Mercoledì 16 settembre 2026
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Cocaina liquida: il nuovo metodo di traffico che elude gli scanner

AMERICHE
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Sciogliere la cocaina in un liquido per farla passare inosservata attraverso i controlli doganali: è una tecnica di contrabbando sempre più diffusa, che secondo gli investigatori sta cambiando il ruolo dell'Europa nella filiera mondiale della droga. Come riporta InsightCrime, il centro studi specializzato in criminalità organizzata in America Latina, il fenomeno della "cocaina liquida" è in crescita costante da un decennio.

 

Il termine indica il cloridrato di cocaina - la forma cristallina in polvere della sostanza - una volta disciolto in acqua, in solventi come etanolo o acetone, oppure in composti chimici quali mannitolo, glucosio, cellulosa o lattosio. Una volta giunta a destinazione, la droga viene ricostituita e lavorata per la distribuzione sul mercato.

 

La prima segnalazione documentata risale al 2011 in Bolivia, quando un carico di cocaina liquida fu sequestrato durante un'operazione di contrabbando transfrontaliero su piccola scala. Da allora la tecnica si è progressivamente affinata e diffusa: negli ultimi quattro anni carichi provenienti dall'America Latina sono stati intercettati in Francia, Croazia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

 

Gli esperti citati da InsightCrime individuano due modalità principali con cui i trafficanti riescono a superare gli scanner doganali. La prima consiste nel sciogliere la cocaina in un liquido vettore, nascosto poi in contenitori etichettati come shampoo, alcolici o prodotti industriali - sostanze chimiche, detergenti, vernici, adesivi, resine - spesso mescolando la sostanza con prodotti commerciali legittimi per renderla ancora più difficile da individuare. La seconda tecnica è quella dell'impregnazione, che prevede di imbevere di cocaina disciolta materiali o tessuti destinati a essere trattati chimicamente in un secondo momento per separare la droga.

 

Secondo gli esperti consultati dal centro studi, questa evoluzione nelle tecniche di occultamento sta trasformando il ruolo dell'Europa nella catena globale del narcotraffico: da semplice mercato di consumo finale, il continente sta diventando sempre più un punto di lavorazione intermedio, dove la cocaina liquida viene ricevuta e poi rielaborata prima di essere immessa sul mercato.

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