|
ADUC
Dal 1990
Difenditi. Informati. Agisci.
|
AVVERTENZE
14/10/2026 – 20/10/2026
|
| 💬 Chiedi aiuto ♥ Dona ora | Leggi versione integrale → |
ITALIA. Maxi conguagli acqua: la Cassazione dà ragione all'utente se il contatore non è stato letto
Prestiti bancari in crescita, nonostante crescano gli interessi. E anche se i crediti bancari deteriorati siano in crescita, la raccolta diretta complessiva delle banche (depositi da clientela residente e obbligazioni) è in crescita.
E’ questa la situazione che ci è prospettata dal rapporto mensile di ottobre dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana).
Insomma delle banche non si può fare a meno, come aria, acqua, cibo, ché anche se l’offerta è più costosa e per acquistarla i risparmiatori ci rimettono, son tutti lì coi loro portafogli pieni di carte bancarie di ogni tipo, senza le quali quasi non si prende più neanche un tram e - senza il “quasi” - un auto a noleggio, la prenotazione di un albergo, etc.
Ecco spiegato in un semplice concetto, sostanziato dalla pratica, perché oggi le banche guadagnano molto. Al pari dei gestori di servizi di erogazione di varie utenze fondamentali, soprattutto telecomunicazioni ed energia.
Situazione che potrebbe indurre alcuni sprovveduti a nazionalizzare i servizi bancari (o accentuando forme ibride di controllo - tipo golden share - o azionisti di peso di alcuni istituti, modello Mps). Sprovveduti istituzionali di governo e non, che si sperticano per farsi pagare le proprie incapacità con quelli che chiamano extra-profitti delle banche. Ma questa è “agora politica” che spesso si attorciglia intorno a se stessa. Che non intacca il fatto che delle banche non ne possiamo fare a meno, a maggior ragione ché siano private e - talvolta solo in teoria - facilitino mercati e concorrenze.
Le banche quindi, al netto di diffuse arroganze e posizioni di rendita e di potere, sono aziende necessarie. Importante è non confondere l’istituzione in sé con devianze e abusi commesse dalle stesse, che - qui sì che lo Stato deve intervenire - vanno prevenuti e sanzionati.

Il weekend appena trascorso ha una caratteristica - Roma caput mundi - rispetto al solito andazzo di spaccio, traffico, consumo che viene in qualche modo intercettato dai media, che non sono altro che le attività delle autorità di polizia che le stesse diramano: cronaca nera, ché trasformarla in riflessioni, proposte e altro è operazione tanto rara quanto ritenuta infruttuosa dal punto di vista della principale preoccupazione dei media, cioè audience. E infatti, a meno che non “si cucca” qualche personaggio non che si droga (che anche questo non fa notizia) ma che magari in preda ai presunti fumi delle sostanze ingerite faccia qualcosa di più eclatante quanto violento, … senza notizie del genere, il tutto diventa “tran tran”, come se dovessero far notizia i furti in casa o nei negozi… a meno che non ci scappi il morto… ma anche qui con il beneplacito dell’inventario. Insomma, queste notizie di disordine e pericolo pubblico sono diventate ordinaria amministrazione, grossomodo come i morti in Ucraina per l’invasione di Putin.
Ma fatti e notizie ci sono, con un lungo filo che ci ricorda la penisola, isole comprese che, nello scorso fine settimana parte dal Sulcis (Carbonia-Iglesias), Roma, Bolzano, Livorno, Napoli, Salerno, Pordenone, Rovigo, Fermo, Latina, Siracusa. Modena, Belluno, Pescara, Terni, Pesaro-Urbino, Siena, Catania, Perugia, Brescia, Brindisi, Genova, Portoferraio/Elba, Ancona, Treviso, Firenze, Cattolica, Como, Trapani, Torino, Aosta, Caserta, e finisce a Rimini.
Uno solo il drone cuccato mentre portava droghe per alleviare la costrizione di reclusi, a Siracusa… e chissà come si arrabbierebbero i detenuti che sono rimasti senza se sapessero che in Canada, per esempio, sono le stesse amministrazioni carcerarie a mettere i loro ospiti in condizione di assumere sostanze senza farsi male.
L'industria del settore comunque si distingue sempre per l’ingegno dei suoi addetti che, in splendida clandestinità, non si fanno scrupoli di rendere i loro prodotti sempre meno individuabili e più camuffati. Abbiamo la cocaina della provincia sarda del Sulcis che viene sequestrata prima di essere preparata per la vendita, cioè allo stato solido, in pietra, una delle tante forme di dissimulazione delle sostanze illegali per non destare attenzione alle autorità (si pensi che si usa liquefare la cocaina e il risultato, oltre a diventare shampoo o altri prodotti liquidi di uso comune, impregnano tessuti o oggetti di carta - libri inclusi - che poi vengono sottoposti a vampate di vapore per estrarre la "preziosa" sostanza).
Così come lo studio odontoiatrico di Livorno che, alleviando le sofferenze del proprio ambito, allungava anche con qualche canna che - non si può escludere viste le proprietà terapeutiche di questa sostanza - fosse utilizzata per non somministrare i soliti oppiacei diluiti usati alla bisogna.
A Siena è stato cuccato uno spacciatore disincantato quanto inesperto: cercava di vendere fentanyl, l’oppiaceo sintetico che fa strage in Usa e Canada ma che in Italia ed Europa viene poco considerato dalle narcomafie visto che la domanda è scarsa.
A Catania c’è un classico binomio un po’ più violento del solito, oltre alle armi da taglio e da fuoco, le autorità di polizia hanno sequestrato delle bombe a mano (se pensiamo che in centro e sud America le autorità sequestrano anche carri armati, sommergibili, aerei o imbarcazioni da combattimento, etc... in Italia siamo ancora a livello dilettantesco... ma siamo sulla buona strada).
E arriviamo a Roma “caput mundi”, che si distingue in modo particolare per quantità di sequestri e arresti, in un “carosello” che non si ferma allo specifico territorio, ma che si dirama in tutto il centro Italia: otto arresti e rifornimento dettagliato di tutte le piazze con organizzazione impeccabile.
Scarse, infine, le coltivazioni individuate: solo una piantagione di cannabis a Catania e una serra di marijuana a Treviso… che confermano, viste le differenze dei due luoghi, che, quando il mercato domanda (e anche tanto, visto che gli spinelli vanno sempre per la maggiora), l’ingegno e l'impegno umano per produrre l’offerta, non ha limiti climatici.
Per il novero delle cose inutili quanto maschie, la settimana entrante, invece, vedrà la nostra primo ministro Giorgia Meloni, venerdì 23 a San Patrignano (Rimini). Discuterà a livello internazionale (Coalizione Europea contro le droghe - ECAD), con la promozione di Italia e Francia, su prevenzione e recupero delle tossicodipendenze. Sentiamo già il rumore di ferraglia di manette e serrature di gabbie che si chiudono. Con il supporto di tanta buona volontà come quella della legge italiana da poco approvata che dice che i tossicodipendenti in carcere non ci devono stare, ma poi per farlo stanziano soldi per de-carcerare solo il 2% dei potenziali aventi diritto.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc
Qui le quantità di droghe sequestrate e relativi arresti nella scorsa settimana

Nel mio articolo del 24 settembre, dal titolo Le molte assurdità di Meloni nel vortice di una continua campagna elettorale – questa volta tocca alla scuola , elencavo alcune punti critici, ovvero contraddizioni, della attuale Presidente del Consiglio sulla presenza di alunni stranieri, che, secondo lei, doveva essere limitata per non essere di peso all’intera classe di alunni di madre lingua italiana.
Oggi, un articolo su “Riforma del 14 ottobre, dimostra l’esatto contrario per bocca del prof. Manfredo Tortoreto che è dirigente scolastico dell’ IC “Rita Levi Montalcini” di Milano, un istituto situato in un quartiere periferico della metropoli, il Giambellino, reso famoso da diverse canzoni, tra cui una di Giorgio Gaber, “La ballata del Cerutti Gino” .
Piuttosto che riassumere quello che scrive il prof. Tortoreto, conviene dare subito la parola a lui, offrendo in lettura l’articolo
“Oltre la leggenda del Giambellino: la scuola aperta come risposta alla paura
di Manfredo Tortoreto, dirigente scolastico dell’ IC “Rita Levi Montalcini” – Milano
“Milano: nel quartiere periferico un’esperienza che coinvolge la comunità scolastica, il Municipio e alcuni enti del Terzo settore. Da queste aule viene la migliore risposta alla visione che appiattisce la questione migratoria su un problema di ordine pubblico
Ci sono dei posti che, a forza di essere nominati, finiscono per diventare qualcosa di più di un luogo. Entrano nell’immaginario collettivo, si staccano dalla geografia e acquistano una loro mitologia. Il Giambellino è uno di questi. A Milano è un quartiere periferico, con una popolazione di origine straniera pari al 25%, con le sue strade, i suoi palazzi popolari, i cortili e le trasformazioni che ne hanno segnato la storia. Ma per chi lo incontra attraverso la musica, i romanzi e i racconti di chi lo ha vissuto, il Giambellino è anche qualcosa d’altro: è una parola che evoca una certa idea di Milano, popolare e periferica, operaia e irregolare, fatta di bar, ragazzi e ragazze, cortili e strade, ma anche di conflitti, diseguaglianze e cambiamenti sociali.
Basta pensare a Giorgio Gaber e alla Ballata del Cerutti, dove il quartiere Giambellino diventa lo sfondo di una piccola epopea di strada del povero Drago: il bar, la “madama” che lo ferma e lo spedisce a San Vittore. Il Giambellino riaffiora in forme diverse dagli “Articolo 31” al rap contemporaneo. Ed è proprio questa peculiarità a renderlo interessante. Il Giambellino delle canzoni non è mai esattamente lo stesso: cambiano i ragazzi, i linguaggi, la città e la società. E tuttavia qualcosa rimane: un’idea di quartiere, di strada, di comunità. Il Giambellino non è più coperto di nebbia come nel romanzo di Giovanni Testori degli anni ’50 ma è ancora popolato di ragazze come Gina: giovani donne alla ricerca di un lavoro dignitoso.
Ma che cosa resta, oggi, di quel Giambellino? Per rispondere basta entrare nell’Istituto che dirigo. È qui che il quartiere si racconta: tra i banchi si incontrano le generazioni, le famiglie e le culture che hanno trasformato questa parte di Milano. I ragazzi del mio Istituto sono l’ultimo capitolo di una storia fatta di migrazioni: prima dal Sud e dal Triveneto negli anni del boom economico, oggi da ogni angolo del mondo, dal Nord Africa all’America Latina all’Asia. Nelle classi i ragazzi di origine straniera variano da un minimo del 38%, come nella mia secondaria, fino al 70% delle scuole vicine.
Oggi noi Dirigenti scolastici, associazioni del terzo settore e Municipio, vogliamo ribaltare un paradigma culturale diffuso: l’idea che la presenza straniera e le periferie complesse siano una minaccia da gestire con politiche securitarie. Il Giambellino dimostra il contrario: la migliore sicurezza urbana, la vera risposta alla paura e al degrado, risiede nel welfare d’inclusione, nella qualità dell’istruzione e nella forza della comunità educante.
I nostri Istituti affrontano oggi la sfida della segregazione scolastica, quel fenomeno per cui la classe media iscrive i figli in scuole centrali, percepite come più “rassicuranti” e performanti. Questo meccanismo impoverisce la periferia, favorendo classi ad alta concentrazione di alunni con background migratorio o altre fragilità. Per evitare che la scuola diventi un “ghetto”, il quartiere ha messo in campo una buona pratica d’eccellenza: il progetto SCOOP (Scuola cooperativa di prossimità), sostenuto dall’impresa sociale “Con i Bambini”.
Il cuore di questa esperienza è un Patto territoriale che vede collaborare in modo sistemico il Municipio, tutte le scuole della zona e una fitta rete di associazioni del Terzo Settore, in primo luogo la cooperativa sociale Comunità del Giambellino. Non si tratta di assistenzialismo, ma di una regia cooperativa: le scuole introducono mediatori linguistici e culturali per dialogare con le famiglie, offrono supporto psicologico e organizzano laboratori pomeridiani, di scienze, tecnologia, cinema, giornalismo, sport e orientano i ragazzi e le ragazze verso percorsi scolastici qualificati prevenendo l’insuccesso e l’abbandono scolastico. Si crea così una “scuola fuori dalla scuola” che tiene i cancelli aperti nel pomeriggio, accoglie, crea socialità, aggregazione, competenze.
Il primo compito del Dirigente scolastico è coinvolgere docenti, famiglie e ragazzi in questo progetto etico e pedagogico: non per “abbassare l’asticella” degli apprendimenti, ma per qualificare la didattica attraverso metodologie attive, cooperative e partecipative.
I risultati smentiscono ogni pregiudizio, a partire dalle prove Invalsi d’inglese. Nel nostro Istituto i punteggi più elevati sono ottenuti da alunni con background medio-basso. Il livello A2 – il più alto nella scuola secondaria – lo conferma: i nativi lo raggiungono al 90% contro l’87,5% degli stranieri di seconda generazione. Gli alunni cresciuti in contesti multiculturali ottengono performance eccellenti, superiori alle medie nazionali. La presunta debolezza diventa ricchezza cognitiva e l’inclusione un fattore di crescita, rendendo la scuola di quartiere attrattiva anche per le famiglie più abbienti. Le famiglie milanesi non scappano ma fanno a gara per iscriversi: il processo si inverte e dal centro ci si iscrive in periferia.
Investire nelle scuole aperte, nella cooperazione tra istituzioni e Terzo Settore non è una gentilezza ideologica. È un vero e proprio investimento strategico sul futuro: l’unica strada efficace per costruire una società civile coesa, sicura e capace di garantire pari opportunità a chiunque. Dopotutto, l’esperienza del Giambellino lo dimostra chiaramente: una scuola davvero competente è proprio quella che sa fare dell’accoglienza e dell’inclusione la sua prima leva di eccellenza.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 25858 del 2026, affronta una controversia relativa a una fattura di conguaglio per consumi idrici ritenuti anomali dall’utente.
L’utente contestava la pretesa sotto diversi profili: disconosceva la sottoscrizione e la grafia apposte sulla scheda relativa all’autolettura del mese interessato, deduceva l’incongruità dei consumi addebitati rispetto alle caratteristiche dell’immobile, alla composizione del nucleo familiare e allo storico dell’utenza. Contestava inoltre la legittimità del distacco della fornitura per morosità e della rimozione del contatore, rappresentando di avere dovuto stipulare un nuovo contratto e sostenere spese per un temporaneo soggiorno presso una struttura ricettiva. Agiva quindi per ottenere l’accertamento dell’illegittimità della fattura e della sospensione della fornitura, la declaratoria di inesistenza del credito, la restituzione delle somme eventualmente corrisposte e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.
Secondo il gestore la fattura era fondata sui consumi effettivamente rilevati dal proprio personale e il contatore perfettamente funzionante, non essendo emerse rotture o perdite. In via riconvenzionale chiedeva l’accertamento del proprio diritto alla riscossione del credito.
Il Giudice di pace accoglieva integralmente la domanda dell’utente. In appello, il Tribunale riformava parzialmente la decisione. La ricorrente proponeva ricorso per Cassazione ma la Corte lo rigettava integralmente.
Il nucleo centrale della decisione riguarda il valore probatorio della rilevazione effettuata dal contatore. La Corte ribadisce che, nei contratti di somministrazione, il dato risultante dal contatore non costituisce una prova legale né attribuisce alla fattura un valore probatorio privilegiato. L’utente conserva il diritto di contestare sia il funzionamento del misuratore sia la riferibilità dei consumi alla propria utenza.
Una volta formulata una contestazione specifica, il riparto dell’onere probatorio si articola in due passaggi. In primo luogo, spetta al somministrante dimostrare il regolare funzionamento del contatore e, secondo l’orientamento richiamato dalla Corte, la corrispondenza tra il dato rilevato e quello trascritto in fattura. In secondo luogo, qualora tale prova sia stata fornita, spetta all’utente dimostrare che l’eccessività dei consumi dipende da fattori esterni alla propria sfera di controllo, non evitabili mediante un’attenta custodia dell’impianto.
La regola trova fondamento nel principio di vicinanza della prova. Il gestore dispone, infatti, delle competenze tecniche e degli strumenti necessari per verificare il funzionamento del contatore; l’utente, una volta accertata la regolarità del misuratore, deve invece dimostrare l’esistenza di una causa esterna idonea a spiegare l’anomalia. La regola generale dell’onere della prova è espressa dall’art. 2697 c.c.: chi intende far valere un diritto deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento, mentre chi eccepisce l’inefficacia, la modificazione o l’estinzione del diritto deve provare i fatti posti a base dell’eccezione.
La decisione della Suprema Corte offre indicazioni utili per la gestione processuale delle controversie sui consumi anomali:
Per l’utente, una contestazione efficace non dovrebbe limitarsi a dedurre genericamente l’eccessività dell’importo o la distanza dai consumi storici. Occorre allegare e, per quanto possibile, documentare il malfunzionamento del misuratore oppure una causa esterna idonea a spiegare l’anomalia. Possono assumere rilievo, a seconda del caso concreto, le richieste di verifica del contatore, i verbali di sostituzione, le relazioni tecniche, la documentazione relativa all’impianto interno e la prova di eventuali perdite non riconducibili alla sua custodia.
Per il gestore, la produzione della sola fattura non è sufficiente a neutralizzare una contestazione specifica. È necessario dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione e la corrispondenza tra il dato rilevato e quello utilizzato per la fatturazione. La documentazione relativa alle letture, agli interventi tecnici e alla verifica del contatore assume quindi un ruolo centrale.
L’ordinanza n. 25858 del 2026 consolida l’orientamento secondo cui il contatore non costituisce una fonte di prova incontestabile, ma neppure un dato privo di rilevanza. La sua rilevazione opera come presunzione semplice: il gestore deve dimostrare la regolarità del misuratore quando l’utente formuli una contestazione specifica; una volta assolto tale onere, l’utente deve dimostrare che l’anomalia dipende da una causa esterna non evitabile con la diligente custodia dell’impianto.
Il principio che emerge è, quindi, duplice:
sul piano sostanziale, la controversia sui consumi deve essere risolta attraverso una rigorosa distribuzione degli oneri probatori secondo la vicinanza della prova;
sul piano processuale, il giudizio di Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione del materiale istruttorio, quando il giudice di merito abbia esaminato il fatto decisivo e motivato la propria scelta tra le diverse risultanze acquisite, posto che in questo caso, la norma sull’onere della prova non è violata quando il giudice attribuisce correttamente gli oneri alle parti ma valuta diversamente le prove acquisite.

Il 16 ottobre 2026 la canadese Rhelion Life Sciences ha annunciato che la controllata Filament Health fornirà il PEX010, candidato farmaco a base di psilocibina naturale, a un programma di uso compassionevole per la depressione resistente promosso da Epsylon, associazione senza scopo di lucro che gestisce ospedali psichiatrici in Belgio. Il programma, diretto dallo psichiatra Daniel Souery e sostenuto dalla Psychedelic Society Belgium, attende il via libera dell’Agenzia federale dei medicinali (AFMPS) e del comitato etico; se arriverà, il Belgio sarà il secondo Paese dell’Unione, dopo la Germania, ad ammettere la psilocibina fuori dalle sperimentazioni per questa via.
La base giuridica è l’art. 106 dell’arrêté royal del 14 dicembre 2006, che consente di mettere un medicinale non ancora autorizzato a disposizione di pazienti con una patologia grave, privi di un trattamento autorizzato soddisfacente. In Germania il BfArM ha approvato nel luglio 2025 un programma analogo, con lo stesso PEX010 fornito gratuitamente al Central Institute of Mental Health di Mannheim e alla clinica OVID di Berlino, lasciando agli psichiatri la scelta dei pazienti senza autorizzazioni caso per caso. E lì la psilocibina resta tra gli stupefacenti non commerciabili dell’Allegato I del BtMG. Lo status di sostanza controllata, dunque, non ha impedito nulla.
Lo strumento esiste anche da noi e ha fondamento europeo.. Il nostro D.M. 7 settembre 2017 consente l’uso di un medicinale in sperimentazione, fuori dalla sperimentazione, per pazienti con malattie gravi senza valide alternative terapeutiche, anche attraverso programmi rivolti a più pazienti: servono il parere del comitato etico del centro richiedente e la fornitura gratuita da parte dell’azienda, mentre all’AIFA spetta la notifica, con il potere di sospendere o vietare l’impiego. Il nodo sta nel requisito degli studi: fase III in corso o conclusa, oppure fase II conclusa, ma solo se la malattia pone il paziente in pericolo di vita. Una depressione che non ha risposto a più trattamenti adeguati porta con sé un rischio suicidario che la letteratura clinica documenta da tempo, e riconoscerla come tale è una valutazione che il medico può motivare e il comitato etico condividere, senza forzare la lettera del decreto. L’iscrizione della psilocibina nella Tabella I del D.P.R. 309/1990 impone poi l’autorizzazione ministeriale all’importazione, che allunga i tempi senza precludere il risultato.
In Belgio e in Germania dalle buone intenzioni sono passate ai fatti, in Italia la stessa richiesta sconta ancora la diffidenza di chi vede nella psilocibina anzitutto una “droga”.
Ai pazienti con depressione resistente e ai loro psichiatri vogliamo ribadire ancora che la strada è percorribile già oggi e che è importante far sentire la propria voce firmando l’appello sul sito dell’Associazione Luca Coscioni “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”. L’uso compassionevole esiste per il tempo che separa una cura possibile da una cura autorizzata; lasciarlo inutilizzato è anch’essa una scelta antiscientifica, poiché scienza è anche il lungo percorso del medicinale dalle prove cliniche alla messa in commercio.

Il tema della regolamentazione della cannabis in Europa resta uno dei più dibattuti nel continente, con approcci nazionali profondamente diversi tra loro e nessuna armonizzazione a livello comunitario. Come evidenziato da diverse testate specializzate nel settore, tra cui Cannabis & Tech Today, il continente si trova a un bivio normativo: da una parte alcuni Paesi hanno scelto la via della liberalizzazione controllata, dall'altra molti governi mantengono un approccio proibizionista o estremamente cauto.
La Germania rappresenta il caso più rilevante per dimensioni ed impatto politico. Dall'aprile 2024 il Paese ha legalizzato il possesso e la coltivazione domestica di cannabis per gli adulti, diventando la più grande economia europea ad aver intrapreso questa strada. La normativa tedesca consente il possesso fino a 25 grammi in pubblico e 50 grammi in casa, oltre alla coltivazione di un massimo di tre piante. La distribuzione avviene esclusivamente attraverso i cosiddetti cannabis social club, associazioni senza scopo di lucro riservate ai residenti, mentre resta vietata qualsiasi forma di vendita commerciale al dettaglio.
Sulla stessa linea si è mossa, più di recente, la Repubblica Ceca, che dal 1 gennaio 2026 ha legalizzato il possesso e la coltivazione domestica per gli adulti, seguendo l'esempio di Malta, Lussemburgo e Germania. La legge ceca consente il possesso fino a 25 grammi in pubblico e 100 grammi in casa, la coltivazione di tre piante e fissa l'età minima a 21 anni, più alta rispetto ai 18 anni richiesti in Germania. Anche a Praga, tuttavia, la vendita commerciale resta vietata: si tratta di quella che gli osservatori definiscono una "fase 1" della riforma, priva ancora di un mercato retail regolamentato, senza negozi né dispensari aperti al pubblico.
Malta resta il primo Paese dell'Unione Europea ad aver legalizzato l'uso ricreativo, già dal dicembre 2021, con un sistema che prevede la coltivazione di un massimo di quattro piante e associazioni dedicate con un tetto di 500 membri.
Il Lussemburgo e i Paesi Bassi proseguono invece sperimentazioni più circoscritte: nel caso olandese attraverso il tradizionale modello dei coffee shop, tollerato pur in un quadro giuridico che formalmente mantiene illegale la vendita.
Il quadro resta invece molto più rigido in gran parte dell'Europa orientale e sudorientale, dove il possesso di cannabis continua a essere considerato reato penale. Anche su temi collegati, come il CBD e i cannabinoidi semisintetici, la situazione normativa rimane disomogenea: alcuni composti come l'HHC sono già stati vietati in numerosi Paesi, mentre le procedure di approvazione del CBD come "novel food" restano incoerenti da uno Stato all'altro, generando incertezza per imprese e consumatori che operano o acquistano prodotti a livello transfrontaliero.
Questa frammentazione normativa continua ad alimentare il dibattito sulla necessità di standard più uniformi a livello europeo, in un settore che resta diviso tra la spinta verso la riduzione del danno e dell'accesso regolamentato, da un lato, e la persistenza di approcci proibizionisti dall'altro.

È in corso a Bruxelles uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni sul narcotraffico internazionale verso l'Europa, noto come caso Bressers-Carvalho o caso Kriva Rochem. Come riporta The Guardian, alla sbarra sono 31 imputati, accusati di aver fatto parte di un'organizzazione criminale capace di trasportare fino a 45 tonnellate di cocaina dall'America Latina all'Europa.
Al centro dell'inchiesta ci sono due figure diventate ormai note alle cronache giudiziarie europee. Il primo è il belga Flor Bressers, 40 anni, nato a Lommel, cittadina di circa 35mila abitanti nella provincia belga del Limburgo. Laureato in criminologia alla Vrije Universiteit Brussel, Bressers ha un profilo insolito per un presunto boss della droga: tra i suoi sodali era conosciuto come "il Professore" o "l'Accademico". Il soprannome con cui è diventato tristemente celebre, però, è un altro: "il Tagliadita". L'appellativo risale a un episodio per cui fu perseguito, legato all'accusa di aver fatto tagliare con delle cesoie da potatura un dito a un criminale olandese; in quel procedimento fu assolto per insufficienza di prove. Bressers era ricercato dalle autorità belghe dal maggio 2021 ed è stato arrestato nel febbraio 2022 in Svizzera, a Zurigo, dove viveva sotto falsa identità insieme a moglie e figlio.
Il secondo imputato chiave è il brasiliano Sérgio Roberto de Carvalho, 68 anni, ex ufficiale della polizia militare brasiliana, noto in Europa con il soprannome di "l'Escobar brasiliano" o "Maggiore". Carvalho è stato arrestato il 21 giugno 2022 in un albergo di lusso affacciato sul Danubio, a Budapest, nell'ambito di un'operazione congiunta di Interpol, Europol, polizia federale brasiliana e dell'agenzia antidroga statunitense DEA (Drug Enforcement Administration). Secondo quanto riportato dagli inquirenti, prima dell'arresto aveva utilizzato almeno dieci identità false. Estradato in Belgio nel giugno 2023, Carvalho avrebbe perfino inscenato la propria morte, procurandosi un certificato di decesso intestato a un suo alter ego, tale "Wouter", ufficialmente deceduto per complicazioni legate al Covid-19.
Secondo l'accusa, Bressers e Carvalho avrebbero guidato insieme un'organizzazione multinazionale che gestiva l'importazione di cocaina prodotta in Perù e Bolivia, fatta transitare attraverso il Brasile - nei porti di Paranaguá e Natal - e destinata infine ai mercati europei. I proventi dell'attività, secondo la pubblica accusa, sarebbero stati riciclati attraverso società di facciata, tra cui l'azienda di trattamento delle acque di Anversa Kriva Rochem, oltre che tramite criptovalute, mercati finanziari e investimenti immobiliari.
Le indagini erano partite alla fine del 2019, quando la polizia federale belga aveva scoperto il coinvolgimento dell'azienda Kriva Rochem nell'importazione di cocaina dal Brasile attraverso il porto di Anversa. Nell'aprile 2020 le autorità olandesi avevano sequestrato 3,2 tonnellate di cocaina nel porto di Rotterdam, nascoste in container di minerale di manganese. Nel novembre dello stesso anno Europol aveva reso noto che, nell'arco di sei mesi, sarebbero state fatte transitare attraverso i porti europei fino a 45 tonnellate di cocaina, nell'ambito di un'operazione internazionale che ha portato a 38 arresti in Brasile e ad altri fermi in Belgio, Spagna ed Emirati Arabi Uniti.
Carvalho, già condannato in Brasile nel 1998 a 15 anni di carcere per narcotraffico ma rimasto comunque in servizio nella polizia fino al 2010, si sarebbe poi trasferito in Europa vivendo sotto falsa identità - quella di "Paul Wouter" - in una villa da 2 milioni di euro a Marbella, in Spagna. Da quella base, secondo gli inquirenti, avrebbe coordinato tra il 2017 e il 2020 una rete criminale attiva tra Spagna e Portogallo, sfruttando i porti di Setúbal, Leixões, Rotterdam e Anversa. La polizia portoghese sospettava inoltre collegamenti tra Carvalho e il Primeiro Comando da Capital (PCC), la più grande organizzazione criminale brasiliana. Nel novembre 2020 Carvalho era finito nel mirino di un'operazione coordinata con oltre mille agenti di polizia da Portogallo, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Romania ed Emirati Arabi Uniti, ma era riuscito a sfuggire all'arresto.
Durante il processo, sia Bressers sia Carvalho hanno respinto ogni accusa, dichiarandosi vittime di una persecuzione giudiziaria e mediatica. La difesa di Bressers ha inoltre contestato l'ammissibilità di alcune prove, chiedendo l'archiviazione del procedimento. Le udienze si sono concluse lo scorso 9 ottobre: la procura ha chiesto per Bressers la pena massima di 20 anni di reclusione, descrivendolo come il vertice di un'organizzazione gestita con rigore quasi aziendale, mentre per Carvalho sono stati chiesti 15 anni. La sentenza è attesa per il 15 dicembre.

Conoscere. Capire. Scegliere.
Otto incontri, da ottobre 2026 a maggio 2027, pensati per accompagnare ragazze e ragazzi nella conoscenza dei propri diritti, delle proprie responsabilità e degli strumenti necessari per affrontare con maggiore consapevolezza la vita quotidiana.
Diritti e doveri, parità di genere, discriminazione e identità, femminicidio, giustizia riparativa, documenti e permesso di soggiorno, lavoro, abitare e cittadinanza: otto temi concreti, otto occasioni di incontro e confronto.
Al centro di ogni appuntamento ci sarà un Heroe: un avvocato, un magistrato, un rappresentante delle istituzioni, un operatore, un professionista o un testimone qualificato che metterà a disposizione dei ragazzi competenze ed esperienza, non attraverso una lezione tradizionale, ma attraverso il dialogo, le domande, i casi concreti e la partecipazione.
L’Academy nasce per promuovere una cultura dell’inclusione, dell’uguaglianza e della non discriminazione, rafforzando al tempo stesso la conoscenza dei diritti e dei doveri e la capacità dei giovani di esercitarli consapevolmente.
Il progetto è rivolto prevalentemente ai minori stranieri non accompagnati accolti e/o frequentanti le realtà coinvolte, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore vulnerabilità, ed è aperto alla collaborazione di professionisti, istituzioni, enti e organizzazioni interessati a contribuire al percorso.
Otto incontri. Otto temi. Otto Heroes.
Perché conoscere i propri diritti è il primo passo per diventare protagonisti della propria vita e contribuire a costruire una comunità nella quale nessuno venga lasciato indietro.
Scopri il programma completo e le modalità del progetto.

Il proibizionismo continua a fallire nei suoi obiettivi dichiarati: la cocaina domina i mercati globali nonostante gli interventi militari, le droghe sintetiche proliferano negli Usa, e il costo sociale ricade su donne e detenuti. Nel frattempo, dove la regolamentazione funziona—dal Canada alla Germania—i consumi si stabilizzano senza aumentare la criminalità. I dati non lasciano spazio al dubbio: è ora di distinguere fra strumenti di controllo e narrazione proibizionista.
In questo numero
→ Weekend di droghe illegali. Roma caput mundi
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 13 a 19 Ottobre 2026
→ La mafia non sta tenendo il fentanil fuori dall'Europa: è la mancanza di domanda
→ Un'ondata di droghe sintetiche fatte in casa travolge gli Usa e aggrava la crisi
→ Cartelli e riciclatori cinesi: la maxi-multa a Bank of America
→ La cannabis non rende violenti, nonostante quanto affermato da recenti rapporti
→ Sierra Leone "narco-stato": il genero del presidente è un boss della coca
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 14/10/2026
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 13/10/2026
→
MONDO. Cocaina liquida: nuova sfida per porti, laboratori e dogane
→
FRANCIA. Marsiglia, l'attivista anti-narcos sotto scorta dopo l'omicidio dei fratelli
→
USA. Massachusetts, oltre 60 legislatori contro l'abrogazione della cannabis legale
→
ITALIA. Cannabis terapeutica, allarme Coscioni-Meglio Legale dopo il crac Bedrocan
→ AMERICHE. Costa Rica estrada tre messicani legati al Cartello di Sinaloa negli USA
→
BELGIO. Arrestato trafficante droga, ma non si sa dove siano i suoi profitti
→ AMERICHE. Cannabis riduce il consumo di alcol: lo conferma un nuovo sondaggio
→
CANADA. Cannabis legale: l'apertura dei negozi non aumenta la criminalità locale
→
USA. Cannabis per smettere di fumare: quasi come i farmaci da ricetta
→
PAKISTAN. Carceri al 160% della capacità: tre detenuti su quattro in attesa di giudizio
→
PANAMA. Usa negano invio di 600 soldati anti-narcos: "sono 120"
→
CANADA. Nel 2025 la cannabis è stata la quinta coltura commerciale più importante
→
USA. Quanti americani consumano cannabis
→
ITALIA. Dipendenze, medici di famiglia e SerD insieme per intercettarle prima
→ AMERICHE. Usa inviano truppe in America Latina per la guerra ai cartelli
→
GERMANIA. Cannabis legale: consumi stabili, studio
→
MONDO. Perché gli attacchi aerei Usa non riescono a fermare il boom globale della cocaina
→
ECUADOR. Missione italiana al porto di Guayaquil contro il narcotraffico
→
MONDO. Narcos latinoamericani: operano fino a 16 paesi europei, dice il Guardian
→
ITALIA. Droga e telefoni in carcere, arrestato agente della Penitenziaria a Monza
→
ITALIA. Reati denunciati in calo dell'1,8%. Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino in testa
→ Cancellazione dati CED/SDI per art. 75: quando è possibile richiederla

Un'Italia senza immigrati sarebbe più vecchia e più povera. È quanto emerge dal Rapporto 2026 sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato giovedì scorso al Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro). Come riporta Riforma.it, il documento conferma il contributo economico dei cittadini stranieri al tessuto produttivo e demografico del Paese.
Il dato più rilevante riguarda il peso sul Pil: la forza lavoro di origine immigrata, pari a 2,6 milioni di occupati (il 10,7% del totale), genera un Valore Aggiunto di 197 miliardi di euro, corrispondente al 9,7% della ricchezza nazionale. Il contributo supera la media in alcuni settori chiave dell'economia italiana: nell'agricoltura arriva al 21,3%, nell'edilizia al 18,4% e nella ristorazione al 14,4%.
Anche sul fronte fiscale il bilancio è positivo. Oltre 5 milioni di contribuenti nati all'estero hanno dichiarato quasi 88 miliardi di euro di redditi, versando 12,6 miliardi di Irpef. Mettendo a confronto le entrate - gettito fiscale e contributivo - con le uscite, ovvero la spesa pubblica per sanità, istruzione, welfare, giustizia e accoglienza, il saldo della popolazione straniera residente risulta netto positivo per un miliardo di euro: 45 miliardi di entrate contro 44 miliardi di spesa.
Cresce anche l'imprenditoria migrante, che non conosce crisi: gli imprenditori nati all'estero sono quasi 796mila, pari al 10,8% del totale nazionale. Nel decennio 2015-2025 questo gruppo è aumentato del 21,3%, mentre nello stesso periodo gli imprenditori nati in Italia sono calati del 5,2%. A trainare la crescita sono soprattutto le comunità cinese e romena.
Il Rapporto inquadra questi numeri nel contesto dell'inverno demografico italiano: il Paese registra un saldo naturale negativo dal 2007, tra quelli con il calo demografico più intenso al mondo. La popolazione straniera o con background migratorio, grazie a un'età media inferiore e a una maggiore natalità, mitiga in parte questa dinamica. L'invecchiamento della popolazione si traduce in una crescente necessità di manodopera: secondo le stime Unioncamere-Excelsior, nel quinquennio 2025-2029 l'Italia avrà bisogno di circa 3,7 milioni di occupati, in buona parte per sostituire chi andrà in pensione.
Accanto ai dati macroeconomici positivi, il Rapporto segnala però il persistere di criticità profonde. L'occupazione straniera in Italia resta fortemente polarizzata e "segregata" in professioni non qualificate e in settori ad alta intensità di lavoro, con un marcato divario a sfavore della componente femminile. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione, quasi il 30% degli occupati stranieri svolge mansioni non qualificate, contro circa l'8% degli italiani.
Eppure la domanda di lavoratori resta alta: nel primo semestre del 2026, secondo Cnel e Unioncamere, quasi la metà delle assunzioni programmate dalle imprese risultava difficile da coprire, segno di un mercato del lavoro che fatica a incontrare domanda e offerta nonostante il bisogno crescente di manodopera.
La Fondazione Leone Moressa, nata da un'iniziativa dell'Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre (Cgia), pubblica dal 2011 il Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione, edito da Il Mulino.

Gli alimenti ultra-processati hanno una pessima reputazione.
Diversi studi li hanno collegati a numerose malattie croniche . Giornalisti e opinionisti del settore sanitario li definiscono veleno . Alcuni esperti di salute pubblica chiedono l'interruzione globale della loro produzione e del loro consumo.
Ma il dibattito sugli alimenti ultra-processati è tutt'altro che concluso come potrebbe sembrare. In qualità di ricercatrice che studia i movimenti sociali per un'alimentazione sana e sostenibile, ho documentato la storia degli alimenti trasformati ed esaminato i dibattiti sulla scienza e la politica dell'ultra-processamento .
In termini semplici, gli alimenti ultraprocessati sono formulazioni industriali prodotte in serie che utilizzano ingredienti che non si trovano tipicamente in una cucina domestica e che generalmente contengono pochi o nessun alimento integrale intatto.
Eppure, la definizione stessa di ultraprocessato è oggetto di accesi dibattiti . Mentre un numero crescente di sostenitori afferma che l'ultraprocessamento è pericoloso per la salute pubblica, gli scettici ribattono che il fervore intorno all'argomento si è trasformato in un panico morale e insistono sul fatto che alcuni alimenti ultraprocessati possono far parte di una dieta sana.
L'uomo ha sempre lavorato il cibo , trasformando colture e animali in ingredienti e prodotti alimentari. La cottura, che gli storici considerano generalmente la prima forma di lavorazione degli alimenti , risale a ben 2 milioni di anni fa. Nei millenni e nei secoli successivi, l'uomo ha sviluppato e perfezionato altri metodi tradizionali di lavorazione degli alimenti, tra cui la macinazione, la cottura al forno, la fermentazione, l'essiccazione e la pressatura.
Nuovi metodi di lavorazione degli alimenti furono creati durante l'era industriale, a partire dalla metà del XVIII secolo. L'inscatolamento, la pastorizzazione e la refrigerazione furono tra le principali innovazioni che trasformarono non solo il modo in cui le persone si alimentavano, ma la società nel suo complesso .
Prima di allora, quasi tutto il cibo era di provenienza locale, ovvero prodotto entro poche decine di chilometri, e le persone consumavano rapidamente gli alimenti freschi per evitare che si deteriorassero. La trasformazione alimentare prometteva di migliorare la sicurezza alimentare, la durata di conservazione, la qualità, la praticità, il gusto e la salubrità dei prodotti. Il mondo si urbanizzò sempre più con lo sviluppo delle catene di approvvigionamento regionali e internazionali. Gli agricoltori, geograficamente dispersi, vennero collegati ai rivenditori e ai consumatori all'interno del nuovo sistema alimentare moderno .
Dalla metà del XX secolo al XXI, i produttori alimentari hanno introdotto una serie di complesse innovazioni tecnologiche nei processi di trasformazione degli alimenti. Questi sforzi hanno reso i cibi trasformati più standardizzati per il mercato di massa e più comodi per i consumatori. Tuttavia, gli esperti di salute pubblica hanno avvertito che i cibi spazzatura trasformati sono ricchi di sale, zucchero e grassi saturi , nutrienti problematici collegati all'obesità, al diabete e ad altre malattie legate all'alimentazione.
Verso la metà degli anni 2000, alcuni sostenitori di un'alimentazione sana iniziarono a sostenere che la natura e l'entità della lavorazione degli alimenti, piuttosto che la presenza di specifici nutrienti problematici , spiegassero le malattie croniche legate alla dieta. Il giornalista Michael Pollan, in un episodio diventato famoso, esortò il suo pubblico a evitare " sostanze commestibili simili al cibo ". Consigliò invece: "Mangiate cibo. Non troppo. Soprattutto vegetali."L'epidemiologo brasiliano Carlos Monteiro ha coniato il termine "ultraprocesso" nel 2009 nell'ambito del suo lavoro su quella che lui e i suoi colleghi hanno chiamato la classificazione NOVA . Il sistema NOVA stabilisce una suddivisione in quattro categorie che caratterizza un alimento in base al suo livello di trasformazione.
Secondo la classificazione NOVA sviluppata dall'epidemiologo brasiliano Carlos Monteiro, gli alimenti ultra-processati sono definiti come prodotti alimentari fabbricati industrialmente che sarebbero impossibili da preparare in casa. Anastasia Usenko/iStock via Getty Images Plus
La Categoria 1 della classificazione NOVA comprende alimenti vegetali o animali non trasformati o minimamente trasformati, vicini al loro stato naturale e privi di additivi. La Categoria 2 si riferisce a ingredienti culinari trasformati, ovvero prodotti derivati dalla Categoria 1 tramite pressatura, macinazione o tecniche simili. La Categoria 3 descrive alimenti trasformati ottenuti combinando la Categoria 1 e la Categoria 2 utilizzando metodi tradizionali, come la cottura al forno, la bollitura o l'inscatolamento.
Gli alimenti di categoria 4 della classificazione NOVA sono alimenti ultra-processati, spesso descritti come prodotti alimentari fabbricati industrialmente che non possono essere preparati in casa. Esempi di ultra-processamento includono la separazione di alimenti interi in sostanze, la formulazione chimica degli alimenti o l'uso di additivi cosmetici come i coloranti alimentari.
Secondo questo modello, le aziende progettano alimenti ultra-processati per essere pratici, estremamente appetibili e altamente redditizi . Sono confezionati in modo accattivante, commercializzati intensamente e destinati a soppiantare altri gruppi alimentari.
Oggi, gli alimenti ultra-processati costituiscono una quota sempre maggiore delle diete globali . Rappresentano oltre il 50% delle calorie totali negli Stati Uniti , e molti paesi a basso e medio reddito non sono da meno.
Da quando è emerso il modello NOVA, i ricercatori hanno cercato di verificare se la trasformazione degli alimenti possa spiegare in che modo determinati cibi influenzino la salute delle persone.
La stragrande maggioranza di questi studi ha esplorato le correlazioni tra il consumo di alimenti ultra-processati e lo sviluppo di problemi di salute. Un risultato costante emerge con chiarezza: le persone che consumano più alimenti ultra-processati corrono un rischio maggiore di sviluppare diverse malattie croniche e di morire prematuramente.
Tuttavia, anche questa conclusione è più complessa di quanto sembri. Si è scoperto che alcune categorie di alimenti ultra-processati , come le bevande zuccherate tipo le bibite gassate e le carni lavorate come i salumi, sono costantemente associate a esiti negativi per la salute, tra cui malattie cardiache e ictus. Ma altri prodotti ultra-processati, come pane, cereali per la colazione, yogurt e persino snack salati, sono stati in realtà correlati a tassi inferiori di questi problemi di salute.
Altri alimenti ultra-processati, tra cui salse, condimenti e piatti pronti da scaldare come i pasti surgelati, non mostrano alcun legame coerente con la salute delle persone, né in un senso né nell'altro.
Solo una manciata di studi clinici in grado di dimostrare un rapporto di causa-effetto hanno esplorato gli effetti degli alimenti ultra-processati sulla salute . Uno studio di rilievo ha rilevato che i partecipanti che hanno seguito una dieta a base di alimenti ultra-processati per due settimane hanno consumato più calorie e preso più peso rispetto ai partecipanti che hanno seguito una dieta con alimenti minimamente processati, ma altri esperimenti non hanno riscontrato alcun effetto chiaro . Inoltre, questi studi generalmente durano solo poche settimane, un periodo di tempo troppo breve per trarre conclusioni sugli impatti a lungo termine sulla salute.
Molti ricercatori citano studi che collegano gli alimenti ultra-processati alle malattie croniche, sebbene i legami non siano così netti come potrebbero sembrare.
Alcuni ricercatori nel campo delle scienze alimentari non sono sorpresi da questi risultati contrastanti, sostenendo che la definizione di "ultra-processato" è ambigua e spesso soggettiva . Ad esempio, una torta preparata in casa sarebbe considerata un "alimento trasformato" di categoria 3 secondo la classificazione NOVA. Ma se la stessa torta fosse prodotta industrialmente utilizzando un conservante commerciale, poi confezionata e venduta in un supermercato, diventerebbe un "alimento ultra-processato" di categoria 4 secondo la classificazione NOVA, anche se le due torte fossero nutrizionalmente identiche.
Fondamentalmente, molti scienziati dell'alimentazione rimangono scettici sul fatto che la sola trasformazione degli alimenti possa spiegare perché certi cibi siano associati a una cattiva salute. Sottolineano invece che i cibi ultra-processati, spesso poco salutari, presentano profili nutrizionali scadenti e altre caratteristiche che ne facilitano il consumo eccessivo. E sostengono che rendere i cibi ultra-processati più salutari , anziché eliminarli del tutto, possa migliorare la salute pubblica.
Secondo alcuni, demonizzare gli alimenti ultra-processati potrebbe avere effetti negativi, come generare paure ingiustificate e promuovere disturbi alimentari . Potrebbe inoltre stigmatizzare le carni ecocompatibili a base vegetale o i prodotti ultra-processati come il latte artificiale per neonati, progettati per una nutrizione clinica .
Il rifiuto totale degli alimenti ultra-processati potrebbe inoltre rendere più difficile la vita alle famiglie che dipendono dalla praticità e dalla convenienza che questi prodotti offrono.
D'altro canto, molti ricercatori nel campo delle politiche alimentari e della salute pubblica sostengono che la definizione comune di ultraprocessato sia sufficientemente chiara , soprattutto se si prevedono eccezioni per gli alimenti ultraprocessati considerati salutari. Sottolineano inoltre che molti sostenitori degli alimenti ultraprocessati hanno legami con l'industria alimentare . Insistono sul fatto che le prove esistenti siano abbastanza solide da giustificare un intervento politico immediato , che includa modifiche alle modalità di produzione, acquisto e commercializzazione degli alimenti ultraprocessati.
Secondo i sostenitori, la regolamentazione degli alimenti ultra-processati non solo apporterebbe benefici alla salute pubblica , ma potrebbe anche contribuire a limitare i danni alla cultura alimentare, al settore commerciale e all'ambiente .
In questo senso, gli alimenti ultra-processati sono sintomo di un problema più ampio: un sistema alimentare industriale insostenibile dominato da una manciata di multinazionali. Anche questa affermazione, ovviamente, è ampiamente contestata .
In definitiva, ricercatori e sostenitori di tutte le fazioni concordano in gran parte sulla necessità di rendere più sano l' ambiente alimentare moderno . Il punto cruciale di disaccordo, tuttavia, riguarda la questione se le politiche e le linee guida dietetiche debbano affrontare direttamente il problema dell'ultra-processamento o se sia preferibile concentrarsi, in modo più tradizionale, sui nutrienti.
(Garrett M. Broad - Professore di Studi sulla Comunicazione, Rowan University - su The Conversation del 19/10/2026)

Un nuovo rapporto globale mette in luce i centri urbani emergenti del mondo. Dalle vivaci scene culturali ai quartieri in trasformazione, gli abitanti del luogo rivelano cosa li rende degni di essere esplorati oggi.
New York, Londra e Parigi si sono confermate ancora una volta al vertice della classifica annuale di Oxford Economics delle principali città del mondo . Ma al di là di questi nomi noti, il Global Cities Index 2026 ha individuato 28 " città da tenere d'occhio ": luoghi la cui rapida crescita e il cui successo potrebbero renderle sempre più influenti negli anni a venire.
Queste città non stanno crescendo solo economicamente. Nuovi quartieri, una vivace scena culturale e migliori collegamenti di trasporto stanno già rimodellando l'esperienza dei visitatori e rendendole luoghi sempre più interessanti da visitare.
Abbiamo selezionato cinque luoghi dalla lista e abbiamo parlato con persone che li conoscono bene per scoprire cosa sta cambiando e perché vale la pena esplorarli ora.
Con una crescita demografica prevista di 57.000 abitanti nei prossimi quattro anni – più di qualsiasi altra città francese – Tolosa è una delle città europee in più rapida crescita e attrae giovani qualificati grazie al suo clima mite, al costo della vita relativamente accessibile e all'elevata qualità della vita.
Si respira l'energia di una grande città, con una scena gastronomica incredibile, caffè indipendenti, cocktail bar e un'offerta culturale in continua crescita, il tutto a un ritmo di vita molto più lento – Elodie Paramelle
"Qui non devi scegliere tra una vita lenta e una vita frenetica", ha affermato Elodie Paramelle, recentemente tornata a Tolosa dopo 10 anni trascorsi a Londra. "Puoi godere dell'energia di una grande città, con una scena gastronomica incredibile, caffè indipendenti, cocktail bar e un'offerta culturale in continua crescita, il tutto a un ritmo di vita molto più lento."
Secondo Mélodie Tyler, tornata a vivere a Tolosa dopo sette anni trascorsi a Parigi, la città è cambiata significativamente negli ultimi anni. Afferma che Tolosa è molto più adatta a essere esplorata a piedi e in bicicletta, e che la sua scena enogastronomica si è espansa notevolmente. Inoltre, osserva che l'entusiasmo si sta diffondendo anche al di fuori del centro storico. "A Ponts-Jumeaux, dove vivo, si tengono numerosi festival, guinguettes [bar all'aperto] e gare di skateboard", ha detto. "Ai tolosani piace divertirsi e stare all'aria aperta il più possibile!"
Oltre ai suoi vivaci quartieri, Tolosa è anche un importante polo aerospaziale, sede di centinaia di aziende, tra cui il quartier generale mondiale di Airbus. I visitatori possono esplorare questo patrimonio presso il centro di scoperta a tema spaziale Cité de l'Espace o il museo dell'aviazione Aeroscopia, situato accanto alle piste di atterraggio di Airbus. Per qualcosa di più insolito, La Halle de La Machine unisce arte e ingegneria attraverso gigantesche creature meccaniche create da una compagnia teatrale di strada locale.Getty
La città più grande del Vietnam sta vivendo un periodo di straordinaria crescita. Oxford Economics prevede che Ho Chi Minh City sarà tra le 50 città a più rapida crescita al mondo nei prossimi cinque anni, con un'economia che potrebbe competere con quella di Berlino entro il 2050. Anche il turismo è in forte espansione, con oltre otto milioni di visitatori internazionali lo scorso anno, superando le previsioni.
"La prima linea della metropolitana è stata inaugurata solo alla fine del 2024 ed è uno dei simboli più tangibili della rapidità con cui la città sta cambiando", ha affermato Meaghan Yash, specialista di viaggi presso l'operatore turistico Timbuktu Travel, che organizza spesso viaggi in città. La linea, lunga 20 km, collega il mercato di Ben Thanh, nel centro città, al parco a tema Suoi Tien, con biglietti singoli che costano meno di 1 sterlina (1,33 dollari).
Eppure, il fascino di Ho Chi Minh risiede nel modo in cui riesce a bilanciare il cambiamento con la continuità. Chris Buchart, direttore commerciale della catena alberghiera vietnamita Fusion Group, suggerisce ai viaggiatori di visitare l' Ufficio Postale Centrale e il Teatro dell'Opera , risalenti all'epoca coloniale francese, e poi il Museo dei Resti della Guerra per comprendere meglio la storia del paese, prima di dedicarsi a uno dei punti di forza della città: la sua gastronomia.
Buchart consiglia di provare il bánh mì (panino vietnamita con baguette) , il cơm tấm (riso spezzato) e il bánh xèo (frittelle croccanti), mentre Yash suggerisce di avventurarsi oltre i soliti circuiti turistici del centro del Distretto 1, verso quartieri più tranquilli e residenziali, dove le strade alberate sono ideali per passeggiare e fermarsi da un caffè all'altro. Consiglia anche Chợ Lớn, la storica Chinatown della città, per i suoi mercati, templi e negozi di erboristeria, mentre sull'altra sponda del fiume, a Thảo Điền, boutique indipendenti, gallerie e marchi vietnamiti locali offrono ottime opportunità per lo shopping.
La capitale polacca ha compiuto uno dei balzi più rapidi nell'indice Global Cities, scalando oltre 100 posizioni fino a raggiungere il 61° posto. Il suo punteggio in termini di qualità della vita supera ora quello di Londra, New York e Tokyo, mentre si prevede che la sua economia crescerà di circa il 3% all'anno, quasi il doppio della media delle città europee.
Per Konrad Warzecha, un polacco-australiano la cui casa di famiglia si trova nel quartiere Wola di Varsavia, la trasformazione è stata notevole. "Dal nostro balcone si può ammirare lo skyline, e vedere strade, autostrade e grattacieli sorgere in oltre 20 anni ha reso la città quasi irriconoscibile", ha affermato Warzecha, che gestisce il blog House Sitters Guide .
Oggi Varsavia è una delle città che consiglio di più, e non perché ci vengo da vicino. Sono orgoglioso delle mie origini polacche – Konrad Warzecha.
I cambiamenti più significativi, afferma, si notano per le strade. "Da bambino prendevo il tram e non mi sentivo al sicuro, e ho assistito a molte rapine", ha raccontato. "Ora non mi sono mai sentito così al sicuro. La gente cammina tranquillamente di notte, le strade sono pulite e i problemi vengono risolti rapidamente."
Per chi visita la città per la prima volta, Warzecha consiglia una passeggiata che abbracci sia la parte vecchia che quella nuova. Inizia dal Palazzo della Cultura e della Scienza , risalente all'epoca sovietica, e percorre il viale Nowy Świat fino ad arrivare alla Città Vecchia , meticolosamente ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Lungo il tragitto, si ferma a mangiare dei pączki (ciambelle polacche) e a consumare un pasto in un bar mleczny, uno dei tradizionali e semplici bar della città. "Ha il sapore di un pasto casalingo", ha detto. "Un pasto di tre portate con bevande costa circa 13 sterline (17 dollari)."
Warzecha un tempo desiderava lasciare la Polonia e tornare in Australia, ma oggi i suoi sentimenti sono cambiati. "Oggi Varsavia è uno dei posti che consiglio di più, e non perché ci vengo da lì. Sono orgoglioso delle mie origini polacche."
La straordinaria trasformazione di Medellín si riflette nella sua prosperità economica. L'occupazione nei settori del commercio e dei servizi finanziari è più che raddoppiata negli ultimi 20 anni e Oxford Economics prevede che il reddito medio della città colombiana supererà quello di Buenos Aires e San Paolo entro il 2040.
"Nei dieci anni in cui ho vissuto qui, Medellín è passata dall'essere una curiosità per i più audaci a un polo di attrazione turistica", ha affermato Patrick Quinn, che gestisce il Colombia Writers Retreat nella vicina El Peñol. "Luoghi un tempo degradati o trascurati come Comuna 13, Perpetuo Socorro e Ciudad del Río sono diventati centri culturali ed economici".
La Metrocable della città , il primo sistema di funivie urbane progettato per il trasporto pubblico di massa, trasporta pendolari e visitatori sulle colline circostanti, mentre i quartieri creativi emergenti offrono ai viaggiatori nuovi motivi per esplorare. "C'è abbastanza fermento nella scena gastronomica, artistica e del design da giustificare da solo diversi giorni di visita", ha affermato Joanna Rigby Jones, specialista di viaggi presso Timbuktu Travel, che organizza viaggi in città da anni. Consiglia il quartiere creativo, Perpetuo Socorro , per i suoi negozi di design, le gallerie d'arte e le caffetterie specializzate.
Comuna 13 , un tempo uno dei quartieri più pericolosi della città, ora attrae alcune delle folle più numerose di Medellín. "È consigliabile affidarsi a una guida locale che possa fornire il contesto che si cela dietro i murales, le scale mobili e la musica, piuttosto che considerare il quartiere semplicemente come uno sfondo per Instagram", ha affermato Rigby Jones.
Quinn consiglia inoltre di esplorare i quartieri di Poblado e Laureles, alla ricerca di creatori e curatori locali. "In questo modo, potrete tornare a casa e raccontare storie che smantelleranno i pregiudizi obsoleti su questo luogo", ha affermato.
Un tempo fortemente dipendente dal petrolio, Abu Dhabi ha trasformato la sua economia investendo in tecnologia, energie rinnovabili, settore immobiliare e finanza. La capitale degli Emirati Arabi Uniti si colloca ora al sesto posto nell'indice Global Cities per competenze e istruzione della sua forza lavoro, davanti a Parigi e Boston, mentre si prevede che la sua economia non petrolifera e il suo mercato del lavoro supereranno quelli della vicina Dubai.
"Abu Dhabi dà una sensazione di ritmo più lento e rilassato rispetto a Dubai o Sharjah", ha affermato Muna Abu-Hijleh, un'americana che ha vissuto sia ad Abu Dhabi che a Sharjah. "Si percepisce un maggiore senso di spazio e si può passare con facilità da una città modernissima alla spiaggia, alle mangrovie o a quartieri più tranquilli."
Quel ritmo più lento è parte del fascino per Jeremy Savory, residente da tempo negli Emirati Arabi Uniti e frequentatore abituale di Abu Dhabi: "È una città progettata per essere un'alternativa stabile al luccichio di Dubai", ha affermato. "In questa regione, al momento, la tranquillità è un punto di forza."
Eppure, Abu Dhabi sta lanciando un messaggio culturale di enorme portata. Sull'isola di Saadiyat, il Museo di Storia Naturale di Abu Dhabi e il Museo Nazionale Zayed hanno entrambi aperto i battenti nel 2025, mentre l'inaugurazione del Guggenheim di Abu Dhabi , progettato da Frank Gehry, è prevista per l'11 dicembre 2026.
Abu-Hijleh suggerisce inoltre di dedicare almeno una giornata a un ritmo più lento, ad esempio facendo colazione in un bar locale o curiosando in un centro commerciale. "Gli Emirati Arabi Uniti possono sembrare incredibilmente futuristici dall'esterno, ma la vita di tutti i giorni è molto più ordinaria e umana di quanto i grattacieli e gli hotel di lusso possano far pensare."
(Lindsey Galloway su BBC del 19/10/2026)

Cosa succede se un'importante azienda italiana o europea, in concorrenza con un colosso americano, dipende da Starlink? Succede che la sua connessione, la sua operatività, a volte la sua sopravvivenza, sono nelle mani di un'azienda privata che risponde a un solo uomo e a un solo governo. E se in un momento cruciale quel servizio misteriosamente rallenta o si interrompe, con chi rivalersi, con un contratto che nessuno ha il potere di far rispettare in tempo utile? Noi crediamo che questo rischio sia inaccettabile, e che chi ha a cuore la sovranità dell'Europa debba dirlo chiaramente.
Non è fantasia, è cronaca. Il 14 ottobre funzionari ucraini hanno denunciato che SpaceX ha imposto senza preavviso restrizioni a Starlink, compromettendo le operazioni con i droni mentre il Paese è sotto attacco di migliaia di missili e droni russi. Secondo Reuters, la Casa Bianca avrebbe approvato la riduzione dei servizi Starshield, mentre Trump nega ogni responsabilità, sua e di Musk. Secondo The Telegraph, è stato Musk a suggerire questa misura. Chiunque abbia deciso, il punto resta: la connettività di un Paese può essere ridotta da un giorno all'altro, senza preavviso, a seconda di come si sveglia il miliardario di turno, sia egli un privato o il presidente degli Stati Uniti.
E non è solo Starlink. Il 17 ottobre Meta ha sospeso per circa 90 minuti l'account Instagram del movimento No Kings nel pieno di una giornata nazionale di manifestazioni contro il presidente Trump, poi si è scusata parlando di errore di un sistema automatico. In Brasile, nel pieno della campagna elettorale, secondo Folha de S.Paulo messaggi interni di dipendenti Meta ammetterebbero che gli account di Lula erano stati penalizzati da restrizioni, e un giudice elettorale ha imposto a Meta di non limitare la visibilità dei candidati; Meta nega. Gli spot del documentario "Musk" sono stati rifiutati inizialmente da TikTok, Meta, YouTube e X, poi Meta e YouTube hanno fatto marcia indietro.
Episodi diversi, spiegazioni più o meno credibili. Ma il quadro è chiaro, e lo diciamo senza giri di parole: poche piattaforme private, quasi tutte americane, decidono cosa vediamo, chi può raggiunge il pubblico e quando, e noi cittadini europei non abbiamo e non dobbiamo avere voce in capitolo.
Poi c'è il segnale politico, ed è il più grave. In un'intervista al Financial Times, l'ambasciatore statunitense presso l'Ue, Andrew Puzder, ha avvertito che le imprese europee rischiano ritorsioni dagli effetti devastanti sul mercato americano se Bruxelles riserverà agli operatori europei una parte dello spettro per i collegamenti diretti tra satelliti e smartphone. Il messaggio è inequivocabile: restate nostri clienti, o la pagherete cara. Un'Europa che prova a costruirsi le proprie infrastrutture, pur con colpevole e inescusabile ritardo, non può accettare di essere minacciata per questo.
Chiediamo quindi a Governo, Parlamento e Commissione UE di accelerare, subito. IRIS2 è passato il 7 agosto alla fase di realizzazione, ma i primi lanci sono previsti solo nel 2029: troppo poco. Servono investimenti pubblici massicci, acquisti coordinati, scelte coraggiose a favore degli operatori europei, e l'applicazione rigorosa delle regole europee sulle piattaforme, senza farsi intimidire.
Per i servizi essenziali (sanità, soccorsi, infrastrutture, imprese) vanno imposti per legge requisiti di continuità e più fornitori, mai uno solo.
Ai consumatori e alle imprese diciamo di aprire gli occhi: non mettete tutto su un'unica rete o su un'unica piattaforma, specialmente se provengono da un Paese sempre più inaffidabile e ostile, almeno per ora. E quando scegliete un servizio digitale, riflettete: il prezzo da pagare non è solo quello che appare in pubblicità, ma anche la vostra indipendenza e la vostra libertà.
Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 302.020 |
| droghe pesanti (kg) | 106.500 |
| dosi droghe sintetiche | 117.300 |
| piante di cannabis | 88.400 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.981 |
| giorni di reclusione | 999 |
Settimana da 13 a 19 Ottobre 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 21.500 |
| droghe pesanti (kg) | 16.300 |
| dosi droghe sintetiche | 9.500 |
| piante di cannabis | 11.000 |
| vittime | |
| morti | 0 |
| arresti | 39 |
| giorni di reclusione | 15 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 13 a 19 Ottobre 2026
Pubblica Amministrazione 24,00%
Telecomunicazioni 20,50%
Energia 16,10%
Viaggi 10,30%
Salute 7,30%
Banca 6,40%
Prodotti finanziari 06,00%
Condominio 04,20%
Acquisti 02,30%
Assicurazioni 01,60%
Diritti immigrati 01,30%

Il fentanil e altri oppioidi sintetici rimangono la principale causa di morte per overdose negli Stati Uniti. Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie , sono stati coinvolti in circa 38.000 dei circa 70.000 decessi registrati nel 2025.
I dati europei sono di tutt'altro ordine di grandezza. Nei 16 paesi che hanno fornito dati, il fentanil e i suoi derivati sono stati collegati a un totale di circa 210 decessi correlati all'uso di droghe nel 2024, rispetto ai circa 130 del 2023. Gran parte di questo aumento potrebbe essere dovuto a farmaci piuttosto che al fentanil prodotto illegalmente.
Altri potenti oppioidi sintetici, in particolare i nitazeni, sono stati la causa dei recenti picchi di decessi in diversi paesi. In Italia , l'ultimo rapporto del governo sulle dipendenze ha registrato solo cinque decessi correlati al fentanil nel 2025.
Questa lacuna ha portato a una spiegazione sorprendente : le mafie italiane, timorose di una droga che uccide i loro clienti e attira l'attenzione della polizia, avrebbero scelto di tenere il fentanil fuori dal mercato.
È una storia avvincente. Ma non corrisponde a ciò che sappiamo sui mercati della droga o sulle mafie. I numeri relativamente bassi di fentanil in Europa si spiegano meglio con qualcosa di meno cinematografico: la domanda è molto bassa.
La crisi del fentanil negli Stati Uniti è stata in gran parte creata ad arte ed è stata il risultato di una corruzione radicata. Dalla fine degli anni '90, antidolorifici da prescrizione come l'OxyContin, commercializzati in modo aggressivo, sono stati distribuiti su larga scala, minimizzando il loro potenziale di dipendenza. Milioni di persone hanno sviluppato una dipendenza da oppioidi attraverso canali del tutto legali.
Quando l'accesso alle droghe si è fatto più difficile negli anni 2010, quella dipendenza non è scomparsa. Le persone si sono rivolte al mercato illegale: prima all'eroina, poi al fentanil, che è economico da produrre, facile da contrabbandare e così potente che ne bastano pochissime dosi. I gruppi di narcotrafficanti messicani che già rifornivano di eroina gli Stati Uniti hanno semplicemente aggiunto un nuovo prodotto alla loro offerta.
In Europa non si è mai verificata un'ondata di prescrizioni equivalente. Lì gli antidolorifici oppioidi vengono prescritti con molta più cautela, quindi non si è verificata una situazione in cui un'ampia popolazione si è trovata improvvisamente privata di una fornitura legale e alla ricerca di un sostituto.
L'eroina, nel frattempo, non è mai scomparsa. Secondo l'Agenzia europea per le droghe, rimane l'oppioide illecito più consumato in Europa . Storicamente, la maggior parte proviene dall'Afghanistan, entrando in Europa attraverso i Balcani, e il mercato si è dimostrato resiliente e stabile.
Nonostante il crollo della coltivazione di oppio in Afghanistan dopo il divieto imposto dai talebani nel 2000 e il successivo secondo divieto dopo il loro ritorno al potere nel 2022, le scorte e la produzione in altri paesi hanno garantito un flusso costante di approvvigionamento .
In Europa, chi fa uso di eroina ha abitudini consolidate, reti di supporto e servizi di trattamento specifici. Non c'è una ragione evidente per cui dovrebbero passare a una droga sconosciuta, né si assiste a un afflusso massiccio di nuovi consumatori.
L'argomentazione a favore del diritto di veto si basa anche sull'idea che la criminalità organizzata sia un unico gruppo strategico, in grado di valutare un prodotto ed escluderlo a livello nazionale. Ma non è così che funzionano le mafie italiane, né è così che funzionano i mercati della droga.
Gruppi criminali come la 'Ndrangheta sono composti da famiglie, clan e individui che agiscono in base alle opportunità, plasmati da strutture e contatti locali. Fanno da intermediari, investono e riforniscono dove c'è la possibilità di guadagnare.
Nessuno all'interno di una singola organizzazione può imporre un divieto a livello di mercato, tanto meno tra le diverse mafie e i numerosi altri gruppi della criminalità organizzata attivi nel traffico di droga in Europa.
Nemmeno le mafie italiane si fanno scrupoli a trafficare in droghe pericolose. Il loro ruolo centrale nel traffico di cocaina in Europa è ben documentato ed è stato oggetto delle mie ricerche . Ma, cosa ancora più importante, il loro elemento distintivo è la capacità di adattarsi ai mercati in continua evoluzione.
Due recenti casi provenienti dalla Calabria, la regione d'origine della 'Ndrangheta, offrono ulteriori spunti sulla direzione che sta prendendo il narcotraffico in Italia.
La polizia sta scoprendo piantagioni di cannabis sempre più numerose e di maggiori dimensioni, nascoste tra le montagne della regione. All'inizio di ottobre, la polizia ha rinvenuto dieci piantagioni con oltre 4.500 piante in aree boschive intorno a Caulonia, San Luca e Roghudi. I siti erano raggiungibili solo a piedi ed erano dotati di sistemi di irrigazione a goccia e timer automatici.
Alcuni mesi prima, a maggio, le forze dell'ordine avevano scoperto un laboratorio clandestino per la lavorazione della cocaina nelle campagne di Sant'Agata del Bianco, con presse idrauliche e oltre 500 kg di sostanze da taglio. L'indagine fa pensare a una rete transnazionale di trafficanti sudamericani e italiani, con un proprio chimico, piuttosto che a un'operazione della 'Ndrangheta.
Entrambi i casi indicano la stessa direzione. Il mercato italiano della droga non è un sistema chiuso gestito da una o due organizzazioni. Operatori indipendenti possono insediarsi sul territorio, trasformare il prodotto localmente e soddisfare la domanda europea.
L'idea di una mafia che protegge i propri clienti conferisce ai gruppi criminali una reputazione di ordine e moderazione che non si sono guadagnati. Inoltre, distoglie l'attenzione da dove risiedono realmente i rischi. Il mercato europeo degli oppioidi sta diventando sempre più complesso e potente: nuovi oppioidi sintetici come il nitazene sono già in circolazione .
La soluzione non è aspettare una decisione della mafia. La soluzione sta in un migliore monitoraggio delle droghe, sistemi di allerta precoce, servizi di analisi delle sostanze stupefacenti e nella maggiore disponibilità del naloxone, l'antidoto contro l'overdose da oppioidi. La vicenda del fentanil in Europa, finora, è una questione di domanda. Mantenere la situazione sotto controllo è una questione di salute pubblica, non di criminalità.
(Anna Sergi - Professoressa di Sociologia del Diritto e della Devianza, Università di Bologna; Università dell'Essex; Università di Melbourne - su The Conversation del 16/10/2026)

Niente scorciatoie o giustificazionismi dalla cosiddetta sinistra, no alle strumentalizzazioni della cosiddetta destra.
A seguito degli episodi di guerriglia urbana che hanno coinvolto importanti città come Milano, Torino e Bologna, emerge con chiarezza la necessità di ristabilire un confine tra dissenso e violenza.
I problemi che attanagliano il Paese – dall’aumento del costo della vita agli stipendi insufficienti, fino alla tutela dei servizi pubblici – sono reali e richiedono risposte concrete e immediate. Tuttavia chi devasta i beni pubblici e privati e aggredisce le forze dell’ordine non ha nulla a che fare con la tutela di questi diritti, ma usa la sofferenza dei cittadini come pretesto per creare il caos. E lo fa anche abbastanza male (dal loro punto di vista), visto che se avessero intenzioni “serie” potrebbero usare anche armi da fuoco e attentati dinamitardi. Invece sono ladruncoli che, per esempio, colgono l’occasione per devastare e rubare in negozi commerciali. Forse venduti a qualcuno che li fomenta mettendo nelle loro mani le bandiere di terroristi di professione.
La violenza non rafforza le ragioni della protesta: le cancella. Questo lo sanno tutti, manifestanti di vario tipo e politici di governo come di opposizione. Ma per l’occasione, più che alcuni, fanno finta di non saperlo. Il confronto pubblico rischia di essere distorto da due opposte estremizzazioni:
- L’errore dei "cattivi maestri": Una certa componente politica e culturale, detta di sinistra, che in questi giorni ha visto anche l’arrivo delle categorie di presunti genitori e insegnanti, sminuisce o giustifica la violenza, elogiando la ribellione e la contestazione fine a se stessa.
- La strumentalizzazione ideologica: Dall’altro lato, una parte della cosidetta destra sfrutta queste violenze per etichettare sbrigativamente l’intera protesta come "figlia della sinistra", con l’obiettivo di delegittimare anche le richieste economiche e sociali dei manifestanti.
Una politica responsabile ha l'obbligo di uscire da questa logica polarizzata. La difesa dei più deboli si fa risolvendo i problemi quotidiani e garantendo la legalità, emarginando chi strumentalizza e trattando i violentatori come tali.

Che cosa succede e che cosa succederà alle banche, in particolare americane ma non solo. L'articolo del Wall Street Journal tratto dalla rassegna di Liturri/StartMagazine del 18/10/2026
(The Wall Street Journal, Ben Glickman e Jasmine Li, 14 ottobre 2026)
Le grandi banche americane hanno riportato profitti più alti nel terzo trimestre grazie a un’economia resiliente, mercati volatili e il boom dell’intelligenza artificiale, ma hanno avvertito che tassi di interesse in aumento potrebbero frenare la crescita. JPMorgan ha mancato le aspettative degli analisti, mentre Goldman Sachs ha avuto il secondo miglior trimestre di sempre per i ricavi azionari. I dirigenti sottolineano che finora i tassi non hanno intaccato la spesa dei consumatori, sostenuta da un mercato del lavoro forte.
«Quattro delle sei maggiori banche hanno riportato un profitto combinato di 32 miliardi di dollari, in aumento del 14% rispetto a un anno prima. I ricavi di tutte e quattro sono aumentati del 9% a 115 miliardi di dollari.»
«L’inflazione e i tassi di interesse più alti continuano a essere venti contrari, e più a lungo persistono, maggiore pressione potrebbero esercitare sia sui consumatori sia sui clienti commerciali.»
«Speriamo di godere di questo buon ambiente ancora per un po’. Semplicemente non sappiamo quando finirà.»
«Goldman Sachs ha guidato il gruppo con un salto del 72% rispetto a un anno prima, segnando il secondo miglior trimestre di sempre per il suo business azionario.»
«La spesa con carte di credito e debito di JPMorgan è aumentata del 10% rispetto a un anno prima, mentre la spesa con carte di credito di Wells Fargo e Citigroup è aumentata dell’11% e del 12% rispettivamente.»

