Caro carburanti. E’ il mercato bellezza

Il giorno dopo l’avvio dei prezzi calmierati di Eni, seguita anche da Ip, la situazione è come non avrebbe potuto essere altrimenti: lunghe file ai distributori di queste due aziende, quasi deserto nelle altre stazioni di servizio.
Nel marasma del corporativismo economico di ogni categoria, abituate a sostegni di Stato dopo ogni gridolino di disagio, non potevano mancare coloro che paventano un trust di concorrenza sleale. Che - a nostro avviso - non c’è, a meno che qualcuno non voglia paventare una sorta di abuso di posizione dominante da parte di Eni (maggiore azionista è lo Stato italiano) e concorrenza sleale per Ip (Azerbaijan), che sta ricambiando il Governo italiano del fatto che quest’ultimo è il maggiore acquirente dei loro prodotti energetici. Difficile, ma non si può escludere la fantasia dei giudicanti.
A nostro avviso, almeno per il momento, il problema è un altro: i nostri imprenditori - piccoli e grandi - sono poco - ma proprio molto poco - abituati a fare business in un mercato libero. Il mercato grossomodo allineato che è stato scombussolato dall’iniziativa dei due colossi dei carburanti, ha sempre seguito la logica di far pagare i consumatori ignorando gli interessi di questi ultimi: costretti a rifornirsi di carburanti, ad usare i mezzi privati per scarsità e costi di quelli pubblici. Con la complicità. quindi, di chi amministra e governa, che ha continuato e continua a non metterli in condizione di fare scelte alternative alla mobilità privata.
Si è parlato e straparlato da decenni dei danni della grande preponderanza della mobilità su gomma delle merci… abbiamo avuto provvedimenti e alternative a considerare quella ferroviaria come alternativa valida? NO.
Il trasporto pubblico locale, che in diverse città del mondo è diventato la vera alternativa alla mobilità urbana privata grazie a grandi reti e anche a costi zero per l’uso, ha visto qualche emulo in Italia? NO. Di trasporti gratisi non se ne parla, anzi. Di reti in grado di soddisfare la domanda, a parte alcune città che stanno distruggendo il proprio tessuto economico e umano con lavori tanto precari quanto indefiniti nel tempo (Firenze è probabilmente uno dei casi più eclatanti), se ne vedono a stento.
Il problema dei problemi è che, a breve quanto a medio termine, non si intravedono alternative al dissanguamento dei consumatori e alla violazione di molti dei principi regolatori del nostro sistema economico (fino a quando continueremo con bonus di vario tipo prima di entrare nelle violazioni delle procedure Ue?).
Per capire meglio come nel settore energia stiamo navigando a vista, è di questi giorni una lettera (che avrebbe dovuto restare riservata…) del commissario Ue Dan Jørgensen per l’Energia che ha chiesto formalmente ai governi dei Ventisette, oltre a frenare i sussidi di Stato (gli aiuti contro i rincari siano temporanei e mirati), di predisporre piani immediati per ridurre la domanda di gas ed energia elettrica, individuando nel contenimento dei consumi l’unica leva efficace per frenare l’impennata delle bollette e contrastare l’eccezionale volatilità dei mercati energetici internazionali.
Al momento, quindi, non ci resta che prendere atto che il mercato è questo. “E’ il mercato, bellezza”. Implacabile quanto giusto e senza alternative. Auspicando che le voci nel deserto come quelle di Aduc sollecitino qualche decisore.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc