a caso nel 2025 le migliori performance sono arrivate proprio dai titoli delle energie alternative. La crescita dei fondi deriva quindi da una rinnovata domanda di energia e da un processo globale di elettrificazione, ma anche dalla consapevolezza che l’energia pulita può essere più redditizia.

(Luca Pisapia su Valori.it del 01/09/2026)

4 SETTEMBRE 2026

Governo Meloni: Mussolinismo contemporaneo

· di Gian Luigi Corinto

Il 4 settembre 2026 il governo Meloni ha raggiunto i 1.413 giorni in carica, superando il precedente record del Berlusconi II (1.412 giorni, 2001-2005) e diventando l'esecutivo più longevo della storia repubblicana italiana. Questo traguardo, celebrato con una manifestazione a Bari, può essere letto attraverso la stessa lente del mussolinismo, cioè non come adesione ideologica, ma come identificazione carismatica con un leader percepito come stabile, forte, capace di garantire continuità in un Paese storicamente segnato dall'instabilità governativa.

La durata record del governo Meloni non è solo un dato tecnico. È un simbolo politico. In un'Italia dove la media di vita di un governo era di 361 giorni (ora salita a 377), resistere oltre quattro anni diventa prova di forza, di capacità di tenuta, di leadership. La stampa internazionale ha sottolineato spesso il connubio tra combattività e pragmatismo.

Come il mussolinismo storico, anche il melonismo si fonda sulla centralità del capo. La longevità dell'esecutivo viene attribuita non alla coalizione o al programma, ma alla figura di Meloni. La prima donna a ricoprire la carica di primo ministro a Roma è senza dubbio famosa per arguzia e abilità politica. Il record diventa così un'estensione del carisma personale. È il “suo” governo che dura, non la maggioranza che tiene.

La durata del governo Meloni dipende anche dalla sua capacità di essere in grado di fare poco per resistere. Basta evitare riforme divisive, mantenere gli equilibri di coalizione, navigare tra le crisi senza rompere. Questa prudenza non è indecisione, ma calcolo politico. La stabilità diventa un valore in sé, indipendentemente dai risultati concreti. A proposito, chi l’ha visti?

Il governo ha raggiunto il record grazie a sinistra divisa e alleati deboli, ma anche alla capacità di Meloni di tenere insieme una maggioranza eterogenea. La festa di partito a Bari, più che di coalizione, celebra questa tenuta personale del leader.

La durata del governo Meloni non è un dato tecnico ma un segnale identitario. Dimostra che la destra può governare senza cadere, che un'esponente della tradizione post-fascista può essere affidabile, stabile, «normale». Il documento di Fratelli d'Italia alla vigilia del record recita: «Per un'Italia più forte», presentando quattro anni di misure in campo economico, sociale, sanitario come prova di concretezza.

Questo racconto funziona perché tocca un bisogno profondo di un Paese abituato all'instabilità, dove la continuità diventa rassicurante. Non serve approfondire i contenuti; basta riconoscere nel leader una figura capace di «tenere la barra dritta». Come il mussolinismo, anche il melonismo punta sull'identificazione emotiva più che sull'adesione programmatica.

Essere «fascisti» nel senso storico sarebbe faticoso: richiederebbe studio, disciplina, coerenza con un'ideologia superata. Essere «mussoliniani» – o, oggi, «meloniani» – è più facile. Basta riconoscere in Meloni una figura forte, capace di garantire stabilità in un Paese storicamente instabile.

Per molti italiani, allora, non conta se il governo ha fatto molto o poco. Conta che c'è, che tiene, che resiste. E in questo, Meloni incarna pienamente un mussolinismo contemporaneo, ovvero l'identificazione carismatica con un leader percepito come garante di forza e della stabilità, indipendentemente dai contenuti.

4 SETTEMBRE 2026

Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive

· di Vincenzo Donvito Maxia

Prorogato fino al 10 Settembre il taglio dell’accise sul gasolio.

Mentre i prezzi sono ben oltre la soglia dei 2 euro sia per gasolio che benzina, quest’ultima non viene considerata molto anche se il suo consumo annuale è di circa il 50% rispetto al gasolio (che, a differenza della benzina, è quello quasi esclusivamente consumato dai veicoli commerciali).

Il governo prende tempo perché non sa cosa fare. Le ipotetiche riduzioni in base al reddito delle persone sono rimaste tali. Abbiamo l’impressione che il 10 settembre saremo punto e a capo. anche perché le tensioni geopolitiche che stanno provocando questo rialzo del barile non mostrano di attenuarsi. Anzi.

Ci sono vari modi per attenuare la morsa del carovita sui consumatori. In Svezia, per esempio, lo Stato ha tagliato l’IVA sugli alimenti del 50% (dal 12 al 6%), mentre sempre nel Paese scandinavo, ma con effetti in 20 Paesi europei la industria privata Ikea ha ridotto i prezzi per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro. Pubblico e privato che hanno trovato un punto di incontro.

In Italia vige la politica del rimando per venire incontro ai consumatori, anche perché sarebbe molto difficile erodere i bilanci dello Stato dilaniati dal debito pubblico, e chiedere ad aziende private che hanno una tra le maggiori imposizioni fiscali del Continente.

4 SETTEMBRE 2026

Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un inequivocabile messaggio al Forum organizzato da The European House - Ambrosetti: l’Ue è una necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori.

Mentre questo forum ha previsto nei suoi lavori un incontro tra un presunto europeista convinto, sen.Mario Monti, e altri conferenzieri anti-Ue e filo-russi dove spicca il leader del partito Fronte Nazionale, Roberto Vannacci. Incontro a cui altri politici invitati hanno deciso proprio per questo di non essere presenti.

La questione è stata giudicata talmente rilevante che tutti i media, di Stato e privati, ne danno notizia nelle prime pagine.

Sicuramente il forum Ambrosetti, se voleva maggiore attenzione di quella che già gli viene dedicata, è riuscito nel suo intento.

Stesso ragionamento e metodo che politici e media stanno utilizzando, per mostrare contrarietà o favore, da quando è iniziato l’impegno politico del generale italiano. Considerato da molti ago della bilancia per la formazione di qualunque governo di maggioranza dovesse emergere alle prossime elezioni politiche.

Non crediamo di fare dispetto a nessuno se riteniamo il generale e il suo partito rappresentanti di una pensiero politico e culturale legato al trentennio fascista del secolo scorso.

E per questo, il fascista che è dentro ogni italiano, si sente turbato/meravigliato.

Sia perché, per buona parte di coloro che si dicono antifascisti - e che più che talvolta usano metodi fascisti per combattere il proprio mostro - si sentono a disagio nel registrare il successo del generale.

Sia perché, per buona parte di coloro che si richiamano a qualcosa che si rifà al Fascismo e osannano il generale, si ritrovano scaraventati al centro dell’attenzione politica più di quanto avessero previsto.

E infine, sia perché, per buona parte di coloro che hanno sempre sostenuto che il “Fascismo era morto e sepolto”, sono in crisi per aver fallito analisi e politiche che impedissero l’insorgenza di una sorta di “nuovo Fascismo” in grado di risolvere tutto quanto non funziona, a destra o sinistra che sia dello schieramento politico.

Tutto nasce, per l’appunto, dal fascista che è dentro ognuno di noi: Rimasto anche dopo il 25 Aprile, nei codici e leggi, nella cultura, nella religione. Responsabilità soggettiva e oggettiva di coloro (politici e non solo) ufficialmente decisori dopo Liberazione e Resistenza. Quello che “popolarmente” si dice “non abbiamo mai chiuso i conti col Fascismo”.

Ecco perché non ci stupiamo dei media che danno tanta importanza al generale (vendere copie e accumulare ascolti - anche per le radio-tv di Stato - sembra il loro principale obiettivo), del presunto seguito che riesce ad avere nella popolazione e attraendo anche politici di partiti ufficialmente antifascisti.

E non ci stupiamo del balbettare dei soliti decisori di fronte a possibili soluzioni per ragionare, confrontare, discutere, superare. Col presidente della Repubblica che nel suo messaggio a Cernobbio ha sentito l’impellenza di decantare l’Ue e ricordare:

“Il frangente storico che viviamo appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo, limitandosi - spesso con uno sguardo rivolto a stagioni passate che non ci sono più - a mettere in discussione i valori sui quali le società nazionali hanno costruito il loro presente”.

4 SETTEMBRE 2026

L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?

· di Redazione

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato un programma da 600 milioni di dollari per rafforzare la sorveglianza aerea e marittima in tutto il Pacifico , prendendo di mira i narco-sottomarini e le piccole imbarcazioni utilizzate per il traffico di droga nella regione.

L'annuncio è stato dato al Forum delle Isole del Pacifico a Palau.

Il Pacifico sta diventando sempre più un punto di transito per il traffico transnazionale di droga. Le sue isole sono difficili da controllare e le forze dell'ordine sono a corto di personale. Ciò lo rende un rifugio sicuro per i narcotrafficanti.

Albanese spera che la nuova iniziativa possa contrastare l'ondata di droga che arriva in Australia: a maggio, il commissario della Polizia Federale Australiana (AFP), Krissy Barrett, ha dichiarato che da gennaio sono state sequestrate 17 tonnellate di droghe illecite(principalmente cocaina) nel Pacifico. Nell'intero 2025, tale cifra è stata inferiore a 5 tonnellate .

Secondo l' AFP, la maggior parte delle droghe illecite trafficate verso e attraverso il Pacifico sono destinate all'Australia.

Cosa include l'accordo?

Il finanziamento rientra nell'ambito della Waqa Moana Initiative (che prende il nome da una grande e robusta canoa), un'iniziativa di sicurezza marittima guidata dai Paesi del Pacifico per contrastare il traffico illecito di droga.

Il governo australiano ha affermato che l'accordo comprenderà diverse iniziative, tra cui:

  • 49 milioni di dollari per le Forze Armate filippine (AFP) da investire in nuovi programmi di contrasto alla criminalità transnazionale e organizzata in tutta la regione (in aggiunta ai 140 milioni di dollari che le AFP destineranno nei prossimi quattro anni a sostegno degli obiettivi di sicurezza regionali, tra cui Waqa Moana).

  • 312 milioni di dollari per il Ministero della Difesa nei prossimi dieci anni a sostegno degli sforzi per contrastare la criminalità transnazionale e organizzata nella regione.

Il ministro per gli affari delle isole del Pacifico, Pat Conroy, ha dichiarato :

Il traffico di droga sta avendo un impatto devastante sulle comunità del Pacifico. Questa iniziativa risponde agli appelli dei leader regionali a fare di più e a intensificare il coordinamento regionale per contrastare questa piaga.

Oltre a contrastare il traffico di droga, il programma si propone anche di affrontare l'erosione della coesione sociale e di alleviare il peso sanitario che la cocaina e la metanfetamina stanno imponendo alle comunità insulari.

Perché il Pacifico rappresenta un problema per l'Australia e la Nuova Zelanda?

Due cambiamenti avvenuti nell'ultimo decennio spiegano gran parte del fenomeno.

Il primo problema è l'espansione nelle isole di bande di motociclisti fuorilegge australiane e neozelandesi , principalmente i Rebels e gli Head Hunters, i cui membri includono persone di origine delle isole del Pacifico provenienti da paesi come le Fiji e le Isole Cook. Questi membri delle bande possono rappresentare un anello di congiunzione tra i cartelli sudamericani e messicani e il Pacifico, un collegamento che fino a dieci anni fa era praticamente inesistente.

Il secondo problema riguarda le politiche di espulsione. Australia e Nuova Zelanda rimpatriano le persone con precedenti penali alle Fiji, Samoa, Tonga, Stati Federati di Micronesia e Isole Marshall, dopo che queste hanno vissuto in Australia o Nuova Zelanda. Molti di coloro che arrivano senza supporto finiscono per delinquere o vi ritornano.

Perché è necessario questo nuovo accordo?

Ci sono quattro motivi per cui ciò è necessario.

1. La regione è difficile da controllare. Le nazioni del Pacifico sono sparse su circa 25.000 isole , di cui circa 2.000 abitate. I confini marittimi sono molto porosi e, nella maggior parte dei casi, soggetti a scarsa o nessuna sorveglianza.

Le forze dell'ordine sono a corto di personale, le infrastrutture sono limitate e spesso la dogana e la polizia non riescono a condividere facilmente le informazioni. Nel complesso, queste lacune rendono il Pacifico una rotta attraente per le spedizioni destinate all'Australia e alla Nuova Zelanda.

2. I trafficanti hanno a disposizione numerosi modi per infiltrarsi. I narcosommergibili carichi di tonnellate di cocaina possono essere arenati e scaricati senza che la polizia o le comunità locali ne vengano a conoscenza. Piste di atterraggio remote consentono le importazioni clandestine. Si tratta di piccoli aerei bimotore utilizzati per introdurre droga in un paese volando al di sotto della soglia di rilevamento radar, spesso di notte, rendendoli praticamente impossibili da rintracciare .

Anche le imbarcazioni da diporto, che raramente attirano l'attenzione considerando quanto siano vitali per il turismo nella regione, possono essere utilizzate dai contrabbandieri .

3. Le isole sono diventate un magazzino. L'isolamento della regione permette alle organizzazioni criminali di accumulare cocaina e metanfetamina nel Pacifico, venderne una parte localmente e tenere il resto per poi immetterlo nei mercati australiano e neozelandese al momento opportuno.

4. Le comunità locali ne pagano il prezzo con un aumento della criminalità violenta , con i consumatori che ricorrono a furti, intimidazioni e minacce per finanziare le proprie dipendenze o saldare debiti.

Le autorità regionali segnalano inoltre che i gruppi della criminalità organizzata seminano il terrore in intere comunità, minando la sicurezza pubblica. Anche alcuni sistemi sanitari nazionali ne risentono, con un aumento dei ricoveri ospedalieri per sintomi psicotici che si ritiene siano collegati all'uso di metanfetamine.

Quanto è grave il problema della droga in Australia?

Pessimo, e non migliora.

Un'analisi del 2026 dell'Agenzia europea per le droghe (EMA) , che ha confrontato 28 paesi, ha rilevato che australiani e neozelandesi figuravano tra i maggiori consumatori pro capite di anfetamine, metanfetamine, MDMA e cocaina.

In Australia e Nuova Zelanda il consumo di cocaina rimane tra i più alti pro capite al mondo .

L'iniziativa Waqa Moana funzionerà?

Resta da vedere se il nuovo accordo ridurrà effettivamente l'offerta.

I 600 milioni di dollari sono una somma di cui le nazioni delle isole del Pacifico hanno un disperato bisogno, quindi si spera che possano avere un certo impatto contro questa minaccia crescente. Ma con la forte domanda di cocaina in Australia e Nuova Zelanda, la domanda è fino a che punto 600 milioni di dollari possano essere efficaci.

(Vincent Hurley - Docente di criminologia (polizia e attività di polizia). Scuola di studi internazionali, Università Macquarie. - su The Conersation del 03/09/2026)

4 SETTEMBRE 2026

Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione

· di Primo Mastrantoni

Non registriamo il mondo: lo interpretiamo

Le neuroscienze mostrano che il cervello non funziona come una videocamera. Non conserva “fatti”, ma connessioni. Davanti a eventi incompleti o ambigui, le aree prefrontali e l’ippocampo attivano automaticamente processi di ricostruzione: il risultato è una storia, anche quando la storia non c’è.

La narrazione è un meccanismo di sopravvivenza

La tendenza a costruire trame non è un vezzo culturale. È un dispositivo evolutivo:

* permette di prevedere scenari;

* riduce la complessità;

* facilita la cooperazione sociale;

* consolida identità e memoria. Il cervello cerca senso, non verità. E il senso, biologicamente, ha forma narrativa.

La memoria è una sceneggiatura riscrivibile

Le ricerche sull’ippocampo confermano che ogni ricordo viene modificato al momento del recupero. Non esiste un archivio neutro: esiste una narrazione personale che si aggiorna. Questo spiega perché le storie – politiche, commerciali, mediatiche – incidono più dei dati: si innestano nei circuiti che già usiamo per definire chi siamo.

Il cervello preferisce la trama ai numeri

Una sequenza narrativa attiva dopamina e migliora la memorizzazione. Una lista di dati no. Per questo la comunicazione pubblica, quando vuole essere efficace, deve tenere conto della struttura cognitiva umana: la narrazione è il formato nativo del cervello.

La nuova frontiera: mappare le storie nella mente

I laboratori di neuroimaging stanno analizzando come diverse forme di racconto – lineare, frammentato, emotivo, morale – modulano attenzione, empatia e decisione. L’obiettivo è comprendere come la narrazione influenzi comportamenti individuali e collettivi, con ricadute su educazione, salute mentale, informazione.

Le neuroscienze non stanno “romanzando” la biologia: stanno mostrando che la biologia produce romanzi. La narrazione non è un accessorio culturale: è la struttura operativa del cervello umano. Capirlo è essenziale per chi comunica, per chi governa, per chi vuole orientarsi in un ambiente informativo sempre più competitivo.

3 SETTEMBRE 2026

Libertà di stampa a rischio a Firenze? La denuncia del giornale online più antico

· di Redazione

Pubblichamo l'opinione del direttore del giornale fiorentino online "Nove", Nicola Novelli.

Firenze- Non bastavano le trasformazioni del mercato digitale innescate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale ad alimentare incertezza sulla sopravvivenza dell’editoria giornalistica. Adesso a Firenze ci si mette anche un clima politico inasprito da baruffe continue e violenza verbale che rischiano di coinvolgere gli intermediari del dibattito pubblico, i giornalisti, che dentro il palazzo ci stanno solo per raccontare i fatti.

Questa è la percezione dal piccolo osservatorio del più antico quotidiano online della città: oltre 200.000 notizie pubblicate dal 1997 a oggi. Credete: quello che abbiamo dovuto registrare negli ultimi 10 mesi è molto più della somma dei precedenti 29 anni.

A partire dalla telefonata carica di ingiurie ricevuta durante la campagna elettorale per le regionali da parte di un consigliere comunale candidato, di cui avevamo diffuso una foto che lo ritrae in un luogo incoerente con i valori professati dal suo partito. Per non parlare della minaccia di querela a mezzo whatsapp ricevuta dall’attivista di un nuovo partito in occasione dell’inaugurazione della loro sede fiorentina.

Approfondimenti

E siccome Nove da Firenze è una testata indipendente, gli schiaffi sono arrivati sia sulla guancia destra che su quella sinistra.

Infatti le maggiori preoccupazioni si sono animate quando le nostre pagine hanno dato conto delle polemiche politiche suscitate a seguito delle controverse gestioni di alcuni enti economici, al centro dell’attenzione mediatica negli ultimi mesi. Serpeggia nell’ambiente la voce che i consigli di amministrazione avrebbero valutato di sporgere querela per diffamazione contro chi abbia diffuso critiche sul loro operato. Naturalmente, qualora vi fossero gli estremi la tutela della propria onorabilità è un diritto soggettivo. Ma perché i consigli di amministrazione, che sono organi di nomina politica, soggetti all’attività ispettiva delle assemblee elettive e alla vigilanza della stampa libera, si sentirebbero in diritto di dare mandato ai legali per tutelare l’immagine dell’ente che amministrano? E a spese di chi? Eppure c’è chi giura di aver letto una discussione su tale questione sui verbali istituzionali.

Si può comprendere quanto sia difficile fare cronaca, dare conto giornalisticamente del dibattito nelle assemblee elettive, pubblicare i virgolettati dei consiglieri di opposizione, sentendosi il fiato sul collo di una possibile querela.

Ultimo episodio, in questi giorni, la scoperta che un assessore comunale ha messo le mani su un comunicato stampa pubblicato in rete civica nel 2025. Per intendersi ha modificato retroattivamente il testo di sintesi di un suo incontro con i giornalisti per “correggere” le date dichiarate di ultimazione dei lavori della tramvia.

La cosa è talmente assurda da risultare comica. Evidentemente l’esponente di maggioranza non vanta tra le sue letture scolastiche nemmeno 1984 di George Orwell. Altrimenti ricorderebbe che il Grande fratello faceva “correggere” tutte le copie dei giornali già pubblicati e non soltanto una.

Anche questa vicenda concorre ad alzare un alone di insicurezza sull’operato dei giornalisti a Firenze. Un clima senza precedenti negli ultimi 30 anni, persino per chi, come noi, ha sempre offerto spazio a tutte le voci del dibattito politico, dal CPA a Casapound. Anche in stagioni contrassegnate da esponenti che non lesinavano toni aspri, come quelle dei sindaci Domenici e Renzi, o da personalità difficili come quella del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Mai la sensazione è stata quella che si sta respirando a Firenze da un anno a questa parte. Ed è pericoloso, perché la libertà di stampa è il frutto della solidità economica delle imprese editoriali e della serenità del clima politico in cui i giornalisti devono operare. Qualità che difettano in questo momento.

Può darsi che il dibattito politico fiorentino assomigli sempre più a una rissa da Far west. Però tutti sanno che nei film di Hollywood, nella scena in cui i cowboy sfasciavano gli arredi del saloon, su una parete campeggiava la scritta “Non sparate sul pianista”. I giornalisti che c’entrano?

3 SETTEMBRE 2026

Investire informati e crisi geopolitica. Mai come oggi determinante

· di Vincenzo Donvito Maxia

La Banca centrale dell’Olanda (DNB), tra marzo e agosto ha spostato 27 tonnellate di lingotti d’oro da New York e Ottawa a Zeist, nei Paesi Bassi. E da qui la stessa quantità è stata trasferita presso la Banca d’Inghilterra.

Nel Regno Unito, secondo la DNB, il metallo prezioso può essere scambiato più facilmente in un’ottica di “preparazione alla crisi”.

Affianchiamo questa notizia a quella del lancio, da parte della Commissione Ue, dell’a “Unione del Risparmio e degli investimenti” per favorire gli investitori europei a farlo nel Continente piuttosto che altrove (soprattutto in Usa.

Nel contempo, in tutto il mondo, l’aumento del debito pubblico (Usa in testa) sta mandando il tilt il mercato obbligazionario. Con l’aumento dei tassi d’interesse.

E un proliferare di attività finanziarie di Stato sempre più dinamiche, anche in Paesi come l’Italia, dove il debito pubblico cresce più che altrove. Mentre l'inflazione - italiana - tocca livelli molto alti in un contesto di immobilismo dei decisori misto ad autocmpiacimento suicida.

Una situazione che va tenuta sotto controllo perché, se un Paese come l’Olanda (rapporto debito pubblico/Pil del 48%, mentre in Italia è 140%) è così drasticamente attivo per mettersi al riparo dalle conseguenze della sempre più instabile geopolitica (in particolare quella a guida Usa e con ruolo marginale dell’Ue), c'è da stare poco tranquilli coi propri risparmi, mediamente investiti tramite canali che, pensando più al proprio (banche e simili) ricavo immediato piuttosto che a quello dei risparmiatori.

Insomma, non basta dire “mi fido della banca o del promotore" (che è sempre banca), ma occorre essere pignoli per sapere nei particolari il tipo di investimento con molta attenzione alle geopolitica.

3 SETTEMBRE 2026

L'Europa deve reagire al dominio statunitense nel settore del software

· di Redazione

Il rapporto tra l'Europa e la tecnologia americana assomiglia sempre più a una dipendenza. Il paziente sa che gli fa male, ma non riesce a trovare la forza di uscirne perché non sa da dove cominciare. Eppure tutti concordano sul fatto che più il dipendente aspetta, più alto diventa il prezzo della dipendenza.

Questa è la vera domanda a cui decenni di conferenze su quella che retoricamente chiamiamo "sovranità digitale" dell'Europa hanno evitato di rispondere.

Ciò che l'Europa ha perso non è semplicemente la leadership nei cosiddetti "mercati digitali", ma il controllo sui dati che ormai regolano ogni altro settore. Questo sta progressivamente erodendo il primato dell'intera economia europea, dall'industria automobilistica a quella farmaceutica. È fondamentale passare dalle parole ai fatti e garantire che le politiche digitali dell'UE siano solide ed efficaci.

Dominio tecnologico

Gli economisti dello sviluppo – e il semplice buon senso – suggeriscono che l'autonomia dal predominio tecnologico di un altro paese si conquista ritagliandosi uno spazio protetto in cui possa svilupparsi un'alternativa nazionale. Costruire alternative europee alla tecnologia americana (e, in misura minore, a quella cinese) è importante anche in vista dello scenario opposto: ovvero, se qualcun altro decidesse di tagliare i ponti con l'Europa, privandola delle connessioni da cui dipende.

Esistono già alternative europee per quasi tutto, e qualcuno le ha persino catalogate, in modo appropriato, su un sito web chiamato European Alternatives . Il francese Qwant e il tedesco Ecosia sono motori di ricerca che competono con Google (anche se funzionano ancora in parte sull'infrastruttura di Microsoft). E Nokia vende ancora telefoni cellulari (sebbene utilizzino un sistema operativo Android statunitense).

Il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti è reale, anche se le aziende americane dipendono da partnership che sono a loro volta globali. Tuttavia, il suo vantaggio decisivo è che tutti utilizzano già le sue piattaforme.

La Francia dispone di un servizio di videoconferenza, Visio, non meno valido di Zoom, che quasi nessuno utilizza per la semplice ragione che in pochi sembrano conoscerlo (a eccezione dei dipendenti pubblici, obbligati a usarlo per le loro riunioni virtuali). Proprio per questo appare sempre più innegabile che l'Europa dovrebbe – in alcuni settori e attraverso un piano graduale – creare uno spazio protetto che la propria industria possa occupare.

L'Europa del futuro

In sostanza, uno spazio protetto ha permesso alla Cina di costruire l'unico concorrente sistemico degli Stati Uniti all'inizio di questo secolo: uno scudo contro le piattaforme americane , in un paese con le dimensioni necessarie per far crescere i propri campioni – Alibaba, Tencent, TikTok, DeepSeek. Tuttavia, la Cina nel 2005 poteva permettersi scelte che oggi non sarebbero adatte all'Europa. Non disponiamo né del quadro istituzionale né della posizione geopolitica che hanno consentito alla Cina di attuare scelte drastiche.

Questo ci riporta alla questione di dove potrebbe essere utile, economicamente sostenibile e legittimo lanciare un piano che l'Europa non ha ancora avuto il coraggio di discutere.

Una recente conferenza sull'Europa del futuro , tenutasi a Siena, nel nord Italia, ha posto la questione in modo diretto, giungendo alla conclusione di individuare tre criteri.

Innanzitutto, le aree in cui è possibile disconnettersi gradualmente dalle tecnologie extraeuropee, in modo da dare priorità alle aziende europee, dovrebbero essere scelte valutando tre fattori. Il costo della disconnessione in quell'area deve essere basso (attualmente, interrompere l'utilizzo di Microsoft Office è proibitivo). Il costo della dipendenza continuativa è elevato e in aumento. Inoltre, l'investimento e il tempo necessari per colmare il divario con gli attuali leader di mercato non dovrebbero essere eccessivi: al momento, è quasi impossibile competere con i più recenti chip per l'intelligenza artificiale di Nvidia.

In secondo luogo, qualsiasi politica industriale deve basarsi sul diritto e sulle norme che l'Europa si è legittimamente stabilita, piuttosto che sulla logica ritorsiva di dazi e decreti esecutivi, che mina la stabilità di cui tutti hanno bisogno. Ciò significa anche rivedere, nel frattempo, le norme, che devono essere riorientate verso l'obiettivo stesso di far emergere offerte digitali europee.

In terzo luogo, l'Europa dovrebbe valutare il proprio potere negoziale nei confronti dei paesi non disposti a cooperare.

Sorprendentemente, non è vero che la nostra unica carta vincente sia rappresentata da 450 milioni di consumatori relativamente benestanti. ASML, l'azienda che produce le macchine che permettono a Nvidia e TSMC di tagliare i semiconduttori che alimentano l'intelligenza artificiale, è interamente europea.

È vero che, in teoria, Mastercard e Visa potrebbero ricevere l'ordine di impedire agli europei di utilizzare le loro piattaforme; tuttavia, la maggior parte dei pagamenti transfrontalieri effettuati dalle banche americane passa attraverso SWIFT , il sistema utilizzato per le transazioni internazionali che ha sede a Bruxelles.

Targeting delle piattaforme di social media

Applicando questi tre criteri, i social media sono probabilmente il primo obiettivo che una seria politica industriale europea potrebbe prendere in considerazione.

Il costo della perdita, ad esempio, di un sito di incontri di proprietà americana come Tinder non sarebbe devastante. Ma i danni che Facebook ha causato soprattutto agli adolescenti sono evidenti anche negli Stati Uniti, come dimostra l' accordo da 18 miliardi di dollari raggiunto tra la società madre Meta e gli stati e territori statunitensi.

Il divario da colmare tra le piattaforme digitali europee e statunitensi non è grande, e il social network tedesco Mastodon è probabilmente già all'avanguardia tecnologica. Aspetto cruciale, il Digital Services Act 2024 dell'Unione Europea fornisce già basi giuridiche più che sufficienti per pianificare una disconnessione.

Il metodo per elaborare un piano che individui le azioni a breve e medio termine deve rimanere dinamico, perché tutti i fattori sopra menzionati sono in continua evoluzione. Ma, dinamico o meno, l'Europa ne ha un disperato bisogno, se vuole che la sua politica digitale acquisisca efficacia.

(Francesco Grillo - Ricercatore associato presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università Bocconi - su The Conversation del 27/08/2026)

3 SETTEMBRE 2026

Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia

· di Vincenzo Donvito Maxia

Fa effetto, per chi come noi non smetterà mai di stupirsi dell'ignavia istituzionale, leggere sui social, a firma di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, un post come questo:

“Maxisequestro di marijuana nelle campagne di San Vito, nel Cagliaritano: oltre 440 kg di stupefacente sono stati scoperti dai Carabinieri in un terreno agricolo. I militari hanno trovato 1.875 piantine, del peso di circa 400 kg, e altri 46 kg di infiorescenze già essiccate all’interno di un fienile. Sequestrato anche il materiale per la coltivazione e la lavorazione della droga. Il responsabile, un uomo di 65 anni, è stato arrestato e condotto in carcere”.

Con tanto di foto di carabinieri che girano tra la piantagione.

L’effetto è di doppio tipo:

- il ministro che scrive e, molto in teoria, dovrebbe interloquire con gli altri navigatori… altrimenti, cosa sono i social se non un luogo di dibattito tra persone?

- il ministro non ha capito il problema droghe illegali, in Italia e nel mondo, visto che è convinto che un post del genere sui social dovrebbe aiutare nella sua lotta contro le droghe illegali.

Il primo è un interrogativo pleonastico. La risposta è ovvia: il ministro usa i social non per quel che sono (luogo di confronto) ma come vetrina propagandistica, senza neanche pagare per la sua pubblicità. Insomma, il ministro fa un comunicato stampa/pensierino, lo posta a suo nome come se fosse l’ultimo compleanno che ha festeggiato (neanche l’intestazione istituzionale del ministero) e si comporta come un comune spammatore.

Il secondo effetto è la conseguenza di una politica contro le droghe illegali basata essenzialmente sulla repressione. Sì, ogni tanto sono in circolazione, specie in Rai, degli spot che sembrano fatti da chi non sa nemmeno di cosa stia parlando e, per l’appunto, sono una voce di bilancio per dire poi che hanno speso tot e tot come prevenzione.

Non ci stupiamo più di tanto visto che ministro e governo in materia droghe non hanno mai brillato per approfondimento e prevenzione. Per loro è solo una delle tante azioni come una caccia a qualche ladro.

Pensate, ministro e governo, che sia questa la lotta alla droga? E’ solo routine, banale routine di un mondo che siete soddisfatti sia com’è, con tutte le magagne e i pericoli del proibizionismo.

3 SETTEMBRE 2026

Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

Il cambiamento climatico accelera i disastri, la crisi energetica espone l'Europa alla dipendenza dalla Cina, i prezzi salgono mentre il welfare fatica a reggere. Suicidi e disagio psichico crescono, le liste d'attesa restano un'emergenza sanitaria e la corruzione dilaga negli appalti pubblici. Il consumatore italiano si trova schiacciato tra istituzioni fragili e mercati senza regole, mentre il dibattito pubblico preferisce il garantismo a buon mercato all'azione concreta. Serve che privato e pubblico smettano di scaricarsi le responsabilità.

In questo numero

ARTICOLI

→ L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita

→ Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'

→ Scuderi (Verdi) è necessario superare il veto degli Stati per costruire un’Europa più forte e federale

→ Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?

→ Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire

→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026

→ Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica

→ Barcellona non vuole turisti, l’Europa orientale ne ha bisogno: l’UE vuole distribuire meglio il turismo

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026

→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

→ Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso

→ Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026

→ Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Il mondo si avvicina a grandi passi a eventi climatici catastrofici: "Shock ancora più grandi sono in arrivo"

→ L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori

→ Entri in Rai e diventi eternauta

→ Firenze respira poco e sembra che morirà di asfissia

→ La città respira anche dagli alberi: viaggio narrativo nel verde urbano che cambia l’aria del mondo

→ Dopo l'accordo Usa, l'UE chiede a Meta stesse tutele per i minori

→ Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia

→ I disastri climatici stanno devastando i bilanci pubblici: gli aiuti sono più efficaci se erogati in anticipo

→ Perché in Europa si fanno sempre meno figli anche con un welfare generoso

→ Firenze. La schiacciata non politicamente corretta

→ 'Sei pienamente accettato': essere nudi in pubblico può farci sentire meglio con il nostro corpo

→ Alzheimer in RSA: il TAR costringe la Regione Lombardia a rispondere sull'adeguamento tariffario e sul nodo del 100% sanitario

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio

→ SVIZZERASVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati

→ ITALIAITALIA. Suicidio, oltre 4.200 richieste di aiuto a Telefono Amico nei primi sei mesi del 2026: +24% in un anno

→ ITALIAITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza

→ BULGARIABULGARIA. La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans

→ EUROPA. Ikea taglia i prezzi: investiti 1,2 miliardi di euro

→ SVEZIASVEZIA. Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi

→ ITALIAITALIA. Eurispes: 2 italiani su 3 hanno un rapporto problematico col digitale

→ MONDOMONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio

→ USAUSA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa

→ USAUSA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA

→ ITALIAITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat

→ ITALIAITALIA. Presidente Regione Piemonte: un posto in Rsa dovrà garantirne cinque a domicilio

→ ITALIAITALIA. Anac, nuovo Catalogo dei rischi corruttivi in sanità: sotto esame liste d'attesa e appalti

→ SVIZZERASVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack

→ COLOMBIACOLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia

→ ITALIAITALIA. Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Istat

→ ITALIAITALIA. Pisticci-Matera, la Rsa per anziani bloccata da 15 anni tra ricorsi e silenzi

→ ITALIAITALIA. Rsa senza muri: il progetto lombardo con quattro sfide per il futuro

→ ITALIAITALIA. RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro

→ ITALIAITALIA. Rsa Padova, i Comuni: «Mancano fondi, serve l'Irpef regionale»

→ SUD AFRICASUD AFRICA. Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento

→ OLANDAOLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali

→ ITALIAITALIA. 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali. 14 morti e 238 feriti

→ ITALIAITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale

→ GIAPPONEGIAPPONE. Zoo e acquari ripensano il rapporto con gli animali

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali

→ ITALIAITALIA. Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale

→ U.E.U.E.. Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?

→ MONDOMONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Il governo 'raccomanderà ai britannici di fare scorta di cibo in scatola' per prepararsi a condizioni meteorologiche estreme o attacchi informatici

LETTERE

→ RSA con retta superiore alla pensione: come chiedere sussidio sociale

→ Retta RSA troppo costosa: come chiedere l'integrazione al Comune

→ RSA: come verificare il diritto alla retta gratuita a carico del SSN

→ Diffida ATS per esenzione ticket non corretta: come verificare e contestare

→ Estrazione dentale e impianto: tempistiche lunghe sono normali?

→ Il medico di base è obbligato ad avere un'email per i pazienti?

Qui per ricevere la newsletter ogni settimana direttamente in posta elettronica

3 SETTEMBRE 2026

Il boom dell'intelligenza artificiale potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari

· di Redazione
Prompt by JPxG, model by Boris Dayma, upscaler by Xintao Wan - Wikimedia
Foto: Prompt by JPxG, model by Boris Dayma, upscaler by Xintao Wan — Wikimedia (Public domain)

Questa settimana, il tasso di interesse effettivo sui prestiti statunitensi a 10 anni ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2025. Fonte: Getty Images

Gli appassionati di economia adorano un po' di gergo tecnico e un termine che sento sempre più spesso è "malattia olandese".

Si tratta di un'espressione curiosa che si riferisce all'economia dei Paesi Bassi degli anni '60 e '70, periodo in cui si assistette a un boom dell'industria del gas naturale.

Ci si aspettava che la scoperta di grandi giacimenti di gas naturale portasse enormi benefici all'economia olandese. Ma, come si è poi scoperto, la produzione di gas naturale ha assorbito una quantità eccessiva di capitali e talenti disponibili. Ciò ha fatto lievitare i costi per gli altri settori a tal punto da costringerli al declino.

Non tutti i boom economici hanno questo effetto, ma sembra che sempre più commentatori stiano prendendo in considerazione l'ipotesi che ciò possa accadere con l'intelligenza artificiale. E non sono solo gli altri settori a temere di essere danneggiati dall'enorme aumento degli investimenti nell'IA, ma anche le finanze pubbliche.

Se avete seguito l'andamento dei mercati, saprete che i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati a una velocità allarmante. Martedì i costi di finanziamento negli Stati Uniti hanno subito un'impennata , un andamento riscontrato a livello globale, compreso il Regno Unito, dove hanno raggiunto i massimi degli ultimi 28 anni . Ciò significa che i governi devono pagare di più per il denaro che prendono in prestito per coprire la spesa pubblica.

Non esiste mai un'unica causa per movimenti di mercato così ampi: ecco l'analisi del quadro generale a cura del nostro responsabile economico Faisal Islam . Certamente, con l'inflazione statunitense ostinatamente elevata, gli investitori richiedono rendimenti più alti.

Ma una delle ragioni principali per cui il governo statunitense sta incontrando maggiori difficoltà nella vendita dei suoi titoli obbligazionari è che molte grandi aziende, come Amazon, Alphabet e Oracle, li hanno emessi per finanziare la costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale.

A quanto pare, queste alternative stanno distogliendo gli acquirenti dai titoli di Stato. La costruzione di data center sta assorbendo investimenti che normalmente contribuirebbero a finanziare il governo.

Le prospettive: a meno che qualcos'altro non allenti la pressione sui rendimenti, una versione moderna della "malattia olandese" potrebbe danneggiare l'economia.

(BBC del 03/09/2026)

3 SETTEMBRE 2026

Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

Il debito pubblico mondiale esplode e con esso i rendimenti obbligazionari, mentre i capitali europei finanziano l'economia americana anziché rimanere in casa. Frodi, crolli bancari e truffe ai risparmiatori mostrano come l'assenza di vigilanza reale esponga il consumatore a rischi crescenti. Nel frattempo, inflazione persistente e speculazioni su nuove frontiere di investimento mascherano l'incapacità di istituzioni e mercati di tutelare chi ha poco da rischiare.

In questo numero

ARTICOLI

→ Perché l'aumento del debito pubblico sta mandando in tilt il mercato obbligazionario

→ Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti

→ Investire i risparmi in Europa? Molto difficile

→ I risparmi delle famiglie europee finanziano l’America, Bruxelles vuole trattenere 300 miliardi di euro in casa

→ Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?

→ Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire

→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026

→ Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica

→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

→ Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso

→ Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Il boom dell’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio per l’economia

→ L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori

→ Risiko bancario, risiki aziendali. Verso un nuovo non mercato?

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026

NOTIZIE

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Crollo società Chance Voight, oltre 54 milioni bloccati

→ ITALIAITALIA. Torino, broker a processo: 15 persone truffate per 1,5 milioni di euro

→ ITALIAITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat

→ MONDOMONDO. Debito pubblico G7: i rendimenti in salita fanno esplodere gli interessi

→ ITALIAITALIA. BTP e BOT, a settembre 2026 cinque aste del Tesoro: le date

→ FRANCIAFRANCIA. Bnp Paribas in tribunale per violazione dell'embargo in Sudan

→ MONDOMONDO. SpaceX in Borsa vola verso 149 dollari, Musk al G20 sull'IA

→ U.E.U.E.. Uber, maxi multa da 966 milioni di dollari: il titolo sale comunque

→ USAUSA. SEC incrimina 38 società fasulle che ingannavano investitori retail

→ UCRAINAUCRAINA. Scambio di titoli di Stato da 15 miliardi di hryvnie al 12,61%

→ INDIAINDIA. CRB Capital: il crollo che svelò la truffa delle società fantasma

→ ITALIAITALIA. Risiko grandi banche. Intesa si rivolge alla Consob, esposto sulle offerte di Mps

LETTERE

→ Compass: onere per rata pagata con 10 giorni di ritardo, è dovuto?

→ Buoni fruttiferi postali scaduti: si possono ancora rimborsare

→ Bond russi in scadenza: rimborso e cedole pagati in rublo, cosa rischia il retail

Per chi vuole ricevere la newsletter ogni settimana nella propria casella di posta elettronica, vedi qui

2 SETTEMBRE 2026

Perché l'aumento del debito pubblico sta mandando in tilt il mercato obbligazionario

· di Redazione

Chi ha un mutuo sa che i tassi di interesse sono aumentati nell'ultimo anno, poiché la Reserve Bank of Australia (RBA) ha alzato il tasso di riferimento per combattere l'inflazione. Ma i mutuatari non sono i soli: anche i governi e le imprese che hanno contratto mutui si trovano ad affrontare la stessa pressione.

Il governo australiano ora deve offrire agli investitori un rendimento superiore al 5% sui suoi titoli di stato decennali, che martedì hanno raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni dopo un lungo periodo di bassi tassi di interesse successivo alla crisi finanziaria globale del 2008.

Negli Stati Uniti, i tassi di interesse sui titoli decennali si attestano intorno al 4,7%, con un aumento di quasi mezzo punto percentuale solo quest'anno, mentre il titolo di riferimento trentennale è vicino al massimo degli ultimi vent'anni . Nel Regno Unito, i tassi sui titoli decennali hanno raggiunto martedì il livello più alto dalla crisi finanziaria globale.

Tassi di interesse più elevati significano maggiori oneri finanziari anche per i governi, lasciando meno margine per altre spese o per tagli fiscali.

Questo vale non solo per il governo federale, ma anche per gli stati, i cui costi di indebitamento sono anch'essi aumentati. Ad esempio, le obbligazioni decennali dello stato di Victoria ora pagano un tasso di interesse del 5,55% .

Quindi, cosa sta effettivamente spingendo al rialzo i tassi di interesse di mercato?

Domanda e offerta

I governi emettono obbligazioni per raccogliere fondi e finanziare la spesa non coperta dalle entrate fiscali.

Come qualsiasi altro asset, il prezzo di un'obbligazione governativa dipende dalla domanda e dall'offerta. Una minore offerta di obbligazioni significa che gli emittenti (governi o aziende) non hanno bisogno di offrire tassi più elevati per attirare gli acquirenti; una maggiore offerta, al contrario, fa salire i tassi.

L'emissione di obbligazioni proviene da tre fonti principali:

  1. famiglie – prestiti per mutui ipotecari, che le banche possono poi riconfezionare in obbligazioni e vendere agli investitori.

  2. aziende – emissione di obbligazioni per finanziare le proprie attività. Negli Stati Uniti, aziende del settore dell'intelligenza artificiale come Amazon e Microsoft hanno emesso circa 240 miliardi di dollari di debito per finanziare i data center . Anche in Australia, Alphabet, la società madre di Google, ha lanciato il mese scorso un'enorme obbligazione da 5,5 miliardi di dollari australiani .

  3. I governi – spesso hanno ingenti debiti accumulati a causa dei deficit di bilancio passati. Come chiunque altro, se si spende più di quanto si guadagna, è necessario ricorrere a prestiti.

Il fattore determinante è il debito pubblico

Maggiore è il debito pubblico, maggiore è il numero di obbligazioni che deve emettere e, di conseguenza, più alti saranno i tassi di interesse necessari per attrarre gli investitori.

Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 40 trilioni di dollari USA , ovvero più di 20 volte l'intera economia australiana, mentre il debito del governo federale australiano ha recentemente superato 1 trilione di dollari australiani .

Il finanziamento di debiti di queste dimensioni sta spingendo al rialzo i tassi di interesse in tutto il mondo. Allo stesso tempo, alcuni investitori obbligazionari sono preoccupati dagli elevati livelli del debito pubblico statunitense e dalla mancanza di piani per contenere la spesa, e per questo motivo chiedono tassi di interesse più alti sui titoli di Stato .

Cosa possono fare le banche centrali

La Reserve Bank of Australia (RBA) gestisce i tassi di interesse attraverso il "mercato a pronti" – prestiti a breve termine, inferiori a un giorno – utilizzando il tasso di riferimento per influenzare la domanda di prestiti. L'aumento dei tassi di interesse, in ultima analisi, frena la domanda economica e riduce l'inflazione.

Il tasso di interesse di riferimento della RBA influenza i costi di finanziamento in tutta l'economia per tutte le altre forme di debito: prestiti auto e carte di credito, nonché mutui e debiti aziendali.

Ma la RBA non può influenzare direttamente i tassi di interesse a lungo termine, come quelli dei titoli di stato decennali, che sono tassi di mercato e fluttuano costantemente in base alla domanda degli investitori.

Se la RBA tagliasse drasticamente i tassi d'interesse ora, ad esempio, gli investitori obbligazionari lo interpreterebbero probabilmente come un segnale inflazionistico, alimentando le aspettative di inflazione e, di conseguenza, i tassi d'interesse richiesti sulle obbligazioni a lungo termine. L'azione della RBA finirebbe per essere controproducente.

Il "privilegio esorbitante" dell'America e i suoi limiti

Gli Stati Uniti godono da tempo di una posizione unica sui mercati globali: possono emettere volumi crescenti di titoli di Stato senza dover offrire tassi più elevati per attirare gli acquirenti.

Questo “ privilegio esorbitante ” deriva dal predominio del dollaro statunitense nel commercio globale e nelle transazioni finanziarie, nonché dalla diffusa fiducia che le banche centrali e gli investitori privati ​​ripongono nel debito pubblico statunitense.

Il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha cercato di sfruttare questa situazione intervenendo sul mercato obbligazionario, con l'obiettivo di ridurre l'offerta e spingere al ribasso i tassi di interesse. Ciò ridurrebbe il costo degli interessi per il governo statunitense.

Il Tesoro statunitense ha aumentato la quantità di debito che sta riacquistando, ma i riacquisti hanno avuto solo un impatto di breve durata sul mercato.

Gli investitori hanno concluso che i riacquisti di azioni proprie non cambiano il quadro di fondo: crescenti esigenze di finanziamento del governo statunitense, timori di un'inflazione in aumento, nonché una crescente emissione di obbligazioni societarie per finanziare l'intelligenza artificiale e i data center. Tutte queste forze tendono a spingere i tassi di interesse al rialzo nel medio-lungo termine, e nessuna operazione di ingegneria finanziaria può invertire questa realtà.

I tassi sono in aumento in tutto il mondo

In molti paesi, i tassi del mercato obbligazionario sono in aumento perché l'inflazione elevata sta erodendo i rendimenti reali per gli investitori. Questi ultimi chiedono maggiori compensi per proteggere il proprio potere d'acquisto.

A peggiorare la situazione contribuisce l'aumento dell'emissione di obbligazioni sia da parte dei governi che delle imprese. Nessuna operazione di ingegneria finanziaria da parte del Tesoro statunitense può invertire queste dinamiche.

Le banche centrali e i governi possono influenzare, entro certi limiti, i tassi di interesse a breve termine.

Ma il debito a lungo termine, come le obbligazioni decennali, viene in definitiva prezzato in base a tre fattori:

  • inflazione prevista
  • l'entità del debito pubblico e le esigenze di finanziamento
  • e il livello di indebitamento delle imprese e delle famiglie.

La cosa migliore che una banca centrale possa fare per mantenere bassi i tassi di interesse di mercato è impostare la politica monetaria in modo che l'inflazione rimanga bassa.

Questo è lo scopo dell'obiettivo di inflazione del 2-3% fissato dalla RBA . Oltre a contenere le aspettative di inflazione dei consumatori, permette agli investitori obbligazionari di sapere che l'inflazione dovrebbe tornare a quel livello nel medio termine, evitando così che i tassi di interesse di mercato diventino troppo elevati.

(Mark Crosby - Professor of Economics, Monash University - su The Conversation del 01/09/2026)

2 SETTEMBRE 2026

Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti

· di Marco Solferini

Gli investimenti legati al crowdfunding sono sempre più frequenti. Numerose sono le piattaforme mediante le quali i Gestori offrono diverse opportunità a coloro che desiderano investire in progetti, gran parte dei quali di natura immobiliare.

Ciò sta portando a un numero crescente di contestazioni per asserite violazioni delle regole di condotta nell’attività di gestione delle piattaforme di lending-based crowdfunding. Si assiste a quella che si potrebbe definire una stratificazione delle pretese dei ricorrenti "feriti" da rimborsi tardivi, mancati rimborsi e/o mancato pagamento degli interessi. Tali criticità aprono la strada a una serie di censure che impegnano i difensori nel difficile compito di ottenere un risarcimento, talvolta anche attraverso tentativi che richiamano norme poco pertinenti al caso di specie.

Se da un lato sono numerosissimi i siti che spiegano il funzionamento operativo di questi strumenti, per quanto riguarda gli aspetti legali è una serie di pronunce (per il momento di nicchia) dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) a permettere di tracciare alcune rotte utili per orientarsi.

Procedendo con estrema sintesi, la prima verifica richiesta all'interprete del diritto che assiste il ricorrente (è caldamente sconsigliato procedere in questo genere di attività senza la qualificata assistenza di un Avvocato, ed è ancora meno opportuno affidarsi a un’IA) riguarda la vigenza ratione temporis del regolamento applicabile.

In quest'ottica, è doveroso sottolineare che, con delibera n. 22721 del 1° giugno 2023, la Consob ha modificato il Regolamento ACF per includere nell’ambito di operatività dell'Arbitro anche le controversie tra investitori e fornitori di servizi di crowdfunding.

Tuttavia, l’eventuale incompetenza dell'Arbitro a decidere su determinate controversie deve tenere in considerazione anche la competenza stabilita dall’art. 5 c.p.c., quale espressione del principio generale applicabile per l’accertamento del potere di ius dicere dell’Arbitro, con riguardo alla “legge vigente” e allo “stato di fatto esistente al momento della domanda”.

Di conseguenza, in base al principio del tempus regit actum, le nuove disposizioni non possono trovare applicazione per fatti o rapporti sorti prima della loro entrata in vigore. Ciò comporta l'impossibilità di accertare un inadempimento imputabile al Gestore (il resistente, nel linguaggio stragiudiziale) sulla base di regole che, all'epoca dei fatti, non erano ancora cogenti.

La definizione del perimetro di applicazione della disciplina suggerisce di fare il punto sulla normativa di volta in volta applicabile, attribuendo un rilievo peculiare alla sua evoluzione. Ciò vale in particolar modo per le fattispecie di lending-based crowdfunding, fondamentale ai fini di un corretto inquadramento della competenza.

Tale ricostruzione è rinvenibile in quasi tutte le decisioni dell'Arbitro che ad oggi si sono occupate della materia. Del resto, è noto come la storia del diritto, essendo legata alla prassi "vivente" dell'economia e della finanza, svolga una funzione interpretativa essenziale: senza soluzioni di continuità, essa consente all'interprete di attingere a un bacino di norme ed elaborazioni da cui ricavare la migliore chiave di lettura per la difesa.

A partire dal 2012, l’ordinamento italiano si è dotato di una disciplina in materia di crowdfunding (art. 50-quinquies del TUF, relativo alla gestione di portali per la raccolta di capitali). Tale normativa prevedeva che l'attività fosse svolta da soggetti iscritti in un apposito registro tenuto dalla Consob e da essa vigilati, anche in ordine al rispetto delle regole di condotta stabilite nel Regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali on-line adottato il 26 giugno 2013 e successivamente modificato (di seguito, "Regolamento Crowdfunding").

Tale disciplina, tuttavia, riguardava esclusivamente l’attività di equity crowdfunding o investment-based crowdfunding (ossia la raccolta di fondi tramite la sottoscrizione di capitale di rischio) e non il lending-based crowdfunding (consistente nell’agevolare, tramite piattaforma, la concessione di prestiti da parte di privati a favore di soggetti richiedenti). Quest'ultimo, infatti, non era ancora specificamente regolamentato.

I primi operatori di lending-based crowdfunding sono stati autorizzati dalla Banca d’Italia ad operare come intermediari finanziari ex art. 106 del TUB. Successivamente, all’istituto è stata dedicata la Sezione IX della Delibera n. 584/2016 di Banca d’Italia (“Provvedimento recante disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche”), che conteneva la definizione stessa di lending-based crowdfunding e le regole sull’operatività dei gestori e degli utenti. All’epoca dei fatti qui in esame, gli operatori di lending-based crowdfunding non erano tenuti ad iscriversi nel registro ex art. 50-quinquies del TUF né ad osservare il Regolamento Crowdfunding; la loro attività non era sottoposta alla vigilanza Consob e, di conseguenza, le relative controversie esulavano dalla competenza dell’ACF.

Dalla comprensibile necessità di intervenire in modo organico su un’offerta sempre più strutturata — in particolare quella del crowdfunding immobiliare — è emersa l'esigenza di una disciplina specifica che fosse al contempo armonizzata con la normativa europea.

Si giunge così al 10 novembre 2023, data in cui il quadro normativo si è evoluto a seguito dell’emanazione del Regolamento (UE) 2020/1503 e della scadenza del periodo transitorio ivi previsto. Detto Regolamento ha introdotto una disciplina comune a livello europeo per tutti i gestori di piattaforme, regolamentando i servizi sia nella forma investment-based sia in quella lending-based.

Con la scadenza del periodo transitorio, tutti i fornitori di servizi di crowdfunding operanti in Italia devono essere autorizzati dalla Consob e sono tenuti ad osservare le norme del Regolamento (UE) 2020/1503. La Consob è stata inoltre individuata quale autorità competente a vigilare su tali soggetti con riferimento, tra l’altro, alla trasparenza, agli obblighi informativi e alla correttezza dei comportamenti nella prestazione dei servizi.

Premesso questo quadro evolutivo, allo stato attuale è necessario verificare se l'Intermediario sia stato autorizzato a prestare il servizio di crowdfunding di cui all’art. 2, comma 1, lettera a), sub i), del Regolamento (UE) 2020/1503 nel corso del 2023. Prima di tale data, infatti, l'operatore non agiva ai sensi del previgente art. 50-quinquies del TUF ma — trattandosi di lending-based crowdfunding — in base alle previsioni della Sezione IX della Delibera n. 584/2016 della Banca d’Italia.

Questa è la seconda verifica fondamentale che l'interprete del diritto è chiamato a svolgere prima di impostare la strategia difensiva.

Va osservato che l'attività fortemente serializzata del crowdfunding immobiliare ha portato in diversi casi gli operatori a replicare il medesimo modus operandi, ignorando l'evoluzione normativa sopra descritta.

Chi ha organizzato la propria attività guardando più alle dinamiche di mercato che al diritto si è esposto a criticità rilevabili da un'analisi mirata delle circostanze che possono aver indotto in errore il Gestore. Sulle responsabilità di quest'ultimo svolgerò ora brevi considerazioni: se da un lato le strategie difensive dei ricorrenti non sempre risultano efficaci, anche le difese dei Gestori presentano ampi margini di miglioramento, specie considerando che spesso vengono loro addebitate responsabilità pretestuose.

È innanzitutto centrale tenere a mente che l'oggetto della contesa è la concessione di prestiti da parte del finanziatore privato (che in sede di contestazione dinanzi all'Arbitro assume la veste di Ricorrente) tramite la piattaforma gestita dal Gestore (il Resistente), per il finanziamento di progetti immobiliari.

Si tratta di un prestito di risorse ben individuate, effettuato dal finanziatore a scopo di lucro per ottenere — sulla base delle informazioni e della scheda tecnica oggettiva (i lavori da realizzare) e soggettiva (l'impresa esecutrice) — un rendimento elevato entro limiti temporali contenuti.

In buona sostanza, gli elementi che attraggono il finanziatore sono:

  1. Il ROI, ovvero la percentuale di interessi riconosciuta;

  2. Le tempistiche di restituzione del capitale;

  3. Il rating del soggetto proponente.

A fronte di ciò, appare evidente che il fornitore dei servizi di crowdfunding gestore della piattaforma:

  1. Non assume la qualifica di controparte contrattuale nei rapporti di finanziamento;

  2. Non è tenuto ad alcuna obbligazione di rimborso o di garanzia dei risultati economici dei progetti;

  3. Non svolge attività di concessione del credito.

Tale assetto discende dal quadro normativo applicabile e trovi conferma sia nelle “Condizioni Generali di Servizio” sia nelle “Condizioni Generali del Contratto di Finanziamento”, accettate dall’investitore al momento dell’iscrizione alla piattaforma (e quindi prima ancora di aderire a una specifica proposta).

In nessun caso il principio di consapevolezza e di autoresponsabilità dell'investimento è determinato dalle caratteristiche del Gestore, nemmeno quando l'adesione tempestiva garantisce un premio "early bird" (ad esempio un punto percentuale aggiuntivo di rendimento). Il Gestore rimane estraneo al processo valutativo dell'investitore, che matura e si esteriorizza in modo autonomo.

Sul Gestore gravano tuttavia precisi obblighi informativi, il cui standard minimo è spesso integrato dalle prassi di mercato. Si tratta di informative destinate a chi deve valutare se effettuare l'investimento.

Per escludere la responsabilità del Gestore e consentire una valutazione autonoma del rischio da parte dell'investitore, è opportuno che la piattaforma metta a disposizione almeno la seguente documentazione:

  1. Assessment contenente l’analisi urbanistica, catastale ed economica dell’operazione, redatto da soggetti terzi e indipendenti;

  2. Business plan dell’operazione;

  3. Visura camerale della società proponente.

A maggior garanzia, è consigliabile che nella pagina di descrizione dei progetti siano chiaramente indicati e aggiornati anche gli altri progetti riconducibili alle medesime società proponenti già finanziati tramite la piattaforma.

Inoltre, i rendimenti prospettati (anche del 10–14% annuo) devono essere presentati in chiave risk-return, con avvertenze chiare circa l’assenza di garanzie e la possibilità di perdita parziale o totale del capitale. Risulta altresì fondamentale garantire aggiornamenti periodici (ad esempio tramite e-mail) e comunicazioni tempestive in caso di ritardi o inadempimenti del proponente.