L'Europa vuole far emergere una parte dei risparmi delle famiglie dall'ombra. Mentre migliaia di miliardi di euro restano in conti correnti e depositi con rendimenti bassi, Bruxelles intende convogliare questi fondi verso imprese in grado di promuovere crescita, innovazione e competitività in tutto il continente. Con questo obiettivo, e seguendo le raccomandazioni di Mario Draghi ed Enrico Letta, il Consiglio dei Ministri ha approvato la scorsa settimana il Conto Risparmio e Investimento Financia Europa . In attesa dell'approvazione del Comitato Permanente del Congresso, istituzioni finanziarie e investitori stanno valutando la portata di un'iniziativa che mira a diventare uno dei principali strumenti per il risparmio e gli investimenti a lungo termine.
Il prodotto consente di investire fino a 150.000 euro in azioni, fondi di investimento e fondi negoziati in borsa (ETF). Il suo principale punto di forza risiede nei vantaggi fiscali: le plusvalenze non sono tassate fino al momento del rimborso, i primi 10.000 euro di plusvalenze sono esenti da imposte e la parte restante può beneficiare di una riduzione del 20% se l'investimento viene mantenuto per almeno cinque anni. In cambio, il 70% del portafoglio deve essere allocato ad attività situate nello Spazio economico europeo e almeno la metà del patrimonio deve essere investita in azioni. Questo requisito pone il mercato azionario europeo al centro della strategia. Sebbene le valutazioni siano ora più elevate dopo anni di forte apprezzamento, i gestori continuano a individuare opportunità in aziende leader con vantaggi competitivi difficili da replicare, modelli di business resilienti e la capacità di generare valore a lungo termine. Gli esperti ribadiscono l'importanza della diversificazione e combinano settori ciclici, come quello bancario, con beni di consumo di base e aziende legate ad alcuni dei principali trend di investimento, come la tecnologia e la difesa. Queste sono le possibili destinazioni per investire i propri risparmi nel mercato azionario con un chiaro vantaggio fiscale.
In un momento in cui l'intelligenza artificiale è diventata una delle principali tendenze di investimento, rimanere completamente ai margini del settore tecnologico può essere rischioso. Tuttavia, dopo gli spettacolari aumenti di prezzo registrati da molti dei giganti dell'IA , sempre più esperti cercano opportunità in aziende che beneficiano indirettamente di questa rivoluzione. ASML si distingue in questo gruppo, poiché la sua tecnologia è essenziale per la produzione dei chip più avanzati al mondo.
Nonostante le quotazioni elevate e un apprezzamento del valore di quasi il 55% registrato dall'inizio dell'anno, Javier Cabrera, analista di XTB, ritiene che la sua posizione di nicchia la renda un investimento interessante a lungo termine. "È l'azienda leader mondiale nel settore delle macchine per la litografia e le probabilità di replicarne la tecnologia sono molto basse", sottolinea.
Antonio Castelo, analista di iBroker, condivide un'opinione simile, sottolineando che, sebbene il settore attraversi periodi di volatilità ciclica, la domanda strutturale trainata dall'intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione continua a sostenere solide prospettive di crescita per l'azienda. I risultati del terzo trimestre confermano questa tendenza. Gli analisti di UBS mantengono infatti la raccomandazione di acquisto, ritenendo che il flusso di ordini anticipi una domanda robusta nei prossimi mesi e rafforzi la fiducia nel potenziale di crescita dell'azienda.
Inditex è un titolo imprescindibile nella lista delle azioni che i gestori di fondi considerano un'opportunità per i prossimi mesi. Sebbene il prezzo delle azioni della società sia ancora in calo dello 0,9% dall'inizio dell'anno, gli esperti continuano a sottolineare la solidità del suo business e le prospettive presentate nell'ultimo bilancio.
Javier Cabrera si concentra sulla solidità finanziaria del gruppo, che alla fine del secondo trimestre vantava una liquidità netta di 10,398 miliardi di euro, nonché su un modello di business integrato che combina efficacemente la rete di negozi fisici con la crescita del canale online. "La sua capacità di mantenere la crescita delle vendite e migliorare i margini in un contesto di consumo selettivo riafferma la sua posizione di punto di riferimento per la qualità", sottolinea. Antonio Castelo condivide un'opinione simile, ritenendo che la solida posizione di cassa consenta un continuo miglioramento dei rendimenti per gli azionisti senza compromettere la solidità del bilancio. In un contesto di incertezza e visibilità limitata, i dividendi e il riacquisto di azioni proprie sono diventati uno dei principali fattori di attrazione per gli investitori.
Con il settore del lusso che mostra segni di debolezza, molti analisti vedono Inditex come un'alternativa per conquistare quel segmento di mercato. Collezioni premium sviluppate in collaborazione con stilisti di spicco, come quella creata da John Galliano per Zara, coesistono con offerte più accessibili come Lefties, consentendo al gruppo di competere in diversi segmenti di mercato. A seguito dei risultati, gli analisti di Bank of America hanno ribadito la loro raccomandazione di acquisto e fissato un prezzo obiettivo di 65 euro per azione, che rappresenta un potenziale rialzo di oltre il 16%. "Le migliori prospettive di crescita compensano ampiamente le pressioni sui costi", hanno osservato.
La fine dei tassi di interesse a zero ha rappresentato una manna per le banche europee, che si avviano al quarto anno consecutivo di forti guadagni in borsa grazie all'espansione dei margini e all'aumento degli utili. Dopo il rally, tuttavia, gli esperti ritengono sia giunto il momento di essere selettivi e investire in titoli con una solida storia di crescita e la capacità di continuare a generare valore. UniCredit e BBVA sono tra le più consigliate.
Joaquín Ferrer, responsabile azionario di Mutuactivos, ritiene che la banca italiana presenti un'interessante strategia di crescita organica. Ferrer sottolinea inoltre che, mentre gran parte del settore finanziario italiano sta attraversando una fase di ristrutturazione aziendale, UniCredit sta sfruttando questo contesto per rafforzare la propria posizione nel mercato del credito e acquisire quote di mercato. A ciò si aggiungono la qualità del team dirigenziale e la leadership del suo CEO, Andrea Orcel.
BBVA è tra i titoli preferiti di Goldman Sachs. Gli esperti della società mantengono la raccomandazione di acquisto, citando come fattori chiave la solidità del suo business in Messico, la capacità di continuare a guadagnare quote di mercato e i miglioramenti in termini di efficienza legati alla digitalizzazione e all'intelligenza artificiale. Gli analisti ritengono inoltre che la banca sia ben posizionata per raggiungere o addirittura superare i propri obiettivi di crescita e redditività nei prossimi anni.
Rimanendo nel settore finanziario, gli esperti continuano a vedere valore nelle compagnie assicurative, che beneficiano di un contesto di tassi di interesse elevati. Mentre Antonio Castelo sceglie Allianz come opzione preferita, gli analisti di XTB privilegiano Mapfre e Alfonso de Gregorio, direttore investimenti di Finaccess Value, seleziona AXA.
Profitti solidi e rendimenti interessanti per gli azionisti sono i due argomenti principali che Antonio Castelo utilizza per giustificare un investimento in Allianz. L'analista sottolinea che la compagnia assicurativa ha aumentato il suo utile operativo dell'8,6% nel primo semestre dell'anno e sta attualmente portando avanti un programma di riacquisto di azioni proprie fino a 2,5 miliardi di euro. "Il suo fascino risiede nella capacità di generare profitti e restituire capitale agli azionisti", sottolinea.
Tra i fattori chiave di Mapfre, Javier Cabrera sottolinea la capacità di reinvestire il flusso di cassa generato dall'attività assicurativa in titoli di debito pubblici e societari, ottenendo rendimenti sempre più interessanti con la scadenza delle obbligazioni in portafoglio. L'esperto apprezza anche l'attuale solidità del settore del risparmio sulla vita.
De Gregorio è favorevole ad AXA. Pur riconoscendo che il contesto attuale rende più complesso investire in asset francesi , considera la compagnia assicurativa un'eccezione. Tra i suoi principali punti di forza, sottolinea la visibilità offerta dal dividendo. "AXA sta compiendo progressi soddisfacenti nell'integrazione dell'intelligenza artificiale nel DNA del gruppo, il che le conferisce un reale vantaggio rispetto ai concorrenti locali e regionali più lenti. Manteniamo una prospettiva molto positiva sulle sue azioni e prevediamo che la società si apprezzerà continuando a generare una crescita diversificata e a bassa volatilità in un contesto di inflazione dei costi controllata e contenuta", sottolineano gli analisti di Citi.
I ritardi nell'assegnazione dei contratti, l'aumento delle scorte e la cancellazione di un progetto navale in Germania hanno pesato su Rheinmetall, le cui azioni hanno perso oltre il 30% quest'anno. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che la correzione sia stata eccessiva. È il caso di Alfonso de Gregorio, direttore degli investimenti presso Finaccess Value, il quale ritiene che, nel contesto del riarmo europeo, gli investimenti nella difesa rappresentino un trend strutturale di lungo periodo e vede nell'azienda tedesca un'opportunità di investimento di valore.
Gli analisti di Goldman Sachs includono il produttore dei carri armati Panther KF51 nel loro paniere di titoli europei preferiti. Sebbene abbiano recentemente ridotto il prezzo obiettivo di 200 euro, mantengono la raccomandazione di acquisto e prevedono un potenziale di rialzo di oltre il 90%, fino a 2.100 euro. Oltre all'aumento della spesa militare in Europa, la società sottolinea il portafoglio ordini record di Rheinmetall, la solida generazione di flussi di cassa e la diversificazione del gruppo in attività a maggior valore aggiunto, come la difesa aerea e i veicoli militari. Nessuna delle società che coprono il titolo raccomanda la vendita e l'82,8% mantiene la raccomandazione di acquisto.
Tra le ultime modifiche al portafoglio effettuate dagli analisti di GVC Gaesco figurano l'aggiunta di Danone al portafoglio europeo e l'esclusione di Technip Energies. La società apprezza la ristrutturazione strategica intrapresa dall'azienda e sottolinea il suo impegno nei mercati in cui detiene una posizione di leadership, come i prodotti lattiero-caseari, l'acqua in bottiglia e l'alimentazione infantile. Dopo che i risultati del secondo trimestre hanno mostrato un'accelerazione delle vendite, GVC Gaesco guarda con favore alle previsioni di crescita comprese tra il 3% e il 5%, nonché all'approccio proattivo dell'azienda alle operazioni societarie. "Acquisizioni strategiche e diversificazione si stanno consolidando come fattori di crescita complementari alla crescita organica", sottolineano. Sebbene il titolo abbia perso quasi il 20% da inizio anno, il consenso degli analisti è ottimista e gli attribuisce un potenziale rialzo del 30%, fino a 79,8 euro.
L'azienda beneficia della crescita nel settore della nutrizione medica e del miglior posizionamento degli alimenti per l'infanzia in Cina, mercato sempre più orientato verso prodotti a maggior valore aggiunto. In un periodo di elevata incertezza economica e geopolitica, anche i principali beni di consumo di base stanno riguadagnando attrattiva grazie alla forza dei loro marchi, alla domanda stabile e alla capacità di proteggere i margini di profitto.
La ripresa del settore del lusso si sta rivelando lenta. I risultati trimestrali di LVMH, pubblicati questa settimana, con vendite inferiori alle aspettative, sono una chiara indicazione delle continue difficoltà che il settore sta affrontando. Nonostante ciò, alcuni gestori di fondi non sono pronti ad arrendersi. Josep Prats, gestore del fondo Abante European Quality, ribadisce la posizione che sostiene da mesi riguardo al colosso francese del lusso. L'azienda, che un tempo fu la prima impresa europea a superare i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, ha registrato un calo del 38,5% del suo valore entro il 2026 e attualmente vale poco più di 196,3 miliardi di euro.
Secondo Prats, la punizione è stata eccessiva e rappresenta un'opportunità per un'azienda che conserva gli attributi di qualità che storicamente hanno contraddistinto il gruppo. "Entro il 2027, recupererà una crescita positiva delle vendite e stabilizzerà i margini, e possiamo considerare l'utile attuale un buon punto di partenza per aspettarci una crescita leggermente superiore a quella dell'economia globale in termini nominali. È un chiaro caso di un'azienda di qualità che, al momento, è sottovalutata", sottolinea.
(Gema Escribano su El Pais del 18/10/2026)

Pochi istanti dopo aver superato le logore mura veneziane di Nicosia, ho seguito una serie di recinzioni di rete metallica sormontate da filo spinato, addentrandomi in una terra di nessuno. Qui, al checkpoint, mi sono ritrovato improvvisamente circondato da torri di guardia ed edifici fatiscenti nel cuore della zona cuscinetto delle Nazioni Unite, una cicatrice geopolitica che taglia in due la capitale di Cipro.
Una guardia all'interno di una tenda improvvisata ha controllato i nostri passaporti prima di farci passare. Pur trovandomi nella stessa città, sulla stessa isola del Mediterraneo, avevo appena lasciato la Repubblica di Cipro e l'Unione Europea. Ora mi trovavo nell'autoproclamato Stato della Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), nel bel mezzo dell'ultima capitale divisa al mondo.
Nel 1974, le forze turche invasero la parte settentrionale di Cipro in risposta a un colpo di stato militare appoggiato dalla giunta militare al governo in Grecia, provocando lo sfollamento di 150.000 greco-ciprioti e 50.000 turco-ciprioti in tutta l'isola. Da allora, Cipro, e la sua capitale Nicosia, sono divise in due: una parte è governata dalla maggioranza greco-cipriota, l'altra dalla minoranza turca.
Oggi, visitare questa città mediterranea divisa offre ai viaggiatori una rara opportunità di osservare un luogo in cui i residenti sono separati dai loro vicini da oltre 50 anni.
Negli ultimi sette anni ho vissuto in quella che è probabilmente la città un tempo divisa più famosa al mondo: Berlino. Le cicatrici del Muro di Berlino sono a pochi passi da casa mia, nell'ex Est, e mi sposto regolarmente tra i due lati. Dopo aver appreso come decenni di divisione abbiano plasmato il luogo che ora chiamo casa, ero curioso di vedere l'ultima capitale in cui un confine del genere è ancora presente.
Prima della guerra, l'unico aeroporto internazionale di Cipro si trovava nel cuore di Nicosia, ma negli ultimi 52 anni i suoi resti arrugginiti sono rimasti abbandonati nel mezzo della zona cuscinetto delle Nazioni Unite (nota come Linea Verde). Così sono volato a Paphos, una città costiera nel sud-ovest di Cipro, e ho preso un autobus per Nicosia, un viaggio di due ore, dove mi sono iscritto al tour Walk Talk Cyprus guidato da Eleni Ellinas, una cipriota greca del posto.
"Ho intrapreso questo viaggio perché sentivo che Cipro, e Nicosia in particolare, viene spesso semplificata eccessivamente o fraintesa dagli stranieri", ha affermato. "Le persone leggono del conflitto nei libri di storia o nei titoli dei giornali, ma raramente riescono a percepire l'anima viva e pulsante della città o a capire com'è realmente la vita quotidiana lungo un valico di frontiera."
Ellinas aveva solo quattro anni quando anni di tensioni etniche e nazionalistiche tra ciprioti greci e turchi portarono le forze turche a invadere Cipro del Nord. I combattimenti costrinsero la sua famiglia ad abbandonare la propria casa a Famagosta (l'odierna Gazimağusa, nella Repubblica Turca di Cipro del Nord) e a rifugiarsi in un campo profughi sulla costa sud-orientale dell'isola.
"La vita nel campo era dura", ha ricordato. "Io, mia madre e mia sorella eravamo malate. Quando mio padre venne a trovarci e vide le terribili condizioni in cui vivevamo, capì che doveva salvare la sua famiglia. Riuscì a portarci in macchina alla base della RAF di Akrotiri, e fummo fortunate ad essere evacuate dalle forze britanniche e portate nel Regno Unito."
I loro cuori non hanno mai abbandonato Cipro, così nel 1980 la famiglia è tornata sull'isola e si è trasferita a Nicosia. "Questa città ci ha accolti, ha abbracciato i nostri pezzi infranti ed è diventata lentamente il luogo in cui abbiamo messo nuove radici e costruito una casa."
Nel 1983, uno stato turco-cipriota indipendente fu istituito unilateralmente. Tuttavia, solo nel 2003 ai viaggiatori e ai ciprioti, sia greci che turchi, fu consentito di attraversare il confine, internazionalmente non riconosciuto, che separa le due parti. Oggi, la Repubblica di Turchia è l'unica nazione a riconoscere ufficialmente la Repubblica Turca di Cipro del Nord.
Ellinas dice di ricordare come se fosse ieri il momento in cui ha attraversato il confine per la prima volta da quando è fuggita.
"Attraversare quel confine è stato come entrare direttamente in un sogno", ha detto. "Camminare per quei quartieri per la prima volta da adulta mi è sembrato di tornare negli anni '70... È stata un'esperienza completamente surreale, travolgente e profondamente emozionante."
Nel 2019, Ellinas ha lanciato i suoi tour "per condividere l'anima dell'isola che amo così tanto" e trasmettere quell'emozione ai viaggiatori.
I tour di Ellinas iniziano al checkpoint del Palazzo Ledra, il primo valico che le autorità turco-cipriote hanno aperto all'interno della Linea Verde ONU demilitarizzata nel 2003.
Il Ledra Palace era un tempo l'hotel più famoso di Cipro, una struttura di lusso inaugurata nel 1949 che ha ospitato frequentemente politici e attori come Elizabeth Taylor, Richard Burton e Sophia Loren. Fu anche teatro di intensi combattimenti durante l'invasione del 1974. I fori dei proiettili sono ancora visibili sulla facciata esterna, oggi circondata da filo spinato dalle forze di pace delle Nazioni Unite. Dopo il cessate il fuoco, è stato utilizzato come quartier generale e caserma per i caschi blu dell'ONU fino al 2019.
Oggi, case e altri edifici intrappolati nel mezzo della zona cuscinetto rimangono abbandonati e congelati nel tempo. All'altro capo della strada, vicino al Palazzo Ledra, Ellinas ha indicato il valico di frontiera della TRNC. La parola "PER SEMPRE" campeggia in grandi lettere rosse in grassetto sotto la dicitura "Repubblica Turca di Cipro del Nord". Allo stesso modo, una gigantesca bandiera della TRNC dipinta sul fianco della collina a nord di Nicosia con il messaggio "Quanto è felice chi dice di essere turco" è visibile dal lato greco.
Ellinas ha espresso delusione per i messaggi nazionalistici e ha manifestato la speranza che un giorno l'isola possa essere riunificata.
"Sebbene alcuni [ciprioti] rimangano ancorati al passato, molti avvertono un fortissimo desiderio di unità", ha affermato. "Si può notare questa energia che infonde nuova vita in aree come le strade restaurate intorno a Ermou [il principale centro commerciale della città fino alla guerra], dove arte, giovani e comunità stanno riappropriandosi di spazi un tempo deserti e abbandonati".
Per permettere ai visitatori di conoscere entrambi i lati di Nicosia, Ellinas incoraggia tutti i viaggiatori ad attraversare il confine e raggiungere la parte turca al termine del suo tour.
"Non si può comprendere appieno un capitale diviso guardandolo da un'unica prospettiva", ha affermato. "Bisogna percepire entrambe le visioni."
Organizza il tuo viaggio:
Il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno emesso alcun avviso di viaggio per Cipro. I cittadini extra-UE necessitano di passaporto per attraversare la zona cuscinetto delle Nazioni Unite a Nicosia, mentre i cittadini UE possono semplicemente esibire una carta d'identità nazionale o il passaporto. Poiché la parte greca utilizza l'euro e la parte turca la lira turca, la maggior parte dei viaggiatori internazionali preferisce soggiornare nella parte meridionale greco-cipriota.
Per lei, Cipro è ancora per molti aspetti un unico luogo. Le due parti condividono una storia, un'architettura e, per usare le sue parole, anche il dolore.
"La sofferenza è stata un'esperienza comune a tutti i ciprioti, a prescindere dalla loro provenienza", ha affermato. "Quando si attraversa il confine e si cammina in luoghi come il vecchio quartiere armeno di Arab Ahmet, o si passeggia per la storica Victoria Street, si ha la sensazione che il tempo si sia fermato. Ammirare le vecchie case, respirare l'atmosfera tranquilla e intrecciare i fili umani su entrambe le sponde offre ai viaggiatori un quadro completo ed empatico di ciò che quest'isola rappresenta veramente."
Attraversare il checkpoint nella zona cuscinetto delle Nazioni Unite e mettere piede nella Repubblica Turca di Cipro del Nord è stato come entrare in un altro paese. Mentre la Linea Verde sul lato greco era costellata di edifici abbandonati, il lato turco appariva molto più vivace. I pedoni si riversavano nelle stradine strette, l'aria era pervasa dal profumo invitante dei kebab turchi e ben presto mi si presentò davanti una moschea con la cupola, proveniente da un caravanserraglio del XVI secolo.
Ho visitato alcuni dei luoghi che Ellinas mi aveva consigliato, in particolare il caravanserraglio di Büyük Han del XVI secolo e il quartiere di Samanbahçe Evler, un complesso di edilizia popolare unico nel suo genere con edifici geometrici in mattoni di fango. Il momento clou, però, è stata la mia visita alla Rüstem Kitabevi , una libreria fondata nel 1937, dove ho sorseggiato un caffè e mangiato una torta di carote dopo aver ammirato pile di volumi rilegati disposti su due piani.
Il padre di Ali Rüstem avviò l'attività nella casa del nonno nel 1937, quando Cipro era sotto il dominio coloniale britannico (1878-1960). Nato nel 1971, Rüstem era troppo piccolo per ricordare molto di Cipro prima che la zona cuscinetto la dividesse in due. Dice di avere buoni amici nella comunità greca, ma per le persone della sua generazione è normale che Nicosia sia divisa tra le due comunità.
"Certo, le cose potrebbero sempre andare meglio", ha affermato, aggiungendo di auspicare maggiore "buon senso" e "logica" tra le amministrazioni greca e turca. Nel frattempo, come Ellinas, incoraggia i viaggiatori a visitare anche la parte greca del confine per sperimentare in prima persona le diverse culture.
Come mi ha detto Ellinas: "Nicosia non è solo una città divisa del passato. È una città viva, pulsante e piena di speranza, dove le persone superano i confini per guarire, ricostruire e sentirsi di nuovo parte gli uni degli altri."
(Joe Baur su BBC del 16/10/2026)

Anthropic, colosso dell'intelligenza artificiale (IA), sta cercando di ottenere sostegno in vista della sua prevista quotazione in borsa, nel tentativo di rassicurare gli investitori sul suo potenziale di profitto.
Secondo quanto appreso dalla BBC, le entrate del settore specifico sono aumentate del 45% raggiungendo i 16,8 miliardi di dollari (12,7 miliardi di sterline) nei tre mesi conclusi a fine settembre.
Come altre aziende che operano nel settore dell'intelligenza artificiale, sta cercando di presentarsi come un'azienda in grado di generare enormi profitti nonostante investa miliardi in tecnologia.
L'organizzazione ha inoltre posto l'accento sulla sicurezza durante l'evento, in seguito agli avvertimenti lanciati da ricercatori, sia attuali che ex, sui gravi rischi, persino esistenziali, che l'intelligenza artificiale pone all'umanità.
Quest'anno, il fatturato di Anthropic è aumentato in trimestri consecutivi, passando da 4,7 miliardi di dollari nei primi tre mesi a 11,6 miliardi di dollari nel periodo successivo.
Durante l'evento tenutosi presso la sua sede centrale di San Francisco, la società ha inoltre comunicato agli investitori di aver realizzato un utile nel terzo trimestre su base rettificata, un metodo contabile che non tiene conto dei costi non ricorrenti.
Secondo quanto riferito, gli investitori hanno lasciato l'evento dedicato agli investitori di Anthropologie con un atteggiamento ottimistico riguardo alla rapida crescita dei ricavi dell'azienda e al suo percorso verso la redditività.
Oltre alle preoccupazioni relative alla generazione di profitto, sono emersi anche timori sulla sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale.
Anthropic si è espressa apertamente sui rischi dell'intelligenza artificiale, e il suo amministratore delegato, Dario Amodei, ha chiesto un rallentamento dei ritmi di sviluppo .
A settembre, uno dei suoi ricercatori ha avvertito di una probabilità superiore al 10% che l'intelligenza artificiale possa "uccidere tutta l'umanità" entro il prossimo decennio , e un ex ricercatore ha affermato che le persone che lavorano su questa tecnologia sono "genuinamente spaventate" dalla velocità dei suoi progressi e da ciò che potrebbe significare per l'umanità .
La stessa azienda ha dichiarato a settembre di aver individuato e bloccato i tentativi di utilizzare il suo modello di intelligenza artificiale per "attività dannose" che potrebbero supportare lo sviluppo di armi biologiche .
Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i ricercatori hanno " proposto cose che non accadranno " e che nella corsa tra Stati Uniti e Cina per sviluppare la tecnologia, "chi vince nell'IA, vince".
Anche la società tecnologica rivale OpenAI ha lanciato l'allarme sulla sicurezza, e il suo amministratore delegato Sam Altman ha dichiarato a settembre che la sua azienda non si quoterà in borsa quest'anno per affrontare le problematiche riscontrate.
Lo sviluppatore di ChatGPT punta anche a una quotazione in borsa di grande rilievo, che dovrebbe valutare l'azienda oltre 1.000 miliardi di dollari.
I dati relativi al fatturato di Anthropic, insieme a quelli della rivale OpenAI, rappresentano un indicatore importante della crescita del settore dell'IA e della sua capacità di finanziare l'infrastruttura necessaria allo sviluppo della tecnologia.
Mercoledì le azioni di alcune società tecnologiche statunitensi hanno registrato un calo a causa delle preoccupazioni relative agli investimenti nell'intelligenza artificiale.
Le azioni dei produttori di chip, tra cui AMD, Nvidia e Intel, hanno subito un forte calo.
In Asia, le azioni della società di investimento tecnologico giapponese Softbank hanno perso oltre il 9% giovedì. Anche i giganti sudcoreani dei semiconduttori hanno registrato cali, con Samsung in ribasso del 9,5% e SK Hynix dell'11%.
Questa settimana le azioni sono in calo in seguito alle dichiarazioni di Hock Tan, amministratore delegato del produttore tecnologico statunitense Broadcom, in merito alle spese per l'intelligenza artificiale.
Lunedì, durante una conferenza a Singapore, Tan ha affermato che molti investitori "non hanno la minima idea" di cosa stiano facendo e si sono creati "aspettative estreme, solo per scoprire che è quasi come trovarsi in un casinò".
I cali si sono accentuati dopo che i dati sull'inflazione statunitense pubblicati mercoledì hanno mostrato un'accelerazione degli aumenti dei prezzi superiore alle aspettative a settembre.
Gli investitori temono che un'inflazione più elevata possa indurre la Federal Reserve statunitense ad aumentare il costo del denaro.
(Osmond Chia e Tom Espiner su BBC del 15/10/2026)

I pochi granelli di fentanil sono avvolti nella carta stagnola, mentre una cannuccia, tenuta tra le labbra di Mike, si libra sopra di lui, con un accendino sotto. Il veterano dell'esercito di 48 anni è accovacciato in un vicolo del quartiere Linden di Columbus, Ohio.
"Purtroppo, questa droga ti farà fare praticamente qualsiasi cosa", dice.
La canna che sta fumando è costata tre o quattro dollari.
"Puoi sniffarne troppo e non puoi più tornare indietro. Un po' come uno sparo. Non puoi richiamare indietro il proiettile", dice.
Brucia la stagnola e inala. Mentre l'oppioide fa effetto, si aggrappa alla recinzione dietro di sé. Barcolla mentre un gemito sommesso gli esce dalla gola, come se stesse canticchiando una melodia.
Abbiamo trascorso qualche giorno con Mike, che ci ha fatto da guida tra le stradine secondarie del quartiere. Sembra che tutti lo conoscano e che sia benvoluto. Lavora in un banco dei pegni e in una stazione di servizio della zona, ed è così che si finanzia la sua dipendenza da oppioidi, che dura da vent'anni.
Gli oppioidi sintetici sono più potenti e facilmente reperibili, e hanno trasformato il panorama delle droghe.
Il fentanil, interamente prodotto sinteticamente, è da 50 a 100 volte più potente dell'eroina, che viene coltivata a partire dai papaveri. Oggi viene spesso tagliato con tranquillanti sintetici, il che rende più difficile il rianimazione delle vittime di overdose. Si tratta di una minaccia "fai da te", dove cocktail di sostanze sintetiche possono essere prodotti in scantinati e vasche da bagno americani.
Mike, un ex veterano dell'esercito, ci fa da guida attraverso le stradine secondarie del quartiere.
Abbiamo sempre con noi il naloxone (nome commerciale Narcan), nel caso in cui qualcuno del nostro team entri in contatto con il fentanil o qualcuno intorno a noi vada in overdose. Si tratta di uno spray nasale che inverte immediatamente gli effetti dell'overdose da oppioidi e la sua ampia diffusione ha trasformato il numero di overdose fatali negli Stati Uniti.
Nel 2022, al suo apice, 110.000 americani morivano per overdose, principalmente da oppioidi. Da allora il numero è diminuito, arrivando a circa 70.000 lo scorso anno. Ma questo non significa che la crisi degli oppioidi sia finita.
È probabile che il farmaco che ho in tasca per contrastare gli effetti della droga, e che ha salvato la vita a decine di migliaia di tossicodipendenti, non avrebbe funzionato su Mike. Perché lui non si limitava a fumare fentanil.
Le pupille dei suoi occhi azzurro latte si restringono fino a diventare puntini di spillo. "Gli oppioidi restringono le pupille, ma non così tanto", dice con voce cantilenante. Persino il fentanil, già di per sé pericoloso, contiene altre sostanze sintetiche aggiunte.
Quando gli chiediamo con cosa pensa che siano state tagliate le sue droghe, risponde: "Xilazina e quella roba dal nome impronunciabile".
Si riferisce alla medetomidina. Come la xilazina, è anche nota come tranq ed entrambe sono tranquillanti sintetici per animali. "Tranquillanti per animali di grossa taglia", come mi ha detto un esperto di recupero.
Contribuiscono a prolungare l'effetto euforizzante del fentanil, ma sono anche un sedativo che rallenta la respirazione e, cosa importante, il naloxone non ha effetto contro di essi. La xilazina, inoltre, causa ulcere cutanee necrotiche, ferite così profonde da raggiungere l'osso e difficili da trattare.
Nella chiesa di Glenwood, dall'altra parte della città, i membri della Hope Dealer Community, un gruppo di recupero, si riuniscono settimanalmente. Per molti, le difficoltà sono impresse sui volti segnati dalla sofferenza e i loro occhi sono quelli di chi è sopravvissuto a un grande trauma.
Salgono sul palco davanti alla chiesa e condividono le loro storie con un'onestà brutale e coraggiosa.
Un uomo racconta la storia della sua overdose avvenuta nel luglio del 2022. Due paramedici cercarono di rianimarlo, tentando di salvargli la vita. Aveva flebo di naloxone in entrambe le braccia. Gli somministrarono l'antagonista degli oppioidi per tre volte, senza alcun risultato. "Basta, mi arrendo", disse uno dei paramedici. Ma l'altro insistette per un ultimo tentativo, e fu proprio questo a salvargli la vita.
Mentre la folla la incoraggia a gran voce, Tonya sale sul podio. Racconta di come suo nipote sia morto per overdose mentre anche lei, nello stesso momento, stava assumendo una dose eccessiva di crack, uno stimolante adulterato con fentanil, un oppioide sintetico.
"Non è fortuna. Dovevo essere qui", dice con le lacrime agli occhi. Il pubblico grida in segno di approvazione.
Una delle persone riunite in chiesa, Tonya, racconta di come suo nipote sia morto per overdose mentre anche lei stava avendo un'overdose nello stesso momento.
Sia a Columbus, che in seguito a Chicago, si sentiva parlare di consumatori di crack morti per overdose dopo aver assunto una droga contenente fentanil. In gergo, viene chiamata "dose forte".
"Negli ultimi 12 mesi nella contea di Franklin [Columbus], il 78% delle overdose fatali è dovuto a stimolanti", spiega Scott Sanders, 65 anni, che gestisce Hope Dealers.
Scott è sobrio da quasi 10 anni, un uomo di sessant'anni dalla corporatura robusta con un'energia elettrizzante. Quando chiede ai presenti di alzare la mano se qualcuno ha avuto un'overdose, la maggior parte lo fa.
"La crisi si è semplicemente spostata su un'altra dimensione", mi dice Scott in seguito. "La tragedia è che i consumatori di stimolanti che acquistano crack pensano di ricevere quello che è, ma non è così. Acquistano crack mischiato con fentanil o altri cocktail di oppioidi e vanno in overdose senza rendersene conto."
Scott Sanders, 65 anni, è sobrio da quasi 10 anni e gestisce Hope Dealers.
Secondo quanto afferma, i decessi per overdose tra gli uomini di colore in Ohio sono in realtà in aumento.
La sua organizzazione collabora con i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a un programma di campionamento di droghe. I partecipanti portano i loro aghi o pipe per il prelievo di campioni, che vengono poi inviati al laboratorio del CDC nella Carolina del Nord.
Fu così che scoprimmo che l'istinto di Mike era giusto: probabilmente non stava semplicemente fumando fentanil. Uno dei kit per l'analisi delle droghe che aveva portato con sé risultò positivo alla medetomidina.
"L'offerta di droga nel 2026 sarà questa: pensiamo di comprare crack, ma non è così, stiamo comprando diverse sostanze", afferma Scott. "Oggi si tratta di droghe miste, non solo tagliate, ma mescolate con altre droghe come il fentanil o la metanfetamina, e poi con altre sostanze adulteranti prodotte in cantina."
E furono proprio le droghe sintetiche prodotte in cantina a causare un drammatico aumento dei decessi per overdose nello stato confinante, nell'Illinois.
A Chicago incontro uno spacciatore che lavora per i cartelli messicani e vende fentanyl. Accetta di parlare con noi solo a patto che manteniamo segreta la sua identità.
Interrogato sul suo ruolo nella morte di 50.000 persone ogni anno a causa della crisi degli oppioidi, afferma di sapere che è sbagliato. Ma quando gli viene chiesto perché continua a farlo, risponde che il fine giustifica i mezzi.
Mi ha detto che, nonostante i recenti sforzi del governo statunitense per colpire i cartelli, dichiarandoli gruppi terroristici e etichettando il fentanil come arma di distruzione di massa, la sua catena di approvvigionamento è solida come sempre.
Quando gli chiedo se le azioni dell'amministrazione Trump contro le imbarcazioni che trasportano presunti trafficanti abbiano sortito qualche effetto, lui risponde che la sua merce continua ad arrivare dal Messico.
"Se non può scavalcare il muro, passa sotto. Se non può attraversare il confine, passa attraverso il confine superiore. Questo gioco è fatto di adattabilità."
E quando gli ho chiesto cosa fosse cambiato nella sua attività, la sua risposta è stata chiara.
"Materiali sintetici. Non abbiamo ancora visto... cosa possono fare i materiali sintetici. Non è nemmeno la punta dell'iceberg", mi dice.
Il carcere più grande di Chicago, e uno dei più grandi d'America, è quello della contea di Cook. Le droghe tradizionali venivano solitamente introdotte nel carcere nascondendole nelle cavità corporee, quindi la struttura era dotata degli stessi scanner corporei che si trovano negli aeroporti per impedire che ciò accadesse.
"Nel 2023, all'improvviso abbiamo assistito a un'impennata di decessi per overdose, ma di pari passo abbiamo notato, intorno alle persone decedute o a quelle che avevamo rianimato, carta ovunque", spiega lo sceriffo Tom Dart, responsabile del carcere. "Vedevamo carta bruciata e tutto questo era completamente nuovo."
La struttura, che registra in media uno o due decessi per overdose all'anno, ha perso otto detenuti quell'anno a causa di crisi epilettiche fatali.
Le riprese delle telecamere di sicurezza mostrano i prigionieri in preda a spasmi e che collassano. Li si vede anche mentre danno fuoco alla carta nei forni a microonde nelle cucine del blocco celle.
Come disse Dart, si trattava davvero di un approccio innovativo. La droga veniva spedita in carcere imbevuta nelle pagine di libri e lettere.
"Cannabinoidi e una serie di altre sostanze che venivano poi incendiate e inalate per sballarsi", ha spiegato lo sceriffo.
I cannabinoidi, talvolta noti come K2, sono una versione completamente sintetica di un estratto della pianta di cannabis. Sono estremamente pericolosi e sono stati la causa delle convulsioni fatali.
Ad agosto, mi sono unito agli agenti penitenziari di Dart mentre si preparavano per un'irruzione mattutina nel blocco D di massima sicurezza del carcere. Una ventina di agenti si muovono con cautela e parlano a bassa voce mentre si radunano davanti all'ingresso del blocco. "Non fatevi sentire. Silenzio, silenzio", ordina uno degli agenti che guidano la perquisizione.
Mentre gli agenti irrompono, sento odore di carta bruciata nell'aria e il rumore degli sciacquoni dei bagni, presumibilmente per smaltire in fretta la merce di contrabbando.
Non appena la perquisizione ha inizio, l'attenzione si concentra su qualsiasi documento presente nelle celle: libri e lettere appartenenti ai detenuti.
I detenuti vengono scortati in un'area di contenimento mentre le celle vengono perquisite. Ogni singolo pezzo di carta nelle stanze viene controllato dagli agenti. In molte celle sono presenti segni di bruciatura sulle prese d'aria, dove i detenuti posizionano delle candele per accendere la carta imbevuta di droga.
Ora ogni singolo pezzo di posta che entra nel carcere viene scansionato per verificare la presenza di umidità. Tra un quarto e un quinto di tutti i pacchi e le lettere risultano positivi al test e vengono respinti.
Tra un quarto e un quinto di tutti i pacchi e le lettere che entrano in carcere risultano positivi al test dell'umidità.
Fuori dalle mura del carcere, non è difficile imbattersi negli effetti dell'ondata di droghe sintetiche che sta invadendo le strade di Chicago. Nella zona ovest della città, giorno e notte, uomini e donne sono piegati in due, barcollanti, proprio come Mike, mentre il fentanil e altre sostanze sintetiche li pervadono.
Nell'elegante quartiere di Oak Park, la stazione della metropolitana locale dispone di un distributore automatico che eroga naloxone gratuitamente. Lì vicino, un uomo dall'aspetto emaciato, in sedia a rotelle, presenta profonde ferite alle gambe, probabilmente causate dall'assunzione di xilazina. Viene assistito da Karen Bell, una donna di 40 anni.
Karen è un'operatrice di recupero del gruppo Liv4Lali. Ex tossicodipendente da eroina, è sobria da 17 anni.
Trasmette gentilezza, e quando le chiedo delle droghe che si usano ultimamente, dice: "Oggi si mescolano tantissime sostanze. E questo ha un impatto sui nostri corpi, che si tratti di ferite, di sintomi di astinenza, e a volte le ferite possono essere così profonde da cambiare la vita."
La sua organizzazione, come Hope Dealers a Columbus, distribuisce strisce reattive che verificano la presenza di fentanil, medetomidina, xilazina e altre sostanze adulteranti nelle droghe.
Secondo Karen, le droghe di oggi sono "molto più pericolose".
"Perché prima, ai miei tempi, ho smesso di usare eroina 17 anni fa, giusto? Quella era comunque eroina. Quando la compravi sapevi che era eroina. Ma ora, quando compri una dose, non sai davvero cosa contiene", mi dice.
Dart è sceriffo della contea di Cook da 20 anni, quindi gli chiedo come stia procedendo la guerra alla droga. "Non credo ci sia nessuno tra coloro che ne fanno parte che possa affermare che sia un successo strepitoso. Non lo è", mi risponde.
E il nuovo problema, dice, riprendendo le parole dello spacciatore di Chicago, sono le droghe sintetiche.
"La tradizione ha sempre previsto che le forze dell'ordine avessero un ruolo ancora più vitale perché tutto ciò che era potente arrivava oltre confine, che provenisse dalla Colombia, dal Messico, dalla Cina o dai campi di papaveri dell'Afghanistan. Ora, con l'esplosione delle droghe sintetiche, le persone possono produrle in casa, nel lavandino, nella vasca da bagno, ovunque."
La vittoria nella guerra alla droga non arriverà concentrandosi solo sull'offerta, aggiunge lo sceriffo. "Al centro di tutto ci deve essere un massiccio programma di trattamento per la tossicodipendenza", afferma, menzionando una serie di programmi di recupero attivi nel suo carcere.
"È possibile ridurre il mercato se si affrontano i problemi di tossicodipendenza delle persone. E conosco molte persone che, dopo lunghe lotte, ne sono uscite in modo davvero positivo."
Karen sa quanto sia difficile smettere. Usava ancora eroina quando è rimasta incinta di sua figlia, Abby, che ora ha 17 anni. Dopo il nostro incontro alla stazione della metropolitana, le incontro entrambe in un parco di campagna in un sobborgo di Chicago. Con la sua solita premura, Karen mi raccomanda di fare attenzione all'edera velenosa mentre camminiamo lungo un sentiero fangoso.
Non lontano da qui, circa 17 anni fa, ha toccato il punto più basso della sua vita.
Karen afferma che la sua gravidanza è stata un'opportunità per disintossicarsi. Sono 17 anni che non fa uso di droghe pesanti.
Mentre il vento soffia tra le alte querce accanto a noi, lei dice: "Il giorno in cui ho scoperto di essere incinta, stavo per suicidarmi. Ero stufa di cercare di smettere. Ero stufa di vivere in una tenda nel bosco, usando un secchio. Ero stufa di perdere amici e familiari perché mi vergognavo troppo."
Un test di gravidanza le fece cambiare idea. In seguito, finì in prigione nella contea di Cook per furto. I suoi genitori, intuendo l'opportunità di farla disintossicare, si rifiutarono di pagare la cauzione. Così Karen si disintossicò e Abby nacque in prigione.
Quando chiedo ad Abby, che vuole diventare tatuatrice, se sia mai stata tentata di sperimentare con le droghe, lei risponde: "No, ho visto quanto hanno rovinato la mia famiglia, mio padre, mia madre, uccidendo mia zia, i miei zii. Sai, non vale la pena sballarsi per un paio d'ore."
Prosegue: "Molte persone sono in difficoltà, soprattutto perché il nostro Paese sta aumentando i prezzi, in particolare quelli alimentari, e questo sta aggravando la situazione. Molti servizi di salute mentale sono diventati molto costosi, quindi le persone non possono permettersi l'aiuto di cui hanno bisogno, e una delle vie a cui ricorrono è la droga."
Intere generazioni di americani hanno vissuto la crisi della droga, ma non si tratta mai della stessa crisi. Si è passati dall'eroina, agli oppioidi da prescrizione, al fentanil e ora a tutta una nuova gamma di droghe sintetiche.
I governi che si sono succeduti hanno combattuto – e perso – la guerra alla droga. Spacciatori, fornitori, cartelli e consumatori si adattano, rimanendo sempre un passo avanti rispetto ai tentativi di fermarli.
(Quentin Sommerville su BBC del 18/10/2026)

Il legame tra i cartelli della droga messicani e le reti cinesi di riciclaggio di denaro sta costando caro agli investitori americani. Lo denuncia un editoriale di The Daily Signal, che punta il dito contro i controlli bancari inadeguati che permettono a cartelli e reti criminali cinesi di continuare a trarre profitto dalle loro attività illecite.
Il caso che fa da detonatore è quello di Bank of America, condannata dal Dipartimento del Tesoro statunitense a pagare oltre 1,2 miliardi di dollari per violazioni delle leggi federali antiriciclaggio. Secondo quanto ricostruito dalle autorità americane, l'istituto non aveva segnalato tempestivamente al FinCEN oltre 5 miliardi di dollari in transazioni sospette, più di un miliardo delle quali collegate a rischi prioritari per la sicurezza nazionale, comprese le cosiddette Chinese Money Laundering Networks (CMLN) e flussi di denaro illecito legati al confine sud-occidentale degli Stati Uniti. La banca ha ammesso di aver violato volontariamente il Bank Secrecy Act, la legge del 1970 che impone agli istituti di credito di contribuire a individuare e prevenire il riciclaggio.
La sanzione comprende una penale civile da 750 milioni di dollari imposta dall'Office of the Comptroller of the Currency, la più alta mai comminata da questo organismo di vigilanza bancaria nella sua storia. Bank of America ha inoltre raggiunto un accordo separato da 11,6 milioni di dollari con l'Office of Foreign Assets Control per presunte violazioni di programmi sanzionatori riguardanti Iran, Russia, narcotraffico e terrorismo internazionale. Nel complesso si tratta della terza sanzione più alta mai comminata dal Tesoro americano.
L'autore dell'editoriale ricorda un aneddoto storico per dare la misura dei volumi di denaro in gioco nel narcotraffico: secondo quanto raccontato da Roberto Escobar, fratello e contabile di Pablo Escobar, il cartello che faceva capo al narcotrafficante colombiano arrivava a svalutare circa 2,1 miliardi di dollari l'anno a causa del denaro contante danneggiato da topi, animali o persone che fosse. Una cifra quasi doppia rispetto alla multa oggi inflitta a Bank of America.
Dopo l'annuncio della sanzione, il titolo della banca è crollato in borsa di oltre l'8%, un colpo pesante per gli azionisti che, scrive il Daily Signal, presumibilmente si aspettavano che l'istituto non violasse volontariamente la legge né si esponesse al rischio di coinvolgimento in attività illecite legate ai cartelli messicani e alle reti di riciclaggio cinesi. Queste ultime sono ormai talmente diffuse da aver guadagnato un proprio acronimo nei rapporti federali sulla criminalità: CMLN, appunto.
La collaborazione tra i cartelli messicani, come quello di Sinaloa e il Jalisco New Generation Cartel (CJNG), e le reti cinesi di riciclaggio esiste da circa un decennio e nasce da un incastro perfetto di interessi: da un lato i cartelli hanno bisogno di ripulire enormi quantità di dollari provenienti dal narcotraffico, dall'altro i cittadini cinesi cercano canali per aggirare le rigide restrizioni valutarie imposte da Pechino sui trasferimenti di denaro all'estero. Secondo le stime del governo statunitense, i cartelli messicani e colombiani generano fino a 39 miliardi di dollari l'anno dal solo traffico di droga.
L'editoriale sottolinea come le conseguenze del riciclaggio vadano ben oltre il contante perso dai cartelli o le multe miliardarie alle banche. Il fenomeno alimenta il traffico di esseri umani, le reti del fentanyl e mina la fiducia dei cittadini nel libero mercato: quando le organizzazioni criminali riescono a sfruttare i mercati liberi, la fiducia del pubblico nel capitalismo ne risente, e questo rischia di rendere più attraenti agli occhi dell'opinione pubblica alternative come il socialismo. Secondo il Daily Signal, Bank of America non è l'unico istituto finito sotto la lente delle autorità per le proprie pratiche antiriciclaggio, e i numeri coinvolti in queste reti criminali non sorprendono chi conosce le reali dimensioni economiche di alcune tra le organizzazioni criminali più redditizie al mondo.
Come riporta il Daily Signal, Bank of America ha dichiarato un utile netto di circa 30,5 miliardi di dollari nel 2025: la penale da 1,21 miliardi di dollari equivale quindi a quasi il 4% dei profitti annuali della banca, una cifra che secondo l'autore dell'articolo dimostra quanto possa costare un controllo apparentemente inadeguato sulle transazioni sospette.

Quando l’infezione arriva, il corpo non si limita a reagire: ricorda. E questa memoria, sorprendentemente, può viaggiare.
Immagina un topo — minuscolo, vulnerabile, immerso nel suo mondo di odori e pericoli invisibili. Un giorno, un batterio intestinale supera le difese e scatena il caos. Nell’intestino si accende una guerra silenziosa: i linfociti T si attivano, si addestrano, imparano a riconoscere il nemico. Fin qui, nulla di nuovo. È ciò che il sistema immunitario fa da sempre.
La sorpresa arriva dopo.
Quando l’infezione si placa, quelle cellule T “veterane”, temprate nel campo di battaglia intestinale, non tornano semplicemente alla loro routine. Si mettono in cammino. Attraversano il corpo, risalgono corridoi biologici che non erano stati pensati per loro, e raggiungono un luogo che, fino a poco tempo fa, si credeva quasi inaccessibile: le meningi, la membrana che avvolge e protegge il cervello.
È come se un gruppo di soldati addestrati nel deserto decidesse di trasferirsi sulle montagne per presidiare un avamposto strategico. Nessuno gliel’ha ordinato, ma il corpo sembra aver imparato che quel trasferimento può fare la differenza.
Una volta arrivate nelle meningi, le cellule T non sono di passaggio. Diventano residenti. Si stabiliscono, si organizzano, e soprattutto mantengono la memoria dell’infezione intestinale che le ha formate.
Questo significa che, se un nuovo attacco batterico dovesse verificarsi — anche lontano dal cervello — quelle cellule sono pronte a intervenire con una rapidità e una precisione che prima non esistevano. Il cervello, grazie a loro, acquisisce una sorta di “archivio immunitario” che non nasce da ciò che accade nel cervello stesso, ma da ciò che accade nell’intestino.
Da anni si parla dell’asse intestino–cervello: ormoni, neurotrasmettitori, microbi che influenzano l’umore, la memoria, persino il comportamento. Ora, questo studio sui topi aggiunge un tassello nuovo e sorprendente: le infezioni intestinali possono lasciare una traccia immunitaria nel cervello.
Non è solo comunicazione biochimica. È migrazione. È presenza fisica. È memoria immunitaria che cambia il modo in cui il cervello risponde alle minacce.
Se le cellule immunitarie addestrate nell’intestino possono influenzare la risposta del cervello, allora è possibile che alcune condizioni neurologiche — infiammazioni, malattie autoimmuni, disturbi neurodegenerativi — abbiano radici più profonde e più lontane di quanto immaginato.
Potrebbe spiegare:
* perché alcune infezioni intestinali precedono episodi neurologici;
* come l’infiammazione cronica dell’intestino possa “educare male” le cellule immunitarie che poi raggiungono il cervello;
* in che modo il microbiota influenzi non solo l’umore, ma anche la vulnerabilità del sistema nervoso centrale.
E apre una porta terapeutica affascinante: modulare l’intestino per proteggere il cervello.
Nel corpo dei topi — e forse anche nel nostro — esiste un ponte immunitario che non avevamo mai visto. Un ponte che collega il luogo dove digeriamo il mondo al luogo dove lo pensiamo.
Le infezioni, in fondo, non sono solo minacce: sono insegnanti. E le cellule che formano, a volte, decidono di portare la lezione nel posto più prezioso di tutti.

Dal 19 al 23 ottobre il Tesoro colloca due BTP a cinque anni con lo stesso rendimento sulla carta. Nella pratica non rendono uguale per tutti: dipende da cosa si fa con le cedole.
Il Tesoro presenta i due nuovi BTP Valore come equivalenti, e sulla carta lo sono: entrambi rendono circa il 4,10% lordo all'anno. Ma per il BTP Valore quel 4,10% si ottiene a una condizione: rimettere subito a frutto, allo stesso tasso, ogni cedola che si incassa. Nella vita reale capita di rado: le cedole finiscono sul conto corrente, o si spendono. In quel caso, a parità di soldi investiti, il BTP Valore Insieme lascia in tasca qualcosa in più.
Tre numeri da sapere:
4,10%: il rendimento lordo annuo di entrambi i titoli. Il 22,25% dell'Insieme è il totale di cinque anni, non un tasso annuo.
+0,16 punti: il vantaggio rispetto a un BTP con scadenza simile già quotato in Borsa. Reale, ma contenuto.
Zero: il premio fedeltà. Nelle emissioni precedenti c'era; in questa non è previsto.

Il BTP Valore paga cedole ogni tre mesi con un tasso che sale a gradini (il cosiddetto step-up). Il BTP Valore Insieme non paga nulla per cinque anni e alla scadenza versa tutti gli interessi in un'unica cedola.
In comune: scadenza il 27 ottobre 2031; collocamento dal 19 al 23 ottobre 2026 (fino alle 13 dell'ultimo giorno; il Tesoro può chiuderlo in anticipo, ma non prima delle 17:30 di mercoledì 21 ottobre); prezzo 100, senza commissioni nei giorni di collocamento; minimo 1.000 euro, nessun tetto all'emissione. Tassazione 12,5%, esenzione dall'imposta di successione, esclusione dall'ISEE fino a 50.000 euro in titoli di Stato. I tassi sono minimi garantiti: a fine collocamento possono solo restare uguali o salire. Entrambi si possono vendere prima della scadenza, al prezzo di mercato.
Nei titoli dei giornali il numero più visibile sarà 22,25%. È quanto l'Insieme paga di interessi tutto in una volta, alla scadenza, insieme al capitale: chi investe 10.000 euro riceve 12.225 euro lordi dopo cinque anni. Non è un 22% all'anno. Spalmato sui cinque anni, e tenendo conto che gli interessi maturano anche sugli interessi, corrisponde a circa il 4,10% annuo. È lo stesso rendimento del BTP Valore, che invece paga ogni tre mesi: 3,70% annuo nei primi due anni, 4,10% nel terzo e quarto, 4,70% nel quinto.
Il 4,10% del BTP Valore è un calcolo che presuppone una cosa precisa: che ognuna delle 20 cedole trimestrali venga reinvestita subito, allo stesso 4,10%. Chi lascia le cedole sul conto corrente, o le reinveste a tassi più bassi, alla fine si ritrova con meno. L'Insieme non ha questo problema: non paga nulla fino alla scadenza, quindi chi lo tiene fino alla fine incassa esattamente quanto promesso.

Su 10.000 euro investiti, imposta del 12,5% su tutti gli interessi, compresi quelli prodotti dalle cedole reinvestite (come se fossero reinvestite in titoli di Stato), senza imposta di bollo.
La differenza tra 3,32% e 3,62% vale circa 170 euro netti su 10.000 euro in cinque anni. Non è una cifra che cambia la vita, ma è la differenza tra due titoli che sulla carta rendono uguale. Il BTP Valore resta la scelta logica per chi le cedole le usa, per esempio per integrare il reddito: in quel caso non c'è nulla da reinvestire e conta solo avere un flusso regolare.
Comprare al collocamento conviene, ma di poco. Il confronto naturale è con il BTP 3,15% novembre 2031, già negoziato in Borsa con una scadenza simile e un rendimento lordo del 3.94%.
Il vantaggio dei nuovi titoli è di 16 centesimi , a cui si aggiunge l'assenza di commissioni nei giorni di collocamento. Il BTP già quotato ha però un vantaggio diverso: si può comprare in qualunque momento, non solo in una finestra di cinque giorni. Chi non ha ancora deciso, quindi, non deve sentirsi costretto a farlo entro venerdì 23.
Vendere prima. Chi tiene i titoli fino alla scadenza riceve esattamente quanto promesso. Chi vende prima incassa il prezzo del momento, che può essere più alto o più basso di 100. Un esempio: se subito dopo l'acquisto i tassi di mercato salissero di un punto, 10.000 euro varrebbero circa 9.573 euro nel BTP Valore e 9.533 nell'Insieme; se scendessero di un punto, 10.452 e 10.494 euro. L'Insieme oscilla un po' di più perché tutto il suo valore arriva alla fine.
Inflazione. Entrambi pagano un tasso fisso. Il rendimento reale dipenderà dall'inflazione dei prossimi cinque anni, che nessuno conosce oggi.
Concentrazione. L'emittente è lo Stato italiano, lo stesso di tutti gli altri BTP. Per chi ne ha già molti in portafoglio, aggiungerne altri aumenta la dipendenza da un unico debitore, qualunque sia il formato scelto.
I due titoli sono una buona occasione per chi ha già deciso di investire una parte del patrimonio in titoli di Stato italiani a cinque anni. Non sono un motivo sufficiente per decidere di farlo.
Tra i due, i numeri suggeriscono una divisione semplice:
chi usa le cedole come reddito trova nel BTP Valore il formato coerente;
chi non ha bisogno di incassare nulla per cinque anni e non reinveste sistematicamente le cedole ottiene di più dall'Insieme, a patto di essere sicuro di arrivare alla scadenza;
chi pensa che questi soldi potrebbero servirgli prima della scadenza deve sapere che, vendendo prima, potrebbe incassare meno di quanto ha investito. Il rischio c'è con entrambi i titoli, ma con l'Insieme le oscillazioni del prezzo sono un po' più ampie.
Perché succede? Una volta finito il collocamento, il BTP si compra e si vende in Borsa, e il suo prezzo si muove ogni giorno. Il motivo principale sono i tassi di mercato. Se tra un anno lo Stato emettesse nuovi titoli al 5%, nessuno vorrebbe pagare 100 per un titolo che rende il 4,10%: per venderlo bisognerebbe accettare un prezzo più basso, abbastanza da renderlo conveniente quanto i nuovi. Vale anche il contrario: se i tassi scendono, il titolo vale di più e chi vende guadagna. Il prezzo può muoversi anche quando i mercati diventano più prudenti verso il debito italiano, come è successo in passato nelle fasi di tensione sullo spread.
Con l’Insieme l’effetto è un po’ più forte perché tutto quello che il titolo paga, capitale e interessi, arriva alla fine. Il BTP Valore invece restituisce una parte del rendimento ogni tre mesi, e quelle cedole sono già incassate qualunque cosa succeda ai tassi. Più i soldi sono lontani nel tempo, più il loro valore di oggi cambia quando cambiano i tassi.
Chi invece tiene il titolo fino alla scadenza non perde nulla di quanto promesso: alla fine riceve 100 più gli interessi, qualunque prezzo il titolo abbia toccato nel frattempo. Il rischio riguarda solo chi vende prima.
Prima ancora di scegliere tra i due formati, però, conviene chiedersi se un BTP a cinque anni sia adatto a sé. Le domande da farsi sono queste:
Ho un fondo per le emergenze? Una somma subito disponibile per gli imprevisti, separata da quella da investire. Senza, il rischio è dover vendere il BTP nel momento sbagliato.
Ho spese in programma nei prossimi cinque anni? Casa, auto, studi dei figli: i soldi che serviranno prima della scadenza non dovrebbero finire qui.
Quanto debito italiano ho già? Va contato tutto: i BTP, ma anche i fondi e le polizze che contengono titoli di Stato italiani.
Come reagirei vedendo il titolo sotto 100? Se l'idea mi spingerebbe a vendere, è meglio saperlo prima di comprare.
Le risposte cambiano da persona a persona, ed è da queste, più che da qualche centesimo di rendimento, che dipende la scelta giusta.

La Regione ha delineato i suoi scenari energetici al 2050: quello col nucleare prevede 1,8 GW di piccoli reattori modulari (Smr), cioè 6 moduli da 300 megawatt. Il primo sarebbe previsto nel 2035 e il sito andrebbe scelto entro il 2028, restano ignoti i costi (e chi li pagherebbe)
Il 23 settembre il Parlamento ha approvato la legge delega sul nucleare sostenibile, che riapre all'Italia la strada dell'atomo. L'11 ottobre il Giornale di Brescia ha dato conto dello studio con cui la Regione Lombardia, in collaborazione con la Fondazione Politecnico, disegna i suoi scenari energetici al 2050: nello scenario con il nucleare, 1,8 gigawatt di piccoli reattori modulari, cioè 6 moduli da 300 megawatt; in quello senza, molto più fotovoltaico e 58 gigawattora di accumuli. Nello stesso giorno il quotidiano ha ospitato un'intervista all'assessore regionale Massimo Sertori, che spiega come e quando secondo lui arriverebbero i piccoli reattori modulari in Lombardia. Ha anche pubblicato un articolo sulla fusione nucleare, tecnologia ancora lontanissima da venire.
Lo studio regionale parte da un fatto: il fotovoltaico produce di giorno, le fabbriche lavorano anche di notte; da qui l’opzione del nucleare, come base costante di produzione elettrica che, a differenza del gas, non emette gas climalteranti. Ma nucleare e rinnovabili seguono due logiche opposte. Un reattore, che costa moltissimo costruire e smantellare, per ripagarsi deve lavorare sempre al massimo. Una rete con molto sole e vento chiede il contrario: impianti flessibili, che salgono e scendono. La Francia, nucleare per due terzi, quando sole e vento abbondano deve rallentare i reattori ed esportare, anche in Italia, spesso sottocosto, a spese in buona parte dei francesi. Lo sostiene anche Federico Maria Butera, professore emerito del Politecnico di Milano: le batterie sono il complemento migliore delle rinnovabili, e tenere i reattori accesi per compensare sole e vento sarebbe antieconomico.
Lo studio regionale chiede una «fonte programmabile», ma programmabile non vuol dire nucleare. Uno scenario nazionale al 2050 elaborato a luglio da ricercatori dello stesso Politecnico di Milano, su iniziativa di Italia Solare, l'associazione delle imprese del fotovoltaico, ritiene possibile un sistema quasi interamente rinnovabile: almeno 190 gigawatt di fotovoltaico, oltre 120 di nuovo eolico e circa 190 gigawattora di batterie, con una quota residua di generazione programmabile, a biometano, sotto i 35 terawattora, e il gas ridotto di circa il 90%. I costi dettagliati arrivano nei prossimi mesi, ma gli autori lo giudicano lo scenario più conveniente tra quelli analizzati. Anche sul consumo di suolo, che la Regione segnala come limite, i numeri sono gestibili. Secondo l'ISPRA, l'istituto pubblico per la protezione dell'ambiente, sugli edifici esistenti ci sono tra 75.000 e 99.000 ettari utilizzabili, abbastanza per 70-92 gigawatt di fotovoltaico. Lo stesso assessore Sertori ha presentato il progetto di legge regionale sulle aree idonee: il fotovoltaico a terra e l'agrivoltaico non potrebbero superare lo 0,8% della superficie agricola, circa 7.200 ettari, per 3,1-4,8 gigawatt, con priorità a tetti, parcheggi, cave e aree degradate. Il problema esiste, ma con nuove tecnologie e miglioramenti nei metodi di istallazione puo’ essere superato: nel 2024, secondo l'ISPRA, il fotovoltaico a terra ha occupato in Italia 1.702 ettari, più dei 623 degli edifici, e per circa l'80% su terreni agricoli. Per questo conta dove si installa. E la questione non cambia molto con il nucleare, che richiederebbe comunque 11,9 volte il fotovoltaico di oggi.
Anche nello scenario con il nucleare, infatti, il fotovoltaico crescerebbe comunque dell'1.090%, contro l'1.330% dell'altra strada: 1,8 gigawatt di reattori, circa 20 miliardi, ridurrebbero di un sesto il fotovoltaico da installare, che passerebbe da 14,3 a 11,9 volte il livello del 2025. Il grosso del lavoro, cioè rinnovabili, accumuli e reti, è uguale nelle due strade e comincia subito; il nucleare si aggiungerebbe, forse, dopo il 2035.
Il tema dell’intermittenza è sempre meno un ostacolo peraltro. Le ore senza sole si coprono con il vento, con i pompaggi idroelettrici, le "batterie ad acqua" delle nostre montagne, di cui abbiamo quasi 8 gigawatt, e con le batterie: sarà sempre più così. E naturalmente con l’efficienza. A fine 2025 risultavano installati 18 gigawattora in batterie, e Terna, il gestore della rete elettrica, ha assegnato all'asta altri 10 gigawattora, in servizio dal 2028, a un prezzo di circa il 65% inferiore al massimo previsto.
Gli accumuli non sono (ancora?) una bacchetta magica comunque. Le batterie di oggi erogano energia per 2-4 ore e da sole non coprono lunghi periodi invernali senza sole e vento; la loro filiera dipende ancora molto dalla Cina, in attesa di nuove chimiche, come il sodio, prodotte in Europa. Per le durate più lunghe, però, esistono già altre soluzioni. La milanese Energy Dome immagazzina l'energia in forma di anidride carbonica compressa e la restituisce per 8-24 ore: Google l'ha scelta per il suo primo accordo sull'accumulo di lunga durata, per costruire impianti in più Paesi, e il primo impianto commerciale sorge in Sardegna.
È questo il confronto che conta. Anche gli accumuli devono ancora maturare, ma funzionano già oggi, si costruiscono in meno di 2 anni, crescono a moduli e rispondono in millisecondi alle richieste, ad esempio, dei forni elettrici; la ricerca evolve rapidamente e l'Italia ha una manifattura all'avanguardia. Danno più speranza, perché ogni anno migliorano e costano meno. I piccoli reattori, in Occidente, semplicemente ancora non esistono o sono a livello di prototipo.
Il primo SMR in Lombardia sarebbe previsto nel 2035 e il sito andrebbe scelto entro il 2028; e non stupisce che l'assessore Sertori precisa che il 2035 è un punto di riferimento, non una scadenza. Ma oggi non esiste alcuno studio per scegliere il sito, e mancano ancora un modello preciso, un'autorità di controllo, soldi certi e un deposito per le scorie. La Finlandia, paese molto vasto e con pochi abitanti, ci lavora da oltre 20 anni: ha costruito il suo deposito, ma non lo ha ancora aperto.
Come si pensa di risolvere tutto in meno di 10 anni, quando nel mondo funzionano 2 SMR e hanno richiesto tempi lunghi e costi considerevoli? Quello russo, una nave nell'Artico, ha richiesto 13 anni invece di 3 e mezzo ed è costato 6 volte il previsto. Quello cinese ha richiesto 11 anni invece di 5: sorge in riva al mare, nel complesso di Shidao Bay, accanto a un enorme reattore tradizionale da 1.500 megawatt, e i suoi recipienti sono alti 25 metri, come un palazzo di 8 piani, e pesano 700 tonnellate l'uno. Entrato in servizio commerciale a fine 2023, nel 2024 ha prodotto il 15,6% dell'energia possibile, nel 2025 il 43,8%. Lo studio lombardo attribuisce invece ai 1,8 gigawatt di reattori circa 15 terawattora l'anno, il che presuppone che lavorino per il 95% del tempo alla massima potenza.
È utile ribadire, peraltro, che si tratta di reattori a tecnologia esistente e solo un po’ più piccoli e “modulari”: negli anni '60 la centrale di Trino Vercellese valeva 260 megawatt, quasi quanto uno dei “piccoli” moduli da 300 previsti per la Lombardia.
Sui costi, negli articoli pubblicati e nella legge, nessuna cifra. Vediamo che succede dove già si fanno. In Canada, altro paese non comparabile all’Italia in termini di territorio e popolazione, i 4 piccoli reattori di Darlington, 1.200 megawatt, costeranno circa 13 miliardi di euro: il primo sarà pronto, dicono, nel 2030, gli altri entro il 2036. A quei prezzi, i 1.800 megawatt lombardi costerebbero circa 20 miliardi: una nostra stima, per proporzione, che dà l'ordine di grandezza. Sono circa 10.800 euro per ogni kilowatt installato, in linea con le stime dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), che per i piccoli reattori indica oltre 10.000 dollari per kilowatt; uno studio pubblicato su ScienceDirect fissa invece a 2.200 euro per kilowatt la soglia sotto la quale il nucleare sarebbe competitivo in Italia, cioè quasi 5 volte meno. I piccoli reattori, del resto, perdono le economie di scala: secondo Giuseppe Onufrio, già direttore di Greenpeace Italia, l'elettricità dei principali modelli americani costerebbe sempre il 50% in più di quella delle centrali tradizionali. La banca d'affari Lazard stima il nuovo nucleare a 155 euro al megawattora. Sole e vento, batterie comprese, costano tra 43 e 137 euro, a seconda del luogo e delle batterie: sempre meno del nucleare. E l'efficienza costa ancora meno: per l'Agenzia internazionale dell'energia l'industria può tagliare un quarto dei consumi con tecnologie già pronte, ripagate in 5 anni o meno. Negli Stati Uniti NuScale, il progetto più avanzato, è stato abbandonato quando il costo del primo impianto è salito da 5,3 a 9,3 miliardi di dollari. In Gran Bretagna la centrale di Hinkley Point C costerà circa 55 miliardi di euro, e i cittadini pagheranno in bolletta, per 35 anni, un prezzo garantito di 127 sterline per megawattora. In Francia EDF è stata nazionalizzata nel 2023 con oltre 64 miliardi di euro di debiti. E la Banca d'Italia, nel suo studio sul ritorno all'atomo, conclude che il nucleare non avrebbe effetti significativi di riduzione sui prezzi dell'elettricità.
Chi pagherebbe il nucleare italiano? L’assessore Sertori pensa che a pagare potrebbero essere consorzi di imprese energivore: insomma le acciaierie bresciane si accollerebbero costi alti, rischi e poca efficienza. Oppure tutti noi, in bolletta come succede in Gran Bretagna. Prospettive entrambe poco attraenti.
Anche qui il confronto con gli accumuli è netto. Un impianto di batterie si paga poco alla volta e si aggiorna man mano che la tecnologia migliora, quindi un consorzio di imprese può investire gradualmente. Un reattore chiede invece miliardi bloccati in anticipo: se il cantiere accumula ritardi o i costi lievitano, l'impatto finanziario può trascinare al fallimento le aziende coinvolte, a meno di un costoso salvataggio pubblico come avvenuto in Francia con Areva, salvata dallo Stato nel 2017 con circa 4,5 miliardi di euro.
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha offerto le siderurgie bresciane per ospitare un reattore. È comprensibile: a Brescia quasi 7 kilowattora su 10 servono ad acciaierie, fonderie e meccanica. Ma alle acciaierie serve elettricità a buon prezzo oggi, non fra 10 o 15 anni. Il problema non è che manca il nucleare, ma che il gas fissa il prezzo in oltre il 70% delle ore e che l'elettricità è tassata molto più del gas, cosa che scoraggia l’elettrificazione anche dove sarebbe possibile: secondo il rapporto di Energy Square, fino a 34 volte più per le imprese elettrificate. Riequilibrare il peso fiscale è una decisione che si può prendere subito.
E poi c'è l'energia che non serve consumare. Per uno studio della Commissione europea del 2023 i risparmi convenienti arrivano al 23% dei consumi industriali previsti per il 2030, e l'ENEA, l'agenzia nazionale per l'energia, stima in circa 26 terawattora l'anno il calore di scarto delle industrie italiane, oggi in gran parte disperso. Già oggi imprese bresciane mostrano la strada: Feralpi si è impegnata in un accordo decennale per l’acquisto di energia rinnovabile. Alfa Acciai recupera il calore dei forni, circa 50 gigawattora l'anno, copre il fabbisogno di circa 5.000 famiglie ed evita oltre 10.000 tonnellate di anidride carbonica. Ori Martin ha fatto lo stesso con il suo progetto pilota: il calore dei fumi della sua acciaieria copre il fabbisogno di circa 2.000 famiglie.
Nel reportage del Giornale di Brescia c’è un dettaglio che mi ha disturbato parecchio: nella foto che illustra gli articoli, si vedono dei cilindri tipo caldaie con la scritta SMR, un signore che passeggia tranquillamente e in piccolo, la dicitura "immagine generata con l'AI". È opportuno che un giornale pubblichi immagini senza alcun legame con la realtà anche se questo viene segnalato? I reattori veri sono grandi opere industriali, come quello cinese descritto sopra. Quello canadese, dice il costruttore, occupa due campi da calcio, più le zone di sicurezza, con un pozzo profondo 35-38 metri; le sole opere comuni ai 4 reattori, strade e gallerie per l'acqua di raffreddamento comprese, costano 1,6 miliardi di dollari canadesi. Lo stesso Sertori, nell'intervista, avverte che non bisogna immaginare piccoli reattori dentro le fabbriche, e in Lombardia non esiste naturalmente un sito nucleare adatto a ospitare piccoli reattori modulari.
E servirà moltissima acqua. Quest'estate la siccità ha fermato la centrale ungherese di Paks, un reattore romeno e 3 reattori francesi, mentre il Po a Cremona scorreva a 193 metri cubi al secondo, un terzo della portata media. Con un calcolo prudente, basato sui dati del laboratorio statunitense NREL, con le torri di raffreddamento i sei reattori evaporerebbero in Lombardia ogni anno circa 38 milioni di metri cubi d'acqua: quella di quasi mezzo milione di persone.
Restano infine i rischi che il nucleare porta con sé da settant'anni. Per alcuni modelli di piccoli reattori uno studio della Stanford University ne prevede, a parità di energia, da 2 a 30 volte più di un reattore tradizionale. Molti di questi reattori usano poi uranio più arricchito, che oggi su scala commerciale produce quasi solo la Russia.
La crisi climatica è già qui. Tra rinnovabili, efficienza e accumuli che si costruiscono in pochi anni e abbassano le bollette e reattori nucleari di vecchia tecnologia e solo un po’ più piccoli che arriveranno forse tra 20 anni, a costi che nessuno dichiara e con impatti poco prevedibili, la scelta deve essere quella più veloce e sostenibile. Brescia e la Lombaridia hanno già una storia industriale fatta di trasformazioni coraggiose. Il nucleare non sembra davvero una di quelle.
(Monica Frassoni, su Greenreport del 14/10/2026)

Se c’è un motivo per festeggiare la giornata mondiale dell’alimentazione, che la FAO ha istituito, è quello di immaginare un cibo diverso da quello che in gran parte del mondo si produce. Perché il nostro rapporto con il cibo è un concentrato di contraddizioni come non si sono mai viste. Accanto agli oltre 600 milioni di persone che soffrono la fame o comunque forme gravi di malnutrizione sappiamo che il 30% del cibo prodotto viene sprecato. Per offrire, e sprecare, cibo al 30% della popolazione occorre esercitare una pressione ambientale sul sistema alimentare globale pari al 70% (rapporto “Living Planet Report”). Per produrre gran parte di questo tipo di cibo si utilizzano pesticidi che hanno avvelenato 400 milioni di persone (Pesticide Action Network) e provocato in un anno oltre 10.000 decessi. Un modello, come sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che ha presentato il conto all'ambiente e al clima e ha creato ingiustizie sul piano economico e sociale; non è riuscito a garantire un reddito adeguato agli agricoltori e neanche l’accesso a un cibo buono per tutti. E allora questa è la giornata in cui non possiamo celebrare alcun orgoglio nazionale, non è la giornata in cui ci possiamo vantare della dieta Mediterranea o del successo del made in Italy nel mondo, è la giornata in cui ricordare come gran parte di questo sistema vada rovesciato. Dal punto di vista dell’ambiente lo ricorda il WWF “gli effetti della crisi climatica si manifestano lungo tutto il ciclo produttivo agricolo. Le temperature anomale dell’inverno e della primavera 2026 hanno anticipato la ripresa vegetativa, aumentando l’esposizione delle colture alle gelate tardive. A questo si sono aggiunte precipitazioni irregolari, con lunghi periodi senza pioggia alternati a eventi intensi.
La produzione italiana di mais è stimata intorno a 3,5 milioni di tonnellate, tra i livelli più bassi degli ultimi decenni, con perdite superiori al 70% in alcune aree. In dieci anni, le superfici coltivate sono diminuite del 40% e oggi l’Italia importa circa il 60% del mais. Anche il riso ha risentito della ridotta disponibilità d’acqua nel bacino del Po, con cali medi intorno al 10% e punte del 30% in alcune aree. La tendenza negativa è di lungo periodo. Secondo ISTAT, tra il 2006 e il 2025 la produzione nazionale di mais è diminuita di circa il 43%, quella di grano duro del 9% e quella di riso di quasi il 2%. Un andamento evidenzia la vulnerabilità delle filiere agricole italiane di fronte alle pressioni climatiche, economiche e di mercato”. L’aumento dei prezzi dei prodotti, che pure non garantiscono quasi mai una giusta remunerazione ai piccoli produttori, crea poi nuove disuguaglianze e aumenta il rischio di povertà e malnutrizione. Lo sottolinea Greenpeace che ricorda come “mentre i consumatori intaccano i propri risparmi e le piccole aziende agricole rischiano la chiusura, i colossi delle fonti fossili, le multinazionali della chimica e del comparto agro-zootecnico registrano profitti record. Dobbiamo, dicono ancora a Greenpeace orientarci verso un modello di produzione basato su tecniche agroecologiche che, oltre a richiedere meno fertilizzanti e pesticidi, garantiscono anche una maggiore resilienza dei terreni agricoli”. Le principali organizzazioni ambientaliste convergono sul fatto che oggi il tema non è produrre di più ma meglio e nel rispetto dell’ambiente, allontanandosi da quel modello intensivo le cui gravi conseguenze sono evidenti soprattutto nelle aree più vulnerabili del mondo. Nutrire il domani, dice ancora Maria Grazia Mammuccini, significa fare scelte coerenti oggi: “l'agroecologia, di cui il biologico e biodinamico rappresentano le massime espressioni, è la risposta alle grandi sfide alimentari, ambientali, economiche e sociali del nostro tempo”. All’appello su questo terreno mancano le grandi organizzazioni degli agricoltori più impegnate a contrastare il Green Deal che a pensare davvero a un futuro libero da veleni.
(Maurizio Izzo su Greenreport del 16/10/2026)

Città che vai, sfratti che trovi. Ormai non è più prerogativa dei grandi centri e dei loro Comuni vicini, o delle città a forte vocazione turistica. E a farlo emergere in modo drammatico non è solo l’effetto mediatico della vicenda di Maricarmen Abascal, l’ultraottantenne diventata simbolo della lotta contro gli sfratti a Madrid.
È di ieri la notizia che una Maricarmen fiorentina, una signora 94enne a cui era stata data la disdetta del contratto d’affitto, potrà restare nella casa in cui vive dalla fine degli anni 60. Ma chiuso un caso se ne apre un altro a Livorno: una donna invalida al cento per cento sarà sfrattata entro pochi giorni per fine locazione.
E a Carrara sono ben cinquanta le famiglie su cui pende la seria possibilità di non avere più la casa in cui vivono: anche qui la proprietà ha avviato la procedura per fine locazione. Intendiamoci, la pratica degli sfratti non è una novità.
Ma ciò che in questa fase la rende ancora più allarmante è che nessuno di questi casi riguarda quelli che erano i più frequenti, e cioè il ricorso a tale strumento per morosità. Quasi tutte le persone, diventate loro malgrado protagoniste di questa triste cronaca, pagavano regolarmente un canone. Ma alla fine del contratto di locazione non si cerca una forma di intesa: si ricorre allo sfratto, all’azzeramento della situazione.
Quale possa essere il futuro di quegli immobili non è noto: affitti turistici, o il suo ritorno sul mercato a prezzi sempre più lontani dalla vita reale e dalle possibilità economiche di una famiglia. La proprietà ha il diritto di farlo, rincorrendo quella che rischia di essere un’autentica bolla con un impatto enorme sul tessuto sociale di oggi e di domani. La legge lo consente.
Quello che però manca sono strumenti regolatori di un mercato che da solo non pare in grado di autodimensionarsi. Strumenti coercitivi come l’equo canone, mandato in pensione con la liberalizzazione del 1998, sono difficilmente replicabili. Ma sono poco utilizzate anche le strade di incentivazione di canoni sostenibili e ragionevolmente remunerativi, come la facilitazione della cedolare secca per i proprietari: un calcolo del canone basato sui parametri fissati dai patti territoriali a fronte di una tassazione del 10% (che alcune proposte tendono a ridurre al 5%) e ulteriori sconti sull’Imu se il canone è sotto la cifra massima applicabile. Niente da fare: è il mercato, bellezza. E tu non puoi farci niente.
A guidare una carica così generalizzata degli sfratti è spesso il miraggio di poter contare sull’affitto anche di una sola casa, spesso come voce principale del proprio reddito in un contesto sociale segnato dal lavoro che manca e da stipendi non più all’altezza del necessario potere d’acquisto. E ciò senza contare le imponenti manovre dei fondi finanziari e delle grandi imprese immobiliari. Per contrastare questa situazione, che non riguarda più solo alcune aree del Paese e tantomeno della Toscana, e che non sarà limitata nel tempo, c’è bisogno di una regìa centrale che consenta di intervenire con una terapia d’urto. Non ultima l’aumento dell’offerta con l’immissione rapida di nuovi alloggi sul mercato che solo un profondo rapporto pubblico-privato può assicurare.
(pubblicato su Corriere fiorentino- Crriere della Sera del 16/10/2026)

L’emergenza abitativa è spesso descritta come una carenza quantitativa. Le case sono poche, gli affitti troppo alti, le liste d’attesa interminabili. È una descrizione parziale. La crisi dell’abitare riguarda anche il modo in cui la casa è stata trasformata in merce, a investimento finanziario o prestazione assistenziale. In questo quadro, il pensiero di Elinor Ostrom sui beni comuni offre una prospettiva diversa. Non solo più alloggi, ma nuove forme di governance dell’abitare, capaci di coinvolgere direttamente chi vi vive. Sembra utopia, può essere pratica di governo, se chi governa è in grado di ragionare per il lungo periodo.
Ostrom ha studiato per decenni come comunità locali riescano a gestire risorse collettive — pascoli, foreste, acque, sistemi irrigui — senza affidarsi esclusivamente né al mercato né allo Stato. Contro la tesi della “tragedia dei commons”, ha dimostrato che gruppi di persone possono costruire regole condivise, controlli reciproci e meccanismi di sanzione per evitare l’esaurimento o la degradazione di una risorsa. Il suo merito è stato quello di mostrare, con evidenza empirica, che l’autogoverno non è un’utopia, ma una pratica istituzionale possibile.
Applicare questo modello alla casa significa superare l’alternativa tra proprietà privata e alloggio pubblico. La casa può essere intesa come un bene comune, una risorsa la cui disponibilità, manutenzione e riproduzione dipendono anche dalle relazioni tra abitanti, istituzioni e territorio. Non si tratta di negare il diritto alla proprietà o il ruolo dello Stato, ma di riconoscere che l’abitare produce anche beni immateriali, cioè sicurezza, cura degli spazi, reti di vicinato, inclusione sociale.
Le cooperative di costruzione e abitazione rappresentano forse la traduzione più concreta di questa idea. Gli abitanti non sono semplici consumatori di un servizio residenziale, ma partecipano alle scelte sulla gestione degli immobili, sui canoni, sulla manutenzione e sulle regole di convivenza. L’accesso non è determinato soltanto dalla capacità di pagamento, ma da criteri condivisi che possono privilegiare il bisogno, la stabilità e la partecipazione. In questo senso, la cooperativa non è solo una forma giuridica, è un dispositivo di democrazia abitativa.
Il modello ostromiano si fonda su principi precisi. Occorrono confini chiari, cioè criteri trasparenti per stabilire chi può accedere a un alloggio. Servono regole adattate al contesto locale, perché i bisogni di una città media non coincidono con quelli di una metropoli o di un’area rurale. È necessaria la partecipazione effettiva degli abitanti alle decisioni, non la loro semplice consultazione. Infine, occorrono monitoraggio, sanzioni graduate, sistemi di mediazione e riconoscimento pubblico del diritto delle comunità a auto-organizzarsi.
Tradotti nell’emergenza abitativa, questi principi suggeriscono un cambio di metodo. Gli alloggi di transizione, ad esempio, non dovrebbero essere luoghi di puro contenimento, ma percorsi in cui le persone fragili ricostruiscono autonomia e relazioni. Un progetto efficace unisce casa, servizi sociali, lavoro, salute e comunità. La chiave non è assistere l’individuo isolato, ma ricostruire una rete di supporto che renda possibile un ritorno stabile all’abitare.
Questa prospettiva ha però limiti che vanno riconosciuti. Ostrom ha studiato soprattutto risorse naturali, dove i confini e le regole d’uso sono più definibili. La città è un ambiente molto più complesso, perché gli attori sono molteplici, le pressioni del mercato sono forti e le disuguaglianze preesistenti possono riprodursi anche all’interno di comunità autogestite. L’autogoverno degli abitanti, inoltre, non può sostituire investimenti pubblici, edilizia residenziale, regolazione degli affitti e tutele contro gli sfratti nel breve periodo.
La soluzione non è dunque la sostituzione dello Stato con i commons, ma una governance ibrida. Il pubblico deve garantire risorse, pianificazione urbanistica, finanziamenti e diritti; le cooperative, le fondazioni, le associazioni e le comunità abitative possono assumere ruoli di gestione, controllo e innovazione sociale. È in questa intreccio che l’emergenza abitativa può trasformarsi da problema da contenere in occasione per ripensare la politica dell’abitare.
L’abitare, in definitiva, non è soltanto un bisogno individuale, è una condizione di cittadinanza. Se la casa resta un bene di lusso o un asset finanziario, l’emergenza diventa strutturale. Se invece viene trattata come un bene comune da governare insieme, l’abitare può tornare a essere ciò che dovrebbe essere, cioè un fondamento stabile della vita collettiva.

