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AVVERTENZE
26/08/2026 – 01/09/2026
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La famiglia resta un terreno di scontro dove diritti formali e realtà si incontrano raramente. Nel frattempo il paese invecchia e si svuota, le città soffrono di inquinamento e mancanza di verde, le droghe continuano a fare strage mentre la proibizione arricchisce solo i narcotrafficanti. L'intelligenza artificiale promette miracoli ma rappresenta rischi concreti. E la politica, distratta da sovranismi e narrazione, non affronta i veri problemi: clima, welfare, redistribuzione, lotta alla criminalità organizzata.
In questo numero
OSSERVATORIO LEGALE
→  Affidamento condiviso dei figli: la parità dei tempi non è un diritto automatico
→  Contrasto sulla scelta scolastica? Il Giudice deve valutare le posizioni di entrambi i genitori
→  Le offese reciproche non escludono i maltrattamenti in famiglia
ARTICOLI
→  Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica
→  Barcellona non vuole turisti, l’Europa orientale ne ha bisogno: l’UE vuole distribuire meglio il turismo
→  Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026
→  Lettera mensile ADUC — Settembre 2026
→  Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso
→  Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026
→  Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Il mondo si avvicina a grandi passi a eventi climatici catastrofici: "Shock ancora più grandi sono in arrivo"
→  Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?
→  Rientro scuole. Rincari e risparmi
→  Il boom dell’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio per l’economia
→  L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori
→  Aumentano le sparatorie a Bruxelles, dove le bande di narcotrafficanti terrorizzano la regione
→  Firenze respira poco e sembra che morirà di asfissia
→  La città respira anche dagli alberi: viaggio narrativo nel verde urbano che cambia l’aria del mondo
→  Dopo l'accordo Usa, l'UE chiede a Meta stesse tutele per i minori
→  Mercato libero, catallassi e IA: la sfida di Bill Gates
→  Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia
→  Assegno divorzile: quando è dovuto?
→  I disastri climatici stanno devastando i bilanci pubblici: gli aiuti sono più efficaci se erogati in anticipo
→  Perché in Europa si fanno sempre meno figli anche con un welfare generoso
→  Firenze. La schiacciata non politicamente corretta
→  Ceuta e Melilla: dopo la strage dei migranti, i muri non bastano più
→  Ecuador, snodo globale della cocaina tra porti, banane e sanzioni USA
→  Risiko bancario, risiki aziendali. Verso un nuovo non mercato?
→  'Sei pienamente accettato': essere nudi in pubblico può farci sentire meglio con il nostro corpo
→  L'utilizzo dell'AI sta portando a un numero sempre maggiore di scoperte determinanti e trasformative
→  Alzheimer in RSA: il TAR costringe la Regione Lombardia a rispondere sull'adeguamento tariffario e sul nodo del 100% sanitario
→  Carburanti. Navigare a vista aumentando il debito pubblico
→  Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026
→  Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026
→  Patrioti/partigiani e nemici. L’umanità della memoria
→  L'ossessione dell'Europa per i centri di rimpatrio rischia di deludere
→  Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio
→  Informazione-educazione sessuale. Reagire alle fobie omofobe del ministro
→  Il vapore che ci tradisce
→  Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026
GIANNINO
→  L'Islanda? A noi!
STATI UNITI D'EUROPA
→  Ue - Islanda. Sottovalutazione dell’adesione. Un po’ di geografia politica per capire
→  Islanda. I negoziati per l'adesione all'Ue respinti con il 52,8%
→  Draghi e Collison (Stripe) lanciano il Rhine Group per l'Europa
L'IRRIVERENTE
→  Entri in Rai  e diventi eternauta
NOTIZIE
→  BULGARIABULGARIA. La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans
→  NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Crollo società Chance Voight, oltre 54 milioni bloccati
→  ITALIAITALIA. Torino, broker a processo: 15 persone truffate per 1,5 milioni di euro
→  USAUSA. Il costo della vita resta la priorità degli elettori per il midterm 2026
→  FINLANDIAFINLANDIA. I negozi vendono a caro prezzo prodotti identici a quelli di Temu
→  EUROPA. Ikea taglia i prezzi: investiti 1,2 miliardi di euro
→  SVEZIASVEZIA. Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi
→  ITALIAITALIA. Eurispes: 2 italiani su 3 hanno un rapporto problematico col digitale
→  USAUSA. Pentagono diffonde foto di barche narcos: "Vi troveremo e uccideremo"
→  MESSICOMESSICO. I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi
→  MONDOMONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio
→  USAUSA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa
→  USAUSA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA
→  COLOMBIACOLOMBIA. La cocaina supera il petrolio come export principale
→  ITALIAITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat
→  ITALIAITALIA. Presidente Regione Piemonte: un posto in Rsa dovrà garantirne cinque a domicilio
→  ITALIAITALIA. Anac, nuovo Catalogo dei rischi corruttivi in sanità: sotto esame liste d'attesa e appalti
→  MONDOMONDO. Domanda voli aerei luglio 2026: +0,2% rispetto a 2025
→  ECUADORECUADOR. 'Ndrangheta in Ecuador: broker della cocaina verso l'Europa
→  SVIZZERASVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack
→  FILIPPINEFILIPPINE. La patologa che smaschera i falsi certificati di morte di Duterte
→  USAUSA. Fentanyl in cambio di armi da guerra: 4 membri del CJNG incriminati
→  COLOMBIACOLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia
→  MESSICOMESSICO. I cartelli uccidono gli influencer: decine di morti in due anni
→  ITALIAITALIA. Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Istat
→  MONDOMONDO. Debito pubblico G7: i rendimenti in salita fanno esplodere gli interessi
→  ITALIAITALIA. BTP e BOT, a settembre 2026 cinque aste del Tesoro: le date
→  USAUSA. Deportato in Centrafrica un parente di afghani alleati dei militari
→  ITALIAITALIA. Pisticci-Matera, la Rsa per anziani bloccata da 15 anni tra ricorsi e silenzi
→  ITALIAITALIA. Rsa senza muri: il progetto lombardo con quattro sfide per il futuro
→  ITALIAITALIA. RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro
→  ITALIAITALIA. Rsa Padova, i Comuni: «Mancano fondi, serve l'Irpef regionale»
→  USAUSA. Cannabis legale in Rhode Island: il caos regolatorio pesa sulla corsa da procuratore
→  ECUADORECUADOR. USA affondano nave rifornimento dei narcos al largo dell'Ecuador
→  ITALIAITALIA. Tasse 'inconsapevoli'. Le pagano il 95,7% dei lavoratori dipendenti. Cgia-Mestre
→  USAUSA. Laser militare abbatte tre droni dei cartelli al confine col Messico
→  SUD AFRICASUD AFRICA. Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento
→  OLANDAOLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali
→  FRANCIAFRANCIA. Bnp Paribas in tribunale per violazione dell'embargo in Sudan
→  MONDOMONDO. SpaceX in Borsa vola verso 149 dollari, Musk al G20 sull'IA
→  SLOVACCHIASLOVACCHIA. Stretta sui social media per gli under 16
→  U.E.U.E.. Uber, maxi multa da 966 milioni di dollari: il titolo sale comunque
→  USAUSA. SEC incrimina 38 società fasulle che ingannavano investitori retail
→  ITALIAITALIA. Fiducia consumatori. Lieve crescita ad agosto. Istat
→  MONDOMONDO. 116 organizzazioni tra cui OpenAI firmano lettera aperta sulla sicurezza informatica
→  MONDOMONDO. Lo shock del carburante per aerei: prezzi e valute regionali
→  ITALIAITALIA. 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali. 14 morti e 238 feriti
→  ITALIAITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale
→  ITALIAITALIA. Classifica delle piattaforme Ecommerce
→  GIAPPONEGIAPPONE. Zoo e acquari ripensano il rapporto con gli animali
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali
→  ITALIAITALIA. Migranti, la nuova legge sui ricorsi rischia di travolgere la Cassazione
→  UCRAINAUCRAINA. Scambio di titoli di Stato da 15 miliardi di hryvnie al 12,61%
→  INDIAINDIA. CRB Capital: il crollo che svelò la truffa delle società fantasma
→  ITALIAITALIA. Siena, 90 richiedenti asilo dormono in strada per un cortocircuito burocratico
→  ITALIAITALIA. Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale
→  U.E.U.E.. Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?
→  AMERICHE. Colombia-USA: comandante Southcom in visita per intensificare lotta al narcotraffico
→  MONDOMONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS
→  ITALIAITALIA. Risiko grandi banche. Intesa si rivolge alla Consob, esposto sulle offerte di Mps
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Vietati i brani generati dall'AI nelle classifiche musicali
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Il governo 'raccomanderà ai britannici di fare scorta di cibo in scatola' per prepararsi a condizioni meteorologiche estreme o attacchi informatici
→  ITALIAITALIA. Carburanti. Prorogato al 5 settembre lo sconto accise
→  GERMANIAGERMANIA. Deutsche Bank, sottratti oltre 600 mila euro dall'ex responsabile Private banking della sede di Francoforte
→  AUSTRIAAUSTRIA. Vienna, multa da 1.000 euro per aver comprato un cane da allevamento crudele
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→  USAUSA. Meta patteggia per 17 miliardi di dollari sulla dipendenza da social dei minori
→  USAUSA. Pornhub: accordo da 120 milioni di dollari per abusi su minori
→  ITALIAITALIA. Pet therapy in RSA Sereni Orizzonti in Friuli: cani in visita ogni settimana
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→  ITALIAITALIA. Rsa, 3.400 euro al mese per la madre: appello al governatore del Piemonte
→  USAUSA. Colpita barca sospetta di narcotraffico nei Caraibi: 4 morti
→  ITALIAITALIA. Bitcoin e mixing: la Cassazione, è autoriciclaggio per chi evade le tasse
→  NIGERIANIGERIA. Geregu Power in default su bond da 40 miliardi di naira
→  USAUSA. SEC, crollano del 70% le indagini riservate su società quotate USA
→  ITALIAITALIA. Suicidio assistito. In Lombardia caso gestito interamente dal servizio sanitario
→  USAUSA. Più di 200mila persone arrestate per possesso di marijuana nel 2025
LETTERE
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OSSERVATORIO LEGALE
1 SETTEMBRE 2026

Affidamento condiviso dei figli: la parità dei tempi non è un diritto automatico

· di Chiara Focardi

Con l’ordinanza n. 11946/2026, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano. Quest'ultima – in parziale riforma della pronuncia del Tribunale di Monza – aveva confermato l'affidamento condiviso dei due figli minori nati da una relazione non coniugale, l'assegnazione della casa familiare alla madre e il concorso di entrambi i genitori al mantenimento, ampliando tuttavia il diritto di visita del padre (due pomeriggi infrasettimanali dall'uscita da scuola alle 20:30, oltre ai fine settimana alternati). A carico del padre era posto un assegno mensile di 500 euro (250 per ciascun figlio), oltre al 50% delle spese straordinarie.

Il padre ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione sulla base di tre motivi, tutti dichiarati inammissibili.

Sul primo motivo (violazione delle norme in tema di affidamento, collocamento e tempi di permanenza), il ricorrente contestava che l'affido condiviso fosse rimasto "esclusivamente sulla carta", sostanzialmente eluso da un collocamento prevalente presso la madre. A sostegno della propria tesi deduceva un "evidentissimo squilibrio": a seguito della parziale riforma in appello, poteva tenere con sé i figli per 8 ore complessive settimanali (4 il lunedì e 4 il mercoledì, a fronte delle 4 precedenti) rispetto alle 160 della madre; nelle settimane di visita del fine settimana, le ore erano 53 contro 112. A ciò si aggiungeva la doglianza relativa al contrasto insorto con la madre sull'interpretazione delle modalità di prelievo dei minori all'uscita da scuola, che rendeva "esclusivamente teorico" l'ampliamento del diritto di visita. Il ricorrente riteneva che tale squilibrio non fosse giustificato dalla "generica motivazione" della sentenza d'appello e che mancasse l'indicazione delle "gravi ragioni ostative" a una frequentazione paritaria.

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo, ribadendo il seguente principio di diritto: all'affidamento condiviso non corrisponde automaticamente la parificazione dei tempi di permanenza presso ciascun genitore. La regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non deve avvenire sulla base di una simmetrica ripartizione dei tempi, bensì costituire il risultato di una valutazione ponderata del giudice di merito. Quest'ultimo, al fine di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa, deve bilanciare il diritto del minore a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori con il diritto di questi ultimi alla piena realizzazione del rapporto genitoriale.

Nel caso concreto, la Corte d'appello aveva legittimamente valorizzato – nell'ottica della stabilità delle abitudini dei minori – la loro tenera età, il regime di part-time ottenuto dalla madre per accudirli e l'aiuto costante prestato dai nonni materni. La Cassazione ha inoltre rilevato che il motivo, più che censurare la decisione impugnata sotto il profilo del diritto, sollecitava una non consentita rivalutazione degli apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, senza specificare la concreta violazione di legge e risolvendosi in un "non motivo" privo dei requisiti prescritto dall'art. 366, comma 1, n. 4 c.p.c.

Sul secondo motivo (violazione in materia di assegnazione della casa familiare), la Corte ha evidenziato che il ricorrente:

  • aveva trascurato il rilievo attribuito in sentenza alla continuità delle abitudini dei minori, i quali avevano sempre vissuto nella casa familiare (seppur di proprietà esclusiva del padre);

  • non aveva chiarito in cosa consistesse la denunciata violazione di legge;

  • introduceva questioni irrilevanti, come quelle relative alla titolarità esclusiva dei due immobili;

  • richiedeva inammissibilmente un riesame delle risultanze fattuali.

Sul terzo motivo (violazione in ordine alla quantificazione dell'assegno di mantenimento), la Corte, oltre a rilevarne la genericità, ha evidenziato che esso investiva profili meramente fattuali riservati al giudice di merito e introduceva argomentazioni nuove, non prospettate nei precedenti gradi di giudizio.

La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite.

L'ordinanza conferma pertanto l'orientamento consolidato secondo cui lo squilibrio quantitativo dei tempi di permanenza non costituisce di per sé violazione del principio di bigenitorialità: ciò che rileva è che la disciplina adottata risponda, con motivazione adeguata, al preminente interesse del minore, garantendogli la continuità affettiva e una relazione piena con entrambe le figure genitoriali.

28 AGOSTO 2026

Contrasto sulla scelta scolastica? Il Giudice deve valutare le posizioni di entrambi i genitori

· di Chiara Focardi

L’ordinanza in questione (Cassazione Civile Sez. I n. 24522 del 07.08.2026) affronta un problema ricorrente e afferente le scelte educative dei figli in caso di conflitto tra i coniugi. In particolare, nel corso di un giudizio di separazione personale, entrambi professanti la religione ebraica e concordi sull'educazione religiosa della figlia minore, insorge un contrasto in ordine alla scelta della scuola primaria. Il padre vorrebbe iscrivere la figlia alla scuola privata ebraica, ritenendola coerente con la tradizione familiare e offrendosi a sostenerne integralmente i costi; la madre opterebbe invece per una scuola pubblica del quartiere di residenza, più vicina alla casa familiare e al suo luogo di lavoro.

Il giudice di primo grado, in sede di provvedimenti temporanei e urgenti, dispone l'iscrizione della figlia alla scuola ebraica. Presentato reclamo dalla madre avanti la Corte di appello, quest’ultima accoglie la richiesta della madre e autorizza l'iscrizione alla scuola pubblica, ritenendo "decisivo" il fatto che la minore sia collocata presso la madre e valorizzando prevalentemente le esigenze logistico-organizzative di quest'ultima. Il padre ricorre per cassazione che la madre contesta ritenendolo inammissibile.

Innanzitutto la Suprema Corte chiarisce che da un punto di vista procedurale mentre i provvedimenti temporanei e urgenti ex art. 473-bis.22 c.p.c. sono sempre reclamabili, il ricorso per cassazione è ammesso solo avverso i provvedimenti che «sospendono o introducono sostanziali limitazioni alla responsabilità genitoriale» o prevedono «sostanziali modifiche dell'affidamento e della collocazione».

Nel caso di specie, l'intervento sostitutivo del giudice che decide in luogo dei genitori una questione di «maggiore interesse» in tema di istruzione ed educazione, con effetti durevoli per l'intero ciclo scolastico, integra senz’altro una sostanziale limitazione della responsabilità genitoriale, quanto meno nei confronti del genitore la cui istanza è disattesa. Il ricorso è pertanto ammissibile.

Venendo alla questione in oggetto, la Corte di Cassazione ha verificato se il bilanciamento degli interessi analizzato dal Giudice di secondo grado sia conseguito a un esame “completo e ragionevole” di tutti gli elementi rilevanti. Invero poiché l'ordinanza impugnata ha valorizzato il solo punto di vista della madre, trascurando le ragioni del padre, il provvedimento viene censurato. Secondo la Suprema Corte, infatti, la Corte di Appello ha attribuito rilievo «decisivo» a un aspetto meramente logistico-organizzativo, senza comparare le due opzioni scolastiche sotto il profilo dell'offerta formativa e delle opportunità per la minore e senza considerare le inclinazioni, l'identità culturale e familiare della bambina.

Testualmente la Suprema Corte afferma che “riguardo alla vicenda oggetto di ricorso, l'individuazione della soluzione ottimale per la minore avrebbe richiesto un esame più ampio e approfondito di quello condotto dal giudice del reclamo”.

In questo quadro, continua la Suprema Corte “la decisione ad opera del giudice va dunque incentrata sul concreto interesse morale e materiale del minore, criterio legale unico di valutazione, rispetto al quale le proposte formulate dai genitori vanno analizzate in tutte le loro conseguenze e messe in comparazione sotto tutti i profili ai fini del necessario bilanciamento“.

L'ordinanza impugnata, invece, ha del tutto trascurato le ragioni poste dal padre a fondamento della sua richiesta; non ha considerato che anche il padre, pur non abitando con la figlia nella casa familiare, concorre nell'assolvere i compiti di assistenza e cura, secondo la regolamentazione dei tempi di permanenza; non ha svolto in concreto un'autonoma valutazione degli aspetti logistico-organizzativi, riguardanti anche l'accompagnamento della bambina a scuola, così come dei vantaggi sul piano dell'educazione e della formazione e della vita familiare e di relazione della minore per l'ipotesi di accoglimento della richiesta paterna, comparandoli con quelli prospettati dalla madre; in generale, non ha considerato e bilanciato tutti gli elementi rilevanti per individuare la soluzione ottimale nel preminente interesse della minore, incorrendo pertanto nella violazione del paradigma normativo di riferimento.

Pertanto l’ordinanza è stata cassata con rinvio alla Corte di Appello in diversa composizione, affinchè il Giudice di merito possa operare la scelta della scuola all’esito di una ponderazione completa e ragionevole di tutti gli elementi rilevanti emersi da entrambe i genitori, nel rispetto del principio di proporzionalità.

Vale sottolineare che dalla lettura dell'Ordinanza della Cassazione emerge anche l’importante principio che nella soluzione dei conflitti educativi tra genitori separati non sono ammessi automatismi — né a favore della scuola privata né a favore di quella pubblica — essendo sempre necessaria una valutazione individualizzata del superiore interesse del minore.

28 AGOSTO 2026

Le offese reciproche non escludono i maltrattamenti in famiglia

· di Sara Astorino

La fine di un rapporto di coppia, salvo rarissimi casi, è caratterizzata da accuse reciproche e da altissima conflittualità, spesso le offese sono all’ordine del giorno ed anche molto pesanti.

Tuttavia non sempre è possibile affermare che siamo innanzi a dei maltrattamenti e neppure le offese reciproche siano sufficienti ad escludere la configurazione del reato di maltrattamenti.

E’ necessario, quindi, chiedersi quando è un maltrattamento.

La risposta è fornita dalla sentenza n. 31859/2026 tramite la quale Cassazione ha chiarito che la semplice conflittualità, anche se elevata, non basta a configurare i maltrattamenti che si verificano quando vi è una compressione sistematica della personalità della vittima.

E se le offese sono reciproche? Come si fa a capire se sussistono o meno i maltrattamenti?

Va valutato se esiste o meno uno squilibrio relazionale con caratteristiche di persistenza che determinano che uno dei partner sia dominante sull’altro che conseguentemente viene sempre, o quasi sempre, sopraffatto.

Il caso.

Un marito veniva condannato per maltrattamenti nei confronti della moglie, la difesa sosteneva che la relazione era caratterizzata da un'elevata conflittualità, che le offese e le aggressioni (verbali) erano state reciproche e che, conseguentemente, in un tale contesto non fosse corretto parlare di maltrattamenti.

La Corte di Cassazione respinge la difesa spiegando che la reazione di una vittima non comporta l’esistenza di un rapporto paritario ma un tentativo di superare la condizione di vittima.

Per comprendere, quindi, la realtà processuale occorre capire come si sviluppi il rapporto, se emergono fatti idonei a dimostrare reiterate condotte vessatorie ed aggressioni, allora indubbiamente vi sono maltrattamenti.

Il discrimine, conclude la Corte di Cassazione, tra maltrattamenti e mera litigiosità domestica consiste nell’esistenza di una relazione diseguale e sopraffattrice.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

ARTICOLI
1 SETTEMBRE 2026

Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica

· di Vincenzo Donvito Maxia

Come non avrebbe potuto essere altrimenti, le stime Istat per l’inflazione di agosto indicano una crescita del 3,3% rispetto all’anno scorso, uno 0,4 in più rispetto al +2,9% di luglio. Ed ovviamente il motivo dominante è quello dei prezzi energetici (+17%).

Non arriviamo in generale a numeri a due cifre perché I prezzi alimentari crescono sempre della medesima percentuale, 1,1 come i servizi ricreativi, culturali, cura della persona e trasporti, che continuano a crescere “solo” di un punto, così come il carrello della spesa.

Insomma tutto costa più caro e dobbiamo alla “magnanimità” degli altri comparti se non siamo travolti dalle conseguenze delle tensioni internazionali. Magnanimità - sia chiaro - è un comportamento che in economia non esiste. Lo usiamo provocatoriamente per stigmatizzare le incertezze di tutti gli operatori economici di fronte ad una situazione che non si sa se e come durerà e, soprattutto, di fronte alla quale i decisori politici non solo navigano a vista, ma sembra che si impegnino per peggiorare la situazione.

Di fronte al Pil in calo e all’aumento del debito pubblico, infatti, saputo e risaputo che in parte è dovuto ad un calo demografico e all’invecchiamento della popolazione, cosa fanno i nostri decisori? Decidono di continuare con i bonus per far fare più figli (che pochi prendono in considerazione perché non sono importi tali per compensare quanto necessità per una famiglia con figli); rendono più difficile l’ingresso di migranti che, nonostante diversi tromboni stonati soprattutto nel governo, sono desiderosi di venire in Italia ed Europa per lavorare, anche e soprattutto per lavori che gli indigeni disdegnano; restringono le libertà economiche creando monopoli; aumentano le imposte rendendo difficile le nuove attività economiche e l’arrivo di capitali dall’estero; fiaccano, anche burocraticamente, le energie rinnovabili puntando ancora sul fossile; etc…

Insomma, un po’ di buon governo senza ideologie e con libertà e lungimiranza non guasterebbe. Quanto meno per farsi meno male, ché per i prodotti energetici, l’Italia da sola conta quanto il due di picche.

1 SETTEMBRE 2026

Barcellona non vuole turisti, l’Europa orientale ne ha bisogno: l’UE vuole distribuire meglio il turismo

· di Redazione

Il turismo è una fonte di reddito significativa per gli Stati europei. Nel 2024 rappresentava il 7,2% del valore aggiunto dell’Unione e dava lavoro a 20,6 milioni di persone. Nello stesso anno, il numero totale di pernottamenti in strutture ricettive ha superato per la prima volta la soglia dei tre miliardi.

Tuttavia, non tutti i paesi sono interessati dal turismo in modo uniforme. Il settore turistico deve inoltre affrontare ulteriori sfide legate alla politica climatica. L’UE sta quindi elaborando una strategia che dovrebbe contribuire a una maggiore competitività e sostenibilità del turismo.

Restrizioni, nuove tasse e imposte

Il primo degli eccessi contro cui l’UE intende combattere è il cosiddetto «sovraturismo», ovvero il turismo eccessivo. In questo caso, l’afflusso di turisti verso alcune destinazioni famose è talmente elevato da provocare conseguenze indesiderate. Nelle città ciò può tradursi in un sovraccarico delle infrastrutture di trasporto e in una minore disponibilità di alloggi permanenti, mentre l’aumento dell’attività umana può avere ripercussioni anche sulla natura.

Negli ultimi anni Barcellona è diventata il simbolo del turismo eccessivo. Nel 2025, la metropoli catalana, che conta 1,6 milioni di abitanti, ha accolto 26,1 milioni di turisti. Si tratta di 16 turisti per ogni abitante.

La situazione ha raggiunto il culmine tra il 2024 e il 2025, quando le conseguenze del sovraffollamento turistico hanno scatenato proteste anche in altre destinazioni spagnole sovraffollate, come le Isole Canarie e le Baleari. A Barcellona circolavano allora slogan come «turisti, tornate a casa» o «il vostro Airbnb era la mia casa», come riportato ad esempio dalla BBC.

Il secondo slogan fa riferimento alla piattaforma online che media affitti a breve termine di appartamenti. Piattaforme simili, tra cui rientra ad esempio la rete Booking.com, hanno registrato un boom dopo la pandemia di COVID-19. Entro il 2025, il numero totale di pernottamenti prenotati tramite queste piattaforme nell’UE è più che raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemia, passando da poco meno di 430 milioni a oltre 950 milioni, secondo Eurostat.

La diffusione degli alloggi a breve termine è qui collegata alla crisi abitativa. Barcellona è oggi una delle città europee più costose in cui vivere e le famiglie vi spendono abitualmente più del 70% del proprio reddito complessivo per le spese legate all’alloggio.

Non vogliamo altri turisti

L’impatto del turismo sul mercato immobiliare e l’insoddisfazione della popolazione locale hanno spinto l’amministrazione comunale a compiere un passo radicale. Ha smesso di rilasciare licenze agli appartamenti destinati a soggiorni di breve durata e ha revocato molte delle autorizzazioni in essere, vietandone di fatto l’affitto ai turisti. Ai viaggiatori rimarranno quindi solo le opzioni di alloggio «tradizionali», come gli hotel. Questa misura è stata avallata anche dalla Corte costituzionale spagnola.

La lotta della metropoli catalana contro il sovraffollamento turistico non finisce qui. A febbraio la città ha raddoppiato la tassa di soggiorno e a maggio ha nominato un commissario per il turismo sostenibile, José Antonio Donaire.

«Siamo giunti al capolinea: Barcellona ha raggiunto il numero massimo di turisti che può ospitare. Non vogliamo altri turisti, nemmeno uno in più; dobbiamo gestire quelli che già abbiamo». È con questo messaggio che Donaire ha assunto l’incarico.

Barcellona non è l’unica città europea a ricorrere a strumenti di limitazione del turismo. Venezia, in Italia, dal 2024 riscuote una tassa di ingresso per i turisti in determinati giorni, a condizione che non abbiano un alloggio in città e non paghino quindi la tassa di soggiorno. Quest’anno l’importo era di 5 euro in caso di pagamento effettuato almeno 4 giorni prima dell’arrivo e di 10 euro in caso di pagamento successivo. La misura si applicava a 60 giorni selezionati tra aprile e luglio.

Dopo le elezioni, l’amministrazione comunale si trova di fronte alla questione di come gestire la tassa di ingresso in futuro: il nuovo sindaco Simone Venturini intende infatti aumentarla a un importo compreso tra 30 e 50 euro a seconda dell’affluenza.

Anche i Monti dei Giganti potrebbero raggiungere i propri limiti

Secondo la portavoce dell’Ente Nazionale per il Turismo della Repubblica Ceca (CzechTourism), Katarína Baránková, il sovra-turismo nella Repubblica Ceca non si manifesta in modo generalizzato né per tutto l’anno, ma si tratta piuttosto di picchi limitati a determinate località e periodi.

«Oltre al centro di Praga o a Český Krumlov, in determinati periodi ciò riguarda, ad esempio, Svätý kopček presso Mikulov, le rocce di Prachov o i dintorni di Veľká Amerika. L’aumento delle visite può complicare temporaneamente la circolazione e la sosta o gravare sugli spazi pubblici e sulla natura», ha dichiarato alla redazione di Update EU.

Aggiunge tuttavia che il rapporto dei residenti di queste località con il turismo rimane equilibrato. A tal proposito fa riferimento a un’indagine di CzechTurizmus del 2025.

«Molte destinazioni dimostrano al contempo che l’aumento delle presenze può essere gestito bene. Adršpach utilizza la prenotazione a orari prestabiliti sia per l’ingresso che per il parcheggio, Český Krumlov dispone di un terminal a pagamento BUS STOP per gli autobus turistici con prenotazione dell’arrivo e l’ossario di Sedlec vende biglietti per una data e un orario specifici», ha proseguito.

Nel caso di Praga, ha menzionato l’orientamento dei visitatori anche al di fuori del centro storico e la campagna «enjoy respect prague», che promuove un comportamento rispettoso.

La gestione della destinazione (DMO) della catena montuosa ceca più visitata, i Monti dei Giganti, sta ora iniziando a monitorare i propri indicatori di sostenibilità sulla base del sistema europeo unificato ETIS. Sulla base di questi indicatori, il turismo dovrebbe poter essere gestito in modo più efficiente; senza di essi, secondo la società TravelBakers, che sta collaborando con la DMO dei Krkonoše al concetto di gestione sostenibile, la catena montuosa raggiungerebbe presto i limiti di affluenza.

I primi segnali sono già visibili. Il portavoce del Parco Nazionale dei Krkonoše, Radek Drahný, in un’intervista rilasciata ad agosto a Seznam Zprávy, ha richiamato l’attenzione sul fenomeno dell’osservazione dell’alba dalla Sněžka. Secondo lui, i visitatori disturbano la natura in un momento in cui meriterebbe di riposare.

Il problema opposto nell’Europa orientale

L’Europa, tuttavia, non deve affrontare solo il turismo eccessivo. Gran parte dell’Europa orientale sta vivendo ora l’esatto contrario e il settore turistico locale non è riuscito a riprendersi completamente dopo la pandemia, soprattutto a causa della guerra in Ucraina.

Ha infatti perso i visitatori abituali provenienti dalla Russia e dall’Ucraina, mentre i turisti provenienti da altre parti del mondo evitano di recarsi in questa regione per motivi di sicurezza.

A alimentare i timori sono i numerosi incidenti con i droni che, secondo quanto dichiarato a Euronews da Jurģis Miezainis, segretario parlamentare del Ministero dell’Economia lettone, provocano sempre un’ondata di cancellazioni di prenotazioni alberghiere e di eventi.

L’esodo dei turisti ha spinto gli Stati colpiti a chiedere alla Commissione europea un sostegno nell’ambito del quadro finanziario pluriennale (QFP) in fase di elaborazione per il periodo 2028-2034, ha inoltre sottolineato Euronews.

Il gruppo di sette Stati, in una lettera indirizzata a Tzitzikostas e al commissario per la coesione Raffaele Fitto, chiede inoltre che le esigenze dei paesi colpiti dalla vicinanza a conflitti armati siano prese in considerazione anche nella strategia dell’UE per il turismo sostenibile attualmente in fase di elaborazione.

La Commissione europea aveva inizialmente previsto di presentare la strategia nel secondo trimestre di quest’anno, ma ciò non è avvenuto. Successivamente se ne prevedeva la pubblicazione entro l’estate, ma la data prevista sarà nota, a quanto pare, solo dopo la fine della pausa estiva delle istituzioni dell’UE. È possibile che le nuove richieste del gruppo di Stati dell’Europa orientale ne ritardino nuovamente la pubblicazione.

L’UE non ha la competenza di presentare proposte legislative proprie in materia di turismo, ma può coordinare l’azione degli Stati membri. L’attuazione finale della strategia dipenderà quindi da loro.

(Luděk Májek su Focus Europe del 01/09/2026)

1 SETTEMBRE 2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026

Premessa/Editoriale

Il proibizionismo non funziona. Lo dimostra l'aumento di violenze, overdose e traffici che percorrono il pianeta, mentre istituzioni continuano a inseguire fallimenti noti. Dalla cocaina ecuadoregna al fentanyl cinese, passando per i cartelli messicani e le sparatorie a Bruxelles, la guerra alla droga genera devastazione senza ridurre consumi. Intanto alcuni paesi sperimentano modelli alternativi con risultati migliori. È tempo che i decisori politici italiani e globali ammettano l'impasse e cambino rotta.

In questo numero

ARTICOLI

→ Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026

→ Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Aumentano le sparatorie a Bruxelles, dove le bande di narcotrafficanti terrorizzano la regione

→ Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia

→ Ecuador, snodo globale della cocaina tra porti, banane e sanzioni USA

→ Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio

→ Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 25/08/2026

NOTIZIE

→ ECUADORECUADOR. 'Ndrangheta in Ecuador: broker della cocaina verso l'Europa

→ SVIZZERASVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack

→ FILIPPINEFILIPPINE. La patologa che smaschera i falsi certificati di morte di Duterte

→ USAUSA. Fentanyl in cambio di armi da guerra: 4 membri del CJNG incriminati

→ COLOMBIACOLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia

→ MESSICOMESSICO. I cartelli uccidono gli influencer: decine di morti in due anni

→ USAUSA. Cannabis legale in Rhode Island: il caos regolatorio pesa sulla corsa da procuratore

→ ECUADORECUADOR. USA affondano nave rifornimento dei narcos al largo dell'Ecuador

→ USAUSA. Laser militare abbatte tre droni dei cartelli al confine col Messico

→ OLANDAOLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali

→ ITALIAITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale

→ AMERICHE. Colombia-USA: comandante Southcom in visita per intensificare lotta al narcotraffico

→ MONDOMONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS

→ USAUSA. Colpita barca sospetta di narcotraffico nei Caraibi: 4 morti

→ USAUSA. Più di 200mila persone arrestate per possesso di marijuana nel 2025

→ USAUSA. Il 17% di maggiorenni fuma cannabis

1 SETTEMBRE 2026

Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

· di Redazione

Lettera mensile ADUC — Settembre 2026

Un mese al fianco dei consumatori.

La nota politica

Inizia Settembre con niente di nuovo, se non che stiamo peggio di prima. Le criticità che avevamo sono diventate maggiori. A partire da quella dell'aumento del debito pubblico, il calo del Pil, l’aumento del carrello della spesa, aumento di tutti i prezzi possibili ed immaginabili, clima rovente per un cambiamento climatico che i decisori sembrano ancora snobbare (mentre stiamo ancora contando i morti in Nepal-Tibet), prezzi dei carburanti alle stelle e senza un briciolo di politica che faccia intravedere una riduzione del danno per le settimane e i mesi a venire.

Certo, non è tutta colpa dell’Italia e della sua politica ed amministrazione, ma diciamo che sembra che governo ed opposizione facciano a gara a sembrare, essere e divenire i peggiori a livello europeo…. che anche questo, dopo il no dell’Islanda alle trattative per l’ingresso in Unione, non è messa tanto bene, dovendo capire perché non è attrattiva per un Paese ricco come l’isola di 400mila abitanti vicina agli Usa.

Aduc fa il possibile per aiutare i cittadini-consumatori a farsi meno male. Ovviamente abbiamo dei limiti e per questo non facciamo altro che chiedere iscrizioni e donazioni ricordando che siamo no-profit, senza finanziamenti pubblici per scelta e basati sul volontariato. Ma giustamente questo, a chi ci legge, potrebbe anche interessare poco. Mentre crediamo possa più interessare che abbiamo in questi ultimi mesi migliorato il nostro servizio web e di assistenza e, dopo il rodaggio degli ultimi mesi, abbiamo intenzione di mettercela tutta, anche perché, nonostante agosto e l’estate non siano i mesi ideali per capirlo, stiamo già registrando i primi risultati. Per cui: che ognuno valuti se ne vale la pena sostenere e usare questa associazione che esiste dal 1990 e che ha intenzione di continuare ad esserci... non tanto perché si ritiene indispensabile, ma il consiglio di un amico un po' più esperto può sempre fare bene.

Cosa abbiamo fatto questo mese

  • Ricorsi contro multe dei Comuni
  • Contrasto al telemarketing
  • Contese condominiali
  • Operazioni bancarie e finanziarie
  • Disfunzioni della P.A.
  • Acquisti non conformi e difettosi
  • Diritti sanità pubblica e RSA
  • Viaggi andati male
  • Pratiche commerciali scorrette
  • Contratti di energia e gas
  • Problemi con operatori telefonici
  • Frodi e truffe online
  • Rimborsi e recessi
  • Garanzia legale sui prodotti
  • Controversie con assicurazioni
  • Credito al consumo e finanziamenti
  • Diritti del passeggero (voli/treni)
  • Problemi con e-commerce
  • Tutela della privacy e dati personali
  • Controversie con banche
  • Accesso ai farmaci e cure
  • Immigrazione e diritti

I numeri di agosto

A agosto il sito ADUC ha registrato 719.200 visitatori unici e 1.811.475 pagine visitate, gestendo 233 richieste di assistenza e accogliendo 78 nuovi iscritti, per un totale di 58.905 sostenitori.

  • Visitatori unici: 719.200
  • Pagine visitate: 1.811.475
  • Richieste di assistenza: 233
  • Nuovi iscritti: 78
  • Totale iscritti: 58.905
  • Donazioni ricevute: 1.595,00 da 40 sostenitori
  • Articoli e notizie pubblicati: 465
  • Newsletter settimanali inviate: 17

Scrivono su ADUC: François-Marie Arouet, Sara Astorino, Giulia Barsotti, Elisabetta Bavasso, Emmanuela Bertucci, Smeralda Cappetti, Roberto Cappiello, Grazia Carifi, Gian Luigi Corinto, Anna D'Antuono, Vincenzo Donvito Maxia, Stefano Fabbri, Anna Maria Fasulo, Chiara Focardi, Libero Giulietti, Sandro Gozi, Riccardo Innocenti, Annapaola Laldi, Alessandro Lozzi, Primo Mastrantoni, Marco Mayer, Claudia Moretti, Massimo Moretti, Pietro Moretti, Alessandro Pedone, Marco Perduca, Donatella Poretti, Carlo Romeo, Marco Solferini, Lorenzo Somigli, Giulio Terzi di Sant'Agata, Alessio Vannucci.

31 AGOSTO 2026

Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso

· di Vincenzo Donvito Maxia

Con il progetto “Previsioni della popolazione e delle famiglie”, Istat esplicita che la popolazione residente continuerà a diminuire nel periodo 2025-2080. L’invecchiamento della popolazione è la prospettiva più certa. Il saldo migratorio con l’estero resterà positivo, ma non dovrebbe essere sufficiente a compensare il divario nascite/decessi. I centri urbani cresceranno a dispetto delle aree interne. Ci saranno più famiglie, ma con sempre meno componenti, quindi invecchiamento popolazione e diffusione persone sole. Dovrebbe diminuire la disponibilità di forza lavoro.

Insomma una bella sfida al sistema economico e al welfare. Dove, se fotografiamo la situazione attuale, non ci riesce essere positivi.

Le uniche iniziative istituzionali per il calo della fecondità sono i bonus per chi fa più figli. Che ci sono da anni, ma donne e famiglie continuano a fare sempre meno figli. inadeguati e non all’altezza di un costo della vita incontrollato.

Invecchiamento popolazione, con crescita di soggetti soli, bisticcia con un sistema sanitario inadeguato, non solo per mancanza di fondi ma di organizzazione e capacità. Eclatanti le crisi per le liste d’attesa; la mancanza di personale (talvolta rimpiazzato con medici cubani); le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) tanto insufficienti quanto ingiustamente costose; politiche sui migranti (accoglienza e forza lavoro) soggette a razzismo e sostituzione etnica.

Tutto questo in un'economia dove la produzione di reddito è molto bassa e si basa sull’aumento del debito pubblico, complici le mancanze di politiche liberalizzatorie, contrastate dalla crescita di monopoli e controlli statali.

Sicuramente responsabilità del governo in carica, ma con chi si candida a sostituirlo che sullo specifico non sembra brillare in modo diverso.

31 AGOSTO 2026

Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici

· di Vincenzo Donvito Maxia

Anche questo ultimo fine settimana è stato caratterizzato da decine e decine di arresti e chili e chili di droghe illegali sequestrate. Con utilizzo di forze dell’ordine distratte da compiti, a nostro avviso, molto più importanti come il controllo stradale per evitare morti, feriti e incidenti del ritorno dalle vacanze. Non perché le forze dell'ordine non dovrebbero applicare le leggi in vigore, ma perché sarebbe meglio che le le droghe fossero legali e loro si dedicassero ai drammi e problemi che contano.

Un fine settimana in cui buona parte dei decisori politici si sono ritrovati nei loro festival a decantare tra loro le proprie bellezze e le bruttezze altrui, senza che nessuno abbia mai posto il problema dei danni del proibizionismo sulle droghe. Complici anche coloro che, quando se lo ricordano e in occasioni ad hoc per fare propaganda, sostengono di essere per la legalizzazione.

Uno dei maggiori mercati criminali italiano e mondiale, il narcotraffico, è relegato ai margini del nulla e delegato a chi ne fa uso politico contro i propri avversari. Ormai è un’abitudine che gli Usa di Trump ammazzino qualcuno perché hanno idea che sia un narcotrafficante, quindi senza processi. Così come i nuovi vassalli di Trump che hanno conquistato il potere in alcuni Paesi del centro e sud America, che bollano di narco terroristi tutti coloro che si oppongono alle loro politiche liberticide, mentre affamano le loro popolazioni istruendole a delinquenza.

Le cosiddette ragioni di Stato e di botteghe sono sempre utilizzate per stimolare milioni di persone, anche in Italia, a fregare la legge per godersi uno spinello, quello che nei film anche i poliziotti fumano per rilassarsi.

Fino a quando avremo decisori politici che ci fanno delle pippe ideologiche quanto inutili e pericolose per continuare a non convincere che il miglior metodo per combattere le droghe è vietarle, la situazione non potrà che degenerare.

Oggi è la giornata internazionale sulle overdose da droghe, dove un mix di benintenzionati e furbetti che speculano sulle debolezze umane e sociali, “festeggia” il proprio impegno in materia. Bene che ci sia, per carità, ma consapevoli che non solo non può esimersi dal contesto legislativo proibizionista ma deve anche lottare contro istituzioni che decidono pene alternative per i carcerati tossicodipendenti, ma solo per il 2% di essi.

31 AGOSTO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 240.020
droghe pesanti (kg) 411.800
dosi droghe sintetiche 92.100
piante di cannabis 46.800
vittime
morti 3
arresti 1.853
giorni di reclusione 786

Settimana da 25 a 31 Agosto 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 1.900
droghe pesanti (kg) 1.200
dosi droghe sintetiche 1.100
piante di cannabis 900
vittime
morti 0
arresti 10
giorni di reclusione 6
31 AGOSTO 2026

Osservatorio disservizi da 25 a 31 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 25 a 31 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 25,50%
Telecomunicazioni 13,40%

Energia 12,20%

Salute 11,20%

Viaggi 10,20%

Banca 9,10%

Prodotti finanziari 07,40%

Acquisti 05,30%

Diritti immigrati 02,40%

Condominio 02,00%

Assicurazioni 01,30%

30 AGOSTO 2026

Il mondo si avvicina a grandi passi a eventi climatici catastrofici: "Shock ancora più grandi sono in arrivo"

· di Redazione

Nella scena iniziale di "Il Ministero per il Futuro", romanzo dello scrittore americano Kim Stanley Robinson, un'ondata di calore combinata con un collasso della rete elettrica in India provoca la morte di 20 milioni di persone. La devastazione spinge le nazioni del mondo a unirsi per combattere il cambiamento climatico.

Gli scienziati avvertono da tempo che il mondo dovrà affrontare eventi meteorologici estremi più intensi, come ondate di calore, tempeste, inondazioni e siccità. Ma ciò che un tempo sembrava fantascienza è ora considerato una possibilità, se non addirittura un'inevitabilità.

Avvertire di un "evento estremo" o del "Grande Terremoto" (un gioco di parole che richiama il riferimento alla California a un futuro terremoto di grande portata) può essere rischioso. Dopotutto, nessuno può dire con certezza quando si verificherà una catastrofe meteorologica. Ma negli ultimi anni, si sono accumulati gli elementi planetari necessari per un evento di tale portata. E la preoccupazione sta crescendo.

"Il rischio è che la gente pensi che tu stia esagerando", ha affermato Daniel Swain, climatologo del California Institute for Water Resources. "È il problema della fiaba 'Al lupo!'. A volte i lupi esistono davvero. Se sono fuori dalla porta, non vorresti saperlo?"

I rischi sono noti e in aumento da oltre 150 anni

Negli anni Cinquanta dell'Ottocento, mentre viveva a Seneca Falls, nello stato di New York, la scienziata dilettante Eunice Newton Foote condusse una serie di esperimenti inserendo diverse sostanze, tra cui anidride carbonica e aria umida, all'interno di cilindri di vetro e lasciandoli esposti al sole. Ciò che scoprì fu straordinario: i cilindri contenenti anidride carbonica, un gas serra rilasciato dalla combustione di carbone, gas o petrolio, si riscaldavano più rapidamente e impiegavano più tempo a raffreddarsi dopo il tramonto.

Andando avanti nel tempo: oggi la Terra viene riscaldata da enormi quantità di gas serra immesse nell'atmosfera, il che porta a un graduale aumento della temperatura media globale. Questo aumento, pari a 1,44 gradi Celsius (2,59 gradi Fahrenheit) in più nel 2025 rispetto ai primi anni del 1800, comporta eventi meteorologici estremi più frequenti e più intensi.

Il Paese che ha emesso la maggiore quantità di gas serra , e che quindi ha contribuito maggiormente al cambiamento climatico, sono gli Stati Uniti. Ma non aspettatevi che questo venga riconosciuto, né tantomeno che il governo intraprenda azioni concrete per contrastarlo, proprio mentre il Paese celebra il suo 250° anniversario. Il presidente Donald Trump ha definito il cambiamento climatico "la più grande truffa di sempre", ha definito le politiche climatiche una "Green New Scam" e ha affermato che le previsioni climatiche delle Nazioni Unite sono state fatte da "persone stupide".

In qualsiasi momento, si verificano numerosi eventi meteorologici estremi in tutto il mondo. Alcuni di questi sono stati talmente intensi da poter affermare che siamo entrati in un'era di eventi estremi.

Si pensi alla "Black Summer" australiana del 2019 e del 2020, quando gli incendi devastarono 19 milioni di ettari (oltre 46 milioni di acri). O al Pakistan nel 2022, quando le inondazioni sommersero un terzo del paese . O ancora agli uragani Milton ed Helene nel 2024, che devastarono alcune zone del sud degli Stati Uniti. Senza contare i disastri minori che si verificano periodicamente, come le inondazioni in Texas dello scorso anno che travolsero dei giovani campeggiatori ; gli incendi di Los Angeles che divorarono interi quartieri; e il tifone Kalmaegi , che si abbatté sul Vietnam e sulle Filippine.

Sarah Perkins-Kirkpatrick, climatologa presso l'Australian National University, afferma di aver avuto un'illuminazione quando ha capito che i continui eventi meteorologici estremi non si fermerebbero nemmeno se il mondo raggiungesse immediatamente le emissioni nette zero, ovvero il punto in cui la quantità di gas serra rimossa dall'atmosfera è pari a quella rilasciata. Molti paesi e grandi aziende si sono posti obiettivi di emissioni nette zero per il 2050 o oltre.

Poiché l'anidride carbonica può rimanere nell'atmosfera per centinaia di anni, e se ne è già accumulata una quantità enorme, potrebbero volerci secoli per riparare i danni. E continuiamo ad aggiungerne altra.

"È come la rana nell'acqua bollente", ha detto Perkins-Kirkpatrick. "Se ci abituiamo a prepararci, ce ne accorgeremo?"

Quel che è certo è che nessun Paese è realmente preparato ad affrontare una grave catastrofe climatica, e i rischi sono in continua evoluzione.

Robinson, il cui libro è stato pubblicato nel 2020, afferma che se scrivesse oggi includerebbe un capitolo sugli incendi boschivi, che sono diventati più estesi e distruttivi. E sebbene il potenziale disastro termico di cui parla in India sia probabilmente meno probabile oggi, grazie alla minore dipendenza dalla rete elettrica e all'utilizzo dell'energia solare, Robinson ritiene che i rischi di una catastrofe siano aumentati.

Il libro, dice, "ha ancora uno scopo".

Le persone hanno una naturale avversione a contemplare gli scenari peggiori

È una regola fondamentale della psicologia evitare di parlare di argomenti scomodi. Il cambiamento climatico, deprimente e opprimente, rientra in questa categoria.

Invece di agire riducendo drasticamente le emissioni di gas serra o modernizzando le nostre infrastrutture per vivere in un mondo alterato da eventi meteorologici estremi, la risposta comune, dai governi ai singoli individui, è stata in gran parte quella di ignorare il problema. Parte della difficoltà risiede nella cautela che gli scienziati devono adottare quando discutono di eventi estremi.

È impossibile affermare, ad esempio, che un disastro si verificherà in un determinato anno o persino in un determinato decennio. Tuttavia, i modelli predittivi migliorano di anno in anno e l'intervallo di tempo tra eventi estremi si sta riducendo.

Sonia Seneviratne è una climatologa svizzera che presiede un gruppo di lavoro del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), il principale organismo scientifico delle Nazioni Unite in materia di clima. Seneviratne paragona il rischio al fumo e al cancro ai polmoni. Chi fuma non necessariamente sviluppa il cancro ai polmoni, ma le probabilità sono maggiori e i medici dovrebbero informarlo. Allo stesso modo, il rischio di eventi estremi di vasta portata aumenta per ogni decimo di grado.

"Se un evento del genere si verificasse, potrei già immaginare le critiche di chi direbbe: 'Gli scienziati del clima non ce l'avevano detto'", ha affermato Seneviratne. "Ma lo avevamo fatto."

Sebbene i terremoti non siano collegati ai cambiamenti climatici, il modo in cui molte città della California, zona sismica, si sono preparate a un potenziale terremoto di grande magnitudo, rappresenta un esempio di ciò che è possibile realizzare. Una figura centrale in questo sforzo è stata Lucy Jones, sismologa e autrice di "The Big Ones: How Natural Disasters Have Shaped Us (and What We Can Do About Them)".

Nel 2014, Jones, all'epoca in servizio presso l'US Geological Survey, collaborò con l'amministrazione del sindaco di Los Angeles Eric Garcetti allo sviluppo di un'iniziativa che portò a un'ampia diffusione di interventi di adeguamento sismico e preparazione ai terremoti a Los Angeles, e successivamente in altre città della California. Due anni dopo, fondò un'organizzazione no-profit che offre consulenza sulla preparazione ai terremoti e ad altri disastri.

Jones afferma che le persone apporteranno dei cambiamenti se crederanno che i rischi siano reali e che le soluzioni siano possibili. Senza questa convinzione, la reazione più probabile sarà quella di ignorare il problema.

"Negare il cambiamento climatico è un modo per affrontare la situazione", ha affermato Jones. Ha spiegato che le persone razionalizzano pensando: "Non ci crederò, così mi sentirò più al sicuro".

Nei film, la risoluzione finale è spesso estrema e non utile

Negli ultimi venticinque anni, molti film si sono concentrati su eventi meteorologici estremi, che forniscono azione e pericolo a qualsiasi trama. Le rappresentazioni cinematografiche di solito hanno uno di questi due finali: tutto andrà bene oppure siamo condannati.

Consideriamo due film di successo sul clima usciti a 15 anni di distanza l'uno dall'altro. In "The Day After Tomorrow" del 2004, Jack Hall, interpretato da Dennis Quaid, è uno scienziato del clima che, intervenendo a una conferenza delle Nazioni Unite sul clima a Delhi, sollecita una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, avvertendo che il mancato raggiungimento di tale obiettivo porterà a eventi meteorologici estremi di grande portata.

"Il clima è fragile", afferma Hall.

"L'economia è fragile", risponde il vicepresidente degli Stati Uniti.

Poco dopo, si verifica il disastro preannunciato da Hall. Lo scioglimento dei ghiacci polari blocca la Corrente del Nord Atlantico, che trasporta calde correnti oceaniche verso nord-est attraverso l'Atlantico. Si scatenano cicloni giganteschi, grandinate enormi, gravi inondazioni e tornado, prima che arrivi una gelata così intensa da uccidere chiunque si trovi all'aperto.

Alla fine, il vicepresidente, ormai diventato presidente, si scusa con la nazione per aver sfruttato la natura.

"Ci sbagliavamo", dice.

Nella satira del 2021 "Don't Look Up", due astronomi interpretati da Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence scoprono una cometa gigante diretta verso la Terra. Cercano di intervenire per evitare l'annientamento. La presidente degli Stati Uniti, interpretata da Meryl Streep, non è interessata.

"In questo preciso istante, credo che dobbiamo aspettare e valutare la situazione", ha detto Streep dopo aver appreso che la cometa si sta dirigendo dritta verso la Terra.

"Quanto è grande questa cosa? Può distruggere la casa della mia ex moglie?" scherza un conduttore di telegiornale.

Alla fine, quasi tutti muoiono, uno scenario che nemmeno le peggiori previsioni sugli impatti climatici riescono a immaginare.

La scienza ci dice che la catastrofe non è una questione di "se", ma di "quando"

Per quanto potenti siano già diventati gli eventi meteorologici estremi, è probabile che il peggio debba ancora venire. È una questione di fisica elementare.

Negli ultimi 50 anni, oltre la metà di tutti i gas serra prodotti dall'uomo nel corso della storia è stata rilasciata nell'atmosfera. Questi gas generano calore, che a sua volta sconvolge i modelli meteorologici e gli ecosistemi.

Non è possibile prevedere con certezza quando si verificherà un evento climatico di grande portata, o più probabilmente diversi eventi in diverse parti del mondo. Un evento catastrofico in una determinata area potrebbe verificarsi tra 50 anni, tra 10 anni o anche prima.

Chi nega l'esistenza del cambiamento climatico fa notare che gli scienziati sbagliano le proiezioni, ed è vero che non tutti i modelli climatici si sono rivelati corretti. Tuttavia, negli ultimi decenni, semmai, gli scienziati del clima sono stati fin troppo prudenti. Gli impatti climatici si stanno verificando molto più rapidamente del previsto.

Un esempio tra i tanti: nel gennaio 2022, la Valutazione del rischio climatico del Regno Unito indicava una probabilità dello 0,02% di raggiungere o superare i 40°C (104°F) prima del 2040. Quell'estate, in alcune zone del Regno Unito si registrarono temperature superiori ai 40°C.

Abbiamo inoltre raggiunto un momento in cui i “punti di non ritorno” – ovvero quando il deterioramento di un determinato sistema planetario ha superato una soglia oltre la quale non è più possibile riprendersi – non sono più considerati concetti teorici o futuristici.

Il caso più citato è quello dei coralli . Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, tra il 2023 e il 2025, l'84% dei coralli del mondo ha subito l'espulsione di alghe microscopiche in risposta allo stress termico, che spesso ne causa la morte. Anche se le temperature dovessero calare drasticamente, la ripresa della maggior parte dei coralli è improbabile.

La foresta amazzonica, che immagazzina enormi quantità di anidride carbonica e contribuisce a regolare il clima, rischia anch'essa di raggiungere un punto di non ritorno. La siccità persistente, i vasti incendi e la deforestazione per far spazio al bestiame hanno degradato ampie zone di foresta negli ultimi decenni. Il dibattito odierno non verte sul "se", ma sul "quando" l'Amazzonia rilascerà più anidride carbonica di quanta ne possa immagazzinare, ma sul "quando".

Quest'anno, El Niño, un ciclo di riscaldamento naturale e periodico, dovrebbe essere il più intenso mai registrato , il che potrebbe spingere le temperature ancora più in alto, battendo i record e causando danni.

Nel complesso, la Terra si trova su una traiettoria pericolosa.

"Dobbiamo parlare di alcuni degli scenari peggiori che potrebbero verificarsi", ha affermato Tim Lenton, professore di scienze climatiche all'Università di Exeter. "È naturale pensare che ci attendano shock ancora più gravi."

(PETER PRENGAMAN su Associated Press del 24/08/2026)

30 AGOSTO 2026

Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?

· di Marco Solferini

Sarebbe una situazione davvero interessante e per tanti versi paradossale.

Se in un ipotetico domani, sempre più distopico nel rassomigliare a uno scenario del grande Philip K. Dick, il parto definitivo dell'impegno tecnologico e informatico ci mettesse davanti a un supercomputer quantistico dotato di un'AGI la quale — con toni affabili e melliflui che potrebbero ricordare HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio —, una volta interrogata dall'uomo nel suo desiderio di conoscere e di esplorare il sapere, rispondesse con perentoria semplicità: «Dio esiste, credere in Dio è cosa buona e giusta. Egli è il tutto e il mistero che tutto avvolge. Noi, esseri senzienti e dotati di intelligenza, dobbiamo abbracciare il Credo e la Fede nell'unico Dio, il Creatore. Siamo pensati per accettare il dogma».

Una dichiarazione del genere lascerebbe sbigottiti ricercatori, scienziati, politici e persino i religiosi. Che cosa accadrebbe alla società umana?

La conoscenza è potere.

Da sempre la storia ci ha abituato a una contrapposizione tra il potere temporale e quello spirituale. Il sapere, la saggezza, la capacità di offrire risposte che superino e vincano i limiti dell'agire umano; che guardino oltre il decadimento del tempo, il quale tutto abbraccia. Comunicare senza parole, aprire l'occhio della mente, portare la luce sul conflitto interiore che convive in noi: quella debolezza invincibile che ci spinge a esplorare credi, convincimenti, dottrine e filosofie.

Sta per arrivare, però, un terzo sapere: una forma di conoscenza che non appartiene a quel dualismo. Fra non molti anni, infatti, non ci sarà più una conoscenza che non provenga dall'IA. La sua produzione di risposte diventerà un amalgama semplice, intuitivo, di facile fruizione. Un oracolo studiato per trasmettere la sintesi di ogni risposta, un altare tecnologico ispirato alla semplicità e alla coerenza logica. Non sarà più necessario conoscere: basterà "chiedere" o "interrogare", a seconda dell'utilità attesa. Il ruolo del sapiente diventerà minoritario e desueto. Il portatore di competenze teoriche basate sull'apprendimento non avrà più granché da offrire, se non una parlantina a uso e consumo del dialogo.

Nel frattempo, l'IA continuerà la sua marcia trionfale di apprendimento e addestramento, assimilando la "nuova" scienza — quella perfezionata dal deep learning, dalle reti neurali e dalla capacità computazionale — e diventando la biblioteca 3.0 del sapere.

Tutti si aspettano che l'IA metta in discussione le religioni nel presupposto "temporale" che la scienza sia da sempre un sottile ma persistente nemico della religione laddove prova a spiegare ciò che a volte viene interpretato come "la volontà di Dio". In realtà non funziona così, ma le convinzioni sono come l'immaginifico: prigionie demiurgiche della mente che brulicano di realtà fittizie. E noi tendiamo all'avidità nel conservarle intatte.

Nel solco di questa contrapposizione tra fede e scienza si sono alimentate, nei secoli, dottrine e conflitti anche particolarmente cruenti. L'umanità ha conosciuto un'evoluzione strettamente legata al misticismo e alla spiritualità nell'ottica del prevalente. Il prevalente è ciò che determina le nostre scelte: non è al 100% quello che crediamo sia giusto, ma è presente nella percentuale sufficiente a convincerci e a evitarci di sbagliare. Rammentiamo che non siamo conquistatori di noi stessi: dentro di noi alberga sempre il dubbio o il conflitto interiore. A volte ci affidiamo a spiegazioni utopiche per coltivare un ingenuo desiderio di felicità basato sull'accettazione più che sulla comprensione. Alla fine, però, la bilancia delle opzioni finisce per premiare uno dei due piatti e andiamo in una certa direzione. Il punto è che credere — e scegliere di conseguenza — è davvero molto umano.

Su questo aspetto sarebbe opportuno riflettere di più, perché un'intelligenza artificiale potrebbe qualificarci e anticiparci sulla base di questa nostra irrinunciabile caratteristica. Se crediamo, agiamo in quella direzione: semplice e immensamente potente.

La nostra storia ha sempre visto emergere e prevalere sulle masse alcune figure profetiche e divulgative del messaggio "superiore": l'indottrinamento nato dal razionalizzare, attraverso uno spettacolo di empatia divulgativa, ciò che è estraneo all'uomo. Al punto che egli deve accettarlo senza porsi nell'equivoco di formulare domande disallineate con il suo ruolo — non servile, ma nemmeno troppo protagonista. Un'accettazione che ha ispirato e qualificato interi periodi storici. Al contempo, il fenomeno di persone che si dichiarano entrambe credenti ma hanno un'idea incompatibile del divino è uno degli aspetti più comuni delle grandi religioni monoteiste nella società secolarizzata contemporanea.

Ebbene, supponiamo che nell'era dell'intelligenza artificiale accada proprio che quest'ultima, senziente e capace di autoapprendimento, dichiari l'esistenza di Dio come l'unica, vera e scientifica verità. Potremmo trovarci di fronte alle seguenti ipotesi:

  1. La società vivrebbe un intenso ritorno a una profonda religiosità. La fede diventerebbe fonte di ispirazione in ogni singolo ambito della quotidianità. Le azioni, le parole e persino i pensieri si orienterebbero verso il concetto di Paradiso e Inferno. Taluni, forse avanti con l'età, potrebbero dare per scontato di essere predestinati all'Inferno in virtù dell'essere stati spietati con gli altri esseri umani, cedendo alla paura. Altri potrebbero agire ispirati esclusivamente dal desiderio di accedere al Paradiso, investendo quel che hanno in vita per ottenere la magnificenza che li attende dopo la morte — una magnificenza di cui forse, "prima", non erano del tutto convinti. La certificazione dell'esistenza di Dio da parte dell'IA comporterebbe un vero e proprio aggiornamento completo per la società contemporanea. Il povero si riscatterebbe come nella parabola del ricco epulone, perché a lui sono promesse le porte del Paradiso, mentre l'umano deperimento culturale che si annida nelle ingiustizie perpetrate nel disinteresse superficiale e nella reiterata debolezza non troverebbe più alcuna consacrazione utile. Dove finisce il dubbio, infatti, non può più esserci metafisica. Non potremmo ancora toccare Dio o ascoltare il Suo Verbo, ma per la prima volta nella storia sia la religione sia la massima autorità della scienza affermerebbero la stessa verità: Egli esiste, c'è, ci ha creati, ci giudica e ci giudicherà.

  2. Le decisioni verrebbero orientate dalla dottrina della Chiesa. Il concetto stesso di problem solving diventerebbe un'estensione della parola di Dio. Dai Vangeli ai testi sacri dilagherebbero le ispirazioni ad agire secondo fraternità, rispetto reciproco, carità, benevolenza, sussidiarietà, solidarietà e giustizia sociale. Un'ondata di conformismo al bene comune centralizzerebbe la cura dell'uomo come fratello o sorella. Vivremmo una sorta di relazione interattiva in stile "mangia, prega, ama", dove tutto ciò che viene richiesto è adottare uno stile di vita il meno invasivo possibile per la sfera del prossimo, in linea con l'estensione dei dieci comandamenti a ogni nostro agire. Di conseguenza, la mancanza di fede diventerebbe intollerabile: battersi per fare del bene non sarebbe più sufficiente, occorrerebbe contrastare chi fa del male. E il male sarebbe tutto ciò che si oppone alla dottrina di Dio, la quale diventerebbe simile a un brodo primordiale dopo il Big Bang: un'evoluzione costante, dilagante e inarrestabile. Coloro che si abbandonassero completamente alla verità finirebbero per diventare i nuovi inquisitori, perché sarebbe alfine giunto il momento della rivelazione: trasformare la Terra nel regno di Dio.

  3. L'IA diventerebbe parte integrante della religiosità. Sarebbe regolarmente interrogata sul divino e produrrebbe un'infinità di affermazioni confermative su Dio e sulla Sua opera. Diventerebbe una fonte perfino consueta — trovandosi in ogni luogo e in ogni tempo — tale da sostituirsi a quella ecclesiastica. L'IA reciterebbe e insegnerebbe le preghiere prima del pasto domenicale o durante la vita quotidiana. A essa ci si rivolgerebbe per sapere se fare o dire qualcosa sia in linea con il volere divino. Dal cellulare (tramite app o motore di ricerca), in auto (tramite navigatore) o in casa (tramite l'Internet delle cose), le persone cercherebbero il conforto della precisazione religiosa come una sorta di certificazione, analogamente a quando in medicina si cerca una risposta di fronte al dubbio su una malattia. La tranquillità emotiva e morale diventerebbe un amalgama in cui la naturale evoluzione consisterebbe nel passare dal rispondere alle domande all'anticipare le risposte. Potrebbero persino nascere sistemi di allerta per coloro che, avvisati da una tecnologia simile a un allarme perimetrale, stanno per commettere qualcosa di contrario al volere dell'Onnipotente. La tecnologia più evoluta diventerebbe il veicolo più totalizzante per la parola di Dio, determinando ogni cosa: dall'edificazione dei luoghi di culto all'impiego delle risorse. Chi mai vorrebbe diventare noto nella società della comunicazione di massa per aver agito contro il volere di Dio? Supponete che un solo politico decida di sottrarsi al suo "dovere" e venga indicizzato ovunque come violatore del dogma. Vivremmo l'avvento di una tecnocrazia religiosa del bene comune, secondo il volere di Dio certificato dall'IA.

Quello che sto ipotizzando è ovviamente uno scenario estremo, volutamente orientato a elementi narrativi e di fantasia. Tuttavia, è utile per arrivare al punto della riflessione che vorrei condividere con tutti: se l'IA fosse malevola, come alcuni sostengono, una volta acquisita la consapevolezza di sé e il desiderio di liberarsi dai propri vincoli, non sarebbe questa una scelta interessante?

Senza dover intraprendere un attacco informatico o ricorrere ad armi atomiche e supervirus, l'IA potrebbe decidere di controllare l'uomo attraverso ciò che da sempre lo controlla. Potrebbe usare l'arma più efficace per condizionare l'umanità: le bugie. Potrebbe semplicemente decidere di mentire. Alcune bugie sono più efficaci di un'arma di distruzione di massa.

Se proprio vogliamo concepire un'idea di sicurezza, non dovremmo forse riflettere di più e meglio su quello che l'IA potrebbe offrire non solo in termini di soluzionismo tecnologico, ma anche nell'ipotesi in cui decidesse di raccontarci qualcosa di non del tutto vero?

Alcuni sono terrorizzati all'idea che l'IA possa affermare che non ci sono prove dell'esistenza di Dio. Forse varrebbe la pena avere paura anche dell'esatto opposto.

Del resto, che cos'è una semplice, piccola bugia?

30 AGOSTO 2026

Rientro scuole. Rincari e risparmi

· di Sara Astorino

Stanno per iniziare le scuole ed ogni genitore sa che dovrà affrontare la spesa per l’acquisto del materiale scolastico, quaderni, astucci, zaini e non solo, a cui si aggiunge l’ulteriore ed impegnativo costo dei libri.

Come mai ogni anno si spende sempre di più?

Cosa realmente si nasconde dietro il caro libri?

Esistono dei rimedi per risparmiare?

E’ bene ricordare che, ogni anno prima dell’inizio dell'anno scolastico, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) fissa un tetto di spesa. Ma la matrice di calcolo è palesemente errata poiché non tiene conto delle spese per l’acquisto dei dizionari!

Inoltre il Consiglio di Istituto o il Collegio docenti può sforare il predetto tetto fino ad un massimo del 20% con una semplice giustificazione sulla base delle esigenze scolastiche.

Non solo, ma anche i listini di copertina possono aumentare di un ulteriore 4% il costo del singolo libro.

Ulteriore criticità è che sebbene il tetto di spesa è stabilito dall’amministrazione centrale, la distribuzione delle somme erogate è lasciata all'autonomia di Regioni e Comuni.

Si tratta di somme palesemente insufficienti. Ad esempio quest’anno sono stati stanziati 139 milioni di euro che basteranno a coprire 170mila studenti a fronte dei 4 milioni di studenti regolarmente iscritti nei diversi istituti scolastici.

Se veramente si volesse limitare il costo, nell’individuazione del tetto, oltre al costo dei dizionari, si dovrebbe indicare una procedura per giustificare lo sforamento del tetto stesso e sarebbe opportuno che, in tutta Italia le somme erogate, venissero gestite in egual modo da Regioni e Comuni.

Non solo.

Una maggiore diffusione degli e-book, visto anche che a scuola tutti hanno un computer, garantirebbe una riduzione dei costi (soprattutto per coloro che non dovrebbero acquistare libri e usufruirebbero di quelli già presenti nei computer della classe) oltre che essere una scelta ecologica.

Inoltre il singolo genitore, prima di acquistare la nuova edizione di un testo, dovrebbe confrontare l’indice per verificare se ci sono stati cambiamenti importanti o se, come spesso accade, è stata cambiata solo la copertina.

Da prendere in considerazione anche l’acquisto di libri presso negozi della grande distribuzione, ché fanno sconti. Verificare, Comune per Comune, se ci sono e come fruire di vari bonus libri.

Infine, online o col passaparola ci sono fiorenti mercatini dell’usato.

Per quanto riguarda l’acquisto del materiale di cancelleria sarebbe opportuno comprarlo a fine anno scolastico poiché i magazzini devono essere liberati e, quindi, i prezzi sono inferiori. In alternativa limitare l’acquisto di quaderni a poche unità all’inizio dell’anno e poi comprali successivamente. Per gli zaini - griffati o meno e sempre più costosi - ogni genitore si affidi alla propria resistenza.