Alla luce della normativa attuale e del principio di autoresponsabilità dell'investitore, tale set informativo è di per sé sufficiente ad esimere il Gestore da responsabilità.

Tuttavia, il Gestore può anche informare autonomamente gli aderenti circa le criticità nella restituzione del capitale o il pagamento degli interessi, prospettando la possibilità di aderire a un’azione di recupero coattivo del credito (organizzata e finanziata dal Gestore stesso o promossa da un’associazione di consumatori).

Tali attività possono essere previste nelle “Condizioni Generali” che regolano la gestione dei progetti in default. È frequente rinvenire clausole in cui si precisa che “nell’interesse dell’Investitore, [il Gestore] svolge attività di monitoraggio dei prestiti in corso e gestione delle posizioni in ritardo, al fine di facilitare una risoluzione bonaria ed evitare procedure contenziose, fermo restando che tali attività non includono il potere di rinunciare ai crediti, transigere o impegnare l’Investitore nei confronti del Proponente”.

In tale contesto, per manlevare il Gestore da responsabilità saranno decisivi i seguenti elementi:

  1. L'essersi attivato per il recupero dei crediti e/o l'aver fornito tempestiva informativa al finanziatore sulle azioni intraprese o intraprendibili;

  2. L'aver inviato comunicazioni periodiche e puntuali sui solleciti e sulle attività svolte a tutela dei finanziatori.

In presenza di tali condotte, il Gestore non può essere ritenuto responsabile, e le azioni promosse contro di lui rischierebbero di essere qualificate come temerarie. Il Gestore potrà eccepire tali elementi fin dalle prime fasi di contestazione, fornendo una prima ed efficace linea difensiva.

In conclusione, non si ritiene addebitabile al Gestore il cosiddetto "danno da aspettativa".

Maggiore attenzione va invece prestata alle ipotesi di responsabilità per violazione degli obblighi informativi e di adeguatezza, potenzialmente riconducibili a danno emergente e lucro cessante. Ciò si verifica laddove l'investitore lamenti l'assenza di uno scenario alternativo di investimento in virtù di condizioni peculiari (ad esempio, quando la disponibilità liquida derivi da eventi eccezionali rispetto al suo patrimonio abituale, come un lascito ereditario destinato alla gestione domestica, e l'investimento sia stato sollecitato da aspettative non coerenti con la sua reale profilatura).

Si tratta di una casistica rara ma insidiosa. Dalle simulazioni condotte per verificare i profili di rischio del Gestore, tali fattispecie hanno evidenziato esiti problematici. È pertanto opportuno che i Gestori agiscano in via preventiva, adeguando la documentazione per prevenire possibili controversie.

2 SETTEMBRE 2026

Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'

· di Maurizio Morganti


Quanti di coloro che hanno surfato l’onda dell’indignazione per la decisione della gip di Torino di non convalidare il fermo dell’uomo accusato di violenza nei confronti di una ragazza di 13 anni hanno letto integralmente l’ordinanza e non hanno invece appoggiato lo sdegno sulle parole chiave estratte dai giornali e su titoli che, secondo il costume cui siamo abituati in questi casi, procedono a emettere la condanna? La gravità del fatto contestato è indubbia, tutto il resto no.


Tocca, come spesso accade, a Gian Domenico Caiazza ricordare i fondamentali. La decisione si può certamente discutere, ma è la stessa legge a distinguere gradi diversi di gravità del fatto ed è appunto mestiere di un giudice indipendente graduare la misura in rapporto alla situazione concreta, alla personalità dell’indagato e alle esigenze cautelari.
E c’è sempre da ricordare che, nonostante quello che la stampa e chi legge dimentica quotidianamente, la custodia cautelare non è un’anticipazione della pena.

Emilia Rossi ricorda a Giorgia Meloni che è proprio il rafforzamento dell’indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero il cuore della riforma per cui ha chiesto di votare Sì al recente referendum.

La premier oggi parla invece di una catena - forze dell’ordine, parte pubblica d’accusa, giudice - che si è inceppata nell’ultimo anello, con buona pace della terzietà e con un argomento che forse rivela il sentire comune (e assai popolare) più profondo rispetto al modello di giustizia e di ordine pubblico.

Il feedback tra dichiarazione pubblica e consenso in questo caso funziona a meraviglia. E il ministro della Giustizia, in conformità, manda gli ispettori. Vedremo l’esito.


Resta un fenomeno che a me pare evidente e dà da pensare: la discrezionalità del giudice nell’applicare la legge fa rumore quando la decisione porta alla liberazione; quando invece il convincimento spedisce in galera, allora non solo non c’è scandalo ma, come dice Meloni, l’automatismo ha funzionato.


Il problema si pone naturalmente al momento della condanna o dell’assoluzione nel merito, al termine del processo, ma è particolarmente delicato nella fase cautelare perché - lo so, è indigeribile e indigesta alla vox populi, specie in certi casi, ma tocca farsene una ragione - vale la presunzione di innocenza, anche di fronte a quella che viene presentata come una confessione.


Ci sono casi in cui invece scandali di tali dimensioni non scoppiano. Sono quelli dove, a valle di un tragico fatto di cronaca, le ordinanze di custodia cautelare in carcere e la "catena" non finiscono in modo tanto clamoroso nel mirino della stampa, dell’«opinione pubblica», del governo e della politica.


Ecco qualche esempio recente:
Il 29 dicembre 2025 un uomo di 38 anni si è tolto la vita nella sezione circondariale del carcere di Asti. Con una storia pregressa di dipendenza da sostanze stupefacenti, in preda a una crisi di astinenza, l’uomo è stato arrestato in casa dei genitori per resistenza a pubblico ufficiale. Dopo tre giorni, l’udienza di convalida si è tenuta in videoconferenza. L’uomo, si legge nelle cronache, sembrava essersi calmato. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. Poche ore dopo, ha usato un lenzuolo per evadere.


Il 30 aprile 2026 un detenuto di 27 anni in custodia cautelare si è impiccato in una cella del padiglione di media sicurezza del carcere di Parma ed è morto in ospedale dopo tre giorni di agonia. Dopo aver scontato una pena per un reato precedente, l’uomo era uscito di galera ma in seguito ad un altro reato era stato nuovamente arrestato: il gip del Tribunale di Parma aveva disposto per lui la custodia cautelare in carcere in attesa di giudizio. Motivo: non aver ottemperato all’ordine di allontanamento dalla città.


La lista dei suicidi e dei decessi in carcere di detenuti in attesa di giudizio è lunga, come emerge anche nell’ultimo rapporto di Antigone.


Naturalmente, non si tratta di stabilire una correlazione tra pronuncia del giudice ed epilogo tragico. Ci mancherebbe. Considerare, però, i casi in cui l’inanellarsi delle decisioni e delle discrezionalità sulla libertà personale non fa fremere di rabbia l’«opinione pubblica» e la politica, praticamente all’unisono, credo che non faccia un soldo di danno.

2 SETTEMBRE 2026

Investire i risparmi in Europa? Molto difficile

· di Vincenzo Donvito Maxia

Unione del risparmio e degli investimenti. E’ questo il progetto della presidente della Commissione Ue per costruire una politica che non scoraggi i risparmiatori ad investire in Europa privilegiando i mercati Usa (molto) e quelli asiatici. Oggi si chiama “Unione dei mercati e dei capitali” (un po’ distaccato e bancario) non certo un incentivo per i risparmiatori.

Il problema, come quasi sempre, è rappresentato dall’attuale struttura dell’Unione, che ha di fronte a sé 27 strutture fiscali e una diffusa riluttanza da parte dei governi nazionali. Ogni Paese ha le proprie tassazioni dei redditi e altrettante norme sul diritto fallimentare. La modifica di queste norme ci potrebbe essere solo col consenso unanime di tutti gli Stati membri. Per cui, pur con tutta la buona volontà, se non si cambiano le maggioranze in grado di rendere operative le decisioni, ci si parla addosso.

Poi c’è il timore diffuso, soprattutto dei Paesi più piccoli dell’Unione, che i soldi dei propri risparmiatori vadano verso i Paesi più ricchi, quelli con le più importanti Borse: Parigi, e Francoforte. Anche e soprattutto perché percepiti e vissuti ancora come estero (si pensi a Schengen sospesa tra Italia e Spagna solo per fare propaganda a se stessi).

E che dire delle banche centrali nazionali che dovrebbero cedere i propri poteri di regolamentazione.

Poi c’è un problema di cultura. Da sradicare quella del mattone come risparmio centrale e far crescere quel 30% che oggi investe in azioni o fondi di investimento (in Usa sono il 60%). Se pensiamo che il 68% degli italiani ritiene che il proprio Paese tragga vantaggio dall’appartenenza all’Ue… tra il dire e il fare ci sarebbe necessità di una gigantesca opera di sradicamento di pregiudizi e schizofrenia.

Operazione che, visto anche che stiamo parlando di risparmi, dovrebbe partire dal portafoglio di ognuno, che in questo momento è abbastanza vuoto.

Difficile visto che il nostro Paese è in una crisi con Pil in calo, debito pubblico in aumento, creazione di oligopoli e monopoli industriali e finanziari, che ci sembra siano il contrario di quanto occorra per far crescere una cultura degli investimenti privati per far crescere le economie private.

Ben venga lo sforzo Ue per dirottare gli investimenti verso l’Ue, ma prendiamo atto che al momento buona parte degli investitori del Belpaese, molto a stento varcano Mediterraneo e Alpi.

2 SETTEMBRE 2026

Firenze tramvia. Le date di inizio del servizio ‘ritoccate’ nei comunicati del Comune

· di Lorenzo Somigli

Tiene banco a Firenze - linea tramviaria - la polemica su un comunicato dell'ufficio stampa del Comune, pubblicato in rete civica e ritoccato ex post, a distanza di anni, spostando avanti, in modo indefinito, la data di inizio del servizio. Nel comunicato ritoccato è stata eliminata una frase che includeva il periodo di rodaggio dopo la fine dei lavori e l’inizio del servizio pubblico *.

Non stupisce che l’ufficio stampa del Comune di Firenze abbia provato, in modo peraltro grossolano e facendosi subito pizzicare (l’opposizione serve altrimenti tutto passerebbe sotto silenzio), ad alterare le date dei lavori per coprire i palesi ritardi. Quello che stupisce, e molto, è altro.

Stupisce soprattutto l’assenza di un intervento da parte dei paladini dell’informazione, da coloro che dovrebbero difendere la rispettabilità dell’informazione, che dovrebbero ergersi a difensori della verità, contro le fake news che non sono solo le bufale che girano sui social ma anche le menzogne del potere.

Perché se un ufficio stampa istituzionale – non del sindaco, del partito, ma dell’amministrazione – modifica a posteriori comunicati ufficiali di quasi due anni fa, cambiando le date di fine lavori per far tornare i conti con i ritardi di oggi, non siamo davanti a una svista. Siamo davanti a una pratica di menzogna.

E allora dove sono finiti coloro che dovrebbero sorvegliare? Sono intervenuti contro questa pratica? Hanno richiamato l’ufficio stampa, per altro composto da giornalisti? Hanno ribadito, come si spiega nei corsi deontologici, che anche un ufficio stampa è soggetto a un’etica della professione?

In passato, l’Ordine dei Giornalisti interveniva con regolarità nel dibattito, difendeva colleghi, censurava comportamenti sbagliati in nome della deontologia. Come mai non interviene pubblicamente per stigmatizzare questa pratica scorretta? Così, almeno, la prossima volta, perché ci sarà una prossima volta e ci sarà ancora un assessore/assessora che vorrà cambiare a posteriori le date, il collega ci penserà due, tre volte, sentirà il peso della menzogna. Il discorso vale anche al passato: quante volte è successo?

Il tema non è più politico. È, appunto, deontologico. Riguarda la credibilità dell’informazione istituzionale, il diritto dei fiorentini a ricevere dal proprio Comune informazioni veritiere, il diritto degli stessi giornalisti a ricevere informazioni veritiere.

Su questo non servono giri di parole o silenzi. Serve una presa di posizione chiara. Se vorranno, sarà ben accetta la presa di posizione dell’Ordine. In alternativa, si dovrà prendere atto che certe pratiche censurabili sono diventate d’uso. O comunque tollerate.

È successo altre volte? Senza intervento può succedere di nuovo.

* qui il comunicato del Comune del 15/01/2025 ritoccato

* qui lo screenshot del medesimo comunicato del 15/01/2025 in versione originale dove compare la frase (poi cancellata) "pre-esercizio compreso".

2 SETTEMBRE 2026

Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?

· di Redazione

Mentre il magnate del fast fashion fa un deludente debutto in borsa, Olivia Petter si chiede se questo segni un cambiamento epocale in una parte del settore che è diventata sempre più dannosa per l'ambiente.

Per un certo periodo, sembrava che Shein fosse destinata a dominare il mondo. L' azienda fondata in Cina ha inaugurato una nuova era per il fast fashion , un'era in cui nuovi articoli venivano caricati nel giro di poche ore e interi outfit potevano essere acquistati per meno di 5 sterline . Era fast fashion sotto l'effetto di droghe, e l'euforia creava dipendenza. Nell'anno conclusosi a fine marzo, Shein contava oltre 273 milioni di clienti attivi che avevano effettuato più di un miliardo di ordini.

Ora, sembra che l'età dell'oro stia perdendo il suo splendore. Martedì, le azioni di Shein sono crollate del 6%, un calo sorprendente per un'azienda che un tempo valeva 100 miliardi di dollari (73 miliardi di sterline); ora, dopo la quotazione alla borsa di Hong Kong , il suo valore è solo un quarto di quella cifra. La performance alquanto deludente arriva dopo i tentativi falliti di Shein di quotarsi a New York e Londra, con la prima bloccata dalle autorità di regolamentazione per timori riguardanti il ​​lavoro forzato. Analogamente, nel Regno Unito , una quotazione da 50 miliardi di sterline è stata ostacolata da dubbi sulla catena di approvvigionamento dell'azienda.

Il risultato è un persistente punto interrogativo sul futuro dell'attività di Shein e sulla reale possibilità che la moda possa essere sostenuta a questo ritmo accelerato, ora che i governi stanno finalmente prendendo coscienza delle conseguenze ambientali ed etiche dei modelli di vendita al dettaglio a basso costo e ad alta velocità.

Ad esempio, questa settimana Oxfam lancia la sua campagna annuale Second Hand September per incoraggiare le persone ad acquistare esclusivamente abiti di seconda mano per 30 giorni o più. Migliaia di persone partecipano ogni anno e la campagna del 2026 ha come testimonial Richard E Grant.

Ciononostante, Shein rimane una delle più grandi aziende di moda quotate in borsa, con una valutazione paragonabile a quella di H&M. Ma questo ritardo suggerisce forse che il fast fashion stia finalmente perdendo il primato che un tempo deteneva? I consumatori stanno forse dando priorità a modalità di acquisto più sostenibili? E questo rappresenterà il risultato positivo che il settore attendeva da tempo?

La risposta è complessa. Fondata in Cina nel 2008 da Chris Xu, Shein ha iniziato come una piccola attività online di vendita di abiti da sposa. Dopo essersi affermata come un marchio di vendita al dettaglio di successo, è rimasta relativamente sconosciuta fino alla pandemia, quando lo shopping online ha registrato un boom; il suo fatturato è balzato da 2 miliardi di dollari nel 2018 a 15,7 miliardi di dollari nel 2021. Seguendo un modello di "test e ripetizione" utilizzato da Inditex e H&M, Shein è diventata famosa per mantenere in magazzino solo il 6% del suo inventario per più di 90 giorni.

Si trattava di un'azienda costruita sulla velocità, spesso a scapito delle pratiche sociali e ambientali, accusata anche di plagiare marchi più piccoli e persino, a un certo punto nel 2020, di vendere collane con la svastica – si è scusata prontamente e ha rimosso le collane dal suo sito web. Un altro duro colpo per l'azienda, più recente, è stata la sconfitta di Shein in una causa per violazione del copyright contro la sua acerrima rivale, Temu, dopo aver tentato di dimostrare che quest'ultima aveva perpetrato violazioni "su scala industriale" consentendo ai venditori sulla sua piattaforma di pubblicizzare abbigliamento utilizzando foto provenienti dal sito web di Shein.

Oltretutto, la fine delle esenzioni tariffarie sui prodotti a basso costo negli Stati Uniti e in Europa ha complicato ulteriormente le cose, costringendo Shein ad aumentare i prezzi. Nei primi tre mesi di quest'anno, Shein ha registrato una perdita di 99 milioni di dollari, a fronte di un utile di 395 milioni di dollari nello stesso periodo dell'anno precedente.

"Questo potrebbe indicare un cambiamento nelle abitudini di acquisto della Generazione Z", afferma la Dott.ssa Rose Marroncelli, docente senior di moda presso la Nottingham Trent University. "Considerato il loro reddito disponibile spesso limitato, dovuto alla fase della vita in cui si trovano, i prezzi bassi offerti da marchi come Shein sono particolarmente attraenti. Ma le ricerche indicano che la Generazione Z sta diventando più attenta alle tematiche ambientali. Nel frattempo, i governi statunitensi ed europei stanno prestando maggiore attenzione alla moda ultraveloce e, nel Regno Unito, la Competition and Markets Authority (CMA) ha ottenuto poteri di controllo notevolmente rafforzati nel 2025 , dotandola della capacità di imporre sanzioni severe alle aziende ritenute colpevoli di dichiarazioni ambientali fuorvianti."

Questo ha successivamente inasprito le sanzioni per le aziende che si macchiano di "greenwashing", ovvero che si presentano come ecologicamente responsabili pur mantenendo altre pratiche dannose per l'ambiente. "Le aziende ritenute colpevoli di pratiche ingannevoli rischiano non solo sanzioni finanziarie, ma anche danni reputazionali duraturi", aggiunge il Dott. Marroncelli. "Pertanto, Shein deve prestare molta attenzione all'impatto ambientale del suo modello di business e a come lo comunicherà ai consumatori in futuro".

La dottoressa Rose Marroncelli, docente senior di moda presso la Nottingham Trent University.

C'è poi il fatto che acquistare abiti da rivenditori come Shein non sembra in linea con le tendenze attuali, che appaiono più che mai incentrate sullo shopping sostenibile. Nel Regno Unito, due terzi dei consumatori hanno acquistato articoli di seconda mano online nel 2024. Piattaforme come Vinted e Depop sono più popolari che mai, con la prima che ha superato il miliardo di euro di fatturato lo scorso anno. Anche i beni di lusso vengono ora acquistati più spesso di seconda mano su piattaforme più accessibili come Vestiaire Collective, dato il valore aumentato degli articoli rari e vintage rispetto ai capi firmati nuovi.

"La Generazione Z predilige sempre più i marchi onesti e trasparenti", aggiunge la Dott.ssa Marroncelli. "Sono generalmente considerati un gruppo che apprezza l'autenticità e la responsabilità aziendale, mostrando una maggiore preferenza per i marchi che forniscono informazioni chiare sulle proprie pratiche ambientali e sociali."

Infatti, uno dei marchi più amati della generazione è Reformation, che pone la sostenibilità al centro della propria attività e del proprio marketing, pubblicando regolarmente report dettagliati sulle emissioni di carbonio e sul consumo idrico. Utilizza inoltre un'ampia gamma di tessuti di recupero e naturali nelle sue collezioni, tra cui lino, cotone biologico e TENCEL™ Lyocell, una fibra semisintetica ricavata da polpa di legno proveniente da fonti sostenibili.

Nel frattempo, nel 2025, Shein è stata multata di 1 milione di euro in Italia per affermazioni ambientali fuorvianti sui propri prodotti. Questo è avvenuto un mese dopo che l'autorità francese per la tutela dei consumatori aveva inflitto all'azienda una multa di 40 milioni di euro .

Sempre più persone fanno riparare i vecchi vestiti invece di sostituirli, e i servizi di restauro stanno diventando sempre più popolari: secondo Vogue Business, l'impresa sociale olandese United Repair Centre (URC) ripara circa 55.000 capi all'anno per oltre 35 marchi di abbigliamento tecnico, tra cui Patagonia e Decathlon.

Forse, dopo un'estate di devastanti incendi e disastri naturali legati alla crisi climatica , le conseguenze ambientali delle nostre abitudini di acquisto appaiono più rilevanti che mai, soprattutto se si considerano le statistiche: secondo Oxfam, l'acqua utilizzata per produrre gli abiti nuovi del Paese equivale al fabbisogno idrico di un milione di persone per tutta la vita. Si stima inoltre che il Regno Unito smaltisca in discarica 300.000 tonnellate di abiti ogni anno. Se non cambierà nulla entro il 2050, la Fondazione Ellen MacArthur stima che l'industria della moda sarà responsabile del 26% delle emissioni globali di carbonio.

Ma non tutto va necessariamente nella giusta direzione. Prendiamo ad esempio Lefties, la catena di negozi a basso costo lanciata dal proprietario di Zara come diretta concorrente di Primark e Shein. Il suo primo negozio nel Regno Unito ha aperto la scorsa settimana a Liverpool, impiegando la robotica per ridurre i costi del personale: le casse automatiche scansionano interi carrelli contemporaneamente. Altri due negozi apriranno il prossimo anno nel centro commerciale Lakeside nell'Essex e nel Metrocentre vicino a Newcastle.

Tuttavia, il debutto in borsa di Shein segna un cambiamento chiaro e significativo, considerando la sua precedente ascesa fulminea e apparentemente inarrestabile, e suggerisce che il futuro della moda potrebbe essere in fase di trasformazione. "Con il crescente interesse per la sostenibilità, marchi come Shein dovranno ripensare le proprie pratiche etiche e sostenibili per rimanere rilevanti e redditizi", afferma la Dott.ssa Marroncelli. "La domanda di abbigliamento alla moda e a prezzi accessibili rimane elevata, ma Shein dovrà trovare un equilibrio tra basso costo, trasparenza e qualità per soddisfare le mutevoli aspettative dei consumatori e conquistare la loro fiducia."

(The Independent del 01/09/2026)

2 SETTEMBRE 2026

Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire

· di Vincenzo Donvito Maxia

Con la stima dell’inflazione a +3,3%, pur se qualcuno cantava vittoria per il contenimento dei nostri prezzi, è tornata di attualità una dinamica che le scelte economiche in corso, italiane ed europee, non riescono a far sì che non sia deleteria per la nostra quotidianità.

E mentre in Italia si discute di una molto improbabile tassazione dei cosiddetti extra-profitti di compagnie energetiche e istituti di credito (comunque i più eclatanti incassatori di utili nella situazione attuale), ecco che dal nord Europa ci arrivano due segnali da prendere in grande considerazione.

Entrambi vengono dalla Svezia.

Il primo è un’azienda mega, Ikea. Il secondo è il governo del Paese scandinavo.

Privato e pubblico, senza apparentemente essersi messi d’accordo, hanno così inflitto un duro colpo al carovita.

La mega azienda svedese i cui prodotti sono in tutte le nostre case, con l'obiettivo di alleggerire il peso del carovita sulle famiglie, ha deciso di ridurre i prezzi per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro. L'intervento riguarda circa 1.500 prodotti, con ribassi che vanno dal 15 al 25%, e in alcuni casi fino al 28-29% a seconda del mercato. La riduzione dei prezzi, in vigore dal 1 settembre, coinvolge oltre 20 Paesi europei

Il secondo è il governo svedese che, in questi giorni preelettorali, ha rivendicato un successo della propria politica economica: il taglio dell'IVA sui generi alimentari avrebbe effettivamente prodotto prezzi più bassi per i consumatori. La misura era entrata in vigore il 1 aprile 2026, dimezzando l'IVA sui prodotti alimentari dal 12% al 6%. I prezzi sono scesi del 5,5%, un dato che corrisponde a quanto era stato previsto. Il taglio dell'IVA, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027, ha un costo stimato attorno ai 37 miliardi di corone svedesi, circa 3,36 miliardi di euro, spalmati sui due anni di applicazione. La riduzione fiscale sul cibo non è una misura isolata, ma rientra in un pacchetto economico più ampio varato dal governo in vista del voto: comprende anche sgravi sulle tasse relative al carburante e un aumento dei crediti d'imposta sul lavoro, tutte misure pensate per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie.

Italia. "Grandi" discussioni? Lotte all’ultimo coltello come quella sugli extraprofitti che, se fossero messi in atto, sconvolgerebbe le basi del nostro sistema economico? Niente di tutto questo. “Solo” la lungimiranza di un’azienda e di uno Stato. Ikea ha pensato che i profitti non sono necessariamente legati alla quantità immediata, ma alla “confidenza coi consumatori” che riesce a stabilire nel tempo. Il governo ha pensato di intervenire, alla radice, su uno dei meccanismi fiscali del rincaro dei prezzi… altro che bonus a mitraglia.

Interessante rilevare che il governo svedese è di cosiddetto centrodestra: Governo di minoranza di coalizione guidato da Ulf Kristersson.

Ma crediamo che - Ikea da una parte, governo svedese dall'altra - non sia questione di destra, sinistra o centro, ma solo di buon senso che, quando c'è e non è condizionato da ideologie, fa il bene comune.

2 SETTEMBRE 2026

Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

La famiglia resta un terreno di scontro dove diritti formali e realtà si incontrano raramente. Nel frattempo il paese invecchia e si svuota, le città soffrono di inquinamento e mancanza di verde, le droghe continuano a fare strage mentre la proibizione arricchisce solo i narcotrafficanti. L'intelligenza artificiale promette miracoli ma rappresenta rischi concreti. E la politica, distratta da sovranismi e narrazione, non affronta i veri problemi: clima, welfare, redistribuzione, lotta alla criminalità organizzata.

In questo numero

OSSERVATORIO LEGALE

→ Affidamento condiviso dei figli: la parità dei tempi non è un diritto automatico

→ Contrasto sulla scelta scolastica? Il Giudice deve valutare le posizioni di entrambi i genitori

→ Le offese reciproche non escludono i maltrattamenti in famiglia

ARTICOLI

→ Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica

→ Barcellona non vuole turisti, l’Europa orientale ne ha bisogno: l’UE vuole distribuire meglio il turismo

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026

→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

→ Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso

→ Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026

→ Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Il mondo si avvicina a grandi passi a eventi climatici catastrofici: "Shock ancora più grandi sono in arrivo"

→ Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?

→ Rientro scuole. Rincari e risparmi

→ Il boom dell’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio per l’economia

→ L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori

→ Aumentano le sparatorie a Bruxelles, dove le bande di narcotrafficanti terrorizzano la regione

→ Firenze respira poco e sembra che morirà di asfissia

→ La città respira anche dagli alberi: viaggio narrativo nel verde urbano che cambia l’aria del mondo

→ Dopo l'accordo Usa, l'UE chiede a Meta stesse tutele per i minori

→ Mercato libero, catallassi e IA: la sfida di Bill Gates

→ Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia

→ Assegno divorzile: quando è dovuto?

→ I disastri climatici stanno devastando i bilanci pubblici: gli aiuti sono più efficaci se erogati in anticipo

→ Perché in Europa si fanno sempre meno figli anche con un welfare generoso

→ Firenze. La schiacciata non politicamente corretta

→ Ceuta e Melilla: dopo la strage dei migranti, i muri non bastano più

→ Ecuador, snodo globale della cocaina tra porti, banane e sanzioni USA

→ Risiko bancario, risiki aziendali. Verso un nuovo non mercato?

→ 'Sei pienamente accettato': essere nudi in pubblico può farci sentire meglio con il nostro corpo

→ L'utilizzo dell'AI sta portando a un numero sempre maggiore di scoperte determinanti e trasformative

→ Alzheimer in RSA: il TAR costringe la Regione Lombardia a rispondere sull'adeguamento tariffario e sul nodo del 100% sanitario

→ Carburanti. Navigare a vista aumentando il debito pubblico

→ Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026

→ Patrioti/partigiani e nemici. L’umanità della memoria

→ L'ossessione dell'Europa per i centri di rimpatrio rischia di deludere

→ Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio

→ Informazione-educazione sessuale. Reagire alle fobie omofobe del ministro

→ Il vapore che ci tradisce

→ Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026

GIANNINO

→ L'Islanda? A noi!

STATI UNITI D'EUROPA

→ Ue - Islanda. Sottovalutazione dell’adesione. Un po’ di geografia politica per capire

→ Islanda. I negoziati per l'adesione all'Ue respinti con il 52,8%

→ Draghi e Collison (Stripe) lanciano il Rhine Group per l'Europa

L'IRRIVERENTE

→ Entri in Rai e diventi eternauta

NOTIZIE

→ BULGARIABULGARIA. La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Crollo società Chance Voight, oltre 54 milioni bloccati

→ ITALIAITALIA. Torino, broker a processo: 15 persone truffate per 1,5 milioni di euro

→ USAUSA. Il costo della vita resta la priorità degli elettori per il midterm 2026

→ FINLANDIAFINLANDIA. I negozi vendono a caro prezzo prodotti identici a quelli di Temu

→ EUROPA. Ikea taglia i prezzi: investiti 1,2 miliardi di euro

→ SVEZIASVEZIA. Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi

→ ITALIAITALIA. Eurispes: 2 italiani su 3 hanno un rapporto problematico col digitale

→ USAUSA. Pentagono diffonde foto di barche narcos: "Vi troveremo e uccideremo"

→ MESSICOMESSICO. I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi

→ MONDOMONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio

→ USAUSA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa

→ USAUSA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA

→ COLOMBIACOLOMBIA. La cocaina supera il petrolio come export principale

→ ITALIAITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat

→ ITALIAITALIA. Presidente Regione Piemonte: un posto in Rsa dovrà garantirne cinque a domicilio

→ ITALIAITALIA. Anac, nuovo Catalogo dei rischi corruttivi in sanità: sotto esame liste d'attesa e appalti

→ MONDOMONDO. Domanda voli aerei luglio 2026: +0,2% rispetto a 2025

→ ECUADORECUADOR. 'Ndrangheta in Ecuador: broker della cocaina verso l'Europa

→ SVIZZERASVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack

→ FILIPPINEFILIPPINE. La patologa che smaschera i falsi certificati di morte di Duterte

→ USAUSA. Fentanyl in cambio di armi da guerra: 4 membri del CJNG incriminati

→ COLOMBIACOLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia

→ MESSICOMESSICO. I cartelli uccidono gli influencer: decine di morti in due anni

→ ITALIAITALIA. Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Istat

→ MONDOMONDO. Debito pubblico G7: i rendimenti in salita fanno esplodere gli interessi

→ ITALIAITALIA. BTP e BOT, a settembre 2026 cinque aste del Tesoro: le date

→ USAUSA. Deportato in Centrafrica un parente di afghani alleati dei militari

→ ITALIAITALIA. Pisticci-Matera, la Rsa per anziani bloccata da 15 anni tra ricorsi e silenzi

→ ITALIAITALIA. Rsa senza muri: il progetto lombardo con quattro sfide per il futuro

→ ITALIAITALIA. RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro

→ ITALIAITALIA. Rsa Padova, i Comuni: «Mancano fondi, serve l'Irpef regionale»

→ USAUSA. Cannabis legale in Rhode Island: il caos regolatorio pesa sulla corsa da procuratore

→ ECUADORECUADOR. USA affondano nave rifornimento dei narcos al largo dell'Ecuador

→ ITALIAITALIA. Tasse 'inconsapevoli'. Le pagano il 95,7% dei lavoratori dipendenti. Cgia-Mestre

→ USAUSA. Laser militare abbatte tre droni dei cartelli al confine col Messico

→ SUD AFRICASUD AFRICA. Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento

→ OLANDAOLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali

→ FRANCIAFRANCIA. Bnp Paribas in tribunale per violazione dell'embargo in Sudan

→ MONDOMONDO. SpaceX in Borsa vola verso 149 dollari, Musk al G20 sull'IA

→ SLOVACCHIASLOVACCHIA. Stretta sui social media per gli under 16

→ U.E.U.E.. Uber, maxi multa da 966 milioni di dollari: il titolo sale comunque

→ USAUSA. SEC incrimina 38 società fasulle che ingannavano investitori retail

→ ITALIAITALIA. Fiducia consumatori. Lieve crescita ad agosto. Istat

→ MONDOMONDO. 116 organizzazioni tra cui OpenAI firmano lettera aperta sulla sicurezza informatica

→ MONDOMONDO. Lo shock del carburante per aerei: prezzi e valute regionali

→ ITALIAITALIA. 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali. 14 morti e 238 feriti

→ ITALIAITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale

→ ITALIAITALIA. Classifica delle piattaforme Ecommerce

→ GIAPPONEGIAPPONE. Zoo e acquari ripensano il rapporto con gli animali

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali

→ ITALIAITALIA. Migranti, la nuova legge sui ricorsi rischia di travolgere la Cassazione

→ UCRAINAUCRAINA. Scambio di titoli di Stato da 15 miliardi di hryvnie al 12,61%

→ INDIAINDIA. CRB Capital: il crollo che svelò la truffa delle società fantasma

→ ITALIAITALIA. Siena, 90 richiedenti asilo dormono in strada per un cortocircuito burocratico

→ ITALIAITALIA. Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale

→ U.E.U.E.. Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?

→ AMERICHE. Colombia-USA: comandante Southcom in visita per intensificare lotta al narcotraffico

→ MONDOMONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS

→ ITALIAITALIA. Risiko grandi banche. Intesa si rivolge alla Consob, esposto sulle offerte di Mps

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Vietati i brani generati dall'AI nelle classifiche musicali

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Il governo 'raccomanderà ai britannici di fare scorta di cibo in scatola' per prepararsi a condizioni meteorologiche estreme o attacchi informatici

→ ITALIAITALIA. Carburanti. Prorogato al 5 settembre lo sconto accise

→ GERMANIAGERMANIA. Deutsche Bank, sottratti oltre 600 mila euro dall'ex responsabile Private banking della sede di Francoforte

→ AUSTRIAAUSTRIA. Vienna, multa da 1.000 euro per aver comprato un cane da allevamento crudele

→ MONDOMONDO. Telecomunicazioni, Italia ultima tra 34 mercati nell'indice Kearney

→ USAUSA. Meta patteggia per 17 miliardi di dollari sulla dipendenza da social dei minori

→ USAUSA. Pornhub: accordo da 120 milioni di dollari per abusi su minori

→ ITALIAITALIA. Pet therapy in RSA Sereni Orizzonti in Friuli: cani in visita ogni settimana

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le vendite di titoli della Banca centrale erodono i fondi NHS

→ ITALIAITALIA. Rsa, 3.400 euro al mese per la madre: appello al governatore del Piemonte

→ USAUSA. Colpita barca sospetta di narcotraffico nei Caraibi: 4 morti

→ ITALIAITALIA. Bitcoin e mixing: la Cassazione, è autoriciclaggio per chi evade le tasse

→ NIGERIANIGERIA. Geregu Power in default su bond da 40 miliardi di naira

→ USAUSA. SEC, crollano del 70% le indagini riservate su società quotate USA

→ ITALIAITALIA. Suicidio assistito. In Lombardia caso gestito interamente dal servizio sanitario

→ USAUSA. Più di 200mila persone arrestate per possesso di marijuana nel 2025

LETTERE

→ Nuova Corrente s.r.l. si spaccia per Engie: attenzione al raggiro telefonico

→ Trasloco linea WindTre bloccato 4 mesi: come chiedere indennizzo

→ Fornitura idrica non attivata dopo acquisto casa: come procedere

→ TIM non rimborsa senza voltura: cosa fare dopo la morte del titolare

→ Abbonamento palestra 24 mesi: si può recedere per trasferimento?

→ RSA con retta superiore alla pensione: come chiedere sussidio sociale

→ Retta RSA troppo costosa: come chiedere l'integrazione al Comune

→ Regolamento di condominio e affitti brevi: come modificarlo

→ RSA: come verificare il diritto alla retta gratuita a carico del SSN

→ Tinteggiatura casa: quando spetta la detrazione fiscale

→ Caparra luce e gas: come funziona il deposito cauzionale senza domiciliazione

→ Auto usata con guasti ripetuti: garanzia legale, sostituzione o risoluzione

→ Caparra affitto vacanze non restituita: come sollecitarla e ottenere il rimborso

→ Compass: onere per rata pagata con 10 giorni di ritardo, è dovuto?

→ Overbooking hotel: come chiedere rimborso per camera non disponibile

→ Multa per eccesso di velocità in Croazia: come comportarsi con il verbale

→ Diffida ATS per esenzione ticket non corretta: come verificare e contestare

→ Garanzia condizionatore Samsung: chi paga lo smontaggio dell'unità esterna

→ Lettura contatore acqua a domicilio: si può evitare per risparmiare?

→ Multa dalla Croazia senza raccomandata: come verificarne la validità

→ Penali autonoleggio per gestione multe: sono legittime o vessatorie?

→ Recensione Tripadvisor: la struttura mi definisce insolente, cosa fare

→ Iscrizione a sito incontri con addebito non richiesto: come contestarlo

→ Estrazione dentale e impianto: tempistiche lunghe sono normali?

→ Buoni fruttiferi postali scaduti: si possono ancora rimborsare

→ Bond russi in scadenza: rimborso e cedole pagati in rublo, cosa rischia il retail

→ Infrazione Ztl Dubrovnik

→ Multa ZTL Dubrovnik

→ Il medico di base è obbligato ad avere un'email per i pazienti?

→ Casa in comproprietà con il fratello: l'affitto richiesto dopo anni è legittimo?

→ Correzione 730: si può presentare una dichiarazione integrativa

GIANNINO
7 SETTEMBRE 2026

Duro e dura

STATI UNITI D'EUROPA
8 SETTEMBRE 2026

Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

· di Vincenzo Donvito Maxia

La vittoria elettorale del partito di estrema destra Afd in un land della Germania, nonostante il grande “stupore” di molti dei suoi avversari, era preannunciato non solo dai sondaggi dei mesi precedenti, ma dallo stesso trend che questo partito, diverso luogo per luogo, sta mostrando da tempo. “Stupore” da parte di formazioni che hanno sempre fatto fede e opera di europeismo ma che - ogni formazione fa caso a sè -, almeno dal nostro osservatorio di cittadini e consumatori, abbiamo difficoltà a percepire come dedite con grande impegno al superamento di tutte le - più che conclamate - difficoltà dell’Ue.

Tra gli “stupiti”, buona parte rivendica la necessità di maggiore e più sostanzioso apporto dell’Ue alla vita di ognuno, quasi sempre - però - restando sul vago e chiedendo una sorta di adesione di principio. Questo mentre, anche al di fuori della Germania, le formazioni che hanno plaudito alla vittoria dell’Afd sono in crescita anche se, come in Italia essenzialmente tra Lega e Futuro Nazionale di Vannacci - in travaso di consensi.

La fotografia dell’Italia. Alla presa d’atto come se fosse un acquazzone o una giornata di sole del partito della Meloni, corrisponde l’entusiasmo di Lega e Vannacci, e la “pessima notizia” di Forza Italia. Nell’opposizione tutti preoccupati: a parte alcune formazioni di centro, quasi tutte - anche se vorrebbero far intendere il contrario - se la prendono con la Ue, anche se con frasi e retoriche distinte per cultura e propaganda.

Meno divisioni negli altri Paesi Ue, con uno schema classico, dai Paesi scandinavi fino a Grecia e Cipro: centro sinistra preoccupati, destre di vario tipo entusiaste. Mediamente non ci sono, a differenza dell'Italia, divisioni di vedute tra chi governa.

Insomma, è proprio il caso di usare la parola “stupore”. Che evidenzia un fatto che spieghiamo con una rappresentazione figurata: un’auto che parte con la consepevolezza che sul suo percorso ad un certo punto ci sarà un ostacolo che potrebbe mandarla fuori strada, ma siccome l’auto è di grossa cilindrata, il conduttore si sente potente e va avanti ignorando l’ostacolo a venire…. arriva all’ostacolo, una grande buca che è cresciuta, per trascuratezza dei manutentori della strada, via via che l'auto si avvicinava, e si ferma intuendo (non ancora capendo) che per quanto il mezzo sia grosso e potente, non può continuare il suo percorso.

L’auto sono i Paesi Ue, la buca è Afd et similia, anche se questi ultimi al momento dimostrano di essere in grado solo di fare buche, pur aspirando di mettersi alla guida dell’auto dopo aver riparato la strada, soprattutto verso una direzione diversa da quella degli “stupiti”.

Fotografata la situazione cosa dovrebbe accadere, non tanto per rimettere l'auto in carreggiata e farle proseguire il percorso (soluzione non soluzione e con magre prospettive visto l’andazzo), ma per farla andare su un’altra carreggiata. Dove, come sostengono gli europeisti che confondono Bruxelles con la periferia di Roma o Parigi o Berlino o Madrid o Stoccolma etc, si continui il percorso di europeizzazione del Continente (auspicando che anche l’Isola ritorni) ma si radicalizzi la situazione. Le radici, quelle del manifesto di Ventotene (ci spiace per la presidente Meloni, ma sono quelle), Cioè, mettersi con certosina pazienza a spulciare quello che non funziona nell’Ue, farlo capire ai suoi cittadini e rimediare a distanze ravvicinate con scadenze improrogabili. Un new deal che non significhi solo ecologia, ma tutto. Noi auspichiamo che in Europa/Ue ci siano risposte e fatti a molti dei problemi a cui gli elettori Afd et similia hanno oggi trovato risposta nelle proposte di queste formazioni.

Sarebbe un punto di partenza non sostenendo che i nemici dell’Europa hanno l'alito cattivo, ma che su questo e quell’altro, quelle che loro prospettano non sono soluzioni, ma palliativi e anche peggioramenti… a condizione che le nuove riforme non siano un nuovo abitino della restaurazione degli elefanti di Bruxelles.

Per gli Stati, auspichiamo che i governi possano essere specchio di questo europeismo. Non perché non ci possano essere governi non d’accordo con le politiche di Bruxelles, ma perché al loro interno siano favorevoli o contrari, ponendo questo discrimine come collante di base della loro maggioranza e non, come avviene oggi in Italia, un optional. Una chiarezza per il singolo Stato e per l’Unione.

4 SETTEMBRE 2026

Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella

· di Redazione

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Forum organizzato da The European House - Ambrosetti ha inviato il seguente messaggio:

«Come in ogni edizione, il Forum consentirà di mettere a confronto autorevoli pareri e di dibattere su temi salienti dell’attualità internazionale, con l’attenzione rivolta alle sfide recate alle prospettive di crescita dell’Europa e dell’Italia.

Il frangente storico che viviamo appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo, limitandosi - spesso con uno sguardo rivolto a stagioni passate che non ci sono più - a mettere in discussione i valori sui quali le società nazionali hanno costruito il loro presente.

Per un verso, si amplia repentinamente il novero delle sfide globali la cui soluzione richiede maggiore cooperazione tra gli Stati – dal cambiamento climatico, alle crisi sanitarie pandemiche, dalla disponibilità di risorse energetiche, alimentari e idriche, all’impatto dell’Intelligenza Artificiale. Per l’altro, si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti - materiali e immateriali - con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali.

Il concetto di sicurezza di alcuni avverrebbe così a spese di quella di altri, con una visione coercitiva dell’interdipendenza, che riporta a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana.

Crescenti pressioni sull’ordine multilaterale - realizzato nel secolo scorso sulla spinta degli orrori della Seconda guerra mondiale - a vantaggio di logiche di corto respiro, archiviano i grandi benefici che questo ha recato in termini di pacificazione, indipendenza, emancipazione economica e sociale di vaste porzioni del mondo.

Il Forum Ambrosetti ha saputo monitorare, nel corso del tempo, questi passaggi.

Se guardiamo alle prospettive del futuro prossimo e ai segnali che destano maggiore preoccupazione in termini di instabilità o contrapposizione, è opinione largamente diffusa che proprio nel momento in cui la stabilità e l’efficacia di tale ordine si rendono più necessarie, esso oggi appaia minacciato e messo alla prova nelle sue regole e nelle sue prassi.

Eppure, è appena il caso di ricordare i costi umani, politici, economici, sociali del disordine, della contrapposizione, della guerra.

Basterebbe un’analisi di questi per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di mancanza di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti.

Salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli sollecita un rapido esame delle necessarie condizioni di riforma e adattamento alla realtà contemporanea, radicalmente diversa dalle condizioni degli anni del secondo dopoguerra, per renderlo più adeguato ed efficace.

Un’esigenza evolutiva e riformatrice che, se riguarda la comunità globale, per numerosi aspetti riguarda il processo di integrazione europea.

L’Unione Europea costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro.

I suoi successi sono indiscutibili – e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale.

La sua vocazione a proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, iniziando da quello economico e commerciale, con diversi interlocutori, attraversa una stagione espansiva ed è ben testimoniata dal numero di Accordi di libero scambio recentemente siglati con Stati e associazioni di Stati di ogni continente.

Di questo modello di rapporti internazionali cooperativi, alternativo alla logica del più forte o del profitto di rapina come unico parametro, dobbiamo andare orgogliosi: come in tutte le aree strategiche dove l’Unione interviene, è infatti la persona a essere messa al centro.

Questa scelta di fondo ha fatto sì che l’UE abbia saputo costruire un progetto continentale ambizioso e avanzato, attento alle dimensioni dell’inclusione sociale, della tutela dell’ambiente, coniugate con la crescita economica.

L’Unione Europea, lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta.

Il suo contributo a un ordinamento internazionale equo e condiviso è prezioso e, su questo terreno, l’Europa deve saper giocare assumendo iniziative piuttosto che attestarsi su moduli di mera difesa.

I necessari e urgenti cambiamenti nel funzionamento delle sue istituzioni, nella composizione, nella tempestività delle decisioni, nelle priorità, sono indispensabili per affermare le volontà espresse dalla sovranità dei popoli che in essa si riuniscono.

Le società civili dei vari Paesi, il sistema delle imprese, sanno di avere una responsabilità speciale e un ruolo nel consentire all’Unione di essere rilevante, di avere una propria identità, per continuare a rappresentare un modello virtuoso cui ispirare le relazioni internazionali.

L’attuale contesto internazionale non ammette indugi.

Occorre un chiaro percorso di azione affinché tornino a prevalere modalità di convivenza pacifica in seno alla Comunità degli Stati in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato.

In assenza di questo presupposto, sono messe a dura prova le stesse prospettive di un’economia mondiale prospera e in crescita costante e duratura.

I temi affrontati nel corso delle diverse sessioni saranno utili a far emergere spunti di riflessione, idee e proposte.

A tutti i partecipanti auguro buon lavoro».

2 SETTEMBRE 2026

L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita

· di Redazione

Sembra una scena tratta da un film di James Bond, quella raccontata da Woepke Hoekstra. Commissario europeo per il clima, olandese di 50 anni dal fisico asciutto di chi è nato in bicicletta. È un uomo cresciuto nel mondo delle imprese e della politica, non di certo un ambientalista. Prima in Shell e in McKinsey, poi ministro e vicepremier dei Paesi Bassi. Quanto affermato da Hoekstra ai microfoni di Euronews ha dell’incredibile. Ha accusato la Cina di aver inserito interruttori all’interno delle pale eoliche installate in Europa, così da poterle spegnere da remoto. Secondo il Commissario i cinesi praticano spionaggio industriale ormai a livello diffuso.

L’Europa sta costruendo la propria autonomia energetica con tecnologie che non controlla. Pannelli solari, batterie, inverter ed elettrolizzatori, ossia gli strumenti con cui pensiamo di liberarci dai combustibili fossili, dipendono da filiere concentrate soprattutto in Cina. Queste macchine, importate nell’Unione, diventano parte della rete elettrica e a quanto pare sono in grado di raccogliere dati ed essere controllate a distanza. È così che la dipendenza si trasforma in coercizione. I contorni della vicenda rimangono nebulosi, ma la radice del problema è a noi ben nota.

Per anni abbiamo discusso della dipendenza energetica europea interrogandoci sulla provenienza del petrolio e del gas. Oggi, mentre le nostre ambizioni mutano, dobbiamo innalzare i nostri sospetti. L’Europa sa già cosa succede quando si preferisce scegliere il prezzo più conveniente, la via più breve. Per anni il gas russo è stato abbondante e relativamente economico, poi nel ’22 è arrivata la guerra e la concentrazione delle forniture è diventata una vulnerabilità. Il costo che non avevamo pagato fino a quel momento è arrivato tutto insieme, strozzandoci. Ora rischiamo di ripetere lo stesso errore con le tecnologie che dovrebbero aiutarci a combattere il cambiamento climatico. Hoekstra lo ammette con una franchezza abbastanza rara a Bruxelles.

L’Europa avrebbe dovuto affrontare la propria dipendenza dalla Cina cinque o dieci anni fa. Farlo oggi sarà più costoso, ma aspettare altri cinque o dieci anni lo sarà ancora di più. Le imprese cinesi controllano oltre l’ottanta per cento del mercato europeo dell’accumulo elettrico residenziale e quasi l’ottantotto per cento delle importazioni di batterie agli ioni di litio. Nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Unione con la Cina ha raggiunto circa 360 miliardi di euro, quasi un miliardo al giorno. Ma sarebbe sbagliato concludere che la risposta sia smettere di commerciare con Pechino. Piuttosto, continuare a commerciare senza lasciare che una posizione dominante possa trasformarsi in una capacità di pressione sull’Europa. In altre parole, impedire che le dipendenze diventino armi.

Ed è su questa distinzione che Bruxelles sta costruendo la propria risposta. Maroš Šefčovič, Commissario europeo al commercio, si recherà a Pechino a ottobre per proseguire i negoziati su commercio e investimenti, controlli all’export e tutela della proprietà intellettuale. Ottobre è anche una data simbolo, poiché segna la fine della tregua di un anno sulle licenze cinesi per l’export di terre rare. Nel frattempo, dal 1° maggio, i fondi europei non finanziano più i progetti solari, eolici e di accumulo che utilizzano inverter o sistemi di conversione provenienti da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord.

Il problema però è più profondo. Un inverter così come un elettrolizzatore contiene semiconduttori, sensori, moduli di comunicazione che potrebbero essere assemblati in Europa ma essere realizzati in Cina. Iniziare a produrre queste componenti implica un costo. Significa finanziare fabbriche europee che inizialmente potrebbero produrre a prezzi più alti, oppure accettare che una batteria o un elettrolizzatore prodotto in Europa non battano immediatamente il prezzo cinese. Per anni abbiamo confuso il prezzo più basso con il costo più basso, ma ora capiamo che non sono la stessa cosa e che forse vale la pena spendere qualcosa in più.

Forse, alla fine della fiera, importa solo quali sono gli obiettivi che ci diamo: per essere carbon-neutral dobbiamo inondare il mercato Europeo di tecnologia cinese. Per essere competitivi e “sicuri” dobbiamo in parte rinunciare agli obiettivi climatici, almeno per ora, e spendere di più per cercare tecnologie alternative. Il concetto di autonomia energetica potrebbe indurci a pensare che la soluzione migliore sia produrre tutto in casa nostra. Questo è impossibile, almeno contemporaneamente. Raggiungere l’autonomia implica innanzitutto conoscere le nostre dipendenze. Poi decidere quali possiamo permetterci. Infine costruire un’alternativa prima che qualcun altro decida di danneggiarci. Tertium non datur. La dicotomia reale non è tra protezionismo e libero mercato, ma tra la strada breve ma pericolosa e quella più sicura, che è anche la più lunga.

(Europea - Linkiesta)

2 SETTEMBRE 2026

I risparmi delle famiglie europee finanziano l’America, Bruxelles vuole trattenere 300 miliardi di euro in casa

· di Redazione

I leader europei stanno nuovamente cercando di risolvere un problema che tiene occupata Bruxelles da oltre un decennio: come convincere gli europei a smettere di finanziare la crescita economica americana con le proprie tasche.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato, in occasione di un forum economico in Francia, che tutti i 27 Stati membri dell’UE hanno concordato di creare la cosiddetta Unione del risparmio e degli investimenti.

Si tratta di una ridenominazione dell’attuale progetto di Unione dei mercati dei capitali, che per anni è rimasto bloccato a causa della riluttanza dei governi nazionali. Il termine “mercati dei capitali” suonava troppo bancario e distaccato, mentre la nuova denominazione mette in primo piano il “risparmio e gli investimenti” della gente comune.

Come ha ricordato la presidente della Commissione a luglio in un discorso ufficiale al Parlamento europeo, all’Europa non manca il capitale, ma un mercato efficiente che lo trattenga all’interno dell’Unione.

“Ogni anno dall’Europa affluiscono sui mercati esteri 300 miliardi di euro provenienti dai risparmi delle nostre famiglie, poiché il nostro mercato dei capitali è troppo frammentato. I fondi esteri utilizzano poi questi soldi per acquistare aziende europee innovative. Dobbiamo porre fine a questo circolo vizioso”, ha sottolineato.

I risparmi delle famiglie su conti a basso tasso d’interesse

Si tratta, del resto, del denaro dei cittadini comunitari. Gli europei detengono somme enormi in depositi bancari, conti correnti e fondi pensione conservativi.

Poiché il mercato europeo è frammentato e le banche europee non riescono a far fruttare adeguatamente questi risparmi colossali, i fondi di investimento e le società di gestione europee li investono massicciamente negli Stati Uniti.

Questi fondi europei acquistano azioni di giganti tecnologici americani come Apple, Nvidia o Microsoft, oppure investono in titoli di Stato e obbligazioni societarie statunitensi. A ciò si aggiunge un numero sempre maggiore di europei che, tramite app di investimento, acquistano direttamente azioni americane e fondi indicizzati. In pratica, quindi, le famiglie europee, attraverso i gestori dei propri risparmi e dei fondi, finanziano direttamente il mercato statunitense.

La logica della Commissione europea è semplice. L’Europa deve far fronte a un enorme deficit di investimenti e, se vuole competere con i mercati sviluppati degli Stati Uniti o con l’aggressiva industria cinese, ha bisogno di centinaia di miliardi di euro all’anno per la transizione verde, la digitalizzazione e la propria difesa.

Oltre alla fuga dei citati 300 miliardi di euro di risparmi che i fondi europei investono negli Stati Uniti, le famiglie europee detengono altri 10 trilioni di euro su conti bancari a basso tasso d’interesse, dove l’inflazione ne erode gradualmente il valore.

Il capitale in fuga alimenta la crescita americana, mentre le promettenti startup europee non riescono a trovare finanziamenti in patria per espandersi. Un’azienda con una buona idea preferisce quindi attraversare l’oceano per quotarsi al Nasdaq o rivolgersi a investitori americani disposti a finanziarla, paradossalmente spesso con denaro che prima era defluito dall’Europa attraverso i fondi europei.

Il muro delle 27 legislazioni diverse

Il piano di integrazione dei mercati finanziari sembra logico, ma nella pratica si scontra con tre ostacoli fondamentali.

Il primo è rappresentato dalle diverse norme fiscali e in materia di fallimento. Ciascuno dei 27 paesi ha i propri principi di tassazione dei redditi e un diritto fallimentare completamente diverso in caso di bancarotta delle imprese. Investire oltre confine nell’UE è quindi complicato e costoso per gli investitori, mentre la modifica di queste norme richiede il consenso unanime di tutti gli Stati membri.

Il secondo ostacolo è rappresentato dalla lotta per il potere e il denaro tra i singoli paesi. Gli Stati più piccoli temono che la creazione di un unico mercato gigantesco sposti tutto il capitale e le attività finanziarie verso centri come Parigi o Francoforte.

Allo stesso tempo, le banche centrali e le autorità di regolamentazione nazionali si rifiutano di cedere le proprie competenze a favore di un’unica autorità di vigilanza europea.

Il terzo problema è proprio la distanza culturale degli europei nei confronti della borsa. Mentre negli Stati Uniti oltre il 60% delle famiglie possiede azioni o fondi di investimento, in Europa la percentuale si attesta solo intorno a un terzo.

Gli europei ripongono tradizionalmente fiducia nei depositi bancari e negli immobili, mentre gli Stati esitano a concedere agevolazioni fiscali che potrebbero incentivare le persone a investire nel mercato dei capitali.

Il mito della nazionalizzazione dei risparmi

Il tentativo dell’UE di interconnettere i mercati finanziari è tuttavia diventato immediatamente bersaglio di massicce campagne di disinformazione. I media statali russi e filo-Cremlino, tra cui l’agenzia TASS e le piattaforme bielorusse, hanno deliberatamente travisato i discorsi di Ursula von der Leyen e hanno diffuso la narrativa secondo cui l’UE sta fallendo e sta per nazionalizzare i risparmi dei cittadini.

Anche l’analisi del progetto EUvsDisinfo sottolinea da tempo i rischi legati alla manipolazione dell’opinione pubblica nell’UE.

La notizia falsa proveniente da fonti russe si è diffusa rapidamente sui social network X, TikTok e Facebook attraverso profili influenti incentrati sulle criptovalute, l’economia alternativa e le teorie del complotto.

Da lì, tradotta, è giunta anche in Slovacchia e nella Repubblica Ceca, dove è stata sfruttata da politici euroscettici.

Il trucco chiave dei disinformatori è stato l’uso improprio del termine finanziario specialistico “securitization” (securitizzazione – procedura finanziaria standard per la conversione dei prestiti in titoli), che hanno volutamente tradotto per il pubblico non specializzato come “seizuring” (confisca o sequestro).

Cosa significa questo per la Slovacchia

Per la Slovacchia, dove la maggior parte dei risparmi è depositata su conti correnti ed è soggetta all’inflazione, il mercato riformato potrebbe offrire un accesso più agevole a prodotti europei di investimento e previdenziali più redditizi. Allo stesso tempo, le aziende slovacche innovative avrebbero un accesso molto più agevole al capitale straniero senza dover trasferire la propria sede negli Stati Uniti o nell’Europa occidentale.

Le economie locali, tuttavia, devono affrontare anche alcune sfide. La Slovacchia dovrà adeguare gradualmente la propria legislazione fiscale e fallimentare agli standard europei. Per il mercato finanziario slovacco, di dimensioni più ridotte, esiste inoltre il rischio che un mercato pienamente integrato sposti l’attività finanziaria principale verso i grandi centri europei, creando pressione sulle società di investimento e di gestione locali.

Il cambio di nome come nuovo tentativo di svolta

Proprio per questo la Commissione ha deciso di basare la trasformazione del progetto su una nuova narrativa. Ribattezzando la riforma tecnocratica da «Unione dei mercati dei capitali» a “Unione del risparmio e degli investimenti”, cerca di inviare un segnale alla gente comune, sottolineando che non si tratta solo di istituzioni finanziarie, ma di rendimenti più elevati dai propri risparmi familiari e dalle pensioni.

Secondo Ursula von der Leyen, le imprese europee innovative non dovrebbero più guardare agli Stati Uniti o all’Asia per finanziare il proprio sviluppo, ma dovrebbero trovare tutto ciò di cui hanno bisogno direttamente in casa propria. Tuttavia, solo i negoziati legislativi concreti dei prossimi mesi dimostreranno se questa nuova retorica riuscirà a superare le barriere nazionali consolidate nel corso degli anni.