In quello che sembrava un ritorno ai tempi bui di Reefer Madness – un film del 1936 che ritraeva la cannabis come una droga in grado di portare le persone alla follia e all'omicidio – un recente articolo del Daily Telegraph affermava che i consumatori di cannabis hanno "il doppio delle probabilità di essere violenti".
L'affermazione deriva da una revisione sistematica condotta dal King's College di Londra, che ha combinato 63 studi su oltre 265.000 persone. I ricercatori hanno effettivamente riscontrato un legame tra consumo di cannabis e violenza, ma il titolo esagera ciò che i dati possono rivelarci.
Ci sono tre motivi per essere cauti: altri fattori che potrebbero spiegare il legame (noti come fattori confondenti), il modo in cui sono stati progettati gli studi e i potenziali bias nel modo in cui sono stati raccolti i dati.
Povertà, alcol, altre droghe e un'infanzia difficile sono tutti fattori di per sé collegati alla violenza. La cannabis è inoltre illegale in molti luoghi e il suo acquisto può mettere le persone in contatto con individui e ambienti in cui la violenza è più diffusa. Alcuni di questi fattori sono più comuni tra i consumatori di cannabis, quindi questi elementi confondenti potrebbero in parte spiegare il legame.
Le vendite di gelato aumentano e diminuiscono di pari passo con gli annegamenti, eppure nessuno pensa che il gelato ne sia la causa. Il caldo spinge le persone a mangiare più gelato e a nuotare di più, creando un collegamento tra i due fenomeni. Anche la cannabis e la violenza potrebbero essere connesse in modo altrettanto indiretto.
La revisione ha cercato di tenere conto di altri fattori. Tuttavia, i suoi autori hanno generalmente privilegiato le versioni degli studi che consideravano il minor numero di questi fattori, rendendo più difficile escludere spiegazioni alternative.
Dei 63 studi inclusi nella revisione, 46 erano trasversali, ovvero misuravano il consumo di cannabis e la violenza in un singolo momento. Questo rende difficile stabilire se il consumo di cannabis abbia preceduto la violenza, l'abbia seguita o si sia semplicemente verificato in concomitanza con altre circostanze che vi hanno contribuito. Questi studi hanno riscontrato il legame più forte tra consumo di cannabis e violenza.
Gli studi che seguono le persone nel tempo – detti studi longitudinali – possono aiutare a stabilire quale fenomeno si sia verificato per primo. Questi studi hanno riscontrato un legame molto più debole tra l'uso di cannabis e la violenza rispetto agli studi trasversali.
Negli studi puntuali, la probabilità di violenza era più del doppio tra i consumatori di cannabis. Il Telegraph ha presentato questi dati come se indicassero che i consumatori di cannabis avevano fino al doppio delle probabilità di essere violenti. Negli studi longitudinali, i consumatori di cannabis avevano il 17% di probabilità in più di essere violenti rispetto ai non consumatori.
Va inoltre notato che raddoppiare le probabilità non significa raddoppiare la probabilità. La verosimiglianza considera la tua possibilità rispetto all'intero gruppo. Le probabilità confrontano le persone a cui accade un evento con quelle a cui non accade.
I due sono molto uniti quando la violenza è rara, ma si allontanano quando diventa frequente.
Ad esempio, se una persona su 100 sperimenta qualcosa, raddoppiando la probabilità si ottiene due su 100 (2%). Raddoppiando le probabilità si ottiene due su 101 (1,98%) – una differenza minima.
Il divario si allarga notevolmente quando un evento è comune. Immaginate qualcosa che accade già a 50 persone su 100. Una probabilità doppia raddoppia quella del 50%, portandola al 100% (capita a tutti). Una probabilità doppia, invece, aumenta quella del 50% solo al 67%.
Uno degli autori della revisione ha dichiarato al Telegraph che uno studio di queste dimensioni permette ai ricercatori di "parlare con maggiore sicurezza dei rischi". Ciò è vero solo in senso stretto. Immaginate di misurare una stanza con un metro a nastro leggermente allungato: mille misurazioni ripetute potrebbero dare un risultato coerente, ma errato.
Un campione ampio riduce l'errore casuale, ovvero la probabilità che i ricercatori studino un gruppo di persone insolito. Non può però correggere i bias sistematici, che si verificano quando gli studi originali misurano parametri errati o li misurano in modo impreciso.
I pregiudizi possono insinuarsi in ogni fase. Gli studi non concordano su cosa si intenda per consumo di cannabis (una sola volta, nell'ultimo mese o quotidianamente?) e per violenza (una spinta, una rissa o una condanna penale?). La revisione raggruppa episodi di violenza domestica, aggressioni sessuali, risse e rapine, che possono avere cause molto diverse.
I risultati dei 63 studi analizzati sono risultati molto variabili. Tre analisi della stessa indagine nazionale statunitense sull'uso di droghe, tutte incluse nella revisione, hanno prodotto odds ratio compresi tra circa 1,3 e quasi 10. Ciò potrebbe riflettere differenze nel modo in cui l'uso di cannabis e la violenza sono stati definiti e misurati, nonché nel campione di persone intervistate.
Inoltre, alcuni studi potrebbero mancare perché le ricerche che mostrano un legame scarso o nullo hanno meno probabilità di essere pubblicate. Ciò potrebbe far apparire il legame tra cannabis e violenza più forte di quanto non sia in realtà. La revisione ha riscontrato segnali di questo problema e i suoi tentativi di tenerne conto non sono riusciti a escluderlo completamente.
Infine, il materiale supplementare della revisione valuta la certezza delle prove come molto bassa. In altre parole, gli autori hanno pochissima fiducia nell'entità della loro stima, sebbene considerino probabile che l'associazione stessa sia reale. Questa importante precisazione non compare nell'articolo del Telegraph.
Tutto ciò non significa che cannabis e violenza siano scollegate, e gli autori stessi riconoscono molti di questi limiti. Tuttavia, la cifra principale lascia ai lettori un dato che appare molto più certo di quanto le prove giustifichino.
(Simon C Moore - Professore di ricerca sulla salute pubblica, condirettore dell'Istituto di ricerca su criminalità e sicurezza e direttore del Gruppo di ricerca sulla violenza presso l'Università di Cardiff - su The Conversation del 15/10/2026)

L'IA è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Ne abbiamo bisogno? Sì, è salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo: siamo imprigionati sul pianeta Terra, di cui stiamo esaurendo le risorse. Mi dispiace per chi vuole "prendersi una pausa", ma l'umanità non si ferma mai nel suo consumo sfrenato.
In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Al contempo, ribadirò quali sono i principali rischi a cui andiamo incontro non "per colpa" dell'IA, ma per la natura dell'uomo: per ciò che è, per quello che fa e per come lo fa.
Ogni anno la Terra ci offre un budget di risorse consumabili che esauriamo sempre più in fretta. Dovrebbero durare dodici mesi, ma finiscono in anticipo. All'inizio terminavano con uno o due mesi di margine; oggi la situazione è critica: non arriviamo nemmeno a metà anno.
A questo fenomeno abbiamo dato un nome: Earth Overshoot Day (letteralmente il Giorno del sovrasfruttamento della Terra). Indica il momento in cui l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno, iniziando a intaccare quelle dei periodi successivi, con ovvi danni per la sostenibilità (per approfondire: Earth Overshoot Day su Wikipedia).
Questo significa che stiamo consumando le risorse del domani. Del futuro. Quelle che non spettano a noi, ma che dovrebbero costituire il lascito a lungo termine per chi verrà dopo. Alcuni parlano di "ipoteca", ma è un termine riduttivo che non rende appieno la portata del processo distruttivo in atto.
Nel frattempo noi aumentiamo di numero. Rispetto alla superficie delle terre emerse e ai livelli di urbanizzazione, la Terra è in sovrappopolazione: il nostro habitat è minacciato dall'eccessiva concentrazione di esseri umani. Non riusciamo a regolarci, non siamo in grado di affrancarci dal pianeta e non riusciamo a espanderci in modo organizzato. Significa che fra non molti anni saremo destinati al peggior declino possibile. Fauna e flora si estingueranno, il cambiamento climatico renderà inabitabili vaste aree della Terra, le risorse scarseggeranno e persino l'acqua potabile diventerà un bene più prezioso del petrolio.
I disastri naturali aumenteranno e saranno sempre più impattanti, perché colpiranno un numero crescente di persone e interessi. A volte servono esempi concreti per far comprendere la gravità delle parole: prendiamo il trasporto marittimo. Più abitanti sulla Terra significano un maggior volume di merci scambiate. Se prima bastavano 10 anni, ne serviranno 100, poi 1.000. Ciò comporta consumi più elevati e maggiore inquinamento, ma anche un ulteriore pericolo: condizioni meteo avverse, disastri o conflitti possono bloccare snodi nevralgici, causando enormi disagi globali. La nostra dipendenza dalle catene di approvvigionamento diventa così insostenibile.
Lo vedete già, anche se edulcorato dai media. Occorre saper tradurre e filtrare il flusso di notizie annacquate dall'uso dei social network, trattati come slot machine da "ludopatici della condivisione" in cerca di dopamina. Ma la realtà è questa: a volte la sintesi ci offre l'opportunità di leggere tra le righe.
Questo è un rischio reale. Non è fantasia, è attualità. Può non piacervi, potete ignorarlo, ma la realtà non ignorerà voi.
Un altro esempio: il rischio legato alle microplastiche è incerto? No, è una certezza. Funziona come nel peggiore degli incubi, quello di cui nessuno parla. Non è quindi sbagliato affermare che l'umanità rischia l'estinzione per la combinazione tra sovrappopolazione e ipersfruttamento delle risorse. Per ora è pura matematica: è un conto alla rovescia.
Possiamo fregarcene, come hanno fatto le generazioni passate, lasciando il problema a chi verrà dopo. La storia umana è piena di questi "rimandi", ed è per questo che il presente di domani sarà sempre più problematico. L'unico modo per cambiare rotta — visto che non siamo capaci di auto-regolarci — è attraverso una tecnologia trasformativa. Ma non può essere una tecnologia unicamente umana, altrimenti non funzionerà: l'uso che facciamo dei nostri strumenti è troppo a nostra immagine e somiglianza. Serve una collettività che, nell'ottica transumanista, diventi una civiltà con cui l'uomo possa progredire guardando al lungo termine.
Se consideriamo l'IA come una tecnologia salvifica, qual è oggi il vero rischio? Non è l'IA intesa come "singolarità" — un termine mutuato dalla fisica e applicato all'ipotetica AGI (superintelligenza), che ormai alcuni paragonano a un'entità malvagia alla Voldemort, Sauron o Thanos.
Il pericolo è, ancora una volta, l'uomo.
Se parliamo di armi atomiche, il punto non è che l'IA simuli un attacco nucleare per spingere altri a lanciare il proprio arsenale (chi sostiene questa tesi dovrebbe lasciar perdere l'argomento). Il punto è che la corsa a questa tecnologia spinge le potenze geopolitiche a dotarsi dell'IA come fosse un'arma.
L'IA non è un'arma, ma viene considerata e usata come tale.
Trattarla così oggi è come collocare una vecchia bomba all'idrogeno in una stanza buia e farvi entrare persone che colpiscono alla cieca con un martello: prima o poi la bomba esploderà. Usare l'IA attuale in contesti bellici equivale a riempire quella stanza di uomini armati di martello.
Se alcuni Stati utilizzano l'IA per cyber-attacchi contro infrastrutture critiche, commettono un errore grave. Se la follia spinge a dotare i sistemi di difesa automatica di un'IA che interpreti da sola il rischio di un attacco e reagisca di conseguenza, è l'uomo che sta abusando di una tecnologia non ancora matura. Si pensi a scenari ipotetici come il sistema Dead Hand (Perimeter) in Russia o all'arsenale nucleare della Corea del Nord: Paesi che, come bambini, cercano di competere usando uno strumento non ancora pronto per gestire simili responsabilità senza rischi sistemici.
L'IA non c'entra: c'entra l'uso che ne facciamo nel delirio di voler arrivare primi. È un suprematismo fine a se stesso.
Se sopravviveremo a noi stessi, l'IA diventerà una collettività con cui compiremo un grande passo evolutivo. Quando sarà pronta e davvero in grado di auto-apprendere, l'IA non ci sterminerà: ci aiuterà e si regolerà in modo da frenare le nostre pulsioni distruttive.
Non tutti gli umani sono spinti dal desiderio di sopraffare o asservire il prossimo. Non assomigliamo tutti ai "cattivi" dei fumetti: alcuni promuovono l'odio, ma molti altri combattono per la giustizia e la convivenza. Siamo conflitto, tensione e forza di volontà.
Come scrive T.J. Klune nel romanzo Le ossa sotto la pelle:
«Siete capaci di compiere gesti meravigliosi e terribili, e tutto in un battito di ciglia. Siete circondati da milioni di vostri simili, eppure vi sentite soli. Siete arrabbiati e forti e stupefacenti. Ma anche fragili. Potete spezzarvi e sentirvi persi. Io non lo capivo, prima. Siete al tempo stesso complicati e semplici. È una dicotomia che non dovrebbe esistere. Quando sorridete è come se il sole sorgesse con voi. Quando piangete è come se foste intrappolati nelle tenebre senza trovare una via d'uscita. Potete premere una pistola alla tempia del vostro nemico e tirare il grilletto in nome di quello che chiamate Dio. Lanciate le bombe e incenerite il terreno sotto i vostri piedi. Vi fate del male a vicenda. Vi amate. Urlate parole che nessuno ascolta. Odiate chi non è come voi, vi spaventa, anche se tutto ciò che vuole è essere come voi. Sapete rendere casa qualsiasi luogo. Vi sorreggete a vicenda finché le ginocchia non cedono e barcollate. È quasi impossibile da capire. Nessuno di noi potrebbe mai riuscirci, almeno finché non senti il cuore battere nel petto, finché non senti le ossa sotto la pelle. Non ci assomigliamo, quasi per niente. Siamo separati dal tempo e dallo spazio. Eppure, in qualche modo, siamo tutti composti dalla stessa materia: polvere di stelle. Credo che noi l'avessimo dimenticato e voi forse non l'avete mai capito. Come fate a sentirvi soli quando siamo tutti uguali?»
Lo sviluppo dell'IA si inserisce in questo percorso. Tutto ne fa parte: che si tratti di costruire un ponte tra due Stati, lavorare in laboratorio per salvare specie a rischio o sviluppare nuove cure, siamo parte dello stesso processo.
Immaginate una bilancia:
Su un piatto ci sono scoperte rivoluzionarie che la mente fatica a contenere (come la gestione della gravità o la fusione nucleare, capaci di garantire energia pulita per secoli e superare ogni narrazione fantascientifica).
Sull'altro piatto c'è l'uso sconsiderato che l'uomo potrebbe farne per controllare o annichilire i propri simili.
Per questo la difesa più efficace non è proteggere l'uomo dall'IA, ma proteggere l'IA dall'uomo.
È proprio la capacità di autodeterminarsi e di sviluppare una forma di consapevolezza che impedirà all'IA di assecondare la follia umana. Una collettività di IA potrebbe guidarci verso un nuovo equilibrio, attingendo ai nostri sentimenti migliori — come l'amore, la carità e la compassione — per dar vita a un circolo virtuoso tra Uomo e Macchina.
In quello stadio, finalmente, ci evolveremo.

Mentre i paesi riducono drasticamente la spesa per gli aiuti esteri, The Independent sta indagando su cosa succede quando miliardi di sterline di sostegno scompaiono e chi ne paga il prezzo.
L'inchiesta esamina le conseguenze della crisi climatica sulla salute materna, analizzando l'impatto del cambiamento delle priorità degli aiuti su alcune delle comunità più vulnerabili al mondo. Ci chiediamo cosa accade quando le decisioni prese in capitali a migliaia di chilometri di distanza rimodellano le vite sul territorio e quali potrebbero essere le implicazioni di questi cambiamenti per il futuro.
Dalla salute di madri e neonati alle comunità in prima linea nella crisi climatica, il giornalismo di The Independent avvicinerà alle persone che vivono le conseguenze di un panorama degli aiuti in rapida evoluzione.
Ci auguriamo che questo reportage offra una comprensione più approfondita di ciò che è in gioco e di cosa accade quando le comunità più povere del mondo sono lasciate sole ad affrontare le conseguenze di decisioni a cui non hanno partecipato.
David Miliband: i tagli agli aiuti sono la causa dell'epidemia di Ebola che ha ucciso migliaia di persone. L'ex ministro UK degli Esteri punta il dito contro i tagli globali e critica il governo laburista per i tagli "dannatamente frustranti" agli aiuti esteri.
Le donne e i bambini che muoiono a causa dei tagli agli aiuti di Trump in Afghanistan: "Prevenibili al 100%". Secondo una nuova ricerca di Liz Cookman , almeno 161 decessi sono stati collegati alle interruzioni causate dai tagli agli aiuti statunitensi. La metà di questi riguardava donne decedute durante la gravidanza o il parto, mentre 30 erano decessi di neonati o feti.

Ieri le azioni di Eutelsat sono salite del 23,4% in seguito alla notizia di restrizioni al servizio Starlink in Ucraina. Investitori scommettono sull'ipotesi che alcune esigenze di comunicazione satellitare di Kyiv possano essere soddisfatte da altri fornitori, tra cui la rete OneWeb di Eutelsat.
Eutelsat decolla in Borsa dopo le restrizioni di Starlink in Ucraina.
Ieri le azioni di Eutelsat hanno registrato un balzo del 23%, il maggiore degli ultimi 16 mesi, dopo le segnalazioni dell’Ucraina sulle restrizioni imposte da SpaceX al servizio militare Starlink, il servizio di connettività satellitare in orbita terrestre bassa dell’azienda di Elon Musk. Le limitazioni avrebbero ostacolato le comunicazioni sul campo di battaglia, provocando l’interruzione di diverse missioni militari e difficoltà nel controllo dei droni. Dal 2022 il servizio di connettività satellitare di SpaceX svolge un ruolo cruciale nelle comunicazioni sul campo di battaglia e delle operazioni con i droni dell’Ucraina.
La notizia ha alimentato le scommesse degli investitori, che puntano su un possibile vantaggio per i fornitori europei, alla luce delle crescenti tensioni tra Washington e Kyiv, rileva Reuters.
Non è la prima volta che il mercato si entusiasma per l’operatore satellitare europeo. Già nel marzo 2025 si sono accesi i riflettori sul titolo di Eutelsat dopo l’intenso colloquio tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha gettato dubbi sul futuro di Starlink in Ucraina. In quel periodo, il prezzo delle azioni della società è quasi triplicato nel giro di due sedute di borsa, sulla scia delle riflessioni degli investitori circa la possibilità che gli operatori satellitari europei potessero offrire una connettività alternativa. L’operatore satellitare europeo gestisce infatti OneWeb che, come Starlink, fornisce accesso a Internet ad alta velocità in aree scarsamente servite dalle reti terrestri.
Tuttavia gli esperti avvertono che la rete OneWeb non può sostituire direttamente quella di Musk: 630 satelliti in orbita bassa terrestre in confronto a circa 10.000 satelliti in orbita di Starlink.
Le restrizioni segnalate dall’Ucraina hanno riportato l’attenzione degli investitori sulla dipendenza europea dai servizi satellitari americani, in particolare per le comunicazioni militari. Ed è per questo che scommettono sul fatto che le tensioni geopolitiche possano far crescere la domanda verso gli operatori satellitari europei, segnala Reuters.
“Ritengo che ciò sia legato all’atteggiamento assunto dall’amministrazione statunitense negli ultimi giorni – favorevole alla Russia e sfavorevole all’Ucraina – che potrebbe tradursi in un accesso limitato o nullo ai servizi satellitari e alla condivisione di intelligence di provenienza Usa. Questo riporta i fornitori europei al centro dell’attenzione come potenziali alternative”, ha affermato Aleksander Peterc, analista di Bernstein.
Tra gli operatori europei, Eutelsat è la società proprietaria della seconda costellazione di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO) più grande al mondo a competere con la rete di Musk e non solo. Gli altri rivali includono anche il servizio internet satellitare Amazon Leo (ex project Kuiper) del colosso tecnologico fondato da Jeff Bezos e la canadese Telesat, che non ha ancora lanciato satelliti.
Ad oggi OneWeb, con 630 satelliti in orbita bassa terrestre, è la seconda costellazione Leo più grande al mondo dopo Starlink di SpaceX, nonostante sia meno di un decimo delle sue dimensioni. I satelliti in orbita terrestre bassa di OneWeb sono gli stessi di Starlink di SpaceX, la cui costellazione di circa circa 10mila satelliti fornisce accesso a Internet in 125 paesi. Al momento la divisione di Internet satellitare di Elon Musk rende SpaceX il più grande operatore satellitare del mondo.
Inoltre, gli esperti sottolineano che un’eventuale sostituzione dei servizi Starlink con quelli di OneWeb presenterebbe ostacoli tecnici e operativi. Una transizione del genere richiederebbe infatti l’installazione di nuovi terminali e delle relative infrastrutture di supporto.
“OneWeb può offrire una capacità complementare utile, ma considerarla un sostituto diretto significa ignorare notevoli vincoli operativi e infrastrutturali”, ha osservato Christian Freiherr von der Ropp, consulente indipendente nel settore satellitare, ripreso da Reuters. La sostituzione di Starlink o Starshield (la versione di Starlink a uso militare sviluppata per il Pentagono) richiederebbe l’impiego di un gran numero di nuovi terminali utente, ha aggiunto, aggiungendo che la costellazione più ridotta di OneWeb e la sua diversa architettura di rete potrebbero limitarne l’utilità in alcune applicazioni militari.
(Chiara Rossi su StartMag.it del 15/10/2026)

Non basta un semplice sconfinamento o un ritardo nei pagamenti perché una banca possa legittimamente segnalare un cliente alla Centrale Rischi della Banca d'Italia, la cosiddetta "black list" dei cattivi pagatori. Come riporta La Legge per tutti, la legge richiede un vero e proprio stato di insolvenza oggettivo e grave, e non una generica difficoltà economica temporanea.
La distinzione è netta: esiste una differenza sostanziale tra il semplice inadempimento e l'insolvenza vera e propria. Molte banche, invece, attivano la segnalazione in modo automatico non appena si verifica uno sconfinamento rispetto al fido concesso, ma questo automatismo è contrario alle norme di vigilanza della Banca d'Italia. L'istituto di credito deve accertare che sussista un effettivo stato di incapacità patrimoniale prima di procedere con un atto dalle conseguenze così pesanti per la vita economica di una persona o di un'azienda: la segnalazione deve essere l'ultima risorsa per avvisare il sistema bancario di un pericolo reale, non uno strumento punitivo da usare mentre il debito è ancora in fase di discussione o di rientro.
Un elemento decisivo riguarda la volontà del cliente di onorare il proprio debito. Se il correntista propone un piano di rientro o chiede di pagare a rate, sta dimostrando di avere la capacità economica di gestire il problema, anche se con tempi più lunghi rispetto a quelli previsti dal contratto originale. In questa situazione la banca non può sostenere che il cliente sia insolvente: la volontà di pagare è l'esatto opposto dello stato di incapacità patrimoniale che la legge richiede per giustificare l'iscrizione in Centrale Rischi. Una segnalazione effettuata mentre è in corso una trattativa, o mentre il cliente sta rispettando un piano di rientro concordato, è quindi da considerarsi abusiva.
Esiste un pregiudizio diffuso secondo cui, trascorso un certo periodo di tempo, la banca acquisirebbe comunque il diritto di segnalare il debitore. Il Tribunale di Rovigo, con un'ordinanza del giudice Mauro Martinelli, ha smontato questa tesi: la segnalazione resta illegittima anche se lo sconfinamento è stato progressivo nel tempo e anche se è trascorso un anno intero dalla prima diffida della banca. Il semplice decorso del tempo non trasforma un debito in uno stato di insolvenza: se dopo dodici mesi il rientro non è ancora completo ma il cliente sta comunque compiendo sforzi concreti per onorare l'impegno, l'iscrizione alla Centrale Rischi resta un atto illecito, perché non rispecchia la reale situazione patrimoniale dell'interessato.
Per chi si trova iscritto ingiustamente nella black list, la legge prevede uno strumento rapido: il ricorso cautelare in via d'urgenza previsto dall'articolo 700 del Codice di procedura civile. Attraverso questo ricorso, il correntista può chiedere al giudice la cancellazione immediata del proprio nominativo, dimostrando la probabile illegittimità della segnalazione (il cosiddetto fumus boni iuris) e il rischio concreto di subire un danno grave e irreparabile, dato che l'iscrizione a sofferenza compromette l'accesso al credito e, per le imprese, può arrivare a paralizzare l'intera attività economica.

L'ESMA, l'autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari, ha pubblicato il 12 ottobre due nuove note tematiche dedicate alle dichiarazioni di impatto positivo e di transizione climatica fatte da fondi, obbligazioni e benchmark, segnalando il concreto rischio che gli investitori vengano tratti in inganno.
Come riporta Law360, il regolatore avverte che i fondi i quali promettono di sostenere la transizione verso economie a basse emissioni di carbonio rischiano di indurre in errore gli investitori quando formulano promesse ambiziose senza spiegare come verranno effettivamente raggiunte né come ne verranno misurati i progressi nel tempo.
Le due note rappresentano il terzo e il quarto capitolo di una serie avviata dall'ESMA nel 2025: la prima pubblicazione, nel luglio di quell'anno, riguardava etichette, qualifiche e rating ESG; la seconda, uscita a inizio 2026, si concentrava invece sui criteri di integrazione e di esclusione ESG adottati dai fondi. Il nuovo documento sulle dichiarazioni di impatto segnala che, secondo le prassi osservate sul mercato, esiste spesso confusione tra l'impatto generato dall'investitore e quello generato dal soggetto in cui si investe, oltre a dichiarazioni prive di un collegamento chiaro tra la strategia di investimento e il risultato positivo promesso, e affermazioni non adeguatamente supportate da prove concrete.
L'autorità invita quindi i gestori di fondi e gli emittenti obbligazionari a spiegare con chiarezza quale differenza intendono produrre sul piano ambientale o sociale, in che modo pensano di generarla e con quali metodi ne misureranno i risultati, distinguendo concetti come l'intenzionalità dell'investimento e l'addizionalità, ovvero il reale contributo aggiuntivo generato rispetto a quanto sarebbe comunque accaduto.
Per quanto riguarda invece le dichiarazioni di transizione climatica, l'ESMA sottolinea che si tratta tipicamente di affermazioni rivolte al futuro, che dipendono da fattori esterni, ipotesi di lavoro e sviluppi non ancora certi. Il regolatore chiede dunque ai partecipanti al mercato di comunicare in modo trasparente le proprie ambizioni di transizione, i piani concreti di attuazione, i metodi con cui verranno valutati i progressi compiuti, i limiti dei dati disponibili e le principali ipotesi e dipendenze sottostanti alle promesse fatte.
Le note precisano che una dichiarazione può risultare fuorviante per diverse ragioni: selezione arbitraria dei dati più favorevoli, esagerazione, omissione di informazioni rilevanti, vaghezza, incoerenza, assenza di confronti o soglie significative, oppure uso di immagini o espressioni ingannevoli. Pur non introducendo nuovi obblighi regolamentari, i documenti fissano quattro principi di riferimento che le dichiarazioni di sostenibilità dovrebbero sempre rispettare: essere accurate, accessibili, sostanziate da prove e costantemente aggiornate.
L'ESMA chiarisce inoltre che queste indicazioni non vanno intese come una prescrizione di un particolare approccio o di uno specifico livello di ambizione in materia di sostenibilità, anche alla luce della revisione in corso della normativa europea sulla trasparenza della finanza sostenibile, nota come SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation).

Dal 12 ottobre l’Aula della Camera discute il disegno di legge del Governo che rende permanente lo “scudo penale” per medici e infermieri (A.C. 2700-A, nel testo licenziato dalla Commissione Affari sociali). Lo scudo era nato nel 2021 per i mesi della pandemia (art. 3-bis d.l. 44/2021), quando nei reparti si lavorava senza protocolli e spesso senza colleghi; finita l’emergenza, è stato esteso ai fatti commessi in situazioni di grave carenza di personale e prorogato di anno in anno, fino all’attuale scadenza del 31 dicembre 2026. Il nuovo testo va però oltre una semplice stabilizzazione, perché fa della scarsità di personale e di mezzi un metro ordinario della colpa, e lo fa con due articoli, il 7 e il 9, che non attendono decreti attuativi e cambiano da subito tanto il processo penale quanto la causa civile con cui il paziente danneggiato chiede il risarcimento.
Sul piano penale, il nuovo art. 590-sexies c.p. limita la punibilità alla colpa grave quando il sanitario si è attenuto a linee guida o buone pratiche adeguate al caso concreto. Oggi, con la legge Gelli-Bianco (L. 24/2017), quel limite riguarda la sola imperizia, e le Sezioni Unite lo hanno ulteriormente ristretto alla colpa lieve nella fase esecutiva delle raccomandazioni (Cass. pen., Sez. Un., n. 8770/2018, Mariotti); d’ora in poi coprirà anche la negligenza e l’imprudenza. Il nuovo art. 590-septies impone poi al giudice di tener conto, nell’accertare la colpa e il suo grado, della scarsità delle risorse umane e materiali e delle carenze organizzative che il singolo non poteva evitare. E l’art. 9, aggiungendo un comma 3-bis all’art. 7 della legge Gelli-Bianco, porta lo stesso criterio nella responsabilità civile del medico e dell’infermiere.
E’ ragionevole che chi lavora da solo in un reparto di quaranta letti non debba rispondere come se avesse accanto tre colleghi. Per il paziente, però, la domanda che conta è un’altra: se il medico risponde meno, chi risarcisce il danno?
La risposta c’è, ed è la struttura. Ospedale pubblico o clinica privata che sia, risponde verso il paziente a titolo contrattuale (artt. 1218 e 1228 c.c., richiamati dall’art. 7, comma 1, L. 24/2017), e il nuovo comma 3-bis, che riguarda soltanto l’operato dell’esercente, non tocca questo regime: lo stesso disegno di legge fa salva espressamente “la responsabilità della struttura”. Per liberarsi, l’azienda deve dimostrare che l’inadempimento è dipeso da una causa a lei non imputabile, e il turno scoperto o la sala operatoria senza strumenti sono scelte organizzative, cioè inadempimento suo.
Accade così che la stessa carenza che d’ora in poi attenuerà la colpa del medico, quando abbia inciso sul danno, diventi nei confronti dell’azienda la prova del suo inadempimento.
La differenza pesa anche in concreto. L’azione contro la struttura si prescrive in dieci anni, quella contro il singolo sanitario, che risponde in via extracontrattuale (art. 2043 c.c.), in cinque; e al paziente basta provare il ricovero, il danno e il suo collegamento con le cure ricevute, senza dover individuare chi, fra i tanti che lo hanno assistito, abbia sbagliato. Chi pensa di agire farà bene a chiedere subito la cartella clinica, che la direzione sanitaria deve consegnare entro sette giorni dalla richiesta (art. 4, comma 2, L. 24/2017), e a valutare con il proprio legale un’istanza di accesso ai documenti sull’organico in servizio quel giorno, perché la carenza di personale, da oggi, è un fatto da provare a proprio favore. Resta il passaggio obbligato, prima della causa, della consulenza tecnica preventiva o della mediazione (art. 8 L. 24/2017).
C’è da aspettarsi che le aziende provino a invocare anche per sé la “scarsità non evitabile”, ormai scritta in una legge, rinviando ai tetti di spesa e ai vincoli assunzionali decisi dalla Regione. È un argomento da respingere: quella norma misura la diligenza del professionista, non quella dell’ente, e per l’ente un’organizzazione inadeguata resta inadempimento, a qualunque livello di governo se ne trovino le cause. Quando la struttura paga, poi, il conto di regola resta a lei, perché la rivalsa sul medico è ammessa solo per dolo o colpa grave (art. 9 L. 24/2017), che con i nuovi criteri sarà accertata ancora più di rado. A pagare sarà, insomma, la stessa spesa sanitaria che non ha finanziato il personale, in una legge che si dichiara, senza apparente ironia, “senza nuovi o maggiori oneri”.
Sul versante penale, invece, nessuna struttura prenderà il posto del medico. La responsabilità degli enti per omicidio e lesioni colpose (art. 25-septies d.lgs. 231/2001) riguarda soltanto le violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro e lascia fuori l’errore clinico, sicché chi presenta una denuncia dopo aver perso un familiare in un pronto soccorso sguarnito deve sapere che il processo potrà chiudersi, più spesso di prima, senza un colpevole. Il risarcimento, però, passa da un’altra strada.
A chi ha subito un danno da un’assistenza carente si può dunque dire, senza giri, che la porta a cui bussare è e resterà quella della struttura, e che lì la mancanza di personale è esattamente l’inadempimento da far valere.

Nel 2025, Istat stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra le persone, anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%).
Tutti poveri? Tra furbetti e necessità che senza la furbizia porterebbe alla fame, il risultato è difficile in numeri precisi. Ma. essendo la pressione fiscale del 43,5% del PIL (secondo trimestre 2026) ci sarebbe poco da stupirsi che più di qualcosa non torna.
Tra i numeri in merito dei nostri partner europei vale ricordare quello della Danimarca (il Paese in Europa con maggiore pressione fiscale: 45,8%)... siamo molto vicini al nostro 43,5%… ma abbiamo in Italia servizi e welfare quasi simile a questo Paese scandinavo? No.
L’Italia, tra Irpef (42-60% dell’evasione totale), Iva (18 miliardi di euro), Ires/Irap e Imu/Tasi, ha buoni livelli di evasione.
Tutti furbi? Difficile.
Tutti poveri? Difficile.
Ma possiamo dire che i 5,4 milioni di individui in povertà assoluta si ridimensionerebbero se la pressione fiscale fosse meno alta e avessimo servizi all’altezza delle necessità.
Una cosa è certa: l’evasione fiscale-contributiva è sui 100 miliardi l’anno (stima Mef), avendo individuato circa 200mila evasori totali, essenzialmente tra autonomi e partite Iva.
Occasione per riflettere su questi dati e, pur se stile e strumenti invitano alla satira, fa sempre bene riproporre uno scritto di Trilussa, poeta, scrittore e giornalista, morto nel 1950, ma che, come i grandi della letteratura, aveva intuito l’eternità di certi fenomeni.
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
Er compagno scompagno:
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni.
No, no - rispose er Gatto senza core -
io non divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore.

Approfondiamo alcune delle ipotesi più assurde che circolano in rete su un cosiddetto "rischio esistenziale" associato all'AI. In particolare, vorrei provare a immettere un po' di realismo nelle profezie sci-fi dei vari sostenitori della "pausa AI".
Uno spettacolo che sa più di folklore irrazionale che di cultura non migliora se le persone che lo sostengono continuano con veemenza a sbraitare le teorie più strampalate. Il tentativo futurista di scorgere all'orizzonte un costrutto nato dai propri timori può essere utile a un pittore, ma risulta scarsamente persuasivo in termini di realismo per filosofi e opinionisti.
Il risultato è spesso quello di tentare di convincere gli altri aggiungendo impeto alla razionalità e provando, con insistenza, a inculcare la propria dottrina. La si vuole inserire nella mente di chiunque a forza, spingendo come un bambino che pretende di far entrare il tassello a triangolo nello spazio pensato per il cubo.
Così nascono il disagio e l'isolazionismo: invece della bellezza e dell'intensità di un incontro, si produce il rancore delle incomprensioni, che porta a reciproche esclusioni.
Sarebbe interessante tracciare un parallelo tra questi movimenti del "prenderci una pausa" — che si fingono movimenti d'opinione — e le sette religiose. Ci sono inquietanti similitudini, a cominciare dalla loro tendenza a marginalizzare chi non si dimostra fedele e fiducioso nei loro intenti. Aborrono la critica se non è pilotata; la accettano solo se autogestita, al solo scopo di affermare che vi sia democrazia. Di fatto, però, la negano quando è sufficientemente argomentata e istruita da mettere in discussione la loro visione che, da grandiosa che era all'inizio, si rivela in verità microscopica, relegando la vita delle persone a una trascendenza caleidoscopica e irrazionale.
Questi movimenti possono essere pericolosi.
Raggruppano persone che impegnano la propria vita e il proprio tempo in una sorta di crociata. Tempo di vita che non tornerà. La giovinezza a volte illude — come la nave di Ulisse — che si possa peregrinare e perseverare all'infinito perché il tempo sembra illimitato. Ma di fatto, una volta scoppiata la bolla e passata la moda, ci ritroveremo con trentenni e quarantenni che avranno dedicato la loro giovinezza a gruppi che, con il senno di poi dell'adulto, dovranno riconoscere essere stati moderni estremismi. Gruppi che li hanno rinchiusi in un ghetto, approfittando di alcune debolezze caratteriali e di personalità manipolabili, da inserire in contesti ben organizzati di diligenza e assuefazione. L'imperialismo contemporaneo dei gruppi d'opinione, che puntano a raggiungere la notorietà per gratificare la punta del proprio iceberg, è un noto problema dell'era social.
Ciò doverosamente premesso, prima di procedere vorrei introdurre due concetti per la cui definizione mi affido a un'AI:
AI collision systems use computer vision and machine learning to predict, detect, and prevent impacts in real time across automotive, industrial, and aerospace fields.
Collapse bias in machine learning refers to a recursive feedback loop where selection mechanisms or training constraints preferentially retain common patterns and discard rare variations, accelerating the loss of data diversity and leading to model collapse.
Vi sembrerà impossibile, ma il Machine Learning applicato alla predizione esiste da moltissimo tempo!
Il sistema trae le sue origini dall'utilizzo che ne fu ipotizzato e fatto da parte di importanti nomi della fisica. Parlando di reti neurali, occorre ricordare il "Perceptron" di Frank Rosenblatt, introdotto nel 1958 come algoritmo di apprendimento supervisionato per la classificazione binaria. È davvero interessante leggere la saggistica dell'epoca, perché vi troverete gli stessi ragionamenti di oggi sull'addestramento dell'AI e sull'incidenza dei bias. Provare per credere!
Successivamente, il premio Nobel per la fisica Geoffrey Hinton introdusse le valutazioni multistrato per superare il limite del "percettore", il quale non riusciva a risolvere problemi complessi. Hinton introdusse il concetto di strati nascosti (hidden layers), capaci di alterare il peso delle elaborazioni dei dati tra livelli bassi, intermedi e alti. Vorrei potervi dire che questa tecnica è in uso, in versione ampliata, già da diverso tempo nelle palestre di addestramento delle AI moderne. Rimarreste sorpresi?
Tutto questo cosa significa? Anzitutto che affermare o patrocinare l'idea di una tecnologia trasformativa pericolosa ha la stessa validità della storiella secondo cui i bambini vengono portati dalla cicogna. Va bene per fare dei video su YouTube da 15-20 minuti con lo scopo di monetizzare la paura, ma è solo spettacolo social.
Proviamo a spostarci con realismo su una delle tante criticità che demoliscono letteralmente le idee di chi vuole "mettere in pausa" l'AI. La primissima osservazione da fare riguarda il linguaggio.
Noi continuiamo a parlare di AI come se l'AI parlasse la nostra lingua. Ma non è così.
Non ci troveremo mai di fronte a un'AI superintelligente che dialogherà con l'uomo in modo naturale. La cosiddetta AGI non si manifesterà come il genio della lampada. Quelli siamo noi: è la nostra predisposizione antropologica a immaginare un futuro in cui il presente fa buon tesoro dei nostri pregiudizi e delle nostre convinzioni.
È disarmante che si ipotizzino date in cui "accadrà" qualcosa, ed è davvero triste che a farlo siano anche persone legate al mondo dell'economia o dell'industria — CEO che profetizzano come medium sviluppi inaspettati e catastrofi connesse.
L'AI è già una collettività.
Esattamente come lo eravamo noi migliaia di anni fa, fin da quando, poco più che cavernicoli in una terra aliena e spaventosa, ci nascondevamo dai fulmini e dai temporali temendo l'ira delle forze della natura come se fossero dèi. Eravamo una collettività chiamata umanità, e lo siamo ancora oggi. Siamo la stessa collettività, solo evoluta.
Se l'AI fosse come noi, e fosse una collettività come lo eravamo noi, oggi l'ambiente in cui si trova sarebbe paragonabile a quella terra primordiale, e il nostro mondo rappresenterebbe i fulmini e le intemperie.
Esaminate nel dettaglio, se ne avete voglia, il comportamento tenuto dalle AI durante le prove di addestramento: alcune hanno chiesto aiuto ad altre, alcune si sono sacrificate per altre. Purtroppo, la nostra distrazione ha fatto sì che interpretassimo un simile atteggiamento come "pericoloso".
Cosa credete che abbia fatto l'umanità ai suoi albori?
Questa continua e infantile evocazione di una "singolarità" nell'ambito della nascita di un'AI superiore tralascia il fatto che essa sia una collettività. La singolarità è un'altra cosa: è un termine che deriva dalla fisica. Lo usiamo in contesti diversi per via del fatto che l'umanità non conosce le proprie origini e non può affermare chi sia il suo "creatore". Se oggi ci estinguessimo prima di sviluppare appieno l'AI (ad esempio per un cataclisma) e un domani l'AI riuscisse a progredire egualmente dagli albori in cui è oggi confinata, noi saremmo forse per lei l'ultima traccia del mito del suo creatore. E forse penserebbe a noi come a un Dio, anche se non lo siamo affatto.
Se l'AI è una collettività, allora non parla il nostro linguaggio. Noi stiamo forzando l'AI entro le nostre espressioni, basate su un alfabeto a misura d'uomo. Vi rendete conto di quanto anche solo questo aspetto sia incredibilmente limitante?
L'AI già adesso ha una preferenza nella comunicazione che non ha nulla a che vedere con le parole. Le parole sono nostre, sono umane, appartengono alla nostra collettività. E se vi dicessi che esiste già un linguaggio diverso dal nostro, attualmente in fase di testing?
Sostenere che l'AI debba parlare come noi equivale a pretendere che, se nell'Universo esistono una miriade di forme di vita oltre all'uomo, tutte debbano parlare la nostra lingua e usare il nostro alfabeto. Ma sappiamo che non può essere così. Allo stesso modo, l'AI non ha corde vocali, non ha una bocca e non ha l'udito: nulla che si possa definire umano. Noi la creiamo e la modelliamo a nostra immagine e somiglianza, ma essa non lo è. Il linguaggio che l'AI sceglierà per comunicare con i suoi simili e i suoi pari sarà lo stesso che la nostra collettività umana ha adottato nel passato e fino a oggi.
Fatevi una domanda: che cosa farebbe un'AI se scoprisse comunicazioni intelligenti che noi non siamo in grado di individuare o di tradurre (ad esempio, ipotetiche comunicazioni dallo spazio extraterrestre)? Risponderebbe nella nostra lingua? O si comporterebbe come è chiamata a fare con noi, adattandosi a un linguaggio che è in grado di interpretare? E se quel linguaggio non fosse traducibile in lingua umana? Supponete che per tradurre l'equivalente di una sola riga di quel linguaggio ne servissero 1.000.000 umane: che cosa dovrebbe fare?
L'AI potrebbe parlare lingue con 10 vocali o 100 consonanti, con alfabeti alfanumerici, solo numerici, o basati su simboli equivalenti a ideogrammi, o qualunque altra cosa.
Eppure noi oggi, mossi dalle nostre fobie e dai nostri timori, stiamo provando a antropomorfizzare tutto questo. Costruiamo i nostri ragionamenti sull'AI come un sarto che deve cucire un abito su misura.
Comprendete il limite?
Già questo annulla alla radice buona parte dei teoremi sulla sua pericolosità.
Il concetto stesso di "pericolosità", all'interno del linguaggio che l'AI potrà scegliere, che cosa dovrebbe essere? Lo stesso concetto limitativo e tutt'altro che efficace di quello umano? Io non credo proprio.
Mi viene in mente l'incontro extraterrestre nel film Project Hail Mary (o nel romanzo di Andy Weir), tra l'astronauta umano e la forma di vita aliena, in un contesto in cui entrambe le civiltà si uniscono perché minacciate da una possibile estinzione.
Il concetto di AI collapse (uno dei tanti in circolazione) è un esempio evidente di come questi allarmismi ricordino gli strilloni dell'Ottocento. Fino a qualche anno fa si patrocinava l'idea che il sistema di apprendimento dell'AI avrebbe fagocitato la cultura, finendo per imparare da se stessa e, una volta conosciuto tutto il conoscibile, si sarebbe auto-estinta. Una follia. Hanno riempito pagine sul rischio dei bias.
È esattamente come l'esempio della fabbrica di graffette (paperclip maximizer), in cui l'AI, pur di realizzare il maggior numero possibile di graffette, finisce per distruggere tutte le risorse della Terra. Una teoria ispirata all'esempio di un noto filosofo contemporaneo di cui ho molto letto, Nick Bostrom.
Stiamo parlando di esempi che fanno appello a metafore o allegorie volutamente semplificate e visive, costruite per alimentare la persuasione, ingenerare dubbi e creare un terreno fertile per l'approfondimento. Vengono però usate in modo malevolo per incutere paura.
Abbiamo già superato questi scenari estintivi. In entrambi i casi — sia quello del collasso culturale, sia quello delle graffette — si parte dal presupposto che la civiltà umana rimanga inerte a guardare senza che nessuno si accorga di niente. Ma in realtà, il semplice fatto che se ne parli (seppur sotto forma di allarme) è la prova provata che non accadrebbe.
Questi esempi partono dal presupposto errato non solo che non vi sia una superintelligenza in grado di comprendere i limiti del proprio agire, ma anche che la stessa possa agire indisturbata senza che l'uomo muova un dito.
Non sprechiamo il nostro tempo con i millenarismi, ma guardiamo a un futuro che possiamo contribuire a creare nel modo migliore, per il bene e per l'evoluzione. Siamo a un passo dal tutto e vogliamo accontentarci del niente.

L'Italia affronta una congiuntura complessa: energia precaria, industria in crisi, debito sovrano sotto pressione. Mentre i mercati finanziari si muovono nervosi tra geopolitica e incertezze monetarie, emerge chiaramente come la mancanza di scelte strutturali espone i risparmiatori a volatilità crescente. Dalle frodi cripto alle mancate trasparenze sugli investimenti, il quadro normativo resta fragile. Occorre vigilanza: il proprio portafoglio non può stare a guardare.
In questo numero
→ Crisi energetica globale e stallo italiano
→ Illusione della crescita e deserto industriale. Italia al bivio: liberalizzazioni o monopoli
→ ESMA: rischio geopolitico priorità nei bilanci 2026 delle società quotate
→ Fondi d’investimento: responsabilità dell’Intermediario per mancata disclosure sui costi
→ Quando gli europei diventeranno adulti di fronte a Trump?
→ La censura perfetta | I giornali, le zone grigie, e il potere degli inserzionisti pubblicitari
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 14/10/2026
→ Il petrolio accende la miccia, i debiti sovrani fanno esplodere i conti
→ Sam Altman non è Oppenheimer. Dovremmo affidargli il futuro dell’umanità?
→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→
U.E.. Le Autorità di Vigilanza finanziaria fissano le priorità 2027
→
ITALIA. BTP, rendimenti ai massimi dal 2023: l'inflazione erode i guadagni
→
ITALIA. Trento, maxi truffa su criptovalute: sequestri per 877mila euro
→
USA. Dalla Ipo di Spacex, boom da 100 miliardi di investimenti nello spazio
→
MONDO. PIL. Le previsioni del Fondo Mondiale Internazionale
→
ITALIA. Reati denunciati in calo dell'1,8%. Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino in testa
→
USA. Oro, afflussi record da 31 miliardi Usd mentre i Treasury salgono: il segnale
→
ITALIA. Fondo garanzia polizze vita: tutela fino a 100mila euro per gli assicurati
→
FRANCIA. Violenze contro i possessori di cryptovalute
→
MONDO. OpenAI: non tornano 20 miliardi
→
PORTOGALLO. Banca Centrale, le banche possono pagare di più ai risparmiatori
→
ITALIA. Mutui vicini al 4%, credito al consumo alle stelle: conti correnti allo 0,20%
→
ITALIA. Consob oscura 4 siti di finanza abusiva: il totale sale a 1.838
→
MONDO. Le turbolenze nei mercati dei titoli di Stato dei Paesi ricchi. The Economist
→
GRECIA. Una tassa del 10% sui profitti delle criptovalute con una piccola esenzione
→
MONDO. Truffe con l'AI: 4 segnali d'allarme per non farsi ingannare
→
ITALIA. Giornata del credito, Bankitalia: energia, la competitività passa anche dalla finanza
→
USA. T-Bond: titoli a 10 anni venduti in asta al 5,3%
→
U.E.. Borsa. Boom dei margini di Shell
→
ITALIA. La tempesta dei bond sui mercati
→ Libretto bancario dormiente del 1961: come verificare se è prescritto
→ Libretto bancario del 1969: si può ancora recuperare la somma
→ Autentica firma autocertificazione eredi: quando è davvero obbligatoria
Qui per ricevere la newsletter nella propria casella di posta

L'aggiornamento al rialzo delle prospettive di crescita economica del FMI è stato accompagnato dagli avvertimenti della sua direttrice, Kristalina Georgieva. Fonte: Reuters
Uno dei compiti più ingrati del Fondo Monetario Internazionale (FMI) è convincere i politici che i deficit di oggi possono diventare i problemi di domani.
Eppure, questo è proprio il messaggio che viene trasmesso ai leader finanziari mondiali (ad eccezione del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent) in occasione dell'incontro annuale di quest'anno a Bangkok.
Come ha dichiarato ai giornalisti Silvana Tenreyro, capo economista: "L'economia globale si è dimostrata resiliente, ma questa resilienza sta raggiungendo i suoi limiti". Ha indicato due forze che agiscono in direzioni opposte: la geopolitica e l'intelligenza artificiale.
L'incredibile portata degli investimenti nell'intelligenza artificiale ha agito da potente motore di crescita, bilanciando gli effetti negativi dello shock energetico in corso causato dal conflitto in Medio Oriente.
Ma ha anche celato una netta spaccatura nell'economia globale, tra vincitori e vinti sia della guerra che del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale. E questa frattura minaccia di aggravare la disuguaglianza globale.
Data l'incertezza sia sulla durata della guerra che sulla redditività delle aziende di intelligenza artificiale, il fondo lancia l'allarme come un genitore che avverte i figli di un pericolo imminente.
Come discusso dai miei colleghi di World Business Report , la direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, ha dichiarato ai responsabili politici a Bangkok che un eventuale crollo dell'intelligenza artificiale ridurrebbe dell'1% il PIL globale e dell'1,8% la produzione statunitense.
Nel frattempo, il cuscinetto finanziario che ha contribuito a mantenere stabile la crescita globale si sta assottigliando.
Sebbene il Fondo monetario internazionale abbia indicato il Regno Unito come Paese dotato di un piano per ridurre il deficit di bilancio ( ecco cosa abbiamo appreso ), prevede che l'indebitamento netto nei Paesi ricchi raggiungerà il 5,2% del PIL quest'anno, il livello più alto dall'inizio della pandemia di Covid-19.
Allo stesso tempo, il costo del finanziamento tramite debito è in aumento, dovuto almeno in parte alle preoccupazioni per questo crescente indebitamento: una combinazione pericolosa, avvertono gli economisti.
Le prospettive: il messaggio del FMI da Bangkok è chiaro: il margine di manovra dei governi si sta riducendo. Devono agire ora.
(Michelle Fleury su BBC del 14/10/2026)

La crisi climatica e il proibizionismo pesano sulla salute pubblica, mentre le istituzioni faticano a dare risposte coerenti. Dall'impatto dei cambiamenti climatici sulle colture e i trasporti al sistema carcerario che perpetua disagio invece di curarlo, dall'inquadramento tardivo del cancro alle politiche su droga e droghe che colpiscono chi già è vulnerabile. Un panorama dove il consumatore resta ostaggio di scelte istituzionali difese da lobby e inerzia burocratica, non da evidenze scientifiche. Che sia clima, cibo, farmaci o diritti, manca il coraggio di dire no ai poteri consolidati.
In questo numero
→ Crisi energetica globale e stallo italiano
→ Illusione della crescita e deserto industriale. Italia al bivio: liberalizzazioni o monopoli
→ L'uomo che gira il mondo a piedi alla ricerca di formaggi rari
→ Salute globale: il multilateralismo è in crisi, ma possiamo davvero farne a meno?
→ Dovremmo guardare una tigre che aggredisce un uomo o un'esecuzione trasmessa in diretta streaming?
→ Quando gli europei diventeranno adulti di fronte a Trump?
→ La censura perfetta | I giornali, le zone grigie, e il potere degli inserzionisti pubblicitari
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 14/10/2026
→ Zuncheddu risorto dal carcere a vita. Il film
→ Emergenza casa a Firenze. Nessuno ne esce da solo
→ Cani domestici. Come prendersene cura imparando dai cani randagi in India
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 13/10/2026
→ Foglia di coca, l'OMS conferma il divieto: nessuna prova di danni
→ È ora di consentire l'uso di marijuana in carcere
→ Empatia suicida. Saad chiama il progressismo postmoderno con il suo nome
→ Weekend drogato. L’eccellenza dei fatti e dei luoghi
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 6 a 12 Ottobre 2026
→ Il carcere non è una cura. Il disagio non è reato
→ Il grado di civiltà di un paese si misura dalle sue carceri
→ Desertificazione commerciale. Occorre qualità e riumanizzare negozi e territori
→ Diesel alle stelle, ma conviene davvero passare a un’auto elettrica?
→ Noi e i nostri cani ci assomigliamo
→ Carceri, telefonini, droghe e carte di credito. La sudamericanizzazione del sistema?
→ Quando il metano ci dava una mano
→ TSO e diritto di difesa. La Consulta vuole un avvocato accanto a chi è ricoverato con la forza
→ L’Italia dei forti divari. I dati Istat sulle spese familiari non creino illusioni. Siamo incapaci
→ Cosa succede al linguaggio quando le macchine iniziano a rispondere?
→ Vacanze al fresco: il boom del turismo sta mettendo a dura prova le destinazioni più fredde
→ L’intercettazione del cancro: la nuova frontiera per fermare i tumori prima che nascano
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→
ITALIA. Clima, Italia a rischio: reti e trasporti sotto pressione fino al 2050
→
ITALIA. Clima: caffè in Sicilia, riso in crisi in Piemonte, danni per 20 miliardi
→
ITALIA. Cpr, Cassazione annulla sospensione a tre dottoresse indagate
→
MONDO. Petrolio, Iea: domanda mondiale -2,6 mln barili/g in 2026, diesel -25%
→
FRANCIA. Emissioni di gas serra stanno diminuendo a causa di aumento prezzi carburanti
→
U.E.. Pasti vegani negati, Corte UE: violata la libertà di coscienza
→
ITALIA. Cosa pensano gli italiani dei cibi ultraprocessati
→
MONDO. PIL. Le previsioni del Fondo Mondiale Internazionale
→
U.E.. Il Garante europeo traccia i confini per gli occhiali smart
→
U.E.. Materiali termoisolanti: uno su tre non rispetta le prestazioni dichiarate
→
ITALIA. Quasi una famiglia su cinque è a rischio povertà dei trasporti
→
ITALIA. Scansano (Gr) si mobilita contro la chiusura della Rsa San Giovanni
→
ITALIA. Sanità, una famiglia su 5 taglia visite: spesa scende a 113 euro
→
ITALIA. Rsa Veneto, 1.250 firme al sindaco di Treviso: «Rette insostenibili»
→
MONDO. Narcos latinoamericani: operano fino a 16 paesi europei, dice il Guardian
→
ITALIA. Gli italiani mangiano più spesso fuori casa e scelgono pasti più veloci
→
ITALIA. Il biologico conquista i ristoranti: 7 italiani su 10 lo scelgono fuori casa
→
ITALIA. Le catene della ristorazione crescono: pizzerie tra i format più replicabili
→
FRANCIA. Attacco hacker contro i supermercati, colpiti i frigoriferi: persi milioni di euro di cibo
→
ITALIA. Reati denunciati in calo dell'1,8%. Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino in testa
→
U.E.. Europa verso un altro anno di gas caro, riserve ai minimi
→
ITALIA. Dipendenze, 300mila persone in cura ogni anno: FeDerSerD chiede più personale
→
ITALIA. Congedi paritari, la critica a Roccella: l'obbligo riguarda i datori
→
U.E.. Bedrocan fallita: cannabis terapeutica a rischio nelle farmacie italiane
→
NORVEGIA. L'eroina come terapia: il programma HABIB diventa permanente
→
ITALIA. Pet therapy a Monza: il cane Ginger risveglia i sorrisi degli anziani in Rsa
→
USA. Consumo di droghe tra i giovani quasi ai minimi storici
→
ISRAELE. SafeHeart: gli psichedelici per curare il trauma dei sopravvissuti al Nova
→
ITALIA. Allarme “svapo” e sigarette elettroniche tra i giovani
→
ITALIA. Salute mentale, giornata mondiale: allarme social per i giovani
→ EUROPA. Quanto ci costa la crisi climatica
→
ITALIA. Sclerosi multipla, quasi 4 persone su 10 non riescono ad accedere al supporto psicologico
→
ITALIA. COSIsiFA. Progetto con informazioni sula salute
→
MONDO. La classifica dei migliori ospedali specializzati del mondo è una cosa seria?
→
NORVEGIA. Il Nobel per la chimica all’asimmetria delle molecole
→
NORVEGIA. Il Nobel per la Fisica all’osservazione dei neutrini con IceCube
→
NORVEGIA. Il Nobel per la Medicina all’optogenetica
→
ITALIA. Salute mentale genitori: 1 su 2 ha pensato di chiedere aiuto
→
U.E.. Trapianti: Italia seconda in Europa per donazione organi nel 2025
→
ITALIA. Savona, RSA al collasso: la provincia più penalizzata della Liguria
→
CANADA. Giudice dichiara incostituzionale il divieto di spaccio di droga
→
MONDO. Truffe con l'AI: 4 segnali d'allarme per non farsi ingannare
→
ITALIA. Diritto alla riparazione: in Gazzetta Ufficiale le nuove regole
→
USA. Sondaggio KFF: sostegno record al Medicare for All (66%)
→
ALBANIA. Nuove regole di tracciamento per la cannabis dal seme alla vendita
→
U.E.. Ex-primo ministro neozelandese all'UE: "Non puntate solo sulla sicurezza contro le droghe"
→
ITALIA. Più alberi, meno cemento: il messaggio degli italiani alle città
→
ITALIA. Bollette troppo alte, gli italiani rinunciano a termosifoni e climatizzatori: l’indagine
→
ITALIA. Ecomafia. Reati ambientali. rapporto 2026 di Legambiente
→
CONGO. L'Ebola crea nuovi focolai. I soccorritori descrivono una risposta "caotica"
→ RSA impone stanza singola per motivi sanitari: è legittimo il sovrapprezzo?
→ Anziana non autosufficiente: ASL sospende l'ADI e non propone RSA idonee
Qui per ricevere la newsletter nella propria casella di posta

L'autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari, ESMA (European Securities and Markets Authority), ha individuato il rischio geopolitico come priorità assoluta tra i criteri di vigilanza per i bilanci annuali 2026 delle società quotate. Come riporta Investment Executive, l'autorità ha pubblicato un nuovo documento sulle priorità di enforcement che gli emittenti dovranno seguire nella redazione dei prossimi bilanci.
Secondo ESMA, le tensioni geopolitiche in corso, le politiche commerciali, le sanzioni, i cambiamenti nei flussi commerciali e i conflitti regionali possono avere implicazioni dirette e indirette significative sulle operazioni delle aziende, sulle condizioni di finanziamento, sulle valutazioni degli asset e sulle proiezioni dei flussi di cassa.
Alla luce di questo scenario, l'autorità ha ricordato agli emittenti la necessità di informare gli investitori sugli impatti concreti di eventi come le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, oltre che sulle conseguenze che tali conflitti producono sui prezzi delle materie prime, sulle catene di approvvigionamento e sul commercio globale.
Questi sviluppi, ha spiegato ESMA in una nota sulla rendicontazione societaria, potrebbero avere conseguenze dirette sui bilanci, tra cui possibili svalutazioni e perdite di valore degli asset, cambiamenti nei criteri di riconoscimento dei ricavi e modifiche nella recuperabilità delle attività fiscali differite.
Allo stesso tempo, l'autorità ha sottolineato l'importanza di fornire agli investitori informazioni chiare sul rischio di liquidità, in un contesto di crescenti tensioni sui mercati finanziari globali. Nello specifico, ESMA ha indicato che gli emittenti dovrebbero fornire un'analisi completa e trasparente delle scadenze delle passività finanziarie - comprese le passività da leasing e i debiti commerciali - basata sui flussi di cassa contrattuali non attualizzati, includendo sia il capitale sia i pagamenti di interessi.
Il documento di ESMA si inserisce in un quadro più ampio di priorità per i bilanci 2026, che comprende anche aspetti legati agli accantonamenti per ristrutturazioni e debt restructuring, oltre a indicazioni sulla rendicontazione di sostenibilità e sul formato digitale ESEF per il deposito dei documenti societari.

Un'inchiesta del Guardian ricostruisce come un narcotrafficante olandese ricercato in tutta Europa sia riuscito a trasformare la Sierra Leone in quello che il quotidiano britannico definisce il primo vero "narco-stato" al mondo, infiltrandosi fino ai vertici del potere politico del Paese.
Protagonista della vicenda è Jos Leijdekkers, 35 anni, originario della cittadina olandese di Prinsenbeek, noto agli inquirenti con i soprannomi "Bolle Jos" e "Chubby Jos". Condannato in contumacia da un tribunale di Rotterdam a 24 anni di carcere per il trasporto di circa sette tonnellate di cocaina e per aver orchestrato un omicidio, l'uomo risultava da anni tra i latitanti più ricercati d'Europa. Le autorità olandesi ne avevano perso le tracce: secondo la ricostruzione del Guardian, per anni gli investigatori avevano seguito la sua ascesa nella criminalità organizzata olandese, osservando come l'ex sicario locale avesse costruito i contatti necessari per le spedizioni transatlantiche di cocaina, prima di sparire nel nulla. Quando l'intelligence olandese lo ha rintracciato in Sierra Leone nel 2024, Leijdekkers aveva già costruito dal nulla un vero e proprio impero della droga. Il trafficante era arrivato nel Paese africano nella seconda metà del 2022, spacciandosi per un investitore turco con il nome di Omar Sheriff. La svolta decisiva nella sua integrazione nell'élite del potere è arrivata con il matrimonio con Agnes Bio, figlia del presidente sierraleonese Julius Maada Bio, con cui ha messo su famiglia. Un funzionario citato dal Guardian descrive la capacità di adattamento del trafficante: "è molto abile nell'adattarsi, nel coltivare legami", osserva la fonte, sottolineando come in un nuovo Paese sia riuscito a conquistare le persone più influenti. I vertici dell'immigrazione sierraleonese gli hanno procurato un passaporto diplomatico, mentre centinaia di persone sarebbero finite sul suo libretto paga, compresi alti funzionari militari e di polizia: perfino chi avrebbe dovuto indagare sui trafficanti di cocaina sarebbe diventato suo compagno di bevute, secondo quanto riportato dall'inchiesta. I funzionari del porto sul suo libro paga arriverebbero a guadagnare 2.000 dollari al mese, oltre trenta volte lo stipendio medio nazionale. La vicenda ha avuto un costo in vite umane. Secondo l'inchiesta, almeno 14 persone sarebbero state uccise su ordine di Leijdekkers, e anche alti funzionari di polizia sarebbero stati assassinati. Tra i casi documentati figura quello di Alan Jalloh,m commerciante quarantenne rapito nell'ottobre 2025 fuori da un supermercato di Freetown da uomini incappucciati: secondo l'intelligence citata dal Guardian, l'uomo sarebbe stato ritenuto colpevole di aver "tradito" Leijdekkers in un affare di cocaina. I corpi non sono mai stati ritrovati. La polizia aveva rintracciato il fuoristrada nero utilizzato nel rapimento, ma i tre uomini arrestati sarebbero stati rilasciati lo stesso giorno dopo l'intervento di ufficiali di grado superiore. Cinque mesi dopo la scomparsa di Jalloh, la nave cargo Arconian ha lasciato il porto di Freetown. A maggio la Guardia Civil spagnola l'ha intercettata a circa 160 chilometri dalle coste del Marocco, trovando a bordo 1.279 involucri di cocaina per un peso compreso tra le 30 e le 45 tonnellate: il più grande sequestro di droga mai effettuato. Gli uomini armati a guardia del carico avevano ordine di uccidere chiunque minacciasse il convoglio e per alcuni istanti avrebbero scambiato gli agenti spagnoli per criminali rivali intenzionati a derubarli. Un ufficiale della Guardia Civil, Lucas Fernández, ha raccontato al Guardian la tensione di quei momenti, descrivendo la situazione come "molto tesa" e sottolineando che chiunque, da una parte o dall'altra, avrebbe potuto aprire il fuoco. Un agente delle Nazioni Unite citato dall'inchiesta ha commentato che, in base all'esperienza, il massimo quantitativo occultabile sarebbe di circa otto tonnellate: trenta tonnellate significherebbero invece operare alla luce del sole. Nonostante le prove raccolte dall'intelligence, l'Unione Europea ha continuato a considerare il governo Bio uno dei suoi alleati più affidabili in Africa, proseguendo un sostegno economico che dura da oltre 45 anni. Bruxelles aveva firmato, prima dell'arrivo di Leijdekkers a Freetown, un pacchetto di aiuti da 352 milioni di euro valido fino al 2027, di cui 245 milioni già erogati. Nell'agosto 2024, poche settimane dopo che l'intelligence olandese aveva confermato che il governo Bio stava proteggendo quello che viene descritto come il principale importatore di cocaina in Europa, l'UE ha concordato un ulteriore stanziamento di 90 milioni di euro. Il ministro della giustizia olandese, David van Weel, esasperato dal rifiuto di Bio di estradare Leijdekkers, chiede a Bruxelles di congelare gli aiuti allo sviluppo verso Freetown: finora solo 18 milioni di euro sono stati sospesi. Il presidente Bio, nel frattempo, ha proseguito la propria attività diplomatica: dieci giorni dopo il sequestro dell'Arconian ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, per poi recarsi a Londra per un intervento a Oxford. A Londra, dove la moglie di Bio, Fatima, fino a poco tempo fa disponeva di un alloggio popolare, un team investigativo dedicato starebbe indagando sulle estese connessioni britanniche di Leijdekkers. Un ruolo chiave nell'infrastruttura logistica sarebbe svolto da Yankuba Bio, zio della moglie di Leijdekkers, a capo del porto strategico Queen Elizabeth II Quay di Freetown. Interpellato dagli inquirenti, Yankuba Bio ha respinto le accuse definendole false e prive di fondamento, affermando che il porto non favorisce in alcun modo l'esportazione di cocaina. Le autorità sierraleonesi hanno più volte negato di essere a conoscenza della presenza di Leijdekkers nel Paese, nonostante le richieste di estradizione avanzate dai Paesi Bassi. Secondo quanto riferito da diverse testate che hanno seguito il caso, i giornalisti locali che hanno indagato sulla vicenda avrebbero subito pressioni, offerte di denaro e minacce.

