Investire i risparmi in Europa? Molto difficile

Unione del risparmio e degli investimenti. E’ questo il progetto della presidente della Commissione Ue per costruire una politica che non scoraggi i risparmiatori ad investire in Europa privilegiando i mercati Usa (molto) e quelli asiatici. Oggi si chiama “Unione dei mercati e dei capitali” (un po’ distaccato e bancario) non certo un incentivo per i risparmiatori.
Il problema, come quasi sempre, è rappresentato dall’attuale struttura dell’Unione, che ha di fronte a sé 27 strutture fiscali e una diffusa riluttanza da parte dei governi nazionali. Ogni Paese ha le proprie tassazioni dei redditi e altrettante norme sul diritto fallimentare. La modifica di queste norme ci potrebbe essere solo col consenso unanime di tutti gli Stati membri. Per cui, pur con tutta la buona volontà, se non si cambiano le maggioranze in grado di rendere operative le decisioni, ci si parla addosso.
Poi c’è il timore diffuso, soprattutto dei Paesi più piccoli dell’Unione, che i soldi dei propri risparmiatori vadano verso i Paesi più ricchi, quelli con le più importanti Borse: Parigi, e Francoforte. Anche e soprattutto perché percepiti e vissuti ancora come estero (si pensi a Schengen sospesa tra Italia e Spagna solo per fare propaganda a se stessi).
E che dire delle banche centrali nazionali che dovrebbero cedere i propri poteri di regolamentazione.
Poi c’è un problema di cultura. Da sradicare quella del mattone come risparmio centrale e far crescere quel 30% che oggi investe in azioni o fondi di investimento (in Usa sono il 60%). Se pensiamo che il 68% degli italiani ritiene che il proprio Paese tragga vantaggio dall’appartenenza all’Ue… tra il dire e il fare ci sarebbe necessità di una gigantesca opera di sradicamento di pregiudizi e schizofrenia.
Operazione che, visto anche che stiamo parlando di risparmi, dovrebbe partire dal portafoglio di ognuno, che in questo momento è abbastanza vuoto.
Difficile visto che il nostro Paese è in una crisi con Pil in calo, debito pubblico in aumento, creazione di oligopoli e monopoli industriali e finanziari, che ci sembra siano il contrario di quanto occorra per far crescere una cultura degli investimenti privati per far crescere le economie private.
Ben venga lo sforzo Ue per dirottare gli investimenti verso l’Ue, ma prendiamo atto che al momento buona parte degli investitori del Belpaese, molto a stento varcano Mediterraneo e Alpi.