(Irena Jenčová su Focu Europe del 02/09/2026)

2 SETTEMBRE 2026

Scuderi (Verdi) è necessario superare il veto degli Stati per costruire un’Europa più forte e federale

· di Redazione

Focus Europe Italia ha intervistato a Ventotene l’on. Benedetta Scuderi, eurodeputata del gruppo dei Verdi e membro del Board del Gruppo Spinelli, che riunisce i parlamentari europei favorevoli a una riforma dell’Unione in senso federale, a margine del seminario sulle sfide alla democrazia europea organizzato congiuntamente dal Centro d’Eccellenza Jean Monnet fEUture dell’Università eCampus e dal Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa. Nell’intervista, Scuderi indica nel cambiamento climatico e nella transizione energetica alcune delle principali sfide per l’Europa, sottolineando la necessità di aumentare gli investimenti comuni in mitigazione, adattamento, rinnovabili, efficienza e nuove tecnologie. Secondo l’eurodeputata, l’attuale bilancio europeo, pari a poco più dell’1% del reddito nazionale lordo dell’UE, non è sufficiente per finanziare contemporaneamente politiche climatiche, sicurezza, difesa, politica estera e giustizia sociale. Per questo, sostiene, occorre superare l’attuale modello di “Unione delle nazioni” e procedere verso un’Europa federale, dotata di maggiori risorse proprie, della possibilità di ricorrere al debito comune per finanziare investimenti europei e di maggiori poteri di bilancio per il Parlamento europeo. Sul fronte della politica estera e della sicurezza, Scuderi chiede inoltre di superare il diritto di veto degli Stati membri, considerato uno dei principali ostacoli alla capacità dell’UE di agire come soggetto geopolitico. Una debolezza che, secondo l’eurodeputata, consente alle altre grandi potenze, a partire dagli Stati Uniti di Donald Trump, di trattare con i singoli governi europei anziché confrontarsi con un’Unione capace di parlare con una sola voce. Il risultato, sostiene Scuderi, è un’Europa più vulnerabile alle pressioni esterne, dai rapporti commerciali alle scelte in materia di difesa e sicurezza internazionale.

Quali sono le sfide principali a cui l’Unione Europea deve far fronte oggi?

Sicuramente il collasso climatico è una sfida che non ha solo l’Unione Europea, ma le cui conseguenze si stanno sentendo moltissimo sui territori europei, dei Paesi dell’Unione e non dell’Unione. E che sta avendo delle conseguenze enormi sulla sicurezza delle persone, sulla salute, ma anche sulla sicurezza alimentare, sulla possibilità di mantenere uno stile di vita dignitoso, soprattutto dei ceti economicamente più svantaggiati.
Questa cosa deve essere risolta ovviamente a livello globale, ma non può essere sicuramente risolta a livello degli Stati nazionali. L’Unione Europea deve unirsi sul clima, come ha già fatto, aumentare le misure che sono state prese, sia in termini di mitigazione e di adattamento. Ma anche e soprattutto finanziare di più, investire di più del suo bilancio per tutto quello che riguarda la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Chiaramente dovrebbe avere un ruolo a livello internazionale molto più forte e cercare di far ricominciare le negoziazioni internazionali, che purtroppo, soprattutto per via della fuoriuscita degli Stati Uniti con Trump, sono diventate sempre più deboli. Così come dovrebbe anche utilizzare la sua forza commerciale e di grande consumatore come strumento per poter influenzare le altre grandi potenze.
All’interno della questione climatica sicuramente c’è la questione energetica, che è una parte dell’adattamento e della mitigazione dei cambiamenti climatici, ma è anche un grandissimo driver per la nostra economia e per la nostra industria.
Noi dobbiamo accelerare sulle rinnovabili, e su tutta una transizione energetica, che non significa solo energie rinnovabili, ma anche efficienza e nuove tecnologie. Significa voler veramente creare un modello energetico diverso da quello attuale, che è basato sul fossile e sullo sfruttamento. E su questo l’Europa deve accelerare, soprattutto perché il nostro essere rimasti indietro nella transizione energetica, ha fatto sì che abbiamo dei prezzi energetici estremamente alti. Questo ha un impatto sulle nostre economie, sulla nostra industria, sulle persone e lo avrà sempre di più.

Lei chiede più investimenti da parte dell’Unione, ma il bilancio europeo è all’1%. Tutti chiedono sempre di più all’Unione, e quindi al suo bilancio, però nessuno vuole aumentarlo. Come se ne esce?

Le priorità ovviamente per l’Europa sono tante. Ne abbiamo nominate due, ma c’è sicuramente anche la priorità della costruzione di una politica estera, di difesa comune, della giustizia sociale. Sono veramente tante e in un bilancio così risicato come quello europeo non si riesce a portare avanti niente.

Il punto è che per uscire da questo impasse noi dovremmo ripensare proprio l’idea di Unione, che è quello che stiamo facendo qui a Ventotene, nel quadro del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo emanciparci da un’idea di Unione delle Nazioni ed andare invece verso l’idea di un’Unione federale. Perché è soltanto così che si può avere un bilancio che sia efficace e sufficiente a rispondere alle nostre sfide. Quindi iniziare a credere in un bilancio che veda dei contributi nazionali molto più alti rispetto al mero 1%, che aumenti le risorse proprie, che dia la forza e il potere al Parlamento, che è l’unica istituzione democraticamente eletta, di poter decidere effettivamente del bilancio, e che preveda anche la possibilità di debito comune, che deve voler dire investimenti comuni, quindi a livello europeo, su quello che ci serve per affrontare le sfide del futuro, che sono quelle che abbiamo menzionato.

Quali sono i passi che bisognerebbe fare nell’integrazione in politica estera e di sicurezza?

Ovviamente abbandonare l’idea del veto, che è la cosa meno sensata che si possa fare nel momento in cui dobbiamo unirci, ma ogni decisione europea può essere bloccata da un veto di qualsiasi Stato. Questo fa sì che l’Europa non venga presa seriamente. Ed è la cosa migliore per tutte le altre potenze che ci vogliono divisi, perché divisi siamo più deboli, soprattutto in politica estera, di sicurezza e di difesa. E noi continuiamo a dar adito a questo tipo di narrazione che poi ci porta a indebolirci.

Prendiamo il caso Trump. È chiaro che Trump dice: io non parlo con l’Europa perché non so con chi parlare dell’Europa.
La verità è che lui non parla con l’Europa perché se parlasse con l’Europa dovrebbe avere un interlocutore che ha il suo stesso peso. Se parla soltanto con la Germania, con la Francia, con l’Italia parla con degli interlocutori piccoli che non hanno questo stesso peso. Ma è anche vero che lui non sa con chi parlare, perché se parla con Kaja Kallas o con von der Leyen, è molto probabile che quello che loro dicono poi non venga portato a termine per il veto di quello o dell’altro Stato.

Quindi questa Europa monca ci indebolisce davanti a chi vuole usare questa nostra debolezza a proprio vantaggio, che è quello che Trump continua a fare nelle politiche di difesa, chiedendoci delle cose impossibili e ottenendole, nelle politiche imperialiste che sta portando avanti, nelle politiche di distruzione del diritto internazionale e nelle politiche commerciali, mettendoci davanti a dei dazi assurdi su cui noi dobbiamo soltanto soccombere e cercare di non farlo arrabbiare troppo perché non abbiamo la forza politica di poter reagire, perché non decidiamo di stare insieme.

NOTIZIE
8 SETTEMBRE 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. In arrivo la legge per disattivare i feed con algoritmo

Il governo australiano ha annunciato una proposta di legge che obbligherà le piattaforme social a permettere agli utenti di disattivare i feed governati da algoritmi, tornando a una visualizzazione basata solo sui contenuti di amici e creator seguiti volontariamente. La misura, ribattezzata "My Feed, My Way", riguarderebbe i principali colossi del settore: Meta, Google (proprietaria di YouTube), TikTok e Snap.

Come riporta CNBC, il primo ministro Anthony Albanese ha presentato l'iniziativa martedì, spiegando che le piattaforme dovranno consentire agli utenti sopra i 16 anni di scegliere tra due opzioni: mantenere un feed con contenuti personalizzati raccomandati da un algoritmo, oppure disattivare questa funzione e vedere solo i post di persone scelte liberamente. Secondo quanto ricostruito dall'agenzia di stampa Associated Press, le piattaforme dovranno inviare una notifica sia ai nuovi utenti sia a quelli già iscritti, chiedendo loro di scegliere il proprio feed predefinito. Il testo, presentato dalla ministra delle Comunicazioni Anika Wells nell'ambito del più ampio "Digital Duty of Care", punta anche a proteggere i minori da contenuti che promuovono disturbi alimentari, idee ostili verso le donne, pornografia, criminalità e sfide pericolose, oltre a materiale che può causare grave disagio psicologico. Le sanzioni previste per le aziende inadempienti potrebbero arrivare fino a 109,2 milioni di dollari australiani, pari a circa 78,6 milioni di dollari statunitensi.

Il premier Albanese ha sottolineato che il provvedimento "dà scelta agli utenti e responsabilizza le grandi aziende tecnologiche per la loro inerzia", aggiungendo che chi non rispetterà le regole "affronterà sanzioni significative". La misura arriva dopo che, lo scorso dicembre, l'Australia ha introdotto un divieto mondiale di detenere account social per i minori di 16 anni su piattaforme come Instagram, Facebook e TikTok. Quel provvedimento, tuttavia, ha mostrato risultati incerti: secondo dati dell'eSafety Commissioner australiano, tre mesi dopo l'entrata in vigore del divieto oltre l'81% dei ragazzi utilizzava ancora almeno una piattaforma soggetta a restrizioni d'età, un dato di poco inferiore all'86% registrato prima del divieto.

A differenza delle misure precedenti - che includevano anche il News Media Bargaining Code, il meccanismo che ha obbligato Meta e Google a remunerare gli editori locali per i contenuti giornalistici - questa nuova proposta interviene direttamente sul cuore del modello di business delle piattaforme: il sistema di raccomandazione algoritmica, motore centrale della crescita degli utenti e dei ricavi pubblicitari.

Il provvedimento arriva in un anno particolarmente difficile per le big tech sul fronte legale e regolatorio. A marzo Meta ha perso una causa intentata dal procuratore generale del New Mexico Raul Torrez, che ha portato a una sanzione di oltre 900 milioni di dollari per violazione delle leggi statali sulla sicurezza dei minori. Ad agosto la stessa Meta ha raggiunto un accordo da 18 miliardi di dollari in un processo promosso da una coalizione di stati americani guidata dalla California, che accusava l'azienda di aver minimizzato i rischi delle sue piattaforme, Instagram e Facebook, per gli utenti più giovani. Come parte di quell'accordo, Meta si è impegnata a introdurre entro pochi mesi, per gli utenti minori di 18 anni, la possibilità di scegliere un feed non algoritmico, un limite di utilizzo giornaliero di due ore e la disattivazione dei filtri per il make-up estremo e la chirurgia estetica.

Resta ancora da chiarire un aspetto cruciale del provvedimento australiano: quale sarà l'impostazione predefinita del feed. Il testo non ha ancora stabilito se, per gli utenti che non esprimono una scelta esplicita, il sistema manterrà attivo l'algoritmo di raccomandazione oppure lo disattiverà automaticamente. Si tratta di un nodo tecnico non secondario, dato che le impostazioni predefinite influenzano in modo determinante i comportamenti degli utenti, che tendono a non modificare le opzioni preselezionate dalla piattaforma.

Il precedente più vicino a questa misura è quello del Digital Services Act europeo, che già prevede la possibilità per gli utenti di richiedere un feed non basato sulla profilazione algoritmica. Quell'opzione, tuttavia, è stata più volte criticata come poco visibile e difficile da attivare per l'utente medio. Per evitare lo stesso esito, i regolatori australiani starebbero valutando requisiti di design più stringenti, che potrebbero includere prompt ricorrenti che ripropongano periodicamente la scelta agli utenti, invece di un'opzione nascosta nei menu delle impostazioni.

Il testo di legge, il cui esame in Parlamento è atteso nei prossimi giorni, dovrà ora affrontare il dibattito parlamentare: i Verdi australiani, da posizioni più radicali, chiedono che l'algoritmo sia disattivato di default e che siano gli utenti a dover attivare volontariamente la personalizzazione, un approccio ben più aggressivo rispetto a quello attualmente previsto dal governo. Nessuna delle aziende coinvolte - Meta, Google, TikTok e Snap - ha ancora fornito una risposta ufficiale alla proposta.

8 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza

La Commissione europea e le autorità nazionali di sorveglianza del mercato hanno reso noti i risultati del primo controllo simultaneo ("sweep") condotto sui marketplace online dopo l'entrata in vigore delle nuove regole UE sulla sicurezza dei prodotti. L'indagine si è concentrata sugli articoli per la prima infanzia venduti in rete, come marsupi porta-bebè e succhietti, e ha coinvolto oltre 1.700 offerte controllate su 47 piattaforme online tra il 1° aprile e il 15 maggio 2025.

Secondo quanto riportato dalla Commissione, i marketplace rispettano in generale i requisiti di base: nel 95% dei casi i prodotti risultavano correttamente identificati, ad esempio con immagini o codici a barre. Il controllo ha però evidenziato carenze significative su un punto cruciale per la tutela dei consumatori: solo il 53% delle piattaforme aveva designato il punto di contatto obbligatorio per le autorità di sorveglianza del mercato e si era registrato sul portale Safety Gate, lo strumento europeo che raccoglie le segnalazioni sui prodotti pericolosi.

Un altro elemento critico riguarda i prodotti già dichiarati pericolosi: le autorità di sorveglianza hanno segnalato che, in alcuni casi, articoli rimossi in seguito a un ordine di ritiro sono poi ricomparsi sugli stessi marketplace, segno che i controlli successivi alla rimozione non sono sempre efficaci.

Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato che gli europei meritano prodotti sicuri, sia che vengano acquistati online sia offline, aggiungendo che il controllo ha permesso di farsi un'idea chiara di come i marketplace si comportano nella pratica per garantire che i prodotti che entrano nelle case dei cittadini siano sicuri. Virkkunen ha parlato di una conformità generale ma con margini di miglioramento, invitando le autorità nazionali a garantire un adeguato seguito ai risultati emersi.

Anche Michael McGrath, commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, ha sottolineato come questo tipo di controllo rappresenti uno degli strumenti introdotti dalle nuove regole sulla sicurezza dei prodotti, utile per verificare la conformità dei marketplace online e capace di orientare le future azioni di enforcement dell'esecutivo comunitario.

L'obiettivo dello sweep era verificare se i venditori che offrono questi articoli e i marketplace che intermediano la loro vendita rispettino il Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti (GPSR), la normativa UE entrata pienamente in vigore a dicembre 2024 che impone obblighi precisi su tracciabilità, informazioni obbligatorie in ogni scheda prodotto e nomina di un responsabile di conformità nell'Unione.

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero

In Italia una famiglia composta esclusivamente da persone straniere su tre vive in povertà assoluta. Il dato preciso, riferito al 2024, è del 35,2%, contro il 6,2% registrato tra i nuclei formati solo da cittadini italiani: una differenza di sei volte. È quanto emerge da un'analisi diffusa dall'Alleanza contro la povertà, come riporta Collettiva.it.

Il dato più allarmante riguarda il fatto che avere un'occupazione non basta a mettere al riparo dalla povertà: è povero il 29,1% dei nuclei con almeno uno straniero occupato come persona di riferimento, contro appena il 4,2% delle famiglie italiane nella stessa condizione. Anche i salari raccontano una disparità strutturale: la retribuzione media annua dei lavoratori extracomunitari resta inferiore del 30,4% rispetto alla media generale dei lavoratori in Italia.

La situazione si aggrava ulteriormente se si guarda ai rifugiati già riconosciuti come tali: secondo le stime dell'Unhcr, il 43,5% di loro vive in povertà assoluta, il 67% si trova sotto la soglia di povertà relativa e il 26% versa in condizioni di grave deprivazione materiale. Mancano invece dati aggiornati sui circa 180mila richiedenti asilo ancora in attesa di una risposta alla loro domanda.

Un capitolo a parte riguarda i minori stranieri non accompagnati: al 31 luglio erano 13.601 in tutta Italia, e di questi il 74% ha tra i 16 e i 17 anni. Per loro il passaggio alla maggiore età rappresenta un momento particolarmente delicato. Dall'Alleanza sottolineano che a 18 anni la tutela prevista per i minorenni può interrompersi proprio quando servirebbero un permesso di soggiorno stabile, un alloggio, percorsi di formazione e un reddito: senza continuità nell'accoglienza e nell'accompagnamento, il rischio è di scivolare rapidamente nella povertà, nell'irregolarità e nello sfruttamento.

L'Alleanza contro la povertà denuncia questi numeri in un momento in cui, in Europa, si moltiplicano trasferimenti, rimpatri ed esternalizzazione delle frontiere, chiedendo di riportare al centro del dibattito pubblico le persone, i diritti e le politiche di inclusione. Nel mirino dell'associazione c'è in particolare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla cosiddetta remigrazione, che punta a incentivare il ritorno volontario e assistito nei Paesi d'origine degli stranieri regolarmente presenti in Italia a determinate condizioni, prevedendo però il divieto di tornare stabilmente nel nostro Paese per chi aderisce.

Per finanziare questo meccanismo la proposta prevede l'istituzione di un fondo per la remigrazione da un miliardo di euro l'anno, incrementabile fino a due miliardi, oltre a una tassa del 3% sulle rimesse inviate all'estero. Secondo l'Alleanza contro la povertà, sottrarre risorse all'integrazione per finanziare questo fondo avrebbe l'effetto di aumentare, e non ridurre, povertà e marginalità sociale. La tassazione delle rimesse, inoltre, colpirebbe direttamente il reddito di famiglie che spesso vivono in Paesi poveri e che dipendono da quei trasferimenti di denaro.

Infine, il rapporto Aida pubblicato a luglio 2025 mette in evidenza un ulteriore squilibrio nell'accesso alle misure di sostegno: a maggio 2024 solo il 9,5% delle famiglie beneficiarie dell'Assegno di inclusione era composto da stranieri, un dato nettamente sproporzionato rispetto all'incidenza della povertà tra questi nuclei, che risulta quasi sei volte più alta di quella registrata tra le famiglie italiane.

8 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU

La salute sessuale e riproduttiva è diventata uno dei bersagli privilegiati di una più ampia offensiva contro la scienza, i fatti e la verità. È l'allarme lanciato dalla professoressa Kate Gilmore, co-presidente del panel consultivo su genere e diritti dell'HRP, il programma speciale sulla riproduzione umana gestito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per conto delle Nazioni Unite, durante un webinar organizzato in apertura del mese dedicato alla salute sessuale e riproduttiva, che si celebra ogni settembre.

Come riporta Health Policy Watch, secondo Gilmore chi difende la salute e i diritti sessuali e riproduttivi si trova oggi "in prima linea" di fronte a una crescente ostilità verso la scienza, aggravata da un intreccio tossico di razzismo, sessismo e omofobia. Leader politici in diverse parti del mondo cercherebbero deliberatamente di reprimere la ricerca indipendente, cancellare la libertà accademica e negare l'evidenza scientifica, tagliando i finanziamenti in modo da riservare i benefici della scienza soltanto a una ristretta élite.

Durante l'incontro sono stati portati esempi concreti di come la ricerca scientifica abbia prodotto risultati decisivi per la salute delle donne nel mondo. Uno di questi è lo studio ECHO, condotto in dodici siti dislocati in quattro paesi africani e pubblicato nel 2019 sulla rivista The Lancet, che ha confrontato tre metodi contraccettivi - l'iniezione Depo-Provera, la spirale al rame e l'impianto al levonorgestrel - senza rilevare differenze significative nel rischio di contrarre l'HIV tra le donne che utilizzavano l'uno o l'altro metodo. Un risultato che ha permesso di sciogliere dubbi che per anni avevano condizionato le scelte contraccettive in molte aree ad alta prevalenza di HIV.

Un secondo esempio riguarda la violenza di genere. La cifra ormai nota secondo cui una donna su tre nel mondo subisce nel corso della propria vita violenza fisica e/o sessuale deriva dalle stime globali e regionali dell'OMS sulla violenza contro le donne del 2013, realizzate in collaborazione con la London School of Hygiene and Tropical Medicine e il South African Medical Research Council. Quelle stime, ha spiegato uno degli esperti intervenuti, furono presentate insieme alle linee guida cliniche e politiche dell'OMS su violenza del partner e violenza sessuale, contribuendo a far riconoscere la violenza di genere come un problema di salute pubblica di primaria importanza, con conseguenti azioni intraprese a livello nazionale. Se inizialmente il monitoraggio riguardava 80 paesi, oggi i dati sulla violenza di genere sono raccolti in 168 paesi, e il 42% degli Stati ha inserito nei propri bilanci sanitari risorse dedicate specificamente alla risposta a questo fenomeno.

Un terzo esempio citato è lo studio Kesho Bora, guidato dall'OMS e condotto nel 2011 in Burkina Faso, Kenya e Sudafrica, che ha dimostrato come l'avvio della terapia antiretrovirale durante la gravidanza nelle donne sieropositive abbia ridotto in modo sostanziale la trasmissione dell'HIV da madre a figlio, con un calo del 43% dei casi di trasmissione verticale del virus.

Nel corso del webinar è stata inoltre criticata la scelta, adottata durante la pandemia di COVID-19, di escludere sistematicamente le donne in gravidanza dai trial clinici sui vaccini e sulle terapie, nonostante le gestanti fossero esposte a un rischio maggiore di sviluppare complicanze gravi in caso di infezione. Una lacuna che, secondo i relatori, ha lasciato per mesi le donne incinte prive di dati affidabili su sicurezza ed efficacia dei trattamenti disponibili.

Bertho Makso, rappresentante della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare per la regione del mondo arabo (IPPF Arab World), ha denunciato come in diversi paesi del Medio Oriente leggi restrittive continuino a ostacolare l'accesso alle cure per l'HIV e per l'Mpox, la malattia nota in passato come vaiolo delle scimmie. La dottoressa Njeri Nyamu, dal Kenya, ha invece portato l'esempio dello IUD ormonale, la spirale contraccettiva a rilascio di ormoni: introdotta nel settore sanitario privato del paese già nel 2011, è arrivata nel sistema sanitario pubblico soltanto nel 2022, a causa di pregiudizi diffusi e di una formazione ancora insufficiente del personale sanitario su questo strumento contraccettivo.

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Poste rilancia l'Opas su Tim: più cash e via la soglia minima

Poste Italiane ha deciso di rilanciare la propria offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Tim, intervenendo su due elementi chiave dell'operazione: l'importo della componente in contanti e la condizione di efficacia legata alla soglia minima di adesioni. Come riporta Il Sole 24 Ore, il consiglio di amministrazione guidato da Matteo Del Fante ha deliberato un incremento di 0,30 euro per ogni azione Tim portata in adesione, pari a circa il 18% in più sulla parte cash rispetto all'offerta originaria.

Il nuovo corrispettivo prevede quindi 1,97 euro in contanti per ogni azione Tim, contro gli 1,67 euro previsti inizialmente, a cui si aggiungono 0,218 azioni Poste Italiane di nuova emissione. L'aumento comporta per il gruppo guidato da Del Fante un impegno finanziario incrementale stimato in circa 512 milioni di euro. Al valore implicito calcolato sui prezzi di inizio settembre, l'offerta arriva a circa 7,83 euro per azione.

La mossa più significativa riguarda però la rinuncia alla condizione soglia: Poste ha infatti eliminato il vincolo che subordinava la validità dell'Opas al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto esercitabili nelle assemblee di Tim. Il gruppo ha comunicato che acquisterà tutte le azioni portate in adesione "anche qualora si trattasse di un quantitativo di azioni oggetto dell'offerta inferiore al 66,67% dei diritti di voto esercitabili nelle assemblee dell'emittente". Restano invece invariate le altre condizioni di efficacia dell'offerta.

La decisione arriva a pochi giorni dalla scadenza del periodo di adesione, fissata per l'11 settembre, dopo un andamento delle adesioni giudicato deludente: alla chiusura dell'ultima seduta utile le adesioni si fermavano al 6,158% del capitale di Tim, corrispondente a poco meno del 5% delle azioni oggetto dell'offerta, sommato al 20% circa già detenuto da Poste come primo azionista della società telefonica. Proprio per effetto della rinuncia alla soglia minima, l'offerta sarà riaperta dal 21 al 25 settembre 2026, mentre restano confermate la chiusura del periodo di adesione originario all'11 settembre e la data di pagamento, prevista per il 18 settembre.

Nel comunicare il rilancio, Poste ha definito il nuovo corrispettivo come quello finale dell'offerta, lasciando intendere che non seguiranno ulteriori ritocchi. Il gruppo ha inoltre sottolineato come le due decisioni intendano confermare la rilevanza strategica e industriale dell'operazione, che punta a creare un polo unico nelle telecomunicazioni italiane.

A rafforzare il quadro è arrivato, proprio nei giorni precedenti al rilancio, un segnale significativo da parte del vertice di Tim: l'amministratore delegato Pietro Labriola, insieme ai dirigenti con responsabilità strategiche del gruppo telefonico, ha portato in adesione le azioni detenute nell'ambito dell'Opas promossa da Poste Italiane. La società telefonica ha ricordato come già lo scorso 18 luglio il proprio consiglio di amministrazione avesse ritenuto congruo il corrispettivo dal punto di vista finanziario, valutando positivamente anche il razionale industriale e le prospettive dell'operazione. I dettagli relativi alle singole operazioni di adesione del management saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing previste dalla normativa.

8 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

La Corte Suprema del Nebraska ha respinto in modo unanime il ricorso che tentava di invalidare le due leggi sulla cannabis terapeutica approvate dagli elettori nel novembre 2024. Come riporta il Nebraska Examiner, la decisione, lunga circa 49 pagine e firmata dal giudice capo Jeffrey Funke, conferma la sentenza di primo grado che aveva respinto le accuse di brogli nella raccolta firme. A promuovere il ricorso era stato l'ex senatore statale John Kuehn, da tempo contrario alla liberalizzazione della cannabis, sostenuto poi anche dal Segretario di Stato Bob Evnen e dal procuratore generale Mike Hilgers, entrambi repubblicani. I tre sostenevano che decine di migliaia di firme raccolte per portare le due iniziative al voto fossero invalide, a causa di presunte frodi da parte dei raccoglitori di firme e irregolarità nelle notarizzazioni. Il nodo centrale della causa riguardava un precedente della stessa Corte Suprema del Nebraska risalente al 1919, il caso Barkley v. Pool, in cui i giudici avevano stabilito che il comportamento fraudolento di un raccoglitore di firme potesse estendersi anche ad altre sue azioni. Kuehn e i funzionari statali sostenevano che lo stesso principio dovesse valere per i notai: se un notaio avesse commesso irregolarità anche solo su una pagina di petizione, tutte le firme raccolte su altre pagine da lui notarizzate avrebbero dovuto perdere automaticamente la "presunzione di validità", a meno che gli organizzatori della campagna non le dimostrassero valide una per una. La giudice distrettuale della Contea di Lancaster, Susan Strong, aveva già respinto questa impostazione nel novembre 2024, stabilendo che circa 1.500 firme sulle due petizioni avevano effettivamente perso la presunzione di validità, ma che tale numero restava ben al di sotto della soglia necessaria per invalidare l'accesso al voto. La Corte Suprema ha ora confermato che la giudice non ha commesso errori di diritto nel non estendere il principio Barkley v. Pool dai raccoglitori di firme ai notai, sottolineando come questi due ruoli abbiano funzioni ed effetti probatori differenti. Per qualificarsi al voto, ciascuna delle due iniziative aveva bisogno di almeno 86.499 firme valide. L'ufficio del Segretario di Stato ne aveva certificate inizialmente 89.962 per la misura sulla legalizzazione e 89.856 per quella sulla regolamentazione: un margine di 6.822 firme in più rispetto al minimo richiesto, che si è rivelato decisivo per respingere il ricorso. Se la Corte Suprema avesse accolto le tesi di Kuehn, i promotori della campagna avrebbero dovuto dimostrare la validità di quasi 173mila firme complessive. Le due leggi, che istituiscono la Nebraska Medical Cannabis Patient Protection Act e la Commissione statale sulla cannabis medica con relativo sistema di licenze commerciali, erano state approvate dagli elettori con margini ampi: la misura sulla protezione dei pazienti aveva ottenuto circa il 71% dei consensi. Il governatore Jim Pillen le aveva firmate rendendole legge lo scorso dicembre 2024. Al termine del procedimento, la direttrice esecutiva dell'associazione Nebraskans for Medical Marijuana, Crista Eggers, ha dichiarato che la battaglia legale "non riguardava la tutela della legge del Nebraska", ma il tentativo di alcuni funzionari eletti di usare i tribunali per scavalcare la volontà popolare. Di segno opposto la reazione del procuratore generale Hilgers, che ha parlato di "giornata triste per l'integrità elettorale del Nebraska", ribadendo le proprie accuse di uso improprio della procedura di notarizzazione. Resta comunque aperto un procedimento penale collegato alla vicenda: uno dei notai coinvolti nella raccolta firme per entrambe le petizioni è stato condannato nella Contea di Hall per 23 capi d'imputazione di cattiva condotta ufficiale e uno per falsa dichiarazione giurata, tutti reati minori, e ha annunciato di voler presentare appello.

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Risparmio gestito giugno 2026. Record di 2.722 miliardi. Assogestioni

Il patrimonio del risparmio gestito a giugno arriva alla cifra record di 2.722 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2.575 miliardi di fine marzo, grazie alla raccolta netta di 11 miliardi circa realizzata nel secondo trimestre del 2026, in aumento rispetto ai 365 milioni del primo trimestre. E' quanto emerge dai dati della mappa trimestrale del risparmio gestito pubblicata dall'ufficio studi di Assogestioni.

(Adnkronos)

8 SETTEMBRE 2026

SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

Questa è la conclusione raggiunta in una valutazione preliminare del progetto pilota sulla cannabis a Berna, Biel e Lucerna.

Un numero crescente di consumatori di cannabis sta optando per metodi di riduzione del danno come lo svapo. Circa il 71% ha dichiarato di aver condiviso questi consigli con le persone della propria cerchia sociale.

I risultati dello studio scientifico sono stati presentati lunedì a Berna. Secondo lo studio, l'accesso legale non ha portato a un aumento dei consumi.

Il progetto pilota, attivo dal 2024, si è finora svolto senza alcun incidente di sicurezza.

I risultati saranno integrati nella revisione della legge federale sui prodotti a base di cannabis. Il governo ha prorogato il progetto pilota fino a ottobre 2028.

Sono in corso sperimentazioni sulla cannabis anche nelle città di Zurigo, Basilea, Losanna, Ginevra e nei cantoni di San Gallo e Basilea Campagna.

(SwissInfo.ch del 07/09/2026)

8 SETTEMBRE 2026

SPAGNASPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos

La polizia spagnola ha messo a segno un duro colpo contro i boss del narcotraffico e del riciclaggio di denaro, smantellando la struttura finanziaria di una rete dedita al traffico internazionale di cocaina.

Gli agenti della polizia nazionale hanno condotto un'importante operazione contro quelli che sono considerati i numeri uno del narcotraffico, smantellando una rete legata a una delle principali banche clandestine al mondo, coinvolta nel finanziamento del traffico di droga. Ventuno persone sono state arrestate, tra cui il capo della banca con sede a Dubai, presumibilmente responsabile di innumerevoli spedizioni di cocaina in tutto il mondo. La rete criminale era in grado di organizzare spedizioni di cocaina dal Sud America all'Europa, finanziando le operazioni attraverso sistemi clandestini di trasferimento di denaro e successivamente riciclando i profitti attraverso complesse transazioni finanziarie e patrimoniali.

L'indagine è partita a febbraio del 2021 quando gli agenti hanno abbordato l'imbarcazione Nehir nelle acque al largo della costa spagnola. Durante l'operazione, sono stati sequestrati 1.835 chili di cocaina e i nove membri dell'equipaggio sono stati arrestati. Una volta che l'equipaggio e la droga sequestrata sono stati portati a terra, l'imbarcazione è stata rimorchiata al porto di Gijón, dove è infine affondata a causa di una falla provocata dallo stesso capitano. In seguito, gli investigatori hanno scoperto che l'imbarcazione trasportava un altro carico nascosto di 1.650 chili di droga, che è stato poi recuperato dai criminali nello stesso porto. Entrambi i carichi di droga erano stati caricati in Sud America alla fine di gennaio 2021 e l'imbarcazione era poi salpata alla volta della Spagna. Il piano prevedeva il trasferimento della droga in mare su motoscafi che l'avrebbero poi portata in territorio spagnolo. I marinai galiziani erano stati incaricati del recupero e dello scarico della droga.

Tra i sospettati figuravano anche membri della cosiddetta "Dubai Bank", una rete clandestina di trasferimento di denaro utilizzata per finanziare il traffico di droga. Questa rete permetteva alle organizzazioni criminali di accedere a ingenti somme di denaro in diversi paesi in tempi brevissimi.

È la prima volta in Spagna che un membro di questa 'Dubai Bank' viene arrestato. Al momento dell'arresto, sono stati sequestrati circa 8.000 euro, 1.400 dollari, 1.200 dirham, telefoni cellulari e orologi di lusso.

La Polizia Nazionale ha avviato una nuova operazione strategica specializzata nel tracciamento e nell'analisi delle criptovalute utilizzate dai principali sospettati, organizzando un seminario internazionale con la partecipazione di specialisti di Europol e forze di polizia di Paesi Bassi, Belgio, Stati Uniti, Regno Unito e Scozia, nell'ambito della Task Force Operativa (OTF) TOKEN di Europol. Questo lavoro ha permesso di identificare il metodo di pagamento per il carico trasportato dalla Nehir.

Infine, il 22 luglio, è stata avviata un'operazione che ha portato all'arresto di 14 persone sospettate di appartenere a un'organizzazione criminale, di traffico di droga e di riciclaggio di denaro. È stata inoltre effettuata una perquisizione domiciliare nella città di Madrid. Tra gli arrestati, oltre ad essere accusati di essere importanti trafficanti internazionali di droga, è stato disposto il fermo di un uomo considerato il principale intermediario della rete bancaria clandestina.

Contemporaneamente, sono stati emessi 19 mandati di arresto internazionali nei confronti di altri membri dell'organizzazione che si trovano ancora fuori dalla Spagna. Ad oggi, sette di questi mandati sono stati eseguiti - negli Emirati Arabi Uniti (4), in Egitto (1), nei Paesi Bassi (1) e in Svezia (1) - con la collaborazione e la partecipazione dell'Interpol.

Nell'ambito dell'operazione, le autorità hanno sequestrato oltre 39.000 euro in contanti, veicoli di lusso con un saldo assicurativo obbligatorio superiore a 1.600.000 euro, orologi, gioielli, borse di lusso e numerosi telefoni cellulari. Inoltre, sono stati congelati 121 conti bancari con un saldo complessivo di 2.300.000 euro e 48 immobili per un valore superiore a 14.000.000 di euro. L'indagine è ancora in corso e sono possibili ulteriori provvedimenti e arresti in Spagna e in altri Paesi.

(La Presse)

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti

Cinque appartenenti alla Polizia di Stato in servizio al commissariato di Anzio-Nettuno sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Roma. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, peculato, falso, cessione di droga e accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle forze di polizia.

L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma e condotta dalla Sisco con il supporto della Squadra mobile, avrebbe fatto emergere un sistema di presunte condotte illecite realizzate tra il 2024 e il 2025 anche attraverso la gestione irregolare di fonti confidenziali. Secondo gli investigatori, alcuni degli operatori avrebbero organizzato, in accordo con esponenti di un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti, una consegna controllata e un ritardato sequestro di 25 chili di cocaina, senza i necessari presupposti di legge, omettendo poi il sequestro di un ulteriore carico di 50 chili. Durante quella operazione, un cittadino albanese che trasportava la droga morì dopo un inseguimento conclusosi con un incidente stradale nelle campagne di Anzio-Nettuno.

Agli indagati vengono inoltre contestate l'appropriazione di somme di denaro trovate nella disponibilità di persone arrestate per spaccio e non sottoposte a sequestro, oltre alla redazione di verbali ritenuti difformi dagli elementi probatori acquisiti.

(ITALPRESS)

8 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Molti produttori di smartphone non rispettano obblighi su riparazione e sostenibilità

Le istruzioni di riparazione, obbligatorie nell'Unione europea dal 2025, sono ben lungi dall'essere sempre accessibili, secondo un rapporto di Right to Repair.

Anche il prezzo dei pezzi di ricambio, informazione fondamentale per confrontare la sostenibilità dei cellulari, spesso non è indicato.

Come scrive Le Monde, da giugno 2025, in virtù di un regolamento europeo, i produttori di smartphone devono mettere a disposizione dei consumatori due nuove informazioni: da un lato il prezzo di alcuni pezzi di ricambio, dall'altro un manuale d'uso che descriva in dettaglio alcune riparazioni.

Tuttavia, molti marchi non rispettano questo obbligo, come rivela l'associazione per la difesa del diritto alla riparazione Right to Repair in un rapporto pubblicato lunedì 7 settembre.

Per il grande pubblico, queste informazioni sono accessibili scansionando il codice QR che si trova accanto al dispositivo, in negozio o online, e che permette di visualizzare la scheda di sostenibilità, ospitata dall'Unione europea. In teoria, questa scheda deve contenere due link: il primo rimanda a una pagina contenente le informazioni sui pezzi di ricambio, il secondo alle istruzioni di riparazione.

Right to Repair ha esaminato attentamente le schede di 2.000 smartphone: solo il 18% rimandava effettivamente a informazioni chiare. La metà non fornisce semplicemente alcun link, una mancanza tuttavia facile da individuare, osserva al Monde il relatore dello studio, Thomas Opsomer. Secondo lui, nei casi restanti, le informazioni non erano fornite correttamente. In alcuni indirizzi Internet, il prezzo dei pezzi di ricambio era introvabile o accessibile solo dopo un numero scoraggiante di clic. In altri, era molto impreciso: un produttore, ad esempio, indicava una forbice che andava da 14 a 128 euro per una batteria. Conoscere il prezzo dei ricambi è tuttavia fondamentale per il consumatore, ricorda, poiché l'autorità di regolamentazione europea ha ritenuto che tale informazione fosse sufficiente per scegliere un dispositivo meno costoso da riparare, «piuttosto che seguire l'esempio francese, includendo tale prezzo nel calcolo del punteggio di riparabilità».

L'indice francese di riparabilità degli smartphone non esiste più: nel 2025 è stato sostituito da un punteggio europeo. È possibile consultare questo nuovo punteggio nella parte inferiore dell'etichetta europea di sostenibilità. Queste lacune informative non hanno impedito ad alcuni produttori di attribuirsi un punteggio perfetto nell'indice europeo di riparabilità, mentre dovrebbero perdere alcuni punti quando omettono tali informazioni. Opsomer vede in ciò la conseguenza prevedibile di un sistema in cui i produttori calcolano autonomamente i propri punteggi e invita le autorità di vigilanza dei mercati a rafforzare i controlli. [Estratto dalla rassegna stampa estera di EPR Comunicazione]

(Energia Oltre)

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Telefonia. 3,2 milioni di truffe nell'ultimo anno

Nell'ultimo anno sono stati oltre 3,2 milioni gli italiani vittime di truffa o di un tentativo di frode nell'ambito della telefonia fissa o mobile.

Il dato arriva da un'indagine condotta per Facile.it dall'istituto di ricerca mUp Research che ha definito in 731 milioni di euro la stima del danno complessivo.

E' quanto si legge in una nota.

Continuando a scorrere i dati dell'indagine si legge che i canali più utilizzati dai truffatori sono stati, sia per la telefonia fissa che quella mobile, i finti call center (67% fissa vs 44,2% mobile), le false email (33% fissa vs 32,6% mobile) e gli sms (16,5% fissa vs 25,6% mobile), spiega il comunicato.

Per la telefonia mobile, in quasi 1 caso su 4, la truffa o il tentativo di frode sono avvenuti tramite le più moderne app di messaggistica istantanea.

Nel caso della telefonia fissa il danno medio è stato pari a 209 euro, 176 per la mobile. Purtroppo, più di 1 truffato su 2 (59,4%) non ha denunciato quanto accaduto. Le motivazioni addotte sono state "perché il danno economico era troppo basso" (45,7%), per il sentirsi ingenui (10,1%) e per il fatto che non si voleva rendere noto a familiari e amici quanto avvenuto (7,8%).

Contrariamente a quanto si possa pensare, a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode nell'ambito della telefonia mobile, sono i più giovani e non gli anziani; a fronte di una media nazionale del 6%, la percentuale raggiunge l'8,7% nella fascia 25-34 anni e arriva addirittura al 10,7% tra i 18-24enni, riferisce la nota.

Per quanto riguarda la telefonia fissa, invece, i più colpiti risultano essere i consumatori con età compresa tra i 35 e i 44 anni (5,1% vs 3,2% a livello nazionale).

Altro dato interessante emerge analizzando il grado di istruzione delle vittime; fra chi ha un titolo di studio universitario, l'incidenza è pari a più del doppio rispetto alla media.

Per aiutare i consumatori a riconoscere le truffe e sventarle, riporta la nota, Facile.it ha redatto un utile vademecum in 5 punti:

1) MAI DENARO CONTANTE A TECNICI (VERI O FINTI!) - Una delle truffe più comuni riguarda la richiesta di pagamento in contanti da parte di tecnici che bussano alla porta di chi ha appena richiesto l'attivazione di una nuova linea telefonica. È bene sapere che le compagnie di telecomunicazione non prevedono mai il pagamento dei servizi in loco, ma gestiscono tutto centralmente attraverso bollettino, bonifico o carta di credito. Se qualcuno vi dovesse chiedere un pagamento in contanti o comunque attraverso metodi diversi da quelli tracciabili... mettetelo alla porta!

2) LA BOLLETTA NON PAGATA E IL CODICE DI MIGRAZIONE - Se un misterioso operatore telefonico vi contatta sostenendo che risultano diverse bollette non pagate, ma voi siete certi del contrario, probabilmente si tratta di una truffa. Sono sempre più frequenti i casi di finti consulenti telefonici che sostengono di chiamare per conto dell'operatore del cliente e, con la scusa di dover verificare il corretto pagamento delle bollette, chiedono Iban e codice di migrazione, ovvero il codice di cui l'utente dispone per cambiare operatore telefonico. Durante la chiamata fate attenzione a quello che dite perché sicuramente è registrata e, con un abile lavoro di taglio delle vostre risposte, potreste scoprire di aver sottoscritto un nuovo contratto senza saperne nulla. Se avete davvero il dubbio di non aver saldato alcuni conti, collegatevi alla vostra area riservata sul sito dell'operatore o anche, semplicemente, chiamatelo voi.

3) IL FINTO CONSULENTE - Lo schema tipico di questa frode comincia con l'utente che riceve una telefonata da un soggetto che si presenta come dipendente dell'azienda di telefonia con cui il cliente ha il contratto e che, senza un motivo valido, insiste per concordare un incontro di persona. Spesso ad essere presi di mira sono gli anziani con cui il finto consulente fa uso smodato di anglicismi, gergo tecnico e informazioni nebulose. La vittima, confusa da quelle parole ed ingolosita dalla possibilità di accedere ad offerte vantaggiose, potrebbe cascare nella truffa e comunicare il numero di carta di credito, oppure accettare un appuntamento di persona presso il proprio domicilio. In questo ultimo caso, i truffatori con tutta probabilità si presenteranno con documenti falsi e distrarranno il proprietario per compiere dei furti. Ancora una volta, mai accettare incontri di questo tipo; le compagnie telefoniche prediligono sempre il canale a distanza.

4) I NUMERI DA NON RICHIAMARE E LA MESSAGGISTICA - Una truffa molto diffusa è legata alle chiamate ricevute da numeri sconosciuti a cui non rispondiamo. Si riceve una telefonata da un numero sconosciuto e, nel momento stesso in cui rispondiamo, il truffatore fa cadere la linea. L'intenzione di chi mette in atto la frode è proprio quella di spingere la preda a richiamare e, a quel punto, addebitare sul suo numero costi esorbitanti per la chiamata. Per funzionare, questa truffa ha bisogno di un elemento imprescindibile: che la preda provi a ricontattare chi l'ha chiamato. L'aiuto più importante per non cascare nell'inganno arriva dal web, dove bastano pochi secondi per verificare se il numero che ci ha chiamato sia magari già segnalato come origine di frodi.

Attenzione anche ai messaggi; se la maggior parte di noi è ormai avvezza a non fidarsi di email che arrivano nella casella di posta elettronica e ci invitano a cliccare su un link per inserire dati privati o di pagamento, lo stesso schema viaggia adesso con messaggi (tradizionali e istantanei) sul cellulare. Non abituati a dubitare di ciò che ci arriva in questo modo, troppo spesso abbassiamo le difese e, altrettanto spesso, cadiamo in trappola.

5) COSTI NASCOSTI E SERVIZI NON RICHIESTI - In generale, attenzione anche a verificare attentamente il contratto prima di sottoscrivere l'offerta: ci possono essere dei costi nascosti che non sono stati esplicitati (tra cui i costi di invio o noleggio del modem o, ancora, l'attivazione di servizi a pagamento) e occhio a controllare la velocità dichiarata, quella minima garantita e la velocità effettiva.

(agenzia Dire)

8 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa

Gli studenti dei Paesi valutati dal rapporto Pisa hanno registrato "il livello medio di rendimento piu' basso mai osservato", con un deterioramento particolarmente marcato nella lettura e nella matematica.

E' quanto emerge dalla nuova edizione dello studio dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha valutato circa 760 mila studenti di 15 anni in 91 Paesi e territori.

"I risultati nelle scienze rimangono approssimativamente stabili, ma c'e' un calo di oltre 20 punti nella lettura e nella matematica", ha spiegato Eric Charbonnier, esperto di istruzione dell'Ocse. Secondo l'organizzazione, una variazione di 20 punti equivale approssimativamente a un anno di scolarizzazione. Tra il 2015 e il 2025, nei Paesi Ocse i punteggi nelle scienze sono diminuiti in media di sette punti. In matematica la flessione raggiunge invece i 22 punti, contro gli otto registrati nel resto dei sistemi educativi esaminati. Ancora piu' marcato il deterioramento nella lettura: nell'ultimo decennio i risultati sono scesi di 28 punti nei Paesi Ocse e di 16 negli altri Paesi partecipanti.

Una tendenza definita "particolarmente preoccupante" dall'organizzazione, perche' la capacita' di leggere e comprendere rappresenta la base di gran parte dell'apprendimento scolastico, dal risolvere un problema di algebra all'analizzare una fonte storica o interpretare un esperimento scientifico.

Tra le possibili cause, l'Ocse indica il crescente utilizzo degli schermi, la perdita di interesse dei giovani per la lettura e i cambiamenti nel rapporto degli studenti con la scuola dopo la pandemia di Covid-19.

Il rapporto ha analizzato anche l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle aule, rilevando che un utilizzo piu' intenso di questi strumenti e' generalmente associato a risultati peggiori nelle scienze.

Allo stesso tempo, pero', alcuni dei sistemi scolastici con le migliori prestazioni, come Singapore e Macao, figurano tra quelli in cui gli studenti dichiarano di utilizzare piu' frequentemente l'IA.

A dominare ancora una volta la classifica e' l'Asia. Le regioni cinesi di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang occupano i primi posti nelle scienze e nella matematica, mentre Singapore guida la classifica della lettura. Tra i migliori risultati figurano anche Macao, Taiwan, Giappone e Corea del Sud.

In Europa, Estonia, Regno Unito, Finlandia e Irlanda si collocano al di sopra della media Ocse, cosi' come Canada e Nuova Zelanda fuori dal continente. "Il quadro generale e' cupo", riconosce l'Ocse, sottolineando tuttavia che i progressi registrati da alcuni sistemi educativi dimostrano che invertire la tendenza resta possibile. (AGI)

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss

Le giovani donne sono sempre più consapevoli dei rischi legati al consumo di alcol durante la gravidanza e, nella maggior parte dei casi, dichiarano di evitarlo. Ma tra ciò che viene riferito e ciò che i dati mostrano sembra esserci una zona d’ombra: rimane infatti sottovalutata l’abitudine a bere occasionalmente, specie in compagnia.

E’ quanto indica un’analisi su campioni biologici materni e infantili condotta dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss tra gennaio 2024 e luglio 2026 nell’ambito del progetto “Salute materno-infantile: formazione degli operatori sociosanitari ed empowerment delle giovani donne (18-24 anni) sui rischi connessi al consumo di alcol in gravidanza”.

In occasione della giornata dedicata alla sensibilizzazione sullo spettro dei disturbi feto-alcolici, che si celebra il 9 settembre, gli esperti partendo da questi dati puntano sulla necessità di rafforzare la formazione degli operatori e l’informazione alle giovani coppie che cercano una gravidanza. “Il messaggio è chiaro: zero alcol in gravidanza – sottolinea Simona Pichini, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. Promuovere questa consapevolezza significa intervenire prima del concepimento, durante la gravidanza e, più in generale, aumentare la consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol durante la gestazione. L’astensione non è una questione che riguarda solamente la donna ma coinvolge il partner e coloro che ruotano intorno alla coppia”.

Il consumo di alcol in gravidanza

Nell’ambito del progetto sono stati analizzati 83 campioni di capelli di gestanti tra i 18 e i 24 anni e 147 campioni di meconio neonatale. Le analisi hanno cercato tracce di etilglucuronide (EtG), un indicatore utilizzato per valutare l’esposizione all’alcol, insieme a uno screening per altre sostanze psicoattive.

Il dato più significativo riguarda i campioni materni. Soltanto due campioni hanno mostrato livelli di EtG vicini alla soglia indicata dalla letteratura scientifica come riferimento per un consumo cronico di alcol. Ma in 34 casi, pari al 41% del campione, le analisi dei capelli hanno evidenziato un profilo compatibile con quello definito in letteratura come «bevitrice sociale».

Il risultato assume particolare rilievo perché, nelle interviste, le donne avevano dichiarato di non consumare alcol, di essere astemie oppure di aver interrotto il consumo durante la gravidanza. Il dato, tuttavia, non significa che il 41% delle gestanti sia consumatore cronico di alcol né consente, da solo, di stabilire quantità e frequenza del consumo durante l’intera gravidanza. Si tratta di un risultato preliminare che dovrà essere ulteriormente approfondito, anche attraverso una pubblicazione scientifica.

“Il risultato è interessante e sarà approfondito in una pubblicazione scientifica”, evidenzia Adele Minutillo, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss.

Diverso il quadro emerso dalle analisi del meconio. I risultati hanno generalmente confermato quanto dichiarato dalle madri e soltanto un campione si è avvicinato alla soglia considerata indicativa di esposizione neonatale all’alcol.

Formare gli operatori per rafforzare la prevenzione

Una delle principali azioni del progetto sulla sindrome feto-alcolica ha riguardato la formazione dei professionisti sociosanitari che operano nell’ambito della salute materno-infantile. Sono stati realizzati quattro corsi di Formazione a Distanza, che hanno raggiunto circa 20mila operatori sanitari.

Informare i giovani prima della gravidanza

Il progetto ha affiancato alla formazione professionale un’importante attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione, con particolare attenzione alle giovani donne tra 18 e 24 anni. “Questa scelta – aggiunge Pichini- risponde a una precisa logica preventiva: la promozione della salute deve raggiungere le persone in età fertile e fornire informazioni comprensibili e scientificamente corrette anche nella fase preconcezionale”.

Sono stati diffusi materiali specifici, distribuiti attraverso i Centri Collaborativi del progetto e resi disponibili anche sui canali digitali dell’Istituto Superiore di Sanità.

La comunicazione attraverso i social media ha costituito un ulteriore strumento di prevenzione. Nell’ambito della campagna sono stati realizzati quattro video brevi dedicati alla Fasd e alla prevenzione dell’esposizione prenatale all’alcol.

Il ruolo dell’Osservatorio nazionale alcol

Diverse sono le iniziative messe in campo dall’Osservatorio Alcol dell’Iss: tra queste la traduzione e diffusione in italiano di una scheda informativa dell’Oms e dell’Unicef dedicata allo spettro dei disturbi feto-alcolici, uno strumento rivolto a operatori, decisori e cittadini per aumentare la consapevolezza sui rischi associati all’esposizione prenatale all’alcol e sull’importanza della prevenzione. A questa attività si affianca la partecipazione al progetto europeo Far Seas, che ha contribuito alla definizione di linee guida rivolte alla prevenzione del consumo di alcol nelle donne in età fertile e durante la gravidanza e alla sperimentazione di interventi finalizzati a ridurre il rischio di esposizione prenatale all’alcol.

“Zero alcol in gravidanza”, la campagna informativa del Ministero della Salute in collaborazione con l’Iss

In occasione del 9 settembre, Giornata Mondiale della sindrome feto-alcolica, il Ministero della salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) lancia la campagna informativa “Zero alcol in gravidanza”.


La campagna si avvale di contenuti scientifici prodotti insieme ad esperti dell’ISS e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), con i quali sono state sviluppate delle video interviste ad hoc.

(FoodAffairs.it(

8 SETTEMBRE 2026

SPAGNASPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento

150 euro al mese. È questa la cifra che una donna messicana dovrà versare, sotto forma di assegno di mantenimento, a un papà single spagnolo. A deciderlo è un tribunale di Alicante con una sentenza dello scorso aprile. Si tratta di una decisione destinata a far discutere il mondo dei diritti civili e della giurisprudenza, perché si fonda su un paradosso clamoroso: la donna condannata a pagare non ha alcun legame biologico con il neonato.

Il piccolo, infatti, è stato concepito con lo sperma del papà e l’ovocita di una donatrice anonima. La donna messicana ha solo portato avanti la gravidanza. Ma per la legge spagnola la biologia non conta quanto l’atto del parto: chi partorisce è la madre, e da quel ruolo non ci si può dimettere così facilmente. Nemmeno se c’era un accordo di maternità surrogata alla base.

A raccontare per primo questa incredibile storia è il quotidiano spagnolo El Mundo. Dietro il paradosso c’è la vita di Carlos, un informatico spagnolo di 41 anni che lavora in Svizzera e che sognava da sempre di diventare papà.

Odissea in Messico e il “muro” del Consolato

Durante la pandemia di Covid, Carlos decide che è il momento di fare il grande passo. Essendo la maternità surrogata illegale in Europa, sceglie la strada del Messico, un percorso che richiede mesi di trasferte e un’enorme mole di burocrazia. Il 24 aprile 2024 nasce il piccolo L. Carlos assiste al parto ed è pronto a rientrare in Europa, ma la sfortuna si mette di mezzo: proprio mentre aspetta che la sentenza messicana che lo dichiara unico genitore diventi esecutiva, i giudici locali entrano in sciopero per tre mesi. Carlos resta bloccato in Messico col neonato, senza passaporto, senza assicurazione medica e lavorando di notte per via del fuso orario europeo.

Quando disperato si rivolge al Consolato spagnolo, la risposta è un muro di gomma: “Abbiamo l’ordine di ostacolare questi processi”. Per il governo di Madrid, infatti, la maternità surrogata è una “mercantilizzazione del corpo della donna”. Solo nel gennaio 2025, dopo oltre otto mesi di limbo, Carlos ottiene un passaporto provvisorio per portare a casa suo figlio.

Il cortocircuito: “Sei la madre, quindi paga”

I veri problemi, però, iniziano al rientro in Spagna. Per registrare il bambino all’anagrafe spagnola, lo Stato esige che compaia una madre: e per la legge iberica, la madre è la donna che ha partorito. Così, L. viene iscritto all’anagrafe con il primo cognome del padre e il secondo della gestante messicana, una donna che vive a migliaia di chilometri di distanza e che non condivide con lui un solo filamento di Dna.

Per sbloccare la situazione ed evitare che in futuro serva la firma di una sconosciuta per mandare il figlio a scuola o sottoporlo a una visita medica, l’avvocata di Carlos tenta la via classica: fa causa alla gestante chiedendo la revoca della patria potestà.

Ed è qui che la giustizia spagnola compie un capolavoro di giurisprudenza. Il giudice di Alicante stabilisce che, per revocare la patria potestà, serve una violazione grave e reiterata dei doveri di genitore. Non potendo tecnicamente “punire” la gestante messicana per aver rispettato il patto di non occuparsi del bambino, il tribunale decide una via di mezzo: sospende l’esercizio della patria potestà alla donna (lasciando le decisioni solo a Carlos), ma decreta che lei resta la madre legale. Il risultato? La condanna a pagare 150 euro al mese di alimenti, oltre alla metà delle spese straordinarie come dentista o occhiali da vista.

“È una misura ridicola”, si sfoga Carlos a El Mundo, spiegando che ovviamente non ha alcuna intenzione di chiedere quei soldi a una donna che in Messico guadagna meno del salario minimo. Ma il pasticcio burocratico resta, e si raddoppia: Carlos ha da poco avuto un secondo figlio, M., con la stessa donatrice di ovuli ma con un’altra gestante. In Spagna, i due fratellini biologici avranno due secondi cognomi diversi, corrispondenti alle due differenti donne che li hanno partoriti.

Il grande caos: dal “reato universale” italiano al vuoto normativo

La vicenda di Alicante è solo la punta dell’iceberg di un gigantesco puzzle globale in cui i confini geografici ridisegnano i diritti e i doveri delle famiglie. Un vero e proprio vuoto normativo internazionale che i singoli Stati affrontano in ordine sparso, spesso con visioni diametralmente opposte.

Nel nostro Paese, ad esempio, vige il divieto assoluto di maternità surrogata stabilito dalla Legge 40/2004. Un divieto che è diventato ancora più severo con la Legge 169/2024, la quale ha introdotto la punibilità del cittadino italiano che ricorre alla gestazione per altri anche all’estero, scatenando un accesissimo dibattito etico e giuridico.

I tribunali italiani stanno applicando questa linea di assoluto rigore biologico. Proprio di recente, il Tribunale di Pavia ha ordinato la cancellazione del nome della “madre intenzionale” dall’atto di nascita di una bambina nata in Ucraina tramite surrogazione. Anche in questo caso, i giudici hanno ribadito che la maternità non possa fondarsi sulla sola volontà procreativa se manca il presupposto biologico del parto. Per l’ordinamento italiano, l’unico modo per tutelare il legame affettivo tra la madre intenzionale e il piccolo resta l’adozione in casi particolari.