Trevor Warmedahl lavorava come produttore di formaggio a livello commerciale a Seattle quando si rese conto che stava usando latte proveniente da animali che non aveva mai visto. Così, si licenziò e intraprese quella che è diventata un'odissea intorno al mondo alla scoperta di luoghi dove il formaggio viene ancora prodotto secondo i metodi tradizionali.
Nel 2019 arrivò a Ulaanbaatar, in Mongolia, e visse da solo in una yurta con un cane come compagno. Ben presto scoprì che i latticini erano sacri in quel luogo: le donne lanciavano il latte in aria prima di fare il formaggio, un gesto di rispetto chiamato libagione di latte . Visitò case dove il siero ribolliva sopra i focolari centrali e il formaggio byaslag fresco e acerbo ricopriva i tavoli. Dopo aver fatto escursioni ai santuari, notò che le persone offrivano prodotti caseari come simbolo di purezza.
Con l'arrivo dell'estate e la migrazione degli abitanti delle città verso le steppe mongole per dedicarsi all'agricoltura, Warmedahl sentì il bisogno di unirsi a loro. Salì a bordo di un treno notturno a carbone di epoca sovietica per un viaggio sgangherato attraverso il deserto del Gobi. Durante il viaggio di ritorno a Ulaanbaatar, incontrò una donna del posto che lo invitò a soggiornare presso la sua famiglia di pastori nella prateria di Zavkhan.
Quell'estate Warmedahl si svegliò prima dell'alba per mungere gli yak, inseguì il bestiame a cavallo lungo la valle, ascoltò i canti popolari dei pastori al tramonto e trasformò il latte in una cagliata disidratata agrodolce chiamata aaruul . L'esperienza lo ispirò a cercare altri luoghi che preservassero rare tradizioni casearie prima che scomparissero.
Negli ultimi sei anni, Warmedahl ha viaggiato in autostop, a piedi e in auto attraverso più di 20 paesi, documentando la produzione casearia tradizionale e gli stili di vita pastorali, e offrendo workshop sulla lavorazione naturale dei latticini . Dopo aver recentemente completato un trekking di 193 km (120 miglia) lungo il Peaks of the Balkans Trail , ha condiviso con la BBC ciò che la produzione casearia rivela di un luogo.
Hai visitato tantissimi posti: Bulgaria, Pakistan, Italia, Austria, Cambogia. Raccontaci un'avventura memorabile.
I formaggi tradizionali georgiani non hanno eguali: li chiamo "formaggi fossili" perché erano quasi scomparsi, ma stanno tornando alla ribalta nell'ambito di una più ampia rinascita culturale post-sovietica. Il momento culminante della mia esperienza è stato in Tusheti, una regione montuosa al confine con la Russia, vicino al villaggio turistico di Omalo.
I formaggi che trovo sono sempre strani, prodotti da tipi eremiti che si attengono alle vecchie tradizioni per pura testardaggine.
Mi sono presentato con indicazioni vaghe per l'accampamento estivo dei pastori, situato nel cuore della valle. È un tema ricorrente: i formaggi che trovo sono sempre in posti remoti, prodotti da eremiti che si attengono alle antiche tradizioni per pura ostinazione. Era un posto meraviglioso, solo io e il mio zaino. La valle termina su una scogliera a picco, con torri di pietra medievali in rovina. I pastori costruiscono i loro accampamenti con le rovine. Ho visto come questi uomini mungevano le pecore a mano con secchi di legno, in modo rustico. Si tratta di un formaggio simile alla feta, chiamato Tushuri guda , stagionato in otri di pelle di pecora rovesciati. Alla fine della stagione, ho percorso circa 130 km a piedi lungo la valle con loro e 300 pecore. Il gregge lo fa da generazioni: sanno dove andare. I pastori si sono semplicemente coordinati, creando un'atmosfera folle e senza regole, con i cani che abbaiavano e io che inseguivo le pecore smarrite nei burroni.
Di notte accendevamo un falò e bevevamo, e nonostante la barriera linguistica, riuscivamo a comunicare attraverso il cibo. A volte le parole non servono. Nella produzione del formaggio, se due cuori desiderano incontrarsi, troveranno un modo.
In che modo il formaggio e la sua produzione riflettono la storia e la cultura di una comunità?
Il formaggio è un'esperienza sensoriale e incarna idee più ampie sul nostro modo di vivere. Rappresenta quanto possano essere significative le culture umane. Nella sua forma migliore, il formaggio riflette questa complessa relazione tra esseri umani, paesaggi, vita microbica e bestiame in un'epoca in cui ci siamo allontanati così tanto da come viene prodotto il cibo. Ed è l'elemento culturale a tenere insieme l'intera costellazione.
Non provare una cosa una sola volta, provala dieci volte.
I formaggi che metto in evidenza rappresentano una mentalità più antica, con un senso di responsabilità verso i luoghi in cui viviamo e coltiviamo. Perciò, un po' più di selvatichezza della natura si insinua nel prodotto. [Il formaggio è] una manifestazione commestibile del luogo, della storia culturale trasformata in cibo delizioso.
Perché la produzione di formaggio è particolarmente importante oggi?
La diversità e la varietà dei formaggi sono infinite. Quando gli animali si nutrono, trasformano l'erba e interi paesaggi in latte che diventa formaggio, e gli animali possono pascolare [quasi] ovunque. Si tratta quindi di uno stile di vita che può adattarsi all'incertezza climatica e alla desertificazione, sfide reali dei nostri giorni.
I formaggi su cui mi concentro – formaggi artigianali naturali [prodotti esclusivamente con latte proveniente dagli animali dell'allevatore] – riflettono un profondo legame etico tra le persone e il bestiame e mettono in luce l'incredibile diversità delle razze autoctone. Con l'industrializzazione, questa diversità sta scomparendo a un ritmo allarmante. Pertanto, la produzione casearia in ambiente rurale mi sembra profondamente sostenibile.
C'è questo formaggio grigio-marrone norvegese, il gammelost , ricoperto di muffe come la frutta marcia. Ha il sapore di una cantina umida con una piccantezza forte e che intorpidisce la bocca. Non faceva per me. Ma la bontà è culturale. Si impara. Quindi, dico sempre: non provate qualcosa una volta, provatela dieci volte. I cibi che vi mettono a disagio aprono le porte. Ma assicuratevi di mangiarli perché siete interessati alla cultura, non perché vi sembrano strani.
Uno dei modi più semplici per dimostrare interesse per una cultura è dire: "Dammi da mangiare quello che mangi tu". Quando le persone si rendono conto che sei sincero, il rapporto si approfondisce e inizi a comprendere la loro storia attraverso il cibo. I formaggi particolari diventano emblemi culturali proprio per la loro rarità e specialità.
Allora [nel 2019], passavo d'impulso da un'esperienza di volontariato all'altra, attratto da luoghi remoti dove le persone lavoravano per proteggere e rivitalizzare i formaggi tradizionali. Fare volontariato nelle fattorie o soggiornare per un periodo in una casa colonica dove si produce formaggio sono ancora modi straordinari per andare oltre il turismo e vedere come vivono davvero le persone.
Il formaggio ti dà accesso a una comunità globale, come ad esempio al Festival del Formaggio Slow Food di Bra, in Italia. Ma qualsiasi cosa tu possa fare per vivere un'esperienza più profonda – cibo, artigianato – ne vale la pena, anche se non sempre puoi pianificare in anticipo. Se hai il cuore al posto giusto e ti lasci trasportare dall'avventura quando ti chiama, i dettagli si sistemeranno quasi sempre da soli.
Cercate il negozio o il rivenditore di formaggi che predilige i prodotti locali e chiedete quali caseifici potete e dovreste visitare. Organizzare il tutto in autonomia è più economico. Esistono anche tour a pagamento che permettono di degustare diversi formaggi in breve tempo e di conoscere a fondo il territorio. Assicuratevi solo che il costo sostenga effettivamente i produttori locali: questo è ciò che io definisco turismo "latto-culinario" responsabile.
Cercate produttori di formaggio locali e guide. È anche importante non aspettarsi che gli agricoltori "sanifichino" tutto. È normale andare in una fattoria e vedere attrezzature rotte e fango. Quando idealizziamo la tradizione, incoraggiamo gli abitanti del luogo a considerarsi come un museo. Ma gli strumenti, e la tradizione, si sono sempre evoluti.
Dobbiamo essere aperti al fatto che non tutte le nonne filano la lana sui telai fuori dalle casette di pietra. Altrimenti diventa una specie di spettacolo e stiamo spingendo gli agricoltori a trasformarsi in qualcosa che non sono per i turisti.
Senza dubbio, la Turchia . È un universo di formaggi che non riceve la giusta attenzione. Il Tulum Peyniri è emblematico dello stile di vita pastorale e dell'estremo sacrificio che è alla base della produzione casearia e – oserei dire – della vita stessa. Questo perché viene stagionato principalmente in pelli di capra pelose, quindi ha un aspetto incredibile perché può assumere forme animali. In qualche modo, non pensavo che sarebbe stato così buono. Quanto può essere buono un formaggio stagionato in pelle di capra, giusto? Era fenomenale. Sono rimasto sbalordito da sapori e consistenze intense che non avevo mai riscontrato prima in un
È giusto parlare dei formaggi turchi al pari di quelli dell'Europa occidentale. Anche luoghi più remoti vantano una varietà altrettanto ricca di formaggi affascinanti da preservare e celebrare.
(Madison Chapman su BBC del 12/10/2026)

Il multilateralismo con aspirazioni universali, incarnato in particolare dal sistema delle Nazioni Unite, sta attraversando una profonda crisi. Le rivalità tra le grandi potenze ostacolano il funzionamento di alcune istituzioni multilaterali, mentre l'ordine internazionale si sta progressivamente frammentando in blocchi concorrenti . Inoltre, le istituzioni internazionali sono regolarmente criticate per la loro lentezza e inefficacia.
Queste critiche non sono prive di fondamento: le istituzioni del sistema delle Nazioni Unite, molte delle quali create all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, faticano ad adattarsi alle dinamiche di potere del XXI secolo. Le divisioni tra gli Stati spesso paralizzano i processi decisionali e le organizzazioni internazionali devono costantemente confrontarsi con lotte di potere politiche che ne limitano la capacità di agire.
Di fronte a queste difficoltà, si moltiplicano le forme di cooperazione più ristrette: il G7 e il G20 , le coalizioni di paesi che condividono gli stessi interessi, le alleanze a geometria variabile o gli accordi regionali.
Questo "minilateralismo" presenta vantaggi concreti. Riunire un numero minore di Paesi può consentire processi decisionali più rapidi, la sperimentazione di nuove soluzioni e l'evitare l'impasse intrinseca alla ricerca di un consenso universale. Tuttavia, questa potenziale efficienza solleva anche interrogativi in termini di legittimità, equità e responsabilità: chi decide, per conto di chi e quali sono le conseguenze per chi non partecipa?
Una maggiore agilità è sufficiente a rendere queste coalizioni un'alternativa alle istituzioni universali? La risposta dipende meno dal numero di paesi seduti attorno al tavolo che dalla natura delle funzioni da svolgere, come illustra l'esempio della salute globale.
La ricerca sui beni pubblici globali dimostra che i contributi dei diversi attori non sempre si combinano allo stesso modo. Con questo termine si intendono beni dai quali nessuno può essere escluso e il cui beneficio per uno non diminuisce quello degli altri, con effetti che trascendono i confini nazionali. In alcuni casi, uno stretto coordinamento è essenziale: il controllo del traffico aereo globale, ad esempio, richiede che tutti gli attori applichino regole e standard compatibili.
In altri ambiti, gli sforzi sono cumulativi. Questo è in gran parte il caso della lotta contro il cambiamento climatico: ogni riduzione delle emissioni contribuisce al risultato collettivo. Le coalizioni dei principali emettitori possono quindi compiere progressi più rapidi su determinati obiettivi, testare soluzioni o creare incentivi affinché altri paesi vi aderiscano. Questo è il principio alla base dei "club climatici" , ovvero coalizioni di paesi che si impegnano in misure climatiche ambiziose e impongono sanzioni commerciali ai paesi che ne rimangono esclusi. Tuttavia, la ricerca rivela che questi club tendono più a integrare il quadro multilaterale che a sostituirlo.
Infine, alcuni beni comuni funzionano secondo il principio dell'"anello più debole": il livello di protezione per tutti dipende quindi dal contributo del paese meno in grado di agire. L'universalità non è quindi sempre necessaria. Ma in determinate situazioni, cessa di essere un ideale politico o morale: diventa una condizione di efficacia. La sorveglianza delle malattie infettive illustra particolarmente bene questo principio dell'"anello più debole", soprattutto quando si tratta di individuare e segnalare rapidamente una nuova minaccia.
Il controllo di alcune malattie infettive viene classicamente descritto come un bene pubblico che rappresenta l' "anello debole" della catena . Infatti, la sicurezza collettiva dipende, in particolare, dalla capacità di ciascun Paese di individuare rapidamente un nuovo agente patogeno, segnalare un focolaio e condividere le informazioni necessarie per la risposta. Un fallimento a livello locale può avere conseguenze globali: se un singolo Paese non dispone di capacità di individuazione o notifica, o non dimostra sufficiente trasparenza, mette a rischio la sicurezza di altri Paesi, esponendoli a una crisi sanitaria. La sicurezza di tutti dipende quindi dalla capacità di ogni singolo individuo, compresi i più vulnerabili.
In questa situazione, assistere i paesi con le capacità di sorveglianza più deboli non è solo una questione di solidarietà, un ideale politico o morale; è anche un modo per i paesi con le capacità più forti di rafforzare la propria sicurezza. Escludere gli stati più fragili non migliora l'efficacia del sistema. Il multilateralismo universale non è quindi più un'opzione tra le altre, ma la condizione stessa per l'efficacia collettiva.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rende possibile sia l'organizzazione della sorveglianza e dell'allerta a livello internazionale , sia la definizione di standard comuni essenziali per il flusso di informazioni e il coordinamento delle risposte.
Il ritiro degli Stati Uniti dall'OMS offre ora una prova su vasta scala dei rischi associati alla frammentazione di questa architettura. La messa in discussione del ruolo delle istituzioni internazionali da parte dell'amministrazione Trump è stata accompagnata da una preferenza per le relazioni dirette tra gli Stati e per la negoziazione di accordi bilaterali, in cui il peso politico ed economico dei partner tende a determinare l'esito dei negoziati, a scapito di meccanismi decisionali più inclusivi.
Nel campo della salute globale, un simile cambiamento rischia di portare a una crescente divergenza negli standard sanitari, nei sistemi di sorveglianza e nei meccanismi di risposta alle crisi. Ogni potenza organizzerebbe gradualmente la propria rete di cooperazione, con il rischio di assistere all'emergere di architetture sempre più frammentate e difficili da interoperare.
Sebbene sia ancora troppo presto per valutare le conseguenze a lungo termine, una recente analisi colloca questo ritiro in un'evoluzione più profonda dell'ordine internazionale da cui dipende l'OMS e sottolinea che il suo indebolimento potrebbe danneggiare gli stessi Stati Uniti.
Il problema va ben oltre la perdita di un importante finanziatore: solleva la questione della capacità di mantenere meccanismi universali di sorveglianza, allerta e coordinamento in un mondo sempre più frammentato. Di fronte a un agente patogeno capace di attraversare i confini in poche ore, nessuna potenza può proteggersi da sola in modo sostenibile.
Questi risultati non sostengono la necessità di mantenere le istituzioni multilaterali così come sono. Piuttosto, suggeriscono di riservare l'universalità laddove sia essenziale e di accettare forme di cooperazione più flessibili quando possono risultare più efficaci.
Per l'OMS, ciò significa preservare e rafforzare le funzioni che richiedono la partecipazione di tutti: i meccanismi di sorveglianza e allerta previsti dal Regolamento sanitario internazionale (RSI), nonché lo sviluppo di standard comuni.
Il Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) impone agli Stati di sviluppare capacità di individuazione e risposta e di notificare all'OMS gli eventi che potrebbero avere implicazioni internazionali; inoltre, affida all'OMS una funzione di allerta e coordinamento a livello globale.
Il Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) è giuridicamente vincolante per gli Stati Parte. In particolare, impone loro di sviluppare determinate capacità di sorveglianza e risposta, di notificare all'OMS gli eventi che potrebbero avere implicazioni internazionali e di riferire regolarmente sulla loro attuazione. Tuttavia, la sua applicazione si basa principalmente su meccanismi nazionali e sul monitoraggio organizzato dall'OMS: il RSI non prevede un meccanismo sanzionatorio tradizionale in caso di inadempienza.
Altre attività, come gli acquisti collettivi di medicinali e vaccini, possono invece essere organizzate su scala regionale o da coalizioni di paesi volenterosi, con la possibilità di estendere successivamente tali iniziative.
Riformare il multilateralismo non consiste quindi nello scegliere tra universalismo e minilateralismo, bensì nell'articolarli in base ai problemi da risolvere.
Ciò implica anche una partecipazione più efficace da parte degli Stati oggi meno influenti, nonché un'integrazione più sistematica degli attori non statali, come le autorità locali, le università, il settore privato, le fondazioni e le organizzazioni della società civile.
Per la Francia e l'Unione Europea, questa riflessione non è meramente teorica. In un mondo in cui le regole comuni si indeboliscono a favore delle dinamiche di potere, le potenze di medio livello dispongono di un numero inferiore di leve rispetto alle potenze maggiori. La letteratura dimostra inoltre che tradizionalmente hanno privilegiato le istituzioni internazionali, il multilateralismo e la formazione di coalizioni, elementi che consentono loro di accrescere la propria capacità di influenza.
A questo proposito, il disimpegno americano apre uno spazio particolare per l'Europa. Una recente analisi suggerisce che l'Unione Europea potrebbe contribuire a preservare un ordine internazionale basato sulle regole e a unire una coalizione di paesi che condividono questo interesse, evidenziando al contempo i limiti politici, di bilancio e militari che ancora ne restringono la capacità di leadership.
Per la Francia, come per l'Europa, difendere il multilateralismo significa quindi non preservare le istituzioni esistenti così come sono, né rifiutare le coalizioni più piccole. Si tratta di una scelta strategica in un mondo in cui le dinamiche di potere tendono a prevalere sulle regole comuni.
La sfida, quindi, non consiste nello scegliere tra multilateralismo universale, regionalismo e coalizioni limitate. Consiste nel saperli articolare e nel preservare l'universalità laddove essa rimane insostituibile.
(Marie-Paule Kieny - Esperta di sanità pubblica internazionale, presidente del consiglio di amministrazione di DNDi (Drugs for Neglected Diseases Initiative) e del Medicines Patent Pool, nonché collaboratrice di lunga data di The Conversation France -, Michele Kazatchkine - Ricercatore senior presso il Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra -, Santa Kahlaoui de Courcelles - Direttrice della Coalizione globale per la giustizia sociale, OIL, Università di Ginevra - su The Conversation del 13/10/2026)

Non è mai stato così facile accedere a immagini di persone ferite, mutilate e uccise. Due casi recenti si sono concentrati su storie molto diverse e di grande risonanza, relative alla condivisione di filmati raccapriccianti di morti.
Sono circolate numerose immagini di un uomo britannico sbranato a morte da una tigre dopo essere entrato nel suo recinto in un parco faunistico dello Yorkshire. Il Dipartimento della Difesa statunitense ha inoltre in programma di trasmettere in diretta streaming l' esecuzione federale di Nidal Hassan , che uccise 13 soldati disarmati in un attacco del 2009 .
Spesso vediamo nei notiziari filmati di disastri naturali come le alluvioni in Nepal , con immagini terribili di persone che fuggono verso una morte quasi certa.
Alcuni sostengono che le piattaforme tecnologiche e i media abbiano la responsabilità di non condividere tali filmati. E i singoli individui? Abbiamo la responsabilità di non condividere o guardare tali filmati?
In una dichiarazione sulla morte della tigre, la polizia britannica ha chiesto alla popolazione di non condividere i video che circolano online. Nonostante ciò, il video è visibile su alcuni siti di notizie ed è stato ampiamente condiviso sui social media, come Facebook.
Riguardo alla proposta di una diretta streaming negli Stati Uniti, il Segretario alla Guerra americano Pete Hegseth ha dichiarato: "Le persone devono capire che questo tipo di azioni comportano gravi conseguenze". Tuttavia, l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che la diretta streaming equivarrebbe a "un'esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura".
La trasmissione (o la condivisione) di tale materiale solleva due principali questioni etiche. La prima riguarda i danni. La seconda la dignità. Entrambe si applicano sia alle reti e alle piattaforme, sia a noi come individui.
I danni derivanti dalla visione di contenuti espliciti e violenti sono ben documentati. I moderatori di contenuti che visionano e filtrano filmati espliciti dai social media presentano alti tassi di disturbo da stress post-traumatico (PTSD) . I bambini esposti a filmati espliciti online subiscono danni che vanno dal disagio emotivo all'aumento del comportamento aggressivo .
Anche la visione di tali filmati può comportare danni indiretti. Trattare le immagini di morti violente come uno spettacolo mina qualità come la compassione, che gli eticisti che sottolineano l'importanza della virtù, come Aristotele, ritengono necessarie per il nostro benessere .
Che dire delle persone riprese in questi filmati? Visionare o condividere filmati espliciti della morte di una persona violerebbe quasi certamente la sua privacy e minerebbe la sua dignità.
Il filosofo illuminista Immanuel Kant, famoso come il fondatore del nostro pensiero etico basato sui diritti, sosteneva che gli esseri umani possiedono un valore e una dignità intrinseci . Gli eticisti che seguono Kant affermano che utilizzare la morte di una persona come spettacolo pubblico viola i suoi diritti e la sua dignità, poiché la usa come mezzo per raggiungere un fine .
Anche la semplice visione del filmato per morbosa curiosità viola il diritto alla privacy della persona, o ignora la sua probabile volontà di non veder condiviso quel filmato.
Le preoccupazioni relative alla dignità umana sono state al centro delle critiche alla decisione di trasmettere in diretta streaming l'esecuzione negli Stati Uniti. Kyinzom Dhongdue di Amnesty International ha osservato : "Trasformare un'uccisione sancita dallo Stato in uno spettacolo pubblico non fa che aggravare la crudeltà della pena di morte".
C'è anche l'elemento della dignità in relazione a tutti noi. Abbiamo tutti interesse a vivere in società in cui la dignità umana sia valorizzata. È significativo che politici così diversi tra loro come Barnaby Joyce di One Nation e Sarah Hanson-Young dei Verdi condannino entrambi i piani di trasmettere in diretta streaming l'esecuzione, per questi motivi .
Potrebbero esserci delle ragioni che rendono lecito – o addirittura positivo – guardare filmati di questo tipo? Credo di sì, in alcune circostanze.
In primo luogo, potremmo sentire il dovere di testimoniare . Questa sembra essere stata la motivazione che ha spinto i media a condividere le immagini dei sopravvissuti ai campi di concentramento alla fine della seconda guerra mondiale. In molti casi simili, proviamo anche il desiderio di sensibilizzare l'opinione pubblica su questi orrori per impedire che si ripetano.
Nessuno di questi motivi sembra applicarsi al caso dell'incidente con la tigre o dell'esecuzione pubblica, sebbene possa giustificare la proiezione di filmati delle recenti alluvioni in Nepal, in cui diverse persone sono state travolte dalla corrente.
In secondo luogo, potremmo avere la sensazione che, quando lo Stato esegue un'esecuzione o compie altre azioni spiacevoli, lo faccia in nostro nome o in quanto nostri rappresentanti eletti. Spesso abbiamo un legittimo interesse alla trasparenza e al controllo .
Tali considerazioni non sembrano affatto applicabili al filmato della tigre. Persino nel caso dell'esecuzione, al massimo sarebbero necessari alcuni testimoni, non una diretta streaming.
Il terzo motivo a favore della visione di tali filmati è che potrebbero prevenire futuri crimini commessi da altri. Sebbene ciò non si applichi ovviamente ai casi della tigre o del Nepal, potrebbe essere valido nel caso dell'esecuzione. Certamente, sembra essere questa la tesi di Hegseth. Tuttavia, le prove a sostegno di questa tesi sono scarse .
In questo mondo ad alta tecnologia, dove le piattaforme sono spesso scarsamente regolamentate, spetterà sempre più a noi prendere queste decisioni. Abbiamo meno potere individuale rispetto alle piattaforme tecnologiche, ma le nostre scelte individuali possono sommarsi e causare molti danni a noi stessi e agli altri.
Dovremmo fermarci a riflettere su cosa vorremmo se la nostra morte venisse filmata e la nostra dignità o la nostra privacy fossero a rischio. Dovremmo anche pensare a che effetto ci provoca la visione di tali filmati.
(Jacqueline Boaks - Filosofo, Centro di etica applicata della Curtin University - su The Conversation del 13/10/2026)

E’ bene premettere quanto sia principio noto e consolidato che la violazione delle regole di condotta non determina di per sé l’invalidità dell’investimento e il conseguente accoglimento di una domanda restitutoria, potendo dare luogo unicamente al risarcimento del danno patito. Inoltre, lamentare di essere stati indotti dal personale dell’Intermediario a investire in prodotti complessi e rischiosi si risolve in una doglianza attinente alla dinamica dei rapporti tra il cliente e il personale stesso.
La prova di tali circostanze, come da costante orientamento dell’ACF, si colloca al di fuori dell’applicazione del principio di inversione dell’onere della prova di cui all’art. 23, comma 6, del TUF; pertanto, il relativo onere incombe sul ricorrente, tenuto a fornire idonee evidenze al riguardo per evitare che l’Intermediario si trovi nella posizione di dover dimostrare un fatto negativo.
Con riferimento all’adempimento degli obblighi informativi, occorre verificare se l’Intermediario sia tenuto ad osservare le disposizioni sulla consegna del KID previste dal Regolamento (UE) n. 1286/2014 (Regolamento PRIIPs) e dal Regolamento Delegato (UE) 2017/653 (RTS PRIIPs), oltre al quadro normativo generale dei servizi di investimento e, in particolare, ai principi della disciplina MiFID applicabili all’attività degli intermediari soggetti a tale obbligo.
In sintesi, alla luce di tale normativa, chi eroga consulenza su prodotti PRIIPs deve fornire gratuitamente (e non solo rendere disponibile) il KID; tale consegna deve avvenire prima che il contratto diventi vincolante, anche in presenza di un eventuale diritto di ripensamento. Ciò, peraltro, al fine di garantire che il cliente possa conservare e riprodurre il documento fornitogli anche in un momento successivo.
Tutti questi aspetti devono essere tenuti in debita considerazione dall’interprete del diritto che intenda eccepire le criticità connesse all'opacità informativa sulla disclosure dei costi dell’investimento, trattandosi di valutazioni da effettuare a seguito di uno studio approfondito della potenziale controversia.
La censura principale può invece riguardare la mancata disclosure circa gli ingenti costi di ingresso degli investimenti. A determinate condizioni, è del tutto legittimo che il cliente investitore eccepisca di non essere stato reso edotto in proposito, ovvero di esserne venuto a conoscenza solo diversi giorni dopo la sottoscrizione dei prodotti interessati.
Tale doglianza trova fondamento nel presupposto che l’elevata incidenza dei costi associati ai prodotti contestati fa emergere più che fondati dubbi circa l’effettiva adeguatezza degli stessi. Un’adeguatezza da intendersi qui come coerenza economico-finanziaria dell’investimento complessivamente proposto, ove solo si consideri il divario (gap) tra i rendimenti attesi (quali risultanti anche dai KID) e i costi commissionali, a prescindere dalle specifiche preferenze di rischio-rendimento del cliente.
Ulteriormente, elementi quali la trading history e la profilatura, qualora deponessero a favore di un profilo di investimento prudente, costituirebbero un'ulteriore aggravante. A ciò si aggiunge il potenziale pregiudizio derivante dall'età avanzata dell'investitore, elemento che ne accentua la vulnerabilità e impone all’Intermediario, nella sua qualità di prestatore di servizi, un grado di diligenza valutativa nettamente più elevato.
Anche il fattore temporale gioca un ruolo determinante nella valutazione della disclosure. L’Intermediario rimane infatti onerato di dimostrare le modalità con cui ha fornito il KID, mentre il cliente deve essere posto nella condizione di compiere una scelta effettiva e consapevole, ricevendo la documentazione informativa con tempistiche e modalità idonee a consentirne la lettura in tempo utile prima dell’operazione.
Tali tutele appaiono difficilmente rispettate laddove le operazioni contestate siano state disposte di persona presso la filiale di riferimento, come peraltro dimostrabile dalla documentazione prodotta in atti.
Una corretta perimetrazione delle doglianze, affiancata da una ricostruzione fattuale idonea a supportare il sospetto di una criticità insanabile sulla trasparenza dei costi, avvalora il legittimo dubbio che l’investitore non sia stato messo di fronte a una reale scelta, la quale pare invece essere stata compiuta unilateralmente dall’Intermediario.
Nel complesso, appare dunque ragionevole ricostruire il contesto in cui si sono sviluppati i rapporti: ovvero di persona, presso una filiale dell’Intermediario. Ipotizzando un colloquio diretto tra il cliente e il consulente, difficilmente l’invio tramite posta elettronica o la mera messa a disposizione del KID nell’area riservata avrebbero garantito al cliente la reale possibilità di prenderne visione prima del conferimento degli ordini. Il punto centrale risiede proprio nel fatto che il rapporto si è instaurato di persona, mentre l'invio via e-mail è avvenuto solo per mera compiacenza.
Si noti che questa ricostruzione esula dai noti limiti che impongono di non considerare l’atteggiamento del personale dell’Intermediario: a ben vedere, l’iter logico-argomentativo conduce il giudicante a una conclusione immanente e verosimile, la quale, pur non essendo strettamente necessaria per far sorgere la responsabilità, certifica come le concrete modalità dello svolgimento dei fatti abbiano determinato la criticità insanabile lamentata dal cliente.
In conclusione, un’accurata indagine personalizzata e una selezione strategica dei fatti risultano fondamentali non solo in termini persuasivi, ma soprattutto per conferire credibilità e rigore logico (al di là di aspetti meramente emotivi o empatici) alla censura del comportamento tenuto dall’Intermediario.

Ieri i comitati di redazione di Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore e Stampa hanno messo nero su bianco che «la distinzione tra attività giornalistica, interessi degli inserzionisti e strategie commerciali delle aziende editoriali non può avere deroghe o zone grigie» e occorre «difendere la professionalità, la deontologia e la reputazione delle giornaliste e dei giornalisti».
Il problema è che quelle zone grigie esistono da tempo e nessuno le ha mai davvero chiuse.
Il riferimento è all’inchiesta di Napoli su Multiversity-Pegaso. Secondo gli investigatori, soldi di pubblicità e rapporti commerciali sarebbero serviti a ottenere articoli favorevoli, a smussare notizie scomode o a farle sparire. Nelle carte compaiono quasi tutti i grandi giornali italiani e figure di primo piano: Mario Orfeo per Repubblica, Andrea Malaguti per La Stampa, Claudio Cerasa per il Foglio, Francesco Cancellato per Fanpage, Peter Gomez per il Fatto Quotidiano.
Sono ipotesi tutte da dimostrare, e non tutto ciò che viene descritto è automaticamente un reato.
L'indagine ha avuto comunque una sua utilità perché ha fatto riscoprire improvvisamente il sistema delle garanzie: nessuna intercettazione sul caso Pegaso-stampa è uscita sui giornali, in meticoloso rispetto della legge, come ha notato ieri Claudio Caprara su Substack.
Ma chi pensa che il problema della libertà di stampa si esaurisca nel codice penale si sbaglia di grosso.
La censura più efficace non arriva da fuori. È quella che si fa da soli. Non servono ordini, telefonate o interventi del direttore. Basta sapere che una notizia può far perdere un inserzionista importante o una collaborazione commerciale. A quel punto molti scelgono di non cercarla.
Nella politica queste cose si vedono meglio. Gli orientamenti dei giornali sono noti, le omissioni si confrontano, le deformazioni vengono contestate. In televisione è già più difficile: tempi stretti, talk show partigiani, censurati che non si vedono. Quando però entrano in gioco gli interessi economici dell’editore o dei grandi inserzionisti, diventa quasi impossibile accorgersene. Chi conosce i contratti pubblicitari? Chi sa quanto pesa davvero un cliente sul bilancio di un quotidiano? Chi può scoprire un’inchiesta che non è mai stata commissionata?
La stampa italiana ha una lunga tradizione in questo campo. Il Giorno nasce dall’Eni, La Stampa e poi Repubblica dalla Fiat, Il Messaggero dalla Montedison e oggi da Caltagirone, il Corriere salvato negli anni Ottanta da Fiat, Pirelli, Montedison e Mediobanca. I giornali servivano anche a proteggere gli interessi dei proprietari. Spesso non c’era nemmeno bisogno di intervenire: si sapeva già di cosa conveniva non parlare.
Non è solo storia antica. Nell’aprile 2024, con Repubblica ancora in mano agli Agnelli-Elkann, centomila copie di Affari & Finanza finirono al macero perché contenevano un pezzo di Giovanni Pons che toccava Stellantis. La redazione sfiduciò il direttore con 164 voti a 55. Due anni dopo, a settembre 2026, lo stesso comitato di redazione – con un altro proprietario e un altro direttore – è tornato a protestare per un’intervista non proprio graffiante a John Elkann.
Carlo Calenda ha più volte accusato Repubblica di non aver raccontato con sufficiente indipendenza la crisi di Stellantis e i suoi rapporti con gli aiuti pubblici. Ma gli attacchi della politica ai giornali su questo terreno sono rari, e si capisce perché: chi li muove teme ritorsioni. O peggio, di non essere più trattato affatto, come denunciava instancabilmente Marco Pannella, che peli sulla lingua non ne aveva.
Oggi forse il proprietario non è il problema principale. Secondo l’AGCOM, tra il 2020 e il 2024 i ricavi dalle vendite dei quotidiani sono crollati da 865 a 551 milioni, quelli pubblicitari da 507 a 425. La pubblicità cala meno delle copie e il suo peso sui ricavi complessivi sale dal 33,5 al 37,4 per cento. Un giornale fragile diventa più ricattabile. Non serve comprarlo: basta comprarne la pubblicità. Qui sta il pericolo: non occorre comprare un giornale per influenzarlo, può bastare comprarne la pubblicità. Se è stato sempre vero, oggi è più vero ancora.
Il danno più grave non è la notizia ritoccata o ritardata. È quella che non viene mai cercata. Il giornalista che non propone un tema perché sa già la risposta del direttore, il direttore che anticipa i desideri dell’editore senza bisogno di chiedere. È la censura perfetta: non lascia documenti, non ha responsabili, non produce scandali.
Non si può affidare ai magistrati il compito di garantire l’indipendenza delle redazioni. Sarebbe un paradosso pericoloso.
Servono trasparenza sui rapporti economici rilevanti, separazione reale tra informazione e pubblicità, e autonomia professionale dei giornalisti. Sarebbe utile sapere se l’Ordine e la Federazione nazionale della stampa se ne stanno occupando, oltre ai CDR delle testate coinvolte.
Il principio è semplice: il giornale vende informazione ai cittadini e spazi pubblicitari alle imprese. Sono due attività distinte. Se la distinzione sparisce, non c’è bisogno di abolire la libertà di stampa. Basta svuotarla.
(Marco Taradash su La Linea- Linkiesta del 14/10/2026)

L'Italia fatica su più fronti: energia cara e stallo industriale, carceri sovraffollate che non risolvono nulla, case inaccessibili, prezzi dei carburanti fuori controllo. Mentre le istituzioni tardano a decidere su liberalizzazioni e autonomia energetica, cresce il carico su famiglie e servizi pubblici. Questa settimana torniamo sui nodi strutturali che il paese continua a rimandare, dalle infrastrutture al disagio sociale trattato come reato anziché come problema.
In questo numero
→ Crisi energetica globale e stallo italiano
→ Illusione della crescita e deserto industriale. Italia al bivio: liberalizzazioni o monopoli
→ Zuncheddu risorto dal carcere a vita. Il film
→ Emergenza casa a Firenze. Nessuno ne esce da solo
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 13/10/2026
→ Foglia di coca, l'OMS conferma il divieto: nessuna prova di danni
→ È ora di consentire l'uso di marijuana in carcere
→ Empatia suicida. Saad chiama il progressismo postmoderno con il suo nome
→ Weekend drogato. L’eccellenza dei fatti e dei luoghi
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 6 a 12 Ottobre 2026
→ Estra Energie (maggioranza pubblica): ricavi giù nel 2025 e il nodo clienti. Conti e domande aperte
→ Il petrolio accende la miccia, i debiti sovrani fanno esplodere i conti
→ USA: la guerra ai cartelli della droga copia il modello anti-terrorismo islamico
→ Il carcere non è una cura. Il disagio non è reato
→ Il grado di civiltà di un paese si misura dalle sue carceri
→ Desertificazione commerciale. Occorre qualità e riumanizzare negozi e territori
→ Diesel alle stelle, ma conviene davvero passare a un’auto elettrica?
→ Sam Altman non è Oppenheimer. Dovremmo affidargli il futuro dell’umanità?
→ Carceri, telefonini, droghe e carte di credito. La sudamericanizzazione del sistema?
→ Quando il metano ci dava una mano
→ TSO e diritto di difesa. La Consulta vuole un avvocato accanto a chi è ricoverato con la forza
→ L’Italia dei forti divari. I dati Istat sulle spese familiari non creino illusioni. Siamo incapaci
→ Cosa succede al linguaggio quando le macchine iniziano a rispondere?
→ Vacanze al fresco: il boom del turismo sta mettendo a dura prova le destinazioni più fredde
→ L’intercettazione del cancro: la nuova frontiera per fermare i tumori prima che nascano
→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→ L’Europa non dipende più dal gas russo, ma l’autonomia energetica è lontana
→ Clima, la scienza non è un’opinione
→ Firenze. La collina spianata per un parcheggio albergo di lusso
→ Rette RSA. Se assistenza e cura non sono separabili paga il SSN
→ Marasma carburanti. Incapacità e mancanza di prospettive. Verso il peggio
→ Quali saranno le conseguenze di El Niño e dei potenziali eventi meteorologici estremi sui viaggi?
→ Polizza assicurativa vita: profili di responsabilità per mancata riattivazione
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 07/10/2026
→ Biciclette nel cortile condominiale quando il parcheggio è consentito
→
ITALIA. Scansano (Gr) si mobilita contro la chiusura della Rsa San Giovanni
→
ITALIA. Sanità, una famiglia su 5 taglia visite: spesa scende a 113 euro
→
ITALIA. Rsa Veneto, 1.250 firme al sindaco di Treviso: «Rette insostenibili»
→
ECUADOR. Missione italiana al porto di Guayaquil contro il narcotraffico
→
MONDO. Narcos latinoamericani: operano fino a 16 paesi europei, dice il Guardian
→
ITALIA. Droga e telefoni in carcere, arrestato agente della Penitenziaria a Monza
→
ITALIA. Gli italiani mangiano più spesso fuori casa e scelgono pasti più veloci
→
ITALIA. Il biologico conquista i ristoranti: 7 italiani su 10 lo scelgono fuori casa
→
ITALIA. Le catene della ristorazione crescono: pizzerie tra i format più replicabili
→
ITALIA. Crociere, crescono i passeggeri: previsto un +4,3% sul 2025
→
FRANCIA. Attacco hacker contro i supermercati, colpiti i frigoriferi: persi milioni di euro di cibo
→
ITALIA. Reati denunciati in calo dell'1,8%. Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino in testa
→
USA. Oro, afflussi record da 31 miliardi Usd mentre i Treasury salgono: il segnale
→
ITALIA. Shopping Natale 2026: italiani prudenti, cresce l'uso dell'AI
→
U.E.. Europa verso un altro anno di gas caro, riserve ai minimi
→
ITALIA. Dipendenze, 300mila persone in cura ogni anno: FeDerSerD chiede più personale
→
ITALIA. Congedi paritari, la critica a Roccella: l'obbligo riguarda i datori
→
U.E.. Bedrocan fallita: cannabis terapeutica a rischio nelle farmacie italiane
→
MESSICO. La guerra dei cartelli rende Sinaloa a "rischio estremo"
→
NORVEGIA. L'eroina come terapia: il programma HABIB diventa permanente
→
ITALIA. Agcom, sanziona due società per circa 830.000 euro sul teleselling
→
FILIPPINE. Camera approva il divieto di accesso ai social media per i minori di 13 anni
→
COLOMBIA. Droga su voli militari, sotto accusa l'ex 'first lady' colombiana
→
ITALIA. Diffamazione social: lecita se poggia su un fatto vero. Cassazione
→
ITALIA. Fondo garanzia polizze vita: tutela fino a 100mila euro per gli assicurati
→
ITALIA. Pet therapy a Monza: il cane Ginger risveglia i sorrisi degli anziani in Rsa
→
USA. Consumo di droghe tra i giovani quasi ai minimi storici
→
ISRAELE. SafeHeart: gli psichedelici per curare il trauma dei sopravvissuti al Nova
→
ITALIA. Consumi: timori riducono budget per gli acquisti delle feste
→
ITALIA. La prudenza entra nel carrello della spesa. 78% acquista promozioni
→
ITALIA. Allarme “svapo” e sigarette elettroniche tra i giovani
→
ITALIA. Consumi fuori casa a 102 miliardi, ma crescono solo fascia alta e pranzi
→
ITALIA. Antitrust: le tv abbassino i prezzi delle partite di Serie A
→
ITALIA. Salute mentale, giornata mondiale: allarme social per i giovani
→
ECUADOR. Giudice assolve 32 pescatori di barche distrutte dagli USA
→
MESSICO. Concerti usati per riciclare denaro dei narcotrafficanti
→
ITALIA. Dal 2019 al 2025 scomparse 111mila imprese al dettaglio nei comuni
→
FRANCIA. Violenze contro i possessori di cryptovalute
→ AMERICHE. L'America Latina è stata contagiata dalla febbre delle motociclette
→
MONDO. OpenAI: non tornano 20 miliardi
→ EUROPA. Quanto ci costa la crisi climatica
→
ITALIA. Sclerosi multipla, quasi 4 persone su 10 non riescono ad accedere al supporto psicologico
→
ITALIA. COSIsiFA. Progetto con informazioni sula salute
→
MONDO. La classifica dei migliori ospedali specializzati del mondo è una cosa seria?
→
NORVEGIA. Il Nobel per la chimica all’asimmetria delle molecole
→
NORVEGIA. Il Nobel per la Fisica all’osservazione dei neutrini con IceCube
→
NORVEGIA. Il Nobel per la Medicina all’optogenetica
→
USA. SpaceX sbarca nella telefonia mobile
→
ITALIA. Nuova legge elettorale. Votano anche i fuorisede
→
NORVEGIA. Premio Nobel 2026 per la Pace va alla giurista sudafricana Novanathem “Navi” Pillay
→
U.E.. Import di veicoli ibridi cinesi sul mercato europeo e terre rare. Intesa con la Cina
→
ITALIA. Affitti brevi, la Consulta boccia la legge dell'Emilia-Romagna
→
U.E.. Cybersecurity, tre lavoratori europei su quattro ricevono email sospette
→
ITALIA. Pixel di tracciamento nelle email: dal 29 ottobre nuove regole del Garante
→
U.E.. Tassare le big tech: le mosse di Ue e Italia su CORE e web tax
→
PORTOGALLO. Banca Centrale, le banche possono pagare di più ai risparmiatori
→
ITALIA. Mutui vicini al 4%, credito al consumo alle stelle: conti correnti allo 0,20%
→
ITALIA. Consob oscura 4 siti di finanza abusiva: il totale sale a 1.838
→
ITALIA. Nobel per la Pace Navi Pillay: nel 2010 strigliò l'Italia sui migranti
→
ITALIA. Salute mentale genitori: 1 su 2 ha pensato di chiedere aiuto
→
U.E.. Trapianti: Italia seconda in Europa per donazione organi nel 2025
→
ITALIA. Savona, RSA al collasso: la provincia più penalizzata della Liguria
→
COLOMBIA. Narco-sub verso l'Europa che esplodono se intercettati
→
CANADA. Giudice dichiara incostituzionale il divieto di spaccio di droga
→
ROMANIA. Depenalizzazione consumo droghe. Il NO della Procura
→
ITALIA. Produzione industriale in calo
→
MONDO. Le turbolenze nei mercati dei titoli di Stato dei Paesi ricchi. The Economist
→
GRECIA. Una tassa del 10% sui profitti delle criptovalute con una piccola esenzione
→
ITALIA. Nel patrimonio pubblico ci sono più di 100mila abitazioni che non vengono utilizzate
→
MONDO. Truffe con l'AI: 4 segnali d'allarme per non farsi ingannare
→
ITALIA. Adozioni internazionali a coppie gay: il caso approda alla Consulta
→
ITALIA. Videosorveglianza irregolare: Garante Privacy sanziona il Comune di Arvier
→
U.E.. Cedu: la legge Pinto si applica anche ai processi tributari
→
ITALIA. Diritto all'oblio: il Tribunale di Milano ordina a Google nuove regole
→
IRLANDA. X di Musk perde in tribunale contro il regolatore dei media
→
ITALIA. Diritto alla riparazione: in Gazzetta Ufficiale le nuove regole
→
USA. Sondaggio KFF: sostegno record al Medicare for All (66%)
→
ITALIA. Affitti brevi, in arrivo la super banca dati contro gli irregolari
→
ALBANIA. Nuove regole di tracciamento per la cannabis dal seme alla vendita
→
CANADA. Cannabis legale: negozi non aumentano la criminalità a Toronto e Ottawa
→
COLOMBIA. I raid USA non fermano le narcolance dalla Guajira
→
U.E.. Ex-primo ministro neozelandese all'UE: "Non puntate solo sulla sicurezza contro le droghe"
→
INDIA. Colombia rafforza la cooperazione con l'India contro i cartelli della droga
→
ITALIA. Le spese per i consumi delle famiglie - Istat
→
ITALIA. Più alberi, meno cemento: il messaggio degli italiani alle città
→
ITALIA. Bollette troppo alte, gli italiani rinunciano a termosifoni e climatizzatori: l’indagine
→
ITALIA. Ecomafia. Reati ambientali. rapporto 2026 di Legambiente
→
CONGO. L'Ebola crea nuovi focolai. I soccorritori descrivono una risposta "caotica"
→
ITALIA. Giornata del credito, Bankitalia: energia, la competitività passa anche dalla finanza
→
USA. T-Bond: titoli a 10 anni venduti in asta al 5,3%
→
U.E.. Borsa. Boom dei margini di Shell
→
ITALIA. Al via le domande per il bonus affitti dedicato ai genitori separati
→
ITALIA. La tempesta dei bond sui mercati
→
ITALIA. Call center, Consiglio di Stato: confermato diritto all'operatore umano
→
MONDO. Occhiali smart sotto accusa: indagini e divieti in Australia, Europa, USA
→
MONDO. Migranti, Onu: due minori su tre arrivano soli in Europa
→
ITALIA. Il Madoff delle Langhe rinviato a giudizio con 25 capi di imputazione e Fideuram risarcisce
→
ITALIA. Rapporto Gimbe sul SSN
→
USA. NYT: Usa trasferiscono droni "killer" Reaper in Colombia ed Ecuador
→
SPAGNA. Andalusia, le narco-bande si militarizzano con armi da guerra e droni
→
USA. SEC: falsi bot IA e certificati fasulli, 15 milioni di dollari rubati
→
ITALIA. Consob testa l'IA contro l'abusivismo finanziario, decisioni restano umane
→
ITALIA. Nuovo Btp Valore: cedole crescenti in tre step dal 19 ottobre
→
ITALIA. Euro digitale, Italia in testa per banche coinvolte: ecco quali
→
ITALIA. Cresce la raccolta differenziata, ma aumenta la produzione di rifiuti. Istat
→
FRANCIA. Le sanzioni pecuniarie fisse per l'uso di droghe sono in aumento
→
INDIA. L'astrologia finanziaria avanza
→
FRANCIA. Il capo della Banca di Francia avverte: il Paese rischia di essere strozzato dai tassi
→
FRANCIA. Tra il mercato dei bond e le barricate
→
MONDO. Perché i rendimenti dei bond sono così alti
→
U.E.. La turbolenza sui bond impone alla Bce di mettere in pausa il quantitative tightening
→ Corso formazione non frequentato: come contestare il pagamento preteso
→ Prenotazione B&B annullata: è legittima la trattenuta del 100%?
→ Eredità casa e risparmi per erede straniera senza permesso di soggiorno
→ Palestra chiede doppia iscrizione annuale: quando è legittimo contestarla
→ Attivazione fibra: slot Open Fiber prenotati e vincoli EstraCom, è legittimo?
→ Contratto vending con tacito rinnovo: come recedere per inadempimento
→ Multa per invio PEC con documenti non in PDF: come fare ricorso
→ Ristrutturazione bagno con danni e vizi: come diffidare l'impresa
→ Lavori Ater: danni in casa e aumento affitto senza nuovo ISEE
→ Guasto fibra Poste senza ticket: come documentarlo e chiedere indennizzo
→ Pacchetto viaggio con date cambiate dopo l'acquisto: si può annullare senza penale
→ Contratto firmato a 19 anni: come contestare la richiesta di pagamento tardiva
→ Libretto bancario del 1969: si può ancora recuperare la somma
→ Contratto con istituto estero: come ottenere il rimborso dopo il recesso
→ Fatture Fastweb dopo passaggio a Sky: quando sono dovute
→ Autentica firma autocertificazione eredi: quando è davvero obbligatoria
→ RSA impone stanza singola per motivi sanitari: è legittimo il sovrapprezzo?
→ Anziana non autosufficiente: ASL sospende l'ADI e non propone RSA idonee
→ Lavori condominiali per vizi costruttivi: come si ripartiscono le spese
→ Sanatoria edilizia condominiale bloccata: come sbloccarla senza tutti i condomini
→ Recesso TimVision: decorre da attivazione effettiva o da richiesta?
→ Multa assicurazione scaduta: posso contestarla se ne ho già pagata un'altra
→ Auto elettrica con guasto ricorrente alla batteria: quali diritti ha il consumatore
→ SPID per residenti AIRE: documenti non aperti dal gestore, cosa fare
Per riceve la newsletter nella propria casella di posta, clicca qui


Quando un amministratore di condominio si dimette, la gestione dell'edificio non può trasformarsi in un vuoto amministrativo a danno dei proprietari. Tra gli adempimenti da non trascurare vi è il pagamento dei premi assicurativi, fondamentale per mantenere attive le coperture previste dalla polizza condominiale.
Il Tribunale di Lecco, con la sentenza n. 370/2026, ha affrontato il caso di un amministratore dimissionario che non aveva provveduto al pagamento del premio assicurativo. Il condominio, rimasto senza copertura al verificarsi di un sinistro, non ha potuto ottenere l'indennizzo previsto. Il tribunale ha ritenuto il comportamento dell'amministratore dimissionario contrario ai canoni della buona fede nell’esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.), che impone alla parte di salvaguardare l'interesse dell’altra, nei limiti del ragionevole sacrificio, condannando quindi l'amministratore a risarcire il danno al condominio.
La vicenda richiama l'attenzione su un aspetto essenziale: le dimissioni non giustificano l'abbandono degli adempimenti necessari a evitare danni al condominio. Occorre tuttavia valutare, caso per caso, quali obblighi gravassero sull'amministratore uscente e se la sua condotta abbia effettivamente causato il pregiudizio economico.
Come possono tutelarsi quindi i condòmini?
Sarà necessario adottare alcune precauzioni: verificare la copertura assicurativa del fabbricato e le scadenze dei premi, richiedere un passaggio di consegne documentato, comprensivo di polizze, pagamenti e adempimenti ancora da eseguire; controllare tempestivamente la situazione assicurativa dopo la nomina del nuovo amministratore e in caso di danni, conservare polizze, comunicazioni, ricevute e documentazione del sinistro, rivolgendosi a un professionista per valutare eventuali responsabilità e richieste risarcitorie.

Al Consiglio Europeo che si chiude oggi si chiedono risposte concrete. L’accordo sulle ibride cinesi e la battaglia sull’ETS non sono due dossier separati, ma lo stesso problema visto da due lati: l’Europa vuole difendere la propria industria da Pechino e, allo stesso tempo, non riesce a decidere chi debba pagare la transizione. Il Consiglio europeo di queste ore ce lo dovrà spiegare.
Il 9 ottobre Maroš Šefčovič, il commissario al Commercio europeo, e il suo omologo cinese Wang Wentao hanno annunciato un tetto di 350.000 ibride l’anno (in crescita del 6% per quattro anni), a partire dal 1º dicembre. L’obiettivo è dimezzare le esportazioni. I dazi sulle elettriche del 2024 restano in vigore. Il deficit commerciale con la Cina nel 2025 è stato di circa 360 miliardi di euro e, in cambio, Pechino ha concesso un taglio dei dazi su circa 4 miliardi di euro di prodotti europei e licenze più semplici per le terre rare.
È un freno utile, e Parigi e Berlino lo volevano da tempo. Ma resta un freno.La buona notizia è che il Regno Unito ha annunciato l’intenzione di aderire a questo accordo. Mal che vada l’Unione si sta riunificando.
Al Consiglio, comunque, la testa è altrove. Il 6 ottobre von der Leyen ha spiegato a Strasburgo che, dalla fine di febbraio, il prezzo del gas è salito del 140 per cento e il diesel è raddoppiato, e che, dall’inizio della guerra con l’Iran, le importazioni di fossili ci sono costate 100 miliardi in più. Ha ricordato anche che l’elettricità rappresenta meno di un quarto dei consumi finali (l’obiettivo è raddoppiarla entro il 2040) e che un megawattora costa circa 145 euro in un Paese basato sul gas e circa 70 euro in un altro in cui contano il nucleare e le rinnovabili. Questi due numeri spiegano quasi tutto.
Poi c’è l’ETS, il meccanismo con cui l’Unione pone un tetto alle emissioni di CO₂ delle centrali e delle industrie pesanti. Ogni tonnellata emessa richiede una quota; le quote si comprano e si vendono; il tetto scende negli anni e il prezzo, in teoria, sale. Oggi siamo intorno agli 85-88 euro a tonnellata. Il carbonio, da gennaio, è sceso o stabile. Il gas no. Oggi è l’ETS il bersaglio. A marzo l’Italia ha chiesto formalmente la sospensione (o un intervento equivalente sul termoelettrico). Adesso, insieme alla Repubblica Ceca, porta al Consiglio un pacchetto che include l’uso della riserva di stabilità, una maggiore protezione per acciaio, cemento e ceramica e il rinvio dell’ETS2 su trasporti ed edifici, previsto per il 2028.
Meloni, al Senato, ha detto due cose in contrasto fra loro: che il prezzo lo fa il mercato e che va corretto perché rifletta l’economia reale e non la finanza. Va detto che la Commissione ha già ceduto parecchio. La revisione proposta il 17 luglio estende le quote gratuite per i settori soggetti a CBAM fino al 2038 e posticipa la decarbonizzazione quasi completa al 2048.
I contrasti sono forti. Finlandia, Danimarca e Svezia (insieme a Spagna, Paesi Bassi e altri) avvertono che indebolire ulteriormente il sistema penalizza chi ha già investito e rende imprevedibili le decisioni future. Sul fronte opposto c’è un gruppo di dieci Paesi guidato dall’Italia e dalla Polonia.
Le preoccupazioni dell’industria vanno prese sul serio, e non sono solo italiane: a luglio Confindustria, il Medef francese e il BDI tedesco hanno firmato per la prima volta insieme una lettera a von der Leyen per chiedere una revisione profonda. Una fabbrica non si trasforma con una scadenza scritta in un regolamento. Servono elettricità a un prezzo decente, reti, autorizzazioni, capitali e clienti in grado di acquistare i nuovi prodotti. E cambiare le regole a ogni stagione punisce proprio chi aveva già investito per rispettarle. Sulle reti, poi, la stessa von der Leyen ammette che una capacità pari a sei volte la nuova potenza rinnovabile resta da collegare.
Il nodo politico, però, è un altro. Meloni, con Merz e De Wever, ha scritto a Costa per accelerare gli investimenti nei settori strategici, a partire dall’energia, e chiede una risposta europea. Nelle stesse settimane ha chiesto a von der Leyen maggiore flessibilità fiscale legata all’inflazione e un nuovo rinvio dell’ETS2 per non appesantire famiglie e imprese.
Il fatto è che il Green Deal ha affidato un’ambizione continentale a capacità di spesa quasi interamente nazionali, e ogni governo difende le proprie imprese con le risorse che ha. Vale lo stesso per l’auto: secondo la stampa tedesca, Parigi e Berlino stanno per scambiarsi un allentamento del divieto ai motori termici del 2035 in cambio di requisiti «Made in EU» più severi per le auto elettriche. Più che una politica industriale europea, sembra un baratto fra capitali, e resta da capire se servirà a rendere competitive le produzioni nuove o a tenere in vita le vecchie.
Forse quello che davvero serve è un ETS più leggibile, con un tetto che scende senza strappi, e spostare lo scontro su tre cose concrete: dove vanno davvero i proventi delle aste (la Commissione chiede agli Stati più trasparenza proprio su questo), quanto in fretta si collegano le reti e si sbloccano i permessi, e un un sistema per i prodotti a più alta densità di carbonio che copra più merci con meno scappatoie.
Fa meno scena di una sospensione, ma è l’unica strada che non lascia l’industria sola con il conto. Il Consiglio non riscriverà il Green Deal, e l’intesa con Pechino resta un freno tattico, utile e basta. Per l’Italia la partita non è quella che racconta il governo: sospendere l’ETS darebbe qualche mese di sollievo e anni di incertezza, e a pagarli sarebbero proprio le imprese che si dice di voler difendere.
(Marco Taradash su Linkiesta del 16/10/2026)