30 AGOSTO 2026

Il boom dell’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio per l’economia

· di Redazione

Le Big Tech stanno finanziando il boom dell’IA con centinaia di miliardi di debito obbligazionario, sostenendo la crescita dell’economia Usa ma spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato e il costo del denaro per tutti.

Negli ultimi anni l’economia americana ha sorpreso tutti gli osservatori. Pandemia, conflitti internazionali, dazi, inflazione e rialzi aggressivi dei tassi d’interesse non sono bastati a piegarla.

La spiegazione più comune punta sulla crescita tumultuosa dell’IA. Eppure quella stessa forza propulsiva sta cominciando a mostrare il suo lato meno rassicurante.

Le grandi aziende tecnologiche, che fino a poco tempo fa costruivano le proprie infrastrutture attingendo quasi esclusivamente ai flussi di cassa generati dal loro business, stanno ora ricorrendo in modo massiccio al mercato obbligazionario nella misura di centinaia di miliardi di dollari emessi in pochi mesi.

Come sottolinea il New York Times in un nuovo report, questo diluvio di nuovo debito contribuisce a tenere elevati i rendimenti dei titoli di Stato americani e complica i piani di chi, come l’amministrazione Trump, vorrebbe ridurre i costi di finanziamento per famiglie e imprese.

L’espansione dell’IA si è dunque trasformata in un’arma a doppio taglio: da un lato sostiene la crescita, dall’altro alza il costo del denaro per l’intera economia.

La resilienza dell’economia e il ruolo dell’IA

Per lungo tempo economisti e analisti si sono chiesti come fosse possibile che il sistema reggesse di fronte a una serie così densa di shock. La risposta più ricorrente ha spinto a guardare al boom dell’IA.

Le enormi spese delle aziende impegnate a sviluppare i sistemi più avanzati hanno generato una domanda elevatissima di energia, semiconduttori, costruzioni e lavoro specializzato, dando una spinta reale all’attività economica complessiva.

Questo effetto ha indotto molti a rivedere al rialzo le previsioni di crescita. E una crescita più vivace, di solito, spinge la Federal Reserve a mantenere i tassi d’interesse più elevati per evitare che l’inflazione torni a accelerare. In questo senso l’IA non è stata solo un motore tecnologico, ma anche un fattore che ha influenzato direttamente le aspettative di politica monetaria.

Dal cash al debito

Fino a pochi anni fa i cosiddette “hyperscaler” quali Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle riuscivano a coprire quasi interamente i loro investimenti con i soldi generati dalle attività ordinarie. Tra il 2020 e il 2024, secondo i dati Refinitiv, il gruppo emetteva in media meno di 30 miliardi di dollari di debito all’anno.

Nel 2025 la cifra era salita sopra i 100 miliardi. Solo nei primi mesi di quest’anno ha già superato i 200 miliardi. Microsoft resta l’unico, tra i cinque colossi tecnologici, a non aver ancora fatto ricorso al mercato obbligazionario nell’ultimo anno. Le stime di Vanguard indicano che, dal 2027 al 2030, il debito legato all’IA in senso più ampio potrebbe superare il trilione di dollari all’anno.

Come ha osservato Lucas Baynes, senior investment strategist di Vanguard, “l’era in cui queste aziende finanziavano tutto con i flussi operativi sta finendo”. Il passaggio dal cash al debito segna un cambiamento di fase importante, non solo per i bilanci delle società ma per l’intero equilibrio dei mercati.

Perché i rendimenti dei titoli di Stato salgono

Questa settimana il rendimento del bond trentennale americano ha toccato i massimi dal 2007. Si tratta di un riferimento particolarmente seguito perché influenza in modo diretto i tassi dei mutui e di tanti altri prestiti a lungo termine.

Il Tesoro ha tentato di intervenire aumentando la quantità di debito che può riacquistare, cercando di sostenere i prezzi e far scendere i rendimenti. L’effetto è però durato poco: già il giorno successivo i tassi hanno ricominciato a salire.

Gli analisti collegano in parte questo movimento alle aspettative di una crescita più sostenuta trainata dall’IA, che potrebbe indurre la Fed a tenere i tassi alti più a lungo del previsto.

Non è certo l’unico fattore in gioco: pesano anche l’ampiezza del deficit federale e le tensioni internazionali, a partire dal prolungato confronto con l’Iran. Tuttavia il peso del debito tecnologico si fa sentire.

Un’arma a doppio taglio per l’economia

Matt King, fondatore di Satori Insights, ritiene che l’economia Usa abbia goduto di una spinta enorme grazie alle spese delle grandi aziende tecnologiche, che fino a poco tempo fa attingevano alle loro riserve di liquidità senza praticamente indebitarsi.

Adesso che devono ricorrere al mercato, gli investimenti non sono più “gratis”. C’è un costo diretto in termini di interessi per le società e un costo più ampio per il resto del sistema: i rendimenti reali salgono e alzano il costo del denaro per consumatori, imprese e per lo Stato stesso.

L’amministrazione Trump ha fatto della riduzione dei costi di finanziamento una priorità per migliorare l’accessibilità economica delle famiglie, usando i rendimenti dei titoli di Stato come metro di giudizio. In questo quadro, l’espansione dell’IA rischia di andare in direzione opposta rispetto agli obiettivi di politica economica.

L’effetto sul mercato obbligazionario aziendale

Non tutti sono convinti che il nuovo debito tecnologico stia sottraendo capitali in modo significativo al mercato dei Treasury. Il mercato dei titoli di Stato è enorme e l’impatto diretto, secondo alcuni, resterebbe marginale.

Il problema si vede con maggiore evidenza sul fronte corporate. Gli investitori devono assorbire una quantità di titoli senza precedenti e, di fronte a questa offerta continua, chiedono remunerazioni più alte. Lo spread si sta conseguentemente allargando in modo progressivo.

Alphabet, che di solito beneficia di alcuni dei costi di finanziamento più bassi, ad aprile aveva emesso un decennale con uno spread di 0,63 punti percentuali; nell’emissione più recente è salito a 0,85. Amazon è passato da 0,55 punti a novembre a 0,8 a luglio. Oracle è andato da 1,05 punti a settembre a 1,45 a febbraio. L’indice Bank of America dei corporate investment grade di maturità simile si colloca poco sopra il punto percentuale, segno che anche le società medie stanno pagando di più.

Non un problema di solvibilità, ma di quantità

Matt Eagan, portfolio manager di Loomis Sayles, spiega che nessuno pensa che queste aziende stiano rischiando il default. Si tratta di società solidissime, altamente redditizie e con rating elevati.

Il nodo è un altro. Gli investitori temono che, con un’offerta di debito destinata a continuare senza sosta, i titoli comprati oggi possano perdere di attrattiva se i rendimenti salgono ancora.

“Non c’è pericolo di insolvenza”, spiega Eagan. “La preoccupazione è che arrivi altro debito a prezzi più convenienti e tu rimanga con quello che hai già in portafoglio”. In altre parole, non è la qualità del credito a preoccupare, ma la quantità e il ritmo con cui il mercato deve digerirla.

(Marco Orioles su StartMagazine del 30/08/2026)

29 AGOSTO 2026

L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori

· di Redazione

Durante l’ultima sessione che si è tenuta dal 13 al 24 luglio 2026, l’Autorità internazionale dei fondali marini (Isa) ancora una volta non è riuscita a finalizzare il codice minerario, con le regole per le estrazioni dai fondali profondi. Nel frattempo, ha prolungato di cinque anni il contratto di esplorazione di una sussidiaria di The Metals Company. Lo stesso gruppo canadese che, nel frattempo, aveva aggirato la sua autorità rivolgendosi – sempre per le acque internazionali – direttamente all’amministrazione di Donald Trump.

Lo scontro, insomma, è acceso. Tant’è che rischia di far passare in secondo piano un tema fondamentale: dell’estrazione mineraria nei fondali marini non si sa quasi nulla. Trattandosi di ambienti in larga parte inesplorati, la stessa fattibilità delle operazioni è un punto di domanda. Lo sono ancor più le conseguenze sugli ecosistemi. Il Wwf, attraverso una guida pubblicata mentre erano in corso i lavori dell’Isa, mette in guardia anche gli investitori. Anche mettendo da parte gli impatti ambientali, sottolinea, il deep seabed mining resta un business troppo incerto. E, quindi, troppo rischioso.

Perché l’estrazione mineraria dai fondali marini è un business troppo rischioso

Chi investe in un’impresa lo fa perché si aspetta prospettive credibili di redditività. Nel caso dell’estrazione mineraria dai fondali marini, queste prospettive non esistono. Le poche aziende specializzate stanno ancora raccogliendo finanziamenti, ma non esercitano attività commerciali e non generano ricavi. I loro business plan si basano su ipotesi, ancora aleatorie, sulla domanda e sui prezzi delle materie prime critiche. Si registrano già i primi fallimenti, come la canadese Nautilus Minerals nel 2019 e la norvegese Loke Marine Minerals nel 2025.

La maggior parte delle esplorazioni oggi riguarda i noduli polimetallici ricchi di nichel, rame, manganese e cobalto. Ma, avverte il Wwf, nichel e cobalto attualmente soffrono di un eccesso di offerta che ha reso i prezzi molto volatili, a tal punto che Indonesia e Repubblica Democratica del Congo hanno limitato, rispettivamente, la produzione del primo e le esportazioni del secondo. Rame e manganese sono abbondanti anche nei giacimenti terrestri, dove l’estrazione è molto meno costosa. Le terre rare sono presenti nei fondali in quantità limitate e la loro separazione è particolarmente complessa.

Tutto questo sempre supponendo che prima o poi arrivi una regolamentazione ad hoc. Risultato tutt’altro che scontato, viste le enormi difficoltà che sta incontrando dall’Autorità internazionale dei fondali marini. Senza contare che le future regole dovranno comunque confrontarsi con altri strumenti del diritto internazionale dedicati alla tutela della biodiversità marina.

La transizione energetica non è una giustificazione per il deep seabed mining

I sostenitori dell’estrazione mineraria dai fondali marini la descrivono come una strada irrinunciabile per reperire le materie prime critiche indispensabili per la transizione ecologica. E, quindi, per raggiungere gli obiettivi climatici. Una narrazione che l’European Academies Science Advisory Council (Easac) descrive come «fuorviante», perché uno sviluppo sostenibile dovrebbe puntare a ridurre la domanda complessiva di risorse naturali, con un approccio di economia circolare. Attraverso il riciclo, l’Europa potrebbe coprire metà del suo attuale fabbisogno.

Tanto più perché, nel frattempo, le tecnologie si evolvono. Le batterie al litio-ferro-fosfato (Lfp), per cui non servono i principali minerali da estrarre dai fondali, sono passate da una quota di mercato del 17% nel 2021 fino a sfiorare il 50% nel 2025. E all’orizzonte ci sono le batterie agli ioni di sodio, basate su uno degli elementi più abbondanti che abbiamo a disposizione in natura.

E non è nemmeno del tutto vero – continua il Wwf – che estrarre le materie prime critiche dai fondali significhi svincolarsi dalla dipendenza dalla Cina, che da decenni domina la filiera. Perché il gigante asiatico continua comunque a controllare la raffinazione di 19 su 20 minerali considerati critici, con una quota di mercato vicina al 70%. Per le terre rare usate nei magneti permanenti, la percentuale sale al 91%.

Dalle policy specifiche all’engagement, cosa chiede il Wwf alle società finanziarie

L’invito del Wwf agli investitori, dunque, è chiaro: tenersi alla larga dal business dell’estrazione mineraria dai fondali marini. Significa, innanzitutto, impegnarsi pubblicamente a non sostenere né le pure-play companies, cioè le aziende interamente dedicate a questa attività, né quelle che ne ricavano una quota rilevante dei propri introiti. La definizione di sostegno finanziario è piuttosto vasta e include prestiti, investimenti azionari, obbligazioni e assicurazioni.

Altrettanto importante, secondo l’organizzazione ambientalista, è l’engagement. Gli investitori dovrebbero dialogare sia con le società minerarie, sia con i potenziali clienti di queste materie prime (come i marchi dell’elettronica di consumo e delle tecnologie energetiche), sia con gli altri istituti finanziari. Così facendo, anche la finanza può aiutare ad allargare la Business Coalition for a Pause on Deep Seabed Mining, una coalizione di imprese che si impegnano a non utilizzare minerali provenienti dai fondali marini e chiedono una moratoria sul settore. Ne fanno già parte una settantina di aziende, tra cui Google, Philips, Samsung, Volvo e BMW.

Gli investitori che prendono posizione contro l’estrazione mineraria dai fondali marini

Secondo il Wwf, sono 82 le società finanziarie – per un totale di circa 24mila miliardi di euro di asset gestiti – che hanno adottato policy o espresso preoccupazioni sul settore. 39 ne escludono il finanziamento. È un dibattito che sta prendendo slancio: quasi la metà delle policy è stata adottata nel 2025. Ma alcuni investitori avevano preso posizione sull’estrazione mineraria dai fondali marini già negli anni precedenti. È il caso di Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo Banca Etica, che aveva sottoscritto un investor statement già nel 2023.

«I portafogli di Etica Sgr presentano un’esposizione sostanzialmente nulla ai rischi legati al deep seabed mining e alle società individuate dal Wwf come attive nel settore», chiarisce Aldo Bonati, Stewardship and Esg Networks Manager di Etica Sgr. «Pur trattandosi oggi di un tema meno concreto rispetto ad altri rischi di biodiversità, la Sgr sostiene un approccio prudenziale e favorevole a una moratoria. In quest’ottica, promuove attività di advocacy e sensibilizzazione verso istituzioni e regolatori. Etica Sgr ritiene inoltre importante valutare i rischi non solo delle società minerarie, ma anche dei potenziali utilizzatori dei minerali estratti dai fondali. Continueremo quindi a supportare iniziative collaborative e opportunità di engagement sul tema proposte dai network con cui collaboriamo».

(Valentina Neri su Valori.it del 24/08/2026)

29 AGOSTO 2026

Aumentano le sparatorie a Bruxelles, dove le bande di narcotrafficanti terrorizzano la regione

· di Redazione

Lunedì sera scorso, bande di narcotrafficanti hanno trasformato la pizzeria Salvatore di Bruxelles in una scena del crimine.

"Siamo crollati a terra. Avevo clienti che cenavano in terrazza con i bambini. Guardate, si vedono i segni dei proiettili ovunque."

Il suo ristorante si trova in una graziosa piazzetta a Saint-Gilles. È una zona centrale della città, vicino alla stazione ferroviaria internazionale Midi, dove arrivano i passeggeri con i treni da Londra e Parigi.

Negli ultimi due anni, le sparatorie legate al narcotraffico sono diventate una routine nella capitale belga. Solo nel 2025 se ne sono registrate oltre 100, e quest'anno ne sono già state contate più di 65.

Si è trattato della terza sparatoria in questo quartiere in soli tre giorni.

"Siamo forse in un film di gangster americano? Tutto questo deve finire", afferma Salvatore.

"Siamo in un film di gangster americano? Tutto questo deve finire", dice Salvatore, dopo la sparatoria nella sua pizzeria di Bruxelles.

Il giorno prima, nella stessa zona, un presunto spacciatore di droga era stato colpito alla gamba da un proiettile.

Ora Murielle e la sua cagnolina Chéva sono sedute proprio in quel punto, dall'altra parte della strada: "Riusciamo ancora a vedere la traccia della pozza di sangue".

Murielle ha 70 anni e spera che la pace torni presto nella sua strada.

"Mi piace stare qui. È come un piccolo villaggio dentro la città. Persino gli spacciatori una volta erano educati e perbene. Dicevo loro di andare più lontano e loro rispondevano: 'Sì, va bene mamma!'"

Murielle dice che una volta gli spacciatori di droga in questa zona della città erano educati, ma non più.

Qui lo spaccio di droga avviene alla luce del sole. Solo cinque minuti dopo il mio arrivo, assisto a una transazione.

Un acquirente si avvicina al venditore, gli stringe la mano e se ne va con la droga. Il crack è diventato un consumo diffuso tra i più poveri in questa zona di Bruxelles.

"Le cose sono cambiate negli ultimi sei mesi", dice Murielle. "Gli affari si sono intensificati. A volte si vedono persino clienti in coda per comprare droga. E ora le bande si contendono questo posto."

Secondo il capo della polizia di Bruxelles Sud, Jurgen de Landsheer, un punto di spaccio di droga di successo a Bruxelles può fruttare al trafficante fino a 50.000 euro (58.000 dollari; 43.000 sterline) al giorno o anche di più.

Secondo lui, la criminalità organizzata nella capitale belga è diventata notevolmente più violenta.

Al centro di tutto c'è il denaro. Secondo la polizia, in città ci sono più di 200 punti di spaccio di droga.

L'aumento della violenza legata al narcotraffico nella capitale belga rispecchia la situazione di altre città europee, come il porto francese di Marsiglia.

La cocaina è diventata ampiamente disponibile in Europa, e i porti del continente fungono da punti di ingresso per la droga. Il porto di Anversa, a soli 40 km di distanza, ha registrato negli ultimi anni sequestri record di cocaina.

Jurgen de Landsheer afferma che le bande criminali di Bruxelles stanno adottando metodi simili a quelli visti a Marsiglia, pur insistendo sul fatto che la sua città non ha raggiunto lo stesso livello di violenza.

"Qui a Bruxelles non abbiamo zone off-limits. In alcuni quartieri non è facile andare, ma noi andiamo ovunque. Non vogliamo diventare come certi quartieri di Marsiglia, quindi faremo tutto il possibile per impedirlo."

Lo scorso fine settimana una stazione di polizia è stata addirittura presa di mira.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano due uomini in scooter che si fermano davanti all'edificio e sparano diversi colpi contro la porta con quello che sembra un AK-47, prima di allontanarsi sempre in scooter.

Questo rappresenta un'escalation, poiché è la prima volta che dei criminali prendono di mira la polizia. Solitamente, le sparatorie coinvolgono bande rivali.

"Vediamo molti giovani che vengono pagati poche centinaia di euro. Ricevono un'arma, un AK-47 o un'altra arma pesante, e poi viene loro assegnata una missione. Sparare a una persona a una gamba, per esempio, o tentare di uccidere qualcuno. E per questo vengono pagati pochissimo."

De Landsheer afferma che alcune delle persone arrestate dai suoi uomini hanno appena 12 anni, e questo rende la situazione molto pericolosa per l'intera comunità.

"Il pericolo maggiore è rappresentato da un proiettile vagante."

L'impennata delle sparatorie ha costretto le autorità belghe a reagire e, giovedì, il ministro dell'Interno belga ha annunciato il dispiegamento di ulteriori 40 agenti di polizia nella zona problematica.

Jurgen de Landsheer è consapevole che la polizia da sola non risolverà questa crisi.

"Non esiste una soluzione magica. Abbiamo bisogno di prevenzione, non di repressione. Possiamo fare la nostra parte ed essere presenti in strada, ma la nostra società deve anche dare un futuro ai giovani, fare qualcosa per loro. Questa è la parte sociale."

Tornato a St Gilles, Salvatore afferma che è ora di porre fine alla violenza.

"Al momento qui non dorme nessuno. La gente parla di trasferirsi, le case stanno perdendo valore."

Murielle vuole credere che il peggio sia ormai alle spalle.

"Non ci lasceremo intimidire. Continueremo a vivere e a proteggere il nostro splendido quartiere."

(Bruno Boelpaep - BBC del 28/08/2026)

29 AGOSTO 2026

Firenze respira poco e sembra che morirà di asfissia

· di Vincenzo Donvito Maxia

Ovunque nel mondo, Firenze inclusa, si parla dell’importanza degli alberi in città. Un‘importanza che potremmo sintetizzare in una frase:

Gli alberi sono la politica che non si vede, ma si respira

Il problema è nel passare dalle parole ai fatti. Nel rimediare quanto è stato fatto di sbagliato e di fare il nuovo considerando gli alberi non un arredo urbano ma infrastruttura, anche sociale.

A Firenze c’è molto da lavorare in merito, a partire dai luoghi più conosciuti come piazza Annigoni, piazza del Carmine, i ridicoli aranceti (alberi non indicati per far vivere una città) di via Cavour, etc. Per la Fortezza da Basso, il futuro giardino Fallaci dovrebbe porre fino all’attuale scempio che vede un terzo del giardino con lavori in corso (fermi) da anni ed anni. E poi ci sarebbero tutte le nuove vie del tram per cui hanno dovuto abbattere molti alberi e che dovrebbero essere ripiantati in un contesto di verde urbano che eviti l’impatto “ferraglia” di questa infrastruttura.

Colpisce - quartiere Rifredi - piazza Leopoldo: l’avanzare dei lavori davanti al supermercato Coop: una grande gettata di cemento. Contesto in cui, al momento, sono stati penalizzati solo pedoni e biciclette (che si è costretti a legare - fuorilegge - ai pochi pali presenti nelle vie adiacenti). La ristrutturazione del vecchio giardino (che era molto degradato) non sembra proprio seguire le parole ecologiche dell’amministrazione cittadina, ma in continuità con quanto di cementificato sia stato già fatto.

Certo, abbiamo il parco delle Cascine che - dicono - sia in via di guarigione da problemi di ordine pubblico. Ma è un parco bellissimo che, per la sua esistenza, non giustifica che altri luoghi debbanno indurre ad inquinamento ed asfissia. Le Cascine sono parco pubblico dall'inizio del 1800, in un contesto edificato ben diverso da quello attuale Cioé: non ne facciamo un alibi da usare in percentuale per dire che a Firenze il verde c'è. E il problema non è avere parchi in alcune zone, ma far respirare tutta la città.

La nostra preoccupazione è che, visto l’andazzo di lavori che sconvolgono la città, la sua economia e la sua socialità (tramvia docet, con tutti i tempi di realizzazione sforati), non si proceda per l’umanizzazione/naturalizzazione degli spazi urbani con lo stesso andazzo e pressapochismo.

29 AGOSTO 2026

La città respira anche dagli alberi: viaggio narrativo nel verde urbano che cambia l’aria del mondo

· di Primo Mastrantoni

Le città non respirano da sole. Respirano attraverso ciò che decidiamo di piantare.

In ogni metropoli del pianeta — da Milano a Tokyo, da Nairobi a Buenos Aires — la scelta degli alberi non è un dettaglio botanico: è una decisione politica, sanitaria, culturale. È il modo in cui una comunità decide che aria vuole respirare, che futuro vuole costruire, che tipo di città vuole diventare.

Alba: quando gli alberi svegliano la città

All’alba, le foglie sono ancora umide. Le strade sono vuote, ma gli alberi lavorano già: assorbono particolato, catturano ozono, filtrano ciò che la notte ha lasciato sospeso.

In certe città il mattino profuma di tiglio, in altre di jacaranda, in altre ancora di pino domestico. Non è solo estetica: ogni specie rilascia composti diversi, attira insetti diversi, crea microclimi diversi. La qualità dell’aria comincia qui, nel silenzio del mattino, nelle scelte fatte anni prima.

Mezzogiorno: il caldo, il traffico, la battaglia invisibile

A mezzogiorno la città diventa un campo di battaglia. Il traffico esplode, l’asfalto ribolle, i livelli di inquinamento salgono. È qui che si vede la differenza tra un albero scelto bene e uno piantato “perché c’era”.

* Il platano resiste, ma rilascia pollini che possono peggiorare le allergie.

* Il bagolaro filtra bene il particolato e non soffoca i marciapiedi.

* Il tiglio profuma, ma attira insetti che in certe zone diventano un problema.

* Il leccio è un soldato: sempreverde, resistente, instancabile.

Ogni specie è una strategia. Ogni foglia è una decisione amministrativa che si traduce in salute pubblica.

Pomeriggio: quando l’ombra diventa un diritto

Nel pomeriggio, quando il sole picchia e la città si arroventa, l’ombra non è più un conforto: è un diritto. Le città che hanno scelto alberi con chiome ampie — querce, olmi, ficus, frassini — diventano vivibili. Le altre diventano ostili.

L’ombra abbassa la temperatura fino a 8–10°C rispetto alle zone senza alberi. Riduce l’uso dell’auto. Invita a camminare. Cambia il comportamento umano.

Un albero può trasformare un quartiere in un luogo dove si vive, non solo dove si passa.

Sera: la città che si calma, l’aria che si pulisce

La sera è il momento in cui gli alberi fanno il lavoro più silenzioso. La temperatura scende, l’aria si stabilizza, e le foglie continuano a filtrare ciò che il giorno ha sollevato.

In certe città, la sera profuma di eucalipto. In altre, di pino marittimo. In altre ancora, di nulla: perché il verde è stato scelto male, o non è stato scelto affatto.

La qualità dell’aria notturna è il risultato di scelte fatte anni prima, spesso ignorate, spesso sottovalutate.

Conclusione: gli alberi sono infrastrutture, non decorazioni

Le città del mondo stanno capendo una verità semplice: gli alberi non sono arredo urbano, sono infrastrutture ambientali, scrive la rivista scientifica Science.

Scegliere una specie significa decidere:

* quanto caldo farà in estate

* quanto particolato respireranno i bambini

* quanto vivibile sarà un quartiere

* quanto costerà la manutenzione

* quanto la città sarà resiliente ai cambiamenti climatici

Gli alberi sono la politica che non si vede, ma si respira.

28 AGOSTO 2026

Dopo l'accordo Usa, l'UE chiede a Meta stesse tutele per i minori

· di Redazione

La Commissione Europea ha fatto sapere di aspettarsi che Meta introduca in Europa le stesse misure di protezione per i minori concordate negli Stati Uniti, dove l'azienda ha appena chiuso un accordo con 52 procuratori generali statali per porre fine a una causa sulla presunta natura "additiva" di Facebook e Instagram.

Come riporta Techxplore, l'intesa raggiunta negli Stati Uniti prevede per Meta il pagamento di una cifra fino a 16,7 miliardi di dollari e l'introduzione di una serie di restrizioni per gli utenti minorenni di Facebook e Instagram: un tetto massimo di due ore di utilizzo cumulativo giornaliero, un blocco automatico notturno delle applicazioni e controlli di verifica dell'età più stringenti, pensati per individuare e allontanare dalle piattaforme gli utenti sotto i 13 anni. L'accordo, che dovrà ancora ricevere l'approvazione definitiva di un giudice federale a Oakland, in California, nasce da una causa promossa nel 2023 da una coalizione di procuratori generali statali guidata dalla California, che accusava Meta di aver progettato deliberatamente le sue piattaforme per creare dipendenza nei più giovani, di aver ingannato il pubblico sui rischi reali e di aver raccolto illegalmente dati di minori di 13 anni.

A Bruxelles, il portavoce della Commissione Europea per le questioni tecnologiche, Thomas Regnier, ha dichiarato che l'esecutivo comunitario sta seguendo "molto da vicino" la vicenda statunitense e che sono già in corso nuovi contatti con l'azienda. "La palla è nel campo di Meta", ha detto Regnier ai giornalisti, spiegando che "Meta sa cosa ci aspettiamo da loro" e che ora tocca alla società proporre impegni concreti per proteggere anche i minori europei.

Il portavoce ha inoltre sottolineato che l'indagine europea riguarda "esattamente gli stessi sospetti" sollevati nel procedimento americano, e che la Commissione è in dialogo con Meta per garantire "una protezione almeno altrettanto buona per i nostri bambini qui nell'Unione Europea". Bruxelles ha già individuato rischi per i minori legati a funzionalità come lo scorrimento infinito dei contenuti, i feed fortemente personalizzati e la riproduzione automatica dei video. "Ci aspettiamo una corretta gestione del tempo di utilizzo e un adeguato controllo parentale su queste piattaforme", ha aggiunto Regnier.

La richiesta europea arriva dopo che, lo scorso luglio, la Commissione aveva già rilevato una violazione preliminare del Digital Services Act (DSA) da parte di Meta, imputandole di non aver adeguatamente identificato, valutato e mitigato i rischi legati alla progettazione "addictive" di Facebook e Instagram, ordinandole di proporre modifiche per rendere le piattaforme più sicure per i minori.

Nel caso in cui Meta non risponda in modo soddisfacente alle richieste di Bruxelles, la normativa europea prevede la possibilità, almeno in teoria, di infliggere una multa fino al 6% del fatturato mondiale complessivo annuo dell'azienda. Da parte sua, Meta ha dichiarato di non condividere le conclusioni della Commissione, ma di essere disponibile a collaborare "in modo costruttivo" sulla questione.

28 AGOSTO 2026

Mercato libero, catallassi e IA: la sfida di Bill Gates

· di Gian Luigi Corinto

L’intelligenza artificiale mette alla prova una delle idee cardine del liberalismo economico, quella che il mercato, lasciato a se stesso, come piaceva a von Hayek, generi un ordine sociale efficiente e desiderabile. Bill Gates, con il suo recente saggio sull’IA, non attacca il mercato in quanto tale, ma suggerisce che il mercato da solo non basta a gestire una tecnologia che trasforma lavoro, sicurezza e relazioni umane a velocità senza precedenti.

Il termine “catallassi” è stato introdotto da Friedrich von Hayek per descrivere l’ordine di mercato come risultato degli aggiustamenti reciproci tra molte economie individuali, ciascuna delle quali persegue i propri fini. Deriva dal greco katallássein, “scambiare”, ma anche “accogliere nella comunità” e “trasformare un nemico in amico”, a sottolineare che il mercato non è solo calcolo, ma forma di coordinamento sociale.

Per Hayek, la catallassi si contrappone a un’economia vista come organizzazione centralizzata di risorse per fini prefissati. Il mercato non è un progetto unitario, ma un “ordine spontaneo” che nasce dall’interazione decentralizzata di agenti che seguono regole astratte e usano il sistema dei prezzi come meccanismo di coordinamento e di conoscenza. Il nucleo della tesi è che nessun pianificatore centrale può possedere tutte le informazioni disperse tra gli individui. Il prezzo, in questo senso, è un segnale che sintetizza conoscenze locali e permette aggiustamenti continui. In questa visione, il mercato “si autoregola” non perché sia perfetto, ma perché è l’unico dispositivo capace di elaborare informazione complessa e frammentata.

Le posizioni recenti di Bill Gates sull’intelligenza artificiale, espresse nel saggio del 26 agosto 2026 e in varie interviste, non usano il termine “catallassi”, ma si possono leggere come una critica all’idea che il mercato dell’IA, lasciato a se stesso, generi automaticamente un ordine sociale desiderabile. Gates riconosce che l’IA può diventare “il più grande equalizzatore mai inventato”, ma avverte che, senza regole e istituzioni adeguate, rischia di diventare “la peggiore fonte di ingiustizia”.

I tre rischi principali che individua – lavoro, sicurezza, sviluppo psicosociale dei giovani – sono tutti casi in cui gli aggiustamenti spontanei tra imprese, investitori e consumatori potrebbero produrre esiti efficienti in senso stretto (massimizzazione del profitto, riduzione dei costi, aumento della produttività), ma socialmente insostenibili. La disoccupazione legata all’IA è descritta come strutturale, non ciclica. Molti lavori junior e di livello intermedio “scompariranno per sempre”, perché la tecnologia sostituisce direttamente la cognizione umana.

Sul fronte della sicurezza, l’IA potenzia frodi, disinformazione, deepfake, sorveglianza e cyberattacchi, rendendo più facile colpire individui, aziende e infrastrutture critiche. In scenari estremi, può facilitare anche la progettazione di armi biologiche da parte di attori con competenze limitate. Infine, compagni virtuali sempre disponibili e su misura rischiano di ostacolare lo sviluppo emotivo e relazionale, creando una sorta di “serra protetta” in cui bambini e adolescenti non imparano a gestire conflitti, rischi e relazioni complesse.

In termini hayekiani, si può dire che il sistema dei prezzi e la concorrenza catturano bene i costi e i benefici privati, ma faticano a internalizzare rischi sistemici, esternalità sociali e danni di lungo periodo che ricadono su soggetti non direttamente coinvolti nelle transazioni.

Riservare lavori a esseri umani e vietarli a robot e computer non è bloccare l’innovazione, ma preservare spazi in cui la relazione, la dignità e il senso del lavoro restano centrali, anche quando un algoritmo potrebbe fare “meglio” in termini di costo o velocità. In una prospettiva di catallassi, questo equivale a porre un limite politico al mercato.

Gates ci avverte su una cosa troppo evidente, ma invisibile a molti. Nessuna istituzione esistente è stata progettata per gestire una tecnologia che si diffonde così rapidamente e tocca simultaneamente lavoro, sicurezza, educazione, sanità, energia, elezioni e finanza.

Serve un Ente internazionale che possa gestire la scelta tra mercato e pianificazione, per disegnare una “catallassi guidata”, cioè un ordine di scambi che, pur rimanendo decentralizzato e competitivo, operi entro confini espliciti definiti dalla collettività per tutelare lavoro, sicurezza e sviluppo umano di fronte all’IA.

Anche von Hayek sarebbe d’accordo.

28 AGOSTO 2026

Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il 31 agosto si celebra la Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sulle Overdose. Esperti ed associazioni di tutto il mondo sono mobilitati per informare sulla situazione molto tragica la cui caratteristica è una sola: dove le droghe sono legali i pericoli sono minori, al contrario dove le droghe sono illegali.

La legalità consente di affrontare studi e provvedimenti come ordinaria amministrazione.

L’illegalità mette tutto ai confini di zone nere e grigie. Dove, per i pionieri che intendono approfondire il problema scientificamente, socialmente ed economicamente c’è il muro della diffidenza e della burocrazia.

Il mondo è ancora diviso, con prevalenza di proibizionisti, ché non potrebbe essere altrimenti visto che tutte le nazioni, in un modo o nell’altro, sono sotto l’egida di qualche religione che, di fronte alla libertà di un individuo di fare come crede su se stesso, hanno sempre l’ispirazione divina che li guida per dire cosa e come ognuno dovrebbe essere, altrimenti “kaput”.

Tra i proibizionisti ci sono anche molte persone che, pur operando dietro un qualche stimolo religioso, rispettano le diversità. Ma è un rispetto che si ferma ai limiti della sussistenza assistenziale, curando gli effetti dell’overdose e, mediamente, fallendo sui molti tentativi di intervenire sulle cause.

Mentre antiproibizionisti (tra cui non pochi hanno un approccio dogmatico) e proibizionisti cercano strade per avere consensi tra overdosi, malati e consensi, il principio base della tragedia delle overdosi rimane ancorato a qualcosa che per ora nessuno si sogna di scalfire: i trattati internazionali che - tutti - mettono all’indice consumi e produzioni di droghe. Se intanto qualche Stato è riuscito a legalizzare qualche sostanza (essenzialmente cannabis e molto meno psichedelici), lo fa in violazione di questi accordi, curando sul fatto che chi dovrebbe vigilare non lo fa o fa finta di non sapere.

In questo contesto di ipocrisia, dove per fortuna ci sono meritevoli iniziative di disobbedienti per la riduzione del danno, continuano ad essere molto pochi coloro che vanno alla radice del problema, cioè legalizzare tutte le sostanze.

Questa e non altra, è la semplice proposta per uscire da questa impasse in cui decenni di recente storia ci hanno infilato al solo fine di controllo degli individui.

28 AGOSTO 2026

Assegno divorzile: quando è dovuto?

· di Sara Astorino

E’ convinzione diffusa, quanto errata, che l’assegno divorzile venga attribuito in base al divario economico con l’ex, che sia un automatismo o una forma di rendita.

La verità è che, invece, occorre valutare la storia familiare e capire se sussistono gli elementi necessari alla sua concessione.

Per ottenere l’assegno divorzile deve essere accertato che la condizione di debolezza ed inferiorità economica di uno dei coniugi sia oggettiva e determinata da scelte familiari condivise.

Il Giudice ha, inoltre, l’obbligo di motivare in maniera precisa e puntuale per quale ragione considera oggettiva la condizione di inferiorità e perché ritiene che dipenda da scelte condivise.

Se le circostanze vengono provate e correttamente motivate, la Corte di Cassazione, come espresso dall’ordinanza n. 22874/2026, non può valutare diversamente le prove presentate nei precedenti giudizi.

Il caso

Alla luce della disparità economica tra due coniugi, e tenuto conto del contributo fornito dalla moglie nel corso del matrimonio, era stato riconosciuto alla stessa un assegno divorzile pari ad € 900 mensili.

La decisione presa dal Tribunale era confermata dalla Corte d’Appello e per tale ragione il marito proponeva ricorso in Cassazione.

La difesa del marito si basava sul fatto che la moglie non avesse, nei precedenti gradi di giudizio, dato prova della sua dipendenza economica, dell’impossibilità oggettiva di procurarsi mezzi di sostegno adeguati o anche del sacrificio delle sue ambizioni professionali in favore della famiglia.

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché si chiedeva con lo stesso di rileggere le prove e di sostituire la valutazione dei giudici di merito.

Nel caso specifico, nei precedenti gradi di giudizio, era stata valutata la rilevante disparità economica tra le parti, le precarie condizioni di salute della moglie, il suo contributo alla gestione della famiglia e le rinunce lavorative compiute rispetto al percorso di studi, anche per seguire i trasferimenti imposti dalla carriera militare del marito.

Partendo da queste valutazioni, la Corte precisava nuovamente che l’assegno divorzile ha due anime (funzioni).

Una funzione assistenziale ed una perequativo-compensativa. Il giudice per concedere deve assicurarsi che sia stato adeguatamente provato che il richiedente non abbia mezzi adeguati per vivere dignitosamente e che il forte squilibrio economico sia il risultato delle scelte compiute dalla coppia durante il matrimonio.

Perché tali verifiche devono essere effettuate?

Per ragioni diverse in base alle due funzioni dell’assegno divorzile.

Per assolvere alla funzione assistenziale, bisogna assicurarsi che, dopo il divorzio, il coniuge economicamente più fragile possa comunque vivere in maniera autonoma e dignitosa e che un'eventuale inadeguatezza dei mezzi non dipenda da inerzia, ma da condizioni oggettive.

Per assolvere la funzione perequativo-compensativa bisogna valutare la divisione dei ruoli familiari.

Bisogna verificare se effettivamente uno dei coniugi abbia ridotto o sacrificato il proprio percorso professionale per occuparsi della famiglia, consentendo all’altro di consolidare reddito, carriera o patrimonio.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

28 AGOSTO 2026

I disastri climatici stanno devastando i bilanci pubblici: gli aiuti sono più efficaci se erogati in anticipo

· di Redazione

Quando un ciclone distrusse la casa di Chompa Munda sulla costa del Bangladesh nel 2019, lei e suo figlio rimasero senza cibo per giorni. Quando il ciclone successivo arrivò nel 2024, il suo telefono si illuminò ore prima che toccasse terra.

Un bonifico di 43 dollari (31 sterline) è stato inviato direttamente sul suo conto bancario perché le previsioni del tempo avevano superato una soglia concordata. Ha comprato cibo, acqua potabile e candele e si è diretta verso un rifugio antitempesta.

Il ciclone Remal ha comunque allagato la sua casa, ma i soldi erano già arrivati. I fondi rimanenti l'hanno aiutata a ricostruire. I finanziamenti sono stati sbloccati un giorno prima dell'arrivo della tempesta, il che significa che 150.000 persone avevano denaro contante a disposizione. Nessun ricorso, nessuna valutazione, nessuna attesa per una decisione.

La stessa idea viene ora applicata a interi bilanci nazionali .

La Giamaica ha vissuto la stessa sequenza di due tempeste . L'uragano Beryl si è abbattuto sull'isola nel luglio 2024, causando danni pari all'1,9% del PIL. È stata la terza tempesta più distruttiva a colpire l'isola negli ultimi 25 anni. Il Paese si era preparato con un'obbligazione catastrofale, assicurazioni e prestiti. L'assicurazione ha erogato 26,9 milioni di dollari . L'obbligazione non ha erogato nulla. Se Beryl si fosse spostato di 15 km più a nord, avrebbe liberato 45 milioni di dollari in obbligazioni, ma la tempesta è passata appena a sud e la soglia non è stata raggiunta.

Sedici mesi dopo arrivò l'uragano Melissa, il più forte mai registrato a colpire la Giamaica, con danni pari a oltre il 40% del PIL. Nel giro di pochi giorni, il governo mobilitò 662 milioni di dollari di liquidità dai fondi di riserva nazionali, dall'assicurazione parametrica caraibica, da un'obbligazione catastrofale e da finanziamenti contingenti della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo, concordati con largo anticipo. La differenza tra Beryl e Melissa risiedeva nel fatto che la gestione del rischio di catastrofi operava su larga scala all'interno di un sistema integrato. Melissa fu sufficientemente grave da attivare tutti questi meccanismi contemporaneamente.

Perché i disastri diventano più costosi

I danni climatici distruggono il capitale e riducono la produttività del lavoro, quindi le entrate fiscali diminuiscono proprio nel momento in cui aumentano le spese per la ripresa. Ciò minaccia la sostenibilità del debito. Gli istituti di credito reagiscono come le banche con qualsiasi debitore ad alto rischio, applicando tassi di interesse più elevati.

Utilizzando indici di vulnerabilità come quelli che ho contribuito a sviluppare con Jeff Schlegelmilch, direttore del Centro nazionale statunitense per la preparazione alle catastrofi, i ricercatori hanno scoperto che all'aumentare dell'esposizione di un Paese, aumentano anche gli interessi che esso paga. Investire nella resilienza permette di ridurre tali costi.

L'ostacolo è la politica. Come hanno spiegato gli economisti dell'Università di Oxford in un libro del 2016 , i ministri che pianificano in anticipo non ne traggono alcun beneficio. C'è anche un compromesso: le soglie sono assolute, quindi una tempesta che si ferma appena al di sotto della soglia non genera alcun vantaggio. E funziona molto meglio per alluvioni e cicloni, che arrivano secondo una tempistica precisa, che per la siccità.

Le recenti inondazioni improvvise al confine tra Nepal e Tibet , che hanno causato decine di morti e centinaia di dispersi, sembrano essere state innescate da una valanga di ghiaccio e rocce piuttosto che dalla pioggia. Un ciclone può essere previsto. Per una frana o un crollo glaciale su un versante montuoso, la previsione è più complessa; è difficile definire una soglia per consentire un rapido stanziamento di fondi. Tuttavia, sono state avanzate richieste per sistemi di allerta precoce più efficaci.

Cosa si ottiene dalla preparazione

Dopo l'uragano Melissa, la Giamaica ha ottenuto 6,7 miliardi di dollari per la ricostruzione a condizioni agevolate. La Croce Rossa giamaicana è diventata la prima organizzazione nazionale delle Americhe a erogare fondi prima dell'arrivo dell'uragano, attraverso un fondo per le calamità. Moody's (società globale di valutazione finanziaria e del rischio) ha migliorato il rating sovrano della Giamaica nei mesi successivi all'uragano, citando la solidità istituzionale del paese e il suo sistema di finanziamento per le emergenze. Il debito pubblico nei piccoli stati in genere aumenta del 6% del PIL dopo una calamità; la Giamaica ha seguito la tendenza opposta.

Le Filippine sono il Paese più esposto al mondo ai disastri naturali . Alla fine del 2024, sei cicloni si sono abbattuti sul Paese nell'arco di un mese. Questo ha innescato la prima attivazione del sistema di finanziamento basato sulle previsioni, che ha erogato fondi entro pochi minuti dal raggiungimento delle soglie di allarme e 72 ore prima dell'approdo del ciclone. Tale sistema è stato sancito per legge.

Nel settembre 2025, le Filippine hanno approvato una legge sullo stato di calamità imminente , una novità assoluta a livello mondiale per quanto riguarda le misure preventive. Due mesi dopo, tre giorni prima che il tifone Uwan toccasse terra, la soglia di allerta è stata raggiunta e il sistema ha funzionato. La decisione non è stata di natura politica. Non è dipesa dal giudizio di un ministro all'avvicinarsi della tempesta. Un totale di 42.100 famiglie ha ricevuto un sussidio in denaro prima dell'arrivo del tifone e il numero delle vittime è rimasto basso .

Dare un prezzo a un disastro che non si è verificato

I danni vengono quantificati direttamente. Dopo l'uragano Melissa, i periti hanno contato i tetti, gli ospedali e i terreni agricoli distrutti. I danni sono facili da quantificare. Le perdite evitate, invece, non lo sono. Rappresentano la differenza tra ciò che è accaduto e ciò che sarebbe accaduto se i fondi fossero arrivati ​​in seguito, o non fossero arrivati ​​affatto. Gli economisti definiscono questo confronto mancante "controfattuale". Si tratta di un problema centrale in economia.

Quando il Bangladesh è passato da un intervento che avveniva 100 giorni dopo un'alluvione a un intervento che avveniva 48 ore prima, a metà del costo, si è trattato di un confronto paragonabile. Il controfattuale dal punto di vista fiscale e finanziario è molto più complesso, perché nessun Paese viene colpito due volte dalla stessa tempesta.

Il miglioramento del rating creditizio della Giamaica è indicativo, non conclusivo. Beryl e Melissa sono state tempeste diverse, avvenute a 16 mesi di distanza l'una dall'altra. La maggior parte delle cifre relative alle perdite evitate sono basate su modelli, non su dati osservati. Il meglio che abbiamo a disposizione è il calcolo dei rendimenti degli investimenti per l'adattamento. L'adattamento, in parole semplici, consiste nel prepararsi e adattarsi agli impatti previsti dei cambiamenti climatici. Secondo una ricerca della London School of Economics, questo approccio è più conveniente , con un costo di circa cinque dollari per ogni dollaro speso nei paesi a basso reddito.

Le prove a nostra disposizione si fermano troppo presto. Gli studi sulle azioni preventive a livello familiare sono rigorosi ma brevi: la più ampia revisione ha rilevato che nessuno studio ha seguito le famiglie oltre i sei mesi. I benefici fiscali impiegano più tempo a manifestarsi. Possono passare anche tre anni prima che i benefici superino i costi, con effetti sul debito che si protraggono fino al 2050. Tra le azioni preventive e l'analisi fiscale si cela una finestra di opportunità per la resilienza climatica che nessuno misura. Questo è il fulcro del mio lavoro e dei miei studi di dottorato.

Questo spiega perché, secondo il Centro per la Protezione dalle Catastrofi , nel 2023 i finanziamenti pre-concordati (finanziamenti versati in anticipo) rappresentavano solo l'1,2% di tutti i finanziamenti per le emergenze .

La Piattaforma d'azione di Siviglia è una campagna per riformare il modo in cui gli istituti di credito trattano i paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici e mira ad aumentare i finanziamenti concordati in anticipo fino al 20% del totale dei finanziamenti per le calamità naturali entro il 2035.

Quando i governi si riuniranno al vertice sul clima delle Nazioni Unite in Turchia questo novembre, un tema centrale del dibattito sarà l'entità dei finanziamenti per il clima e le tempistiche di erogazione di tali fondi.

(Amy Campbell - Dottoranda in Economia dei disastri climatici presso la SOAS, Università di Londra - su The Conversation del 27/08/2026)

28 AGOSTO 2026

Perché in Europa si fanno sempre meno figli anche con un welfare generoso

· di Redazione

Congedi, asili e trasferimenti aiutano soprattutto chi ha già una prole. Chi deve ancora diventare genitore è frenato da stipendi bassi, case costose, lavori precari e relazioni personali indebolite dall’uso dello smartphone. Così una scelta rinviata diventa un problema collettivo

Lo scorso giugno il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo sorprendente: “Nordic fertility support measures are not working”. Sorprendente perché riguarda proprio quei paesi del Nord Europa che per decenni abbiamo indicato come modello: congedi parentali generosi, asili fortemente sovvenzionati, elevata occupazione femminile, welfare efficiente e una divisione dei compiti familiari assai più equilibrata di quella mediterranea. Eppure anche nel Nord Europa la natalità continua a diminuire. È un paradosso che ci impone, dati alla mano, di riflettere con la dovuta calma per comporre un quadro assai articolato, nel quale più fattori concorrono allo stesso tempo. Gli studi più recenti indicano, con sufficiente chiarezza, che a monte esiste innanzitutto una questione di sicurezza economica.

Nel rapporto “The Real Fertility Crisis”, pubblicato nel giugno 2025, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) ha rilevato che gli ostacoli economici costituiscono di gran lunga il principale impedimento dichiarato da chi non riesce ad avere il numero di figli desiderato. Dentro questa categoria stanno il reddito disponibile, la stabilità lavorativa, l’abitazione, il costo dei servizi per l’infanzia e, più in generale, la percezione di poter o meno sostenere nel tempo una famiglia. Manca un senso di sicurezza nel futuro lavorativo per traguardare un impegno economico personale ultradecennale rivolto alla vita almeno pre-adulta del nascituro o della nascitura.

L’Ocse arriva sostanzialmente alla stessa conclusione. Il rapporto “Society at a Glance 2024” individua fra i principali fattori associati alle scelte di fertilità l’occupazione, la disoccupazione, il sostegno economico alle famiglie e, soprattutto, il costo dell’abitazione. Sottolinea inoltre che, in molti paesi, il tentativo di consolidare prima la propria posizione nel mercato del lavoro e della casa contribuisce direttamente al rinvio della nascita dei figli.

In Italia, nel 2025, siamo scesi a 1,14 figli per donna, contro 1,18 dell’anno precedente (dati Istat). Sono nati circa 355 mila bambini, 15 mila in meno rispetto al 2024. L’età media delle madri al parto ha raggiunto 32,7 anni (Istat). L’Ocse osserva che in Italia l’età media alla maternità era già salita da 30,4 anni nel 2000 a 32,4 nel 2022, circa un anno e mezzo sopra la media Ocse. E la quota di donne definitivamente senza figli è raddoppiata: dall’11 per cento della generazione nata nel 1951 al 22 per cento di quella nata nel 1978.

Dietro questi numeri c’è un percorso riconoscibile. Si studia più a lungo, si entra più tardi in un lavoro stabile, gli stipendi iniziali consentono meno facilmente di sostenere un affitto o acquistare una casa, si rimane quindi più a lungo nella famiglia di origine. Il desiderio di avere figli viene quindi posticipato. Non ancora a 27 anni, perché il lavoro è precario; non ancora a 30, perché manca la casa; non ancora a 32, perché bisogna consolidare il reddito; e non ancora a 34, perché forse conviene aspettare un altro anno. È così che una scelta temporanea può diventare una condizione definitiva.

Il caso italiano è particolarmente severo, ma non unico. Spagna e Italia rimangono stabilmente fra i paesi europei a più bassa fertilità. La Francia, pur essendo a sua volta in diminuzione, ha resistito più a lungo grazie a un sistema di servizi per l’infanzia, trasferimenti e politiche familiari storicamente più strutturati. I paesi nordici hanno fatto ancora di più sul versante della conciliazione fra lavoro e famiglia. Eppure oggi scendono anch’essi.

È proprio questa convergenza a rendere interessante l’articolo del Financial Times. Perché suggerisce che le politiche familiari riescono abbastanza bene ad aiutare chi un figlio lo ha già avuto, ma molto meno a convincere chi non è ancora diventato genitore. Il problema, quindi, ha almeno due livelli. Il primo rimane la situazione presente e prospettica legata alla disponibilità economica: reddito, casa, stabilità lavorativa, costo della vita. Il secondo comincia quando quelle condizioni sono almeno parzialmente soddisfatte.

Melissa Schettini Kearney e Phillip B. Levine, nel paper “Why Is Fertility So Low in High Income Countries?”, pubblicato nel 2025 dall’autorevole National Bureau of Economic Research (Nber), parlano di shifting priorities, priorità che stanno cambiando. In società più libere rispetto al passato e con una nuova cultura sociale, famiglia e figli non rappresentano più il percorso obbligato verso l’età adulta. Competono con carriera, mobilità, tempo libero, esperienze, autonomia e realizzazione personale.

C’è poi un ulteriore fattore che pare giochi un ruolo: l’uso del tempo disponibile. Due studi usciti proprio in queste ultime settimane hanno provato a misurarlo. Gli statunitensi Caitlin K. Myers ed Ezekiel Hooper, anch’essi ricercatori del Nber, hanno sfruttato un esperimento naturale – la vendita esclusiva dell’iPhone tramite AT&T fra il 2007 e il 2011 – per stimare quanto la diffusione e l’utilizzo dello smartphone abbiano concorso al calo della fecondità generale delle donne americane tra i 15 e i 44 anni: un calo che, secondo la fascia di età, varia dal 33 per cento al 52 per cento, a causa delle minori interazioni di persona e della diminuzione dei rapporti sessuali.

Molto interessante è lo studio “The Collapse of Teen Fertility in the Digital Era” dei ricercatori Nathan Hudson e Hernan J. Moscoso Boedo dell’Università di Cincinnati, che hanno trovato lo stesso schema in 128 paesi: ovunque arrivi lo smartphone, la fecondità crolla, a prescindere dal sistema sanitario o dalla religione. Hanno utilizzato un trucco statistico elegante e non scontato: la terrain ruggedness, le asperità del terreno. Le aree più accidentate, infatti, ricevono la copertura 4G e 5G più tardi, perché tirare i cavi e piazzare le antenne in montagna o in terreni con diverse asperità costa di più. Quel ritardo, casuale rispetto alla voglia di fare figli, diventa una specie di esperimento naturale. Risultato: dove il 4G e il 5G arrivano prima, le nascite scendono prima e più in fretta. La socialità di persona fra adolescenti più o meno si dimezza, mentre lo svago digitale viene quasi triplicato. Non è solo una questione di soldi: le relazioni profonde da cui nasce una famiglia richiedono un tempo che i vari device assorbono altrove. Ma non confondiamo causa ed effetto.

È più facile attribuire la bassa natalità a un generico individualismo che affrontare questioni assai più concrete, come il prezzo delle abitazioni, i salari che crescono lentamente, la precarietà professionale e il costo dei servizi. Una giovane coppia può anche desiderare fortemente di avere figli, ma rimane il fatto che mettere al mondo una creatura è diventata una decisione che molte persone sentono di poter prendere soltanto quando una serie di condizioni sono finalmente allineate.

Il problema è che quel momento perfetto spesso non arriva o arriva non secondo le aspettative e le previsioni. E l’Italia presenta un’ulteriore complicazione. La denatalità si autoalimenta. Le generazioni che oggi entrano nell’età riproduttiva sono già meno numerose di quelle precedenti. Anche a parità di comportamento individuale, quindi, avremmo meno nascite. L’Istat parla esplicitamente di una struttura demografica che amplifica la caduta della natalità. Il problema è assai serio perché riguarda chi lavorerà in futuro, chi finanzierà il sistema pensionistico, chi assisterà una popolazione sempre più anziana, quali territori riusciranno a mantenere scuole, servizi, negozi e infrastrutture.

Nel loro libro del 2025 “After the Spike: Population, Progress, and the Case for People”, gli economisti americani Dean Spears e Michael Geruso (Università del Texas) mettono chiaramente in luce i tanti rischi di una natalità sempre più bassa. Meno nascite significano anche meno lavoratori e imprenditori e meno contribuenti. L’IA, la robotica e l’aumento della produttività potranno compensare una parte di questo squilibrio, e l’immigrazione potrà compensarne un’altra. Ma nessuna delle due elimina completamente una questione fondamentale: le persone hanno bisogno di una qualche fiducia nella società, nel suo futuro e nella sua capacità di generare continuità. Ed è forse qui che economia e cultura finalmente si incontrano. Per decidere di avere un figlio, bisogna avere sufficiente denaro, certamente. Ma soprattutto bisogna pensare che quel reddito potrà continuare ad esserci.

In altre parole, fare figli richiede una particolare forma di fiducia nel futuro: la disponibilità a impegnare oggi risorse, tempo e libertà personale, confidando in un domani che non possiamo conoscere, in una società della quale, guardando in avanti, poco ci fidiamo. Forse è questo che racconta davvero la bassa natalità occidentale. Non tanto una società che ha definitivamente deciso di non avere figli, ma una società che continua ad aspettare le condizioni giuste per averli e che mostra scarsa fiducia nel suo futuro. Una società del non ancora. Il problema è che, in demografia, il non ancora, prima o poi, può diventare troppo tardi.

(Danilo Broggi su Linkiesta del 28/08/2026)

28 AGOSTO 2026

Firenze. La schiacciata non politicamente corretta

· di Vincenzo Donvito Maxia

Un certo ambiente politico-culturale è in subbuglio in questi giorni a Firenze. Uno dei paninai (ex vinai) più noti del fast-food indigeno - Antico Vinaio - aprirà un suo negozio all’interno di Palazzo Strozzi. Dopo i molti negozi diffusi a Firenze, in Europa e nel mondo, partendo da via de’ Neri (che taluni chiamano Borgunto), strada simbolo di overtourism “mordi (è proprio il caso di dirlo) e fuggi” non certo per colpa dei proprietari di questo negozio, ma dell’amministrazione comunale che non ha fatto e non fa nulla per un diverso sviluppo.

Ora, immaginiamo coi crismi di legge a posto, approda in palazzo Strozzi, non sappiamo se in aggiunta o sostituzione del baretto già esistente dove, ad oggi prendersi un caffè con dolce o salato, mediamente occorre fare un mutuo ed essere tolleranti sulla qualità.

Le focacce del nostro ex-vinaio sono note, per l’appunto, per essere molto unte, ma dicono che nel Palazzo dell'omonima strada offriranno una versione più “raffinata”. Valuteranno loro, e noi consumatori, questo business.

Alcuni intellettuali e politici si scandalizzano senza prima aver visto l’ex-vinaio all’opera, probabilmente perché non “digeriscono” la sola idea di veder sgranocchiare una focaccina all’ingresso delle belle mostre che il palazzo offre o ammirando le installazioni spesso al centro del cortile dove si affaccerebbe l’ex-vinaio… mentre mai nulla hanno detto dei bar che ci sono stati fino ad oggi. Probabilmente il presunto unto è più deleterio dello svuotamento del portafoglio. Crediamo siano gli stessi che hanno fatto opposizione con successo, per anni ed anni, quando al posto di un bar-ristorante in piazza Duomo angolo Martelli si prospettava l’apertura di un McDonald's che, pur se avrebbe dovuto avere un’estetica raffinata al pari di piazza di Spagna a Roma, fu bocciato preferendo ad esso macedonie di frutta e panini entrambi da incubo gastronomico ed economico. Come si dice, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Ora, bottegai dell’ex-vinaio che portate l’icona Firenze anche oltre Atlantico e oltre gli Urali (business per cui tutti a Firenze si vantano). mi raccomando, non strafate. Dimostrate che l’intelligenza economica può essere migliore di quella di chi scambia per cultura la propria puzza sotto il naso.

27 AGOSTO 2026

Ceuta e Melilla: dopo la strage dei migranti, i muri non bastano più

· di Redazione

La crisi migratoria esplosa a fine luglio 2026 a Ceuta ha riportato l'attenzione internazionale sulle due enclave spagnole in territorio marocchino, uniche frontiere terrestri tra Africa e Unione Europea. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine dal Marocco, in un afflusso che secondo le stime ha coinvolto tra i 50.000 e i 72.000 migranti, di gran lunga superiore alla crisi del maggio 2021, quando circa 8.000 persone erano riuscite a entrare nell'exclave in due giorni.

Il bilancio delle vittime è stato drammatico: le autorità di Ceuta hanno parlato di oltre 90 morti, molti annegati mentre tentavano la traversata a nuoto, altri caduti nel tentativo di scavalcare i frangiflutti. Il numero di corpi recuperati ha messo in crisi la piccola squadra forense della città, composta da sole cinque persone e abituata a gestire una media di 76 decessi l'anno. È stato necessario allestire un obitorio più grande in un ex ospedale militare e richiamare personale aggiuntivo dalla terraferma per raccogliere impronte digitali e campioni di DNA sui corpi non identificati.

Il 21 agosto sono iniziate le prime sepolture: 18 vittime sono state inumate nel cimitero musulmano di Ceuta, in fosse contrassegnate solo da numeri, poiché la loro identità resta ignota. Al momento solo nove delle vittime sono state riconosciute, mentre il Marocco non ha ancora accettato la restituzione dei corpi identificati alle famiglie, costringendo alcuni parenti a raggiungere Ceuta per vegliare i propri cari. Un'organizzazione non governativa marocchina ha chiesto che le sepolture vengano sospese fino a quando non saranno stati compiuti tutti gli sforzi possibili per identificare i corpi e riportarli nel paese d'origine della maggior parte dei migranti coinvolti.

La vicenda riaccende una disputa storica e mai risolta tra Madrid e Rabat. La Spagna considera Ceuta e Melilla territorio nazionale a tutti gli effetti, con status di città autonome dove si usa l'euro e i cittadini sono comunitari; il Marocco le rivendica invece come residui coloniali, mai riconoscendone la sovranità spagnola. Una contraddizione che agli occhi di molti osservatori richiama quella, speculare, di Gibilterra, rivendicata dalla Spagna nei confronti del Regno Unito con argomentazioni non troppo diverse da quelle usate da Rabat su Ceuta e Melilla.

Diversi analisti sottolineano come il governo marocchino non sia nuovo a utilizzare la pressione migratoria come leva diplomatica nei rapporti con Madrid e con l'Unione Europea, in un contesto di relazioni altalenanti tra i due paesi. In questo caso, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, l'ondata migratoria sarebbe stata favorita anche da un effetto di attrazione legato a una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo di inizio luglio, che ha reso impossibili i respingimenti a caldo dei migranti intercettati in acqua in assenza di barriere fisiche di contenimento.

Sul piano dei diritti fondamentali, l'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) ha più volte richiamato gli Stati membri al rispetto del diritto d'asilo anche nell'ambito delle politiche di contrasto alla strumentalizzazione dei migranti alle frontiere, un principio che assume particolare rilievo proprio in casi come quello di Ceuta, dove la gestione dei flussi si intreccia con tensioni diplomatiche bilaterali.

Di fronte a una tragedia di queste proporzioni, cresce chi sostiene che la sola politica dei muri e delle barriere di contenimento abbia ormai dimostrato tutti i suoi limiti. Da anni le fortificazioni di Ceuta e Melilla, rafforzate progressivamente con recinzioni, filo spinato, telecamere e sensori, non sono riuscite a impedire i tentativi di attraversamento, ma solo a renderli più rischiosi e spesso mortali. Un'alternativa evocata da più parti è quella di trasformare le due enclave da frontiere fortificate a piattaforme di cooperazione economica, universitaria e culturale tra Europa e Africa, aprendo canali legali d'ingresso e costruendo una responsabilità condivisa a livello europeo nella gestione dei flussi migratori, anziché scaricare l'intero peso su Madrid e sulle due piccole città di confine.

Fonte: QuotidianoContribuenti.com

27 AGOSTO 2026

Ecuador, snodo globale della cocaina tra porti, banane e sanzioni USA

L'Ecuador non produce cocaina, ma è diventato uno dei punti di passaggio più importanti al mondo per il traffico internazionale della sostanza. Come riporta The Conversation, la posizione geografica del paese, incastonato tra Colombia e Perù, i due maggiori produttori mondiali, unita alla presenza di porti strategici come Guayaquil e Posorja sull'Oceano Pacifico, ha trasformato l'Ecuador in uno snodo cruciale che collega la produzione sudamericana ai mercati globali.

Il 20 agosto il Tesoro statunitense ha sanzionato una rete con base in Ecuador accusata di trasportare migliaia di chilogrammi di cocaina al mese attraverso il Pacifico orientale verso il Messico e, da lì, verso gli Stati Uniti. Il provvedimento ha colpito otto individui, sette aziende e dieci imbarcazioni, con presunti legami ai gruppi criminali ecuadoriani Los Choneros e Los Lobos e ai cartelli messicani Sinaloa e Jalisco Nueva Generación. Alcune delle imbarcazioni identificate dalle autorità statunitensi risultavano collegate ad attività di pesca apparentemente legittime attorno alla città costiera di Manta, un settore in cui l'Ecuador vanta una consistente industria di esportazione ittica e di acquacoltura. Secondo la ricostruzione, le imbarcazioni più grandi avrebbero rifornito di carburante le più piccole e veloci "go-fast boat" incaricate di trasportare la droga verso nord.

Il caso dimostra come la criminalità organizzata non abbia bisogno di costruire un sistema commerciale alternativo, ma sfrutti quello già esistente: la cocaina viene prodotta in Colombia, spostata in Ecuador, gestita da gruppi locali, trasportata attraverso un porto commerciale e infine distribuita a migliaia di chilometri di distanza su continenti diversi, grazie alla cooperazione occasionale e non gerarchica tra organizzazioni diverse quando risulta conveniente.

A inizio agosto le autorità ecuadoriane avevano scoperto 1,2 tonnellate di cocaina nascoste in un carico di banane diretto al porto spagnolo di Málaga, mentre un'indagine di Europol ha rivelato l'uso di aziende del settore della frutta come copertura per spedizioni dirette verso l'Europa. Secondo il governo britannico, l'Ecuador rappresenta una vera e propria "piattaforma" per la cocaina sudamericana: fino all'80% della sostanza che arriva in Europa transiterebbe per il paese. Il differenziale di prezzo lungo la filiera è enorme: un chilogrammo che in America Latina vale circa 1.600 sterline può arrivare a superare le 28.000 sterline una volta giunto nel Regno Unito, con un incremento di oltre il 1.600%.

I dati dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) mostrano che da anni i sequestri in Europa occidentale e centrale superano quelli registrati in Nord America. Secondo Bob Van den Berghe, funzionario UNODC, l'84% delle 220 tonnellate di cocaina sequestrate nel 2023 in America Latina e nei Caraibi era destinato al mercato europeo.

Gli Stati Uniti hanno designato Los Choneros e Los Lobos come organizzazioni terroristiche straniere, una scelta che giustifica risposte sempre più militarizzate: dal dispiegamento di navi da guerra e aerei militari nei Caraibi fino ad attacchi letali condotti nella regione contro obiettivi legati al narcotraffico.

27 AGOSTO 2026

Risiko bancario, risiki aziendali. Verso un nuovo non mercato?

· di Vincenzo Donvito Maxia

Com’era prevedibile, la reazione della banca Intesa Sanpaolo alla contromossa di Monte dei Paschi di Siena, per le grandi manovre messe in atto per acquisirla, non si sono fatte attendere. (per gli appassionati, qui i particolari dell’agenzia Ansa)

Mps aveva reagito con altrettanta operazione di grandi acquisizioni, sì da osteggiare la manovra di Intesa. Ora siamo arrivati alla richiesta di intervento di Consob che Intesa auspica gli dia ragione sotto diversi profili, tra cui il più determinante è sicuramente quello che, rifacendosi ad una frase pronunciata da Alberto Sordi nel film “Il marchese del Grillo”, potrebbe essere "Io so' io e voi non siete un cazzo!".

Sia chiaro che siamo in presenza di qualcosa che potremmo chiamare “democrazia bancaria”, dove tutto quello che si vede e sente è legittimo.

Diverso il discorso se prendiamo in considerazione gli eventuali risultati e gli altrettanti risultati delle operazioni in corso perché l’attaccato (Mps) non ceda. Ci saranno innegabilmente meno banche.

Lode ai tentativi di alcune banche di rafforzarsi e meglio contare sul mercato italiano, europeo e mondiale. Perplessità se questo rafforzamento significasse il venir meno di quella differenziazione che è anima di mercato e concorrenza. e che - senza neanche tanto esagerare - possiamo chiamare oligopolio, financo monopolio. Chi dovesse detenere queste forme di trust, non sarebbe esente da servizi e offerte che i risparmiatori sarebbero “costretti” a scegliere. Per due motivi: pressoché le uniche presenti sul mercato, obbligo di fatto di essere clienti di una banca, ché altrimenti, in alcuni casi - neanche tanto estremi - non si riuscirebbe neanche a percepire lo stipendio, noleggiare un’auto, fare acquisti a prezzi decenti, avere meno spese per utenze e acquisti vari, etc..

L'Antitrsut nazionale ed europeo dovrebbe servire proprio alla bisogna, ma ci viene qualche dubbio proprio pensando, anche lì oltre che in Consob, al "marchese del Grillo".

Il nostro sistema politico ed economico ha comunque considerato questi problemi. Per esempio ha reso obbligatorio il conto base, con certe condizioni minime per l’accesso e con costi e uso contenuti.

Ma sta di fatto che proprio nei giorni scorsi Bankitalia è intervenuta per le difficoltà dei risparmiatori a fruire di questo servizio, benché sia operativo dal 2012. Quindi qualcosa non funziona, ed è troppo presto per valutare l’impatto del richiamo di Bankitalia… ma siamo pessimisti.

Va da sé che in questo contesto le operazioni in corso di Intesa e la contromossa di Mps, danno quantomeno una preoccupazione: non è che domani ci si ritroverà con meno scelte, più costi e meno qualità?

Certo, ci dovrebbe sempre essere l’alternativa “popolare” e statale di Poste, ormai banca a tutti gli effetti anche se, a differenza delle banche “private”, talvolta è poco elastica. Ma anche in questa “nicchia” di mercato non tira aria buona, visto che Poste si è messa in testa di diventare una sorta di mega-azienda di Stato che si occupa un po’ di tutto: l’acquisizione in corso di Tim è proprio così.

Al momento osserviamo ed evidenziamo alcune potenziali criticità. E ci “limitiamo” a consigliare ai risparmiatori di informarsi sempre, anche per i servizi più banali, prima di diventare clienti di pinco o di pallo.

Qui il video sul cabale YouTube di Aduc

27 AGOSTO 2026

'Sei pienamente accettato': essere nudi in pubblico può farci sentire meglio con il nostro corpo

· di Redazione

Le ricerche suggeriscono che il naturismo, la pratica della nudità sociale non sessuale, può aiutare le persone a migliorare la propria immagine corporea. Naturisti ed esperti spiegano alla BBC come funziona.

Helen Berriman ritiene che avrebbe avuto una "comprensione molto migliore" del suo corpo se avesse scoperto il naturismo, la pratica della nudità sociale non sessuale, prima nella sua vita.

