Afghanistan. In alcune regioni aumento della produzione di papavero
Proprio mentre si contano i voti delle prime elezioni per eleggere il Parlamento del Paese, si registra un incredibile aumento della produzione illegale di papavero nelle aree dove operano le forze Nato.Un rapporto dell'Unodc (clicca qui) rivela che complessivamente c'e' stata una riduzione della produzione d'oppio, da 131 mila ettari del 2004 a 104 del 2005, ma mostra anche una significativa differenza di andamento nelle differenti regioni del Paese. Infatti si e' registrato una crescita del 106% nelle regioni settentrionali, del 98% in quelle occidentali e del 30% nel sud.
Dati che hanno creato un po' di imbarazzo a Washington e Londra, dopo le dichiarazioni dei progressi registrati in Afghanistan.
"L'aumento piu' massiccio si e' visto nel nord e nell'occidente, dove opera la Nato. Questi dati devono essere portati all'attenzione della stessa Nato", ha dichiarato Antonio M. Costa, direttore dell'Unodc.
Attualmente ci sono due forze militari occidentali in Afghanistan. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, entrata nel Paese dopo l'attacco a New York dell'11 settembre 2001 e, dal dicembre 2003, le forze internazionali di sicurezza della Nato (ISAF) hanno ampliato la loro presenza fondando il gruppo di ricostruzione provinciale (Provincial Reconstruction Teams), stanziato nel nord e nell'ovest.
Il documento dell'Onu mostra un aumento della produzione del 334% nella regione del Balkh, malgrado la presenza a Mazar-e-Sharif del PRT. Dati quasi simili (348%) nella regione occidentale, a Farahk, dove e' presente l'ISAF, e un aumento del 162% a Kandahar.
Parlando a Bruxelles durante la riunione dell'Unione Europea e Nato, Costa ha detto: "Sembra che il Paese usi le terre migliori per coltivare l'oppio. E' una coincidenza oppure e' perche' i contadini si sentono meno minacciati dall'ISAF?", e ha replicato la Nato: "Ne siamo consapevoli, e il problema della riduzione delle coltivazioni di papavero dovrebbe essere risolto dalla comunita' internazionale".
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