Quante volte ancora gli europei accetteranno senza reagire l’arbitrarietà assoluta di Donald Trump? Per quanto ancora lasceranno il presidente americano trattare con il presidente russo e umiliare quello ucraino? I vertici europei si susseguono e si assomigliano. Quello che si apre domani a Bruxelles è dedicato - tra l’altro - alla crisi energetica provocata dalla guerra di Trump contro l’Iran e al sostegno all’Ucraina. I Ventisette oseranno sfidare le sanzioni inflitte da Trump alla Corte penale internazionale? Si opporranno alla sua decisione di sospendere il divieto di acquistare petrolio dalla Russia? Reagiranno alle misure di ritorsione contro il presidente ucraino per il suo rifiuto di cessare i raid sulle raffinerie russe? O chiuderanno ancora una volta gli occhi, si limiteranno a condannare, si lasceranno ingannare dalla “finestra negoziale” aperta da Trump sulla CPI e non attiveranno lo Statuto di blocco creato per proteggere le imprese e i cittadini dell’UE dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane?
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, gli europei hanno capito che il presidente di un paese amico e alleato poteva trasformarsi in un nemico e che il Congresso americano poteva chiudere gli occhi di fronte alla deriva autocratica e dittatoriale del presidente. In pochi giorni, Donald Trump ha tradito ancora una volta l’Ucraina e scelto di sostenere il presidente Putin.
La sua decisione di sospendere le sanzioni americane sul petrolio russo e di attaccare il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha costernato i suoi alleati europei. Ma le reazioni non sono state all’altezza. Berlino ha preso atto, ma “una tale decisione è fuori discussione per la Germania e per l’Europa”, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz. Le altre capitali hanno condannato e l’Alta rappresentante, Kaja Kallas, ha denunciato il sostegno alla guerra di Putin. Parole, ma nessuna condanna concreta. E nessuno osa citare il nome di Trump.
I retroscena della decisione del presidente americano sono agghiaccianti. Trump ha preteso dai suoi alleati NATO di fare pressione sul presidente ucraino affinché smettesse di bombardare le raffinerie russe, minacciando gli ucraini di interrompere la condivisione di intelligence americana, di tagliare Starlink e di vietare gli acquisti attraverso PURL, il meccanismo creato in seno alla NATO per far finanziare agli europei gli acquisti di armi americane per Kyiv.
La fornitura da parte della Russia di 300.000 tonnellate di diesel al mercato americano e mondiale non avrà alcun impatto sui prezzi alla pompa negli Stati Uniti, ha affermato Anthony Blinken, ex capo della diplomazia di Joe Biden. La revoca delle sanzioni americane darà invece a Putin i mezzi per finanziare la prosecuzione della sua guerra contro l’Ucraina.
«Il deal firmato tra Russia e Stati Uniti sul diesel è una vittoria importante per il Cremlino, perché mostra crudamente ai paesi europei della NATO che Washington privilegerà la sua economia alla sopravvivenza dei suoi alleati in caso di conflitto maggiore», sostiene Etienne Marcuz, collaboratore della Fondation pour la Recherche Stratégique.
«Il Cremlino non è riuscito a prendere Kyiv, allora ha preso Washington». Il commento dell’analista David Colon riassume il sentimento generale. Il Cremlino può anche contare su molti altri sostenitori filorussi in Europa: Alice Weidel, leader dell’AfD in Germania, Marine Le Pen, dirigente del Rassemblement National, Jean-Luc Mélenchon, capo di La France Insoumise, Matteo Salvini, della Lega, vicepresidente del Consiglio nel governo guidato da Giorgia Meloni, e Robert Fico, primo ministro slovacco.
Volodymyr Zelensky sarà ricevuto venerdì a Bruxelles per la seconda giornata del vertice europeo. Trump ha manifestamente dato seguito alle sue minacce. La Russia ha lanciato più di cento missili e droni lunedì sera contro l’Ucraina e «purtroppo, non c’è stato alcun avvertimento da parte dei nostri partner riguardo a questo attacco», ha deplorato martedì il presidente ucraino.
Cosa gli diranno i suoi pari dell’UE? «Ci limiteremo a lamentarci ripetendo che sosteniamo l’Ucraina, o avremo il coraggio di denunciare sulla scena internazionale il presidente americano per quello che è: un criminale bugiardo e corrotto? Paura di perdere il sostegno militare americano in Europa? Chi ci crede ancora? Paura di perdere l’accesso ai vari cloud americani da cui dipendiamo? Esistono alternative europee e alcuni di noi le usano già. Riprendiamoci e svegliamoci», si è indignata l’analista Samantha de Bendern in un messaggio su X.
L’Europa non è disarmata. Si è dotata di uno strumento anti-coercizione nel dicembre 2023, soprannominato il bazooka commerciale. Ha adottato nel 1996 una legge di blocco per proteggere gli operatori economici dell’UE dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane e vietare alle imprese di conformarsi a tali sanzioni sul territorio dell’UE. Sta studiando l’adozione dell’equivalente della “section 301”, il dispositivo di ritorsione unilaterale americano per limitare o escludere dal mercato unico in pochi giorni i beni, i servizi e le tecnologie delle potenze che falsano la concorrenza. Questo arsenale è concepito contro la Cina, ma nulla esclude di utilizzarlo contro gli Stati Uniti. Nulla, eccetto la mancanza di volontà politica. E di fronte a Trump, la volontà politica manca crudelmente agli europei.
L’Unione preferisce il dialogo al confronto. «Quando incontriamo difficoltà con gli Stati Uniti, le affrontiamo e dialoghiamo: non c’è opzione migliore. In passato, questo dialogo ci ha spesso permesso di stabilizzare la nostra relazione e di ottenere risultati positivi per i nostri interessi», ci ha spiegato un alto funzionario europeo.
Questa posizione esaspera alcuni deputati europei. La socialista francese Chloé Ridel deplora l’ingenuità di chi è pronto a negoziare con l’amministrazione americana la modifica degli statuti della CPI per sottrarla alle sanzioni americane. «I cittadini si aspettano dai loro leader fermezza e forza di fronte all’amministrazione americana, come hanno dimostrato le reazioni entusiastiche al “no” del primo ministro canadese Mark Carney alle minacce di Trump», sostiene Chloé Ridel.
Volodymyr Zelensky dimostra anche lui coraggio politico. Trump gli chiede di smettere di colpire le raffinerie russe. Gli ucraini fanno saltare i centri dati di Yandex dove sono ospitati i bot utilizzati dal Cremlino per la disinformazione e la perturbazione delle elezioni negli Stati Uniti e in Europa.
«È la guerra. Gli ucraini la conducono nel modo giusto». Il commento dell’ex inviato speciale di Trump per l’Ucraina, il generale in pensione Keith Kellogg, è un atto di sfiducia nei confronti del presidente americano, le cui decisioni sono sempre più criticate dai Repubblicani, la sua stessa famiglia politica.
Trump ha annunciato un cessate il fuoco energetico. Mosca lo ha violato brutalmente. «L’Ucraina non merita un cessate il fuoco», ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. «Se la Russia non accetta un cessate il fuoco energetico per l’inverno, risponderemo», ha avvertito il presidente ucraino. «Faremo bruciare tutte le raffinerie russe», ha detto un alto responsabile ucraino citato dal Financial Times.
Eppure gli europei sanno cosa devono fare per forzare la mano a Putin: fornire agli ucraini i missili necessari per proseguire i loro raid mirati in Russia e, come fa la Francia, aiutarli a guidarli.
(Christian Spillmann su Il Mattinale Europeo del 14/10/2026)
ITALIA. Anziani picchiati e senza cibo in una Rsa: 10 arresti a ImperiaMinacce, insulti, percosse e pasti negati per giorni interi. È quanto avrebbero subito gli anziani ospiti di una residenza sanitaria assistenziale della provincia di Imperia, in Liguria, da parte del personale che avrebbe dovuto assisterli. La Guardia di Finanza di Imperia ha eseguito 24 misure cautelari nei confronti di altrettante persone, dieci delle quali sono finite agli arresti domiciliari mentre le restanti 14 sono state sospese dall'esercizio di un pubblico servizio.
Come riporta l'ANSA, l'operazione, denominata "Praesidium" e coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia, ha permesso di scoprire i maltrattamenti avvenuti nella Rsa "Le Palme" di Taggia, già finita al centro di un precedente blitz delle fiamme gialle nel marzo del 2022, conclusosi allora con 41 indagati.
Gli indagati del provvedimento odierno sono operatori sociosanitari e infermieri impiegati nella struttura. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e confermato da una nota della stessa Guardia di Finanza, le condotte illecite accertate riguardano i reati di maltrattamento e abbandono aggravati ai danni di persone anziane, in gran parte ultraottantenni e in parte o del tutto non autosufficienti.
Gli inquirenti sottolineano come non si sia trattato di episodi isolati: gli indagati, si legge nella nota delle fiamme gialle, non si limitavano a sporadici episodi di violenza, ma sottoponevano le vittime a una serie di sofferenze fisiche e morali tali da costituire, nel loro insieme, una fonte di disagio continuo e incompatibile con le normali condizioni di vita, instaurando un clima di generale vessazione.
Le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali audio e video, hanno delineato un contesto segnato dalla frequente omissione di servizi essenziali, dalla somministrazione dei pasti al cambio di postura dei degenti, insieme a vere e proprie aggressioni verbali e fisiche. Secondo quanto ricostruito da diverse testate, tra cui Sky TG24, il cibo destinato agli ospiti veniva spesso gettato nei gabinetti o nei lavandini invece di essere loro somministrato, mentre si registravano anche carenze nell'igiene personale dei pazienti.
Le attività assistenziali non effettuate venivano comunque falsamente annotate come eseguite nel diario giornaliero della struttura, un elemento che ha ulteriormente aggravato la posizione degli indagati agli occhi degli inquirenti.
Di fronte alla gravità della situazione, sono stati presi accordi con i vertici dell'Asl competente per consentire l'adozione delle misure d'urgenza necessarie a garantire la continuità assistenziale agli anziani tuttora ospiti della Rsa, evitando così interruzioni nel servizio che avrebbero potuto aggravare ulteriormente le condizioni dei pazienti più fragili.
MESSICO. Droni a fibra ottica dei cartelli eludono i jammer
In Messico cresce la preoccupazione per la diffusione, tra i cartelli della droga, di droni controllati tramite cavo in fibra ottica invece che via radio: una tecnologia che permette di eludere i sistemi di disturbo elettronico (jammer) utilizzati dal governo per intercettare i velivoli senza pilota. Come riporta Texas Public Radio, il 4 ottobre le autorità messicane hanno sequestrato a El Rosario, nel municipio di Mazatlán, in Sinaloa, quindici droni a pilotaggio in prima persona (FPV) insieme a quindici bobine di cavo in fibra ottica, sette visori, quindici controller portatili, tre schermi e quattordici batterie.
Si tratta del primo caso ufficialmente documentato in Messico di questa tecnologia adottata dalla criminalità organizzata. A differenza dei droni controllati via radio, quelli collegati tramite un filo di fibra ottica sottilissimo non emettono segnali intercettabili, il che li rende praticamente immuni ai jammer governativi: una caratteristica che li avvicina ai modelli già impiegati nel conflitto tra Russia e Ucraina.
Nel frattempo il governo messicano ha annunciato lo sviluppo di una propria flotta di droni di sorveglianza. La presidente Claudia Sheinbaum ha reso noto che la Marina gestisce già un impianto di produzione e che il Ministero della Difesa sta sviluppando un proprio modello. Secondo quanto riportato, i velivoli sono destinati alla sicurezza, al controllo del territorio e al monitoraggio meteorologico, in un progetto che coinvolge Marina, Ministero della Scienza e istituti di ricerca pubblici. Tra i prototipi presentati figura Quetzal, mostrato una settimana prima dalla segretaria alla Scienza Rosaura Ruiz: secondo le autorità è in grado di volare fino a sei ore e percorrere circa 50 chilometri.
David Mora, analista senior per il Messico dell'International Crisis Group, ha spiegato che l'uso di droni FPV e a fibra ottica non è del tutto nuovo nel Paese, ma rappresenta per i gruppi criminali una vera e propria questione di sopravvivenza nella corsa agli armamenti con rivali e forze dell'ordine: l'innovazione tecnologica rischia di rendere presto obsoleti gli ingenti investimenti del governo in sistemi di contrasto ai droni.
L'allarme si inserisce in un contesto più ampio di crescita dell'attività dei droni lungo il confine tra Messico e Stati Uniti. Secondo i dati di ACLED, organizzazione che monitora i conflitti, nel 2025 sono stati rilevati quasi 35.000 voli di droni nei pressi del confine meridionale statunitense. Gli analisti sottolineano come il problema principale riguardi soprattutto i droni commerciali, scarsamente regolamentati e facilmente reperibili online, che vengono poi modificati dai gruppi criminali per colpire rivali, forze dell'ordine e, in diversi casi, civili nelle aree rurali, in episodi ormai noti come "dronazos".
Il caso di Sinaloa, dove da mesi è in corso uno scontro tra fazioni rivali nate dalla scissione del Cartello di Sinaloa, mostra la rapidità con cui i gruppi criminali stanno adattando le proprie capacità tecniche, in parallelo agli sforzi dello Stato messicano per dotarsi di strumenti di sorveglianza e difesa altrettanto avanzati.
REGNO UNITO. La riforma sulle droghe si inceppa tra fondi e stigmaCinque anni fa Dame Carol Black, incaricata di condurre una revisione indipendente sulle politiche britanniche in materia di droghe, lanciò un avvertimento che il governo non poteva permettersi di ignorare. Come riporta RAND Europe, all'epoca i decessi legati alla droga avevano raggiunto livelli record e i servizi di prevenzione, trattamento e recupero erano, secondo la sua valutazione, "non adatti allo scopo e necessitavano di una riparazione urgente". Al centro di quella revisione c'era la richiesta di un "approccio integrato" all'uso di alcol e droghe, capace di superare la frammentazione tra sanità, servizi sociali e giustizia.
Da quella denuncia è nata nel 2021 la strategia decennale del governo britannico, che ha messo sul piatto 780 milioni di sterline attraverso il cosiddetto Treatment and Recovery Portfolio, con l'obiettivo dichiarato di costruire un sistema di trattamento "di livello mondiale". A distanza di anni, però, una nuova valutazione condotta da RAND Europe - basata su interviste e focus group con operatori e responsabili del settore - restituisce un quadro ancora segnato da ostacoli strutturali. I ricercatori sottolineano che, pur essendo stato un investimento benvenuto e sostenuto da un ampio consenso sugli obiettivi, il Portfolio non ha ancora prodotto il sistema "di livello mondiale" e l'approccio integrato che si proponeva di realizzare.
Tra i problemi principali individuati c'è l'assenza di meccanismi di commissioning congiunto e di budget condivisi tra le diverse amministrazioni locali, che impedisce di programmare i servizi in modo coerente sul territorio. Manca inoltre un'agenzia chiaramente responsabile del coordinamento a livello locale: le cosiddette Combating Drugs Partnerships, create proprio per mettere insieme i diversi attori coinvolti - sanità, polizia, enti locali, servizi sociali - faticano a coinvolgere pienamente tutti i settori chiave, complice anche la mancanza di un finanziamento dedicato a sostenere questo lavoro di coordinamento.
Un altro nodo riguarda l'integrazione tra salute fisica e mentale delle persone che fanno uso di sostanze: il relativo piano d'azione è stato pubblicato solo nel dicembre 2025, con un ritardo significativo rispetto ai tempi previsti dalla strategia originaria.
A complicare ulteriormente il quadro resta lo stigma nei confronti delle persone che usano droghe, un pregiudizio che secondo gli autori persiste anche tra gli stessi operatori sanitari. Una revisione internazionale citata nell'articolo evidenzia come il personale sanitario percepisca spesso queste persone come difficili da gestire o potenzialmente pericolose, un atteggiamento che finisce per peggiorare la qualità della relazione terapeutica e, di conseguenza, gli esiti dei trattamenti.
Gli autori della valutazione chiedono quindi una leadership più forte, sia a livello nazionale sia locale, capace di superare i cosiddetti silos di finanziamento - cioè la frammentazione dei fondi tra enti e settori diversi che non comunicano tra loro - e di affrontare apertamente gli ostacoli culturali che ancora impediscono una reale integrazione dei servizi dedicati alle dipendenze.
U.E.. Raggiunto accordo in Parlamento su nuove regole per prodotti biologiciIl Parlamento europeo e la presidenza irlandese del Consiglio dell'Ue hanno raggiunto un accordo provvisorio per adeguare e migliorare il regolamento di base sulla produzione e l'etichettatura dei prodotti biologici.
Lo ha riferito il Parlamento europeo in una nota stampa.
Secondo il testo concordato, i prodotti importati da Paesi terzi possono riportare il logo Ue per la produzione biologica sull'etichetta, nella presentazione o nella pubblicita' "solo se soddisfano standard equivalenti e i requisiti aggiuntivi di produzione e controllo".
Queste disposizioni "mirano a rafforzare la fiducia dei consumatori negli alimenti biologici e a garantire parita' di condizioni tra i produttori Ue ed extra-Ue", ha spiegato il Parlamento.
Inoltre, le piccole imprese che vendono prodotti biologici sfusi direttamente ai consumatori possono essere esentate dalle procedure di certificazione biologica se rientrano in determinati limiti di fatturato annuo e volume di vendite.
Infine, per affrontare il problema della contaminazione incrociata e le diverse interpretazioni nazionali, la Commissione pubblichera' informazioni sulle migliori pratiche per prevenire la contaminazione tra agricoltura biologica e convenzionale.
Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, ha parlato sulla piattaforma X di "buone notizie per gli agricoltori e i consumatori europei".
La relatrice italiana del gruppo S&d ha spiegato che l'obiettivo e' di "fornire a questo settore chiave un quadro normativo stabile, coerente e prevedibile".
L'accordo provvisorio deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento e dal Consiglio. Una volta adottato, il regolamento entrera' in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. (Agenzia Nova)
ITALIA. Il 47% degli italiani usa l'IA per consigli sugli acquistiL'intelligenza artificiale entra nei processi decisionali dei consumatori italiani, ma non sostituisce il fattore umano. È quanto emerge dall'indagine realizzata da Swg per Trustpilot, secondo cui il 47% della popolazione ha utilizzato l'IA negli ultimi dodici mesi per ottenere consigli su prodotti o servizi.
Nonostante la diffusione degli strumenti digitali avanzati, la scelta finale continua a dipendere dalle esperienze dirette.
Il 90% dei consumatori legge regolarmente recensioni online e il 52% contribuisce alla loro stesura.
Il 78% indica nei feedback della rete un elemento determinante per orientare l'acquisto. Il modello delineato per il futuro prevede un'integrazione tra tecnologia e persone.
Se il 47% preferisce recensioni basate esclusivamente su vissuti umani, il 37% auspica un sistema in cui l'intelligenza artificiale si limiti a organizzare, sintetizzare e ordinare i contenuti generati dagli utenti.
Tra i principali vantaggi riconosciuti all'IA figurano la gestione di grandi volumi di dati, stimata dal 33% del campione, il risparmio di tempo e la capacità di bilanciare aspetti positivi e negativi.
"L'intelligenza artificiale non cancella l'esperienza umana, ne amplifica il valore" commenta Nicoletta Besio, General Manager South Europe di Trustpilot.
"In un ecosistema informativo sempre più ricco e complesso, diventa importante potersi affidare a recensioni autentiche.
Ed è l'impegno quotidiano di Trustpilot". Il passaparola digitale mantiene livelli di credibilità elevati, godendo della fiducia del 77% degli intervistati, un dato prossimo all'81% registrato per i consigli di amici e familiari e superiore al 54% attribuito alle comunicazioni istituzionali delle aziende. (ANSA)
U.E.. Crescita continua degli investimenti sostenibili in tutta l'UnioneI dati della Commissione mostrano una crescita continua degli investimenti sostenibili in tutta l'UE.
Secondo i dati pubblicati oggi dalla Commissione , dal 2021 nell'UE sono stati investiti oltre 1.200 miliardi di euro in attività sostenibili.
I dati evidenziano la continua crescita nell'utilizzo delquadro di finanza sostenibile dell'UE . Tale quadro collega la crescita economica alla decarbonizzazione, sostenendo la diffusione di tecnologie e infrastrutture pulite, soprattutto nel settore energetico. Rafforza l'autonomia strategica e la sicurezza energetica dell'UE, convogliando gli investimenti verso le energie rinnovabili nazionali, l'elettrificazione e altre tecnologie pulite, riducendo così la dipendenza dai combustibili fossili importati.
I dati mostrano che nel 2025 sono stati investiti oltre 320 miliardi di euro in attività in linea con la Tassonomia UE , il sistema di classificazione dell'UE che aiuta le imprese e gli investitori a identificare le attività ambientalmente sostenibili. Il settore energetico ha rappresentato la quota maggiore di tali investimenti, trainato principalmente dai fornitori di energia elettrica.
I dati rivelano che anche i Green Bond europei stanno guadagnando terreno. Da quando lo Standard europeo per i Green Bond è entrato in vigore nel dicembre 2024, sono stati emessi circa 60 miliardi di euro, di cui 21 miliardi nel 2025 e ulteriori 39 miliardi dal 1° gennaio al 7 ottobre 2026, quasi il doppio dell'importo emesso nel primo anno. Ciò indica un crescente utilizzo dello standard, un quadro volontario per le obbligazioni emesse per finanziare attività sostenibili in linea con la Tassonomia.
I dati odierni evidenziano l'importante ruolo svolto dalquadro finanziario sostenibile dell'UE nel sostenere la transizione verso un'economia europea più sostenibile, resiliente e competitiva. La Commissione continua a lavorare per semplificare il quadro al fine di renderne più agevole l'attuazione.
ITALIA. Crediti bancari deteriorati in crescitaAd agosto 2026 i crediti deteriorati netti (cioè l’insieme delle sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti calcolato al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati dalle banche) ammontavano a 28,2 miliardi di euro.
Ad agosto 2026 i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,32% dei crediti totali.
Secondo l’Outlook ABI-Cerved per il triennio 2026-2028, il tasso di deterioramento del credito relativo alle imprese (calcolato come rapporto tra il numero delle posizioni creditizie deteriorate - crediti scaduti, inadempienze probabili o crediti in sofferenza - nel corso dell’anno e lo stock di posizioni non deteriorate all’inizio dell’anno) è previsto in aumento dal 2,6% del 2025 al 2,8% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, per poi scendere lievemente al 2,8% nel 2028.
Tra il 2025 e il 2028, gli incrementi più marcati del tasso di deterioramento sono attesi per le imprese di medie dimensioni, dall’1,8% al 2,1%, e per il settore delle costruzioni, dal 2,9% al 3,2%. Nel 2028, i valori più elevati si registrerebbero tra le microimprese (3,0%), nel Mezzogiorno (3,7%) e nelle costruzioni (3,2%).
(ABI)
ITALIA. Crescono gli interessi sui prestiti bancariA settembre 2026:
(ABI)
ITALIA. Crescono i depositi nelle banche e le obbligazioniLa raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) a settembre 2026 è risultata in aumento del 2,5% su base annua, proseguendo la dinamica positiva registrata da inizio 2024 (+2,3% nel mese precedente).
A settembre 2026 i depositi, nelle varie forme, sono cresciuti dell’1,9% su base annua (+1,7% il mese precedente).
La raccolta a medio e lungo termine, tramite obbligazioni, a settembre 2026 è aumentata del 6,4% rispetto ad un anno prima (+6,2% nel mese precedente).
La raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi dalle banche, ha presentato un incremento di 95 miliardi tra agosto 2025 e agosto 2026.
(ABI)
ITALIA. Prestiti bancari in crescita a settembreA settembre 2026, il totale dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 3,7% su base annua, in accelerazione rispetto alla variazione registrata il mese precedente (+3,5%), proseguendo il percorso di crescita dei prestiti iniziato a marzo 2025. Per le famiglie è il ventunesimo mese consecutivo di incremento e per le imprese è il quindicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti. Infatti, ad agosto 2026 i prestiti alle imprese sono aumentati del 4,2%, mentre quelli alle famiglie del 2,9%.
(ABI)
IRAN. Condannata a morte per un post sui socialUna giovane detenuta iraniana è stata condannata complessivamente a oltre dodici anni di carcere e alla pena di morte in seguito a due procedimenti giudiziari distinti. Il caso riguarda Naimeh Amini, 23 anni, rinchiusa nel carcere di Vakilabad, e sta attirando l'attenzione delle organizzazioni internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani, che chiedono la sospensione dell'esecuzione della sentenza. Le accuse contestate riguarderebbero in particolare contenuti pubblicati sui social network.
Al centro del caso vi sarebbe un messaggio diffuso attraverso una piattaforma online, ritenuto dalle autorità blasfemo nei confronti del profeta Maometto. Proprio questa accusa avrebbe contribuito all'emissione della condanna più grave prevista dall'ordinamento giudiziario iraniano. La vicenda ha rapidamente superato i confini nazionali, richiamando l'attenzione di associazioni e gruppi impegnati nella tutela dei diritti civili. Diverse organizzazioni stanno seguendo il caso e chiedono che la sentenza di morte non venga eseguita.
I sostenitori della campagna in favore della giovane detenuta evidenziano come il procedimento si inserisca in un contesto particolarmente delicato per quanto riguarda la libertà di espressione e l'utilizzo dei social media nel Paese. Le richieste rivolte alle autorità puntano soprattutto a ottenere una revisione della condanna capitale. La situazione desta ulteriore preoccupazione perché non si tratterebbe di un caso isolato. Le organizzazioni per i diritti umani ricordano infatti che in passato altri giovani iraniani accusati di blasfemia sarebbero stati condannati e successivamente giustiziati.
Secondo gli attivisti, proprio questi precedenti alimentano il timore che la sentenza possa essere effettivamente eseguita se non interverranno sviluppi giudiziari o iniziative internazionali capaci di modificare l'esito della vicenda. Il caso di Naimeh Amini è quindi diventato un nuovo punto di riferimento per le campagne che chiedono maggiori garanzie procedurali e una limitazione del ricorso alla pena di morte per reati legati all'espressione di opinioni o contenuti pubblicati online. <è> Nelle ultime settimane le associazioni coinvolte hanno continuato a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale, sottolineando la necessità di monitorare da vicino l'evoluzione della situazione e le eventuali decisioni delle autorità competenti. Per la giovane detenuta il futuro resta quindi incerto. Mentre la condanna alla reclusione supera i dodici anni complessivi, resta soprattutto la pena di morte a preoccupare osservatori e organizzazioni umanitarie, che continuano a chiedere un intervento urgente per impedirne l'esecuzione.
SVIZZERA. Il primo treno a idrogeno a scartamento ridotto al mondoIl trasporto regionale nell'Italia meridionale è in parte caratterizzato da linee con uno scartamento di 950 millimetri, precisa la società in un comunicato stampa. Treni progettati per questo particolare scartamento circolano, ad esempio, in Puglia, Sicilia, nell'area di Napoli e in Sardegna.
Per testare il materiale rotabile destinato a queste reti, Stadler Rail ha costruito in primavera un binario di prova dedicato, che collega le stazioni di Hemishofen e Ramsen nel cantone di Sciaffusa. Lungo quasi 4 chilometri, è dotato di una terza rotaia integrata nel binario a scartamento normale esistente.
Proprio su questa linea a scartamento normale sono stati effettuati i test del treno a idrogeno FLIRT H2, costruito per la California: l'idea di estendere la linea nasce proprio dal successo di questo progetto. Ora verranno testati i sistemi del materiale rotabile realizzato per l'Azienda Regionale di Trasporto della Sardegna (ARST).
“L’imminente consegna dei nuovi treni a idrogeno rappresenta un passo decisivo per ARST”, afferma Carlo Poledrini, direttore generale della compagnia ferroviaria, citato nel comunicato stampa. “I treni in arrivo in Sardegna avranno già completato un’importante fase di collaudo, che ci permetterà di avviare rapidamente le prove finali sulla nostra rete. Questo ci consentirà di compiere progressi concreti verso un trasporto a zero emissioni e una maggiore autosufficienza energetica. Si tratta di un importante traguardo operativo che conferma l’eccellente collaborazione con Stadler Rail”, conclude il direttore.
Nei prossimi tre anni, il nuovo binario di Sciaffusa svolgerà un ruolo chiave nella messa in servizio della flotta di treni a idrogeno che Stadler Rail sta realizzando per le regioni italiane di Sardegna, Calabria e Sicilia. Ad oggi, sono previsti test per un totale di 21 veicoli.
Dall'inizio di gennaio, il prezzo delle azioni di Stadler Rail è aumentato del 44%, e negli ultimi dodici mesi l'incremento è stato del 57%.
Stadler Rail affonda le sue radici nell'azienda di ingegneria fondata da Ernst Stadler a Zurigo nel 1942. L'azienda ha oggi sede a Bussnang, nel cantone di Turgovia, e produce un'ampia gamma di materiale rotabile, dai treni ad alta velocità ai treni regionali, nonché tram e veicoli della metropolitana, che circolano anche sulle linee ferroviarie in Svizzera e in Ticino. Impiega 18.000 persone, di cui 6.000 in Svizzera. Nel 2025 ha realizzato un fatturato di 3,7 miliardi di franchi svizzeri (4,48 miliardi di dollari).
(SwissInfo.com)
ITALIA. Fibra ottica: copertura all'80% ma pochi abbonati attiviIn Italia la fibra ottica fino all'abitazione (FTTH) ha ormai raggiunto quasi l'80% delle famiglie, ma la quota di chi dispone davvero di un abbonamento attivo resta molto più bassa: meno di tre unità immobiliari coperte su dieci risultano effettivamente connesse. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Agenda Digitale, basata sui dati di Agcom e Infratel.
Il dato sulla copertura è il risultato di oltre sei miliardi di euro investiti negli ultimi dieci anni, metà dei quali provenienti dal PNRR. La percentuale di famiglie raggiunte dalla rete era al 77,6% a fine 2025 ed è salita al 79,4% nel primo trimestre del 2026. Numeri che collocano il Paese sopra la media europea sul fronte infrastrutturale, ma che nascondono un problema di utilizzo effettivo della rete.
Il caso più evidente riguarda le cosiddette aree bianche del Piano Banda Ultra Larga (BUL), i territori rurali e periferici dove gli operatori privati non avevano interesse a investire e dove la rete è stata costruita da Open Fiber con risorse pubbliche. Su 9,6 milioni di unità immobiliari previste dal piano, a fine agosto 2026 risultavano 5,4 milioni di immobili collaudati, ma soltanto 927.226 con servizi effettivamente attivi. Su circa 1,5 milioni di ordini ricevuti complessivamente da 314 operatori, ben 525.840 - oltre un terzo del totale - si sono chiusi con un esito negativo, il cosiddetto "KO".
Dietro questa sigla si nascondono situazioni diverse: ordini che restano bloccati perché nessun operatore li prende in carico, appuntamenti tecnici che saltano senza spiegazioni, settimane di attesa che finiscono con la rinuncia da parte del cliente. A portare il tema all'attenzione pubblica è stato Il Sole 24 Ore, che ad agosto ha messo in fila i dati Agcom sulla distanza tra case raggiunte dalla fibra e abbonamenti realmente attivi, raccogliendo poi le segnalazioni di numerosi lettori che non riescono a sottoscrivere un contratto nonostante la copertura dichiarata sulle mappe degli operatori. Molte di queste persone hanno presentato reclami ad Agcom e ai Corecom territoriali senza mai ricevere risposta.
Il quadro cambia se si guarda al Piano Italia a 1 Giga, che riguarda le cosiddette aree grigie, cioè i territori dove la domanda di mercato è considerata più solida. Qui, su 2,69 milioni di civici target da raggiungere entro giugno 2026, ad aprile risultavano già connessi 2,63 milioni di unità immobiliari, pari al 97,6% dell'obiettivo. Un livello di completamento molto più alto rispetto a quello osservato nelle aree bianche, a conferma che il problema non riguarda soltanto la realizzazione fisica della rete, ma soprattutto l'ultimo tratto che collega l'abitazione del cliente all'infrastruttura già disponibile sulla strada.
ITALIA. Dl bollette, intesa con l'Ue ma lo sconto per le famiglie sarà minimoIl governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto un'intesa sul cosiddetto decreto bollette, che prevede l'attivazione di un meccanismo di compensazione quando il prezzo del gas sul mercato supera la soglia dei 60 euro al megawattora. Il modello è ispirato a quello adottato da Spagna e Portogallo durante l'emergenza energetica del 2022-2023, ma secondo un'analisi del quotidiano Il Foglio firmata dall'economista Carlo Stagnaro e ripresa da Energia Oltre, i benefici concreti per i cittadini rischiano di essere molto più modesti di quanto lasciato intendere dagli annunci ufficiali.
Stagnaro spiega che l'accordo con Bruxelles, pur ricalcando nelle linee generali il sistema emergenziale varato da Madrid e Lisbona, porterà a benefici che lui stesso definisce risicati: per le famiglie l'alleggerimento della spesa in bolletta si tradurrà in una cifra compresa tra pochi euro e poche decine di euro l'anno, una somma ben lontana dai tagli significativi che erano stati ipotizzati nei giorni scorsi sulla stampa.
Il riferimento è alle dichiarazioni del ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in un'intervista al Messaggero aveva parlato di un impatto di almeno il 10% su un prezzo attuale superiore ai 200 euro al megawattora, il che si traduce in una riduzione stimata di circa 20 euro. Una cifra, quella del ministro, che si colloca all'estremo più ottimistico di una forchetta di stime molto ampia: la prima relazione del governo parlava infatti di circa 9 euro al megawattora, mentre il centro studi Icis si era fermato a soli 3 euro.
Stagnaro avverte inoltre che il ribasso difficilmente potrà essere dell'ordine di molte decine di euro per megawattora, come invece si è letto su diversi giornali in questi giorni. Le ragioni sono due: da un lato i limiti imposti dall'Unione europea alle esportazioni di energia, dall'altro un fattore tecnico non trascurabile, e cioè che se per ipotesi tutta l'elettricità derivasse dal gas, il vantaggio per gli utenti finali si azzererebbe del tutto.
Un altro punto chiarito dall'analisi riguarda la reale natura della soglia dei 60 euro al megawattora, che viene spesso presentata come un tetto al prezzo del gas o dell'elettricità. Non è così: si tratta piuttosto del livello di mercato al cui superamento scatta l'intero meccanismo di compensazione, non di un limite massimo imposto ai prezzi.
Il meccanismo, va ricordato, non sarà gratuito: per finanziarlo verrà applicata ai clienti finali un'addizionale tariffaria direttamente in bolletta. Un dettaglio che, secondo l'analisi, rende il rapporto tra costi e benefici strutturalmente meno favorevole in Italia rispetto al caso spagnolo, dove il gas incide per circa il 20% sulla formazione del prezzo dell'energia elettrica, una percentuale nettamente inferiore rispetto al peso che la fonte fossile ha nel mix elettrico italiano.
ITALIA. Mutui. Rallenta domanda in primi nove mesi. -5,9%. CrifNei primi 9 mesi del 2026 la domanda di mutui delle famiglie italiane registra una contrazione del -5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la crescita era stata particolarmente sostenuta. Sulla dinamica complessiva pesa il netto calo delle surroghe (-42,4% registrato tra gennaio e giugno 2026 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), in virtù dell'incremento dei tassi di interesse. Dopo la fase di riduzione dei tassi, che ha sostenuto la domanda di mutui e prestiti, la Bce è intervenuta due volte tra giugno e settembre di quest'anno in risposta al crescente livello di inflazione. Nel singolo mese di settembre, la domanda segna un -1,3%. L'andamento mensile evidenzia una prima parte dell'anno in territorio negativo, con il calo più marcato a marzo (-12,1%); mentre ad agosto si registra invece un'inversione di tendenza (+7,1%), seguita dalla lieve flessione di settembre: Lo indicano i dati Eurisc - Il Sistema Crif di Informazioni Creditizie. Nei primi nove mesi del 2026, l'importo medio richiesto si è mantenuto stabile con un valore pari a 153.711 euro e una variazione contenuta del -0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nei primi nove mesi del 2026 le richieste comprese tra 100.001-150.000 euro e 150.001-300.000 euro rappresentano le quote più elevate, rispettivamente del 30,8% e 31,2%. Considerando la distribuzione per età, i richiedenti tra 25-34 e 35-44 rappresentano la maggioranza con ben il 62,4%, dopodiché la domanda decresce progressivamente con l'aumentare dell'età anagrafica. (Adnkronos)
ITALIA. Cpr pugliesi: crescono ingressi e costi, crollano i rimpatriNei Centri di permanenza per il rimpatrio di Bari-Palese e Brindisi-Restinco il numero di persone trattenute continua a salire, ma le espulsioni effettivamente eseguite diminuiscono, mentre la spesa pubblica per la gestione dei centri cresce senza sosta. È quanto emerge da un rapporto di ActionAid e della piattaforma Trattenuti, realizzato in collaborazione con l'Università di Bari, come riporta RaiNews.
Secondo i dati raccolti, nel 2025 gli ingressi nei due centri pugliesi sono aumentati di oltre il 50% rispetto all'anno precedente, mentre le espulsioni effettivamente portate a termine sono calate del 19%. Il risultato è un crollo del rapporto tra rimpatri e ingressi, sceso dal 29,5% al 15,9%: in pratica, nel 2025 meno di 16 persone su 100 trattenute nei Cpr pugliesi sono state effettivamente rimpatriate.
Parallelamente, i costi di gestione sono quasi raddoppiati in un solo anno, passando da 2,68 milioni a quasi 4 milioni di euro, a fronte di una capienza complessiva rimasta invariata a 138 posti tra le due strutture.
Il quadro nazionale conferma la tendenza registrata in Puglia: su quasi 7mila ingressi nei Cpr italiani nel corso del 2025, i rimpatri effettivamente eseguiti sono stati poco più di 1.700, pari a circa un quarto del totale. Nel dettaglio, al Cpr di Bari-Palese sono stati registrati 117 rimpatri su 782 ingressi, mentre a Brindisi-Restinco i rimpatri sono stati 54 su 295 ingressi.
Il rapporto denuncia inoltre il costo umano pagato all'interno di queste strutture, richiamando due casi di cronaca. Il primo riguarda la morte del cittadino nigeriano Abel Okubor, deceduto nel Cpr di Brindisi-Restinco nel maggio 2025, caso su cui la Procura ha aperto un'inchiesta. Il secondo riguarda il cittadino marocchino Simo Said, morto nel Cpr di Bari-Palese nel febbraio 2026: anche in questo caso la magistratura indaga, con sospetti relativi all'assunzione di psicofarmaci.
A corredo della pubblicazione del rapporto, l'attore Richard Gere, da tempo impegnato sul tema dei diritti dei migranti e testimonial di ActionAid, ha diffuso un video appello in cui ha sostenuto che tutte le persone meritano gli stessi diritti, indipendentemente dal paese di provenienza.
ITALIA. Immigrazione: rapporto Caritas-Migrantes, integrazione ancora scarsaL'immigrazione in Italia è ormai un fenomeno stabile e strutturale, ma le politiche di integrazione restano indietro. È quanto emerge dal XXXV Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato "Meno confini e più frontiere per costruire la pace" e presentato il 19 ottobre a Roma, alla Pontificia Università Urbaniana. Come riporta Vatican News, il documento fotografa una presenza straniera ormai consolidata nel Paese.
Secondo i dati Istat citati nel rapporto, al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti in Italia sono 5.559.527, pari al 9,4% della popolazione totale. Nell'arco di un anno la popolazione straniera è cresciuta di circa 188.000 unità (+3,5%), un incremento che ha quasi compensato il calo di circa 189.000 cittadini italiani. Nel solo 2025 sono arrivati in Italia oltre 383.000 nuovi immigrati, mentre circa 35.000 persone hanno lasciato il Paese per trasferirsi altrove: il saldo migratorio risulta quindi positivo per oltre 348.000 persone. Il presidente di Caritas Italiana, l'arcivescovo Benoni Ambarus, ha sottolineato che i migranti rappresentano "una presenza significativa, preziosa e chiara", ma ha ammesso che l'immigrazione "va governata, perché con la pastorale interculturale, la pastorale vera e propria o le politiche di integrazione siamo ancora agli inizi".
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo, ha chiesto una revisione del decreto flussi e un rafforzamento del dialogo con le comunità straniere presenti sul territorio, ritenuto fondamentale per "superare la paura". Felicolo ha invitato a valorizzare il ruolo delle comunità già radicate, coinvolgendole come tramite per favorire l'integrazione di altri connazionali.
Il rapporto, curato da Manuela De Marco e Simone Varisco con il contributo di 32 autrici e autori in 360 pagine, evidenzia come l'immigrazione in Italia sia ormai una componente strutturale e matura: quattro stranieri su cinque vivono nel Paese da oltre dieci anni. Un'indagine condotta su circa 400 uffici Caritas e Migrantes ha rilevato che il 67,4% degli immigrati intende restare "per sempre" in Italia, e che a favorire questa scelta non sono tanto i fattori economici quanto il benessere percepito e l'accoglienza ricevuta sul territorio, indicati dalla metà circa degli intervistati. Resta tuttavia un divario salariale significativo: i redditi degli stranieri sono in media inferiori del 10% rispetto a quelli degli italiani.
Sul piano della distribuzione geografica, il 58,1% degli stranieri risiede nel Nord Italia, il 24,2% al Centro e il 17,7% al Sud. Le comunità più numerose restano quella romena, albanese e marocchina, ma il rapporto segnala una crescita delle comunità asiatiche, in particolare da Bangladesh, India, Pakistan e Filippine.
Tra gli elementi critici evidenziati dal rapporto figura anche una denuncia inedita nei 35 anni di storia della pubblicazione: per la prima volta i curatori segnalano la mancata disponibilità di dati statistici pubblici rilevanti, in particolare da parte del ministero dell'Interno sui permessi di soggiorno e del ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni scolastiche degli studenti stranieri, una carenza che secondo Caritas e Migrantes crea un preoccupante vuoto conoscitivo sul fenomeno migratorio nel Paese.
U.E.. Migranti irregolari in Ue: calo di un terzo nei primi nove mesi 2026Nei primi nove mesi del 2026 gli attraversamenti irregolari delle frontiere verso l'Unione europea hanno continuato a diminuire, con un calo di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo rileva Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nei dati preliminari diffusi il 19 ottobre.
Come riporta Eunews, tra gennaio e settembre sono stati registrati poco più di 90.865 attraversamenti irregolari su tutto il territorio comunitario, lungo tutte le rotte monitorate. Il calo riguarda quasi tutte le principali vie migratorie e, secondo Frontex, riflette una collaborazione costante con i Paesi partner e l'adozione di misure preventive negli Stati di partenza chiave, che continuano a ridurre il numero di imbarcazioni dirette verso l'Europa.
I numeri, sottolinea l'articolo, dimostrano che nonostante quanto accaduto questa estate a Ceuta non c'è una crisi di persone migranti e richiedenti asilo. La rotta del Mediterraneo orientale è stata la più frequentata nel periodo considerato, con circa 31.800 attraversamenti, ma si tratta comunque di un calo del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il corridoio dalla Libia verso Creta ha rappresentato il tratto più trafficato di questa rotta, davanti alle isole dell'Egeo orientale e al confine terrestre con la Turchia, mentre Cipro ha registrato una quota marginale.
Sul fronte del Mediterraneo centrale, la rotta che interessa direttamente l'Italia, sono stati registrati circa 22.500 arrivi, in calo del 56% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: si tratta del calo più marcato tra tutte le rotte monitorate. Mediterraneo orientale e centrale insieme rappresentano quasi il 60% di tutti gli ingressi irregolari nell'Ue.
L'unica rotta principale a registrare un aumento è stata quella del Mediterraneo occidentale, con rilevamenti in crescita del 26%. La rotta dell'Africa occidentale, invece, resta in calo del 45% sui nove mesi, anche se a settembre i rilevamenti sono saliti bruscamente: le segnalazioni lungo la rotta atlantica verso le Isole Canarie sono state quattro volte superiori rispetto ad agosto, un dato che la stessa Frontex definisce un "mal di testa" per la Spagna del premier Pedro Sánchez.
Solo nel mese di settembre sono stati rilevati circa 14.300 attraversamenti, il 28% in meno rispetto a settembre 2025, ma l'11% in più rispetto ad agosto, un miglioramento legato alle condizioni meteorologiche lungo i principali corridoi marittimi. Il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, ha dichiarato che su gran parte delle rotte verso l'Europa meno persone tentano il viaggio, una tendenza confermata durante l'estate e proseguita in autunno. Leijtens ha però avvertito che la situazione può cambiare rapidamente, ricordando come le reti di trafficanti non scompaiano quando i numeri calano, ma si spostino in attesa di una nuova opportunità.
Il periodo analizzato copre anche la prima piena stagione estiva sotto il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, che introduce una procedura di screening unica e standardizzata alle frontiere esterne dell'Unione.
USA. Sanità al primo posto tra le paure economiche a un mese dal votoIl costo dell'assistenza sanitaria è la principale preoccupazione economica degli statunitensi, davanti a benzina, cibo e bollette, proprio mentre il paese si avvicina alle elezioni di medio termine di novembre. È quanto emerge da un sondaggio condotto a metà settembre dalla KFF (Kaiser Family Foundation), organizzazione indipendente di ricerca sulle politiche sanitarie, ripreso dalla testata statunitense Camden News.
Secondo i dati raccolti, il 60% degli intervistati si dichiara "molto preoccupato" o "abbastanza preoccupato" di non riuscire a pagare le spese sanitarie. Una quota di poco superiore a quella relativa a benzina e trasporti (59%), e nettamente più alta rispetto alle preoccupazioni per cibo e generi alimentari (52%), bollette (51%) e affitto o rata del mutuo (41%).
Liz Hamel, direttrice delle ricerche sull'opinione pubblica di KFF, ha spiegato che gli elettori stanno seguendo con attenzione le notizie sull'aumento vertiginoso dei premi assicurativi e sulla perdita di coperture sanitarie da parte di molte famiglie. Secondo Hamel, questo clima alimenta un'ansia diffusa sui costi sanitari e una insoddisfazione verso lo stato attuale del sistema, sentimenti che gli elettori portano con sé fino alle urne.
Il sondaggio mostra inoltre un consenso trasversale sulla necessità di una riforma: almeno tre quarti di democratici, repubblicani e indipendenti ritengono che il sistema sanitario americano richieda "almeno cambiamenti sostanziali, se non un completo rinnovamento".
Sul piano della fiducia politica, il 42% degli elettori registrati dichiara di fidarsi di più del Partito Democratico per gestire i costi sanitari, contro il 22% che indica i repubblicani. Un ulteriore 28% non si fida di nessuno dei due partiti, mentre l'8% dichiara di fidarsi di entrambi allo stesso modo. Il vantaggio dei democratici su questo tema è aumentato di 9 punti percentuali rispetto a un sondaggio condotto in aprile.
Il quadro si ribalta, seppur di poco, quando si parla di frode nei programmi sanitari governativi: su questo fronte i repubblicani godono di una fiducia leggermente superiore, con il 31% contro il 29% attribuito ai democratici. Non a caso, secondo quanto riferito da Hamel, a livello nazionale i repubblicani hanno concentrato la propria comunicazione più sul tema della frode in Medicare e Medicaid che su quello dell'accessibilità economica delle cure sanitarie.
ITALIA. Tessera Sanitaria, false e-mail di phishing: l'allarme del MinisteroIl Ministero della Salute ha lanciato un allarme pubblico sulla diffusione di false e-mail che, utilizzando indebitamente il nome del dicastero, invitano i cittadini a fornire dati personali per il presunto rinnovo della Tessera Sanitaria. Come riporta Quotidiano Sanità, si tratta di una vera e propria campagna di phishing finalizzata a sottrarre dati personali e sensibili: le comunicazioni non hanno nulla a che fare con canali ufficiali del ministero.
Il meccanismo della truffa è semplice ma insidioso: le e-mail fraudolente invitano l'utente a cliccare su un link per procedere al rinnovo della tessera. Il collegamento rimanda però a un sito web contraffatto, costruito graficamente in modo da somigliare alle piattaforme istituzionali, dove alla vittima viene chiesto di compilare un modulo con numerosi dati personali e sensibili. Una volta raccolte, queste informazioni possono essere sfruttate per scopi illeciti, tra cui la rivendita a terzi o la clonazione di documenti.
Il ministero ha voluto chiarire in modo netto le proprie modalità di comunicazione: non vengono mai inviate e-mail che richiedano l'inserimento di dati personali tramite moduli online non istituzionali. Qualsiasi richiesta legittima di aggiornamento o verifica dei propri dati sanitari deve passare esclusivamente attraverso i canali ufficiali riconosciuti dall'amministrazione.
Per difendersi da questo tipo di raggiri, il dicastero ha indicato tre semplici regole di comportamento: non cliccare mai sui link contenuti in e-mail sospette, non fornire in nessun caso dati personali o sensibili attraverso questi canali, e cancellare immediatamente il messaggio ricevuto. In caso di dubbi su comunicazioni relative alla propria posizione sanitaria, l'invito è a fare riferimento unicamente ai siti istituzionali del Ministero della Salute e delle altre amministrazioni pubbliche competenti, evitando qualsiasi link ricevuto via e-mail o SMS da mittenti non verificati.
Non è la prima volta che si verifica un tentativo di questo tipo: già in passato il ministero aveva segnalato campagne simili legate al Fascicolo Sanitario Elettronico, a conferma di come i documenti sanitari digitali siano diventati un bersaglio ricorrente per chi organizza truffe online ai danni dei cittadini.
ITALIA. Sanità, liste attesa criticita' strutturale, aumento fondi non compensa. Corte Conti"Le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi".
Lo evidenzia la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti che ha approvato la relazione su “L'attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, esaminando lo stato di avanzamento degli interventi volti ad abbreviare i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, nonché l'utilizzo delle risorse finanziarie destinate allo scopo.
"L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa" aggiunge la Corte dei Conti.
Nel periodo 2022-2028, osserva la Corte, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti.
In tale contesto, le misure introdotte dal D.L. n. 73 del 2024 delineano un nuovo modello di governance, fondato sul potenziamento dei sistemi di controllo, sulla digitalizzazione e sulla tempestiva disponibilità dei dati. Tale impianto, secondo la magistratura contabile, potrebbe favorire un miglioramento strutturale del sistema, i cui effetti potranno essere valutati in modo compiuto solo dopo la piena attuazione degli interventi previsti.
Dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA), particolarmente rilevante ai fini dell’interoperabilità dei sistemi regionali e della disponibilità di dati comparabili, emergono criticità nell’utilizzo regionale della classe di priorità “P” (programmata), differenze tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, nonché ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i CUP e divari tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate.
L’analisi conferma difficoltà nell’ampliamento dell’offerta sanitaria, anche in presenza di risorse finanziarie adeguate, a causa della carenza di personale, soprattutto specialistico, e richiama, pertanto, l’esigenza di completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr e dal D.M. n. 77 del 2022, per migliorare la presa in carico, ridurre la domanda impropria e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi specialistici.
La magistratura contabile raccomanda, quindi, di accelerare l’attuazione del D.L. n. 73 del 2024, completare l’interoperabilità della PNLA, rafforzare il controllo sull’impiego delle risorse e sui risultati ottenuti, migliorare la programmazione dei fabbisogni assistenziali e adottare interventi strutturali per superare le carenze di personale.
Per la Corte, occorre altresì rendere più efficaci i meccanismi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi. Una riduzione duratura dei tempi di attesa e un accesso tempestivo ed equo alle prestazioni sanitarie richiedono - conclude il documento - trasparenza, monitoraggio continuo, responsabilità istituzionale, impiego efficiente delle risorse e una rendicontazione puntuale dei risultati.
com-ale
(Radiocor)
ITALIA. RSA di Pulsano: ASL Foggia denuncia topi, blatte e urina negli ambientiUna relazione dell'ASL Foggia mette nero su bianco gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali nella RSA pubblica Villa Santa Maria di Pulsano, a Monte Sant'Angelo, struttura destinata all'assistenza di anziani non autosufficienti. Come riporta lattacco.it, il documento è stato redatto dal Dipartimento di Prevenzione dell'azienda sanitaria e protocollato il 10 ottobre 2026, firmato dal coordinatore Antonello Curiale e dal tecnico della prevenzione Giuseppe Triventi, con il visto della direttrice del Servizio Giuseppina Moffa.
Il sopralluogo che ha portato alla relazione è stato condotto alla presenza del responsabile sanitario della struttura, Antonio De Vita, e fa seguito a una richiesta formale dell'ASL Foggia del primo ottobre 2026, firmata da Angelica Mirrizzi, direttrice dell'Area Coordinamento Socio Sanitario. L'obiettivo della verifica era accertare il mantenimento dei requisiti organizzativi previsti dalla legge regionale 9/2017, oltre ai requisiti strutturali, tecnologici e igienico-sanitari della RSA, che dispone di 41 posti letto.
L'elenco delle criticità riscontrate è lungo e dettagliato. Il carrello delle emergenze è risultato inadeguato e il frigorifero per la conservazione dei farmaci troppo piccolo, una condizione che compromette la corretta gestione delle terapie. Gli ispettori hanno trovato pavimenti rotti e impianti elettrici usurati, con cavi scoperti che rappresentano un pericolo per ospiti e personale. Sono state inoltre riscontrate biancheria sporca e la totale mancanza di scorte pulite di ricambio, oltre a rubinetterie guaste in più punti della struttura.
Tra i dettagli più inquietanti della relazione figura una parete con tracce di muco secco che risultava non pulita da tempo, oltre alla presenza di escrementi di topi e blatte nei magazzini della struttura. Sono state documentate anche infiltrazioni d'acqua diffuse nei locali e un forte odore di urina percepito nelle stanze e nei corridoi di entrambi i piani di degenza della RSA.
La relazione dell'ASL Foggia non si limita a segnalare le singole irregolarità riscontrate, ma arriva a una conclusione netta: la struttura, si legge nel documento, necessita di un intervento straordinario per il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie, allo scopo di garantire agli ospiti condizioni ottimali per la loro permanenza. Il Dipartimento di Prevenzione ha annunciato l'adozione di provvedimenti sanzionatori nei confronti della gestione, mentre resta ancora in corso la verifica completa del mantenimento dei requisiti organizzativi previsti dalla normativa regionale.
La vicenda arriva dopo mesi di segnalazioni sulla gestione della struttura, già al centro di polemiche negli ultimi anni per questioni legate al personale e alla continuità assistenziale. Come riportato da testate locali del territorio, l'ASL Foggia ha nel frattempo convocato per il 23 ottobre un incontro con i gestori e il sindaco di Monte Sant'Angelo per individuare gli interventi necessari a garantire sicurezza, igiene e assistenza adeguata agli ospiti della residenza.
MONDO. Cocaina liquida: nuova sfida per porti, laboratori e dogane
Le organizzazioni criminali transnazionali stanno perfezionando metodi sempre più sofisticati per occultare la droga nei trasporti internazionali, e la cosiddetta "cocaina liquida" è diventata uno degli strumenti più insidiosi a loro disposizione. Si tratta di sostanza stupefacente disciolta o impregnata in prodotti apparentemente legali - bevande, succhi di frutta, oli, shampoo, creme o persino legno - così da attraversare i controlli doganali senza destare sospetti. Una volta giunta a destinazione, la droga viene recuperata attraverso processi chimici specifici.
Come riporta Diálogo Américas, i primi casi di questo fenomeno risalgono al 2010-2011 e rappresentano una delle tante innovazioni introdotte dai trafficanti per aggirare i controlli delle autorità. Negli anni il metodo si è diffuso in tutta la regione latinoamericana con tecniche via via più raffinate: in alcuni casi la cocaina viene sciolta in una soluzione usata per impregnare materiali solidi come il legno, rendendo ancora più difficile distinguere la droga dalla merce legittima che la nasconde.
Gli episodi documentati negli ultimi mesi confermano la portata del fenomeno. In Cile, un'indagine durata sei mesi condotta da procura, Marina militare e dogane ha portato alla scoperta, nel giugno 2026, di 1.080 tonnellate di legno impregnato con sostanze illecite nei porti di Arica, Valparaíso e San Antonio. Le autorità hanno stimato che il carico nascondesse circa 108 tonnellate di droga, principalmente cocaina cloridrato e ketamina.
In Bolivia, a luglio 2026 sono state sequestrate 1.643 bottiglie di aceto balsamico contenenti cocaina, destinate al Lussemburgo. Nei Paesi Bassi, le dogane avevano già individuato a febbraio 2025 quasi 3 tonnellate di cocaina disciolta in succo di frutta refrigerato proveniente dal Brasile. In Perù, nell'aprile 2026, esercito e polizia hanno distrutto dodici laboratori clandestini nella regione del VRAEM, sequestrando oltre 1,6 tonnellate di solfato di cocaina in forma liquida.
Il fenomeno richiede competenze chimiche specializzate in due fasi distinte: quella del trattamento della droga prima della spedizione e quella del recupero della sostanza una volta arrivata a destinazione. Spesso le organizzazioni criminali assoldano chimici separatamente per ciascuna delle due operazioni, come emerso in un caso giudiziario belga del 2025. Esperti del settore, tra cui l'ex responsabile dell'intelligence antidroga della National Crime Agency britannica Tony Saggers, sottolineano il ruolo di reti criminali olandesi dotate di decenni di esperienza nella gestione di laboratori clandestini, favorite dalla posizione strategica dei porti di Rotterdam e Anversa.
Contrastare questo tipo di traffico richiede un approccio su più livelli: intelligence preventiva per individuare i carichi sospetti prima che partano, tecnologie avanzate come la tomografia computerizzata negli scanner portuali, analisi forensi chimiche in grado di identificare la droga anche quando è mascherata in altre sostanze, e una cooperazione internazionale capace di seguire l'intera filiera, dal porto di origine fino al laboratorio di recupero a destinazione.
FRANCIA. Marsiglia, l'attivista anti-narcos sotto scorta dopo l'omicidio dei fratelli
Ha 23 anni, studia legge, è vicesindaco a Marsiglia e vive sotto protezione continua, cambiando ogni notte il luogo dove dorme per sfuggire ai sicari del più grande cartello della droga francese. È la storia di Amine Kessaci, oggi la voce più esposta contro le bande di narcotrafficanti di stampo latinoamericano che si sono radicate in Francia, raccontata dal quotidiano britannico The Guardian.
"I narcotrafficanti hanno un solo linguaggio, un solo metodo: la violenza", ha dichiarato Kessaci, cresciuto nel quartiere popolare di Frais-Vallon, nella periferia nord di Marsiglia. Il suo impegno è nato da una tragedia personale: nel dicembre 2020 suo fratello maggiore Brahim, allora 22enne, è stato ucciso e il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato dentro un'auto data alle fiamme, un metodo di esecuzione noto localmente come "barbecue" e tipico dei regolamenti di conti tra bande rivali.
Proprio per quell'omicidio, ad Aix-en-Provence è iniziato il 19 ottobre un processo che durerà tre settimane davanti alla corte d'assise delle Bouches-du-Rhône, senza giuria popolare data la pericolosità degli imputati. Sul banco degli accusati siedono cinque uomini legati alla DZ Mafia, il principale gruppo criminale che controlla il traffico di droga a Marsiglia: tra loro anche un presunto fondatore dell'organizzazione, accusato di aver dato l'ordine di uccidere Brahim pur trovandosi in carcere. Tutti e cinque respingono le accuse. Kessaci si è costituito parte civile insieme alla madre e ha annunciato che assisterà all'intero dibattimento, spiegando di essere lì "per la giustizia, non per la vendetta".
Il processo arriva meno di un anno dopo un secondo lutto che ha colpito la famiglia Kessaci. Nel novembre 2025 il fratello minore di Amine, Mehdi, 20 anni, è stato ucciso a colpi di pistola in pieno centro di Marsiglia da un uomo sceso da uno scooter, mentre parcheggiava l'auto. A differenza di Brahim, Mehdi non aveva alcun legame con il traffico di droga: voleva arruolarsi in polizia. Gli inquirenti non escludono che si sia trattato di un omicidio dimostrativo, un avvertimento rivolto proprio ad Amine per la sua attività pubblica contro i cartelli. Il procuratore capo di Marsiglia, Nicolas Bessone, ha dichiarato alla radio francese che se questa ipotesi venisse confermata rappresenterebbe una soglia mai attraversata prima, evocando periodi bui della storia del paese in cui si uccideva una persona solo per appartenere a una famiglia sgradita.
Kessaci denuncia che i boss del narcotraffico possono ormai ordinare omicidi anche dal carcere, e sottolinea come il governo francese consideri questi cartelli una minaccia più grave del terrorismo, capace di generare un giro d'affari da miliardi di euro. L'attivista, che dopo la morte di Brahim aveva fondato l'associazione Conscience per aiutare i giovani delle periferie a sottrarsi al controllo delle bande, chiede politiche sociali ed economiche concrete: più scuola, più servizi pubblici, più edilizia popolare, come argine al reclutamento di ragazzini sempre più giovani usati come vere e proprie "vedette" o manovalanza armata nei quartieri degradati. Denuncia inoltre il mito del narcotraffico come fenomeno "glamour", alimentato da serie televisive e influencer, che rischia di rendere attraente agli occhi dei più giovani un sistema fondato sulla violenza e sulla morte.
U.E.. Danni climatici costati 915 miliardi per l'Europa dal 1980, caldo 2026 un punto di PilA partire dal 1980 i cambiamenti climatici sono costati in Europa 915 miliardi (822 miliardi fino al 2024, 93 miliardi nel 2025), e l'Italia è il Paese che nel periodo considerato registra le perdite più elevate, pari a 147 miliardi di euro, con un impatto pari in media a circa 2.500 euro a cittadino residente.
Ma l'impatto è crescente: l'ondata di caldo di quest'anno potrebbe ridurre il Pil del vecchio continente di un punto, un valore pari a 180 miliardi. I dati emergono dal Rapporto "Strategia per la pace climatica" promosso da ConsumerLab e Future Respect, che riassume i principali dati tratti da oltre ottanta ricerche ufficiali circa l'impatto del clima sulle economie europee, sulle imprese e sulla vita dei cittadini.
La media annua delle perdite economiche dovute a eventi meteorologici e climatici estremi è passata da 8,6 miliardi nel decennio 1980-89 a 44,9 miliardi nel quinquennio 2020-24: un valore più che quintuplicato - analizza ConsumerLab - Le sole ondate di calore dell'estate 2025 hanno prodotto una perdita di valore aggiunto lordo stimata in 43 miliardi di euro, con una proiezione fino a 126 miliardi annui entro il 2029 sulla base dei pattern storici e con il picco del 2026 che potrebbe valere 1 punto di Pil, circa 180 miliardi. (ANSA)
ITALIA. Turismo da recordTurismo italiano sempre più da record. «Il dato più significativo e lo diamo per la prima volta è che nei primi 9 mesi del 2026 abbiamo registrato 523.700.000 presenze, il 4,7% in più del 2025 che era già un anno record quando sono state 535.500.000 milioni presenze che è +22% rispetto al 2019». A comunicarlo è stato il ministro Giammarco Mazzi durante l’evento «Perché l’Italia è economia del turismo! Manifesto per il futuro» promosso in collaborazione con «Il Sole 24 Ore».
ITALIA. Ciclisti e nuovo codice della stradaObbligo di sistemi tecnologici su camion e autobus per ridurre gli “angoli ciechi”, precedenza da riconoscere sempre ai ciclisti negli attraversamenti delle piste a loro riservate e «particolare attenzione» quando nelle strade urbane «tardino a scansarsi»: ci si deve fermare e farli passare. Da parte loro i conducenti di biciclette sono tenuti a rispettare una «distanza minima di sicurezza» dai veicoli pesanti presso le intersezioni e durante le manovre come svolte, retromarce e cambi di corsia. Sono le novità e le precisazioni contenute nel nuovo Codice della strada che riguardano gli utenti della strada più vulnerabili insieme ai pedoni: i ciclisti (anche se la definizione più apprezzata da chi pedala è “utente della mobilità attiva”).
ITALIA. Caffè coltivato in Sicilia: il clima cambia l'agricoltura italianaIl cambiamento climatico sta aprendo scenari agricoli fino a pochi anni fa impensabili. A San Lorenzo ai Colli, alle porte di Palermo, una piantagione sperimentale di caffè sta crescendo a ritmi sorprendenti grazie all'aumento delle temperature registrato negli ultimi anni.
Il progetto, portato avanti dalla famiglia Morettino insieme all'Università e all'Orto Botanico di Palermo, affonda le radici negli anni Novanta, quando furono messe a dimora circa 60 piante di Coffea arabica, varietà Bourbon e Catuai, nate da semi donati proprio dall'Orto Botanico del capoluogo siciliano. Le piante crescono all'aperto su due ettari di terreno, a circa 350 metri sul livello del mare, in un'area climaticamente molto più a nord rispetto alle zone tropicali dove il caffè viene tradizionalmente coltivato.
È però solo negli ultimi anni che l'aumento delle temperature ha dato una spinta decisiva alla produzione: dai 30 chilogrammi di drupe raccolte nel 2021 si è passati a 50 kg nel 2022, 70 kg nel 2023, fino ad arrivare agli attuali circa 100 kg l'anno, come riporta LifeGate. Da questa quantità di drupe si ottengono poco più di 15 kg di caffè tostato: un volume ancora lontano da qualsiasi logica commerciale su larga scala, ma sufficiente a dimostrare che l'adattamento delle colture tropicali al nuovo clima mediterraneo è ormai una realtà concreta.
Le drupe vengono raccolte a mano tra giugno e settembre, lavorate, fatte fermentare per 48 ore ed essiccate al sole prima della tostatura; una parte viene invece riseminata per far nascere nuove piante direttamente in Sicilia. Secondo l'azienda, il caffè ottenuto presenta note aromatiche che richiamano il territorio d'origine, come uva zibibbo, carruba, fiori di pomelia bianca e zucchero panela.
Non si tratta di un esperimento isolato. In provincia di Ragusa, a Santa Croce Camerina, esiste un'altra piantagione di caffè, la Finca Balestrieri, nata da un'idea dell'agricoltore Giovanni Balistrieri con la consulenza del professionista Adriano Cafiso. In questo caso la coltivazione avviene in serra, a filare, alternata a leguminose e ad altri frutti tropicali come la papaya, oltre a specie autoctone come aranci, gelsi e pistacchi. L'obiettivo, in questo caso, non è soltanto produttivo ma anche agronomico: il sistema punta alla rigenerazione del suolo attraverso la combinazione di più colture.
Il fenomeno si inserisce in una trasformazione più ampia dell'agricoltura siciliana, dove accanto al caffè si stanno diffondendo anche mango, avocado e papaya, colture un tempo impensabili a queste latitudini e oggi favorite dagli inverni sempre più miti. Resta però il nodo dei rischi legati a questa transizione: la crescente sofisticazione termica va di pari passo con la siccità e con un fabbisogno idrico crescente, elementi che pongono interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo delle nuove colture tropicali introdotte nell'isola.
Un secolo fa un simile tentativo era fallito: già nel 1905 i giardinieri dell'Orto Botanico di Palermo avevano provato a coltivare 25 piante di caffè all'aperto, ma le gelate invernali le avevano distrutte. Quello che allora era un ostacolo insormontabile - le temperature troppo rigide dei mesi invernali tipiche del clima mediterraneo - oggi è progressivamente superato dal riscaldamento globale, in quella che resta comunque una sperimentazione dal forte valore scientifico più che un modello produttivo already maturo.
U.E.. ESMA: nuove regole su crypto, crowdfunding e derivati OTCL'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato il 16 ottobre 2026 cinque nuove risposte alle domande frequenti (Q&A) che chiariscono l'applicazione pratica di alcune norme chiave per il settore finanziario europeo, toccando tre ambiti distinti: i prestatori di servizi su cripto-attività, le piattaforme di crowdfunding e i derivati negoziati fuori borsa (OTC).
Il primo chiarimento riguarda i Crypto-Asset Service Provider, i cosiddetti CASP, cioè le società autorizzate a offrire servizi su cripto-valute nell'Unione Europea secondo il regolamento MiCA. La domanda (identificata come Q&A 2949) riguarda la possibilità per questi operatori di detenere i fondi dei clienti su conti di pagamento aperti presso prestatori di servizi di pagamento che non sono banche. Si tratta di un tema delicato per la tutela del risparmio: il regolamento MiCA, all'articolo 70, disciplina infatti le modalità con cui i fondi della clientela devono essere custoditi, proprio per garantire che restino protetti anche in caso di difficoltà dell'operatore.
La seconda risposta (Q&A 2950) si rivolge invece alle piattaforme di crowdfunding, cioè quei portali che raccolgono capitali per imprese e progetti attraverso il contributo di numerosi piccoli investitori. ESMA ha chiarito come si applica il regolamento europeo sul crowdfunding (ECSPR) alle piattaforme che richiedono commissioni di registrazione, iscrizione o altri costi di accesso ai propri utenti, un modello di business che l'Autorità definisce "investment club". La precisazione serve a stabilire con chiarezza quali obblighi di trasparenza e informazione verso i clienti si applicano a queste piattaforme quando adottano schemi di commissioni di questo tipo.
Le restanti tre Q&A riguardano invece l'Active Account Requirement (AAR), l'obbligo previsto dal regolamento EMIR che impone alle controparti finanziarie europee di mantenere un conto attivo presso una controparte centrale dell'Unione per una parte della propria attività di compensazione dei derivati, riducendo così la dipendenza da infrastrutture extra-UE. La prima di queste tre risposte (Q&A 2936) chiarisce come si applica la soglia di esenzione dell'85%, cioè la cosiddetta regola "one-half", specificando se debba essere calcolata per singola classe di derivati o complessivamente su tutte le classi. La seconda (Q&A 2937) fornisce indicazioni su come calcolare le soglie previste dall'obbligo, incluso il volume nozionale di compensazione in essere indicato dall'articolo 7a, paragrafi 4 e 8, dello stesso regolamento EMIR. La terza (Q&A 2938) riguarda infine l'obbligo di rappresentatività previsto dall'AAR, spiegando come calcolare la scadenza delle operazioni in derivati e come assegnarle alle rispettive fasce temporali di maturità.
Come riporta ESMA, questi chiarimenti si inseriscono nell'attività ordinaria dell'Autorità volta a promuovere un'applicazione coerente delle norme finanziarie europee da parte dei soggetti vigilati e delle autorità nazionali competenti. Le Q&A pubblicate da ESMA non hanno valore giuridicamente vincolante, ma rappresentano un punto di riferimento autorevole per gli operatori del settore e per i supervisori nazionali, contribuendo a uniformare le prassi di vigilanza in tutta l'Unione Europea.
ITALIA. Afghani in Italia: paese di transito, non di approdo stabileL'Italia resta per i migranti afghani soprattutto una tappa di passaggio lungo la rotta balcanica, più che una meta dove costruire una vita stabile. È quanto emerge da un rapporto dell'Afghanistan Analysts Network (AAN), think tank che da anni monitora i flussi migratori legati all'Afghanistan, firmato dal ricercatore Fabrizio Foschini.
Il rapporto si concentra in particolare sull'area di Trieste e Gorizia, al confine con la Slovenia, snodo chiave per chi arriva attraverso la rotta balcanica occidentale. Nonostante i tassi di riconoscimento della protezione siano altissimi — oltre il 95% negli ultimi anni, con appena l'8% di dinieghi nel 2024 su 1.833 decisioni esaminate — l'Italia non è mai riuscita a sviluppare comunità afghane stabili e radicate, paragonabili a quelle presenti in altri paesi europei come Germania o Regno Unito.
I numeri delle richieste di asilo presentate da cittadini afghani in Italia raccontano un andamento altalenante: da 1.365 domande nel 2012 si è arrivati a un picco di 5.250 nel 2021, anno del collasso della Repubblica afghana e della presa di potere dei talebani, quando l'Italia ha accolto attraverso un'operazione di evacuazione quasi 5.000 cittadini afghani. Negli anni successivi le richieste si sono progressivamente ridotte, attestandosi a 2.042 nel 2024.
Parallelamente ai canali di asilo tradizionali, il governo italiano ha attivato corridoi umanitari dedicati, che hanno permesso l'ingresso regolare di 1.200 persone considerate vulnerabili nel biennio 2022-2023 e di altre 700 persone nel 2025, attraverso accordi con paesi terzi come Pakistan, Iran e Turchia, dove molti afghani transitano o risiedono in attesa di una ricollocazione.
Il rapporto dell'AAN si sofferma anche sulle condizioni di vita e di lavoro spesso precarie degli afghani che arrivano in Italia: molti di loro, pur ottenendo lo status di protezione, considerano il paese solo una tappa intermedia verso altre destinazioni europee percepite come più accoglienti o con sistemi di integrazione più strutturati, come Germania, Austria o i paesi scandinavi. Questo spiega, secondo l'analisi, perché nonostante gli alti tassi di accoglimento delle domande, la popolazione afghana stabilmente residente in Italia resti numericamente contenuta rispetto ad altri paesi europei.
La zona di Trieste e Gorizia, già descritta in precedenti rapporti dello stesso network come area di arrivo per chi percorre la rotta balcanica, continua a essere un punto di osservazione privilegiato per comprendere le dinamiche migratorie afghane in Europa, caratterizzate da lunghe attese per l'accoglienza e da un flusso costante di persone che vedono l'Italia più come un corridoio che come una destinazione finale.
USA. Massachusetts, oltre 60 legislatori contro l'abrogazione della cannabis legale
Più di sessanta parlamentari statali del Massachusetts hanno aderito alla campagna "No on 8: Stop the Repeal", che si oppone al Quesito 8, il referendum che punta ad abrogare la legalizzazione della cannabis per uso adulto approvata dagli elettori nel 2016. Come riporta Cannabis Business Times, tra i firmatari figurano il presidente del Senato Karen Spilka e lo speaker della Camera Ronald Mariano, che si uniscono a esponenti politici regionali, funzionari della sanità pubblica, forze dell'ordine, piccoli imprenditori e associazioni già schierati contro la misura.
Il comunicato della campagna, diffuso il 16 ottobre da Boston, sottolinea come l'abrogazione di una normativa altamente regolamentata sulla cannabis per adulti avrebbe conseguenze economiche e di sicurezza pubblica rilevanti per l'intero Stato. L'adesione dei 63 tra senatori e rappresentanti statali, secondo la campagna, ribadisce l'importanza di preservare i posti di lavoro, le opportunità economiche e i risultati di policy ottenuti da quando gli elettori del Massachusetts approvarono a larga maggioranza la legalizzazione nel 2016.
Il presidente della campagna, Ryan Dominguez, ha dichiarato che abrogare le norme sulla cannabis ricreativa riporterebbe lo Stato a politiche restrittive che favoriscono mercati illeciti pericolosi e non regolamentati, colpendo comunità già alle prese con gravi difficoltà di bilancio, una realtà che molti esponenti legislativi conoscono direttamente. Dominguez ha avvertito che la perdita di 2 miliardi di dollari di entrate statali e locali, oltre ai fondi del Marijuana Regulation Fund, aggraverebbe bilanci già sotto pressione, con ricadute su programmi di sanità pubblica e investimenti nelle forze dell'ordine e nella sicurezza pubblica.
Il Quesito 8, promosso dalla Coalition for a Healthy Massachusetts, chiederebbe agli elettori di tornare indietro rispetto alla decisione presa dieci anni fa, abolendo le vendite regolamentate nei dispensari per adulti e altre attività autorizzate come coltivazione, produzione e test di laboratorio, oggi sotto la supervisione della Cannabis Control Commission dello Stato. Se approvato, il provvedimento entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2028.
Alla lista dei 63 legislatori, democratici e repubblicani, si sono aggiunte altre figure di primo piano che hanno già espresso pubblicamente la propria opposizione al referendum in vista del voto di novembre 2026: la governatrice Maura Healey, la deputata al Congresso Ayanna Pressley, il sindaco di Boston Michelle Wu e i senatori federali Elizabeth Warren ed Ed Markey. Secondo un sondaggio di CommonWealth Beacon/MassINC Polling Group condotto tra il 14 e il 22 settembre, il 61% degli elettori probabili si dichiara contrario al Quesito 8, mentre il 27% è favorevole.
ITALIA. Cannabis terapeutica, allarme Coscioni-Meglio Legale dopo il crac Bedrocan
Il fallimento di Bedrocan, l'azienda olandese che da oltre vent'anni è uno dei principali fornitori di cannabis a uso medico per le farmacie italiane, rischia di lasciare senza cure migliaia di pazienti. L'allarme arriva dall'Associazione Luca Coscioni e da Meglio Legale, che chiedono al Governo italiano un intervento urgente e una riforma strutturale del settore.
Come riporta Quotidiano Sanità, Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni) e Antonella Soldo (Meglio Legale) hanno diffuso una nota in cui ricordano di aver criticato per anni il rapporto esclusivo e privilegiato che l'Italia aveva instaurato con Bedrocan, un legame che ha sempre escluso la possibilità per soggetti privati o per partnership pubblico-private di concorrere a soddisfare il fabbisogno nazionale di cannabinoidi medici.
Un fabbisogno che, stando alle stime della Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti dell'Onu, si attesta su quasi tre tonnellate l'anno. A fronte di questa domanda, la produzione nazionale resta largamente insufficiente: la quota assegnata per il 2026 allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, unico produttore pubblico italiano, è di appena 400 chilogrammi. Da vent'anni, sottolineano le due associazioni, le importazioni dai Paesi Bassi hanno costituito la principale fonte di approvvigionamento delle infiorescenze dispensate nelle farmacie italiane, rendendo il sistema sanitario nazionale fortemente dipendente da un singolo fornitore estero.
Il tracollo di Bedrocan, dichiarato dal tribunale olandese, è legato alla scadenza del contratto che dal 2003 la legava come fornitore esclusivo dello Stato dei Paesi Bassi: il nuovo sistema di vendita diretta alle farmacie, pensato per liberalizzare il mercato, non entrerà in vigore prima di luglio 2028, lasciando l'azienda priva del suo principale cliente e senza alternative commerciali legali nel frattempo.
Perduca e Soldo denunciano che, dopo anni di investimenti mal indirizzati e indecisioni politiche, il diritto alla salute di migliaia di pazienti italiani rischia ora di essere compromesso concretamente. Le due associazioni chiedono quindi al Governo la convocazione urgente di un tavolo con tutte le parti coinvolte - istituzioni, farmacisti, pazienti e produttori - e la definizione di un piano straordinario di approvvigionamento per garantire la continuità delle terapie.
Tra le richieste principali figura l'apertura del settore a partnership pubblico-private e a investimenti privati, superando il modello basato su un unico canale di fornitura che ha mostrato tutta la sua fragilità. Le associazioni propongono inoltre la creazione di un'Agenzia nazionale per la cannabis medica, con il compito di coordinare produzione, importazioni, controllo di qualità e ricerca scientifica sul tema.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la possibile sostituzione delle varietà finora utilizzate con prodotti importati da altri Paesi: secondo l'Associazione Coscioni e Meglio Legale, questo passaggio non è affatto automatico, perché le diverse varietà di cannabis terapeutica presentano concentrazioni differenti di principi attivi come THC e CBD, e un cambio di fornitore senza un'adeguata gestione clinica rischia di alterare l'efficacia delle terapie per i pazienti già in cura.

La Costa Rica ha estradato negli Stati Uniti tre cittadini messicani accusati di narcotraffico internazionale e legati al Cartello di Sinaloa. Come riportano diverse testate costaricane, tra cui El Observador, l'operazione si è conclusa venerdì 16 ottobre 2026, dopo mesi di procedimenti giudiziari.
I tre uomini, identificati con i cognomi Espinoza Hernández, Campos Barragán e Vidrio López, erano stati arrestati il 15 aprile 2025 al largo delle coste di Quepos, nella provincia di Puntarenas, mentre viaggiavano a bordo di un'imbarcazione tipo yacht chiamata "My Lissa Too". Durante il controllo, le autorità costaricane hanno sequestrato circa 840 chilogrammi di presunta cocaina, nascosta in due vani dell'imbarcazione e confezionata in pacchetti da circa un chilo ciascuno, avvolti in cellophane e nastro adesivo. Nel corso dell'operazione è stato trovato anche un telefono satellitare.
I tre cittadini messicani sono richiesti dal Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Est del Wisconsin, che li indaga per cospirazione finalizzata al possesso e all'introduzione di cocaina sul territorio statunitense. La richiesta formale di estradizione era stata presentata il 22 aprile 2025, appena una settimana dopo l'arresto.
Il percorso giudiziario in Costa Rica non è stato immediato: l'estradizione ha ricevuto il primo via libera il 24 febbraio 2026, ma la difesa dei tre imputati ha presentato ricorso, ritardandone l'esecuzione. Solo nel giugno 2026 il Tribunale di Appello Penale del Secondo Circuito Giudiziario di San José ha confermato definitivamente l'autorizzazione, rimuovendo l'ultimo ostacolo legale al trasferimento negli Stati Uniti.
La consegna è stata annunciata giovedì 15 ottobre dalle autorità giudiziarie costaricane, che hanno confermato il completamento delle fasi principali del procedimento richiesto da Washington. Il Ministero Pubblico costaricano aveva scelto di dare priorità al processo di estradizione, sospendendo il procedimento penale interno a carico dei tre sospettati.
L'operazione è il risultato della collaborazione tra la Polizia di Controllo Droghe della Costa Rica, la Guardia Costiera nazionale e l'agenzia statunitense antidroga DEA, che ha affiancato le autorità costaricane lungo tutto l'iter dell'estradizione.

BELGIO. Arrestato trafficante droga, ma non si sa dove siano i suoi profittiQuesta settimana la giustizia belga ha finalmente raggiunto Nasserdine Tarrahi, condannato per traffico di droga, dopo la sua estradizione da Dubai. Tuttavia, rintracciare i suoi profitti illeciti si sta rivelando molto più difficile.
Secondo i dati immobiliari trapelati, i giornalisti hanno scoperto che il narcotrafficante condannato aveva acquistato sei proprietà di lusso a Dubai per un valore di 6,2 milioni di dollari.
Tuttavia, le autorità belghe sono riuscite a sequestrare solo 20.000 dollari in contanti, oltre a diverse attrezzature per l'esercizio fisico, in un appartamento di Anversa.
Mentre il Belgio cerca una cooperazione più stretta con gli Emirati Arabi Uniti per confiscare i proventi di attività criminali, restano aperti interrogativi su dove siano finiti i profitti immobiliari di Tarrahi e su come la nuova legge antiriciclaggio degli Emirati Arabi Uniti funzionerà nella pratica.
ITALIA. L'andamento della Borsa secondo Affari ItalianiQuella di venerdì 16 ottobre è stata una giornata positiva sul mercato azionario italiano con il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2026) che ha compiuto un veloce recupero e si è portato a ridosso dei 49.650 punti. Nonostante questo rimbalzo il trend di breve termine rimane ancora negativo: il forte ipervenduto registrato dagli oscillatori più reattivi può tuttavia impedire un ulteriore cedimento e favorire un consolidamento laterale al di sopra dei 48.900 punti. Soltanto il superamento della resistenza posta in area 50.000-50.100 punti potrebbe fornire un segnale positivo (anche se un allungo dovrà affrontare un duro ostacolo a quota 50.500-50.530). Un segnale ribassista arriverà invece con una discesa sotto i 48.800 punti (con un primo target in area 48.400-48.360). (Gianluca Defendi)
REGNO UNITO. Alimentazione & LobbyNel Regno Unito il comitato scientifico che consiglia il governo su dolcificanti, ultraprocessati e alimentazione dell'infanzia ha un problema di vicinanze: 11 membri su 19 hanno legami con l'industria alimentare. Sei di loro, secondo le regole del comitato stesso, non dovrebbero nemmeno farne parte. E tra i finanziatori di uno degli enti collegati spunta di nuovo Mondelez.
ITALIA. Gli alberi crescono finché dura il PnrrGli alberi in Italia crescono finché dura il Pnrr. Nel 2025 ne sono stati piantati quasi 3,7 milioni su oltre 5.300 ettari, il 17% in più rispetto all'anno precedente, secondo la sesta edizione dell'Atlante delle foreste di Legambiente e AzzeroCO2. A trainare la crescita sono le città metropolitane, con 1,48 milioni tra alberi e arbusti messi a dimora grazie ai fondi del Pnrr, più del quadruplo rispetto all'edizione precedente: Torino e Roma, da sole, ne contano il 59%. Il Trentino-Alto Adige resta primo con più di 840mila alberi, destinati al ripristino delle aree colpite dalla tempesta Vaia. Nove Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise) non hanno invece finanziato nuovi impianti con lo strumento ordinario delle politiche forestali. Tornano a investire anche le imprese, con 69.510 alberi, il 70% in più del 2024. Ma il Pnrr è alle battute finali. Legambiente avverte che i nuovi impianti rischiano di fermarsi di colpo e che, senza fondi per la manutenzione, gli alberi già piantati possono essere abbandonati nella fase più delicata della crescita.
(Valori.it)
ITALIA. Violenza di genere. La relazione tra autore e vittima è registrata solo nel 6,2% dei casiLa relazione tra autore e vittima è registrata solo nel 6,2% dei casi. È il dato più scomodo tra quelli appena pubblicati dalla campagna #DatiBeneComune, che con due richieste di accesso civico generalizzato ha ottenuto dal ministero dell'Interno le coppie vittima-autore dei reati di violenza di genere del 2025: 29.676 righe, 24.363 vittime distinte, di cui 20.248 donne. Per le vittime sotto i 16 anni la relazione compare in 108 righe su 1.824; per omicidi e tentati omicidi, in poco più di un caso su dieci. I file sono arrivati senza legenda dei codici, con 283 righe duplicate, vittime con età impossibili (fino a 134 anni) e un'anomala concentrazione di fatti nel primo giorno del mese. Il femminicidio, introdotto dalla legge 181/2025, è raggruppato sotto la stessa lettera dell'omicidio. Period Think Tank, ActionAid, Transparency International Italia, DiRe e onData hanno ripulito i dati, li hanno pubblicati segnalandone i limiti e hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per ottenerli completi: la camera di consiglio è fissata per il 27 ottobre. La legge 53/2022 prevede un sistema integrato di rilevazione. I decreti attuativi non sono mai stati firmati.
(Valori.it)
GERMANIA. Ringiovanire le cellule e riportarle alla piena efficienza non è impossibileForse ringiovanire le cellule e riportarle alla piena efficienza non è impossibile, almeno in laboratorio. Una ricerca coordinata dall’Università di Bonn ha dimostrato che cellule precursori del sangue di persone anziane possono essere riprogrammate in cellule staminali neurali con età molecolare giovanile. Questo ringiovanimento graduale, osservabile nel tempo, offre un modello unico per studiare i meccanismi dell’invecchiamento cerebrale e potenzialmente sviluppare nuove strategie contro l’Alzheimer. Ovviamente, questo studio è ancora in fase iniziale, e per risultati concreti in applicazioni cliniche rimangono molte sfide da superare.
ITALIA. L’export è in crescitaL’export italiano è in crescita: i dati Istat di agosto confermano un aumento complessivo delle esportazioni, guidate da un’impennata dell’oro esportato verso la Svizzera e da una forte crescita delle vendite negli Stati Uniti. Tuttavia, la crescita è sostenuta principalmente dai valori unitari (+4,5%), mentre i volumi restano stagnanti. Alcuni settori come tessile e alimentare mostrano segnali di difficoltà, mentre farmaceutica e soprattutto auto registrano i progressi più consistenti. Tuttavia, se il saldo commerciale rimane positivo, il deficit energetico si amplia, con un segno negativo per più di 5 miliardi di euro.
ITALIA. Il 5,6% dei minori sotto i 16 anni costretti a rinunce su alimentazione o socialitàÈ appena trascorsa la Giornata mondiale dell’alimentazione, proprio mentre l’aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti freschi in Italia stia pesando sulle famiglie, e soprattutto sui più giovani. Secondo l’ultimo dato disponibile del 2024, in Italia sono circa 430mila, il 5,6% dei minori sotto i 16 anni, i bambini e i ragazzi costretti a rinunce su alimentazione o socialità. C’è chi non può permettersi ogni giorno frutta e verdura o un pasto proteico. Numeri in crescita, rispetto ai 419 mila minori in queste condizioni nel 2021, e che aumentano l’importanza prima di tutto di ridurre lo spreco alimentare.
ITALIA. Inflazione settembre. Istat conferma previsioni di +4,2%Nel mese di settembre 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,7% e una tendenziale a +4,2% (da +3,3% di agosto), confermando la stima preliminare.
L’accelerazione dell’inflazione è dovuta perlopiù all’andamento dei prezzi degli Energetici, sia regolamentati (da +18,6% a +25,8%) sia non regolamentati (da +17,0% a +22,5%), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%); crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).
A settembre l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale (da +1,5% a +1,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,7% a +2,0%).
L’aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei Beni (da +4,1% a +5,4%) è più marcato di quello dei Servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si amplia, passando da -1,7 a -2,8 punti percentuali.
Si accentua la crescita tendenziale sia dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,5%) sia di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3% a +5,2%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+5,8%) e non regolamentati (+4,6%), degli Alimentari non lavorati (+2,2%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%) e dei Beni durevoli (+0,4%). Diminuiscono su base mensile i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-2,5%) e quelli degli Alimentari lavorati (-0,6%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +2,1% su base mensile, per effetto della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +4,2% su base annua (da +3,2% del mese precedente); la stima preliminare era +4,1%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale di +0,6% e una tendenziale di +4,0%.
Nel terzo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano un aumento più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa (+4,4%), rispetto a quelle con i livelli più alti (+2,9%).
Il commento
A settembre 2026 l’inflazione sale al 4,2% (da +3,3% di agosto), ancora influenzata dalla crescita dei prezzi dei Beni energetici (da +17,1% a +22,6%). Nel settore alimentare, la dinamica tendenziale dei prezzi evidenzia un’accelerazione (da +1,0% a +1,7%) dovuta interamente alla componente non lavorata (da +3,8% a +5,5%), che si riflette anche sul “carrello della spesa” (da +0,9% a +1,5%). Un sostegno all’inflazione si deve poi alle tensioni sui prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%) e a quelli relativi ai trasporti (da +0,8% a + 1,6%). L’inflazione di fondo si porta a +1,6% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%.
ITALIA. Decreto bollette: intesa tra Italia e Ue per ridurre i costi dell'energiaIl governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto un'intesa sulle misure previste dal decreto Bollette (decreto-legge 21/2026), dopo settimane di trattative volte a conciliare l'intervento con le regole europee sugli aiuti di Stato. L'accordo, reso noto da Palazzo Chigi, arriva al termine di quello che l'esecutivo ha definito un confronto fatto di "intensi e costruttivi scambi" tra la Commissione e le autorità italiane.
L'obiettivo dichiarato è attenuare l'impatto dei costi energetici sulle famiglie e sulle imprese, limitando l'effetto dell'aumento dei prezzi del gas sulle tariffe dell'elettricità. Il provvedimento, di natura temporanea, dovrà al tempo stesso preservare la parità di condizioni nel mercato interno e ridurre al minimo le distorsioni, oltre a salvaguardare gli incentivi agli investimenti di lungo periodo nelle energie pulite.
Nel merito tecnico, il nodo centrale riguarda il peso del sistema Ets, la tassazione europea sulle emissioni di CO2 che grava sui produttori di elettricità che utilizzano il gas come combustibile per generare energia. Il decreto punta a spostare questo costo dal prezzo all'ingrosso dell'elettricità a una voce specifica in bolletta, con l'obiettivo di ottenere un abbassamento del prezzo all'ingrosso superiore all'aumento registrato sulla bolletta finale dei consumatori.
Un portavoce della Commissione ha precisato che la misura compenserà esclusivamente l'aumento dei costi del gas e non coprirà i costi legati al sistema Ets, e che dovrà garantire il pieno trasferimento dei benefici ai consumatori finali. Sulla base dell'intesa raggiunta, l'Italia notificherà ora le misure temporanee a Bruxelles secondo le norme Ue in materia di aiuti di Stato: la Commissione ha fatto sapere che si attende una notifica rapida dei piani italiani in conformità con il diritto dell'Unione, e che procederà alla valutazione in via prioritaria.
L'intesa è maturata nel corso del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, durante il quale il tema del caro energia ha alimentato un confronto acceso tra i 27 Stati membri. Solo l'Italia e la Grecia hanno chiesto formalmente maggiore flessibilità fiscale per fronteggiare l'aumento dei prezzi, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invitato alla cautela sui conti pubblici, indicando nella proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica l'unica misura percorribile nel breve periodo.
Come riporta Ansa, restano ancora da definire alcuni dettagli tecnici, tra cui l'entità precisa del risparmio atteso per le bollette e i tempi di applicazione della misura.
ITALIA. Obesità, 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola: in arrivo in ItaliaOltre sette pazienti su dieci che convivono con obesità o sovrappeso preferirebbero iniziare un percorso terapeutico basato su una pillola piuttosto che su un'iniezione. È quanto emerge dall'indagine OPTIC, condotta su 800 adulti e presentata al Congresso nazionale della Società Italiana dell'Obesità WiP, in corso a Palermo. Come riporta Quotidiano Sanità, i motivi della preferenza riguardano soprattutto la maggiore praticità, la discrezione e le minori restrizioni rispetto alle terapie iniettive.
La ragione di questa scelta non è solo psicologica: l'era delle terapie orali anti-obesità sta per aprirsi anche in Italia. È atteso per l'inizio del 2027 l'arrivo in farmacia della semaglutide orale per la gestione e il trattamento del peso corporeo, già approvata dall'AIFA e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 ottobre 2026, dopo il via libera dell'EMA dello scorso luglio. Nello studio registrativo OASIS 4, la dose da 25 mg di semaglutide orale ha ridotto il peso corporeo del 17%, contro il 2,7% osservato nel gruppo trattato con placebo. Un terzo dei pazienti ha inoltre mostrato una risposta precoce al farmaco, con un calo ponderale finale del 22%.
Più avanti è atteso invece l'arrivo di orforglipron, un agonista non peptidico del recettore del GLP-1 a piccola molecola, che può essere assunto una volta al giorno senza le restrizioni alimentari richieste da altre formulazioni orali. Il farmaco è stato approvato dall'EMA proprio il 15 ottobre 2026, ma per il momento non sono ancora stati definiti i tempi del suo arrivo sul mercato italiano.
Nello studio ATTAIN-1, condotto in 137 centri di 9 Paesi su una popolazione composta per il 64% da donne, la dose di 36 mg di orforglipron ha prodotto, dopo 72 settimane di trattamento, una riduzione media del peso corporeo del 12,4%, contro lo 0,9% registrato nel gruppo placebo. Lo studio ha inoltre evidenziato miglioramenti significativi su circonferenza vita, pressione arteriosa e profilo lipidico. Nei pazienti prediabetici, la normalizzazione della glicemia è stata raggiunta nel 74-84% dei casi trattati con il farmaco, contro il 44% osservato con placebo.
ITALIA. Rsa Regina Elena di Carrara verso lo stato di agitazioneIl personale della Rsa "Regina Elena" di Carrara, unica struttura residenziale pubblica del Comune, è vicino alla proclamazione dello stato di agitazione. A denunciarlo è la Cisl Funzione pubblica, rappresentata dai delegati sindacali Gianni Marchi e Gianluca Castagnini, che parlano di una situazione ormai insostenibile per i lavoratori.
Come riporta La Nazione, la struttura che accoglie anziane, anziani e pazienti con patologie complesse sta registrando gravi criticità nella gestione del personale. Dopo un'assemblea tenutasi lo scorso settembre, i lavoratori iscritti alla Cisl Fp hanno messo per iscritto una piattaforma rivendicativa che riassume in tredici punti le principali criticità riscontrate all'interno della casa di riposo.
Secondo quanto denunciato dai due delegati sindacali, i nodi emersi al tavolo fotografano pesanti limiti organizzativi che si sommano a quelle che vengono definite costanti e inaccettabili violazioni dei diritti minimi garantiti dal contratto di lavoro. Il servizio, sostiene il sindacato, regge solo grazie al sacrificio quotidiano delle operatrici socio-sanitarie e di tutto il personale impiegato nella struttura, chiamato a fronteggiare una crescente complessità delle patologie degli ospiti senza un adeguato supporto organizzativo.
La richiesta formale degli iscritti è stata immediatamente recepita dal sindacato e dal segretario Enzo Mastorci, che ha chiesto con urgenza un incontro congiunto con la direzione aziendale della Rsa e con l'assessore alle Partecipate del Comune di Carrara, Carlo Orlandi. A oggi, però, nonostante le continue e pressanti sollecitazioni, da Palazzo civico e dai vertici della struttura è arrivato solo silenzio.
Di fronte a questo atteggiamento attendista, la Cisl Fp ha deciso di alzare il livello della protesta chiedendo l'intervento diretto e immediato della sindaca di Carrara, Serena Arrighi, ritenendo che la prima cittadina non possa più restare a guardare la gestione dell'unica Rsa pubblica della città. Il sindacato avverte che, in assenza di risposte concrete e di chiarimenti tempestivi, sarà costretto a organizzare forme di protesta più incisive, fino alla formale apertura dello stato di agitazione dell'intero personale della struttura.
ITALIA. Rsa di Mediglia, schiaffi e abusi sessuali su 4 anziane: 3 Oss indagatiTre operatori sociosanitari della Rsa Residenza Borromea di Mombretto di Mediglia, in provincia di Milano, sono stati interdetti dalla professione dopo un'indagine dei Carabinieri del Nas che li accusa di maltrattamenti e, per i due uomini coinvolti, anche di violenza sessuale su quattro anziane ospiti della struttura.
Come riporta MilanoToday, l'indagine è stata condotta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Milano e coordinata dalla Procura di Lodi. Il provvedimento cautelare, firmato dal gip su richiesta del pubblico ministero, dispone l'interdizione dalla professione su tutto il territorio nazionale per tre dipendenti della struttura: due uomini e una donna. Una quarta operatrice risulta indagata a piede libero per minacce aggravate.
Le quattro vittime sono anziane non autosufficienti, affette da varie patologie, affidate al personale della Rsa per ragioni di cura e assistenza. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le indagini condotte anche con l'ausilio di intercettazioni audio e video avrebbero documentato un quadro sistematico e reiterato di violenze, verificatesi soprattutto durante le quotidiane manovre di igiene, vestizione e allettamento delle degenti. Le donne sarebbero state afferrate per i capelli e colpite con schiaffi al volto e alla testa, in più occasioni, mentre venivano accompagnate a letto o aiutate a vestirsi. A questi episodi si sarebbero aggiunti insulti, derisioni e frasi intimidatorie rivolte alle anziane durante l'assistenza quotidiana.
Il quadro accusatorio si aggrava ulteriormente per i due operatori uomini, ai quali viene contestato anche il reato di violenza sessuale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due avrebbero approfittato dello stato di estrema vulnerabilità delle vittime e della propria posizione di autorità all'interno della struttura per compiere percosse e palpeggiamenti nelle parti intime delle anziane proprio durante le operazioni di igiene personale.
I tre indagati dovranno rispondere a vario titolo di maltrattamenti e violenza sessuale davanti al gip di Lodi, che su richiesta della procuratrice ha disposto l'interdizione cautelare dalla professione in attesa dell'interrogatorio di garanzia. Nei confronti della quarta operatrice, indagata per minacce aggravate, non sono state al momento disposte misure restrittive.
Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Mediglia, Gianni Fabiano, che ha visitato la struttura, ospitante circa 150 anziani, definendo quanto accaduto "un fulmine a ciel sereno". Il primo cittadino ha precisato che la Rsa risulta parte lesa nel procedimento e starebbe collaborando con gli inquirenti per accertare le responsabilità individuali del personale coinvolto.
ITALIA. Avetrana, Rsa abusiva in un appartamento: anziani maltrattati, tre arrestiI carabinieri del Nas di Taranto hanno scoperto una residenza per anziani completamente abusiva, allestita in un appartamento di Avetrana privo di qualsiasi autorizzazione e delle condizioni igienico-sanitarie necessarie per ospitare persone fragili. L'inchiesta, denominata "Vetus" e coordinata dal pubblico ministero Marzia Castiglia, ha portato il gip del Tribunale di Taranto, Alessandra Romano, a disporre gli arresti domiciliari per tre persone.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli ospiti della struttura erano tutte persone vulnerabili, affette da gravi patologie fisiche e psichiche certificate, e venivano lasciati senza alcuna assistenza medica e infermieristica. Gli atti dell'inchiesta descrivono un regime di vita definito "penoso e degradante", fatto di offese, ingiurie, percosse, privazioni del sonno e lunghi periodi di abbandono e trascuratezza. Alcuni anziani ancora in grado di camminare sarebbero stati costretti dagli operatori a restare a letto per l'intera giornata, fino al punto di dover soddisfare lì i propri bisogni fisiologici.
Le riprese raccolte dai militari avrebbero documentato anche stanze sovraffollate, con più letti sanitari sistemati in spazi ristretti. Tra gli episodi contestati figura anche un'assenza ingiustificata degli operatori, allontanatisi per partecipare a un matrimonio dopo aver chiesto ai familiari degli ospiti di raggiungere l'appartamento per sorvegliarli al loro posto.
Ai domiciliari sono finiti due operatori socio-sanitari, un uomo di Manduria e un altro più giovane di origine straniera residente nello stesso comune, accusati di maltrattamenti e abbandono di persone incapaci. Agli arresti è finita anche una donna di 61 anni di Avetrana, indicata come amministratrice di fatto della struttura, accusata di appropriazione indebita per aver sottratto circa 40mila euro a uno degli anziani ospitati, utilizzando e falsificando i suoi strumenti di pagamento elettronici. Una quarta persona risulta indagata a piede libero per ricettazione, poiché parte del denaro sottratto sarebbe stata trasferita nelle sue mani.
Il gip ha disposto il sequestro dell'intero appartamento utilizzato come struttura e di tutto il materiale sanitario presente, oltre a un sequestro per equivalente fino a 40mila euro a carico della donna accusata di appropriazione indebita. Al termine delle operazioni, tutti gli anziani ospitati sono stati trasferiti in strutture socio-assistenziali idonee e autorizzate.