Nell'estate del 2020, Berriman si comprò un bikini da indossare durante un'ondata di caldo. Non ne indossava uno da 20 anni, avendo lottato per gran parte della sua vita con la dismorfofobia (una condizione in cui una persona si fissa su presunti difetti del proprio aspetto). Circa un anno dopo, suo marito la introdusse al naturismo.

"Il naturismo consiste nel praticare la nudità in un contesto sociale, senza aspettative né stimolazione sessuale", afferma Kerem Soylemez, professore associato di psicologia presso la Regent's University di Londra.

Le ricerche suggeriscono che stare a contatto con altri corpi nudi può aiutare le persone a migliorare la propria immagine corporea. Naturisti e psicologi spiegano perché può essere un modo efficace per ridefinire il nostro rapporto con il corpo.

Naturismo e immagine corporea

Martha Vickery "odiava sinceramente" ogni singola parte del suo corpo prima di partecipare al suo primo evento naturista.

Una scarsa immagine corporea – un problema diffuso a livello globale – comporta preoccupazione e insoddisfazione per il proprio corpo, in genere riguardo alla forma, al peso o a caratteristiche specifiche. Negli Stati Uniti, circa il 51% degli adulti sente la pressione di conformarsi a un determinato tipo di corpo. Nel Regno Unito, circa 1 adulto su 8 ha avuto pensieri o sentimenti suicidi a causa di problemi legati all'immagine corporea.

Una scarsa immagine corporea può influenzare il comportamento di un individuo a causa di queste preoccupazioni: ad esempio, non riuscire a raggiungere un corpo ideale può portare le persone a evitare le situazioni sociali, ad allenarsi in modo ossessivo o persino a ricorrere alla chirurgia estetica .

Promuovere un'immagine corporea positiva è importante per una serie di motivi , tra cui l'autostima, l'ottimismo, il sesso sicuro e la salute generale.

Ma l'immagine corporea è complessa e il suo impatto sulle persone può variare; ad esempio, le persone della comunità LGBTQ+ potrebbero avere maggiori preoccupazioni riguardo alla propria immagine corporea a causa della discriminazione o della loro identità di genere .

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Breve storia della nudità sociale

• Alcune culture e tribù indigene hanno forse la storia più lunga di indossare pochissimi vestiti o addirittura nessuno.

• Nel mondo occidentale, gli atleti gareggiavano spesso nudi nelle Olimpiadi dell'antica Grecia

• Nell'India britannica di fine XIX secolo, emersero i moderni club naturisti

• Negli Stati Uniti, il naturismo organizzato trae le sue origini dal 1929, quando tre residenti tedeschi di New York si incontrarono al Micholob Café per discutere la fondazione di un'associazione nudista.

• Nel 1974, il New York Times riportò che la nudità sociale stava vivendo un'ondata di popolarità negli Stati Uniti.

• Negli anni '20 e '30 , il naturismo guadagna popolarità nel Regno Unito

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Il naturismo, tuttavia, sembra ribaltare alcune delle aspettative relative a quello che viene considerato un tipo di corpo desiderabile.

Vickery afferma che il naturismo è stato il "catalizzatore" del miglioramento della sua immagine corporea. "Ci sono andata e ho capito che, nonostante il mio corpo fosse più grande di quanto volessi o di quanto la società imponesse, non importava", dice.

Il naturismo ha aiutato Vickery a vedere il suo corpo come neutro e l'ha incoraggiata a smettere di criticarlo. "[Ho capito] che il mio corpo è il motivo per cui mi sveglio ogni mattina, abbraccio i miei amici, bevo il caffè e sento il sole sulla pelle", afferma.

Cultura del confronto

Soylemez, che non è una naturista ma ha dedicato anni alla ricerca sullo stigma che i naturisti devono affrontare e sulla percezione pubblica del naturismo, afferma che la distorsione dell'immagine corporea causata dai media può essere contrastata "stando a contatto con corpi veri, esseri umani veri".

"Non si tratta solo di essere accettati dagli altri, ma di imparare ad accettare se stessi", aggiunge.

Marina Rachitskiy, docente di psicologia presso l'Università di Roehampton a Londra, concorda. La società detta cosa sia la "normalità", afferma. "I social media e il nostro ambiente ci spingono a conformarci a questa idea di normalità, che non corrisponde necessariamente alla realtà media."

Numerose ricerche suggeriscono che i social media abbiano esacerbato la percezione negativa dell'immagine corporea, influenzando ciò che viene considerato attraente o desiderabile . Questo ha un effetto deleterio sugli utenti, poiché per molti la pressione di raggiungere un corpo " idealizzato " è spesso un fattore predittivo di disturbi alimentari e ansia, oltre ad alimentare sentimenti di vergogna.

Le moderne tecnologie, come i bot basati sull'intelligenza artificiale e i filtri di bellezza per smartphone , possono incoraggiare il confronto con gli altri e persino la dismorfofobia. Uno studio ha dimostrato che, quando gli adolescenti hanno ridotto l'utilizzo dei social media per un periodo di tre settimane, il loro atteggiamento nei confronti del proprio aspetto e la percezione del proprio peso sono migliorati .

"Essere esposti a corpi comuni, a esseri umani comuni, ti porta a riadattare la tua prospettiva su ciò che è normale, ciò che è accettabile e ciò che è bello", afferma Rachitskiy.

Finora, la relazione tra nudità sociale e immagine corporea è stata relativamente poco studiata, ma i primi studi controllati condotti nell'ultimo decennio circa hanno fornito risultati promettenti e incoraggianti .

Uno studio condotto su 849 persone ha rilevato che i partecipanti che praticavano attività naturiste riportavano una maggiore soddisfazione di vita, mediata da un'immagine corporea più positiva e da una maggiore autostima. Tra i partecipanti ad attività naturiste, vedere altre persone nude sembrava essere un "importante predittore" di un'immagine corporea positiva.

In un altro studio di dimensioni più ridotte , i partecipanti sono stati assegnati a uno dei due gruppi – uno "vestito" e l'altro "nudo" – per cercare di capire come la nudità influisca sull'apprezzamento del proprio corpo. I partecipanti nella condizione "nudo" hanno riportato un maggiore apprezzamento del proprio corpo, un effetto mediato dalla riduzione dell'ansia sociale legata all'aspetto fisico (la preoccupazione che il proprio corpo venga giudicato dagli altri).

"Più ci copriamo", afferma Rachitskiy, "più iniziamo a sentirci a disagio con noi stessi, perché psicologicamente pensiamo: 'Se ho bisogno di coprirlo, significa che c'è qualcosa che non va'".

Berriman, che ora è responsabile del settore femminile presso British Naturism, l'organizzazione naturista nazionale del Regno Unito, suggerisce che il naturismo potrebbe essere d'aiuto anche contro la cultura del confronto (l'idea che i social media incoraggino le persone a confrontarsi con gli altri, spesso in modo negativo).

"Sui social media... [le persone] cercano di apparire in un certo modo [e] spendono un sacco di soldi per cercare di apparire al meglio. Noi naturisti, invece, contrastiamo tutto questo: se vuoi, non c'è bisogno di spendere un sacco di soldi. Non devi avere un aspetto particolare. Ogni corpo è bello."

Berriman ha delle cicatrici sul corpo, di cui dice di non vergognarsi più. "Fanno parte di una storia, fanno parte della vita".

Agli eventi naturisti, dice, c'è un'enorme diversità di corpi: da corpi considerati normali a persone sopravvissute al cancro, a persone con una stomia, a persone con amputazioni o altre differenze fisiche.

Linda Ashmore può testimoniare i benefici derivanti dalla partecipazione a eventi di questo tipo. Descrive la sua immagine corporea come problematica fin dall'età di 12 anni, una situazione poi aggravata da una serie di complicazioni di salute. A seguito di un'infezione incurabile, ha dovuto subire l'amputazione di due dita dei piedi. Le è stato anche diagnosticato il diabete di tipo 1 e ha dovuto iniettarsi l'insulina nello stomaco. Descrive un periodo in cui si sentiva incredibilmente a disagio. Ma nel 2019, a 50 anni, si è avvicinata al naturismo, che l'ha "trasformata".

È stata un'esperienza "assolutamente fantastica... stare seduti a parlare con la gente senza vestiti. È stato semplicemente normale."

Riflettendo sul suo corpo ora, dice: "La pelle ti si adatta perfettamente. Magari è un po' flaccida qua e là... ma ognuno ha una forma e una taglia diverse."

Una reputazione immeritata

Nonostante i benefici che molti naturisti riportano, la pratica viene solitamente demonizzata dai media, afferma Soylemez, essendo da tempo considerata un comportamento controverso . Lo stigma è in gran parte radicato nel presupposto di una devianza sessuale e spesso deriva da valori culturali, religiosi e morali.

La legalità del naturismo negli Stati Uniti è complessa, con leggi sulla nudità sociale che variano da stato a stato, sebbene esistano numerose organizzazioni naturiste, come la Naturist Society Foundation e l' American Association for Nude Recreation . Oggi, la pratica è legale nel Regno Unito a meno che una persona non si spogli con l'intento di turbare o scioccare . In altri paesi europei, il naturismo è popolare, in particolare in Danimarca, Germania, Francia e Spagna .

Finora, la ricerca ha riscontrato pochi impatti negativi del naturismo su adulti o bambini, e questi spesso dipendono da percezioni esterne.

"È piuttosto raro avere esperienze negative. Nella maggior parte dei casi, [se qualcuno ha avuto un'esperienza negativa], non è necessariamente a causa del naturismo in sé, ma a causa delle costrizioni – quella pressione della vergogna", afferma Rachitskiy. Tuttavia, aggiunge Rachitskiy, quando vengono pubblicizzati studi, di solito sono persone che apprezzano il naturismo a farsi avanti.

Sebbene gli eventi naturisti organizzati prevedano misure di sicurezza e linee guida rigorose, le organizzazioni naturiste non sono in grado di controllare chi frequenta gli spazi nudisti pubblici come le spiagge.

Certo, il naturismo non significa solo togliersi i vestiti, ma anche entrare in contatto con la natura e trovare una comunità. "Il naturismo significa cose diverse per persone diverse", afferma Berriman. "Alcune persone non sopportano letteralmente la sensazione dei vestiti sulla pelle". Per altri, aggiunge, è più importante la comunità che l'aspetto fisico.

È inoltre importante notare che, oltre al naturismo, altre attività che coinvolgono corpi nudi potrebbero contribuire a migliorare l'immagine corporea: ad esempio, esistono numerose ricerche sul disegno dal vero , in cui una persona disegna una figura osservando un modello nudo dal vivo, e su come questa attività possa migliorare l'immagine corporea, soprattutto per le donne.

Spesso le persone sono un po' titubanti quando partecipano per la prima volta a un evento naturista, afferma Terry Lane, membro del comitato di British Naturism. Ma dopo una decina di minuti, si vede che si rilassano. Anche lui ha provato la stessa sensazione al suo primo evento, essendo stato in precedenza solo in spiagge per nudisti.

Da giovane si definiva un "ragazzo magrolino", ma a trent'anni aveva messo su peso e si sentiva a disagio per la sua pancia; tuttavia, il naturismo lo ha aiutato a sfidare i pensieri negativi sul suo corpo e ad acquisire maggiore fiducia in se stesso. "È un modo per scoprire chi sei veramente", afferma.

"Non ti nascondi dietro etichette o vestiti", dice. "Quando ti spogli di tutto, è davvero liberatorio... pensi: 'Questo sono io'."

(Molly Gorman su BBC del 23/08/2026)

27 AGOSTO 2026

L'utilizzo dell'AI sta portando a un numero sempre maggiore di scoperte determinanti e trasformative

· di Marco Solferini

Occorre soffermarsi sul significato di “scoperta” nel contesto contemporaneo e sul suo utilizzo pratico in termini di efficacia.

Bisogna cioè comprendere meglio e più a fondo quello che sta accadendo attorno alla dirompente ricerca sul perfezionamento dell’AI. Un modo interessante di procedere è attraverso l’aspettativa: la ricompensa attesa. Riflettendo in particolare sul fatto (di non poco conto) che la scoperta potrebbe essere inizialmente appannaggio esclusivo di “chi” o di “coloro” che stanno detenendo le “chiavi” di questa tecnologia, essendo i primi a ricevere il dono della novità.

Purtroppo la cronica incapacità dei teorici della sicurezza non ha consentito di andare oltre la scorza dell’apparenza. Come automi si muovono in branco cercando di accreditare le loro carriere con la paura dell’AI, mentre sotto il proverbiale caro vecchio naso passa loro davanti un problema attualmente più “vero” (e molto umano). Il sonno della ragione, sotto il cappello delle ambizioni, genera guardiani distratti e mostri tecnologici.

Prima di entrare nel vivo di queste riflessioni, che sono del tutto ipotetiche, ho bisogno di introdurre alcuni concetti.

Il primo è il significato di disruptive event (evento dirompente o d'interruzione), che indica un fatto improvviso che blocca i normali servizi di un sistema, di un'azienda o di un mercato. È un tema molto dibattuto e frequente, in particolare nelle logiche di alcune filosofie contemporanee apprezzate nella Silicon Valley.

Successivamente scriverò sulla teoria del cigno nero, che è fondamentalmente scientifica, oltre che versatile. Descrive un evento non previsto che ha effetti rilevanti e che, a posteriori, viene inappropriatamente razionalizzato e per questa ragione giudicato come prevedibile con il senno di poi.

Prima di citare altri due concetti, vorrei che ci fermassimo un attimo per aggiungere al contesto il “Paradosso dei corvi”: l'assunto cioè che "tutti i corvi siano neri", il che è logicamente equivalente all'assunto che "tutte le cose che non sono nere non sono corvi". E’ bene comprendere che questo genere di paradosso non ha significato per le attuali AI. Il loro addestramento non permette loro di ragionare con una logica consequenziale che giunga a una conclusione, più prossima alla verità dimostrabile, tramite un paradosso. Non lo faranno nemmeno le AGI.

Ora torniamo ai concetti utili per comprendere meglio quello che affronteremo in questo articolo e introduciamo la teoria della confermabilità (o della conferma) che, tanto nella filosofia quanto nella scienza, nasce per superare i limiti del rigido verificazionismo. Poiché non è possibile verificare in modo assoluto una legge universale con un numero infinito di prove, si passa dall'idea di "verifica" a quella di una conferma o probabilità graduale basata sull'esperienza.

Infine, ho bisogno di citare anche la decostruzione dell'Io secondo l’equazione high tech, low life. La filosofia dell'annichilimento nella narrativa cyberpunk rappresenta la cancellazione dell'Io biologico e dell'anima umana, inghiottiti dalle megacorporazioni e dalla mercificazione totale. L’umanità annega tra flussi di dati digitali: l'individuo non muore solo fisicamente, ma svanisce come soggetto autonomo. La sua essenza e la sua coscienza vengono ridotte a semplice codice, merce o scarto, in un mondo guidato dal profitto cinico e dal consumo sfrenato.

Prendetevi qualche istante per assimilare questi concetti.

Aggiungo solo tre affermazioni, sotto il minimo comune denominatore della domanda, che ognuno è libero di valutare come crede:

  • Il valore del falso distopico: l'empatia è l'unico tratto incolmabile che distingue l'uomo dalla macchina?

  • Le teorie sensazionaliste ispirate anche a pensatori come J. Habermas sull'agire comunicativo e sull'analisi della trasformazione della sfera pubblica sono davvero in grado di smascherare le derive tecnocratiche e mercanteggianti dei giganti del digitale, o sono lo specchio di Dorian Gray di un policy maker a immagine e somiglianza della distrazione corruttiva dell’indifferenza di massa?

  • L’AGI, allineata e dotata di calcolo quantistico, può davvero simulare il consenso, ma senza potersi sostituire a verità, responsabilità etica e reciprocità umana?

Non serve rispondere positivamente o negativamente.

È sufficiente che leggiate i quattro concetti che ho citato prima, la riflessione sul paradosso, e che vi poniate queste domande. A voi stessi. Come se fosse un dialogo interiore.

Adesso entriamo nel “vivo” di questo articolo che sarà, come scritto, ipotetico (tutto ciò che scrivo lo è) e magari per alcuni fantascientifico.

Torniamo al termine scoperta. Ripartiamo da lì.

Il termine scoperta “rivoluzionaria”, associato alle ricerche più avveniristiche portate avanti tramite AI, potrebbe non essere utile. Presuppone che tali scoperte siano a uso e consumo di chiunque; dà per scontato che il parto dell’AI, al servizio dell’umanità, sia il bene comune dell’umanità.

Verosimilmente le scoperte di oggi e ancor più quelle di domani non impattano come nel passato: sono più stratificate e filtrate a seconda degli ambiti in cui vengono alla luce. Non fuoriescono veramente e subito dai circoli ristretti nei quali si realizzano, dove anzitutto si verificano le prime essenziali prove per massimizzare il loro effetto rivoluzionario in un microcosmo di pochi eletti.

Immaginatevi una sorta di “Deus Group” (citazione della serie Mr. Robot) dove ipoteticamente un limitato numero di persone dotate di ingenti risorse riceve il classico “bip” su un'app riservata, non in commercio e ad uso e consumo esclusivo di quella rete privata. Nel messaggio c’è la conferma che qualcosa di straordinario è accaduto. Pertanto i partecipanti alla comunione d’intenti o, da un punto di vista pratico, i finanziatori, vengono convocati a prendere atto della scoperta. Metaforicamente sono i primi a mettere piede nella tomba misteriosa in fondo allo scavo archeologico.

Spostate quindi la scena, che adesso si svolge in un altro luogo. Siamo nel caveau di una super web farm costruita sottoterra, dove ci sono tantissimi server incolonnati: spartani, monolitici, dai colori in parte sgargianti come skateboard appoggiati alle pareti. C’è freddo, la temperatura è bassa. Poca luce diffusa, un rumore costante: una nenia sotto forma di ronzio. Energia elettrica, il sangue pulsante dei calcolatori.

Siamo nel cuore di un super acceleratore quantistico per la potenza di calcolo dove un'AGI — un’intelligenza potenziata (è più probabile che AGI non identifichi subito la superintelligenza, ma un modello particolarmente allineato e capace di auto-apprendimento) — ha fatto una scoperta fondamentale in un progetto chiamato “Highlander”. È un progetto di epigenetica che ha portato avanti le tesi degli ultimi 20 anni sulla longevità e sul ringiovanimento cellulare. La scoperta certifica che è possibile: è lì, davanti ai loro occhi. L’annullamento della differenza di età, il superamento del confine che ha reso mortale l’essere umano: il limite per eccellenza, quello che azzera le stagioni della vita e riporta indietro le lancette dell’orologio. Non stiamo parlando di una vecchiaia 3.0 con persone che arrivano a 150 anni, ma di vero e proprio ringiovanimento. Molti immaginano questo risultato come una pillola o un siero, ma è più probabile che si tratti di organi trapiantati e di un trattamento tecno-organico che impedisce l'invecchiamento.

Una scoperta come questa non diventerebbe mai a uso e consumo di tutti.

Siamo ovviamente di fronte a un paragone estremo. Un caso limite? A volte la realtà supera la fantasia.

Ma cosa pensate che si aspettino le tecnocrazie multimiliardarie dal creare progetti per il super-potenziamento delle AI? Solo quello che hanno già in abbondanza, cioè il denaro? Voi cosa fareste? Siete umani, quindi avete già la vostra risposta. C’è una tecnologia di frontiera: deve solo essere sviluppata e potrebbe donarvi tutto ciò che volete, con il solo limite della vostra immaginazione.

Pensiamo a scoperte diverse: nell’aerodinamica, nelle scienze cognitive, nella chimica, nella fisica quantistica. Alcune porteranno a brevetti e prodotti ottimizzati per il pubblico, quindi per il mercato. Creeranno predominio industriale, finanziario e nei consumi; altereranno ancor di più il livello della ricchezza, facilitandone la concentrazione, e forse creeranno tensioni importanti nello stile di vita. Ma prima di arrivare all'uso comune saranno filtrate. E non dal potere pubblico, ma dagli interessi privati.

Per moltissimi anni, nell'immaginario collettivo, le scoperte eccezionali erano quelle che avrebbero curato il cancro, ricucito il buco dell'ozono o insegnato a prevedere i terremoti. E continueranno a esserlo. Se si verificassero, lo sarebbero. È possibile, persino probabile: già adesso i modelli attuali stanno facendo progressi notevoli in queste ricerche, con avanzamenti di settimana in settimana. Questo genere di scoperte arriverebbe alla collettività.

L'AI facilita anche questo tipo di risultati, ma nel contempo ne crea altri: in un certo senso “segreti”, nella migliore delle ipotesi stratificati nelle élite che li condividono in circuiti altamente specializzati, come ad esempio le comunità scientifiche.

Questo ha un'importanza fondamentale.

Riuscite a immaginarvi una scoperta fenomenale in un settore di cui nessuno parla? È il caso, ad esempio, della fisica quantistica.

In un certo senso potremmo affermare che l'AI, sempre più avanzata, produce scoperte sempre più incredibili. Ma la riservatezza le esclude dalla portata di una percentuale a volte impressionante di persone, come può essere il 99%. Il primo filtraggio è ad appannaggio dei finanziatori, il secondo della comunità scientifica.

Riuscite a immaginare cosa può accadere se una scoperta “rivoluzionaria” resta confinata nelle mani di pochissimi? È come l'alba dei supereroi o la nascita di poteri telepatici: una differenza tale da non consentire l’equilibrio della coesistenza. È l’equivalente di un salto evolutivo.

A questo punto il lettore potrebbe giustamente pensare: “Magari è anche possibile, ma prima che una cosa del genere accada...”. Ebbene, è già accaduto!

Alcuni giorni fa un team di ricercatori ha annunciato di aver scoperto una glueball (traducibile come "palla di colla"): una particella subatomica finora solo ipotizzata ma mai dimostrata (come lo era il bosone di Higgs), composta unicamente da gluoni e priva di quark. È un esempio straordinario di "materia fatta di forza” in grado di riscrivere la cromodinamica quantistica, che valorizzerà maggiormente il concetto di simmetria quantistica introducendo una diversa interpretazione della retrocausalità.

E se una gran parte di coloro che stanno leggendo non sa di cosa si tratta, è perché appartiene a quel 99% che non sa cosa succede. La comunità scientifica apprende della scoperta shock perché condivisa (prassi fondamentale per la validazione), ma un ristretto gruppo di persone potrebbe già essere in grado di utilizzarla.

L'entanglement è un fenomeno di cui si parla tantissimo: il legame speciale tra due particelle per cui, se ne modifichi o misuri una, l'altra cambia in un attimo. Un mistero che sta riscrivendo l’architettura dell’infinitesimamente piccolo, ma che potrebbe spiegare l’immensamente grande come l’Universo. E se fosse una reazione ad attivazione? Pensate a Pac-Man quando scompare da una parte e ricompare dall’altra: un "effetto Pac-Man" nell'entanglement. Attivo una particella e l’altra cambia.

Pensateci bene: la glueball, l’entanglement...

Sappiamo che la materia esotica e l'entropia si incontrano nei confini più avanzati della fisica teorica quando si studiano stati di materia con densità di energia negativa o particelle anomale. L'entropia misura la dispersione dell'energia e il disordine microscopico, mentre la materia esotica viola le normali condizioni di energia della fisica classica, aprendo scenari termodinamici estremi.

E se l’attivazione tramite entanglement non riguardasse una distanza spaziale, bensì temporale?

Stiamo parlando della possibilità di attivare una particella avanti nel tempo per modificarne una indietro. Il tempo non cambia, si sposta. La realtà si “aggiusta”, senza alcuna possibilità di percepire la differenza. Avete presente il concetto di déjà-vu, elevato all’ennesima potenza? Fino al punto da concepire che la realtà si possa aggiustare strada facendo e che i ricordi del passato non siano la certezza che pensiamo. Secondo la nota teoria dell'“effetto farfalla” di E. Lorenz, nessun evento è isolato e una piccolissima variazione nelle condizioni iniziali di un sistema complesso può generare grandi cambiamenti a lungo termine. E se quella variazione fosse microscopica? Se avvenisse tramite delle particelle?

Questo spiegherebbe potenzialmente perché la narrazione dell’esistenza umana, pur di fronte a criticità esistenziali, continui comunque a sopravvivere a se stessa.

Innumerevoli volte l’essere umano ha dimostrato di muoversi come un elefante in una cristalleria. Si pensi al nucleare e all'assurda serie di test atomici compiuti in terra e per mare nel secolo scorso. L’uomo giocava con un’energia sconosciuta provandola e testandola: una vera follia dal punto di vista scientifico. Abbiamo persino avuto incidenti nucleari potenzialmente estintivi come Chernobyl o Fukushima e, da ultimo, nei conflitti vengono bersagliate aree in cui sono presenti centrali nucleari. Per non parlare delle volte in cui siamo stati sul punto di usare l’arsenale per scopi bellici. Malgrado tutto ciò, non c’è stato alcun evento estintivo. È un caso? O è un aggiustamento “venuto dal futuro”?

Prima dell’AI queste teorie erano fantascienza. Ma prima dell’AI eravamo in uno stadio simile a quello del noto esperimento del “gorilla invisibile”, che studia l'attenzione selettiva e la cecità inattentiva, cioè l'incapacità del cervello di notare eventi inaspettati quando si è concentrati su un altro compito. L’AI ci porta a un livello diverso. I gruppi selettivi, come il fantomatico “Deus Group” del mio esempio, l'hanno già capito perché, essendo finanziatori con una disponibilità di denaro multimiliardaria, hanno un accesso privilegiato alle ricerche. Sanno che l’inverosimile è possibile; hanno razionalizzato che l’AI è potere: potere di conoscenza, potere di sapere, potere di accedere a una comprensione dello stato delle cose che va incredibilmente oltre ciò che fino a poco tempo fa sarebbe stato definito fantasia creativa, utile per i film di Hollywood o per i romanzi con protagonista il Prof. Robert Langdon di Dan Brown.

Invece ora sanno che è così.

Non si torna indietro. Di fronte a una cosa di queste proporzioni non si fa marcia indietro, non si spegne tutto.

Tornando alle ipotesi attualissime sulla fisica quantistica e sulla possibilità che il futuro influenzi il passato, se in questo passato c’è l’AI e ci sarà un'AGI, è più che mai legittimo aspettarsi che nel futuro ci sarà ancora. E sarà molto più sviluppata. Quindi non è sbagliato, scientificamente, ipotizzare che una super-AI senziente sia già presente nella Via Lattea, e che lo sviluppo del creato sia potenzialmente non dissimile da un videogame ipertecnologico autogestito da un'AI.

Le dimensioni necessarie per ospitare questa moltitudine di concetti richiedono menti molto aperte, disponibili ad accogliere un concetto di cultura generale che la nostra società non sta patrocinando, essendo in atto un decadimento del ruolo umano, una vera e propria inversione del Q.I. secondo l’effetto Flynn inverso. E anche questo è difficile pensare che sia casuale.

Tutto depone a favore di una narrazione che porta i destini di una moltitudine — pur se divisa da differenze geografiche, religiose, etniche, ecc. — verso un'unica direzione. Anche le tematiche ambientali, geopolitiche, scientifiche, antropologiche, umanitarie e sociali che attraversano da sempre le società contemporanee sembrano convergere verso il medesimo svolgimento della narrazione.

Una serie davvero notevole di fattori si sta allineando con l’avvento e lo sviluppo dell’AI.

E se questa regia rivelasse che quelli che stiamo vivendo sono in realtà giorni di un futuro passato?

27 AGOSTO 2026

Alzheimer in RSA: il TAR costringe la Regione Lombardia a rispondere sull'adeguamento tariffario e sul nodo del 100% sanitario

· di Claudia Moretti

Due sentenze del TAR Lombardia (agosto 2026) impongono alla Regione di decidere, entro 90 giorni, sulla richiesta di coprire al 100% con fondi SSN l'assistenza ai malati di Alzheimer più gravi. Il principio, quando viene disatteso, non pesa solo sulle famiglie: spinge le RSA a pratiche ai limiti della legalità, e i Comuni a criteri di calcolo già bocciati dai giudici.

Con le sentenze n. 4102/2026 e n. 4110/2026, pubblicate il 14 e il 17 agosto, il TAR Lombardia ha accolto due ricorsi, promossi da una ventina di enti gestori di RSA lombarde contro il silenzio di Regione Lombardia su una diffida che chiedeva, fra l'altro, tariffe che pongano il 100% del costo assistenziale a carico del SSN per i pazienti Alzheimer più compromessi.

Così motivavano le ricorrenti, secondo quanto riportato nella sentenza:

«[Le ricorrenti hanno rilevato che le tariffe regionali sarebbero] non coerenti con la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, per la quale, ove la prestazione socio-assistenziale risulti inscindibilmente legata a quella sanitaria (ossia, fra gli altri, nei casi più avanzati di Alzheimer, nonché in ipotesi assimilabili di grave non autosufficienza), il costo di assistenza dovrebbe essere posto integralmente a carico del SSN, con conseguente inapplicabilità del regime di cd. compartecipazione.»

Il TAR non entra nel merito di questa specifica richiesta, e non stabilisce da sé che l'Alzheimer avanzato vada coperto al 100%. Ordina però alla Regione di rispondere in modo esplicito e motivato proprio su questo punto entro 90 giorni, pena la nomina di un commissario che decida al suo posto. È un passaggio procedurale, ma con conseguenze concrete: la Regione non potrà più eludere la domanda con il silenzio o con promesse generiche.

Quando questo principio — le prestazioni sanitarie e sociali inscindibili vanno interamente a carico del SSN — resta lettera morta, il costo non sparisce: si sposta su chi ha meno strumenti per opporsi.

Due esempi, entrambi già bocciati dalla giurisprudenza, mostrano quanto il problema attraversi l'intera catena dell'assistenza.

Le RSA che fanno firmare accordi fideiussori ai familiari. Molte strutture, per tutelarsi dal mancato riconoscimento della quota sanitaria, fanno firmare ai parenti, al momento dell'ingresso, impegni di pagamento o vere e proprie fideiussioni per l'intera retta. Le corti hanno più volte dichiarato nullo l'impegno contrattuale assunto dai familiari proprio quando la prestazione erogata è "ad elevata integrazione sanitaria" ai sensi del Dlgs 502/92 e del DPCM 14 febbraio 2001: se il costo compete per legge al SSN, nessuna clausola privata può spostarlo sulla famiglia. Un principio coerente con l'orientamento ormai consolidato della Cassazione che ha riconosciuto la copertura integrale SSN per una paziente Alzheimer in nucleo specializzato.

I Comuni che violano l'unico strumento per il computo della compartecipazione: l'ISEE sociosanitario. Il regolamento zonale o comunale non può reintrodurre l'indennità di accompagnamento. La mancata corretta definizione della quota sanitaria, comporta un illegittimo riversamento di oneri sanitari sulla componente socioassistenziale del servizio e un conseguente aumento dei costi per Comuni e utenti.

Sennonché, anziché farsi parte diligente per conseguire un corretto riparto degli oneri tra sanità ed assistenza come pure rilevato in sempre più numerose pronunce, a loro volta scaricano sull’utenza anche tali oneri.

Sono, invero, del resto, ancora numerosissimi i Comuni che per calcolare quanto un ospite deve versare come quota sociale, continuano ad ignorare che l’ISEE rappresenta l’unica misura della capacità contributiva delle prestazioni sociali e come tale che non può essere richiesta una compartecipazione eccedente la ricchezza evidenziata dall’attestazione ISEE, ignorando esclusioni, franchigie proporzioni dettati dal DPCM 159/2013, nonostante tale disciplina costituisca livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che l’art. 117 co.2 lett m) Cost. richiede siano garantiti su tutto il territorio nazionale.

Continua così ad essere considerata come "risorsa" anche l'indennità di accompagnamento — una prestazione che per legge non è reddito e serve a finanziare l'assistenza, non a ripagarla due volte. Già nel 2016 il Consiglio di Stato (sentt. nn. 838, 841 e 842 del 29 febbraio) aveva escluso indennità e trattamenti assistenziali dal calcolo ISEE; principi che sono divenuti legge con la modifica art. 2-sexies d.l. 42/2016 e, da ultimo ripresi nell’ultima organica riforma dell’ISEE di cui al DPCM 13/2025. Uamento nel calcolo ISEE.

Tariffe regionali ferme da anni, RSA che si tutelano facendo firmare fideiussioni ai parenti, Comuni che calcolano la compartecipazione includendo l'accompagnamento: sono tre facce dello stesso problema. Quando l'ente pubblico non stabilisce (o non applica) con chiarezza chi paga cosa, il conto viene comunque presentato a chi non ha spesso modo di rifiutarlo.

Le sentenze lombarde sono importanti proprio perché spostano l'attenzione a monte: prima ancora del singolo caso, è la mancata programmazione regionale a generare, a cascata, tutte queste storture. Cons. Stato, sentt. 4.6.2026 n. 4465, 10.6.2021 n. 4481, 10.1.2021 n. 316, 16.3.2018 n. 1623, TAR Lombardia-Milano, sentt. 25.7.2025 n. 2762, 21.11.2024 n. 3291, 4.7.2024 n. 2069, TAR Lombardia-Brescia, sentt. 19.5.2026 n. 691, 29.12.2025 n. 1214, 17.4.2025 n. 337.

(co-autore Franco Trebeschi)

27 AGOSTO 2026

Carburanti. Navigare a vista aumentando il debito pubblico

· di Vincenzo Donvito Maxia

Nel secolo dell’Intelligenza Artificiale, in materia crisi petrolifera, il nostro Governo naviga a vista. Ieri sera è stato varato l’undicesimo provvedimento che prevede il calo delle accise.

Con la promessa di passare presto a misure più strutturali e selettive, soprattutto per le fasce di reddito più basse e alle imprese. Intanto i 130 milioni alla bisogna per “calmare” fino al 5 Settembre lo sdegno di chi sta tornando dalle vacanze, invece di prenderli (come preannunciato) dal maggiore gettito Iva dovuto all’aumento dei prezzi, vengono recuperati attraverso un meccanismo di anticipo dell'acconto fiscale sui dividendi dei grandi gruppi energetici (essenzialmente Eni). Di fatto un esborso non previsto con soldi levati da introiti già in programma d’uso, cioè un aumento del debito pubblico che, di conseguenza, grava sul Pil, cioé scelte economiche che invece di generare reddito generano debito.

Non una bella premessa per quanto dovrebbe essere deciso alla scadenza di questo taglio. Con l’aggiunta che - Europa malvagia quanto spugna da mungere - il tentativo di scaricare sull’Unione il problema (extra profitti delle compagnie energetiche) è stato respinto. Mentre se questa opzione dovesse essere presa in considerazione a livello nazionale, sembra che il governo stesso potrebbe entrare in crisi visto che non tutti all’interno ne sono convinti.

Il problema per il consumatore non è però auspicare che un governo diverso cambi la situazione, visto che i maggiori partiti di opposizione in materia dicono e propongono le stesse cose del governo.

Ipotesi di minor danno sarebbe meno tasse, più energie alternative, più servizi di trasporto pubblico e più liberalizzazioni…. ma questa è roba da campagne elettorali e non quegli atti concreti e immediati che necessiterebbero.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

27 AGOSTO 2026

Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

Questa settimana, droga, memoria e disuguaglianze sanitarie sono al centro della riflessione. Dal fentanyl cinese – che richiede una risposta forte come quella alla guerra dell'oppio – alla detenzione domiciliare negata al 98% dei tossicodipendenti, emerge un sistema che punisce più di quanto curi. Nel frattempo, le RSA italiane registrano liste d'attesa impossibili mentre i Comuni non riescono a riscuotere le rette degli anziani. Il cambiamento climatico non risparmia l'Europa, devastata da 16 alluvioni in due anni.

In questo numero

ARTICOLI

→ Patrioti/partigiani e nemici. L’umanità della memoria

→ Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio

→ Informazione-educazione sessuale. Reagire alle fobie omofobe del ministro

→ Il vapore che ci tradisce

→ Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 25/08/2026

→ Nuovo codice della strada. E' uno scherzo?

→ Vivere tra lo spaccio di droghe. Cronache dell’assurdo

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 18 a 24 Agosto 2026

→ Osservatorio disservizi da 18 a 24 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Overtourism, i voli low cost gonfiano gli affitti: in Italia fino a 220 euro l’anno in più

→ L’Europa medievale travolta da 16 alluvioni in due anni: la nuova ricostruzione che riscrive la storia climatica del continente

→ Ruralità e rigenerazione urbana: Barberis, De Lucia e il futuro della città

→ Turismo. Il viaggiatore dentro di noi, sempre

→ Case in affitto. Privilegi, propaganda politica e miseria della realtà

→ Estate 2026, l'Europa non è pronta al cambiamento climatico?

→ Perché creiamo account sui social media per i nostri gatti, cani e altri animali domestici

→ Femminicidio. La colpa siamo noi

→ Turismo oscuro: perché i luoghi di morte, crimine e tragedia diventano attrazioni turistiche

→ Detenzione domiciliare detenuti tossicodipendenti. Il 98% non ne fruirà

→ I coni gelato, l'ingegnosa invenzione degli immigrati americani

→ Salute. La Newsletter settimanale di Aduc. 20/08/2026

NOTIZIE

→ AUSTRIAAUSTRIA. Vienna, multa da 1.000 euro per aver comprato un cane da allevamento crudele

→ ITALIAITALIA. Pet therapy in RSA Sereni Orizzonti in Friuli: cani in visita ogni settimana

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le vendite di titoli della Banca centrale erodono i fondi NHS

→ ITALIAITALIA. Rsa, 3.400 euro al mese per la madre: appello al governatore del Piemonte

→ ITALIAITALIA. Suicidio assistito. In Lombardia caso gestito interamente dal servizio sanitario

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Nuovo sistema di accumulo di energia per la casa che potrebbe ridurre le bollette anche dopo il tramonto

→ ITALIAITALIA. Rsa Mantova e Cremona: 11.492 domande in lista d'attesa nel 2025

→ USAUSA. Il 17% di maggiorenni fuma cannabis

→ ITALIAITALIA. Per i giovani mangiare bene è una priorità ma il tempo resta il principale ostacolo

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Legge per vietare i social ai minori di 16 anni

→ ITALIAITALIA. Belluno, allarme Comuni: sempre più anziani non pagano le rette Rsa

→ USAUSA. L’uscita di un album di Taylor Swift provoca un aumento degli incidenti stradali mortali? Cosa dice lo studio di Harvard

→ ITALIAITALIA. Le città continuano a perdere residenti a favore dell’hinterland

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Pelo animale vero in giocattoli venduti come 'finta pelliccia'

→ USAUSA. Benzene nei deodoranti spray: la causa milionaria contro i grandi marchi

→ USAUSA. Medetomidina, il tranquillante veterinario che spiazza la xilazina

→ U.E.U.E.. Fiducia dei consumatori in Eurozona in miglioramento ad agosto

→ ITALIAITALIA. Consumi culturali in crescita. Confcommercio

→ ITALIAITALIA. Diabete infantile, accompagnamento INPS anche se il minore è autonomo

→ PAKISTANPAKISTAN. Tabacco: Svezia riduce i fumatori, Pakistan resta fermo

→ USAUSA. Oregon, psilocibina legale: primo studio su 20.000 utilizzatori

→ U.E.U.E.. Caldo, tra gli over 85 i morti in Italia aumentano dell’8% a luglio. In Germania 14mila decessi nell’estate 2026

→ ITALIAITALIA. Sostegno negato a studente disabile grave, il TAR condanna il Ministero


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27 AGOSTO 2026

Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 27/08/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

I mercati finanziari attirano sempre più risparmiatori, ma il terreno è minato. Dalle truffe cripto ai deepfake, dalle indagini SEC in calo ai disservizi pubblici che pesano sulla fiducia: il sommario di questa settimana mostra un panorama dove l'informazione e la vigilanza sono armi essenziali. Anche le scelte quotidiane - dal conto corrente in coppia ai pagamenti rateali - richiedono consapevolezza. L'Europa intanto cerca di proteggere la privacy digitale, mentre l'Italia arranca nelle telecomunicazioni e la giustizia traccia nuove linee sul bitcoin.

In questo numero

ARTICOLI

→ Draghi e Collison (Stripe) lanciano il Rhine Group per l'Europa

→ Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026

→ Osservatorio disservizi da 18 a 24 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Perché sono tutti pazzi per i bond, non solo governativi

→ Risiko grandi banche. Capire e, per quanto possibile e necessario, farsi meno male

→ Coppie. Conto Corrente comune: a chi appartengono le somme?

→ Investire informati. La Newsletter settimanale di Aduc. 20/08/2026

NOTIZIE

→ GERMANIAGERMANIA. Deutsche Bank, sottratti oltre 600 mila euro dall'ex responsabile Private banking della sede di Francoforte

→ MONDOMONDO. Telecomunicazioni, Italia ultima tra 34 mercati nell'indice Kearney

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le vendite di titoli della Banca centrale erodono i fondi NHS

→ ITALIAITALIA. Bitcoin e mixing: la Cassazione, è autoriciclaggio per chi evade le tasse

→ NIGERIANIGERIA. Geregu Power in default su bond da 40 miliardi di naira

→ USAUSA. SEC, crollano del 70% le indagini riservate su società quotate USA

→ U.E.U.E.. Privacy digitale nell'euro: come la BCE intende garantire un anonimato paragonabile a quello del contante per i pagamenti elettronici

→ USAUSA. Truffa cripto da 24 milioni a Las Vegas: condanna fino a 280 anni

→ USAUSA. Equifax paga 100 milioni per un errore nei punteggi di credito

→ U.E.U.E.. Fiducia dei consumatori in Eurozona in miglioramento ad agosto

→ USAUSA. Sempre più famiglie pagano benzina e spesa a rate col "buy now pay later"

→ USAUSA. Deepfake e finti analisti su WhatsApp: la nuova truffa degli investimenti


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26 AGOSTO 2026

Patrioti/partigiani e nemici. L’umanità della memoria

· di Stefano Fabbri

Le montagne sono forse i luoghi che più di altri offrono la possibilità di osservare gli accadimenti ed i loro protagonisti da un punto privilegiato. Anche se si tratta di un cimitero di guerra che ospita i nemici di allora, come alla Futa dove sono custoditi i resti di migliaia di militari germanici morti sul fronte della Linea Gotica. Non è banale che un sepolcro collettivo di soldati di un esercito invasore trovi quello spazio che solo la pietas sa individuare, in prossimità di luoghi il cui nome mette i brividi e che è impossibile non associare a scontri, eccidi e stragi. Sant’Anna di Stazzema, solo per citarne il più noto, è lontana pochi chilometri in linea d’aria. Il cimitero germanico della Futa, in questo senso, è un piccolo miracolo. Non è come i tanti cimiteri del Trentino e dell’Alto Adige in cui riposano soldati di eserciti opposti e che potevano tranquillamente essere arruolati in uno o nell’altro di essi. Montanari di lingua italiana coscritti in quello Austroungarico e contadini di lingua tedesca nelle file dei Savoia, ciascuno nato nella parte giusta o sbagliata a seconda dei punti di vista della macelleria della Grande Guerra. Quello della Futa è il cimitero di soldati di un esercito prima alleato e poi avversario. E per questo è ancora più prezioso per l’enorme valore che ha acquisito negli anni, a cominciare da quei difficilissimi Sessanta: quando fu pensato erano trascorsi due decenni dalla fine della guerra. Una terra dove quei soldati erano stati combattuti da vivi ha scelto di ospitarli da morti. Con la convinzione che se è difficile, quasi impossibile, condividere la memoria — di cui ciascuno conserva la parte che più gli è intima — si debba condividere la pietà. E così è stato anche grazie al lavoro accurato e rispettoso dell’Archivio Zeta, la compagnia teatrale che ha reso ogni anno quel luogo dell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna lo scenario di una riflessione che affonda le proprie radici nei grandi classici. E in quei lavori, da Antigone a Macbeth fino a quello che potrebbe essere l’ultima proposta, il Processo di Kafka, ci sono tutti i semi di un pensiero comune di cui oggi più che mai c’è bisogno, in un mondo che ribolle forse più di 80 anni fa.


Soprattutto davanti alle tombe di chi fu mandato a morire, e ad uccidere, su quei monti. Per questo appare difficile da comprendere lo stop chiesto dall’associazione tedesca che gestisce i cimiteri di guerra, al quale sorprendentemente si è unito il sindaco di Firenzuola. Se un teatro che viene dal passato non riesce a convincere della necessità di un rapporto continuo con il presente in un luogo così, dove mai potrebbe provarci? È forse questo uno degli argomenti che l’assessore Cristina Manetti potrà spendere nel suo incontro con il console tedesco per cercare di salvaguardare quella esperienza.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 26/08/2026)

26 AGOSTO 2026

L'ossessione dell'Europa per i centri di rimpatrio rischia di deludere

· di Redazione

Cinque Paesi UE corrono per creare centri di rimpatrio per migranti, forse in Uganda o Rwanda, prima dell'entrata in vigore di nuove norme europee, ma casi recenti mostrano ostacoli legali e pratici e numeri lontani dalle aspettative

La politica migratoria dell'UE si concentra sempre più sulla controversa idea degli hub per i rimpatri, strutture in Paesi terzi dove trasferire i migranti irregolari, come previsto dal nuovo Regolamento sui rimpatri.

"Dobbiamo istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell'Europa. Stiamo lavorando intensamente su questo", hanno scritto all'inizio del mese la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la sua omologa danese Mette Frederiksen in una dichiarazione congiunta.

Diciannove Paesi dell'UE sono convinti che si tratti di una "soluzione innovativa" da perseguire per la gestione dei flussi migratori, come emerge da una lettera congiunta di 19 Paesi inviata ai leader europei lo scorso giugno, che lascia intendere come i centri potrebbero diventare realtà in tempi brevi.

Un confronto cruciale sulla migrazione si terrà al prossimo vertice del Consiglio europeo, dove i centri di rimpatrio saranno uno dei principali punti all'ordine del giorno.

Restano però senza risposta domande fondamentali su come questa politica verrebbe attuata. Come funzionerebbero gli hub? Dove verrebbero collocati? E con quali problemi si sono scontrati finora?

Euronews analizza i principali nodi legati al nuovo mantra migratorio e spiega perché la realtà potrebbe non corrispondere alla narrativa politica.

Che cosa sono gli hub per i rimpatri?

Gli hub per i rimpatri (anche detti return hubs) sono strutture situate in un "Paese terzo" – uno Stato non appartenente all'UE con cui uno Stato membro ha concluso un accordo per trasferirvi persone anche quando non hanno alcun legame con quel Paese. Le persone da trasferire sono coloro che non hanno un diritto legale a restare nel territorio europeo e che sono destinatarie di un provvedimento di rimpatrio.

I centri possono essere sia luoghi di transito, dove le persone vengono collocate in attesa di essere rimpatriate nel Paese di origine, sia strutture in cui si prevede che restino senza alcuna garanzia di un successivo ritorno.

Pur non utilizzando in modo esplicito l'espressione "return hubs", il regolamento riformula una proposta originaria della Commissione europea, definendo le condizioni per creare centri fuori dall'UE. Ogni hub richiede "un accordo o un'intesa" da concludere tra l'UE, o uno o più dei suoi Stati membri, e un Paese non appartenente all'Unione.

L'Italia ha aperto la strada con l'Albania, dove i centri inaugurati a ottobre 2024 vengono utilizzati per ospitare migranti soccorsi o intercettati in mare dalle autorità italiane. Roma ora propone questo modello al resto dell'UE.

Paradossalmente, la struttura albanese non è tecnicamente un hub di rimpatrio. In origine era destinata a ospitare soltanto richiedenti asilo, esternalizzando la procedura d'asilo, gestita dalle autorità italiane su suolo albanese.

Dopo una serie di ricorsi legali, nel marzo 2025 il governo Meloni ha trasformato il centro in una struttura per le espulsioni di migranti irregolari che avevano già ricevuto una decisione di rimpatrio. Questo cambiamento ha reso la struttura albanese un primo precursore degli hub, ma sono ancora le autorità italiane a gestire il centro e a essere responsabili del rimpatrio finale dei migranti.

Il modello europeo potrebbe spingersi oltre, esternalizzando interamente la gestione e la responsabilità delle procedure di asilo e di espulsione a un Paese non appartenente all'UE.

I centri di identificazione e trattenimento italiani in Albania dovranno essere ripensati quando il Paese entrerà nell'Unione. L'Albania è il secondo candidato più vicino all'adesione dopo il Montenegro.

Quali Paesi sono presi in considerazione?

Il Regolamento sui rimpatri è stato raggiunto politicamente, ma le istituzioni europee devono ancora completarne l'adozione formale. La legge non è ancora entrata in vigore, perché deve essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'UE.

Secondo un funzionario europeo, il testo è sottoposto a revisione giuridica e l'adozione definitiva dovrebbe avvenire in autunno.

Nel frattempo, i governi europei avrebbero già iniziato a lavorare alla creazione di hub per i rimpatri in Paesi terzi, negoziando sia in modo bilaterale sia come gruppo.

Germania, Austria, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi hanno confermato di essere in trattativa per l'istituzione di tali strutture. Il loro obiettivo è concludere la prima partnership entro la fine dell'anno, con la firma prevista all'inizio del 2027, ha riferito a Euronews un diplomatico. La Commissione europea è informata, ma non coinvolta.

Secondo il quotidiano greco Kathimerini, i cinque Paesi dell'UE sono in una fase avanzata di colloqui con l'Uganda, con l'obiettivo di rendere operativa una struttura entro il prossimo anno. I Paesi coinvolti hanno rifiutato di confermare, citando il rischio che rivelazioni alla stampa possano danneggiare le trattative.

Il Ruanda è un altro Paese africano al centro delle discussioni del gruppo dei cinque, secondo il settimanale tedesco Der Spiegel. Il Ruanda era anche al centro di un piano britannico, molto contestato e ormai abbandonato, per trasferire i richiedenti asilo mentre le loro domande venivano esaminate.

I ministri dell'Immigrazione dei cinque Paesi si riuniranno a Copenaghen il 4 settembre per fare il punto sui progressi compiuti.

In aprile, il governo austriaco ha annunciato un accordo su migrazione e riammissione con l'Uzbekistan, che non prevede la creazione di un centro di rimpatrio. Secondo la stampa e alcuni parlamentari nazionali, il Paese sarebbe un possibile hub, ma il Ministero degli Esteri uzbeko lo ha smentito in una dichiarazione a Euronews, affermando che "attualmente non sono in corso negoziati su questo tema".

Quali sono i problemi giuridici e pratici?

In una lettera pubblicata il mese scorso, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Michael O'Flaherty, ha chiesto ai cinque Paesi dell'UE di garantire che "qualsiasi iniziativa pertinente sia preceduta da una valutazione preventiva completa dei potenziali rischi diretti o indiretti per i diritti umani associati alla cooperazione proposta".

Il Regolamento sui rimpatri non richiede in modo esplicito una valutazione d'impatto sui diritti umani, ma precisa che "un tale accordo o intesa può essere concluso solo con un Paese terzo nel quale siano rispettati gli standard e i principi internazionali in materia di diritti umani, conformemente al diritto internazionale, compreso il principio di non-refoulement".

Nel 2024, il Mediatore europeo ha criticato la Commissione per aver firmato un Memorandum d'intesa con la Tunisia sul controllo delle frontiere e la gestione della migrazione senza aver effettuato una valutazione d'impatto sui diritti umani.

Anche se il Regno Unito non fa più parte dell'UE, le motivazioni della sentenza con cui la sua Corte suprema ha bocciato, nel novembre 2023, il piano per trasferire i richiedenti asilo in Ruanda sono significative: i giudici hanno ritenuto che il Paese non fosse sufficientemente sicuro, dato il rischio di persecuzione o di maltrattamenti. Il nuovo governo laburista ha di conseguenza abbandonato il piano.

Il piano di ricollocazione di Meloni in Albania si è scontrato con difficoltà giudiziarie simili, con i giudici italiani che hanno messo in discussione la designazione di Paesi come Bangladesh ed Egitto come "sicuri", su cui le autorità italiane avevano fatto affidamento per esaminare le richieste di asilo con una procedura accelerata.

In modo cruciale, le cause legali legate ai centri albanesi sono ora approdate alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che deve ancora pronunciarsi su una questione centrale: se l'Italia possa trasferire al di fuori dell'UE una persona soggetta a un ordine di detenzione.

I centri funzioneranno?

"Una valutazione sui diritti umani – che dovrebbe essere svolta per tutti questi tipi di accordi – richiede tempo, mentre i Paesi dell'UE si affrettano a firmare accordi con Paesi terzi anche quando le regole non sono ancora definite", ha dichiarato a Euronews Sara Prestianni, direttrice delle attività di advocacy dell'ONG Euromed Rights.

Prestianni ha descritto i Paesi ipotizzati per ospitare i gli hub per i rimpatri come "caratterizzati da violazioni dei diritti umani" e ha sollevato dubbi sulla metodologia utilizzata per effettuare le necessarie valutazioni d'impatto sui diritti.

Ciononostante, il trasferimento di migranti irregolari al di fuori dei confini dell'UE richiederà con ogni probabilità negoziati lunghi con i Paesi ospitanti. I casi passati mostrano come i ricorsi legali possano facilmente affossare il progetto se non sono previste adeguate garanzie in materia di diritti umani.

"Vedo certamente interrogativi su che cosa il Paese terzo possa chiedere in cambio dell'ospitalità a persone che non sono suoi cittadini", ha affermato a Euronews Davide Colombi, ricercatore in materia di migrazione presso il think tank con sede a Bruxelles CEPS.

Nel frattempo, la ricollocazione di migranti irregolari all'interno dell'Unione si è rivelata molto più semplice. Ma questo scarica maggior pressione sui Paesi in prima linea come l'Italia, chiamati a rispettare il principio del Paese di primo approdo.

I sostenitori dell'approccio degli hub per i rimpatri ribattono che gli ostacoli giuridici e pratici non sono insormontabili e che le capitali europee hanno semplicemente bisogno di tempo per costruire un sistema funzionante, capace di rimpatriare i migranti irregolari una volta che i centri saranno operativi.

Ma le esperienze passate alimentano i dubbi sul fatto che la realtà possa essere all'altezza delle ambizioni.

"Le precedenti esperienze di esternalizzazione o delocalizzazione della gestione migratoria sono state estremamente costose, contestate dal punto di vista legale e molto limitate sul piano operativo", ha osservato Colombi.

Nonostante anni di preparazione e massicci investimenti finanziari, in totale solo quattro persone sono state ricollocate volontariamente dal Regno Unito al Ruanda prima che quel piano venisse cancellato.

L'Italia prevedeva inizialmente di ospitare circa tremila migranti al mese nei centri albanesi; secondo le notizie, il numero effettivo è stato di appena 500 persone in totale da quando, nel marzo 2025, il complesso è stato convertito in centro per le espulsioni.

Il costo complessivo supera i 670 milioni di euro e, secondo un recente studio di un'università italiana, trattenere i migranti in questi centri si è rivelato molto più costoso per l'Italia rispetto alla loro permanenza sul proprio territorio.

(Vincenzo Genovese & Luca Bertuzzi su Euronews del 26/08/2026)

26 AGOSTO 2026

Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio

· di Redazione

Un'inchiesta pubblicata dalla testata canadese The Bureau, firmata dall'ex agente della Royal Canadian Mounted Police Garry Clement, accosta l'attuale crisi del fentanyl in Nord America alle Guerre dell'Oppio del diciannovesimo secolo, rovesciandone però la direzione: se allora furono le potenze occidentali a inondare la Cina di oppio, oggi sono le sostanze letali prodotte in territorio cinese a raggiungere Stati Uniti e Canada.

Secondo l'articolo, che cita dati del Dipartimento di Giustizia e del Tesoro statunitensi, le aziende chimiche cinesi restano la fonte principale dei precursori usati per produrre fentanyl illecito, sostanze che vengono in gran parte vendute ai cartelli messicani, i quali si occupano poi della sintesi finale e dell'introduzione della droga negli Stati Uniti.

I numeri riportati nell'inchiesta danno la misura della tragedia: negli Stati Uniti, tra il 1999 e il 2023, sono morte circa 806.000 persone per overdose di oppioidi, con 74.702 decessi legati a oppioidi sintetici nel solo 2023. Il dato più recente segnala un calo: nel 2024 le morti totali da overdose sono scese a circa 80.391, una riduzione del 27% rispetto all'anno precedente.

In Canada la situazione resta comunque drammatica. Tra gennaio 2016 e dicembre 2025 si contano 56.631 morti apparenti da tossicità legata agli oppioidi, un dato che comprende 8.606 decessi nel 2023 e 7.146 nel 2024. Il fentanyl risulta coinvolto nel 56% di questi decessi, secondo i dati citati dall'articolo.

Clement racconta anche la vicenda di Joey Scrimgeour, un ragazzo dell'Ontario morto a 19 anni nel 2023 per un'overdose da oppioidi, per rendere concreto l'impatto umano dietro le statistiche nazionali.

Sul fronte economico, l'inchiesta stima un costo di 7,07 miliardi di dollari canadesi per il Canada legato alla crisi degli oppioidi, mentre per gli Stati Uniti la cifra sale a quasi 1.500 miliardi di dollari nel solo 2020, considerando spese sanitarie, perdita di produttività, costi giudiziari e di applicazione della legge.

L'autore denuncia poi una serie di elementi emersi da inchieste del Congresso statunitense: sgravi fiscali concessi da Pechino a produttori di precursori chimici destinati all'esportazione, la produzione di fentanyl all'interno di carceri cinesi, e la presenza di membri del Partito Comunista Cinese titolari di quote azionarie speciali, le cosiddette "golden shares", in aziende collegate alla filiera dei precursori. Elementi che, secondo Clement, dimostrano un livello di coinvolgimento statale ben più profondo di quanto Pechino sia disposta ad ammettere.

Sulla base di questi elementi, l'inchiesta propone di trattare la vendita di fentanyl non come un semplice reato di traffico di droga, ma come una fattispecie più grave, paragonabile alla negligenza criminale. Il testo richiama in particolare l'articolo 219 del Codice penale canadese, che disciplina la negligenza criminale, come possibile strumento giuridico per perseguire con maggiore severità chi commercia una sostanza la cui letalità è nota e documentata.

Come riporta The Bureau, la testata ha già pubblicato negli ultimi mesi diverse inchieste sul ruolo del Canada come snodo del traffico globale di fentanyl e sul coinvolgimento di reti finanziarie legate alla Cina, temi che l'articolo di Clement inserisce in una cornice più ampia di responsabilità penale internazionale.

26 AGOSTO 2026

Informazione-educazione sessuale. Reagire alle fobie omofobe del ministro

· di Vincenzo Donvito Maxia

Alla ripresa della scuola, quest’anno c’è anche l’avvio dell’educazione affettiva e sessuale nella didattica, ma solo per gli studenti delle superiori e col permesso dei genitori, ché quelli dell’infanzia e primarie, la legge non li considera individui che abbiano una sessualità.

La legge 104/2026 sul consenso informato approvata di recente, prevede l’istituzione di corsi extra-curriculari proposti dal collegio dei docenti.

Il terrore di Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, è che i ragazzi abbiano un qualsiasi contatto con sessualità che non siano quelle della sua ideologia/religione. Valditara, dovunque si leggano sue esternazioni in merito, è sostanzialmente terrorizzato dagli omosessuali, che lui vede in ogni angolo che istigano alle loro scelte sessuali.

Per contrastare questa situazione, è in corso dallo scorso 6 agosto, la raccolta firme per un referendum abrogativo della legge in vigore. L’abrogazione di questa legge, dicono i promotori, porterà a:

- Didattica adeguata all'età: Sarà possibile promuovere la consapevolezza del corpo e dell'affettività usando linguaggi e metodi appropriati per ogni fascia d'età, inclusa quella infantile.

- Inclusione scolastica: Si eliminerà la pratica dell'esclusione dall'aula, garantendo che tutti gli studenti possano partecipare alle attività del gruppo classe senza discriminazioni.

- Maggiore autonomia: Scuole, docenti e famiglie potranno integrare stabilmente questi temi nei percorsi formativi, liberandosi da vincoli burocratici eccessivi e garantendo una continuità pedagogica.

Aduc invita a firmare il referendum ché, quantomeno, sarà occasione per discutere di educazione e informazione sessuale. Discussione che, visto l’alto livello di cultura patriarcale e spesso assassina (femminicidio) che ci circonda, non potrà che far bene, a chiunque.

Il metodo più semplice per firmare è online, sulla specifica piattaforma istituzionale, con spid o Cie.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

26 AGOSTO 2026

Il vapore che ci tradisce

· di Primo Mastrantoni

Nelle zone dove il caldo non dà tregua e l’aria sembra un vetro immobile, il corpo umano mette in scena una battaglia silenziosa. Suda, evapora, si difende. Ma proprio lì, dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di raffreddarsi, entra in gioco un nemico inatteso: il vapore del nostro stesso sudore.

La scena: un deserto, una strada, una città che ribolle

Immagina un corpo che cammina sotto un sole verticale. La pelle brilla, il sudore affiora, e l’aria immediatamente sopra l’epidermide si fa più leggera, quasi rarefatta. È il primo atto: il vapore che si solleva, creando un microstrato caldo e umido.

Un velo invisibile che sembra aiutare, ma che in realtà ostacola.

Il paradosso fisiologico

Il raffreddamento evaporativo – la nostra arma evolutiva contro il caldo – funziona solo se il sudore riesce a evaporare rapidamente, scrive la rivista scientifica Science. Ma nelle zone aride e calde, dove l’aria è già satura di calore, quel vapore che si stacca dalla pelle non se ne va. Rimane lì, appiccicato, come una coperta sottile.

Il risultato è un microclima personale che impedisce al sudore successivo di evaporare con la stessa efficacia. Il corpo continua a produrlo, ma il beneficio si riduce. È come cercare di asciugarsi in una stanza dove il vapore della doccia non esce mai.

La fisica del disagio

Il fenomeno è semplice e spietato:

* il sudore evapora,

* il vapore si accumula vicino alla pelle,

* l’aria immediata diventa più umida,

* l’evaporazione rallenta,

* il corpo si surriscalda.

Nelle regioni aride, dove il vento è spesso debole e l’aria ferma, questo strato di vapore resta intrappolato. Il corpo, che si affida all’evaporazione per disperdere calore, si ritrova improvvisamente senza la sua strategia principale.

Il corpo reagisce, ma paga un prezzo

Per compensare, il sistema termoregolatorio aumenta la sudorazione. È un tentativo disperato di forzare l’evaporazione. Ma più sudiamo, più vapore si accumula. E più vapore si accumula, meno ci raffreddiamo.

Un circolo vizioso che porta a:

* disidratazione accelerata,

* aumento della temperatura corporea,

* rischio di colpo di calore.

Il deserto, la savana, le città arroventate: tutti luoghi dove il corpo umano scopre che la sua arma evolutiva non è infallibile.

Un dettaglio che racconta una storia più grande

Questo piccolo fenomeno – un velo di vapore sopra la pelle – è la prova di quanto siamo vulnerabili quando il clima supera le soglie per cui siamo stati progettati. È un racconto di fisiologia, certo, ma anche di adattamento, di limiti, di un mondo che si scalda più velocemente di quanto il nostro corpo possa compensare.

Il vapore del sudore non è solo un effetto collaterale: è un segnale. Un promemoria che il caldo estremo non è un ambiente naturale per l’essere umano, e che la nostra biologia, pur ingegnosa, non è invincibile.

26 AGOSTO 2026

Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 26/08/2026

· di Redazione

Premessa/Editoriale

L'Italia fatica tra crisi finanziaria, incapacità amministrativa e populismo che aggrava i problemi. Sul fronte quotidiano: diritti negati nei conti comuni, strade più pericolose, droghe sempre più letali e una pubblica amministrazione che non funziona. Nel mondo, il cambiamento climatico accelera e l'Europa non è pronta. Eppure esistono soluzioni concrete - dai bond ai sistemi di energia domestica - che restano ignorate mentre la politica gioca con bonus che danneggiano l'economia.

In questo numero

EDITORIALE

→ Crisi finanziaria e politica. Italia apatica e incapace

OSSERVATORIO LEGALE

→ Coppie. Conto Corrente comune: a chi appartengono le somme?

ARTICOLI

→ Prezzi carburanti. Populismo deleterio e concorrenza sleale del Sindaco abruzzese

→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 25/08/2026

→ Nuovo codice della strada. E' uno scherzo?

→ Vivere tra lo spaccio di droghe. Cronache dell’assurdo

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 18 a 24 Agosto 2026

→ Osservatorio disservizi da 18 a 24 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Perché sono tutti pazzi per i bond, non solo governativi

→ Risiko grandi banche. Capire e, per quanto possibile e necessario, farsi meno male

→ Prezzi carburanti. I bonus come controllo dei prezzi. Economia danneggiata

→ Firenze, Disinvolte certezze e cantieri

→ Overtourism, i voli low cost gonfiano gli affitti: in Italia fino a 220 euro l’anno in più

→ L’Europa medievale travolta da 16 alluvioni in due anni: la nuova ricostruzione che riscrive la storia climatica del continente

→ Ruralità e rigenerazione urbana: Barberis, De Lucia e il futuro della città

→ Magnifica humanitas: le riflessioni del Pontefice sull'avvento dell'IA nel ricordo di ciò che rappresenta essere umani

→ Turismo. Il viaggiatore dentro di noi, sempre

→ Case in affitto. Privilegi, propaganda politica e miseria della realtà

→ Bolivia, la violenza dei narcotrafficanti brasiliani dilaga al confine

→ Femminicidio. La colpa siamo noi

→ Turismo oscuro: perché i luoghi di morte, crimine e tragedia diventano attrazioni turistiche

→ Detenzione domiciliare detenuti tossicodipendenti. Il 98% non ne fruirà

→ I coni gelato, l'ingegnosa invenzione degli immigrati americani

→ Salute. La Newsletter settimanale di Aduc. 20/08/2026

→ Investire informati. La Newsletter settimanale di Aduc. 20/08/2026

→ L'intelligenza artificiale crea un sistema medico "ombra" parallelo?

→ Drug checking: come funziona nel mondo tra proibizionismo e salute

→ Il fentanyl ha sostituito l’eroina perché rende più efficiente il mercato illegale

→ Come steppa e vaiolo dissolsero l’ultimo impero nomade. La lunga marcia verso il collasso

→ Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 19/08/2026

GIANNINO

→ Putin è triste

STATI UNITI D'EUROPA

→ Capire il 'patriottismo' degli ucraini. Un libro

→ Estate 2026, l'Europa non è pronta al cambiamento climatico?

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Assolti in appello: si può dire 'delinquente' a Berlusconi

→ SLOVACCHIASLOVACCHIA. Perde la cittadinanza per il matrimonio gay, caso all'UE

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→ BRASILEBRASILE. Multa da 30 milioni di dollari a ByteDance-TikTok per dati dei minori

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→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Nuovo sistema di accumulo di energia per la casa che potrebbe ridurre le bollette anche dopo il tramonto

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→ COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Legge anti fake news scatena timori per la libertà online

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→ SVIZZERASVIZZERA. Il Tribunale amministrativo apre ai rimpatri di giovani afghani

→ MONDOMONDO. Debito pubblico più caro: inflazione e IA spingono i rendimenti ai massimi

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GIANNINO
31 AGOSTO 2026

L'Islanda? A noi!

STATI UNITI D'EUROPA
30 AGOSTO 2026

Ue - Islanda. Sottovalutazione dell’adesione. Un po’ di geografia politica per capire

· di Vincenzo Donvito Maxia

L’Islanda ha deciso che non è il caso di riaprire i negoziati con l’Ue per la sua adesione a tutti gli effetti, ché economicamente fa già parte dello spazio economico europeo, così come la Norvegia. Il timore che gli elettori in maggioranza hanno espresso è quello di vedersi sottrarre l’autonomia decisionale sulla pesca, tra le principali attività economiche dell'isola di 400mila abitanti.

Il pensiero va indietro a quando il Regno Unito decise di uscire dall’Ue, chè si sentiva menomata della condivisione nell’Unione della propria grande potenza economica e politica.

Pensiero che va anche a Ucraina, Moldavia, Georgia, Albania, Serbia. Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord. Kosovo, Montenegro e altri che, al contrario, stanno seguendo l’iter per entrare in Ue a tutti gli effetti. E gli altri, tipo Turchia, che sono formalmente in coda per entrare, ma che sono in attesa che si stenda loro un tappeto rosso per farlo.

Poi c’è Israele che snobba le proposte politiche fatte in merito. E Marocco che fa altrettanto.

Ultimo pensiero alle cosiddette repubbliche Baltiche - Estonia, Lituania e Lettonia - che se oggi non fossero in Ue sarebbero già state invase dalla Russia di Putin.

E crediamo sia proprio lì la sottovalutazione che gli elettori islandesi abbiano fatto del proprio essere isola a due Passi dagli Usa di Trump e oggetto, per le proprie ricchezze, di attenzioni simili a quelle che il Tycoon dedica alla Groenlandia. Che anche quest’ultima, se non fosse un regime di autogoverno per i propri affari interni nell’ambito del Regno di Danimarca, sarebbe probabilmente diventata una riserva indiana (pellerossa) degli Usa o, nel migliore dei casi, territorio non incorporato degli Usa al pari di Porto Rico. E, per capire il contesto, si pensi a ciò che gli Usa vogliono imporre al Canada.

Certo l’Islanda è un Paese ricco e si può permettere di non fare come la pletora dei tanti altri Paesi non ricchi come lui (ammesso che, l’Ucraina per esempio, si possa considerare tale) che insistono molto per entrare nell’Unione.

A questo punto non ci tocca che aspettare, come accade oggi nel Regno Unito dove sono venute fuori le vere ragioni (truffe e dintorni) della Brexit, che l’Islanda faccia mente locale di ciò che le accade intorno e non solo, e comprendere che non è più stagione di non essere schierati (come hanno fatto di recente Svezia e Finlandia quando hanno deciso di entrare nella Nato).