Se da un lato ci sono Paesi che vietano tutto (come Francia, Germania e Italia) e altri che consentono contratti commerciali (come l’Ucraina o alcuni Stati Uniti), nel mezzo ci sono nazioni che provano a regolamentare la pratica in chiave solidaristica, ma restano impantanate nella politica, Nel Regno Unito, ad esempio, la Law Commission aveva proposto una riforma storica per consentire ai genitori intenzionali di essere riconosciuti come tali fin dalla nascita, superando le attuali attese burocratiche. Tuttavia, nella primavera del 2025, il governo britannico ha gelato le aspettative, comunicando di non poter dare priorità alla riforma della maternità surrogata in questo momento.

In sintesi, finché la comunità internazionale non troverà un accordo o regole comuni su una materia così delicata, storie di straordinaria assurdità burocratica come quella di Carlos e della gestante messicana continueranno a riempire le aule di tribunale, lasciando i bambini – i veri protagonisti di queste storie – sospesi in un limbo di leggi che viaggiano a velocità opposte.

(AdnKronos)

8 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Desertificaione bancaria in Liguria. Allarme Uil

La desertificazione bancaria preoccupa i cittadini della Liguria e il sindacato. I dati emergono dal Rapporto Uilca 2025, da cui sono stati estrapolati quelli della regione, dal segretario ligure della Uilca (sigla che rappresenta, tra l’altro, i bancari), Silvio Trucco. Tra i dati più significativi, emerge che il 75,8% dei liguri utilizza esclusivamente la banca per gestire il proprio denaro, quinto dato più alto d’Italia e, dice Trucco, «segno di un rapporto ancora molto saldo con il sistema bancario tradizionale».

(IlSole24Ore)

7 SETTEMBRE 2026

EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro

Diversi paesi europei stanno riformando in profondità la governance dei loro sistemi sanitari, spostando l'attenzione dalla semplice quantità di risorse da investire a una domanda più politica: chi decide, e con quale obiettivo. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Mondosanità, che passa in rassegna i modelli adottati o in via di adozione da Scozia, Germania, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Francia, mettendoli a confronto con la situazione italiana.

In Scozia è in arrivo un accorpamento drastico degli enti di governo territoriale della sanità: i 14 Territorial Health Boards attualmente esistenti verranno sostituiti da due soli Strategic Health Boards, uno per l'area Est e uno per l'area Ovest del paese. L'obiettivo dichiarato è ridurre le duplicazioni di funzioni e semplificare le catene decisionali che negli anni si erano moltiplicate.

La Germania ha scelto una strada diversa, introducendo le cosiddette Leistungsgruppen, gruppi di prestazioni che i Länder assegnano ai singoli ospedali sulla base di criteri di qualità stabiliti a livello nazionale. In questo modo non è più ogni struttura a decidere autonomamente quali servizi offrire, ma è un sistema di classificazione condiviso a stabilire chi può erogare cosa, in base a standard qualitativi verificabili.

Il caso danese è probabilmente il più articolato tra quelli analizzati. Copenaghen ha ridisegnato la mappa amministrativa creando 4 Regioni e 17 nuovi Health Councils, organismi in cui regioni e comuni collaborano in modo vincolante per pianificare e sviluppare i servizi sanitari a livello locale. La riforma prevede inoltre lo stanziamento di 4,4 miliardi di corone danesi destinati all'assistenza di prossimità entro il 2030, insieme alla creazione di una piattaforma digitale nazionale, Digital Sundhed Danmark (Digital Health Denmark), che riunirà le principali infrastrutture informatiche sanitarie oggi gestite separatamente da enti diversi, con l'obiettivo di rendere più coerente la circolazione dei dati tra ospedali, medici di base e territorio.

Sul fronte nordico, la Finlandia ha già completato dal 2023 il trasferimento dei servizi sanitari e sociali alle nuove Wellbeing Services Counties, enti territoriali pensati per superare la frammentazione tra assistenza sanitaria e assistenza sociale. La Norvegia, dal suo lato, punta a costruire quello che le autorità definiscono un "servizio sanitario comune" (Vår felles helsetjeneste), un modello che dovrebbe superare le storiche fratture organizzative tra ospedali e assistenza territoriale, integrando meglio i due livelli di cura.

Anche la Francia si è mossa in questa direzione: da giugno 2026 è attivo un Comitato strategico sulla trasformazione ospedaliera, che lavora sui criteri di appropriatezza delle cure e sulla cooperazione tra strutture attraverso i Groupements hospitaliers de territoire, raggruppamenti di ospedali pubblici pensati per coordinare l'offerta sanitaria su scala territoriale evitando sovrapposizioni.

Guardando a questi esempi, l'autore dell'analisi propone per l'Italia un modello di governance su tre livelli — nazionale, di area vasta e locale — come possibile via per superare la frammentazione che ancora caratterizza il Servizio sanitario nazionale, organizzato su base regionale con ampie disparità tra territori. Il testo richiama in particolare il DM77, il decreto ministeriale del 2022 che ha definito modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale, introducendo strutture come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Secondo l'analisi, il provvedimento ha indicato dove collocare fisicamente la sanità territoriale, ma non ha ancora chiarito in modo compiuto chi debba effettivamente governarla, lasciando aperta una questione che i paesi europei citati stanno invece affrontando con riforme strutturali della governance.

Come riporta Mondosanità, il filo comune che lega queste esperienze europee è lo spostamento del dibattito pubblico dal tema del finanziamento a quello, più politico, delle responsabilità decisionali: non basta stabilire quante risorse destinare alla sanità, ma occorre definire con chiarezza chi ha il potere di decidere come impiegarle e con quali obiettivi di qualità e accesso alle cure.

6 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa

Entro il 2050 l'Italia dovrà fare i conti con un numero crescente di anziani, di grandi anziani, di anziani fragili e di anziani che vivono soli. È l'allarme lanciato da Uneba, l'associazione che riunisce centinaia di Rsa e altri servizi per anziani fragili e non autosufficienti, in gran parte enti non profit di ispirazione cristiana, che ha rilanciato un appello alla politica basandosi sulle proiezioni demografiche dell'Istat.

"Cara politica, se non ascolti noi, ascolta almeno l'Istat!", è la provocazione con cui l'associazione ha voluto richiamare l'attenzione delle istituzioni sui dati diffusi dall'istituto di statistica. Il presidente nazionale di Uneba, Franco Massi, ha sottolineato che le previsioni demografiche confermano un trend ormai consolidato: gli anziani, i grandi anziani, gli anziani fragili e quelli soli sono destinati ad aumentare progressivamente, e "l'Italia non può e non deve lasciarli a se stessi", ha dichiarato Massi, aggiungendo che bisogna "agire subito" perché "le risposte concrete sono ancora poche" nonostante le sollecitazioni ripetute da anni.

Tra i dati citati, quello sulla solitudine degli anziani è tra i più significativi: secondo l'Istat, nel 2050 le persone over 65 che vivono sole potrebbero salire a 6,6 milioni, contro i 4,6 milioni attuali, arrivando a rappresentare più di un italiano su dieci. Per Massi "di solitudine si può anche morire", ed è per questo che Uneba torna a chiedere un piano straordinario per i centri diurni dedicati agli anziani, strutture che garantiscono socialità e assistenza ma che oggi restano troppo poche sul territorio nazionale.

Un altro dato che l'associazione mette in evidenza riguarda i cosiddetti "grandi anziani": le persone con più di 85 anni, che rappresentano la fascia di popolazione con i bisogni assistenziali e sanitari più marcati e che oggi costituiscono la maggioranza degli ospiti delle Rsa. Nel 2025 questa fascia rappresenta il 4,1% della popolazione italiana, ma secondo le stime Istat salirà al 7% entro il 2050. Proprio guardando a questa crescita, Uneba rilancia la richiesta di aumentare i posti letto nelle residenze sanitarie assistenziali, oggi al di sotto della media europea.

L'appello di Uneba non si limita alle Rsa e ai centri diurni: l'associazione chiede anche maggiori risorse per l'assistenza domiciliare, ritenuta uno strumento fondamentale per rispondere ai bisogni di una popolazione anziana sempre più numerosa e fragile. Tra le proposte figura inoltre l'inserimento dei futuri ospedali di comunità direttamente all'interno delle Rsa, sfruttando le competenze professionali e gli spazi già disponibili in queste strutture.

L'associazione richiama infine un altro elemento demografico destinato a incidere sul sistema sociosanitario: il calo della popolazione in età lavorativa, che secondo le proiezioni si ridurrà di quasi tre milioni di persone entro il 2050. Una contrazione che, unita all'aumento della popolazione anziana, renderà secondo Uneba indispensabile una razionalizzazione dei servizi sociosanitari, per evitare che il sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti si trovi sotto una pressione insostenibile.

6 SETTEMBRE 2026

INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"

Il ministro dell'Interno indiano Amit Shah ha annunciato a Panaji, in Goa, l'obiettivo del governo di Nuova Delhi di rendere l'India completamente libera dalla droga entro il 2029. Come riporta Deccan Chronicle, Shah ha collegato l'obiettivo alla visione del primo ministro Narendra Modi di una "gioventù libera dalla droga" come base per una "Viksit Bharat", ossia un'India sviluppata, entro il 2047.

Parlando in conferenza stampa dopo aver presieduto una riunione ad alto livello sul narcotraffico, alla presenza del capo del governo del Goa Pramod Sawant e di funzionari del Ministero dell'Interno, Shah ha illustrato una roadmap triennale che copre il periodo da luglio 2026 a luglio 2029. Il piano si fonda su quattro pilastri: intelligence e contrasto operativo, controllo dei precursori chimici e delle droghe sintetiche, riduzione della domanda e del danno, capacity building e coordinamento istituzionale.

Il ministro ha citato una serie di dati sui sequestri di stupefacenti per dimostrare l'intensificarsi dell'azione di contrasto negli ultimi anni. Secondo quanto riferito da Shah e ripreso da Global Governance News, tra il 2004 e il 2014 furono sequestrati 2,6 milioni di kg di droga per un valore stimato di circa 40.000 crore di rupie (una crore corrisponde a 10 milioni), mentre tra il 2014 e il 2026 i sequestri sono saliti a oltre 11,9 milioni di kg, per un valore di circa 1,89 lakh crore di rupie (un lakh corrisponde a 100.000). Nello stesso confronto tra i due periodi, i quantitativi di droga distrutti sono passati da 336.000 kg a 4,868 milioni di kg.

Sul fronte della riduzione della domanda, Shah ha ricordato i risultati della campagna "Nasha Mukt Bharat Abhiyaan" (letteralmente "campagna per un'India libera dalla droga"), lanciata nel 2020: circa 250 milioni di cittadini sono stati raggiunti da iniziative di sensibilizzazione e hanno prestato un giuramento pubblico contro l'uso di stupefacenti, mentre 570.000 persone sono state sottoposte a trattamenti di disintossicazione e riabilitazione. Il governo punta ora a triplicare il numero dei centri di disintossicazione funzionanti, portandoli a 1.751, grazie alla collaborazione tra il dipartimento per la Giustizia sociale, quello della Sanità e l'amministrazione penitenziaria.

Per rafforzare la prevenzione tra i giovani, il piano prevede il coinvolgimento di organizzazioni come il Corpo dei Cadetti Nazionali (NCC), lo Schema Nazionale di Servizio (NSS) e l'iniziativa "My Bharat", da cui dovrebbe nascere una rete di volontari denominati "Nasha Mukti Mitra" (amici per la liberazione dalla droga) impegnati nella sensibilizzazione a livello scolastico e comunitario.

Shah ha inoltre sottolineato che la lotta al narcotraffico è stata elevata a priorità di sicurezza nazionale, paragonando la campagna in corso agli sforzi compiuti in passato per debellare il naxalismo, il movimento di guerriglia maoista attivo in diverse regioni indiane. Il ministro ha anche fatto riferimento a una campagna nazionale contro i latitanti coinvolti in reati economici, terrorismo, narcotraffico e criminalità organizzata, oltre ai progressi registrati nel Jammu e Kashmir dopo l'abrogazione dell'Articolo 370 della Costituzione indiana, che nel 2019 ha revocato lo status di autonomia speciale della regione.

6 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi

A Culiacán, capitale dello stato messicano di Sinaloa, un gruppo di madri si mette in marcia sotto scorta militare per cercare resti umani nel terreno. Come riporta SBS News, il collettivo si chiama Sabuesos Guerreras (Segugi Guerriere) ed è composto da familiari, quasi tutte donne, che da anni cercano da sole i propri cari scomparsi, perché non si fidano che lo Stato lo faccia al posto loro.

Il gruppo è stato fondato nel 2017 da Maria Isabel Cruz Bernal, dopo la scomparsa del figlio Yosimar, allora agente della polizia municipale di Culiacán, prelevato da casa da alcuni uomini e mai più ritornato. Da quel giorno la donna ha dedicato la propria vita a cercarlo e ad aiutare altre madri nella stessa condizione. Il reportage racconta una delle tante spedizioni del collettivo, un viaggio in furgone in cui una dozzina di donne, ognuna con la foto di un figlio o di una figlia scomparsi stampata sul retro della felpa, si dirige verso una zona rurale vicino a Guamúchil per scavare in un pozzo. Nel mese di dicembre precedente da quel pozzo erano stati recuperati due corpi, e le donne sperano di trovare tracce anche del figlio di Sylvia, una delle partecipanti, Hector Javier.

Secondo il Registro Nazionale delle Persone Scomparse messicano, nel Paese risultano oltre 130.000 persone disperse. Un numero enorme, che si è ulteriormente gonfiato a Sinaloa dopo lo scoppio, alla fine del 2024, di una violenta guerra interna al Cartello di Sinaloa tra le fazioni legate a El Chapo, in carcere negli Stati Uniti dal 2019, e quella di El Mayo, condannato all'ergastolo nel luglio 2025 dopo essere stato consegnato alle autorità americane dal figlio dello stesso El Chapo. Maria Isabel stima che da allora nella sola regione siano scomparse oltre 5.000 persone.

Il giornalista locale Ernesto Martinez, intervistato nel servizio, racconta che molti di questi crimini vengono liquidati dalle autorità come semplici regolamenti di conti tra bande e non vengono mai realmente indagati. Lo stesso Martinez ha vissuto sulla propria pelle la violenza che attraversa Sinaloa: suo figlio, ventenne, lavorava come autista per piattaforme di trasporto come Uber ed è stato rapito, per poi essere rilasciato; un suo amico, coinvolto nella stessa vicenda, è stato invece ucciso e il suo corpo mutilato.

Nonostante i pericoli e le minacce che accompagnano quotidianamente il loro lavoro, le madri del collettivo non si fermano. Sylvia dice di non voler perdere la speranza di ritrovare Hector Javier. Maria Isabel, che cerca il figlio da quasi dieci anni, ammette di sperare ormai anche solo di trovare un frammento del suo corpo, per potergli dare finalmente una sepoltura.

6 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. L'oro oltre 5.100 Usd l'oncia. Evento storico

Il superamento della soglia dei 5.100 dollari l'oncia da parte dell'oro rappresenta un evento storico e riflette un cambiamento profondo nelle dinamiche economiche e geopolitiche globali . Nota: si ricorda che non sono un consulente finanziario.

Di seguito vengono analizzati i fattori che hanno guidato questa corsa, la reazione del dollaro e le prospettive degli esperti per i metalli preziosi.

I fattori chiave del rally dell'oro

La straordinaria performance del metallo giallo non è guidata da una singola causa, ma da un insieme di potenti forze strutturali:

  • Acquisti aggressivi delle banche centrali: istituti come la People's Bank of China (che ha mantenuto una lunga serie di acquisti mensili) e altre banche dei mercati emergenti continuano ad accumulare riserve auree . Questa mossa mira a ridurre la dipendenza dal dollaro e a proteggere i bilanci statali da sanzioni o instabilità geopolitiche .
  • Tensioni geopolitiche e frammentazione: le crisi in corso (Medio Oriente, Ucraina, Iran e i crescenti attriti commerciali legati alle politiche della Casa Bianca) alimentano un clima di forte incertezza . L'oro viene percepito come l'equivalente dell'"inverso della fiducia" nei mercati tradizionali .
  • Il "Debasement Trade" e l'alto debito pubblico: l'aumento dei deficit fiscali e del debito pubblico, soprattutto nelle economie occidentali, spinge gli investitori a cercare protezione contro la svalutazione monetaria e l'inflazione persistente .
  • Politica monetaria e tassi reali: le aspettative di un orientamento più accomodante da parte delle principali banche centrali (con tassi d'interesse reali storicamente favorevoli) riducono il costo opportunità di detenere un asset non cedolare come l'oro .

La risposta del dollaro e il "voto di sfiducia"

Il dollaro statunitense sta attraversando una fase di maggiore debolezza, accentuata da fughe temporanee dai titoli di Stato (Treasuries) e da timori legati alla stabilità istituzionale interna (come i rischi di shutdown governativo) .

Molti analisti leggono la contemporanea forza dell'oro e dei metalli preziosi non solo come una classica copertura difensiva, ma come un vero e proprio voto di sfiducia verso l'architettura finanziaria globale dominata dal dollaro . La diversificazione delle riserve operata dai grandi attori statali e privati sta di fatto ridefinendo i confini del sistema monetario internazionale.

Le previsioni degli esperti per i prossimi mesi

Nonostante i livelli record già raggiunti, le principali case d'investimento mantengono un outlook complessivamente costruttivo o rialzista per il comparto dei metalli preziosi, sebbene non si escludano fasi di volatilità e correzioni tecniche fisiologiche :

  • J.P. Morgan stima che il prezzo dell'oro possa oscillare tra i 6.000 e i 6.300 dollari l'oncia nel corso del 2026, sostenuto dalla domanda strutturale delle banche centrali .
  • Goldman Sachs e altre primarie istituzioni continuano a rivedere al rialzo i propri target, evidenziando come la componente speculativa e la domanda del settore privato stiano dando ulteriore slancio al mercato .
  • Anche altri metalli preziosi, come l'argento e il platino, hanno beneficiato di questo contesto di paura e della forte domanda industriale legata alla transizione energetica e all'innovazione tecnologica .

(Milano Finanza)

6 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Vendite diamanti. Le nuove strategie anche per combattere la chimica

È necessario rafforzare la fiducia degli acquirenti nel mercato dei preziosi, messa a rischio dalla confusione creata sul mercato dal marketing spesso aggressivo dei diamanti sintetici (sempre meno chiamati laboratory grown). E bisogna tenere la barra dritta sulla sostenibilità, necessaria per frenare i cambiamenti climatici in atto e mitigare le diseguaglianze che incrinano la coesione sociale. Ma le strategie di sostenibilità devono essere più pragmatiche e meno ideologiche, procedurali e normative perché scontiamo un eccesso di regole inattuabili. Solo così si supererà la crisi in atto nel settore dei diamanti e il rallentamento del mercato dei gioielli, aumentando la resilienza del comparto per resistere alle fluttazioni del prezzo dell’oro, che tanti problemi hanno creato.

Sono questi i temi principali trattati al congresso mondiale di Cibjo-The world jewellery confederation, inaugurato ieri all’interno della fiera Vicenzaoro, ospite di Italian exhibition group (Ieg). «Festeggiamo il centenario della confederazione internazionale proprio in Italia per riconoscerne l’eccellenza mondiale della manifattura e del design - ha detto il presidente Gaetano Cavalieri -. I 600 delegati da 40 Paesi di tutti i continenti stanno riflettendo assieme su come superare il momento di rallentamento attuale della domanda e di riduzione dei margini. Vedremo diversi cambi di strategia in arrivo, perché questa industria è sana, reattiva e vuole costruire il mercato per prosperare anche nei prossimi cento anni e continuare a mantenere 120 milioni di persone in tutto il mondo, dalle miniere alle gioiellerie, dalle manifatture alle borse dei preziosi, fino alle fiere come Vicenzaoro».

Sarebbe troppo facile, però, fare salire diamanti e criteri Esg (environmental, social, governance) sul banco degli imputati come unici responsabili della difficile congiuntura. Ma tutti i rappresentanti della filiera dei diamanti presenti hanno pronunciato con onestà la parola tabù al congresso dell’anno scorso: crisi. Ne ha parlato apertamente anche Gareth Penny, a capo della cordata pre-selezionata da Anglo American e dal Governo del Botswana come acquirente (preferred bidder) di De Beers. «Supereremo la crisi del settore dei diamanti partendo dalla riscossa del colosso De Beers - ha detto -. Una riscossa che deve essere basata sul marketing emozionale, sulla promessa di amore che un anello di diamante trasmette. Bisogna capire che il settore non vende chimica, ma emozioni. Del resto, fu De Beers a creare la domanda di diamanti cent’anni fa con un marketing molto indovinato; e ora la stessa società può e deve aiutare a riaccendere la passione degli acquirenti e aiutare tutto il settore a ripartire. Ma bisogna lavorare in modo strategico per recuperare posizioni, perché ad esempio ora ben metà del mercato Usa degli anelli di fidanzamento è diventato appannaggio dei diamanti sintetici, a discapito di quelli naturali».

I rappresentanti di tutte le filiere a congresso (in primis pietre preziose, oro, platino, gioielli) hanno apprezzato, non a caso, i lavori della commissione diamanti di Cibjo, che sta riscrivendo le definizioni e le regole per aggiornare il Blue book usato anche a livello legale. Altre novità sono in arrivo sulla definizione di giada preziosa, un mercato secondo solo a quello dei diamanti, ma su cui la confusione mina la fiducia degli acquirenti.

I lavori del congresso Cibjo continueranno fino a lunedì 7 settembre. E c’è da scommettere che i delegati continueranno a discutere sui concetti di rinnovo della fiducia dei consumatori, sulla nuova definizione di diamanti sintetici e non più di lab grown e su nuove strategie di marketing e “sostenibilità sostenibile”.

(Laura la Posta su IlSole24Ore del 05/09/2026)

6 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. La fuga dei cervelli costa a fino a 11,4 miliardi di euro all’anno

La fuga dei cervelli costa all’Italia fino a 11,4 miliardi di euro all’anno. È la fotografia scattata da uno studio di Teha Group con Philip Morris Italia, che mostra come nel 2024 gli italiani trasferiti all’estero sono stati 141mila, di cui circa 45mila con almeno una laurea. Negli ultimi dieci anni, inoltre, il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Questo fenomeno ha un impatto diretto sul tessuto produttivo, con il 93,9% delle imprese che considera il fenomeno problematico o molto problematico, e circa un’azienda su due che segnala un peso rilevante sul business.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Anthropic prepara i bot AI che fanno la spesa al posto tuo

Anthropic, l'azienda dietro il modello di intelligenza artificiale Claude, ha pubblicato su GitHub una serie di modelli di riferimento (blueprint) pensati per costruire agenti AI capaci di gestire acquisti online per conto degli utenti, insieme a un secondo tipo di agente rivolto ai commercianti. Come riporta The Register, l'iniziativa punta a spingere sempre più negozi online ad automatizzare il processo d'acquisto tramite chatbot conversazionali.

Il pacchetto messo a disposizione degli sviluppatori "contiene le impalcature, gli schemi e le protezioni di cui un team tecnico ha bisogno per mettere in funzione un agente commerciale in pochi giorni", con implementazioni già pronte per i settori della vendita al dettaglio, dei viaggi, delle telecomunicazioni e della vendita di biglietti. Gli agenti possono essere costruiti tramite la Messages API, l'Agent SDK oppure i Claude Managed Agents, e sono distribuibili anche su Amazon Bedrock, Microsoft Foundry e Google Cloud Vertex AI.

L'agente rivolto agli acquirenti si collega ai cataloghi prodotti del negozio, può assemblare carrelli con più articoli, usare le preferenze dichiarate dal cliente per personalizzare i suggerimenti, mostrare confronti tra prodotti direttamente nella conversazione e passare il carrello completato alla fase di pagamento, che resta comunque in mano al commerciante. L'agente destinato invece ai negozianti può analizzare le performance di vendita, monitorare l'inventario, segnalare eventuali problemi, proporre modifiche ai prezzi e alle promozioni sulla base dello storico delle vendite e redigere bozze di campagne di marketing, sempre con l'obbligo di un'approvazione umana prima che qualsiasi modifica diventi effettiva.

Nonostante l'entusiasmo del settore tecnologico, i consumatori restano scettici. Diversi istituti di ricerca hanno misurato una resistenza diffusa verso l'idea di lasciare che sia un software a decidere cosa comprare al posto proprio, e a queste riserve si aggiungono preoccupazioni più concrete legate al prezzo dinamico e alla sorveglianza dei comportamenti d'acquisto: secondo alcuni osservatori, gli agenti AI potrebbero infatti aggravare le pratiche di prezzo personalizzato, applicando tariffe diverse in base ai dati raccolti su ciascun utente.

Anche il fronte della sicurezza resta aperto. Monica Eaton, fondatrice e amministratrice delegata della società Chargebacks911, ha dichiarato a The Register che il commercio gestito da agenti AI rischia di generare seri problemi di frode per i commercianti, perché al momento non esiste un quadro normativo chiaro per gestire i casi in cui un cliente sostenga di non aver autorizzato un acquisto effettuato dal proprio assistente virtuale. "I commercianti non possono diventare gli assicuratori di ogni incomprensione tra un consumatore e la sua intelligenza artificiale", ha affermato Eaton.

Come sottolinea la stessa testata britannica, il vero ostacolo alla diffusione di questi strumenti non sembra essere tecnico, quanto di fiducia: i consumatori devono poter credere che l'AI agisca nel loro interesse, mentre i commercianti devono poter contare sul fatto che l'AI sia responsabile delle proprie azioni. Un equilibrio che, conclude The Register, richiederà ancora del tempo per essere raggiunto.

5 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno

Il pianeta è entrato in una nuova fase di El Niño, il fenomeno climatico periodico che fa parte del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation) e che si manifesta in media ogni 2-7 anni. Come riporta iLMeteo.it, le prime conseguenze sono già visibili nel Pacifico, dove tutto è partito da un drastico indebolimento dei venti alisei, che normalmente spingono le acque calde superficiali da est verso ovest, in direzione dell'Asia.

Le previsioni stagionali più recenti della NOAA (l'agenzia statunitense per l'oceano e l'atmosfera) indicano che le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero raggiungere livelli mai registrati finora. Già da settembre, e nei mesi successivi, sono attese anomalie fino a +3,5/4°C rispetto alla media: valori da record, tanto che gli esperti hanno iniziato a parlare esplicitamente di un "El Niño Super" per sottolinearne l'intensità eccezionale.

Gli effetti concreti sono già osservabili nel Pacifico centro-orientale, con una maggiore frequenza e intensità di tifoni e uragani. Al momento risultano attivi tre uragani, secondo i dati diffusi dal Central Pacific Hurricane Center, insieme a piogge intense concentrate in brevi periodi, con un aumento del rischio di alluvioni lampo nelle aree colpite.

Per l'Europa e l'Italia gli effetti diretti restano limitati, ma tra l'autunno e l'inverno 2026-2027 potrebbero arrivare conseguenze indirette, anche marcate, legate a un probabile "Super El Niño". Il meccanismo passa attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche: pur avendo l'epicentro nel Pacifico, il fenomeno è in grado di alterare le correnti in quota fino alle nostre latitudini. Questo potrebbe favorire stagioni autunnali e invernali più miti della norma, con una riduzione delle tipiche irruzioni di aria fredda.

La vera incognita, però, riguarda la sovrapposizione tra El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica. El Niño agirà infatti come un acceleratore termico su un'atmosfera già carica di energia. In Italia questo effetto si combinerà con le temperature del Mediterraneo, che hanno già raggiunto livelli eccezionalmente elevati: una combinazione che, secondo iLMeteo.it, aumenterà in modo consistente il rischio di eventi meteo estremi, come piogge torrenziali, alluvioni lampo e i cosiddetti Medicane, gli uragani mediterranei nati dall'unione delle parole inglesi "Mediterranean" e "hurricane".

5 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Un'auto su tre è un SUV, ma il vero nodo è la fascia sotto i 15mila euro

Il mercato italiano dell'auto sta cambiando volto. Come riporta Businessonline.it, circa un'automobile nuova su tre venduta oggi in Italia è un SUV, un dato che conferma un trend ormai consolidato negli ultimi anni. Il successo di questa tipologia di veicolo si spiega con la versatilità d'uso - assetto rialzato, buona visibilità, capacità di affrontare anche sterrati leggeri - oltre che con un'immagine di status che la carrozzeria muscolosa in stile "adventure" continua a garantire. A trainare le vendite sono modelli come Toyota RAV4, Dacia Duster e MG ZS, sostenuti anche dalla crescente diffusione delle motorizzazioni ibride.

Non è però finita l'epoca delle compatte e delle city car, che restano centrali per la mobilità urbana: Fiat 500 e Panda, insieme a Kia Picanto e Renault Twingo, continuano a essere scelte diffuse per chi cerca un'auto pratica da muovere in città. Accanto a questi segmenti storici cresce un fenomeno relativamente nuovo, quello delle microcar e dei quadricicli elettrici, inizialmente considerato di nicchia ma che ha ormai conquistato un posizionamento solido tra le preferenze urbane, soprattutto tra i giovani e chi deve percorrere brevi tragitti quotidiani o muoversi in zone a traffico limitato.

Modelli come Citroën Ami e Fiat Topolino permettono la guida già dai 14 anni e hanno un prezzo d'attacco compreso tra 7.990 e 9.890 euro, rappresentando un'alternativa concreta all'automobile tradizionale per chi non ha ancora la patente B. A questi si affianca la new entry LIUX BIG, una microcar che secondo i dati riportati vanta consumi di appena 7 kWh per 100 km e un'autonomia dichiarata fino a 270 chilometri.

Il nodo più delicato del mercato italiano, però, riguarda un'altra fascia: quella delle auto nuove sotto i 15.000 euro, sempre più rara. La Dacia Sandero, storicamente l'auto più economica disponibile sul mercato, parte oggi da circa 13.950 euro. Fiat Panda e Grande Panda restano nella fascia tra 10.650 e 14.950 euro, ma solo grazie a promozioni temporanee che abbassano il prezzo di listino. Sul fronte dell'elettrico la situazione è ancora più critica: solo la Dacia Spring e la futura BYD Seagull si avvicinano alla soglia dei 15.000 euro, mentre la maggior parte dei modelli a batteria resta ben al di sopra di quella cifra.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Sony rifiuta di rimborsare i possessori di PS5 per i dazi Trump

Dopo Microsoft e Nintendo, anche Sony ha deciso di non condividere con i consumatori i rimborsi ottenuti dal governo statunitense per i dazi doganali imposti dall'amministrazione Trump nel 2025 e poi dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema. L'azienda giapponese ha chiesto a un giudice federale della California di respingere l'azione collettiva promossa da un gruppo di possessori di PlayStation 5, che rivendicano una parte dei circa 508 milioni di dollari che Sony si aspetta di recuperare come rimborso.

Come riporta Game File, la causa era partita nel maggio 2026, quando un gruppo di giocatori aveva citato in giudizio Sony Interactive Entertainment in un tribunale federale della California, sostenendo che l'azienda si sarebbe arricchita ingiustamente non restituendo ai clienti i rimborsi sui dazi. Sony aveva alzato il prezzo della PS5 di circa 50 dollari nell'agosto 2025, citando genericamente "un contesto economico difficile" senza mai menzionare esplicitamente i dazi. Il prezzo della console standard è poi salito ulteriormente fino a 649,99 dollari nel marzo 2026, cinque settimane dopo che i dazi erano già stati aboliti. Secondo quanto confermato dal direttore finanziario di Sony, Lin Tao, l'azienda prevede di recuperare circa 508 milioni di dollari in rimborsi, di cui circa 356 milioni già incassati tra aprile e giugno 2026, e la maggior parte di questa somma sarà destinata alla divisione videogiochi del gruppo, contabilizzata come reddito operativo e non come fondo da restituire ai consumatori.

Nella causa consolidata Walker et al. v. Sony Interactive Entertainment LLC, i ricorrenti Amorey Walker e Bryce Foster-Quarles hanno sostenuto che Sony sarebbe stata "pagata due volte per lo stesso onere tariffario illegale: una volta dai clienti attraverso i prezzi maggiorati e una volta dal governo americano attraverso i rimborsi sui dazi". Gli avvocati di Sony hanno replicato, in una memoria depositata lunedì scorso, che "pagare il prezzo di mercato per un acquisto di beni di consumo effettuato volontariamente non costituisce un danno legalmente riconoscibile". Le difese legali dell'azienda hanno inoltre definito "speculativa e illogica" la tesi secondo cui i dazi sarebbero stati la causa dell'aumento dei prezzi, indicando invece fattori come inflazione, oscillazioni valutarie, costi dei componenti, logistica e dinamiche competitive.

Un argomento chiave usato dagli avvocati di Sony riguarda proprio la tempistica dei rialzi: se i dazi fossero stati realmente la causa dell'aumento iniziale, sostengono, l'azienda avrebbe dovuto abbassare i prezzi una volta che i dazi sono stati aboliti, invece di alzarli ulteriormente come è avvenuto in primavera. Questo, secondo la difesa, dimostrerebbe che il prezzo delle console PlayStation riflette "un insieme diversificato e dinamico di costi", di cui i dazi sarebbero solo una variabile tra molte.

La posizione di Sony ricalca da vicino quella già adottata da Nintendo, che a fine luglio aveva replicato a una causa analoga sostenendo che i clienti avessero ricevuto "esattamente ciò per cui avevano pattuito e pagato", a un prezzo concordato tra le parti. Anche Microsoft ha depositato il 21 agosto una mozione quasi identica contro la causa intentata dal giocatore Trevor Hastings, sostenendo che "non c'è nulla di ingiusto nell'acquistare una Xbox al prezzo pubblicizzato" e ottenere esattamente ciò per cui si è pagato, aggiungendo che non sarebbe possibile calcolare oggi quale quota del prezzo fosse effettivamente attribuibile ai dazi. Microsoft sta inoltre spingendo per spostare la causa in arbitrato.

Tra i produttori di hardware per videogiochi, l'unica eccezione resta Panic, l'azienda che produce la console portatile Playdate, che ha scelto di rimborsare ai propri clienti il 19% di sovrapprezzo dovuto ai dazi che era stato loro addebitato. Nessun giudice si è ancora pronunciato sulle richieste di archiviazione presentate da Sony e Microsoft.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA

Un nuovo studio clinico esplora la possibilità di usare la psilocibina, il principio attivo psichedelico dei cosiddetti "funghi magici", come trattamento per il disturbo da uso di cocaina, una condizione per cui a oggi non esiste alcun farmaco approvato dalle autorità sanitarie statunitensi.

Come riporta News-Medical, a guidare la ricerca è Albert Arias, responsabile di psichiatria delle dipendenze presso il Carilion Clinic, che ha ricevuto un finanziamento dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), l'istituto governativo statunitense dedicato allo studio delle dipendenze da sostanze. Il progetto punta a valutare se la psilocibina, già oggetto di studio per diversi disturbi psichiatrici e da abuso di sostanze, possa rappresentare un nuovo approccio terapeutico per le persone affette da questa forma di dipendenza.

Il finanziamento iniziale, pari a 623.000 dollari, fa parte di un progetto articolato in più fasi, pensato per verificare se la psilocibina possa contribuire a ridurre il consumo di cocaina quando somministrata in un contesto di ricerca clinica rigorosamente controllato e abbinata a un percorso di psicoterapia strutturata. Se la ricerca procederà secondo i piani, i finanziamenti successivi per sostenere la fase clinica più ampia potrebbero portare il totale complessivo a 3,5 milioni di dollari.

"Il disturbo da uso di cocaina può avere conseguenze devastanti per i pazienti, le loro famiglie e le comunità, eppure non disponiamo ancora di un farmaco approvato dalla FDA per curarlo", ha dichiarato Arias, sottolineando che questo studio offre l'opportunità di indagare in modo rigoroso un approccio promettente ma ancora sperimentale, per stabilire se possa avere un ruolo concreto nell'aiutare i pazienti a ridurre o interrompere il consumo di cocaina.

Il ricercatore ha precisato che l'obiettivo non è partire dal presupposto che la psilocibina funzioni, ma porsi la domanda con attenzione, in modo scientifico e sicuro: se emergeranno prove di un beneficio reale, potrebbero costituire la base per studi più ampi e, in prospettiva, per nuove opzioni terapeutiche.

Il progetto si inserisce in un più ampio filone di ricerca sul potenziale terapeutico dei composti psichedelici, che negli ultimi anni ha attirato crescente interesse scientifico. Studi precedenti hanno già suggerito possibili benefici dei trattamenti assistiti da sostanze psichedeliche per altre condizioni legate alla dipendenza, come l'alcolismo e la dipendenza dal fumo di sigaretta.

Va sottolineato che, trattandosi di una fase preliminare di finanziamento, i risultati concreti sull'efficacia della psilocibina nel trattamento del disturbo da uso di cocaina non sono ancora disponibili: lo studio dovrà infatti completare le fasi successive prima di poter fornire indicazioni cliniche solide.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia

Un'idea che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata bizzarra sta guadagnando credito nella comunità scientifica: assumere la sostanza allucinogena estratta dai "funghi magici" prima di iniziare la chemioterapia potrebbe proteggere i pazienti oncologici da uno degli effetti collaterali più invalidanti del trattamento. Come riporta Channels Television, uno studio pubblicato giovedì sulla rivista Science ha testato la psilocibina su cavie e su alcuni tessuti umani per contrastare la neuropatia periferica, una condizione che colpisce milioni di persone nel mondo.

Si tratta di un disturbo del sistema nervoso che interessa circa i tre quarti di tutti i pazienti sottoposti a chemioterapia, causando tipicamente intorpidimento e formicolio, come ha spiegato in una conferenza stampa telefonica Patrick Dougherty, co-autore dello studio e specialista in terapia del dolore presso l'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas. Un terzo di questi pazienti, però, sviluppa un dolore urente continuo e persistente, ha precisato lo stesso Dougherty.

Secondo i dati raccolti dai ricercatori, due sole dosi di psilocibina somministrate prima dell'inizio della chemioterapia hanno prevenuto in modo duraturo la comparsa della neuropatia periferica indotta dal trattamento, mantenendo l'effetto protettivo per un massimo di sei cicli di terapia. Un risultato che non ha compromesso né il sistema immunitario dei soggetti trattati né l'efficacia antitumorale della chemioterapia stessa.

La scoperta è nata quasi per caso. Il gruppo di ricerca, guidato da Moran Amit insieme a Dougherty, stava inizialmente studiando i meccanismi attraverso cui il tumore dirotta a proprio vantaggio le cellule nervose per crescere, quando ha notato che alcuni animali trattati con psilocibina non sviluppavano danni nervosi dopo la chemioterapia. Approfondendo l'osservazione, i ricercatori hanno scoperto che la sostanza protegge le cellule nervose favorendo il trasporto dei mitocondri, le strutture cellulari che producono energia e che vengono danneggiate dai farmaci chemioterapici lungo gli assoni delle cellule nervose.

Un aspetto rilevante della scoperta riguarda il meccanismo d'azione: l'effetto neuroprotettivo non sembra legato alle proprietà allucinogene della psilocibina. Un composto analogo privo di effetti psichedelici ha infatti prodotto lo stesso risultato protettivo in laboratorio, secondo quanto sottolineato da Kristy Townsend, ricercatrice della Ohio State University non coinvolta nello studio.

Prima che la psilocibina possa diventare un trattamento standard per i pazienti oncologici, i ricercatori dell'MD Anderson Cancer Center avvertono che saranno necessari ulteriori test per confermarne sicurezza ed efficacia. I risultati preclinici pubblicati su Science costituiscono comunque la base per una sperimentazione clinica di Fase 2, denominata NeuroGuard, che valuterà l'uso della psilocibina durante la chemioterapia in pazienti con diversi tipi di tumore, tra cui quello al seno, al colon-retto e ai distretti testa-collo.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

Un ordine esecutivo firmato dal presidente statunitense Donald Trump per accelerare ricerca, approvazione e accesso alle terapie psichedeliche ha riacceso l'attenzione degli investitori su due società farmaceutiche impegnate in sperimentazioni cliniche avanzate contro depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico: Definium Therapeutics (DFTX) e Compass Pathways (CMPS).

Come riporta Stocktwits, l'ordine firmato dal presidente cita esplicitamente solo l'ibogaina tra le sostanze psichedeliche, ma i trattamenti sperimentali delle due aziende sono già in fase avanzata: il DT120 di Definium, a base di LSD, e il COMP360 di Compass, terapia a base di psilocibina, stanno entrambi attraversando sperimentazioni cliniche di ultima fase negli Stati Uniti per importanti patologie psichiatriche.

Secondo le stime di consenso raccolte da Koyfin, è Compass Pathways a offrire attualmente il potenziale di crescita maggiore rispetto ai livelli di prezzo recenti. Il titolo CMPS ha un target di prezzo medio a 12 mesi di 21,75 dollari, che implica un rialzo del 227%, con otto analisti che raccomandano l'acquisto, tre il "forte acquisto" e uno il mantenimento. DFTX, invece, ha un target medio di 36,67 dollari, che indica un potenziale rialzo del 62%, con dodici analisti orientati all'acquisto e quattro al "forte acquisto".

Sul fronte delle performance recenti, il titolo DFTX ha messo a segno tre settimane consecutive di guadagni e, negli ultimi dodici mesi, è salito di quasi il 300%. CMPS, dal canto suo, è più che raddoppiata nello stesso arco di tempo, chiudendo l'ultima settimana con un incremento del 20%.

Il commissario della Food and Drug Administration, Marty Makary, ha dichiarato che le terapie allineate alle priorità indicate dall'ordine esecutivo potrebbero attraversare i tempi di revisione regolatoria in poche settimane, anziché nei tempi standard che normalmente richiedono mesi o anni. L'agenzia americana ha già annunciato l'autorizzazione alla prima sperimentazione umana sull'ibogaina negli Stati Uniti, un passaggio che apre la strada a nuovi studi su una sostanza finora fortemente limitata dalle normative federali.

5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026

L'esercito degli Stati Uniti ha reso noto di aver abbattuto oltre 300 droni sospettati di essere collegati ai cartelli della droga lungo il confine con il Messico dall'inizio del 2026, di cui 100 nel solo mese di agosto. Come riporta NewsNation, il dato arriva dallo Joint Task Force-Southern Border, unità che opera sotto il comando dello US Northern Command (USNORTHCOM).

Le forze armate statunitensi hanno impiegato anche un laser ad alta energia per distruggere alcuni dei velivoli senza pilota, in un'operazione condotta nei pressi di Fort Bliss, in Texas. Le autorità militari non hanno specificato con precisione dove siano avvenuti gli abbattimenti né se le intercettazioni siano avvenute sul lato statunitense o su quello messicano del confine, e non hanno identificato quale specifico cartello messicano fosse responsabile delle operazioni con i droni.

Circa 8.000 militari dello Joint Task Force risultano dispiegati lungo i 1.954 miglia di confine meridionale. Dall'avvio della missione, nel marzo 2025, le truppe hanno condotto decine di migliaia di pattugliamenti di sorveglianza lavorando fianco a fianco con l'esercito messicano. Secondo i funzionari federali citati da NewsNation, questi sforzi hanno rafforzato la capacità di analisi situazionale della Customs and Border Protection (CBP), migliorato i tempi di risposta e sostenuto gli sforzi per contrastare le attività illecite transfrontaliere.

Le autorità statunitensi collegano l'uso dei droni al traffico di droga, al contrabbando e alla sorveglianza delle forze dell'ordine e militari da parte delle organizzazioni criminali transnazionali. Diversi cartelli messicani della droga sono stati designati come organizzazioni terroristiche straniere dall'amministrazione Trump, e Stati Uniti e Messico si sono impegnati a collaborare per contrastare il traffico di fentanyl e altri stupefacenti.

Il ministro della Difesa messicano, Ricardo Trevilla, ha offerto però una lettura diversa dei fatti, sostenendo che i droni servirebbero soprattutto ai trafficanti di migranti per individuare i tratti di confine non presidiati dalle autorità, più che al traffico di droga vero e proprio. Nonostante questa versione, le stesse autorità messicane hanno anche segnalato l'uso di droni da parte dei cartelli in attacchi contro gruppi criminali rivali e contro il personale di sicurezza.

L'episodio più grave legato all'uso offensivo di questi velivoli risale all'ottobre dello scorso anno, quando un drone carico di esplosivo aveva colpito la sede della procura di Tijuana, causando danni materiali ma senza provocare vittime.

5 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi

I cartelli della droga messicani stanno intensificando l'uso di autobombe, droni carichi di esplosivo e ordigni improvvisati, una tendenza che rischia di complicare ulteriormente i già tesi rapporti con l'amministrazione statunitense di Donald Trump, che ha più volte minacciato interventi militari diretti contro le organizzazioni criminali messicane. Lo riporta l'agenzia Associated Press, in un'inchiesta ripresa da diverse testate tra cui il Washington Post.

L'episodio più recente risale alla notte tra sabato e domenica scorsi a Ojocaliente, cittadina dello stato di Zacatecas, nel centro-nord del Messico, a circa 580 chilometri a nord-ovest di Città del Messico. Un veicolo imbottito con circa 200 chili di materiale esplosivo è stato fatto detonare davanti al comando della polizia municipale. Nessuno è morto, ma l'esplosione ha ferito 11 persone e danneggiato oltre 60 abitazioni nel centro cittadino, come ha confermato il responsabile della sicurezza messicana Omar García Harfuch durante una visita a Zacatecas insieme alla presidente Claudia Sheinbaum.

Secondo quanto riferito dal procuratore generale dello stato, Cristian Paul Camacho, soltanto nel corso di quest'anno Zacatecas ha registrato 23 attacchi con esplosivi, sei dei quali realizzati con automobili o motociclette imbottite di tritolo. Il territorio è da tempo conteso tra il cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG) e il cartello di Sinaloa, entrambi impegnati da anni in una guerra per il controllo della regione.

Gli esperti sottolineano come, pur destando crescente preoccupazione in Messico, la portata di questi attacchi resti ancora nettamente inferiore rispetto alla violenza registrata in altri paesi, come la Colombia. Victor Manuel Sánchez, docente dell'Università di Coahuila che da decenni monitora il fenomeno delle autobombe nel paese, ha ricordato che un primo episodio di questo tipo risale al 1994 a Guadalajara, quando il cartello di Tijuana colpì Ismael «El Mayo» Zambada, cofondatore del cartello di Sinaloa, poi condannato negli Stati Uniti. Più recentemente, secondo il professore, è stato il CJNG a fare un uso crescente di esplosivi, mano a mano che espandeva la propria presenza sul territorio nazionale. Le autorità hanno attribuito al gruppo due attentati avvenuti nei centri di piccole città: uno in Michoacán lo scorso dicembre, con cinque morti, e quello di domenica a Zacatecas.

La designazione da parte dell'amministrazione Trump di otto cartelli messicani come organizzazioni terroristiche straniere - e il ricorso a questa cornice giuridica per giustificare eventuali azioni militari - ha reso il tema particolarmente delicato, anche perché la legittimità di simili interventi è oggetto di contestazione sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale. Alcuni analisti, come il ricercatore Pérez Ricart citato dall'agenzia AP, mettono in guardia dall'applicare al crimine organizzato le stesse strategie pensate per il contrasto al terrorismo, ricordando che nel narcotraffico l'avversario non è soltanto un gruppo armato, ma un intero mercato illegale.

5 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini

Un'indagine di Valori e Il Salvagente su cento prodotti rivela che pane, riso e biscotti aggiungono cadmio a una dieta già a rischio

  • Un bambino di 1-2 anni può superare il 143,7% della dose settimanale tollerabile di cadmio mangiando solo pasta, secondo l’indagine di Valori e Il Salvagente su cento prodotti alimentari italiani.
  • Il cadmio si accumula nei reni e nelle ossa per 10-30 anni; i bambini assorbono una dose più alta perché pesano meno e mangiano di più in proporzione al peso.
  • Gli esperti interpellati non demonizzano pasta e cereali, ma chiedono di ridurre il cadmio nei fertilizzanti fosfatici e di avviare biomonitoraggi nazionali sull’esposizione reale della popolazione.
  • qui l'articolo completo su Valori.it
5 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Il trading in Borsa dei parlamentari diventa un’arma elettorale

Quasi metà dei membri del Congresso possiede azioni. La legge approvata dalla Camera limita gli acquisti, ma lascia fuori Donald Trump

  • La sindaca democratica Paige Cognetti ha costruito la sua campagna al Congresso attaccando le seicento operazioni in Borsa del deputato uscente Rob Bresnahan.
  • La legge impone di segnalare le compravendite entro 45 giorni, ma i controlli sono deboli: le sanzioni ammontano a circa 200 dollari.
  • La Camera ha approvato lo Stop Insider Trading Act che vieta ai parlamentari di comprare azioni, ma esclude esplicitamente il presidente Trump.
  • qui l'articolo intero su Valori.it
5 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori

Un maxi-studio su Nature rivela il divario: l'obesità infantile rallenta in Occidente, ma esplode nei Paesi poveri. L'Onu propone di tassare il cibo spazzatura

  • Un maxi-studio su Nature, con dati di 232 milioni di persone dal 1980 al 2024, mostra che l’obesità infantile rallenta nei Paesi ricchi ma accelera in quelli poveri.
  • Nei Paesi in via di sviluppo il food environment espone i bambini a cibo ultraprocessato a basso costo, pubblicità aggressiva e mense scolastiche povere di alternative sane.
  • L’Onu propone di tassare il cibo spazzatura e regolamentare il marketing alimentare rivolto ai minori, sul modello di misure già adottate in alcuni Paesi.
  • Qui l'articolo completo su Valori.it
5 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

La proiezione di Mercatore è la proiezione cartografica più utilizzata al mondo, ma rappresenta in modo impreciso le dimensioni di paesi e continenti.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per sostituire la tradizionale mappa del mondo con una che rifletta in modo più accurato le dimensioni dell'Africa.

La risoluzione "Correggere la mappa", promossa dal Togo e sostenuta dai membri dell'Unione Africana (UA), è stata approvata con il supporto di 164 nazioni, tra cui Francia e Regno Unito. Gli Stati Uniti sono stati l'unica nazione a votare contro, mentre si sono registrate sei astensioni.

Il voto delle Nazioni Unite non è vincolante, ma comporterà modifiche alle mappe utilizzate dalle istituzioni di tutto il mondo.

La proiezione di Mercatore, di uso comune fin dal XVI secolo, è stata oggetto di critiche perché mostra l'Africa di dimensioni simili alla Groenlandia, sebbene sia 14 volte più grande.

Secondo i critici, ciò porta a minimizzare le esigenze e le potenzialità di sviluppo dei paesi vicini all'equatore.

La mappa di Mercatore fu ideata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore per aiutare gli esploratori europei a orientarsi in tutto il mondo.

La distorsione della sua mappa è dovuta al fatto che è impossibile rappresentare accuratamente la superficie di un globo su un grafico bidimensionale.

Ogni volta che si disegna una mappa del mondo, è necessario scendere a compromessi.

La proiezione di Mercatore mostra la curvatura terrestre facendo apparire i paesi vicini all'equatore più piccoli di quanto non siano in realtà, e quelli più vicini ai poli più grandi.

Nel tentativo di correggere questo problema, un team di cartografi ha creato nel 2018 una mappa a pari area che hanno chiamato proiezione Equal Earth.

A febbraio, i 54 Stati membri dell'Unione Africana l'hanno adottata, affermando che "rappresenta in modo più accurato le dimensioni di tutti i continenti, in particolare dell'Africa".

Il gruppo di attivisti online #CorrectTheMap ha affermato: "In Africa si potrebbero inserire gli Stati Uniti, la Cina, l'India, il Giappone, il Messico e gran parte dell'Europa, e avrebbe ancora territorio a disposizione".

In vista del voto di venerdì, il ministro degli Esteri togolese Robert Dussey ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters: "Un mondo giusto inizia con una mappa giusta".

In precedenza, durante un briefing delle Nazioni Unite, aveva affermato: "Una mappa non è mai neutrale. Modella le percezioni, influenza il modo in cui viene compresa la posizione dei popoli e dei continenti nel mondo".

Aveva l'appoggio del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, il quale aveva affermato che il suo ministero avrebbe smesso di utilizzare la proiezione di Mercatore .

"Cambiare la mappa ovviamente non cambia il mondo. Ma correggere una rappresentazione che lo distorce è già un atto di verità", ha affermato.

Ma Yaryna Ferencevych, rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ha affermato che la risoluzione derideva il lavoro e lo scopo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite .

"Invece di concentrarsi sui veri problemi della pace internazionale, della prosperità o delle buone relazioni, questo organismo sta discutendo di progetti cartografici del XVI secolo e del loro ruolo nella promozione delle riparazioni e della 'giustizia cognitiva'", ha affermato.

A marzo, anche gli Stati Uniti si sono mostrati critici nei confronti della tratta transatlantica degli schiavi, quando è stata adottata una risoluzione che la definiva "il più grave crimine contro l'umanità" .

"La rappresentazione errata dell'Africa sulle mappe mondiali non è solo un errore cartografico, ma un problema narrativo", ha dichiarato alla BBC Lerato Mogoatlhe di Africa No Filter, uno dei gruppi promotori della campagna per abbandonare la proiezione di Mercatore.

Faceva parte degli sforzi per fermare la "più lunga campagna di disinformazione e misinformazione al mondo" sull'Africa, ha affermato.

Secondo il geografo keniota Kioko Muendo, la mappa di Mercatore ha implicitamente sottovalutato le vaste risorse, la popolazione e le opportunità di investimento del continente africano.

"Le mappe sono molto più che semplici guide per i viaggiatori: influenzano la percezione politica ed economica delle regioni", ha dichiarato alla BBC.

(Thomas Mukhwana su BBC del 05/09/2026)

5 SETTEMBRE 2026

UCRAINAUCRAINA. Smantellata frode di investimenti in cryptovalute

Le autorità ucraine hanno smantellato una rete di frode legata alle criptovalute con base a Kiev, che avrebbe preso di mira cittadini dell'UE e generato fino a 1 milione di dollari al mese nel suo periodo di massima attività . Gli agenti si spacciavano per rappresentanti di piattaforme di criptovalute e attiravano le vittime tramite Telegram con presunte opportunità di investimento redditizie.

5 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF

Il nuovo rapporto UNICEF: quasi un adolescente su cinque tra i 12 e i 17 anni ha subito in un anno una forma di abuso o sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia. Nel 57% dei casi l'autore era una persona già conosciuta dal minore. Oltre il 40% non ne ha parlato con nessuno

Gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono lasciare conseguenze profonde sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, aumentando anche il rischio di pensieri suicidi e comportamenti autolesivi. A lanciare l’allarme è l’UNICEF, che in un nuovo rapporto stima che 20 milioni di bambini e adolescenti tra i 12 e i 17 anni, quasi uno su cinque tra quelli che utilizzano Internet nei 21 Paesi analizzati, siano stati vittime nell’arco di un anno di almeno una forma di abuso o sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia. La ricerca, dal titolo Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse, mette insieme i risultati di indagini condotte su circa 21mila minorenni e le testimonianze raccolte attraverso interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia.

Il dato che preoccupa di più: il rischio di suicidio quadruplicato

Tra i risultati più allarmanti emerge il legame con il benessere psicologico. I bambini che hanno subito sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più propensi a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo rispetto ai coetanei che non avevano vissuto queste esperienze. Anche i livelli di ansia risultavano significativamente più elevati. In alcuni Paesi il divario raggiunge livelli ancora più marcati. In Messico e Macedonia del Nord, il rischio di riferire pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subito abusi. In Pakistan, invece, il rischio di autolesionismo risultava oltre sette volte maggiore. Sono numeri che aiutano a comprendere come la violenza sessuale online non possa essere considerata un fenomeno confinato alla dimensione digitale. Le conseguenze possono coinvolgere sicurezza, relazioni, equilibrio emotivo e salute mentale.

Paura, vergogna e isolamento: “Non sapevo come reagire”

Le testimonianze raccolte dall’UNICEF restituiscono una realtà fatta spesso di paura, vergogna e solitudine. Per molti bambini non è semplice nemmeno riconoscere ciò che è accaduto, soprattutto quando l’autore dell’abuso è una persona conosciuta o quando il rapporto è iniziato come una relazione di fiducia. “Non sapevo come reagire… mi sentivo un po’ sotto shock”, ha raccontato una giovane donna della Repubblica Dominicana, ricordando la diffusione senza consenso, quando aveva 14 anni, di alcune sue immagini private. Un’altra partecipante alla ricerca, parlando di un’esperienza simile, ha descritto il senso di umiliazione e sfruttamento provato dopo l’accaduto. Il problema è che, molto spesso, la vittima resta sola.

Oltre il 40% non racconta a nessuno quello che è successo

Secondo il rapporto, più del 40% degli episodi di abuso facilitato dalla tecnologia non viene condiviso con nessuno. E meno dell’1% arriva alle autorità, come polizia, servizi sociali o linee di assistenza. Il motivo più frequente per cui i minori scelgono di non parlare è particolarmente significativo: non sapere a chi rivolgersi. È una vulnerabilità che rischia di aggravare le conseguenze dell’abuso. Senza un adulto di riferimento, un servizio accessibile o un canale di segnalazione percepito come sicuro, il minore può rimanere intrappolato tra vergogna, paura e isolamento.

Quasi 15 milioni esposti a contenuti sessuali indesiderati

La dimensione del fenomeno emerge anche dalle diverse forme di abuso rilevate. L’UNICEF stima che oltre 15 milioni di bambini siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati. Ad altri 9 milioni è stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la propria volontà. In circa 4 milioni di casi, invece, i minori hanno visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza aver dato il proprio consenso. La reale portata del fenomeno potrebbe tuttavia essere maggiore, proprio a causa dell’elevato numero di episodi che non vengono raccontati o segnalati.

I social sono il principale terreno di rischio

Quasi il 60% degli episodi analizzati si è verificato sui principali social network, tra cui Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp. Un ulteriore 14% ha coinvolto i giochi online. Sono gli stessi ambienti digitali nei quali bambini e adolescenti studiano, giocano, comunicano e costruiscono relazioni. Ed è proprio questa normalità quotidiana a rendere più difficile distinguere una relazione sicura da una situazione potenzialmente pericolosa. Ma c’è un altro elemento che il rapporto invita a non sottovalutare.

Nel 57% dei casi il minore conosceva già l’autore

L’idea che dietro un abuso online ci sia soprattutto uno sconosciuto incontrato in rete non trova conferma nei dati raccolti. Nel 57% dei casi l’autore era infatti una persona che il minore conosceva già: un coetaneo, un partner, un amico o un familiare. Nel 38% dei casi, invece, il minore aveva incontrato online per la prima volta la persona responsabile dell’abuso. Account falsi e sistemi di messaggistica privata possono contribuire a creare condizioni favorevoli all’avvicinamento, alla manipolazione e allo sfruttamento della fiducia.