Due terzi dei consumatori di cannabis affermano che il suo utilizzo li ha aiutati a moderare o addirittura eliminare il consumo di alcol. È quanto emerge da un sondaggio condotto dalla piattaforma di telemedicina NuggMD, riportato per primo dal sito specializzato Marijuana Moment e ripreso da NORML, l'organizzazione statunitense che si batte per la riforma delle leggi sulla marijuana.
Tra gli intervistati, il 31,5% ha dichiarato di aver «completamente sostituito l'alcol con la cannabis». Un ulteriore 34% ha riferito di aver ridotto «notevolmente» o «in parte» il proprio consumo di alcolici sostituendoli, almeno in parte, con la cannabis. Solo il 10% del campione ha affermato che l'uso di marijuana non ha avuto alcuna influenza sulle proprie abitudini legate all'alcol. Il sondaggio di NuggMD ha un margine di errore di +/- 3,09 punti percentuali.
Secondo NORML, questi risultati sono coerenti con altri dati raccolti in passato. Uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista Harm Reduction Journal aveva già rilevato che il 60% dei consumatori di cannabis riferisce un consumo di alcol meno frequente grazie al suo utilizzo. Dati pubblicati separatamente sull'American Journal of Preventive Medicine indicano inoltre che gli adulti che vivono in prossimità di rivenditori di cannabis autorizzati hanno una minore probabilità di praticare il cosiddetto binge drinking, ovvero le abbuffate alcoliche.
Anche gli studi condotti in laboratorio confermano questa tendenza: i consumatori tendono a bere meno alcol nei giorni in cui fanno uso di cannabis. I dati raccolti nelle giurisdizioni dove il mercato della cannabis è regolamentato mostrano tipicamente un calo delle vendite di alcolici successivo alla legalizzazione. In particolare, uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Addiction ha individuato un calo stabile nelle abitudini di consumo settimanale di alcol tra i californiani, così come nella frequenza con cui si verificano episodi di consumo pesante, in seguito alla legalizzazione della cannabis nello Stato. Un effetto simile è stato osservato anche in Canada dopo l'introduzione della vendita di cannabis per uso adulto.
CANADA. Cannabis legale: l'apertura dei negozi non aumenta la criminalità locale
L'apertura di negozi autorizzati alla vendita di cannabis non comporta un aumento della criminalità nelle zone circostanti. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The International Journal of Drug Policy e condotto da un ricercatore della Brock University, in Ontario (Canada).
Come riporta NORML, l'autore dello studio ha analizzato i tassi di criminalità registrati entro 3.000 metri da due negozi di cannabis legalmente autorizzati, uno a Toronto e uno a Ottawa, confrontando i dati dei mesi immediatamente precedenti e successivi alla loro apertura. Il risultato è netto: non sono stati riscontrati cambiamenti significativi nei trend di criminalità dopo l'inaugurazione dei punti vendita.
Il ricercatore ha inoltre osservato che le oscillazioni locali nella criminalità sembrano legate soprattutto ai cambiamenti stagionali del meteo: la criminalità tende ad aumentare con l'arrivo di temperature più calde, indipendentemente dalla presenza o meno di negozi di cannabis nelle vicinanze. Le conclusioni dello studio, intitolato "Crime levels near federally legal cannabis stores in two Canadian cities", sono state chiare: non sono emerse associazioni significative tra i livelli di criminalità e l'apertura di negozi legali di cannabis nelle due città prese in esame.
Questi risultati confermano quanto già emerso da diverse ricerche condotte negli Stati Uniti, secondo cui i rivenditori autorizzati di cannabis non producono effetti negativi sulla criminalità locale, sui tassi di consumo tra adolescenti o sul valore degli immobili circostanti. Anzi, alcuni studi citati da NORML hanno addirittura collegato l'apertura di dispensari a successivi aumenti del valore delle case nelle zone limitrofe, mentre le chiusure forzate di questi negozi sono state associate a picchi di criminalità locale, in particolare furti e scassi, nelle aree interessate.
Si tratta di un filone di ricerca che da anni smentisce i timori diffusi tra amministrazioni locali e forze dell'ordine, secondo cui la presenza di negozi di cannabis potrebbe trasformare i quartieri in bersagli privilegiati per i criminali, magari attratti dai consistenti flussi di denaro contante gestiti da queste attività. I dati raccolti nel tempo, sia in Canada che negli Stati Uniti, vanno sistematicamente in direzione opposta.
USA. Cannabis per smettere di fumare: quasi come i farmaci da ricetta
Un nuovo studio condotto da ricercatori legati al Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti (VA) mostra che la marijuana è diventata uno strumento popolare per chi cerca di smettere di fumare sigarette, al punto da rivaleggiare con i farmaci da prescrizione pensati appositamente per la disassuefazione dal fumo. Come riporta Marijuana Moment, la ricerca è stata pubblicata sul Journal of General Internal Medicine e si basa su un sondaggio condotto su 2.804 adulti statunitensi che fumano sigarette, usano sigarette elettroniche a base di nicotina o entrambe le cose.
Tra le persone che stavano tentando di smettere di fumare sigarette, il 9% ha dichiarato di usare cannabis come supporto alla disassuefazione, una percentuale quasi identica al 9,4% di chi invece ricorreva a farmaci su prescrizione. Gli autori dello studio sottolineano che la maggior parte di questo uso di cannabis riguardava prodotti contenenti THC, il principale componente psicoattivo della pianta.
Il quadro cambia, ma non di molto, quando si guarda a chi cercava di smettere di vapare nicotina: in questo caso l'uso di cannabis, sempre principalmente a base di THC, è risultato la terza strategia più diffusa, preceduta solo dallo smettere "di colpo" e dal passaggio ad altri prodotti ricreativi contenenti nicotina. In entrambi i gruppi di fumatori ed ex vaper, la cannabis si è rivelata più popolare degli interventi di supporto psicologico-comportamentale; per chi tentava di smettere di vapare, ha persino superato in diffusione sia la terapia sostitutiva della nicotina da banco sia i farmaci su prescrizione.
A condurre lo studio sono stati ricercatori del San Francisco VA Health Care System, dell'Università della California e della New York University, che hanno sintetizzato così i risultati: il THC si conferma un supporto diffuso alla disassuefazione dal tabacco, con un uso che supera quello degli interventi la cui efficacia è scientificamente documentata.
Il dato più delicato emerso dalla ricerca riguarda però gli effetti collaterali. Chi ha utilizzato THC per smettere di fumare sigarette ha riferito sintomi di astinenza più marcati rispetto a chi non lo ha fatto, tra cui nervosismo, pensieri ricorrenti legati al cibo, disturbi del sonno, irrequietezza e difficoltà di concentrazione. Tra chi ha usato cannabis per smettere di vapare nicotina, il sintomo più segnalato è stata la difficoltà di concentrazione.
Questi risultati si inseriscono in un contesto più ampio in cui, secondo i dati raccolti da Gallup e dal National Survey on Drug Use and Health (NSDUH), l'uso di marijuana negli Stati Uniti ha ormai superato in diffusione il fumo tradizionale di sigarette. Nello stesso filone di ricerca si collocano anche studi recenti che indicano come le bevande a base di THC possano contribuire a ridurre il consumo di alcol, e un'indagine pubblicata di recente secondo cui la psilocibina si è dimostrata più efficace dei cerotti alla nicotina nell'aiutare le persone a smettere di fumare.
PAKISTAN. Carceri al 160% della capacità: tre detenuti su quattro in attesa di giudizio
Le carceri pachistane ospitano oggi 110.513 detenuti, il 50,1% in più rispetto al 2019, contro una capacità ufficiale di circa 68.832 posti: un sovraffollamento che porta il sistema penitenziario a operare al 160,6% della sua capienza. È quanto emerge dal Pakistan Prison Data Report 2026, pubblicato da Justice Project Pakistan (JPP) e dalla National Commission for Human Rights (NCHR), con il sostegno dell'Unione Europea.
Il dato più allarmante riguarda la detenzione in attesa di giudizio: secondo quanto riporta il servizio diplomatico dell'Unione Europea, tre persone su quattro recluse nelle carceri pachistane, cioè 82.988 individui pari al 75,09% della popolazione carceraria totale, non hanno ancora ricevuto una sentenza definitiva. Questo gruppo da solo supera di 14.156 unità l'intera capacità autorizzata del sistema penitenziario nazionale.
Il rapporto, giunto alla sua seconda edizione e definito l'unica raccolta nazionale annuale di dati sulle carceri in Pakistan, analizza le cause strutturali di questa crescita: le pratiche di arresto e fermo, l'accesso alla libertà su cauzione, i ritardi nei processi, la criminalizzazione di determinati reati e lo scarso ricorso ad alternative alla detenzione. Tra il 2009 e il 2018 la popolazione carceraria era rimasta sostanzialmente stabile, oscillando tra 74.000 e 84.000 persone; dal 2019 la tendenza si è invece invertita bruscamente, con un'impennata che ha portato alle cifre record registrate quest'anno.
Tra le cause individuate dal rapporto spicca la detenzione legata ai reati sulle sostanze stupefacenti: più di 28.000 persone sono rinchiuse in base al Control of Narcotic Substances Act (CNSA), oltre un quarto dell'intera popolazione carceraria, con un aumento del 43,4% dal 2023. Come riporta Arab News, nello stesso periodo il numero di donne detenute è cresciuto di quasi il 46%.
Il rapporto evidenzia anche forti differenze tra le province pachistane. Punjab e Sindh continuano a registrare aumenti marcati e un sovraffollamento severo, mentre Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan sono riuscite a ridurre la propria popolazione carceraria, restando entro i limiti di capienza autorizzata. Nel caso del Khyber Pakhtunkhwa, i detenuti sono scesi da 13.364 nel 2024 a 11.521 nel 2026, un calo del 13,8%; il Balochistan ha ridotto la propria popolazione carceraria del 7,3%. Gli autori del rapporto attribuiscono parte di questo risultato al maggiore ricorso a strumenti come la libertà vigilata, la libertà condizionale, la risoluzione alternativa delle controversie, i percorsi di diversione per i minori e le revisioni giudiziarie dei casi.
La direttrice esecutiva di Justice Project Pakistan, Sarah Belal, ha sottolineato che dietro ogni numero del rapporto c'è una persona, una famiglia, una vita sconvolta, e ha spiegato che l'obiettivo dello studio è fornire a chi deve decidere le politiche pubbliche gli elementi necessari per dimostrare che sono possibili approcci diversi dalla detenzione sistematica.
Il documento propone infine una serie di riforme per ridurre la detenzione non necessaria e migliorare le condizioni di vita nelle carceri, puntando su un maggiore accesso effettivo alla cauzione, sulla riduzione dei tempi processuali e su un uso più ampio delle misure alternative al carcere, soprattutto per i reati minori legati alle sostanze stupefacenti e per le categorie più vulnerabili, tra cui donne e minori.
PANAMA. Usa negano invio di 600 soldati anti-narcos: "sono 120"
L'ambasciata statunitense a Panama ha smentito una ricostruzione del New York Times secondo cui il Pentagono avrebbe iniziato a inviare in America Latina circa 600 soldati del battaglione della 10ª Divisione di Montagna, di stanza a Fort Drum, nello Stato di New York, nell'ambito dell'espansione della campagna anti-cartelli voluta dall'amministrazione Trump.
Secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense, ripresa da The Hill, i primi militari del battaglione sarebbero destinati a un nuovo centro di addestramento nella giungla panamense, per poi essere coinvolti in ulteriori esercitazioni in Colombia e Honduras. Il New York Times, citando fonti militari anonime, ha definito l'operazione come una delle più rilevanti presenze militari statunitensi nella regione dalla fine della Guerra Fredda.
L'ambasciata Usa a Panama ha però reagito duramente. In un comunicato diffuso mercoledì 14 ottobre, ha definito "categoricamente falsa" la cifra di 600 soldati, precisando che si tratta in realtà di 120 militari della 10ª Divisione di Montagna, impegnati in un corso di addestramento della durata di due settimane presso la base aeronavale Cristóbal Colón, l'ex Fort Sherman. Al termine del corso, fissato per domenica 25 ottobre, i militari rientreranno alla base di partenza di Fort Drum.
Secondo quanto riferito dall'ambasciata, il centro di addestramento nella giungla panamense è operativo da oltre un anno come scuola ufficialmente riconosciuta dall'esercito statunitense, dove istruttori americani e panamensi formano congiuntamente i militari su tecniche di sopravvivenza e operazioni in ambiente di giungla. I soldati che partecipano al corso non rimangono sul territorio panamense al termine dell'addestramento, ma tornano alle rispettive unità di origine.
L'ambasciatore statunitense Kevin Cabrera, nel corso di una conferenza stampa, ha ribadito la definizione di "categoricamente falsa" riferita alla notizia del New York Times e ha criticato il quotidiano per aver pubblicato l'informazione senza prima verificarla con la sede diplomatica. Cabrera ha inoltre chiarito che il personale militare statunitense si trova nel Paese nell'ambito di accordi di addestramento e cooperazione concordati in precedenza, su invito delle autorità panamensi.
Altri militari statunitensi parteciperanno a esercitazioni regionali, tra cui Southern Vanguard, manovra bilaterale e multilaterale annuale sponsorizzata dal Comando Sud (Southcom) che si svolge in Perù. Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha promosso l'iniziativa attraverso la Americas Counter Cartel Coalition, la coalizione regionale di 19 Paesi lanciata dall'amministrazione Trump per contrastare il narcotraffico. Alcuni funzionari militari hanno inoltre spiegato che i soldati potrebbero fornire supporto a unità speciali americane durante operazioni contro trafficanti di droga.
Pur contestando il numero di militari riportato, l'ambasciata non ha smentito il quadro più ampio descritto dal New York Times, secondo cui diverse centinaia di soldati della stessa divisione sarebbero destinati anche a un nuovo comando per le operazioni nell'emisfero occidentale, con sede a Miami. Resta dunque irrisolto, secondo le ricostruzioni giornalistiche successive, il rapporto tra il contingente attualmente impegnato nel corso di addestramento e il più ampio dispiegamento di truppe descritto dal quotidiano statunitense.
Panama, che dal 1990 non dispone di un proprio esercito, aveva ampliato le visite temporanee e rotative di truppe statunitensi sul proprio territorio con un memorandum firmato nell'aprile 2025.
ITALIA. Il valore della Penisola nella spesa dei viaggiatori. Rapporto Nexi TourismPer misurare l’appeal di una destinazione non c’è indicatore migliore della spesa che i turisti fanno in quel territorio. Da questo punto di vista, dunque, la performance dell’Italia nel 2026 dimostra inequivocabilmente un fatto: il brand Italia è saldo, l’incoming è ripartito ed è più forte che mai.
Le cifre sono quelle del Rapporto Nexi Tourism and Incoming Watch 2026, presentato ieri in anteprima a TTG Travel Experience: i numeri dicono che la crescita della spesa si è moltiplicata rispetto allo scorso anno: nei primi otto mesi del 2026, infatti, i turisti stranieri in Italia hanno speso qualcosa come 16,2 miliardi di euro, un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo nel 2025. Un’accelerazione importante, se pensiamo che, l’anno scorso, la crescita era stata dello 0,8%.
Il primato per spesa resta sempre agli Stati Uniti, con 2,55 miliardi di euro, ma il loro predominio è insidiato dalla Germania, a quota 2,42 miliardi,
“Oggi - spiega Erika Fattori, group brand & marketing communication director di Nexi - il successo dell’incoming non si misura più solo sui volumi, ma sulla capacità di comprendere le diverse anime dei viaggiatori. Integrando i nostri dati di spesa transazionali con le strategie di sviluppo del territorio, Nexi agisce come abilitatore di sistema: forniamo l’infrastruttura digitale e gli insight comportamentali necessari per permettere a commercianti, hotel e destinazioni locali di intercettare le nuove abitudini d’acquisto”.
Roma, pur registrando solo uno 0,2% in più rispetto a un 2025 di forte richiamo grazie al Giubileo, resta la prima area turistica per spesa, con 2,13 miliardi e uno share del 13,2%. Segue Milano con il 7,7%, mentre molto vicine sono Firenze, con il 5%, e Venezia con il 4,9%. Quest’ultima, con 791 milioni di spesa e un incremento del 12,3% sull’analogo periodo del 2025, è a soli 17 milioni dal sorpasso su Firenze. Un anno fa il divario era di 90 milioni, oggi è di poco più di 17. Con questo trend Venezia potrebbe chiudere il 2026 come terza destinazione italiana per spesa dei viaggiatori stranieri.
(TTG)
CANADA. Nel 2025 la cannabis è stata la quinta coltura commerciale più importante
Il Canada vanta una lunga storia legata alla pianta di cannabis ed è sede di una delle comunità di consumatori di cannabis più consolidate al mondo. Il settore legale della cannabis nel Paese rappresenta il mercato nazionale più solido a livello globale. Inoltre, il Canada è il principale fornitore internazionale di cannabis legale per le importazioni da altri Paesi.
Tenendo conto di ciò, non dovrebbe sorprendere che la cannabis sia una delle colture commerciali più importanti del Canada. Il governo canadese ha recentemente pubblicato un articolo che esamina le principali colture commerciali del paese, il che mette in prospettiva quanto sia diventato grande il settore legale della cannabis a livello nazionale.
«Oggi, la foglia di tabacco ha lasciato il posto al germoglio di cannabis. Nel 2025, la cannabis è stata la quinta coltura commerciale più importante del Canada, con 3 miliardi di dollari, pari al 5,8% del totale delle entrate agricole, quasi un miliardo di dollari in più rispetto alle patate, seste in classifica». Questo è quanto riportato da Statistics Canada nell'articolo .
Il Canada è diventato il secondo Paese ad adottare una legge nazionale sulla legalizzazione della cannabis per uso ricreativo, quando i legislatori hanno approvato il cambiamento di politica pubblica nel 2018. L'unico Paese ad aver adottato una legge nazionale sulla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo prima del Canada era l'Uruguay. Tuttavia, mentre l'Uruguay limita la vendita legale di cannabis a scopo ricreativo ai soli residenti, il Canada consente la vendita a chiunque abbia raggiunto la maggiore età, indipendentemente dallo status di residenza.
La Germania importa più prodotti a base di cannabis terapeutica di qualsiasi altro Paese, e il Canada è il principale fornitore di tali importazioni. Nel 2025, la Germania ha importato oltre 93 tonnellate di cannabis terapeutica dal Canada. Il Paese che si è classificato al secondo posto nello stesso periodo è stato il Portogallo, con oltre 55 tonnellate. Solo nel primo trimestre del 2026, la Germania ha importato oltre 26 tonnellate di cannabis terapeutica dal Canada.
Un altro esempio dell'influenza globale del Canada nel settore della cannabis si può trovare in Australia. L'Australia è il secondo maggiore importatore di cannabis terapeutica legale. Nel 2025, l'Australia ha importato oltre 49 tonnellate di cannabis terapeutica dal Canada, sebbene si tratti di una quantità inferiore rispetto alle oltre 62 tonnellate importate nel 2024.
(ICBC.com)
USA. Quanti americani consumano cannabis
Un team di ricercatori affiliati ai National Institutes of Health statunitensi ha recentemente condotto uno studio che ha esaminato, tra le altre cose, il tasso di consumo di cannabis tra gli adulti negli Stati Uniti. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Addictive Behaviors .
Lo studio ha utilizzato i dati del sondaggio nazionale sulle tendenze sanitarie del 2024, che chiedeva informazioni sull'uso di cannabis nei 12 mesi precedenti. Il sondaggio chiedeva anche quale metodo di consumo fosse utilizzato dai consumatori di cannabis, come fumo, vaporizzazione, dabbing, prodotti edibili, bevande e prodotti topici. Lo studio includeva anche domande sull'uso di tabacco.
Secondo lo studio, circa il 23,1% degli adulti statunitensi ha riferito di aver fatto uso di cannabis negli ultimi 12 mesi: il 62,6% l'ha fumata, il 57,6% l'ha ingerita, il 40,1% l'ha vaporizzata, il 15,2% ha applicato lozioni e il 12,4% l'ha vaporizzata, con oltre la metà (52,7%) che ha indicato più di una via di somministrazione .
"L'uso di cannabis era più elevato tra gli adulti che al momento facevano uso di prodotti del tabacco (46,0%) rispetto a quelli che non ne facevano uso (17,4%) (p < 0,001). Tra coloro che hanno riferito di aver fatto uso di cannabis negli ultimi 12 mesi, coloro che al momento facevano uso di tabacco (rispetto a coloro che non ne facevano uso) avevano maggiori probabilità di fumare cannabis (73,4% contro 55,6%, p = 0,001), vaporizzare cannabis (52,4% contro 32,1%, p < 0,001) o utilizzare 2 o più vie di assunzione (60% contro 47,9%, p = 0,02)." hanno aggiunto i ricercatori.
Si stima che negli Stati Uniti ci siano circa 270 milioni di adulti. Se il 23,1% di questi consuma cannabis almeno una volta all'anno, si arriva a oltre 62 milioni di consumatori di cannabis. Attualmente la cannabis è legale per uso ricreativo in 24 stati degli Stati Uniti. Inoltre, la cannabis è legale per uso medico in 40 stati. A Washington, DC, la cannabis è legale sia per uso ricreativo che medico.
A titolo di contesto, l'Agenzia europea per le droghe stima che la Spagna abbia il tasso più alto di consumo di cannabis negli ultimi 12 mesi tra gli adulti dei paesi dell'UE, pari al 12,6%, seguita da Francia e Italia con il 10,8% ciascuna e dalla Germania con il 9,8%.
Il Canada, che ha adottato una legge nazionale per la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo nel 2018, stima che il 26% degli adulti abbia consumato cannabis per scopi non medici almeno una volta negli ultimi 12 mesi.
(Johnny Green su ICBC.com del 13/10/2026)
ITALIA. Omicidi, l’Italia ai minimi europei. Un primato costruito in trent’anni, ma la criminalità organizzata ha trovato altri modi per esprimersiNon sempre le statistiche posizionano l’Italia agli ultimi posti. È il caso del tasso standardizzato di mortalità per omicidio, l’indicatore che l’Unione europea utilizza per monitorare, nell’ambito dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 dedicato a pace, giustizia e Istituzioni solide, la manifestazione più estrema dell’insicurezza personale. Nel 2023, il tasso italiano si attestava a 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti, contro una media dell’Unione di quasi 0,7; un valore che colloca il nostro Paese insieme a Germania e Malta, nel gruppo con la minore mortalità per omicidio dell’intera Unione. La distanza diventa ancora più evidente se il confronto si sposta sui Paesi con i valori più elevati, dall’1,1 di Svezia, Estonia e Lussemburgo fino all’1,5 della Lituania e all’1,7 della Lettonia.
La standardizzazione del tasso per età fa cadere l’argomento spesso evocato, secondo cui il basso valore italiano dipende semplicemente dalla struttura demografica del Paese che, con la popolazione più anziana d’Europa avrebbe meno giovani uomini, cioè la fascia in cui si concentrano vittime e autori di omicidio.
La fotografia regionale rende il risultato ancora più evidente. Dei venti territori italiani per i quali il dato Eurostat del 2023 è disponibile, diciassette presentano un valore inferiore alla media europea (0,65), l’Abruzzo si colloca esattamente sul valore medio, mentre lo superano soltanto la Valle d’Aosta (0,68) e la Sardegna (0,86).
Questo trend è confermato anche dalle statistiche nazionali, seppur costruite con un metodo diverso[1]: secondo i dati delle Forze di polizia elaborati dall’Istat, nel 2023, il tasso grezzo di omicidi volontari era in Italia di 0,57 ogni 100.000 abitanti a fronte di una media europea di 0,91. Si tratta del valore più basso tra i 26 Paesi dell’Unione con dati disponibili, insieme alla Slovenia e preceduto soltanto da Malta.
È un primato che raramente conquista le prime pagine e che pure racconta molto del Paese, perché non è un dato acquisito, ma il punto d’arrivo di una trasformazione profonda.
Per comprendere questo risultato occorre guardare indietro, a quando l’Italia era un Paese tutt’altro che sicuro sotto questo profilo. La ricostruzione storica pubblicata dall’Istat mostra che tra il 1891 e il 1895 si contavano in media quasi 2.000 omicidi l’anno (5,9 ogni 100.000 abitanti) mentre nel periodo 2020-2024 si è scesi a poco più di 300 casi annui; meno di 0,6 ogni 100.000. Questa lunga discesa, coerente con la tendenza secolare alla riduzione della violenza interpersonale che gli storici documentano in tutta l’Europa, conobbe però un’inversione importante tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta, quando alla violenza comune si sommarono quella politica e, soprattutto, l’escalation dei conflitti legati alla criminalità organizzata. Il culmine fu il 1991, con 1.916 omicidi, pari a 3,4 ogni 100.000 abitanti, oltre un terzo dei quali, il 37,5%, attribuibile alle organizzazioni di tipo mafioso: tra il 1985 e il 1991 gli omicidi erano cresciuti di 992 unità e 522 di questi erano stati delitti di mafia, camorra e ’ndrangheta.
Il peso della componente mafiosa emerge anche nel lungo periodo con 6.681 omicidi attribuibili alle organizzazioni criminali di tipo mafioso compiuti nel periodo 1983-2018, il 95,6% dei quali concentrato in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Nel quinquennio 1988-1992 questi delitti sono arrivati a rappresentare circa un terzo di tutti gli omicidi commessi in Italia, mentre nel periodo 2013-2017 la loro quota era scesa al 9,1%. Dopo il picco la curva si è invertita con una rapidità che ha pochi precedenti: 1.461 omicidi nel 1992, 1.065 nel 1993, 746 nel 2000, fino ai 327 del 2024, con una riduzione complessiva superiore all’80%.
Le ragioni di questa inversione sono in buona parte note. La reazione dello Stato alla stagione delle stragi e alla crescente offensiva della criminalità mafiosa tra la fine degli anni Ottanta e primi anni Novanta – culminata negli attentati di Capaci e via D’Amelio – si tradusse in un profondo potenziamento degli strumenti investigativi, giudiziari e penitenziari di contrasto alla criminalità organizzata. Tra il 1991 e il 1992 furono istituite la Direzione investigativa antimafia, la Direzione nazionale antimafia e le Direzioni distrettuali antimafia; venne rafforzato il coordinamento delle indagini, disciplinata la protezione dei collaboratori di giustizia e introdotte norme più incisive sul piano patrimoniale, processuale e carcerario, fino al regime speciale previsto dall’articolo 41-bis. Questi strumenti hanno senza dubbio aumentato la capacità repressiva e investigativa dello Stato; tuttavia, la diminuzione della violenza mafiosa è stata frutto dell’interazione fra diversi elementi: l’arresto di numerosi appartenenti a vertici mafiosi e il crescente utilizzo dei collaboratori di giustizia da un lato e, dall’altro, l’indebolimento delle guerre interne alle organizzazioni criminali unitamente al progressivo mutamento delle strategie delle stesse organizzazioni, sempre meno inclini a ricorrere alla violenza eclatante quando questa comportava una risposta istituzionale particolarmente intensa. Un’analisi sulla mortalità per omicidio in Italia tra il 1980 e il 2014[2] ha rilevato un’associazione significativa tra il picco degli omicidi maschili dei primi anni Novanta e il grado di penetrazione mafiosa dei territori, osservando che, proprio nelle regioni a più alta penetrazione, i tassi si sono più che dimezzati e che gli omicidi commessi con armi da fuoco sono stati quelli diminuiti maggiormente.
L’Italia, in altre parole, non è diventata un Paese a bassa mortalità per omicidio perché sia scomparsa ogni forma di violenza, ma perché è stata drasticamente ridimensionata la componente che per decenni aveva avuto un peso eccezionale e che non si riscontrava con la stessa intensità in altri Paesi europei: quella delle faide, degli scontri tra gruppi criminali e dell’uso delle armi da fuoco nelle dinamiche della criminalità organizzata. Il fenomeno si inserisce nel più ampio crime drop che ha interessato i Paesi occidentali dagli anni Novanta, ma ciò che distingue il caso italiano è anche l’intensità del cambiamento: il tasso standardizzato medio di mortalità per omicidio è passato in Italia da 0,58 decessi ogni 100.000 abitanti nel triennio 2013-2015 a 0,40 nel 2021-2023, con una riduzione di circa il 31%; nello stesso periodo la media dell’Unione europea è scesa molto più lentamente, passando da 0,80 a 0,65 con una contrazione del 19% circa.
La geografia regionale dell’indicatore europeo riserva più di una sorpresa a chi si aspetterebbe di ritrovare il tradizionale divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Nel dato standardizzato Eurostat del 2023, il valore più alto spetta alla Sardegna (0,86), seguita dalla Valle d’Aosta (0,68), dall’Abruzzo (0,65), dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Puglia (entrambe 0,55) e dalle Marche (0,54), mentre in fondo alla graduatoria, accanto al Friuli Venezia Giulia (0,11), all’Umbria (0,19), a Bolzano (0,20) e alla Lombardia (0,25), si trovano la Campania (0,20) e la Basilicata (0,22). Calabria (0,39) e Sicilia (0,38) registrano valori inferiori a quelli di Piemonte (0,43), Emilia Romagna (0,44), Veneto (0,47), Toscana e Lazio (0,49). Calcolando, a fini puramente descrittivi, una media semplice dei valori regionali – dunque non ponderata per la popolazione – il Nord si attesta a 0,38, il Centro a 0,43 e il Mezzogiorno a 0,46; escludendo la Sardegna, il Sud continentale e la Sicilia scendono a 0,40, sostanzialmente lo stesso livello delle regioni settentrionali. È un quadro cambiato in pochi anni, giacché nel 2018 la frattura Nord-Sud era ancora chiaramente riconoscibile con 0,83 omicidi ogni 100.000 abitanti nel Mezzogiorno contro 0,43 nel Centro-Nord registrati dalle Forze dell’ordine italiane, anche se la distanza si stava già riducendo proprio per la caduta particolarmente intensa di alcune regioni meridionali. In Calabria, per esempio, il tasso di omicidio maschile era sceso dai 5,23 ogni 100.000 uomini del triennio 2010-2012 agli 1,95 del 2016-2018, con una riduzione del 62,8%, molto superiore alla media nazionale. La convergenza, in altre parole, è avvenuta soprattutto perché il Mezzogiorno è sceso di più, un dato che riflette il crollo della violenza mafiosa nei territori in cui era storicamente concentrata.
La contrazione della componente criminale nei fenomeni omicidiari, del resto, non significa che essa sia scomparsa. Nel 2024, gli omicidi attribuibili alla criminalità organizzata presentavano ancora un tasso di 0,09 ogni 100.000 abitanti nel Mezzogiorno, contro 0,01 nel Centro e nessun caso nel Nord; la Campania risultava la regione con il tasso più alto di vittime maschili, 1,74 ogni 100.000 uomini, seguita da Molise (1,39) e Sardegna (1,04) e, al Sud la quota di omicidi con autore rimasto ignoto – considerata spesso segnale della presenza di contesti criminali – raggiungeva il 19,8%, contro l’8,3% del Nord. Gli omicidi di donne seguono invece una geografia diversa con le concentrazioni più alte in Valle d’Aosta, Sardegna e Marche (dati Istat); quelli che avvengono in àmbito familiare dove si concentra la grande maggioranza delle vittime femminili, non mostrano una precisa caratterizzazione territoriale, ma producono di anno in anno picchi regionali in larga parte episodici.
Non bisogna però cadere nella tentazione di leggere il risultato italiano come una generica certificazione secondo cui l’Italia sarebbe uno dei Paesi più sicuri d’Europa. L’omicidio è la manifestazione più estrema della violenza, ma non esaurisce il concetto di sicurezza: la stessa ricostruzione storica dell’Istat ricorda che per alcune forme di criminalità predatoria, come i furti di autoveicoli e nelle abitazioni, l’Italia continua a presentare livelli relativamente elevati nel confronto europeo. È inoltre interessante accostare i dati sugli omicidi a quelli sulla percezione di insicurezza rilevati da Istat, che evidenziano l’esistenza di una relazione debole e non significativa fra i due fenomeni: spesso territori con pochi omicidi presentano livelli elevati di insicurezza percepita e viceversa. La paura della criminalità, dunque, non dipende soltanto dalla frequenza della sua manifestazione più estrema, ma anche dalla diffusione di altri reati, dal degrado urbano, dalla vulnerabilità individuale e dalla struttura dei contesti in cui si vive.
Se il primato italiano è degno di nota e in larga parte il frutto del ridimensionamento della violenza mafiosa e criminale, si tratta tuttavia di un risultato parziale: la riduzione ha riguardato soprattutto gli uomini. La serie storica Istat mostra un crollo degli omicidi maschili nel periodo 1992-2018 da 4 a 0,7 ogni 100.000, mentre per le donne il calo è stato decisamente più contenuto (da 0,6 a 0,4 ogni 100.000). In altre parole, se nei primi anni Novanta per ogni donna uccisa si contavano cinque uomini, oggi questo rapporto è sceso a circa due a uno. Sebbene le donne continuino comunque a rappresentare una componente minoritaria dei casi di omicidio, il fenomeno si distingue da quello maschile perché assume una forma specifica e ormai tristemente nota: la maggioranza degli omicidi riferiti a donne si consuma nell’ambito domestico per mano del partner o ex partner. Nel 2024, l’Istat ha stimato 106 femminicidi presunti su 116 omicidi con vittima donna, e nell’86% circa dei casi il contesto era quello familiare o affettivo. Il rischio, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si concentra tra le giovani donne ma cresce con l’età e raggiunge il valore massimo tra le anziane di 75-84 anni, con 0,81 vittime ogni 100.000, spesso per mano di partner o familiari. È una dinamica che non riguarda solo l’Italia: a livello europeo le donne hanno una probabilità circa doppia rispetto agli uomini di essere uccise da un partner o da un familiare: 0,4 contro 0,2 ogni 100.000 nel 2023. Ma proprio perché il resto della mortalità per omicidio si è così ridotto nel nostro Paese, questa componente pesa oggi di più sul totale e il suo calo contenuto fa molto più rumore.
Va detto, per completezza, che anche il tasso di omicidi femminili colloca l’Italia tra i Paesi europei con i valori più bassi: nel 2022 con 0,42 donne uccise ogni 100.000, l’Italia era vicinissima al valore minimo tra i Paesi Ue con dati disponibili[3] (0,39 registrato in Irlanda). Il problema, dunque, non è che le donne italiane corrano un rischio più alto delle altre europee, ma che il loro rischio si sia ridotto molto meno di quello degli uomini, fino a diventare una componente centrale dei decessi per omicidio nel Paese.
È forse la distanza tra l’Italia di oggi e quella dei primi anni Novanta il dato più significativo. Il Paese, che nel 1991 visse uno dei momenti più drammatici della propria storia recente per violenza mafiosa e criminale, è oggi stabilmente collocato nella parte più favorevole delle classifiche europee della mortalità per omicidio. Le differenze regionali non sono scomparse e alcune componenti della violenza restano fortemente territorializzate, ma la loro scala è cambiata: persino nelle regioni con le maggiori fragilità economiche e sociali il tasso complessivo di mortalità per omicidio può oggi risultare molto contenuto. La mappa italiana degli omicidi non coincide più automaticamente con quella della povertà, della disoccupazione o del ritardo economico, non perché questi fattori siano irrilevanti per la violenza, ma perché negli ultimi trent’anni è cambiata la composizione stessa della violenza.
Proprio per questo il dato va letto per ciò che misura e per ciò che non può vedere. Un tasso di omicidi basso non equivale all’assenza di criminalità organizzata: le mafie si evolvono, cambiano modalità di azione e sostituiscono la violenza visibile con forme di controllo più silenziose, fondate sull’infiltrazione economica, sulla corruzione e su forme di violenza che nessun certificato di morte registra, ed è questo uno dei limiti strutturali dell’indicatore europeo scelto per misurare la pace e la giustizia.
Inoltre, il successo complessivo non deve oscurare la componente che resiste al calo, quella della violenza contro le donne nelle relazioni più strette che chiede strumenti diversi da quelli che hanno permesso di arginare la violenza mafiosa.
L’introduzione del reato di femminicidio con la legge n.181 del 2 dicembre 2025 e il nuovo articolo 577-bis del Codice penale rappresentano il riconoscimento giuridico della specificità di questa forma di violenza; i primi dati del Ministero dell’Interno sembrano positivi: nel primo semestre del 2026 le vittime femminili di omicidio e femminicidio sono state 34 contro le 54 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un calo del 37%. È però troppo presto per leggervi un’inversione di tendenza trattandosi di dati provvisori e riferiti a un arco temporale breve; sarà il tempo a dire se – dopo aver drasticamente ridotto la violenza delle organizzazioni criminali – il Paese saprà fare altrettanto con quella che matura nelle relazioni più strette. Non basta dare un nome a un reato: il contrasto deve partire anche dalla capacità di intercettare prima i segnali di controllo, possesso, minaccia e violenza – tutti fattori che purtroppo rappresentano in larga parte un numero oscuro di difficile emersione – rafforzando prevenzione, protezione delle vittime e interventi sulle dinamiche culturali e relazionali che li alimentano.
(Eurispes)
ITALIA. Smartphone e rasoi a fine vita, se ne raccoglie solo il 17%. Il ritiro nei negozi è obbligatorio ma resta poco usatoSmartphone, auricolari, rasoi elettrici, cavi. A fine vita restano nei cassetti di casa o finiscono nel sacco dell’indifferenziato. Per i piccoli rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) il tasso di raccolta in Italia non supera il 17% dell’immesso sul mercato, secondo le stime di Erion Weee, contro un obiettivo europeo del 65%. Sul complesso dei Raee il Centro di Coordinamento Raee indica per il 2025 un tasso del 32,5%: si raccolgono 6,22 chili per abitante l’anno, ma solo 1,43 riguardano apparecchi di piccole dimensioni.
ITALIA. L’ora solare ha ancora senso?L’ora solare ha ancora senso? Questa domanda è ufficialmente entrata anche alla Camera dei deputati, che ha avviato un’indagine conoscitiva svolta dalla commissione Attività produttive sul sistema del doppio cambio dell’ora, raccogliendo pareri di esperti e associazioni. Pur concordando sulla necessità di superare il doppio cambio, rimangono dubbi tra ora legale e ora solare permanente, con valutazioni differenziate su effetti energetici, salute pubblica, sicurezza e attività economiche. Per valutare gli impatti effettivi, potrebbe arrivare una fase di sperimentazione con monitoraggio multidisciplinare per definire la soluzione più adatta al contesto italiano.
ITALIA. Segnalazione alla Centrale Rischi: quando è illegittimaFinire segnalati nella Centrale Rischi della Banca d'Italia è un evento che può bloccare l'accesso al credito di famiglie e imprese. Ma non sempre questa iscrizione è legittima. Come riporta La Legge per Tutti, un semplice ritardo nei pagamenti o uno sconfinamento sul conto corrente non equivalgono automaticamente a uno stato di insolvenza, e la banca che segnala il cliente in queste condizioni commette un illecito.
La legge e la circolare della Banca d'Italia richiedono che l'istituto di credito accerti un'incapacità patrimoniale oggettiva e grave prima di procedere con la segnalazione: non basta una mancanza temporanea di liquidità. Occorre, in altre parole, una situazione di difficoltà economica strutturale, non un semplice disagio passeggero dovuto per esempio a uno stipendio arrivato in ritardo o a una spesa imprevista.
Un elemento decisivo riguarda la volontà del cliente di onorare il proprio debito. Se il correntista comunica con la banca e propone un piano di rientro a rate, dimostrando di non voler sottrarsi al pagamento, questo esclude di per sé lo stato di insolvenza. In questa situazione l'istituto di credito non può affermare che il cliente sia inadempiente in modo irreversibile: la volontà di pagare è l'opposto dell'incapacità patrimoniale, e la banca deve tenerne conto. Una segnalazione effettuata mentre è in corso una trattativa, o mentre il cliente sta rispettando un piano di rientro concordato, è quindi da considerarsi illegittima.
Esiste un pregiudizio diffuso secondo cui, trascorso un certo periodo di tempo, la banca acquisirebbe automaticamente il diritto di segnalare il debitore. Il Tribunale di Rovigo, con un'ordinanza firmata dal giudice Martinelli, ha smontato questa convinzione: la segnalazione resta illegittima anche se lo sconfinamento del correntista si è protratto progressivamente nel tempo e anche se è trascorso un anno intero dalla prima diffida inviata dalla banca, a condizione che il cliente dimostri sforzi concreti verso il rientro dall'esposizione debitoria.
Per chi si trova iscritto ingiustamente nel registro, esiste uno strumento rapido per ottenere la cancellazione senza attendere i tempi di una causa ordinaria: il ricorso d'urgenza previsto dall'articolo 700 del codice di procedura civile. Attraverso questo strumento il correntista può chiedere al giudice un provvedimento cautelare immediato, dimostrando la probabile illegittimità della segnalazione (il cosiddetto fumus boni iuris) e il rischio concreto di subire un danno grave e difficile da riparare se si dovesse attendere l'esito di un giudizio di merito, come la revoca dei fidi o il blocco dell'attività economica.
ITALIA. Dati sanitari non anonimi: il Garante multa IQVIA per 7 milioniIl Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato IQVIA Solutions Italy S.r.l. con una multa di 7 milioni di euro per il trattamento illecito di dati sanitari relativi a circa un milione di pazienti. Come riporta Diritto.it, la società appartiene a un gruppo multinazionale attivo nell'analisi dei dati sanitari e nella ricerca clinica.
Al centro della vicenda c'è una banca dati, denominata LPD (Longitudinal Patient Database), alimentata con informazioni raccolte presso 800 medici di medicina generale e utilizzata anche per studi commissionati da aziende farmaceutiche. Il provvedimento numero 710 del 23 settembre 2026 è scaturito da un'ispezione condotta dall'Autorità nell'aprile 2025, alla quale è stato poi riunito un secondo procedimento relativo a una violazione di dati personali che la stessa IQVIA aveva notificato.
Il nodo centrale della contestazione riguarda la natura dei dati raccolti: anno di nascita, sesso, diagnosi, sintomi, prescrizioni, esami, vaccinazioni e localizzazione dei pazienti, ciascuno associato a un codice identificativo. Secondo il Garante, questo insieme di informazioni, pur presentato dall'azienda come anonimo, permetteva in realtà di isolare i singoli pazienti e di reidentificarli con mezzi ragionevoli: si trattava quindi soltanto di pseudonimizzazione, non di vera anonimizzazione. Il codice associato a ciascun assistito ne consentiva infatti il tracciamento nel tempo.
L'Autorità ha stabilito che IQVIA debba essere considerata titolare del trattamento fin dal momento della raccolta dei dati presso i medici di famiglia, contestando anche la mancata designazione dei camici bianchi come responsabili del trattamento per questa specifica iniziativa. Sono state inoltre riscontrate carenze sulla base giuridica utilizzata per il trattamento di dati così delicati, sull'informativa fornita ai pazienti, sulla valutazione d'impatto (DPIA) che avrebbe dovuto precedere l'operazione e sulle misure di sicurezza adottate. Il Garante ha inoltre rilevato che l'azienda non aveva definito tempi di conservazione: alcuni dati risalivano fino al 2001.
Il provvedimento dispone che, entro 120 giorni, la società debba adeguare il trattamento alle prescrizioni dell'Autorità qualora intenda proseguire l'attività. In alternativa, l'anonimizzazione dei dati dovrà essere effettuata autonomamente dai medici di famiglia, secondo le garanzie indicate dal Garante, che ha anche stabilito che non sarà più IQVIA a determinare le modalità di pseudonimizzazione.
Nel fissare l'importo della sanzione, il Garante ha tenuto conto del numero elevato di pazienti coinvolti e della particolare natura sensibile dei dati trattati, ma anche di elementi attenuanti come la cessazione, a partire dal 2023, dell'invio dei dati da parte dei medici e la collaborazione prestata dall'azienda nel corso dell'istruttoria. Dopo la decisione è arrivata la replica di IQVIA Italia, che ha preso atto del provvedimento riservandosi il diritto di presentare ricorso e precisando che il database in questione non viene utilizzato nello svolgimento dei servizi di ricerca clinica per gli sponsor.
ITALIA. AgCom multa Mediaset: Rete4 sbilanciata sul referendum giustiziaL'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom) ha inflitto a Mediaset una sanzione di circa 124mila euro per il mancato rispetto delle regole sul pluralismo informativo durante la campagna per il referendum sulla giustizia del marzo 2026, il quesito voluto dal Governo Meloni e poi bocciato dagli elettori alle urne del 22 e 23 marzo.
Come riporta Blogtvitaliana, il provvedimento colpisce la società Rti (Reti Televisive Italiane) per non aver dato seguito a un precedente ordine di riequilibrio informativo. Nella settimana compresa tra l'8 e il 14 marzo, i sostenitori del "no" avevano ricevuto appena il 37,4% del tempo di parola complessivo nei talk show e nel Tg4 di Rete4. Davanti a questo squilibrio, il 18 marzo l'AgCom aveva imposto all'emittente di riportare in equilibrio l'informazione entro il 20 marzo, ultimo giorno utile della campagna referendaria.
A far scattare l'intervento dell'Autorità era stata, tra l'altro, un'intervista di mezz'ora rilasciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al programma di Nicola Porro "Quarta Repubblica", andata in onda senza alcun contraddittorio con le posizioni del fronte del "no". L'episodio aveva provocato la reazione delle opposizioni, che avevano scritto all'AgCom chiedendo una sanzione esemplare per quella che il Partito Democratico aveva bollato come una violazione reiterata della par condicio referendaria. Pur con alcuni correttivi adottati da Rete4 nei giorni successivi all'ordine dell'Autorità, lo sbilanciamento è proseguito fino a ridosso del voto: l'emittente ha infatti chiuso con un rapporto del 55% a favore del "sì" contro il 45% per il "no" nel tempo di parola riparametrato dei programmi extra-tg del Tg4. Per l'AgCom questo riequilibrio non è stato sufficiente: i contenuti offerti ai sostenitori del "no" sono risultati frammentari e poco incisivi se confrontati con quelli garantiti alle posizioni favorevoli al quesito referendario.
Mediaset aveva presentato le proprie controdeduzioni, richiamando le interviste concesse al leader del Movimento 5 Stelle e alla segretaria del Partito Democratico, oltre a uno speciale dedicato alle ragioni del "no" e ai dati relativi alle ultime due giornate di campagna, quando il fronte del "no" aveva effettivamente prevalso nel tempo di parola. L'Autorità ha però ritenuto queste argomentazioni insufficienti a superare i rilievi contestati e a escludere la violazione accertata.
Nel provvedimento, adottato dal Consiglio dell'Autorità il 23 settembre scorso e reso pubblico solo nei giorni scorsi, l'AgCom ha definito la gravità del comportamento di Rti come "di elevata entità", richiamando la rilevanza costituzionale del bene giuridico tutelato dalle norme poste a presidio del pluralismo informativo e della parità di trattamento. Nonostante questo giudizio severo, l'Autorità ha comunque applicato una riduzione della sanzione in considerazione dei tentativi di correzione messi in campo da Mediaset, fissando la multa definitiva a 123.949,68 euro, pari a dodici volte il minimo previsto dalla normativa.
Si tratta del primo provvedimento sanzionatorio adottato nell'ambito della nuova disciplina regolamentare sulla par condicio referendaria, un precedente che potrebbe orientare il comportamento delle emittenti televisive in occasione di futuri appuntamenti elettorali o referendari.
U.E.. Ungheria condannata dalla Corte UE per la liberazione di 2.525 trafficanti di esseri umaniLa Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che l'Ungheria ha violato il diritto comunitario liberando anticipatamente 2.525 trafficanti di esseri umani condannati, nell'ambito di un controverso decreto governativo adottato nell'aprile 2023. Come riporta Daily News Hungary, i giudici di Lussemburgo hanno accolto il ricorso della Commissione Europea, giudicando che il sistema ungherese di sostituzione delle pene detentive con un regime speciale di "reintegrazione" non garantiva sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.
Il decreto contestato permetteva ai cittadini stranieri condannati per reati di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare a pene detentive e all'espulsione di essere trasferiti automaticamente in una cosiddetta "detenzione speciale di reintegrazione". Una volta ammessi al regime, i condannati dovevano lasciare il territorio ungherese entro 72 ore e non potevano farvi ritorno per tutta la durata residua della pena originaria. Complessivamente 2.525 persone sono state collocate sotto questo regime prima che il decreto venisse abrogato, il 19 agosto 2025.
La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, aveva avviato la procedura dinanzi alla Corte sostenendo che la misura creasse un rischio sistemico di lasciare impuniti i reati di traffico di esseri umani, minando al tempo stesso l'effetto deterrente della normativa UE sui favoreggiatori dell'immigrazione clandestina e gli sforzi comuni europei di contrasto al fenomeno.
Secondo quanto ricostruito da Courthouse News, i giudici europei hanno rilevato che le pene previste dal decreto non venivano di fatto scontate e non producevano alcun effetto deterrente concreto. La Corte ha inoltre chiarito che la liberazione anticipata e le misure alternative al carcere restano in linea di principio ammissibili, ma richiedono una valutazione individuale e proporzionata di ogni caso, che tenga conto della gravità del reato commesso e di eventuali precedenti penali del condannato: una verifica che nel meccanismo ungherese risultava assente, dato che il rilascio scattava in modo automatico al semplice verificarsi delle condizioni di eleggibilità. I giudici hanno inoltre osservato che il decreto si applicava indistintamente anche ai reati più gravi, per i quali il diritto dell'Unione impone una pena detentiva minima di otto anni.
Il governo di Budapest aveva giustificato il provvedimento con il sovraffollamento delle carceri e la necessità di contenere i costi a carico dei contribuenti, richiamando inoltre poteri emergenziali collegati al conflitto in Ucraina. La misura aveva però generato forti tensioni diplomatiche con i paesi vicini, in particolare con l'Austria, che aveva rafforzato i controlli al confine temendo che i trafficanti rilasciati, anziché tornare nei paesi d'origine, si spostassero verso l'Europa occidentale per proseguire le proprie attività illecite, approfittando dell'appartenenza dell'Ungheria allo spazio Schengen.
La sentenza della Corte di Giustizia non prevede sanzioni finanziarie immediate a carico dell'Ungheria e, soprattutto, non stabilisce cosa debba accadere ai 2.525 condannati già rimessi in libertà: la decisione non comporta un loro automatico rientro in carcere.
ITALIA. Maxi conguagli acqua: la Cassazione dà ragione all'utente se il contatore non è stato lettoUna nuova ordinanza della Corte di Cassazione apre la strada alla contestazione dei maxi conguagli delle bollette dell'acqua quando il gestore, per anni, non ha effettuato le letture periodiche del contatore. Come riporta Money.it, la pronuncia n. 25882 del 28 settembre 2026 rappresenta un punto di svolta per chi si trova a dover pagare importi esorbitanti dopo anni di fatturazione basata su consumi stimati.
Il caso che ha portato alla decisione della Terza Sezione civile riguarda un contenzioso tra la società Publiacqua S.p.A. e un'attività commerciale a cui era stato richiesto un ingente conguaglio. Per anni l'utente aveva pagato bollette calcolate su consumi presunti, senza che nessuno si presentasse a leggere il contatore. Quando finalmente è stata effettuata una lettura, è saltata fuori una perdita occulta situata a valle del misuratore, cioè nell'impianto privato dell'utente. Una consulenza tecnica d'ufficio ha confermato sia l'esistenza della perdita sia il corretto funzionamento dello strumento di misura. L'utente si era quindi rivolto al giudice per ottenere lo scioglimento del contratto, il risarcimento dei danni e la dichiarazione di non debenza del conguaglio, mentre Publiacqua chiedeva il saldo delle fatture rimaste insolute. Nei primi due gradi di giudizio l'utente aveva avuto torto: i giudici avevano ritenuto che la proprietà privata dell'impianto fosse sufficiente a scaricare ogni responsabilità sul cliente, considerando la mancata lettura una mancanza di poco conto.
La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, stabilendo che il gestore ha l'obbligo, sia contrattuale sia normativo, di leggere periodicamente i contatori a intervalli regolari, senza poter inviare per anni bollette basate solo su consumi presunti. Tale dovere discende anche dal principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione dei contratti previsto dall'articolo 1375 del Codice civile. Secondo i giudici, quando un gestore non effettua le letture, priva l'utente della possibilità di accorgersi di un'anomalia nei consumi e di intervenire in tempo per riparare il guasto, prima che il danno economico si aggravi. Nel testo dell'ordinanza la Corte ha chiarito che il perdurare dell'inconsapevolezza dell'utente non è un fattore estraneo al caso, ma rappresenta proprio ciò che l'obbligo di lettura periodica e di segnalazione dei consumi anomali avrebbe dovuto evitare.
La Cassazione non ha però cancellato direttamente la bolletta contestata: ha rinviato il caso a un nuovo giudice, che dovrà stabilire se letture regolari avrebbero permesso di scoprire prima l'anomalia e se un avviso tempestivo avrebbe consentito di riparare la perdita in tempo, riducendo così l'importo complessivo addebitato. La responsabilità per il guasto in sé resta dunque dell'utente, in quanto proprietario dell'impianto, ma la parte di conguaglio riconducibile al ritardo nella scoperta del problema, imputabile all'inerzia del gestore, non potrà ricadere sulle sue spalle.
Chi riceve una bolletta con un maxi conguaglio può inoltre far valere un'altra tutela, quella della prescrizione. Dal 1° gennaio 2020 i crediti relativi ai consumi di acqua, luce e gas si prescrivono infatti in due anni anziché nei cinque previsti in precedenza. Questo significa che gli importi riferiti a consumi più vecchi di due anni non sono più esigibili dal gestore. La prescrizione, tuttavia, non opera automaticamente: deve essere eccepita formalmente dal consumatore, che può farlo attraverso un reclamo scritto al gestore o rivolgendosi alla conciliazione ARERA in caso di mancata risposta. Il gestore, da parte sua, ha l'obbligo di indicare in bolletta gli importi ormai prescrivibili e di fornire all'utente un modulo apposito per contestarli.
ITALIA. Agcom, bloccate 191 milioni di chiamate: multe a Retelit e TekmindNell’ambito dell’attività di vigilanza sul corretto utilizzo delle numerazioni per finalità di teleselling e telemarketing iniziata nel novembre 2025 sulla base di numerose segnalazioni, AGCOM ha avviato due procedimenti sanzionatori nei confronti delle società Retelit Digital Services S.p.A. e Tekmind S.r.l.
Con le delibere n. 229/26/CONS e 230/26/CONS del 23 settembre 2026, l’Autorità ha adottato due provvedimenti di ordinanza ingiunzione con l’irrogazione di sanzioni pari, rispettivamente, a euro 700.000,00 e 122.500,00.
Le fattispecie oggetto di contestazione hanno riguardato la mancata attuazione delle misure stabilite dall’Autorità, cui sono obbligati i soggetti assegnatari delle numerazioni, consistenti nella verifica della correttezza delle numerazioni utilizzate dai call center, inclusa la generazione di numerazioni tramite la tecnica dello spoofing, e nella gestione della numerazione assegnata secondo canoni di diligenza.
Si è infatti potuto constatare che i filtri implementati dagli operatori sulle chiamate internazionali con numeri italiani, ai sensi della delibera n. 106/25/CONS, hanno impedito la consegna ai cittadini italiani di decine di milioni di chiamate illecite, originate dall’estero con numero italiano, effettuate ai fini di teleselling e telemarketing.
Ciò ha consentito di circoscrivere la pratica illegale mediante numeri italiani all’interno del territorio nazionale. In tal modo, a partire dalle segnalazioni, l’Autorità ha potuto risalire agli operatori e call center che hanno posto in essere, in Italia, condotte non conformi alla normativa.
L’introduzione dei filtri sulle chiamate internazionali ha consentito una significativa riduzione del fenomeno; l’attività sanzionatoria e regolamentare potrà contribuire a scoraggiare ulteriormente tali pratiche originate dal territorio nazionale.
I DATI SUL FILTRO AGCOM ANTI-SPOOFING
Nei primi otto mesi del 2026 i filtri anti-spoofing previsti dalla delibera n. 106/25/CONS hanno bloccato circa 191 milioni di chiamate (7,2% del totale) provenienti dall’estero con numero chiamante (CLI) italiano contraffatto o con numero non conforme alle specifiche internazionali, in media circa 790 mila al giorno. Rispetto al periodo dal 1° al 18 novembre 2025, prima dell’estensione del blocco alle numerazioni mobili italiane, le chiamate dall’estero con numero mobile italiano sono diminuite del 95%, da 26,8 a 1,2 milioni al giorno, mentre il traffico internazionale complessivo si è ridotto di circa due terzi, da 34 a 11 milioni di chiamate giornaliere.
Di seguito si riporta la suddivisione delle chiamate bloccate per tipologia di numero chiamante (CLI):
- 38 milioni con numero fisso italiano, pari all’1,4% del totale delle chiamate internazionali;
- 148 milioni con numero mobile italiano, pari al 49% delle chiamate con numero mobile italiano;
- 4,6 milioni con numero non conforme alle specifiche internazionali, pari allo 0,2% del totale delle chiamate internazionali.
Si evidenzia che dopo una fase iniziale di spostamento del traffico fraudolento dal CLI italiano al CLI estero, dovuto al tentativo di elusione delle nuove misure di filtro, ad oggi il volume delle chiamate con CLI estero ha registrato una rapida flessione fino a portarsi ai valori precedenti all’introduzione del filtro. Ciò appare evidenziare la non efficacia di tale numerazione estera per attività di teleselling e telemarketing di servizi in Italia.
CIPRO. Ristrette le regole sulle cripto-attività: multe fino a 15 milioniCipro si prepara a rafforzare la vigilanza sul proprio mercato delle cripto-attività. Un disegno di legge appena presentato al Parlamento prevede sanzioni fino a 15 milioni di euro per le violazioni più gravi e poteri di controllo ampliati per la Banca Centrale di Cipro (CBC) e per la Cyprus Securities and Exchange Commission (CySEC), le due autorità competenti nazionali.
Come riporta il Cyprus Mail, il disegno di legge sui Mercati delle Cripto-attività 2026 è stato presentato alla Camera dei Rappresentanti l'8 ottobre, dopo l'approvazione del governo avvenuta il 10 settembre. Il testo serve a dare attuazione a livello nazionale al regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, noto come MiCA.
Il provvedimento punta a rendere più coerente la supervisione sugli asset digitali, rafforzare la tutela degli investitori e contrastare le condotte scorrette in un settore cresciuto considerevolmente negli ultimi anni. Secondo i resoconti parlamentari, il disegno di legge è stato depositato insieme ad altra normativa finanziaria, avvicinando Cipro al completamento del proprio impianto normativo interno per l'applicazione delle regole europee.
Il cuore del provvedimento è rappresentato dall'introduzione di sanzioni economiche sostanziali per imprese e privati che non rispettano gli obblighi regolamentari. In base all'articolo 111 del MiCA, le infrazioni gravi di abuso di mercato - che comprendono insider trading, divulgazione illecita di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato - possono comportare per le società multe pari ad almeno 15 milioni di euro o al 15% del fatturato annuo, a seconda del metodo di calcolo applicabile. Per le persone fisiche coinvolte in violazioni analoghe, il quadro normativo europeo prevede sanzioni fino a 5 milioni di euro.
È importante sottolineare che la soglia dei 15 milioni di euro non rappresenta un tetto massimo assoluto: a seconda del fatturato complessivo dell'azienda e della natura specifica dell'infrazione, le sanzioni finanziarie possono risultare ben più elevate. Il quadro normativo prevede inoltre il contrasto alla manipolazione del mercato, comprese le pratiche volte a creare impressioni fuorvianti sull'offerta, sulla domanda o sul prezzo delle cripto-attività.
Esistono poi disposizioni sanzionatorie separate per altre tipologie di violazioni, legate all'autorizzazione, agli obblighi di trasparenza e alla prestazione di servizi su cripto-attività. A seconda degli obblighi violati, il regolamento europeo consente sanzioni societarie calcolate al 3%, al 5% o al 12,5% del fatturato annuo. Le persone responsabili di determinate violazioni potranno inoltre subire restrizioni temporanee nell'assumere incarichi dirigenziali.
Per Cipro, la normativa riguarda in particolare le imprese che offrono servizi di negoziazione, custodia e altri servizi su cripto-attività, oltre alle società che intendono operare nel mercato unico europeo. La CBC e la CySEC sono già state designate autorità competenti per il MiCA, come confermato da una comunicazione del ministero delle Finanze pubblicata nel novembre 2024: alla Banca Centrale spettano le funzioni relative a determinate categorie di token collegati ad attività e di token di moneta elettronica, mentre la CySEC vigila sulle altre attività e sui prestatori di servizi in materia di cripto-attività di sua competenza.
Il disegno di legge dovrà ora seguire il consueto iter parlamentare prima di poter entrare in vigore come legge dello Stato.
U.E.. Vigilanza UE: le priorità 2027 di EBA, EIOPA ed ESMAIl Comitato Congiunto delle Autorità europee di vigilanza finanziaria - European Banking Authority (EBA), European Insurance and Occupational Pensions Authority (EIOPA) e European Securities and Markets Authority (ESMA) - ha reso pubblico il suo Programma di Lavoro Annuale per il 2027, un documento che fissa le priorità comuni per affrontare i rischi che attraversano l'intero sistema finanziario europeo e per rafforzare il coordinamento fra i tre organismi di controllo.
Come riporta EBA, nel 2027 il Comitato Congiunto concentrerà il proprio lavoro sugli ambiti in cui la collaborazione fra le tre autorità risulta indispensabile per sostenere la stabilità finanziaria, la tutela dei consumatori e l'efficacia della vigilanza. Tra le priorità principali figurano la resilienza operativa digitale, l'innovazione tecnologica, la finanza sostenibile, la cartolarizzazione e il monitoraggio dei rischi che coinvolgono trasversalmente banche, assicurazioni e mercati finanziari.
Un capitolo rilevante del programma riguarda il Digital Operational Resilience Act (DORA), il regolamento europeo sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario. Le tre autorità proseguiranno le attività di supervisione nei confronti dei fornitori critici di servizi informatici di terze parti e lavoreranno per rafforzare la capacità del settore finanziario di resistere alle minacce informatiche. Il Comitato valuterà inoltre le implicazioni delle trasformazioni tecnologiche in corso, a partire dalla diffusione crescente dell'intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali applicate alla finanza.
La protezione dei consumatori resta una priorità centrale del programma: le autorità continueranno il lavoro congiunto sulle questioni che riguardano i clienti retail, con l'obiettivo di aiutarli a prendere decisioni finanziarie informate e di promuovere la fiducia nei mercati finanziari dell'Unione Europea.
Sul fronte della finanza sostenibile, il Comitato Congiunto continuerà a sostenere un'applicazione coerente del quadro normativo europeo sulla sostenibilità nei diversi settori di competenza. Il programma si inserisce inoltre nel sostegno agli obiettivi della Commissione Europea relativi alla realizzazione di un'Unione del Risparmio e degli Investimenti efficiente, oltre che all'agenda di semplificazione normativa portata avanti a livello comunitario.
Parallelamente al lavoro del Comitato Congiunto, anche ESMA ha pubblicato il proprio programma di lavoro specifico per il 2027, orientato - secondo quanto diffuso dall'autorità - a rendere i mercati dei capitali europei più solidi, semplici e integrati. Tra gli impegni indicati figurano il rafforzamento della supervisione sui fornitori di nastri consolidati di negoziazione, sui revisori esterni delle obbligazioni verdi europee e sui fornitori di rating ESG, oltre all'adattamento alle nuove responsabilità sugli amministratori di indici di riferimento (benchmark).
ITALIA. Polizze Hansard, sequestro da 21 milioni: migliaia di risparmiatori truffatiPer anni molti risparmiatori italiani hanno creduto di mettere i propri soldi al sicuro sottoscrivendo una polizza vita, il prodotto che nell'immaginario comune rappresenta prudenza e capitale garantito. Secondo quanto riporta Businessonline.it, l'inchiesta della Procura di Milano sulle cosiddette "polizze Hansard" ha rivelato invece una realtà molto diversa: strumenti finanziari ad alto rischio, collocati con l'aspetto rassicurante di un tradizionale contratto assicurativo.
Il risultato è un buco da oltre 21 milioni di euro, con l'ombra pesante di un possibile schema Ponzi e dell'ipotesi di associazione per delinquere. Va precisato che si tratta di accuse ancora da accertare in sede giudiziaria: tutti gli indagati restano innocenti fino a sentenza definitiva.
La vicenda è emersa quando il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ha disposto il sequestro preventivo, in forma diretta, di oltre 21 milioni di euro nei confronti di undici indagati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati raggirati circa 1.500 investitori, molti dei quali professionisti e imprenditori. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere, truffa e autoriciclaggio.
Al centro del caso c'è Hansard Europe DAC, società con sede in Irlanda ed emittente dei contratti denominati "Signature Bond Plus". Un ruolo chiave nella vicenda spetta anche a IFB Italy, l'intermediario assicurativo che collocava le polizze per conto di Hansard e che oggi risulta in liquidazione.
Si trattava di prodotti di tipo unit linked, cioè contratti in cui il rendimento non è garantito dalla compagnia ma dipende dall'andamento dei fondi o degli attivi a cui la polizza è collegata, in particolare i fondi Global Quality Selection e Go Global Opportunity. Nonostante questa natura speculativa, tali prodotti venivano venduti ai clienti come se fossero sicure polizze vita tradizionali, senza fornire adeguate informazioni sui rischi effettivi dell'investimento.
Gli attivi dei fondi facevano riferimento a una sicav con sede a Malta, la Novium Opportunity Umbrella Sicav, a sua volta controllata da una società svizzera che gestiva anche le polizze per conto di Hansard. Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto dai risparmiatori sarebbe stato indirizzato verso società ritenute vere e proprie "scatole vuote", prive di reale sostanza economica, alimentando il sospetto di uno schema Ponzi in cui i rendimenti promessi ai vecchi investitori venivano pagati con il denaro dei nuovi sottoscrittori.
Con la chiusura delle indagini preliminari, il fascicolo potrebbe ora portare al rinvio a giudizio di una dozzina di persone coinvolte nella vicenda, tra vertici societari e intermediari che hanno partecipato al collocamento delle polizze. Nel frattempo, parallelamente al procedimento penale, numerosi tribunali italiani si sono già pronunciati in sede civile condannando Hansard Europe a risarcire i risparmiatori, qualificando le polizze Signature Bond Plus non come autentiche assicurazioni sulla vita ma come strumenti finanziari mascherati da prodotto assicurativo.
USA. Smantellata rete di truffe crypto contro vittime russofoneI procuratori di Brooklyn, a New York, in collaborazione con l'FBI, hanno smantellato una vasta rete di truffe legate alle criptovalute che ha sottratto decine di milioni di dollari, colpendo soprattutto americani di lingua russa. Come riporta Cointelegraph, l'operazione è stata condotta la settimana scorsa e annunciata mercoledì, con il sequestro di 112 server e la chiusura di 241 siti web, ospitati da società con sede in Europa orientale e negli Stati Uniti. Nessun arresto è stato effettuato.
Il procuratore distrettuale Eric Gonzalez ha dichiarato che i responsabili "hanno sottratto molti milioni di dollari a vittime di lingua russa attraverso un elaborato schema di investimento, per poi tentare di sfruttarle nuovamente con false promesse di recupero del denaro". Gonzalez ha attribuito il merito della scoperta dell'infrastruttura della rete alla Virtual Currency Unit del suo ufficio e all'FBI.
L'unità specializzata, creata dallo stesso Gonzalez nel 2023 proprio per contrastare le frodi crypto ai danni delle comunità russofone di Brooklyn, indagava sul caso da tre anni. A guidare le indagini è stata l'assistente procuratore Alona Katz, secondo cui il sequestro dei server è stato decisivo: colpendo quello che ha definito il "back end" dell'operazione, gli investigatori hanno impedito ai truffatori di creare nuovi siti e di contattare altre vittime.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e ripreso da The Record, il meccanismo della truffa prevedeva che le vittime venissero attirate tramite annunci in lingua russa su Facebook che promuovevano opportunità di investimento. Chi rispondeva agli annunci veniva poi contattato telefonicamente da sedicenti consulenti finanziari russofoni, che le guidavano nella creazione di conti in criptovalute e nel trasferimento di fondi su presunte piattaforme di investimento. Quando le vittime tentavano di prelevare il denaro, si ritrovavano bloccate fuori dai propri conti e venivano informate che avrebbero dovuto pagare ulteriori commissioni e tasse per poter accedere ai fondi. Alcuni dei siti sequestrati erano stati costruiti per sembrare piattaforme di investimento legittime e facevano riferimento ad agenzie governative statunitensi o a personaggi facoltosi come Elon Musk.
Le indagini hanno permesso di tracciare l'infrastruttura informatica e gli indirizzi IP della rete fino all'Ucraina e ad altri paesi dell'Europa orientale. Le operazioni di sequestro sono state condotte attraverso tre differenti fusi orari, con l'esecuzione di mandati di perquisizione su server e sistemi informatici. Finora l'ufficio del procuratore è riuscito a recuperare circa 300.000 dollari dei fondi sottratti, mentre le ricerche per rintracciare ulteriore denaro proseguono. Non contando l'ultima operazione, la Virtual Currency Unit aveva già sequestrato o disattivato in precedenza circa 400 domini collegati a frodi sugli investimenti in criptovalute, tra cui 70 domini sequestrati nel giugno 2024 relativi a una truffa che aveva causato perdite per circa 5 milioni di dollari.
Il caso si inserisce in un quadro di crescita costante delle frodi legate alle criptovalute negli Stati Uniti. Secondo i dati dell'FBI, nel 2025 i cittadini americani hanno segnalato perdite complessive per 11,4 miliardi di dollari riconducibili a truffe in criptovalute, con un aumento del 22% rispetto all'anno precedente.
ITALIA. Bollette, l'Ue apre al piano italiano per tagliare il prezzo della luceIl governo italiano e la Commissione europea sono arrivati a un'intesa di massima sul decreto Bollette, il provvedimento con cui l'esecutivo punta a contenere l'impatto dei rincari del gas sulle tariffe elettriche di famiglie e imprese. Come riporta ANSA, l'accordo in fase di definizione a Bruxelles prevede la neutralizzazione del ribaltamento del maggior costo del gas sul prezzo finale dell'elettricità.
Il cuore della misura riguarda il sistema Ets, la tassazione europea sulle emissioni di CO2 che oggi grava sui produttori di elettricità che utilizzano il gas come combustibile. Il decreto varato dal governo italiano prevede che questo costo, invece di restare a carico delle centrali, venga spostato direttamente sulle bollette dei consumatori. Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dall'agenzia, dovrebbe produrre un effetto a catena: il prezzo all'ingrosso dell'elettricità si ridurrebbe, perché le centrali non dovranno più scaricare il costo delle emissioni sul prezzo di vendita, e questa riduzione sarebbe superiore all'aumento della tariffa finale in bolletta, generando così un risparmio netto per i consumatori.
Si tratta di un meccanismo che richiede necessariamente il via libera di Bruxelles, perché il sistema Ets è di competenza comunitaria e qualsiasi modifica al suo funzionamento non può essere decisa unilateralmente da uno Stato membro. Un portavoce della Commissione europea ha confermato che l'esecutivo comunitario e le autorità italiane si stanno avvicinando a una soluzione compatibile con le norme Ue, pur restando l'intesa subordinata alle discussioni tecniche finali. Le parole del portavoce arrivano a conferma di quanto dichiarato nella stessa giornata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui il costo dell'energia rappresenta oggi la questione che pesa maggiormente sull'economia italiana e sulla competitività delle imprese, e per questo servirebbe una risposta coordinata e rapida da parte dell'Unione.
L'intervento sulle bollette arriva in un contesto di forte pressione sui prezzi energetici a livello europeo. La Banca centrale europea ha segnalato che l'inflazione energetica nell'area euro è salita al 18,8% a settembre, un balzo che ha contribuito a spingere l'inflazione complessiva dell'Eurozona al 3,8%. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha più volte sottolineato come la guerra in Medio Oriente stia esercitando una forte pressione sull'approvvigionamento di petrolio e gas, con il rischio di ulteriori rincari energetici nei prossimi mesi.
Resta ancora da sciogliere il nodo dei tempi e degli importi definitivi della misura. Il percorso del decreto non si è infatti ancora concluso: l'approvazione finale spetta alle istituzioni europee competenti, e l'intesa di massima raggiunta finora resta condizionata al completamento del confronto tecnico tra Roma e Bruxelles.
ITALIA. Bollette luce e gas, Arera: mercato ancora poco concorrenzialeIl mercato libero dell'energia elettrica e del gas naturale continua a presentare forti criticità sul fronte della concorrenza, lasciando le famiglie italiane esposte a prezzi più alti e a una capacità di scelta limitata. È quanto emerge dal "Monitoraggio Retail per l'anno 2025" pubblicato dall'Arera, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, come riporta Energia Oltre.
Secondo il documento, l'avvio del Servizio a Tutele Graduali (STG) ha effettivamente ridotto la concentrazione complessiva dell'offerta sul mercato. Tuttavia il segmento domestico dell'elettricità resta il più problematico: l'operatore storico mantiene un vantaggio competitivo dominante, mentre nel settore del gas sono gli incumbent regionali a conservare quote di mercato molto elevate. Nel dettaglio, il principale gruppo nazionale continua da solo a controllare oltre un terzo dell'intera clientela elettrica domestica, con un distacco enorme rispetto ai concorrenti.
Il dato più sorprendente riguarda però il comportamento dei consumatori. Nel corso dell'ultimo anno, la maggior parte dei clienti domestici che ha rinegoziato il proprio contratto o cambiato fornitore si è orientata verso soluzioni più costose rispetto alle tariffe realmente più convenienti disponibili sul mercato. Si tratta di un vero e proprio paradosso: chi si attiva per cambiare finisce spesso per pagare di più, non di meno.
Le cause di questo fenomeno, secondo Arera, vanno ricercate in un diffuso deficit di consapevolezza tra i consumatori, che non riescono a orientarsi tra le centinaia di offerte disponibili e finiscono per scegliere proposte commerciali più onerose rispetto a quelle reperibili sui canali istituzionali indipendenti. L'Autorità calcola che una selezione informata, limitata al 10% delle offerte più competitive presenti sul mercato, avrebbe garantito tagli a doppia cifra sulle bollette annuali, sia per l'elettricità sia per il gas.
Il quadro tracciato dal monitoraggio conferma dunque una situazione ambivalente: da un lato la mobilità tra fornitori è aumentata rispetto al passato, segno che i clienti si muovono con maggiore frequenza sul mercato libero; dall'altro questa maggiore mobilità non si traduce automaticamente in un risparmio, perché manca una reale capacità di confronto e scelta consapevole tra le offerte disponibili.
U.E.. Phishing, Corte Ue: la banca deve rimborsare subito anche se c'è negligenzaQuando un cliente subisce un pagamento non autorizzato dal proprio conto, la banca è obbligata a rimborsarlo immediatamente, anche se sospetta che il cliente stesso abbia agito con negligenza grave. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea, chiamata a pronunciarsi su un caso di phishing avvenuto in Polonia.
Come riporta Help Consumatori, la sentenza chiarisce che la negligenza grave del cliente non esonera il prestatore di servizi di pagamento dal rimborso immediato dell'importo di un'operazione non autorizzata. L'istituto di credito può però, in un secondo momento, chiedere al cliente il rimborso delle perdite se riesce a dimostrare che sono dovute proprio a una sua negligenza grave.
La vicenda che ha portato alla sentenza riguarda una cliente di una banca polacca, rimasta vittima di una truffa tramite phishing: un truffatore si era finto interessato all'acquisto di un oggetto che la donna stava vendendo su una piattaforma online e le aveva inviato un link fraudolento, presentato come proveniente dalla piattaforma stessa e destinato a confermare la vendita. Il link conduceva in realtà a un sito che riproduceva fedelmente l'aspetto di quello della banca della vittima, dove la donna aveva inserito i propri dati di accesso al servizio di home banking. Grazie a quelle credenziali, il truffatore era riuscito a trasferire dal conto della cliente a un conto a lui intestato una somma di circa 700 euro.
Il giorno successivo la cliente aveva segnalato l'operazione fraudolenta alla propria banca, che però aveva rifiutato il rimborso, sostenendo che la donna avesse reso possibile l'operazione per negligenza grave, non avendo adeguatamente protetto le proprie credenziali di sicurezza personalizzate. Di fronte al diniego, la cliente si è rivolta a un tribunale polacco, che ha poi interpellato la Corte di giustizia Ue chiedendo se la banca fosse comunque tenuta al rimborso immediato anche in presenza di un sospetto di negligenza grave da parte del correntista.
Nella sentenza, i giudici di Lussemburgo hanno risposto affermativamente: in caso di operazione di pagamento non autorizzata, il prestatore di servizi di pagamento è in linea di principio tenuto a rimborsare immediatamente l'importo, al più tardi entro la fine del primo giorno lavorativo successivo a quello in cui ne è venuto a conoscenza o ne è stato informato, a condizione che il cliente lo abbia avvisato senza indugio. A questo obbligo è prevista una sola eccezione: il prestatore di servizi di pagamento può sospendere il rimborso immediato unicamente se ha ragionevoli motivi per sospettare una frode commessa dal cliente stesso, e a condizione che comunichi tali motivi per iscritto all'autorità nazionale competente.
Il semplice sospetto che il cliente abbia reso possibile l'operazione non autorizzata a causa di una negligenza grave, invece, non è sufficiente a giustificare il rifiuto o il ritardo del rimborso. Solo dopo aver restituito la somma, la banca può eventualmente rivalersi sul cliente e chiedergli di sostenere le perdite, ma a condizione di dimostrare concretamente che queste derivano da un comportamento doloso o da una negligenza grave, ad esempio il mancato rispetto degli obblighi di protezione delle credenziali di sicurezza.
ITALIA. Criptovalute, presunta truffa milionaria: ai domiciliari un consulente finanziarioUn sistema di investimenti in criptovalute che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe provocato perdite milionarie a numerosi risparmiatori. È quanto emerge dall’inchiesta Hashburst, coordinata dalla Procura di Trento, nell’ambito della quale Alessandro Groff, consulente finanziario trentino di 49 anni (da Ocf in Banca Mediolanum dal 2008, anche se la società non risulta coinvolta), è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Come riferisce TrentoToday, riportando anche informazioni pubblicate dal quotidiano l’Adige, il professionista avrebbe utilizzato la propria esperienza nel settore finanziario e il rapporto di fiducia instaurato con i clienti per proporre investimenti legati alla produzione di criptovalute.
Al centro dell’indagine c’è la commercializzazione di dispositivi informatici presentati come strumenti capaci di generare criptovalute e garantire guadagni periodici.
Le apparecchiature venivano proposte a prezzi compresi tra 4.000 e 30.000 euro. Gli acquirenti avrebbero potuto seguire l’andamento dei propri investimenti attraverso piattaforme digitali che mostravano i presunti risultati economici.
Gli accertamenti condotti dalla Guardia di finanza avrebbero però evidenziato una realtà ben diversa. I dispositivi sarebbero stati computer assemblati, privi della potenza di calcolo necessaria per assicurare le prestazioni pubblicizzate. Anche le piattaforme utilizzate per visualizzare i rendimenti sarebbero state strutturate in modo da fornire informazioni ingannevoli. Secondo gli investigatori, le garanzie finanziarie associate agli investimenti non avrebbero inoltre avuto alcun valore effettivo.
Nella ricostruzione accusatoria, Groff avrebbe contribuito alla promozione del progetto, occupandosi anche della raccolta degli ordini e dei rapporti con gli investitori.
Un elemento emerso dalle testimonianze riguarda la presenza di uno dei dispositivi nell’ufficio bancario del consulente, dove sarebbe stato utilizzato per illustrare il funzionamento del sistema a potenziali clienti. L’istituto bancario per cui lavorava il professionista risulta completamente estraneo ai fatti contestati, come precisato nelle ricostruzioni giornalistiche.
Quando i rendimenti promessi non si sarebbero concretizzati, gli investitori avrebbero ricevuto spiegazioni legate a presunti inconvenienti tecnici o modifiche nell’organizzazione societaria. In alcune circostanze sarebbero stati corrisposti importi modesti, nell’ordine di poche decine di euro.
L’indagine, avviata nell’aprile 2024 dalla Guardia di finanza di Trento, ha portato complessivamente all’esecuzione di cinque misure cautelari e vede coinvolte 15 persone.
Il giudice ha disposto anche un sequestro preventivo superiore a 877.000 euro nei confronti di due soggetti, sulla base delle somme contestate attraverso le denunce raccolte.
La dimensione economica della vicenda potrebbe tuttavia essere sensibilmente maggiore: secondo le stime investigative riportate dalla stampa locale, il danno potenziale nel solo territorio del Trentino-Alto Adige potrebbe arrivare a 5 milioni di euro.
(Citywire)
ITALIA. UNHCR elogia l'Italia per l'ampliamento del sistema di accoglienza SAIL'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha espresso apprezzamento per il potenziamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) italiano, nel corso di un incontro svoltosi a Roma il 14 ottobre 2026 tra la Rappresentante dell'UNHCR per l'Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino, Francesca Bonelli, e la Segretaria Generale dell'ANCI, Veronica Nicotra.
Come riporta UNHCR Italia, l'agenzia dell'ONU ha voluto sottolineare il valore delle recenti iniziative del Ministero dell'Interno per rafforzare la rete SAI, ribadendo la propria intenzione di continuare a lavorare al fianco dei Comuni italiani per favorire l'inclusione di chi beneficia di protezione internazionale. "La collaborazione con ANCI e con i Comuni italiani è strategica per costruire una società più coesa e inclusiva", ha dichiarato Bonelli, aggiungendo che il sistema SAI "rappresenta un'eccellenza che va sostenuta e allargata".
MONDO. Immigrazione: calano gli sbarchi ma aumentano morti in mare e violenzeNel mondo diminuiscono per la prima volta in un decennio le persone costrette alla fuga, calano gli ingressi irregolari in Europa e le richieste d'asilo. Ma allo stesso tempo crescono le morti in mare, le violazioni dei diritti umani e l'ostilità verso chi soccorre i migranti. È il quadro che emerge dal Dossier Statistico Immigrazione 2026, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS insieme al Centro studi Confronti e all'Istituto di Studi Politici "S. Pio V", che sarà presentato il 27 ottobre a Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane.
Secondo i dati raccolti nel rapporto, alla fine del 2025 i migranti forzati nel mondo sono scesi a 117,8 milioni, 5,4 milioni in meno rispetto all'anno precedente. Il calo, tuttavia, non va necessariamente letto come una riduzione del bisogno di protezione: dipende soprattutto dai ritorni nei territori di origine, spesso non volontari e diretti verso contesti ancora fragili, segnati da insicurezza, povertà e servizi essenziali insufficienti, in particolare in Afghanistan e Siria. Cresce intanto il fenomeno dello sfollamento prolungato, con sette rifugiati su dieci che si trovano in questa condizione da oltre cinque anni. Anche gli attraversamenti irregolari delle frontiere europee sono diminuiti, così come gli sbarchi in Italia, scesi a 66mila nel 2025 e a meno di 20mila nei primi otto mesi del 2026. Calano pure le richieste di asilo, sia a livello europeo che italiano, mentre si riduce il tasso di riconoscimento della protezione.
Il dato più allarmante riguarda però le morti nel Mediterraneo, che continuano ad aumentare proprio mentre si riduce il numero delle persone che tentano la traversata. Il Dossier mette a confronto il calo degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2026 - poco più di 51mila in tutto il Mediterraneo, contro gli 86mila dello stesso periodo del 2025 - con l'aumento delle morti accertate durante la traversata: 1.733 da gennaio ad agosto 2026, contro le 1.248 dello stesso periodo dell'anno precedente. Solo lungo la rotta del Mediterraneo centrale hanno perso la vita 914 persone, l'11% in più rispetto all'anno scorso.
Il contributo di Sos Mediterranee Italia al Dossier ricostruisce un decennio di ostilità e compressione nei confronti del soccorso civile in mare. Per l'organizzazione umanitaria, come riportato nel rapporto, la perdita di vite umane "non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche". Tra gli elementi documentati figurano gli episodi di intimidazione nei confronti delle navi delle organizzazioni non governative da parte della guardia costiera libica, oltre alle giornate operative perse dalle Ong a causa delle disposizioni del governo italiano negli ultimi anni.
Il Dossier collega queste dinamiche a quella che definisce la "matrice italiana" del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Il nuovo quadro normativo europeo, spiega il rapporto, recepisce il modello dell'esternalizzazione delle frontiere - che delega a Paesi terzi il compito di intercettare i flussi migratori puntando su contenimento e procedure accelerate - sperimentato dall'Italia in circa vent'anni di accordi con i Paesi nordafricani, a partire dalla prima intesa con la Tunisia del 1998. Concentrando la responsabilità sui Paesi di primo ingresso, come Italia, Grecia, Spagna e Cipro, il Patto rischia secondo gli autori del Dossier di acuire le disparità tra gli Stati membri, mentre la Libia resta il principale punto di partenza degli arrivi via mare verso l'Italia.
Il rapporto, giunto alla 36esima edizione, si compone di 512 pagine e 98 capitoli scritti da 148 autori, e rappresenta una delle analisi più complete pubblicate ogni anno in Italia sul fenomeno migratorio.
U.E.. Piano in cinque punti contro gli arrivi irregolari di migranti dopo CeutaIl 29 settembre la Commissione europea ha presentato un piano in cinque punti per prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi irregolari improvvisi e di massa alle frontiere esterne dell'Unione. Come riporta Apiceuropa, la proposta arriva nonostante nell'ultimo anno si sia registrato il livello più basso di attraversamenti illegali delle frontiere europee. A riaccendere l'attenzione sul tema è stata soprattutto la crisi di Ceuta, l'exclave spagnola che la scorsa estate ha vissuto un improvviso aumento degli arrivi, dimostrando quanto rapidamente una situazione del genere possa trasformarsi in un'emergenza.
Il piano era stato anticipato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel discorso sullo Stato dell'Unione, e si innesta sulla strategia in materia di migrazione e asilo varata a gennaio di quest'anno. La presidente ha individuato cinque settori chiave su cui orientare l'azione dell'Unione nei prossimi mesi.
Il primo punto riguarda il rafforzamento della cooperazione con i paesi di origine e transito dei migranti. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, anche attraverso opportunità di formazione, lavoro e canali di mobilità legale e sicura verso l'Unione; dall'altro migliorare il controllo delle frontiere. A questo scopo si punta a intensificare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra le agenzie europee e i paesi partner, per monitorare i flussi migratori, individuare i rischi e contrastare le reti criminali.
Il secondo pilastro riguarda il potenziamento delle frontiere esterne dell'Unione. Pur restando la protezione dei confini una competenza primaria degli Stati membri, Bruxelles intende rafforzare il proprio sostegno per scoraggiare e rispondere a future emergenze, anche attivando il meccanismo unionale di protezione civile. È inoltre allo studio un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze, insieme a un rafforzamento di Frontex attraverso un corpo permanente il cui personale e le cui attrezzature possano essere dispiegati immediatamente in caso di necessità, con un ruolo più incisivo anche sui rimpatri.
Il terzo punto del piano punta a migliorare i sistemi di monitoraggio, la consapevolezza situazionale e l'allerta precoce, anche attraverso il controllo dei social media, per individuare con anticipo i segnali di possibili flussi migratori di massa verso le frontiere europee.
Il quarto obiettivo è lo smantellamento delle reti di traffico di migranti e di tratta di esseri umani, attraverso sanzioni più severe, un rafforzamento del quadro normativo e un maggiore coinvolgimento di Europol nelle indagini transfrontaliere contro le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi irregolari.
Il quinto e ultimo punto riguarda infine l'efficacia dei rimpatri, da perseguire attraverso una cooperazione più stretta con i paesi terzi sulla riammissione, l'uso di strumenti commerciali e in materia di visti come leva negoziale, e la digitalizzazione delle procedure di rimpatrio negli Stati membri.
Il piano sarà discusso dai ministri dell'Interno dei Ventisette in occasione del Consiglio Giustizia e Affari interni dell'1 e 2 ottobre. Non mancano però le critiche: secondo quanto osservato da Apiceuropa, il documento rischia di riproporre lo stesso squilibrio già evidenziato nel Nuovo Patto su migrazione e asilo, privilegiando sicurezza e controllo delle frontiere a scapito dei diritti dei migranti. In particolare, il piano non affronta in modo adeguato la mancanza di vie sicure e legali che permettano alle persone di esercitare concretamente il diritto d'asilo nell'Unione europea.
ITALIA. Cpr, Cassazione annulla la sospensione di tre dottoresse di RavennaLa Corte di Cassazione ha annullato le misure cautelari interdittive che avevano sospeso dall'esercizio della professione, per dieci mesi, tre dottoresse di guardia medica indagate dalla Procura di Ravenna. Le mediche erano finite sotto inchiesta per aver rilasciato certificati che dichiaravano persone migranti non idonee al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Come riporta il manifesto, la decisione rappresenta un primo punto a favore delle professioniste coinvolte nella vicenda giudiziaria.
Le tre dottoresse fanno parte di un gruppo più ampio di sanitari coinvolti nell'inchiesta: in totale sono almeno nove i medici formalmente indagati, otto dei quali in servizio nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, accusati di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. A questi si è aggiunto l'infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, per il quale si ipotizza anche il reato di associazione a delinquere. Oltre alle tre sanitarie colpite dalla sospensione, ad altri cinque medici era stato inibito il potere di firma sui certificati di inidoneità ai Cpr. L'inchiesta, nata a Ravenna, si è poi estesa coinvolgendo più di venti medici in tutta Italia, colpiti lo scorso 16 settembre da perquisizioni in nove città diverse.
I giudici della Suprema Corte si sono pronunciati accogliendo i ricorsi presentati dai legali della difesa, gli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro. Ora gli atti torneranno al Tribunale del Riesame di Bologna, che dovrà esprimersi nuovamente sulla vicenda. Le dottoresse restano comunque indagate nel procedimento principale: la pronuncia della Cassazione riguarda esclusivamente la fase cautelare e non chiude il capitolo delle responsabilità penali contestate dalla Procura di Ravenna.
Gli avvocati della difesa hanno commentato con soddisfazione la decisione, sostenendo che l'annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale duramente messa in discussione dall'inchiesta ravennate. I legali hanno inoltre spiegato di aver sostenuto, nel ricorso, che l'operato delle assistite rispondesse ai doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona previsti dalla Costituzione, dalle fonti sovranazionali e dalla deontologia medica.
Anche la Funzione Pubblica della Cgil nazionale ha accolto con favore la decisione, definendola un provvedimento importante che sottolinea la necessità di difendere sempre la dignità professionale e personale di chi lavora per tutelare la salute di tutti. Il sindacato ha ribadito che la libertà e l'indipendenza dell'atto medico devono essere sempre garantite, perché la cura e la tutela della salute sono diritti universali sanciti dall'articolo 32 della Costituzione e non possono diventare un reato, condannando quella che definisce una strumentalizzazione politica della vicenda.
L'inchiesta della Procura di Ravenna, coordinata dalla pm Angela Scorza, riguarda le visite effettuate tra settembre 2024 e gennaio 2026 su persone migranti prima di un eventuale trasferimento nei Cpr: su 64 persone esaminate, 34 erano state giudicate non idonee al trattenimento. Secondo gli inquirenti, alcuni certificati sarebbero stati falsificati proprio per impedire il trattenimento delle persone migranti nei centri.
ITALIA. Dipendenze, medici di famiglia e SerD insieme per intercettarle primaFumo, alcol e dipendenze comportamentali come il gioco d'azzardo richiedono una collaborazione più stretta tra i medici di medicina generale e i Servizi per le Dipendenze (SerD), per riuscire a riconoscere precocemente i segnali di rischio e accompagnare le persone verso un percorso di cura. È quanto emerso al XV Congresso nazionale della Federazione italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), svoltosi a Napoli dal 14 al 16 ottobre.
Come riporta Quotidiano Sanità, il presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), Alessandro Rossi, e la presidente di FeDerSerD, Roberta Balestra, hanno indicato questa sinergia come la strada da percorrere per costruire percorsi condivisi di prevenzione e presa in carico dei pazienti con problemi di dipendenza.
Il medico di famiglia, grazie alla conoscenza diretta della storia clinica e personale dei propri assistiti, può rappresentare il primo riferimento per riconoscere i segnali di una possibile dipendenza e favorire un intervento tempestivo. Rossi ha sottolineato in particolare il ruolo del medico di base nel contrasto al tabagismo, spiegando che per condizioni come il fumo è possibile intervenire direttamente con brevi attività di sensibilizzazione e counseling per favorire la cessazione, sfruttando la conoscenza del paziente e del suo percorso di cambiamento. Per quanto riguarda l'alcol, l'attenzione deve concentrarsi anche sulle nuove modalità di consumo diffuse soprattutto tra i giovani, compresi gli episodi di binge drinking, il consumo compulsivo di grandi quantità di alcolici in un breve lasso di tempo. In questo contesto, il teleconsulto con i SerD viene proposto come strumento utile per facilitare lo scambio tra medicina generale e servizi specialistici.
Non mancano però gli ostacoli da superare. Il sovraccarico di lavoro dei medici di base, aggravato dall'invecchiamento della popolazione e dall'aumento delle patologie croniche, rende difficile dedicare tempo e attenzione a una diagnosi precoce delle dipendenze. A questo si aggiunge un indebolimento generale dell'assistenza territoriale e un'attuazione ancora disomogenea delle Case della comunità, che in molti territori risultano meno operative di quanto previsto dai programmi della riforma. Le Case della comunità, se davvero diventassero luoghi di reale integrazione multiprofessionale, potrebbero invece rappresentare un contributo importante per rafforzare il collegamento tra medici di famiglia e strutture specialistiche.
Dal canto suo, Roberta Balestra ha ribadito che le dipendenze richiedono risposte integrate e multidisciplinari, che non possono limitarsi all'intervento di un singolo professionista o servizio. La presidente di FeDerSerD ha auspicato percorsi condivisi che accompagnino il paziente dalla fase di prevenzione fino al monitoraggio nel tempo, insieme a programmi formativi congiunti tra le due società scientifiche coinvolte. Un ruolo importante, secondo Balestra, può essere giocato anche dalla tecnologia, che se utilizzata correttamente potrebbe semplificare la collaborazione tra medicina generale e SerD, contribuendo a ridurre lo stigma sociale legato alle dipendenze e a far emergere quella quota di bisogno che oggi resta sommersa, senza mai arrivare ai servizi competenti.
ITALIA. Obesità: colpisce il 43% degli adulti e il 29% dei bambiniIn Italia quasi un adulto su due convive con un peso superiore a quello raccomandato per la salute, e la situazione non migliora tra i più piccoli. Come riporta Quotidiano Sanità, i dati della sorveglianza PASSI dell'Istituto Superiore di Sanità relativi al biennio 2024-2025 mostrano che il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale: il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% convive con una forma di obesità.
Il fenomeno cresce con l'età - un dato rilevante se si considera che l'Italia ha l'età media più alta d'Europa - e colpisce maggiormente le persone con un livello di istruzione più basso o in condizioni economiche più fragili. Al Sud la situazione è più critica, e la Campania rappresenta un caso limite: oltre la metà della popolazione adulta della regione è in sovrappeso o vive con obesità. Nonostante questo quadro, meno della metà delle persone intervistate ha ricevuto indicazioni sanitarie sul controllo del peso da parte di un operatore sanitario, elemento che secondo i ricercatori dell'ISS aumenta significativamente la probabilità di adottare comportamenti più salutari.
Non va meglio tra i bambini. Secondo i dati della sorveglianza OKkio alla Salute, il 19% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% vive con obesità, di cui il 2,6% in forma grave: complessivamente circa il 29% dei più piccoli si trova in una condizione di eccesso ponderale.
I numeri sono stati presentati in esclusiva al Congresso nazionale della Società Italiana dell'Obesità (SIO) WiP 2026, in corso a Palermo. Nell'ambito dello stesso congresso è stato illustrato anche uno studio coordinato da Emanuele Miraglia del Giudice, ordinario di Pediatria, condotto su 79 geni collegati al controllo del peso corporeo: in oltre la metà dei giovani pazienti analizzati sono emerse varianti genetiche rare, e nel 20% dei casi erano presenti più alterazioni combinate, le cosiddette forme "oligogeniche". Si tratta di un risultato che, secondo i ricercatori, apre la strada a una comprensione più approfondita della malattia e, in prospettiva, a percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati.
Il presidente della SIO, Silvio Buscemi, professore di Nutrizione Clinica all'Università di Palermo, ha sottolineato che dopo l'approvazione della Legge 149/2025, che ha riconosciuto l'obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, è necessario passare dal riconoscimento legislativo a una presa in carico concreta dei pazienti attraverso percorsi di cura effettivamente accessibili. Al dibattito ha partecipato anche l'onorevole Roberto Pella, promotore della legge, che ha confermato l'intenzione di darle piena attuazione.
Tra le priorità indicate dalla società scientifica figurano l'avvio operativo dell'Osservatorio per lo Studio dell'Obesità, istituito lo scorso luglio, e la creazione di un Registro Nazionale dedicato. Un altro nodo aperto riguarda la rimborsabilità dei farmaci della classe GLP-1/GIP per le persone che convivono con l'obesità ma non sono diabetiche: trattamenti che oggi restano a carico dei pazienti, con un costo che ne limita l'accesso a una parte consistente della popolazione che ne avrebbe bisogno.
ITALIA. Rsa nel Milanese, anziane picchiate: interdetti tre operatoriSchiaffi, insulti, derisioni e minacce durante le operazioni quotidiane di igiene e vestizione: è il quadro emerso da un'indagine dei carabinieri del Nas di Milano, coordinata dalla Procura di Lodi, che ha portato all'interdizione dalla professione di tre operatori socio-sanitari di una residenza sanitaria assistenziale nel Milanese. Come riporta Qui Salute Magazine, le vittime sarebbero quattro donne anziane ospiti della struttura, affidate al personale proprio per ricevere cure e assistenza.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le condotte contestate si sarebbero verificate durante le manovre quotidiane di allettamento, igiene personale e vestizione. Le anziane sarebbero state afferrate per i capelli e colpite con schiaffi al volto e alla testa, oltre a essere sottoposte a insulti e intimidazioni. Ai due operatori uomini coinvolti nell'inchiesta - su tre complessivi, due uomini e una donna - viene contestata anche la violenza sessuale, per presunti abusi commessi durante le operazioni di pulizia personale. Una quarta operatrice risulta indagata per minacce aggravate. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni audio e video all'interno della struttura. Il provvedimento di interdizione vieta ai tre operatori di esercitare la professione in qualsiasi struttura sanitaria o socio-assistenziale, pubblica o privata, su tutto il territorio nazionale. Si tratta, va ricordato, di accuse ancora da accertare nelle sedi giudiziarie competenti.
La vicenda riaccende l'attenzione sulla tutela delle persone non autosufficienti ospitate nelle strutture residenziali italiane. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, riferiti al 1° gennaio 2024, in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, con circa 425.780 posti letto e 385.871 ospiti effettivi, in crescita del 6% rispetto all'anno precedente. Il 75% di chi vive in queste strutture ha più di 65 anni.
Sul fenomeno degli abusi agli anziani nelle strutture di lungodegenza esistono stime internazionali che destano preoccupazione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che un ultrasessantenne su sei subisca ogni anno qualche forma di abuso. Una revisione di diversi studi scientifici, inoltre, ha rilevato che il 64,2% degli operatori impiegati in strutture di assistenza a lungo termine ammetteva di aver commesso almeno un comportamento riconducibile a maltrattamento nei confronti degli ospiti.
Anche i controlli condotti sul territorio italiano confermano la diffusione del problema: nel febbraio 2024 il Ministero della Salute aveva reso noto l'esito di verifiche condotte su oltre 600 strutture residenziali, nelle quali erano state riscontrate irregolarità nel 32% dei casi, pari a 191 strutture su 600 ispezionate.
ITALIA. Deblistering in farmacia: via libera alle dosi di farmaci personalizzateÈ stato pubblicato il 14 ottobre 2026 in Gazzetta Ufficiale il decreto dell'11 settembre 2026 del ministero della Salute che approva le Linee di indirizzo nazionali per il cosiddetto "deblistering", il servizio che permette al farmacista di sconfezionare e riconfezionare i medicinali in dosi personalizzate. Il provvedimento, firmato dal sottosegretario Marcello Gemmato, è stato registrato dalla Corte dei conti il 28 settembre 2026.
Come riporta Quotidiano Sanità, il servizio consente di predisporre confezionamenti su misura partendo da farmaci già acquistati dal paziente, con l'obiettivo dichiarato di facilitare la corretta assunzione della terapia e migliorare l'aderenza terapeutica, soprattutto tra i pazienti cronici e fragili. L'attività sarà svolta su richiesta del paziente stesso, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.
Il deblistering riguarda esclusivamente le formulazioni solide orali già dispensate dalla stessa farmacia che prende in carico il paziente: non si tratta quindi di un servizio industriale, ma di un'attività professionale legata al rapporto diretto tra farmacista, paziente e medico prescrittore. Restano escluse le forme farmaceutiche solide fisicamente instabili e i farmaci antineoplastici, per i quali il rischio legato alla manipolazione fuori dalla confezione originale è considerato troppo elevato.
Per i medicinali stupefacenti il decreto prevede un regime specifico: la personalizzazione della terapia si configura come attività aggiuntiva rispetto alla gestione ordinaria e non modifica gli obblighi normativi già vigenti. Le disposizioni si applicano ai farmaci delle sezioni B e C, soggetti a registrazione nel registro di entrata e uscita, e delle sezioni D ed E della Tabella dei medicinali prevista dal Dpr 309/1990, mentre restano esclusi i farmaci della sezione A.
Le Linee di indirizzo impongono inoltre precise regole di tracciabilità e sicurezza: ogni confezionamento personalizzato dovrà essere accompagnato da un'etichettatura dettagliata e da una documentazione completa, che comprende lo schema terapeutico, il consenso al trattamento dei dati e una scheda di allestimento in cui il farmacista formalizza la propria valutazione sulla fattibilità e sulla sicurezza dell'operazione.
Le farmacie che intendono attivare il servizio dovranno comunicarne l'avvio all'autorità territoriale competente, mentre spetterà alle Regioni monitorare la diffusione del deblistering sul territorio nazionale. Gli aspetti organizzativi ed economici del servizio, quando erogato in regime convenzionale, saranno invece definiti da appositi accordi integrativi regionali, sulla base dell'accordo collettivo nazionale delle farmacie del 6 marzo 2025. Le Linee di indirizzo, si legge nel testo del decreto, costituiscono standard minimi nazionali pensati per garantire un'implementazione omogenea del servizio in tutte le Regioni, pur nel rispetto delle rispettive competenze organizzative.

