Il 68% degli italiani sostiene una difesa comune europea, ma pesa il divario politico
Prevenzione e sicurezza: sono queste le parole che gli italiani associano al concetto di “difesa”. Secondo una recente indagine realizzata da Euromedia Research presentata lunedì 9 giugno al convegno “Difesa. L’industria necessaria”, organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi, l’87% degli intervistati lega il concetto di difesa alla capacità di prevenire minacce e garantire protezione, piuttosto che a un’idea di “lotta e combattimento” (13%).
Su questa base, il dato forse più rilevante è la larga adesione all’idea di una politica comune europea di difesa, sostenuta dal 68,3% degli italiani. Una percentuale significativa, che però cela forti differenze in base all’orientamento politico. Tra gli elettori del Partito Democratico (PD), di Forza Italia e dei partiti centristi (Azione, Italia Viva, +Europa), il consenso è quasi plebiscitario: supera il 90% in tutti e tre i casi (rispettivamente 83,8, 91,3% e 92,5%).
Ben diversa è la situazione tra gli elettori di Fratelli d’Italia e Lega, dove l’adesione cala: solo il 70,4% degli elettori di FdI e il 38,6% di quelli leghisti si dichiarano favorevoli.
Il dato suggerisce una frattura interna al centrodestra, con Forza Italia schierata apertamente su posizioni europeiste e atlantiste, in linea con la tradizione del Partito popolare europeo (PPE), mentre le forze sovraniste mostrano maggiore scetticismo verso un’integrazione militare più stretta all’interno dell’Unione Europea. Un divario che riflette approcci divergenti non solo sulla difesa, ma sul progetto europeo nel suo complesso.
Poca conoscenza del nuovo Commissario UE, ma ampio consenso su necessità NATO
Nonostante l’interesse per una maggiore cooperazione militare nell’UE, due italiani su tre (66,8%) ignorano l’esistenza della figura del Commissario europeo alla Difesa, istituita nella seconda Commissione guidata da Ursula von der Leyen e rappresentata dall’ex premier lituano Andrius Kubilius. Solo il 33,2% ne è a conoscenza. Anche qui emergono nette differenze: la consapevolezza è più alta tra gli elettori di Forza Italia (56,5%) e PD (35,9%), mentre rimane bassa tra gli elettori di FdI (28,9%) e Lega (25%).
La maggioranza degli italiani (65,4%) ritiene poi che la permanenza nella NATO sia necessaria per garantire la sicurezza del Paese, mentre il 12,2% preferirebbe puntare su una forza di difesa europea indipendente dagli Stati Uniti, e un ulteriore 10,4% auspica una posizione neutrale. Anche in questo caso il consenso alla NATO è fortemente differenziato: molto alto tra gli elettori di Forza Italia (89,1%) e PD (82,9%), ma scende al 50% tra gli elettori leghisti e al 61,8% tra quelli del M5S. Rilevante anche il dato sugli incerti e astenuti, dove solo il 58,5% appoggia l’appartenenza all’Alleanza atlantica.
Spesa per la difesa: l’Italia spaccata in tre
Il sondaggio evidenzia una sostanziale tripartizione dell’opinione pubblica riguardo agli investimenti nel settore della difesa: il 33,4% è favorevole al mantenimento dell’attuale livello di spesa; il 31,4% auspica un aumento degli investimenti; il 23% vorrebbe invece una riduzione della spesa militare.
Per quanto riguarda la cybersecurity, secondo il sondaggio il 44,7% degli italiani ritiene che la sicurezza informatica non sia adeguatamente presa in considerazione dalle istituzioni, e oltre la metà (55%) teme che il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale possa generare “nuovi ed enormi problemi di sicurezza informatica”.
Le misure più richieste per proteggere le reti digitali del Paese sono: investimenti in nuove tecnologie per prevenire attacchi (22,3%); controlli su chi gestisce dati sensibili (21,2%); formazione dei cittadini su pratiche digitali sicure (19,2%).
Minacce percepite: migranti, clima e Russia
Le minacce principali alla sicurezza nazionale individuate dagli italiani si concentrano su tre fronti: gestione dei flussi migratori (42,1%); emergenza climatica (40,6%); tensioni geopolitiche tra Occidente e Russia (35%).
Anche qui l’orientamento politico fa la differenza: i flussi migratori sono percepiti come minaccia dal 71,7% degli elettori FdI e dal 63,6% di quelli leghisti, ma solo dal 17,9% degli elettori PD e dal 3,6% di AVS. Al contrario, il cambiamento climatico preoccupa oltre il 60% degli elettori PD e AVS, ma solo il 25% tra gli elettori di FdI e Lega.
Per quanto riguarda invece il terrorismo, nonostante oltre la metà degli italiani (56,5%) dichiari di temere un attacco terroristico, il 51,3% esprime fiducia nel sistema di prevenzione e sicurezza del Paese. Una fiducia più alta tra gli elettori di centrodestra (FdI 80,9%; FI 60,9%), più bassa tra gli elettori M5S (38,2%) e gli indecisi (42,1%).