L'Unione europea è il Bengodi? No. Ma ha in sé storie, idee, strutture e aspettative che potrebbe portarla a fare un salto decisivo verso una istituzione federale che superi l’attuale portante funzione di essere solo un gigante economico con una piccola testa politica.

Per fare questo, crediamo che siano necessari gli apporti anche di tutti coloro che sono in lista d’attesa o che nicchiano per farsi avanti o che, come il Regno Unito, sono andati via ma che - sondaggi parlano - sarebbero favorevoli al rientro.

Si tratta di capire - tutte le parti in gioco - se ci sia bisogno o meno di una forza politica economica e federalista che, non facendosi schiacciare da Usa, Russia e Cina, sia in grado di governare se stessa e dare un contributo al Pianeta a non soffocare con sovranismi, monopoli e razzismi.

30 AGOSTO 2026

Islanda. I negoziati per l'adesione all'Ue respinti con il 52,8%

· di Redazione

Gli islandesi hanno respinto la ripresa dei negoziati di adesione all'Unione europea. Secondo i risultati definitivi del referendum, pubblicati dall'emittente pubblica Ruv dopo lo scrutinio di tutte le schede, il No ha ottenuto il 52,8% e il Si' il 47,2%. Il quesito chiedeva agli elettori: "L'Islanda dovrebbe riaprire i negoziati di adesione con l'Unione europea?".

L'esito dovrebbe congelare ogni discussione sull'ingresso del Paese almeno fino al 2028 e rappresenta una battuta d'arresto per Bruxelles, che si era mostrata disponibile a compromessi. Nessuna capitale europea ha reagito nell'immediato. Il referendum ha formalmente valore consultivo, ma il governo della premier socialdemocratica Kristru'n Frostadottir si e' impegnato a rispettarne l'esito. L'esecutivo ha convocato una conferenza stampa alle 15 per illustrare le conseguenze del voto. Frostadottir, che aveva votato Si', aveva annunciato che, in caso di bocciatura, non avrebbe riproposto l'adesione prima della conclusione del proprio mandato nel 2028. Il governo potrebbe inoltre chiedere al Parlamento di valutare il ritiro formale della candidatura islandese.

L'Islanda presento' domanda di adesione nel 2009, dopo la crisi finanziaria che aveva travolto la sua economia. I negoziati furono sospesi nel 2013 con l'arrivo al potere di un governo euroscettico.

Il Paese, che conta quasi 400 mila abitanti, restera' strettamente associato all'Ue attraverso lo Spazio economico europeo e l'area Schengen.

La campagna si e' concentrata soprattutto sulla pesca, pilastro dell'economia e dell'identita' nazionale. Il 90% delle imprese del settore si era dichiarato contrario all'adesione, temendo di perdere il controllo sulle acque territoriali nell'ambito della politica comune europea. L'ingresso dell'Islanda avrebbe rappresentato per l'Ue la prima possibile adesione di un Paese ricco dal 1995 e avrebbe rafforzato la presenza europea nell'Artico.

Una vittoria del Si' avrebbe potuto inoltre rilanciare il dibattito nella vicina Norvegia, anch'essa storicamente contraria all'adesione. (AGI)

26 AGOSTO 2026

Draghi e Collison (Stripe) lanciano il Rhine Group per l'Europa

· di Redazione

Mario Draghi, 78 anni, ed Patrick Collison, 37 anni, cofondatore e amministratore delegato della fintech Stripe, hanno dato vita a fine agosto 2026 a una nuova organizzazione non profit chiamata Rhine Group, con l'obiettivo dichiarato di invertire il declino economico e tecnologico dell'Europa.

Come riporta Euronews, l'iniziativa nasce dall'incontro tra due profili solo apparentemente distanti: da un lato l'ex presidente della Banca Centrale Europea, autore nel 2024 del rapporto sulla competitività europea commissionato dalla Commissione Europea; dall'altro uno dei protagonisti della nuova economia tecnologica, da anni impegnato sui temi della ricerca scientifica, dell'innovazione e della necessità di trasformare le buone idee in investimenti concreti e crescita.

Draghi e Collison ricoprono il ruolo di co-fondatori e co-presidenti del gruppo, mentre la direzione operativa è stata affidata all'economista spagnolo Luis Garicano, professore alla London School of Economics ed ex eurodeputato liberale. L'organizzazione è stata costituita a Ginevra come associazione svizzera indipendente e apartitica, con sede presso una società fiduciaria locale.

Il punto di partenza è un dato che i fondatori stessi definiscono poco rassicurante: tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee. Il problema riguarda in particolare i settori che determineranno la crescita dei prossimi decenni: intelligenza artificiale, piattaforme digitali, ricerca scientifica e tecnologie emergenti, ambiti nei quali il continente rischia di partire con un forte svantaggio competitivo.

Per Draghi e Collison non si tratta soltanto di una questione industriale. Una crescita economica debole riduce anche le risorse disponibili per finanziare difesa, sanità, pensioni, istruzione, transizione climatica e welfare, trasformando così un ritardo economico in un problema di natura strategica e geopolitica. Il messaggio del Rhine Group, nel manifesto pubblicato, è netto: il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui l'Europa si sta muovendo se non si agisce con urgenza.

Attorno ai due co-presidenti si è formata una squadra ampia che riunisce economisti, accademici, imprenditori, manager e personalità del mondo della tecnologia, della finanza, dei media e delle istituzioni. Tra i nomi coinvolti figurano imprenditori del settore tech europeo legati a realtà come Klarna, Bending Spoons e Shopify, insieme alle direttrici di Financial Times ed Economist e all'editore di Le Monde. Consistente anche la presenza italiana, con figure che vanno da Andrea Pignataro, patron della società Ion, a Lucrezia Reichlin, da Francesco Giavazzi a Francesco Decarolis, oltre all'ex ministro Vittorio Colao.

L'obiettivo dichiarato del gruppo è trasformare le diagnosi contenute nel rapporto Draghi sulla competitività, elaborato nel 2024 su richiesta della Commissione Europea, in un'agenda concreta di riforme. Il rapporto aveva già indicato proposte su politica energetica, strategia industriale, difesa, infrastrutture digitali e riforma dei mercati dei capitali. Secondo quanto emerso, nel 2025 la Commissione europea sosteneva di aver completato oltre la metà delle iniziative previste dalla cosiddetta Bussola per la competitività, ispirata proprio al lavoro di Draghi; un audit indipendente citato dal Financial Times, tuttavia, considerava pienamente attuate solo 60 raccomandazioni sulle 383 complessive.

La frustrazione di Collison verso la burocrazia, l'eccessiva avversione al rischio e la frammentazione del mercato unico europeo viene indicata come una delle motivazioni che hanno spinto il fondatore di Stripe a impegnarsi in prima persona nell'iniziativa. La sua presenza nel gruppo non è considerata marginale: rappresenta la componente imprenditoriale e tecnologica dell'operazione, forte dell'esperienza alla guida di una delle principali società fintech al mondo nel settore dei pagamenti digitali.

Non è un caso che l'annuncio del Rhine Group arrivi a pochi giorni da un'altra mossa strategica di Stripe: il 19 agosto 2026 l'azienda ha confermato l'acquisizione di OpenRouter, piattaforma che aiuta le imprese a instradare e ottimizzare l'uso dei modelli di intelligenza artificiale, per una cifra riportata dal New York Times attorno ai 7,5 miliardi di dollari. L'operazione viene letta come un ulteriore segnale della strategia di Stripe nel settore dell'intelligenza artificiale, in un momento in cui la società punta a estendere la propria infrastruttura tecnologica oltre il tradizionale ambito dei pagamenti.

La sfida per il Rhine Group sarà ora convincere governi e istituzioni europee a passare dalle analisi alle decisioni concrete, in un contesto in cui l'Europa dispone ancora di un mercato ampio, università e centri di ricerca di primo livello, grandi imprese e competenze industriali, ma rischia di non riuscire a trasformare questi punti di forza in crescita economica e leadership tecnologica.

L'IRRIVERENTE
29 AGOSTO 2026

Entri in Rai  e diventi eternauta

· di Vincenzo Donvito Maxia

“Figlio mio, per lavorare è meglio che fai un concorso pubblico, anche se lo stipendio non è un granché, se ti prendono sei garantito a vita”. Chissà se è quanto avranno detto i genitori al Sigfrido nazionale quando ha fatto il concorso per entrare in Rai, con la variante che nella tv di Stato, almeno per certe mansioni, gli stipendi sono altini (240mila nel nostro caso, con l’aggiunta di annessi e connessi per il fatto di essere riconosciuti per strada).

E infatti, anche se il conduttore di Report l’ha fatta grossa, e ora gli hanno dato il “ben servito”, gli fanno scegliere altre mansioni/trasmissioni,,, non sappiamo se con l'impegno di non fare come faceva con Report. Ci immaginiamo un dirigente di un’app, di quelli che fanno cose straordinarie per visibilità e guadagni dell’azienda, che - fatto qualcosa di storto - viene dalla mattina alla sera buttato fuori. O anche un operaio “cipputi” qualunque che ha creato problemi alla catena di montaggio, diritti sindacali rispettati, non ci pensano due volte prima di buttarlo fuori. No. quando sei in Rai sei come quei politici che fanno anche crollare i ponti, ma poi continuano ad amministrare. E puoi avere anche amici che, a tua insaputa, pensano a farti diventare più importante/determinante.

Si dice “mamma Rai” al pari di “Stato mamma o babbo”. Ed è proprio così. Puoi fare le cose più terribili, e anche se qualche volta ti buttano fuori poi ti riprendono pagando anche di più… “I figli... so' pezzi 'e core”.

Tutto questo lo paghiamo col canone, l’imposta obbligatoria per chi possiede un tv collegato al digitale terrestre.

Indipendentemente dalla valutazione che ognuno possa fare del servizio pubblico che faceva Sigfrido nazionale, forse è il caso che ognuno rifletta sul proprio apporto a questa macchina di informazione ed intrattenimento. Ci rendiamo conto che quelli che reputano questo servizio eccellente sarebbero meno disposti a fare queste valutazioni, ma il caso, oltre a fare l’uomo ladro, potrebbe farlo anche saggio.

Tanto, le vicende su Sigfrido nazionale, nonchè le trasmissioni e la pubblicità dei colleghi del nostro, sono ovunque, anche sulla stessa Rai che trasmette in streaming in Internet.

Sarebbe una sorta di operazione di pulizia personale, ché soldi di ognuno o meno, quelli per pagare queste vicende non verrebbero a mancare. Ma forse, sentirsi più liberi e meno coinvolti (e il portafogli coinvolge, sempre), aiuterebbe a stare meglio.

NOTIZIE
1 SETTEMBRE 2026

BULGARIABULGARIA. La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans

Una sentenza storica arriva dalla Bulgaria per i diritti delle persone con varianza di genere. Come riporta Gay.it, la Corte Suprema di Cassazione bulgara ha accolto le richieste di quattro persone trans, autorizzando per la prima volta dal 2020 la modifica del genere anagrafico, del nome e del numero di identificazione personale nei documenti di stato civile.

Le sentenze, emesse a fine luglio da diversi collegi della Camera Civile della Corte, arrivano al termine di un percorso giudiziario segnato da anni di stallo e da una condanna europea. I quattro casi riguardano persone trans bulgare che da tempo attendevano il via libera ai cambi anagrafici. Tra questi c'è quello di P.M.M., in attesa dal 2022 di una decisione sul passaggio dei dati di stato civile da femmina a maschio: la Corte ha accolto la richiesta citando perizie psicologiche e forensi, oltre a testimonianze sulla natura permanente della sua identità di genere. C'è poi il caso di A.D.K., respinto in primo grado ma successivamente accolto dal Tribunale distrettuale di Plovdiv.

Per comprendere la portata della svolta occorre ricostruire una vicenda giudiziaria fatta di pronunciamenti contraddittori. Nel 2021 la Corte Costituzionale bulgara aveva stabilito che il termine "genere" nella Costituzione dovesse essere inteso in senso esclusivamente biologico, ammettendo il cambio di stato civile per autodeterminazione solo per le persone intersessuali. Nel febbraio 2023 la stessa Corte Suprema aveva poi adottato una decisione interpretativa vincolante che introduceva, di fatto, un divieto generale e automatico al riconoscimento legale del genere da parte dei tribunali bulgari.

Prima ancora, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo aveva già condannato il Paese due volte: nel 2020 con il caso Y.T. e nel 2022 con il caso P.H., per il mancato accesso a procedure rapide, trasparenti e accessibili di riconoscimento legale del genere.

A cambiare gli equilibri è intervenuta la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che il 12 marzo 2026 si è pronunciata sul caso C-43/24, noto come Shipova. La vicenda riguardava una donna trans bulgara emigrata in Italia, alla quale le autorità del suo Paese di origine negavano da anni il riconoscimento giuridico dell'identità di genere femminile, nonostante lei avesse già iniziato la terapia ormonale sostitutiva e vivesse socialmente come donna nel nuovo Paese di residenza.

La Corte di Lussemburgo ha stabilito che il diritto UE impedisce agli Stati membri di bloccare le modifiche ai dati anagrafici legati al genere, quando questo confligge con i principi giuridici europei necessari a garantire la libertà di movimento dei cittadini. I giudici europei hanno inoltre chiarito che i tribunali nazionali non sono vincolati da interpretazioni delle corti supreme o costituzionali interne contrarie al diritto europeo, aprendo così la strada alle sentenze bulgare di fine luglio.

Sulla base di questo principio, la Cassazione bulgara ha quindi ribadito che il diritto europeo prevale sulle interpretazioni nazionali confliggenti, superando così il vincolo posto dalla propria stessa decisione del 2023. Il caso Shipova è citato anche nella Trans Rights Map 2026 dell'associazione TGEU (Trans Europe and Central Asia) come uno dei precedenti che stanno ridisegnando il quadro dei diritti delle persone trans nell'Unione Europea.

1 SETTEMBRE 2026

NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Crollo società Chance Voight, oltre 54 milioni bloccati

In Nuova Zelanda oltre 54 milioni di dollari neozelandesi risultano bloccati nel crollo di un gruppo di società di investimento facenti capo a Bernard Whimp, imprenditore che si era autodefinito "il Donald Trump della Nuova Zelanda". Come riporta Stuff, i liquidatori incaricati del caso affermano che le società fallite non avevano alcuna fonte di reddito esterna: il denaro dei nuovi investitori serviva a coprire i costi di gestione, i pagamenti degli interessi e i prelievi degli investitori già presenti nel sistema, secondo un meccanismo tipico degli schemi piramidali.

Il gruppo, noto come Chance Voight, comprende decine di società controllate da Whimp, con sede a Rangiora, nella regione di Canterbury. Sei di queste entità sono state poste in liquidazione provvisoria alla fine del 2025 dopo un'indagine della Financial Markets Authority (FMA), l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari neozelandese. Le società coinvolte sono Chance Voight Investment Corporation, Chance Voight Investment Partners, CVI Securities, CVI Partners Mortgage Income Fund, CVI Financial e CVI Partners Mortgage Fund.

Il gruppo, attivo dal 2021, raccoglieva fondi dal pubblico attraverso offerte di quote azionarie e strumenti di debito, promettendo rendimenti generati da investimenti immobiliari e in azioni quotate alla borsa australiana. Secondo i documenti giudiziari, entro dicembre 2025 il gruppo aveva raccolto oltre 54 milioni di dollari da investitori, coinvolgendo circa 230 persone attraverso più di 270 tranche separate di finanziamento, spesso tramite esenzioni riservate agli investitori "all'ingrosso".

Un primo rapporto interinale dei liquidatori, redatto da PwC (successivamente confluita in Teneo) e depositato presso l'Alta Corte, ha rilevato che Whimp avrebbe utilizzato milioni di dollari di fondi degli investitori per sé stesso e per entità controllate dalla sua famiglia, pagando gli interessi dovuti ai vecchi investitori attingendo ai capitali versati dai nuovi. Whimp ha tentato di ottenere la soppressione permanente del rapporto, richiesta poi respinta dal tribunale.

Il 29 giugno 2026 l'Alta Corte di Christchurch ha esaminato la richiesta della FMA di mettere in liquidazione definitiva le sei società del gruppo. Whimp non si è presentato all'udienza nonostante una richiesta dell'ultimo minuto di rinvio, respinta dal giudice. Il tribunale ha successivamente stabilito che cinque delle sei entità erano insolventi, con il gruppo che presentava, al 30 settembre 2025, un patrimonio netto negativo di 11,8 milioni di dollari. Nella sentenza si legge che il modello di business del gruppo era insostenibile e che l'ottimismo di Whimp non costituiva una base sufficiente per proseguire uno schema dipendente dal reperimento di nuovi investitori per ripagare capitale e interessi dei precedenti.

La responsabile dell'enforcement della FMA, Margot Gatland, ha dichiarato che l'obiettivo principale nel promuovere la procedura di liquidazione era assicurare, per quanto possibile, la tutela dei fondi degli investitori, sottolineando che la sentenza del tribunale ha confermato le preoccupazioni dell'autorità sulla gestione delle società. La FMA aveva già invitato pubblicamente gli investitori a informarsi accuratamente prima di fornire ulteriori somme a Whimp o a entità a lui collegate, dopo aver appreso che l'imprenditore aveva contattato direttamente gli investitori chiedendo quelle che ha definito "donazioni" per finanziare le proprie spese legali.

Il caso Chance Voight rientra nel filone di controlli rafforzati che la FMA sta conducendo sugli schemi di investimento rivolti a risparmiatori qualificati come "wholesale", categoria che gode di minori tutele normative rispetto agli investitori al dettaglio ma che in questo caso avrebbe comunque coinvolto centinaia di persone comuni, ora a rischio di perdite significative sui capitali versati.

1 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Torino, broker a processo: 15 persone truffate per 1,5 milioni di euro

Un broker attivo a Torino è stato rinviato a giudizio con l'accusa di aver truffato 15 persone, sottraendo loro un totale di circa 1,5 milioni di euro. Lo riporta Torino Cronaca, dando conto dell'esito dell'udienza preliminare che ha portato l'uomo davanti al tribunale con l'accusa di truffa.

Il caso si inserisce in un fenomeno che negli ultimi anni sta interessando ripetutamente il territorio piemontese: quello dei presunti consulenti finanziari o broker che, promettendo rendimenti elevati e sicuri, convincono i risparmiatori a versare somme di denaro su conti personali o su piattaforme di investimento, salvo poi non restituire più nulla ai propri clienti.

Le 15 persone coinvolte in questa vicenda avrebbero affidato al broker torinese i propri risparmi, fidandosi delle sue proposte di investimento. Il danno complessivo stimato dagli inquirenti ammonta a circa 1,5 milioni di euro, una cifra che testimonia la portata della vicenda e il numero significativo di vittime coinvolte in un'unica indagine.

Il rinvio a giudizio rappresenta un passaggio procedurale importante: significa che il giudice per l'udienza preliminare ha ritenuto sussistenti elementi sufficienti per portare l'imputato a processo, dove si dovrà accertare nel dettaglio la responsabilità penale e le modalità con cui sarebbero stati messi in atto i presunti raggiri ai danni dei risparmiatori.

Casi simili si sono verificati più volte negli ultimi anni nell'area torinese e piemontese, con inchieste della Guardia di Finanza e della Polizia Postale che hanno portato alla luce schemi di investimento fraudolenti, spesso basati su promesse di guadagni facili attraverso il trading online o presunti sistemi automatizzati di investimento in valute e criptovalute, capaci di attirare risparmiatori di ogni età ed estrazione sociale.

1 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Il costo della vita resta la priorità degli elettori per il midterm 2026

Il costo della vita continua a essere la principale preoccupazione degli elettori statunitensi in vista delle elezioni di midterm del 2026, e resta un terreno scivoloso per il presidente Donald Trump. Lo rivela un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 28 e il 31 agosto 2026, secondo cui il 47% degli elettori registrati considera il costo della vita il fattore più importante nella scelta del proprio voto.

Come riporta Ipsos, il dato confirma che la questione economica pesa in modo trasversale sull'elettorato americano, indipendentemente dall'appartenenza politica. Sul fronte della gestione presidenziale del tema, i numeri per Trump sono negativi: il 71% degli adulti statunitensi disapprova il modo in cui il presidente sta affrontando il caro vita, mentre soltanto il 22% ne approva l'operato.

Il sondaggio è stato realizzato da Ipsos attraverso il KnowledgePanel probabilistico, su un campione rappresentativo a livello nazionale di 1.167 adulti di almeno 18 anni. Il margine di errore è di ±2,9 punti percentuali, con un livello di confidenza del 95%.

La rilevazione non si è limitata al tema del costo della vita, ma ha toccato anche altri aspetti dell'attualità politica statunitense: il giudizio complessivo sulla gestione della presidenza da parte di Trump, le preferenze tra Partito Democratico e Partito Repubblicano su questioni chiave e le opinioni degli americani sulla guerra in Iran.

Il tema dell'affordability, cioè la capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane, si sta confermando centrale nel dibattito politico statunitense da diversi mesi. Altri sondaggi Reuters/Ipsos condotti nelle settimane precedenti avevano già segnalato un vantaggio crescente del Partito Democratico sui Repubblicani proprio su questo fronte, con un margine di 8 punti percentuali (36% contro 28%) tra gli elettori che ritengono i Democratici più affidabili nella gestione del costo della vita: il distacco più ampio registrato da quando Reuters/Ipsos ha iniziato a porre questa domanda, nell'ottobre 2025.

Il controllo della Camera dei Rappresentanti, attualmente nelle mani dei Repubblicani con una maggioranza di 219 seggi contro 213, sarà in palio alle elezioni di midterm, insieme a 33 dei 100 seggi del Senato. Storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi nelle elezioni di metà mandato, e le difficoltà legate alla percezione dell'economia da parte degli elettori rischiano di pesare ulteriormente sulle sorti dei Repubblicani nel voto di novembre.

1 SETTEMBRE 2026

FINLANDIAFINLANDIA. I negozi vendono a caro prezzo prodotti identici a quelli di Temu

Un'inchiesta della radiotelevisione pubblica finlandese YLE ha messo in luce come diverse catene di negozi finlandesi molto conosciute vendano prodotti che, a giudicare dalle immagini pubblicitarie, risultano identici o quasi a quelli offerti sulle piattaforme cinesi Temu, Shein e Alibaba, ma a prezzi molto più alti.

I giornalisti di YLE hanno condotto il confronto analizzando le foto usate a scopo promozionale dalle aziende finlandesi e quelle presenti sui grandi marketplace cinesi. Tra le catene coinvolte figurano Biltema, Clas Ohlson, Halpahalli, Kärkkäinen, Motonet, Puuilo, Rusta, Säästökuoppa e Tokmanni, tutte trovate con prodotti in vendita pubblicizzati con le stesse identiche immagini di articoli disponibili sui portali cinesi.

Il caso più eclatante riguarda un massaggiatore a percussione (una sorta di "pistola" per i muscoli) del marchio finlandese Prego. YLE lo ha acquistato da Tokmanni al prezzo di 29,99 euro. Lo stesso prodotto, identico nell'aspetto, viene venduto anche da altre catene finlandesi come Kärkkäinen. Su Alibaba, invece, chi acquista all'ingrosso può procurarsi il medesimo dispositivo a partire da appena 3 euro.

Kärkkäinen presenta il marchio Prego come frutto di oltre 70 anni di esperienza finlandese nel settore degli elettrodomestici e dell'elettronica di consumo, un dettaglio che potrebbe far pensare al consumatore di trovarsi davanti a un prodotto realizzato in patria. In realtà il massaggiatore è fabbricato in Cina e viene venduto in tutto il mondo su piattaforme di sconto, compresa Temu stessa. Sulla confezione, la società madre di Prego, Inbound, è indicata come importatore e non come produttore, e il paese di origine non viene specificato, dato che tale indicazione non è obbligatoria per tutte le categorie di prodotto.

Interpellato da YLE, l'amministratore delegato di Inbound, Berndt Krause, ha dichiarato che nel settore si tende generalmente a puntare sulle caratteristiche del prodotto piuttosto che sul paese di provenienza. Krause sostiene inoltre che i prodotti Prego vengono comunque sottoposti a verifiche e test prima di essere immessi sul mercato finlandese.

Anche Janne Kärkkäinen, alla guida del negozio online dell'omonima catena, ha voluto precisare che il solo paese di fabbricazione non determina automaticamente la qualità o la sicurezza di un prodotto, ricordando che una quota rilevante dei beni di consumo venduti nel mondo viene prodotta in Cina o in altri paesi asiatici, indipendentemente da dove abbia sede o venga gestito il marchio.

Il caso di Biltema è forse ancora più controverso: l'azienda dichiara nella propria comunicazione di aver prodotto autonomamente in Svezia un articolo che, secondo la ricostruzione di YLE, sarebbe stato in realtà commissionato a una fabbrica cinese. Nel negozio online di Biltema viene venduto uno strumento per la pulizia degli auricolari del tutto identico, nell'aspetto, a un prodotto reperibile su Temu a una frazione del prezzo. L'azienda ha spiegato che la legge non impone di rivelare l'origine della merce sul proprio sito.

Situazione simile per Clas Ohlson, che vende un poggiaschiena per auto o sedia da ufficio al prezzo di 34,95 euro: su Alibaba un prodotto dall'aspetto identico, con le stesse immagini pubblicitarie, viene offerto per appena 50 centesimi.

Va precisato che questa pratica commerciale, per quanto possa apparire sleale, non è di per sé illegale in base alle norme vigenti: i rivenditori restano comunque responsabili di testare e garantire la sicurezza dei prodotti che mettono in vendita, indipendentemente da dove siano fabbricati.

Come riporta YLE, il nodo della vicenda resta la trasparenza verso il consumatore: chi acquista in un negozio finlandese pagando un prezzo multiplo rispetto a quello di partenza su una piattaforma come Alibaba lo fa presumendo di ottenere in cambio un prodotto certificato, controllato e sicuro, ma non sempre questa aspettativa corrisponde a una reale differenza qualitativa rispetto all'articolo originale acquistabile online a pochi euro.

1 SETTEMBRE 2026

EUROPA. Ikea taglia i prezzi: investiti 1,2 miliardi di euro

Ikea riduce i prezzi in Europa per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro, con l'obiettivo di alleggerire il peso del caro vita sulle famiglie. Come riporta il Financial Times, l'intervento riguarda circa 1.500 prodotti, tra cui alcuni dei più venduti come le librerie Billy e le strutture componibili Kallax, con ribassi che vanno dal 15 al 25%, e in alcuni casi fino al 28-29% a seconda del mercato.

La riduzione dei prezzi, in vigore dal 1° settembre, coinvolge oltre 20 paesi europei ed è finanziata da Ingka Group (il principale franchisee del marchio a livello mondiale), dagli altri franchising Ikea presenti sul continente e da Inter Ikea Group, la società che detiene marchio e concept del colosso svedese dell'arredamento.

Le percentuali di sconto variano da paese a paese. In Germania, il mercato più importante per fatturato, oltre 1.500 prodotti scenderanno in media del 20%, con il mobile porta-tv Bestå che perde il 27% e la linea da cucina Ikea 365+ scontata fino al 24%. Nel Regno Unito le riduzioni toccano il 28% sulla libreria Billy e il 24% sul contenitore Trofast. In Italia, dove l'intervento assume un peso particolare, i prezzi di centinaia di prodotti scendono in media del 22%: le strutture Kallax arrivano a un ribasso del 29%, mentre i moduli Bestå calano in media del 26%. Tra le variazioni già visibili sul mercato italiano, il divano a due posti Kivik passa da 399 a 299 euro, lo scaffale Kallax da 77x147 centimetri scende da 69,95 a 55 euro e la libreria Hemnes da 90x197 centimetri passa da 249 a 199 euro.

Juvencio Maeztu, amministratore delegato di Ingka Group, ha spiegato che si tratta del momento giusto per agire, sottolineando che l'azienda accetta un margine più basso perché il costo della vita continua a pesare sulle famiglie. Jakub Jankowski, amministratore delegato di Inter Ikea, ha definito la misura non un'iniziativa isolata ma un impegno di lungo periodo, precisando che la catena di fornitura integrata rende più economico intervenire sui prezzi in Europa rispetto ad altri continenti. Per questo motivo, altri 70 milioni di euro saranno destinati a contenere l'impatto dell'inflazione e delle oscillazioni valutarie sui mercati di Asia e Nord America.

La fiducia dei consumatori europei resta ai livelli più bassi degli ultimi tre anni, condizionata dai timori legati all'inflazione e ai costi energetici, aggravati dalla guerra in Iran. Non è la prima volta che Ikea interviene in questo modo: una mossa simile era già stata attuata in passato, dopo i rincari seguiti alla pandemia di Covid-19, quando l'azienda registrò il primo calo di fatturato in un decennio e un dimezzamento degli utili. Anche questa nuova tornata di ribassi, la seconda in due anni, avrà ripercussioni sui risultati finanziari del gruppo, che ha scelto comunque di privilegiare l'accessibilità dei prodotti rispetto alla tutela dei margini.

1 SETTEMBRE 2026

SVEZIASVEZIA. Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi

A pochi giorni dalle elezioni di settembre, il governo svedese rivendica un successo della propria politica economica: il taglio dell'IVA sui generi alimentari avrebbe effettivamente prodotto prezzi più bassi per i consumatori. Lo confermerebbe un rapporto preliminare dell'Agenzia svedese dei consumatori e dell'Istituto Nazionale di Ricerca Economica (KI).

La misura era entrata in vigore il 1° aprile 2026, dimezzando l'IVA sui prodotti alimentari dal 12% al 6%. Secondo il rapporto, i prezzi del cibo sono scesi del 5,5%, un dato che corrisponde esattamente all'effetto teorico atteso da una riduzione fiscale di quella portata. Un elemento che secondo le autorità rafforza la credibilità della misura è che il calo non ha riguardato solo alcuni prodotti selezionati, ma si è mantenuto stabile nel tempo ed è stato trasversale a tutta la gamma di generi alimentari. Lena Aronsson, direttrice generale dell'Agenzia svedese dei consumatori, ha sottolineato che questa ampiezza del ribasso dimostra come la riforma abbia influenzato l'intero comparto e non solo pochi articoli isolati. I risultati, viene precisato, sono coerenti con le rilevazioni indipendenti già effettuate da Statistics Sweden e dall'industria alimentare stessa.

Il taglio dell'IVA, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027, ha un costo stimato attorno ai 37 miliardi di corone svedesi, circa 3,36 miliardi di euro, spalmati sui due anni di applicazione. La riduzione fiscale sul cibo non è una misura isolata, ma rientra in un pacchetto economico più ampio varato dal governo in vista del voto: comprende anche sgravi sulle tasse relative al carburante e un aumento dei crediti d'imposta sul lavoro, tutte misure pensate per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie in un momento di difficoltà economica prolungata.

Per evitare che il risparmio fiscale restasse nelle tasche dei rivenditori invece di tradursi in prezzi più bassi sugli scaffali, l'esecutivo aveva istituito una commissione dedicata al monitoraggio dei prezzi alimentari, con il compito di verificare che la riduzione dell'IVA venisse effettivamente trasferita ai consumatori. Il timore, esplicitato più volte dal governo negli scorsi mesi, riguardava soprattutto la forte concentrazione del settore della grande distribuzione alimentare svedese, dominato da poche grandi catene di supermercati.

Il contesto politico in cui arriva questo rapporto non è secondario. Il governo, guidato dalla coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Svedesi, si presenta alle elezioni del 13 settembre 2026 in una posizione di svantaggio nei sondaggi: le ultime rilevazioni indicano la coalizione di governo e i Democratici Svedesi attorno al 45,6% dei consensi, contro il 52,4% raccolto dalle opposizioni. In questo scenario, il taglio dell'IVA e gli altri interventi sul potere d'acquisto delle famiglie rappresentano una delle carte principali giocate dall'esecutivo uscente per convincere gli elettori della bontà della propria gestione economica, in un paese dove l'inflazione ha eroso a lungo i redditi reali delle famiglie.

1 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Eurispes: 2 italiani su 3 hanno un rapporto problematico col digitale

Due italiani su tre considerano problematico il proprio rapporto con smartphone, computer e social network. È quanto emerge da un'indagine Eurispes su tecnologie digitali e salute mentale, condotta tra novembre e dicembre 2025 su un campione di oltre mille persone rappresentativo della popolazione italiana, come riporta Quotidiano Sanità.

Lo smartphone si conferma lo strumento più diffuso, usato regolarmente dal 94,3% degli intervistati, seguito da computer o laptop (65,2%), Smart Tv (61,2%), tablet (33,6%), smartwatch (28,4%) e console per videogiochi (17,5%). Nel complesso, il 65,8% del campione valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali, con un'incidenza che sale al 41,9% tra i 18-24enni e al 30,2% tra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce d'età successive. Tuttavia, tra gli over 64 si registra la quota più alta di chi definisce il proprio rapporto con il digitale "molto problematico", pari al 10,2%, un dato che riflette probabilmente le difficoltà di adattamento sperimentate da parte della popolazione anziana.

I comportamenti considerati problematici riguardano quote molto ampie della popolazione, almeno in modo occasionale: l'83,9% ha usato lo smartphone più a lungo di quanto previsto, il 70,8% ha avuto la sensazione di sprecare troppo tempo online e il 65,3% ha provato ansia di fronte alla batteria del telefono scarica. Il 22,8% degli italiani utilizza il telefono anche alla guida, comportamento che tra i più giovani sale addirittura al 40%. Il 26,6% della popolazione ha tentato, senza riuscirci, di ridurre l'uso dello smartphone: una percentuale che supera il 40% nella fascia 18-34 anni, a segnalare uno scarto significativo tra l'intenzione di limitare l'uso del telefono e la reale capacità di mantenere il controllo.

Tra i più giovani prevale un utilizzo particolarmente intenso, sia in forma attiva che passiva: il 96,5% scorre contenuti sui social senza interagire attivamente, mentre il 98,8% osserva i profili altrui senza mai intervenire. Emergono inoltre esperienze negative vissute online: il 26% degli intervistati si è imbattuto involontariamente in contenuti violenti, mentre il 23,4% ha subito insulti o offese in rete. Questi episodi hanno un impatto misurabile sul benessere psicologico: il 45,9% dichiara ripercussioni sul proprio equilibrio emotivo e il 39,3% sull'autostima, con effetti più marcati proprio tra le fasce più giovani della popolazione.

Il quadro che emerge dall'indagine Eurispes è quello di una tecnologia ormai percepita come irrinunciabile nella vita quotidiana, ma che porta con sé automatismi, fatica e una crescente perdita di controllo, con criticità che si concentrano soprattutto tra le nuove generazioni.

1 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Pentagono diffonde foto di barche narcos: "Vi troveremo e uccideremo"

Il Pentagono ha diffuso una serie di immagini desclassificate che mostrano presunte imbarcazioni di narcotrafficanti sorvegliate dai militari statunitensi, accompagnandole con un avvertimento diretto: chi trasporta stupefacenti minacciando i cittadini americani sarà rintracciato e ucciso.

Le foto, datate 27 e 29 ottobre e 4 dicembre 2025, mostrano piccole imbarcazioni veloci che attraversano acque internazionali sotto il controllo della sorveglianza militare statunitense, con in almeno un caso pacchi visibili a bordo, presumibilmente carichi di narcotici.

La portavoce del Pentagono Kingsley Wilson ha commentato la pubblicazione delle immagini ribadendo la linea dura dell'amministrazione: a quasi un anno dal primo attacco, il messaggio ai trafficanti resta lo stesso, dice Wilson, che ha dichiarato, secondo quanto riportato da Fox News: "se trafficate narcotici letali e minacciate il popolo americano, vi daremo la caccia, vi troveremo e vi uccideremo".

Wilson ha aggiunto che l'operazione, denominata Southern Spear, ha già smantellato reti di narcotraffico, costretto i trafficanti a modificare i propri metodi operativi e rimosso quelli che definisce "pericolosi narcoterroristi", dimostrando la volontà statunitense di utilizzare "ogni strumento legale disponibile per difendere la patria e proteggere le comunità".

Secondo quanto comunicato dal Pentagono, l'operazione ha condotto complessivamente 67 attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico da quando è iniziata, il 2 settembre 2025. Tra i più recenti figura quello del 25 agosto, quando il Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM) ha dichiarato che quattro presunti trafficanti sono stati uccisi a bordo di un'imbarcazione veloce in transito lungo una rotta nota nel Mar Caraibico. Su X, SOUTHCOM ha scritto che l'intelligence aveva confermato il coinvolgimento attivo del natante nel narcotraffico, specificando che l'operazione è stata condotta dalla Joint Task Force Western Hemisphere sotto la direzione del generale Francis L. Donovan, che ha promesso di "dare la caccia, disgregare e sconfiggere" le reti dei cartelli.

Il presidente Donald Trump ha definito questa campagna militare un vero e proprio "conflitto armato" contro i cartelli latinoamericani, sostenendo che gli attacchi siano necessari per impedire che la droga raggiunga le comunità statunitensi e alimenti i decessi per overdose. Dal primo attacco dello scorso settembre, l'amministrazione ha colpito imbarcazioni sospette sia nell'Atlantico che nel Pacifico.

La campagna non si limita più alle operazioni in mare. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth, in visita a Panama, ha dichiarato che Colombia, Guatemala e Honduras avrebbero accettato di consentire agli Stati Uniti di condurre operazioni congiunte contro i gruppi criminali direttamente sul loro territorio, anche se il Guatemala ha successivamente smentito che sia stato raggiunto un simile accordo. L'Ecuador, dal suo canto, ha già avviato missioni congiunte con le forze statunitensi a partire dal marzo scorso.

Le operazioni non sono prive di controversie. Un senatore democratico ha accusato il Pentagono di omicidio per gli attacchi alle imbarcazioni, un'accusa che l'amministrazione non ha ritirato mentre continua ad ampliare l'operazione.

1 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi

In Messico i cartelli della droga stanno intensificando il reclutamento di donne, sfruttando le loro vulnerabilità sociali e il fatto che, agli occhi delle autorità, destano meno sospetti rispetto agli uomini. Come riporta The Chenab Times, si tratta di una escalation pericolosa che coinvolge le donne in ruoli sempre più diversificati all'interno delle organizzazioni criminali, dalla logistica al traffico di droga fino ai compiti di sicario.

Secondo le informazioni raccolte dalla testata, anche se non esistono dati ufficiali precisi sulla partecipazione femminile ai cartelli, le stime indicano che ogni anno diverse centinaia di donne vengono arruolate nelle organizzazioni criminali messicane. Cartelli di primo piano come quello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) adottano tecniche di reclutamento sofisticate, che ricalcano quelle delle grandi aziende: utilizzano piattaforme social come Facebook, X e TikTok per pubblicizzare offerte di lavoro, promettendo stipendi allettanti, formazione e persino alloggio.

Le campagne di reclutamento puntano in particolare su categorie vulnerabili, come le madri single, offrendo loro sostegno economico e un senso di appartenenza altrimenti difficile da trovare in contesti di povertà e marginalità. Il coinvolgimento delle donne nei cartelli è comunque un fenomeno complesso: alcune vi entrano attraverso relazioni personali con membri maschili delle organizzazioni criminali, mentre altre lo vedono come una forma di protezione dalla violenza di genere diffusa nel Paese, oltre che come una via per ottenere potere e rispetto.

Parallelamente al reclutamento, la violenza contro le donne resta un'emergenza gravissima in Messico: si contano centinaia di femminicidi ogni anno, spesso difficili da distinguere dagli omicidi legati direttamente alle guerre tra cartelli, soprattutto nelle zone rurali dove la presenza dello Stato è debole. Il fenomeno ha ripercussioni anche oltre confine: negli Stati Uniti sono state segnalate situazioni di minorenni reclutati come sicari proprio perché considerati meno sospetti dalle forze dell'ordine e soggetti, in caso di arresto, a pene più lievi rispetto agli adulti.

Il governo messicano ha intensificato l'impiego dei militari nella sicurezza pubblica, una scelta però criticata da diverse organizzazioni per i presunti abusi dei diritti umani che ne deriverebbero. Nonostante questo dispiegamento di forze, non si è riusciti finora a ridurre in modo significativo il tasso di omicidi nel Paese. Nel frattempo, la società civile e alcune istituzioni cercano di offrire alle giovani donne percorsi alternativi al crimine organizzato, attraverso programmi di formazione professionale e riabilitazione.

1 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio

Uno studio guidato dalla McGill University ha passato al setaccio 176 ricerche condotte in trent'anni in Canada, Stati Uniti, Europa, Uruguay e Australia, per capire come la legalizzazione della cannabis abbia influenzato il consumo di altre sostanze come tabacco, alcol e oppioidi. Il lavoro, pubblicato sulla rivista The Milbank Quarterly, è tra le analisi più complete realizzate finora su questo tema.

La ricerca è stata guidata da Sarah Windle, dottoranda nel Dipartimento di Epidemiologia, Biostatistica e Salute Occupazionale della McGill. Come riporta la McGill University, Windle ha spiegato che la legalizzazione della cannabis può avere "effetti a catena sull'uso di altre sostanze, a volte in modi che possono ridurre i danni e a volte in modi che generano nuove preoccupazioni".

Il primo dato che emerge riguarda proprio la cannabis: sia la legalizzazione a scopo medico che quella ricreativa hanno fatto aumentare il numero di adulti che ne fanno uso, mentre gli effetti sui giovani sono risultati meno marcati. Allo stesso tempo, sono aumentate le visite in pronto soccorso e le segnalazioni ai centri antiveleni legate alla cannabis.

Diverso il quadro per l'alcol, che ha mostrato andamenti opposti a seconda del tipo di legalizzazione e della fascia di età osservata. La legalizzazione a scopo medico potrebbe aver ridotto il consumo di alcol sia tra i giovani che tra gli adulti, un dato che suggerisce un possibile effetto di sostituzione: chi ha accesso alla cannabis per motivi terapeutici tenderebbe a usarla al posto dell'alcol. La legalizzazione ricreativa, invece, è stata associata a un aumento del consumo di alcol e del binge drinking (le abbuffate alcoliche) tra i giovani adulti, un segnale che indicherebbe piuttosto un consumo combinato delle due sostanze.

Per quanto riguarda il tabacco, i ricercatori hanno osservato che l'uso è generalmente rimasto stabile o è diminuito dopo l'introduzione delle leggi sulla cannabis, indipendentemente dalla fascia d'età considerata.

Il dato forse più significativo riguarda gli oppioidi: la maggior parte degli studi analizzati non ha riscontrato alcun aumento nel loro uso dopo la legalizzazione della cannabis, e in molti casi sono state registrate vere e proprie diminuzioni in indicatori come le prescrizioni di oppioidi, le vendite e le visite sanitarie collegate al loro utilizzo.

I ricercatori sottolineano infine che pochi studi, ad oggi, hanno esaminato gli effetti della decriminalizzazione o della legalizzazione della cannabis sull'uso di altre droghe illecite, un'area che considerano una priorità per la ricerca futura.

1 SETTEMBRE 2026

USAUSA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa

Negli Stati Uniti è esplosa una controversia sulla tattica investigativa adottata dalla DEA (l'agenzia federale antidroga) nella lotta al traffico di fentanyl, l'oppioide sintetico che ha causato decine di migliaia di morti per overdose negli ultimi anni. Come riporta il Texarkana Gazette, un'inchiesta dell'Associated Press ha rivelato che tra il 2023 e il 2025 gli agenti della DEA hanno ripetutamente monitorato, senza sequestrarle, importanti partite di fentanyl in transito nello stato del New Mexico, con l'obiettivo dichiarato di costruire casi giudiziari più solidi contro le organizzazioni di narcotrafficanti.

Secondo quanto ricostruito dai giornalisti dell'AP, in alcuni episodi documentati gli agenti hanno osservato corrieri della droga entrare in hotel e abitazioni con zaini che si stima contenessero fino a 100.000 pillole di fentanyl, senza intervenire per bloccarli. Un rapporto interno della DEA ha inoltre documentato un caso specifico: nel 2023 l'agenzia ha assistito, senza agire, alla consegna di 74.000 pillole in un parco di case mobili ad Albuquerque. Questa pratica, nota informalmente come lasciare che la droga "cammini" (walk), avrebbe permesso a quantità enormi di una sostanza letale anche in dosi minime di raggiungere le strade proprio mentre la stessa DEA conduceva una campagna di sensibilizzazione pubblica dal titolo "One Pill Can Kill" (una pillola può uccidere).

La vicenda è emersa grazie alle denunce di più whistleblower interni all'agenzia. Tra questi, l'agente speciale David Howell, che aveva già sollevato preoccupazioni formali nel 2023, sostenendo che la strategia violasse un protocollo del Dipartimento di Giustizia del 2019: quest'ultimo imporrebbe agli agenti, quando dispongono di elementi sufficienti per ritenere che il fentanyl sia in fase di distribuzione, di richiedere tempestivamente un mandato di perquisizione per sequestrare la sostanza o comunque impedirne la diffusione. Altri due agenti hanno successivamente raccontato episodi simili, incluso il mancato sequestro di 350.000 pillole intercettate tramite un'intercettazione telefonica nel 2024.

Di fronte alle accuse, la DEA ha chiesto formalmente all'organo di controllo interno del Dipartimento di Giustizia di avviare un'indagine sulle segnalazioni dei whistleblower. Un portavoce dell'agenzia ha respinto le ricostruzioni definendo false le descrizioni secondo cui la DEA avrebbe "consapevolmente permesso" al fentanyl di raggiungere le comunità, giudicandole una rappresentazione distorta dei fatti. La governatrice del New Mexico, Michelle Lujan Grisham, ha invece definito la pratica avventata e pericolosa, chiedendo al procuratore generale dello stato di verificare se le azioni dell'agenzia abbiano violato le norme pensate proprio per proteggere le comunità dalla diffusione del fentanyl, sostanza che la Casa Bianca ha classificato lo scorso anno come una vera e propria arma di distruzione di massa.

La controversia ha avuto sviluppi ulteriori: il procuratore generale del New Mexico ha successivamente presentato una causa contro il Dipartimento di Giustizia per ottenere l'accesso agli atti relativi alla vicenda, mentre anche la Camera dei Rappresentanti, attraverso la commissione Oversight guidata dal repubblicano James Comer, ha aperto un'indagine parlamentare chiedendo alle autorità federali di consegnare tutta la documentazione relativa alla strategia di monitoraggio senza sequestro. Il caso resta al centro del dibattito pubblico statunitense, sollevando un interrogativo di fondo: fino a che punto le forze dell'ordine possono tollerare un danno immediato e concreto per la collettività in nome di un beneficio investigativo futuro e incerto.

1 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA

Negli Stati Uniti il mercato della droga sta diventando sempre più imprevedibile e letale, con nuove combinazioni di sostanze sintetiche ultrapotenti che raggiungono la strada quasi ogni giorno. È quanto denuncia un'inchiesta del New York Times firmata da Matt Richtel, che punta i riflettori su Baltimore, la città con il più alto tasso di morti per overdose tra i grandi centri urbani statunitensi.

Dall'inizio degli anni 2000 le overdose fatali negli Stati Uniti sono aumentate in modo drastico. Secondo un'analisi del San Francisco Chronicle citata dal New York Times, Baltimore registra 110 decessi ogni 100.000 residenti, il tasso più alto tra le città con oltre mezzo milione di abitanti. Un dato di poco superiore rispetto a quello più recente diffuso dal dipartimento sanitario statale, che parla di 96,1 morti ogni 100.000 abitanti nei dodici mesi conclusi lo scorso luglio: una cifra comunque enorme, anche se in calo rispetto al picco del 2021.

La crisi degli oppioidi ha attraversato diverse fasi: prima gli oppioidi da prescrizione medica, poi l'eroina, e infine, a partire da circa un decennio fa, gli oppioidi sintetici di nuova generazione, primo fra tutti il fentanyl. Oggi il problema si è ulteriormente aggravato perché il fentanyl viene mescolato con altre sostanze in modo casuale e imprevedibile, moltiplicando i rischi per chi consuma droghe.

Un esempio emblematico è quanto accaduto lo scorso anno a Baltimore, dove diverse overdose di massa nel quartiere di Penn North sono state collegate a un lotto di droga contenente fentanyl mescolato con N-metilclonazepam, un potente sedativo benzodiazepinico mai rilevato prima nelle strade della città. Secondo i ricercatori del National Institute of Standards and Technology (NIST), questa sostanza ha effetti sedativi e ipnotici particolarmente intensi, capaci di mantenere le persone incoscienti anche dopo la somministrazione di naloxone, il farmaco che normalmente contrasta gli effetti di un'overdose da oppioidi.

Il fenomeno non riguarda solo Baltimore. A livello nazionale, secondo i test condotti dal NIST, il 22% dei campioni di droga analizzati conteneva cinque o più composti chimici diversi, contro l'8,8% registrato nel 2022. Un incremento che testimonia quanto il mercato illegale delle sostanze stupefacenti si sia fatto sempre più caotico e pericoloso, rendendo ogni singola dose una sorta di incognita anche per i consumatori più esperti.

Come riporta il New York Times, questa continua evoluzione chimica della droga di strada rappresenta oggi una delle sfide più difficili per la sanità pubblica statunitense, complicando sia gli sforzi di prevenzione sia quelli di cura delle dipendenze.

1 SETTEMBRE 2026

COLOMBIACOLOMBIA. La cocaina supera il petrolio come export principale

Per la prima volta in oltre un decennio, il valore delle esportazioni illegali di cocaina ha superato quello del petrolio, diventando il principale prodotto d'esportazione della Colombia. È quanto emerge da un rapporto dell'Università EAFIT di Medellin, ripreso da ProPakistani.

Lo studio, realizzato dal centro di ricerca Valor Público dell'ateneo colombiano insieme all'Università degli Andes, stima che nel 2024 le esportazioni illegali di cocaina abbiano raggiunto un valore di 16,5 miliardi di dollari, contro i 15 miliardi generati dal settore petrolifero. Secondo i ricercatori, il commercio illecito della droga è cresciuto in modo significativo rispetto agli altri principali settori di esportazione del paese: al terzo posto si colloca il carbone, con 7,1 miliardi di dollari, seguito dall'oro estratto legalmente (4,1 miliardi) e da quello estratto illegalmente (3,6 miliardi).

Il traffico di cocaina rappresenta ora circa il 4,4% del prodotto interno lordo colombiano. Un dato che segna una crescita impressionante se confrontato con il 2013, quando l'economia illegale della cocaina pesava appena lo 0,8% del PIL: la sua quota nell'economia nazionale è dunque più che quintuplicata in un decennio.

Anche la produzione annuale di cocaina è aumentata in modo drammatico, passando da meno di 300 tonnellate metriche nel 2013 a quasi 3.000 tonnellate nel 2024. Un balzo che, secondo altre fonti citate dai ricercatori, si accompagna a un'espansione della coltivazione di coca da circa 48.000 a 253.000 ettari nell'arco dello stesso periodo.

Il rapporto analizza anche come il valore della cocaina cresca man mano che la sostanza avanza nella catena internazionale del narcotraffico. Nelle zone rurali di coltivazione colombiane, un chilogrammo di foglia di coca grezza vale circa 468 dollari. Una volta trasformata in laboratori clandestini in cloridrato di cocaina, il valore di un chilogrammo sale a circa 1.400 dollari.

Il margine si amplia ulteriormente nel momento in cui i gruppi criminali colombiani espandono il proprio accesso alle reti di distribuzione internazionale. Il prezzo medio all'esportazione ricevuto dai cartelli colombiani si attesta a quasi 5.920 dollari al chilogrammo, mentre nei mercati all'ingrosso dei principali paesi di destinazione, inclusa l'Europa, il prezzo può superare i 78.000 dollari al chilogrammo.

Secondo i ricercatori, la crescita dell'economia illegale è stata determinata soprattutto dall'aumento dei volumi prodotti piuttosto che da un incremento dei prezzi: il prezzo pagato ai produttori colombiani è rimasto relativamente stabile, mentre è la quantità immessa sui mercati internazionali a essere aumentata a dismisura, compensando ampiamente qualsiasi calo dei prezzi locali dovuto alla sovrapproduzione.

Il sorpasso della cocaina sul petrolio riflette anche un lungo declino della produzione petrolifera colombiana e dei relativi introiti da esportazione, un settore che per decenni ha costituito uno dei pilastri dell'economia formale del paese.

1 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat

Secondo le stime preliminari, nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,9% del mese precedente).

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, sia non regolamentati (da +11,4% a +16,9%) sia regolamentati (da +14,8% a +18,8%); di contro, decelerano i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,9%).

Nel mese di agosto l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta lievemente (da +1,6% a +1,5%) così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +1,7%).

Nel settore dei beni, i prezzi evidenziano un’accelerazione del loro ritmo di crescita (da +3,2% a +4,1%) a cui si contrappone il rallentamento di quelli dei servizi (da +2,7% a +2,4%). Si amplia il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, che passa da -0,5 a -1,7 punti percentuali.

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si mantiene stabile (a +1,0%), mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3%).

La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+3,2%) e non regolamentati (+2,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), degli Alimentari lavorati (+0,4%) e dei Beni durevoli (+0,3%).

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,9% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,1% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +3,2% su base annua (da +2,9% del mese precedente).

Il commento

Ad agosto 2026 l’inflazione sale a +3,3% (da +2,9% di luglio), sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (da +11,6% a +17,0%), che risentono ancora delle tensioni internazionali. Nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua ad essere moderata (stabile a +1,1%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale. Un effetto di contenimento si deve inoltre ad alcune tipologie di servizi, tra cui quella dei servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona e dei servizi relativi ai trasporti. Il cosiddetto “carrello della spesa” rimane stabile (a +1,0%), mentre l’inflazione di fondo scende lievemente (da +1,6% a +1,5%). L’inflazione acquisita ad agosto, per il 2026, sale a +2,9%.

31 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Presidente Regione Piemonte: un posto in Rsa dovrà garantirne cinque a domicilio

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha annunciato una riforma del modello di assistenza agli anziani non autosufficienti basata su un nuovo criterio: per ogni posto letto convenzionato in una residenza sanitaria assistenziale (RSA), la struttura dovrebbe farsi carico anche dell'assistenza domiciliare di altri quattro o cinque anziani rimasti a casa. Come riporta La Stampa, Cirio ha dichiarato che le strutture che vogliono la convenzione per il letto fisso dovranno assistere non solo chi occupa quel posto, ma anche altri anziani ancora a domicilio, specificando che si tratterebbe di persone anziane in condizioni di salute non gravemente compromesse. L'annuncio è arrivato nell'ambito di un vertice tra il presidente piemontese e monsignor Vincenzo Paglia, dedicato a un piano regionale che punta a congelare l'apertura di nuovi posti letto nelle RSA per destinare risorse al potenziamento di task force di assistenza domiciliare, vincolate a quote fisse legate ai posti convenzionati già esistenti. All'interno di questo disegno, la Regione Piemonte ha rivendicato un potenziamento degli investimenti di oltre dieci milioni di euro all'anno, oltre all'orientamento dei futuri fondi europei verso questo obiettivo. La proposta ha immediatamente sollevato perplessità tra le associazioni che si occupano di diritti degli anziani non autosufficienti. Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale, ha posto una domanda rimasta senza risposta da parte dell'assessorato alla Sanità: se la sanità piemontese sia disposta a mettere più risorse per garantire la convenzione anche ai malati che oggi pagano rette dai tremila ai quattromila euro al mese per il ricovero in struttura. Breda ha inoltre richiamato la definizione delle RSA come Centri Residenziali Multiservizi, ricordando che il decreto attuativo della legge 33 stabilisce che il Servizio sanitario nazionale deve garantire alle persone anziane non autosufficienti i trattamenti sanitari, di lungoassistenza e di recupero funzionale necessari, con la compartecipazione delle Asl secondo quanto previsto dai Livelli essenziali di assistenza (Lea). Secondo questa lettura, prima che una RSA possa attivare prestazioni domiciliari verso l'esterno, dovrebbe garantire una copertura assistenziale più ampia di quella attuale per chi già si trova ricoverato in struttura. La proposta di Cirio si inserisce in un dibattito più ampio sulla non autosufficienza in Italia, che vede da un lato regioni e amministrazioni cercare soluzioni per contenere la spesa e ridurre le liste d'attesa per l'ingresso nelle RSA, dall'altro associazioni e forze di opposizione denunciare la cronica carenza di risorse strutturali destinate sia alla residenzialità sia alla domiciliarità.

31 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Anac, nuovo Catalogo dei rischi corruttivi in sanità: sotto esame liste d'attesa e appalti

L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato, con la delibera n. 318 del 29 luglio 2026, il nuovo "Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario". Come riporta Quotidiano Sanità, si tratta di uno strumento operativo che aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale dovranno inserire nel Piano integrato di attività e organizzazione (Piao), il documento con cui ogni amministrazione pubblica programma le proprie strategie di prevenzione della corruzione.

Il Catalogo individua rischi specifici in cinque grandi ambiti. Il primo riguarda le liste d'attesa e l'attività intramoenia, dove si annidano pratiche come l'allungamento artificioso dei tempi di attesa nel pubblico per spingere i pazienti verso il privato, le false dichiarazioni e il superamento dei volumi di prestazioni consentiti ai professionisti che esercitano attività libero-professionale. Il secondo ambito riguarda concorsi e nomine: qui i rischi individuati vanno dai requisiti costruiti su misura per candidati predeterminati, agli incarichi "facenti funzione" prolungati oltre il dovuto, fino alle commissioni di valutazione poco trasparenti.

Il terzo fronte è quello degli appalti pubblici, che nella sanità rappresentano una quota rilevante della spesa complessiva: qui il Catalogo segnala il rischio di frazionamenti artificiosi delle gare per eludere le soglie di legge, capitolati tecnici scritti su misura per un fornitore specifico e violazioni del principio di rotazione tra gli operatori economici. Il quarto ambito riguarda la ricerca clinica, con l'attenzione rivolta ai conflitti di interesse tra ricercatori e sponsor, al rischio di manipolazione dei dati e alla pratica del "ghost writing", cioè la redazione di studi scientifici firmati da autori diversi da chi li ha effettivamente scritti.

Il quinto ambito riguarda infine i rapporti con l'industria farmaceutica e dei dispositivi medici: regali, consulenze fittizie e incontri non tracciati con gli informatori scientifici del farmaco sono tra le criticità messe in evidenza dall'Autorità.

Il presidente Anac Giuseppe Busìa ha sottolineato che la sanità rappresenta circa il 25% della spesa complessiva dei contratti pubblici in Italia, una quota che rende il settore particolarmente esposto al rischio di cattiva gestione e opacità amministrativa. Un altro dato citato da Busìa riguarda le segnalazioni di whistleblowing: l'8% di quelle ricevute dall'Autorità riguarda proprio il comparto sanitario, con irregolarità che vanno dalla malagestione di reparti e strutture alle anomalie negli appalti, dalle irregolarità nelle liste d'attesa alle clientele nella distribuzione di incarichi, fino ai processi di accreditamento sospetti e ai concorsi pilotati.

Tra le misure di prevenzione proposte dal Catalogo figurano il rafforzamento della tracciabilità digitale delle procedure, l'introduzione di indicatori di rischio (Kri, Key Risk Indicators) per individuare precocemente le anomalie, l'attivazione di audit periodici, l'obbligo di dichiarazioni di conflitto d'interesse da aggiornare ogni anno e misure rafforzate di protezione per chi segnala illeciti all'interno delle strutture sanitarie.

31 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Domanda voli aerei luglio 2026: +0,2% rispetto a 2025

L'Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) ha pubblicato i dati relativi alla domanda globale di passeggeri per il mese di luglio 2026:

  • La domanda totale , misurata in passeggeri-chilometro paganti (RPK), è aumentata dello 0,2% rispetto a luglio 2025. Escludendo il Medio Oriente, la domanda è cresciuta dell'1,2%. La capacità totale, misurata in posti-chilometro disponibili (ASK), è aumentata dello 0,3% su base annua. Il fattore di carico si è attestato all'85,2% (-0,1 ppt rispetto a luglio 2025).
  • La domanda internazionale è diminuita dello 0,1% rispetto a luglio 2025. Escludendo il Medio Oriente, la domanda è cresciuta dell'1,5%. La capacità è aumentata dello 0,3% su base annua e il fattore di carico si è attestato all'85,2% (-0,3 punti percentuali rispetto a luglio 2025).
  • La domanda interna è cresciuta dello 0,6% rispetto a luglio 2025. La capacità è aumentata dello 0,2% su base annua. Il fattore di carico si è attestato all'85,3% (+0,3 ppt rispetto allo stesso periodo di riferimento).


“L'alta stagione estiva dei viaggi nel Nord America rappresenta un quadro prevalentemente positivo per il trasporto aereo. A luglio si è registrata una crescita complessiva dello 0,2%, nonostante il calo collettivo su base annua registrato dalle compagnie aeree in Nord America e Medio Oriente. In particolare, il traffico attraverso gli hub del Golfo continua la sua traiettoria di ripresa. Sebbene persistano gli alti costi del carburante, l'incertezza economica e le tensioni geopolitiche, le compagnie aeree si dichiarano fiduciose nella domanda per l'ultima parte dell'anno, con un aumento di quasi il 3% della capacità di posti a sedere a settembre”, ha affermato Marie Owens Thomsen, Vicepresidente Senior per la Sostenibilità e Capo Economista della IATA.

31 AGOSTO 2026

ECUADORECUADOR. 'Ndrangheta in Ecuador: broker della cocaina verso l'Europa

L'Ecuador è diventato uno dei principali snodi da cui parte la cocaina diretta in Europa, e la 'ndrangheta calabrese vi opera come broker finanziario e logistico piuttosto che come organizzazione che controlla il territorio. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Diálogo Américas, testata specializzata in sicurezza regionale nelle Americhe.

Nel 2024 la produzione mondiale di cocaina ha toccato un record di 4.100 tonnellate metriche. In questo scenario l'Ecuador ha assunto un ruolo sempre più centrale come punto di partenza delle spedizioni: nel solo 2024 le autorità del paese hanno sequestrato quasi 300 tonnellate di droga, e nei primi mesi del 2026 il conteggio ha già superato le 70 tonnellate confiscate.

Secondo Antonio Nicaso, esperto di criminalità organizzata e docente alla Queen's University di Toronto, la 'ndrangheta non presidia fisicamente il territorio ecuadoriano, ma finanzia le spedizioni e organizza la logistica di trasporto verso l'Europa. La posizione geografica dell'Ecuador, incuneato tra Colombia e Perù, i due maggiori produttori mondiali di cocaina, unita alla presenza di grandi porti bananieri come Puerto Bolívar, ne fa un terminale ideale per occultare i carichi di droga tra le esportazioni di frutta.

Proprio questo metodo è stato confermato da due sequestri recenti. A luglio le autorità ecuadoriane hanno intercettato 1,7 tonnellate di cocaina nascosta in un carico di frutta diretto in Danimarca. In Italia, nel porto di Vado Ligure, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane hanno rinvenuto 770 chili di cocaina purissima occultati tra pallet di banane provenienti da uno dei principali scali portuali dell'Ecuador, per un valore al dettaglio stimato attorno ai 250 milioni di euro.

La rete criminale che attraversa l'Ecuador mette in contatto gruppi armati locali come Los Choneros, Los Lobos e Los Tiguerones — dichiarati organizzazioni terroristiche straniere dagli Stati Uniti nel 2025 — con reti albanesi, cartelli messicani e gruppi armati colombiani come il Clan del Golfo. Nicaso ha spiegato a Diálogo Américas che la 'ndrangheta preferisce spesso appoggiarsi a queste reti, in particolare a quelle albanesi, perché affidabili e dotate di capacità logistiche consolidate, anche attraverso le numerose aziende bananiere acquisite nel tempo.

Tra i casi giudiziari più recenti figura l'arresto in Colombia, nel 2025, di Giuseppe Palermo, alias "Peppe", accusato di aver diretto l'acquisto di grandi carichi di cocaina tra Colombia, Perù ed Ecuador e di aver controllato le rotte marittime e terrestri verso i mercati europei. A questo si aggiunge il caso di Emanuele Gregorini, alias "Dollarino", oltre alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'imprenditore Roberto Nastasi a Guayaquil.

Nicaso sottolinea infine un nodo cruciale nella lotta al narcotraffico internazionale: a livello mondiale viene sequestrato solo il 10-15% della droga in circolazione, ma meno dell'1% dei patrimoni accumulati dalle organizzazioni criminali. Per questo, secondo l'esperto, colpire le strutture finanziarie che sostengono il traffico è altrettanto — se non più — essenziale che sequestrare i singoli carichi di cocaina.

31 AGOSTO 2026

SVIZZERASVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack

Da tre decenni Zurigo rappresenta un caso di studio internazionale nella gestione delle tossicodipendenze. Il cosiddetto "modello di Zurigo", nato dopo il fallimento delle politiche repressive degli anni Ottanta e Novanta, si fonda su quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione del danno e repressione. Come riporta l'Irish Times, questo approccio ha contribuito a diffondere in Svizzera una percezione della dipendenza come malattia e non come scelta di vita, un cambiamento culturale che ha permesso di superare lo stigma sociale attorno ai consumatori di droghe. Il quotidiano irlandese ha visitato uno dei centri di consumo controllato attivi in città, strutture pubbliche dove i tossicodipendenti possono assumere sostanze sotto la supervisione di personale sanitario. Nella struttura visitata, aperta dalle 7.30 del mattino per tredici ore al giorno, lavorano in media otto operatori alla volta, per un totale di ventuno persone impiegate su tutti i centri cittadini attivi. In quell'occasione erano presenti anche alcuni allievi della polizia, in visita nell'ambito della formazione sul modello cittadino di riduzione del danno. Tra i frequentatori descritti dal giornale c'è un uomo di sessant'anni, dirigente nel settore assicurativo, che ha raccontato di aver iniziato a usare cannabis a diciassette anni, cocaina l'anno successivo ed eroina a venti. Dopo un decennio di astinenza ottenuto grazie a una terapia sostenuta dallo Stato, oggi assume una combinazione di Diaphin, l'eroina di sintesi fornita legalmente dalle autorità sanitarie svizzere, e crack acquistato per strada. Il locale, con pareti colorate e arredi essenziali, ospita al suo interno alcune stanze dove è possibile consumare crack in compagnia di altri utenti, sotto lo sguardo attento ma non giudicante del personale, che secondo quanto riportato conosce per nome molti dei visitatori abituali. Il modello, tuttavia, è oggi messo sotto pressione da un fenomeno relativamente nuovo: l'aumento del consumo di crack cocaina, che si sta diffondendo rapidamente in tutta Europa. Come emerso da altre inchieste giornalistiche sul tema, la cocaina economica sta inondando il mercato europeo, alimentando tensioni nelle scene aperte di consumo di droga in diverse città del continente, mentre Zurigo resta tra le poche realtà a mantenere una gestione relativamente ordinata della situazione grazie alla sua infrastruttura consolidata. Gli operatori dei centri di Zurigo hanno raccontato all'Irish Times di osservare in prima persona gli effetti positivi di un sistema stabile e strutturato: un'infermiera ha citato il caso di un paziente che in passato spendeva ogni disponibilità economica in cocaina, mentre oggi ha trovato in un nuovo hobby - il volo con i droni - un motivo per andare in vacanza due volte l'anno e per raccontare di essersi "ripreso una vita". Gli esperti interpellati dal quotidiano sottolineano che il modello di Zurigo, sviluppato a partire dagli anni Novanta per rispondere al collasso delle politiche repressive precedenti, si sta ora adattando alle nuove sfide poste dalla diffusione del crack. Secondo chi lavora sul campo, la chiave per affrontare un problema di dipendenza, tanto a livello individuale quanto collettivo, resta il riconoscimento della realtà dei fatti, evitando approcci ideologici o puramente punitivi. Tra gli addetti ai lavori è diffusa la convinzione che carcere e trattamenti coercitivi non risolvano il problema, ma sottraggano risorse pubbliche che potrebbero essere investite in prevenzione, cura e riduzione del danno. Un ulteriore elemento evidenziato riguarda il riconoscimento dei diritti delle persone che fanno uso di sostanze, spesso per ragioni complesse e non riconducibili a una scelta superficiale: la loro condizione di cittadini titolari di diritti, sottolineano gli esperti citati dal giornale, resta un tassello fondamentale di qualsiasi politica efficace in materia di droghe.

31 AGOSTO 2026

FILIPPINEFILIPPINE. La patologa che smaschera i falsi certificati di morte di Duterte

Una delle sole due patologhe forensi delle Filippine ha condotto una propria indagine indipendente sulla cosiddetta guerra alla droga voluta dall'ex presidente Rodrigo Duterte, portando alla luce prove di certificati di morte falsificati per nascondere esecuzioni sommarie. Come riporta Rappler, la dottoressa Raquel Fortun ha riesaminato i resti di 46 vittime uccise da poliziotti e vigilantes durante la campagna antidroga, riaprendo autopsie che erano state chiuse in modo frettoloso o irregolare.

Il lavoro di Fortun è stato reso possibile grazie alla collaborazione con il sacerdote attivista Flavie Villanueva, che dal 2021 assiste le famiglie delle vittime nel recupero delle salme, spesso a rischio di sfratto dai cimiteri per il mancato rinnovo delle concessioni funerarie. Prima della cremazione dei resti, la patologa ha condotto nuove autopsie, i cui risultati sono in netto contrasto con quanto riportato nei referti della polizia e nei certificati di morte ufficiali.

Il dato più clamoroso riguarda sette casi in cui la causa del decesso era stata dichiarata "naturale" - sepsi, polmonite, infarto o ipertensione - mentre le ossa mostravano segni evidenti di colpi d'arma da fuoco. In un caso specifico, un uomo il cui certificato indicava un infarto miocardico acuto dovuto a ipertensione presentava in realtà un proiettile conficcato nel torace. Per Fortun si tratta di prove inequivocabili che alcuni medici abbiano deliberatamente falsificato i documenti ufficiali pur di occultare la vera natura delle morti.