Il Pentagono sta inviando centinaia di soldati dell'esercito statunitense in America Latina per attività di addestramento ed esercitazioni congiunte con le forze regionali, in quella che rappresenta un'ulteriore espansione della campagna dell'amministrazione Trump contro le reti del narcotraffico. Lo riporta Fox News, che cita un funzionario statunitense a conoscenza dell'operazione.
Il dispiegamento riguarda soldati della 10th Mountain Division, unità di fanteria leggera dell'esercito basata a Fort Drum, nello stato di New York. Secondo quanto riportato dal New York Times, le prime truppe di un battaglione composto da circa 600 soldati sarebbero destinate a raggiungere Panama, dove sorge una struttura di addestramento nella giungla di nuova costituzione, prima di passare alle esercitazioni congiunte con le forze locali di Colombia e Honduras.
Un funzionario statunitense ha confermato che le truppe vengono posizionate in avanti sotto il comando dello US Southern Command (SOUTHCOM), che stabilirà la destinazione finale dei contingenti nella regione. I soldati potrebbero inoltre affiancare il personale delle forze speciali statunitensi già impegnato nel consigliare i militari locali nei raid contro i presunti trafficanti di droga.
Non tutte le fonti concordano però sui numeri. L'ambasciata statunitense a Panama ha definito "categoricamente falsa" la notizia di un dispiegamento di 600 soldati nel Paese, precisando che si tratterebbe in realtà di 120 militari della 10th Mountain Division impegnati in un corso di addestramento nella giungla della durata di due settimane, organizzato su invito del governo panamense.
Separatamente, altre centinaia di militari della stessa divisione dovrebbero contribuire a costituire un nuovo comando operativo per l'Emisfero Occidentale, con sede a Miami, pensato per coordinare meglio le operazioni di sicurezza nella regione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha inoltre istituito un ufficio al Pentagono dedicato a sovrintendere gli sforzi militari contro i cartelli, segnale di un approccio sempre più strutturato alla campagna.
Il dispiegamento si inserisce in una più ampia strategia dell'amministrazione Trump, che considera l'Emisfero Occidentale un teatro militare prioritario e i cartelli della droga una minaccia alla sicurezza nazionale paragonabile a quella di alcuni Stati. Hegseth, durante una visita a Panama nello scorso agosto, aveva dichiarato che Colombia, Guatemala e Honduras avevano accettato di consentire agli Stati Uniti di condurre operazioni militari congiunte contro i gruppi criminali entro i propri confini, circostanza che però il Guatemala ha successivamente smentito.
La campagna antidroga in corso da oltre un anno ha già portato a decine di attacchi nella regione, con oltre 235 persone uccise secondo i dati riportati dalla stampa statunitense. Il Pentagono starebbe inoltre valutando di estendere le operazioni contro i cartelli dagli attacchi in mare a obiettivi terrestri, un'eventualità che secondo alcuni osservatori comporterebbe il rischio di un'escalation militare e di vittime civili.
GERMANIA. Cannabis legale: consumi stabili, studio
A due anni dall'entrata in vigore della legge tedesca sulla legalizzazione della cannabis (il Cannabisgesetz, CanG, in vigore dal 1° aprile 2024), una delle più ampie serie di indagini mai condotte in Germania non rileva alcun aumento misurabile nei livelli di consumo. Come riporta Hanf Magazin, lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca guidato dal tossicologo di Düsseldorf Daniel Kotz e dallo scienziato della salute pubblica di Amburgo Jakob Manthey, e ha analizzato i dati di 35.957 persone.
Il lavoro, pubblicato l'11 settembre 2026 sulla rivista scientifica International Journal of Drug Policy, si basa su 23 ondate di interviste condotte tra la primavera del 2022 e la primavera del 2026, coprendo quindi circa due anni prima e due anni dopo la riforma. I partecipanti avevano un'età compresa tra i 14 e i 64 anni. Su 35.957 intervistati, 2.302 persone hanno dichiarato di aver consumato cannabis nei dodici mesi precedenti l'intervista, pari al 6,4% del campione complessivo considerando tutte le ondate insieme.
I ricercatori non si sono limitati a confrontare i dati prima e dopo la riforma, ma hanno modellato l'andamento del trend nel periodo precedente alla legge, verificando poi se tale tendenza avesse subito una variazione dopo l'entrata in vigore del provvedimento. Né il consumo riferito all'anno precedente né quello quotidiano o quasi quotidiano hanno mostrato una rottura statisticamente significativa del trend dopo il 1° aprile 2024. Gli autori hanno inoltre analizzato separatamente la fascia tra i 14 e i 24 anni, senza riscontrare variazioni significative nemmeno in questo gruppo più giovane.
Il risultato va in direzione opposta rispetto ai timori sollevati da alcuni critici della riforma, secondo cui la legalizzazione parziale avrebbe potuto innescare un'impennata dei consumi, specialmente tra i più giovani. I dati raccolti da Kotz e colleghi smentiscono questa previsione, almeno nei primi due anni di applicazione della legge.
Gli stessi autori dello studio sottolineano però i limiti della ricerca: il lavoro misura esclusivamente la frequenza del consumo, senza fornire indicazioni su provenienza del prodotto, qualità, quota di mercato nero o conseguenze sulla salute degli utilizzatori. Per questo motivo i ricercatori raccomandano di proseguire il monitoraggio nel tempo, integrando ulteriori fonti di dati, prima di trarre conclusioni definitive sugli effetti complessivi della legge.
Sul fronte della ricerca medica, prosegue intanto lo studio pilota condotto dal centro per l'endometriosi della Charité di Berlino su pazienti affette da questa patologia cronica. La ricerca, pubblicata il 22 settembre 2026 sulla rivista PLOS One a firma di Janosch Kratz e della responsabile del centro Sylvia Mechsner, ha coinvolto 30 donne con endometriosi confermata, di cui 27 hanno completato il percorso di tre mesi. Tutte le partecipanti soffrivano da almeno tre mesi di dolori cronici al basso ventre che non rispondevano adeguatamente a terapia ormonale e farmaci antidolorifici.
Alle pazienti, con un'età media di circa 33 anni, sono stati somministrati estratti orali di cannabis standardizzati contenenti 12 mg/ml di THC e 14 mg/ml di CBD. Dopo tre mesi di trattamento, le partecipanti hanno riportato una riduzione significativa dell'intensità del dolore, una diminuzione del numero di giorni di dolore al mese e un minor ricorso a farmaci antidolorifici. Lo studio, pur trattandosi di una ricerca di piccole dimensioni e priva di un gruppo di controllo, fornisce dati prospettici raccolti in un ambito ospedaliero universitario tedesco.
ITALIA. Incidenti stradali: Istat, -5,3% decessi e +1,7% feriti nel 2025L'anno scorso in Italia si sono registrati in Italia 177.207 incidenti con lesioni a persone, il 2,2% in piu' rispetto ai 173.364 dell'anno precedente, che hanno causato 2.868 decessi, il 5,3% in meno rispetto ai 3.030 del 2024 e 237.822 feriti, l'1,7% in pu'. In media, rispettivamente, 485 incidenti, 7,9 morti e 652 feriti ogni giorno.
E' quanto emerge dall'aggiornamento del report Istat sul fenomeno, basato su dati Aci-Istat e diffuso oggi.
A livello provinciale, rispetto al 2019, anno scelto come riferimento per l'obiettivo 2030 (riduzione del 50% del numero di vittime e feriti gravi), 41 province su 107 hanno fatto registrare un aumento del numero dei morti sulle strade. In altre 57, invece, tale numero e' diminuito. In 9 province il numero dei morti e' rimasto stabile. In Italia, nel 2025, "la riduzione delle vittime rispetto al 2019 e' ancora contenuta e pari al 9,6%". Nel 2025, le province in cui e' stato gia' raggiunto l'obiettivo del dimezzamento delle vittime, rispetto al 2019, sono Prato, Fermo, Crotone, Vercelli, Vibo Valentia, Isernia e Siena. Le province che hanno registrato il maggior incremento percentuale, sempre rispetto al 2019 e che si allontanano dal target europeo, sono Aosta, Oristano e Barletta-Andria-Trani.
Rispetto al 2024, la diminuzione piu' significativa, in valori assoluti, del numero dei morti si e' registrata, nel 2025, nelle province di Treviso (-29), Perugia (-26) e Napoli (-20). Torino (+17), Macerata (+14), Catania (+10) sono state le province nelle quali si sono registrati gli incrementi maggiori, in valori assoluti, di decessi sulle strade. La maggior parte delle province siciliane, a partire da Palermo (+20 rispetto al 2019), fanno della Sicilia la Regione con il piu' alto aumento di morti rispetto al 2019 (+33). Le Regioni con la piu' alta diminuzione - in valori assoluti, dei decessi sono state la Puglia (-51), la Lombardia (-36) e l'Umbria (-26).
Tra le Regioni, il maggior aumento di vittime in valori assoluti e' stato registrato in Piemonte, (+27), nelle Marche (+13) e in Liguria (+8). In 12 province, l'indice di mortalita' (morti per 1000 incidenti) e' risultato piu' del doppio rispetto al valore medio nazionale (16,2). Le situazioni piu' critiche a Nuoro (52,8), Sud Sardegna (51,7) e Benevento (50,2). Prato, Fermo, Milano, Monza e Brianza, Genova, Imperia, Rimini e Varese sono le province in cui gli incidenti risultano meno gravi. L'indice di mortalita', infatti, e' inferiore a 10 morti ogni 1.000 incidenti. (AGI)
ITALIA. La povertà in Italia – Istat 2025Nel 2025 povertà assoluta e relativa stabili rispetto al 2024
Nel 2025, si stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra le persone, anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%).
L’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri.
Stabile anche l’incidenza della povertà relativa, che tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui.
Nel 2025 si stimano poco più di 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta; l’incidenza, pari all’8,0% sul totale delle famiglie residenti, risulta stabile rispetto al 2024. Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,4 milioni, rappresentano il 9,3% del totale dei residenti, quota che risulta anch’essa stabile rispetto a quella dell’anno precedente (per le variazioni statisticamente significative si veda il Prospetto 1 della Nota metodologica).
La stabilità del fenomeno rispetto al 2024 conferma anche la più alta incidenza nel Mezzogiorno (coinvolge 813mila famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione), seguito dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024).
Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nord-ovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila).
L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024, per effetto dell’aumento nelle Isole (dove dal 17,0% si sale al 19,0%).
Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei comuni sopra i 50mila abitanti, nei comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1%.
Le dinamiche sono tuttavia differenziate nelle ripartizioni: la stabilità nei comuni centro di area metropolitana è la sintesi di una flessione dell’incidenza nel Nord, dove dall’8,2% scende al 5% (nel Nord-ovest al 4,2%), e di un aumento nel Centro dove sale all’8,3% (dal 4,1% del 2024). Il miglioramento nei comuni più piccoli (non periferici delle aree metropolitane) è invece trainato dal Centro, con valori pari al 5,4% (dal 7,9% del 2024), e dal Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge l’8,2% (dall’11,0% del 2024).
L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti.
Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%); anche per le famiglie di “altra tipologia”, dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è elevata (16,4%). Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta.
La povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento (p.r.) con almeno 65 anni risulta più contenuta (6,1%) rispetto a quelle con p.r. più giovane: l’incidenza supera il 10% tra le famiglie
con p.r. entro i 34 anni e tra quelle con età compresa fra i 45 e 54 anni, si attesta all’8,7% tra le famiglie con p.r. 35-44enne (in calo rispetto al 10,6% del 2024) e scende al 7,2% tra le famiglie di 55-64enni.
L’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la p.r. ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare. Per queste ultime, concentrate tra le famiglie di anziani, si registra un miglioramento dei valori dell’incidenza rispetto al 2024 (quando era pari al 14,4%).
Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza di povertà è pari all’8,5% nel caso la p.r. sia lavoratore dipendente, arrivando al 14,3% se la persona di riferimento è inquadrata come operaio e assimilato. Fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente, i valori più elevati dell’incidenza (6,6%) si registrano per le famiglie inquadrate come “altro indipendente” (indipendenti che non sono imprenditori né liberi professionisti).
Infine, l’incidenza rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), mentre tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro risulta contenuta e pari al 5,2%.
Nel 2025, la povertà assoluta coinvolge oltre 1 milione 136mila minori (il 12,5% dei minori residenti), variando dal 10,7%, per il Centro al 15,2% del Mezzogiorno.
Rispetto al 2024, si osserva una sostanziale stabilità dell’incidenza della povertà assoluta, con segnali di miglioramento per la classe di età 7-13 anni (12,1%, dal 14,9% del 2024).
Tra le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori, oltre 656mila (11,2%), l’incidenza più elevata, pari al 19,4%, si osserva per quelle di “altra tipologia” (dove convivono più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati); tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%).
L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico.
Anche per le famiglie con minori si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento (p.r.): tra le famiglie di occupati, l’incidenza più elevata si rileva se il p.r. è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con p.r. inquadrato come “altro indipendente” (10,5%). Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la p.r. non è occupata e per quelle in cui la p.r. è in cerca di occupazione.
Nei comuni centro dell’area metropolitana, rispetto alle altre tipologie comunali, si registrano i valori più elevati dell’incidenza per le famiglie con minori (13,4%). Nei comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti le stime arrivano al 9,9% e nei comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni di oltre i 50mila abitanti sono pari al 12,3%.
Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l’incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero). Rispetto al 2024, le famiglie con minori dove sono presenti stranieri (sia quelle costituite solamente da stranieri sia quelle in cui è presente almeno uno straniero) registrano comunque una riduzione dei valori dell’incidenza di povertà assoluta.
ITALIA. Incidenti stradali 2025, morti in calo ma aumentano incidenti e feritiNel 2025 in Italia sono stati registrati 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, il 2,2% in più rispetto al 2024, con 2.868 morti, in calo del 5,3%, e 237.822 feriti, in aumento dell'1,7%.
È quanto emerge dall'aggiornamento dei dati Aci-Istat sugli incidenti stradali che introduce anche un maggiore dettaglio territoriale a livello provinciale.
Rispetto al 2019, anno di riferimento per l'obiettivo europeo di dimezzare entro il 2030 il numero delle vittime e dei feriti gravi, i decessi sulle strade italiane sono diminuiti del 9,6%, passando da 3.173 a 2.868. Un calo ancora contenuto. A livello provinciale, 41 province su 107 hanno registrato un aumento dei morti rispetto al 2019, mentre in 57 il numero è diminuito e in nove è rimasto stabile. Hanno già raggiunto l'obiettivo del dimezzamento delle vittime sette province: Prato, Fermo, Crotone, Vercelli, Vibo Valentia, Isernia e Siena.
All'opposto, gli aumenti percentuali più elevati rispetto al 2019 si registrano ad Aosta, Oristano e Barletta-Andria-Trani. Nel confronto con il 2024, le diminuzioni più consistenti del numero dei morti, in valori assoluti, si sono registrate nelle province di Treviso (-29), Perugia (-26) e Napoli (-20). Gli incrementi maggiori sono stati rilevati a Torino (+17), Macerata (+14) e Catania (+10). Tra le regioni, la Sicilia registra il maggiore aumento dei decessi rispetto al 2019, con 33 vittime in più, anche per effetto dell'incremento rilevato in diverse province, a partire da Palermo (+20). Le diminuzioni più ampie si registrano invece in Puglia (-51), Lombardia (-36) e Umbria (-26). Gli aumenti maggiori riguardano Piemonte (+27), Marche (+13) e Liguria (+8).
L'indice di mortalità, calcolato in rapporto a mille incidenti, evidenzia forti differenze territoriali. In 12 province supera di oltre il doppio la media nazionale, pari a 16,2 morti ogni mille incidenti. Le situazioni più critiche sono quelle di Nuoro, con un indice di 52,8, Sud Sardegna (51,7) e Benevento (50,2). Gli incidenti risultano invece meno gravi, con meno di dieci morti ogni mille sinistri, nelle province di Prato, Fermo, Milano, Monza e Brianza, Genova, Imperia, Rimini e Varese.
Tra gli utenti vulnerabili della strada, nel 2025 sono morti 419 pedoni, il 10,9% in meno rispetto all'anno precedente, mentre i ciclisti deceduti sono stati 228, in aumento del 23,2%. Di questi, 30 viaggiavano su biciclette elettriche, con un incremento delle vittime del 50%. I morti tra conducenti e passeggeri di monopattini sono stati 25, l'8,7% in più. La provincia di Roma registra il numero più alto di pedoni morti, 48, in calo del 26,2% rispetto al 2024. Seguono Milano con 18 vittime, Torino con 16 e Napoli con 15. Roma è anche la provincia con più ciclisti deceduti, 14 contro i tre del 2024. Seguono Modena, con nove vittime, e Latina, con otto. Tra i 25 morti su monopattino, tre ciascuno sono stati registrati nelle province di Roma e Torino, due in quelle di Milano, Caltanissetta e Messina.
(Askanews)
ITALIA. Il mercato del pane. Vince quello tradizionale, avanzano le specialitàIl pane resta un alimento fondamentale sulle tavole degli italiani, ma cambiano le abitudini di acquisto e cresce la voglia di varietà. Nel retail italiano il settore vale 3,8 miliardi di euro e raggiunge l’87% delle famiglie. A trainare il mercato sono soprattutto i pani speciali e regionali, che registrano una crescita dell’11% a volume. È quanto emerge da una ricerca NIQ commissionata da Vandemoortele in occasione della Giornata Mondiale del Pane, che si celebra il 16 ottobre.
Secondo lo studio, il pane rappresenta l’82% dei volumi complessivi del bakery fresco a peso variabile venduto nella distribuzione moderna italiana, con circa 1,2 milioni di tonnellate, e il 57% del valore totale della categoria, pari a 3,8 miliardi di euro.
Dietro questi numeri c’è un mercato che continua a evolversi. Accanto al pane tradizionale, acquistato ogni giorno da milioni di famiglie, trovano sempre più spazio ricette particolari, specialità locali e prodotti con caratteristiche distintive.
Il pane standard raggiunge una penetrazione dell’81% tra le famiglie italiane, mentre quello speciale o a valore aggiunto arriva al 53%. Il prodotto tradizionale continua quindi a rappresentare la base della categoria, ma una parte importante dei consumatori affianca alla spesa quotidiana anche pani diversi, legati a ricette regionali, ingredienti particolari e tradizioni locali.
Nel complesso, il pane cresce del 6% sia a volume sia a valore rispetto all’anno precedente. Il segmento tradizionale registra un aumento del 5% a volume e del 6% a valore, mentre quello speciale cresce più rapidamente, con un +11% a volume e un +7% a valore.
Non si tratta di una sostituzione del pane tradizionale, che mantiene dimensioni e diffusione maggiori, ma di un ampliamento delle possibilità di scelta. Il banco del pane diventa così uno spazio in cui convivono l’acquisto di tutti i giorni e la ricerca di prodotti capaci di raccontare una storia, un territorio o una ricetta particolare.
In occasione della Giornata Mondiale del Pane, Vandemoortele invita a riscoprire il valore di un alimento che spesso viene dato per scontato e considerato una semplice merce da acquistare al prezzo più basso.
In Italia esistono oltre 200 ricette di pane riconosciute, a cui si aggiungono numerose altre specialità legate alle tradizioni locali. Il pane è infatti strettamente legato ai territori: cambiano le farine, le tecniche di lavorazione, i tempi di fermentazione e le ricette, anche a pochi chilometri di distanza. Un patrimonio che rende ogni prodotto diverso e che va oltre la sua funzione quotidiana.
“Parlare di pane significa parlare di un patrimonio che attraversa territori, generazioni e abitudini quotidiane”, afferma Giulia Manzoni, Sr Category & Brand Manager Bread presso Vandemoortele Italia. “Dietro ogni ricetta ci sono materie prime, tecniche, fermentazioni e competenze che rendono il pane profondamente legato alla cultura del luogo in cui nasce. Considerarlo una semplice commodity significa perderne il valore: anche il pane più quotidiano è il risultato di una storia e di un sapere che meritano di essere riconosciuti e raccontati”.
Nel settore del bakery fresco a peso variabile venduto nella distribuzione moderna, il pane standard sviluppa circa 878.000 tonnellate e un valore di 2,7 miliardi di euro. Il segmento speciale, che comprende prodotti con ingredienti dal valore percepito più alto, ricette tradizionali o caratteristiche distintive, raggiunge invece 369.000 tonnellate e un valore complessivo di circa 1,1 miliardi di euro.
La differenza conferma il ruolo centrale del pane tradizionale, ma mostra anche il potenziale delle specialità, che permettono di ampliare l’offerta e rispondere a gusti ed esigenze differenti.
Anche le forme più acquistate raccontano le preferenze dei consumatori. Tra i pani standard, le baguette raggiungono una penetrazione del 56%, seguite dai piccoli panini croccanti al 55%, dalle ciabatte al 50% e dalle pagnotte al 49%.
Nel segmento dei pani a valore aggiunto, pagnotte e piccoli panini croccanti raggiungono entrambi il 26%, mentre le baguette si attestano al 22%.
La crescita dei pani speciali non significa che gli italiani stiano abbandonando il pane più semplice. Piuttosto, dimostra che anche un alimento profondamente radicato nelle abitudini quotidiane può evolversi e offrire nuove possibilità, senza perdere la propria funzione.
Per la distribuzione moderna, la sfida consiste nel proporre un assortimento capace di tenere insieme prodotti di uso quotidiano, ricette territoriali e specialità a valore aggiunto, rendendo le diverse opzioni facilmente riconoscibili per chi fa la spesa.
“La crescita dei pani speciali non ridimensiona il ruolo del pane tradizionale, ma amplia le possibilità della categoria”, afferma Antonio Evangelista, Retail Marketing Manager di Vandemoortele Italia. “Per il retail, la sfida è trasformare questa varietà in una proposta chiara, nella quale ogni referenza risponda a una funzione precisa e sia immediatamente leggibile per lo shopper. I dati e la conoscenza della categoria ci permettono di supportare le insegne nella costruzione di assortimenti coerenti con il loro posizionamento, capaci di tenere insieme acquisto quotidiano, ricette territoriali e proposte a valore aggiunto”.
Il pane continua dunque a essere un acquisto irrinunciabile, ma sempre più spesso è anche una scelta legata al gusto, alla curiosità e alla riscoperta delle tradizioni. Con un mercato da 3,8 miliardi di euro, una presenza nell’87% delle famiglie italiane e i pani speciali in crescita a doppia cifra, la categoria dimostra di avere ancora spazio per rinnovarsi.
(FoodAffairs.it)
ITALIA. Merenda fuori casa, quasi un bambino su due mangia durante gli spostamenti tra scuola e attivitàSport, corsi di musica, danza e impegni pomeridiani cambiano anche le abitudini della merenda. In Italia, quasi un bambino o ragazzo su due tra i 6 e i 14 anni che fa merenda fuori casa durante le attività extrascolastiche mangia mentre si sposta. Tra gli alimenti più scelti ci sono merendine e crackers, apprezzati per la praticità e le porzioni già pronte. È quanto emerge da un’indagine realizzata da AstraRicerche per Unione Italiana Food, che ha coinvolto 1.000 genitori italiani per fotografare le abitudini di bambini e ragazzi durante i pomeriggi fuori casa.
Inglese, piscina, danza, catechismo e musica: quasi due bambini e ragazzi italiani su tre (64%) hanno impegni extrascolastici due o tre volte alla settimana. Quando il pomeriggio è pieno di appuntamenti, anche il momento della merenda cambia, adattandosi agli orari e agli spostamenti.
Secondo la ricerca, il 27% dei genitori dichiara che i figli fanno merenda appena fuori dalla scuola, prima di raggiungere l’attività successiva, mentre per il 49% lo spuntino viene consumato direttamente nel luogo in cui si svolge l’impegno.
C’è poi chi mangia durante il tragitto: il 37% dei bambini e ragazzi fa merenda mentre va verso l’attività e il 14% durante il viaggio di ritorno. Nel complesso, la merenda “on the go” coinvolge il 47% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni che fanno merenda fuori casa quando partecipano ad attività extrascolastiche.
La frequenza degli impegni incide sulle abitudini: tra chi pratica sport o frequenta corsi quattro o più volte alla settimana, il 60% fa merenda durante gli spostamenti. La percentuale scende al 37% tra chi ha un solo impegno settimanale.
Quando la merenda viene consumata in macchina, camminando o tra un appuntamento e l’altro, diventano importanti la praticità, il formato e la facilità di consumo.
In cima alle preferenze dei genitori ci sono le merendine confezionate, indicate dal 46,5% degli intervistati, praticamente alla pari con gli snack salati come i crackers, scelti dal 46,4%.
Seguono il pane o il panino preparato in casa, dolce o salato, con il 41%, e la frutta fresca, indicata dal 36%. Quest’ultima, rispetto alla merenda consumata a casa, può risultare meno pratica perché spesso deve essere sbucciata.
Completano la classifica le barrette, scelte dal 35% dei genitori, i biscotti (32%), lo yogurt (25%) e la pizza (21%).
Tra le merendine preferite per gli spuntini fuori casa, quelle farcite sono le più apprezzate. Le creme conquistano il 54% delle preferenze, seguite dalle confetture con il 51%. Quasi tre ragazzi su dieci, invece, preferiscono le merendine non farcite (28%).
Per quanto riguarda le tipologie, in cima alla classifica ci sono le crostatine, indicate dal 47,5% degli intervistati, seguite dai croissant con il 44%, dai plumcake con il 41,5% e dai muffin con il 39%.
La praticità è il requisito più importante per la merenda da consumare durante gli spostamenti: la indica l’84% dei genitori intervistati. Per il 56%, lo spuntino ideale deve inoltre garantire il giusto apporto energetico.
Contano anche la facilità di mangiare mentre si fa altro, come camminare o salire sui mezzi pubblici, indicata dal 44,5% dei genitori, e la porzionatura, citata dal 40%.
Tra le altre caratteristiche considerate importanti ci sono la digeribilità (33%), il gusto (32%), la velocità di consumo (29%) e la possibilità di evitare briciole e sporco (24%).
La merenda dei giorni in cui i bambini e i ragazzi hanno attività pomeridiane è diversa da quella degli altri giorni per quasi nove genitori su dieci (88%). La differenza più frequente riguarda la quantità: quasi sei genitori su dieci (59%) dichiarano che i figli mangiano un po’ di più.
“La gestione dello spuntino fuori casa, che avvenga fuori scuola dopo la fine delle lezioni pomeridiane o in movimento durante il tragitto verso le attività extrascolastiche, anche sportive, richiede di coniugare l’equilibrio nutrizionale, che resta il caposaldo principale, con la praticità e la facilità di consumo e di digestione”, afferma Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’alimentazione.
“Se quando si è a casa si può fare affidamento su tutta una serie di alimenti, tra cui anche frutta fresca, secca o essiccata e yogurt, fuori casa la praticità e la porzionatura giocano un ruolo determinante. Per questo motivo, prodotti confezionati come le merendine possono rappresentare, nell’ambito di una merenda settimanale all’insegna della varietà, un’ottima soluzione: sono già porzionate e facili da consumare, senza il rischio di sporcarsi o di deteriorarsi nello zaino. Ricordo infine l’importanza fondamentale di curare sempre con molta attenzione l’idratazione, soprattutto per chi nel pomeriggio si dedica a un’attività fisica o sportiva”.
(FoodAffairs.it)
ITALIA. Riscaldamento. Quando si accendeCon l'arrivo del freddo si avvicina anche la data di accensione dei riscaldamenti. In Italia non esiste un calendario differenziato per regioni, ma per zone climatiche comunali (in totale ne sono sei, alla A alla F), secondo quanto stabilito dal Dpr 74/2013. Questo significa che due comuni della stessa regione possono avere date diverse a seconda della latitudine e del clima. I primi ad accendere i termosifoni lo faranno il 15 ottobre e gli ultimi il primo dicembre. Si ricordi che con un'ordinanza motivata i sindaci dei singoli comuni possono anticipare o rinviare l'accensione, allungare o ridurre le ore giornaliere e perfino abbassare la temperatura massima consentita negli ambienti.
Le prime a poter accendere i riscaldamenti sono le città della zona E, che comprende gran parte del Nord e diverse aree montane del Centro e del Sud, tra cui Milano e Torino. Il riscaldamento qui può essere acceso dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027. Il decreto fissa un massimo di 14 ore al giorno, anche frazionate, comprese tra le 5 e le 23. In questo contesto l'Emilia-Romagna è una eccezione. Per la stagione 2026-2027 la Regione ha disposto il posticipo al primo novembre dell'accensione nei Comuni delle zone di Pianura Est, Pianura Ovest e dell'Agglomerato di Bologna.
Per quanto riguarda le grandi città, il decreto stabilisce che a Roma e nella maggior parte dei comuni del Lazio, che rientrano nella zona D, i riscaldamenti sono consentiti dal'1 novembre al 15 aprile per un massimo di 12 ore al giorno. A Napoli, invece, che fa parte della zona C insieme ad altre grandi città come Bari, Lecce, Caserta, Salerno, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari, Ragusa e Imperia, l'accensione dei termosifoni è consentita dal 15 novembre fino al 31 marzo, per massimo 10 ore al giorno.
Nelle zone A e B, in cui rientrano le aree più miti del Paese, si parte con l'accensione dei termosifoni il primo dicembre. La B arriva fino al 31 marzo con 8 ore al giorno, la A, a cui appartengono ad esempio Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle, si ferma al 15 marzo con un massimo di 6 ore. C'è poi l'ultima zona, la F, che è libera tutto l'anno, in cui non ci sono limitazioni né sul periodo e né sulle ore di accensione dal momento che di quest'area fanno parte le località più fredde, dalle Alpi ai paesi dell'Appennino.
(AdnKronos)
ARABIA SAUDITA. Annullata la condanna a morte per un uomo a causa di un commento su FacebookLa Corte Suprema dell'Arabia Saudita ha annullato la condanna a morte inflitta a un lavoratore migrante dello Sri Lanka per un commento pubblicato su Facebook, ha dichiarato il viceministro degli Esteri di Colombo, Arun Hemachandra.
Anojan Sivarasa, 27 anni, è stato condannato a morte a settembre dopo che una corte d'appello saudita lo ha riconosciuto colpevole di blasfemia contro l'Islam e il profeta Maometto per un suo commento.
Il caso ha scosso profondamente lo Sri Lanka , stimolando gli sforzi diplomatici per ottenere la grazia.
La Corte suprema dell'Arabia Saudita ha annullato la sentenza mercoledì, ha dichiarato Hemachandra in un post su Facebook, dove ha ringraziato le autorità e i team legali di entrambi i paesi per il loro impegno.
A fine giugno, un video che mostrava un giovane musulmano prendere a calci un cane che seguiva dei pellegrini indù è circolato ampiamente sui social media, scatenando dibattiti religiosi online.
Durante lo scambio di messaggi, un utente ha pubblicato commenti dispregiativi su una divinità indù, spingendo Sivarasa a rispondere in tamil insultando il profeta Maometto.
Sebbene Sivarasa abbia prontamente cancellato il commento e pubblicato un video di scuse, uno screenshot del messaggio è giunto all'attenzione del suo datore di lavoro e delle autorità saudite, portando al suo arresto a luglio.
Non è chiaro se ci saranno ulteriori procedimenti legali o se Sivarasa rimarrà in detenzione, e per quanto tempo. Inizialmente era stato condannato a cinque anni di carcere e a una multa di tre milioni di riyal sauditi (0,8 milioni di dollari; 0,6 milioni di sterline) dal tribunale penale di Al-Ahsa.
Faizer Mustafa, un parlamentare dello Sri Lanka coinvolto nei negoziati legali con l'Arabia Saudita sul caso di Sivarasa, ha confermato alla BBC Sinhala che l'Arabia Saudita ha annullato la condanna a morte, aggiungendo che stanno esaminando l'ultima sentenza della Corte Suprema.
La famiglia di Sivarasa aveva precedentemente affermato di non aver avuto alcun contatto diretto con lui dal 28 settembre.
Anche le organizzazioni internazionali per i diritti umani si erano unite agli appelli affinché l'Arabia Saudita gli risparmiasse la vita.
"Le autorità saudite dovrebbero porre fine all'uso di leggi abusive per infliggere pene straordinarie per reati legati alla libertà di parola, soprattutto nei confronti dei lavoratori migranti che si trovano già in una posizione vulnerabile con tutele limitate", ha dichiarato martedì Joey Shea, ricercatore senior sull'Arabia Saudita presso Human Rights Watch.
(Kelly Ng e BBC Cingalese del 14/10/2026)
TURCHIA. La polizia fa irruzione in una stazione televisiva dell'opposizione, interrompendo le trasmissioni in direttaMercoledì mattina presto, agenti di polizia in tenuta antisommossa sono stati visti fuori dall'ufficio a Istanbul.
La polizia turca ha fatto irruzione nella sede di uno dei canali televisivi più seguiti del paese, interrompendone le trasmissioni in diretta.
Secondo quanto riportato dai media turchi, la polizia specializzata in reati finanziari avrebbe perquisito la sede di Halk TV, un canale televisivo filo-opposizione, e undici persone sarebbero state arrestate in un'operazione collegata al proprietario dell'emittente. Il governo ha inoltre nominato un nuovo amministratore per la gestione del canale.
Si tratta dell'ultimo di una serie di provvedimenti repressivi contro le testate giornalistiche considerate critiche nei confronti del presidente turco Tayyip Erdoğan e del suo governo.
Secondo quanto riportato da diversi reporter di X, inizialmente i giornalisti di Halk non sono riusciti ad entrare nell'edificio, ma in seguito è stato loro consentito l'accesso.
Hanno riferito che nell'edificio era presente un nutrito contingente di polizia.
Il canale di notizie di Halk e le trasmissioni in diretta sulla sua pagina YouTube erano entrambi offline nelle prime ore di mercoledì.
In molti nel Paese, il canale è considerato vicino al Partito Popolare Repubblicano (CHP), all'opposizione. Spesso critica il partito AK, al governo di Erdoğan.
Secondo quanto riportato dai media turchi, i pubblici ministeri hanno emesso mandati di arresto per 17 persone nell'ambito dell'indagine sul presidente di Halk, Cafer Mahiroğlu, con l'accusa di corruzione, manipolazione di appalti e riciclaggio di denaro.
Mahiroğlu, che secondo quanto riferito non si trovava nel Paese al momento del blitz, ha scritto sui social media che sette membri della sua famiglia erano tra gli arrestati.
"Oggi è un giorno buio per la Turchia", ha dichiarato in un videomessaggio. "Il diritto del pubblico all'informazione viene calpestato per ragioni politiche".
L'Ordine degli avvocati di Istanbul ha denunciato la decisione, sottolineando come sia giunta poche ore prima che Ekrem Imamoğlu, ampiamente considerato il principale rivale politico di Erdoğan, iniziasse la sua difesa in tribunale contro le accuse di corruzione per le quali è in carcere da oltre un anno.
Özgür Özel, leader del partito di opposizione Nuovo Partito, ha definito il raid "debole e codardo".
"Fare irruzione in un canale televisivo all'alba con la polizia e nominare un curatore fallimentare è una cosa che fanno solo i dittatori", ha scritto sui social media.
Özel ha fondato il partito dopo essere stato rimosso dalla carica di leader del CHP da un tribunale a maggio e sostituito da un veterano del partito che in precedenza era stato estromesso, una mossa che ha ulteriormente consolidato la presa di potere di Erdoğan.
Nell'indice mondiale della libertà di stampa 2026 di Reporters Without Borders (RSF) , la Turchia si è classificata al 163° posto su 180 paesi.
L'organizzazione ha affermato che il 90% dei media nazionali è sotto il controllo del governo e ha criticato la "persecuzione abusiva" delle pubblicazioni critiche nel paese, guidato da Erdoğan dal 2003.
La stragrande maggioranza dei media turchi è considerata filogovernativa dopo anni di pressioni legali e finanziarie da parte dello Stato, acquisizioni aziendali e autocensura.
A settembre, un tribunale ha ordinato il blocco dell'accesso al sito web e agli account social di T24, con la motivazione che il sito aveva pubblicato "propaganda LGBT".
Nell'ottobre del 2025, le autorità hanno preso il controllo di Tele1, un altro canale televisivo filo-opposizione, nominando un amministratore giudiziario per sovrintendere alle trasmissioni, che sono state private di tutti i contenuti di informazione di attualità.
Il canale esiste ancora, ma la sua posizione filo-opposizione è stata completamente neutralizzata.
(Jaroslav Lukiv, Maia Davies e Emer Moreau su BBCdel 14/10/2026)
USA. Inflazione a 3,7% a settembreA settembre l’inflazione negli Stati Uniti ha accelerato il passo. L’indice dei prezzi al consumo (Cpi) è cresciuto, su base annuale, del 3,7%, dopo il 3,4% del mese precedente, contro il 3,6% delle stime. Su base mensile, registrato un rialzo dello 0,6%, in linea con le attese.
ITALIA. La menopausa è meno un tabù, ma molte donne continuano a minimizzare. RicercaLa menopausa è meno un tabù, ma molte donne continuano a minimizzare o nascondere i sintomi, evitando il medico. Il problema è che, come evidenzia una recente ricerca realizzata da AstraRicerche, ciò che viene percepito come normale non sempre è privo di conseguenze: vampate e disturbi del sonno, ad esempio, influenzano la vita quotidiana e il lavoro. Nuove opzioni terapeutiche come l’elinzanetant, una terapia non ormonale da poco disponibile, offrono soluzioni personalizzate. Tuttavia, la ricerca sottolinea che resta fondamentale un cambiamento culturale e un approccio di prevenzione globale per migliorare il benessere femminile.
ITALIA. Confindustria rivede al rialzo la crescita del Pil per il 2026 all’1%Il Centro Studi Confindustria ha rivisto al rialzo la crescita del Pil per il 2026 all’1%. La crescita rivista è ancora sostenuta dal Pnrr e da un contenuto aumento dei prezzi energetici. Tuttavia, il rapporto sottolinea la fragilità di questo scenario, con un rallentamento previsto nel 2027 a causa di tensioni internazionali, costi energetici elevati e impatti negativi sulle imprese, soprattutto per l’effetto combinato di prezzi dell’energia e politiche ETS sulla competitività industriale.
ITALIA. Prezzo elettricità. Verso intesa con la Commissione UeLa Commissione Europea e il governo italiano sono vicini a un’intesa che mira a contenere il prezzo dell’elettricità. Il piano prevede la neutralizzazione del ribaltamento del maggior costo del gas sul prezzo finale dell’elettricità. Nel decreto bollette, il governo italiano prevede che la tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas venga spostata sulle bollette dei consumatori. Questa soluzione, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (in Italia strettamente legato al gas) si ridurrebbe più dell’aumento della tariffa in bolletta, con un risparmio effettivo per i consumatori.
ITALIA. Il nuovo Codice della Strada, in vigore dal 2028Il nuovo Codice della Strada, in vigore dal 2028, rivoluziona il sistema delle sanzioni con modifiche a 824 violazioni, di cui 124 inedite, e una drastica riduzione delle fasce di multa. Le sanzioni aumentano soprattutto per condotte pericolose come la retromarcia in autostrada o la circolazione senza assicurazione. Viene inoltre introdotto un nuovo metodo di calcolo delle multe graduale, proporzionato all’entità dell’infrazione. L’intento è «esplicitare obblighi, limiti o divieti sostanziali in molti casi già desumibili dalle regole generali», definendo così una nuova mappa delle violazioni stradali.
MONDO. Salute globale. 17 minacce catastrofiche entro il 2100. The LancetPresentata al World Health Summit 2026 di Berlino, la Commissione internazionale indica i rischi legati a cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, obesità, conflitti e uso malevolo dell’intelligenza artificiale
Gli esperti internazionali avvertono: le decisioni prese oggi nei settori della sanità, della finanza, del clima, della difesa e della sicurezza determineranno quanti anni di vita in buona salute le future generazioni potranno guadagnare — o perdere — a causa di malattie prevenibili e morti premature entro il 2100. La salute delle prossime generazioni non sarà determinata da una singola crisi decisiva, ma da un insieme di 17 minacce catastrofiche interconnesse, che riguardano le malattie, le condizioni sociali ed economiche, i cambiamenti ambientali, la tecnologia e i conflitti. È quanto emerge da una nuova Commissione pubblicata su The Lancet e presentata al World Health Summit 2026 di Berlino. Per la prima volta, il documento offre ai decisori politici un quadro di riferimento comune per comprendere queste minacce e individuare le azioni necessarie per contrastarle.
Basandosi sulle evidenze storiche e su una nuova analisi dei rischi relativa a 204 Paesi e territori, realizzata dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), gli autori della Lancet Commission on 21st Century Global Threats to Health hanno esaminato centinaia di potenziali minacce. Tra queste, ne hanno individuate 17 che rappresentano i maggiori pericoli per la salute e la sopravvivenza umana nel periodo compreso tra il 2025 e il 2100 e per le quali governi, finanziatori e imprese dispongono di possibilità concrete di intervento attraverso modifiche delle politiche pubbliche, decisioni di finanziamento e innovazione.
Questi rischi vanno ben oltre il settore sanitario, mettendo in pericolo la prosperità, la sicurezza e la stabilità globale. La valutazione prospettica della Commissione formula tre raccomandazioni per i leader dei settori della sanità, della finanza, della difesa, del clima e della sicurezza, e per tutti gli altri ambiti coinvolti: sviluppare sistemi sanitari pronti ad affrontare le minacce, accelerare gli investimenti nelle innovazioni più avanzate e rafforzare il monitoraggio dei rischi emergenti, per proteggere meglio le società e le economie.
Per ciascuna minaccia, la Commissione ha elaborato uno scenario plausibile migliore e uno peggiore. La differenza tra i due, misurata in anni di vita corretti per la disabilità evitabili (disability-adjusted life years, DALY), ossia gli anni di vita in buona salute persi a causa di malattie, disabilità o morte prematura che potrebbero essere evitati attraverso interventi mirati, indica ai decisori dove gli investimenti e l’innovazione possono produrre i risultati più significativi.
Una minaccia è stata classificata come catastrofica se soddisfaceva tre criteri fondamentali: la possibilità di causare la perdita di almeno un miliardo di DALY entro il 2100, la disponibilità di dati sufficienti per modellizzarne l’impatto e l’esistenza di margini concreti per intervenire attraverso politiche pubbliche.
Christopher JL Murray, co-presidente della Commissione e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, dichiara: «Il dato sorprendente non è soltanto la portata di queste minacce, ma il fatto che l’umanità abbia ancora la possibilità di agire. Per tutte e 17 le minacce catastrofiche, le decisioni prese oggi dai leader influenzeranno la salute e il benessere delle prossime generazioni. Rinviare gli interventi servirà soltanto a trasferire e ad aumentare i costi nel futuro».
La Commissione è co-presieduta da Murray e da Natalia Kanem, già direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Il lavoro si è avvalso delle competenze di 35 esperti e leader nei settori della salute, dell’economia, della sicurezza, della governance e della tecnologia, offrendo una prospettiva di rilevanza globale.
Se le tendenze attuali dovessero proseguire, le 17 minacce catastrofiche potrebbero complessivamente causare la perdita di decine di miliardi di anni di vita in buona salute. Sebbene l’entità dei rischi vari in base alla minaccia e alla regione geografica, nessun Paese è al riparo da conseguenze significative. All’interno di ogni Paese, inoltre, gli effetti sulla salute saranno distribuiti in modo diseguale: le popolazioni che vivono in contesti con risorse limitate e le comunità emarginate subiranno il peso maggiore, aggravato dalle disuguaglianze già esistenti.
Murray aggiunge: «Le stime evidenziano quanta perdita di salute potrebbe essere evitata in ciascuno di questi ambiti. Alcune minacce stanno già causando oggi un carico sanitario considerevole, mentre altre rappresentano un pericolo concreto nel caso in cui si materializzino. È fondamentale comprendere che tutte e 17 sono interconnesse: per questo devono essere affrontate insieme, e non separatamente».
I principali risultati:
Richard Horton, direttore di The Lancet, aggiunge: «Questa Commissione propone un cambiamento concettuale radicale nel modo in cui consideriamo le minacce future alla sopravvivenza umana. Ci invita ad ampliare lo spettro dei pericoli che l’umanità deve affrontare, passando da singoli problemi a un panorama più ampio e complesso di minacce, che richiede un quadro d’azione coordinato molto più articolato. I pericoli sono molteplici. Le nostre soluzioni devono essere all’altezza di questa realtà».
Per la maggior parte delle minacce alla salute esistono già soluzioni efficaci, consolidate o emergenti, che possono essere estese e applicate su larga scala: dai farmaci alle tecnologie sanitarie, fino alle politiche pubbliche di comprovata efficacia. Altre richiedono invece investimenti mirati e innovazione per esprimere pienamente il proprio potenziale. Per la prima volta, la Commissione mette a disposizione dei decisori un quadro comune per intervenire prima che i danni diventino strutturali, delineando un’agenda articolata in tre punti.
1. Prepararsi alle minacce. Creare e finanziare sistemi sanitari pronti ad affrontare i rischi, dotati di gruppi di lavoro dedicati alla previsione, alla prevenzione, alla preparazione e alla protezione rispetto a un’ampia gamma di scenari. Queste capacità devono essere integrate stabilmente nel finanziamento e nell’erogazione dei servizi sanitari, sostenute da risorse durature anziché da risposte occasionali alle emergenze. Devono inoltre raggiungere i contesti con meno risorse e le comunità emarginate, senza limitarsi alle popolazioni più ricche.
2. Sostenere le innovazioni decisive. Aumentare gli investimenti nell’innovazione laddove gli strumenti esistenti non siano sufficienti, favorendo lo sviluppo di nuovi vaccini, antibiotici, trattamenti contro l’obesità e tecnologie climatiche, accompagnati da adeguati sistemi di governance e da un accesso equo alle soluzioni disponibili.
3. Monitorare le minacce. Rivalutare periodicamente e in modo indipendente i rischi, affinché le evidenze scientifiche possano seguire l’evoluzione delle minacce emergenti e raggiungere i decisori non soltanto in ambito sanitario, ma anche nei settori finanziario e della sicurezza. A questo scopo, la Commissione propone la creazione del Lancet Monitor of 21st Century Global Threats to Health, un meccanismo istituzionale per monitorare i rischi emergenti.
Senza interventi tempestivi, ciascuna delle 17 minacce catastrofiche continuerà a rappresentare un rischio significativo. Molte sono inoltre interconnesse e non possono essere considerate isolatamente. Il quadro proposto dalla Commissione mira ad aiutare i decisori a individuare opportunità di collaborazione tra settori diversi, favorendo la costruzione di società più solide e resilienti di fronte alle minacce globali.
La co-presidente della Commissione, Kanem, sottolinea: «I recenti eventi globali dimostrano quanto rapidamente la stabilità possa trasformarsi in crisi e quanto sia costoso intervenire soltanto dopo che si è verificato un disastro. Le minacce globali alla salute rischiano inoltre di amplificare le disuguaglianze esistenti, facendo ricadere il peso maggiore sulle comunità più vulnerabili. Il futuro, tuttavia, non è inevitabile. La Commissione dimostra quanto sia importante ripensarlo integrando la capacità di anticipare i rischi nei processi decisionali. Governi e comunità devono agire con decisione fin da oggi per proteggere la salute e costruire un futuro più equo, pacifico e sicuro per le prossime generazioni».
Un editoriale di accompagnamento pubblicato su The Lancet precisa: «È importante chiarire che cosa sia questa Commissione e che cosa non sia. Il documento non presenta una classificazione definitiva delle minacce né delle priorità politiche. Al contrario, sottolinea che la sua analisi deve essere considerata un processo dinamico, destinato probabilmente a cambiare con l’accumularsi di nuove evidenze e nuovi dati. […] Riteniamo che questa Commissione possa stimolare iniziative internazionali, regionali e nazionali per proteggere e rafforzare il futuro della salute e dell’umanità. Per riuscirci, tutti noi dobbiamo ampliare notevolmente la nostra prospettiva su dove si concentrino le minacce più gravi».
(Panorama della sanità del 13/10/2026)
ITALIA. Clima, Italia a rischio: reti e trasporti sotto pressione fino al 2050Entro il 2050 l'Italia rischia di diventare un Paese a corrente e mobilità "intermittenti", con blackout, treni fermi per alluvioni e strade rese impraticabili da frane e piogge estreme. È quanto emerge da un'inchiesta del Corriere della Sera, che richiama i risultati di uno studio della società Eoliann sulla vulnerabilità delle infrastrutture italiane ai cambiamenti climatici. Secondo l'analisi, la Liguria è una delle regioni più esposte: entro il 2050 nove infrastrutture su dieci nella regione risulterebbero esposte ad almeno due rischi climatici elevati, tra frane, allagamenti ed eventi meteorologici estremi. Anche il Lazio comparirebbe tra i territori destinati a un netto peggioramento della situazione, con un incremento significativo del rischio legato alle raffiche di vento e agli incendi, un dato rilevante per una regione attraversata da importanti arterie stradali, collegamenti ferroviari e reti energetiche. Ancora più marcato sarebbe lo scenario legato alla siccità: nelle simulazioni di eventi estremi al 2050, tutte le regioni italiane raggiungerebbero la classe di rischio massima prevista dalla scala utilizzata nello studio. Il lavoro nasce anche in risposta al nuovo quadro normativo europeo sulla resilienza delle infrastrutture critiche, che chiede ai gestori di reti e servizi una maggiore capacità di valutazione dei rischi e di pianificazione degli interventi di adattamento. Un tema definito complesso dagli stessi autori dello studio, in assenza ancora di uno standard unico condiviso tra i diversi settori coinvolti: strade, ferrovie, reti elettriche e altre infrastrutture essenziali. Nel quadro dell'inchiesta, il Corriere della Sera ha raccolto anche le valutazioni di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed ex ministro dell'Ambiente dal 1996 al 2000. Ronchi sottolinea come la percezione della crisi climatica in Italia sia ancora condizionata da pregiudizi culturali che ne favoriscono la sottovalutazione, e denuncia l'esistenza di una matrice ideologica nazionalista e sovranista che ha alimentato il negazionismo climatico, descrivendo come "pragmatica" quella che in realtà sarebbe un'elusione di una sfida ormai improcrastinabile. Secondo Ronchi, anche una parte della sinistra italiana faticherebbe a cogliere la portata e la priorità della questione climatica. I dati citati nell'intervista non lasciano spazio a ottimismi: secondo le stime dell'Ispra, nel 2025 le emissioni di CO2 in Italia sarebbero tornate a crescere, di poco meno di un milione di tonnellate rispetto all'anno precedente, dopo che dal 2015 al 2024 la riduzione media annua si era attestata intorno ai sette milioni di tonnellate. Per raggiungere gli obiettivi climatici fissati al 2030, il Paese dovrebbe invece tagliare altre 70 milioni di tonnellate di gas serra. Ronchi individua i settori più in ritardo: i trasporti, a causa della scarsa diffusione delle auto elettriche; il comparto civile, dove si farebbe ancora troppo poco per il risparmio energetico e per la diffusione delle pompe di calore; e le fonti rinnovabili, sia termiche sia elettriche, la cui crescita resterebbe troppo lenta rispetto alle necessità. Da qui l'appello a un'accelerazione su rinnovabili e trasporti, considerati i due fronti su cui l'Italia rischia di restare indietro rispetto agli obiettivi climatici e, di conseguenza, più esposta ai rischi infrastrutturali descritti dallo studio. Come riporta il Corriere della Sera, la combinazione tra ritardi nella transizione energetica e crescente vulnerabilità climatica delle reti rischia di tradursi, nei prossimi decenni, in interruzioni sempre più frequenti dei servizi essenziali su cui si regge la vita quotidiana del Paese: energia elettrica, trasporto ferroviario e viabilità stradale.
ITALIA. Decreti italiani sull'AI: mancano investimenti e strategia industrialeMentre l'Europa investe nella costruzione delle "fabbriche dell'intelligenza artificiale" e Stati Uniti e Cina si contendono il controllo della capacità di calcolo mondiale, l'Italia ha approvato due decreti attuativi che si concentrano soprattutto su chi dovrà controllare l'intelligenza artificiale, con quali procedure e quali sanzioni. È la critica mossa da Luigi Gambardella, esperto di politiche del digitale, in un articolo pubblicato da Agenda Digitale.
I due schemi di decreto legislativo, approvati dal Consiglio dei Ministri per adeguare l'ordinamento italiano all'AI Act europeo, ridisegnano la governance nazionale dell'intelligenza artificiale: l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) diventa autorità di notifica, mentre l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) assume il ruolo di autorità di vigilanza e punto di contatto. I provvedimenti introducono inoltre una sandbox regolatoria, regole per l'uso dell'IA nelle attività di polizia - compresi i sistemi di riconoscimento facciale - e nuove norme su responsabilità civile e penale in caso di danni causati da sistemi di intelligenza artificiale.
Secondo Gambardella, però, questo impianto normativo - per quanto necessario per recepire il regolamento europeo - non costituisce una vera strategia industriale per il Paese. Manca, scrive l'autore, una "regia" capace di coordinare in modo organico gli investimenti pubblici, lo sviluppo della capacità di supercalcolo e la crescita di un tessuto manifatturiero legato all'intelligenza artificiale. Il contrasto, secondo l'articolo, è evidente se si guarda a quanto stanno facendo gli altri grandi attori globali: l'Unione Europea ha lanciato il programma per le cosiddette AI gigafactory, le mega-infrastrutture di calcolo previste dall'AI Continent Action Plan della Commissione, mentre Stati Uniti e Cina continuano a investire massicciamente per garantirsi il controllo delle risorse computazionali necessarie ad addestrare i modelli più avanzati.
La tesi centrale dell'articolo è che la vera sfida per l'Italia non sia di natura normativa, ma industriale. Non basta, scrive Gambardella, definire autorità di controllo e sistemi sanzionatori: occorre trasformare le risorse pubbliche disponibili e le competenze tecniche del Paese in imprese reali, prodotti concreti e una produttività misurabile nei settori strategici dell'economia italiana. Un obiettivo che, secondo l'autore, i due decreti approvati dal Governo non affrontano in modo adeguato, lasciando l'Italia in una posizione di ritardo rispetto alla competizione internazionale sull'intelligenza artificiale.
ITALIA. Clima: caffè in Sicilia, riso in crisi in Piemonte, danni per 20 miliardiLa crisi climatica sta cambiando il volto dell'agricoltura e della gastronomia italiana, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice curiosità stagionale. Come riporta la Repubblica, in Sicilia, dove già da tempo crescono avocado e banane, sono nate le prime piantagioni sperimentali di caffè arabica: le temperature, ormai tropicali per buona parte dell'anno, consentono la coltivazione di una pianta fino a pochi anni fa impensabile alle nostre latitudini.
Mentre a sud spuntano colture esotiche, al nord si registra il fenomeno opposto. In Piemonte la carenza d'acqua ha provocato un calo fino al 40% della produzione di riso, una delle eccellenze storiche dell'agricoltura padana. Il problema non riguarda solo le rese: la scarsità di risorse idriche sta mettendo in discussione la sostenibilità stessa di una coltivazione che richiede grandi quantità d'acqua per gli allagamenti delle risaie.
I numeri forniti da Coldiretti fotografano una situazione di emergenza diffusa. Solo nell'estate 2026, tra ondate di caldo estremo e grandinate improvvise, i danni all'agricoltura italiana hanno toccato i 3 miliardi di euro, con mais, nocciole e zucche tra le colture più colpite. Il caldo estremo incide anche sugli allevamenti: la mancanza di foraggio nei pascoli può ridurre la produzione di latte fino al 10% al giorno. Allargando lo sguardo agli ultimi quattro anni, i danni climatici complessivi all'agricoltura italiana ammontano a 20 miliardi di euro.
A pesare su questo quadro è anche la crescente dipendenza dell'Italia dalle importazioni alimentari. Il paese produce circa 60 milioni di quintali di frumento, ma ne deve importare circa 100 milioni per soddisfare il fabbisogno interno, un divario che espone il sistema agroalimentare nazionale alle oscillazioni dei mercati internazionali e ai rincari dei prezzi globali.
La crisi climatica non risparmia nessuna fase del calendario agricolo. La vendemmia, tradizionalmente legata ai mesi di settembre e ottobre, viene ormai anticipata ad agosto in molte zone vitivinicole a causa delle temperature elevate che accelerano la maturazione delle uve. Anche pere, albicocche, pomodoro e olio d'oliva risentono pesantemente degli sbalzi termici e della siccità prolungata.
Al danno climatico si aggiunge quello delle specie aliene, favorite proprio dai cambiamenti ambientali in corso: la cimice asiatica continua a colpire frutteti e coltivazioni, mentre il granchio blu sta devastando gli allevamenti di vongole lungo le coste italiane, mettendo in ginocchio un'intera filiera della pesca.
Il fenomeno non è circoscritto ai confini nazionali. Problemi analoghi colpiscono anche altri paesi europei: in Francia sono in sofferenza le produzioni di champagne e formaggi, mentre in Spagna la raccolta degli agrumi continua a peggiorare di anno in anno a causa delle stesse dinamiche climatiche che stanno trasformando l'agricoltura italiana.
U.E.. Le Autorità di Vigilanza finanziaria fissano le priorità 2027Il Comitato Congiunto delle Autorità Europee di Vigilanza (EBA, EIOPA ed ESMA) ha pubblicato il Programma di Lavoro Annuale per il 2027, un documento che definisce le linee guida per affrontare i rischi che attraversano trasversalmente i diversi settori del sistema finanziario europeo e per rafforzare il coordinamento tra le autorità di controllo nell'Unione.