“Non possiamo distogliere lo sguardo”

“Il rapporto rivela una realtà dolorosa. Più di 20 milioni di bambini nei Paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici”, ha affermato Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF. “Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Non possiamo distogliere lo sguardo”. Per l’UNICEF, quindi, la protezione dei minori non può essere affidata esclusivamente alla loro capacità di riconoscere e prevenire i rischi. Servono piattaforme progettate per essere sicure anche per i più giovani, maggiori tutele della privacy, limiti ai contatti non richiesti da parte degli adulti e sistemi più efficaci per individuare e segnalare gli abusi.

Servono anche sanità, servizi sociali e scuola

La risposta deve però andare oltre la tecnologia. Il rapporto chiede ai Governi di rafforzare leggi, regolamentazione e strumenti di contrasto, adeguandoli anche a fenomeni emergenti come l’estorsione sessuale e la produzione di materiale pedopornografico attraverso l’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, occorre investire nei servizi sanitari, sociali e giudiziari, creando percorsi di assistenza nei quali bambini e adolescenti possano sentirsi ascoltati e protetti. Famiglie, scuole e comunità devono essere parte della rete di protezione: quando un minore racconta un abuso, sottolinea l’UNICEF, non deve essere lasciato solo a gestire le conseguenze di ciò che ha subito. “Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online”, ha concluso Russell.

Lo studio

Il rapporto Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse raccoglie i risultati di due cicli di ricerca del progetto Disrupting Harm, realizzato da UNICEF, ECPAT International e INTERPOL. Le indagini hanno coinvolto circa 21 mila bambini e bambine tra i 12 e i 17 anni che utilizzano Internet in 21 Paesi, oltre a interviste approfondite con 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia. I risultati riguardano quindi la popolazione minorile che utilizza Internet e non possono essere automaticamente estesi a tutti i bambini, soprattutto nei Paesi caratterizzati da una minore diffusione della connettività. Il primo ciclo di ricerca, condotto principalmente tra il 2020 e il 2021, ha interessato Cambogia, Etiopia, Indonesia, Kenya, Malesia, Mozambico, Namibia, Filippine, Tanzania, Thailandia, Uganda e Vietnam. La seconda fase, realizzata nel 2024-2025, ha coinvolto Armenia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Messico, Montenegro, Macedonia del Nord, Pakistan e Serbia.

(Sanità Informazione)

5 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse 

Le infezioni sessualmente trasmesse in Italia aumentano a livelli preoccupanti, con 8mila casi (+12%) in più tra 2023 e 2024. Tra le malattie che registrano i livelli di crescita maggiore ci sono clamidia e gonorrea, che si diffondono soprattutto tra giovani e gruppi a rischio. Le nuove diagnosi di Hiv rimangono invece stabili, anche se permane un alto numero di diagnosi tardive. Per ricevere informazioni corrette e personalizzate sulle infezioni trasmesse per via sessuale, si può telefonare da qualsiasi parte d’Italia al Telefono Verde Aids e Ist 800 861061 dell’Istituto superiore di sanità.

5 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat

L’Istat pubblica una stima delle percorrenze annuali dei veicoli stradali circolanti, distinti per tipologia, età, tipo di alimentazione, classe di emissione e localizzazione. Questo nuovo indicatore statistico, frutto dell’integrazione di archivi amministrativi, misura l’intensità d’uso dei veicoli e fornisce elementi utili per produrre nuovi indicatori e analisi quali il consumo energetico e l’impatto ambientale generati dal traffico stradale.

Con questa nota, l’Istat diffonde la stima al 2023, e un aggiornamento di quella già diffusa per il 2021, del numero di veicoli circolanti e delle relative percorrenze annuali. È confermato l’impianto metodologico di stima già adottato per il 2021 che è ora consolidato e migliorato attraverso l’utilizzo di una nuova fonte informativa.

Le informazioni sono rese disponibili per tipologia di veicolo, età, tipo di alimentazione, classe di emissione e localizzazione territoriale. Con riferimento ai veicoli circolanti è prodotto l’indicatore denominato “veicoli-chilometro”, il quale misura l’intensità d’uso dei veicoli attivi e fornisce elementi utili per produrre nuove o più precise analisi sulla mobilità dei veicoli, sul consumo energetico e sul conseguente impatto ambientale. Il Focus propone inoltre una lettura dell’evoluzione delle percorrenze dei veicoli circolanti dal 2021 al 2023 coerenti con la nuova fonte informativa utilizzata.

Sintesi dei principali risultati

Nel 2023 si stimano 44,3 milioni di veicoli circolanti, pari all’82,2% dell’intero parco veicolare, che complessivamente hanno percorso quasi 471,6 miliardi di veicoli-chilometro sulle strade italiane e/o all’estero.

Il parco circolante medio è principalmente costituito da autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri (78,5%), da motocicli e quadricicli (11,5%) e da veicoli commerciali leggeri (7,7%).

Rispetto al 2021, il parco medio annuo circolante complessivo è aumentato del 2,6% (+1,1 milioni di veicoli), i soli autoveicoli circolanti sono aumentati dell’1,9% (+643mila autovetture).

Le percorrenze totali sono cresciute del 10% tra il 2023 e il 2021, con un aumento significativo di quelle dei veicoli commerciali pesanti (+18,1%) e degli autobus (+18,1%). Le percorrenze totali degli autoveicoli per il trasporto passeggeri sono aumentate del 9,7%.

Le percorrenze medie sono aumentate del 7,2% nel 2023 rispetto al 2021. Gli autoveicoli hanno percorso in media 10.949 km nel 2023 (+784 km rispetto al 2021).

Nel 2023 gli autobus hanno percorso, in media, poco più di 35mila chilometri e i trattori stradali oltre 73mila chilometri, a fronte di una percorrenza media annua pari a 15mila chilometri per i veicoli commerciali leggeri e 11mila chilometri per gli autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri.

All’aumentare dell’età del veicolo diminuiscono i chilometri mediamente percorsi in un anno. Gli autoveicoli per il trasporto di passeggeri che hanno percorso più strada sono quelli con meno di 5 anni: 13,6mila chilometri in media nel 2023.

Nel 2023 si stima che poco più di 15 milioni di autoveicoli circolanti adibiti al trasporto di passeggeri siano alimentati a gasolio, oltre 14 milioni a benzina e 2,7 milioni a gas Gpl. Gli autoveicoli per trasporto passeggeri ibridi elettrici hanno avuto un sensibile aumento rispetto al 2021 e sono arrivati a sfiorare quasi i 2 milioni di unità, mentre sono circa 900mila quelli a metano e 183mila gli autoveicoli a trazione esclusivamente elettrica.

Gli autoveicoli per trasporto passeggeri a gasolio percorrono mediamente più chilometri (oltre 13mila). Anche i veicoli che utilizzano sistemi di alimentazione a minore impatto ambientale, come i veicoli elettrici o ibridi hanno percorrenze medie piuttosto elevate, rispettivamente pari a circa 12mila e 13 mila chilometri all’anno.

Più di tre veicoli circolanti su quattro nel 2023 sono classificati Euro 4 o più: le categorie meno inquinanti. Circa il 4% del parco circolante è precedente all’introduzione degli standard di emissione europei ed è quindi classificato come Euro 0.

I veicoli totalmente elettrici sono poco più di 240 mila, pari a circa lo 0,5% del parco circolante.

I veicoli circolanti e i chilometri percorsi

Degli oltre 54,3 milioni di veicoli regolarmente iscritti al PRA al 31 dicembre 2023, quelli che si stima abbiano circolato durante il 2023 sono poco più di 44,7 milioni. Di questi oltre 35 milioni sono autoveicoli per il trasporto di passeggeri, pari al 78,4% del parco circolante totale, poco meno di 5,2 milioni sono motocicli e quadricicli (11,6%) e oltre 3,4 milioni sono veicoli commerciali leggeri (7,7%). Il restante parco circolante è composto da veicoli commerciali pesanti (478mila veicoli), autocaravan (280mila veicoli), trattori stradali (184mila) e autobus (82mila).I veicoli iscritti al PRA ma non circolanti sono circa 9,6 milioni, pari al 17,8% del Parco veicolare; di questi 5,8 milioni sono autoveicoli, 2,6 milioni motocicli e quadricicli e poco meno di 800mila veicoli commerciali leggeri. La quota di veicoli non circolanti del Parco veicolare è pari al 14,3% per gli autoveicoli e 18,1% per i veicoli commerciali leggeri, ma sale al 31,8% per i veicoli commerciali pesanti e sfiora il 34% per i motocicli e quadricicli. Quasi la metà dei veicoli “non circolanti” ha almeno 30 anni di età dall’immatricolazione e il 30,7% ha tra i 20 e i 29 anni.

Più della metà di tutti gli autoveicoli per trasporto passeggeri non circolanti ha 30 anni dall’immatricolazione, quota che sale al 56,8% per gli autobus, al 76,5% per i veicoli commerciali pesanti e al 77,6% per gli autocaravan.

Si stima che nel 2023 i veicoli circolanti immatricolati in Italia abbiano percorso complessivamente, sia sulle strade italiane sia all’estero, oltre 471 miliardi di veicoli-chilometro (Prospetto 3).

L’integrazione dei dati ACI relativi al Parco veicolare iscritto al Pubblico registro automobilistico (PRA) con quelli delle revisioni e dell’Archivio nazionale dei veicoli (del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e l’utilizzo di “due segnali di vita” hanno permesso di stimare la consistenza dei veicoli che hanno circolato nel 2023. In questa edizione, per individuare i veicoli circolanti nel più ampio insieme costituito dal parco veicolare italiano (tutti i veicoli iscritti al Pubblico registro automobilistico), sono stati utilizzati due “segnali di vita”: la presenza di un’assicurazione del veicolo attiva nell’anno di riferimento e la presenza di una revisione in corso di validità o comunque non scaduta da più di un anno. Per maggiori dettagli si veda la nota metodologica.

L’80,8% dei veicoli-chilometro complessivamente percorsi dal parco circolante, pari a quasi 381 miliardi di chilometri, è attribuibile agli autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri. Circa 50 miliardi di veicoli-chilometro (10,7%) sono stati invece realizzati dai veicoli commerciali leggeri. I veicoli commerciali pesanti, al netto dei trattori stradali, hanno percorso circa 10,3 miliardi di chilometri (il 2,2% del totale). Una quota di percorrenza superiore è riconducibile ai 182mila trattori stradali che sono responsabili di circa 13,4 miliardi di veicoli-chilometro, pari al 2,8% del totale.

I motocicli e i quadricicli nel corso dell’anno hanno percorso complessivamente oltre 12,7 miliardi di veicoli-chilometro (2,7%), mentre gli autobus si attestano a poco meno di 2,9 miliardi di veicoli-chilometro (0,6%). Gli autocaravan hanno percorso circa 1,2 miliardi di veicoli-chilometro, coprendo una distanza pari soltanto allo 0,2% della percorrenza complessiva del parco circolante medio annuo.

Mediamente, nel corso del 2023, ogni autoveicolo per trasporto passeggeri ha percorso 10.949 chilometri e ogni veicolo commerciale leggero 14.828 chilometri (Figura 1). La percorrenza media annua scende a 4.184 chilometri per gli autocaravan e a 2.499 per i motocicli e quadricicli. Per gli autobus e i veicoli commerciali pesanti le percorrenze medie sono pari rispettivamente a 35.042 e 21.588 e risultano ampliamente superiori alle percorrenze mediane – un indice di posizione meno sensibile a valori estremi o outlier, che per questi tipi di veicoli è pari rispettivamente a 28.236 e 11.724 – evidenziando la presenza di pochi veicoli che realizzano percorrenze estremamente elevate.

Inoltre, per gli autobus, i veicoli commerciali pesanti e i trattori stradali, la variabilità delle percorrenze è sensibilmente più elevata come risulta dall’ampia distanza fra il primo quartile della distribuzione (valore sotto il quale si trova il 25% dei veicoli che percorrono meno chilometri) e il terzo quartile (valore che rappresenta la soglia oltre la quale si trova il 25% dei veicoli che hanno effettuato le percorrenze maggiori).

L’evoluzione del parco circolante tra il 2021 e il 2023

Sulla base di stime rese confrontabili rispetto all’utilizzo delle stesse fonti informative[1], è possibile apprezzare l’evoluzione del parco circolante tra il 2021 e il 2023.

Lo stock di veicoli circolanti al 31 dicembre del 2023 è aumentato di circa un milione e mezzo di veicoli (+3,3%) rispetto al 2021. Gli autoveicoli sono aumentati del 2,6%, superando così i 35 milioni di unità. L’incremento è pari a 5,5% per i veicoli commerciali leggeri, 6,7% per i motocicli e quadricicli e 8,5% per i trattori stradali.

II parco circolante medio annuo è aumentato del 2,6% rispetto al 2021 (Prospetto 4). Gli autoveicoli per trasporto passeggeri circolanti sono passati da 34,2 milioni nel 2021 a poco meno di 34,8 milioni nel 2023.

Le percorrenze totali sono aumentate sensibilmente passando da poco meno di 429 miliardi di veicoli-chilometro nel 2021 a circa 472 miliardi di veicoli-chilometro nel 2023 (+10%). In generale si stima un aumento generalizzato delle percorrenze totali per tutte le categorie di veicoli, con un aumento sensibile per il traffico dei mezzi pesanti. Le percorrenze totali dei veicoli commerciali pesanti e degli autobus, infatti, crescono del 18,1%. Le variazioni osservate sono verosimilmente riconducibili al confronto con l’anno 2021, un anno anomalo fortemente influenzato dalla pandemia da Covid-19 e dalle misure restrittive ad essa connesse. La percorrenza media annua di un autoveicolo per il trasporto passeggeri è passata da poco più di 10mila chilometri del 2021 a quasi 11mila chilometri nel 2023 (+7,7%). Un aumento sensibile si registra anche per le percorrenze medie degli autobus, che passano da poco più di 30mila chilometri a oltre 35 mila chilometri (+16,3%), e degli autocaravan, che hanno percorso in media quasi 700 chilometri in più nel 2023 (+19,8%).

Fanno eccezione i trattori stradali, la cui percorrenza media annua, pari a 76.425 chilometri nel 2021, diminuisce a 73.668 nel 2023, con una variazione del -3,6%. Questa leggera diminuzione trova conferma nei risultati dell’indagine campionaria dell’Istat sul trasporto merci su strada, dalla quale emerge una diminuzione della distanza media percorsa dalle merci da 146,9 a 139,4 chilometri. Complessivamente, l’età media del parco circolante è leggermente aumentata, passando da 11,2 anni del 2021 a 11,8 anni del 2023 (Figura 2). Nello specifico il parco circolante degli autoveicoli per il trasporto dei passeggeri ha raggiunto in media gli 11,3 anni di età. All’invecchiamento medio del parco circolante fanno eccezione i trattori stradali, la cui età media è rimasta pari a 8,3 anni, e gli autobus, per i quali si registra una leggera diminuzione dell’età media, che passa da 11,7 anni a 11,4 anni.

5 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Vendite al dettaglio in calo a luglio. Istat

A luglio 2026, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in calo sia in valore (-0,4%) sia in volume (-0,5%). Risultano in diminuzione sia le vendite dei beni alimentari (-0,4% in valore e -0,5% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (rispettivamente -0,4% e -0,7%).

Nel trimestre maggio-luglio 2026, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio vedono un incremento in valore (+0,2%) e una flessione in volume (-0,1%). Le vendite dei beni alimentari diminuiscono in valore (-0,1%) e in volume (-0,3%), mentre quelle dei beni non alimentari sono in aumento (+0,4% in valore e +0,1% in volume).

Su base tendenziale, a luglio 2026, le vendite al dettaglio registrano una crescita dello 0,8% in valore e un calo dello 0,6% in volume. I beni alimentari aumentano in valore (+0,3%) e diminuiscono in volume (-1,0%) così come quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +1,1% e -0,2%).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali eterogenee tra i gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda Elettrodomestici, radio, tv e registratori (+6,1%) e Altri prodotti (+5,0%), mentre Calzature, articoli in cuoio e da viaggio registrano il calo più consistente (-2,8%).

Rispetto a luglio 2025, le vendite al dettaglio sono in aumento per la grande distribuzione (+1,6% in valore e +0,6% in volume) e il commercio online (rispettivamente +2,4% e +1,6%).

Il commento

A luglio 2026 le vendite al dettaglio registrano il secondo calo mensile congiunturale consecutivo, sia in valore sia in volume.

Su base tendenziale, si evidenzia un rallentamento della crescita in valore sia per il comparto alimentare sia per quello non alimentare, mentre i volumi risultano in diminuzione. Sempre in termini tendenziali, a luglio le vendite al dettaglio risultano in aumento, sia in valore sia in volume, esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio elettronico.

5 SETTEMBRE 2026

NEPALNEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni

Il conto dei danni climatici, intanto, qualcuno lo sta già presentando. Dopo il crollo di un ghiacciaio sul Langtang Lirung che ha causato oltre mille morti, il Nepal ha chiesto un risarcimento a Cina, Stati Uniti e India – i tre Paesi più responsabili delle emissioni globali. Ma il fondo Onu per i disastri climatici ha in cassa appena 820 milioni di dollari a fronte di richieste per quasi 3 miliardi, anche perché gli Stati Uniti di Trump si stanno ritirando da una organizzazione internazionale dopo l'altra.

4 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. I migliori aeroporti del mondo

L’Italia fa il pieno di riconoscimenti per la qualità dei nostri aeroporti all'edizione 2026 degli Airport Service Quality (ASQ) Customer Experience Award di Aci World. Il premio, assegnato dall’associazione mondiale degli aeroporti, si è basato su oltre 700mila interviste fatte ai passeggeri in quasi 400 aeroporti in 110 Paesi nel mondo.

In sintesi, la soddisfazione generale dei passeggeri verso i principali scali è aumentata a livello globale, con l'atmosfera e la pulizia dell'aeroporto che si sono confermate i fattori principali di valutazione per definire il passaggio nello scalo come un'esperienza positiva. I maggiori incrementi di soddisfazione si sono registrati soprattutto ai controlli di frontiera e passaporti, mentre oltre il 35% delle strutture premiate sono nuove entrate.

Sei le categorie per cui sono stati aggiudicati i premi, che saranno assegnati durante la cerimonia ufficiale di premiazione che tiene come sempre durante il summit Aci World che si chiude oggi a Istanbul.

I vincitori nelle sei categorie

Per l’Europa, Milano e Roma sono fra le città i migliori da cui partire. Come best airport departure, Fiumicino è stato premiato nella sezione con oltre 40 milioni di passeggeri l'anno, mentre Linate fra quelli con un traffico fra i 5 e i 15 milioni di viaggiatori e Ciampino fra i due e i cinque milioni.

A sorpresa, invece, nella sezione arrivi, nessuno scalo del Vecchio Continente figura fra i 6 scali migliori, con l’India a farla da padrona con ben 4 aeroporti indiani su sei.

Dominio italiano assoluto, invece, nel premio della categoria riservata al personale (most dedicated staff), dove quattro italiani figurano tra i nove aeroporti vincitori: Linate, Ciampino, Fiumicino e Torino. I due scali, quello romano e milanese, sono inoltre stati premiati fra gli aeroporti dove il viaggio è più semplice, e il Leonardo da Vinci è anche stato giudicato fra i più “godibili” (most enjoyable airport). Lo scalo romano e quello di Torino, insieme agli spagnoli di Girona e Pamplona, sono stati infine riconosciuti come gli aeroporti più puliti d’Europa.

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Semafori con intelligenza artificiale: il verde scatta solo se serve

Arrivano anche in Italia i semafori "intelligenti", capaci di leggere in tempo reale il traffico agli incroci e di regolare le luci non più secondo cicli fissi, ma in base alla presenza effettiva di veicoli e pedoni. Il principio è semplice: se da una direzione non arriva nessuno, quella corsia non ottiene comunque il verde a vuoto, mentre chi si trova davanti a un flusso di traffico può contare su un semaforo che si adatta alla situazione reale della strada, riducendo tempi di attesa inutili e code.

Il meccanismo si basa su sensori, telecamere e algoritmi che analizzano costantemente il flusso veicolare agli incroci. Come emerge da diverse esperienze già attive sul territorio nazionale, se una corsia è vuota l'algoritmo riduce istantaneamente la durata del rosso su quel lato, allungando invece il verde della corsia opposta se questa risulta congestionata. Un sistema che punta a evitare sia le attese senza motivo sia le code inutili, ottimizzando la gestione degli incroci momento per momento.

I benefici attesi da questa tecnologia non riguardano solo la scorrevolezza del traffico. Riducendo i cicli di frenata e accelerazione dei veicoli fermi al semaforo, si abbattono anche i consumi di carburante e le emissioni inquinanti: secondo le stime circolate, il risparmio energetico a livello urbano può arrivare fino al 10%, con un taglio delle emissioni di CO2 che nei nodi più congestionati può toccare il 30%.

In alcune città italiane il sistema è già operativo anche per dare priorità ai mezzi di trasporto pubblico: quando un autobus o un tram si avvicina a un incrocio, un sensore ne rileva la presenza tramite onde radio o GPS e allunga automaticamente il tempo di verde per farlo passare senza fermarsi. Altre applicazioni della stessa tecnologia riguardano il riconoscimento dei pedoni più lenti o con difficoltà motorie, per i quali il tempo di attraversamento viene automaticamente prolungato, aumentando la sicurezza alle strisce pedonali.

Il modello dei semafori intelligenti, nato nelle grandi metropoli per contrastare la congestione cronica del traffico urbano, si sta progressivamente diffondendo anche nelle città di medie dimensioni, segno di un interesse crescente delle amministrazioni locali verso soluzioni che uniscono efficienza della mobilità e riduzione dell'impatto ambientale.

4 SETTEMBRE 2026

USAUSA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media

Il sindaco di New York Zohran Mamdani, insieme al preside del distretto scolastico Kamar Samuels, ha annunciato una moratoria di un anno sull'uso dell'intelligenza artificiale generativa nelle scuole pubbliche della città, dai programmi per bambini di due anni (2-K) fino alla terza media. La misura, che entrerà in vigore con l'anno scolastico 2026-27, riguarderà quasi 600.000 studenti, circa due terzi dell'intera popolazione scolastica del distretto più grande degli Stati Uniti.

Come riporta CNN, il provvedimento prevede la disattivazione delle funzioni di intelligenza artificiale di oltre 38 programmi software finora consentiti nelle scuole, giudicati non conformi ai nuovi standard di sicurezza e controllo fissati dall'amministrazione. I chatbot "compagni" (companion chatbots) saranno vietati a tutti i livelli scolastici, comprese le scuole superiori, mentre servizi come ChatGPT e Claude resteranno esclusi dagli strumenti utilizzabili dagli studenti più piccoli.

Gli studenti delle scuole superiori avranno un trattamento diverso: potranno accedere a un numero limitato di piattaforme di intelligenza artificiale attraverso progetti pilota supervisionati direttamente da un insegnante, riservati a un massimo di 50.000 studenti, pari a circa il 5% della popolazione delle superiori. A tutti gli studenti delle superiori saranno inoltre proposti corsi di "pensiero critico sull'IA" due volte l'anno, pensati per aiutarli a valutare criticamente questi strumenti prima di iniziare a farne un uso abituale.

La policy introduce anche limiti al tempo trascorso davanti agli schermi. Le scuole non potranno fornire dispositivi individuali agli studenti dalla scuola dell'infanzia fino alla seconda elementare, anche se le aule potranno comunque disporre di lavagne multimediali. Per le classi dalla terza alla quinta elementare viene raccomandato un tetto di 30 minuti al giorno di utilizzo di dispositivi individuali, che sale a 45 minuti per le classi dalla prima alla terza media. Restano escluse da questi limiti le tecnologie assistive per studenti con disabilità, gli strumenti di valutazione e le attività didattiche centralmente approvate come e-book, robotica e coding.

Agli insegnanti sarà permesso utilizzare l'intelligenza artificiale soltanto per la pianificazione didattica e per compiti organizzativi, ma non per la valutazione o la correzione degli elaborati degli studenti.

Mamdani ha motivato la scelta sottolineando che i bambini hanno bisogno degli insegnanti e delle relazioni umane per imparare e crescere, e che devono sviluppare competenze insieme ai coetanei, costruire legami con gli educatori e confrontarsi da soli con i problemi più difficili. Il sindaco ha anche criticato l'idea, diffusa nel settore tecnologico, secondo cui l'istruzione basata sull'IA nei primi anni di scuola sarebbe non solo inevitabile ma necessaria, dichiarando di non condividere questa visione.

Per monitorare gli effetti del provvedimento sarà istituita una "Technology in Schools Coalition", una coalizione composta da studenti, insegnanti, genitori, funzionari eletti, esperti del settore e rappresentanti sindacali, che seguirà l'impatto della moratoria e dei progetti pilota nelle scuole superiori nel corso dell'anno scolastico, pubblicando infine un rapporto con raccomandazioni per gli anni successivi.

Il sindacato degli insegnanti (UFT) ha accolto con favore i nuovi limiti sul tempo davanti agli schermi, pur segnalando che restano numerose domande aperte sull'applicazione pratica della policy. Secondo quanto riportato da Chalkbeat New York, anche una coalizione di genitori e associazioni che da mesi chiedeva una moratoria di due anni ha definito la nuova policy "un passo nella direzione giusta", pur esprimendo perplessità sui progetti pilota che permetteranno a decine di migliaia di studenti delle superiori di utilizzare strumenti di IA generativa.

L'amministrazione municipale ha definito la misura la moratoria sull'intelligenza artificiale nelle scuole più ampia mai adottata negli Stati Uniti. Il provvedimento arriva dopo il divieto di utilizzo dei cellulari personali durante l'orario scolastico introdotto lo scorso anno a livello statale, e si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sull'uso della tecnologia nelle aule: anche il distretto scolastico di Los Angeles, il secondo più grande del paese, ha bloccato temporaneamente l'accesso all'intelligenza artificiale generativa sui dispositivi degli studenti in tutte le classi, in attesa di elaborare una policy specifica.

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Trading online falso, truffa da 125mila euro a Crotone: 8 denunce

Una truffa finanziaria messa in piedi attraverso un falso sito di trading online ha portato la Polizia postale di Crotone a denunciare otto persone, tutte residenti a Roma, con l'accusa di ricettazione. Come riporta la Gazzetta del Sud, l'indagine è partita dalla denuncia di una vittima crotonese, attirata da un post su un social network che pubblicizzava facili guadagni tramite il trading online.

La persona coinvolta era entrata in contatto con presunti broker che, dopo averla convinta a investire, l'hanno spinta a effettuare versamenti progressivi. Nell'arco di soli tre mesi la vittima ha perso oltre 125mila euro, trasferiti sulla base delle indicazioni ricevute dai sedicenti operatori finanziari con cui era in contatto online.

Le indagini sono state condotte dalla Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Crotone, coordinata dalla locale Procura della Repubblica. Gli investigatori hanno ricostruito i flussi di denaro fino a individuare gli otto indagati, titolari o amministratori di società che avrebbero agito come intermediari finanziari per occultare le somme sottratte alla vittima.

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia postale, questi soggetti mettevano a disposizione conti correnti, carte e altri rapporti finanziari intestati alle loro società per ricevere il denaro versato. Le somme incassate venivano poi trasferite su ulteriori conti attraverso una serie di movimentazioni pensate per rendere più complessa la tracciabilità del denaro, fino ad arrivare a trasferimenti verso l'estero che ne avrebbero reso ancora più difficile il recupero.

Il caso conferma un meccanismo ricorrente nelle truffe legate al finto trading online: un annuncio pubblicitario su un social network, il contatto con sedicenti broker che guadagnano progressivamente la fiducia della vittima, e infine la sottrazione di somme crescenti attraverso operazioni presentate come investimenti redditizi ma in realtà destinate a sparire su conti intestati a società fittizie, create solo per fare da schermo ai proventi illeciti.

4 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti

Quasi la metà di ogni euro spesa dalle famiglie europee finisce in tre voci imprescindibili: cibo, casa (con le relative utenze) e trasporti. Secondo i dati Eurostat riportati da Euronews, tra gennaio 2025 e gennaio 2026 questa quota si attesta al 46%: beni essenziali che servono a vivere, spostarsi per andare al lavoro e mantenere accese le luci di casa.

I numeri arrivano in un momento delicato per l'economia europea: l'inflazione nell'eurozona ha toccato un massimo degli ultimi tre anni, pari al 3,3%, mentre i costi dell'energia sono saliti del 14,3%. In un contesto simile ci si aspetterebbe una contrazione generalizzata dei consumi, ma i dati Eurostat mostrano una tendenza diversa: le famiglie non stanno chiudendo i cordoni della borsa, ma stanno piuttosto riorganizzando le proprie priorità per continuare a permettersi una vita quantomeno normale.

Casa e utenze restano infatti la voce di spesa più pesante per i bilanci familiari, un'eredità dei rincari energetici degli ultimi anni, ulteriormente sostenuta dalle tensioni geopolitiche che continuano a spingere verso l'alto i costi di carburanti e utenze domestiche.

Per riequilibrare i conti, le famiglie hanno tagliato altrove. La quota di spesa dedicata ai trasporti è scesa di 0,4 punti percentuali nell'arco dell'anno: pur restando una delle voci più pesanti del bilancio familiare, questa flessione indica come le famiglie stiano ottimizzando dove possibile i costi degli spostamenti per liberare risorse da destinare ad altro. Allo stesso tempo, anche la spesa per informazione e comunicazione è diminuita di 0,3 punti percentuali, segno che le famiglie stanno razionalizzando anche i costi fissi della connettività quando l'inflazione erode il reddito disponibile.

Le risorse liberate da questi risparmi non sono state accantonate, ma reindirizzate verso altre voci di spesa. La categoria che ha registrato l'aumento più marcato è quella di ricreazione, sport e cultura, cresciuta di 1,2 punti percentuali. Sono aumentate anche le spese per ristoranti e servizi di alloggio (+0,3 punti percentuali) e quelle per l'istruzione (+0,1 punti percentuali). Un segnale di una certa capacità di tenuta dei consumatori europei, che continuano a trovare margine per un biglietto per un concerto o una cena fuori, anche se devono stringere la cinghia al supermercato.

4 SETTEMBRE 2026

BOSNIABOSNIA. Fermati quasi 100 migranti diretti verso la Croazia

La polizia di frontiera bosniaca ha bloccato quasi 100 migranti provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan mentre tentavano di attraversare illegalmente il confine tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia, paese membro dell'Unione Europea. Come riporta Business Recorder, le operazioni sono state condotte mercoledì nella zona di Bistrica, nel nord della Bosnia.

Secondo quanto dichiarato dalla polizia di frontiera in un comunicato, sono stati intercettati due gruppi distinti mentre tentavano di superare la frontiera. Il primo era composto da 40 cittadini pakistani e 23 bangladesi, mentre il secondo contava 33 persone tra cittadini afghani, bangladesi e pakistani, fermate nella stessa area.

Durante le operazioni gli agenti hanno sequestrato due imbarcazioni che i migranti avrebbero dovuto utilizzare per attraversare il fiume Sava, il corso d'acqua che segna parte del confine naturale tra i due paesi. La polizia ha inoltre identificato due presunti trafficanti coinvolti nell'organizzazione dei tentativi di attraversamento.

La Bosnia Erzegovina si trova lungo la cosiddetta rotta balcanica, utilizzata regolarmente dai migranti privi di documenti per raggiungere l'Unione Europea. Secondo i dati dell'agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, nei primi sette mesi dell'anno sono stati registrati oltre 4.900 attraversamenti illegali lungo questa rotta, un dato in calo del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Migranti, Italia ed Egitto firmano accordo su flussi regolari e irregolari

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in visita al Cairo, ha annunciato la firma di un'intesa con l'omologo egiziano Badr Abdelatty per gestire i flussi migratori tra i due Paesi. L'accordo, secondo quanto dichiarato dallo stesso Tajani, punta a ridurre gli ingressi irregolari e ad ampliare contemporaneamente i canali di ingresso legale per i migranti egiziani destinati al mercato del lavoro italiano, dopo percorsi di formazione professionale.

Tajani ha spiegato che il tema dell'immigrazione sarà sempre più centrale nei rapporti tra Roma e Il Cairo, legando la gestione dei flussi alla collaborazione tra i due Paesi "per far sì che la collaborazione tra i nostri Paesi possa garantire sempre meno migranti irregolari, e, invece, un crescente numero di migranti regolari che possano essere occupati nelle nostre aziende attraverso una dovuta formazione". Il ministro ha precisato che la formazione dei lavoratori egiziani avverrà anche in Egitto, tramite istituti paritari salesiani italiani presenti nel Paese.

Durante il punto stampa congiunto con Abdelatty, Tajani ha sottolineato che Italia ed Egitto sono impegnati nel contrasto ai trafficanti di esseri umani e all'immigrazione irregolare, fenomeni che, ha detto, mettono a repentaglio la sicurezza di entrambi i Paesi. Il ministro ha inoltre annunciato l'approvazione di una dichiarazione congiunta che introduce un sistema di visti specifico per i cittadini che transitano dall'Egitto verso il Libano prima di arrivare in Italia, con l'obiettivo di rafforzare i controlli su questa rotta migratoria.

La firma dell'accordo è avvenuta nell'ambito di una missione più ampia che ha coinvolto anche altri due ministri italiani: Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, e Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. La delegazione è stata ricevuta dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e ha partecipato a una riunione della Commissione congiunta italo-egiziana.

La visita si è svolta in concomitanza con un Business Forum Italia-Egitto che ha riunito oltre cento aziende italiane, tra cui Cdp, Leonardo, Snam e Ansaldo Energia, per un totale di circa 600 partecipanti e mille incontri bilaterali programmati. I settori al centro dei lavori sono stati energia e transizione verde, infrastrutture, tecnologie industriali avanzate, digitalizzazione e agritech.

Sul fronte commerciale, Tajani ha ricordato che nel 2025 l'interscambio tra Italia ed Egitto ha raggiunto 5,9 miliardi di euro, con una crescita dell'11,7%, mentre nei primi cinque mesi del 2026 si è registrato un ulteriore aumento del 7,5%. Il ministro ha anche segnalato che negli ultimi sei mesi l'export italiano verso l'Egitto è aumentato del 17%, definendo il rapporto con Il Cairo "parte importante" della strategia legata al Piano Mattei, di cui l'Egitto è uno dei Paesi prioritari.

Come riportato da AGI, la linea rilanciata da Tajani prevede che i giovani egiziani assorbiti come manodopera nelle aziende italiane debbano essere preventivamente formati e conoscere la lingua italiana, un requisito che il ministro ha definito necessario per il sistema economico del Paese.

4 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Frontex invia navi nella Manica per fermare i migranti

L'agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, invierà proprie imbarcazioni nella Manica e nel Mare del Nord per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti che tentano di raggiungere il Regno Unito partendo dalla Francia. La decisione arriva pochi giorni dopo un incontro bilaterale tra il presidente francese Emmanuel Macron e il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, durante il quale i due leader hanno discusso della questione degli attraversamenti con piccole imbarcazioni.

Come riporta Global Banking & Finance Review, il dispositivo prevede l'invio di due imbarcazioni spagnole tra settembre e ottobre, seguite da una nave lituana operativa fino a gennaio, entrambe destinate ad affiancare le patrulgie francesi già attive nella zona. La prefettura marittima francese per la Manica e il Mare del Nord ha spiegato che l'intervento di Frontex arriva "in risposta alla crisi migratoria in corso nel Canale" e ha lo scopo di integrare temporaneamente i mezzi già impiegati dalla Francia nelle operazioni di ricerca e soccorso.

La Manica resta una delle rotte marittime più trafficate al mondo, caratterizzata da correnti molto forti che negli anni hanno causato numerosi decessi tra i migranti che tentano la traversata su gommoni sovraccarichi, spesso gestiti da reti di trafficanti che li rendono a stento in grado di restare a galla.

Il governo britannico e quello francese sono sotto crescente pressione politica per intensificare gli sforzi di contenimento dei flussi. Nell'aprile scorso il Regno Unito aveva stipulato con la Francia un accordo triennale sulla sicurezza delle frontiere, impegnandosi a versare fino a 660 milioni di sterline, con una parte dei finanziamenti condizionata ai risultati ottenuti nella riduzione degli attraversamenti irregolari. A questo si aggiunge lo schema pilota "uno entra, uno esce", concordato tra i due paesi, in base al quale la Francia accetta il rimpatrio delle persone prive di documenti che arrivano in Gran Bretagna con piccole imbarcazioni, in cambio dell'impegno britannico ad accogliere per via regolare un numero equivalente di richiedenti asilo legittimi.

La questione dei flussi migratori attraverso il Canale resta uno dei temi più delicati sul piano politico sia nel Regno Unito che in Francia, dove l'aumento della preoccupazione per l'immigrazione ha contribuito a rafforzare il sostegno a partiti come Reform UK e il Rassemblement National.

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti

In Umbria cresce l'emergenza assistenza per gli anziani non autosufficienti. Come riporta il giornale Perugia tomorrow, secondo un dossier elaborato dalla Uil Pensionati Umbria al 31 gennaio 2026 erano 1.519 le famiglie in lista d'attesa per un posto in una residenza sanitaria protetta, a fronte di soli 1.588 posti letto convenzionati effettivamente disponibili, su un totale di 2.247 posti accreditati in tutta la regione. I posti convenzionati sono divisi tra 733 nel territorio della Usl Umbria 1 e 855 in quello della Usl Umbria 2.

Il dato è drammaticamente in crescita: nel luglio 2025 la direzione regionale aveva registrato 648 persone in lista d'attesa. In appena sei mesi, quindi, il numero è più che raddoppiato, arrivando a 1.519 famiglie. Una progressione che la stessa Uil Pensionati definisce sintomo di una distanza sempre più ampia tra domanda e offerta di assistenza, aggravata anche dalla carenza di badanti regolari e dall'aumento del numero di anziani che vivono soli.

Il tema è stato affrontato anche in consiglio regionale, dove la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha risposto a un'interrogazione del consigliere di opposizione Nilo Arcudi. La governatrice ha ricordato che in Umbria gli ultra 80enni rappresentano il 9% della popolazione residente, con un indice di vecchiaia tra i più alti d'Italia, e ha annunciato che il nuovo Piano socio sanitario regionale prevede il raddoppio dei posti disponibili nelle strutture residenziali e semiresidenziali. Proietti ha inoltre citato due progetti già attivi, "Insieme" - finanziato con 1,5 milioni di fondi Fse per l'integrazione intergenerazionale - e "Seneca", pensato per favorire la permanenza degli anziani nel proprio contesto familiare e sostenere i caregiver.

Il nodo centrale resta quello dei posti accreditati. Per la presa in carico in convenzione dei pazienti, il costo a carico della Regione ammonta a 60 euro al giorno: nel 2024 la spesa complessiva è stata di oltre 24 milioni di euro, 11,8 milioni nella Usl Umbria 1 e 12,5 milioni nella Umbria 2. Cifre destinate ad aumentare ulteriormente, considerato l'invecchiamento della popolazione regionale.

Chi non riesce ad accedere a un posto convenzionato si trova di fronte a costi molto più elevati. La retta complessiva nelle strutture può arrivare fino a 163 euro al giorno, cifra che sale a 181 euro nei nuclei dedicati alle persone con demenza, per una spesa mensile media a carico delle famiglie compresa tra 2.450 e 2.700 euro. Nei casi di inserimento in strutture private o fuori convenzione, il costo può superare i 3.000 euro al mese, una cifra ben superiore alla pensione media regionale, che di fatto rende l'accesso a una Rsa sostenibile solo grazie al contributo dei familiari o intaccando i risparmi accumulati nel corso della vita.

La carenza di posti nelle strutture protette ha ricadute anche sul sistema sanitario nel suo complesso: in assenza di alternative, molti anziani con patologie croniche finiscono per essere ricoverati, spesso in modo inappropriato, nei reparti di medicina interna degli ospedali umbri, dove il costo giornaliero di una degenza oscilla tra i 500 e gli 800 euro, secondo i parametri dei drg (diagnosis related group). Liberare posti nelle Rsa, secondo quanto emerso dal dibattito regionale, contribuirebbe quindi anche a ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e sui pronto soccorso.

A pesare sul quadro complessivo è anche la carenza di assistenza domiciliare. In Umbria le badanti regolari sono circa 9.200, mentre gli anziani soli con più di 65 anni sono quasi 60mila: anche ipotizzando una badante per ogni persona assistita, il rapporto resterebbe di circa una lavoratrice ogni sei anziani soli. Il resto dell'assistenza ricade quindi sulle famiglie, sui caregiver informali o sul lavoro non regolare. Il settore del lavoro domestico ha caratteristiche precise: nove badanti su dieci sono donne, oltre il 70% di origine straniera, con un'età media superiore ai 50 anni.

Secondo le proiezioni della Uil Pensionati, entro il 2050 un umbro su tre avrà più di 65 anni, contro l'attuale rapporto di circa uno su quattro. L'organizzazione sindacale sottolinea la necessità di una programmazione basata su un fabbisogno assistenziale certificato, prima di definire nuovi interventi, mentre il consigliere Arcudi ha definito il dato "preoccupante e drammatico", evidenziando come le liste d'attesa continuino ad aumentare nonostante gli annunci della giunta regionale.

4 SETTEMBRE 2026

COLOMBIACOLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico

Una registrazione effettuata nel luglio 2025 all'interno degli uffici della Direzione Nazionale di Intelligence colombiana (DNI) è finita al centro di un'indagine della Procura colombiana su un presunto accordo tra il governo dell'allora presidente Gustavo Petro e narcotrafficanti del Clan del Golfo. Come riporta Finance Colombia, il file audio è stato pubblicato parzialmente dal settimanale colombiano Semana il 15 agosto 2026.

Secondo quanto emerge dalla registrazione, il 18 luglio 2025 l'allora direttore della DNI, Jorge Lemus, incontrò un ex agente di polizia, Manuel Antonio Castañeda, noto nell'ambiente criminale come "il Narcochofer". All'incontro erano presenti anche Gustavo Arias, allora direttore della controintelligence della DNI, e un analista incaricato di prendere appunti. Era, secondo quanto ricostruito da Semana, la prima volta che Lemus parlava direttamente con Castañeda, il quale si presentò dicendo di essere "quello che chiamano il Narcochofer".

Castañeda si era presentato per offrire l'accesso a due uomini detenuti in un carcere statunitense: gli alias Falcon e Fortuna, entrambi capi del Clan del Golfo. Falcon è identificato come Juan José Valencia, arrestato nel maggio 2021 in una villa a Llanogrande, nel comune di Rionegro, in Antioquia; Fortuna corrisponde ad Andrés Mauricio Vélez. I due erano disposti a fornire informazioni riservate in cambio di alcuni favori: in particolare, che parte dei beni gestiti dalla Sociedad de Activos Especiales (SAE), l'ente statale che amministra i patrimoni confiscati alla criminalità, venissero trasferiti a un "terzo di buona fede" di loro fiducia. Castañeda chiese inoltre che venisse revocato un mandato d'arresto che riguardava cinque membri della famiglia stretta di Falcon.

Il canale di contatto, secondo quanto raccontato da Castañeda a Lemus nella registrazione, era già passato attraverso altri referenti prima di arrivare alla DNI. Il primo contatto sarebbe stato stabilito con Augusto Rodríguez, allora direttore dell'Unidad Nacional de Protección (UNP), l'agenzia che assegna le scorte di protezione statale alle persone sotto minaccia. Nell'audio Castañeda chiama Rodríguez "l'Ingeniero" e sostiene che quest'ultimo avesse richiesto un primo gesto di buona fede, concretizzatosi in un sequestro di armi avvenuto a Puerto Boyacá, nella regione del Magdalena Medio. Castañeda ha inoltre affermato che il presidente Petro fosse già a conoscenza dell'accordo, e ha citato anche il generale Luis Emilio Cardozo tra i soggetti coinvolti nei contatti. Nella registrazione, Lemus promette di occuparsi personalmente della questione relativa alla SAE.

La Procura Generale della Nazione sta ora verificando se il presunto complotto contro Petro e l'allora vicepresidente Francia Márquez fosse effettivamente reale, oppure se sia stato inscenato dai due narcotrafficanti detenuti negli Stati Uniti nel tentativo di ottenere concessioni o la libertà. Come riportato da Semana, lo stesso Lemus ha confermato in un'intervista che le offerte relative ai beni della SAE furono effettivamente fatte, ma sostiene che non si tradussero mai in una consegna concreta. L'ex direttore della DNI ha spiegato che "uno les ofrece, pero no es que les vaya a dar", sottolineando che l'obiettivo di queste offerte era unicamente ottenere informazioni, e ha precisato che, nel caso specifico del Narcochofer, non arrivò mai a contattare la SAE per gestire concretamente i beni menzionati nella registrazione. Lemus ha inoltre negato di aver parlato con Augusto Rodríguez di questo argomento specifico, contraddicendo la versione di Castañeda secondo cui alcuni impegni sarebbero stati concordati proprio con l'allora direttore dell'UNP e successivamente ratificati da Lemus.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di indagini della Procuraduría su presunti rapporti opachi tra funzionari della politica di "paz total" del governo Petro e organizzazioni criminali, tra cui il Clan del Golfo, nell'ambito di negoziati di pace che hanno portato il gruppo armato a sedersi a un tavolo di trattative in Qatar a partire dal settembre 2025.

4 SETTEMBRE 2026

NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico

La Nuova Zelanda diventa il secondo paese al mondo, dopo l'Australia, ad autorizzare l'uso della MDMA per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) in forma grave. L'agenzia regolatoria neozelandese Medsafe ha concesso l'autorizzazione a due psichiatri, che potranno prescrivere MDMA di grado farmaceutico come parte di un percorso terapeutico per pazienti adulti che non hanno risposto alle cure convenzionali.

Come riporta Radio New Zealand, si tratta della prima volta che Medsafe concede un'autorizzazione di questo tipo. I due specialisti individuati sono il dottor Gary Wynn, con sede a Wellington ed esperto di PTSD e trauma, e il dottor Tom Paterson, di Auckland, specializzato in dipendenze. I due professionisti hanno impiegato più di un anno per completare l'iter regolatorio necessario a ottenere il via libera.

La decisione allinea la Nuova Zelanda all'Australia, dove dal luglio 2023 gli psichiatri autorizzati possono già somministrare la terapia assistita da MDMA per il PTSD in ambito clinico. Va precisato che l'approvazione non equivale a un riconoscimento della MDMA come farmaco a tutti gli effetti nel paese: l'autorizzazione riguarda specificamente i due psichiatri individuati, e qualsiasi altro clinico che intenda prescrivere la sostanza dovrà richiedere una propria autorizzazione separata a Medsafe.

Il vice primo ministro e ministro associato alla Salute, David Seymour, ha appoggiato con convinzione la decisione. "Il PTSD rovina le vite ed è difficile da trattare. La MDMA può essere molto efficace nel curarlo attraverso la terapia assistita da psichedelici", ha dichiarato Seymour, che lo scorso anno aveva già sostenuto l'approvazione della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, per la depressione grave resistente ai trattamenti. Il ministro ha inoltre sottolineato che la Nuova Zelanda resta impegnata ad ampliare l'accesso a "trattamenti innovativi" per le patologie mentali.

Il Ministero della Salute di Wellington ha chiarito che il trattamento avverrà esclusivamente in un ambiente clinico controllato e sotto la supervisione diretta dello psichiatra autorizzato, come parte di un piano terapeutico completo che unisce la somministrazione della sostanza alla psicoterapia. I pazienti non potranno in alcun caso portare a casa il farmaco, e dovranno avere almeno 18 anni ed essere sottoposti a una valutazione clinica approfondita prima di essere ammessi al trattamento. Il ministero ha anche precisato che, sebbene la MDMA contenga lo stesso principio attivo della droga illegale nota come ecstasy, il prodotto impiegato nelle terapie viene fabbricato secondo standard farmaceutici e utilizzato sotto stretto controllo medico.

Il PTSD è una condizione di salute mentale che può svilupparsi dopo l'esperienza o la minaccia di eventi traumatici come combattimenti, aggressioni sessuali o lutti improvvisi. Negli Stati Uniti, dove i trattamenti farmacologici disponibili per il disturbo si sono finora limitati a due antidepressivi che richiedono circa tre mesi di somministrazione per produrre effetti, la Food and Drug Administration ha invece respinto nel 2024 la richiesta di approvazione della terapia a base di MDMA, citando prove insufficienti sulla sua sicurezza ed efficacia. I regolatori americani avevano espresso dubbi sul fatto che alcuni partecipanti agli studi clinici, avendo già fatto uso della sostanza in passato, potessero aver generato un effetto di aspettativa capace di alterare l'attendibilità dei dati raccolti. Le sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti restano comunque in corso.

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco

La procura della repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Tribano, Massimo Cavazzana, per un presunto falso relativo all'installazione di un autovelox nel territorio comunale, secondo l'accusa motivata da dati "gonfiati" sugli incidenti stradali.

Lo riferiscono oggi Il Gazzettino, Il Mattino di Padova e il Corriere del Veneto.

L'udienza preliminare è fissata a gennaio.

Installato sulla strada regionale 104 Monselice-Mare, l'apparecchio entrò in funzione nell'agosto 2023, e nella notte tra il 2 e il 3 ottobre venne sradicato dal famigerato «Fleximan» e mai più riattivato.

Nell'iter avviato nel 2021 per ottenere l'autorizzazione prefettizia il Comune trasmise un'integrazione sull'incidentalità della strada, indicando 22 incidenti e 35 feriti nel quinquennio 2016-2020. Secondo i consiglieri di opposizione l'ufficio statistico della Regione Veneto avrebbe invece segnalato nello stesso periodo 10 incidenti e 19 feriti, presentando così esposto alla magistratura.

Cavazzana ha riferito di non aver personalmente raccolto ed elaborato le statistiche, affidando il compito agli uffici comunali, e respinge l'idea che dietro l'installazione dell'apparecchio vi fossero ragioni diverse dalla sicurezza.

"Quella è una strada pericolosa - ha dichiarato - è percorsa dalle automobili ma anche da pedoni e da moltissimi ciclisti. Il problema non ce lo siamo di certo inventati per installare in quel tratto un autovelox. Lì è morto il mio vicino di casa, e prima che diventassi sindaco ho visto morire davanti ai miei occhi un ragazzo di appena 14 anni. Queste sono cose che non si dimenticano".

Nei due mesi di attività l'apparecchio ha riscontrato una media di circa 80 infrazioni al giorno per un totale di circa 9mila sanzioni.

La richiesta di processo rappresenta un unicum rispetto a centinaia di esposti, presentati soprattutto da un'associazione contro sindaci e prefetti per presunte installazioni irregolari di autovelox.

La Procura di Venezia ha archiviato 39 esposti contro l'ex sindaco Luigi Brugnaro, il prefetto Darco Pellos e il comandante della polizia locale Marco Agostini. Simili decisioni per i sindaci di Chioggia, Jesolo, Meolo, Mogliano Veneto e San Donà di Piave. Nel Padovano archiviate le denunce per i comuni di Camposampiero, Carmignano di Brenta, Cittadella, Fontaniva, Galliera Veneta, Padova, Piove di Sacco, San Giorgio in Bosco e Villa del Conte, così come le sette ricevute da Mario Conte, sindaco di Treviso. (ANSA).

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre

Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, e il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin - secondo quanto si apprende - hanno firmato il decreto ministeriale per prorogare fino a giovedì 10 settembre il taglio di 17 centesimi delle accise sul gasolio, in scadenza domani. Il provvedimento attiva il meccanismo delle accise mobili, per prorogare lo sconto sul diesel. Si attende ora la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale

4 SETTEMBRE 2026

FINLANDIAFINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

In un rifugio della protezione civile nella città finlandese di Kuopio, oltre 2.000 persone, tra volontari e studenti, hanno partecipato a un'esercitazione. Lo scenario: attacchi informatici hanno interrotto l'erogazione di energia elettrica e acqua, mentre gli attacchi missilistici dalla vicina Russia continuano a rappresentare una minaccia. Ho incontrato Emma Burrows, corrispondente di AP per la sicurezza europea, che ha preso parte all'esercitazione, che prevedeva di trascorrere la notte in un enorme bunker sotterraneo.

Innanzitutto, com'è stato effettivamente trascorrere la notte nel bunker?

Ho dormito in posti peggiori! Eravamo dentro una grotta scavata nella roccia e avevamo letti a castello da tre persone. Molti dei partecipanti erano coscritti finlandesi che si stavano addestrando per gestire il rifugio. È stato interessante sentire come, pur non essendo necessariamente contenti di fare il servizio militare, pensassero che fosse una cosa positiva per la società perché spinge le persone a pensare agli altri.

Quali sono alcune delle principali lezioni che la Finlandia sta imparando dall'esperienza ucraina?

Possono constatare che, in Ucraina, le persone hanno bisogno di trovare rapidamente un riparo, e non necessariamente un bunker in grado di resistere a un attacco nucleare. Durante l'esercitazione ho incontrato uno studente ucraino di Odessa che riteneva che esercitarsi fosse una buona cosa. La sua città era stata attaccata con missili e, anche se potrebbe sembrare folle simulare il peggio, ha detto che nessuno in Ucraina pensava di essere colpito e quindi è meglio essere preparati.

Qui il rapporto completo di Emma Burrows

(Associated Press)

4 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico

Un candidato alla Camera dei Rappresentanti del Missouri è comparso giovedì per la prima volta in tribunale con l'accusa federale di aver tentato di piazzare cocaina e Adderall addosso al suo avversario alle primarie repubblicane.

Thomas Ross, 37 anni, è accusato di cospirazione per la distribuzione di sostanze stupefacenti. Secondo i documenti del tribunale, è accusato di aver chiesto a un responsabile della sua campagna elettorale di piazzare una piccola quantità di cocaina e una pillola di anfetamina su prescrizione medica addosso alla sua avversaria, Louise Secker, nelle settimane precedenti le primarie del 4 agosto.

Ross, di Joplin, ha sconfitto Secker per poche decine di voti.

Ross non ha risposto a un messaggio inviato giovedì in cui gli si chiedeva un commento sull'accusa, formalizzata mercoledì. L'ufficio del difensore pubblico federale incaricato del suo caso non ha risposto immediatamente a un messaggio in cui si chiedeva come Ross intendesse dichiararsi.

Il presidente del Partito Repubblicano del Missouri, Peter Kinder, ha chiesto a Ross di ritirarsi dalla corsa elettorale, definendo le circostanze del suo arresto "gravi e profondamente preoccupanti".

Un ex responsabile della campagna elettorale di Ross ha riferito alle forze dell'ordine che Ross gli aveva fornito un guanto di nylon nero contenente una piccola bustina di plastica con della polvere bianca e una capsula rosa e bianca. Secondo una dichiarazione di probabile causa firmata da un agente dell'FBI, Ross gli avrebbe detto di metterlo nella borsa o nell'auto di Secker mentre Ross era fuori dallo stato in vacanza.

Le analisi effettuate dalle forze dell'ordine hanno successivamente rivelato che le sostanze rinvenute erano cocaina e Adderall.

Secondo la dichiarazione dell'FBI, Ross ha inviato numerosi messaggi di testo al suo staff elettorale riguardo alla "sostanza". In uno di questi, Ross ha affermato di sperare "che potessimo farcela" prima che Secker partecipasse a un incontro di donne repubblicane in un ristorante di Joplin a giugno, "il che sarebbe un vero e proprio imbarazzo", stando al documento dell'FBI.

Il procuratore statunitense R. Matthew Price ha dichiarato in un comunicato che gli elettori meritano di avere fiducia nelle elezioni.

"Ci si aspetta che i candidati conducano le loro campagne con integrità, onestà e rispetto per gli avversari", ha affermato Price.

(Associated Press)

4 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Vendite al dettaglio in calo. Eurostat

A luglio 2026 il volume delle vendite al dettaglio è calato dello 0,6% nell'Eurozona e dello 0,4% nell'intera Ue rispetto al mese precedente. Lo si apprende dalle stime preliminari di Eurostat, che ricordano come il commercio al dettaglio fosse cresciuto dello 0,2% in entrambe le aree geografiche nel mese di giugno. Nel confronto su base mensile, il commercio al dettaglio dell'eurozona segna un incremento per cibo, bevande e tabacco dello 0,4%, mentre scende per i prodotti non alimentari (carburanti esclusi) dell'1,4% e per i carburanti al distributore dello 0,8%. Nell'intera Ue il settore alimentare, delle bevande e del tabacco cresce dello 0,3%, a fronte di un calo dell'1,1% sia per i beni non alimentari sia per i carburanti. Le flessioni mensili maggiori si rilevano in Germania (-3,4%), Spagna (-0,9%), Italia e Polonia (entrambe a -0,3%), mentre gli aumenti più consistenti si osservano in Lettonia (+2,5%), Cipro (+2,0%) e Lussemburgo (+1,8%). Nel confronto annuale con luglio 2025, l'indice delle vendite al dettaglio mostra un rialzo dello 0,6% nell'eurozona e dell'1% in Ue. Nell'area dell'euro sono cresciuti dell'1,6% alimentari, bevande e tabacco e dello 0,2% i prodotti non alimentari, mentre sono arretrati del 3,1% i carburanti. Nella media dei Ventisette il comparto alimentare avanza dell'1,3% e il non alimentare dello 0,9%, mentre il carburante segna una contrazione del 2%. I rialzi maggiori si registrano a Cipro (+8,6%), Lettonia (+7,1%) e Svezia (+6,4%), le flessioni più rilevanti in Romania (-5,7%), Germania (-2,5%), Italia (-1%) e Spagna (-0,7%).

(Labitalia>)

4 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati

Il consumo di alimenti surgelati continua a crescere in Italia, tra casa e fuori casa. Nel 2025 sono state consumate 1.040.596 tonnellate di frozen food, con un aumento dell’1% rispetto al 2024 e un consumo pro capite record di 17,7 kg all’anno, rispetto ai 17,5 kg dell’anno precedente. Nel primo semestre 2026 la crescita è proseguita, con i volumi del solo canale retail in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

È quanto emerge dal “Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati in Italia”, realizzato da IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, che fotografa l’evoluzione dei consumi nel comparto.

Un mercato da 6,1 miliardi di euro

Nel 2025 il valore del mercato dei prodotti surgelati ha raggiunto 6,1 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Il canale retail ha generato 3 miliardi e 866 milioni di euro, circa il doppio del fatturato del fuoricasa, stimato in 1 miliardo e 900 milioni di euro.

Sul fronte dei volumi, i consumi domestici hanno raggiunto 642.140 tonnellate, in aumento dell’1,1% rispetto al 2024, mentre il fuoricasa ha registrato 398.456 tonnellate, con una crescita dell’1%.