(a cura di Simone Cantarini su Euractiv del 09/06/2025)
Su questa base, il dato forse più rilevante è la larga adesione all’idea di una politica comune europea di difesa, sostenuta dal 68,3% degli italiani. Una percentuale significativa, che però cela forti differenze in base all’orientamento politico. Tra gli elettori del Partito Democratico (PD), di Forza Italia e dei partiti centristi (Azione, Italia Viva, +Europa), il consenso è quasi plebiscitario: supera il 90% in tutti e tre i casi (rispettivamente 83,8, 91,3% e 92,5%).
Ben diversa è la situazione tra gli elettori di Fratelli d’Italia e Lega, dove l’adesione cala: solo il 70,4% degli elettori di FdI e il 38,6% di quelli leghisti si dichiarano favorevoli.
Il dato suggerisce una frattura interna al centrodestra, con Forza Italia schierata apertamente su posizioni europeiste e atlantiste, in linea con la tradizione del Partito popolare europeo (PPE), mentre le forze sovraniste mostrano maggiore scetticismo verso un’integrazione militare più stretta all’interno dell’Unione Europea. Un divario che riflette approcci divergenti non solo sulla difesa, ma sul progetto europeo nel suo complesso.
Poca conoscenza del nuovo Commissario UE, ma ampio consenso su necessità NATO
Nonostante l’interesse per una maggiore cooperazione militare nell’UE, due italiani su tre (66,8%) ignorano l’esistenza della figura del Commissario europeo alla Difesa, istituita nella seconda Commissione guidata da Ursula von der Leyen e rappresentata dall’ex premier lituano Andrius Kubilius. Solo il 33,2% ne è a conoscenza. Anche qui emergono nette differenze: la consapevolezza è più alta tra gli elettori di Forza Italia (56,5%) e PD (35,9%), mentre rimane bassa tra gli elettori di FdI (28,9%) e Lega (25%).
La maggioranza degli italiani (65,4%) ritiene poi che la permanenza nella NATO sia necessaria per garantire la sicurezza del Paese, mentre il 12,2% preferirebbe puntare su una forza di difesa europea indipendente dagli Stati Uniti, e un ulteriore 10,4% auspica una posizione neutrale. Anche in questo caso il consenso alla NATO è fortemente differenziato: molto alto tra gli elettori di Forza Italia (89,1%) e PD (82,9%), ma scende al 50% tra gli elettori leghisti e al 61,8% tra quelli del M5S. Rilevante anche il dato sugli incerti e astenuti, dove solo il 58,5% appoggia l’appartenenza all’Alleanza atlantica.
Spesa per la difesa: l’Italia spaccata in tre
Il sondaggio evidenzia una sostanziale tripartizione dell’opinione pubblica riguardo agli investimenti nel settore della difesa: il 33,4% è favorevole al mantenimento dell’attuale livello di spesa; il 31,4% auspica un aumento degli investimenti; il 23% vorrebbe invece una riduzione della spesa militare.
Per quanto riguarda la cybersecurity, secondo il sondaggio il 44,7% degli italiani ritiene che la sicurezza informatica non sia adeguatamente presa in considerazione dalle istituzioni, e oltre la metà (55%) teme che il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale possa generare “nuovi ed enormi problemi di sicurezza informatica”.
Le misure più richieste per proteggere le reti digitali del Paese sono: investimenti in nuove tecnologie per prevenire attacchi (22,3%); controlli su chi gestisce dati sensibili (21,2%); formazione dei cittadini su pratiche digitali sicure (19,2%).
Minacce percepite: migranti, clima e Russia
Le minacce principali alla sicurezza nazionale individuate dagli italiani si concentrano su tre fronti: gestione dei flussi migratori (42,1%); emergenza climatica (40,6%); tensioni geopolitiche tra Occidente e Russia (35%).
Anche qui l’orientamento politico fa la differenza: i flussi migratori sono percepiti come minaccia dal 71,7% degli elettori FdI e dal 63,6% di quelli leghisti, ma solo dal 17,9% degli elettori PD e dal 3,6% di AVS. Al contrario, il cambiamento climatico preoccupa oltre il 60% degli elettori PD e AVS, ma solo il 25% tra gli elettori di FdI e Lega.
Per quanto riguarda invece il terrorismo, nonostante oltre la metà degli italiani (56,5%) dichiari di temere un attacco terroristico, il 51,3% esprime fiducia nel sistema di prevenzione e sicurezza del Paese. Una fiducia più alta tra gli elettori di centrodestra (FdI 80,9%; FI 60,9%), più bassa tra gli elettori M5S (38,2%) e gli indecisi (42,1%).
(a cura di Simone Cantarini su Euractiv del 09/06/2025)
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