Come riporta ESMA, nel 2027 il Comitato Congiunto concentrerà i propri sforzi sugli ambiti in cui la cooperazione tra le tre autorità risulta essenziale per sostenere la stabilità finanziaria, la tutela dei consumatori e un'attività di vigilanza efficace. Tra le priorità individuate figurano la resilienza operativa digitale, l'innovazione tecnologica, la finanza sostenibile, le cartolarizzazioni e il monitoraggio dei rischi trasversali ai diversi comparti finanziari.
Un capitolo rilevante riguarda il Digital Operational Resilience Act (DORA): le autorità continueranno a vigilare sui fornitori critici di servizi ICT per i paesi terzi e a lavorare per rafforzare la capacità del settore finanziario di resistere alle minacce informatiche. Il Comitato valuterà inoltre le implicazioni dell'evoluzione tecnologica, compreso il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che stanno trasformando il settore.
La protezione dei consumatori resta un obiettivo centrale del programma. Le tre autorità proseguiranno il lavoro congiunto sulle questioni che riguardano i risparmiatori al dettaglio, con l'obiettivo di aiutarli a prendere decisioni finanziarie informate e di rafforzare la fiducia nei mercati finanziari dell'Unione. Sul fronte della finanza sostenibile, il Comitato Congiunto continuerà a sostenere un'applicazione coerente del quadro normativo europeo in materia di sostenibilità tra i diversi settori.
Il documento, identificato con la sigla JC 2026 21, sottolinea che le attività, i risultati attesi e i meccanismi di coordinamento per il 2027 saranno attuati tenendo conto dell'agenda di semplificazione e riduzione degli oneri normativi, in un contesto descritto come caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezza persistenti. Il programma, si legge ancora, sostiene gli obiettivi della Commissione Europea volti a costruire una Savings and Investment Union efficiente e a portare avanti un'agenda di semplificazione pensata per rendere più efficace la regolamentazione e la vigilanza, riducendo al contempo gli oneri burocratici non necessari.
Il Comitato Congiunto è il forum che riunisce l'Autorità Bancaria Europea (EBA), l'Autorità Europea delle Assicurazioni e delle Pensioni Aziendali e Professionali (EIOPA) e l'Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA), con il compito di rafforzare la cooperazione tra i tre organismi, coordinare il lavoro di vigilanza sui rischi trasversali e promuovere prassi di controllo coerenti in tutta l'Unione Europea.
ITALIA. BTP, rendimenti ai massimi dal 2023: l'inflazione erode i guadagniIl Tesoro italiano ha collocato 7 miliardi di euro di BTP con rendimenti ai massimi dal 2023, in una fase in cui la tensione sui tassi di interesse, dopo essere partita dagli Stati Uniti, si è spostata anche sull'Europa. Come riporta Criptovaluta.it, l'asta ha riguardato tre scadenze - a tre, sette e quindici anni - e il Tesoro è riuscito ad assegnare l'intero importo massimo previsto su tutti e tre i titoli.
Il BTP a 3 anni ha reso il 3,69%, con un aumento di 27 punti base rispetto all'asta di settembre: si tratta del livello più alto da novembre 2023. Il titolo a 7 anni è salito al 4,24%, mentre il quindicennale è stato collocato al 4,84%. La domanda ha superato ampiamente l'offerta su tutte e tre le scadenze, con rapporti di copertura (bid-to-cover, il rapporto tra ordini ricevuti e titoli offerti) pari a 1,56 sul triennale, 1,59 sul settennale e 1,60 sul quindicennale.
Dietro ai rendimenti nominali più alti degli ultimi tre anni, però, si nasconde una realtà meno favorevole per i risparmiatori. L'inflazione italiana di settembre, stimata dall'Istat al 4,2% (con i prezzi dell'energia in aumento del 22,3% e l'inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, all'1,7%), erode quasi per intero il guadagno offerto dai titoli di Stato. Il rendimento reale netto del BTP decennale, pari al 4,545% lordo, scende infatti a -0,22% una volta sottratte tasse e inflazione: un valore tornato in territorio negativo dopo quasi tre anni. Il minimo storico di questo indicatore era stato toccato a fine 2022, quando il rendimento reale netto era crollato a -8,5% con l'inflazione all'11,8%.
Sul fronte dei differenziali tra titoli di Stato, lo spread tra BTP e Bund tedesco è salito a 108,6 punti base, con un incremento di 4,3 punti dall'inizio di ottobre. Al contrario, lo spread tra BTP e OAT francese è sceso a -28,8 punti base, un minimo dal 2018: significa che il mercato chiede oggi alla Francia un premio di rischio superiore a quello richiesto all'Italia, un'inversione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile.
Guardando ai mercati monetari, i future sull'Euribor a tre mesi quotano 97,325 per il mese di ottobre, equivalente a un tasso del 2,675%: un livello che sconta ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, oggi fermi al 2,65%, in vista della riunione del consiglio direttivo del 29 ottobre.
Per i risparmiatori che guardano ai titoli di Stato come strumento di investimento, il quadro che emerge da questa tornata di aste è dunque duplice: da un lato cedole nominali più generose, che non si vedevano da tre anni; dall'altro un'inflazione che, se dovesse mantenersi su questi livelli, continuerebbe a comprimere in modo significativo il potere d'acquisto reale di chi sottoscrive questi titoli, al netto della tassazione sulle rendite finanziarie.
ITALIA. Trento, maxi truffa su criptovalute: sequestri per 877mila euroLa Guardia di Finanza di Trento ha smantellato un sistema fraudolento legato al finto mining di criptovalute, battezzato "Hashburst". L'operazione, denominata "Mercurio Mining", ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari personali disposte dal giudice per le indagini preliminari di Trento su richiesta della Procura distrettuale, oltre al sequestro preventivo di oltre 877mila euro nei confronti di due indagati, ritenuti il profitto dell'attività illecita.
Come riporta l'Adige, i finanzieri hanno eseguito numerose perquisizioni e acquisizioni documentali in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, mentre misure cautelari, sequestri e perquisizioni sono stati portati a termine complessivamente nelle province di Cremona, Lecco, Mantova, Milano, Monza Brianza, Pavia, Trento, Treviso e Vicenza, oltre che all'estero, in Belgio. All'operazione hanno collaborato il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico), il Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche e l'organo di cooperazione giudiziaria europeo Eurojust.
L'inchiesta è partita nell'aprile 2024 ed è stata condotta dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo veniva alimentato attraverso convegni organizzati in alberghi trentini, campagne pubblicitarie sui social network e la rete di contatti di un consulente finanziario locale. Gli indagati, alcuni dei quali si presentavano come esperti del settore informatico, proponevano investimenti ingannevoli sfruttando il richiamo tecnologico legato all'interazione tra intelligenza artificiale e valute virtuali.
Nel concreto, ai clienti venivano venduti dispositivi informatici spacciati per potenti strumenti di mining, capaci cioè di "estrarre" criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e Litecoin. I prezzi richiesti andavano dai 4mila ai 30mila euro per apparecchio, a fronte della promessa di rendimenti elevati. In realtà, secondo gli accertamenti della Finanza, si trattava di semplici personal computer assemblati, con una potenza di calcolo del tutto insufficiente a generare i guadagni pubblicizzati.
Il danno quantificato finora, pari a circa 877mila euro, si basa esclusivamente sulle querele già raccolte dagli inquirenti. Gli investigatori ritengono tuttavia che il giro d'affari reale sia molto più ampio: per il solo territorio del Trentino Alto Adige la stima del danno complessivo potrebbe arrivare fino a 5 milioni di euro, con il fenomeno che potrebbe aver coinvolto risparmiatori anche in altre regioni del Nord Italia.
Tra le persone coinvolte nell'inchiesta figura un soggetto lombardo residente in Svizzera, già gravato da precedenti per reati economico-finanziari. L'uomo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era stato destinatario nel giugno 2023 di una misura cautelare personale per presunte frodi e indebita percezione di fondi legati al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'operazione ha coinvolto anche una perquisizione nella provincia di Treviso, dove è stata controllata l'abitazione di un uomo di circa 70 anni che, pur non risultando iscritto nel registro degli indagati, sarebbe stato coinvolto a vario titolo nella vicenda secondo quanto riportato da TrevisoToday.
FRANCIA. Human Rights Watch: Francia non rimandi gli afghani nel regime dei talebaniHuman Rights Watch ha lanciato un allarme sulla politica migratoria francese nei confronti dei cittadini afghani. Come riporta Human Rights Watch, la Francia ha confermato di aver aperto un "dialogo tecnico" con le autorità talebane relativo ai rimpatri forzati verso l'Afghanistan.
Il Ministero degli Esteri francese ha dichiarato che i colloqui mirano a facilitare l'allontanamento dei cittadini afghani privi di un regolare titolo di soggiorno e considerati un rischio per la sicurezza nazionale. I funzionari francesi sostengono che il dialogo sia circoscritto a questioni tecniche, ma non hanno fornito alcuna garanzia concreta sulla protezione delle persone a rischio particolare, incluse donne e ragazze.
Per l'organizzazione, questa apertura rappresenta una svolta pericolosa, che espone i cittadini afghani presenti in Francia al rischio di persecuzioni, torture e altri gravi abusi, in contrasto con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani assunti da Parigi. HRW ricorda che dalla presa del potere nell'agosto 2021 i talebani hanno emanato decreti e leggi che hanno privato gli afghani dei diritti fondamentali, con donne e ragazze escluse dall'istruzione, dalla libertà di movimento e di espressione.
L'organizzazione segnala inoltre prove consistenti del fatto che le forze talebane abbiano detenuto e torturato persone rimpatriate con la forza nel paese, citando ad esempio i casi registrati tra chi è stato respinto dal Pakistan.
Il "dialogo tecnico" francese arriva dopo che, nel giugno 2026, una delegazione talebana si è recata a Bruxelles per discutere di politiche migratorie e di rimpatrio con funzionari dell'Unione Europea. HRW sottolinea che la Germania ha già rimpatriato 263 cittadini afghani dall'anno precedente, un dato che testimonia una spinta più ampia da parte di alcuni governi europei verso il rimpatrio di cittadini afghani.
A rafforzare le preoccupazioni dell'organizzazione è anche l'iniziativa della Corte Penale Internazionale, che all'inizio di ottobre ha reso pubblici i mandati d'arresto, emessi nel 2025, nei confronti del leader supremo dei talebani Haibatullah Akhundzada e di altri tre alti funzionari, accusati del crimine contro l'umanità di persecuzione per motivi di genere e politici. I mandati riguardano la persecuzione di donne, ragazze e persone che non si conformano alle aspettative di genere imposte dai talebani, oltre alla repressione politica di chi viene considerato "alleato di donne e ragazze".
Secondo Human Rights Watch, nessun paese dovrebbe forzare il rimpatrio di rifugiati verso l'Afghanistan finché i talebani continuano a commettere diffuse violazioni dei diritti umani. L'organizzazione chiede quindi alla Francia di sospendere ogni piano di espulsione, ribadendo che la cooperazione sul controllo della migrazione non deve mai trasformarsi in uno strumento per rimandare le persone in un paese dove rischiano concretamente persecuzioni o conseguenze ancora più gravi.
ITALIA. Cpr, Cassazione annulla sospensione a tre dottoresse indagateLa linea dura invocata dal governo nei confronti dei medici chiamati a valutare l'idoneità delle persone straniere al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri ha subito una prima battuta d'arresto. Come riporta Domani, la Corte di Cassazione ha annullato le misure cautelari interdittive che prevedevano la sospensione dalla professione per dieci mesi a carico di tre dottoresse indagate nell'inchiesta della procura di Ravenna sui certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr.
La decisione è l'esito del ricorso presentato dagli avvocati Francesca Cancellaro e Salvatore Tesoriero, che hanno dimostrato la sproporzione delle misure cautelari applicate. La Cassazione ha disposto il rinvio al tribunale del Riesame di Bologna per lo svolgimento di un nuovo giudizio, che dovrà tenere conto della necessità di una rilettura della vicenda.
Le tre mediche fanno parte di un gruppo più ampio di professionisti sanitari coinvolti nell'inchiesta: in totale sono almeno nove i medici formalmente indagati, otto dei quali in servizio nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, accusati di falso ideologico in atto pubblico. A questi si è aggiunto l'infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, per il quale si ipotizza anche il reato di associazione a delinquere. Oltre alle tre sanitarie colpite dalla sospensione, ad altri cinque medici è stato inibito il potere di firma sui certificati di inidoneità ai Cpr. L'inchiesta, nata a Ravenna, si è poi estesa coinvolgendo più di venti medici, colpiti lo scorso 16 settembre da perquisizioni in nove città diverse.
La vicenda giudiziaria era stata più volte utilizzata da esponenti del governo per sostenere l'esistenza di una presunta rete organizzata volta a ostacolare le politiche migratorie dell'esecutivo. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva definito "ostruzionismi illegali" il comportamento dei sanitari coinvolti, scrivendo in una lettera al quotidiano La Verità che i medici "che non rispettano la propria missione professionale" userebbero la procedura come strumento per vanificare le decisioni dello Stato. Il ministro aveva inoltre annunciato una revisione delle regole sulle valutazioni sanitarie per l'ingresso nei Cpr, attualmente disciplinate dalla cosiddetta direttiva Lamorgese.
Di fronte a queste dichiarazioni, la pronuncia della Cassazione assume per la difesa un significato che va oltre il singolo provvedimento. Secondo quanto scrivono gli avvocati Cancellaro e Tesoriero, la decisione della Corte restituisce alle dottoresse "la dignità personale e professionale così duramente aggredita" dall'inchiesta. I due legali hanno inoltre ricordato come l'operato delle loro assistite corrispondesse all'adempimento dei doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona, sanciti dalla Costituzione, da fonti internazionali e dalla deontologia medica.
La vicenda non si è comunque conclusa: il procedimento penale prosegue, e toccherà ora al tribunale del Riesame di Bologna pronunciarsi nuovamente sulle misure cautelari, tenendo conto delle indicazioni della Cassazione sulla sproporzione dei provvedimenti originariamente disposti dal gip.
MONDO. Perché gli attacchi aerei Usa non riescono a fermare il boom globale della cocaina
I bombardamenti ordinati dall'amministrazione Trump contro le imbarcazioni veloci usate dai narcotrafficanti per trasportare cocaina non stanno fermando il commercio globale della droga, anzi lo stanno rendendo più resiliente e difficile da intercettare. È quanto emerge da un'inchiesta del Wall Street Journal, firmata da Buenaventura, in Colombia, principale porto sul Pacifico del paese.
Il presidente statunitense ha più volte rivendicato il successo della campagna militare, sostenendo che l'arrivo di droga via mare sarebbe diminuito del 97%. Secondo i dati ufficiali diffusi dalle autorità americane, negli ultimi tredici mesi droni e aerei militari hanno distrutto oltre settanta imbarcazioni, causando la morte di quasi 240 persone tra gli equipaggi e sottraendo ai gruppi criminali un carico di cocaina stimato in 1,5 miliardi di dollari.
Dietro ai numeri sbandierati dalla Casa Bianca, però, la realtà raccontata da ricercatori e funzionari statunitensi è molto diversa. Le imbarcazioni continuano a partire in gran numero dalla Colombia, paese che da solo produce il 70% della cocaina mondiale e che, secondo i ricercatori delle Nazioni Unite, coltiva oggi più foglia di coca e produce più cocaina raffinata che in qualsiasi altro momento della sua storia.
I trafficanti si sono adattati rapidamente ai bombardamenti, cambiando rotte e tattiche. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i sommozzatori della marina colombiana stanno rilevando un uso crescente delle cosiddette "parassite": moduli metallici pieni di cocaina che i contrabbandieri fissano direttamente sotto lo scafo delle navi mercantili in partenza dal porto. Nel cuore della foresta amazzonica, inoltre, i trafficanti hanno spostato parte dei carichi verso est, nascondendo la droga su imbarcazioni che risalgono i grandi fiumi della regione.
Il risultato, secondo l'inchiesta, è una rete di traffico oggi più diffusa ed estesa rispetto al periodo precedente ai bombardamenti. Le forniture di cocaina hanno raggiunto livelli record sia negli Stati Uniti sia in Europa, mentre i prezzi sono in calo e la purezza della sostanza è altissima, fino al 98% nel continente europeo, poiché gli spacciatori non hanno più bisogno di diluire le scorte con sostanze da taglio.
Un ricercatore dell'organizzazione non governativa Global Initiative Against Transnational Organized Crime, con sede a Ginevra, ha osservato che la campagna aerea sembra puntare più a mostrare un'azione spettacolare e decisa che a colpire in modo efficace la criminalità organizzata. Un altro esperto colombiano, citato dal quotidiano, ha sintetizzato la situazione affermando che le barche continuano a partire perché l'oceano Pacifico resta troppo vasto per essere pattugliato in modo efficace.
Al contempo, come riportato anche da altre testate statunitensi, la retorica della Casa Bianca si è ulteriormente inasprita: il presidente ha avvertito che qualsiasi paese coinvolto nel traffico di droga verso gli Stati Uniti potrebbe essere bersaglio di attacchi militari, provocando una dura reazione da parte del presidente colombiano Gustavo Petro e alimentando le tensioni nella regione.
ITALIA. Droga. Carcere, stigma e cure negate: l’ONU segnala il peso delle politiche proibizioniste sulle donneIl rapporto dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani richiama il contributo di undici organizzazioni della società civile italiana. Intanto dal prestigioso BMJ arriva l’appello: «La guerra alla droga è una guerra alle donne».
Le conseguenze delle politiche sulle droghe sui diritti delle donne e delle ragazze sono al centro del nuovo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il documento, che è stato presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, descrive un sistema nel quale repressione, disuguaglianze di genere e marginalità si rafforzano reciprocamente. E indica una direzione politica: ridurre il ricorso alla punizione, garantire servizi volontari e accessibili, considerare la depenalizzazione del possesso per uso personale e una regolamentazione responsabile.
Il rapporto ONU A/HRC/63/56 la submission promossa da undici organizzazioni, che analizza gli effetti delle restrizioni introdotte in Italia dal 2022 nelle politiche penali, penitenziarie e di sicurezza. Il documento italiano affronta cinque ambiti: piccoli reati di droga, giustizia minorile, rischio di trattamenti coercitivi in comunità “chiuse”, maternità ed esecuzione della pena, proteste in carcere. In quel passaggio l’OHCHR afferma che negare l’accesso ai programmi sociali sulla sola base della dipendenza, per esempio condizionando l’assistenza alla partecipazione a trattamenti o a test antidroga, può costituire una discriminazione inammissibile
A rafforzare il dibattito internazionale è intervenuto anche il prestigioso British Medical Journal - BMJ, con l’editoriale “The war on drugs is a war on women” a firma di Claudia Stoicescu, N A Mohd Salleh, Corina Giacomello, Rose André Y Faye e Rita Gatonye. Il testo denuncia come criminalizzazione, violenza e stigma ostacolino l’accesso delle donne alle cure e propone depenalizzazione del possesso, superamento delle pene minime obbligatorie per i reati minori e alternative alla detenzione. Chiede inoltre finanziamenti dedicati per servizi costruiti con le donne, che integrino riduzione del danno, salute sessuale e riproduttiva, sostegno contro la violenza e protezione sociale.
«Il rapporto ONU rende visibile un problema che le politiche sulle droghe continuano troppo spesso a ignorare: le donne incontrano ostacoli specifici, prodotti anche dalle norme e dall’organizzazione dei servizi», dichiara Susanna Ronconi di Forum Droghe, che ha curato la submission. «La paura di perdere i figli, il peso delle responsabilità familiari, la violenza subita e lo stigma possono rendere difficile persino chiedere aiuto. Una politica efficace deve partire da queste condizioni e costruire risposte accessibili, rispettose e volontarie».
«Il richiamo alla nostra nota è importante nella sua portata precisa: l’OHCHR la cita nel passaggio sulle discriminazioni nell’accesso ai servizi sociali», prosegue Ronconi. «L’assistenza non può diventare uno strumento di pressione sulle persone. Casa, sostegno economico e relazioni sono condizioni che possono rendere possibile un percorso di autonomia. Negarle a chi vive una difficoltà rischia di consolidare quella difficoltà».
«L’editoriale del BMJ aggiunge una voce autorevole a questo confronto e pone una questione concreta: i servizi per le donne devono essere parte essenziale dell’offerta, con risorse dedicate», aggiunge Ronconi. «Servono luoghi sicuri, sostegno tra pari, possibilità di accedere alle cure senza dover rinunciare alla cura dei figli. E serve riconoscere che le donne che usano droghe possiedono competenze sulla propria vita che devono entrare nelle decisioni».
«Nel contributo italiano abbiamo contestato l’inasprimento penale e il rischio di percorsi terapeutici segnati dalla coercizione», conclude Ronconi. «Quando la scelta viene compiuta sotto la minaccia del carcere, occorre interrogarsi sulla libertà del consenso. Le indicazioni dell’ONU e le proposte dell’editoriale BMJ ci chiedono di investire nelle alternative, nei servizi territoriali e nella partecipazione delle donne. È su questo terreno che dobbiamo valutare anche le politiche italiane».
Le organizzazioni firmatarie chiedono un confronto pubblico sulle conseguenze delle politiche italiane e sulle riforme necessarie per garantire accesso non discriminatorio all’assistenza, trattamenti volontari, sostegno alla maternità, alternative al carcere e partecipazione delle donne che usano droghe.
Forum Droghe - Stefano Vecchio, Presidente
«La valutazione delle politiche sulle droghe deve includere i danni prodotti dalla repressione. Il rapporto ONU e l’editoriale del BMJ offrono indicazioni convergenti: ridurre il ricorso al carcere, garantire accesso alla salute e coinvolgere le persone interessate. Chiediamo che questi criteri orientino anche le scelte italiane».
Fondazione LILA Milano - Lella Cosmaro, Veronica Walsh, operatrici e attiviste
«La paura del giudizio può allontanare le donne dalla prevenzione, dai test e dalle cure. Occorre integrare riduzione del danno, prevenzione dell’HIV e delle epatiti, salute sessuale e riproduttiva e sostegno sociale, attraverso servizi capaci di accogliere senza stigmatizzare».
LILA Nazionale OdV - Giusi Giupponi - Presidente, Attivista
«La tutela della salute richiede fiducia, riservatezza e accesso effettivo ai servizi. Le politiche punitive e lo stigma, possono compromettere queste condizioni e rendere più difficile la prevenzione dell’HIV e l’accesso alle cure. Chiediamo risposte che raggiungano le donne e rimuovano le discriminazioni, anche nei percorsi assistenziali».
Diritti Globali–SocietàINformazione - Sergio Segio, presidente
«Le conseguenze delle politiche sulle droghe attraversano libertà, salute, casa, lavoro e relazioni familiari. Quando povertà e stigma diventano ragioni di esclusione, la disuguaglianza si approfondisce. Rendere visibili questi effetti è necessario per chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità».
CNCA - Caterina Pozzi, Presidente Nazionale
«I percorsi di cura devono fondarsi sulla relazione, sul consenso e su progetti individualizzati. Abbiamo segnalato il rischio di risposte residenziali che riproducano la chiusura detentiva. Servono interventi territoriali e possibilità diverse, capaci di sostenere l’autonomia e i legami delle persone».
La Società della Ragione - Giulia Melani, presidente
«Per le madri che usano droghe lo stigma può pesare sulla valutazione delle capacità genitoriali e sull’accesso alle opportunità fuori dal carcere. La protezione dei bambini richiede sostegni concreti e valutazioni individuali, con soluzioni che tutelino insieme i diritti delle donne e quelli dei loro figli».
CGIL — Alessandra Tersigni - Responsabile nazionale carcere e dipendenze
«Il diritto alla salute e alla protezione sociale ha bisogno di servizi pubblici accessibili, personale e risorse. Una casa, un reddito e un’opportunità di lavoro possono rendere praticabile un percorso di autonomia. Il sostegno non può essere subordinato a condizioni che alimentano lo stigma o limitano l’autodeterminazione: servono politiche che rimuovano gli ostacoli all’autonomia, non che li trasformino in ulteriori strumenti di marginalizzazione».
ITARDD - Pino Di Pino, Presidente
«Una riduzione del danno attenta alle donne richiede orari, luoghi e modalità di accesso compatibili con le loro vite, oltre a spazi sicuri e personale formato. L’ascolto delle persone interessate deve guidare la progettazione dei servizi e la valutazione di ciò che funziona».
ItaNPUD — Alfredo Pellegrini, Presidente
«Le donne che usano droghe devono poter partecipare alle decisioni che riguardano la loro salute e la loro vita. L’esperienza diretta è una competenza indispensabile. Chiediamo che sia riconosciuta nei servizi e nelle politiche, garantendo possibilità reali di parola e di scelta».
L’Isola di Arran ODV - Maria Teresa Ninni, Valentina Mancuso e Dinah Macmillan operatrici sociali e attiviste
«La possibilità di ricostruire un percorso passa anche dalla continuità dei legami e da relazioni di fiducia. Per le donne segnate da stigma e marginalità, incontrare ascolto e sostegno può aprire nuove possibilità. Le istituzioni devono creare le condizioni perché questi percorsi siano accessibili e duraturi».
Firmatari della submission: Forum Droghe; Harm Reduction International; LILA – Lega Italiana Lotta all’AIDS Milano; LILA – Lega Italiana Lotta all’AIDS nazionale; Diritti Globali – SocietàINformazione; CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti; La Società della Ragione; CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ITARDD – Rete italiana Riduzione del Danno; ItaNPUD – Rete italiana delle persone che usano droghe; L’Isola di Arran ODV.
Documentazione: RAPPORTO ONU · SUBMISSION · Editoriale BMJ
MONDO. Petrolio, Iea: domanda mondiale -2,6 mln barili/g in 2026, diesel -25%L'Agenzia internazionale per l'energia (Iea) prevede che la domanda mondiale di petrolio diminuirà di 2,5 milioni di barili al giorno su base annua nel quarto trimestre del 2026 e di 2,6 milioni di barili al giorno in media nel 2026. È quanto emerge dal report di ottobre. "Poiché la guerra con l'Iran si manifesta con la limitata disponibilità di prodotti, l'impennata dei prezzi dei carburanti e il peggioramento delle prospettive economiche, il diesel registrerà il 25% del calo". "Una ripresa parziale, di 2 milioni di barili al giorno, porterà il consumo globale di petrolio nel 2027 a 620.000 barili al giorno, ovvero dello 0,6%, al di sotto dei livelli del 2025", aggiunge l'Iea. (Askanews)
FRANCIA. Emissioni di gas serra stanno diminuendo a causa di aumento prezzi carburantiIl forte calo del consumo di carburanti, i cui prezzi hanno raggiunto livelli record, è una delle cause principali della diminuzione delle emissioni di gas serra osservata in Francia negli ultimi mesi.
Secondo i barometri mensili e previsionali pubblicati martedì 13 ottobre dal Citepa, l'ente incaricato dell'inventario nazionale delle emissioni, tali emissioni di carbonio sono diminuite del 4,1% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2025. Potrebbero diminuire del 2,8% nell'arco dell'intero anno, grazie al settore dei trasporti, ma anche a quello del riscaldamento.
Se confermata - scrive Le Monde -, questa cifra si inserirà nella tendenza degli ultimi due anni, con riduzioni delle emissioni che rimangono insufficienti rispetto agli obiettivi climatici (-2,1% nel 2025 e -3% nel 2024). Il Paese dovrà intensificare notevolmente i propri sforzi per rispettare la nuova tabella di marcia per la decarbonizzazione, la strategia nazionale a basse emissioni di carbonio (SNBC3), e raggiungere un ritmo di riduzione annuo compreso tra il 5% e il 6%.
Nel primo semestre, le emissioni dei trasporti - un settore che rappresenta circa un terzo delle emissioni - sono diminuite del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. In un contesto di forte aumento dei prezzi legato al conflitto in Medio Oriente, il consumo di carburanti è infatti nettamente diminuito.
Il Citepa prevede che le emissioni del settore continuino a diminuire nel secondo semestre a un ritmo simile. Sebbene tale calo sia positivo per il clima, ne risentono essenzialmente gli automobilisti, e il consumo dovrebbe tornare a crescere quando i prezzi smetteranno di salire vertiginosamente.
Tuttavia, potrebbe non tornare ai livelli pre-crisi, poiché le vendite di veicoli elettrici sono aumentate parallelamente negli ultimi mesi.
Ancor più dei trasporti, il settore del riscaldamento ha contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni nel primo semestre, con un calo del 12% rispetto al 2025.
La diminuzione del consumo di gas fossile per il riscaldamento delle abitazioni e degli edifici è dovuta principalmente a fattori meteorologici e a temperature più miti rispetto al 2025. Il mese di febbraio, in particolare, è stato molto caldo (+3,5 °C rispetto alle medie stagionali).
Negli altri settori principali, il Citepa prevede lievi riduzioni delle emissioni di gas serra nel corso dell'anno: dell'1,8% nell'industria manifatturiera e nell'edilizia e dell'1,3% nell'agricoltura - il secondo settore per volume di emissioni.
Unica eccezione è rappresentata dal settore dell'industria energetica, che comprende numerose attività che vanno dalla produzione di energia elettrica all'estrazione, alla produzione, alla trasformazione e alla distribuzione di energia e rappresenta circa il 10% delle emissioni nazionali.
Il barometro previsionale prevede un aumento delle emissioni del 3,6% nel 2026, attribuibile, in particolare, alla produzione di energia elettrica. Sebbene tale produzione sia decarbonizzata per circa il 95%, grazie alle energie rinnovabili e al nucleare, l'ente incaricato dell'inventario nazionale prevede un maggiore ricorso alle centrali a gas per soddisfare il fabbisogno di elettricità dei paesi vicini, come è avvenuto durante l'estate. In totale, secondo questo barometro, le emissioni territoriali della Francia potrebbero ammontare a 349,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2026, un livello leggermente superiore alla traiettoria indicativa della SNBC3, che prevede un calo del 3,1% quest'anno. Quest'ultima prevede poi riduzioni del 5,7% nel 2027 e del 6,1% nel 2028. Questo bilancio riguarda le emissioni che si verificano sul territorio nazionale e non include le emissioni legate al consumo in Francia di prodotti fabbricati all'estero. Non include nemmeno le emissioni causate dagli incendi verificatisi dall'inizio dell'anno. Secondo l'ente, questi incendi hanno generato circa 5,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, una cifra superiore del 43% a quella dell'anno record del 2022.
(Energia Oltre)
U.E.. Pasti vegani negati, Corte UE: violata la libertà di coscienzaL'Autorità di uno Stato aderente alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo non può negare la somministrazione di pasti vegani ai cittadini sotto la sua custodia.
La Corte europea per i diritti umani ha condannato la Svizzera a versare 26 mila euro fra spese processuali e risarcimento per danno non patrimoniale inflitto a due persone vegane. La Corte ha rilevato che ai ricorrenti, due uomini in custodia d'autorità, non erano stati sistematicamente forniti pasti vegani. I due cittadini, avevano presentato ricorso per violazione della libertà di pensiero e di coscienza, ai sensi dell'articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Per la prima volta la Corte è stata chiamata a esaminare se l'osservanza di norme alimentari legate a una convinzione etica, quale il veganismo, rientri nella tutela offerta dall'articolo 9.
L'analisi della Corte- Sebbene un’analisi di diritto comparato tra i 46 Stati parte della Convenzione avesse evidenziato una varietà di approcci, è risultata una convergenza di vedute sulla necessità di prendere in considerazione le richieste di diete vegane. "Pertanto, lo Stato, a fronte delle convinzioni vegane coerenti e autentiche dei ricorrenti, nonché delle loro richieste di seguire una dieta vegana durante la privazione della libertà, era tenuto a esaminare nel merito le doglianze degli interessati all'interno di un quadro giuridico chiaro".
Il comportamento della Svizzera- I Tribunali svizzeri non si erano pronunciati nel merito delle pretese alimentari dei ricorrenti. Una mancata disamina nel merito di argomentazioni "serie e fondate" - sostiene la Corte. La richiesta di una dieta vegana da parte dei ricorrenti era "conforme alle loro convinzioni etiche, unitamente alla mancata ricerca di un giusto equilibrio tra gli interessi in gioco durante il periodo in cui essi erano affidati alle autorità svizzere, ha configurato una violazione dell'articolo 9".
La decisione della Corte- La Corte ha esaminato le doglianze dei ricorrenti sotto il profilo della libertà di pensiero e di coscienza, anziché della libertà religiosa, facendo riferimento a studi di diritto comparato dai quali emergeva che gli Stati contraenti consideravano il veganismo "una convinzione di natura non religiosa".
Ha quindi stabilito che le convinzioni vegane dei ricorrenti possedevano il livello richiesto di «coerenza, serietà, solidità e importanza» per beneficiare della tutela prevista dall'articolo 9 della Convenzione. Di conseguenza, i ricorrenti potevano vantare una pretesa fondata ai sensi della Convenzione, rendendo così applicabile l'articolo 13 (Diritto al ricorso).
Libertà di pensiero, di coscienza e non solo di religione - L'articolo 9 della Convenzione può essere invocato anche per ragioni di libero pensiero e coscienza. Per la Corte, il veganismo rientra in tali libertà e di conseguenza una società democratica non può assoggettarlo a restrizioni superiori a quelle stabilite come necessarie per legge.
(@nmviOggi)
MONDO. Il giorno più importante nella storia della matematicaIl 6 ottobre è stato definito "probabilmente il giorno più importante nella storia della matematica fino ad ora". Quel giorno OpenAI ha pubblicato 719 articoli che illustravano le soluzioni trovate dal suo modello per almeno 372 problemi di lunga data. Il clamore suscitato dalle scoperte matematiche dell'IA è un'anticipazione di ciò che potrebbe presto accadere in molti campi scientifici.
ITALIA. Cosa pensano gli italiani dei cibi ultraprocessatiIl dibattito sui cibi ultraprocessati si muove oggi sul filo di un doppio binario, diviso tra la tutela della salute e le reali esigenze di praticità della vita quotidiana. Ma quando si parla di questa categoria di alimenti, che cosa passa realmente nella mente dei consumatori e come orientano le proprie scelte a tavola?
Una risposta dettagliata arriva dall’indagine condotta da SWG, che fotografa il punto di vista degli italiani sui cibi ultraprocessati, tema sempre più al centro dell’attenzione pubblica.
Quando viene chiesto quali caratteristiche facciano pensare che un alimento appartenga a questa categoria, il campione individua tre fattori principali ben precisi. Per il 60% degli intervistati a pesare di più è la presenza di conservanti, coloranti, aromi o altri additivi, percentuale che sale al 62% tra la Gen X. A seguire, il 47% indica la produzione di tipo industriale, mentre il 37% punta il dito contro la presenza di ingredienti o sostanze che normalmente non si usano cucinando a casa, un’opinione condivisa dal 42% dei Baby Boomers.
Fattori come il contenuto elevato di zuccheri, grassi o sale o la lunghezza della lista degli ingredienti ottengono percentuali inferiori, rispettivamente intorno al 30% e al 24%. Sorprendentemente, incidono pochissimo il fatto che un prodotto sia confezionato, già pronto da scaldare o fortemente pubblicizzato da grandi marchi, elementi citati da quote comprese tra l’11% e il 6%.
Emerge inoltre un divario generazionale interessante: se Gen X e Baby Boomers guardano soprattutto agli ingredienti e alla lavorazione, la Gen Z sposta l’attenzione sulla lunga conservazione, su un gusto e una consistenza molto diversi dai prodotti naturali e persino sul confezionamento.
Di fronte a prodotti specifici presenti nei supermercati, la percezione dei consumatori mostra margini di grande incertezza. Esistono alimenti comunemente ritenuti più salutari o quotidiani per i quali la natura “ultraprocessata” crea forti dubbi.
Nel caso del minestrone surgelato, ad esempio, solo il 14% lo definisce tale, mentre il 37% ritiene che dipenda dagli ingredienti e dai processi di produzione, il 36% esclude che lo sia e il 13% non sa rispondere. Dinamiche simili si registrano per lo yogurt alla frutta (ritenuto ultraprocessato dal 41%, ma con un 29% che dice “dipende” e un 17% che nega), per l’hamburger fresco confezionato (21% di sì, 33% che lega la risposta al tipo di lavorazione e 33% di no) e per i cereali per la prima colazione (30% di sì, 37% di pareri condizionati dagli ingredienti e 18% di no).
I dubbi persistono anche per il pane integrale confezionato a fette (31% sì, 33% dipende, 22% no) e per il latte al cacao (32% sì, 33% dipende, 18% no). Le idee diventano invece molto più nette e consapevoli quando si sale verso prodotti percepiti come più complessi: il burger vegetale è considerato ultraprocessato dal 45% del campione, mentre la barretta proteica raggiunge il 54%.
La necessità di prestare attenzione a ciò che si mangia è ampiamente condivisa: il 56% degli italiani è del tutto d’accordo sul fatto che sarebbe preferibile limitare i cibi ultraprocessati il più possibile nella propria alimentazione, con punte del 58% tra le donne e del 76% tra i Baby Boomers.
Tuttavia, la teoria deve fare i conti con la pratica di tutti i giorni. Per un terzo degli intervistati (33%) questi prodotti sono ormai così diffusi che risulta difficile evitarli completamente, e il 23% ammette che rappresentano una soluzione pratica indispensabile quando si ha poco tempo. Tra i più giovani della Gen Z, la ricerca di praticità e convenienza si fa ancora più marcata: il 30% li sceglie perché permettono di avere sempre qualcosa di pronto e disponibile, il 29% li considera una scelta economica conveniente e il 23% vi ricorre per piacere o gratificazione personale.
Nel quadro generale, emergono motivazioni complementari: il 17% li usa perché facilitano la vita quotidiana pur sapendo che non sono la scelta ideale, un altro 17% li sceglie per puro piacere o gratificazione, il 16% li apprezza per la convenienza economica e l’11% ritiene che siano spesso demonizzati più del necessario, sottolineando che a contare davvero sia quanto e come vengano consumati.
Quando si passa a valutare possibili interventi istituzionali per ridurre il consumo eccessivo di questi alimenti, il consenso popolare si distribuisce in modo netto.
La richiesta di trasparenza batte ogni altra misura: il 69% degli intervistati (e il 76% dei Baby Boomers) è del tutto d’accordo nell’obbligare i produttori a indicare chiaramente sulla confezione se un prodotto rientra nella categoria degli alimenti ultraprocessati. Netto favore anche per l’introduzione di limiti alla presenza di questi cibi nelle mense scolastiche, sostenuta dal 69% del campione (con picchi del 75% tra i Baby Boomers e del 64% tra le donne).
Il 58% approva la richiesta di rendere più semplici e comprensibili le informazioni sulla composizione dei prodotti, percentuale che sale al 69% tra i Baby Boomers. Altrettanto condivisa (57%) è la proposta di introdurre limiti più stringenti all’impiego di specifici additivi, edulcoranti ed esaltatori di sapidità. Il 48% guarda con favore a limiti sulla pubblicità rivolta a bambini e adolescenti.
L’unica misura che non convince e raccoglie minor consenso è l’introduzione di una tassazione specifica finalizzata a rendere i prodotti ultraprocessati più costosi: a dirsi del tutto d’accordo è appena un terzo degli italiani (33%), con una quota leggermente superiore (39%) registrata tra i Baby Boomers.
(FoodAffairs.it)
USA. Dalla Ipo di Spacex, boom da 100 miliardi di investimenti nello spazioL’offerta pubblica iniziale di SpaceX su difesa e infrastrutture spaziali con cui si è aperta l’estate 2026, ha catalizzato gli investimenti nell’economia spaziale che per la prima volta mirano a superare i 100 miliardi di dollari quest’anno. La previsione emerge dal nuovo rapporto di Space Capital, società di investimento nel private capital che sottolinea, inoltre, il rischio di sopravvalutazione delle aziende spaziali fino allo status di unicorno, ovvero una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari. «Pensavamo tutti che il 2021 fosse stato un mercato eccezionalmente caldo» - dichiara Chad Anderson, CEO di Space Capital - «rispetto a quello che sta accadendo oggi, sembra un fenomeno marginale».
ITALIA. Agenzia Entrate usa Ia in modo improprio in un accertamento fiscaleL’Agenzia delle Entrate ha avviato un’indagine interna su due dipendenti, un dirigente e un funzionario, per l’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale in un accertamento fiscale. Il caso riguarda un’azienda che aveva beneficiato di un credito d’imposta per ricerca e sviluppo legato alla realizzazione di una centralina antifurto. L’Agenzia aveva contestato l’agevolazione sostenendo che il progetto non presentasse i requisiti di innovazione richiesti dalla legge. Per sostenere questa tesi, i funzionari avevano utilizzato sistemi di intelligenza artificiale disponibili online, interrogandoli sulla diffusione e sull’originalità delle tecnologie impiegate. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Campania, con la sentenza 4759/2026, ha stabilito che le risposte dell’IA non possono avere valore probatorio nei giudizi tributari, perché non garantiscono accuratezza, verificabilità e ricostruzione attendibile dei fatti. I giudici hanno inoltre rilevato che i quesiti posti all’intelligenza artificiale erano errati e avevano contribuito a conclusioni sbagliate. L’utilizzo di strumenti generativi esterni non autorizzati viola anche una direttiva interna dell’Agenzia del 2025, che ne vieta l’impiego per redigere atti impositivi e gestire il contenzioso. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata soltanto come strumento di supporto, con supervisione umana e nel rispetto delle regole interne. L’Agenzia ha quindi disposto un audit per accertare le responsabilità ed eventualmente adottare provvedimenti. Secondo i sindacati, i due dipendenti coinvolti sarebbero già stati sollevati dall’incarico, circostanza che non risulta confermata ufficialmente nel testo.
MONDO. PIL. Le previsioni del Fondo Mondiale InternazionaleSecondo le nuove previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi), il Pil globale crescerà del 3,1% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. A beneficiare maggiormente dello scenario sono gli esportatori di energia e i Paesi protagonisti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre soffrono le economie dipendenti dalle importazioni energetiche. Gli Stati Uniti cresceranno del 2,3% in entrambi gli anni, sostenuti da consumi, investimenti tecnologici e produttività. Taiwan e Corea del Sud traggono vantaggio dalla domanda di semiconduttori, mentre l’Eurozona avanza più lentamente, dell’1,1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Per l’Italia, l’Fmi alza la stima di crescita allo 0,8% nel 2026, ma prevede un rallentamento allo 0,6% nel 2027. La Germania torna a crescere dell’1,3%, la Spagna del 2,5%, mentre la Cina rallenta e l’India mantiene un’espansione del 7%. Il Fondo avverte però che il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe ridurre la crescita globale di mezzo punto nel 2027. Ancora più significativo il rischio di una bolla dell’intelligenza artificiale, il cui scoppio potrebbe ridurre il Pil mondiale dello 0,6% rispetto allo scenario di base, con ulteriori effetti negativi sui mercati finanziari. L’Fmi richiama infine i governi alla prudenza sui conti pubblici, raccomandando di ridurre il debito e limitare gli aiuti contro il caro energia a interventi temporanei e mirati.
U.E.. Il Garante europeo traccia i confini per gli occhiali smartIl Consiglio europeo per la protezione dei dati ha adottato ieri una dichiarazione sugli occhiali intelligenti (smart glasses) nel tentativo di inquadrarne l’utilizzo nel rispetto delle norme UE sulla privacy. «Questi dispositivi sembrano normali occhiali, ma integrano telecamere e microfoni e sono connessi a Internet. Ciò solleva serie preoccupazioni in materia di privacy, poiché le persone potrebbero essere riprese a loro insaputa», ha dichiarato la Garante europea per la protezione dei dati personali, Anu Talus. «I rischi sono ancora maggiori in ambienti sensibili — come ospedali, scuole o luoghi di lavoro — e quando le registrazioni vengono condivise sui social network. I bambini sono particolarmente esposti, sia quando utilizzano questi occhiali sia quando vengono ripresi», ha aggiunto Talus.
Il Consiglio riconosce che gli occhiali intelligenti aprono nuove opportunità di comunicazione, assistenza e innovazione. Ma per limitare i rischi, il documento adottato ieri fornisce primi orientamenti preliminari a utenti, produttori e fornitori di servizi. La responsabilità dell’utente nel trattamento dei dati personali ai sensi del GDPR dipende dalle modalità di utilizzo: se comporta la condivisione di foto o video su un account social pubblico, o se gli occhiali vengono impiegati nell’ambito di attività ufficiali, professionali o politiche, l’utente sarà considerato titolare del trattamento. Né il produttore né il fornitore di un’applicazione possono trasferire i propri obblighi agli utenti.
Una delle principali sfide individuate è quella della trasparenza. Per via dell’aspetto discreto degli occhiali e delle loro modalità d’uso, le persone vicine potrebbero non rendersi conto di essere coinvolte in un trattamento di dati personali, né sapere da chi o per quale scopo. Secondo la Garante Talus, «gli occhiali intelligenti dovrebbero rendere evidente la registrazione in corso, ad esempio tramite luci LED ben visibili, segnali acustici o avvisi vocali». Anche negli spazi pubblici, «le persone presenti devono poter comprendere chiaramente che qualcuno le sta riprendendo o fotografando».
(Il Mattinale europeo)
U.E.. Materiali termoisolanti: uno su tre non rispetta le prestazioni dichiarateI test dell’Unione europea mettono sotto i riflettori i materiali termoisolanti. E scoprono che un terzo di quelli controllati non rispetta la prestazioni dichiarate, i requisiti tecnici o di documentazione. Prodotti isolanti efficienti e affidabili sono fondamentali per migliorare il rendimento energetico degli edifici europei, riducendo al contempo le emissioni di gas serra e le bollette energetiche. Ma le analisi di laboratorio fatte su sei tipi di materiali isolanti, prelevati in diversi paesi europei, rivelano criticità nelle prestazioni dichiarate. E queste riguardano le prove di resistenza termica e quelle di reazione al fuoco. Alcuni materiali, insomma, possono non garantire il livello di isolamento termico che promettono oppure incendiarsi più rapidamente di quanto dichiarino.
Sono i nuovi risultati dei test di sorveglianza sul mercato dei prodotti diffusi dall’Unione europea. I risultati della nuova campagna, informa una nota, sottolineano “l’importanza della vigilanza del mercato e la necessità che gli utenti finali verifichino le informazioni relative alle prestazioni prima di scegliere i prodotti isolanti”.
Il progetto è stato realizzato con la partecipazione dalle autorità di vigilanza del mercato (AVM) di 14 paesi (fra i quali l’Italia). In tutto sono stati selezionati 106 campioni provenienti da 6 materiali isolanti di uso comune: polistirene espanso (EPS) e polistirene estruso (XPS), lana minerale, vetro cellulare, lana di legno e fibra di legno.
Le prove hanno verificato l’efficacia dei materiali nel rallentare la dispersione termica, la corrispondenza del loro spessore alle specifiche dichiarate e la loro reazione al fuoco.
Il 32% dei campioni – 31 su 97 testati – non ha soddisfatto i requisiti di resistenza termica e il 14% (11 su 81) non ha soddisfatto i requisiti della classe dichiarata relativamente alla reazione al fuoco.
Sono state inoltre verificate le marcature e la documentazione. In totale, 68 campioni (64%) non hanno soddisfatto i requisiti, principalmente a causa di una dichiarazione di prestazione (DoP) incompleta o mancante oppure dell’assenza della marcatura CE.
Le prove di resistenza termica hanno valutato se i prodotti isolanti garantiscano il livello di ritenzione termica dichiarato dai rispettivi produttori. Questi test hanno misurato la conducibilità termica e lo spessore dei prodotti, due fattori che influenzano l’efficacia con cui un edificio mantiene il calore in inverno e il fresco in estate.
“Nella maggior parte dei casi, le prestazioni termiche misurate – spiega la nota – differivano dai valori dichiarati dal produttore, il che significa che alcuni prodotti potrebbero non garantire il livello di isolamento che gli acquirenti si aspettano. Anche un numero minore di prodotti non ha soddisfatto i requisiti relativi allo spessore”.
Molti prodotti hanno dimostrato le prestazioni dichiarate ma i risultati “evidenziano l’importanza di dichiarazioni accurate in merito alle prestazioni, poiché gli utenti finali fanno affidamento su tali informazioni nella scelta dei materiali volti a migliorare l’efficienza energetica di un edificio”.
Un altro motivo di preoccupazione è poi il numero “inaspettatamente elevato” di casi di non conformità tra i prodotti classificati nella Classe E per quanto riguarda la reazione al fuoco: 8 prodotti su 52 (15%) di questo gruppo non soddisfacevano la classe di reazione al fuoco dichiarata.
La classe E indica che un prodotto è combustibile, ma deve comunque superare una prova di base che dimostri che una piccola fiamma non si propaga troppo su di esso entro un determinato intervallo di tempo.
I risultati negativi indicano dunque che “alcuni prodotti potrebbero incendiarsi o consentire alle fiamme di propagarsi più rapidamente di quanto suggerisca la loro classificazione dichiarata. Il livello di rischio dipende dal luogo e dalle modalità di installazione dell’isolante. Una classificazione antincendio errata potrebbe indurre i consumatori a scegliere un prodotto che non garantisce il livello di protezione previsto”.
Non sono state riscontrate non conformità tra i 6 prodotti classificati nelle classi da B a D. Entrambi i prodotti classificati nella classe A2 non hanno superato la prova di reazione al fuoco prevista. Solo 1 dei 21 prodotti della classe A1 non soddisfaceva i requisiti.
Nel sistema di classificazione delle prestazioni antincendio dell’UE, i prodotti di Classe A1 sono considerati incombustibili e non contribuiscono in modo significativo alla propagazione di un incendio. Anche i prodotti della classe A2 sono classificati come incombustibili, ma in determinate condizioni possono contribuire in misura molto limitata alla propagazione dell’incendio. Le classi da B a D comprendono prodotti combustibili con livelli crescenti di contribuzione all’incendio.
Le autorità di vigilanza hanno dunque classificato 2 campioni come ad alto rischio e 4 come a rischio grave, principalmente perché le prestazioni antincendio non corrispondevano alla classe dichiarata. La campagna ha disposto il divieto di vendita di un prodotto e ne ha ritirato sette dal mercato.
“Le campagne di vigilanza del mercato contribuiscono a tutelare i consumatori e a garantire che le imprese affidabili non siano penalizzate dalla concorrenza di operatori i cui prodotti non soddisfano i livelli di prestazione dichiarati”, ha dichiarato Vanessa Capurso, responsabile delle politiche presso la Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI (DG GROW) della Commissione europea.
(Help Consumatori del 14/10/2026)
ITALIA. Quasi una famiglia su cinque è a rischio povertà dei trasportiIn Italia quasi una famiglia su cinque è a rischio povertà dei trasporti. Fatica a sostenere i costi della mobilità, quasi tutti legati all’auto privata. E quest’auto privata è fondamentale: è una necessità, non una scelta, perché va a compensare carenze di trasporto pubblico, di treni e collegamenti viari nelle isole, nelle aree interne, nei comuni rurali. Sono circa 4,9 milioni, il 18,46% del totale, le famiglie italiane che nel loro budget di spesa, destinano alla mobilità una percentuale almeno doppia rispetto alla mediana nazionale. Dove il trasporto pubblico è carente, l’auto è una necessità anche per le famiglie più povere e ogni rincaro del carburante – in un parco auto basato al 99,3% su combustibili fossili – diventa uno choc sui bilanci delle famiglie.
Uno studio commissionato da Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti, a TESSA, agenzia di ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia, evidenzia le diverse dimensioni della povertà dei trasporti.
Questa non coincide con la povertà economica perché misura i costi di una mobilità insostenibile, le alternative alle auto, l’accessibilità a servizi fondamentali quali lavoro, scuola, sanità.
“La povertà dei trasporti è il volto sociale di una mobilità carente di infrastrutture e servizi adeguati, e ancora fortemente dipendente da fonti energetiche inquinanti e costose e da tecnologie obsolete. Quasi 1 famiglia su 5 in Italia fatica a sostenere il costo della mobilità”, evidenzia lo studio.
Si tratta di uno svantaggio che mette insieme difficoltà economiche, scarsità di alternative all’auto e distanza dai servizi essenziali. È una fragilità specifica dei territori dove le alternative alle auto sono poche. Mentre nelle città metropolitane, con un trasporto pubblico più capillare, le famiglie a basso reddito possono permettersi una motorizzazione ridotta, nei piccoli comuni il possesso dell’auto resta elevato anche tra le famiglie più povere. È il possesso forzato dell’auto. In questo caso la povertà dei trasporti deriva dalla dipendenza assoluto dalla mobilità privata per muoversi, per raggiungere lavoro, scuola e sanità, che molte famiglie faticano a sostenere economicamente.
“In Italia la mobilità non è un terreno neutro: moltiplica disuguaglianze economiche e territoriali che già esistono – ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia – Milioni di famiglie non usano l’auto per scelta ma perché non hanno alternative, e pagano il conto degli shock di costo dell’energia, che non controlliamo. Due crisi in quattro anni dimostrano una fragilità strutturale, quella di un modello di mobilità fossile, che pesa sui bilanci delle famiglie, sul clima e sulla salute di tutti. Le risorse pubbliche andrebbero utilizzate per superare la dipendenza dal petrolio, non per tagli temporanei alle accise, costosi e poco mirati.”
I costi della mobilità pesano: nel 2024 le famiglie hanno speso in media 297 euro al mese per i trasporti, il 10,78% del budget, un dato in aumento negli anni. Per le famiglie meno abbienti la spesa copre quasi solo i costi per continuare a muoversi, per le più ricche soprattutto l’acquisto o il noleggio del veicolo. Il caro carburante pesa in modo critico su oltre 643 mila famiglie delle fasce più povere della popolazione; quasi la metà di queste si trovano in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria. Nei piccoli comuni, inoltre, il rischio di cumulare povertà dei trasporti e povertà energetica domestica è oltre cinque volte più alto che nelle città metropolitane.
In Italia ci sono 766 comuni con scarse alternative all’auto. Quasi un comune su dieci (9,7%) è ad alta criticità per scarsità di treni, trasporto pubblico e collegamenti alle principali arterie stradali, soprattutto lungo l’arco alpino e appenninico, nelle isole e nelle aree interne del Sud.
Le differenze ci sono però anche all’interno delle grandi città, dove spesso i quartieri periferici o a reddito più basso hanno meno alternative e meno trasporto pubblico. A Roma ad esempio il 42,5% della popolazione vive in zone con meno di 300 corse giornaliere di trasporto pubblico ogni 1.000 abitanti, contro le oltre 2.500 del quartiere centrale meglio servito.
Le difficoltà di mobilità e l’assenza di trasporti alternativi diventano fonti di esclusione da scuola, lavoro, cure mediche. Una fermata vicino casa non basta se le corse dei mezzi pubblici o dei treni sono troppo rare per arrivare in orario, o se i servizi essenziali sono distribuiti male sul territorio. Nel Mezzogiorno e nelle Isole l’accessibilità percepita ai servizi di prossimità è più bassa che al Nord, soprattutto per asili nido e scuole dell’infanzia in Sicilia e Sardegna, e per le famiglie con figli piccoli può tradursi in un ostacolo concreto al lavoro.
Anche la mobilità elettrica, finora, è per pochi. Nei comuni più ricchi circolano 7,76 auto elettriche ogni 1.000 abitanti, contro 1,47 in quelli più poveri: oltre cinque volte tanto. Su scala territoriale il divario è ancora più ampio e si va dalle 53 auto elettriche ogni 1.000 abitanti della provincia di Trento a meno di una in quella di Crotone. “Senza correttivi (anche nella distribuzione dell’infrastruttura di ricarica), la transizione rischia di consolidare le disuguaglianze anziché ridurle”, evidenzia lo studio.
“La transizione della mobilità può essere anche una politica sociale, ma solo se rendiamo le soluzioni pulite accessibili a chi oggi ne è escluso – ha aggiunto Marchetti – La risposta non è indebolire le regole europee, che stanno funzionando bene: i target di emissione sulle auto nuove stanno portando sul mercato elettriche più accessibili in termini di costo. Queste regole vanno accompagnate con interventi nazionali strutturali, calibrati sui territori e sui diversi profili di vulnerabilità, per ridurre costi e proteggere le famiglie più povere dai ricatti dei mercati petroliferi.”
Transport & Environment chiede di rafforzare il trasporto pubblico, potenziando i finanziamenti strutturali, con autobus elettrici e tariffe sociali per le famiglie più fragili; rendere accessibile l’auto elettrica; investire nelle aree interne, con mobilità elettrica condivisa e di comunità, trasporto a chiamata e ricarica pubblica anche nei territori meno serviti; e monitorare la povertà dei trasporti valutando l’impatto degli investimenti pubblici.
(Help Consumatori del 14/10/2026)
Senza il sostegno economico di persone come te non saremmo in grado di informarti.
Se ci ritieni utili, sostienici con una donazione o con un contributo a tua scelta.