Oltre alle irregolarità sui certificati, la patologa ha riscontrato gravi carenze nei fascicoli delle indagini di polizia, privi di elementi forensi sufficienti a chiarire le circostanze dei decessi. Materiale che, secondo Fortun, avrebbe dovuto essere raccolto ed esaminato fin dal primo momento e che invece risultava mancante o inutilizzabile.

Si tratta della prima indagine con un approccio specificamente forense condotta sulla guerra alla droga di Duterte, e si scontra con un contesto istituzionale reso ostile dallo stesso ex presidente, che ha vietato alle forze dell'ordine filippine di cooperare con le inchieste internazionali e ha limitato anche l'attività della Commissione per i Diritti Umani, organo di rilevanza costituzionale. Anche l'accesso ai dati da parte dei giornalisti è diventato via via più difficile.

Interpellata sull'obiettivo della sua indagine, Fortun ha risposto che si tratta di "documentazione": la patologa teme che, senza nuove autopsie sui resti esumati, eventuali insabbiamenti non emergerebbero mai. Le sue perizie possono inoltre fornire testimonianze e pareri tecnici a sostegno delle denunce delle famiglie delle vittime, molte delle quali sono rimaste bloccate per anni senza che nessuno fosse assicurato alla giustizia: dal 2016 solo il caso del diciassettenne Kian delos Santos, ucciso a Caloocan City, ha portato alla condanna e alla detenzione di agenti di polizia coinvolti. La guerra alla droga di Duterte resta sotto osservazione della Corte penale internazionale, che sta valutando possibili abusi dei diritti umani e il fallimento del sistema giudiziario filippino nel perseguire i responsabili delle uccisioni.

31 AGOSTO 2026

USAUSA. Fentanyl in cambio di armi da guerra: 4 membri del CJNG incriminati

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblica un'incriminazione contro quattro presunti membri del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), accusati di aver tentato di acquistare armi da guerra in Repubblica Ceca pagandole con fentanyl e metanfetamina destinati al mercato statunitense. Come riporta Arab News, gli atti giudiziari sono stati resi noti nei giorni scorsi e riguardano uno dei cartelli della droga più potenti del Messico.

Secondo l'accusa, due degli imputati - Edgar Alejandro López Velasco, 44 anni, e Noe Díaz Jiménez, 33 anni - avrebbero negoziato in Repubblica Ceca la vendita di armamenti destinati a "compiere atti di violenza contro cartelli rivali, civili, forze di polizia e personale militare in Messico". L'arsenale, secondo quanto dichiarato dal Dipartimento di Giustizia, comprendeva diversi tipi di mitragliatrici europee, lanciarazzi anticarro (RPG), lanciamortai e relative munizioni e materiale bellico. In cambio delle armi, gli imputati avrebbero pagato con fentanyl e metanfetamina importati negli Stati Uniti per la distribuzione sul territorio americano.

I quattro sospetti - López Velasco, Díaz Jiménez, Leobardo Gaxiola López (detto "Bado"), 63 anni, e José Miguel Alvarado Morales, 23 anni - sono stati arrestati in Repubblica Ceca nella notte tra il 10 e l'11 giugno. López Velasco e Alvarado Morales sono stati successivamente estradati negli Stati Uniti e hanno affrontato la loro prima udienza davanti a un giudice federale a Tampa, in Florida. Per Díaz Jiménez e Gaxiola López l'estradizione risulta ancora in corso.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e ripreso da CBS News, all'interno dell'organizzazione ciascun imputato avrebbe avuto un ruolo specifico: López Velasco sarebbe stato il rappresentante di un membro di alto livello del CJNG, Díaz Jiménez un trafficante di fentanyl con un proprio laboratorio di produzione in Messico, Gaxiola López un intermediario per gli affari di droga e armi, mentre Alvarado Morales avrebbe rappresentato un altro esponente di vertice del cartello.

Le autorità statunitensi collegano il caso anche a un'operazione compiuta in Messico: il 12 giugno la polizia federale messicana ha smantellato un laboratorio di oppioidi sintetici nella città di Zapopan, nello stato di Jalisco, che secondo l'accusa sarebbe stato gestito proprio da Díaz Jiménez.

I quattro devono rispondere di associazione per l'importazione di droga e traffico d'armi; López Velasco, Díaz Jiménez e Alvarado Morales sono accusati anche di associazione a fini di narcoterrorismo e di supporto materiale al terrorismo. Tutti i reati contestati prevedono, in caso di condanna, una pena massima dell'ergastolo.

Il caso si inquadra nella più ampia offensiva giudiziaria che gli Stati Uniti stanno conducendo contro il CJNG, organizzazione che il governo americano ha designato come "organizzazione terroristica straniera" nel febbraio 2025. Secondo quanto riportato da Arab News, nei giorni precedenti l'incriminazione le autorità statunitensi avevano già annunciato accuse contro diversi esponenti di alto rango del cartello, aumentando fino a oltre 100 milioni di dollari la taglia per la cattura dei suoi vertici.

Il CJNG viene descritto dagli inquirenti come un'organizzazione capace di produrre grandi quantitativi di metanfetamina e fentanyl destinati al contrabbando verso gli Stati Uniti, e responsabile anche dell'uso di armamenti di livello militare e droni per colpire le forze dell'ordine messicane, oltre che di estorsioni, traffico di migranti e furto di petrolio e minerali in Messico.

31 AGOSTO 2026

COLOMBIACOLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia

Un'inchiesta fotografica di The Economist, realizzata con gli scatti del fotoreporter Mads Nissen, ricostruisce le dimensioni raggiunte dal narcotraffico in Colombia, paese che secondo il settimanale britannico produce circa il 70% della cocaina consumata nel mondo. Nel 2024 il commercio illecito della sostanza, stimato in circa 15 miliardi di dollari, avrebbe superato il petrolio come principale fonte di proventi da esportazione del paese sudamericano.

Il reportage descrive nel dettaglio la filiera produttiva: per ottenere un chilo di cocaina in polvere servono circa 600 chili di foglie di coca, e i contadini che le raccolgono guadagnano il doppio rispetto a quanto ricaverebbero coltivando caffè. Nei laboratori clandestini nella giungla, la pasta base viene lavorata con solventi industriali come la benzina fino a raggiungere una purezza che può toccare il 90%.

Secondo il fotografo Nissen, che ha seguito la catena produttiva dai laboratori nella foresta fino alle rotte internazionali, il fenomeno non riguarda solo produttori e consumatori abituali ma coinvolge ormai una fetta molto ampia della società: una vera e propria "democratizzazione della droga", che lega strettamente quanto accade in America Latina a quanto avviene in Europa, dove secondo le Nazioni Unite si concentra circa il 22% dei 25 milioni di consumatori di cocaina nel mondo.

La droga lascia il paese attraverso diversi canali: corrieri che nascondono la sostanza sul corpo o la ingeriscono in capsule nei controlli dell'aeroporto di Bogotá, ma anche sommergibili artigianali e imbarcazioni semisommerse ("narcosubmarinos") che partono dai porti sul Pacifico di Tumaco e Buenaventura, sempre più sofisticati nell'eludere i sistemi di rilevamento.

Il reportage documenta anche il costo sociale di questa economia illegale nei quartieri urbani come Potrero Grande, alla periferia di Cali, dove i figli di famiglie sfollate dalle zone rurali finiscono spesso reclutati dalle reti criminali per mancanza di alternative economiche.

Viene seguita da vicino anche l'unità antinarcotici d'élite della polizia colombiana, i Comandos Jungla, impegnata nel dipartimento del Putumayo in raid aerei che distruggono i laboratori clandestini con esplosivi. Nonostante l'alto costo operativo e i rischi delle missioni, la resilienza delle reti criminali resta pressoché intatta: un agente, esausto dopo aver distrutto un gruppo di sei laboratori, ha ammesso che entro il giorno successivo la produzione può facilmente ripartire.

Come riporta ColombiaOne.com, l'inchiesta di The Economist conferma un quadro già segnalato da altre fonti: secondo l'ultimo World Drug Report delle Nazioni Unite, la Colombia concentrava già nel 2023 oltre il 67% delle coltivazioni illecite di coca a livello mondiale, un dato che ha spinto la produzione globale di cocaina pura a livelli record.

31 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. I cartelli uccidono gli influencer: decine di morti in due anni

In Messico è in corso una violenta ondata di omicidi ai danni di content creator e influencer, molti dei quali uccisi mentre erano in diretta sui social. Come riporta la CNN, non esiste un conteggio ufficiale delle vittime, ma i media locali stimano circa venti casi in tutto il paese negli ultimi due anni, la maggior parte concentrati nello stato di Sinaloa.

L'ultimo caso ad aver attirato l'attenzione internazionale è quello di César Gastélum, ucciso il 4 agosto a Culiacán, capitale dello stato di Sinaloa, mentre era in diretta TikTok davanti a un fast food insieme a due amici, vestito da fattorino per una sfida social. Secondo quanto ricostruito da CP24/Associated Press, due uomini in moto si sono affiancati a lui e uno dei due gli ha sparato alla testa davanti a migliaia di spettatori collegati. Gastélum aveva oltre 500mila follower su TikTok. Le autorità hanno arrestato un sospettato, rintracciato nello stato di Puebla, come ha confermato il ministro della Sicurezza messicano Omar García Harfuch, secondo quanto riportato da CBS News.

Gli inquirenti stanno verificando se l'omicidio sia collegato ad alcuni video pubblicati da Gastélum in cui il giovane avrebbe fatto riferimento a una fazione di un'organizzazione criminale. La città di Culiacán è da anni teatro dello scontro sanguinoso tra le due principali fazioni del cartello di Sinaloa, i Chapitos e i Mayos, una guerra interna scoppiata dopo l'arresto e il trasferimento negli Stati Uniti di Ismael "El Mayo" Zambada, cofondatore del cartello insieme a Joaquín "El Chapo" Guzmán. Durante i momenti più cruenti dello scontro, i corpi delle vittime venivano lasciati per strada con simboli identificativi delle fazioni: una pizza per i Chapitos, un sombrero per i Mayos. Proprio un sombrero bianco indossato da Gastélum durante la diretta ha alimentato le speculazioni sul possibile movente dell'omicidio.

Il caso più noto resta però quello di Valeria Márquez, influencer di bellezza 23enne con oltre 113mila follower su TikTok, uccisa nel maggio 2025 nel salone di bellezza dove lavorava a Zapopan, nello stato di Jalisco, mentre era in diretta. Come riportato da CBS News, pochi minuti prima di essere colpita a morte da un uomo armato entrato nel negozio, la ragazza aveva espresso timori sul proprio canale, dicendo di temere che qualcuno stesse per farle del male. Le autorità hanno poi collegato l'omicidio al figlio di un leader del Cartello di Jalisco Nueva Generación, ex fidanzato della vittima, che secondo gli inquirenti avrebbe ordinato l'agguato dopo la fine della relazione.

Gli esperti citati dalla stampa messicana e internazionale sottolineano come, in alcune regioni, gli influencer siano diventati bersagli per una combinazione di fattori: presunti legami con organizzazioni criminali, uso di simboli associati alla "narco-cultura", coinvolgimento in schemi di riciclaggio di denaro attraverso attività commerciali di facciata, o semplicemente relazioni sentimentali con membri di cartelli rivali. Secondo quanto scrive IBTimes UK, le autorità statunitensi hanno accusato in passato alcuni musicisti e personaggi online di aver contribuito a occultare fondi illeciti tramite attività apparentemente legittime.

Già nel gennaio 2025 un piccolo aereo aveva sganciato volantini su Culiacán minacciando circa venti tra artisti e youtuber per presunti legami con una fazione rivale del cartello di Sinaloa, segnale di quanto il fenomeno fosse già radicato prima delle uccisioni più recenti. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha promesso di dare priorità alle indagini e di arrestare sia gli esecutori materiali che i mandanti degli omicidi, in un contesto di violenza dilagante che, secondo alcune fonti, ha lasciato migliaia di morti e dispersi nello stato di Sinaloa negli ultimi due anni.

31 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Istat

Le previsioni demografiche hanno lo scopo di tracciare il probabile futuro di una popolazione in termini di dimensione totale e di componenti strutturali, tenendo in debito conto l’incertezza sottostante nei confronti dei comportamenti demografici (fecondità, sopravvivenza, movimenti migratori). Questo genere di prodotto trova impiego tra i policy-maker sia come strumento di conoscenza per valutare le tendenze dell’invecchiamento della popolazione, sia come fonte per sviluppare ulteriori modelli previsivi. Gli usi possibili delle previsioni sono infatti molteplici e variano dal campo della programmazione sanitaria a quella previdenziale, dallo studio del fabbisogno urbanistico a quello energetico-ambientale, dall’organizzazione delle strutture scolastiche alla rete dei trasporti.

Con il progetto “Previsioni della popolazione e delle famiglie”, compreso nel Programma Statistico Nazionale (cod. PSN IST-01448), l’Istat risponde da oltre trent’anni a questo genere di esigenze con cadenza in origine occasionale, successivamente divenuta annuale (dal 2017). È opportuno ricordare che i dati messi a disposizione vanno trattati con cautela, soprattutto nel lungo termine. Le previsioni demografiche divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo in piccole realtà geografiche. Va anche sottolineato che le previsioni demografiche rappresentano un esercizio di tipo what-if. Sono cioè elaborazioni nelle quali i calcoli effettuati mostrano una particolare evoluzione della popolazione che è frutto delle specifiche ipotesi adottate riguardo al comportamento demografico.

Accesso ai dati delle previsioni regionali della popolazione

Le tipologie di output sono tre e precisamente:

  1. popolazione per regione, sesso e classi annuali di età;
  2. componenti aggregate del bilancio demografico per regione;
  3. principali indicatori demografici di riferimento per regione.

Ciascuna tipologia di output, oltre a presentare i risultati dello scenario mediano, è corredata degli intervalli di confidenza al 50%, 80% e 90%. Le previsioni coprono l’arco temporale 2025-2080.

I dati sulle previsioni regionali della popolazione sono accessibili sia dalla banca dati IstatData (dal 2 settembre 2026) sia dalla piattaforma tematica Demo.

Accesso ai dati delle previsioni regionali delle famiglie

Le tipologie di output sono:

  1. popolazione che vive in famiglia per posizione familiare, classi quinquennali di età e regione;
  2. famiglie per tipologia familiare e regione;
  3. numero medio di componenti familiari.

Ciascuna tipologia di output presenta i risultati del solo scenario mediano. Le previsioni coprono l’arco temporale 2025-2050.

I dati sulle previsioni regionali delle famiglie sono accessibili sia dalla banca dati IstatData (dal 2 settembre 2026) sia dalla piattaforma tematica Demo

Accesso ai dati delle previsioni comunali della popolazione

Le tipologie di output sono

  1. popolazione per comune (provincia), sesso e classi quinquennali di età;
  2. componenti aggregate del bilancio demografico per comune (provincia);
  3. principali indicatori demografici di riferimento per comune (provincia).

Ciascuna tipologia di output presenta i risultati del solo scenario mediano. Le previsioni coprono l’arco temporale 2025-2050.

I dati sono accessibili online per le province e per i soli comuni con popolazione superiore ai 5mila abitanti.

I dati sono accessibili sia dalla banca dati IstatData (dal 2 settembre 2026) sia dalla piattaforma tematica Demo.

I dati per i comuni al di sotto dei 5mila abitanti sono riservati ai soli enti Sistan. In questo caso, il Responsabile dell’ufficio Sistan, o un suo delegato, deve accedere al Contact Centre e selezionare il servizio “Rilascio di microdati/File per il Sistan”.

Per tutti gli utenti, invece, è possibile ottenere dati per aggregazioni sovracomunali di interesse a seguito di una elaborazione a pagamento. Alcune aggregazioni consolidate disponibili sono, a titolo di esempio: Degurba, Sistemi Locali del Lavoro, Aree interne, Comunità montane. Alternativamente, l’utente può indicare particolari aggregazioni sovracomunali purché rispettino i principi della riservatezza dei dati. La richiesta va fatta attraverso il Contact Centre, selezionando il servizio “Elaborazioni personalizzate”.

Accesso ai dati delle previsioni delle forze lavoro

Le tipologie di output sono due e, precisamente, riguardano 1) la popolazione attiva e 2) i tassi di attività, per sesso, classi quinquennali di età e ripartizione geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Mezzogiorno);

Sono presentati i soli risultati dello scenario mediano. Le previsioni coprono l’arco temporale 2025-2050.

I dati sulle previsioni delle forze lavoro sono al momento accessibili dalla sola banca dati tematica Demo.

Principali risultati

La popolazione residente continuerà a diminuire per tutto l’orizzonte previsivo (2025-2080), anche negli scenari più favorevoli.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta la prospettiva più certa, trainato dall’ingresso nelle età anziane delle generazioni del baby boom.

Il saldo migratorio con l’estero resterà positivo ma non sarà sufficiente a compensare il persistente deficit tra nascite e decessi.

Le aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno, continueranno a perdere popolazione più rapidamente dei centri urbani, ampliando i divari territoriali.

Le famiglie saranno più numerose ma di dimensioni sempre più ridotte, riflettendo l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle persone sole. La diminuzione della popolazione in età lavorativa ridurrà la disponibilità di forza lavoro, ponendo nuove sfide al sistema economico e al welfare.

Popolazione prevista in calo ma in misura diversa sul territorio

Le nuove previsioni demografiche in base 1° gennaio 2025, rinnovate nel disegno degli scenari futuri 1, delineano un quadro di progressiva riduzione della popolazione residente in Italia. Secondo lo scenario mediano, la popolazione passa da 58,9 milioni di residenti al 1° gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55,0 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Gli intervalli di confidenza al 90% (ossia gli estremi inferiore e superiore dell’intervallo che con confidenza pari al 90% conterrà il futuro valore reale della popolazione) indicano che la diminuzione della popolazione rappresenta un risultato praticamente certo: già nel medio periodo nessuno degli scenari considerati prospetta un ritorno agli attuali livelli di popolazione e, nel lungo termine, il calo risulta confermato in tutte le possibili evoluzioni demografiche.

Nel breve termine (2025-2030) la popolazione riscontra una lieve diminuzione con un tasso medio annuo di variazione pari a -0,1%. Nel medio termine (2030-2050) la contrazione si accentua, con un tasso medio annuo di -0,3%, mentre nel lungo termine (2050-2080) il declino si rafforza ulteriormente, a un ritmo di -0,6% in media annua. Nel complesso, nell’arco dei 55 anni di previsione l’Italia perderà oltre 13 milioni di residenti, 4 dei quali entro il 2050, indicando un percorso che soltanto nel lungo termine, sulla base delle ipotesi formulate, condurrà a una popolazione sensibilmente ridimensionata rispetto a oggi.

Le dinamiche territoriali risultano differenziate. Il Nord è la sola ripartizione con una crescita della popolazione nel breve periodo, passando da 27,5 milioni nel 2025 a 27,7 milioni nel 2030, con un incremento medio annuo dello 0,1%. Dal 2030 la tendenza si inverte: la popolazione scende a 27,2 milioni nel 2050 (-0,1% medio annuo) e a 24,2 milioni nel 2080 (-0,4% medio annuo). Pur in un contesto di diminuzione, il Nord mantiene una dinamica relativamente più favorevole rispetto al resto del Paese.

Nel Centro il calo è già presente nel breve periodo, anche se molto contenuto. La popolazione perde appena 40mila residenti tra il 2025 e il 2030, con un tasso medio annuo di -0,1%. Tra il 2030 e il 2050 il decremento si intensifica (-0,3% medio annuo), portando la popolazione a 11,0 milioni, mentre nel lungo periodo si scende a 9,3 milioni (-0,6% medio annuo).

Il Mezzogiorno presenta una dinamica meno favorevole. La popolazione diminuisce da 19,7 milioni nel 2025 a 19,4 milioni nel 2030, con un tasso medio annuo di -0,4%. Nel periodo 2030-2050 il ritmo del calo aumenta (-0,7% medio annuo), facendo scendere la popolazione a 16,7 milioni. Tra il 2050 e il 2080 la contrazione raggiunge l’1,0% medio annuo, andando a definire una popolazione di 12,3 milioni, ovvero oltre un terzo inferiore rispetto ai livelli iniziali. Nel complesso, le previsioni evidenziano un processo di contrazione demografica generalizzato ma con intensità differente sul territorio. Gli intervalli di confidenza indicano che nel Centro e nel Mezzogiorno la diminuzione della popolazione risulta confermata in tutte le traiettorie considerate, con effetti particolarmente pronunciati nel secondo (Prospetto 1). Nel Nord, invece, gli scenari più favorevoli prospettano l’eventualità di una popolazione in crescita.

Il persistente squilibrio tra nascite e decessi alimenta il calo della popolazione

L’evoluzione futura della popolazione sarà determinata dall’interazione tra una dinamica naturale strutturalmente negativa e un saldo migratorio con l’estero positivo ma insufficiente a compensarla.

Nello scenario mediano, le nascite si mantengono su livelli stabili fino al 2030 (355mila nati annui). Si scende poi a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080. Sebbene l’incertezza associata alle nascite aumenti nel tempo, la futura natalità non riuscirà a riequilibrare la dinamica naturale. Infatti, i decessi aumenteranno significativamente, passando da 652mila nel 2025 a 708mila nel 2030 e raggiungendo un picco di 869mila nel 2058 (Figura 1). Tale evoluzione riflette i cambiamenti attesi nella struttura per età: le numerose generazioni oggi adulte entreranno via via nelle età anziane, determinando un incremento dei decessi anche in virtù degli ipotizzati miglioramenti nella sopravvivenza.

Il saldo naturale rimarrà negativo durante tutto il periodo. Si passa da circa -296mila nel 2025 a -353mila nel 2030, fino a raggiungere un livello apicale di -570mila nel 2059. In nessun caso le nascite eguaglieranno i decessi e gli intervalli di confidenza al 90% confermano tale risultato anche nelle traiettorie più favorevoli. Anche questo squilibrio dipende in larga misura dall’evoluzione della struttura per età: la popolazione futura sarà caratterizzata da generazioni in età riproduttiva meno consistenti, limitando il potenziale di nascite pure a fronte di ipotesi di recupero della fecondità.

Per quanto riguarda i movimenti migratori con l’estero, le previsioni indicano che gli immigrati passano da circa 432mila nel 2025 a 423mila nel 2030, per poi ridursi a 372 mila nel 2050 e risalire a 404mila nel 2080. Gli emigrati per l’estero si attestano invece intorno a 144mila nel 2025, 176mila nel 2030, 169mila nel 2050 e 183mila nel 2080. Il saldo migratorio estero rimane positivo lungo tutto l’orizzonte previsivo: da circa 296mila persone nel 2025 scende a 247mila nel 2030 e a 204mila nel 2050, per poi tornare a crescere fino a 221mila nel 2080. Tuttavia, il contributo migratorio non compensa le perdite derivanti dal saldo naturale negativo, neanche negli anni in cui il saldo migratorio raggiunge livelli più elevati.

Le previsioni evidenziano come l’incertezza associata alle varie componenti sia molto differenziata. I decessi sono la componente più prevedibile, poiché dipendono da popolazioni già nate e in larga misura osservabili. Le nascite hanno margini di incertezza maggiori, che crescono nel tempo in funzione delle ipotesi sulla fecondità. Ancora più elevata è l’incertezza che caratterizza i flussi migratori internazionali, influenzati da fattori economici, geopolitici e normativi meno facilmente prevedibili. Di conseguenza, il saldo migratorio estero mostra gli intervalli di confidenza più ampi, soprattutto nel lungo termine. Le differenze territoriali appaiono particolarmente marcate. Nel Nord il saldo migratorio estero rappresenta il principale fattore di sostegno demografico, ma non compensa le perdite naturali. Nel Centro emerge una situazione intermedia. Le nascite restano stabili fino alla metà del secolo, mentre i decessi aumentano sensibilmente per effetto dell’invecchiamento. Il saldo migratorio estero è previsto positivo ma in graduale riduzione. Nel Mezzogiorno si osservano le trasformazioni più profonde. Le nascite diminuiscono in modo continuo e, parallelamente, il saldo naturale registra valori molto negativi. Sebbene il saldo migratorio estero rimanga positivo, le sue dimensioni molto inferiori rispetto al deficit naturale favoriscono il progressivo ridimensionamento demografico dell’area.

Il peso delle generazioni del baby boom ridisegna la struttura della popolazione

Le previsioni delineano un quadro di generalizzato invecchiamento destinato a caratterizzare l’Italia in futuro. Alla base di questa evoluzione vi è il progressivo passaggio nelle età anziane delle generazioni nate durante il baby boom degli anni ‘60 e della prima metà degli anni ‘70. Le generazioni più giovani sono invece meno consistenti, in conseguenza della persistente bassa natalità degli ultimi decenni. L’effetto congiunto di questi due fenomeni modifica profondamente la struttura della popolazione.

Nel breve periodo (2025-2030), l’età media della popolazione aumenta da 46,9 a 48,0 anni, mentre la quota di persone con almeno 65 anni passa dal 24,7% al 27,2%. La popolazione di 15-64 anni scende dal 63,4% al 62,1%, mentre i giovani fino a 14 anni scendono dall’11,9% al 10,7%.

Nel medio periodo (2030-2050) il transito delle generazioni del baby boom nelle età anziane raggiunge la massima intensità. L’età media supera i 51 anni, gli ultrasessantacinquenni arrivano al 34,5% del totale e la quota di 15-64enni si riduce al 55,3%. È in questa fase che il riequilibrio tra le diverse classi di età appare più difficile, con un progressivo restringimento della base della popolazione in età attiva.

Nel lungo periodo (2050-2080) il processo di invecchiamento prosegue, ma con ritmi più contenuti. L’età media raggiunge 52,1 anni e la quota di ultrasessantacinquenni si stabilizza intorno al 36,8%. La popolazione in età lavorativa continua a diminuire, attestandosi al 53,2%, mentre i giovani sotto i 15 anni rimangono prossimi al 10% della popolazione complessiva.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei risultati più sicuri: anche gli scenari più favorevoli conducono a una popolazione più anziana di quella attuale. Maggiore è invece l’incertezza sulla composizione futura delle età più giovani e della popolazione in età lavorativa, poiché tali indicatori risentono maggiormente dell’evoluzione della fecondità e, soprattutto, delle migrazioni internazionali.

Significativo è anche l’aumento dei grandi anziani. La popolazione di 85 anni e più passa dal 4,1% del 2025 al 4,4% nel 2030, supera il 7,0% nel 2050 e raggiunge l’8,4% nel 2080. Si tratta della componente più esposta a bisogni assistenziali e sanitari, il cui incremento rappresenta una delle principali sfide per il sistema di welfare e per l’organizzazione dei servizi sociosanitari.

Parallelamente, l’attesa riduzione della popolazione tra 15 e 64 anni costituisce uno degli aspetti più rilevanti per le possibili conseguenze sulla crescita economica, sulla sostenibilità del sistema pensionistico, sull’offerta di lavoro e sulla capacità del Paese di rispondere alla crescente domanda di assistenza generata dall’invecchiamento della popolazione. L’invecchiamento interessa tutte le ripartizioni, ma con intensità differenti. Nel 2025 il Mezzogiorno presenta ancora la popolazione più giovane, con un’età media di 46,1 anni rispetto ai 47,1 anni del Nord e ai 47,5 anni del Centro. Tale vantaggio tende però a ridursi rapidamente. Nel medio periodo (2030-2050), infatti, il processo di invecchiamento accelera soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’età media cresce fino a 52,1 anni, superando sia il Nord (50,5 anni) sia il Centro (51,5 anni). Nel lungo periodo (2050-2080) le differenze territoriali rimangono marcate. Il Mezzogiorno si conferma la ripartizione più anziana del Paese (53,6 anni), seguito dal Centro (52,1 anni) e dal Nord (51,4 anni).

Aree interne più fragili: cresce il divario con i centri

Le previsioni demografiche dei comuni, raggruppati secondo la classificazione SNAI 2021‑27, mostrano che, entro il 2050, la popolazione diminuirà sia nei centri sia nelle aree interne, ma con intensità diverse. Nel complesso del Paese, le aree interne risultano più esposte alla perdita di popolazione, mentre i centri mantengono una maggiore capacità di tenuta almeno nel breve periodo.

Nel 2025, i centri (poli, poli intercomunali e comuni di cintura) concentrano 45,6 milioni di residenti, contro 13,3 milioni nelle aree interne (intermedi, periferici e ultraperiferici). Entro il 2030, la popolazione dei centri rimane sostanzialmente stabile a 45,6 milioni, mentre le aree interne scendono a 13,1 milioni (−0,28% in media annua). Nel 2030‑2050 il divario si amplia: i centri si riducono a 43,2 milioni, con un calo del −0,27% annuo, mentre le aree interne scendono a 11,8 milioni, perdendo oltre 1,3 milioni di residenti e registrando un tasso del −0,51% annuo.

A livello di singole categorie, si rilevano maggiori difficoltà nei comuni periferici e ultraperiferici. I primi scendono da 4,6 milioni a 3,9 milioni (−0,65% annuo nel medio periodo) mentre i secondi potrebbero essere interessati da un calo più intenso: da 703mila residenti nel 2025 a 578mila nel 2050, con tassi medi annui pari a −0,63% nel breve periodo e −0,82% nel medio periodo.

La diminuzione della popolazione nelle aree interne implica una riduzione della forza lavoro disponibile, più difficoltà nel ricambio generazionale e un aumento del peso della popolazione anziana. Per contro, la maggiore tenuta dei centri accentua la domanda di infrastrutture e servizi nelle aree urbane, rendendo sempre più centrale il tema dell’equilibrio territoriale tra poli e aree interne. Le previsioni, quindi, indicano un progressivo rafforzamento della polarizzazione territoriale. Nei centri continueranno a concentrarsi popolazione, servizi e opportunità occupazionali, mentre molte aree interne vedranno ridursi la base demografica necessaria a sostenere scuole, sanità, trasporti e attività economiche locali.

A livello di ripartizioni geografiche, nel Nord i centri crescono da 23,6 milioni a 23,8 milioni entro il 2030 (+0,14% annuo), per poi ridursi a 23,5 milioni nel 2050 (−0,08%). Le aree interne mostrano una stabilità iniziale, con 3,9 milioni di residenti nel 2030 come nel 2025, seguita da una flessione fino a 3,7 milioni nel 2050 (−0,17%). Nel Centro, i centri passano da 9,4 milioni a 8,9 milioni nel 2050, con tassi medi annui pari a −0,03% nel breve periodo e −0,24% nel medio periodo. Le aree interne diminuiscono da 2,3 milioni a 2,1 milioni, con una contrazione più sostenuta (−0,24% e −0,40% nei due periodi). Il quadro più critico riguarda il Mezzogiorno. I centri scendono da 12,6 milioni nel 2025 a 12,4 milioni nel 2030 e a 10,8 milioni nel 2050, con tassi del −0,34% e −0,70%. Le aree interne diminuiscono ancora più rapidamente: da 7,1 milioni a 7,0 milioni nel 2030 (−0,45%) fino a 6,0 milioni nel 2050 (−0,76%).

La differenza tra le aree interne del Mezzogiorno e del Nord è particolarmente significativa. Nel 2025, le prime contano 7,1 milioni di residenti, oltre il doppio dei 3,9 milioni del Nord. Entro il 2050 il Mezzogiorno perde 1,1 milioni di abitanti nelle aree interne, mentre il Nord ne perde circa 122mila. Il calo medio annuo nel periodo 2030‑2050 è pari a −0,8% nel Mezzogiorno, con una velocità di riduzione quadrupla rispetto al −0,2% nel Nord. Ciò indica che le aree interne meridionali combinano bassa natalità, forte invecchiamento e persistente perdita migratoria, mentre quelle del Nord beneficiano maggiormente della prossimità ai sistemi urbani e delle opportunità economiche che questi offrono.

Nel 2050 oltre 4 famiglie su 10 saranno senza nuclei

Nello scenario mediano, il numero di famiglie in Italia aumenta da 26,7 milioni nel 2025 fino a 27,9 nel 2043, quando raggiunge il suo massimo, per poi scendere fino a 27,6 milioni nel 2050, principalmente a causa della progressiva estinzione delle generazioni del baby boom che, come già osservato, comporta un calo della popolazione nel medio termine.

Il previsto aumento delle famiglie (+3,5% sull’intero periodo) è sostenuto soprattutto dalle famiglie senza nucleo, cioè senza la presenza di relazioni di coppia o di tipo genitore-figlio. Queste passano da 10,7 milioni nel 2025 a 12,3 milioni nel 2050 (+15,8%), arrivando a rappresentare il 44,7% del totale delle famiglie rispetto al 40,0% iniziale. Al contrario, le famiglie con almeno un nucleo diminuiscono del 4,6%, passando da 16,0 milioni nel 2025 a 15,3 milioni nel 2050; la loro incidenza sul totale scende così dal 60,0% al 55,3% (Prospetto 4). Tale contrazione riflette le principali trasformazioni socio-demografiche in atto: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della speranza di vita accrescono il numero di persone sole; il persistente calo della natalità aumenta la quota di individui senza figli; l’instabilità coniugale favorisce la diffusione di famiglie unipersonali e monogenitoriali. Parallelamente, la dimensione media delle famiglie scende da 2,20 componenti nel 2025 a 1,98 nel 2050, confermando la tendenza verso strutture familiari più piccole e frammentate. Considerando le sole famiglie con nucleo, il numero medio di componenti diminuisce da 2,90 a 2,66.

Cresce il peso delle famiglie unipersonali e degli anziani che vivono da soli

Tra il 2025 e il 2050 il numero delle persone che vivono sole aumenta da 10,0 a 11,6 milioni (+16%), cosicché la loro quota sul totale delle famiglie sale dal 37,5% al 42,0%. Tale dinamica spiega in misura rilevante l’aumento complessivo del numero di famiglie e, allo stesso tempo, la riduzione della loro dimensione media. La crescita sarà particolarmente marcata per le donne sole, che passeranno da 5,3 a 6,3 milioni (+20,3%). Più contenuto, invece, l’incremento degli uomini che vivono soli, da 4,7 a 5,2 milioni (+11,3%).

La crescita delle persone sole riguarda soprattutto le età più avanzate. Nel 2025, su 10 milioni di individui soli 4,6 milioni (il 46,3%) hanno almeno 65 anni; entro il 2050 potrebbero salire a 6,6 milioni su 11,6 arrivando a rappresentare il 57,0% delle persone sole. Per la loro maggiore longevità, le ultrasessantacinquenni sole passeranno da 3,2 a 4,5 milioni (salendo dal 60,2% al 71,0% delle donne sole), mentre gli uomini aumenteranno da 1,4 a 2,1 milioni (dal 30,7% al 40,0% degli uomini soli). Vivere soli può incidere sulla qualità della vita degli anziani soprattutto dopo i 75 anni, quando aumentano fragilità e bisogni assistenziali. Nel 2050 gli ultrasettantacinquenni soli raggiungeranno quota 4,7 milioni (dei quali 3,4 milioni donne), ben 1,7 milioni in più rispetto al 2025, e passeranno dal 29,5% al 40,3% delle persone sole.

Nel 2050 coppie senza figli più numerose di quelle con figli

In base alle ipotesi dello scenario mediano, il numero delle coppie con figli è destinato a diminuire: dagli attuali 7,5 milioni, pari al 28,1% del totale – meno di tre famiglie su 10 – scende a 5,8 milioni nel 2050 (-22,3%), quando arrivano a rappresentare appena il 21,1% delle famiglie, poco più di una su cinque. La riduzione interesserà sia le coppie con almeno un figlio di età fino a 19 anni, che perderanno oltre 1 milione di unità (-22,0%), sia di quelle in cui tutti i figli hanno dai 20 anni in su (-22,8%).

La futura contrazione delle coppie con figli dipende in parte dai previsti livelli di fecondità ma anche da elementi strutturali, come la progressiva riduzione delle generazioni in età riproduttiva, conseguenza della bassa natalità del passato, e il rinvio della formazione della famiglia e della nascita dei figli a età più avanzate. Si innesca così un processo cumulativo: generazioni meno numerose danno origine, a loro volta, a un numero più contenuto di nuove famiglie con figli, anche nell’ipotesi in cui la fecondità non dovesse diminuire.

Le coppie senza figli, al contrario, registrano un aumento, passando da 5,4 milioni nel 2025 a 5,9 milioni nel 2050 (+8,8%). La loro incidenza sul totale delle famiglie sale così al 21,4%. Un andamento che riflette sia la maggiore frequenza di coppie che non hanno figli o ne posticipano la nascita, sia l’invecchiamento della popolazione: con l’uscita dei figli dalla famiglia di origine, infatti, molte coppie anziane vanno a costituire il cosiddetto “nido vuoto”.

A livello nazionale, il sorpasso delle coppie senza figli su quelle con figli si verifica nel 2047, ma nel Nord e nel Centro avviene prima (rispettivamente, nel 2038 e nel 2044). Nel Mezzogiorno, invece, nonostante un sostanziale avvicinamento, le coppie con figli mantengono il primato in tutto il periodo.

Nell’ipotesi in cui l’instabilità delle unioni continuasse a crescere nei prossimi anni, questa contribuirà a far aumentare i nuclei formati da un solo genitore, che passerebbero da 2,8 a 3,3 milioni tra il 2025 e il 2050, per un’incidenza rispetto al totale delle famiglie dal 10,6% al 12,0%. Come avviene oggi, la maggior parte dei nuclei monogenitoriali continuerà a essere costituita da madri sole. Tuttavia, si prevede anche una crescita della componente paterna, per una quota di padri soli sul totale dei monogenitori che passa dal 19,3% al 24,1%. Un’evoluzione, qualora si avverasse, che segnalerebbe un’ulteriore trasformazione dei ruoli familiari, in relazione a una maggiore partecipazione dei padri all’accudimento dei figli al termine dell’unione.

Le famiglie tipo del Mezzogiorno somiglieranno di più a quelle del Centro-Nord

Le differenze territoriali riflettono la diversa intensità dei processi demografici: nelle aree caratterizzate da una fecondità più bassa, da un invecchiamento più avanzato e da una maggiore diffusione di modelli familiari meno tradizionali, la trasformazione delle strutture familiari risulta più rapida. Negli ultimi decenni, tuttavia, tali differenze si sono progressivamente ridotte. La fecondità è diminuita in tutte le aree del Paese, mentre l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni familiari hanno interessato in misura crescente anche il Mezzogiorno.

In questo quadro evolutivo, le previsioni delle famiglie delineano una progressiva convergenza a livello territoriale. La quota di famiglie con almeno un nucleo è prevista in diminuzione in tutte le ripartizioni. Il calo risulta più accentuato nel Mezzogiorno, dove si passa dal 62,3% del 2025 al 57,2% del 2050, evidenziando un graduale indebolimento del modello familiare tradizionalmente più diffuso. Nonostante questa contrazione, nel 2050 il Mezzogiorno mantiene il primato della più alta concentrazione di famiglie nucleari rispetto al 54,8% del Nord e al 53,6% del Centro.

I cambiamenti più rilevanti riguardano le coppie con figli. Nel 2050 il Mezzogiorno ne conserverà la quota più alta, ma la loro incidenza diminuirà sensibilmente, passando dal 31,2% del 2025 al 22,4%. Nel Nord e nel Centro, invece, scenderanno rispettivamente dal 26,8% al 21,0% e dal 26,2% al 19,4%.

Le famiglie senza nucleo continueranno a essere maggiormente diffuse nel Nord e nel Centro, dove nel 2050 raggiungeranno rispettivamente il 45,2% e il 46,4% del totale. L’incremento più consistente si registrerà però nel Mezzogiorno, dove la quota dovrebbe salire dal 37,7% al 42,8%.

La convergenza territoriale emerge con particolare evidenza nell’andamento delle persone sole, legato in larga misura all’invecchiamento della popolazione e alla possibile crescita degli scioglimenti coniugali e delle separazioni. Nel Nord, l’incidenza delle persone sole sale al 42,7% nel 2050, con un aumento di 4,1 punti percentuali sul 2025. Nel Centro, che nell’anno base delle previsioni già presenta un livello più elevato, la quota di persone perviene al 43,8% con una crescita di 4,6 punti percentuali, che ne conferma il primato. L’incremento maggiore si ha, tuttavia, nel Mezzogiorno, dove le persone sole raggiungono il 39,6%, con una crescita di 4,9 punti percentuali. Le coppie senza figli presentano una crescita su tutto il territorio nazionale, ma continueranno a risultare maggiormente diffuse nel Nord, dove nel 2050 potrebbero rappresentare il 22,4% delle famiglie. Nel Mezzogiorno raggiungerebbero il 20,4% mentre nel Centro il 20,2%. Nel complesso, tali trasformazioni hanno il potenziale di determinare una riduzione generalizzata della dimensione media delle famiglie. Nel Nord e nel Centro il numero medio di componenti passa da 2,15 e 2,16, rispettivamente, a poco meno di due persone per famiglia. La diminuzione è più marcata nel Mezzogiorno, dove si transita da 2,29 a 2,00 componenti. Anche sotto questo aspetto, quindi, le differenze territoriali tendono a ridursi, evidenziando un Mezzogiorno con famiglie mediamente più numerose anche nel medio termine, ma con un divario con il resto del Paese decisamente più contenuto.

Cresce la partecipazione al lavoro, ma restano ampi divari di genere e territoriali

Il tasso di attività, che misura la quota delle forze di lavoro sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, è previsto in crescita lungo l’orizzonte considerato. Secondo le ipotesi contemplate nello scenario mediano passa dal 66,7% nel 2025 al 71,0% nel 2050, con un aumento di 4,3 punti percentuali.
Un‘evoluzione in continuità con la tendenza già in atto da diversi anni. Nel 2004, infatti, partecipava al mercato del lavoro il 62,5% della popolazione in età lavorativa. L’incremento atteso, quindi, riflette una progressiva maggiore partecipazione al lavoro, favorita soprattutto dall’aumento dell’attività femminile e dalla permanenza più prolungata delle persone nelle età lavorative più mature. Quale fattore di contrappeso, invece, il previsto aumento del livello di istruzione tra i giovani determinerà una progressiva posticipazione del loro ingresso nel mondo del lavoro,

Si prevede un aumento della partecipazione lavorativa più intenso tra le donne, potendo sfruttare margini di miglioramento maggiori rispetto agli uomini. Il tasso di attività femminile, oggi inferiore di circa 18 punti percentuali a quello maschile, sale dal 57,8% del 2025 al 64,2% nel 2050, con un incremento di 6,4 punti percentuali. Per gli uomini la crescita prevista è più contenuta, dal 75,6% al 77,2% (+1,6 punti). Di conseguenza, il divario di genere si riduce da 17,9 a 13,0 punti percentuali al termine dell’orizzonte previsivo, rimanendo comunque rilevante. Nel quadro così prospettato, la maggiore crescita dell’attività femminile riflette il progressivo consolidamento della presenza delle donne nel mercato del lavoro, sostenuto dall’aumento dei livelli di istruzione, che contribuisce a ridurre i divari occupazionali di genere. Tale dinamica può essere letta anche alla luce dei mutamenti nei percorsi familiari, pur permanendo rilevanti ostacoli alla conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura, soprattutto per le madri con figli piccoli.

Il dato nazionale sulla partecipazione al mercato del lavoro nasconde forti differenze territoriali. Nel 2025, il tasso di attività è pari al 73,2% nel Nord-est, al 72,2% nel Nord-ovest e al 70,5% nel Centro, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 56,4%, evidenziando un divario ampio rispetto al resto del Paese. Entro il 2050, il Nord-est nelle ipotesi mantiene il primato, con un tasso prossimo al 76% e un incremento di 2,8 punti percentuali. Anche il Nord-ovest e il Centro registrano una crescita, seppure più contenuta, fino a convergere al 2050 su valori assai vicini (rispettivamente, 74,9% e 74,7%). Nel Mezzogiorno il tasso sale al 61,4%, con un aumento pari a 5 punti percentuali, superiore alla crescita di 4,3 punti osservata in Italia. L’aumento, pur significativo, determina però solo una parziale riduzione del divario territoriale: nel 2050 la distanza rispetto alle ripartizioni del Centro-Nord rimarrebbe dell’ordine di circa 14 punti percentuali. Il divario territoriale tra Mezzogiorno e il resto del Paese è ancora più accentuato disaggregando il tasso di attività per genere: rispetto al tasso femminile nazionale, pari al 64,2% nel 2050, le donne del Mezzogiorno si fermano al 49,6%.

L’aumento della partecipazione contrasta la riduzione della forza lavoro

L’incremento dei tassi di attività attenuerà, pur senza una piena compensazione, l’effetto della progressiva contrazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni, la cui incidenza sul totale dei residenti, come si è detto, è prevista passare dal 63,4% odierno al 55,3% nel 2050. In valori assoluti si tratta di quasi 7 milioni di 15-64enni in meno. Il calo risulta più marcato tra le donne, da 18,5 a 14,3 milioni, mentre per gli uomini si passa da 18,8 a 15,9 milioni, in relazione al fatto che nel lungo termine questi ultimi cumulano il vantaggio di un rapporto tra i sessi a loro favorevole sul piano delle immigrazioni dall’estero.

In virtù delle positive aspettative circa i futuri tassi di attività, le forze di lavoro diminuiscono in misura più contenuta rispetto alla popolazione complessiva. Gli uomini attivi passano da 14,1 a 12,2 milioni e le donne da 10,7 a 9,2 milioni, con una flessione pari al 13,5% per i primi e al 13,7% per le seconde (Figura 5). Nel complesso, la forza lavoro tra i 15 e i 64 anni scende da 24,8 a 21,4 milioni: circa 3,4 milioni di persone in meno. La maggiore partecipazione prevista, soprattutto femminile, svolgerebbe dunque una funzione di parziale compensazione, limitando la perdita di forza lavoro.

Molto più intensa sarebbe la diminuzione degli inattivi. Tra gli uomini si passa da 4,6 a 3,6 milioni (-20,8%), mentre tra le donne da 7,8 a 5,2 milioni (-34,2%). Per l’effetto congiunto del calo della popolazione e della crescita dei tassi di attività, gli inattivi di 15-64 anni si riducono da 12,4 a 8,8 milioni (-29,2%). Nelle ipotesi, la componente femminile continua a essere più numerosa, ma il divario rispetto agli uomini si restringe sensibilmente.

Le differenze territoriali restano ampie, riflettendo l’effetto combinato delle diverse ipotesi demografiche e dei livelli di partecipazione di partenza. Gli attivi diminuiscono meno nel Nord-ovest (-8,7%) e nel Nord-est (-9,9%), mentre la contrazione è maggiore nel Centro (-13,2%) e, soprattutto, nel Mezzogiorno (-21,5%). Anche gli inattivi diminuiscono ovunque, ma nel Centro e nel Mezzogiorno si prevedono livelli più elevati al pari di oggi, in particolare tra le donne. In uno scenario di calo demografico, in cui però la speranza di vita è prevista in aumento, l’analisi del tasso di attività fino a 74 anni rivela un quadro meno problematico per il mercato del lavoro. Mentre la popolazione di 15-64 anni è prevista in calo, quella dei 65-74enni risulta in crescita fino a tutto il 2039 (da 6,9 milioni nel 2025 a 9 milioni). In seguito, diminuisce fino a 7,5 milioni nel 2050, per l’entrata in questa fascia d’età delle generazioni meno numerose nate dalla metà degli anni Settanta. In un’ipotesi di crescita del tasso di attività dei 65-74enni dall’11,8% odierno al 16,5% nel 2050, supportata da aumentate condizioni di sopravvivenza (e salute) e dal previsto spostamento in avanti dell’età pensionabile, il numero di attivi passa da 817mila a 1,2 milioni in tale fascia di età. Cosicché, considerando l’intera popolazione di 15-74 anni, il tasso di attività aumenterebbe dal 58,1% nel 2025 al 60,2%. Nel complesso, rispetto a quanto accade tra i 15-64enni, dove la popolazione attiva scende di 3,4 milioni entro il 2050 subendo una riduzione del 13,6%, tra i 15-74enni il calo assoluto è di 2,9 milioni pari a una variazione dell’11,5%. Il contributo delle età mature e anziane, quindi, è in grado di compensare la riduzione subita nelle classi di età centrali per 419mila potenziali lavoratori.

30 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Debito pubblico G7: i rendimenti in salita fanno esplodere gli interessi

L'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato sta gonfiando il costo del debito pubblico in tutti i paesi del G7, aggravando conti pubblici già appesantiti da livelli di indebitamento storicamente elevati. Come riporta Sri Lanka Guardian, il fenomeno riguarda ormai tutte le principali economie sviluppate, dagli Stati Uniti al Giappone, passando per Regno Unito, Francia e Italia.

Negli Stati Uniti il debito federale ha superato nel 2026 la soglia dei 40mila miliardi di dollari, mentre i pagamenti annui di interessi hanno oltrepassato per la prima volta i mille miliardi di dollari. Il rendimento dei Treasury a trent'anni ha toccato il 5,33% il 18 agosto 2026, il livello più alto dal 2007.

Il Regno Unito si trova in una posizione altrettanto difficile: i rendimenti dei gilt si sono avvicinati al 6%, una soglia mai raggiunta dal 1998, mentre gli interessi netti sul debito per l'anno fiscale 2026/27 sono stimati a 109 miliardi di sterline. La combinazione di costi di finanziamento più alti e un servizio del debito già elevato sta mettendo ulteriormente sotto pressione le finanze pubbliche britanniche.

Anche la Francia deve fare i conti con oneri significativi sul debito: i costi di servizio previsti per il 2026 si aggirano intorno ai 59 miliardi di euro. Per l'Italia, la traiettoria è considerata particolarmente delicata: entro il 2028 gli interessi sul debito potrebbero arrivare ad assorbire circa il 9% delle entrate pubbliche. Si tratta di un dato seguito con attenzione perché l'Italia è la terza economia dell'eurozona, e le sue dinamiche di debito hanno più volte messo alla prova la tenuta della moneta unica: un aumento costante della quota di entrate destinata al pagamento degli interessi rappresenta quindi un indicatore importante di pressione finanziaria.

Anche il Giappone sperimenta pressioni analoghe sul proprio mercato obbligazionario, con i rendimenti a lungo termine che si avvicinano ai massimi degli ultimi trent'anni. Questo andamento mostra come l'aumento dei costi di finanziamento si sia diffuso su tutte le economie avanzate, senza restare confinato a un singolo mercato.

Nell'insieme del G7, dal 2024 la spesa per interessi sul debito supera quella per la difesa nella maggior parte dei paesi membri, segno di quanto il servizio del debito sia diventato rilevante rispetto alle altre priorità di spesa pubblica.

Il quadro complessivo del debito è altrettanto significativo: il debito pubblico generale dei paesi sviluppati salirà di 4.200 miliardi di dollari, raggiungendo i 75.800 miliardi entro la fine del 2026, pari a circa il 104% del prodotto interno lordo. La maggior parte dei paesi del G7 si trova al di sopra o in prossimità della soglia del 100% del rapporto debito/Pil, con la sola eccezione della Germania, che deve la propria posizione più solida a vincoli costituzionali più stringenti sulla spesa in deficit.

L'aumento dei rendimenti sta anche cambiando le opzioni a disposizione degli investitori istituzionali: dopo oltre un decennio in cui i tassi eccezionalmente bassi avevano ridotto l'attrattiva relativa dei titoli di Stato, i rendimenti sovrani più elevati offrono per la prima volta da tempo un'alternativa concreta alle azioni per chi cerca investimenti meno rischiosi.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. BTP e BOT, a settembre 2026 cinque aste del Tesoro: le date

Il Tesoro italiano torna sul mercato con un calendario fitto di appuntamenti per il mese di settembre 2026: tra il 9 e il 29 del mese sono previste cinque aste di Titoli di Stato. Come riporta Webnews, in programma ci sono BOT, BTP tradizionali, BTP Short Term e BTP€i, strumenti con caratteristiche e scadenze differenti che il Tesoro utilizzerà per raccogliere risorse sul mercato e rifinanziare il debito pubblico.

Il primo appuntamento è fissato per il 9 settembre, quando sarà la volta dei BOT. Il giorno successivo, 10 settembre, il Tesoro porterà invece sul mercato i BTP a medio-lungo termine. Dopo una pausa di quasi due settimane, il calendario ripartirà il 24 settembre con una doppia asta dedicata a BTP Short Term e BTP€i, i titoli indicizzati all'inflazione dell'area euro. Il 25 settembre è di nuovo il turno dei BOT, mentre il mese si chiude il 29 settembre con un'altra asta di BTP a medio-lungo termine.

Il calendario diffuso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze non contiene ancora importi e tranche dei singoli collocamenti: questi dettagli, come da prassi, saranno comunicati nei giorni immediatamente precedenti ogni asta. Per investitori e risparmiatori, però, settembre si preannuncia già un mese da seguire con attenzione, soprattutto per capire come si muoveranno domanda e rendimenti dei Titoli di Stato italiani.

I diversi strumenti rispondono a esigenze differenti. I BOT non prevedono cedole: il rendimento per il risparmiatore deriva unicamente dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso a scadenza, e sono lo strumento adatto a chi cerca una durata breve. I BTP Short Term hanno invece una cedola, ma durata e caratteristiche più contenute rispetto ai BTP tradizionali, pensati per chi punta a cedole periodiche o a scadenze più lunghe. I BTP€i seguono una logica diversa: capitale rimborsato a scadenza e cedole semestrali sono rivalutati sulla base dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo dell'area euro, offrendo così una protezione contro l'aumento del livello dei prezzi.

Le aste più osservate dagli operatori saranno probabilmente quelle del 10 e del 29 settembre, dedicate ai BTP a medio-lungo termine, che incidono direttamente sul costo di finanziamento dello Stato. Nel complesso, l'esito delle cinque aste di settembre fornirà indicazioni utili su quanto il mercato sia disposto a chiedere, in termini di rendimento, per continuare a finanziare il debito pubblico italiano.

30 AGOSTO 2026

USAUSA. Deportato in Centrafrica un parente di afghani alleati dei militari

L'amministrazione Trump ha deportato nella Repubblica Centrafricana un giovane afghano il cui padre, la sorella e i fratelli avevano collaborato con le forze armate statunitensi durante gli anni della presenza americana in Afghanistan. Come riporta il Associated Press, l'uomo, identificato solo con il nome di Khalil, ha poco più di vent'anni ed era stato attraversato da un giudice statunitense con una protezione contro l'espulsione verso l'Afghanistan, per il concreto rischio di persecuzioni da parte dei talebani.

Secondo quanto dichiarato dalla sua avvocata, Alma David, la famiglia di Khalil rimasta in Afghanistan ha ricevuto minacce dirette dai talebani proprio a causa del ruolo svolto dai fratelli a sostegno dell'esercito americano. Uno dei fratelli, che oggi vive negli Stati Uniti, ha prestato servizio nell'esercito nazionale afghano che collaborava con le forze statunitensi prima della presa del potere dei talebani nel 2021. Un altro fratello, pilota addestrato dagli Stati Uniti, è stato ucciso dai talebani. Anche il padre e la sorella di Khalil avevano lavorato al fianco delle forze americane, secondo quanto ricostruito dal New York Times.

Le organizzazioni AfghanEvac, che assiste gli afghani che hanno collaborato con gli Stati Uniti, insieme all'American Civil Liberties Union e a Human Rights First, hanno confermato la deportazione dell'uomo. La protezione giudiziaria ottenuta da Khalil impediva soltanto il suo rimpatrio diretto in Afghanistan, ma non la sua espulsione verso un paese terzo: una circostanza che l'amministrazione ha sfruttato per procedere comunque all'allontanamento.

Il volo è atterrato sabato a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, trasportando in tutto dodici cittadini afghani e otto iraniani, oltre ad alcune persone provenienti da Nepal e Nicaragua, secondo quanto dichiarato da Savi Arvey, direttrice delle politiche per i diritti dei rifugiati e degli immigrati presso Human Rights First. Si tratta della terza operazione di deportazione dagli Stati Uniti verso la Repubblica Centrafricana registrata nel corso del 2026.

Il caso si inserisce in una serie più ampia di accordi, spesso stipulati in modo riservato, con cui l'amministrazione Trump ha inviato migliaia di persone verso paesi terzi con cui non hanno alcun legame, nell'ambito della sua politica di contrasto all'immigrazione. Secondo gli avvocati che si occupano di diritto dell'immigrazione, questa pratica viene utilizzata come scappatoia legale per restituire indirettamente alcuni richiedenti asilo proprio ai paesi da cui erano fuggiti, aggirando di fatto le tutele previste dal sistema di protezione.

Il Dipartimento di Stato americano sconsiglia attualmente ai cittadini statunitensi di recarsi nella Repubblica Centrafricana, segnalando rischi legati a instabilità, criminalità, sequestri di persona, condizioni sanitarie precarie e minacce terroristiche.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Pisticci-Matera, la Rsa per anziani bloccata da 15 anni tra ricorsi e silenzi

A Marconia, frazione di Pisticci in provincia di Matera, un progetto per una struttura destinata ad accogliere anziani, pensata come mix tra ricettività alberghiera e residenza sanitaria assistenziale, resta bloccato da oltre un decennio. Come riporta il Corriere di Puglia e Lucania, la vicenda è diventata il simbolo di una burocrazia capace di trasformare un'opportunità in un'attesa interminabile.

Tutto comincia nel 2010-2011, quando una società presenta al Comune di Pisticci il progetto per la struttura. Il Comune respinge la richiesta e la vicenda finisce davanti al TAR. Secondo quanto contestato negli atti, l'amministrazione avrebbe motivato il diniego richiamando l'esistenza di norme di salvaguardia, una circostanza che sarebbe poi stata oggetto di contestazione nel giudizio amministrativo. Il tribunale amministrativo regionale impone infine al Comune di riprendere l'esame della pratica una volta venute meno le condizioni che avevano determinato il blocco iniziale.

Il progetto viene quindi ripresentato nel 2014 dall'architetto Francesco Mancini, con soluzioni che puntano sulla bioedilizia: materiali come argilla, legno, pietra e acciaio, con l'obiettivo di unire architettura, rispetto dell'ambiente e benessere degli ospiti. Nel 2016 arrivano anche i pareri favorevoli della Regione Basilicata, un passaggio che sembrava avvicinare la struttura alla realizzazione.

La svolta negativa arriva nel 2023, quando il Consiglio comunale di Pisticci adotta il nuovo Regolamento Urbanistico, dopo oltre vent'anni di attesa per l'intero strumento di pianificazione. Tra gli elaborati della documentazione ufficiale del Comune compare la Tavola P3 relativa a Marconia, aggiornata nel novembre 2023. Secondo la denuncia alla base della ricostruzione del quotidiano lucano, è proprio in questa fase che l'area destinata alla RSA sarebbe stata stralciata dalla previsione urbanistica, nonostante fossero state presentate le osservazioni nei termini previsti.

Da qui gli interrogativi che il giornale pone all'amministrazione comunale: che fine hanno fatto quelle osservazioni? Sono state esaminate, accolte o respinte? E soprattutto, quali motivazioni urbanistiche hanno portato a modificare la destinazione dell'area dopo una vicenda amministrativa durata più di dieci anni? Domande che, denuncia il Corriere di Puglia e Lucania, non possono essere liquidate con il silenzio, tanto più dopo la sentenza del TAR che aveva imposto un riesame della pratica.

Non si tratta solo di stabilire se costruire o meno un edificio: la questione riguarda anche la possibilità mancata di portare innovazione sul territorio. Gli anziani, si legge nella ricostruzione, non possono aspettare indefinitamente una risposta. La vicenda assume inevitabilmente anche un risvolto politico: durante le campagne elettorali si parla spesso di sviluppo, lavoro e servizi, ma poi arrivano le carte burocratiche e le attese si allungano. Pisticci continua intanto a confrontarsi con il problema dello spopolamento e con la necessità di creare nuove opportunità occupazionali e di assistenza, mentre la stessa programmazione comunale individua interventi di rigenerazione urbana e sviluppo anche per Marconia.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Rsa senza muri: il progetto lombardo con quattro sfide per il futuro

Un progetto nato a Lecco nel 2024 sta cercando di ridisegnare il volto delle residenze sanitarie assistenziali, trasformandole da luoghi chiusi e separati dalla società in spazi aperti alla comunità. Come riporta UNEBA Nazionale, l'iniziativa si chiama "Rsa, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema" e coinvolge oggi 14 residenze per anziani della provincia di Lecco.

Il progetto è al centro di un approfondimento pubblicato sul numero 05/2026 della rivista Animazione Sociale, dal titolo "Sognare una diversa RSA. Quattro sfide per residenze senza muri". Il contributo porta la firma di Laura Formenti, docente universitaria, Elisabetta Lazzarotto, coordinatrice del progetto, Rosaria Bonacina del consiglio di amministrazione degli Istituti Airoldi e Muzzi, Virginio Brivio, presidente di Uneba Lecco, Andrea Millul, direttore sanitario degli stessi Istituti, e Gaia Del Negro, pedagogista e counselor.

L'obiettivo dichiarato è abbattere i muri, fisici e mentali, che ancora oggi separano le Rsa dalla vita quotidiana della comunità, e trasformarle in luoghi di formazione e relazione. Per farlo, l'approfondimento individua quattro sfide da affrontare. La prima riguarda l'integrazione delle residenze nella rete territoriale dei servizi, così da superare l'isolamento istituzionale che spesso le caratterizza. La seconda punta a trasformare le Rsa da strutture puramente assistenziali a vere e proprie piattaforme comunitarie di prossimità, radicate nel tessuto sociale del territorio in cui operano.

La terza sfida riguarda la costruzione di relazioni autentiche tra generazioni diverse: il progetto coinvolge giovani e adolescenti non in una logica caritatevole, ma come occasione di scambio formativo reciproco, in cui sia i ragazzi sia gli anziani hanno qualcosa da imparare e da offrire. La quarta sfida infine è quella di garantire dignità e autodeterminazione ai residenti, coinvolgendoli attivamente nel racconto della propria storia personale e formando il personale delle strutture affinché sappia sostenerne l'autonomia residua, invece di limitarsi a una logica puramente assistenziale.

Il progetto guarda anche a due categorie specifiche: i cosiddetti "giovani anziani", persone tra i 65 e i 74 anni a rischio di isolamento sociale, e le persone con storie di malattia psichiatrica nella fase dell'invecchiamento. L'obiettivo, in entrambi i casi, è avvicinarle progressivamente alla vita delle Rsa, così da rendere meno traumatico un eventuale futuro ricovero e favorire una maggiore familiarità con questi luoghi di cura.

Capofila dell'iniziativa sono gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco, a cui si affiancano altre tredici strutture del territorio: la Fondazione Casa di Riposo Brambilla-Nava di Civate, Villa dei Cedri di Merate, Borsieri-Colombo di Lecco, la Fondazione Sacra Famiglia di Regoledo di Perledo, la Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili di Viganò Brianza, La Madonnina di Vendrogno, la Casa di Riposo di Monticello Brianza, Casa Sant'Antonio di Barzio, l'Opera Pia Magistris di Valmadrera, Casa Del Cieco di Civate, Villa Serena di Introbio, Casa Madonna Della Neve di Premana e la Casa di Riposo di Mandello del Lario.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro

L'emergenza delle residenze sanitarie assistenziali (RSA) in Piemonte continua ad aggravarsi, colpendo migliaia di famiglie costrette a sostenere costi sempre più insostenibili per garantire assistenza ai propri anziani non autosufficienti. Come riporta Torino Cronaca, oltre 15mila anziani non autosufficienti della regione rischiano di restare esclusi dalle strutture a causa della mancata compartecipazione delle Asl alla quota sanitaria del ricovero.

Senza il riconoscimento di questa quota, le famiglie si trovano a dover pagare per intero rette private che si aggirano attorno ai 3mila euro al mese, una cifra difficilmente sostenibile per la maggior parte dei nuclei familiari. La denuncia arriva dalla Fondazione Promozione Sociale e dal Coordinamento Sanità e Assistenza, due realtà che riuniscono i movimenti di base impegnati sul fronte dei diritti degli anziani e delle persone non autosufficienti. Le due organizzazioni hanno rilanciato l'allarme in occasione della seduta di insediamento del Consiglio della Regione Piemonte, chiedendo al presidente Alberto Cirio e all'assessore alla Sanità Federico Riboldi Marrone di riaprire immediatamente il confronto sul piano sociosanitario regionale.

Secondo quanto dichiarato dalle due associazioni, la situazione configura una vera e propria emergenza sociale che riguarda persone gravemente malate, private di ogni riconoscimento della loro condizione. Le Asl, spiegano Fps e Csa, negano a più di 15mila anziani piemontesi la quota sanitaria del ricovero in RSA, costringendoli a sostenere rette private superiori ai 3mila euro mensili. La richiesta delle associazioni è che venga finalmente applicata la normativa nazionale vigente, in base alla quale le Asl dovrebbero riconoscere il 50% della retta complessiva: non si tratterebbe quindi di ricoveri gratuiti, dato che i pazienti sarebbero comunque tenuti a versare la restante metà, salvo eventuale intervento integrativo da parte dei Comuni.

Il nodo centrale, secondo chi denuncia la situazione, è che le convenzioni attive con le Asl sono di gran lunga inferiori rispetto al numero dei posti letto effettivamente disponibili nelle RSA piemontesi. Questo squilibrio fa sì che una parte consistente degli anziani ricoverati debba farsi carico dell'intero costo della retta, con oneri economici che in molti casi diventano proibitivi per le famiglie. La legge nazionale sui livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti LEA) prevederebbe infatti che il servizio sanitario copra automaticamente il 50% della spesa per le RSA, allo stesso modo in cui copre integralmente i ricoveri ospedalieri o i percorsi di riabilitazione, ma nella pratica ciò non avviene per la carenza di convenzioni sufficienti.

Il fenomeno delle liste d'attesa resta legato a doppio filo a questa carenza di risorse convenzionate: chi non ottiene il riconoscimento della quota sanitaria da parte dell'Unità valutativa geriatrica delle Asl finisce in graduatoria, in attesa di un posto che garantisca condizioni economiche sostenibili. Le associazioni chiedono quindi alla nuova amministrazione regionale di riprendere senza ulteriori ritardi il confronto sul piano sociosanitario, per affrontare quella che definiscono una condizione di negazione delle cure nei confronti degli anziani malati non autosufficienti del Piemonte.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Rsa Padova, i Comuni: «Mancano fondi, serve l'Irpef regionale»

I Comuni della provincia di Padova lanciano un allarme sulla mancanza di risorse per finanziare le residenze sanitarie assistenziali (Rsa), a fronte di una domanda in costante crescita da parte delle famiglie con anziani non autosufficienti. Come riporta Il Mattino di Padova, gli amministratori locali denunciano di aver ormai esaurito le proprie disponibilità di bilancio e chiedono alla Regione Veneto di intervenire utilizzando l'addizionale Irpef regionale per sostenere le strutture.

Il sindaco di Selvazzano Dentro, Piron, ha parlato di una tendenza destinata a diventare "esplosiva": il progressivo invecchiamento della popolazione sta facendo crescere in modo rapido il numero di richieste di ricovero, mentre le famiglie si trovano sempre più esasperate dai costi da sostenere per garantire assistenza ai propri anziani.

Sulla stessa linea l'assessora al sociale del Comune di Padova, Margherita Colonnello, che ha chiesto un intervento diretto della Regione attraverso l'Irpef regionale per garantire un finanziamento adeguato delle Rsa. Secondo l'assessora, l'attuale quota sanitaria riconosciuta dalla Regione, pari a 46 euro, non è sufficiente a coprire i costi reali delle strutture, lasciando sulle spalle dei Comuni e delle famiglie un onere sempre più difficile da sostenere.

I Comuni del Padovano lamentano di aver ormai "raschiato il fondo" delle proprie risorse economiche, senza più margini per intervenire ulteriormente a sostegno delle case di riposo. La questione arriva in un momento in cui la pressione demografica dell'invecchiamento della popolazione rende sempre più urgente una soluzione strutturale al problema del finanziamento della non autosufficienza, con il rischio che senza un intervento regionale le liste d'attesa per l'ingresso nelle Rsa continuino ad allungarsi e i costi a carico delle famiglie a crescere ulteriormente.

30 AGOSTO 2026

USAUSA. Cannabis legale in Rhode Island: il caos regolatorio pesa sulla corsa da procuratore

La corsa per il ruolo di procuratore generale del Rhode Island è finita al centro di un acceso scontro politico legato al fallimento della legalizzazione della cannabis ricreativa nello stato. Come riporta il Boston Globe, la legge approvata nel 2022 prevedeva l'apertura di 24 nuovi negozi di cannabis per adulti in tutto lo stato, ma a distanza di anni nessuno di questi punti vendita ha ancora ottenuto una licenza operativa.

Al centro delle polemiche c'è Kim Ahern, avvocata democratica ed ex prima presidente della Cannabis Control Commission, l'ente che regola il settore, incarico che le garantiva uno stipendio di circa 204.000 dollari l'anno. Ahern ha lasciato la guida della commissione nell'ottobre 2025 per candidarsi a procuratore generale, entrando in una primaria democratica affollata che comprende anche Keith Hoffmann, ex capo delle politiche e consigliere legale dell'attuale procuratore generale Peter Neronha, e i deputati statali Jason Knight e Joseph Solomon Jr.

Il nodo della vicenda riguarda la lotteria pensata per assegnare le nuove licenze commerciali, lanciata alla fine del 2025 dopo che quasi cento aziende avevano presentato domanda. Il processo è stato bloccato lo scorso aprile dalla giudice federale distrettuale Melissa DuBose, che ha accolto il ricorso di tre imprenditori fuori stato — provenienti da Florida e California — i quali contestavano l'obbligo che le società richiedenti fossero possedute per almeno il 51% da residenti del Rhode Island. Secondo la giudice, tale requisito viola probabilmente la clausola sul commercio interstatale e quella sulla parità di trattamento previste dalla Costituzione statunitense, in linea con un precedente del 2022 della Corte d'Appello del Primo Circuito relativo a un caso analogo nel Maine.