La dinamica positiva è proseguita anche nel 2026: nel primo semestre dell’anno il solo canale retail ha segnato un +3,4% a volume e un +3,6% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita ha interessato tutte le categorie merceologiche, con performance particolarmente positive per ittico, pizze, preparati vegetali e piatti pronti.

“Nel 2025 gli italiani hanno continuato a scegliere i prodotti surgelati, confermando l’apprezzamento per un comparto che risponde perfettamente alle esigenze dettate dagli stili di vita odierni. I prodotti surgelati, infatti, uniscono alla praticità d’uso, l’attenzione alla sicurezza alimentare, il gusto, la convenienza economica, la valenza antispreco e le grandi virtù nutrizionali coerenti con i principi della Dieta Mediterranea. Questo ha favorito l’aumento complessivo del consumo di frozen food oltrepassando, per il terzo anno consecutivo, la soglia del milione di tonnellate, un risultato record per il comparto”, spiega il Presidente IIAS, Giorgio Donegani.

“E le rilevazioni condotte sul primo semestre del 2026 (gennaio/giugno) mostrano un interesse ancora in crescita, trainato dall’aumento dei consumi tra le mura domestiche che registrano a volume un +3,4% con un +3,6 a valore, rispetto all’analogo periodo del 2025. Un andamento positivo interessa tutte le categorie merceologiche, in particolare l’ittico, le pizze, i preparati vegetali e i piatti pronti”.

Vegetali, pesce e patate sul podio dei consumi

Nel 2025 i vegetali surgelati hanno mantenuto il primo posto nella classifica dei consumi domestici. Escludendo vegetali preparati e patate, hanno superato le 204.000 tonnellate, nonostante una lieve flessione dello 0,3% rispetto al 2024. A compensare il dato contribuisce la crescita dei vegetali preparati, che hanno registrato un +0,7%.

I vegetali surgelati continuano a beneficiare della percezione positiva dei consumatori italiani, che li considerano sani e gustosi e in grado di rispondere alle esigenze legate a salute e benessere.

Al secondo posto si trova l’ittico surgelato, che nelle due categorie del prodotto al naturale e panato/preparato supera complessivamente le 100.000 tonnellate. Il pesce al naturale raggiunge 64.000 tonnellate, mentre quello panato e preparato arriva a 42.000 tonnellate. Il comparto si conferma tra i più dinamici del mercato dei surgelati.

Sicurezza, salute, gusto, contenuto nutrizionale, disponibilità e facilità di preparazione sono tra i fattori che contribuiscono all’apprezzamento di questi prodotti.

Al terzo posto ci sono le patate surgelate, con circa 93.000 tonnellate consumate. A premiarle sono soprattutto il gusto, la praticità di preparazione e consumo e l’assenza di sprechi, grazie al fatto che sono già pulite e tagliate.

Crescono pizze e piatti pronti

Le pizze surgelate hanno sfiorato nel 2025 le 70.000 tonnellate, con una crescita del 3,1% rispetto al 2024. Il risultato premia la praticità, la qualità e la convenienza di questi prodotti, insieme agli investimenti delle aziende nell’innovazione, nei nuovi formati e negli ingredienti.

Al quinto posto si trovano i piatti pronti surgelati, con quasi 66.000 tonnellate e una crescita dell’1,7% sul 2024. La categoria comprende primi e secondi piatti, contorni ricettati e alimenti con proteine vegetali.

Tra i fattori che ne sostengono il successo ci sono la qualità degli ingredienti, una gamma sempre più ampia di ricettazioni tradizionali e innovative, la velocità di preparazione e l’attenzione all’equilibrio nutrizionale.

Specialità salate e carne accelerano

Le specialità salate, tra cui pancake e altri prodotti, hanno raggiunto circa 31.700 tonnellate, con una crescita dell’1,9% rispetto al 2024. Si tratta di prodotti che intercettano anche occasioni di consumo diverse dal pranzo e dalla cena e che mostrano segnali di ripresa dopo gli andamenti stabili o lievemente negativi degli anni precedenti.

Particolarmente significativo è il rimbalzo dei consumi di carni surgelate, cresciuti del 4,5% rispetto al 2024. Tra gli elementi apprezzati dai consumatori ci sono sicurezza e conservabilità.

Continua la crescita dei surgelati senza glutine

Anche il segmento dei surgelati senza glutine conferma il trend positivo. Nel 2025 sono state consumate circa 9.700 tonnellate, con un incremento del 4,3% rispetto all’anno precedente.

Pur rappresentando ancora un consumo di nicchia, la domanda continua a crescere e il comparto propone nuove soluzioni orientate a gusto e qualità. La surgelazione, inoltre, consente di preservare al meglio gusto e proprietà nutritive dei prodotti, rispondendo alle esigenze salutistiche di una fascia di popolazione sempre più attenta alla varietà dell’offerta.

Praticità, nutrizione e lotta agli sprechi

I dati del rapporto mostrano come i prodotti surgelati siano sempre più legati a una serie di esigenze del consumatore contemporaneo: praticità, gusto, sicurezza alimentare, convenienza economica, riduzione degli sprechi e valore nutrizionale.

“Come dimostrano i dati del nostro Annual Report – conclude il Presidente IIAS, Giorgio Donegani – il settore conferma una forte spinta espansiva. Tra le ragioni di questo successo non possiamo non citare, da un lato, il fatto che i prodotti surgelati ci aiutino a rispettare i dettami della Dieta Mediterranea (come ha dimostrato una survey realizzata in collaborazione con Altroconsumo1), rendendo più agevole il consumo di vegetali e pesce. Dall’altro lato, a premiarli è la capacità della surgelazione di mantenere inalterate le proprietà nutrizionali dei prodotti (come hanno confermato studi scientifici inediti, realizzati con SISA2 e SSICA3), fattore che porta i consumatori a sceglierli sempre più spesso.”

“In questo scenario, i prodotti surgelati rappresentano uno strumento concreto per favorire l’adozione di uno stile alimentare equilibrato, aiutando a superare alcune delle principali barriere che ostacolano una piena adesione alla Dieta Mediterranea, come i tempi di preparazione, il costo di alcuni alimenti e la necessità di ridurre gli sprechi. Oggi appare sempre più evidente che la contrapposizione tra fresco e surgelato appartenga al passato: la vera sfida è favorire un maggiore consumo di pesce e verdure, pilastri della Dieta Mediterranea, mettendo i consumatori nelle condizioni di scegliere le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”, conclude Giorgio Donegani, Presidente IIAS.

(FoodAffairs.it)

4 SETTEMBRE 2026

EUROPA. Crescono le perdite di coincidenze aeree grazie al nuovo sistema di controllo aeroportuale

Il nuovo sistema europeo di controllo alle frontiere (EES) ha causato un aumento delle coincidenze perse negli aeroporti europei. Con la fine della flessibilità temporanea prevista fino al 7 settembre 2026, l’associazione internazionale del trasporto aereo avverte del rischio concreto di nuove congestioni e disservizi. La Iata sottolinea la necessità di mantenere la flessibilità adottata nei mesi estivi, aumentare il personale dedicato ai controlli e digitalizzare alcune procedure, in modo da evitare che le verifiche diventino un collo di bottiglia per il traffico aereo in crescita.

3 SETTEMBRE 2026

REP. DEM. CONGOREP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave

L'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha superato la soglia dei 6 mila casi confermati e dei 3 mila decessi, diventando la seconda più grande mai registrata a livello mondiale e, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la più rapida osservata finora. Lo ha dichiarato il Direttore Generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, come riporta Quotidiano Sanità.

Il focolaio, causato dal virus Ebola Bundibugyo, si è ormai estenso a 60 zone sanitarie distribuite in sei province del Paese. La provincia di Ituri resta l'epicentro dell'epidemia, con circa l'85% dei casi complessivi e l'88% dei decessi registrati finora.

Uno degli aspetti più preoccupanti segnalati dall'Oms riguarda il luogo in cui avvengono la maggior parte delle morti: non nei centri di cura, ma nelle comunità. Questo comporta sepolture non sicure, che favoriscono ulteriormente la diffusione del virus, e catene di trasmissione che riescono a sfuggire alla sorveglianza sanitaria, rendendo più difficile il contenimento dell'epidemia.

Per fronteggiare l'emergenza, l'Organizzazione ha inviato sul campo oltre 300 esperti e 330 tonnellate di forniture sanitarie. È stata inoltre ampliata la rete diagnostica, che oggi conta 24 laboratori in grado di processare circa 3 mila test al giorno, e la capacità di isolamento dei pazienti, che ha raggiunto oltre 1.300 posti letto distribuiti in 49 strutture sanitarie. L'obiettivo dichiarato dall'Oms è arrivare a 3 mila posti letto complessivi nei prossimi tre mesi.

Sul fronte scientifico sono in corso diversi studi per individuare trattamenti efficaci contro il virus. Lo studio denominato Partners ha già arruolato oltre 300 pazienti e sta valutando, tra le altre opzioni terapeutiche, l'antivirale obeldesivir. Parallelamente si stanno sviluppando nuovi vaccini specifici contro il virus Bundibugyo, attualmente in fase di sperimentazione di sicurezza in Regno Unito e Canada. Le sperimentazioni di efficacia sono previste direttamente sul territorio della Repubblica Democratica del Congo a partire dai mesi di ottobre e novembre.

3 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Intelligenza artificiale, l'AI fa salire le emissioni. Big Tech non frenano

Il boom dell'intelligenza artificiale sta facendo lievitare consumi energetici ed emissioni di CO2 del settore tecnologico, mentre le grandi aziende digitali non mostrano segnali concreti di voler invertire la rotta. È quanto emerge da un rapporto dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), realizzato insieme alla World Benchmarking Alliance, che ha analizzato 200 grandi aziende tecnologiche a livello globale, delle quali 163 hanno effettivamente fornito dati utilizzabili.

Secondo lo studio, nel 2024 il settore digitale ha consumato complessivamente 494 terawattora (TWh) di elettricità, pari all'1,7% del consumo elettrico mondiale, e ha prodotto 301 milioni di tonnellate di CO2, lo 0,8% delle emissioni globali legate all'energia. Un dato in crescita dell'1,2% rispetto al 2023. Particolarmente significativo è il livello di concentrazione: il 54% dei consumi energetici e delle emissioni complessive è riconducibile a sole 10 aziende, che il rapporto non nomina esplicitamente. Ancora più preoccupante è il fronte degli impegni concreti: solo 27 delle 50 maggiori aziende emettitrici hanno fissato obiettivi effettivi di riduzione delle proprie emissioni.

I dati diffusi dalle singole società confermano il quadro. Google ha dovuto ammettere un aumento delle proprie emissioni del 18% nel 2025 e dell'82% rispetto al 2019, un incremento che rende di fatto irrealizzabile l'obiettivo che l'azienda si era data di dimezzare le emissioni entro il 2030. Anche Amazon ha dichiarato aumenti significativi, del 16% e del 58% rispettivamente, pur continuando a puntare sulla neutralità carbonica entro il 2040.

Le prospettive per i prossimi anni non sono incoraggianti. Il Financial Times ha stimato che i 60 maggiori data center previsti negli Stati Uniti da Amazon, Microsoft, Google e Meta potrebbero generare complessivamente 101,5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, un volume equivalente alle emissioni di 27 centrali a carbone o di 24 milioni di automobili a benzina in circolazione.

Sul fronte degli impegni ambientali, il quadro appare in arretramento: Meta si è ritirata dagli impegni precedentemente assunti per l'utilizzo esclusivo di energie rinnovabili nelle proprie infrastrutture. Ancora più critico il caso di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk, che per alimentare il proprio progetto Colossus 2 ha installato decine di turbine a gas naturale nell'area di Memphis, in Tennessee, e nella vicina Southaven, in Mississippi, senza i necessari permessi federali sulla qualità dell'aria. La vicenda ha scatenato le proteste delle comunità locali, in gran parte afroamericane, e ha portato a contestazioni legali da parte di organizzazioni ambientaliste e per i diritti civili, tra cui la NAACP.

Il fenomeno non riguarda solo il caso xAI: l'Environmental Integrity Project ha censito complessivamente 74 progetti di impianti energetici destinati ad alimentare data center negli Stati Uniti, che secondo le stime potrebbero generare insieme 662 milioni di tonnellate di gas serra all'anno.

Come riporta Key4biz, il quadro complessivo racconta di un settore che continua a espandersi a ritmi sostenuti senza che gli impegni di sostenibilità dichiarati negli anni passati riescano a tenere il passo con la crescita dei consumi legati all'intelligenza artificiale.

3 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online

Un nuovo rapporto dell'Unicef mette in luce la portata globale degli abusi sessuali sui minori facilitati dalla tecnologia. Come riporta Key4biz, lo studio "Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse" si basa su un'indagine condotta su circa 21mila ragazzi tra i 12 e i 17 anni in 21 Paesi tra Africa, Asia, America Latina, Caraibi ed Europa orientale, integrata da interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l'infanzia.

I numeri emersi sono allarmanti: oltre 20 milioni di ragazzi - quasi uno su cinque tra quelli che usano internet nei Paesi esaminati - sono stati vittime di almeno una forma di sfruttamento o abuso sessuale online nell'arco di un solo anno. Nel dettaglio, più di 15 milioni di minori sono stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, 9 milioni sono stati spinti a partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o costretti a condividere immagini contro la propria volontà, e 4 milioni hanno visto diffondere proprie immagini sessuali senza aver dato il consenso. Secondo l'Unicef la reale entità del fenomeno è probabilmente molto più ampia, a causa della sottostima dovuta al silenzio delle vittime.

Quasi il 60% degli episodi documentati avviene sui principali social network - Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp - mentre il 14% si consuma all'interno di piattaforme di gaming online. Il report sottolinea come le funzionalità stesse di queste piattaforme, e il loro design, vengano sfruttati per costruire un rapporto di fiducia con i minori.

Un dato che ribalta un luogo comune diffuso riguarda l'identità degli aggressori: nel 57% dei casi documentati la persona responsabile dell'abuso è qualcuno già conosciuto dalla vittima - coetanei, partner, amici o familiari - e non uno sconosciuto incontrato in rete. Il restante 38% dei ragazzi ha invece conosciuto online l'autore dell'abuso, spesso attraverso account falsi e strumenti di messaggistica privata che ne hanno facilitato l'azione.

Particolarmente preoccupante è anche il dato sul silenzio delle vittime: il 40% dei ragazzi coinvolti non ha mai parlato con nessuno di quanto subito, e appena l'1% dei casi è stato segnalato alle autorità competenti, che si tratti di polizia, servizi sociali o numeri di aiuto dedicati. Il rapporto evidenzia inoltre le gravi conseguenze psicologiche di questi abusi: i minori coinvolti hanno una probabilità quattro volte superiore di manifestare pensieri o comportamenti suicidari e di compiere atti di autolesionismo rispetto ai coetanei, oltre a livelli di ansia più elevati.

Catherine Russell, direttrice esecutiva dell'Unicef, ha commentato che gli abusi avvengono spesso proprio negli spazi digitali che i ragazzi utilizzano quotidianamente per studiare, giocare e restare in contatto con gli amici, sottolineando che molti minori soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto.

Di fronte a questi dati, l'Unicef chiede un intervento urgente da parte di governi e aziende tecnologiche: piattaforme digitali più sicure fin dalla progettazione, con protezioni della privacy più solide per i minori, restrizioni ai contatti non richiesti da parte di adulti e sistemi di raccomandazione più sicuri; leggi e strumenti di applicazione più rigidi, capaci di rispondere anche a forme di abuso emergenti come l'estorsione sessuale e i materiali di abuso sessuale generati con l'intelligenza artificiale; sistemi di segnalazione affidabili e accessibili; e un lavoro culturale per contrastare le norme sociali che colpevolizzano le vittime, in particolare le ragazze.

Contattato da Reuters, un portavoce di Meta - proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp - ha dichiarato che l'azienda continuerà a contrastare lo sfruttamento dei minori sulle proprie app e a collaborare con le forze dell'ordine, precisando che i sondaggi alla base del rapporto risalgono in parte al 2020, prima dell'introduzione di alcune misure di protezione richieste dall'Unicef, come gli account privati impostati automaticamente per gli adolescenti.

In Italia il tema resta al centro del dibattito politico, ma il quadro normativo appare ancora frammentato. Come ricordato più volte dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani, il nostro Paese sconta un ritardo rispetto ad altri, e servirebbe un intervento del Governo che coinvolga tutte le forze politiche già impegnate su questo fronte, mettendo la tutela dei minori davanti agli interessi delle piattaforme digitali.

3 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Apple, causa da 2 miliardi di sterline sull'App Tracking

Migliaia di sviluppatori britannici hanno presentato una causa collettiva da 2 miliardi di sterline (circa 2,7 miliardi di dollari) contro Apple presso il Competition Appeal Tribunal di Londra. L'accusa riguarda le regole con cui l'azienda ha applicato il sistema App Tracking Transparency (ATT), la funzione introdotta nel 2021 per chiedere agli utenti il consenso prima di consentire alle app di tracciare la loro attività su altre applicazioni e siti web.

La causa, promossa da ATT Collective Action Limited, è guidata da Ann Pope, ex alta dirigente della Competition and Markets Authority britannica, l'autorità antitrust del Regno Unito. Secondo l'atto depositato giovedì, gli avvocati sostengono che Apple abbia imposto agli sviluppatori terzi requisiti più severi rispetto a quelli applicati ai propri servizi pubblicitari, garantendo così al proprio ecosistema pubblicitario un vantaggio competitivo indebito.

Pope ha dichiarato che la politica di Apple ha causato "danni molto significativi alle aziende che dipendono da Apple come gatekeeper". La dirigente ha aggiunto che l'azione legale è importante per "proteggere i diritti delle aziende britanniche che dipendono da Apple, garantire che le regole applicate dall'azienda siano eque e compensare le perdite subite dalle imprese britanniche".

Pope ha inoltre inquadrato la causa come una questione di equità concorrenziale piuttosto che un attacco alla tutela della privacy in sé, sottolineando che "non può diventare un motivo per cui le piattaforme digitali seguono una serie di regole imponendo agli sviluppatori di app di seguirne un'altra".

Apple, da parte sua, ha sempre sostenuto di aver introdotto l'ATT per permettere agli utenti di decidere autonomamente se autorizzare le app a tracciare la loro attività su servizi di terze parti, definendola una tutela importante per la privacy dei consumatori. L'azienda non ha ancora fornito una risposta pubblica alla nuova causa.

Il procedimento arriva dopo che un altro tribunale britannico aveva già giudicato abusiva la commissione, fino al 30%, applicata da Apple sulle transazioni dell'App Store. Il sistema ATT è già stato oggetto di indagini e sanzioni in diversi paesi europei: in Francia e in Italia le autorità hanno multato complessivamente Apple per oltre 200 milioni di sterline in relazione a questa politica, mentre in Germania l'azienda ha accettato lo scorso mese di modificare le modalità con cui vengono mostrate le richieste di consenso al tracciamento. Il meccanismo è stato inoltre osservato dalle autorità di concorrenza polacche.

Come riporta Key4biz, la vicenda si inserisce in un contesto di crescente pressione regolatoria sulle grandi piattaforme digitali riguardo al bilanciamento tra tutela della privacy degli utenti e concorrenza leale nel mercato della pubblicità mobile.

3 SETTEMBRE 2026

GIAPPONEGIAPPONE. Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici

Il mercato obbligazionario giapponese sta vivendo una fase di forte tensione. Come riporta Wolf Street, il rendimento del titolo di Stato giapponese (JGB) a 10 anni ha toccato il 3,02%, il livello più alto dall'agosto 1996. Il rendimento del titolo a 30 anni ha invece raggiunto il 4,18-4,19%, un record assoluto da quando questo strumento fu introdotto nel 1999.

Il fenomeno segna la fine definitiva della politica di repressione finanziaria adottata per anni dalla Bank of Japan, nota come Yield Curve Control (YCC), il meccanismo con cui la banca centrale acquistava titoli in quantità illimitata per mantenere artificialmente bassi i tassi a lungo termine. Quella politica è stata abbandonata perché la banca centrale giapponese è ora costretta a fare l'opposto: alzare i tassi e ridurre il proprio bilancio (quantitative tightening), per fronteggiare l'inflazione e il crollo dello yen.

L'inflazione giapponese si attestava all'1,9% a luglio, mentre la valuta nipponica è scesa fino a 160 yen per un dollaro. Secondo l'autore dell'articolo, Wolf Richter, non esiste una via d'uscita facile per la banca centrale: per stabilizzare lo yen sarebbero necessari un quantitative tightening molto più marcato e tassi di interesse ufficiali sensibilmente più alti di quelli attuali.

Il debito pubblico giapponese resta un elemento di forte pressione sui mercati: è pari al 248% del prodotto interno lordo, circa il doppio di quello statunitense. Il rating creditizio del Paese si colloca a più notch sotto la tripla A presso le principali agenzie: A per Fitch, A+ per S&P e A1 per Moody's.

Il 31 luglio Stati Uniti e Giappone hanno condotto un intervento congiunto e storico sul mercato dei cambi: gli Stati Uniti hanno venduto euro per acquistare yen, mentre il Giappone ha venduto un ammontare record di 97 miliardi di dollari per sostenere la propria valuta. Il Segretario al Tesoro statunitense Bessent ha promosso l'operazione per evitare che le difficoltà giapponesi si riflettessero sul mercato dei Treasury USA, ma l'effetto dell'intervento è risultato solo temporaneo, come conferma il rialzo dei rendimenti registrato nei giorni successivi.

3 SETTEMBRE 2026

SENEGALSENEGAL. Senegal verso il default: crollano i bond dopo l'accordo con il FMI

Il Senegal ha avviato un vero e proprio conto alla rovescia verso un possibile default sul proprio debito sovrano. Come riporta Bloomberg, il governo di Dakar ha raggiunto martedì un'intesa con il Fondo Monetario Internazionale per un nuovo programma triennale da 2,2 miliardi di dollari, il primo dopo il congelamento del prestito precedente nel 2024, deciso a seguito della scoperta di un debito nascosto accumulato dall'amministrazione precedente. Contestualmente all'accordo, il governo senegalese ha annunciato che perseguirà un vero e proprio "trattamento del debito" nell'ambito di una versione rafforzata del Common Framework del G20, il meccanismo internazionale pensato per la ristrutturazione del debito dei Paesi più fragili.

L'operazione riguarderebbe circa 5 miliardi di dollari di eurobond, mentre il debito denominato in franchi CFA resterebbe fuori dal perimetro della ristrutturazione. La notizia ha avuto un impatto immediato e pesante sui mercati finanziari: il bond in euro con scadenza 2028 ha perso oltre 8 centesimi sull'euro in una sola giornata, e più in generale tutti i titoli sovrani del Paese sono scesi sotto la soglia dei 50 centesimi rispetto al valore nominale, un livello che gli analisti considerano tipico dei debiti in grave sofferenza. Un'obbligazione scambiata a questi livelli segnala che gli investitori non si aspettano più un rimborso integrale alle condizioni originarie. Il Fondo Monetario Internazionale stima il debito pubblico del Senegal al 132% del PIL alla fine del 2024, una cifra ben superiore al 73,6% dichiarato ufficialmente sotto la precedente amministrazione guidata da Macky Sall. Fu proprio la scoperta di questo scostamento, nel 2024, a far scattare la sospensione del programma FMI da 1,8 miliardi di dollari allora in corso. Se il default dovesse concretizzarsi, il Senegal diventerebbe il primo Paese africano a trovarsi in questa situazione dai tempi dell'Etiopia nel 2023. Le agenzie di rating, tra cui Moody's, hanno già rivisto al ribasso il proprio giudizio sul Paese, riflettendo il peggioramento del rischio di credito e la crescente probabilità di un evento di default. Il nuovo programma con il FMI prevede finanziamenti a condizioni molto più favorevoli di quelle di mercato, ma resta subordinato alla capacità del governo di dimostrare che il debito può tornare su un percorso sostenibile. Il Fondo non ha ancora reso pubblici i dettagli delle misure che dovranno accompagnare l'accordo, e la sfida più immediata per Dakar sarà trasformare l'intesa preliminare raggiunta con lo staff del Fondo in un programma pienamente operativo, convincendo al tempo stesso creditori e investitori dell'esistenza di un percorso credibile verso il risanamento dei conti pubblici.

3 SETTEMBRE 2026

OLANDAOLANDA. I Paesi Bassi trasferiscono miliardi di dollari in oro a Londra in un'ottica di "preparazione alla crisi"

Sebbene gran parte dell'oro sia stato venduto a New York e poi riacquistato a Londra, più di 27 tonnellate sono state fisicamente trasferite nel Regno Unito

La banca centrale olandese (DNB) ha confermato che miliardi di dollari in oro sono stati trasferiti dal Nord America a Londra, citando "la crescente instabilità geopolitica".

Mercoledì la DNB ha dichiarato che 86 tonnellate d'oro sono state prelevate dagli Stati Uniti e dal Canada nel corso di una complessa operazione durata diversi mesi. Il metallo prezioso è ora custodito presso la Banca d'Inghilterra, dove può essere scambiato più facilmente "in una situazione di crisi".

Il presidente della banca centrale, Olaf Sleijpen, ha dichiarato che la decisione era "necessaria per rafforzare la nostra resilienza e la nostra preparazione".

La decisione giunge nel mezzo di una disputa commerciale in corso tra Stati Uniti e Canada, con entrambi i paesi che hanno annunciato nuove tariffe reciproche dopo il fallimento dei negoziati commerciali.

La DNB ha dichiarato che il trasferimento, avvenuto tra marzo e agosto, ha visto lo spostamento di 27 tonnellate di lingotti d'oro da New York e Ottawa a Zeist, nei Paesi Bassi.

Una quantità e una qualità simili sono state poi trasferite a Londra, senza bisogno di fondere le barre.

Non è ancora stato rivelato esattamente come una tale quantità d'oro sia stata trasportata attraverso l'Oceano Atlantico.

La restante parte del trasferimento è stata effettuata vendendo l'oro a New York e riacquistandolo a Londra, ha dichiarato la banca .

"La combinazione dei processi di acquisto e vendita con il trasporto fisico ha permesso a DNB di ripartire i rischi associati a un trasferimento fisico dell'oro così complesso", si legge nella dichiarazione.

DNB non ha specificato a cosa si riferisse con la menzione di "instabilità geopolitica", ma l'economia statunitense rimane in una situazione di incertezza a causa della guerra in corso tra il Paese e l'Iran, che ha avuto un impatto sul commercio globale.

Il Canada, nel frattempo, è stato duramente colpito dai dazi statunitensi sui suoi settori chiave dell'acciaio, dell'alluminio, del legname e delle automobili, nonché da un'ulteriore imposta del 50% su circa 28 miliardi di dollari canadesi (20 miliardi di dollari statunitensi; 15 miliardi di sterline) di merci canadesi, annunciata ad agosto.

DNB ha affermato che l'oro depositato presso la Banca d'Inghilterra "è considerato l'oro più facilmente negoziabile al mondo" e, pertanto, più facilmente reperibile in caso di crisi rispetto a quello che si troverebbe ancora negli Stati Uniti o in Canada.

Prima dell'annuncio di mercoledì, la DNB deteneva il 31,3% delle sue riserve auree a New York e il 19,7% a Ottawa. Ora questa percentuale è scesa al 18,5% in entrambi i paesi.

Secondo quanto riportato dalla DNB, alla fine del 2025 le riserve auree totali dei Paesi Bassi ammontavano a 612,4 tonnellate, per un valore stimato di 72,2 miliardi di euro.

Dopo l'operazione, la quota di oro detenuta dalla banca a Londra è aumentata dal 18,1% al 32,1%, mentre il 30,8% delle riserve rimane depositato nei Paesi Bassi.

(Henry Moore su BBC del 02/09/2026)

3 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat

Cresce a un ritmo più lento la popolazione italiana residente all’estero

La popolazione italiana abitualmente dimorante all’estero continua a crescere anche nel 2025 (+2,8%) ma a un ritmo più lento rispetto al 2024 (+4,6%). Al 31 dicembre 2025, secondo i dati provvisori, gli italiani all’estero sono 6 milioni 604mila, circa 183mila unità in più rispetto all’inizio dell’anno (Prospetto 1). La crescita interessa sia gli uomini (3 milioni 406mila; 51,6% della popolazione italiana all’estero), sia le donne (3 milioni 197mila). Rispetto a tale crescita, risulta molto contenuto il contributo della dinamica naturale. Nel 2025, infatti, il saldo tra nascite e decessi è positivo per appena 3mila unità, contro le 13mila dell’anno precedente. La contrazione è dovuta alla forte diminuzione delle nascite, passate da 26mila a 16mila (-37,1%), mentre i decessi rimangono sostanzialmente stabili, poco sopra le 13mila unità (+2,4%)

Quasi tre nascite su quattro da genitori italiani all’estero si registrano in Europa

Nel 2025, tra le nascite da genitori italiani dimoranti all’estero quasi tre su quattro si registrano in Europa (73,8%): il 47,4% nei Paesi dell’Ue e il 26,5% in altri Paesi europei. Tra i principali Paesi, le quote più elevate riguardano la Svizzera (17,1%), la Germania (14,8%), la Francia (10,4%) e il Regno Unito (7,7%). L’America raccoglie il 16,8% delle nascite, di cui l’11,6% nell’America centro-meridionale e il 5,2% in quella settentrionale; quote più contenute si osservano in Asia (4,3%), Oceania (2,8%) e Africa (2,3%).

La diminuzione delle nascite interessa tutte le aree geografiche, ma risulta particolarmente accentuata in America (-55,0%), soprattutto nell’America centro-meridionale (-59,7%). Su questa dinamica ha inciso anche la nuova normativa sulla cittadinanza, entrata in vigore nel 2025, che ha ristretto i casi di trasmissione automatica della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis) ai figli nati all’estero, con effetti particolarmente rilevanti in Brasile (-66,6% di nascite) e Argentina (-55,8%), dove è storicamente ampia la collettività di origine italiana. In Europa la riduzione è pari al 33,2%, con diminuzioni particolarmente marcate nel Regno Unito (-44,2%), in Germania (-42,7%) e in Spagna (-34,4%). Più contenuti, pur restando rilevanti, sono i cali registrati in Africa (-20,2%), Asia (-16,6%) e Oceania (-11,8%).

Saldo naturale positivo ma in calo tra gli italiani all’estero

Il tasso di natalità degli italiani residenti all’estero è particolarmente basso. Pari al 2,5 per mille, esso non raggiunge neanche la metà di quello che si riscontra sul territorio italiano (6 per mille). I valori più elevati si osservano in Asia (8,3 per mille) e in Africa (5,1 per mille), aree che presentano tuttavia un peso contenuto sul totale delle nascite. In Europa, il tasso è pari al 3,5 per mille, con valori più elevati nei Paesi Bassi (4,8 per mille) e in Svizzera (4,2 per mille). Decisamente più bassi sono i livelli registrati in America, pari all’1,0 per mille nell’intero continente e allo 0,9 per mille nella sola America centro-meridionale. Le differenze territoriali dipendono da vari fattori. Tra questi, il fatto che nei Paesi di più antica emigrazione italiana, come in America centro-meridionale, la bassa natalità si associa anche a una struttura per età della popolazione più anziana.

Nel 2025, i decessi di cittadini italiani residenti all’estero sono stati 13mila, in aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Essi risultano fortemente concentrati in Europa, dove si registra l’85,6% dei decessi totali: il 59,3% nei Paesi dell’Ue e il 26,3% negli altri Paesi europei. L’America concentra l’11,2% dei decessi, mentre Africa, Asia e Oceania presentano incidenze più contenute. L’aumento dei decessi interessa l’Europa (+3,0%), l’America settentrionale (+8,9%), l’Africa (+24,6%) e l’Asia (+19,0%).

Anche il tasso di mortalità degli italiani all’estero è sensibilmente basso. Pari al 2,1 per mille, esso è meno di un quinto di quello osservato in Italia (11,1 per mille). Valori più elevati si registrano in Europa, dove il tasso raggiunge il 3,3 per mille, con livelli particolarmente alti in Francia (4,8 per mille), Germania e Svizzera (4,2 per mille entrambi). Nell’Ue il tasso è pari al 3,6 per mille, mentre negli altri Paesi europei si attesta al 2,9 per mille. Valori più contenuti si osservano in Africa (2,9 per mille), Asia (1,6 per mille), America settentrionale (1,0 per mille) e America centro-meridionale (0,5 per mille); il livello più basso si registra in Oceania (0,4 per mille).

Le differenze nei tassi di mortalità riflettono in larga misura la diversa struttura per età delle collettività italiane residenti nelle varie aree. Nei Paesi europei di più antica emigrazione, dove la popolazione italiana è più anziana, la mortalità risulta più elevata. Nei Paesi dell’America centro-meridionale, invece, i bassi tassi osservati possono dipendere anche dall’elevato numero di acquisizioni della cittadinanza italiana iure sanguinis, che accrescono rapidamente la popolazione iscritta e possono alterarne la composizione per età.
In virtù di un numero di nascite superiore ai decessi, nel 2025 il saldo naturale degli italiani residenti all’estero si mantiene positivo (circa 3mila unità), ma in significativo declino rispetto all’anno precedente (circa 13mila).

Dopo il picco del 2024, espatri in diminuzione nel 2025

Nel 2025, gli espatri sono 109mila, il 22,7% in meno rispetto al 2024. Il calo va letto alla luce dell’eccezionale numero di iscrizioni all’AIRE registrato nel 2024, in seguito all’introduzione di norme più stringenti in materia. La nuova normativa ha determinato una forte concentrazione delle registrazioni nel 2024, amplificando di conseguenza la riduzione osservata nel confronto con il 2025. I rimpatri, pari a circa 56mila, diminuiscono invece del 3,4%. Il saldo migratorio con l’estero resta quindi positivo (per gli italiani residenti all’estero, che in virtù di tale posta vedono aumentato il loro contingente) e si attesta a circa 53mila unità, quasi 30mila in meno rispetto al 2024.

La maggior parte degli espatriati si dirige verso l’Europa: il 75,5% del totale, pari a circa 82mila persone. In particolare, 68mila trasferimenti hanno come destinazione un Paese dell’Ue; al netto dei 31mila rimpatri provenienti dalla stessa area, il saldo migratorio degli italiani residenti nell’Unione risulta positivo per circa 37mila unità. Un saldo positivo si registra anche nei Paesi europei non appartenenti all’Unione (+9mila) e in America settentrionale (+3mila). In America centro-meridionale, invece, i rimpatri superano lievemente gli espatri, determinando un saldo negativo di circa 300 unità.

Nel 2025, le principali destinazioni degli espatri sono la Spagna e la Germania con, rispettivamente, circa 13mila movimenti. Segue la Svizzera con 12mila, il Regno Unito con 11mila e la Francia con 9mila. Nel complesso, questi cinque Paesi accolgono il 53,3% degli italiani espatriati. Tra le destinazioni extraeuropee emergono gli Stati Uniti, con il 5,7% degli espatri, e il Brasile, con il 2,9%. I flussi verso quest’ultimo Paese risultano in forte calo, anche per effetto della recente revisione della disciplina della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Per quanto riguarda i rientri in Italia, oltre un terzo dei 56mila rimpatri del 2025 proviene da Germania, Regno Unito e Svizzera (36,3%). Seguono Stati Uniti, da cui proviene il 6,6% dei rimpatri, Francia (6,5%) e Brasile (6,0%).

Circa 56mila italiani espatriati nel 2025 provengono dal Nord, 19mila dal Centro e 34mila dal Mezzogiorno.
Il Nord-ovest è l’area di origine del 30,0% delle partenze e il Nord-est del 21,8%, mentre il Centro incide per il 17,3%, il Sud per il 20,4% e le Isole per il 10,5%. Quasi un espatrio su cinque ha origine in Lombardia, con circa 22mila partenze, pari al 19,8% del totale. Seguono il Veneto con 11mila (10,1%), la Sicilia con 9mila (8,0%), il Piemonte e la Toscana, entrambe con circa 8mila e una quota del 7,4%.

I rimpatri si dirigono per il 47,8% verso il Nord del Paese, per il 20,0% verso il Centro e per il 32,2% verso il Mezzogiorno. La Lombardia rappresenta la principale destinazione, accogliendo il 18,4% dei rientri, seguita dalla Sicilia (10,1%), dal Lazio (8,7%) e dal Piemonte (8,4%).

Nel 2025, l’età media degli italiani espatriati è pari a 34 anni mentre quella dei rimpatriati, più alta, è pari a
36,8 anni. Il profilo per età dei due flussi evidenzia una maggiore concentrazione degli espatri nelle classi di età giovanili, mentre i rimpatri si distribuiscono più diffusamente lungo il corso della vita, motivo per il quale presentano un’età media più elevata (Figura 1). Oltre un terzo degli espatri riguarda persone tra i 25 e i 34 anni (36,2%), il 13,2% individui di 18-24 anni.

Tra i rimpatri, la quota più elevata riguarda ancora i 25-34enni (24,0%), seguiti dai 35-49enni (23,2%). Più importante è il peso delle persone di almeno 50 anni, pari al 26,0% dei rimpatri, contro il 16,5% degli espatri. Tra i minori si concentra il 17,9% dei rimpatri e il 12,4% degli espatri, quote riconducibili agli spostamenti compiuti insieme alle famiglie.

3 SETTEMBRE 2026

SVIZZERASVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai

Lana di pecora al posto della plastica? Un esperimento condotto su un ghiacciaio nel cantone di Vaud, nella Svizzera occidentale, dimostra che questo materiale naturale rallenta lo scioglimento del ghiaccio con la stessa efficacia dei teloni protettivi convenzionali.

Per l'esperimento "Keep it Wool", due coperte di lana di pecora, ciascuna di 100 metri quadrati, sono state stese al Ghiacciaio 3000 di Les Diablerets alla fine di giugno. L'esperimento è stato condotto dalla ONG Summit Foundation in collaborazione con l'Università di Losanna. La supervisione scientifica è stata fornita dal personale della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (Glamos).

Secondo l'ONG, le prime osservazioni hanno mostrato risultati promettenti. L'effetto protettivo del materiale in lana di pecora sarebbe molto simile a quello dei teloni sintetici. Questi riducono lo scioglimento dei ghiacciai nelle aree coperte dal 50% al 70%. La lana rappresenta quindi un'alternativa interessante con un minore impatto ambientale.

A differenza dei tessuti in fibra sintetica utilizzati finora, non vi è alcun rischio che particelle di lana entrino nel ciclo dell'acqua. La lana è inoltre una materia prima naturale, rinnovabile e biodegradabile che fino ad ora è rimasta spesso inutilizzata.

Tuttavia, la Summit Foundation ha avvertito che i teloni protettivi da soli non sono la soluzione al ritiro dei ghiacciai. Attualmente, tali tessuti coprono solo circa lo 0,02% della superficie totale dei ghiacciai. Questa percentuale è troppo bassa per avere un effetto significativo sul ritiro dei ghiacciai causato dai cambiamenti climatici.

(SwissInfo.ch)

3 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibili

Dal 1° settembre 2026, la Provincia autonoma di Bolzano garantisce i contraccettivi gratuiti per i giovani tra i 14 e i 25 anni e per le fasce di popolazione particolarmente vulnerabili (come donne vittime di violenza o persone inserite in specifici percorsi socio-sanitari), a prescindere dal genere.

La misura, approvata dalla Giunta provinciale in attuazione della legge provinciale sui consultori familiari del 2025 e sostenuta da uno stanziamento iniziale di oltre 660 mila euro, punta ad abbattere le barriere economiche e informative, offrendo un percorso strutturato che unisce visita medica, orientamento e distribuzione farmaceutica.

Nel frattempo, a livello nazionale si registra un calo dell’uso dei contraccettivi tra i giovani con conseguente aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili.

Come funziona il modello altoatesino: consulenza, metodi e farmacie

Non solo preservativi, il programma sperimentale della Provincia di Bolzano, della durata iniziale di dodici mesi con prospettiva di stabilizzazione, prevede la copertura a carico del servizio sanitario provinciale di un ventaglio articolato di opzioni:

  • Contraccezione ormonale e intrauterina: pillola anticoncezionale, anello vaginale, cerotto transdermico, impianto sottocutaneo e dispositivo intrauterino (spirale o Iud);
  • Metodi di barriera: fornitura gratuita di preservativi, richiedibili direttamente nei consultori anche in combinazione con altri presidi;
  • Percorso prescrittivo obbligatorio: per i metodi ormonali o intrauterini, l’accesso è subordinato a una consulenza personalizzata e a una visita ginecologica nei consultori familiari convenzionati o negli ambulatori per l’infanzia e l’adolescenza degli ospedali di Bressanone, Vipiteno e San Candido (con successiva estensione ai consultori pubblici dell’Azienda Sanitaria);
  • Ritiro in farmacia: rilasciata la scheda prescrittiva, i medicinali e i dispositivi prescritti possono essere ritirati gratuitamente entro 30 giorni nelle farmacie convenzionate del territorio. Per i minorenni dai 14 anni in su non è richiesto il consenso genitoriale.

L’assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute, Hubert Messner, ha spiegato la ratio dell’intervento: “L’informazione, la consulenza e un facile accesso alla contraccezione devono aiutare i giovani e le giovani a prendere decisioni responsabili e informate, riducendo i rischi di gravidanze non pianificate e tutelando la salute sessuale”.

La contraddizione nazionale: il calo del profilattico e l’impennata delle infezioni

Se l’iniziativa bolzanina interviene sull’accessibilità materiale, i dati epidemiologici nazionali evidenziano un fenomeno preoccupante tra le nuove generazioni.

Due sono i principali problemi emersi dalle rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) attraverso l’indagine internazionale Hbsc (Health Behaviour in School-aged Children) e le serie storiche Istat sulla salute riproduttiva. In primis, c’è tra i quindicenni sessualmente attivi in Italia, l’uso regolare del profilattico all’ultimo rapporto si ferma a circa il 69% nei ragazzi e al 61% nelle ragazze, con un calo progressivo osservato nell’ultimo decennio (tra 6 e 9 punti percentuali in meno) che si accentua ulteriormente a 17 anni (65,9% maschi e 56,8% femmine). Inoltre, molti giovanissimi ricorrono ancora al coito interrotto o a metodi naturali basati sul calendario, sottovalutando l’imprevedibilità del ciclo mestruale e il rischio di trasmettere o incorrere in malattie veneree.

Negli ultimi anni, la progressiva sostituzione del profilattico con la pillola anticoncezionale (oppure il mancato ricorso a qualsiasi protezione) ha fatto aumentare nuovamente le infezioni sessualmente trasmesse (Ist). L’ultimo bollettino ufficiale del sistema di sorveglianza sentinella dell’Istituto Superiore di Sanità rileva che nel 2024 le segnalazioni di nuove Ist in Italia hanno sfiorato quota 8 mila casi, segnando un aumento del 12,0% rispetto al 2023, con picchi allarmanti per l’infezione da clamidia (+41,5%) e una costante ascesa delle diagnosi di gonorrea e sifilide.

Le ricadute demografiche, cliniche e di welfare

Dal punto di vista demografico e di sanità pubblica, la combinazione tra disinformazione e mancata prevenzione produce effetti di lungo periodo che vanno oltre la gravidanza indesiderata:

  • Danni alla fertilità futura: infezioni batteriche asintomatiche o non trattate tempestivamente, come la clamidia e la gonorrea, rappresentano una delle cause primarie di malattia infiammatoria pelvica (Pid), occlusioni tubariche e conseguente infertilità secondaria sia femminile che maschile, aggravando le difficoltà riproduttive in un Paese già segnato dal declino delle nascite e dall’innalzamento dell’età media al primo figlio;
  • Disuguaglianze di accesso territoriale: mentre Regioni come l’Emilia-Romagna, la Toscana, la Puglia e ora la Provincia autonoma di Bolzano hanno introdotto forme di gratuità per under 25 o fasce a basso reddito, a livello nazionale la contraccezione rimane a totale carico del cittadino, determinando un’Italia a due velocità nell’esercizio dei diritti sanitari di base;
  • La necessità del “doppio metodo”: le società scientifiche ginecologiche sottolineano come la gratuità dei farmaci ormonali debba sempre essere accompagnata dalla promozione del profilattico (la cosiddetta “doppia protezione”), l’unico dispositivo in grado di prevenire contemporaneamente il concepimento e la trasmissione virale o batterica.

L’esperienza pilota dell’Alto Adige ricorda che la regolazione della fertilità e la prevenzione sanitaria non possono essere delegate unicamente alla spesa privata delle famiglie, ma richiedono presidi pubblici territoriali capaci di raggiungere gli adolescenti prima che la disinformazione si traduca in costi clinici e sociali per l’intera collettività.

(AdnKronos)

3 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita proposta dall'Associazione Luca Coscioni. Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, è la quarta Regione italiana e la prima amministrata dal centrodestra a dare il via libera.

Zaia: «I temi etici siano una no-fly zone per la politica»

«Sia a destra che a sinistra ci sono favorevoli e contrari. Non c’è uno schieramento netto politicamente, quindi l’unica soluzione è che ci si affidi alla libertà di coscienza e che la politica veda temi come questo, che sono dei temi etici, come una no fly zone da lasciare solo da percorrere alla libertà di coscienza». Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, dopo l’approvazione della legge di iniziativa popolare sul fine vita in Veneto.

3 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati

La sanità pubblica italiana è tra le meno finanziate tra le economie sviluppate. Nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto tra i Paesi europei Ocse e ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa complessiva si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Un deficit strutturale che mette a dura prova il Servizio Sanitario Nazionale, generando disuguaglianze territoriali e sociali, liste d’attesa insostenibili e un aumento della spesa sanitaria privata da parte delle famiglie.

3 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Il ritorno della leva militare

La minaccia russa ha spinto la Francia a reintrodurre un servizio militare volontario per giovani cittadini, con un percorso di 10 mesi e un piano di crescita fino a 50.000 volontari all’anno entro il 2035. L’Italia, invece, sta valutando una riserva militare volontaria, con un aumento progressivo degli organici di Esercito, Marina militare, Aeronautica e Corpo della Sanità militare fino a 40.000 unità entro il 2033. In generale il contesto europeo mostra diversi Paesi che stanno riformando le proprie strategia di difesa, con anche la reintroduzione della leva obbligatoria (ad esempio in Austria, Croazia e Grecia).

2 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio

Per anni è bastato eliminare un ingrediente ed evidenziarne l’assenza sulla confezione per trasformare il “senza” in un elemento distintivo. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. I dati della nuova edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy mostrano che, mentre il mondo dei prodotti “free from” continua complessivamente a crescere, non tutti i claim seguono lo stesso andamento. Non è la fine dei prodotti “senza”, ma il segnale che le assenze, da sole, non hanno più tutte lo stesso valore sul mercato.

Messaggi chiave:

  • Il mercato non premia più qualsiasi “senza”: cresce il valore dei claim che comunicano benefici concreti e verificabili.
  • Il calo del “senza olio di palma” suggerisce un cambiamento più ampio: le assenze, da sole, distinguono sempre meno un prodotto.
  • Le nuove regole europee confermano una tendenza già visibile sul mercato: i claim devono dimostrare, non solo dichiarare.

Dal semplice “senza” a claim che spiegano di più

La 19ª edizione dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy esamina le abitudini di consumo degli italiani, analizzando le indicazioni presenti sulle confezioni di 151.203 prodotti di largo consumo e incrociandole con i dati di vendita NielsenIQ. Il quadro che emerge è chiaro: l’etichetta continua a orientare le scelte, ma acquista valore soprattutto quando comunica un beneficio riconoscibile.

Nel 2025 il mondo free from comprendeva 22.480 prodotti e generava circa 12,5 miliardi di euro di vendite, segnando un +3,2% a valore e dell’1,4% a volume. Dietro questo risultato, però, convivono dinamiche molto diverse.

A registrare i risultati migliori sono soprattutto i claim associati a esigenze concrete o a caratteristiche identificabili. Il “senza lattosio”, per esempio, compare su 3.170 prodotti, supera i 2,4 miliardi di euro di vendite e aumenta del 7,7% a valore e del 5,5% a volume. Nel paniere rich-in, “fermenti lattici” segna un +14,2% a valore e del 12,7% a volume, mentre il riferimento alle fibre avanza rispettivamente del 2,6% e del 2,7%.

La stessa dinamica riguarda alcune indicazioni legate alle garanzie del processo produttivo: “senza OGM” cresce del 10,3% a valore, “senza antibiotici” del 12,4% e “senza residui” del 14,3%.

Il punto, quindi, non è il successo o il declino della formula “senza” in sé. A fare la differenza sembra essere sempre più la capacità del claim di rispondere a domande precise: quale esigenza soddisfa? Quale caratteristica offre? Quale garanzia può dimostrare?

Il “senza olio di palma” perde slancio

Nel 2025 il “senza olio di palma” compariva su 2.329 referenze alimentari, per circa 1,5 miliardi di euro di vendite. Il segmento resta rilevante, ma arretra del 2,5% a valore e del 4,1% a volume rispetto al 2024.

Il confronto storico rende ancora più evidente il cambio di direzione: dopo una crescita dell’8,3% nel 2023, le vendite sono diminuite del 5,2% nel 2024 e di un ulteriore 2,5% nel 2025. La flessione rallenta, ma prosegue per il secondo anno consecutivo.

I dati non consentono di individuare una causa unica: assortimenti, prezzi, disponibilità dei prodotti e strategie aziendali possono incidere sulle performance. La contrazione simultanea di valore e volumi mostra tuttavia che il claim sta attraversando una fase di ridimensionamento, dopo anni in cui aveva rappresentato un elemento distintivo particolarmente visibile.

Che cosa comunica davvero un prodotto “senza”?

Escludere un ingrediente racconta solo una parte del prodotto. Non spiega necessariamente con che cosa sia stato sostituito, quale sia il profilo nutrizionale complessivo o quali siano le implicazioni ambientali della scelta.

Il “senza lattosio” risponde, per esempio, a un’esigenza immediatamente comprensibile per chi deve o sceglie di evitare il lattosio. L’assenza dell’olio di palma, invece, non dice automaticamente quali grassi siano stati utilizzati in alternativa, da dove provengano le materie prime o quali garanzie offrano la filiera e il processo produttivo.

È qui che emerge una questione più ampia: un claim basato esclusivamente su ciò che manca può dire poco sul valore complessivo di ciò che rimane. Il mercato sembra quindi premiare sempre più una comunicazione capace di spiegare non soltanto ciò che un prodotto non contiene, ma anche che cosa contiene, come è stato realizzato e quali caratteristiche può dimostrare.

Una dinamica che si intreccia con l’evoluzione delle regole europee sulla comunicazione ambientale.

Anche la comunicazione ambientale sta cambiando

Il tema è particolarmente attuale anche alla luce delle nuove regole europee sulla comunicazione ambientale. La Direttiva (UE) 2024/825, Empowering Consumers for the Green Transition, recepita in Italia con il Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, punta a rendere i green claims più chiari e trasparenti, limitando l’utilizzo di dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente dimostrate.

Dal 27 settembre 2026 le nuove disposizioni saranno applicabili anche in Italia. Per le imprese, il messaggio è chiaro: non sarà sufficiente suggerire che un prodotto sia “più sostenibile” attraverso un’indicazione generica; le caratteristiche ambientali comunicate dovranno essere supportate da elementi concreti e verificabili.

Ma cosa significa concretamente per il “senza olio di palma”? Il claim non sarà automaticamente vietato, ma se utilizzato per suggerire che l’assenza dell’olio di palma renda il prodotto più sostenibile, il messaggio potrà rientrare nell’ambito delle nuove disposizioni. È proprio qui che mercato e regolamentazione sembrano incontrarsi: il futuro dei claim non sarà necessariamente quello di dire meno, ma di dimostrare di più.

Oltre gli slogan: quali informazioni fanno la differenza?

La sfida per le imprese è passare dalla sottrazione alla trasparenza. Composizione, profilo nutrizionale, origine delle materie prime, metodi di produzione, tracciabilità, certificazioni e risultati ambientali misurabili permettono di valutare il prodotto nel suo insieme, andando oltre ciò che semplicemente non contiene.

Il futuro dell’etichetta non si gioca quindi sulla contrapposizione tra “con” e “senza”, ma sulla capacità di spiegare che cosa contiene un prodotto, da dove proviene, come viene realizzato e quali garanzie offre.

Il “senza olio di palma” resta (per ora) a scaffale. Ma, tra nuove preferenze e nuove regole, la conversazione è già andata oltre lo slogan.

(Carola Macagno su Competere)

2 SETTEMBRE 2026

SVIZZERASVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati

Una consistenza simile alla carne ottenuta da lenticchie e fagioli: i ricercatori dell'ETH di Zurigo, istituto federale di tecnologia, hanno sviluppato un nuovo metodo per conferire ai legumi interi una struttura fibrosa.

Per il procedimento, i ricercatori hanno immerso i legumi in acqua, li hanno frullati e hanno riscaldato la miscela a 90°C per 30 minuti, ha dichiarato martedì l'ETH di Zurigo. Questo ha prodotto un gel. Successivamente, hanno congelato selettivamente questo gel da un lato. Per fare ciò, hanno utilizzato uno stampo isolato su tutti i lati, tranne uno.

La crescita direzionale dei cristalli di ghiaccio ha creato strati paralleli all'interno della miscela, riferiscono i ricercatori sulla rivista NPJ Science of Food . Questa struttura fibrosa è rimasta intatta dopo lo scongelamento e ha conferito una consistenza particolare, simile a quella della carne o del pesce, ha spiegato il responsabile del progetto Patrick Rühs. L'obiettivo è quello di utilizzare il più possibile il prodotto raccolto nella sua interezza e di ridurre gli sprechi alimentari.

Secondo i ricercatori, il processo ha funzionato con un'ampia varietà di legumi, che rappresentano il 96% della produzione mondiale. A seconda della varietà e del contenuto di acqua, si sono ottenute consistenze di diversa consistenza. Ad esempio, le lenticchie rosse hanno prodotto una struttura più soda rispetto alla soia.

"Il nuovo metodo è così semplice che chiunque può utilizzarlo facilmente nella propria cucina", ha affermato la dottoranda Andrea Bach. Il gruppo di ricerca lascerà lo sviluppo di ricette specifiche agli chef professionisti. In seguito, gli scienziati intendono approfondire come sia possibile controllare in modo preciso le diverse consistenze.

(SwissInfo.ch)

2 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Suicidio, oltre 4.200 richieste di aiuto a Telefono Amico nei primi sei mesi del 2026: +24% in un anno

Oltre 4.200 persone hanno chiesto aiuto a Telefono Amico Italia nei primi sei mesi del 2026 perché attraversate da pensieri suicidari o preoccupate per un proprio caro. Un dato in crescita del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, che restituisce la fotografia di un disagio sempre più difficile da ignorare. È questo uno dei dati diffusi da Telefono Amico Italia in vista della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra il 10 settembre. E proprio alla luce dell’aumento delle richieste di sostegno, l’organizzazione ha deciso di estendere il proprio servizio di ascolto telefonico: dal 1° settembre è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Il numero da chiamare è 02 2327 2327.

Di notte la sofferenza può diventare più intensa

La scelta di garantire l’ascolto anche nelle ore notturne nasce anche dai risultati di una sperimentazione condotta nei mesi precedenti. In sei mesi sono state 345 le chiamate notturne relative a pensieri suicidari. “La notte è un momento molto delicato per chi vive un disagio emotivo o psicologico”, spiega Cristina Rigon, presidente di Telefono Amico Italia. Un elemento particolarmente rilevante riguarda il sonno. “L’insonnia è una condizione frequentemente associata al disagio psicologico e a un aumento del rischio suicidario, senza che ciò implichi necessariamente un rapporto causale diretto”, sottolinea Maurizio Pompili, professore ordinario di Psichiatria alla Sapienza Università di Roma e direttore dell’Unità operativa complessa di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma. Quando non si riesce a dormire e si sta vivendo un intenso dolore mentale, nelle ore notturne la sofferenza può apparire ancora più forte. La solitudine e l’assenza delle normali attività della giornata possono lasciare maggiore spazio ai pensieri negativi. “Poter chiedere aiuto e trovare un sostegno adeguato può fare la differenza nella prevenzione del suicidio”, aggiunge Pompili.

Giovani, la notte amplifica la fragilità

La fascia più giovane della popolazione è uno dei principali motivi di preoccupazione. Nei primi sei mesi dell’anno, il 53% delle richieste di aiuto legate al suicidio è arrivato da persone under 35. Le fasce maggiormente rappresentate sono quella tra i 19 e i 25 anni e quella tra i 26 e i 35 anni. Per i giovani, inoltre, la notte può rappresentare un momento particolarmente critico. “Mentre il giorno impone ritmi, attività e stimoli esterni, la notte elimina i fattori di distrazione, amplificando pensieri e stati d’animo negativi”, spiega Michela Gatta, direttrice dell’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. La specialista richiama anche il ruolo dell’iperconnessione: smartphone e computer utilizzati durante la notte possono alterare i ritmi circadiani e aumentare l’esposizione a dinamiche di cyberbullismo, confronto sui social network e contenuti angoscianti o frustranti.

“Sofferenza psichica in aumento tra i giovani”

Il quadro che emerge dai servizi specialistici è particolarmente preoccupante. “Negli ultimi 5 anni stiamo assistendo, tra i giovani, a un chiaro aumento di manifestazioni di sofferenza psichica correlate alla suicidalità”, afferma Gatta, citando tra queste disregolazione emotiva, ansia, depressione, autolesionismo, ideazione suicidaria e tentativi di suicidio. Nelle strutture specialistiche, sottolinea la neuropsichiatra, gli accessi per ideazione suicidaria, autolesionismo e tentativi di suicidio sono aumentati fino a diventare una delle cause più frequenti di urgenza-emergenza in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra i fattori che possono contribuire alla sofferenza dei più giovani vengono indicati isolamento e solitudine, conflitti familiari, fragilità emotiva, vissuti traumatici, depressione e ansia, uso disfunzionale dei social, pressione performativa, bullismo e cyberbullismo. “Molti giovani in questo momento storico parlano prima online che con un adulto e questo può ritardare l’intervento se la rete di prossimità non sa leggere i segnali”, osserva Gatta.

Prevenzione, serve una rete tra famiglia, scuola e servizi

Per la neuropsichiatra la prevenzione passa soprattutto dalla capacità di intercettare precocemente il malessere. Questo significa costruire una rete che coinvolga famiglia, scuola, pediatria, neuropsichiatria infantile, servizi territoriali e pronto soccorso, con formazione degli adulti sui segnali d’allarme, sportelli di ascolto accessibili nelle scuole, percorsi rapidi di invio ai servizi e continuità assistenziale dopo un accesso urgente. Importante anche garantire “linee di ascolto anonime e attive anche nelle ore serali e notturne”.

