Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

La Corte Suprema del Nebraska ha respinto in modo unanime il ricorso che tentava di invalidare le due leggi sulla cannabis terapeutica approvate dagli elettori nel novembre 2024. Come riporta il Nebraska Examiner, la decisione, lunga circa 49 pagine e firmata dal giudice capo Jeffrey Funke, conferma la sentenza di primo grado che aveva respinto le accuse di brogli nella raccolta firme. A promuovere il ricorso era stato l'ex senatore statale John Kuehn, da tempo contrario alla liberalizzazione della cannabis, sostenuto poi anche dal Segretario di Stato Bob Evnen e dal procuratore generale Mike Hilgers, entrambi repubblicani. I tre sostenevano che decine di migliaia di firme raccolte per portare le due iniziative al voto fossero invalide, a causa di presunte frodi da parte dei raccoglitori di firme e irregolarità nelle notarizzazioni. Il nodo centrale della causa riguardava un precedente della stessa Corte Suprema del Nebraska risalente al 1919, il caso Barkley v. Pool, in cui i giudici avevano stabilito che il comportamento fraudolento di un raccoglitore di firme potesse estendersi anche ad altre sue azioni. Kuehn e i funzionari statali sostenevano che lo stesso principio dovesse valere per i notai: se un notaio avesse commesso irregolarità anche solo su una pagina di petizione, tutte le firme raccolte su altre pagine da lui notarizzate avrebbero dovuto perdere automaticamente la "presunzione di validità", a meno che gli organizzatori della campagna non le dimostrassero valide una per una. La giudice distrettuale della Contea di Lancaster, Susan Strong, aveva già respinto questa impostazione nel novembre 2024, stabilendo che circa 1.500 firme sulle due petizioni avevano effettivamente perso la presunzione di validità, ma che tale numero restava ben al di sotto della soglia necessaria per invalidare l'accesso al voto. La Corte Suprema ha ora confermato che la giudice non ha commesso errori di diritto nel non estendere il principio Barkley v. Pool dai raccoglitori di firme ai notai, sottolineando come questi due ruoli abbiano funzioni ed effetti probatori differenti. Per qualificarsi al voto, ciascuna delle due iniziative aveva bisogno di almeno 86.499 firme valide. L'ufficio del Segretario di Stato ne aveva certificate inizialmente 89.962 per la misura sulla legalizzazione e 89.856 per quella sulla regolamentazione: un margine di 6.822 firme in più rispetto al minimo richiesto, che si è rivelato decisivo per respingere il ricorso. Se la Corte Suprema avesse accolto le tesi di Kuehn, i promotori della campagna avrebbero dovuto dimostrare la validità di quasi 173mila firme complessive. Le due leggi, che istituiscono la Nebraska Medical Cannabis Patient Protection Act e la Commissione statale sulla cannabis medica con relativo sistema di licenze commerciali, erano state approvate dagli elettori con margini ampi: la misura sulla protezione dei pazienti aveva ottenuto circa il 71% dei consensi. Il governatore Jim Pillen le aveva firmate rendendole legge lo scorso dicembre 2024. Al termine del procedimento, la direttrice esecutiva dell'associazione Nebraskans for Medical Marijuana, Crista Eggers, ha dichiarato che la battaglia legale "non riguardava la tutela della legge del Nebraska", ma il tentativo di alcuni funzionari eletti di usare i tribunali per scavalcare la volontà popolare. Di segno opposto la reazione del procuratore generale Hilgers, che ha parlato di "giornata triste per l'integrità elettorale del Nebraska", ribadendo le proprie accuse di uso improprio della procedura di notarizzazione. Resta comunque aperto un procedimento penale collegato alla vicenda: uno dei notai coinvolti nella raccolta firme per entrambe le petizioni è stato condannato nella Contea di Hall per 23 capi d'imputazione di cattiva condotta ufficiale e uno per falsa dichiarazione giurata, tutti reati minori, e ha annunciato di voler presentare appello.