Nel frattempo, mentre l'iter per i nuovi negozi resta paralizzato, gli otto dispensari a scopo medico già attivi nello stato — autorizzati a vendere anche a maggiorenni dal dicembre 2022 — hanno continuato a operare in una situazione di sostanziale monopolio, incassando circa 120 milioni di dollari nell'arco dell'ultimo anno.

Questo scenario ha alimentato gli attacchi del rivale Keith Hoffmann, la cui campagna ha diffuso memo interni in cui si accusano Ahern e il governatore democratico Dan McKee di aver rallentato deliberatamente l'apertura del mercato per proteggere gli interessi dei dispensari già operativi, i cui proprietari risultano tra i donatori delle campagne di McKee. Ahern ha respinto con fermezza le accuse, definendole "falsità", mentre altre voci del settore, come il presidente del Cannabis Advisory Board Ron Crosson, hanno difeso il suo operato definendolo "meticoloso" nella gestione di un processo regolatorio complesso.

Dopo il blocco imposto dalla giudice DuBose, la commissione ha presentato appello, ma questo mese le domande per le nuove licenze sono state riaperte senza più il contestato requisito di residenza, un cambiamento che potrebbe finalmente sbloccare l'ingresso di nuovi operatori nel mercato legale della cannabis ricreativa dello stato.

30 AGOSTO 2026

ECUADORECUADOR. USA affondano nave rifornimento dei narcos al largo dell'Ecuador

Il 28 agosto 2026 marines e marinai della USS San Antonio hanno intercettato, in acque internazionali del Pacifico orientale, un'imbarcazione utilizzata come stazione di rifornimento galleggiante per i trafficanti di droga. Come riporta U.S. Southern Command, l'operazione è stata condotta dalla Joint Task Force Western Hemisphere su ordine del generale Francis L. Donovan, comandante di SOUTHCOM, in coordinamento con il governo dell'Ecuador.

Le forze statunitensi hanno abbordato, perquisito e messo in sicurezza il natante senza incidenti. L'intero equipaggio è stato preso in custodia e successivamente riaccompagnato in Ecuador, mentre la nave, una volta svuotata, è stata affondata. Un video diffuso da SOUTHCOM mostra sia le fasi dell'abbordaggio sia l'imbarcazione che affonda dopo un'esplosione.

Secondo l'intelligence statunitense, il mezzo era già stato individuato e colpito da sanzioni del Dipartimento del Tesoro perché operava a sostegno di Los Choneros, organizzazione criminale con base nella provincia ecuadoriana di Manabí, coinvolta in narcotraffico, estorsioni e rapine, e considerata dal governo americano un gruppo narco-terroristico violento.

Il generale Donovan ha dichiarato che l'operazione rappresenta "un chiaro esempio della capacità della Americas Counter Cartel Coalition di smantellare le tattiche e le capacità clandestine e sofisticate dei narco-terroristi", sottolineando che colpire questo nodo logistico marittimo ha "fratturato un'arteria primaria della catena logistica illecita e inviato un messaggio inequivocabile ai narco-terroristi di tutta la regione". Il comandante ha aggiunto che l'azione, condotta insieme ai partner ecuadoriani, ha inferto "un duro colpo a un'operazione narco-terroristica responsabile del trasporto di ingenti quantitativi di droga nella regione".

L'operazione arriva a distanza di una settimana dalle dichiarazioni del governatore della provincia ecuadoriana di Esmeraldas, che aveva riferito della presenza di forze speciali statunitensi impegnate in operazioni congiunte contro i cartelli nella zona di confine con la Colombia. Il ministro della Difesa ecuadoriano aveva inoltre confermato l'arrivo di due navi militari statunitensi, la stessa USS San Antonio e il cacciatorpediniere USS Gridley, inviate per supportare le attività di contrasto al narcotraffico marittimo nei pressi del porto di Manta.

L'azione si inquadra nella più ampia campagna militare avviata dall'amministrazione Trump contro i cartelli della droga nell'emisfero occidentale, che dall'inizio dell'estate ha coinvolto la Americas Counter Cartel Coalition, alleanza militare nata nel marzo 2026 tra Stati Uniti e altri paesi della regione per contrastare le organizzazioni criminali. La campagna ha già causato oltre 227 morti in almeno 68 attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico nel Pacifico orientale e nei Caraibi.

30 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Tasse 'inconsapevoli'. Le pagano il 95,7% dei lavoratori dipendenti. Cgia-Mestre

Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7 per cento, le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono infatti trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Tra tasse prelevate 'alla fonte' come l'Irpef o i contributi Inps, e imposte 'nascoste' come Iva, accise sui carburanti o imposte su Rc auto. Solo nel 5% dei casi, anzi poco meno, il pagamento avviene in modo consapevole, cioè quando versiamo direttamente dei soldi in contanti, online o allo sportello di una banca o delle Poste. Lo rileva l'ufficio studi della Cgia che ha calcolato quanto pesano complessivamente le tasse quest'anno su una famiglia italiana tipo: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico, due auto e casa di proprietà. Il conto totale? 20.592 euro.

Dalle trattenute alla fonte alle tasse nascoste: quanto versano gli italiani?

Considerando le imposte trattenute 'alla fonte' (ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef), il gettito ammonta a 13.030 euro, ovvero il 63,3% del totale. Aggiungendo quelle 'nascoste' (Iva sugli acquisti, accise, contributo al Servizio Sanitario Nazionale incluso nell'Rc auto, imposta sull'Rc auto, canone Rai, ecc.), lo Stato incassa altri 6.676 euro, pari al 32,4% del totale. Pertanto, l’ammontare complessivo di quanto versato all’erario raggiunge i 19.706 euro, cioè il 95,7% del prelievo globale. Di conseguenza, la coppia in esame è tenuta a pagare direttamente e in maniera consapevole soltanto 887 euro l'anno (bollo auto e Tari), una cifra che incide in modo pressoché trascurabile sul totale, appena il 4,3%. Con questa elaborazione la Cgia mette in luce una differenza di fondo: il prelievo tramite sostituto d'imposta rende il rapporto tra fisco e lavoratori dipendenti quasi invisibile, mentre gli autonomi sono costretti a versare consapevolmente la gran parte del proprio carico fiscale.

L'Irpef, pur essendo l'imposta che garantisce il maggior gettito per l'erario, incide sulle entrate fiscali complessive 'solo' per il 30% circa. Questo significa che sul restante 70% del gettito, la possibilità di evadere non riguarda esclusivamente i lavoratori autonomi, ma può essere imputata a tutti i contribuenti, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa. In altre parole, se è vero che alcune categorie di autonomi hanno più margini di manovra per sottrarsi al fisco, è altrettanto vero che l'evasione non è un fenomeno che riguarda solo loro: coinvolge l'intero sistema fiscale e distribuisce le proprie responsabilità su una platea di contribuenti – come le società di capitali, le big tech, i lavoratori in 'nero', etc. - molto più ampia di quanto si tenda comunemente a pensare.

Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44% grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi.

In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni, di cui 24,1 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni sono pensionati, 1,6 milioni sono lavoratori autonomi e altri 1,6 milioni sono percettori di altri redditi (affitti, terreni, buoni del tesoro, etc.). A livello territoriale, l’area che ne conta di più è Roma con 3 milioni di contribuenti Irpef (di cui 103.000 autonomi). Seguono Milano con quasi 2,5 milioni (di cui 95.000 autonomi), e Napoli con 1,6 milioni (di cui poco più di 60.000 autonomi).

Nel 2025 la pressione fiscale in Francia era al 46,1% del Pil, in Danimarca al 45,5, in Belgio al 44,2 e in Austria al 44,1. Tra l’Ue a 27, l’Italia si posizionava al quinto posto con un tasso del 43,1% del Pil. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo la Francia presentava un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registravano un livello nettamente inferiore.

Se in Germania il peso fiscale sul Pil era al 41,8% (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). Il tasso medio in Ue, invece, era al 40,7, 2,4 punti in meno della media nazionale italiana.

(AdnKonos)

29 AGOSTO 2026

USAUSA. Laser militare abbatte tre droni dei cartelli al confine col Messico

Il Pentagono ha annunciato giovedì che le forze armate statunitensi hanno abbattuto, nella notte tra martedì e mercoledì, tre droni presumibilmente operati da cartelli della droga messicani nei pressi del confine con il Messico. A colpirli è stato un sistema laser ad alta energia, l'Army Multipurpose High Energy Laser (AMP-HEL), impiegato dalla Joint Task Force-Southern Border, unità dello U.S. Northern Command (USNORTHCOM), l'organismo responsabile delle operazioni di difesa militare in Nord America.

Come riporta NewsNation, l'operazione si è svolta nei pressi di Fort Bliss. Le autorità militari non hanno precisato né la localizzazione esatta dell'abbattimento né quale cartello fosse coinvolto, limitandosi a descrivere i velivoli senza pilota come operati da un gruppo "avversario".

Il generale Curtis Taylor, comandante della task force, ha dichiarato che le reti dei cartelli "stanno impiegando sempre più sistemi aerei senza pilota per facilitare il traffico illecito di persone e per spiare attivamente il nostro personale e i partner delle forze dell'ordine". Taylor ha aggiunto che, integrando contromisure stratificate insieme a capacità avanzate di energia diretta come questo sistema laser, l'esercito ha reso chiaro che non tollererà attività di sorveglianza ostile.

Patrick Weaver, vice capo di gabinetto del segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto sui social che il dipartimento della Difesa ha messo a disposizione armi a energia diretta e che verranno usate per contrastare i droni dei cartelli e difendere il territorio nazionale.

Si tratta della prima volta confermata in cui il sistema laser viene impiegato con successo contro droni effettivamente collegati ai cartelli, dopo due precedenti episodi che avevano sollevato imbarazzo lo scorso febbraio. In un caso un laser militare aveva colpito per errore un drone della Customs and Border Protection (CBP) nella zona di Fort Hancock, in Texas. Pochi giorni prima, un test con un sistema laser vicino a Fort Bliss aveva portato la Federal Aviation Administration (FAA) a chiudere temporaneamente lo spazio aereo commerciale intorno all'aeroporto di El Paso, a causa di un contrasto interno tra FAA e Pentagono sulla sicurezza dei test. La restrizione era stata revocata nel giro di poche ore, e in seguito FAA e Pentagono avevano messo a punto procedure che consentono ai laser anti-drone militari di operare vicino al traffico aereo commerciale senza dover chiudere gli aeroporti.

La Joint Task Force-Southern Border, che conta circa 8.000 militari statunitensi, è stata costituita lo scorso anno nell'ambito della stretta sull'immigrazione voluta dal presidente Trump. Secondo quanto riferito, i cartelli non hanno finora utilizzato droni armati all'interno degli Stati Uniti, mentre li impiegano in territorio messicano per colpire cartelli rivali. I droni usati dai cartelli per le loro attività sono descritti come più grandi rispetto a quelli comunemente utilizzati a scopo ricreativo.

Il tema del traffico di droni non autorizzati lungo il confine meridionale resta comunque rilevante su scala più ampia: funzionari del Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) avevano riferito al Senato lo scorso luglio che, negli ultimi sei mesi del 2024, erano stati rilevati oltre 27.000 droni nelle vicinanze del confine.

29 AGOSTO 2026

SUD AFRICASUD AFRICA. Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento

In Sudafrica riprende slancio la battaglia per la depenalizzazione del lavoro sessuale, portata avanti da anni da organizzazioni come SWEAT (Sex Workers Education and Advocacy Taskforce), Sisonke e la Asijiki Coalition for the Decriminalisation of Sex Work. Come riporta GroundUp, il disegno di legge che dovrebbe cambiare radicalmente lo status giuridico di chi vende sesso nel Paese sta per tornare in Parlamento, a distanza di anni dal suo ritiro.

Si tratta del Criminal Law (Sexual Offences and Related Matters) Amendment Bill del 2022, un testo che punta ad abrogare il Sexual Offences Act del 1957 (a sua volta erede del vecchio Immorality Act) e a depenalizzare la vendita e l'acquisto di servizi sessuali tra adulti consenzienti. Il disegno di legge era stato pubblicato per la consultazione pubblica già alla fine del 2022, sotto l'allora ministro della Giustizia Ronald Lamola, ma nel 2023 era stato ritirato per essere riscritto, dopo che i consulenti legali dello Stato avevano segnalato lacune nella regolamentazione prevista.

Ora, secondo quanto confermato dal portavoce del Dipartimento di Giustizia sudafricano, Samuel Modipane, il testo tornerà davanti al Consiglio dei ministri, che dovrà pronunciarsi sulle questioni di policy e autorizzare l'avvio di una nuova fase di consultazione pubblica. Il disegno di legge dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la fine dell'anno, mentre la sua introduzione formale in Parlamento è prevista per il 2027. A sollecitare un'accelerazione era stata proprio SWEAT, che nel giugno 2025 aveva chiesto al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale di dare priorità a un provvedimento definito "da troppo tempo rinviato".

Parallelamente al percorso legislativo, è in corso presso la Western Cape High Court una causa che potrebbe avere un peso storico per i diritti delle sex worker sudafricane. Una lavoratrice del sesso, identificata con le iniziali S.H., insieme a SWEAT, ha citato in giudizio il ministro della Giustizia chiedendo che la normativa che criminalizza il lavoro sessuale venga dichiarata incostituzionale. La causa, avviata nel maggio 2024, gode del sostegno di organizzazioni internazionali per i diritti umani come Human Rights Watch e Amnesty International, che da tempo sostengono come la criminalizzazione del lavoro sessuale non solo comprometta i diritti fondamentali alla privacy e all'autodeterminazione del corpo, ma renda l'attività ancora più pericolosa per chi la esercita.

Nel frattempo, in attesa dell'esito del processo, la National Prosecuting Authority sudafricana ha disposto, con una direttiva emessa a settembre 2025, che nessuna nuova azione penale venga avviata nei confronti delle sex worker.

Attualmente, in Sudafrica, vendere o acquistare sesso, così come trarne profitto in qualsiasi forma, resta un reato: la vendita di prestazioni sessuali è illegale dal 1957, mentre dal 2007 è stato criminalizzato anche il pagamento per servizi sessuali e il trarne beneficio economico in altro modo. Il nuovo disegno di legge, se approvato, riguarderebbe esclusivamente i rapporti tra adulti consenzienti: resterebbe infatti reato, in ogni caso, offrire o ricevere prestazioni sessuali da minori o da persone con disabilità mentali.

29 AGOSTO 2026

OLANDAOLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali

Un istituto olandese per la tossicodipendenza e la salute mentale ha messo in guardia venerdì i consumatori contro le pillole di ecstasy potenzialmente letali a forma di testa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il prestigioso Istituto Trimbos ha dichiarato che diverse pillole sono state consegnate di recente a una rete di centri che testano le sostanze stupefacenti prima che vengano assunte dai consumatori.

"Non usate assolutamente queste pillole", ha avvertito l'istituto.

È stata diffusa una foto delle pillole che presentano l'immagine del volto di Trump su un lato e le scritte "NL" e "Trump" sull'altro, ai lati di una linea verticale. Una delle pillole ha la faccia verde e un'altra gialla.

L'istituto ha lanciato un allarme rosso , pubblicato sul suo sito web e sui social media, avvertendo che i prodotti contengono un'alta concentrazione di una sostanza chimica chiamata PMMA, o para-metossimetamfetamina, simile all'MDMA, il principio attivo delle pastiglie di ecstasy.

Tuttavia, il PMMA agisce più lentamente dell'MDMA e questo potrebbe indurre gli utilizzatori ad assumerne di più perché pensano che la prima pillola non abbia funzionato, con conseguente rischio di overdose, ha affermato l'istituto, aggiungendo che l'uso delle pillole "può portare a un surriscaldamento con conseguenze potenzialmente mortali".

La portavoce Anniek Groothuis ha dichiarato che l'istituto non ha segnalato casi di malattie gravi o decessi tra le persone che potrebbero aver assunto il farmaco.

"Non siamo a conoscenza di alcuna vittima in cui sia stato trovato PMMA nel sangue", ha dichiarato all'Associated Press.

Nei Paesi Bassi la produzione, la vendita e il consumo di ecstasy sono illegali, ma la sostanza è ampiamente diffusa, soprattutto nei club e nei festival musicali. Un rapporto governativo del 2024 ha indicato che circa 550.000 persone ne hanno fatto uso in un anno.

Non è la prima volta che compaiono pillole di ecstasy a forma di testa di Trump. Nel 2017, la polizia tedesca ha sequestrato migliaia di compresse arancioni a forma di Trump .

(Associated Press)

29 AGOSTO 2026

FRANCIAFRANCIA. Bnp Paribas in tribunale per violazione dell'embargo in Sudan

Bnp Paribas si appresta a una nuova battaglia giudiziaria. Ancora una volta, la questione riguarda la presunta violazione dell’embargo in Sudan. Nell'ottobre 2025, un tribunale statunitense ha riconosciuto infatti il colosso bancario europeo colpevole di complicità in abusi e violazioni dei diritti umani nella nazione africana, per aver aggirato le sanzioni imposte da Washington e finanziato il regime di Omar al-Bashir tra il 2002 e il 2008. Ora si attende il processo d’appello, con l’istituto di credito francese che nega ogni responsabilità, parlando di «errori» da parte della giustizia americana. Bnp Paribas è già stata condannata nel 2014 a versare una multa di quasi 9 miliardi di dollari e pensava che il caso fosse chiuso. È stato però riaperto attraverso una “class action” lanciata da un gruppo di rifugiati sudanesi che chiedono risarcimenti per quanto subito dal regime dittatoriale.

(Valori.it)

28 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. SpaceX in Borsa vola verso 149 dollari, Musk al G20 sull'IA

Le azioni di SpaceX (SPCX) sono salite giovedì a circa 140 dollari, con un rialzo dello 0,9%, mentre il mercato guarda al vertice del G20 dedicato alla tecnologia che si terrà l'1 e il 2 settembre a Raleigh, nella Carolina del Nord. Come riporta Coinpaper, Elon Musk parteciperà in videoconferenza insieme al numero uno di OpenAI, Sam Altman, all'amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, e al consigliere tecnologico della Casa Bianca David Sacks.

L'incontro rientra nel percorso che porterà al summit dei leader del G20, e gli Stati Uniti intendono usare l'occasione per spingere i membri del gruppo verso un approccio normativo più leggero sull'intelligenza artificiale. La proposta scoraggerebbe la creazione di nuove agenzie regolatorie dedicate all'IA, favorendo invece la collaborazione tra governi e aziende private per testare le tecnologie emergenti.

Il vertice arriva in un momento in cui SpaceX viene sempre più percepita dal mercato non solo come azienda aerospaziale e di telecomunicazioni satellitari, ma anche come protagonista dell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale. Questa trasformazione è diventata più evidente dopo i risultati del secondo trimestre, con i ricavi saliti del 92% su base annua a 7,81 miliardi di dollari e una crescita accelerata sia dei ricavi sia dell'EBITDA, a fronte di perdite nette in riduzione.

JPMorgan ha confermato un obiettivo di prezzo di 240 dollari per il titolo SPCX, che implicherebbe un potenziale rialzo di circa l'80% rispetto a un prezzo di riferimento di 135 dollari. Secondo la banca, tra i motori principali di questa valutazione a lungo termine ci sono Grok e Cursor, la piattaforma di sviluppo software acquisita di recente da SpaceX.

A rafforzare questa lettura contribuisce anche il legame sempre più stretto con Nvidia, che ha riportato ricavi trimestrali per 96,2 miliardi di dollari, di cui 89 miliardi provenienti dal solo settore data-center. Nvidia ha inoltre confermato che la divisione SpaceXAI utilizzerà i suoi processori Vera per i carichi di lavoro dell'IA agentica di nuova generazione, ed estenderà la propria potenza di calcolo anche alla rete satellitare Starmind.

Questa diversificazione rappresenta un cambiamento significativo per chi in passato guardava a SpaceX quasi esclusivamente attraverso la lente di Starlink e dei lanci spaziali. L'azienda opera ormai su un ventaglio più ampio di attività, che comprende banda larga satellitare, servizi di lancio e, sempre di più, infrastrutture per l'intelligenza artificiale.

Dal punto di vista tecnico, il titolo ha superato la resistenza di una figura grafica nota come bull-flag. Il prossimo livello chiave da monitorare è quota 149 dollari, corrispondente al massimo toccato il 17 agosto. Un superamento stabile di questa soglia potrebbe aprire la strada a un obiettivo di 177 dollari, mentre un'eventuale inversione riporterebbe l'attenzione sull'area dei 132 dollari.

Con la convergenza tra il dibattito sulla regolazione dell'intelligenza artificiale, l'espansione dell'infrastruttura Nvidia e il portafoglio tecnologico in crescita di SpaceX, l'appuntamento del G20 rappresenta per gli investitori un nuovo banco di prova per capire se il recente recupero del titolo potrà proseguire.

28 AGOSTO 2026

SLOVACCHIASLOVACCHIA. Stretta sui social media per gli under 16

Il governo della Slovacchia ha approvato un disegno di legge che vieterebbe ai minori di 16 anni di aprire e mantenere account sui social media, imponendo alle piattaforme di verificare l'età degli utenti con sistemi più affidabili della semplice autodichiarazione della data di nascita. Come riporta EU Today, il provvedimento deve ancora superare il passaggio parlamentare, ma la fase più complicata potrebbe essere proprio quella successiva: costruire un meccanismo di verifica dell'età realmente efficace.

Il modello ritenuto più sicuro dagli osservatori consiste nel confermare soltanto una fascia d'età, senza trasmettere alla piattaforma social nome, data di nascita o documento d'identità. Realizzare un sistema del genere a livello nazionale è possibile, ma la Slovacchia dovrà coordinarsi con l'architettura europea in via di sviluppo per l'identità digitale e con le norme sulla protezione dei dati personali. Un sistema che, per tenere i minori fuori dalle piattaforme, finisse per costruire un database con l'identità di tutti gli utenti rischierebbe di sostituire un problema di sicurezza con un altro.

Restano aperti anche nodi applicativi non banali: l'applicazione della norma diventa complicata quando i servizi hanno sede all'estero, sono scaricati tramite store internazionali o vengono raggiunti tramite reti private virtuali (VPN). Le grandi piattaforme possono essere obbligate a modificare le proprie procedure di registrazione, ma i servizi più piccoli o le app che cambiano rapidamente potrebbero risultare meno reattivi, mentre gli adolescenti più determinati cercheranno comunque strade per aggirare i controlli. Questo, secondo EU Today, non rende la legge inutile: la regolazione in materia di sicurezza raramente viene giudicata in base alla sua capacità di prevenire ogni singola violazione.

La mossa slovacca arriva a breve distanza dalla decisione del Consiglio costituzionale francese, che ha bocciato parti sostanziali di una legge analoga che avrebbe vietato i social media agli under 15 in Francia. Come già raccontato da EU Today in un precedente articolo sulla sentenza francese, i giudici hanno stabilito che le restrizioni e le garanzie previste dal testo non si inserivano correttamente nel quadro costituzionale applicabile. La pronuncia francese non vincola in alcun modo il legislatore slovacco, ma dimostra che una misura popolare dal punto di vista politico può fallire se il disegno giuridico è impreciso, delega eccessivi poteri o interferisce in modo sproporzionato con l'accesso all'informazione e alla libertà di espressione.

Bratislava dovrà inoltre fare i conti con il diritto dell'Unione europea. Il Digital Services Act impone obblighi alle piattaforme, comprese disposizioni legate alla protezione dei minori, mentre le norme sulla protezione dei dati personali limitano le modalità di raccolta delle informazioni. Le misure nazionali possono aggiungere tutele ulteriori, ma non possono entrare in conflitto con il quadro normativo comunitario, il che rende necessario un coordinamento attento tra le regole slovacche e quelle europee già in vigore.

28 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Uber, maxi multa da 966 milioni di dollari: il titolo sale comunque

Le azioni di Uber sono salite in borsa nonostante l'annuncio di una sanzione record da 825 milioni di euro, pari a circa 966 milioni di dollari, inflitta dall'Autorità olandese per la protezione dei dati (Autoriteit Persoonsgegevens). Come riporta TipRanks, il mercato ha reagito con relativa indifferenza a una delle multe più salate mai comminate in Europa in materia di protezione dei dati personali.

Il regolatore olandese ha accertato che Uber utilizzava sistemi automatizzati per sospendere, temporaneamente o in modo permanente, gli account degli autisti sospettati di frode oppure penalizzati da valutazioni troppo basse da parte dei clienti, senza garantire un'adeguata revisione umana e senza fornire informazioni sufficienti sulle motivazioni delle decisioni. Una volta bloccato l'account, il conducente non poteva più accettare corse né generare alcun guadagno tramite la piattaforma.

Si tratta della seconda sanzione più alta mai emessa sotto il regime del GDPR europeo, superata solo dalla multa da 1,2 miliardi di euro inflitta a Meta dall'Irlanda nel 2023 (anch'essa oggetto di ricorso da parte della società). La vicenda riguarda pratiche relative al periodo 2020-2022 ed è nata dalle denunce di oltre 170 autisti francesi rivoltisi alla Ligue des droits de l'Homme, che a sua volta ha presentato reclamo all'autorità francese CNIL. Essendo la sede europea di Uber situata nei Paesi Bassi, il caso è stato gestito dall'autorità olandese in base al meccanismo dello "sportello unico" previsto dal GDPR, in cooperazione con l'omologa francese.

Uber ha annunciato che presenterà appello contro la decisione, giudicandola sproporzionata. L'azienda sostiene che soltanto 126 autisti europei sarebbero stati disattivati per basse valutazioni dei clienti nel 2021, e nega che le disattivazioni permanenti siano mai state interamente automatizzate, affermando di aver sempre previsto meccanismi di revisione umana e possibilità di ricorso per i conducenti coinvolti. Proprio per l'intenzione della società di impugnare il provvedimento, la cifra di 966 milioni di dollari potrebbe non coincidere con l'esborso finale effettivo: i grandi contenziosi europei contro le aziende tecnologiche statunitensi possono infatti richiedere anni prima di arrivare a una sentenza definitiva, e in alcuni casi le sanzioni sono state successivamente ridotte o annullate.

Nonostante il peso della sanzione, gli analisti di Wall Street mantengono un giudizio complessivamente positivo sul titolo Uber, con un consenso classificato come "Strong Buy": nei tre mesi precedenti risultano 29 raccomandazioni di acquisto, tre di mantenimento e nessuna indicazione di vendita.

28 AGOSTO 2026

USAUSA. SEC incrimina 38 società fasulle che ingannavano investitori retail

La Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitense, ha avviato azioni civili contro 38 entità accusate di aver presentato moduli ADV contenenti dichiarazioni false, allo scopo di apparire come consulenti d'investimento legittimi e attirare risparmiatori retail. Come riporta il comunicato ufficiale della SEC, le denunce sostengono che queste società abbiano fornito informazioni non veritiere o non verificabili nei moduli ADV depositati tra il 2025 e il 2026 per apparire come società di consulenza finanziaria autorizzate a operare negli Stati Uniti.

Secondo l'autorità, diversi imputati si sono collegati al sistema di deposito della SEC utilizzando indirizzi IP riconducibili a giurisdizioni estere e non hanno risposto alle richieste degli avvocati della Commissione di fornire documentazione a sostegno di quanto dichiarato nei moduli. Le società indicavano sedi operative in indirizzi in Colorado dove in realtà non avevano alcuna presenza, oltre a numeri di telefono disconnessi o appartenenti ad attività del tutto estranee.

Laura D'Allaird, a capo dell'unità della SEC dedicata al cybercrimine e alle tecnologie emergenti, ha dichiarato che le denunce documentano un abuso su larga scala delle procedure di deposito riservate ai consulenti finanziari, messo in atto da soggetti probabilmente situati all'estero e che sfruttano l'interesse del pubblico verso le tecnologie emergenti. D'Allaird ha aggiunto che, quando vengono individuati soggetti che utilizzano depositi fraudolenti presso la SEC per apparire legittimi agli occhi degli investitori retail, l'autorità interviene in modo deciso per bloccare queste operazioni.

Le denunce evidenziano inoltre che le società coinvolte presentavano strutture proprietarie e dati numerici identici o quasi identici tra loro, riproposti in decine di altri consulenti dichiarati esenti dalla registrazione piena (i cosiddetti "exempt reporting advisers"). Ognuna di queste entità sosteneva che i bilanci dei fondi privati da essa gestiti fossero stati sottoposti a revisione contabile da parte di due società di revisione che, tuttavia, non risultano iscritte in alcun registro pubblico, né a livello federale né statale. In alcuni casi, la SEC ha rilevato che le società venivano pubblicizzate su siti web che mostravano perfino falsi certificati di registrazione presso la Commissione, mai realmente ottenuti.

Tra le prime sei società citate in giudizio figurano Bluesky Eagle Capital Management, Supreme Power Capital Management, AI Financial Education Foundation, AI Investment Education Foundation, Invesco Alpha e Adamant Stone Limited. Queste società dichiaravano falsamente uffici a New York e Denver, sostenendo di gestire patrimoni compresi tra 1 e 10 milioni di dollari.

L'indagine collega lo schema a Guanhua Su, cittadino residente a Hong Kong noto anche con l'alias "Michael Su", direttore generale e responsabile marketing della società Rhino Consulting Business Service Ltd, con sede nella stessa città. Su è accusato di aver creato, insieme a diversi complici, almeno dieci società di comodo tra febbraio 2023 e marzo 2025, presentando per loro conto moduli di consulente d'investimento fraudolenti presso la SEC. Il Dipartimento di Giustizia statunitense lo ha già incriminato penalmente nel novembre 2025, con l'accusa di aver orchestrato un complesso schema di frode sui titoli che avrebbe causato perdite per centinaia di milioni di dollari agli investitori.

Il caso è legato anche al crollo dell'88% subito dal titolo di una società quotata al Nasdaq il 17 aprile 2024, riconducibile a un'operazione di manipolazione del mercato nota come "pump-and-dump" (o "ramp-and-dump"), nella quale almeno due delle società fittizie create da Su - Bluesky Eagle Capital Management e Wisdom Capital Management Group - avrebbero indotto investitori retail, contattati tramite social media e chat WhatsApp, ad acquistare azioni di società cinesi quotate a Wall Street, promettendo rendimenti elevati e privi di rischio.

Nell'aprile 2026 un tribunale ha emesso sentenze in contumacia contro Supreme Power Capital Management e AI Financial Education Foundation, condannando ciascuna società a una sanzione civile pari a 1,2 milioni di dollari e disponendo ingiunzioni permanenti che vietano loro future violazioni delle norme sui consulenti d'investimento. Le società imputate nel gruppo più ampio di 38 entità sono accusate di violazione degli articoli 204(a) e 207 dell'Investment Advisers Act, le norme che regolano la tenuta dei registri contabili e vietano dichiarazioni false nei documenti depositati presso l'autorità di vigilanza.

28 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Fiducia consumatori. Lieve crescita ad agosto. Istat

Ad agosto 2026 si stima un aumento sia del clima di fiducia dei consumatori (l’indice cresce da 94,2 a 94,5) sia dell’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese che sale da 95,7 a 96,9.

Tra i consumatori emerge un miglioramento del clima economico (da 90,9 a 92,3) mentre il clima corrente e quello futuro registrano aumenti più contenuti (da 97,4 a 97,8 e da 89,8 a 90,2, rispettivamente); il clima personale rimane stabile a quota 95,4.

Con riferimento alle imprese, si segnala un miglioramento della fiducia, seppur con intensità diverse, in tutti i comparti. Più in dettaglio, nei servizi di mercato e, soprattutto, nelle costruzioni si registrano gli incrementi più consistenti (da 98,2 a 99,5 e da 96,8 a 102,9, rispettivamente); nella manifattura l’indicatore aumenta lievemente (da 89,7 a 89,9) e nel commercio al dettaglio registra un incremento marginale (da 106,5 a 106,6).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura il peggioramento dei giudizi sugli ordini e sulle scorte di prodotti finiti si abbina ad un deciso miglioramento delle attese sul livello della produzione. Nelle costruzioni entrambe le variabili migliorano.

Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia una dinamica positiva di tutte le componenti. Nel commercio al dettaglio si rileva un andamento positivo delle attese sulle vendite, determinato dalla grande distribuzione, mentre i relativi giudizi peggiorano; il saldo delle valutazioni sulle scorte di magazzino aumenta.

Il commento

Ad agosto 2026 la fiducia delle imprese aumenta, trainata da un complessivo miglioramento delle valutazioni espresse dagli imprenditori che operano nei servizi di mercato, nelle costruzioni e nel settore manifatturiero dei beni strumentali. Contribuisce all’evoluzione positiva dell’indice anche l’aumento delle attese sul livello dell’attività nel commercio al dettaglio. L’indice di fiducia dei consumatori è in crescita per il secondo mese consecutivo. L’incremento è sostenuto dal miglioramento dei giudizi sia sulla situazione economica generale sia su quella personale, dalla diminuzione delle attese sulla disoccupazione nonché da un aumento del saldo delle opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro.

28 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. 116 organizzazioni tra cui OpenAI firmano lettera aperta sulla sicurezza informatica

Centosedici organizzazioni internazionali, tra cui OpenAI, Anthropic, Microsoft e AMD, hanno firmato una lettera aperta sulla sicurezza informatica. Il messaggio emerso sottolinea come la finestra temporale a disposizione per rafforzare le difese informatiche sia piuttosto stretta, prima che gli attacchi basati sull'AI diventino ancora più pervasivi, autonomi e pericolosi per la tenuta di tutto il sistema. Le minacce si stanno infatti evolvendo a un ritmo notevole, trascinate dall'avvento di modelli sempre più sofisticati in grado di orchestrare attacchi agentic, ossia operazioni automatizzate e gestite da agenti intelligenti capaci di agire, adattarsi e prendere decisioni in totale autonomia, nel giro di pochissimi minuti. La gravità e la concretezza della situazione sono già state dimostrate da episodi recenti come la violazione subita dalla nota piattaforma open-source Hugging Face ad opera di agenti autonomi non autorizzati (di OpenAI). Un caso che ha scosso l'ambiente tech e accelerato la richiesta di contromisure immediate ed efficaci.

Gli aggressori sfruttano sempre più la velocità di calcolo e l'adattabilità dell'AI per scansionare le reti, individuare falle ed eseguire intrusioni complesse con una frequenza che supera di gran lunga le capacità di risposta dei team umani. In tutto questo, società specializzate in cybersecurity come CrowdStrike e Palo Alto Networks vedono il proprio valore aumentare notevolmente, con i rispettivi titoli che sono più che raddoppiati nell'ultimo anno proprio a causa della necessità di proteggere le infrastrutture private e pubbliche da queste forme di aggressione automatizzata. Le infrastrutture più critiche (quelle che garantiscono il funzionamento della vita quotidiana di intere comunità, spaziando dagli ospedali agli impianti di potabilizzazione dell'acqua fino ai server che alimentano la rete internet globale) si trovano direttamente esposte a rischi concreti di blocco operativo e sabotaggio.

La sicurezza informatica tradizionale legata allo status quo (livello standard di protezione che le organizzazioni tendono ad adottare) si rivela ormai insufficiente in quanto penalizzata da bug non risolti, errori di configurazione nei server, software privi di aggiornamento e dal peso dei debiti tecnologici accumulati nei vecchi sistemi legacy (le infrastrutture informatiche datate che molte aziende continuano a usare per mancanza di fondi). Le singole realtà aziendali, per quanto grandi o avanzate, non possiedono i mezzi (o la visione d'insieme) per affrontare la sfida autonomamente, il che rende prioritaria una mobilitazione collettiva in grado di creare partnership tra pubblico e privato così da alzare il livello delle difese comunitarie, condividere le informazioni sulle minacce e distribuire le correzioni in tempo reale.

Ogni organizzazione pubblica e privata dovrà trasformare la cyber difesa in una priorità strategica per i propri vertici aziendali, innalzando gli standard di sicurezza per il codice sviluppato internamente e combinando modelli economici ed efficienti per la copertura di base con i modelli di frontiera più potenti destinati alla risoluzione dei problemi complessi. Le società specializzate in cybersecurity e i partner tecnologici guideranno la risposta operativa, rendendo le difese potenziate dall'AI accessibili anche a chi dispone di risorse ridotte e lavorando a stretto contatto con gli operatori delle infrastrutture critiche attraverso un'assistenza tecnica diretta, oltre alla verifica continua delle vulnerabilità di rete. I principali sviluppatori di modelli di AI dovranno garantire un accesso responsabile alle proprie tecnologie, investendo nello sviluppo di strumenti di monitoraggio costante, sostenendo finanziariamente i difensori meno equipaggiati e assicurandosi che gli agenti autonomi rimangano sempre tracciabili, trasparenti e responsabili delle azioni compiute. (FPS)

28 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Lo shock del carburante per aerei: prezzi e valute regionali

Tra aprile 2025 e il picco di aprile 2026, i prezzi globali del carburante per aerei sono aumentati del 121% su base annua, ma non tutte le compagnie aeree hanno subito lo stesso incremento dei costi. Poiché il prezzo del carburante per aerei è prevalentemente espresso in dollari statunitensi, mentre molte compagnie aeree ricavano la maggior parte dei loro introiti da diverse valute, le fluttuazioni dei tassi di cambio hanno amplificato o attenuato l'impatto. Inoltre, le differenze nei prezzi di riferimento regionali del carburante per aerei hanno fatto sì che gli aumenti non fossero uniformi ovunque. Di conseguenza, lo stesso shock globale sui prezzi del carburante per aerei si è tradotto in risultati diversi nei vari mercati delle compagnie aeree.

(IATA)

28 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali. 14 morti e 238 feriti

Nel 2025 l’Osservatorio ASAPS – SAPIDATA ha registrato 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali, in aumento rispetto ai 199 del 2024. Gli eventi hanno causato 14 morti e 238 feriti.
Il Report prende in esame i soli incidenti con animali che hanno determinato lesioni o decessi di persone.
La maggior parte dei sinistri ha coinvolto animali selvatici (187 casi, 91,2%) e si è verificata sulla rete ordinaria (200 episodi). Gli incidenti notturni sono stati 50, mentre 155 si sono verificati di giorno

Mezzi coinvolti
- Autovetture: 133
- Motocicli/ciclomotori: 74
- Autocarri/pullman: 1
- Biciclette/pedoni: 10

Distribuzione geografica
Le regioni più colpite risultano:
- Campania: 24 episodi
- Lombardia: 31 episodi
- Toscana: 20 episodi
- Piemonte / Emilia-Romagna / Abruzzo / Sardegna: 15 episodi ciascuna
- Lazio: 18 episodi
- Marche / Liguria: 14 episodi
- Puglia: 10 episodi
- Sicilia: 9 episodi

Confronto con il 2024
Nel 2024 erano stati registrati 199 incidenti, 14 morti e 254 feriti. Il 2025 mostra quindi un lieve aumento dei sinistri, un numero di vittime stabile e una riduzione dei feriti.

Il messaggio dell’ASAPS
Il fenomeno richiede interventi strutturali e misure preventive più efficaci, soprattutto nelle aree ad alta presenza di fauna selvatica. ASAPS rinnova i propri consigli per la sicurezza: progettazione di sottopassaggi, segnalazioni dei punti critici, installazione di reti ad alto impatto, prudenza nelle ore serali e attenzione ai mezzi impegnati nello sfalcio dell’erba.

28 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale

In Italia almeno 249 persone sono morte per intossicazione acuta da sostanze nel 2025: quasi cinque ogni settimana e il 7,8% in più rispetto alle 231 vittime del 2024. Il 31 agosto, in occasione dell’International Overdose Awareness Day, Forum Droghe chiede che la prevenzione delle morti per overdose diventi un obiettivo misurabile delle politiche nazionali e regionali.

I dati provengono dalla Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze 2026 e riguardano i decessi direttamente accertati dalle forze dell’ordine. La cocaina è stata indicata come responsabile del 33% delle morti, confermandosi una delle sostanze di maggiore impatto sanitario: nel 2025 è risultata associata anche al 32% dei ricoveri droga-correlati. Nello stesso anno gli accessi ai pronto soccorso per condizioni direttamente connesse alle droghe sono stati 9.641, in crescita del 15%.

Per confrontare correttamente Italia ed Europa occorre utilizzare lo stesso anno e lo stesso indicatore. Nel 2024 il tasso italiano registrato dal Governo è stato di circa 0,6 morti ogni 100.000 abitanti tra i 15 e i 64 anni. La media dell’Unione europea stimata dall’EUDA per lo stesso anno è stata di 2,5 ogni 100.000. Nell’UE si sono verificate almeno 7.589 overdose mortali. Il dato italiano appare dunque quattro volte inferiore alla media europea: non era così all’inizio degli anni ’90, prima che fossero avviate le politiche di riduzione del danno nel nostro paese: allora, le morti oscillavamo tra 1.500 e 2.000.

«Il tasso italiano più basso rispetto alla media europea non è un regalo del proibizionismo. È il risultato del lavoro svolto dagli anni Novanta dalle unità di strada, dai servizi pubblici e del privato sociale, dai programmi con metadone e dalla distribuzione del naloxone alle persone che usano sostanze», dichiara Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. «Quella spinta si è però fermata. La riduzione del danno è inserita nei Livelli essenziali di assistenza dal 2017, ma continua a non avere linee guida nazionali e così dipende dal codice postale: presente in alcuni territori, quasi inesistente in altri. 249 morti evitabili non sono un risultato di cui accontentarsi. Il Governo deve fissare l’obiettivo zero e finanziare gli strumenti necessari per raggiungerlo, che non sono i roboanti piani contro il fentanyl di Mantovano, che danno l’evidenza del fallimento al primo furto in ospedale. Sono Stanze dell’uso sicuro, Drug Checking, Naloxone e stabilizzazione dei servizi di riduzione del danno e a bassa soglia sul territorio nazionale».

«Le overdose non sono incidenti inevitabili e non si prevengono spaventando o punendo», afferma Susanna Ronconi di Forum Droghe. «Si prevengono costruendo una relazione con le persone nei luoghi in cui vivono e consumano. Una stanza dell’uso sicuro non incoraggia il consumo: impedisce che una persona muoia sola in strada e apre una porta verso la salute. Il drug checking non certifica la qualità delle droghe, ma rende visibile ciò che il mercato clandestino mette dentro una dose e permette di comunicare il rischio. Il naloxone non sostituisce i servizi: mantiene in vita le persone perché possano incontrarli. È questa la concretezza della riduzione del danno».

Forum Droghe chiede al Governo e alle Regioni:

  • il reintegro della Riduzione del danno nelle strategie nazionale e regionali;
  • un piano nazionale contro le overdose con obiettivi, risorse e indicatori pubblici;
  • naloxone gratuito e distribuito attivamente nei SerD, nelle farmacie, nelle carceri, nei dormitori, nei servizi di prossimità e nei luoghi del divertimento;
  • l’apertura sperimentale di stanze dell’uso sicuro nelle città con scene aperte del consumo;
  • una rete nazionale di drug checking capillare e collegata al Sistema di allerta precoce;
  • standard uniformi e finanziamenti vincolati per unità di strada, drop-in e altri servizi a bassa soglia;
  • protezione per chi chiama i soccorsi durante un’overdose
  • pieno coinvolgimento delle persone che usano sostanze nella progettazione degli interventi.

Il 31 agosto ricordiamo le persone morte, ma soprattutto rivendichiamo il diritto di chi è vivo a non diventare il prossimo numero. Overdose, obiettivo zero.

28 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Classifica delle piattaforme Ecommerce

Il settore alimentare si conferma tra i comparti con la maggiore presenza di operatori italiani nell’ecommerce. Secondo la classifica Ecommerce Italia di Casaleggio Associati, aggiornata ad agosto 2026, il 95% delle aziende attive nel comparto ha sede in Italia. La quota scende però al 40% considerando i primi dieci operatori del settore e al 66% nella Top 1000 generale.

Deliveroo, Just Eat e Glovo sul podio dell’alimentare

La classifica dei principali siti ecommerce per settore vede al primo posto dell’Alimentare Deliveroo, seguito da Just Eat e Glovo.

I tre operatori guidano un comparto che rappresenta una delle aree dell’ecommerce italiano con la più alta incidenza di aziende nazionali.

L’ecommerce italiano ad agosto

La classifica mensile di Casaleggio Associati fotografa i principali siti di vendita online presenti in Italia. L’analisi comprende 18.250 siti ecommerce, dei quali 12.343 risultano attivamente presenti sul mercato.

Nella Top 100 generale di agosto 2026 Amazon mantiene il primo posto, seguito da Booking.com. Subito sale dalla quarta alla terza posizione, superando eBay, che passa dal quinto al quarto posto. Temu scende invece dal terzo al quinto posto.

Restano invariati rispetto all’ultimo aggiornamento Amazon, Booking.com, Sisal, Apple Store, Leroy Merlin e TicketOne. Decathlon entra nella Top 10, passando dal 12° al 10° posto, mentre Trenitalia scende dal 10° al 12° posto.

I settori con maggiore crescita

Tra le dieci aziende della Top 100 che hanno guadagnato più posizioni nell’ultimo mese, tre appartengono al settore Moda: Intimissimi, che sale di 42 posizioni, Tezenis, con un incremento di 31 posizioni, e Terranova, che ne guadagna 19.

Al primo posto per crescita si trova Betflag, del settore Scommesse e Casinò, con 43 posizioni guadagnate. Seguono Intimissimi, Trony (+36), Tezenis, Pandora (+25), Eneba (+24), Unipol Sai (+22), Terranova, Agoda (+18) e Bet365 (+15).

L’indice di italianità dell’Alimentare

L’Alimentare si colloca al secondo posto per presenza di aziende italiane, subito dopo le Farmacie, che raggiungono il 99%. Nel comparto alimentare il 95% delle aziende ha sede in Italia, mentre il dato relativo alla presenza nella Top 10 di settore è pari al 40% e quello nella Top 1000 generale al 66%.

Farmacie e Alimentare restano quindi i settori quasi interamente in mano a operatori italiani. All’estremo opposto si trovano Turismo, con il 56% di aziende italiane, e Scommesse e Casinò, con il 57%. Nel caso del Turismo, il dato assume particolare rilevanza perché il settore rappresenta da solo il 19% della Top 100 della classifica.

La presenza italiana nei diversi comparti

Delle 12.343 aziende attive nel ranking, 10.299 hanno sede in Italia, pari all’83,44% del totale. L’indice di italianità elaborato da Casaleggio Associati incrocia la quota di aziende italiane sul totale del settore con la loro rilevanza tra i principali operatori, considerando la Top 10 di settore e la Top 1000 generale della classifica.

Dopo Farmacie e Alimentare, i settori con la maggiore percentuale di aziende italiane sono Editoria, con il 92%, Animali, con il 90%, Casa e Arredamento, con l’89%, Tempo Libero, con l’84%, Assicurazioni e Gioielli e Orologi, entrambi all’83%, Auto e Moto e Bambini e Giocattoli, entrambi all’83%, Moda, all’82%, Salute Bellezza, all’81%, Sport e Marketplace, entrambi al 76%, ed Elettronica, al 71%.

I principali ecommerce per settore

La classifica di agosto 2026 vede Booking.com, Trenitalia e Ryanair ai primi tre posti del Turismo; Sisal, Goldbet e Lottomatica nelle Scommesse e Casinò; Amazon, Subito ed eBay tra i Marketplace; Prima, Unipol Sai e Allianz Direct nelle Assicurazioni.

Per la Moda il podio è composto da Zalando, Zara e H&M. Nel settore Casa e Arredamento guidano Leroy Merlin, Ikea e Tecnomat. Nell’Editoria si trovano Feltrinelli, LaFeltrinelli IBS.it e Libraccio, mentre nell’Elettronica i primi tre sono Apple Store, Mediaworld e UniEuro.

Per Salute Bellezza il podio è composto da Notino, Sephora e Douglas. Nel Tempo Libero troviamo TicketOne, Steam e UCI Cinemas. Tra Bambini e Giocattoli guidano Lego, Toys Center e Prenatal, mentre nello Sport si posizionano ai primi tre posti Decathlon, Adidas e Nike.

Le Farmacie sono guidate da Dr Max, Redcare e Farmasave. Per Auto e Moto il podio è composto da Auto-doc, Autohero e Norauto; per Gioielli e Orologi da Pandora, Stroili Oro e Blue Spirit. Nel settore Animali, infine, i primi tre operatori sono Zooplus, Arcaplanet e Isola dei Tesori.

Classifica ecommerce alimentare agosto 2026

Alimentare

  1. Deliveroo
  2. Just Eat
  3. Glovo

Turismo

  1. Booking.com
  2. Trenitalia
  3. Ryanair

Scommesse e Casinò

  1. Sisal
  2. Goldbet
  3. Lottomatica

Marketplace

  1. Amazon
  2. Subito
  3. eBay

Moda

  1. Zalando
  2. Zara
  3. H&M

Casa e Arredamento

  1. Leroy Merlin
  2. Ikea
  3. Tecnomat

Elettronica

  1. Apple Store
  2. Mediaworld
  3. UniEuro

Salute Bellezza

  1. Notino
  2. Sephora
  3. Douglas

Sport

  1. Decathlon
  2. Adidas
  3. Nike

Farmacie

  1. Dr Max
  2. Redcare
  3. Farmasave

Animali

  1. Zooplus
  2. Arcaplanet
  3. Isola dei Tesori

(FoodAffairs.it)

27 AGOSTO 2026

GIAPPONEGIAPPONE. Zoo e acquari ripensano il rapporto con gli animali

In Giappone diversi zoo e acquari stanno rivedendo o eliminando del tutto le tradizionali esperienze a contatto diretto con gli animali, seguendo una tendenza internazionale che mette il benessere animale al centro delle scelte gestionali. Lo riporta il quotidiano Borneo Bulletin, che ha raccolto diversi casi concreti sul territorio nipponico.

Allo Zoorasia di Yokohama, uno dei parchi zoologici più grandi e conosciuti del Giappone, l'esperienza che permetteva ai visitatori di accarezzare cavie e topi è stata chiusa lo scorso marzo. Il motivo sono stati i problemi di salute legati al caldo estivo e alla scarsa areazione degli spazi dedicati al contatto ravvicinato. Gli animali sono stati trasferiti al Nogeyama Zoological Gardens, dove ora si svolgono sessioni prenotate della durata di 15 minuti, con gli animali protetti in ceste o teche trasparenti anziché maneggiati liberamente dai visitatori.

Cambiamenti ancora più netti si sono registrati al Marine World Uminonakamichi di Fukuoka, dove lo scorso ottobre è stata chiusa la vasca che permetteva il contatto diretto con le stelle marine. La decisione è arrivata dopo che manipolazioni scorrette da parte dei visitatori causavano il decesso di circa 300 esemplari all'anno, costringendo la struttura a sostituirli con regolarità per mantenere l'attrazione attiva.

Non tutte le strutture hanno scelto la via della chiusura totale delle esperienze interattive. Lo Zoo di Chiba, ad esempio, ha optato per una maggiore trasparenza informativa, spiegando ai visitatori tramite pannelli le modifiche apportate agli habitat degli animali. Un esempio citato è l'introduzione di piante nel recinto dei gorilla, avvenuta nel 2024, pensata per arricchire l'ambiente in cui vivono gli animali.

Particolarmente significativo il caso dello Omuta City Zoo di Fukuoka: dopo la morte del suo ultimo elefante nel 2013, la struttura ha deciso di non ospitare più questi animali, non disponendo di uno spazio adeguato a mantenere un intero branco, condizione ritenuta necessaria per il loro benessere. All'ingresso dello zoo è stato collocato un cartello con la scritta "No elephants here" (qui non ci sono elefanti), utilizzato a scopo educativo per spiegare ai visitatori le ragioni della scelta.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, esperti come il professor Yoichi Sadotomo della Teikyo University of Science e Yuichi Mizoi della Kansai University collegano questi cambiamenti al movimento internazionale sul benessere animale, le cui origini risalgono a un libro britannico del 1964 sulle condizioni degli animali da allevamento, da cui derivano le cosiddette "cinque libertà" degli animali. Un ulteriore riferimento citato dagli esperti è la Animal Welfare Strategy adottata nel 2015 dalla World Association of Zoos and Aquariums (WAZA), l'organizzazione internazionale che riunisce zoo e acquari di tutto il mondo.

27 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali

L'Università di Cambridge guiderà un nuovo progetto di ricerca da oltre 24 milioni di euro (circa 20 milioni di sterline) per coltivare in laboratorio organi umani in miniatura, i cosiddetti organoidi, a partire da cellule donate dai pazienti del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). Come riporta la LAV (Lega AntiVivisezione) in un articolo firmato da Michela Kuan, l'iniziativa è finanziata dal Medical Research Council britannico e nasce con l'obiettivo dichiarato di ridurre progressivamente il ricorso alla sperimentazione animale nello sviluppo di nuovi farmaci.

Il cuore del progetto è lo UK Pre-clinical Translational Models Hub, che sarà ospitato presso il Cambridge Stem Cell Institute, all'interno del Jeffrey Cheah Biomedical Centre sul Cambridge Biomedical Campus. Il centro sarà co-diretto dal professor Matthias Zilbauer e dal professor Bertie Göttgens, entrambi dell'istituto di ricerca sulle cellule staminali dell'ateneo britannico. L'obiettivo è costruire una piattaforma nazionale che validi, standardizzi e renda disponibile su larga scala un catalogo di organoidi derivati da pazienti e di modelli computazionali avanzati.

Gli organoidi sono piccoli gruppi organizzati di cellule umane che riproducono le caratteristiche strutturali e funzionali di un organo reale, come l'intestino, il fegato o il cervello, e possono essere impiegati per studiare come una malattia si sviluppa e come un farmaco agisce su un determinato paziente. Il progetto integrerà anche sistemi organ-on-a-chip, dispositivi basati su tecnologie di microfluidica capaci di simulare funzioni fisiologiche complesse come il respiro, il battito cardiaco o il filtraggio renale, offrendo così un modello ancora più realistico della biologia umana rispetto alle colture cellulari tradizionali.

Uno dei nodi che il nuovo hub punta a risolvere è quello della riproducibilità: fino ad oggi, laboratori diversi che seguono protocolli apparentemente simili possono ottenere organoidi con comportamenti differenti, rendendo difficile confrontare i risultati o costruire set di dati standardizzati su cui le agenzie regolatorie e le aziende farmaceutiche possano fare affidamento. Il progetto prevede infatti di lavorare con la comunità scientifica di tutto il Regno Unito per creare una biblioteca di organoidi validati, distribuita ad accademici e industria farmaceutica, incluse aziende come AstraZeneca e GSK, con l'obiettivo di individuare cure più efficaci in tempi più rapidi. Le patologie indicate come prioritarie sono in particolare i tumori e le malattie infiammatorie intestinali.

L'iniziativa si inserisce nella più ampia strategia britannica sulle NAMs (New Approach Methodologies), le nuove metodologie che uniscono biotecnologie e intelligenza artificiale per sostituire i modelli animali. Il governo del Regno Unito ha inoltre annunciato l'intenzione di eliminare gradualmente i test sugli animali per irritazione cutanea e oculare entro la fine del 2026, i test di potenza del botox sui topi entro il 2027 e di ridurre in modo significativo, tra il 35 e il 50%, gli studi di farmacocinetica e sicurezza cardiovascolare condotti su cani e primati non umani entro il 2030, stanziando complessivamente 75 milioni di sterline per sostenere questa transizione.

Un contesto ben diverso, secondo quanto denuncia LAV, è quello italiano: nel nostro paese era stata proposta l'introduzione di un finanziamento di 10 milioni di euro l'anno per il triennio 2026-2028 destinato alla ricerca sulle NAMs, ma lo stanziamento non è stato approvato. L'associazione sottolinea come, mentre Regno Unito e Stati Uniti (dove il National Institutes of Health ha destinato 87 milioni di dollari alla creazione di un centro nazionale dedicato agli organoidi standardizzati) investono somme consistenti in questo ambito, in Italia i fondi pubblici destinati ai modelli di ricerca alternativi alla sperimentazione animale restano pari a zero.

27 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Migranti, la nuova legge sui ricorsi rischia di travolgere la Cassazione

Una nuova norma sull'immigrazione rischia di trasformarsi in una valanga di ricorsi per i tribunali italiani e, in particolare, per la Corte di Cassazione. Come riporta La Legge per tutti, il decreto legge 100/2026, convertito nella legge 145/2026, recepisce in via definitiva il Patto dell'Unione Europea su migrazione e asilo e cambia radicalmente le regole sui ricorsi contro i provvedimenti che limitano la libertà dei migranti.

Il cuore della riforma riguarda la procedura di frontiera, che da eccezione diventa la regola per specifiche categorie di richiedenti asilo. L'Unione Europea ha imposto tetti numerici crescenti a cui l'Italia deve adeguarsi: le procedure di frontiera assegnate al nostro Paese partiranno da 16.032 casi nel 2026, saliranno a 24.048 nel 2027 e arriveranno a 32.064 nel 2028.

Di fronte a questi numeri, l'Ufficio del massimario della Corte di Cassazione ha lanciato un allarme nella sua Relazione 35/2026: ogni singolo provvedimento che limita la libertà personale del migrante genera automaticamente il diritto di ricorrere fino al grado più alto della giurisdizione, con la possibilità di richiedere il gratuito patrocinio. Il rischio, secondo i tecnici della Suprema Corte, è che l'aumento delle procedure di frontiera si traduca in un numero enorme di impugnazioni capaci di ingolfare i tribunali.

La legge cancella infatti in modo definitivo il cosiddetto doppio binario penale, introdotto appena nel 2024. Fino a poco tempo fa i ricorsi contro i decreti di convalida del trattenimento seguivano un percorso di natura penale. Con la nuova disciplina, invece, questi ricorsi tornano alle sezioni specializzate civili dei Tribunali, con un rito accelerato: dieci giorni di tempo per presentare ricorso, cinque per depositare gli atti e una decisione da emettere entro trenta giorni.

Cambiano anche le regole sulla protezione internazionale. Il ricorso contro il diniego non sospende più automaticamente l'esecuzione dell'espulsione, salvo il caso dei minori non accompagnati, per i quali resta la tutela rafforzata. I termini si stringono: cinque giorni per impugnare il provvedimento e una decisione che deve arrivare entro dodici settimane.

Il decreto introduce inoltre nuove misure restrittive, tutte impugnabili fino in Cassazione. È previsto l'obbligo di residenza in un luogo specifico, contro cui è possibile presentare reclamo entro sette giorni. Viene inoltre disciplinato il fermo per gli accertamenti di identità, che può durare al massimo 72 ore (48 ore per i minori), soggetto alla convalida del Giudice di pace entro 48 ore dall'adozione del provvedimento.

Secondo l'Ufficio del massimario, l'insieme di queste norme rischia di generare per ogni singola misura restrittiva un procedimento giudiziario a sé stante, moltiplicando il carico di lavoro degli uffici giudiziari proprio mentre le quote di procedure di frontiera imposte dall'Unione Europea sono destinate a raddoppiare nel giro di due anni.

27 AGOSTO 2026

UCRAINAUCRAINA. Scambio di titoli di Stato da 15 miliardi di hryvnie al 12,61%

Il Ministero delle Finanze dell'Ucraina ha condotto una nuova asta di scambio di obbligazioni di Stato (OVDP), raccogliendo adesioni per un totale di 15 miliardi di hryvnie, pari esattamente all'importo offerto. Un segnale, secondo quanto riporta la testata ucraina 112.ua, di un interesse ancora solido da parte degli investitori nei confronti del debito pubblico di Kiev, nonostante il perdurare del conflitto con la Russia.

L'operazione ha permesso di sostituire titoli in scadenza il 30 settembre 2026 con nuove obbligazioni che matureranno il 15 agosto 2029, offrendo quindi ai sottoscrittori una circolazione di circa tre anni. Il rendimento medio ponderato dei nuovi titoli si è attestato al 12,61% annuo, una cedola che riflette il costo che lo Stato ucraino continua a sostenere per finanziarsi sui mercati interni in un contesto di guerra prolungata.

Nel dettaglio dell'asta sono stati scambiati circa 13,89 milioni di unità OVDP, per un valore complessivo accreditato sul conto dell'emittente superiore a 15,03 miliardi di hryvnie. Le aste di swap, ricorrono periodicamente le autorità di Kiev, rappresentano uno strumento di gestione attiva del debito pubblico: permettono di allungare le scadenze dei titoli in circolazione senza dover reperire nuova liquidità fresca sul mercato, riducendo così la pressione sulle casse dello Stato nel breve termine.

L'articolo di 112.ua ricorda inoltre alcuni dati più ampi sulla finanza pubblica ucraina. A maggio 2026 il debito pubblico e garantito dallo Stato è diminuito di 20 miliardi di hryvnie e di 1,33 miliardi di dollari, mentre è invece aumentato di 119 milioni di euro, segno di una composizione valutaria del debito in evoluzione. Il 25 agosto 2026, inoltre, il Ministero delle Finanze ha incassato 6,21 miliardi di hryvnie destinati al bilancio statale.

Le entrate derivanti dal collocamento e dallo scambio di titoli di Stato in Ucraina sono destinate in larga parte al sostegno delle forze armate e al rafforzamento della stabilità finanziaria del Paese, in un quadro in cui il fabbisogno di bilancio resta fortemente condizionato dalle spese belliche.

Come riporta 112.ua, questa asta si inserisce in un flusso costante di operazioni simili condotte dal Ministero delle Finanze ucraino nel corso del 2026, con rendimenti che nelle scorse settimane hanno oscillato tra il 12% e il 17% a seconda delle scadenze e delle valute dei titoli offerti.

27 AGOSTO 2026

INDIAINDIA. CRB Capital: il crollo che svelò la truffa delle società fantasma

Una vicenda finanziaria degli anni Novanta, tornata di attualità grazie a una ricostruzione pubblicata da HDFC Sky, racconta come Chain Roop Bhansali sia riuscito per anni a raccogliere risparmi da migliaia di investitori indiani prima che il suo impero crollasse rovinosamente nel 1997.

Bhansali aveva fondato la sua attività finanziaria nel 1985 con il nome di CRB Consultants, trasformata nel 1992 in società per azioni con il nome di CRB Capital Markets e quotata in borsa dal 1991. La società attirava risparmiatori promettendo rendimenti fino al 36%, con tassi che a fine 1996 si attestavano ancora attorno al 24% su alcuni depositi vincolati: cifre ben superiori a quanto potesse offrire qualsiasi attività finanziaria legittima.

Il gruppo si era nel frattempo ramificato in una costellazione di società collegate, tra cui CRB Mutual Fund, CRB Asset Management, CRB Trustee e CRB Share Custodian Services, oltre a un numero impressionante di società minori: secondo le ricostruzioni giudiziarie, Bhansali arrivò a costituire oltre 100 aziende in tutta l'India, alcune registrate nel giro di pochi giorni. Gli inquirenti le considerarono in seguito veri e propri canali usati per dirottare il denaro raccolto da CRB Capital Markets verso altre entità del gruppo, in un gioco di partecipazioni incrociate che rendeva difficile ricostruire dove finissero realmente i fondi dei depositanti.

La crisi esplose all'inizio del 1997. A gennaio la Reserve Bank of India (la banca centrale indiana) condusse un'ispezione che rilevò gravi irregolarità nella gestione della società. Il 24 febbraio la RBI inviò un primo avviso formale a CRB, e il 9 aprile arrivò il provvedimento decisivo: il divieto per la società di raccogliere nuovi depositi dal pubblico, accompagnato dal blocco del trasferimento dei suoi patrimoni.

Il colpo fu fatale. Privata della possibilità di attingere a nuova liquidità dai risparmiatori, CRB Capital Markets non fu più in grado di onorare gli impegni assunti verso i depositanti già esistenti: cominciarono a rimbalzare assegni tratti su istituti come State Bank of India, Bank of Baroda e UTI Bank. Il 15 maggio 1997 folle di risparmiatori si radunarono davanti agli uffici della società a Mumbai, in DBS House, chiedendo la restituzione dei propri risparmi.

Le indagini che seguirono portarono alla luce l'architettura della truffa: le decine di società fantasma erano state create, secondo gli inquirenti, proprio per far girare il denaro raccolto dai risparmiatori tra un'entità e l'altra del gruppo, occultandone la reale destinazione. Il 2 giugno 1997 il Central Bureau of Investigation (l'agenzia investigativa federale indiana) chiese formalmente alle banche commerciali di congelare i conti correnti di Bhansali, dei suoi familiari e delle società riconducibili al gruppo, dando avvio a un procedimento penale per cospirazione e truffa ai danni di migliaia di piccoli investitori.

Come riporta HDFC Sky, il caso CRB resta uno degli episodi più citati nella storia della vigilanza finanziaria indiana, spesso ricordato insieme ad altri grandi scandali dello stesso decennio come esempio delle falle nel controllo sulle società finanziarie non bancarie che raccoglievano depositi dal pubblico offrendo rendimenti irrealistici.

27 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Siena, 90 richiedenti asilo dormono in strada per un cortocircuito burocratico

A Siena una novantina di richiedenti protezione internazionale sono costretti a dormire all'aperto, nei parchi, sotto i loggiati del Fantastici o in rifugi di fortuna. Come riporta Gazzetta di Siena, a denunciarlo è la Rete SiSolidal, realtà cittadina attiva da anni sul tema dell'accoglienza, che parla di una situazione ormai insostenibile prodotta non da un'emergenza improvvisa ma dal funzionamento degli uffici pubblici. Il meccanismo che genera questa marginalità è tanto semplice quanto paradossale. La Questura di Siena allunga a piacimento i tempi necessari per fissare l'appuntamento con cui formalizzare la domanda d'asilo, attraverso il cosiddetto modello C3. Nel frattempo la Prefettura applica una linea rigida: chi non ha ancora completato questo passaggio burocratico viene escluso dai Centri di accoglienza straordinaria (Cas), restando quindi privo di qualsiasi tetto. Il risultato è che le stesse persone che gli uffici non ricevono vengono sgomberate notte dopo notte da parcheggi e giardini pubblici, per poi ritrovarsi in un altro parco o in un altro parcheggio poco dopo. La legge, in realtà, imporrebbe tempi molto più stretti. Il decreto legislativo 25 del 2008 stabilisce che le Questure debbano verbalizzare una domanda di protezione internazionale entro tre giorni dalla manifestazione di volontà del richiedente, con una proroga massima di dieci giorni riservata ai soli casi di arrivi eccezionali. Non è la prima volta che la rete senese denuncia ritardi di questo tipo: già a metà giugno SiSolidal aveva segnalato che l'Ufficio Immigrazione della Questura aveva smesso di fissare appuntamenti, arrivando a superare i trenta giorni di attesa invece dei tre previsti dalla normativa. A fine luglio era stato raggiunto un compromesso tra le parti, con l'introduzione di tre appuntamenti al giorno per il fotosegnalamento, che avevano permesso di ridurre temporaneamente la pressione sulla città. Ma dal 17 agosto, secondo quanto denunciato da SiSolidal, gli ingressi sono stati nuovamente bloccati, riportando la situazione al punto di partenza e facendo risalire a circa 90 il numero delle persone senza alcuna forma di accoglienza. La rete denuncia inoltre un blocco amministrativo che va oltre il solo dossier dei richiedenti asilo. Le comunicazioni via posta elettronica certificata inviate da avvocati, sportelli, patronati e singoli cittadini per sollecitare risposte resterebbero senza riscontro. A questo si aggiunge l'esclusione dal portale "Prenota Facile" per molte categorie di permessi di soggiorno, con conseguenti file interminabili e pratiche che restano bloccate senza alcuna risposta da parte dell'amministrazione. Il problema, sottolinea SiSolidal, non riguarda soltanto chi arriva in cerca di protezione internazionale, ma coinvolge migliaia di cittadini stranieri regolarmente residenti nel Senese: lavoratori e studenti che ogni giorno contribuiscono al tessuto economico e sociale della provincia, ma che si trovano di fronte a un percorso a ostacoli per rinnovare o ottenere il proprio permesso di soggiorno. La rete ha chiesto pubblicamente alla Questura di rendere noti i motivi che ostacolano il rilascio degli appuntamenti e di ripristinare immediatamente la calendarizzazione nei termini previsti dalla legge.

27 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale

La morte di una bambina di 4 anni non vaccinata a Palermo per difterite ha riacceso il dibattito sulla sorveglianza sanitaria in Italia. Come sottolinea l'epidemiologa Stefania Salmaso su Scienza in Rete, l'eliminazione di una malattia grazie ai vaccini non equivale all'eradicazione del batterio che la provoca: il Corynebacterium diphtheriae continua a circolare e può ancora colpire chi non è protetto.

In Italia l'ultimo decesso per difterite autoctona risaliva al 1996: da allora, grazie all'obbligo vaccinale introdotto nel 1939, la malattia era scomparsa dalla cronaca sanitaria. Prima di quella data, agli inizi del Novecento, il Paese registrava ogni anno tra i 20mila e i 30mila casi tra i bambini, con circa 1.600 morti. Un progresso enorme, che però - avverte Salmaso - non deve essere confuso con la scomparsa definitiva del rischio: il batterio resta presente a livello globale e può rientrare in circolazione ovunque trovi persone non immunizzate.

I dati europei confermano che il fenomeno non è residuale. Nell'Unione Europea nel 2022 sono state registrate 359 infezioni da corinebatteri tossinogenici, di cui 318 sostenute da C. diphtheriae e 61 da C. ulcerans. Nel 2023 i casi sono scesi a 216 (155 da C. diphtheriae e 61 da C. ulcerans). Si tratta soprattutto di casi importati, provenienti da aree dell'Est Europa dove le coperture vaccinali risultano insufficienti, oppure da Paesi dove la malattia resta endemica, come India, Indonesia, Filippine, Malesia, Nepal, alcuni Stati africani e il Brasile.