I segnali da non sottovalutare

Tra i segnali a cui prestare attenzione ci sono cambiamenti evidenti e persistenti sul piano emotivo, comportamentale e sociale: calo del rendimento, irritabilità o tristezza marcate, insonnia, perdita di interessi, autosvalutazione, ritiro sociale, autolesioni, abuso di alcol o sostanze e riferimenti, diretti o indiretti, alla morte. Anche comportamenti apparentemente insoliti, come la donazione o la sistemazione improvvisa di oggetti personali, possono rappresentare un campanello d’allarme. “Per genitori, insegnanti e coetanei il punto chiave è prendere sul serio ogni cambiamento improvviso, anche quando il ragazzo o la ragazza minimizzano”, sottolinea Gatta. Chiedere aiuto, aggiunge, può essere difficile per paura del giudizio, della punizione, dell’incomprensione o della derisione.

Nel 2025 oltre 7.500 contatti sul suicidio

L’incremento delle richieste non rappresenta un fenomeno isolato. Nel 2025 Telefono Amico Italia ha registrato oltre 7.500 contatti relativi al suicidio, l’8% in più rispetto al 2024. Per la presidente Rigon, tuttavia, questi numeri possono essere letti in due direzioni: da una parte segnalano un aumento del disagio, dall’altra mostrano che “le persone sempre più trovano il coraggio di chiedere aiuto”. Nei primi sei mesi del 2026, il 77% delle persone si è rivolto al servizio attraverso il telefono, il 13% via email e il 10% attraverso WhatsApp. Le donne rappresentano il 55% delle richieste complessive.

“Da soli non possiamo contrastare il fenomeno”

L’estensione del servizio all’intera giornata rappresenta un passo importante, ma non può sostituire una strategia più ampia di prevenzione. “Da soli però non possiamo contrastare il fenomeno, servono azioni strutturate e coordinate che coinvolgano tutto il Paese”, afferma Rigon. In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, Telefono Amico Italia promuoverà inoltre la campagna “Non parlarne è 1 suicidio”. Domenica 13 settembre i circa 800 volontari dell’organizzazione saranno nelle piazze italiane per sensibilizzare sul tema della prevenzione.

(Sanità Informazione)

2 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza

Dopo il drammatico caso della bimba di Palermo morta a 4 anni lo scorso 20 agosto, la difterite è sorvegliata speciale, e qualche preoccupazione è fondata. In Italia, infatti, oltre la metà delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza del 95% di bambini vaccinati contro difterite e altre malattie, mettendo a rischio l’immunità collettiva. Diverse regioni del Sud mostrano coperture particolarmente basse, mentre al Nord si registrano generalmente dati più incoraggianti. Fanalini di cosa la Sicilia (85,88%) e la provincia autonoma di Bolzano (87,39%).

LETTERE
8 SETTEMBRE 2026

Acquisto pellet revocato: come farsi restituire i soldi dal venditore

· di Redazione
In data 31/07/2026 per telefono chiedevo informazioni sull'acquisto di 200 sacchi di pellet, dopo i primi messaggi tramite telefonata a voce ci accordiamo con la venditrice la quale mi manda via WhatsApp una proposta di acquisto descrivendo l'accordo. In data 06/08/2026 come da lei richiesto telefonicamente effettuo un versamento con bonifico dell'intero importo (non accettava rate per mantenere il prezzo pattuito). Il 28/08/2026 per motivi familiari mi ritrovo a dover cambiare a breve residenza e non avendo più la necessità del bene (non ancora consegnato, la prima consegna era prevista a fine settembre) la chiamo al telefono spiegando la situazione e lei molto "gentilmente" dice che era in ferie e la prossima settimana chiedeva al commercialista come fare. Da quel momento non risponde alle telefonate e non visualizza i messaggi, ha cancellato la foto della ricevuta del versamento. Dopo vari tentativi riesco a contattarla e dice che ha parlato con la commercialista e l'unica cosa che può fare è o ridarmi l'importo pagato (1.345,00 euro) meno l'IVA poiché ha già emesso lo scontrino che io non ho mai visto, o me li dava un poco alla volta in nero passando da lei. Anche accettando a parole di lasciarle l'IVA invio il mio IBAN ma continua a non visualizzare i messaggi su WhatsApp (cosa strana che ha cancellato sul suo telefono la foto della ricevuta del versamento e non ha mai inviato una carta scritta, ha lasciato solo la proposta di acquisto ma io ho la copia della ricevuta dove come causale ho scritto acquisto pellet da riscaldamento). Ciò mi fa pensare che voglia dimostrare che la proposta di acquisto non si sia mai conclusa, truffandomi. In allegato invio screenshot di WhatsApp e copia della ricevuta del bonifico.
Pietrangelo, dalla provincia di TO

Risposta:
Gentile Pietrangelo,
Dalla ricostruzione che ci fornisce, e dalla documentazione allegata, emerge un ordine d'acquisto concluso telefonicamente e poi formalizzato con la proposta scritta ricevuta su WhatsApp, seguito dal pagamento integrale tramite bonifico con causale chiara. Si tratta di un contratto di compravendita a distanza tra lei, in qualità di consumatore, e la venditrice in qualità di professionista (attività di vendita di pellet), anche se il contratto si è perfezionato per telefono e messaggistica anziché tramite un sito e-commerce.

Su questo punto la sua situazione è solida: trattandosi di contratto concluso a distanza (telefono e WhatsApp, senza contatto fisico contestuale tra le parti), le si applica il diritto di recesso di 14 giorni previsto dal Codice del Consumo. Il problema è che qui siamo oltre quel termine, quindi il recesso "automatico" non è più esercitabile per decorrenza dei termini. Detto ciò, la situazione può comunque essere favorevole per un altro motivo: se il bene non le è mai stato consegnato (la prima consegna era prevista a fine settembre), lei può proporre una risoluzione consensuale del contratto per mancata esecuzione, chiedendo la restituzione integrale della somma versata, che è cosa diversa dal recesso e non ha gli stessi limiti temporali.

Sulla richiesta della venditrice di trattenere l'IVA o di restituirle in contanti "a poco alla volta": non ha alcun fondamento legale accettare pagamenti in nero per aggirare un obbligo di restituzione, e le sconsigliamo di prestarvi consenso anche verbale. Le consigliamo di formalizzare subito una richiesta scritta di restituzione integrale della somma, con termine di pagamento (es. 15 giorni), da inviare via PEC o raccomandata A/R, allegando la ricevuta del bonifico e gli screenshot della proposta. Se la controparte non risponde o rifiuta, può procedere con decreto ingiuntivo o, per importi fino a 5.000 euro, direttamente al Giudice di Pace, con obbligo di tentare prima la mediazione civile.

Può generare la diffida direttamente da qui: il nostro modulo per generare una diffida

Per approfondire: la nostra guida sul diritto di recesso dopo un acquisto
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace:
la nostra scheda sul Giudice di Pace
8 SETTEMBRE 2026

Ritardo aggiornamento anagrafe comunale: si può chiedere il risarcimento danni

· di Redazione
Buon giorno, a causa di un ritardato (4 mesi) aggiornamento anagrafica da parte del Comune di Milano non è stato possibile eseguire un'operazione finanziaria a favore di un minore di cui era necessario e indispensabile disporre e produrre il codice fiscale. È fattibile o possibile richiedere un risarcimento del danno subito?
Antonio, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Antonio,
È in astratto possibile, ma va inquadrata correttamente la questione e verificati alcuni presupposti concreti prima di procedere.

Se effettivamente il ritardo di 4 mesi nell'aggiornamento anagrafico sia dipeso da un disservizio del Comune non giustificato da esigenze istruttorie particolari, e se da questo ritardo sia derivato un danno patrimoniale effettivo e quantificabile (ad esempio una perdita economica concreta legata al mancato perfezionamento dell'operazione finanziaria nei termini, non un semplice disagio), lei potrebbe avere titolo per richiedere un risarcimento alla Pubblica Amministrazione per responsabilità da ritardo o inadempimento nell'esercizio della funzione amministrativa.

Occorre però che siano dimostrabili tre elementi: il ritardo oggettivo rispetto ai tempi previsti dalla legge per quel tipo di aggiornamento anagrafico, il nesso causale diretto tra il ritardo e il danno subito (cioè che l'operazione finanziaria non si sia potuta concludere esclusivamente per l'assenza del codice fiscale aggiornato, e non per altre cause), e l'entità economica del danno stesso, che va documentata con precisione.

Le suggeriamo come primo passo di presentare una diffida scritta al Comune, con richiesta di risarcimento danni, allegando tutta la documentazione che provi la richiesta di aggiornamento, le tempistiche di risposta del Comune, e il danno economico effettivamente subito (ad esempio comunicazioni della banca o dell'intermediario finanziario che attestino il blocco dell'operazione per mancanza del codice fiscale). Può trovare uno schema di diffida generico nel nostro generatore di moduli per ricorsi e istanze.

Se il Comune non risponde o rifiuta il risarcimento, la valutazione della fondatezza della richiesta e l'eventuale azione giudiziale per responsabilità della Pubblica Amministrazione richiedono l'assistenza di un avvocato, poiché comportano una valutazione tecnica di nesso causale e quantificazione del danno che va oltre l'orientamento generale che possiamo fornirle qui.

Per approfondire: la nostra guida su come provare e quantificare il risarcimento del danno e la nostra scheda sulle procedure di risarcimento danni
8 SETTEMBRE 2026

Distacco dal riscaldamento condominiale: come fare e cosa si paga dopo

· di Redazione
Buongiorno, voglio staccarmi dal servizio condominiale del riscaldamento e raffrescamento (abbiamo ambedue i servizi condominiali) e vi chiedo come agire.
Come devo comunicare la mia decisione al condominio?
Devo farmi fare una qualche certificazione tecnica?
Le spese relative al consumo energetico successive non rientreranno più nel mio debito verso il condominio in totale oppure comunque sono tenuto a pagare una percentuale? Se sì mi potete specificare quanto?
Grazie
Antonio

Risposta:
Gentile Antonio,
Il distacco dagli impianti centralizzati di riscaldamento e raffrescamento è un diritto riconosciuto al condomino, ma è sottoposto a condizioni precise, perché non deve pregiudicare il funzionamento dell'impianto per gli altri condomini né comportare aggravi di costo per loro.

Sul piano tecnico, il distacco richiede una verifica preventiva affidata a un tecnico abilitato, che deve accertare che l'operazione non causi squilibri termici o funzionali all'impianto comune e non aggravi i costi di gestione per chi rimane collegato. Questa è una valutazione tecnica specialistica che le suggeriamo di affidare a un termotecnico o ingegnere, che potrà anche redigere la relazione da presentare all'assemblea condominiale.

Sul piano procedurale, occorre comunicare la decisione all'amministratore con una raccomandata A/R o PEC, allegando la relazione tecnica, prima di procedere materialmente al distacco. È buona prassi che la questione venga anche portata a conoscenza dell'assemblea, anche se il distacco non richiede una delibera autorizzativa quando le condizioni tecniche sono rispettate.

Sul piano economico, il punto centrale è questo: una volta distaccato correttamente, lei non è più tenuto a pagare le spese di consumo energetico (quota variabile, legata al suo utilizzo), ma resta comunque tenuto a contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell'impianto centralizzato e alla conservazione e messa in pristino dello stesso, quindi non ottiene un azzeramento totale del debito verso il condominio, ma solo l'esonero dalla parte variabile legata ai consumi.

Le consigliamo di far verificare da un tecnico abilitato la fattibilità tecnica del distacco nel suo caso specifico, e di formalizzare la comunicazione al condominio solo dopo aver acquisito quella relazione, per evitare contestazioni successive sulla legittimità dell'operazione.
8 SETTEMBRE 2026

Autonoleggio: mancato ritiro auto per carta di credito, spetta il rimborso?

· di Redazione
Buongiorno,
richiedo un vostro supporto in merito a un problema riscontrato con la prenotazione in oggetto, al fine di verificare i presupposti per un rimborso parziale (o totale, ove possibile).
Dettagli prenotazione:
N. Prenotazione: ***
Ritiro/Riconsegna: Catania Airport | 29/08/2026 (13:30) – 04/09/2026 (13:00)
Ricostruzione dei fatti: in fase di ritiro si è verificata l'impossibilità di completare il noleggio (con mancata consegna dell'auto) a causa della scadenza residua della mia carta di credito (risultata inferiore ai 6 mesi, come da attestazione dell'operatore Autounion). Evidenzio che nei termini ricevuti via e-mail è specificato solo l'obbligo di una carta di credito fisica intestata al conducente con plafond sufficiente (€ 1.500,00), senza alcuna menzione al requisito di validità residua semestrale.
Di fronte all'impossibilità di ricevere assistenza telefonica al numero *** per mancata risposta (circostanza documentabile dal registro chiamate), ho aperto due ticket per richiedere la cancellazione e il rimborso al broker CarTrawler:
Ticket #*** del 29/08/2026
Ticket #*** del 31/08/2026
Entrambi i ticket sono stati chiusi d'ufficio senza fornirmi alcun riscontro. Inoltre, il supporto telefonico di CarTrawler al numero *** si è limitato a negare qualsiasi rimborso.
Richiesta: facendo riferimento al Punto 6 delle Politiche di Annullamento allegate, il quale stabilisce che per disdette con meno di 48 ore di preavviso viene addebitato l'importo corrispondente a 3 giorni di noleggio o € 100,00 (a seconda di quale sia maggiore), chiedo l'applicazione di tale clausola di cancellazione con conseguente riaccredito del rimborso parziale (o totale, ove possibile) spettante sulla carta utilizzata per l'acquisto.
Resto a disposizione qualora la documentazione allegata dovesse risultare insufficiente o necessitasse di chiarimenti.
In attesa di un vostro riscontro, porgo distinti saluti.
Luca, dalla provincia di VA

Risposta:
Gentile Luca,
purtroppo le condizioni che le hanno inviato dicono chiaramente: "La carta utilizzata deve inoltre avere una validità di almeno sei mesi dalla fine del periodo di noleggio" (pag. 6).
Anche il rimborso parziale non trova supporto nel contratto, in quanto nel suo caso si tratta di mancato ritiro ("Non è stata fornita la documentazione necessaria per ritirare l'auto", pagg. 11-12) e non di annullamento (salvo che lei abbia prova di aver richiesto l'annullamento prima dell'ora del ritiro).
Ci spiace, ma non vediamo margini legali per pretendere il rimborso totale o parziale. Ciò non significa che non possa provarci, con una diffida, ma è sconsigliato procedere con una causa in caso di loro probabile rifiuto.
7 SETTEMBRE 2026

Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento

· di Redazione
Buongiorno, vorrei sapere se ci sono degli aiuti per il pagamento della retta in una RSA.
Grazie
Silvia, dalla provincia di MB

Risposta:
Gentile Silvia,
qui la nostra guida sugli aiuti per il pagamento della retta RSA.
7 SETTEMBRE 2026

RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer

· di Redazione
Mia mamma è in una RSA privata a Forlì, si chiama Casa Mia, ed è affetta da disturbo cognitivo grave e nella struttura Alzheimer. Volevo sapere se posso fare qualcosa per pagare meno. Oggi pago 3400 euro e non riusciamo a entrare in quella convenzionata perché ho un ISEE di 26000, quindi un punteggio alto. Cosa posso fare? Grazie.
Giancarlo, dalla provincia di FC

Risposta:
Gentile Giancarlo,
quel che può fare, se non lo ha già fatto, è richiedere l'inserimento in RSA con quota sanitaria a carico del servizio sanitario. Qui la nostra guida sulla retta RSA e quota sanitaria a carico del servizio sanitario.
7 SETTEMBRE 2026

Patrocinio gratuito per cittadino straniero residente all'estero

· di Redazione
Buon pomeriggio!

Vorrei sapere se io, cittadino brasiliano, residente in Brasile, potrei avere accesso al Patrocinio a Spese dello Stato per un'azione giudiziaria di cittadinanza italiana contro il decreto Tajani? Ho verificato anche che rientro nel limite dei requisiti fiscali di reddito. Qualora fosse possibile, quali sarebbero le procedure che dovrei seguire?

Cordiali saluti, aspetto il ritorno.
Junior, dalla provincia di EE

Risposta:
Gentile Junior,
a nostro avviso no, poiché la legge italiana (art. 119 dpr 115/2002) riconosce il diritto al gratuito patrocinio allo straniero regolarmente soggiornante in Italia, mentre lei risiede in Brasile.
7 SETTEMBRE 2026

Avvocato distrattario ex art. 93 c.p.c.: come recuperare somme già pagate

· di Redazione
Vi sottopongo una vicenda relativa al rapporto economico con un ex legale, chiedendo un parere sulla correttezza della situazione e sui rimedi per ottenere la restituzione delle somme indebitamente trattenute.

Nel 2023, quale Amministratore di Sostegno di mio padre, conferii incarico per una causa civile sulle rette RSA. Non fu redatto alcun preventivo scritto per un compenso superiore a quello poi effettivamente richiesto.

Il 26/10/2023 effettuai dal conto tutelare un bonifico di €4.987,80 (€3.500 compenso + IVA, CPA, spese), cui seguì fattura.

Con e-mail del 20/05/2026, a mia richiesta di chiarimenti, il professionista ha scritto: «quanto avrei potuto chiederle per la causa di primo grado (€7.617) [...] io, per contro, ho richiesto la somma di €3.500 oltre iva, cpa e spese esenti per un totale di €4.987,80».

Il quesito è semplice: se €4.987,80 era la somma concretamente richiesta e già interamente pagata, quale credito professionale residuo esisteva quando il legale si è dichiarato antistatario ex art. 93 c.p.c.?

Con la sentenza, le spese di lite sono state distratte in suo favore; dalla documentazione risultano pagamenti dalle controparti per complessivi €4.816,03.

Ho chiesto più volte un prospetto contabile su compenso maturato, imputazione dei €4.987,80, somme distratte e saldo residuo, senza risposta definitiva. Il 21/11/2025 avevo già inviato PEC di richiesta restituzione, con ricevuta di consegna: nessun riscontro, nessuna somma restituita.

Qualora sostenesse che i €4.987,80 fossero solo un acconto, quale prova dovrebbe fornire di un diverso compenso concordato, in assenza di preventivo scritto per importo superiore?

Il pagamento fu effettuato dal conto tutelare e rendicontato come costo della causa, con successiva approvazione del rendiconto tutelare.

Chiedo un parere su:

1. se sussistessero i presupposti per la dichiarazione di antistatario ex art. 93 c.p.c.;
2. la rilevanza del pagamento già effettuato di €4.987,80;
3. il valore della dichiarazione scritta successiva sui €3.500 richiesti;
4. come considerare le somme ricevute tramite distrazione;
5. quale somma richiedere in restituzione (ad oggi non corrisposta) e quale rimedio sia più opportuno, anche alla luce della PEC del 21/11/2025 senza riscontro.

Ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti,
Davide, dalla provincia di PI

Risposta:
Gentile Davise,
Verifichi prima di tutto se la fattura emessa all'epoca del pagamento riporta la dicitura "acconto". In questo caso, sarà difficile provare che in realtà si trattava dell'importo complessivo richiesto. L'avvocato le ha scritto che avrebbe potuto chiedere € 7.617, ma "ha richiesto" € 3.500 oltre IVA, CPA e spese. Scritto così, sembra descrivere l'importo complessivamente preteso per la causa, non un versamento in acconto. Ma occorre valutare anche il testo integrale dell'e-mail e il suo contesto.
In ogni caso, in mancanza di preventivo scritto, si applicano i parametri forensi (solitamente nei valori medi), che può consultare facilmente online inserendo il valore della causa (qui uno dei tanti calcolatori online: calcolatore online dei compensi forensi). L'importo che le ha indicato il legale (7616 euro) corrisponde per l'appunto all'importo medio dei compensi per una causa civile di valore fra 26.000 e 52.000 euro.
Quel che può fare è una domanda giudiziale (rivolgendosi ad altro legale) di accertamento del compenso effettivamente dovuto e di restituzione dell'eccedenza trattenuta
7 SETTEMBRE 2026

Prodotto acquistato online senza accessori promessi: quali diritti si hanno

· di Redazione
Ho acquistato su Amazon tramite un venditore esterno un prodotto informatico (che allego), nella descrizione indicavano che era compreso di 4 dischi da 8 TB, invece abbiamo ricevuto il prodotto senza i 4 dischi. Inizialmente abbiamo telefonato il venditore e ci ha detto che avrebbero potuto offrirci dei dischi più grandi facendoci pagare solo una piccola differenza e avevamo accettato. Ci hanno detto di scrivere su Amazon per completare la procedura. Poi abbiamo scritto tramite il sito (alleghiamo la conversazione) e hanno cambiato versione dicendo che l'unica possibilità era effettuare il reso perché hanno sbagliato a inserire il prezzo di vendita. Io ho già montato con il mio tecnico il prodotto, quindi per me è un danno doverlo smontare per restituirlo, non lo trovo giusto. Se devo fare il reso, ho bisogno anche di un rimborso spese per il tecnico. C'è una possibilità di muoversi per richiedere i dischi che hanno promesso nell'annuncio o non ho altra alternativa che accettare il rimborso e fare il reso?
Aurora, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Aurora,
Premesso che non ci sono allegati... Il punto centrale è che se l'annuncio del venditore indicava espressamente la presenza di 4 dischi da 8 TB e lei ha ricevuto il prodotto senza, si tratta di un difetto di conformità rispetto a quanto pattuito: il bene consegnato non corrisponde alla descrizione contrattuale. In questo caso la garanzia legale di conformità (2 anni dalla consegna, obbligato il venditore, non Amazon in quanto marketplace) le consente di scegliere tra riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto, con alcuni limiti di proporzionalità tra i rimedi.

Detto questo, dobbiamo essere onesti: il venditore non è tenuto ad accettare la soluzione intermedia che le era stata prospettata telefonicamente (dischi più capienti con conguaglio), se poi ha ritrattato. Le comunicazioni scritte tramite la piattaforma prevalgono su quelle telefoniche non documentate, ed è comprensibile che il venditore, resosi conto di un errore di prezzo, preferisca il reso piuttosto che integrare la fornitura in perdita.

Tuttavia lei non è obbligato ad accettare passivamente il solo reso con rimborso del prezzo. Se il prodotto è stato installato da un tecnico proprio perché il venditore inizialmente aveva confermato una soluzione alternativa, e solo successivamente ha cambiato posizione, può formalmente richiedere anche il ristoro delle spese di smontaggio, imputandole al disguido causato dalla descrizione errata dell'annuncio e dal comportamento contraddittorio del venditore. Non è un diritto automatico, ma un possibile maggior danno da far valere in aggiunta al rimborso del prezzo.

Le suggeriamo di formalizzare per iscritto una richiesta al venditore che comprenda sia la restituzione del bene sia il rimborso delle spese di smontaggio e ripristino, allegando le conversazioni già scambiate. Se il venditore rifiuta, può segnalare il caso ad Amazon (servizio clienti/garanzia A-to-z) e, per la parte relativa al rimborso spese, valutare una diffida scritta; in mancanza di accordo, resta percorribile il Giudice di Pace.

Può trovare un modello di diffida qui: il nostro modulo per diffida al venditore

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sull'e-commerce nei marketplace di Amazon, eBay e Vinted
7 SETTEMBRE 2026

Pacco Wallapop manomesso e vuoto: come contestare il pagamento a Klarna

· di Redazione
Scrivo in merito ad un problema che ho riscontrato con l'applicazione di Wallapop, il pacco è stato manomesso, presentava un buco sotto l'etichetta non visibile. Quando ho ricevuto il pacco mi sono accorto che era molto leggero al tatto, quindi ho fatto un video dell'apertura dove si vede chiaramente che all'interno non c'era nulla.
Wallapop e Klarna mi hanno bocciato la contestazione, quindi volevo intraprendere una nuova strada. Non voglio accusare nessuno perché se aprissi un'azione legale sarebbe più costosa dell'oggetto in sé, ma adesso mi ritrovo che devo pagare Klarna per un oggetto che non ho ricevuto nonostante io abbia fornito tutte le prove.
Raffaele, dalla provincia di NA

Risposta:
Gentile Raffaele,
Capiamo la frustrazione: se effettivamente il pacco è arrivato manomesso e vuoto, e lei ne ha documentato l'apertura con un video, si tratta a tutti gli effetti di una mancata consegna del bene acquistato, e il pagamento non sarebbe dovuto.

Vediamo i due piani separatamente. Verso il venditore su Wallapop, se la piattaforma ha respinto la contestazione, può comunque insistere chiedendo per iscritto (non solo tramite il sistema di risoluzione interno dell'app, ma via email formale o raccomandata se ha un indirizzo) di riesaminare il caso allegando nuovamente il video e, se disponibile, la documentazione della spedizione (peso dichiarato dal corriere, tracking, eventuali foto del pacco manomesso). Il venditore resta responsabile della consegna conforme di quanto pattuito.

Verso Klarna, il punto centrale è che lei ha pagato (o deve pagare) tramite un finanziamento o dilazione collegato a un acquisto che, se i fatti sono come li descrive, non si è perfezionato con la consegna del bene. Anche se la contestazione interna è stata respinta, può presentare un reclamo scritto formale a Klarna chiedendo la sospensione del pagamento in attesa di chiarimenti, allegando le stesse prove. Se il reclamo scritto non ottiene risposta soddisfacente entro 30 giorni, può rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), competente per le controversie con operatori di credito al consumo come Klarna: è una procedura economica (contributo di 20 euro), senza necessità di avvocato, e proprio pensata per casi come il suo dove un'azione legale ordinaria sarebbe sproporzionata rispetto al valore in gioco.

Le consigliamo quindi due passi: primo, un reclamo scritto formale a Klarna (non solo la contestazione da app) con tutte le prove allegate; secondo, se respinto o senza risposta, il ricorso ABF. Può trovare un modulo utile per il reclamo scritto sul generatore di moduli ADUC per reclami bancari.

Per approfondire: la nostra scheda sull'Arbitro Bancario Finanziario
7 SETTEMBRE 2026

Account Facebook, Instagram e WhatsApp sospesi dopo hacking: cosa fare

· di Redazione
In data 13 agosto hanno hackerato il mio account Facebook e questo, dopo vari messaggi, è stato sospeso. In contemporanea è stato sospeso anche il mio account Instagram e WhatsApp.
Su Facebook sono stato sospeso senza possibilità di fare ricorso (a meno che non l'abbia fatto l'hacker) e l'account è stato sospeso definitivamente. Su Instagram ho potuto fare ricorso e sono stato riattivato.
Su WhatsApp si era aperta la finestra per il ricorso, ma appena ho selezionato, senza che abbia avuto la possibilità di fare nulla, l'account è stato sospeso definitivamente.
Ho scritto a WhatsApp, non c'è modo di parlare con nessun operatore, e mi risponde un'AI che mi dice che devo prima riattivare l'account Facebook.
Ho scritto varie volte a Meta tramite Meta Verified, ma gli operatori non mi sono stati di nessun aiuto. Ho fatto ricorso con ADR tramite procedura extragiudiziale ODR, ma Facebook non risponde. Chiedo cosa posso fare ulteriormente.
Riccardo, dalla provincia di LU

Risposta:
Gentile Riccardo,
La vicenda che lei descrive è purtroppo comune e mette in luce un problema strutturale: gli account Facebook, Instagram e WhatsApp legati allo stesso profilo Meta sono interconnessi, per cui la sospensione di uno può trascinare gli altri, e la gestione dei ricorsi avviene quasi integralmente tramite sistemi automatizzati o intelligenza artificiale, con difficoltà oggettive a raggiungere un operatore umano.

Se effettivamente l'account è stato violato da terzi (hackerato) come lei riferisce, e la sospensione è conseguenza di condotte non sue ma dell'autore dell'accesso abusivo, questo è un elemento rilevante che va documentato con precisione: conservi ogni traccia (notifiche di accesso da dispositivi/località sconosciuti, eventuali messaggi ricevuti dall'account nel periodo dell'intrusione, screenshot delle comunicazioni con Meta) perché potrà servire sia in sede di reclamo sia in un'eventuale azione legale.

Sul piano dei diritti, alcune considerazioni pratiche. Lei ha già attivato la procedura ODR (Online Dispute Resolution) tramite piattaforma europea: se Meta non risponde entro i tempi previsti dalla procedura, ci troviamo di fronte a un possibile ulteriore inadempimento contestabile. In parallelo, può depositare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali se ritiene che la sospensione ingiustificata dell'account comporti un trattamento scorretto dei suoi dati o un diniego di accesso ai medesimi (l'account contiene dati personali suoi e di terzi con cui comunicava). Il reclamo al Garante è gratuito e non richiede assistenza legale.

Considerato che si tratta di un servizio digitale che le impedisce l'uso per finalità lavorative, come lei stesso indica, resta aperta anche la via del Giudice di Pace (se il valore della controversia rientra nei limiti di competenza) o del Tribunale, per un'azione volta a ottenere il ripristino dell'account e il risarcimento del danno subito, sulla base dell'inadempimento contrattuale del gestore rispetto alle condizioni d'uso che lei aveva accettato.

Le suggeriamo infine di formalizzare un'ultima diffida scritta a Meta, riepilogando cronologia, Case ID già ricevuti e richiesta di ripristino, da conservare come prova del tentativo stragiudiziale.

Per approfondire: la nostra guida sul giudice di pace e la nostra guida sul risarcimento del danno, come provarlo e quantificarlo.
7 SETTEMBRE 2026

Frigo Electrolux con temperatura instabile: come far valere la garanzia legale

· di Redazione
Ho un frigo Elettrolux comprato il 17.07.26, quindi ancora in garanzia. Il venditore Unieuro di Roma mi ha consigliato di fissare la temperatura a 2 con il tastino corrispondente ed io mi sono attenuto a ciò. Senonché, a parte il fatto che, almeno in base ai miei termometri acquistati recentemente e con batterie nuove, alcuni digitali, altro tradizionale per frigo comprato in farmacia, non solo la temperatura oscilla molto, ma spesso è mediamente superiore nei vari reparti a 4 gradi. È venuto un tecnico Elettrolux, ha usato credo un tester per la centralina, verificando nelle celle frigorifere una temperatura -17,3 a stacco, ma non ha riscontrato anomalie, assicurandomi verbalmente sulla conservazione dei cibi e lasciandomi referto scritto, è pur vero che quando è venuto i miei termometri misuravano sui ripiani una temperatura media sui 2 gradi, eppure i miei stessi termometri anche dopo l'intervento spesso attestano il contrario. Capisco che in caso di sbrinamento la temperatura possa alzarsi momentaneamente, ma per quanto? Inoltre, il mio frigorifero ha il Coldsense, che in caso di apertura, dovrebbe ripristinare prima possibile la temperatura precedente all'apertura, ma ho dei dubbi che funzioni bene. Non avendolo controllato passo passo, non credo, almeno dal referto, che il tecnico abbia fatto altre verifiche, per esempio, sulla ventilazione, sul compressore, sul termostato. Solo dopo il suo intervento mi sono venuti questi dubbi. Ma anche se li avessi manifestati prima, il tecnico sarebbe stato tenuto a fare un controllo più dettagliato? Electrolux sul suo shop online non vende termometri per frigo. Cosa dovrei fare? Munirmi di termometri con sonda? O contattare subito il venditore per esigere una riparazione o, in mancanza, sostituzione, come consiglia Altroconsumo, oppure chiedere prima un altro intervento tecnico a Electrolux (se non riscontrassero di nuovo anomalie, a pagamento) o a ditta privata, ma sempre con referto scritto? Avete bisogno di altre informazioni?
Pasquale, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Pasquale,
La sua situazione rientra pienamente nella garanzia legale di conformità, che dura 2 anni dalla consegna ed è a carico del venditore, in questo caso Unieuro, non del produttore. Questo è un punto centrale: anche se ha avuto contatti con il tecnico del produttore, il soggetto a cui deve rivolgersi formalmente per far valere i suoi diritti resta il venditore.

Sul piano tecnico, se le sue misurazioni sono attendibili (termometri diversi, anche di tipo diverso, che convergono su valori medi superiori a quanto dichiarato dall'elettrodomestico), lei ha un principio di prova di un possibile difetto di conformità, a prescindere dal fatto che il tecnico non abbia riscontrato anomalie nel suo intervento. Un referto che si limita a un controllo della centralina, senza verificare ventilazione, compressore e termostato in condizioni di uso reale (apertura sportello, ripristino Coldsense), è un accertamento parziale: non le consente di escludere il difetto, ma nemmeno le consente da solo di dimostrarlo in modo definitivo. Non siamo in grado di dirle se il tecnico fosse tenuto per contratto o da prassi del produttore a fare controlli più approfonditi: questo dipende dalle procedure interne di Electrolux, che non conosciamo.

Le consigliamo questo percorso. Primo, si munisca di un termometro con sonda e datalogger, che registri la temperatura nel tempo in modo continuo: è la prova più solida che può produrre, molto più efficace di letture puntuali. Secondo, raccolga questi dati per qualche giorno, annotando orari di apertura sportello e eventuali cicli di sbrinamento. Terzo, a questo punto invii un reclamo scritto al venditore (Unieuro), allegando il referto del tecnico Electrolux e i dati di monitoraggio, chiedendo la verifica del difetto di conformità e, se confermato, la riparazione o, in subordine, la sostituzione: è il venditore l'obbligato per legge, indipendentemente da cosa consigli Altroconsumo come prassi generale. Non ha senso a questo punto pagare un secondo intervento privato prima di aver tentato la strada del reclamo formale con dati oggettivi alla mano. Qui la nostra modulistica per la segnalazione al venditore.

Se il venditore respinge il reclamo, può rivolgersi ad un giudice di pace o valutare la mediazione civile obbligatoria.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore, la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sul giudice di pace.
7 SETTEMBRE 2026

Hotel Cesenatico: camera diversa, rimborso negato e prenotazione cancellata

· di Redazione
Vi scrivo per anticipare il contenuto di una segnalazione che troverete in allegato (PDF), riguardante due soggiorni distinti presso la stessa struttura, avvenuti nello stesso periodo di agosto 2026 (mio e di mia madre, prenotazioni separate).

In sintesi: camere assegnate diverse da quelle prenotate, senza preavviso; problemi di rumore e acqua documentati; un titolare che si è inizialmente spacciato per dipendente; una richiesta di rimborso respinta con contestazioni infondate. Ma soprattutto, nel soggiorno di mia madre, sono emersi fatti più gravi a distanza di giorni dalla fine del soggiorno: un importo trattenuto indebitamente, un'intimazione privata ricevuta dal titolare a non contattare più il personale, e — il punto più serio — la cancellazione della prenotazione da Booking.com dieci giorni dopo il soggiorno già usufruito e pagato, presumibilmente per evitare il pagamento della commissione dovuta alla piattaforma.

Vi allego il documento completo con la cronologia dettagliata dei fatti e la richiesta di parere su come procedere.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Cordiali saluti,
Ilaria, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Ilaria,
premesso che l'allegato non c'è al suo testo... La ricostruzione che ci propone è dettagliata e comprendiamo la frustrazione per una vicenda che, se i fatti fossero andati come descritti, presenta più profili di irregolarità distinti, da trattare separatamente perché richiedono strumenti diversi.

Sul cambio di camera senza preavviso e sui disagi legati a rumore e problemi idrici, se la struttura ha effettivamente fornito una sistemazione diversa da quella pattuita o con difetti rispetto a quanto promesso, si tratta di inadempimento contrattuale: ha diritto a chiedere una riduzione del prezzo o il rimborso proporzionale al disagio subito, a condizione di poterlo documentare con foto, messaggi, eventuali contestazioni scritte fatte durante il soggiorno.

Sull'importo trattenuto indebitamente dopo il soggiorno di sua madre, se non corrisponde a penali previste nel contratto o nelle condizioni di prenotazione, è un credito da recuperare: prima con una diffida scritta formale alla struttura, poi, se non paga, con ricorso al Giudice di Pace (per importi fino a 5.000 euro) tramite decreto ingiuntivo o causa ordinaria.

Sulla cancellazione della prenotazione da Booking.com avvenuta dieci giorni dopo il soggiorno, è un fatto che riguarda innanzitutto il rapporto tra la struttura e la piattaforma: le suggeriamo di segnalarlo direttamente a Booking.com, perché se la finalità fosse davvero quella di eludere la commissione dovuta, si tratterebbe di una violazione contrattuale della struttura verso la piattaforma, e Booking ha interesse a saperlo e strumenti propri per intervenire.

Sull'intimazione ricevuta dal titolare, se ha contenuto minaccioso o intimidatorio andrebbe valutata con un avvocato per un'eventuale tutela anche penale: qui usciamo dalla nostra competenza specifica.

Per la diffida scritta può utilizzare il nostro generatore di moduli per il settore turismo.

Per approfondire: la nostra guida sul Giudice di Pace e la nostra guida sul decreto ingiuntivo.
7 SETTEMBRE 2026

Nuovo codice fiscale dopo riallineamento CIE: chi deve aggiornare gli enti

· di Redazione
Chiedo se sia corretto che un cittadino, a cui l'Agenzia delle Entrate ha rilasciato un nuovo codice fiscale per un "riallineamento" dei dati da parte del Ministero degli Interni che rilascia le nuove CIE, venga lasciato del tutto solo a muoversi nel labirinto della pubblica amministrazione per comunicare a tutti gli uffici dell'apparato statale del cambio di un dato anagrafico così rilevante.
Walter, dalla provincia di TS

Risposta:
Gentile Walter,
La segnalazione tocca un problema reale, ma va inquadrata correttamente: se effettivamente l'Agenzia delle Entrate ha attribuito un nuovo codice fiscale a seguito di un riallineamento anagrafico disposto dal Ministero dell'Interno, non esiste oggi in Italia un meccanismo automatico che aggiorni tutti gli enti pubblici e privati con cui il cittadino ha rapporti. Questo è effettivamente un limite del sistema, non una interpretazione scorretta da parte sua: l'onere di comunicare il nuovo codice fiscale ricade sostanzialmente sul cittadino, che deve attivarsi presso ciascun ente (INPS, ASL, Agenzia delle Entrate stessa per le posizioni fiscali pregresse, catasto, banche, datore di lavoro, eventuale scuola dei figli, e così via).

Non le sappiamo indicare una procedura di interconnessione automatica tra le banche dati che possa esonerarla da questi adempimenti, perché non risulta esistere ad oggi un canale unico di comunicazione valido in assoluto per questo tipo di variazione. Le consigliamo quindi di procedere ente per ente, meglio se con una comunicazione scritta che alleghi il certificato di attribuzione del nuovo codice fiscale rilasciato dall'Agenzia delle Entrate, chiedendo espressamente l'aggiornamento della posizione e conservando ricevuta dell'invio.

Se in questo percorso dovesse riscontrare un ente pubblico che rifiuta di aggiornare i dati, o che le richiede adempimenti irragionevoli o duplicati, questo può configurare un disservizio contestabile: può presentare istanza di autotutela o reclamo all'ente specifico, e se necessario segnalare il caso al difensore civico regionale o, per i profili di trattamento dati, al Garante Privacy qualora ravvisi un mancato aggiornamento che le arrechi pregiudizio concreto.

Per il merito fiscale specifico di eventuali posizioni da regolarizzare con il nuovo codice, le consigliamo di rivolgersi comunque anche a un CAF, che ha pratica quotidiana di questi riallineamenti.
7 SETTEMBRE 2026

Recupero crediti Pula Parking Croazia: come contestare importi sproporzionati

· di Redazione
Buongiorno,

chiedo un vostro parere in merito a una richiesta di pagamento avanzata da Pula Parking d.o.o. (Croazia) tramite uno studio legale croato.

Il fatto risale al 12/08/2025. Durante un soggiorno a Pola ho parcheggiato la mia auto in un'area a pagamento gestita da Pula Parking. Non risultava acquistato un valido titolo di sosta e venne emessa una carta di parcheggio giornaliera di 31,20 euro.

Non ho provveduto al pagamento e, alcuni mesi dopo, ho iniziato a ricevere in Italia richieste di pagamento da parte di uno studio legale incaricato da Pula Parking. L'importo richiesto è progressivamente aumentato fino agli attuali 226,20 euro, principalmente per spese amministrative e legali.

Ho contestato la sproporzione tra il credito originario (31,20 euro) e gli importi richiesti, evidenziando inoltre che si trattava di un parcheggio privato e che non era chiaro come effettuare il pagamento. Lo studio ha respinto le contestazioni sostenendo che l'utilizzo del parcheggio comporta la conclusione di un contratto disciplinato dalla normativa croata.

L'11/08/2026 ho ricevuto un "Terzo invito con allegato atto introduttivo del giudizio". Nella lettera si afferma che, se non pagherò 226,20 euro entro 8 giorni, l'atto verrà depositato presso il Tribunale Comunale di Pola.

All'atto è allegata una traduzione italiana della citazione. Viene richiesto il pagamento del credito di 31,20 euro oltre a interessi e spese processuali. Lo studio stima tali spese in almeno 739,93 euro (compensi legali, traduzioni, tasse giudiziarie e altri costi).

Vorrei sapere:

se il Tribunale croato possa essere competente nei confronti di una consumatrice residente in Italia;
se la richiesta di importi accessori molto superiori al credito originario sia contestabile sotto il profilo della tutela del consumatore e della proporzionalità;
quali sarebbero le conseguenze pratiche di un eventuale giudizio in Croazia;
se una eventuale sentenza croata potrebbe essere riconosciuta ed eseguita in Italia;
quale strategia ritenete più opportuna tra contestazione, tentativo di accordo transattivo o pagamento.

Dispongo di tutta la documentazione (diffide, risposte dello studio, atto di citazione tradotto, procura, prospetto spese e fotografie) che posso trasmettere integralmente.

Ringrazio anticipatamente per il vostro aiuto.

Cordiali saluti

Diana

Risposta:
Gentile Diana,
rispondiamo in ordine
1 - il tribunale è competente, altro problema è il procedimento per eventualmente far valere la sentenza in Italia. Procedimento lungo costoso che difficilmente prenderanno in considerazione.
2 - sulla proporzionalità non le sappiamo che dire, non conoscendo la legge croata. Sul fatto che un debito aumenti quando passa del tempo senza che sia stato onorato, è prassi diffusa in tutto il mondo. Ci sembra decisamente eccessivo perché non è una sanzione che raddoppia, triplica etc, ma un debito privato.
3 - per la sentenza le abbiamo già scritto al punto 1, consideri che, nel caso di sentenza, potrebbe essere un problema quando lei si ripresenti alla dogana croata per rientrare in quel Paese.
4 - il metodo per ottenere il dovuto non è conforme alla nostra procedura. Per farlo dovrebbero rivolgersi ad un giudice italiano che, riconosciute le loro ragioni, dovrebbe intimarle il pagamento. Crediamo che, visti gli importi, sarebbe una procedura che difficilmente prenderebbero in considerazione.
7 SETTEMBRE 2026

Acquisto mai consegnato su Boomba.it: chargeback, diffida e denuncia già avviati

· di Redazione
Gentile ADUC,
vi scrivo per chiedere un vostro parere in merito a una situazione già in corso con il sito Boomba.it.
In data 2 agosto 2026 ho acquistato un iPhone 17 Pro per 979 €, mai ricevuto né rimborsato.
Ho già attivato le seguenti procedure:
· PEC inviata a Boomba (con ricevuta di accettazione)
· Denuncia sporta alle autorità competenti
· Chargeback richiesto alla mia banca
Volevo sapere se, secondo la vostra esperienza, c'è qualcos'altro che posso fare per accelerare il rimborso, o se devo semplicemente attendere l'esito del chargeback.
Ho letto sul vostro sito che in casi come questo si può procedere con una diffida formale via PEC (cosa che ho già fatto) e che il venditore ha l'obbligo di consegnare entro 30 giorni dall'acquisto, termine ampiamente superato. Ho visto anche che la Partita IVA di Boomba risulta cessata.
Vi ringrazio per l'attenzione e resto in attesa di un vostro cortese riscontro.
Cordialmente,
Raffaele ***

Risposta:
Gentile Raffaele,
Ha già attivato i passaggi corretti, e nell'ordine giusto: diffida scritta, chargeback, denuncia. Se i fatti sono effettivamente andati come li descrive, ovvero pagamento avvenuto e merce mai consegnata oltre il termine pattuito o comunque oltre il termine legale di 30 giorni previsto dal Codice del Consumo per le vendite a distanza quando non sia specificata una data di consegna, il diritto al rimborso integrale è pieno e non ci sono margini di discussione sul principio.

Sul piano pratico le indichiamo cosa aspettarsi e cosa fare in parallelo:

Il chargeback è oggi la strada con maggiori probabilità concrete di successo, soprattutto se ha pagato con carta di credito o debito. I tempi tecnici variano da poche settimane a 2-3 mesi a seconda della banca e dell'eventuale opposizione del circuito, ma se la merce non risulta consegnata (e questo è verificabile oggettivamente tramite tracking) l'esito è solitamente favorevole. Le consigliamo di sollecitare per iscritto la sua banca se non ha ricevuto aggiornamenti entro 30 giorni dalla richiesta.

Sulla Partita IVA cessata: questo è un elemento rilevante ma va verificato con attenzione, perché se la società ha davvero cessato l'attività prima o subito dopo la vendita, un eventuale decreto ingiuntivo o azione civile contro la società rischia di essere inutile in caso di insolvenza o irreperibilità del legale rappresentante. In questo scenario il chargeback e la denuncia penale restano gli strumenti più concreti, mentre un'azione legale civile diretta richiederebbe una valutazione da parte di un avvocato sulla reale escutibilità del credito, anche verificando se dietro la società ci sono soggetti perseguibili personalmente per truffa.

Per ora le suggeriamo di attendere l'esito del chargeback mantenendo traccia scritta di ogni comunicazione con la banca, e di verificare che la denuncia sia stata formalizzata con numero di protocollo, utile anche alla banca come ulteriore elemento a supporto della contestazione.

Per approfondire: la nostra scheda sul nuovo Codice del Consumo per beni e servizi digitali
6 SETTEMBRE 2026

Account Facebook violato e bannato: come far valere i propri diritti

· di Redazione
Il mio account Facebook/Instagram è stato violato da terzi che hanno modificato i miei dati di accesso (email e telefono). A causa delle azioni dell'hacker, la piattaforma ha applicato un ban permanente con la dicitura 'Decisione irrevocabile', impedendomi di usare i normali moduli di ricorso e rifiutando di verificare che l'identità dell'utilizzatore fosse cambiata.
Maurizio, dalla provincia di BS

Risposta:
Gentile Maurizio,
Ci risulta una situazione delicata perché la piattaforma, se davvero ha bloccato l'account senza alcuna possibilità di verifica dell'identità reale, sta di fatto negando all'utente legittimo l'accesso a un servizio e ai dati personali che vi sono custoditi, a prescindere dalla violazione subita da parte di terzi.

Va detto con chiarezza che Meta (Facebook/Instagram) non ha un obbligo legale generale di ripristinare un account, essendo il servizio regolato dai termini d'uso che l'utente ha accettato, e le decisioni di moderazione o sicurezza rientrano solitamente nella loro discrezionalità contrattuale. Su questo piano, quindi, un ricorso "di merito" contro la decisione della piattaforma ha margini stretti.

Ci sono però almeno due profili su cui può muoversi concretamente. Il primo è la protezione dei dati personali: se l'account conteneva foto, messaggi, contatti e altri dati personali suoi, e la piattaforma le nega ogni accesso e ogni possibilità di far valere la sua identità, può presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendo che le venga garantito il diritto di accesso ai propri dati o quantomeno la possibilità di esportarli, oltre a chiarimenti su come è stata gestita la violazione del suo account da parte di terzi. Il secondo profilo è quello penale: se un terzo ha effettivamente violato il suo account modificando le credenziali, questo integra reati (accesso abusivo a sistema informatico, sostituzione di persona) per cui può sporgere denuncia-querela presso le forze dell'ordine (anche alla polizia postale), utile sia per tutelarsi sia come prova a supporto di eventuali reclami.

Le consigliamo di formalizzare comunque un reclamo scritto a Meta tramite i canali ufficiali, anche se già tentati, conservando ogni comunicazione, screenshot e riferimento temporale dei fatti: questa documentazione sarà indispensabile sia per il reclamo al Garante sia per la denuncia. Può utilizzare il nostro modulo per reclami privacy

Per approfondire: la nostra guida su denuncia e querela, la nostra guida su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati
6 SETTEMBRE 2026

Navigazione Lago Maggiore: aumento tariffe e disservizi, cosa fare

· di Redazione
La navigazione lago Maggiore nel mese di aprile ha alzato i prezzi del 25%, prezzi già esorbitanti sia per i passeggeri che per i veicoli: per un passaggio con auto attualmente chiedono 15 € mentre il servizio rimane di pessima qualità con personale di biglietteria anche scortese.
Si può fare qualcosa?
Guido, dalla provincia di VA

Risposta:
Gentile Guido,
Il tema va inquadrato correttamente: gli aumenti tariffari di un servizio di trasporto pubblico locale (come la navigazione lacuale, spesso gestita da enti pubblici o concessionari, sul Lago Maggiore in particolare dalla Gestione Governativa Navigazione Laghi) non sono di per sé contestabili come illeciti. Le tariffe di questi servizi sono generalmente stabilite con provvedimenti amministrativi e possono essere riviste in base a costi di gestione, stagionalità, carburante e altri fattori: un aumento, anche significativo, non costituisce automaticamente una scorrettezza o un abuso, salvo che non sia stato deciso senza rispettare le procedure previste (ad esempio senza le necessarie autorizzazioni ministeriali, trattandosi di ente sotto vigilanza statale).

Detto questo, ci sono due piani su cui può muoversi concretamente:

Sul prezzo: può chiedere trasparenza sulle tariffe scrivendo un reclamo formale alla Gestione Navigazione Laghi, chiedendo di conoscere il fondamento del rincaro e se sia stato regolarmente autorizzato dal ministero competente (essendo un servizio a tariffazione regolata). Se ritiene che l'aumento sia stato disposto senza le dovute autorizzazioni, può anche segnalarlo al ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che vigila sul servizio.

Sulla qualità del servizio e sulla scortesia del personale: qui ha pieno diritto di reclamare. Le consigliamo di presentare un reclamo scritto formale, circostanziato (data, tratta, nominativo se noto, descrizione dei fatti), sia alla direzione della navigazione sia, se il servizio è affidato in concessione da un ente pubblico, all'ente concedente. Un reclamo scritto, a differenza di una lamentela verbale, obbliga il gestore a rispondere e resta agli atti come base per eventuali ulteriori iniziative.

Può utilizzare il nostro generatore di moduli per redigere il reclamo.
6 SETTEMBRE 2026

Agenzia immobiliare: commissione al 14% imposta con modulo obbligatorio online

· di Redazione
Un'agenzia immobiliare chiede 3000 euro più iva di commissione per un terreno a cui sono interessato che vale 25mila euro, cioè il 14%. Tra l'altro nemmeno mi portano a vederlo perché mi hanno fatto prendere appuntamento direttamente col proprietario, quindi non fanno neanche lo sforzo di venire a vedere il terreno con me. Solamente per una telefonata si prendono il 14%. Ma a parte questo il problema viene adesso: li ho chiamati e mi hanno detto che mi avrebbero mandato un modulo per richiedere l'appuntamento, mi è arrivato questo messaggio su WhatsApp in cui io dovevo mettere la data e l'ora che volevo e poi mi avrebbero confermato se il proprietario poteva quel giorno, ma in quel modulo ti fanno accettare obbligatoriamente i loro termini e condizioni, inclusa la commissione fissa di 3000 euro più iva, perché se no non puoi cliccare invio fino a che non hai spuntato quella casella, il tasto invio diventa cliccabile solo dopo aver accettato i termini e condizioni. Vorrei sapere se è corretto farti accettare obbligatoriamente la loro commissione anche solamente per permetterti di vedere il terreno. In più quando ti arriva la conferma che hai effettivamente mandato la prenotazione della visita c'è riportata anche quella casella termini e condizioni dove si vede che è stata spuntata ma a fianco c'è scritto "facoltativa", praticamente fanno vedere che accettare la casella termini condizioni non era obbligatorio ma in realtà non è così, anzi se non la spuntavi il sistema non ti permetteva proprio di andare avanti. Primo mi sembra che 3600 euro di commissione su un terreno da 25000 euro sia troppo, secondo mi sento raggirato quindi vorrei capire se questa modalità è legittima o meno. Grazie
Francesco, dalla provincia di GE

Risposta:
Gentile Francesco,
Rispondiamo ai due aspetti separatamente, perché seguono logiche diverse.

Sulla percentuale di provvigione: la legge non fissa un tetto alle commissioni di mediazione immobiliare, che sono liberamente contrattabili tra le parti. Le percentuali usuali di mercato per compravendite di terreni si aggirano solitamente tra il 3% e il 5%, quindi una richiesta del 14% appare oggettivamente fuori mercato, ma questo da solo non la rende automaticamente illegittima: se lei accetta quelle condizioni, il contratto è valido. La provvigione è dovuta solo se l'affare si conclude grazie all'attività dell'agenzia (che ha messo in relazione lei e il venditore), a prescindere da quanto "lavoro" concreto abbia svolto: la legge non richiede che l'agente le faccia da accompagnatore fisico sul terreno.

Sul modulo che obbliga a spuntare la casella termini e condizioni per procedere, qui il quadro cambia: se effettivamente il sistema non consentiva di inviare la richiesta senza accettare preventivamente e vincolativamente una commissione del 14%, solo per fissare un appuntamento di visita, questo può configurare una pratica commerciale scorretta, perché la casella dichiarata "facoltativa" nella conferma non corrispondeva a un'effettiva facoltà di scelta lasciata al consumatore. Inoltre l'accettazione di una provvigione così elevata, imposta come condizione bloccante ancora prima di vedere il terreno o di aver avuto qualunque trattativa, potrebbe essere contestata come clausola vessatoria se inserita in condizioni generali non negoziate individualmente.

Le consigliamo di conservare screenshot del modulo, del messaggio whatsapp e della conferma ricevuta, e di non considerarsi vincolato dall'accettazione se ritiene di aver subito una forzatura del genere: può inviare un reclamo scritto contestando sia la non genuinità del consenso sia la sproporzione della commissione, riservandosi di segnalare la pratica all'Antitrust (AGCM). Se l'agenzia insistesse per il pagamento, la valutazione finale sulla vincolatività della clausola spetterebbe comunque a un giudice.
6 SETTEMBRE 2026

Palestra mai aperta e finanziamento in corso: come chiedere il rimborso

· di Redazione
Buonasera, scrivo per chiedere un parere.
A ottobre 2025 ho aderito ad una campagna abbonamenti di una palestra, la New Energy di Melegnano (Mi), che propagandava abbonamento per la nuova palestra che avrebbero aperto a gennaio a San Giuliano Milanese. L'offerta era molto allettante, consentendoci di frequentare la palestra già esistente gratuitamente fino all'apertura di quella nuova.
Il problema nasce dal fatto che la nuova palestra non ha ancora aperto, continuano a rimandare la data, e nel frattempo ha chiuso anche quella già esistente. Io ho scelto di pagare con un finanziamento di un tot al mese, mancano un paio di mensilità, mi consigliate di non pagare? Oppure è possibile chiedere il rimborso?
Grazie
Attendo consigli
Benedetta dalla provincia di MI


Risposta:
Gentile Benedetta,
Risulta con chiarezza il disagio: se effettivamente la palestra che avrebbe dovuto aprire a gennaio non ha ancora aperto e nel frattempo è stata chiusa anche la sede esistente che vi era stata messa a disposizione, il servizio per cui lei ha sottoscritto il finanziamento non le viene erogato. Questo è un piano ben diverso da quello del finanziamento in sé, e va gestito separatamente.

Primo punto: il contratto di finanziamento è collegato al contratto di servizio (l'abbonamento palestra). Se il servizio non viene erogato, lei ha diritto ad agire sul contratto di abbonamento per inadempimento, e questo si riflette anche sul finanziamento, proprio perché sono contratti collegati. Non le consigliamo però di smettere autonomamente di pagare le rate residue senza prima formalizzare la contestazione: un'interruzione unilaterale del pagamento, senza aver comunicato nulla per iscritto, rischia di esporla a segnalazioni negative in centrale rischi da parte della finanziaria, che è soggetto terzo rispetto alla palestra e potrebbe non essere automaticamente a conoscenza dell'inadempimento del gestore.

Il percorso corretto è: primo, invii subito una diffida scritta con raccomandata A/R (o PEC se disponibile) alla palestra, contestando il mancato avvio del servizio promesso e chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il rimborso di quanto versato, con espressa indicazione che si riserva di sospendere i pagamenti residui del finanziamento collegato. Secondo, invii comunicazione anche alla società finanziaria, informandola della contestazione in corso verso il fornitore del servizio, chiedendo la sospensione delle rate residue proprio in virtù del collegamento negoziale. Se la palestra non risponde o rifiuta il rimborso, valuti l'azione per risoluzione contrattuale e recupero somme, ricordando che per importi fino a 5.000 euro è competente il Giudice di Pace, previo tentativo di mediazione civile obbligatoria.

Le suggeriamo di usare il nostro generatore di lettere per la diffida.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sul Giudice di Pace.
6 SETTEMBRE 2026

Auto usata con vizio occulto: come chiedere riparazione o risoluzione

· di Redazione
Buongiorno, ho bisogno di un consiglio legale urgente. Due mesi fa ho acquistato un'Audi A4 del 2022 presso il concessionario BMW, Vanti Monza. Fin dall'inizio l'auto ha presentato gravi problemi (rottura parte motore e cambio). Monza ha pagato una riparazione da 4.260€ presso Audi Imola, ma il lavoro non è registrato nel libretto digitale della vettura. Dopo soli 6.000 km, l'auto perde di nuovo olio (MMI segna calo olio motore e in officina a voce mi dicono che perde la meccatronica del cambio). L'officina di Imola si rifiuta di rilasciarmi un foglio di passaggio o verbale scritto e mi dà appuntamento per il 5 ottobre, dicendomi che posso viaggiare. Cosa posso fare subito per costringere Monza a darmi una vettura di cortesia o per chiedere la risoluzione del contratto per vizio occulto?
Grazie!
Nemanja, dalla provincia di RA

Risposta:
Gentile Nemanja,
La situazione che lei descrive, se corrisponde a questi fatti, rientra pienamente nella garanzia legale di conformità: trattandosi di un veicolo con difetti manifestatisi a pochi mesi dall'acquisto e già oggetto di un primo intervento importante su motore e cambio, il venditore (il concessionario presso cui ha acquistato, non l'officina che ha eseguito la riparazione) risponde per due anni dalla consegna. Il fatto che la riparazione non risulti registrata nel libretto digitale è un elemento che le conviene documentare subito, perché incide sulla tracciabilità degli interventi e sulla dimostrazione della storia del veicolo.