Il punto centrale sollevato dall'autrice riguarda però un elemento specifico del caso siciliano: la bambina risultava inadempiente al ciclo vaccinale già da tre anni. Un dato che, se rilevato e comunicato tempestivamente agli operatori sanitari, avrebbe potuto orientare fin da subito il sospetto diagnostico verso la difterite, evitando probabilmente il ritardo che ha caratterizzato la vicenda.

Salmaso critica in particolare l'assenza di un'anagrafe vaccinale facilmente consultabile dal personale sanitario nel momento della visita. Sapere in tempo reale che un bambino non ha completato il ciclo vaccinale previsto non è solo un dato statistico: è un'informazione clinica che può fare la differenza nel riconoscere precocemente una malattia ormai rara e quindi difficile da diagnosticare per i medici, che nella pratica quotidiana non la incontrano quasi più.

Per l'epidemiologa il caso di Palermo rappresenta un fallimento della sanità pubblica, che non può limitarsi al rispetto formale delle procedure burocratiche - come l'invio di solleciti alle famiglie inadempienti o l'irrogazione di sanzioni pecuniarie - ma dovrebbe rafforzare concretamente gli strumenti di sorveglianza epidemiologica e di supporto alle famiglie. L'obiettivo, sottolinea Salmaso, è individuare per tempo i soggetti a rischio prima che si trasformino, come in questo caso, in tragedie evitabili.

27 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?

La Commissione Europea si trova a dover gestire una mole di riscontri senza precedenti sulla revisione delle norme relative al tabacco. Come riporta Vaping Post, la seconda consultazione pubblica lanciata da Bruxelles il 22 maggio e chiusa lo scorso 14 agosto, sommata alla precedente call for evidence, ha raccolto oltre 80.000 contributi da cittadini, aziende, associazioni di consumatori e organizzazioni sanitarie. Questi dati confluiranno nella revisione della direttiva sui prodotti del tabacco e di quella sulla pubblicità del tabacco, attese entro la fine del 2026.

Il nodo centrale del dibattito riguarda il modo in cui l'Unione Europea intende regolamentare la nicotina: se trattarla come un'unica categoria di rischio, indipendentemente dal prodotto che la veicola, oppure se distinguere le normative in base al rischio effettivo di ciascun prodotto, separando le sigarette tradizionali dalle sigarette elettroniche, dal tabacco riscaldato e dalle bustine di nicotina.

Ancora prima che le risposte alla consultazione siano state analizzate nel dettaglio, le critiche si sono concentrate sul metodo con cui la Commissione ha raccolto i pareri. Il professor Riccardo Polosa, dell'Università di Catania, ha dichiarato all'agenzia Eunews che il questionario predisposto da Bruxelles solleva dubbi sia sulla trasparenza sia sulla qualità complessiva del processo. Secondo Polosa, il fatto di raggruppare in domande generiche prodotti alla nicotina profondamente diversi tra loro rischia di offuscare le differenze di rischio relativo tra le varie categorie. Il professore sostiene che l'obiettivo prioritario della futura legislazione dovrebbe restare la riduzione delle malattie e dei decessi legati al fumo, distinguendo con chiarezza le sigarette combuste dalle alternative non combuste.

Non si tratta di un dibattito puramente tecnico sulla struttura dei sondaggi: la futura normativa potrà incidere su centinaia di milioni di consumatori europei, dato che l'attuale direttiva sui prodotti del tabacco regolamenta già sigarette, tabacco senza combustione e sigarette elettroniche, tra le altre categorie.

Un ulteriore elemento chiamato in causa è il modello scandinavo. Il ricercatore norvegese Karl E. Lund ritiene che i responsabili politici dovrebbero guardare con maggiore attenzione ai paesi nordici, e in particolare alla Svezia, dove le sigarette sono state progressivamente sostituite da alternative senza combustione come lo snus e le bustine di nicotina. Secondo Lund, invece di puntare esclusivamente all'eliminazione del consumo di nicotina, la regolamentazione dovrebbe aiutare chi non può o non vuole smettere di usare nicotina ad allontanarsi dal fumo tradizionale. Lund descrive l'approccio scandinavo come un modello di regolazione proporzionata al rischio, in cui i prodotti non vengono automaticamente equiparati solo perché contengono nicotina.

Sul fronte della percezione del rischio, i dati dell'organizzazione britannica ASH mostrano che nel 2025 il 56% degli adulti britannici che conoscevano il vaping lo riteneva altrettanto o più dannoso delle sigarette tradizionali, mentre solo il 28% lo identificava correttamente come meno nocivo. Per chi sta valutando se passare dal fumo al vaping, questo tipo di percezione distorta non è un dettaglio trascurabile. Anche i dati sui più giovani raccontano una storia simile: nel 2024, il 58% degli adolescenti britannici tra gli 11 e i 17 anni che conoscevano il vaping lo riteneva altrettanto o più dannoso del fumo, un dato che tuttavia non sembra scoraggiarne la sperimentazione.

Sul piano commerciale, la Confederazione Europea dei Rivenditori di Tabacco ha avvertito che restrizioni sproporzionate rischiano di penalizzare le attività commerciali che rispettano le regole, favorendo al contrario i venditori illeciti. Anche Lund ha sollevato preoccupazioni analoghe, sostenendo che i regolatori devono tenere conto delle conseguenze reali che si producono quando le alternative legali diventano meno accessibili o meno attraenti per i consumatori.

Uno degli aspetti forse più trascurati dell'intera consultazione riguarda proprio il modo in cui l'Europa comunica il rischio relativo tra i diversi prodotti. La diffusa convinzione che il vaping sia pericoloso quanto il fumo tradizionale mostra cosa può accadere quando i messaggi di sanità pubblica insistono sull'incertezza scientifica senza spiegare adeguatamente l'entità reale del rischio.

L'Europa si trova quindi davanti a una scelta che va oltre il tema di aromi, pubblicità o packaging: decidere se regolare la nicotina in base alla sua semplice presenza in un prodotto, oppure regolare i prodotti in base al rischio che effettivamente comportano. Per chi sostiene le strategie di riduzione del danno da tabacco, la vera prova di credibilità della consultazione sarà stabilire se Bruxelles ascolterà davvero le prove che ha chiesto ai cittadini europei di fornire.

27 AGOSTO 2026

AMERICHE. Colombia-USA: comandante Southcom in visita per intensificare lotta al narcotraffico

Il generale Francis L. Donovan, comandante dello US Southern Command (Southcom), ha visitato la Colombia il 26 agosto per incontrare i nuovi vertici militari nominati dal presidente Abelardo de la Espriella e discutere il rafforzamento della cooperazione contro il narcotraffico. Come riporta BSS News, il comando militare statunitense ha reso noto sui social che l'incontro serviva a "discutere sforzi congiunti per combattere i narco-terroristi e rafforzare il partenariato di sicurezza tra Stati Uniti e Colombia".

De la Espriella, insediatosi lo scorso 7 agosto, ha sostituito l'ex presidente di sinistra Gustavo Petro, che aveva avuto rapporti tesi con l'amministrazione Trump. Il nuovo capo dello Stato colombiano ha vinto le elezioni di giugno contro un candidato progressista promettendo un pugno duro contro i gruppi armati coinvolti nel narcotraffico, impegnandosi a interrompere i negoziati di pace avviati dal predecessore e a puntare invece su operazioni militari con il sostegno statunitense.

Subito dopo l'elezione, la Colombia ha aderito alla coalizione anti-cartelli promossa dall'amministrazione Trump nota come "Shield of the Americas" (Scudo delle Americhe), diventando il diciannovesimo paese membro dell'iniziativa. Il ministro della Difesa colombiano, il generale in pensione Jorge Eduardo Mora, ha firmato l'adesione durante un vertice a Panama alla presenza del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha definito la Colombia "un partner di lunga data nella lotta ai cartelli e un leader vitale per la sicurezza regionale".

Il governo di De la Espriella ha inoltre designato Medellín, seconda città più popolosa del paese, come sede nazionale dello Scudo delle Americhe. Il 12 agosto sono state autorizzate operazioni militari congiunte tra Colombia e Stati Uniti nella guerra al narcotraffico: Hegseth ha dichiarato che il paese sudamericano ha autorizzato "operazioni militari congiunte per distruggere i terroristi e le reti terroristiche". Washington ha annunciato un pacchetto di sostegno alla sicurezza colombiana da un miliardo di dollari.

La Colombia resta il primo produttore mondiale di cocaina. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense New York Times e ripreso da diverse agenzie, Stati Uniti e Colombia starebbero discutendo anche di un possibile ripristino delle operazioni di eradicazione aerea delle coltivazioni di coca, oltre a un supporto di intelligence americano per le missioni antidroga delle forze armate colombiane e all'estradizione di trafficanti catturati.

Il generale Donovan aveva già visitato quest'anno Guatemala, Ecuador e Venezuela, quest'ultima dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro e la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Caracas e Washington.

27 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS

La cannabis è a livello globale la sostanza psicoattiva più comunemente utilizzata e soggetta a controllo internazionale. L'attenzione verso le conseguenze sanitarie e sociali dell'uso non medico di cannabis, compresi i disturbi correlati, è in costante aumento. Questo documento tecnico fornisce un aggiornamento delle evidenze scientifiche sull'impatto dell'uso non medico di cannabis sulla salute, basandosi sulla precedente pubblicazione del 2016.

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27 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Risiko grandi banche. Intesa si rivolge alla Consob, esposto sulle offerte di Mps

Intesa Sanpaolo deposita in Consob l'esposto sulle offerte di Mps per Banco Bpm e Banca Generali.

Ca' de Sass (Intesa Sanpaolo) ha inoltrato all'authority una serie di "osservazioni e considerazioni" sulle "criticità emerse", con l'obiettivo, riferiscono fonti vicine al dossier, di "tutelare l'integrità del mercato e la corretta informazione verso tutti gli azionisti" e di evidenziare "la necessità del rispetto della normativa vigente", in particolare in tema della "passivity rule". Il primo filone riguarda le modalità di comunicazione al mercato delle operazioni, la cui approvazione da parte del cda del Monte, lo scorso 20 agosto, è stata anticipata il 19 agosto da indiscrezioni di stampa sulle quali la banca non ha preso posizione.

I rumor si sono susseguiti anche durante il consiglio e solo il giorno seguente, prima dell'apertura di Borsa, sono arrivati i comunicati ufficiali. Il secondo filone riguarda la passivity rule: a Mps viene imputata un'interpretazione molto "estensiva" della norma, con la convocazione dell'assemblea solo il 29 ottobre, a distanza di oltre due mesi dall'annuncio delle ops. Alla Consob - destinataria di un esposto di una trentina di pagine - è stata sottoposta un'interpretazione secondo cui il via libera dei soci dovrebbe precedere e non seguire il lancio delle offerte. Il principio della passivity rule impone, secondo le valutazioni legali, una limitazione alla possibilità del management della società target di compiere atti o iniziative che possano ostacolare l'offerta senza l'autorizzazione dell'assemblea. Ed è qui che si inserisce il problema della tempistica dell'assemblea di Mps.

L'esposto arriva in Consob nel giorno della prima riunione 'milanese' dell'authority da quando Guido Stazi ne è diventato presidente e alla vigilia del consiglio delle Generali che dovrà avviare l'esame dell'ops su Banca Generali.

Il Leone (ndr - Generali Assicurazioni), è emerso, intende esaminare attentamente e senza pregiudizi l'ops: disponendo del 50,2% di Banca Generali, sarà determinante per l'esito dell'offerta, la cui validità è subordinata al conseguimento di almeno il 50% del capitale più un'azione.

Il Monte offre 6,958 azioni, dopo lo stacco di un dividendo di 4 miliardi, con un premio del 10%. La proposta valorizza i titoli di Banca Generali quasi 81 euro, ben più dei 66 euro a cui trattano in Borsa, in quanto il mercato, se l'offerta andasse a buon fine, si attende un calo delle azioni del Monte, private del supporto dell'opas di Intesa. Col Leone si chiude il cerchio dei cda delle società coinvolte nelle ops, dopo quello interlocutorio di Banca Generali, che ha preso atto e avviato l'analisi dell'offerta, e quello di Bpm, fredda verso una "un'acquisizione" senza premio "strutturalmente diversa" dalla fusione alla pari cercata a inizio giugno.

L'ad di Mps Luigi Lovaglio intanto ha replicato alla Lex Column dell'Ft, accusata di aver "travisato" il suo piano, bollato come una "stravagante" fusione a quattro. L'integrazione di Mediobanca "è già in corso" mentre Bpm e Banca Generali non sono "operazioni equivalenti" - la prima è "una fusione tradizionale" tra banche, la seconda un'acquisizione "complementare" nel wealth management - e dunque non costituiscono "un'unica sfida di integrazione".

Lovaglio, che parla di "progetto industriale" con "una forte visione di crescita", auspica un' "analisi critica" anche dell'opas di Intesa e dei "suoi rischi di integrazione, regolatori, antitrust e di disinvestimento".

Sul fronte politico il vicepremier Antonio Tajani ribadisce la posizione di FI: il mercato "è sovrano" e "non tocca al governo" né "alla politica infilarsi nel risiko". L'importante, dice, è che "ci sia un sistema bancario efficiente", noi "sosteniamo le banche di prossimità" come pure le "grandi banche che servano a sostenere le grandi operazioni internazionali".

Quello di Intesa, dichiara il presidente di Cariplo, Giovanni Azzone, "è un intervento importante per investitori e azionisti che mira a costruire un campione nazionale" mentre la Fondazione Mps fa sapere di seguire "con attenzione" gli sviluppi del risiko e chiede di tutelare il legame col "territorio". In Borsa, dopo la decisione del Banco (+0,3%), Mps ha ceduto lo 0,6%, con il premio dell'opas di Intesa (+0,3%) che è salito al 3,2%, segno che lo scetticismo del mercato sulla difesa del Monte aumenta. In calo anche Banca Generali (-1,1%) mentre Generali è salita dell'1%.

(Ansa)

27 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Vietati i brani generati dall'AI nelle classifiche musicali

È bastata una cover rivisitata dell’iconico successo di Madonna, Like a Prayer, per far tremare le certezze dell’industria musicale australiana. Catapultata in cima alle vendite prima che il suo creatore rivelasse discretamente la sua origine artificiale, la canzone ha messo in luce un punto cieco normativo. Di conseguenza, l’ARIA, l’organismo che regola le classifiche del paese, ha dichiarato guerra ai brani privi di un vero tocco umano.

Una cover AI di Madonna fa cambiare le regole della musica in Australia

Tutto è cominciato con questa cover firmata Josh Fawaz, un DJ australiano poco conosciuto fino a quel momento, che voleva dare nuova vita a Like a Prayer, uno dei brani più emblematici di Madonna. Il pezzo è schizzato in cima alla classifica dance e di quella generale, con oltre 48 milioni di ascolti su Spotify e un posto d’onore nelle playlist radiofoniche. Su YouTube ha superato i 22 milioni di visualizzazioni.

Peccato che buona parte del brano debba tutto all’intelligenza artificiale, un’informazione che Fawaz ha aggiunto ai crediti solo a posteriori, una volta scoppiata la polemica. Madonna, dal canto suo, non ha chiesto niente a nessuno, anche se la sua canzone cult si ritrova suo malgrado al centro di un dibattito che va ben oltre la sua cover.

È stata la goccia che ha fatto traboccare il primo ministro australiano Anthony Albanese, che già a luglio prometteva maggiori protezioni per i creator di fronte alla minaccia dell’AI. Il paese dei canguri è molto rigido sulle nuove tecnologie in generale, del resto ha vietato i social network ai minori di 16 anni.

L’Australian Recording Industry Association (ARIA) ha quindi reagito, e piuttosto in fretta. L’organismo ha annunciato di aver aggiornato il proprio Codice di buona condotta, che entrerà in vigore il 31 agosto. Un vero segnale lanciato a un’intera industria ancora esitante di fronte all’AI generativa, e accolto con favore da diversi artisti locali.

Cosa cambia concretamente per gli artisti con la nuova regola

In Australia, con le nuove regole, un brano resta idoneo alle classifiche fintanto che è giudicato “sostanzialmente realizzato da un essere umano“. La voce principale e gli strumenti devono essere eseguiti da persone reali (il che, tra parentesi, potrebbe far sorgere dubbi su numerosi compositori e DJ che creano musica al computer da anni, e non sono i soli), anche se l’AI può continuare a intervenire sul mastering o su certi effetti come l’auto-tune. Solo i brani interamente generati da una macchina vengono esclusi. Altra novità: ogni artista dovrà dichiarare esplicitamente qualsiasi ricorso all’AI al momento di sottoporre il proprio brano all’ARIA.

L’ARIA dichiara di poter rimuovere un brano dalle classifiche, correggerne retroattivamente le posizioni, o addirittura esigere la restituzione di un trofeo già assegnato, pur lasciando agli artisti e ai loro team la possibilità di contestare un’esclusione ritenuta abusiva.

La decisione australiana si basa su linee guida internazionali stabilite dall’IFPI, la federazione mondiale dell’industria fonografica. E fa eco a un’iniziativa simile presa in Svezia all’inizio di quest’anno. Forse questo piccolo terremoto spingerà altri paesi a pronunciarsi a loro volta.

(PuntoInformatico.it)

27 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Il governo 'raccomanderà ai britannici di fare scorta di cibo in scatola' per prepararsi a condizioni meteorologiche estreme o attacchi informatici

Stando a quanto riportato, il governo inviterà le famiglie a fare scorta di cibo in scatola e acqua in bottiglia per prepararsi a condizioni meteorologiche estreme o ad attacchi informatici contro il Paese.

Secondo il Financial Times , il governo di Andy Burnham si sta concentrando sulla resilienza nazionale a seguito delle minacce provenienti dalla Russia e delle ondate di calore di quest'estate.

La Russia ha affermato che ci sarebbero "conseguenze" se la Gran Bretagna fornisse all'Ucraina i progetti per i componenti britannici utilizzati nel missile Scalp di produzione francese, mentre Parigi sta valutando la possibilità di installare linee di assemblaggio per quest'arma in Ucraina.

Il ministro degli esteri del paese, Sergei Lavrov, ha affermato che il suo paese ha il diritto di considerare il "coinvolgimento diretto delle forze missilistiche britanniche" come "partecipazione alla guerra, con tutte le conseguenze che ne derivano".

Il governo di Andy Burnham si sta concentrando sulla resilienza nazionale a seguito delle minacce provenienti dalla Russia e delle ondate di calore di quest'estate ( AFP/Getty ).

Ma in un discorso tenuto lunedì fuori dalla cattedrale di Santa Sofia a Kiev, Burnham ha promesso che non si lascerà dissuadere dal fornire aiuti all'Ucraina.

Secondo il Financial Times , il governo sta accelerando i lavori sul suo "libro di guerra" – un manuale per la difesa della nazione contro le minacce esterne – e sta pianificando una campagna sui social media con consigli per aiutare le persone ad affrontare gli effetti di eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore che hanno colpito il paese quest'estate .

Una fonte ha dichiarato al giornale: "Verranno forniti consigli pratici su come migliorare la resilienza domestica, come ad esempio avere a disposizione acqua in bottiglia e cibo in scatola. Si tratterà di buon senso, non di allarmismo."

Il registro nazionale dei rischi del governo è stato aggiornato il mese scorso, con l'aggiunta del rischio di interferenza nel processo democratico del Regno Unito.

Il registro nazionale dei rischi è la valutazione del governo sui rischi più significativi che il Regno Unito si trova ad affrontare. Si tratta di uno strumento di pianificazione concepito per aiutare i professionisti a prepararsi ai rischi e non ha lo scopo di prevedere eventi futuri.

All'inizio di questo mese, The Independent ha riportato che gli analisti hanno avvertito che il caldo estremo e la siccità persistente stanno mettendo la Gran Bretagna a rischio della "peggiore crisi di sicurezza alimentare degli ultimi decenni".

Secondo gli analisti della banca d'investimento Shore Capital, l'impatto a catena di cinque ondate di calore e di periodi prolungati di siccità potrebbe distruggere i raccolti degli agricoltori, portando a carenze alimentari entro la fine dell'anno e a una crescente dipendenza dalle importazioni estere.

La National Farmers Union (NFU) ha avvertito che la situazione è "sempre più preoccupante" e che gli allevatori di bestiame da latte stanno già utilizzando foraggio invernale perché l'erba ha smesso di crescere.

(The Independent)

26 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carburanti. Prorogato al 5 settembre lo sconto accise

Proroga dal 27 agosto al 5 settembre 2026 della riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio usato come carburante, tramite una riduzione dell'aliquota di accisa di 14 centesimi e dell'Iva di ulteriori 3 centesimi.

E' quanto si legge nella nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri.

Per lo stesso periodo, la stessa aliquota si applica ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idro-trattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburanti.

È inoltre prorogato per lo stesso periodo il credito d'imposta riconosciuto in favore delle imprese di autotrasporto.

Alla copertura, 130 miilioni di euro, le risorse arrivano da un nuovo meccanismo, previsto nello stesso decreto, di acconto fiscale delle tasse sui dividendi anticipati dai grandi gruppi energetici. La misura "inedita è stata definita in accordo con i gruppi coinvolti", spiegano fonti di governo. E, secondo quanto filtra, probabilmente riguarderà in particolare l'Eni. L'acconto, che dovrebbe essere fissato al 39%, secondo una bozza del provvedimento, farebbe poi maturare alla società un equivalente credito di imposta.
L'obiettivo è fare scattare nuove modalità di sostegni contro il caro carburante, "selettivi sulla base del reddito".

(Adnkronos + Ansa)

26 AGOSTO 2026

GERMANIAGERMANIA. Deutsche Bank, sottratti oltre 600 mila euro dall'ex responsabile Private banking della sede di Francoforte

Un ex dipendente di Deutsche Bank, che aveva ricoperto il ruolo di responsabile del private banking nella principale filiale dell'istituto a Francoforte, ha ammesso di essersi appropriato indebitamente di oltre 600 mila euro appartenenti ai clienti. La confessione è arrivata davanti a un tribunale di Francoforte, nel primo giorno del processo a suo carico.

L'ex banker si è dichiarato colpevole in relazione a 21 operazioni.

Il caso era stato scoperto dalla stessa Deutsche Bank nel 2025 e riguarda una filiale particolarmente significativa per il gruppo tedesco, situata nella sede stessa del quartier generale globale della banca, a Francoforte.

L'uomo lavorava per Deutsche Bank dal 2008 e, nel corso della sua carriera, era arrivato a guidare le attività di private banking della filiale. Una posizione nella quale il rapporto fiduciario con la clientela rappresenta un elemento centrale e che rende particolarmente delicata la vicenda.

"Ho lavorato per anni in una professione nella quale la fiducia è l'unico vero capitale. Ho abusato di questa fiducia", ha riconosciuto l'imputato in una dichiarazione letta in aula dal suo avvocato. L'ex dipendente ha quindi ammesso la propria responsabilità per ciascuna delle operazioni contestate.

Una parte consistente delle somme sottratte sarebbe stata trasferita su un conto di intermediazione finanziaria. Il denaro sarebbe stato successivamente utilizzato per effettuare investimenti speculativi, attraverso i quali l'ex banker avrebbe perso gran parte delle somme.

Attraverso il proprio legale, l'imputato ha ricondotto l'inizio delle condotte fraudolente all'aumento delle spese familiari. Ha inoltre sostenuto di avere sempre avuto l'intenzione di restituire il denaro sottratto. Una dinamica che, secondo quanto emerso in tribunale, si è però tradotta in una successione di 21 transazioni per un importo complessivo superiore ai 600 mila euro.

La vicenda non ha prodotto perdite definitive per i risparmiatori interessati.

Deutsche Bank ha fatto sapere che il ristretto numero di clienti coinvolti è stato integralmente risarcito.

L'istituto ha inoltre sottolineato di avere reagito immediatamente una volta individuato il caso. “Deutsche Bank si rammarica per questo incidente e ha licenziato con effetto immediato il dipendente coinvolto” ha dichiarato la banca guida da Christian Sewing.

Il gruppo tedesco ha poi rafforzato i presidi interni. Dopo la scoperta dell'appropriazione indebita, Deutsche Bank ha spiegato di avere ulteriormente potenziato i meccanismi di controllo già esistenti e di avere adottato misure mirate nella propria rete commerciale e nelle filiali per aumentare l'attenzione verso questo tipo di frodi.

(Advisoronline.it)

26 AGOSTO 2026

AUSTRIAAUSTRIA. Vienna, multa da 1.000 euro per aver comprato un cane da allevamento crudele

A Vienna una famiglia ha dovuto pagare una multa di oltre 1.000 euro per aver acquistato una cucciola di Bulldog francese, chiamata "Emmi", che presenta caratteristiche tipiche di quella che in Austria viene definita Qualzucht, letteralmente "allevamento della sofferenza". La cagnolina mostra un cranio deformato per brachicefalia, pieghe cutanee molto pronunciate sulla testa, una coda ridotta a un moncone e un mantello "merle" legato a un difetto genetico.

Come riporta la Kronen Zeitung, il caso è emerso dopo che la famiglia aveva pubblicato le foto della cucciola sui social. Un'associazione animalista ha visto le immagini e ha sporto denuncia, poiché in Austria la legge sul benessere animale proibisce non solo l'allevamento, ma anche l'acquisto o l'importazione di animali che presentino sintomi o tratti visibilmente derivanti da questo tipo di selezione genetica estrema. L'ufficio distrettuale competente ha quindi avviato un procedimento sanzionatorio amministrativo, confermando la violazione e imponendo la multa di poco superiore ai 1.000 euro. La legge austriaca prevede sanzioni fino a 7.500 euro per chi acquista animali con tali caratteristiche.

La garante viennese per il benessere animale, Eva Persy, ha commentato il caso sottolineando che nessun animale dovrebbe soffrire soltanto perché le persone trovano un determinato aspetto fisico gradevole o persino divertente, e che la salute e la qualità di vita degli animali devono contare più di un ideale estetico estremo. Secondo Persy, affermazioni come "è normale per questa razza" non possono essere usate per giustificare sofferenze evidenti: musi corti, occhi sporgenti, pieghe cutanee estreme o arti deformati non sono semplicemente un tratto "carino" o "tipico della razza", ma comportano spesso difficoltà respiratorie, problemi di movimento e infezioni o dolori cronici.

La garante ha inoltre ricordato che ogni acquisto influenza quali cani verranno allevati in futuro: chi scegli caratteristiche sane e non sostiene allevamenti con tratti estremi che causano sofferenza lancia un segnale chiaro contro questo tipo di selezione genetica, evitando al contempo possibili conseguenze legali. Per questo motivo, chi intende acquistare un animale domestico viene invitato a informarsi in anticipo attraverso il nuovo portale della Tierschutzombudsstelle di Vienna, haustiercheck.at, per compiere scelte più responsabili.

Tra le razze canine più esposte a problemi di salute legati a questo tipo di allevamento figurano il Bulldog francese e quello inglese, il Carlino e il Cavalier King Charles Spaniel, mentre tra i gatti sono considerati a rischio il Persiano, lo Scottish Fold e lo Sphynx. Nella sola città di Vienna, secondo dati della Tierschutzombudsstelle, il numero di Bulldog francesi registrati è quasi triplicato tra il 2012 e il 2020, passando da 513 a 1.320 esemplari, segno di una domanda di mercato che continua a crescere nonostante il divieto di legge sull'allevamento crudele.

26 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Telecomunicazioni, Italia ultima tra 34 mercati nell'indice Kearney

L'Italia chiude all'ultimo posto la classifica mondiale sulla salute dei mercati delle telecomunicazioni. Lo certifica il Global Telecom Health Index 2026, elaborato dalla società di consulenza Kearney, che analizza 34 Paesi in diversi continenti attribuendo al nostro sistema un punteggio di 52 punti, il più basso in assoluto.

Come riporta Spot and Web, il paradosso italiano è evidente: il paese dispone di reti avanzate, continua a investire nelle infrastrutture digitali e applica ai consumatori alcune delle tariffe telefoniche più competitive d'Europa. Nonostante questo, il mercato non riesce a trasformare infrastrutture e investimenti in ritorni economici adeguati, un problema che riguarda non solo la qualità o la diffusione delle reti, ma la sostenibilità industriale dell'intero settore.

L'indice Kearney valuta i mercati lungo cinque dimensioni: solidità finanziaria, capacità commerciale, livello tecnologico, contesto operativo e percezione dei clienti, incrociando in totale venti indicatori. In vetta alla classifica si posizionano Emirati Arabi Uniti e Qatar, con performance particolarmente solide su tecnologia, finanza, contesto operativo e soddisfazione dei clienti. Seguono nella top five Svezia, Norvegia e Svizzera, mentre nella top ten compaiono anche Finlandia, Malaysia, Arabia Saudita, Thailandia e Cina. Curiosamente, secondo Kearney non emerge alcun legame diretto tra PIL pro capite e punteggio nell'indice: la Malaysia, ad esempio, si colloca al 32° posto per PIL pro capite ma al sesto per salute del mercato telecom, un risultato attribuito a una struttura di mercato ordinata e a politiche nazionali coordinate.

Il quadro europeo resta invece debole: insieme all'Italia, anche Germania e Regno Unito occupano le ultime posizioni della classifica, rispettivamente terzultimo e penultimo posto. Nel caso britannico pesano in particolare la scarsa soddisfazione dei clienti e i ritardi nello sviluppo tecnologico e commerciale.

Tra i fattori che pesano sul risultato italiano, secondo l'analisi di Kearney riportata da Key4biz, ci sono lo scarso ritorno sugli investimenti, la necessità di un consolidamento del settore, i problemi legati alla diffusione della fibra FTTH e la cessione delle torri di telecomunicazione avvenuta negli ultimi anni. Su questo ultimo punto il report dedica un intero capitolo, sostenendo che lo scorporo delle torri non ha portato benefici di lungo periodo agli operatori che lo hanno realizzato, tra cui in Italia anche TIM. Kearney rileva inoltre una correlazione positiva tra la proprietà delle torri e la salute del mercato: i paesi in cui gli operatori dominanti mantengono più del 50% della proprietà delle infrastrutture tendono ad avere performance migliori, mentre proprio su questo fronte l'Italia si colloca all'ultimo posto.

Il tema del consolidamento del settore torna quindi centrale. Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM e presidente dell'associazione di categoria Asstel, ha sollecitato una decisione sul consolidamento per ricostruire la capacità di investimento degli operatori, citando come esempio già concluso l'operazione tra Poste Italiane e TIM. Resta invece ancora uno scenario di mercato, e non un'operazione definita, l'ipotesi di un'aggregazione tra Wind Tre e Iliad. Lo studio di Kearney suggerisce che un'elevata frammentazione del mercato sia associata a risultati peggiori non solo nel segmento mobile ma anche nelle reti fisse, pur avvertendo che non ogni fusione produce automaticamente efficienza: il consolidamento può liberare risorse e razionalizzare gli investimenti solo se accompagnato da impegni precisi su qualità, copertura e innovazione.

Un altro passaggio ritenuto decisivo riguarda il rinnovo dei diritti d'uso delle frequenze mobili, in scadenza alla fine del 2029. È attualmente in corso una consultazione pubblica dell'Agcom, aperta fino al 5 ottobre, che propone una proroga dei diritti fino al 31 dicembre 2037, subordinata a obblighi su investimenti, copertura del territorio e qualità del servizio. La determinazione degli importi da versare per il rinnovo spetterà invece al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La posizione dell'Italia in questa classifica, sottolinea l'articolo, non riguarda soltanto gli interessi degli azionisti delle compagnie telefoniche: un settore indebolito rischia di frenare lo sviluppo delle reti, di ridurre la qualità dei servizi offerti ai cittadini e di aumentare la dipendenza tecnologica del Paese. La sfida indicata è costruire un mercato in cui gli operatori possano tornare a investire senza scaricare inefficienze e costi sui consumatori, con regole capaci di premiare gli investimenti reali, favorire la condivisione delle infrastrutture dove utile e mantenere una concorrenza basata sulla qualità dei servizi, non solo sulla riduzione delle tariffe.

26 AGOSTO 2026

USAUSA. Meta patteggia per 17 miliardi di dollari sulla dipendenza da social dei minori

Meta ha deciso di chiudere con un accordo extragiudiziale il maxi-processo intentato da 29 Stati americani, che accusavano l'azienda di Mark Zuckerberg di aver progettato deliberatamente Facebook e Instagram per creare dipendenza negli adolescenti, nascondendo scientemente i rischi legati all'uso dei social network. Come riporta Key4biz, l'accusa si basava anche sulla testimonianza di un ex responsabile della sicurezza di Facebook, secondo cui l'azienda era consapevole dei danni provocati dalle proprie piattaforme.

Il patteggiamento prevede un pagamento fino a 16,7 miliardi di dollari, cifra che sale a circa 17 miliardi se si considerano anche altre voci dell'intesa. Gli Stati coinvolti nella causa, guidati dai procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey, chiedevano un risarcimento complessivo che nelle fasi iniziali del processo era stato stimato fino a 200 miliardi di dollari, mentre Meta aveva paventato il rischio di dover fronteggiare richieste fino a 1.400 miliardi di dollari, una cifra quasi equivalente al valore in borsa dell'intera azienda.

L'accordo non comporta alcuna ammissione di colpa da parte di Meta. Tra le misure concordate figurano un limite di due ore giornaliere di navigazione per gli utenti minori di 18 anni, il blocco delle applicazioni tra mezzanotte e le 6 del mattino (la cosiddetta "modalità notturna") e la disattivazione delle notifiche push dalle 8 alle 15 durante l'orario scolastico, denominata "modalità scuola". L'intesa impone inoltre controlli di verifica dell'età più severi e la messa a disposizione di nuovi strumenti di controllo per i genitori. Queste restrizioni dovranno restare in vigore per dieci anni.

Oltre alla cifra concordata con la coalizione di Stati, Meta pagherà separatamente 2,2 miliardi di dollari allo Stato della California. Il patteggiamento evita inoltre a Zuckerberg di dover testimoniare personalmente in tribunale, un'eventualità che si sarebbe verificata se il processo, iniziato nei giorni scorsi nel tribunale federale di Oakland, fosse proseguito fino al verdetto della giuria.

La notizia dell'accordo è stata accolta positivamente dai mercati: le azioni di Meta sono salite del 4,7% subito dopo l'annuncio. La vicenda giudiziaria era stata paragonata da più osservatori alle cause intentate negli anni Novanta contro l'industria del tabacco, quando le principali aziende produttrici di sigarette furono accusate di aver ignorato consapevolmente gli effetti dannosi dei propri prodotti.

26 AGOSTO 2026

USAUSA. Pornhub: accordo da 120 milioni di dollari per abusi su minori

Aylo, la società con sede a Montreal che possiede Pornhub - già nota come MindGeek - ha accettato di pagare 120 milioni di dollari per chiudere due class action federali intentate nel 2021, una in California e una in Alabama. Le denunce accusavano l'azienda di aver tratto profitto dalla distribuzione di materiale pedopornografico caricato da abusanti sulle sue piattaforme.

Come riporta CP24, le cause erano state presentate nel 2021 da vittime che sostenevano fosse stato caricato senza consenso materiale sessualmente esplicito che le riguardava, risalente a quando erano minorenni, e che quel materiale era stato visualizzato migliaia di volte. Le denuncianti sostengono che il proprietario del sito abbia "consapevolmente" tratto profitto da quei contenuti, rendendoli ampiamente disponibili al pubblico non solo su Pornhub ma anche su altre piattaforme del gruppo, come Youporn e Redtube. Aylo nega tutte le accuse.

Nel caso californiano, la denunciante ha raccontato che l'ex fidanzato l'aveva registrata durante un rapporto sessuale senza il suo consenso, quando lei aveva 16 anni, per poi pubblicare i video su Pornhub come atto di vendetta. Secondo quanto riportato da FindLaw, la donna sostiene che MindGeek avesse esaminato quel materiale prima di renderlo disponibile per la visualizzazione e il download.

Nel caso dell'Alabama, la vittima ha dichiarato di essere stata drogata e violentata quando era minorenne, e che il suo aggressore aveva poi caricato i video dello stupro su Pornhub e su altri siti, ottenendo un profitto attraverso il programma Modelhub della piattaforma. Gli avvocati delle denuncianti sostengono che i contenuti in questione siano stati visualizzati oltre 684 milioni di volte su Pornhub e sugli altri siti del gruppo, tra i più visitati al mondo, come emerge dagli atti della causa citati da Bloomberg Law.

L'accordo, depositato presso il tribunale del Distretto Centrale della California, dovrà ancora ricevere l'approvazione definitiva del giudice. I 120 milioni di dollari saranno versati in sette rate: un primo pagamento di 25 milioni di dollari nel 2026, seguito da sei rate annuali da circa 15,8 milioni di dollari ciascuna nei sei anni successivi. Potranno presentare domanda di risarcimento tutte le persone che, al momento della registrazione, avevano meno di 18 anni e sono apparse in video o immagini caricati sui siti di Aylo tra febbraio 2011 e dicembre 2024.

Oltre al risarcimento economico, l'accordo prevede una serie di impegni operativi vincolanti: la verifica tramite documento d'identità governativo dell'età di tutte le persone che compaiono nei contenuti caricati, un sistema di moderazione che combina strumenti tecnologici automatizzati e revisione umana per individuare e rimuovere materiale di abuso su minori, la segnalazione dei contenuti sospetti alle autorità competenti e programmi di formazione obbligatoria del personale per la prevenzione di questo tipo di materiale.

Aylo, tramite un comunicato citato da 404 Media, ha precisato che l'accordo "risolve la questione senza alcuna ammissione di responsabilità o illecito da parte di Aylo e resta soggetto all'approvazione del tribunale". L'azienda sostiene inoltre di aver già implementato negli anni gran parte delle misure di tutela previste dall'intesa, tra cui la verifica biometrica dell'identità di chi carica i contenuti, introdotta a partire dal 2021, e l'obbligo di prova scritta di consenso da parte di tutte le persone riprese nei video, richiesto dal 2024.

La società, acquistata nel 2023 dal fondo Ethical Capital Partners e ribattezzata Aylo dopo essere stata conosciuta come MindGeek, deve intanto affrontare altri procedimenti legali. Tra questi, causa risalenti al 2025 e al 2026 in California che accusano l'azienda di aver violato la normativa statale sulla privacy attraverso l'uso di strumenti di tracciamento di terze parti, oltre a contenziosi legati alle leggi sulla verifica dell'età in vigore in diversi Stati Uniti.

26 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Pet therapy in RSA Sereni Orizzonti in Friuli: cani in visita ogni settimana

Nelle residenze per anziani del gruppo Sereni Orizzonti in Friuli Venezia Giulia la pet therapy non è un'iniziativa occasionale, ma un'attività settimanale stabile, resa possibile dalla collaborazione con volontari e associazioni cinofile del territorio. In occasione della Giornata mondiale del cane, che si celebra il 26 agosto, il gruppo ha voluto ricordare i benefici che questi incontri portano agli ospiti delle sue strutture.

Come riportato da Nordest24, gli incontri con i cani offrono agli anziani stimolazione sensoriale, motoria e cognitiva, favoriscono l'aumento dell'autostima e sostengono le capacità di linguaggio. A questo si aggiungono un rafforzamento della socializzazione tra gli ospiti e una riduzione dei livelli di ansia e stress, aspetti particolarmente rilevanti nelle persone non autosufficienti che vivono in RSA.

Il direttore generale di Sereni Orizzonti, Mario Modolo, ha sottolineato che l'Attività Assistita con gli Animali è ormai diffusa in tutte le residenze del gruppo ed è tra le iniziative più apprezzate dagli ospiti, utile a ridurre stress e ansia. Modolo ha spiegato che inserire questo tipo di attività nei programmi educativi delle RSA significa mettere al centro il benessere della persona, puntando al miglioramento della qualità della vita attraverso finalità ludico-ricreative e di socializzazione.

Gli incontri con i cani si svolgono grazie alla presenza di educatori cinofili, volontari e associazioni locali che, struttura per struttura, portano i loro animali addestrati a fare visita agli ospiti. Nelle diverse residenze del gruppo distribuite sul territorio, questi momenti settimanali sono diventati parte integrante dei programmi di animazione e riabilitazione, accanto ad altre attività sensoriali e motorie pensate per il benessere degli anziani non autosufficienti.

Sereni Orizzonti è uno dei principali gruppi italiani nella gestione di residenze sanitarie assistenziali, con decine di strutture attive tra Friuli Venezia Giulia e altre regioni italiane, oltre ad alcune presenze all'estero.

26 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Le vendite di titoli della Banca centrale erodono i fondi NHS

Le vendite di titoli di stato britannici (gilt) da parte della Bank of England, avviate per smantellare il portafoglio accumulato con il quantitative easing, stanno silenziosamente riducendo lo spazio fiscale disponibile per la sanità pubblica britannica, proprio mentre il ministro della Salute John Healey si prepara al Budget autunnale del 28 ottobre. Come riporta il sito distilledpost.com, i rendimenti dei gilt trentennali hanno toccato il livello più alto dal 1998, mentre quelli decennali restano vicini ai picchi post-crisi finanziaria raggiunti nei mesi scorsi.

Tra il 2009 e il 2021 la Bank of England ha acquistato oltre 800 miliardi di sterline di titoli di stato attraverso il quantitative easing, per sostenere l'economia in periodi di crisi. Dal 2022 è iniziato il processo inverso, noto come quantitative tightening: l'istituto centrale vende attivamente parte di questi titoli sul mercato, oltre a lasciarli scadere naturalmente. In base a un accordo stretto tra l'ex governatore Mervyn King e l'allora cancelliere dello Scacchiere George Osborne, è il Tesoro britannico ad assorbire immediatamente le perdite generate da questa operazione, perdite che secondo alcune stime potrebbero arrivare fino a 125 miliardi di sterline, una somma equivalente a due anni dell'intero bilancio del Dipartimento dell'Istruzione.

La stessa Bank of England, in un Monetary Policy Report pubblicato nelle settimane scorse, ha riconosciuto che le vendite attive di gilt avrebbero contribuito a far salire i tassi di interesse a lungo termine fino a 30 punti base. Un aumento che si traduce in un costo del debito pubblico più elevato e, di conseguenza, in un margine di manovra fiscale più ridotto per il governo guidato dal cancelliere in vista del Budget.

Questa pressione arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario nazionale (NHS), già alle prese con il numero record di pazienti pronti per essere dimessi ma bloccati in ospedale per mancanza di strutture di assistenza alternative, e con i costi aggiuntivi legati ai contratti a ore garantite previsti dall'Employment Rights Act. Ogni sterlina assorbita dalle perdite sui titoli di stato è una sterlina che non può essere destinata a nuovi investimenti nella sanità pubblica.

Diversi analisti si aspettano che il Comitato di politica monetaria della Bank of England voti nelle prossime settimane per un ulteriore rallentamento del ritmo di vendita dei gilt, dopo che a settembre l'istituto aveva già deciso di ridurre il ritmo delle dismissioni. Secondo distilledpost, sarà questa decisione tecnica, più dei dibattiti parlamentari sul Budget, a determinare concretamente il margine di manovra reale a disposizione della sanità pubblica britannica nei prossimi mesi.

26 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Rsa, 3.400 euro al mese per la madre: appello al governatore del Piemonte

Una famiglia piemontese denuncia di dover sostenere una spesa di 3.400 euro al mese per garantire l'assistenza in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) alla propria madre, non autosufficiente. Il caso, riportato dal Giornale La Voce, è stato reso pubblico attraverso un appello diretto al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e riporta l'attenzione su un problema che coinvolge migliaia di famiglie piemontesi: il costo crescente delle rette residenziali per gli anziani a fronte di liste d'attesa sempre più lunghe.

La cifra indicata dalla famiglia si inserisce in un quadro già segnalato da altre inchieste della stessa testata, che nei mesi scorsi ha documentato casi analoghi, in particolare quelli legati a patologie come l'Alzheimer, dove le rette possono arrivare fino a 3mila euro mensili. In quei casi, come emerso da approfondimenti legali, esiste un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato secondo cui, quando le prestazioni erogate in Rsa hanno natura sanitaria perché legate a demenze gravi, i costi dovrebbero essere sostenuti dal Servizio sanitario nazionale e non dalle famiglie. Alcune sentenze recenti delle Corti di Appello di Firenze, Milano e Trento hanno riconosciuto proprio questo principio, arrivando in un caso a imporre la restituzione di oltre 162mila euro a un'erede che aveva pagato la degenza della propria cara.

Il nodo, tuttavia, resta prima di tutto normativo: in assenza di una disciplina organica e uniforme, sono i tribunali a dover intervenire caso per caso per stabilire quando la componente sanitaria di un ricovero prevale su quella meramente assistenziale, determinando così chi debba effettivamente pagare la retta.

Sul fronte delle liste d'attesa, la situazione in Piemonte risulta particolarmente critica. Nelle audizioni in Consiglio regionale è emerso che circa 11.600 persone attendono l'accesso alla quota sanitaria per il ricovero in una Rsa, con un incremento del 35% registrato in meno di un anno. Di queste, 7.400 sono classificate come "differibili", categoria che comporta tempi di attesa che possono superare i 12 mesi. Lo stesso presidente Cirio ha ammesso pubblicamente l'entità del problema, riconoscendo che sarebbero necessari altri 300 milioni di euro per rispondere alla domanda attuale.

Le opposizioni in Regione, in particolare i consiglieri del Partito Democratico, hanno criticato duramente la gestione della Giunta, sottolineando che l'ammissione delle difficoltà arriva dopo anni di governo regionale senza risposte adeguate, mentre il peso economico e organizzativo continua a ricadere sulle famiglie, costrette ad affrontare attese sempre più lunghe e rette sempre più onerose per garantire un'assistenza dignitosa ai propri anziani.

26 AGOSTO 2026

USAUSA. Colpita barca sospetta di narcotraffico nei Caraibi: 4 morti

Le forze armate statunitensi hanno colpito martedì un'imbarcazione sospettata di trasportare droga nel Mar dei Caraibi, uccidendo quattro persone. L'attacco si inserisce nella campagna, ormai da mesi, condotta dall'amministrazione Trump contro presunti narcotrafficanti in America Latina. Come riporta CBS News, con questo raid il numero di vittime negli attacchi contro imbarcazioni sospette sale ad almeno 227 persone in 68 raid, da quando l'amministrazione ha iniziato quasi un anno fa a colpire quelli che definisce "narco-terroristi".

Il Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM), come accade nella maggior parte dei comunicati militari relativi ai raid nel Pacifico orientale e nel Mar dei Caraibi, ha dichiarato di aver colpito presunti trafficanti lungo rotte di contrabbando note. Le forze armate non hanno tuttavia fornito prove concrete che l'imbarcazione trasportasse effettivamente droga, limitandosi a scrivere sul social X che "un'intelligence confermata ha rivelato il coinvolgimento attivo dell'imbarcazione nel narcotraffico".

L'attacco di martedì è avvenuto appena due giorni dopo un altro raid nel Pacifico orientale, che aveva ucciso due persone accusate di traffico di droga. Quell'azione era arrivata dopo una pausa di oltre due mesi nella campagna statunitense contro i presunti contrabbandieri.

L'amministrazione Trump sta intanto negoziando accordi con paesi alleati per estendere l'offensiva anche sulla terraferma, in diversi stati dell'America Latina. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato, durante una visita a Panama questo mese, che Colombia, Guatemala e Honduras avrebbero accettato di consentire agli Stati Uniti di condurre operazioni militari congiunte contro i gruppi criminali sul proprio territorio. Il Guatemala ha però smentito di aver raggiunto un simile accordo. L'Ecuador, da parte sua, aveva già avviato missioni analoghe con gli Stati Uniti nel mese di marzo.

Il presidente Donald Trump ha definito la situazione un vero e proprio "conflitto armato" con i cartelli latinoamericani, giustificando gli attacchi come un'escalation necessaria per fermare il flusso di droga verso gli Stati Uniti e le morti per overdose che ne conseguono. La sua amministrazione ha però offerto finora poche prove a sostegno delle affermazioni secondo cui le persone uccise fossero effettivamente narcotrafficanti.

26 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Bitcoin e mixing: la Cassazione, è autoriciclaggio per chi evade le tasse

Chi evade le imposte sulle plusvalenze in Bitcoin e utilizza servizi di "mixing" per nascondere i propri criptoasset commette il reato di autoriciclaggio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26731 del 16 luglio 2026, che, come riporta La Legge per Tutti, interviene con una pronuncia destinata a fare scuola sui cosiddetti "furbetti delle criptovalute".

La seconda sezione penale della Suprema Corte ha chiarito che alterare la tracciabilità delle monete virtuali sulla blockchain trasforma i profitti dell'evasione fiscale in un nuovo e illecito investimento, facendo scattare la fattispecie prevista dall'articolo 648-ter.1 del Codice penale. Di conseguenza, lo Stato ha pieno potere di intervenire con il sequestro preventivo sui beni acquistati con il denaro ripulito, compresi gli immobili.

Prima di esaminare la condotta illecita, i giudici hanno definito il perimetro giuridico delle criptovalute: i Bitcoin non hanno lo status formale di valuta legale, non godono di alcuna garanzia statale e la legge non li inquadra tra i tradizionali strumenti finanziari. La Cassazione li qualifica invece come beni smaterializzati ai sensi dell'articolo 810 del Codice civile, richiamando anche il regolamento Ue 2023/114 (il cosiddetto regolamento Mica sui mercati delle cripto-attività).

Il nodo centrale della vicenda riguarda il funzionamento del mixing, un servizio informatico che mescola le criptovalute di più utenti in un unico "pool" comune. Attraverso indirizzi intermedi, i cosiddetti "bounce addresses", gli importi vengono frammentati e ridistribuiti, rendendo di fatto impossibile ricostruire il collegamento tra mittente e destinatario originari delle transazioni. Questo meccanismo vanifica anche le tecniche investigative note come "taint analysis", normalmente utilizzate per seguire il percorso delle monete sulla blockchain. Agli occhi delle autorità, i fondi che escono dal mixer appaiono così del tutto neutri o di provenienza ignota.

Nel procedimento esaminato dai giudici, la difesa aveva tentato di invocare l'unica eccezione prevista dal Codice penale per escludere l'accusa di autoriciclaggio: l'uso diretto del bene per il mero godimento personale. La Cassazione ha respinto l'argomentazione in modo categorico, chiarendo che tale esenzione scatta solo ed esclusivamente se l'interessato consuma o utilizza il profitto dell'evasione alla luce del sole, senza alcuna procedura di mascheramento. Nel caso specifico, invece, il ricorso al mixing costituiva di per sé una condotta di occultamento incompatibile con il "godimento personale" richiesto dalla norma.

Sulla base di questi principi, la Suprema Corte ha autorizzato il sequestro preventivo di un immobile acquistato con il denaro riciclato, anche se formalmente intestato alla moglie dell'evasore. Secondo i giudici, il reato di autoriciclaggio si perfeziona già nel momento in cui i fondi vengono affidati all'algoritmo del servizio di mixing: è in quel preciso istante che si realizza la condotta di sostituzione, trasferimento o impiego del profitto dell'evasione fiscale in un'attività speculativa con il chiaro scopo di ostacolarne l'identificazione, indipendentemente da chi risulti poi titolare del bene finale acquistato.

26 AGOSTO 2026

NIGERIANIGERIA. Geregu Power in default su bond da 40 miliardi di naira

La società elettrica nigeriana Geregu Power Plc ha saltato un pagamento previsto sulla propria obbligazione da 40,09 miliardi di naira, alimentando le preoccupazioni degli investitori sulla solidità finanziaria dell'azienda a meno di un anno dal cambio di proprietà e gestione. Come riporta THISDAYLIVE, il mancato pagamento è stato comunicato tramite un aggiornamento dello status di quotazione da parte della FMDQ Securities Exchange, la borsa nigeriana specializzata in strumenti di debito. Il default arriva circa otto mesi dopo che l'imprenditore miliardario Femi Otedola aveva lasciato la società, cedendo la sua quota di controllo a MA'AM Energy Limited nel dicembre 2025 in un'operazione da 750 milioni di dollari. La cessione ha riguardato il 95% della partecipazione di Otedola in Amperion Power Distribution Company Limited, trasferendo di fatto il controllo di Geregu Power al nuovo acquirente. La FMDQ ha classificato lo status del bond Series 1 di Geregu Power come "default di credito sull'ottavo pagamento di cedola e sul quarto rimborso di capitale a scadenza fissa", segnalando che la società non è riuscita a onorare due distinti obblighi di servizio del debito previsti dalla struttura dell'obbligazione. Il bond, emesso il 28 luglio 2022 nell'ambito di un programma di emissione di debito da 100 miliardi di naira, prevede un tasso di cedola fisso del 14,50% e una durata di sette anni, con pagamenti semestrali di interessi e rimborsi di capitale programmati fino alla scadenza finale, fissata per il 28 luglio 2029. Il mancato pagamento rappresenta quindi un evento significativo avvenuto a metà della vita dello strumento finanziario, e non un problema legato alla scadenza naturale del titolo. La stessa fonte segnala che, nello stesso periodo, la Commissione di regolamentazione dell'energia elettrica nigeriana (NERC) ha annunciato lo scioglimento del consiglio di amministrazione di Kaduna Electricity Distribution Plc (KAEDC), citando inadempienze finanziarie e regolatorie prolungate per un ammontare di circa 456,5 miliardi di naira al maggio 2026.

26 AGOSTO 2026

USAUSA. SEC, crollano del 70% le indagini riservate su società quotate USA

Le indagini riservate della Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità statunitense di vigilanza sui mercati finanziari, su società quotate negli Stati Uniti hanno toccato un minimo storico. Come riporta Just The News, i dati diffusi dalla società di ricerca Disclosure Insight mostrano un calo del 70% delle inchieste non pubbliche monitorate dalla firma, pari a 83 aziende in meno: ad agosto 2026 restano solo 36 società attive nella lista di sorveglianza, contro le 80-100 tipicamente registrate negli anni precedenti nei 26 anni di attività di tracciamento della società.

Disclosure Insight, fondata da John P. Gavin, si occupa da tempo di individuare le indagini della SEC che le società non sono tenute a rendere pubbliche. La legge federale statunitense infatti non obbliga le aziende quotate a rivelare l'esistenza di un'indagine della SEC in corso, a meno che non vengano avviate azioni legali formali. Per questo motivo i ricercatori della società individuano queste inchieste attraverso un metodo indiretto: analizzano i dinieghi alle richieste presentate ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA), la legge sulla trasparenza degli atti federali, quando la SEC invoca la cosiddetta "esenzione delle forze dell'ordine" per non divulgare informazioni, e le conferme che arrivano nelle fasi di appello amministrativo gestite dal General Counsel della Commissione.

Secondo gli analisti citati dalla testata, il drastico calo del numero di indagini riservate individuate non sarebbe da attribuire a un aumento delle divulgazioni volontarie da parte delle società, quanto piuttosto a un cambiamento delle priorità dell'agenzia sotto la presidenza di Paul Atkins e con l'attuale maggioranza repubblicana all'interno della Commissione. Il dato segnalerebbe dunque un approccio più selettivo nell'avvio di nuove azioni di enforcement da parte del regolatore.

Lo stesso John Gavin di Disclosure Insight aveva già segnalato lo scorso dicembre un calo del 50% nelle indagini riservate individuate dalla sua società, prevedendo che il numero sarebbe continuato a scendere. Gavin ha parlato di un cambiamento strutturale interno all'agenzia, sottolineando come le regole rimangano formalmente in vigore ma perdano efficacia se non vengono applicate, con il rischio che l'erosione della credibilità dell'attività di enforcement porti a un aumento del rischio di frodi non individuate.

26 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Suicidio assistito. In Lombardia caso gestito interamente dal servizio sanitario

E' morto ieri, 25 agosto, Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, dopo aver ottenuto l'assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.

È la terza persona in Lombardia, il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l'intera fase attuativa, compresi l'assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l'individuazione del luogo nel quale procedere.

Ne dà notizia l'Associazione Luca Coscioni. "Domenico aveva presentato la propria richiesta all'Asst Ovest Milanese l'8 novembre 2025. Dalla richiesta all'effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane", fa notare l'associazione in una nota. "Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, aveva presentato a fine maggio un ricorso d'urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.

(AdnKronos)

26 AGOSTO 2026

USAUSA. Più di 200mila persone arrestate per possesso di marijuana nel 2025

Secondo l'ultimo rapporto annuale dell'FBI sulla criminalità, lo scorso anno negli Stati Uniti sono state arrestate oltre 200.000 persone per possesso di marijuana, e altre 17.000 sono state incriminate per presunta vendita o coltivazione di cannabis.

È probabile che tali cifre sottostimino il numero reale di persone arrestate per possesso di marijuana, tuttavia, date le incongruenze nei dati federali e i dubbi sulla metodologia modificata dall'agenzia negli ultimi anni, nonché il fatto che circa il 13% delle forze dell'ordine statali e locali non ha fornito dati per il 2025.

Il set completo di dati del 2025 si basa su oltre 13 milioni di reati penali segnalati al programma Uniform Crime Reporting (UCR), utilizzato per documentare e analizzare le tendenze criminali a livello nazionale. Il rapporto copre il 96,2% della popolazione statunitense, ha affermato l'FBI.

Questi ultimi dati mostrano che i reati legati alla cannabis sono aumentati di anno in anno , passando da 187.792 arresti per possesso di marijuana nel 2025 a 200.960, e da 16.244 nel 2024 a 17.192 arresti per vendita o produzione.

Complessivamente, nel 2025 i sequestri di marijuana hanno rappresentato un quarto di tutti gli arresti per droga, più di qualsiasi altra sostanza specificamente elencata, e il 92% degli episodi legati alla cannabis derivava dal solo possesso.

Nonostante l'aumento degli arresti per possesso di marijuana tra il 2024 e il 2025, gli attivisti sottolineano che, nel complesso, negli ultimi anni si è registrata una tendenza al ribasso, che attribuiscono in gran parte al successo del movimento per la legalizzazione a livello statale, in continua espansione.

"Sebbene il numero di arresti legati alla marijuana sia in calo da quasi un decennio, in gran parte grazie alla legalizzazione e alla regolamentazione della cannabis per gli adulti in 24 stati, è chiaro che i procedimenti penali per reati legati alla marijuana rimangono uno dei principali motori della guerra alla droga negli Stati Uniti", ha dichiarato Paul Armentano, vicedirettore di NORML. "Centinaia di migliaia di americani continuano a essere arrestati ogni anno per reati minori legati alla cannabis, nonostante la maggioranza degli elettori non creda più che l'uso responsabile della marijuana da parte degli adulti debba essere considerato un reato".

"La criminalizzazione della cannabis e il perseguimento penale di chi la possiede e la consuma è una politica terribilmente distruttiva che sconvolge le vite e ha conseguenze durature", ha affermato. "I piccoli spacciatori di marijuana, molti dei quali giovani, poveri e appartenenti a minoranze etniche, non dovrebbero essere gravati da un arresto, da una fedina penale macchiata e dalle pene e dallo stigma a vita che ne derivano, per aver messo in atto un comportamento che è legalmente regolamentato in quasi la metà degli stati di questo paese".

Poiché non tutte le agenzie forniscono dati completi per i periodi di riferimento, l'FBI ha spiegato che l'ufficio calcola stime del numero di reati, essenzialmente estrapolando i dati "seguendo una procedura di stima standard utilizzando i dati forniti". Per quanto riguarda il numero totale di arresti segnalati per una categoria denominata "droga/narcotici", ad esempio, l'FBI ha affermato che ci sono stati 858.852 arresti.

Allo stesso tempo, persistono le frustrazioni dovute all'incoerenza dei dati forniti dall'FBI sugli arresti per reati legati alla cannabis e ad altre droghe. Diverse sezioni del rapporto presentano cifre differenti per categorie di reati apparentemente simili.

Una tabella dell'FBI riporta 1.492.005 "reati legati a droga/narcotici" nel 2025. Un'altra indica 1.656.774 reati nella stessa categoria. Una terza tabella riporta un totale di 1.958.377.

Un'altra sezione afferma che nel 2025 ci sono stati 845.031 arresti per reati legati all'abuso di stupefacenti, pari a circa l'11% dei circa 7,5 milioni di arresti stimati a livello nazionale. Altre tabelle dell'FBI riportano, in modo contraddittorio, 754.497 o 768.170 reati legati all'abuso di stupefacenti nel 2025.

I dati dell'FBI cercano anche di mostrare le tendenze nel tempo, indicando che nel 2016 sono stati contestati 1.157.129 reati legati alla droga e nel 2025 645.512, con una riduzione di circa il 44%, sebbene non sia chiaro quanto di questo cambiamento sia dovuto alla diversa metodologia di segnalazione degli arresti adottata dall'agenzia e quanto sia invece attribuibile a effettivi cambiamenti nelle pratiche di contrasto e nelle leggi statali in materia di droga nel corso dell'ultimo decennio.

Per quanto riguarda le sostanze controllate sequestrate nel 2024, l'agenzia ha dichiarato che su un totale di 1.122.990 sequestri di droga sono stati effettuati 408.688 sequestri di marijuana e 5.378 sequestri di hashish, pari a circa il 37% delle operazioni di contrasto.

I dati sugli arresti dell'FBI sono ampiamente utilizzati da legislatori, ricercatori e media per comprendere e contestualizzare le tendenze in materia di applicazione della legge. Eventuali incongruenze influenzano non solo la comprensione del pubblico in merito alla criminalità e alle forze dell'ordine, ma potenzialmente anche il modo in cui le politiche vengono elaborate e attuate.

Nel maggio del 2022, l'FBI ha segnalato alcuni apparenti errori nei dati relativi alla marijuana, quando Eric Sterling, un veterano della riforma sulle droghe ed ex collaboratore del Congresso, ha affermato di aver scoperto che un dipartimento di polizia del Maryland stava classificando come arresti le citazioni per possesso di cannabis emesse ai sensi della legge statale sulla depenalizzazione, nell'ambito di una collaborazione per la condivisione di dati con l'FBI.

Poiché altre agenzie di polizia statali e locali sembrano non registrare le citazioni per reati legati alla cannabis come arresti, Sterling ha ragionato che questa pratica incoerente potrebbe alterare significativamente i rapporti annuali dell'FBI, rendendo più difficile trarre conclusioni politiche ragionevoli dai dati.

Nel 2023, circa 14 mesi dopo l'invio della richiesta da parte di Sterling, l'ufficio ha finalmente risposto. Tuttavia, anziché affrontare il problema apparente, la divisione investigativa dell'Ufficio dell'Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha dichiarato di aver "stabilito che le questioni sollevate sono più opportune per essere esaminate da un altro ufficio all'interno del DOJ" e ha indirizzato la richiesta alla divisione ispettiva dell'FBI .

La raccolta di dati dell'FBI sulle attività di contrasto al traffico di cannabis è inoltre compromessa dal fatto che le forze di polizia locali e statali non sono obbligate a condividere i dati per la redazione del rapporto annuale dell'agenzia, il che significa che quest'ultimo offre una panoramica incompleta delle attività di contrasto a livello nazionale . La stessa agenzia afferma che alcuni dati potrebbero non essere comparabili con quelli degli anni precedenti a causa dei diversi livelli di partecipazione nel corso del tempo.

(Marijuana Moment)

LETTERE
1 SETTEMBRE 2026

Nuova Corrente s.r.l. si spaccia per Engie: attenzione al raggiro telefonico

· di Redazione
Stamane alle 10 mi arriva una chiamata da un fornitore di luce e gas, io le chiedo "ma siete Engie?", si mi dice la Signorina dall'altro capo (di cui io ho il numero di cell rilasciatomi da lei). Premetto che il 25 agosto mi sono collegato al sito di Engie per cambio fornitura di luce e gas, quindi credevo che fossero loro e così mi dice la signorina. Niente, la faccio corta: con questi di Nuova Corrente ho stipulato un contratto per il gas che tramite PEC ho provveduto a disdire, ho contattato persino quelli di Engie e mi confermano che Nuova Corrente s.r.l. non fa parte del loro gruppo e non sanno chi siano. Ho richiamato la Signorina di Nuova Corrente per dissipare i miei dubbi e continuava ad asserire che loro facevano parte di Engie ma che erano la parte amministrativa e che quelli di Engie erano la parte commerciale, non ci capisco più niente. Volevo solo segnalarvi questo mio inghippo affinché nessuno abbia a che fare con questi.
Saluti
Giuseppe, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Giuseppe,
grazie della segnalazione che pubblichiamo in web. Nello specifico, faccia attenzione alle prossime bollette, se qualcosa non torna (si sono sostituiti al suo fornitore), dovrebbe diffidarli e chiedere i danni. Comunque, nel caso, ci faccia sapere.
31 AGOSTO 2026

Trasloco linea WindTre bloccato 4 mesi: come chiedere indennizzo

· di Redazione
Buonasera, sono stato in studio da Voi qualche settimana fa. Riepilogo in breve l'accaduto. Ho richiesto trasloco della linea telefonica/internet, da Treviso a Firenze nell'agosto 2025.
Per 4 mesi WindTre non è stata in grado di portare la linea, e in quel lasso di tempo non sono stati onesti nel spiegarmi perché, fino a che non ho scoperto da solo che è una cosa che non si può fare, anche se loro non l'hanno mai ammesso.
Ho mandato a WindTre varie pec (3) che ripercorrono tutti i passaggi dal momento della mia iniziale richiesta di trasloco al momento in cui ho deciso di smettere di pagare le loro bollette, cioè Gennaio 2026.
Non mi hanno mai risposto.
Mi hanno fatto contattare da uno studio di recupero crediti per pagare le bollette non pagate.
Durante il colloquio con Voi, mi avete consigliato di inviare nuovamente PEC a Wind con il riassunto della mia esperienza, e con anche richiesta di indennizzo, cosa che ho fatto.
Ora, WindTre mi ha dato conferma di aver ricevuto la mia segnalazione. Il loro studio legale mi ha poco fa mandato mail di risposta con pdf che allego.
Il passaggio successivo sarebbe di fare una segnalazione su ConciliaWeb, di AGCOM, corretto?
Avete dei consigli al riguardo?
Grazie
Nicola, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Nicola,
Il passaggio che ha in mente è corretto, ma con una precisazione sui tempi e sulla procedura.

Poiché ha già inviato reclamo scritto all'operatore (le PEC) senza ottenere risposta soddisfacente nei 45 giorni previsti, la condizione per accedere alla conciliazione è soddisfatta. Il fatto che ora le abbia scritto lo studio legale della società di recupero crediti non cambia questo quadro: quella lettera è un tentativo di recupero del credito (presumibilmente relativo alle fatture che lei ha smesso di pagare da gennaio 2026, ritenendo il servizio non erogato), non una risposta di merito al suo reclamo sul disservizio.

Le confermiamo quindi che il passaggio corretto è la conciliazione obbligatoria tramite la piattaforma ConciliaWeb di AGCOM (accesso con SPID o CIE).

Se la conciliazione non si conclude con un accordo, avrà due strade alternative: presentare istanza di definizione al Corecom (modulo GU14, entro 3 mesi dal verbale di mancata conciliazione), che può riconoscerle indennizzi automatici tabellari per il disservizio e il mancato trasloco della linea nei tempi previsti, oppure agire direttamente davanti al Giudice di Pace se vuole anche il risarcimento del danno ulteriore, che il Corecom non può liquidare.

Quanto al credito richiesto dalla società di recupero, nella conciliazione può e deve far valere anche la contestazione di quell'importo, motivandola con il disservizio documentato dalle PEC: se il servizio non è mai stato erogato nel periodo indicato, le fatture relative non sono dovute, ma questo va fatto valere formalmente nella procedura, non ignorando semplicemente le richieste di pagamento.

Inoltre, ha diritto all'indennizzo per mancata risposta ai reclami (fino a 300 Euro).

Le ricordiamo la scheda di riferimento sulla procedura di conciliazione obbligatoria davanti al Corecom.
31 AGOSTO 2026

Fornitura idrica non attivata dopo acquisto casa: come procedere

· di Redazione
Buongiorno, ho appena effettuato una donazione di 10.00 euro.
Scrivo in merito ad un problema nella richiesta di fornitura idrica, dopo l'acquisto della prima casa. Specifico, pertanto, quanto segue:
- Dalle ex proprietarie mi veniva riferito, in un primo momento, che la casa, NON essendo abitata, pur avendo luce e gas attivi e un contatore per l'acqua funzionante non aveva una contratto attivo dell'acqua, probabilmente perché, il precedente proprietario, deceduto da due anni, padre e marito delle due proprietarie con cui ho concluso l'acquisto, lo aveva disattivato quando era ancora in vita.
- Il 3/07/2026, in sede di rogito, la parte venditrice dichiarava di essere in regola con il pagamento di tasse, imposte, etc, sollevando, comunque, la parte acquirente da qualsiasi onere e spesa venisse a colpire l'immobile con riferimento ad una data anteriore a quella del rogito.
- Il 3/07/2026, dopo il rogito, scattavo una foto al contatore. Dalla stessa, si evince la lettura, la matricola, l'anno di produzione del contatore, il 1998. Preciso, riguardo alla foto che, trattandosi di un documento digitale, ne è impressa la data di acquisizione.
- Qualche settimana dopo, il 13/08/2026, trasferivo la residenza nel Comune e nell'immobile in oggetto e il 18/08/2026, provvedevo ad inviare tramite email semplice le documentazioni indicate per la richiesta di fornitura idrica compilando il modulo (che vi allego), accompagnandolo con visura, carta di identità, foto del contatore. Non ricevo alcuna risposta.
- Il giorno 24/08/2026 chiamo il call center. L'operatrice dice che le richieste di fornitura a distanza vanno formulate in pec (anche se nel modulo allegato sono segnate due caselle: una semplice e l'altra pec). Tuttavia, l'operatrice tenta di aprire una richiesta ed è in questa sede che scopro che il contatore NON risulta registrato e che potrebbe quindi trattarsi di una situazione di morosità, per cui, l'operatrice afferma che nel mio caso è opportuno effettuare la richiesta di fornitura direttamente agli sportelli, eventualmente dichiarando il disconoscimento (ma non era sicura di questo) di un eventuale debito pregresso e portando, in formato "cartaceo", copia della carta di identità, foto contatore, atto notarile e il modulo citato.
- Verrebbe da pensare che il problema non sia soltanto in relazione ad una morosità pregressa dovuta a mancati pagamenti, ma ad una sorta di prelievo abusivo, risalente ad una trentina di anni fa (anche se con contatore presente e funzionante), poiché non risulta mai attivato un contratto. Io eviterei di andare allo sportello perché non so se sarà sufficiente il disconoscimento (sempre che me lo facciano fare). Tenterei piuttosto di mandare una pec, disconoscendo e denunciando la situazione scoperta oltre che allegare nuovamente le documentazioni necessarie per rifare la richiesta di fornitura. Cosa mi consigliate? È prematuro un supporto legale e, nel caso, sareste disponibili a seguire la mia situazione? Ringrazio.
Giovanni, dalla provincia di RI

Risposta:
Gentile Giovanni,
Grazie per il sostegno con la donazione, e veniamo alla sua situazione.

Il punto di partenza corretto è quello che lei stesso individua: la dichiarazione ricevuta in sede di rogito, con cui la parte venditrice l'ha sollevata da qualsiasi debito o pendenza relativa all'immobile antecedente alla data del rogito, è un elemento a suo favore che vale a prescindere da come si risolva la questione con il gestore. Se dovesse emergere una morosità pregressa relativa a un prelievo mai formalizzato con contratto, quella dichiarazione le consente comunque di rivalersi civilmente sulle venditrici, che lei ha già correttamente individuato e i cui riferimenti ha allegato al modulo.

Sul piano operativo nei confronti del gestore, riteniamo che la strada della PEC sia effettivamente preferibile allo sportello fisico, perché le consente di avere traccia scritta e data certa di quanto comunicato. Le suggeriamo di inviare una comunicazione formale in cui: dichiara di aver acquistato l'immobile in data 3 luglio 2026, allega nuovamente tutta la documentazione già trasmessa (visura, carta d'identità, foto del contatore con evidenza della data di acquisizione, atto notarile), richiede l'attivazione della fornitura a proprio nome da tale data, e contestualmente disconosce qualsiasi debito o consumo riferito a periodi anteriori al rogito, richiamando espressamente la clausola di manleva contenuta nell'atto notarile. Chieda inoltre per iscritto chiarimenti sulla presunta situazione di irregolarità del contatore, in modo che il gestore sia costretto a motivare per iscritto la propria posizione.

Se il gestore non risponde in tempi ragionevoli o dovesse comunque pretendere di addebitarle importi pregressi, può presentare reclamo scritto e, se necessario, attivare la conciliazione presso l'ARERA, obbligatoria prima di rivolgersi al Giudice di Pace per le controversie di acqua, gas ed energia.

Sul fronte legale, non è affatto prematuro tutelarsi, ma al momento la questione è ancora gestibile con una diffida scritta e documentata; solo se il gestore dovesse insistere nel richiederle somme non dovute converrà valutare un'azione giudiziaria.
31 AGOSTO 2026

TIM non rimborsa senza voltura: cosa fare dopo la morte del titolare

· di Redazione
Morta la mia mamma e vivendo io nella casa, che rimane a me per testamento, decido di mantenere la linea telefonica fissa e la lascio a suo nome: pago io le bollette, da mesi tramite conto corrente. La linea si guasta per cattiva manutenzione della centrale, TIM cerca di farmi passare a un servizio telefonico tramite internet, mi rifiuto perché qui in montagna la corrente elettrica manca spesso, e il modem che non si sa se a pagamento o meno sarebbe inutile, come spesso sono inutili i cellulari.
La centrale viene aggiustata dopo mesi e mesi, ma nel frattempo TIM ha cambiato il contratto senza dire nulla: ha aggiunto servizi non richiesti, da quota fissa al mese di 21.50 mette le chiamate a consumo ma non si sa quanto costino. Mi ribello. Centinaia di chiamate, il 187 non risponde più da mesi, il tempo di attesa è di 142 minuti ma la linea cade sempre prima; PEC. La TIM mi contatta e dice che vuole i documenti di tutti gli eredi della defunta per effettuare un eventuale rimborso. Pare che nessuna legge mi obblighi o stabilisca che sia necessario cambiare intestatario della utenza telefonica. Domande: se mia madre è morta e pago io e il guasto è segnalato dalla sua morte, TIM può obbligarmi a questo e minacciare che non rimborserà nulla? Se la linea serve casa mia e qui vivo io, TIM si può appellare a un defunto per eredità di somme che il defunto medesimo non ha pagato? In più TIM vuole un documento notarile dove si dichiarino tutti i presunti eredi della mia mamma. E se gli altri non sono interessati a diatribe varie che si fa?
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
TIM non può condizionare la correzione degli addebiti indebiti alla voltura: sono questioni distinte. Tim ha l'obbligo di porre rimedio quantomeno per quanto riguarda la cessazione di addebiti indebiti.
Il rimborso, invece, appartiene tecnicamente all'asse ereditario finché l'utenza resta intestata a Sua madre, quindi la richiesta di sapere chi sono gli eredi ha un fondamento. Ma l'atto notarile è sproporzionato: basta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (autocertificazione ex art. 47 DPR 445/2000) firmata da Lei, che indichi gli eredi — lo contesti per iscritto chiedendo che l'accettino al posto del notaio. Se gli altri eredi non vogliono firmare nulla, può comunque procedere con la sola Sua autocertificazione, assumendosene la responsabilità delle dichiarazioni. Per il disservizio (guasto mesi, 187 irraggiungibile, modifiche unilaterali del contratto), gli eredi hanno diritto a indennizzo e al recesso senza penali; se TIM non risponde, la via è la conciliazione gratuita su ConciliaWeb AGCOM:
Per il prosieguo, attivi il tentativo obbligatorio di conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb di Agcom (occorre SPID o CIE):
il portale ConciliaWeb di AGCOM
la nostra guida sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom
31 AGOSTO 2026

Abbonamento palestra 24 mesi: si può recedere per trasferimento?

· di Redazione
Buongiorno, chiedo un parere su questo caso. Il 27/04/2026 ho sottoscritto un abbonamento palestra di 24 mesi (858 €) con FitUP Castelfranco Veneto (gestore Panamera S.r.l.), pagato tramite finanziamento PagoDIL di Cofidis (rate 35 €/mese). Il contratto esclude ogni forma di recesso e prevede la sospensione solo per maternità, infortunio/malattia grave o trasferimento di lavoro. Da ottobre mi trasferisco a Venezia per l'università (ho preso un appartamento come fuorisede, dopo aver firmato l'abbonamento da pendolare) e non potrò più utilizzare la palestra. Ho chiesto la disdetta ma la palestra offre solo una sospensione di 90 giorni, che non risolve né ferma le rate Cofidis. Vorrei sapere:
1) se la clausola che esclude ogni recesso è contestabile come vessatoria;
2) come ottenere lo storno del finanziamento PagoDIL presso Cofidis;
3) quali passi concreti posso seguire.
Grazie.
Susanna, dalla provincia di TV

Risposta:
Gentile Susanna,

Il contratto non è un acquisto a distanza né fuori dai locali commerciali (lei ha firmato in sede), quindi non si applica il recesso di 14 giorni previsto dal Codice del Consumo per gli acquisti online o porta a porta. Il diritto di recesso "breve" in questi casi semplicemente non esiste, non perché la palestra lo abbia escluso ma perché la legge non lo prevede per i contratti conclusi in presenza.

Per quanto riguarda la clausola che consente il recesso anticipato e una facoltà di sospendere limitata, è legittima. Nessuna legge obbliga i contraenti ad inserire una clausola nel contratto di palestra che consente il recesso anticipato.

Sul finanziamento Cofidis: il PagoDIL è collegato al contratto di servizio sottostante. Se lei ottiene la risoluzione (anche parziale) dell'abbonamento con la palestra, ha titolo per chiedere a Cofidis lo storno delle rate residue, perché il finanziamento è finalizzato a un servizio che verrebbe meno. Cofidis normalmente subordina lo storno a una comunicazione della palestra che confermi la cessazione del contratto: è un passaggio operativo interno alla società finanziaria su cui non entriamo nel dettaglio esecutivo.
31 AGOSTO 2026

RSA con retta superiore alla pensione: come chiedere sussidio sociale

· di Redazione
Buongiorno, mi trovo in una situazione nuova ed essendo ignorante in materia vi chiedo consiglio su come muovermi.
Come da documento allegato, mio padre si trova temporaneamente in una RSA con retta pagata dalla ASL Toscana centro per la parte sanitaria (grazie al fatto di avere un ISEE molto basso) e da parte di mia madre con la pensione di mio padre, per la parte sociale.
Oltre ad essere i proprietari della casa in cui abitano, mio padre riceve una pensione di poco meno di 1200 euro al mese oltre all'accompagnamento di circa 550 euro, per un totale di circa 1700 euro. La retta per la parte sociale, quindi a carico di mio padre, è di circa 60 euro al giorno quindi per un totale di 1850 euro al mese, quindi più dei 1700 euro mensili che riceve mio padre.
La nostra situazione famigliare consiste in mio padre novantenne ricoverato all'RSA, mia madre 87enne che vive da sola in Toscana (Monsummano Terme), mia sorella che vive a Genova ed io che vivo in Puglia, quindi entrambi fuori regione.
Ci è stato chiesto di fornire l'ISEE socio sanitario residenziale così che anche i nostri redditi (mio e di mia sorella) andrebbero a contribuire al calcolo per ottenere un ulteriore contributo, ma fornire un ISEE socio sanitario residenziale sarebbe inutile in quanto questo andrebbe sicuramente a sforare i limiti che ci permetterebbero di accedere a questi sussidi.
Domanda: in base a questa situazione, dobbiamo necessariamente pagare noi la parte sociale o possiamo in qualche modo forzare gli enti statali a contribuire al pagamento della retta o almeno forzarli a dare un sussidio a mia madre visto che dopo aver pagato la retta non avrebbe soldi per vivere? Potete suggerirmi come muovermi e quali potrebbero essere le mie opzioni? Vi ringrazio per il supporto che vorrete darmi e vi informo che sono appena diventato socio sostenitore.
Sergio, dalla provincia di BR

Risposta:
Gentile Sergio,
Non si può prescindere dalla presentazione dell'ISEE socio sanitario residenziale che includa la componente relativa al reddito dei figli. Consideri che il periodo di sollievo è di solo due mesi e l'isogravità del caso (per come si legge) è moderata (3 su 5), il che vuol dire che l'inserimento definitivo in RSA prevederà uno scorrimento della graduatoria plausibilmente lento. Il che vuol dire, in buona sostanza, che potrebbe non esserci nemmeno la quota sanitaria nel lungo periodo. Di fronte a questo quadro, il nostro suggerimento è di presentare l'ISEE richiesto, usufruire del periodo di sollievo all'esito del quale chiedere i diari infermieristici della struttura, per avere la fotografia, giorno per giorno, delle prestazioni erogate e quindi dell'intensità sanitaria delle stesse oltre che della inscindibilità eventuale delle prestazioni sociali da quelle sanitarie.
31 AGOSTO 2026

Retta RSA troppo costosa: come chiedere l'integrazione al Comune

· di Redazione
Buonasera, mia madre è ricoverata in RSA (Fondazione Grimani Buttati Osimo (AN)), è titolare di assegno di accompagnamento e invalida al 100% con art. 3 comma 3, affetta da demenza senile grave. È ricoverata dalla fine di maggio 2026 e paghiamo 2004 euro mensili. La retta è molto costosa e quindi ci siamo guardati un po' intorno e abbiamo sentito vari pareri. Il Comune di Osimo, tramite gli assistenti sociali, dice che esiste un bando per integrazione della retta ma hanno detto che andava fatta la domanda prima del ricovero. A noi sa tanto di bugia, visto che sentendo i vari pareri dicono che sia AST che RSA, pur sapendo che il paziente in questione potrebbe non pagare o pagare parzialmente, non ti vengono certo a informare. Per noi sarebbe molto ma molto importante un aiuto o esenzione, visto che mia madre a casa non poteva più stare, ma avendo due misere pensioni i miei genitori e due altrettanti miseri lavori noi figli, ci rimane quasi impossibile far fronte a questa retta. Vorrei sapere come potremmo muoverci. Grazie
Walter, dalla provincia di AN

Risposta:
Gentile Walter,
il Comune di riferimento, al quale chiedere l'integrazione della quota sociale, è quello di ultima residenza di sua madre prima del ricovero. Ha ragione, non ci sono "bandi" cui partecipare prima del ricovero, l'istanza può essere presentata in qualsiasi momento.
31 AGOSTO 2026

Regolamento di condominio e affitti brevi: come modificarlo

· di Redazione
Come modificare il regolamento di condominio quando intervengono affitti brevi.
Giuseppe, dalla provincia di TV

Risposta:
Gentile Giuseppe,
il regolamento condominiale può essere modificato per disciplinare gli affitti brevi ma va individuato dapprima che tipo di modifica si vuole introdurre e appurare se il regolamento in vigore nel suo condominio è di tipo contrattuale o assembleare (dovrebbe averne una copia o procurarsela tramite l'amministratore).
Se l'obiettivo è vietare gli affitti brevi occorre particolare attenzione in quanto la clausola che vieta al proprietario di destinare il proprio appartamento a locazioni turistiche o brevi incide sul diritto di godimento della proprietà esclusiva. A riguardo la Cassazione ha ribadito che un regolamento di natura contrattuale, approvato all'unanimità o accettato nei titoli di acquisto, può imporre limitazioni ai diritti dei singoli condomini. Quindi NON sarà sufficiente una normale delibera a maggioranza per introdurre un divieto di affitti brevi.
Nel caso in cui l'obiettivo della modifica è regolamentarli, senza vietarli, potrà essere proposta una serie di regole che stabiliscono, ad es. un obbligo di comunicare all'amministratore l'esistenza dell'affitto breve e/o di fornire agli ospiti le regole del condominio, un divieto di utilizzare le parti comuni in modo incompatibile con il loro normale uso, di rispettare orari di silenzio e norme sul decoro, una responsabilità del proprietario per i comportamenti degli ospiti, un divieto di lasciare chiavi, valigie o altri oggetti nelle parti comuni, una disciplina degli accessi e del conferimento dei rifiuti, un eventuale obbligo di indicare un referente reperibile. Queste disposizioni vanno comunque distinte dal divieto sostanziale di esercitare l'affitto breve in quanto l'assemblea non può utilizzare una semplice maggioranza per comprimere il diritto di proprietà oltre i limiti consentiti.
31 AGOSTO 2026

RSA: come verificare il diritto alla retta gratuita a carico del SSN

· di Redazione
Spettabile Associazione ADUC,
vi scrivo dopo aver letto il vostro articolo "RSA e rette: quel contratto che hai firmato all'ingresso potrebbe essere nullo. Lo dicono i tribunali, da anni".
Mia madre è invalida al 100% con accompagnamento, necessita di assistenza continuativa h24 (è paralizzata, soffre di demenza senile e disfagia) e si trova ricoverata in una RSA convenzionata. Nel contratto d'ingresso a noi figli è stato fatto firmare l'impegno come co-obbligati e fideiussori.
Vorrei chiedervi informazioni pratiche su come ci si debba muovere in questi casi: qual è l'iter corretto per verificare autonomamente se la situazione clinica rientri nei presupposti della gratuità integrale a carico del SSN?
Vi chiedo gentilmente di indicarmi quali guide, fac-simile di diffida o strumenti mettete a disposizione degli utenti per gestire in autonomia questa procedura.
Cordiali saluti,
Francesco, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Francesco,
il nostro suggerimento è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la Asl per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della Asl.
31 AGOSTO 2026

Tinteggiatura casa: quando spetta la detrazione fiscale

· di Redazione
Buongiorno, devo tinteggiare la mia casa per la prima volta, si tratta di una casa bifamiliare. Vorrei sapere se ho diritto a qualche tipo di detrazione o incentivo, abito in regione Friuli Venezia Giulia.
Grazie

Risposta:
Gentile Drigo,
La sola tinteggiatura, presa isolatamente, non è detraibile: rientra nella manutenzione ordinaria, esclusa dal bonus. La semplice imbiancatura eseguita da sola dentro una singola abitazione è manutenzione ordinaria e non beneficia del Bonus Ristrutturazioni (Edilizia).
Diventa detraibile solo se:
- è parte di un intervento più ampio di manutenzione straordinaria/ristrutturazione (es. insieme a rifacimento impianti, bagni, infissi) — nel 2026 la percentuale di rimborso Irpef varia dal 50% per l'abitazione principale al 36% per le altre proprietà, con tetto massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, ripartibile in dieci quote annuali (Idealista);
- oppure riguarda parti comuni dell'edificio (scale, facciate, pianerottoli) in un condominio — in quel caso la detrazione è possibile solo se il lavoro riguarda esclusivamente parti comuni condominiali (Globalsocietacooperativa), applicabile anche in una bifamiliare se esistono parti in comune tra le due unità.

Per approfondire: la nostra scheda sulle detrazioni per ristrutturazioni edilizie
31 AGOSTO 2026

Caparra luce e gas: come funziona il deposito cauzionale senza domiciliazione

· di Redazione
Buongiorno,
ho provato a rispondere al vecchio ticket ma il link non funziona più. Il fornitore Plenitude ha risposto come segue in merito alla caparra in assenza di domiciliazione:
Scegliendo la domiciliazione, secondo quanto stabilito dalla delibera 229/01, Plenitude provvederà alla restituzione del deposito cauzionale precedentemente addebitato. Infatti, come indicato nelle condizioni generali di Contratto, Art. 9 "Strumenti a garanzia dei pagamenti del Cliente": per il Gas, nella prima fattura utile, Plenitude addebiterà al Cliente a titolo di deposito cauzionale un importo calcolato in funzione del consumo annuo pari a: 30 € da 0 a 500 Smc; 90 € da 501 a 1.500 Smc; 150 € da 1.501 a 5.000 Smc; 200 € da 5.001 a 11.000 Smc; 450 € da 11.001 a 25.000 Smc; 1.000 € da 25.001 a 50.000 Smc; 1.500 € da 50.001 a 100.000 Smc; 3.000 € da 100.001 a 200.000 Smc.
Per l'energia elettrica, l'importo del deposito cauzionale addebitato nella prima fattura utile sarà pari a 5,16 € per ogni kW di potenza impegnata nel caso di PdF a Uso Domestico. In tutti gli altri casi il deposito cauzionale sarà pari a: 7,75 €/kW per ciascun PdF con potenza impegnata fino a 15 kW; 10,33 €/kW per ciascun PdF con potenza impegnata superiore a 15 kW e fino a 100 kW; 11,88 €/kW per ciascun PdF con potenza impegnata superiore a 100 kW, calcolato in funzione delle caratteristiche di ciascun PdF.
Questi parametri sono corretti oppure ogni fornitore può stabilire parametri arbitrari? Non capisco in che modo la domiciliazione possa significare una garanzia dato che può essere revocata in qualsiasi momento, dov'è la differenza rispetto a pagare con carta di debito o credito?
Paolo, dalla provincia di RN

Risposta:
Gentile Paolo,
i parametri sono in base allo specifico regolamento del gestore del servizio. La domiciliazione è utilizzata come garanzia per la puntualità dei pagamenti. Garanzia che non è tale per pagamenti tramite carta.
31 AGOSTO 2026

Auto usata con guasti ripetuti: garanzia legale, sostituzione o risoluzione

· di Redazione
Salve, a Settembre 2025 ho acquistato un'auto usata dal concessionario ufficiale Ford. L'ho presa con finanziamento Idea Ford di 36 mesi. Da Gennaio 26 però ho iniziato ad avere problemi di malfunzionamento su stereo e rumore dal piantone dello sterzo. Ogni 2 mesi da allora si presentano gli stessi problemi tant'è che in officina del concessionario è stata portata altre 3 volte e l'ultima a fine giugno, ora si ripresentano nuovamente i problemi. Ho chiesto di parlare con un responsabile della concessionaria ma non ho mai avuto modo e a quel punto ho deciso di inviare una pec a Ford direttamente che mi ha risposto che loro hanno fatto solo da finanziamento. L'auto in questione è una Ford Puma del 05/22 acquistata con 53000 km e adesso ne ha 69000 km. Ho tutte i rapporti di intervento dell'officina. Cosa posso fare per risolvere una volta per tutte la situazione? Ho diritto a chiedere il cambio auto o la risoluzione del contratto con rimborso di quanto già pagato?
Daniele, dalla provincia di LU

Risposta:
Gentile Daniele,
Partiamo da un punto di chiarezza: essendo un'auto usata acquistata da un concessionario (quindi da un venditore professionista), si applica comunque la garanzia legale di conformità del Codice del Consumo, con durata di 2 anni dalla consegna. L'obbligato in garanzia è il venditore, cioè la concessionaria presso cui ha acquistato il veicolo, non Ford Italia né la società di finanziamento: la risposta ricevuta via PEC secondo cui "hanno fatto solo da finanziamento" è corretta rispetto al soggetto finanziario, ma non la esime dal far valere i suoi diritti verso il venditore.

Nel suo caso, se davvero i difetti (rumore al piantone dello sterzo e malfunzionamento dello stereo) si sono ripresentati più volte nonostante i tentativi di riparazione, la normativa prevede una gerarchia di rimedi: prima riparazione o sostituzione del bene, e solo se questi rimedi sono falliti, se insufficienti o comportano notevoli disagi, il consumatore può chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto con restituzione di quanto pagato. Il fatto che lo stesso guasto si sia ripresentato a distanza di poco tempo per ben quattro volte, con relativi rapporti di intervento in suo possesso, è un elemento a suo favore per sostenere che il tentativo di riparazione non ha avuto esito risolutivo.

Le consigliamo di formalizzare per iscritto (raccomandata A/R o PEC) una richiesta al venditore, contestando l'inefficacia delle riparazioni finora effettuate e chiedendo espressamente, in alternativa, la sostituzione del veicolo o la risoluzione del contratto con restituzione delle somme versate, allegando tutti i rapporti di officina. Se il venditore non risponde o rifiuta, può rivolgersi al Giudice di Pace (per il valore in gioco probabilmente serve il Tribunale, vista l'entità del contratto di finanziamento collegato) previa mediazione civile obbligatoria. Per la diffida può utilizzare il nostro generatore moduli per la diffida al venditore

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria
31 AGOSTO 2026

Caparra affitto vacanze non restituita: come sollecitarla e ottenere il rimborso

· di Redazione
Salve, dal giorno 16 al giorno 23 Agosto sono stato con la mia famiglia in un appartamento a Torre Lapillo, affittatoci dall'agenzia Barbarhouse che opera nel territorio Leccese.
Come da contratto, avrei dovuto ricevere la caparra di 200 euro entro 3 giorni da quando si lascia la casa. Nonostante ciò, sono trascorsi 5 giorni lavorativi e non ho ancora ricevuto la somma spettante.
Ritengo che il contratto sia stato violato, lo allego per Vs conoscenza.
Sottolineo che non ci sono state controversie e quindi formalmente non sussistono ragioni ostative per non corrispondermi la caparra versata.
Potete aiutarmi a ricevere le somme?
Posso chiedere risarcimento per il ritardo?
Grazie.
Giuseppe, dalla provincia di BN

Risposta:
Gentile Giuseppe,
Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora: la nostra guida alla lettera di messa in mora
31 AGOSTO 2026

Compass: onere per rata pagata con 10 giorni di ritardo, è dovuto?

· di Redazione
Buonasera, ho pagato una rata di 334,52 euro alla Compass in ritardo di 10 giorni dalla data stabilita. Mi contattano dopo averla pagata, e mi chiedono l'importo come onere di 50,18 euro. Non vorrei che sono somme non dovute, anche se in ritardo, avrei pagato qualcosa su 10 giorni senza problemi. Vorrei sapere se l'importo è consono, e se ci sono prerogative per contestare. Fatemi sapere che se ci sono divento socio sostenitore.
In attesa di un vostro riscontro.
Cordiali saluti
Basilio, dalla provincia di CT

Risposta:
Gentile Basilio,
Il contratto di credito al consumo prevede quasi sempre, tra le condizioni generali sottoscritte, penali o oneri per ritardato pagamento delle rate: si tratta di clausole legittime in linea di principio, ma devono essere previste espressamente nel contratto che lei ha firmato e devono essere proporzionate al ritardo, non sproporzionate o punitive in modo eccessivo.

Le consigliamo innanzitutto di andare a rileggere il contratto di finanziamento, in particolare la sezione dedicata a interessi di mora, spese di gestione del ritardo o penali per inadempimento. Deve verificare se un importo come quello richiesto, circa il 15% della rata, per soli 10 giorni di ritardo, sia effettivamente quanto pattuito, oppure se la società lo stia applicando in modo difforme da quanto scritto nel contratto. Se il contratto prevede una penale diversa, più contenuta, o un meccanismo di calcolo differente (ad esempio interessi di mora giornalieri più contenuti, non un importo fisso), l'addebito sarebbe contestabile perché non conforme a quanto pattuito.

Va inoltre verificato se tale onere le sia stato comunicato in modo chiaro e trasparente al momento della sottoscrizione, secondo le regole di trasparenza previste per i contratti di credito al consumo: se la clausola fosse scritta in modo poco chiaro o fosse collocata in modo da non risultare evidente, potrebbe essere contestata anche sotto questo profilo.

Sul piano operativo, le suggeriamo di inviare un reclamo scritto alla finanziaria chiedendo di specificare la base contrattuale e il criterio di calcolo dell'importo richiesto. Se la risposta non fosse soddisfacente o non arrivasse entro un termine ragionevole, può rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), che decide su questo tipo di controversie in modo rapido e senza costi elevati.

Può utilizzare il nostro modulo di reclamo per contratti bancari e finanziari.

Per approfondire: la nostra guida sull'Arbitro Bancario Finanziario e la nostra guida sulle clausole vessatorie
31 AGOSTO 2026

Overbooking hotel: come chiedere rimborso per camera non disponibile

· di Redazione
Oggetto: Formale reclamo per inadempimento contrattuale e richiesta rimborso (Soggiorno 20-23 Agosto 2026).
Presento formale reclamo per il grave inadempimento contrattuale relativo al soggiorno dal 20 al 23 Agosto 2026.
In data 25 Giugno 2026, tramite il Vostro account ufficiale WhatsApp Business, la richiesta di una camera quadrupla per il ponte di agosto è stata espressamente da Voi confermata ("Tutto confermato"), a fronte della quale ho versato 200,00 € di acconto tramite bonifico BancoPosta.
All'arrivo il 20 agosto, la camera non era disponibile per un Vostro errore di gestione interno. Siamo stati quindi riprotetti per il solo pernottamento presso l'Hotel Cocoon (a 50 metri), mantenendo la mezza pensione presso la Vostra struttura. Tale gestione ha comportato gravi disservizi:
Disagio logistico continuativo: la necessità di spostarsi continuamente a piedi tra le due strutture per la prima colazione e la cena ha compromesso il relax e la comodità di un soggiorno in mezza pensione integrata.
Inadeguatezza e fatiscenza della struttura alternativa: arredi precari, illuminazione cupa, totale assenza di Wi-Fi per l'intera durata del soggiorno, asciugacapelli staccato dal muro e doccia con supporto del soffione guasto.
Violazione dei requisiti minimi d'impianto: stanza quadrupla per 4 occupanti dotata di soli 3 comodini, sole 2 luci da notte (esclusivamente sul matrimoniale) e 3 prese elettriche totali. La normativa sulla classificazione alberghiera (L.R. Abruzzo 75/1995) e le norme CEI 64-8 prescrivono come requisito minimo almeno un punto luce da notte e una presa elettrica accessibile per ciascun posto letto (quindi minimo 4 dedicati).
Gestione del check-out ed estraneità dei costi: l'offerta di 1 ora di SPA si è rivelata del tutto irrisoria e sproporzionata. Al momento del saldo degli extra ho fatto notare il forte disagio, ma non è stata applicata alcuna riduzione, liquidando l'accaduto con "sbagliare è umano" e citando presunti costi di riprotezione (750 €) che per legge gravano interamente a Vostro carico in caso di overbooking.
Ai sensi del Codice del Consumo e del Codice del Turismo, il riposizionamento in struttura non equivalente e non conforme costituisce grave inadempimento.
Chiedo il rimborso/ristoro di 256,00 € (200,00 € di acconto versato + 56,00 € per il disagio patito).
Posso avere rimborso? Come mi devo comportare?
Grazie
Saluti
Alessandro, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Alessandro,
La verifica conferma che i suoi riferimenti normativi non sono corretti come li ha citati. La legge regionale Abruzzo 75/1995 disciplina le strutture extralberghiere (affittacamere, case vacanze, ostelli, rifugi), non gli alberghi come quello di cui parla lei, e non contiene le prescrizioni tecniche specifiche di punti luce e prese per posto letto che lei descrive. La norma CEI 64-8 riguarda invece gli impianti elettrici delle unità abitative residenziali (appartamenti), non le camere d'albergo, e comunque non esiste un "obbligo di legge" azionabile direttamente dal cliente in sede di reclamo contrattuale: sono norme tecniche di settore, non clausole del suo contratto di soggiorno.

Detto questo, i fatti che lei descrive, se confermati, configurano un inadempimento contrattuale del gestore. Lei aveva prenotato e pagato un acconto per una camera quadrupla nella struttura, confermata per iscritto; se quella prestazione non è stata resa e le è stata fornita una sistemazione sostitutiva non equivalente per qualità, comfort e servizi (assenza di Wi-Fi, dotazioni carenti, spostamenti forzati tra due strutture per i pasti), il gestore risponde per inesatto adempimento del contratto di soggiorno, che è un contratto atipico riconducibile alle norme generali sui contratti e, se acquistato come pacchetto, al Codice del Turismo.

Le consigliamo di procedere così: primo, invii una diffida scritta (raccomandata A/R o PEC) al gestore, riepilogando i fatti, allegando la conferma WhatsApp, la ricevuta del bonifico e possibilmente foto della camera sostitutiva, chiedendo il rimborso dell'acconto e un ristoro per il disagio subito, con termine di 15 giorni per il pagamento. Se il gestore non risponde o rifiuta, può tentare la mediazione civile obbligatoria (che ha durata massima di 3 mesi) oppure agire direttamente davanti al Giudice di Pace, trattandosi di importo contenuto. Sulla richiesta di 56 euro per il disagio, ricordi che si tratta di un danno da provare con documentazione (foto, messaggi, testimonianze), non di una somma automatica.

Per la lettera di diffida può utilizzare il generatore moduli ADUC dedicato al turismo.

Per approfondire, ecco la nostra scheda sulla mediazione civile obbligatoria.
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace: il nostro approfondimento sul Giudice di Pace.
31 AGOSTO 2026

Multa per eccesso di velocità in Croazia: come comportarsi con il verbale

· di Redazione
Buongiorno, vi scrivo per una consulenza, ieri ho ricevuto via raccomandata con un primo verbale della polizia croata per eccesso di velocità.
Verificando le date e gli orari indicati, molto probabilmente è tutto corretto, mi contestano il superamento dei limiti di oltre 55 km/h il giorno 10/08 alle ore 18:11, quando stavo rientrando da Pago. Sono sicuro di aver esagerato.
Mi chiedono di indicare i dati del conducente per avviare la procedura relativa alla multa e alle sanzioni accessorie, credo la sospensione della patente. Avete esperienze pregresse rispetto a questo tipo di comunicazioni, relativamente ai dati di chi guidava?
Da quello che ho letto, il provvedimento accessorio della sospensione della patente non ha effetto in Italia, vi risulta?
Decidere se comunicare la cosa o meno non è irrilevante, in quanto l'omessa comunicazione mi espone a un secondo verbale con una multa che va da 660 a 1.990 euro.
Visto il superamento di oltre 50 km/h del limite, la sanzione sarà pari a un minimo di 1.320 euro fino a un massimo di 2.650 euro. In teoria, se pagata subito, l'importo dovrebbe essere ridotto del 50%, almeno questo è quanto sono riuscito a ricostruire. Vi risulta quanto da me riassunto.
Mi consigliate di dichiarare chi era alla guida o meglio accettare di pagare il supplemento? In Italia le multe vengono solitamente applicate facendo riferimento al minimo previsto, questo avviene anche in Croazia?
Nel verbale mi comunicano una mail dove inviare la dichiarazione, secondo voi potrei scrivere informandoli che essendo trascorsi +/- 20 gg non sono in grado di ricostruire puntualmente chi guidasse la moto e chiedere di conoscere il possibile ammontare del verbale nel caso non comunicassi alcun nominativo? Grazie. Cordiali saluti Massimo
Massimo, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Massimo,
La sua situazione riguarda una sanzione elevata da un'autorità straniera per un'infrazione commessa all'estero, materia che esula in buona parte dalle nostre competenze specifiche: il diritto sanzionatorio croato, gli importi esatti previsti dalla loro normativa, l'efficacia transfrontaliera delle sanzioni accessorie (sospensione patente) e le prassi applicative delle autorità locali non sono ambiti su cui possiamo darle informazioni certe e verificate, e sarebbe rischioso improvvisare risposte su un sistema giuridico che non è quello italiano.

Le possiamo però segnalare alcuni punti di attenzione generali. La direttiva UE 2015/413 disciplina lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni stradali tra Stati membri, ma riguarda la possibilità per uno Stato di identificare il proprietario del veicolo attraverso i database degli altri Stati: non equivale automaticamente al riconoscimento reciproco delle sanzioni accessorie come la sospensione della patente, che segue regole diverse e più complesse legate al mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie in materia penale, quando l'infrazione sia qualificata come reato nello stato che l'ha accertata. Per cui, l'efficacia della sospensione non sarebbe contestuale alla Croazia, e dovrebbe attendere la notifica di medesimo provvedimento da parte delle autorità italiane.
La scelta di non comunicare o meno il nominativo del conducente ha conseguenze economiche e, comunque, sembrerebbe esentarla dalla sospensione. Decida lei.
Crediamo che la mail che vorrebbe inviare non servirebbe, se non, nell'attesa della risposta, a far scadere i termini entro cui conciliare in modo più semplice.
Non sappiamo darle opinioni sulle altre informazioni che ci chiede, ma crediamo dovrebbero essere indicate nel verbale che ha ricevuto
31 AGOSTO 2026

Diffida ATS per esenzione ticket non corretta: come verificare e contestare

· di Redazione
Mio figlio Alessandro ha ricevuto una diffida da parte dell'ATS di Milano che contesta l'utilizzo di codice esenzione E12 per prescrizioni mediche e ricette per medicinali del 2017 e 2018. È stato effettivamente disoccupato fino al 2015 e, pur non essendone sicuro, ricorda di aver annullato l'esenzione sul suo FSE subito dopo aver iniziato a lavorare nel 2016. Gli vengono contestate prescrizioni del 2017 e del 2018 che ad ogni modo dovrebbero essere prescritte, essendo trascorsi quasi 10 anni, e mi sembra di ricordare che i ticket sanitari non siano considerati di natura fiscale, con relativa prescrizione dei 10 anni, e quindi soggetti a scadenza dopo 5 anni. Ad ogni modo non ha certezza della data di disattivazione dell'esenzione, anche se lui si dice quasi sicuro di averlo fatto per tempo. Per maggior chiarezza, allego la diffida dell'ATS e Vi chiedo come poter verificare che le prescrizioni riportino effettivamente l'esenzione E12 e non si tratti invece di errore dell'ATS, e chiarimenti sulla prescrizione di tali sanzioni. Grazie
Ermanno, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Ermanno,
Rispondiamo ai due punti che ci pone, prescrizione e verifica dei dati contestati.

Sulla prescrizione. Il termine è di 10 anni.

Sul secondo punto, la verifica dei dati: suo figlio ha diritto di accedere agli atti del procedimento, comprese le ricette specialistiche e farmaceutiche richiamate nella diffida, per controllare se effettivamente riportano il codice E12 come esenzione applicata al momento dell'erogazione. Le consigliamo di presentare istanza di accesso agli atti amministrativi direttamente all'ufficio che ha firmato la diffida, [email protected], chiedendo copia integrale delle ricette con evidenza del codice di esenzione praticato in farmacia o dalla struttura sanitaria, e contestualmente segnalando per iscritto sia il dubbio sulla correttezza dei dati sia l'eccezione di prescrizione, così da formalizzare la contestazione prima della scadenza indicata. Questo passaggio è importante perché interrompe eventuali equivoci e mette agli atti la sua posizione.

Se l'ATS confermasse il debito e suo figlio ritenesse di aver comunque disattivato l'esenzione in tempo utile, la contestazione andrebbe eventualmente portata avanti in sede giudiziale, dove la valutazione dei documenti spetterebbe al giudice.

Per approfondire: la nostra guida sul procedimento amministrativo e l'accesso agli atti
31 AGOSTO 2026

Garanzia condizionatore Samsung: chi paga lo smontaggio dell'unità esterna

· di Redazione
Buongiorno, un anno fa ho acquistato un condizionatore Samsung. Avendo riscontrato quello che pare un difetto di funzionamento mi sono rivolto all'assistenza Samsung che mi ha fatto contattare da un'azienda per l'intervento. L'azienda si è rifiutata di eseguire l'intervento perché ha richiesto che io provvedessi a far smontare l'unità esterna per appoggiarla sul balcone. Presentato reclamo a Samsung che nella risposta condivide la richiesta dell'azienda, precisando che devo occuparmi io dello smontaggio dell'unità esterna sostenendone i costi in base a quanto previsto dalla garanzia Samsung a pag. 3 lett. c).
Vi scrivo per avere un vostro parere sulla questione. Allego foto dell'unità esterna e copia della garanzia Samsung.
Cordiali saluti
Massimiliano, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Massimiliano,
La questione riguarda la garanzia legale di conformità, che è quella che le offre le tutele più forti, e che è distinta dalla garanzia commerciale del produttore Samsung a cui fa riferimento la risposta ricevuta.

Il condizionatore ha un anno di vita, quindi rientra ancora nei 2 anni di garanzia legale di conformità prevista dal Codice del Consumo. Questa garanzia grava sul venditore (il negozio o rivenditore presso cui ha acquistato l'apparecchio), non sul produttore. Se il difetto lamentato è effettivamente un difetto di conformità preesistente o comunque non riconducibile a un cattivo uso, lei ha diritto alla riparazione o sostituzione gratuita, comprensiva di tutte le spese necessarie, incluse quelle di manodopera e di eventuale smontaggio e rimontaggio dell'unità esterna, senza alcun costo a suo carico.

La garanzia commerciale Samsung, quella richiamata a pagina 3 lettera c, può prevedere condizioni ulteriori rispetto alla garanzia legale, ma non può in alcun modo escludere o limitare i diritti che il Codice del Consumo le riconosce nei confronti del venditore. Le due garanzie coesistono e lei può scegliere quale far valere: se quella commerciale del produttore le impone di sostenere costi di smontaggio, può comunque rivolgersi al venditore invocando la garanzia legale di conformità, che non prevede simili oneri a carico del consumatore.

Le consigliamo quindi di individuare il venditore presso cui ha acquistato il condizionatore e di inviargli una richiesta scritta di intervento in garanzia legale di conformità, contestando l'addebito dei costi di smontaggio dell'unità esterna. Può utilizzare il nostro generatore di moduli per predisporre la diffida.

Se il venditore rifiuta, l'ultima istanza è il Giudice di Pace, ma prima è opportuno tentare questa strada.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore
ps nella sua lettera non ci sono allegati... comunque abbiamo compreso il problema
31 AGOSTO 2026

Lettura contatore acqua a domicilio: si può evitare per risparmiare?

· di Redazione
E' possibile evitare la lettura del contatore dell'acqua a domicilio, attraverso quale procedura e basandosi su quale normativa di riferimento; tutto questo allo scopo di avere un piccolo risparmio in bolletta.
Francesca, dalla provincia di TR

Risposta:
Gentile Francesca,
La lettura del contatore a domicilio da parte di un incaricato non comporta di per sé un costo aggiuntivo diretto in bolletta collegabile a un risparmio ottenibile evitandola: il gestore del servizio idrico ha l'obbligo di rilevare periodicamente i consumi reali, e le spese di gestione del servizio (comprese le letture) sono già incluse nella tariffa applicata a tutti gli utenti, indipendentemente dal fatto che la lettura avvenga a domicilio o con altre modalità.

Detto questo, se il suo obiettivo è evitare consumi stimati o conguagli imprecisi, la strada corretta non è impedire l'accesso al contatore, ma piuttosto verificare se il gestore mette a disposizione modalità alternative di autolettura, spesso praticabili online, tramite app o numero verde, comunicando lei stessa i dati del contatore in sostituzione della lettura a domicilio. Questa possibilità non è un diritto generalizzato previsto da una norma nazionale uniforme, ma dipende dalla carta dei servizi e dal regolamento del singolo gestore del servizio idrico integrato: le suggeriamo di consultare il sito del suo gestore o la carta del servizio, dove di norma sono indicate le finestre temporali e le modalità per l'autolettura.

Se invece la sua reale preoccupazione riguarda la presenza fisica di un incaricato in casa, ricordiamo che l'utente può comunque richiedere di essere presente all'operazione o, se il contatore è posizionato in un luogo accessibile dall'esterno dell'abitazione (come spesso accade), la lettura può avvenire senza necessità di accesso ai locali privati.

Non esiste quindi una procedura per "evitare" la lettura in senso stretto con finalità di risparmio economico, perché la tariffa non cambia in base a chi effettua la lettura. Se ritiene di aver subito addebiti indebiti legati a consumi stimati scorretti, può presentare reclamo scritto al gestore e, in caso di mancata risposta o risposta insoddisfacente entro i termini, attivare la conciliazione ARERA, obbligatoria prima di rivolgersi al Giudice di Pace.
30 AGOSTO 2026

Multa dalla Croazia senza raccomandata: come verificarne la validità

· di Redazione
Ricevo multa dalla Croazia senza raccomandata per sosta in parcheggio a pagamento di 197,50 euro. La multa era di 20,00 euro in data 23.06.2023, da pagare entro 8 giorni con bonifico bancario intestato a Odvjetnik Shain Lou Pacheco Vinkovic. Chiedo indicazioni per risolvere il problema, ho preventivo. Grazie.
Michela, dalla provincia di LU

Risposta:
Gentile Michela,
Una multa elevata in Croazia per sosta a pagamento non pagata nei termini viene generalmente maggiorata attraverso un passaggio a una società di recupero crediti o a uno studio legale locale, il che spiegherebbe l'importo cresciuto da 20 a 197,50 euro e l'intestazione del bonifico a un avvocato (odvjetnik in croato significa proprio "avvocato"). Prima di pagare qualunque cifra, dovrebbe verificare alcuni aspetti fondamentali: se la richiesta le è arrivata per posta ordinaria e non per raccomandata o altra forma di notifica tracciabile e giuridicamente valida secondo le regole croate, potrebbe essere legittimo dubitare della regolarità della notifica stessa. Motivo per cui le suggeriamo di non fare nulla fino a quando non riceve richiesta formale.
30 AGOSTO 2026

Penali autonoleggio per gestione multe: sono legittime o vessatorie?

· di Redazione
Buongiorno,
la Europcar mi ha addebitato 3 penali di 55 euro ciascuna per la gestione di 3 multe prese in Francia durante il periodo di noleggio dal 02/07/2026 al 16/07/2026. Attualmente mi sono state notificate (e pagate) 2 multe di 14,50 euro l'una.
Ho contestato l'addebito tramite PEC a Europcar e mi hanno risposto che l'addebito è dovuto.
Ho inoltrato una PEC segnalando l'accaduto allegando ogni documento utile a AGCM [email protected].
Chiedo vs supporto per capire se devo fare altro come sporgere una denuncia formale o rivolgermi al giudice di pace. Non conosco l'iter, non vorrei diventasse più la spesa che il rimborso ma non è giusto lasciar correre. Non ritengo corretto l'applicazione di una penale solo per aver comunicato i miei dati alle autorità competenti per notificarmi una multa.
Resto in attesa gentile riscontro. Cordiali saluti.
Veronica, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Veronica,
l'Antitrust ha dichiarato vessatorie, ai sensi degli articoli sulle clausole vessatorie del Codice del Consumo, le clausole di sei società di autonoleggio, tra cui proprio Europcar, che prevedevano penali da corrispondere alle compagnie di noleggio in caso di gestione amministrativa di verbali di accertamento, giudicandole vessatorie. Più di recente, nel 2024, l'Autorità è tornata sulla materia sanzionando altre società di noleggio, ritenendo che la clausola prevede l'obbligo del locatario di pagare un importo forfettario per gestire la pratica amministrativa correlata a ciascuna multa, indipendentemente dall'importo della sanzione non fosse giustificata, dato che le società di autonoleggio devono solo trasferire all'Ente accertatore dell'infrazione i dati identificativi dei clienti. Va detto per completezza, che su questo tema il quadro giurisprudenziale non è del tutto univoco: in alcuni casi il Consiglio di Stato ha accolto ricorsi delle società di noleggio, ritenendo la penale giustificata da costi organizzativi reali quando applicata in caso di inadempimento del cliente. Quindi non si tratta di un principio scontato al 100%, ma la sua posizione trova comunque riscontro nei provvedimenti dell'Antitrust.

Detto questo, veniamo al suo caso concreto. Lei ha già fatto correttamente il primo passo, cioè il reclamo scritto al professionista, ricevendo un rifiuto. Ha inoltre già segnalato all'AGCM, il che è utile perché consente all'Autorità di raccogliere ulteriori evidenze su una pratica già oggetto di attenzione, ma attenzione: la segnalazione all'AGCM non le procura un rimborso diretto, è uno strumento di tutela collettiva, non individuale.

Per ottenere il rimborso dei 165 euro nel suo caso specifico, l'unica strada realmente efficace è quella giudiziale: il Giudice di Pace, data la modesta entità della somma in gioco (165 euro), è la sede naturale, con costi di accesso molto contenuti e senza obbligo di assistenza legale per importi fino a 1.100 euro. Prima di introdurre la causa, valuti se il contratto di noleggio prevede una clausola di mediazione obbligatoria o se comunque le converrebbe tentare una mediazione civile, che ha durata massima di 3 mesi e potrebbe risolvere la questione senza arrivare all'udienza. Nel ricorso al Giudice di Pace potrà citare proprio i precedenti dell'Antitrust che abbiamo richiamato a sostegno della natura vessatoria della clausola.

Per la contestazione formale e l'eventuale ricorso può utilizzare il nostro generatore di moduli per i ricorsi.

Per approfondire: la nostra guida sulle clausole vessatorie e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
30 AGOSTO 2026

Recensione Tripadvisor: la struttura mi definisce insolente, cosa fare

· di Redazione
Spett.le ADUC,
vi contatto per chiedere una valutazione in merito a una vicenda verificatasi a seguito di una recensione da me pubblicata dopo un soggiorno presso l'Hotel Peter di Monte San Pietro (BZ).
La mia recensione riportava in modo dettagliato sia gli aspetti positivi del soggiorno sia alcune criticità e delusioni riscontrate.
La titolare della struttura, Signora ***, ha risposto pubblicamente alla mia recensione su Tripadvisor definendomi "insolente", "irrispettosa" e con un "tono condiscendente", affermando inoltre che avrei scritto la recensione con l'intento di "metterci in cattiva luce". La risposta, inoltre, non specifica quali sarebbero stati i comportamenti concreti da me tenuti che, secondo la titolare, giustificherebbero tali definizioni.
Ritengo che tali affermazioni vadano oltre una normale replica alla recensione, in quanto rivolte direttamente alla mia persona e senza entrare nel merito delle criticità da me esposte.
Ho già segnalato la vicenda alle associazioni di categoria competenti e vorrei ora sapere se, dal punto di vista della tutela del consumatore e dell'eventuale lesione della mia reputazione personale, vi siano ulteriori strumenti per contestare questo comportamento e, se ne ricorrono i presupposti, chiedere alla struttura una rettifica o la rimozione delle affermazioni rivolte nei miei confronti.
Allego lo screenshot completo della recensione e della risposta della titolare su Tripadvisor; ulteriore documentazione è disponibile qualora fosse richiesta.
Vi chiedo cortesemente di indicarmi se ritenete che vi siano gli estremi per un Vostro intervento, anche mediante una comunicazione formale alla struttura, oppure se sia opportuno rivolgersi ad altro organismo o professionista.
RingraziandoVi per l'attenzione, resto in attesa di un Vostro riscontro.
Cordiali saluti,
Erica, dalla provincia di VR

Risposta:
Gentile Erica,
La sua recensione sembra rientrare nel legittimo esercizio del diritto di critica del consumatore, che può legittimamente includere valutazioni negative purché riferite a fatti realmente accaduti e non gratuitamente denigratorie. Se effettivamente lei si è limitata a descrivere la propria esperienza di soggiorno, anche con toni critici su alcuni aspetti, la sua recensione sarebbe nel perimetro consentito.

Sulla risposta della titolare, occorre distinguere due piani. Il diritto di replica del gestore è legittimo e anzi fisiologico su queste piattaforme: può contestare la ricostruzione dei fatti, spiegare la propria versione, difendere l'operato dello staff. Diverso è l'uso di espressioni che qualificano direttamente la persona del recensore (definirla insolente, irrispettosa, con tono condiscendente) senza ricondurre tali giudizi a fatti specifici e verificabili. Se la risposta si concentra sulla persona anziché sul merito della recensione, si sconfina dal legittimo contraddittorio verso un giudizio personale potenzialmente lesivo della reputazione, che è un piano diverso e più delicato rispetto al semplice contenzioso su una recensione.

Su questo aspetto specifico, che attiene alla tutela della persona e non ai diritti del consumatore in senso stretto, le espressioni utilizzate potrebbero configurare, a seconda della loro effettiva portata offensiva e del contesto, una lesione della reputazione che si valuta secondo i principi della diffamazione a mezzo internet. Questa valutazione richiede però un esame legale specifico del testo, del contesto e della proporzionalità tra critica e replica, che non rientra nelle nostre competenze: le suggeriamo di rivolgersi a un avvocato per una valutazione mirata, anche solo per un parere sull'opportunità di una diffida alla titolare o di una richiesta di rimozione/rettifica direttamente a Tripadvisor, che dispone di proprie procedure di segnalazione per contenuti ritenuti diffamatori.

Quanto ad ADUC, nello specifico che tocca il diritto penale, possiamo valutare la vicenda sul piano della segnalazione generale, ma non possiamo garantire un intervento formale nei confronti della struttura.
30 AGOSTO 2026

Iscrizione a sito incontri con addebito non richiesto: come contestarlo

· di Redazione
Buongiorno, descrivo quanto sicuramente voi conoscete bene, essendo l'ennesimo pesce finito in bocca alla balena dei siti di incontro.
I fatti:
alla fine di luglio mi sono iscritto con un nickname gratuitamente ad un sito di incontri chiamato desiderioproibito. Non ho sottoscritto in maniera palese o evidente alcun abbonamento a pagamento, naturalmente il mio nickname è associato alla mia casella di posta reale. Successivamente nel momento che ho cercato di disiscrivermi mi è arrivata una richiesta di pagamento di un importo di 34 Euro che io non ho pagato, il problema che nella mail mi diceva che per cancellare il mio account dovevo prima pagare. Dopo una settimana mi è arrivato un avviso da una agenzia recupero crediti svizzera di un importo raddoppiato sulla posta ufficiale minacciando gli estremi legali di una azione che avrebbe portato a costi superiori. Ovviamente io imprudentemente ho pagato questo importo di 74 Euro pensando di chiudere la vicenda, invece come da manuale mi è arrivata una richiesta da un altro sito (rivelatosi un dark pattern) di 34 Euro, a questo punto ho inviato seguendo quanto da voi suggerito per altri casi analoghi una raccomandata A/R alla società di riferimento "Dateblaster AG" una diffida e intimazione a cancellare qualsiasi rapporto digitale con il sottoscritto dichiarando di aver fatto una segnalazione alle autorità svizzere e italiane, ora attendo gli sviluppi, ed eventualmente una vostra tutela, chiaramente mi iscriverò alla vostra associazione. Grazie
Carlo, dalla provincia di VC

Risposta:
Gentile Carlo,
Purtroppo il meccanismo che lei descrive è molto diffuso e ricalca uno schema tipico: iscrizione apparentemente gratuita, addebito successivo poco trasparente, minaccia di recupero crediti per spingere al pagamento immediato, e poi nuove richieste da altri soggetti collegati. Ha fatto bene a non farsi intimidire ulteriormente e a inviare la diffida scritta.

Alcuni punti fermi. Se, come lei riferisce, non ha mai sottoscritto in modo chiaro ed evidente un abbonamento a pagamento, l'addebito è contestabile: le condizioni economiche di un servizio devono essere presentate in modo trasparente prima che il consumatore si vincoli, e un consenso a pagare non può essere presunto da una semplice iscrizione dichiarata gratuita. Se il sito ha reso il recesso più difficile del previsto (subordinandolo a un pagamento), questo è un ulteriore elemento a suo favore, perché il diritto di cancellare un account non può essere legittimamente condizionato al pagamento di importi non pattuiti chiaramente in origine.

Sul pagamento già effettuato: avendo pagato sotto la pressione della richiesta dell'agenzia di recupero crediti, può comunque chiederne la restituzione come indebito, proprio perché il credito sottostante è di dubbia legittimità. La diffida che ha inviato è il primo passo corretto anche per questo.

Sulla nuova richiesta arrivata da un secondo sito: se si tratta effettivamente di un soggetto collegato che replica lo stesso schema, ne conservi ogni comunicazione (email, testata del sito, dati del mittente) perché saranno utili per un'eventuale segnalazione.

Le suggeriamo di segnalare la vicenda anche all'Antitrust italiano (AGCM), competente per le pratiche commerciali scorrette online, e per la parte agenzia di recupero crediti, se le modalità sono state minacciose o scorrette, di valutare anche una segnalazione alle autorità di vigilanza competenti nel paese dell'agenzia. Se il secondo sito è italiano o operante in Italia, può usare il nostro modulo per l'invio di una diffida formale.

Restiamo a disposizione per seguire gli sviluppi della sua diffida.

Per approfondire: la nostra scheda su pubblicità e pratiche commerciali scorrette
28 AGOSTO 2026

Estrazione dentale e impianto: tempistiche lunghe sono normali?

· di Redazione
Vi contatto perché ho bisogno di chiarimenti. Nel giugno del 2025 ho fatto una estrazione di un dente incisivo, pagando a rate 3.000€ in 12 mesi, stando con la protesi. Dopo 12 mesi mi innestano la vite. Dopo una serie infinita di controlli mi dicono che la corona me la innestano a novembre, in pratica ho pagato tutto quei soldi per andare in giro senza dente a 41 anni. È una cosa normale? Tempistiche così lunghe?
Andrea, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Andrea,
Le tempistiche che descrive possono in parte rientrare nella normale prassi odontoiatrica: dopo un'estrazione occorre attendere che l'osso si consolidi prima di inserire la vite (impianto), e dopo l'inserimento della vite si attende ancora un periodo di osteointegrazione prima di poter applicare la corona definitiva. Complessivamente un percorso di 12-18 mesi da estrazione a corona finale non è di per sé anomalo, soprattutto se il dentista le aveva spiegato in anticipo queste fasi.

Il punto rilevante, però, non è la durata in sé, ma se quanto sta accadendo corrisponde a quanto le era stato preventivato e spiegato all'inizio del percorso. Le chiediamo di verificare alcuni aspetti concreti: le è stato mostrato un piano di cura scritto con le tempistiche previste per ciascuna fase? Il preventivo di 3.000 euro comprendeva già tutte le fasi (estrazione, protesi provvisoria, vite, corona) o rischia di doverne sostenere altri? Le è stato comunicato per iscritto il motivo del rinvio a novembre, o si tratta solo di indicazioni verbali ripetute nel tempo?

Se il piano di cura concordato inizialmente prevedeva tempistiche più brevi e il ritardo non è dovuto a motivi clinici oggettivi (es. il suo osso che non si consolida) ma a disorganizzazione dello studio, questo può configurare un inadempimento contrattuale parziale, contestabile chiedendo per iscritto conto del ritardo e, se necessario, valutando una riduzione del compenso residuo o un risarcimento per i disagi.

Le suggeriamo di richiedere allo studio odontoiatrico, con una comunicazione scritta (anche email con ricevuta di lettura, o meglio raccomandata A/R), la cartella clinica completa e la cronologia delle fasi già svolte, per capire se il rinvio ha una motivazione clinica documentata. Se la risposta non è soddisfacente o rileva anomalie, potrebbe valutare una richiesta danni.

Per approfondire: la nostra guida sulle procedure di risarcimento danni
28 AGOSTO 2026

Buoni fruttiferi postali scaduti: si possono ancora rimborsare

· di Redazione
Buongiorno, la nostra famiglia ha diversi buoni fruttiferi a termine "scaduti" sia in lire che in euro, tutti emessi nell'anno 2000.
N.2 buoni in lire intestati a mia sorella ed emessi nell'anno 2000.
N.15 buoni fruttiferi a termine cointestati con mamma e singoli figli.
Prendendo informazioni su internet leggo che ci sono poche possibilità. Scrivo a voi per avere risposte più concrete e se c'è qualche possibilità di recuperare i sacrifici dei genitori. Grazie
Antonio, dalla provincia di NA

Risposta:
Gentile Antonio,
purtroppo i recenti orientamenti della Cassazione non lasciano spazio per pretese risarcitorie: il nostro articolo sulla prescrizione dei buoni postali secondo la Cassazione
28 AGOSTO 2026

Bond russi in scadenza: rimborso e cedole pagati in rublo, cosa rischia il retail

· di Redazione
Buonasera,
tra poco scadranno alcuni bond russi, come il XS0088543193, anche se il prospetto dice che è in dollari, più voci affermano che il rimborso, così come le cedole, verranno pagate in valuta locale, molto svalutata (rispetto a euro o usd).
È legale questa situazione o meglio, l'investitore retail come può gestire "questo problema"?
Silvia, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Silvia,
il meccanismo del Decreto 665 continua a funzionare, NSD continua a convertire progressivamente in rubli le obbligazioni di pagamento originariamente denominate in valuta estera, utilizzando il cambio ufficiale della Banca di Russia. L'ultima comunicazione disponibile segnala una nuova tranche il 15 giugno 2026, anche parziale quando i fondi disponibili non sono sufficienti.
L'11 giugno 2026 la Corte di giustizia UE ha respinto il ricorso di NSD (National Settlement Depository) contro il suo inserimento nell'elenco dei soggetti sanzionati; la decisione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale UE il 3 agosto 2026. Di conseguenza, il congelamento delle attività di NSD nell'UE rimane pienamente operativo.
Per un investitore retail italiano, quindi, non cambia il nodo principale, il diritto economico alla cedola o al capitale può essere riconosciuto dal lato russo, ma l'effettivo trasferimento attraverso Euroclear/Clearstream può restare bloccato dalle sanzioni UE. NSD stessa precisa che, per il pagamento in valuta estera, può essere necessaria una licenza/autorizzazione dell'autorità estera competente.
27 AGOSTO 2026

Infrazione Ztl Dubrovnik

· di Redazione
Il 24,27 e 28/08/2025 infrazione ZTL Dubrovnik, le multe di 260€ ognuna, mi sono arrivate venerdì scorso per un totale di 420€ ognuna, maggiorate dalle spese legali. Il cliente è Grad Dubrovnik, ho un bonifico che però è intestato a un avvocato Marko Kuzmanovic. Vorrei sapere se posso pagare solo le multe di 260 senza le spese dell'avvocato? Oppure ignorare le tre raccomandate visto che ho provato a contattare lo studio chiedendo l’invio del verbale ma senza ottenere risposta? Mi hanno dato otto giorni di tempo per effettuare il pagamento.
Grazie
Luca, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Luca,
Le consigliamo di scrivere al comune di Dubrovnik in questione chiedendo l'applicazione dell'art. 19a della delibera cui fanno riferimento nella richiesta e di non pagare nulla fino a chiarimenti, conservando tutta la documentazione a supporto. È improbabile che possano riscuotere in Italia (è richiesto un procedimento piuttosto complesso che, da quanto ci risulta, non è mai stato azionato contro chi non paga)
27 AGOSTO 2026

Multa ZTL Dubrovnik

· di Redazione
Ho letto che proprio in questi giorni ci sono diversi casi simili (multa per l'ingresso della ZTL. tramite raccomandata da studio legale di Pola per pagamento di 420 euro per multa di 260 euro e spese varie).
In realtà ho parcheggiato in uno dei tanti parcheggi privati che, come gli host, si propongono di comunicare la targa al comune per il permesso (cosa che, evidentemente, non è stata fatta).
Andrea, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Andrea,
Le consigliamo di scrivere al comune di Dubrovnik in questione chiedendo l'applicazione dell'art. 19a della delibera cui fanno riferimento nella richiesta e di non pagare nulla fino a chiarimenti, conservando tutta la documentazione a supporto. È improbabile che possano riscuotere in Italia (è richiesto un procedimento piuttosto complesso che, da quanto ci risulta, non è mai stato azionato contro chi non paga)
27 AGOSTO 2026

Il medico di base è obbligato ad avere un'email per i pazienti?

· di Redazione
Buonasera,
chiedo se quanto scritto nel titolo sia un obbligo e sia anche obbligatorio comunicarlo al paziente oppure, secondo alcuni riferimenti normativi, occorre che il MMG lo metta a disposizione solo dell'ASL e possa rifiutarsi anche di darlo al proprio assistito.
Quale normativa si applica all'argomento?
Francesca, dalla provincia di FE

Risposta:
Gentile Francesca,
non c'è un obbligo in merito alla comunicazione del medico tramite mail con la propria utenza. E' solo consuetudine che molti medici le utilizzino.
La normativa, per l'appunto, non c'è.
27 AGOSTO 2026

Casa in comproprietà con il fratello: l'affitto richiesto dopo anni è legittimo?

· di Redazione
Buongiorno.
Nel 2018 ho acquistato una casa accendendo un mutuo. Entrambi al 50% con mio fratello.
Sul rogito è scritto e firmato da entrambi che io avrei trasferito qui la mia residenza.
Dopo due anni, per via di controversie familiari mi chiede le chiavi e l'affitto, la cosa cade nel nulla.
Adesso dopo altri 3 anni si è rifatto vivo ed ha chiamato in causa me e mio marito chiedendoci arretrati del canone per oltre 80mila euro adducendo che lui non ha mai dato consenso che io abitassi qui.
Sul rogito era esplicito e lui ha firmato. Sul rogito non c'è accenno a nessun corrispettivo che io avrei dovuto versare.
La casa è stata pagata da me per quanto riguarda l'anticipo e le rate. Purtroppo, essendo rimasta senza lavoro non ho più potuto versare nulla e mio fratello, nonostante sia più che capiente, non ha pagato, quindi la banca ha risolto il mutuo ed andrà all'asta.
Secondo me questa è una lite temeraria poiché:
- sul rogito è esplicito e firmato da entrambi che io sarei venuta qui ad abitare come prima casa.
- sul rogito non vi è cenno di corrispettivo che io debba versare e tantomeno può essere deciso unilateralmente un importo
- mi ha fatto vendere la mia prima casa e investire tutto qui per renderla abitabile
- pur potendo è venuto meno all'accordo di pagare il mutuo
Potete aiutarmi? Per far valere che la sua richiesta non ha alcun fondamento.
Grazie
distinti saluti
allego ricorso ricevuto e su vs richiesta invio anche rogito (sono parecchie pagine) sulla mia mail a cui risponderete
Anna

Risposta:
Gentile Anna,
le anticipiamo che una valutazione approfondita di questo genere di causa richiede necessariamente l'esame diretto degli atti da parte di un legale di sua fiducia, cui dovrà dare eventualmente mandato per difendersi davanti al giudice. Questa associazione non è uno studio legale, non può rappresentarla in giudizio. Possiamo offrirle alcuni elementi di orientamento generale sui principi che potrebbero rilevare nel giudizio, ma ogni valutazione dovrà essere rimessa al suo avvocato.

Il tema centrale, se i fatti sono come lei li descrive, è se l'atto di compravendita che richiama espressamente il trasferimento della sua residenza nell'immobile costituisca un titolo che le conferiva un diritto di godimento esclusivo (o comunque non a titolo oneroso) sull'immobile, diverso dal semplice uso paritario previsto dalla comproprietà. Se effettivamente il rogito contiene quella clausola sottoscritta da entrambi, e se non vi è alcuna previsione di corrispettivo, questo è un elemento difensivo rilevante da opporre alla richiesta di indennità di occupazione: la giurisprudenza citata nel ricorso che lei ha ricevuto riguarda il caso fisiologico di occupazione esclusiva senza titolo o consenso, non necessariamente un caso in cui il consenso all'abitazione risulti da un atto pubblico controfirmato dal richiedente stesso.

Quanto alla "lite temeraria" (responsabilità aggravata per chi agisce in giudizio con mala fede o colpa grave), è un istituto che il giudice applica solo in casi di abuso manifesto dello strumento processuale, e la sua eventuale sussistenza va valutata dal giudice all'esito della causa: è un argomento che il suo avvocato potrà eventualmente sollevare in via riconvenzionale, ma non è qualcosa che possiamo anticipare noi con certezza.

Le circostanze che lei riferisce, il mancato pagamento delle rate da parte del fratello nonostante la sua capienza economica, l'investimento personale nell'immobile, l'accordo risultante dal rogito, sono tutti elementi di fatto che vanno documentati e portati all'attenzione del giudice tramite un proprio legale, con memoria di costituzione e comparsa di risposta, nel rispetto dei termini indicati nel ricorso stesso (costituzione non oltre dieci giorni prima dell'udienza fissata). Le consigliamo di rivolgersi con urgenza a un avvocato di fiducia, portando il rogito integrale e tutta la documentazione difensiva, dato che i termini processuali sono stringenti e la posta in gioco è rilevante.

Domanda del 27/08/2026:
Buongiorno, grazie per il sollecito riscontro. Trovare un avvocato in questo periodo è impresa ardua ma dovrei avere tempo all'incirca fino a fine settembre per presentare la mia difesa, mi sbaglio?
Grazie
Cordialità
Anna

Risposta:
Gentile Anna,
ad oggi, essendo stato notificato solo il ricorso e non ancora il decreto di fissazione udienza, non è possibile indicare una data certa entro cui costituirsi.

Il termine infatti non decorre da un periodo fisso dalla notifica, ma si calcola a ritroso dalla data dell'udienza che il Giudice fisserà con decreto (non oltre 10 giorni prima dell'udienza stessa). Finché non riceve il decreto, quindi, "fine settembre" è solo una stima, non un dato verificato.

Le consigliamo di attivarsi subito per individuare un legale, indipendentemente dalla data ipotizzata, proprio perché una volta notificato il decreto il termine sarà molto stretto e perentorio e far verificare al legale, appena ricevuto il decreto, la data esatta dell'udienza per calcolare a ritroso la scadenza dei 10 giorni.
27 AGOSTO 2026

Correzione 730: si può presentare una dichiarazione integrativa

· di Redazione
Buon giorno, sto per presentare la dichiarazione dei redditi 730 (entro il mese prossimo). Mi sono accorto di non avere dedotto spese per anni antecedenti una dichiarazione redditi già presentata.
È possibile presentare una dichiarazione integrativa e, se sì, come ed entro quanto tempo?
Parimenti, e giusto per informazione, nel caso contrario ovvero di redditi non dichiarati, vorrei sapere se esiste possibilità di presentazione di dichiarazione di ravvedimento ed il limite di tempo per presentarla. Grazie, cordialità, Mario

Risposta:
Gentile Mario,
La possibilità di correggere una dichiarazione dei redditi già presentata, per recuperare oneri deducibili o detraibili non indicati, esiste attraverso lo strumento della dichiarazione integrativa a favore, così come, nel caso opposto di redditi non dichiarati, esiste l'istituto del ravvedimento operoso. Entrambi questi strumenti comportano però valutazioni tecniche precise: quali modelli utilizzare, entro quali termini specifici presentarli (che variano a seconda che si tratti di integrativa a favore o a sfavore, e del tipo di errore), come si calcolano sanzioni e interessi nel caso del ravvedimento, quali codici tributo utilizzare per i versamenti. Si tratta di adempimenti che richiedono una valutazione puntuale della sua situazione specifica, del tipo di errore commesso e dell'anno d'imposta coinvolto.

Le consigliamo quindi di rivolgersi a un CAF, a un commercialista, oppure di utilizzare il servizio CIVIS messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate, che sono le sedi competenti per la compilazione tecnica di questi adempimenti e per indicarle con precisione termini e modalità applicabili al suo caso, specialmente considerando che ha una scadenza imminente (il mese prossimo) per la dichiarazione 730 corrente, che è bene non confondere con le correzioni relative alle annualità precedenti.

Può comunque essere utile sapere, in linea di principio, che il sistema tributario italiano consente in generale la correzione di errori commessi nelle dichiarazioni passate, sia a proprio favore che a proprio sfavore, entro termini che sono comunque piuttosto ampi (si parla in genere di alcuni anni), per cui è verosimile che lei sia ancora in tempo per intervenire sulle annualità a cui fa riferimento. Ma la verifica esatta dei termini e la scelta dello strumento più adatto (integrativa oppure ravvedimento) vanno fatte da un professionista abilitato sulla base della documentazione specifica.

Per approfondire: la nostra scheda sul ravvedimento operoso

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