Le conviene agire su due fronti in parallelo. Primo: formalizzi per iscritto, con raccomandata A/R o PEC al concessionario venditore, la contestazione del difetto di conformità, chiedendo la riparazione definitiva del guasto (perdita olio, sospetto cedimento meccatronica del cambio) e riservandosi, in caso di ulteriore inadempimento o di un secondo intervento inefficace sullo stesso vizio, di chiedere la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo o la riduzione del prezzo, come previsto dalla disciplina della garanzia legale. Non si affidi a rassicurazioni verbali dell'officina: le chieda sempre un verbale scritto dell'intervento e, se glielo rifiutano, lo scriva lei stesso nella diffida, indicando data, chilometraggio e quanto le è stato riferito a voce, con eventuali testimoni.

Sulla vettura di cortesia non esiste un obbligo di legge automatico: dipende da quanto previsto nel contratto di vendita o nelle condizioni di garanzia della casa madre. Verifichi quindi il contratto e chieda espressamente per iscritto l'auto sostitutiva, motivandola con l'indisponibilità del veicolo per causa non a lei imputabile.

Se il concessionario non risponde entro un termine ragionevole (le consigliamo di indicarne uno, ad esempio 15 giorni) o rifiuta la sostituzione/risoluzione, può attivare un tentativo di mediazione civile obbligatoria prima di un eventuale ricorso al giudice. Per la diffida può utilizzare il generatore moduli ADUC per l'e-commerce e gli acquisti.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
6 SETTEMBRE 2026

SIM Vodafone smarrita all'estero: come recuperarla se si è residenti AIRE

· di Redazione
Sono cittadino italiano residente AIRE in Thailandia. Chiedo un vostro parere e, se possibile, assistenza su una situazione che mi sembra rappresentativa di un problema più generale per i residenti italiani all'estero.

Il 27 luglio 2026 ho smarrito in Thailandia il telefono contenente la SIM Vodafone intestata a me, associata alla numerazione ***. Il 6 agosto ho inviato a Vodafone una prima PEC per il blocco IMEI e per chiedere le modalità di sostituzione; il blocco IMEI è stato confermato.

Ho poi presentato denuncia ufficiale tramite SPID e ho inviato a Vodafone, via PEC, denuncia, documento d'identità, codice fiscale, certificato AIRE, prova della residenza estera e dati tecnici del nuovo telefono compatibile eSIM. La documentazione completa è stata nuovamente trasmessa e consegnata via PEC il 30 agosto.

Non chiedo una nuova linea: chiedo la sostituzione della SIM smarrita con una eSIM sulla stessa numerazione.

Il problema è che Vodafone, per gli utenti privati, indica la presenza personale in negozio come procedura ordinaria per la sostituzione dopo smarrimento. Per un residente AIRE in Thailandia questo comporterebbe un viaggio internazionale solo per recuperare la propria linea. La procedura online, inoltre, richiede un OTP inviato proprio al numero smarrito e sospeso, quindi è inutilizzabile. L'assistenza via chat non ha saputo indicare una procedura remota concreta e richiede un recapito italiano per eventuali richiami, mentre un richiamo sul mio numero italiano dall'estero comporta costi di roaming.

La situazione è paradossale perché dall'estero ho potuto:
- effettuare una denuncia ufficiale tramite SPID;
- attivare una eSIM ho. mediante identificazione remota;
- inviare PEC con tutta la documentazione necessaria.

Non posso invece recuperare la mia numerazione Vodafone, pur essendo identificabile e pur offrendo disponibilità a video-identificazione o ad altre verifiche di sicurezza.

La linea è collegata agli OTP del mio conto bancario italiano. La sua indisponibilità mi sta creando un grave disagio pratico e finanziario, perché limita l'accesso autonomo ai miei servizi bancari e alle mie disponibilità mentre mi trovo all'estero.

Nell'area Vodafone risulta ora una pratica "Ordine in corso", n. ***, relativa a un'offerta "Vodafone 25 New" acquistata il 27 agosto tramite canale telefonico, ma non mi è stato chiarito se riguardi davvero la sostituzione eSIM della mia linea o una diversa modifica contrattuale. L'app e l'area clienti mostrano inoltre informazioni contraddittorie, duplicazioni della stessa utenza e frequenti errori tecnici.

Vorrei sapere:
1. se ADUC ha già trattato casi analoghi di SIM smarrita all'estero, soprattutto per utenti AIRE;
2. se ritenete corretto che non esista una procedura di identificazione remota per il recupero della numerazione;
3. quali ulteriori passi consigliate nei confronti di Vodafone/Fastweb e di AGCOM.

Posso fornire tutti i documenti.
Nicola, dalla provincia di GE

Risposta:
Gentile Nicola,
La situazione che lei descrive rientra a pieno titolo nella nostra materia di competenza e comprendiamo il disagio, soprattutto per l'impatto sull'operatività bancaria.

Sul piano dei fatti, quello che lei ha già fatto è corretto: denuncia, PEC con documentazione completa, disponibilità a videoidentificazione. Il punto è che l'operatore, per la sostituzione della SIM su una numerazione esistente, applica di norma procedure antifrode più stringenti proprio perché quella numerazione può essere veicolo di SIM swap fraudolento; da qui la richiesta di presenza fisica, che è pratica diffusa nel settore e non necessariamente scorretta in sé, ma che diventa concretamente impraticabile per un residente AIRE e va quindi affrontata come reclamo formale, non come illecito automatico.

Non risulta un obbligo normativo specifico che imponga agli operatori una procedura di identificazione da remoto per il rientro in possesso di una numerazione smarrita: è un vuoto procedurale, non una violazione codificata. Questo però non le impedisce di contestare il disservizio: il diritto a una soluzione ragionevole e non discriminatoria per i residenti all'estero è comunque tutelabile in sede di reclamo e conciliazione.

Le consigliamo, in ordine: primo, un reclamo scritto formale a Vodafone (non la chat, che non fa fede) chiedendo espressamente chiarimento sull'ordine in corso e la conferma scritta della procedura di sostituzione applicabile a un residente AIRE, con termine di risposta di 45 giorni. Può usare il nostro generatore di moduli per reclami in ambito telefonia.
Secondo, se la risposta è insoddisfacente o assente, la conciliazione tramite il portale ConciliaWeb di AGCOM è obbligatoria prima di qualsiasi azione ulteriore. Le segnaliamo la nostra scheda sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom.
Se la conciliazione fallisce, potrà effettuare la definizione Corecom (indennizzi tabellari) o il Giudice di Pace per il risarcimento del danno effettivo, documentando l'impatto sull'accesso ai servizi bancari.

Per approfondire: la nostra scheda sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom e la nostra scheda sul Giudice di Pace.
6 SETTEMBRE 2026

Affitto per studenti con disservizi: riduzione canone e messa in mora

· di Redazione
A novembre 2025 mia figlia ha affittato casa a Reggio Emilia per poter frequentare il conservatorio. La proprietaria le ha sempre reso la vita un po' difficile a causa dei suoi continui messaggi per una seconda inquilina che a lei non piaceva, poi quando quest'ultima è andata via perché l'appartamento non aveva i servizi per cui pagavano il fitto, la casa ha presentato problemi di muffe e umidità, la lavatrice rotta (poi sostituita con una nuova dopo insistenza) e in ultimo con tutto il caldo che ha fatto lo split dell'aria condizionata non sono mai riuscite a farlo funzionare. La tenda esterna per il balcone della camera da letto di mia figlia piena di liquami e sterco di piccioni non è mai stata utilizzabile. Mia figlia vincitrice di borsa di studio è stata costretta a mantenere la casa per 10 mesi per non rischiare di perdere la borsa di studio. A luglio è partita per Vienna e il periodo pre viaggio e post viaggio non ha potuto utilizzare la casa per effetto serra, ha pagato l'appartamento a vuoto. A giugno abbiamo inviato disdetta anticipata per lasciare l'appartamento a settembre dando 2 mesi e 18 gg di preavviso. La proprietaria non è soddisfatta, vuole il pagamento di tutto il mese di settembre anche da mia figlia. Io a sto punto voglio metterli in mora per chiedere i danni di quanto patito e chiedere la riduzione del fitto mensile per mancanza di servizi. Ci potete aiutare? Deve lasciare la casa il 10 settembre (come da preavviso). La proprietaria si è già rivolta ad un avvocato. A chi posso rivolgermi in Ancona?
Lucia, dalla provincia di AN

Risposta:
Gentile Lucia,
Capiamo la situazione, proviamo a mettere in ordine i diversi profili perché sono tra loro distinti e vanno gestiti separatamente.

Sul fronte dei disservizi (muffa e umidità, lavatrice rotta, condizionatore non funzionante, tenda esterna inutilizzabile per l'imbrattamento dei piccioni), se questi problemi hanno effettivamente compromesso l'abitabilità dell'immobile o l'uso pattuito, sua figlia ha diritto a una riduzione del canone proporzionale al mancato godimento, oltre all'eventuale risarcimento del danno se riesce a dimostrare la sussistenza dei problemi e il nesso con un comportamento negligente del locatore. È fondamentale però che questi disservizi siano documentati: foto datate, messaggi scambiati con la proprietaria in cui si segnalavano i guasti, eventuali interventi tecnici richiesti e non risolti, testimonianze. Senza prove concrete la richiesta di riduzione del canone o di danni rischia di restare una affermazione difficile da sostenere in sede giudiziale.

Sul fronte del preavviso e della richiesta della proprietaria di pagare anche settembre, la questione dipende dai termini di preavviso previsti nel contratto specifico (locazione per studenti, contratto transitorio o altra tipologia) e da quando è stata effettivamente ricevuta la disdetta. Se il contratto prevede un preavviso di 3 mesi e voi ne avete dato 2 mesi e 18 giorni, la differenza potrebbe legittimare la richiesta della proprietaria per il periodo residuo, salvo diverse pattuizioni. Le consigliamo di verificare con attenzione la clausola di disdetta nel contratto firmato.

Data la complessità della vicenda, la presenza di controparte già assistita da un avvocato, e la necessità di quantificare correttamente danni e riduzioni, le consigliamo di rivolgersi a un avvocato di fiducia ad Ancona esperto in locazioni, che potrà valutare gli atti e impostare correttamente sia la messa in mora sia l'eventuale strategia difensiva rispetto alla richiesta della proprietaria. Prima di procedere, può comunque utilizzare il nostro generatore di moduli per una lettera di messa in mora.

Per approfondire: la nostra guida sulla messa in mora e la nostra guida su come provare e quantificare il risarcimento del danno.
6 SETTEMBRE 2026

Acquisto online mai consegnato ma segnato "consegnato": come ottenere rimborso

· di Redazione
In data 04.08 ho fatto un acquisto on line sul sito Mediaworld e mi è giunta l'email con la data di consegna 12.08.2026. Due giorni prima alla consegna, noto che il corriere Poste Italiane non aveva ancora generato la tracciabilità del pacco, nonostante Mediaworld mi avesse comunicato il numero di tracking. Mi hanno risposto che c'era un ritardo di 72/48 ore... dopo ferragosto e vedendo che il corriere non aveva aggiornato nulla, ho chiesto l'annullamento dell'ordine. Mediaworld ha risposto che cercavano di bloccare la consegna: nella mia area riservata vedevo la pratica di reso avviata e, dopo qualche giorno, la dicitura consegnato (ma io non ho ricevuto nulla!). L'ho segnalato ed ho chiesto il rimborso via email ed ho inviato anche il reclamo via pec. Ad oggi non ho più ricevuto riscontro. Cosa posso fare per ottenere il rimborso? Grazie
Silvia


Risposta:
Gentile Silvia,
Da quanto lei descrive, siamo di fronte a un ordine mai consegnato: il corriere non ha mai effettivamente recapitato il prodotto, nonostante il sistema del venditore risulti aver registrato uno stato "consegnato" che, se davvero non corrisponde alla realtà dei fatti, andrà contestato con fermezza.

In questi casi il diritto è chiaro: se il bene non le è mai stato consegnato, lei ha diritto al rimborso integrale di quanto pagato, a prescindere da come il sistema informatico del venditore abbia registrato la spedizione. Le annotazioni interne di un gestionale non hanno valore probatorio superiore alla realtà dei fatti, e se lei può dimostrare (tracciabilità del corriere mai aggiornata, mancata firma di consegna, sua richiesta di annullo già inoltrata) che il pacco non le è mai arrivato, la responsabilità resta del venditore, che risponde nei suoi confronti a prescindere dai rapporti che ha con il corriere incaricato.

Il fatto che lei abbia già inviato reclamo scritto via email e successivamente anche via PEC è un passaggio corretto e da documentare con cura, conservando ricevute di invio e di consegna. Poiché ad oggi non ha ricevuto riscontro, le consigliamo di inviare un'ulteriore comunicazione formale di messa in mora, sempre via PEC, con la quale intima il rimborso entro un termine preciso (ad esempio 15 giorni), richiamando la mancata consegna del bene e allegando tutta la documentazione già raccolta (tracking, email, numero di pratica).

Se anche questo passaggio non dovesse portare a un riscontro, l'unica via realmente efficace per ottenere il rimborso coattivamente è il ricorso al Giudice di Pace, eventualmente preceduto dal tentativo di mediazione civile obbligatoria (che ha una durata massima di 3 mesi), oppure la richiesta di decreto ingiuntivo se la somma e la documentazione lo consentono; per la redazione di questi atti le suggeriamo di rivolgersi a un avvocato.

Per la diffida può utilizzare il nostro modulo per la diffida negli acquisti online.

Per approfondire: la nostra scheda sulla mediazione civile obbligatoria
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace:
la nostra scheda sul Giudice di Pace
6 SETTEMBRE 2026

IMU terreno zona D anziché agricolo: come contestare l'accertamento

· di Redazione
Alla cortese attenzione di ADUC
Oggetto: contenzioso IMU
Ho ricevuto dal mio comune (Arzergrande Padova) una missiva nella quale in via informativa mi avvisava di un contenzioso per l'anno 2020 di euro 800 di evasione IMU di un pezzo di terreno di 2000 metri circa.
Terreno che è sempre stato agricolo ma per il comune di Arzergrande è considerato agroindustriale cosiddetta zona D.
Ovvio per il comune la retroattività che per legge è di 5 anni quindi per un contenzioso di 4000 euro.
Credo sia eccessivo pagare una somma del genere solo perché chi ha fatto il PRN nel lontano anni 80 hanno considerato (senza avviso) anche il mio terreno agroindustriale abbinandolo al mio confinante che ha una attività (essiccatoio di cereali) anomala perché situata in una zona agricola invece su una zona industriale.
Tuttavia è mia intenzione (cosa già fatto) chiedere da subito al comune di Arzergrande di modificare la cosiddetta zona D agroindustriale in zona agricola e rivedere se ci sono gli intenti per eliminare il contenzioso rilevato dall'ufficio tributi.
Pertanto chiedo a voi se il contenzioso di 4000 € sia da pagare al comune.
Chiedo cortesemente un vostro giudizio e sempre disponibile alle richieste di atti e documenti.
Nel ringraziarvi invio distinti saluti.
Giovanni, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Giovanni,
La questione che pone riguarda la classificazione urbanistica di un terreno ai fini IMU, materia che richiede una valutazione tecnico-tributaria specifica che esula dalle nostre competenze dirette: il calcolo dell'imposta dovuta, la verifica della correttezza dell'accertamento e l'impostazione di un eventuale ricorso tributario sono compiti che richiedono l'assistenza di un commercialista esperto in fiscalità locale o, meglio ancora, di un avvocato tributarista, vista la complessità della vicenda e l'importo in gioco.

Possiamo però aiutarla a orientarsi sul piano dei principi generali. Se effettivamente il terreno risulta classificato come area edificabile o a destinazione produttiva (zona D) nello strumento urbanistico comunale, ai fini IMU l'imposta si calcola sulla base di quella classificazione catastale-urbanistica, indipendentemente dall'uso di fatto agricolo che lei ne fa: questo è un principio consolidato in giurisprudenza. Il fatto che il terreno sia coltivato non esclude di per sé la tassazione come area fabbricabile, se tale è la sua destinazione di piano.

Detto questo, se lei ritiene che l'inclusione nella zona D sia avvenuta per un errore materiale del PRG originario o per un abbinamento indebito al fondo confinante, ha due strade parallele da percorrere: la richiesta di variante urbanistica che sta già portando avanti presso il comune, e contestualmente, se l'atto ricevuto è un vero e proprio avviso di accertamento (non una semplice comunicazione informativa), verificare con un tributarista i termini per il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria, che sono di 60 giorni dalla notifica dell'accertamento vero e proprio.

Le suggeriamo di non lasciar decorrere questi termini nell'attesa dell'esito urbanistico: vanno gestiti in parallelo, con l'aiuto di un professionista che esamini la delibera di classificazione e l'atto ricevuto.

Per approfondire: la nostra guida su come fare ricorso contro gli atti del fisco alla Corte di Giustizia Tributaria
6 SETTEMBRE 2026

Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare

· di Redazione
Ho avuto dal mio medico di base (Trieste, FVG) la prescrizione della "93.08.A (40396) - Elettromiografia semplice (EMG) arto superiore (fino a 6 muscoli)", e con una regolare prenotazione al CUP di Milano, al ospedale (che non cito), la dottoressa XYZ si è letteralmente rifiutata di eseguire l'esame... prima sostenendo che non era possibile farlo fuori regione (subito smentita da qualcuno al telefono), poi che i codici non corrispondevano alla dicitura dell'esame e che, non essendo io della Lombardia, non poteva lei emettere una richiesta per eseguire comunque l'esame.
La dottoressa sosteneva che le sigle esatte, per quel tipo di esame, avrebbero dovuto essere (cito riportando un biglietto scritto di suo pugno): "9309.1 x4 VPVM" & "9309.2 x4 DVCS".
Fatta una ricerca in rete e interrogata una IA (per quanto possono essere affidabili...), mi risulta che, anche in presenza di codici palesemente errati, sarebbe sempre possibile "e doveroso", NON negare un esame ma effettuare una "transcodifica manuale" per forzare il sistema informatico all'esecuzione dell'esame e che comunque, a prescindere dalla regione, la dottoressa, in qualità di medico specialista di una struttura pubblica o convenzionata SSN, avrebbe avuto la possibilità/dovere di farmi una "ricetta interna" (o prescrizione specialistica) con il codice corretto per permettermi di fare l'esame comunque.
Cosa ne pensate voi di questa faccenda? La dottoressa aveva il diritto a rifiutare l'esame o no? Sarebbe possibile fare un ricorso a qualche organismo di controllo della sanità pubblica?
Ogni suggerimento è ben accetto, grazie.
Davide, dalla provincia di TS

Risposta:
Gentile Davide,
La questione che pone tocca aspetti organizzativo-sanitari specifici (corrispondenza tra codici di nomenclatore regionale e nazionale, prassi di transcodifica, mobilità interregionale in ambito SSN) su cui non possiamo darle una valutazione tecnica definitiva: sono materie che dipendono da regolamenti regionali e da prassi interne delle singole aziende sanitarie, e la valutazione se la dottoressa avesse "diritto" o "dovere" di procedere altrimenti spetta alla direzione sanitaria della struttura e, eventualmente, all'Azienda Sanitaria di competenza.

Detto questo, alcuni punti pratici che le indichiamo con sicurezza. Se effettivamente la prenotazione era stata accettata dal CUP con quel codice, e solo al momento dell'esame è emerso un presunto disallineamento, lei ha comunque titolo a presentare un reclamo formale, perché un servizio prenotato e confermato non erogato per motivi organizzativi interni alla struttura è comunque un disservizio contestabile, a prescindere da chi abbia "ragione" sulla questione tecnica dei codici.

Le consigliamo di procedere così: primo, un reclamo scritto all'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) dell'ospedale in questione, allegando la prescrizione del medico di base, la conferma di prenotazione CUP e, se possibile, una copia o foto del biglietto scritto dalla dottoressa; secondo, chiedere espressamente una risposta scritta che spieghi perché l'esame prenotato non sia stato eseguito nonostante l'accettazione della prenotazione. Se la risposta dell'URP non fosse soddisfacente, può rivolgersi anche alla Direzione Sanitaria dell'azienda ospedaliera e, per la mobilità interregionale, all'assessorato alla sanità della Regione Lombardia, competente sulle procedure di accesso extraregionale nella propria struttura.

Non esiste un "organismo di controllo" unico della sanità pubblica a cui ricorrere come farebbe con un'Autorità di settore: il percorso è quello amministrativo interno appena descritto, eventualmente seguito da un esposto alla Regione se il disservizio si ripetesse o non trovasse risposta.

Per approfondire: la nostra guida sul procedimento amministrativo e l'accesso agli atti
Valuti anche un ricorso al difensore civico della Regione Lombardia, parere autorevole per quanto non generi automatismo per l'applicazione del suo diritto: il sito del Difensore Regionale della Lombardia
6 SETTEMBRE 2026

Blocco account Facebook e pagina artistica: come contestarlo con DSA e GDPR

· di Redazione
Vi scrivo per richiedere una consulenza e il vostro supporto in merito a un blocco arbitrario del mio profilo personale Facebook e della mia pagina artistica professionale.

Dal 10 agosto il mio profilo personale ufficiale ("Giuseppe ***") è stato bloccato e posto in "revisione" da Meta senza alcuna valida motivazione. Tramite questo profilo personale gestivo in modo esclusivo la mia Pagina Artistica ufficiale "Giuseppe ***" che con l'uscita del mio lavoro musicale, in quanto pagina artistica era in promozione, collegata al mio profilo Instagram.

A causa di questa chiusura improvvisa e prolungata:
1. La mia pagina artistica è rimasta del tutto "orfana" di amministrazione, bloccando completamente la mia attività di promozione, i miei contenuti e il mio lavoro recandomi comunque un danno.
2. Ho subito un forte danno economico e d'immagine per via di campagne promozionali sfumate, oltre a una pesante frustrazione ed enorme perdita di tempo.
3. Meta sta violando i miei diritti di accesso ai dati personali (artt. 15 e 22 GDPR) e le tutele previste dal Digital Services Act (DSA - Regolamento UE 2022/2065, artt. 17, 20 e 21).

Non disponendo al momento di un indirizzo PEC personale, vorrei chiedervi se fosse possibile ricevere una prima consulenza per valutare come procedere tramite i vostri canali ufficiali (invio di una formale diffida/messa in mora a Meta, ricorso ad AGCOM o procedura di conciliazione) al fine di riottenere l'accesso ai miei account e chiedere il risarcimento dei danni subiti.

Resto a disposizione per inviarvi tutti gli screenshot e i dettagli necessari.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgo distinti saluti.

Giuseppe, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Giuseppe,
I riferimenti che lei cita sono in gran parte corretti nella sostanza, anche se vanno inquadrati con precisione, perché ciascuno apre percorsi diversi.

Sul DSA, l'articolo 20 impone alle piattaforme di dotarsi di un sistema interno di gestione dei reclami e di annullare senza ritardo la misura restrittiva quando il reclamo sia fondato. Se il reclamo interno non porta a nulla, l'articolo 21 del DSA le consente di rivolgersi a un organismo di risoluzione extragiudiziale delle controversie certificato: in Italia AGCOM ha già certificato alcuni organismi, tra cui ADR Center, che mette a disposizione un canale online gratuito per presentare reclami su account sospesi, con decisione non vincolante entro 90 giorni. In alternativa, o successivamente, resta sempre possibile un reclamo al Coordinatore dei servizi digitali (in Italia AGCOM) oppure agire davanti al giudice ordinario, anche per il risarcimento del danno.

Sul GDPR, l'articolo 22 tutela dal fatto di essere sottoposti a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona. Questo diritto si applica realmente solo se la sospensione è stata decisa esclusivamente da un algoritmo, senza intervento umano: se così fosse, lei avrebbe diritto a ottenere una revisione umana della decisione. L'articolo 15 riguarda invece l'accesso ai propri dati personali detenuti dal titolare del trattamento, diritto diverso dal ripristino dell'account in sé.

Detto questo, le indichiamo il percorso concreto. Prima di tutto verifichi di aver già esaurito la procedura di reclamo interno alla piattaforma tramite i moduli ufficiali di richiesta di revisione dell'account, conservando ogni comunicazione ricevuta. Se questo non ha dato esito, può presentare un reclamo tramite un organismo ADR certificato ai sensi dell'articolo 21 DSA, gratuito e senza necessità di avvocato. Parallelamente può inviare una diffida formale alla piattaforma, anche senza PEC, tramite raccomandata A/R o gli strumenti di contatto legale messi a disposizione dal gruppo Meta, chiedendo il ripristino dell'accesso e riservandosi il risarcimento del danno. Non essendoci un operatore di telefonia coinvolto, il Corecom non è competente su questa materia: la sede propria per il risarcimento resta il giudice civile, dopo il tentativo di mediazione obbligatoria.

Può predisporre la diffida attraverso il nostro generatore moduli, sezione privacy e dati personali.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria
4 SETTEMBRE 2026

Multa Ztl Croazia notificata dopo un anno: bisogna pagarla

· di Redazione
Buongiorno,
Ho ricevuto per raccomandata una multa risalente ad un anno fa (10/08/25). Non ho ricevuto nessun'altra comunicazione e non capisco perché mi venga scritto da un avvocato. Oltretutto la cifra è 160€ più alta della sanzione senza specificare motivi e mi danno 8 giorni di tempo per pagare.
Vorrei un consiglio da parte vostra su come procedere.
Vi allego tutta la documentazione in mio possesso.
Rimango in attesa.
Grazie e buona giornata.
Maurizio, dalla provincia di Firenze

Risposta:
Gentile Maurizio,
riteniamo che la vicenda vada inquadrata con lucidità, senza lasciarsi impressionare dai toni intimidatori della lettera dello studio legale croato. Le multe per ingresso in ZTL, a differenza di eccesso di velocità, semaforo rosso o guida in stato di ebbrezza, non rientrano tra le violazioni per cui esiste uno scambio automatico di dati e di procedure esecutive tra Stati membri dell'Unione Europea. Questo significa che l'avvocato che le scrive, per quanto regolarmente incaricato dal Comune di Dubrovnik, non ha alcun potere coercitivo diretto sul territorio italiano: può scriverle, sollecitarla, anche minacciarla di importi crescenti, ma per ottenere l'esecuzione reale di una sanzione amministrativa straniera in Italia servirebbe attivare la procedura di riconoscimento, che passa da una procedura assai complessa in un'aula di giustizia italiana, e non da un legale privato croato. Per importi di poche centinaia di euro viene attivata molto raramente, perché i costi della procedura superano ampiamente l'importo da recuperare. Inoltre, è assai dubbio che una corte italiana accetti richieste del genere per verbali notificati oltre un anno dopo, senza possibilità di impugnarli e di esercitare quindi il diritto di difesa.

Detto questo, non le suggeriamo di ignorare la vicenda in modo brusco. Le conviene mettere per iscritto, con raccomandata A/R o PEC, una contestazione formale: la mancanza di motivazione giuridica per il passaggio da 260 a 420 euro, il ritardo abnorme di oltre un anno nella notifica, che di per sé può viziare la validità della sanzione secondo molte discipline nazionali, e la richiesta esplicita di conoscere la base normativa in forza della quale pretenderebbero di eseguire la sanzione anche in Italia. In questo modo lei si mette al riparo formalmente, dimostrando buona fede e diligenza, senza però pagare nulla nell'immediato.
Da quel momento in poi, se non arriveranno atti ufficiali da un'autorità italiana competente, e non semplici solleciti dello studio legale, riteniamo che lei possa ragionevolmente lasciar cadere la questione.

Domanda del 06/09/2026:
Bene grazie e secondo lei a chi conviene scrivere, all avvocato che mi ha mandato la raccomandata o al comune di Dubrovnik ?
Scrivendo non rischio di ammettere involontariamente la mia colpa ?
Ho letto che lo stato croato può impiegare anche 3 anni a inviare una sanzione , vale anche per le sanzioni transfrontaliere come in questo caso ?
Grazie e buona giornata
Maurizio

Risposta:
Gentile Maurizio,
perché lei si ritiene "non-colpevole"? .... Dovrebbe dimostralo in un ricorso davanti ad un tribunale in Croazia... quindi lasciamo perdere. L'ampia risposta che le abbiamo fornito è esplicita. La rilegga, nel caso. Anche, e soprattutto, dove esplicitiamo come dovrebbe essere la comunicazione croata per imporre il pagamento come legge comanda. Cosa non è chiaro?
La raccomandata va inviata a chi le ha inviato la pretesa..... e - ribadiamo - non è esaustiva, ma solo per mostrare la sua buona fede e volontà di risolvere la vicenda se, e nel caso, dovessero continuare...ovviamente non come fanno ora (ci provano...) ma come legge comanda.
L'alternativa è pagare quello che le chiedono. Faccia lei.
4 SETTEMBRE 2026

Profilo Instagram e Facebook disabilitati da Meta: cosa fare

· di Redazione
Ho bisogno di aiuto perché Meta ingiustamente ha sospeso e disabilitato i miei profili che usavo da anni, ho perso materiale, anche possibilità lavorative perché li usavo per pubblicare attività e contatti. Vorrei sapere se qualcuno possa aiutarmi e fare anche successivamente una richiesta di risarcimento. Grazie.

Risposta:
Gentile Mariapia,
La disabilitazione di un profilo o pagina social, se avvenuta senza una motivazione chiara o per un presunto errore della piattaforma, è una questione che può essere affrontata su più piani, ma è bene essere realistici sui tempi e sulle possibilità concrete di successo.

Il primo passo è sempre il reclamo diretto alla piattaforma attraverso le procedure di ripristino previste (moduli di contestazione interni, richiesta di revisione della decisione). Meta, come le altre piattaforme, ha proprie procedure di appello che vanno tentate per prime e documentate con cura, conservando ogni comunicazione ricevuta.

Se la piattaforma non risponde o rifiuta di ripristinare l'account senza fornire motivazioni adeguate, resta aperta la possibilità di agire per vie legali, ma qui va fatta una distinzione importante: se lei riteneva di usare il profilo anche per un'attività professionale o commerciale, occorre verificare cosa prevedono le condizioni contrattuali che ha accettato all'iscrizione, perché la maggior parte delle piattaforme si riserva contrattualmente un ampio margine di discrezionalità nella gestione degli account, salvo casi di violazione di norme imperative o comportamenti scorretti sistematici.

Per una richiesta di risarcimento del danno, sia patrimoniale (mancate opportunità lavorative, se documentabili) sia per la perdita di contenuti, è necessario un percorso legale che valuti nel concreto il contratto accettato, le condizioni di utilizzo del servizio e la documentazione del danno subito. Questo tipo di valutazione, e l'eventuale azione giudiziale, richiede l'assistenza legale che possa esaminare la posizione contrattuale specifica e la fondatezza di una causa risarcitoria.

Se ritiene che ci sia stato anche un trattamento scorretto dei suoi dati personali in questa vicenda, può inoltre valutare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, utilizzando anche il nostro modulo dedicato alla privacy.

Per approfondire: la nostra guida su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati e la nostra guida su come provare e quantificare il risarcimento del danno.
4 SETTEMBRE 2026

Multe condominiali: regolamento contrattuale o assembleare e riscossione

· di Redazione
Le multe condominiali devono essere previste dal regolamento condominiale contrattuale o solo quello assembleare e nel caso ultimo si parla di unanimità o solo maggioranza per approvarle.
Nel caso in cui la multa sia prevista da tale regolamento, come avviene la riscossione di tale multa, nella pratica e chi è il soggetto riscossore?
Francesca, dalla provincia di TR

Risposta:
Gentile Francesca,
Le sanzioni condominiali (per violazioni al regolamento, ad esempio per uso improprio delle parti comuni, rumori molesti, inadempienze varie) possono essere previste sia da un regolamento contrattuale che da un regolamento assembleare.

Il regolamento contrattuale, predisposto dal costruttore o accettato all'unanimità dai condomini, può contenere clausole sanzionatorie fin dall'origine, e la sua modifica richiede a sua volta l'unanimità, trattandosi di un accordo negoziale tra le parti.

Il regolamento assembleare, prevede invece l'approvazione con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio, non l'unanimità.

Sulla riscossione pratica: la sanzione, una volta deliberata dall'assemblea nei confronti del condomino inadempiente, viene di regola imputata come credito del condominio verso quel condomino, analogamente agli oneri condominiali. Il soggetto competente a richiederne il pagamento è l'amministratore, che agisce per conto del condominio. In caso di mancato pagamento spontaneo, l'amministratore può attivare il recupero, se necessario anche tramite decreto ingiuntivo.
4 SETTEMBRE 2026

Multa ZTL Dubrovnik notificata dopo un anno: bisogna pagare?

· di Redazione
Buongiorno, il 28/8/26 ho ricevuto una comunicazione di infrazione stradale, avvenuta il 7/8/25, che fa riferimento al passaggio del mio veicolo nella Ztl di Dubrovnik. La comunicazione specifica che la contravvenzione è dovuta ai sensi dell'articolo 7, comma 2, e punibile secondo l'articolo 19 commi 2, 3, 4 e 5 della Delibera sulle condizioni di circolazione della città di Dubrovnik.
Mi è stata comminata una multa di 260 euro che per ragioni non chiarite, sono diventati 420 euro.
La comunicazione mi è stata recapitata per posta prioritaria da un avvocato croato che è stato delegato dal comune di Dubrovnik a riscuotere le suddette somme. Nella comunicazione si ingiunge di pagare la sanzione entro otto giorni, in caso contrario, potrà essere inflitta una penalità da 600 a 1.990 Euro.
Il 28/8/26 ho inviato al comune di Dubrovnik una mail specificando le motivazioni che mi hanno portato ad entrare nella Ztl, che non comprendo il grave ritardo nella comunicazione, che ne chiedevo la ragione, che non ho avuto modo di esercitare i miei diritti prima di ricevere l'ingiunzione dell'avvocato. Ho chiesto di avere una giustificazione dettagliata e giuridicamente pertinente dell'aumento da 260 a 420 euro e di applicare quanto indicato nell'articolo 7 comma 2, della delibera. Subitamente il comune di Dubrovnik mi ha risposto che lo studio dell'avvocato è regolarmente autorizzato a rappresentare la città di Dubrovnik e che "Per qualsiasi domanda riguardante questo caso, compreso il numero del fascicolo, la presunta violazione del codice della strada, l'importo da pagare e tutta la documentazione correlata, vi preghiamo di contattare direttamente lo studio legale".
Chiedo gentilmente consiglio sul da farsi. Magari limitarsi a pagare la multa di 260 euro?
Angelo, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Angelo,
riteniamo che la vicenda vada inquadrata con lucidità, senza lasciarsi impressionare dai toni intimidatori della lettera dello studio legale croato. Le multe per ingresso in ZTL, a differenza di eccesso di velocità, semaforo rosso o guida in stato di ebbrezza, non rientrano tra le violazioni per cui esiste uno scambio automatico di dati e di procedure esecutive tra Stati membri dell'Unione Europea. Questo significa che l'avvocato che le scrive, per quanto regolarmente incaricato dal Comune di Dubrovnik, non ha alcun potere coercitivo diretto sul territorio italiano: può scriverle, sollecitarla, anche minacciarla di importi crescenti, ma per ottenere l'esecuzione reale di una sanzione amministrativa straniera in Italia servirebbe attivare la procedura di riconoscimento, che passa da una procedura assai complessa in un'aula di giustizia italiana, e non da un legale privato croato. Per importi di poche centinaia di euro viene attivata molto raramente, perché i costi della procedura superano ampiamente l'importo da recuperare. Inoltre, è assai dubbio che una corte italiana accetti richieste del genere per verbali notificati oltre un anno dopo, senza possibilità di impugnarli e di esercitare quindi il diritto di difesa.

Detto questo, non le suggeriamo di ignorare la vicenda in modo brusco. Le conviene mettere per iscritto, con raccomandata A/R o PEC, una contestazione formale che ribadisca quanto già scritto via mail: la mancanza di motivazione giuridica per il passaggio da 260 a 420 euro, il ritardo abnorme di oltre un anno nella notifica, che di per sé può viziare la validità della sanzione secondo molte discipline nazionali, e la richiesta esplicita di conoscere la base normativa in forza della quale pretenderebbero di eseguire la sanzione anche in Italia. In questo modo lei si mette al riparo formalmente, dimostrando buona fede e diligenza, senza però pagare nulla nell'immediato.
Da quel momento in poi, se non arriveranno atti ufficiali da un'autorità italiana competente, e non semplici solleciti dello studio legale, riteniamo che lei possa ragionevolmente lasciar cadere la questione. Pagare 260 euro resta comunque un'opzione legittima se preferisce non pensarci più, ma non ci sembra una scelta necessaria alla luce di quanto sopra.
4 SETTEMBRE 2026

Piccioni sul terrazzo: sono obbligato a installare dissuasori?

· di Redazione
Sono proprietario di un terrazzo esclusivo in un condominio. Gli inquilini sottostanti hanno una veranda sporgente. I colombi appollaiandosi sul cordolo del mio muretto perimetrale fanno le loro deiezioni sporcando la loro veranda. Mi chiedono di mettere degli spuntoni lungo tutto il perimetro del muro. Sono tenuto a metterli? E se sì, dovrei comunicarlo all'amministratrice per non eventualmente alterare l'estetica dell'edificio in modo lesivo del decoro architettonico. Grazie Mario
Mario, dalla provincia di MT

Risposta:
Gentile Mario,
la presenza dei colombi non è di per sé imputabile a lei come proprietario del terrazzo, trattandosi di animali selvatici che si posano liberamente. Non esiste una norma che obblighi il proprietario di un terrazzo a installare dissuasori per impedire che i piccioni si posino sulle proprie superfici, salvo che le deiezioni derivino da una condotta attiva e colpevole (per esempio se lei stesso nutre i volatili o lascia cibo che li attira, situazione diversa dal semplice posarsi spontaneo degli uccelli).

Detto questo, sul piano dei rapporti di vicinato, se le immissioni di sporco nella veranda sottostante superano la normale tollerabilità, i vicini potrebbero in astratto tentare una richiesta di cessazione delle immissioni moleste, rivolgendosi ad un giudice. Si tratta però di un terreno di contenzioso civile e non di un obbligo automatico: se lei ritiene di non aver responsabilità dirette, non è tenuto a installare nulla solo perché richiesto informalmente dai vicini.

Se comunque decide di installare i dissuasori spontaneamente, per buon vicinato o per evitare futuri contenziosi, ha ragione a preoccuparsi del decoro architettonico: qualsiasi intervento visibile dall'esterno che modifichi l'aspetto della facciata o delle parti comuni andrebbe comunicato preventivamente all'amministratrice, che valuterà se serve un'autorizzazione assembleare. In assenza di tale verifica, un intervento non autorizzato potrebbe essere contestato dal condominio indipendentemente dai rapporti con il vicino.
4 SETTEMBRE 2026

Vacanza cancellata per lutto familiare: si ha diritto al rimborso?

· di Redazione
Buongiorno,
Vi disturbo per quanto segue: a causa della morte del padre di mia moglie avvenuta pochi giorni prima dell'inizio di quelle che sarebbero dovute essere le vacanze, le suddette non sono state effettuate.
Le condizioni contrattuali stabilite dal villaggio turistico al quale mi sono rivolto e che in calce riporterò non ammettono il rimborso a causa di un preavviso inferiore a quanto stabilito.
Di seguito la domanda: nemmeno una tragedia simile può consentire una deroga alle suddette condizioni?
Grazie
Cordiali Saluti

Le cancellazioni saranno accettate senza penali se pervenute tramite e-mail entro 40 giorni dalla data di arrivo in struttura; da 39 giorni ed entro 28 giorni dalla data di arrivo la penale sarà pari al 50% (somma richiesta per bloccare la prenotazione); da 27 giorni al giorno di arrivo, in caso di mancata presentazione o di partenza anticipata la penale sarà pari al 100%. Anche in caso di annullamento fuori termine, di mancata presentazione o di partenza anticipata sarà nostro piacere provare a rivendere l'alloggio (anche solo parzialmente) e in caso di rivendita andata a buon fine la parte recuperata non vi sarà addebitata.
Roberto, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Roberto,

comprendiamo lo smarrimento di fronte a una condizione contrattuale che appare rigida anche davanti a un lutto così doloroso, ma dobbiamo essere onesti sul piano giuridico: le condizioni di cancellazione che lei riporta sono clausole contrattuali liberamente accettate al momento della prenotazione, e la legge italiana non prevede un diritto automatico di recesso gratuito in caso di lutto familiare, per quanto grave. Il nostro ordinamento riconosce la possibilità di sciogliersi da un contratto senza penali solo in presenza di specifiche cause di forza maggiore previste dalla legge o dal contratto stesso, oppure quando sopravviene una impossibilità oggettiva della prestazione secondo l'articolo 1463 del codice civile, ma un lutto, per quanto sconvolgente sul piano personale, non rientra tipicamente in questa categoria agli occhi della giurisprudenza, perché non rende impossibile la vacanza in sé, ma solo indesiderabile o inopportuna per chi l'aveva prenotata.

Questo non significa che lei debba rassegnarsi senza tentare nulla. Le consigliamo innanzitutto di verificare se al momento della prenotazione aveva sottoscritto un'assicurazione annullamento viaggio, magari inclusa automaticamente nella carta di credito con cui ha pagato, perché in quel caso il lutto di un parente, anche acquisito come il suocero, è spesso una delle causali espressamente coperte, e il rimborso passerebbe dall'assicurazione e non dal villaggio turistico. In assenza di polizza, le suggeriamo comunque di scrivere formalmente alla struttura allegando il certificato di morte e chiedendo, non come diritto ma come deroga di cortesia, un'applicazione più morbida della penale o quantomeno il tentativo di rivendita dell'alloggio che loro stessi si dicono disponibili a fare anche fuori termine: molte strutture, pur non essendo obbligate, concedono eccezioni proprio in casi come il suo, per ragioni di immagine e correttezza commerciale, soprattutto se la richiesta è documentata e formulata con garbo. Se la struttura dovesse rifiutare anche questo, purtroppo la penale prevista dal contratto resterebbe legittimamente dovuta.
3 SETTEMBRE 2026

Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere

· di Redazione
Buon giorno, ho dovuto ricoverare mio papà in una RSA per demenza senile ormai al livello massimo, chiedevo se era possibile avere dei contributo e/o rimborsi per il pagamento della onerosissima retta.
Grazie
Cordialmente
Silvia, dalla provincia di MB

Risposta:
Gentile Silvia,
trova qui le nostre indicazioni su come procedere: la nostra guida sui contributi e rimborsi per la retta RSA
3 SETTEMBRE 2026

Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa

· di Redazione
Buongiorno, vi scrivo per chiedere un vostro parere sulla situazione di mia madre, ospite presso la RSA Campansi di Siena dal luglio 2024.

Mia madre è affetta da Alzheimer e Parkinson, è non autosufficiente, necessita di assistenza continuativa ed è titolare di indennità di accompagnamento. Attualmente noi tre figlie siamo in lista di attesa per ottenere il contributo pubblico sulla quota sanitaria, ma ci troviamo stabilmente intorno all'80° posto, con il conseguente protrarsi dei costi a carico della famiglia.

Alla luce della recente giurisprudenza in materia di rette RSA per persone affette da Alzheimer, vorrei capire se, nel suo caso, sussistano i presupposti per ottenere il riconoscimento della quota sanitaria a carico del Servizio Sanitario Regionale, anche eventualmente con effetto retroattivo dal luglio 2024, e se sia possibile chiedere il rimborso, totale o parziale, delle somme già sostenute dalla famiglia.

Un secondo aspetto riguarda la valutazione effettuata dalla UVM e la posizione in lista di attesa. Non ci sono chiari i criteri, i punteggi e le modalità utilizzate per determinare la graduatoria.

Vi chiederei pertanto se, nel nostro caso, ritenete concretamente opportuno:
presentare una richiesta formale per il riconoscimento della quota sanitaria;
verificare la possibilità di ottenere il rimborso delle somme già sostenute dalla famiglia;
chiedere l'accesso agli atti e verificare la correttezza della valutazione UVM e dei criteri utilizzati per determinare la posizione in lista di attesa;
valutare, qualora emergessero irregolarità o un diritto non riconosciuto, un eventuale ricorso o un'azione legale nei confronti dell'ASL/Servizio Sanitario.

In particolare, vorrei capire se, alla luce della situazione clinica di mia madre e della più recente giurisprudenza in materia di Alzheimer e RSA, ritenete che vi siano concreti presupposti per intraprendere una richiesta formale o un'azione legale, soprattutto per ottenere la quota sanitaria e, qualora ne sussistano i presupposti, il rimborso delle somme già sostenute.

Se ritenete opportuno procedere, vi sarei grata se poteste indicarmi quali documenti dobbiamo procurarci e quali sono i primi passi da compiere.

Grazie per l'attenzione e per il vostro aiuto.

Cordiali saluti
Paola, dalla provincia di SI

Risposta:
Gentile Paola,
Trova qui un nostro articolo specifico sul tema: liste di attesa e grande esclusione dai servizi sanitari
per rispondere alle altre sue domande, la giurisprudenza di cui parla si applica al caso in cui al paziente sia già riconosciuta la quota sanitaria (non è il vostro caso) e si debba discutere della percentuale di retta a carico del servizio sanitario (50% o 100%).
Può certamente fare richiesta di accesso agli atti dell'UVM e relativi alla graduatoria per verificare i criteri di scorrimento e la correttezza della loro applicazione, nell'ottica – qualora fossero stati erroneamente applicati a sua madre – di chiedere una revisione in via amministrativa.
Per quanto riguarda rimborsi per il periodo precedente all'inserimento a seguito di scorrimento della graduatoria, ci pare via non percorribile o con grande percentuale di insuccesso.
3 SETTEMBRE 2026

Account WhatsApp Business bloccato: come agire contro Meta

· di Redazione
Ho una regolare pagina Facebook collegata al mio numero WhatsApp, che mi hanno bloccato erroneamente. Purtroppo Meta ha solo bot con cui parlare, e sto perdendo un sacco di tempo, e di conseguenza fatturato.
Ludovica, dalla provincia di TO

Risposta:
Gentile Ludovica,
Il blocco di un account WhatsApp Business rientra in un rapporto contrattuale tra lei e il gestore della piattaforma, regolato dai termini di servizio che ha accettato all'attivazione. Non essendoci un'autorità pubblica di controllo equivalente al Corecom per le piattaforme social/messaggistica come Meta, il margine di intervento esterno è purtroppo limitato, e questo va detto con chiarezza per non farle perdere ulteriore tempo su strade poco praticabili.

Sul piano legale, qualora il blocco le stia causando un danno economico documentabile (mancato fatturato, contratti non conclusi) e ritenga che la sospensione sia avvenuta senza una motivazione legittima o in violazione dei termini contrattuali stessi, può intanto inviare una diffida formale a Meta con richiesta di riattivazione e di risarcimento del danno.

Se non ottiene risposte soddisfacenti, potrà rivolgersi ad un legale di fiducia per agire in giudizio. Prima di fare causa, però, le consigliamo di rivolgersi ad un organismo certificato Adr. Il loro intervento è per lei gratuito. Per l'Italia, ecco qui l'unico ente autorizzato: l'organismo ODS ADR Center.

Le suggeriamo comunque di conservare ogni comunicazione avuta con l'assistenza e ogni prova del danno economico, che potranno essere utili sia in una eventuale diffida sia in un successivo contenzioso.
3 SETTEMBRE 2026

Vecchio libretto di risparmio ritrovato: si può recuperare il denaro?

· di Redazione
Dopo il decesso di mia madre avvenuto l'anno passato ho ritrovato un vecchio libretto di risparmio cointestato a suo nome e di sua madre (deceduta nel 1980) della Banca Popolare di Milano. Ultimo movimento 28/11/1973 con saldo di 7507 lire. Ci sono delle possibilità di recuperare il denaro in quanto unico erede oppure è da considerarsi prescritto?
Loris, dalla provincia di CO

Risposta:
Gentile Loris,
il recupero è nella pratica poco probabile e, considerato il saldo di 7.507 lire (circa 3,88 euro), economicamente irrilevante. Tuttavia, non è corretto considerarlo automaticamente prescritto dall’ultima operazione. Se proprio vuole togliersi ogni scrupolo conviene chiedere a Banco BPM se il rapporto risulta ancora esistente, estinto o eventualmente devoluto al Fondo rapporti dormienti, allegando libretto e documentazione successoria.
3 SETTEMBRE 2026

Multa in Croazia con importo lievitato: come contestarla se cambio residenza

· di Redazione
Buongiorno,
Nell'estate del 2023 ho preso una multa per divieto di sosta a Sibenik in Croazia, sono venuto a conoscenza di ciò solamente pochi giorni fa poiché la persona che vive da ormai due anni nella nostra vecchia residenza ci ha detto di aver ricevuto una lettera SENZA raccomandata, nella quale riscontro questi dati: targa del veicolo ***, numero della pratica 01033075, classe della pratica 211-03/23-01/10181.
Si afferma che il 16/08/23 ho commesso un'infrazione a Sibenik (divieto di sosta). Dal 28/06/24 abitiamo in un indirizzo differente rispetto a quello al quale è stata mandata questa lettera, il che è dimostrabile. Ci terrei inoltre a precisare che questa lettera riporta la data del 23/07/2026.
Di conseguenza la nostra residenza differisce dall'indirizzo al quale è stata mandata questa lettera da due anni a questa parte, per questo motivo noi non abbiamo mai ricevuto effettivamente una lettera con raccomandata, unica modalità con il quale si può ricevere una multa in questo paese. Per poter sanare questa infrazione devo necessariamente aver preso visione della multa effettiva, cosa che non è avvenuta.
Il problema è che al momento dell'estrazione questa multa ammontava a 30 €, ora nella lettera ritrovata per puro caso la somma si aggira attorno ai 200 €.
A questo punto mi sento in diritto di poter chiedere un ricalcolo poiché sono in grado di dimostrare il cambio di residenza. Se la lettera viene mandata al vecchio indirizzo, sottolineando il fatto che continua ad arrivare ancora a quell'indirizzo a distanza di due anni, al quale io non appartengo più, non ho modo di pagare questa multa, cosa che sarebbe avvenuta se l'indirizzo fosse stato aggiornato, cosa che non dipende da me.
Francamente rientra nel mio interesse pagare subito una multa da 30 euro, non attendere che la somma aumenti.
Abbiamo anche contattato lo studio di avvocati che ha spedito la lettera e ci hanno risposto senza prendere in considerazione questo loro errore, abbiamo pagato i 30 euro a questo punto, ma dall'altra parte ci viene imposto di pagare la somma di 200 €.
Nicolae, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Nicolae,
la lettera arriva da uno studio legale croato per conto (probabilmente) del comune di Šibenik, spedita al vecchio indirizzo quasi tre anni dopo l'infrazione (16/08/23), con l'importo lievitato da 30 a 200 euro. Il divieto di sosta non rientra tra le infrazioni coperte dallo scambio dati Ue (direttiva 2015/413), quindi l'indirizzo non arriva dal canale ufficiale italiano — e questo indebolisce la posizione dello studio legale, non la sua.

Dato l'importo (200 euro) e il fatto che si tratta di una lettera di uno studio legale privato — non di un atto giudiziario di riconoscimento reciproco (quello passerebbe per il tribunale italiano, non per una lettera) — il rischio concreto di ignorare è basso in Italia: non ci sono conseguenze automatiche su patente, fermo veicolo o cartelle esattoriali italiane per questo tipo di sanzione. Il rischio reale è solo per un eventuale prossimo viaggio in Croazia, dove in teoria potrebbero fare storie a un controllo di polizia (raro, ma non impossibile). Se non prevede di tornarci a breve, "fregarsene" è una scelta ragionevole; se invece ci torna spesso, meglio mandare la richiesta scritta di chiarimenti prima di decidere — costa un'email, e mette lo studio legale nella condizione di doversi giustificare o lasciar perdere.
3 SETTEMBRE 2026

TIM non fornisce ONT per modem libero: come agire subito

· di Redazione
Problema kafkiano con la TIM. In ossequio alle nuove norme TIM, riportate e comunque confermate dall'assistenza tecnica, chiedo all'assistenza commerciale la fornitura di un ONT per usare un mio modem invece del loro TIM HUB Plus, comunque funzionante. L'assistenza commerciale, con molta incertezza, non nega ma sostiene di non avere la possibilità di fare questa richiesta specifica al tecnico (che comunque a quanto pare dovrà occuparsene), per cui apre ticket di malfunzionamento. Poiché tutto funziona il ticket viene chiuso subito. Dal 14 agosto abbiamo ripetuto questa storia tre volte al telefono e nel frattempo ho mandato 2 PEC di reclamo, oggi anche un reclamo via online MyTIM formale, ma purtroppo anche in questo caso il menu a tendina non permette di segnalare il problema specifico. Che fare per ottenere i miei diritti? Aspettare 45 giorni per aprire una segnalazione su ConciliaWeb per un servizio promesso in 5 giorni mi sembra assurdo.
Mario, dalla provincia di NA

Risposta:
Gentile Mario,
no, non deve aspettare 45 giorni per avviare il tentativo di conciliazione e richiedere un provvedimento urgente. Le consigliamo di procedere immediatamente.
3 SETTEMBRE 2026

TimVision attivato senza consenso: come ottenere disattivazione e rimborso

· di Redazione
Mi è stato attivato, diversi mesi fa il servizio TimVision senza averlo mai chiesto. Mi sono recato più volte presso centri Tim ove hanno chiesto la disattivazione. L'ho fatto due volte anche io senza nessun esito. Continuano ad addebitarmi l'importo. Che devo fare ancora?
Khodr, dalla provincia di MC

Risposta:
Gentile Khodr,
Se effettivamente il servizio le è stato attivato senza suo consenso, si tratta di una pratica commerciale scorretta e comunque di un addebito non dovuto: ha diritto al rimborso di tutte le somme addebitate per un servizio mai richiesto, oltre alla disattivazione immediata.

Il fatto che le richieste fatte in negozio e telefonicamente non abbiano sortito effetto non deve scoraggiarla: significa solo che deve formalizzare la contestazione per iscritto, in modo da avere una prova certa della richiesta e della data, e per poter eventualmente attivare la procedura di tutela.

Le consigliamo quindi di procedere così:

1. Invii un reclamo scritto formale all'operatore (raccomandata A/R o PEC, oppure tramite l'area riservata se prevede questa modalità con ricevuta), chiedendo esplicitamente la disattivazione di TimVision, il rimborso di tutti gli importi addebitati dalla data di attivazione mai richiesta, e indicando che si tratta di servizio non richiesto. Conservi copia di tutto, incluse eventuali fatture che mostrano l'addebito.

2. L'operatore ha 45 giorni di tempo per rispondere al reclamo. Se non risponde entro questo termine, o se la risposta è negativa o comunque non risolve il problema, può attivare la conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb di AGCOM (accesso con SPID o CIE) presso il Corecom competente per territorio. Questo passaggio è obbligatorio prima di poter agire in giudizio.

3. Se la conciliazione non si risolve positivamente, potrà scegliere se presentare istanza di definizione della controversia al Corecom (modulo GU14, entro 3 mesi dal verbale di mancata conciliazione, gratuita e senza necessità di avvocato, con indennizzi automatici previsti dalle tabelle) oppure rivolgersi al Giudice di Pace per ottenere anche il risarcimento del danno ulteriore, che il Corecom non può liquidare.

Per il reclamo scritto può utilizzare il nostro generatore di moduli dedicato alla telefonia.

Le ricordiamo infine che le bollette telefoniche relative a importi non dovuti sono soggette a prescrizione di 2 anni, quindi conservi tutta la documentazione anche per eventuali importi più datati.

Per approfondire: la nostra guida sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom e la nostra guida sul Giudice di Pace.
3 SETTEMBRE 2026

Ascensore condominiale in garanzia: chi paga il guasto all'inverter

· di Redazione
Buonasera, l'anno scorso nella ns. scala di condominio è stata fatta la riqualificazione dell'impianto dell'ascensore, regolarmente saldato a giugno 2026 per un importo di 12.184,00 (tra l'altro il quadro elettrico sostituito, abbiamo appurato che non è quello preventivato). A luglio 2026 l'impianto è andato in blocco restando fermo quasi una settimana, il tecnico intervenuto per la riparazione adduce il problema ad uno sbalzo di tensione e avendo sostituito l'inverter richiede la somma di € 2000,00 e di farci rimborsare dall'assicurazione dello stabile.
Si richiede pertanto come procedere, in quanto l'impianto si presume abbia una garanzia.
Invio, in allegato il preventivo dei lavori effettuati.
Ringrazio anticipatamente
Cordiali saluti
Anna

Risposta:
Gentile Anna,
il punto delicato è la causa del guasto. Il tecnico attribuisce il blocco a uno sbalzo di tensione elettrica, che secondo il testo della garanzia potrebbe essere fatto rientrare tra le "cause non imputabili alla ditta di manutenzione" se davvero riconducibile a un evento esterno all'impianto (es. problema della rete elettrica dello stabile, non del quadro installato). Tuttavia questa non è una conclusione automatica: se il componente sostituito (l'inverter, che fa parte del nuovo quadro elettrico oggetto della fornitura) non era in grado di sostenere le normali variazioni di tensione della rete, la ditta potrebbe comunque essere responsabile per un difetto di conformità del materiale fornito. In questo caso l'onere di dimostrare che il guasto sia stato causato da un evento esterno e non da un difetto del prodotto grava sulla ditta, non sul condominio.

Può non accettare la richiesta di pagamento né la proposta di far intervenire l'assicurazione dello stabile senza prima aver chiesto per scritto alla ditta una relazione tecnica dettagliata che dimostri concretamente la causa esterna del blocco (con dati oggettivi sullo sbalzo di tensione, non solo un'affermazione generica). Nel frattempo, in relazione alla discrepanza tra il quadro preventivato e quello effettivamente installato, sarebbe opportuno formalizzare per scritto anche questa contestazione, poiché una fornitura diversa da quella pattuita è comunque rilevante ai fini della responsabilità contrattuale complessiva.

Dopodiché, le consigliamo di far valutare la relazione tecnica e la documentazione contrattuale da un tecnico di parte (un altro installatore di ascensori). Se il vostro tecnico confermerà la versione del manutentore, non potrete pretendere che l'intervento sia gratuito. In caso contrario, invece, potrete contestare il preventivo e intimare la riparazione in garanzia.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra scheda sulla messa in mora.

Non dare per scontata la nostra esistenza

Senza il sostegno economico di persone come te non saremmo in grado di informarti.
Se ci ritieni utili, sostienici con una donazione o con un contributo a tua scelta.

♥ DONA ORA
ADUC — Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori APS
Ricevi questa newsletter perché sei iscritto ai nostri servizi di informazione.
Gestisci le iscrizioni: clicca qui oppure disiscriviti da tutto.