Afghanistan. Alleanza rinsaldata fra guerriglia e signori della droga
"In Afghanistan centrale i guerriglieri hanno cambiato strategia", ha spiegato al Velino un analista della Nato. "Oggi non si attaccano piu' le forze multinazionali, a meno che non ci siano occasioni particolari. L'obiettivo e' diventata la popolazione (come in Iraq) allo scopo di rivoltarla contro i soldati dell'Alleanza atlantica". Infatti, quando ci fu l'attentato a piazza Massud a Kabul, gli afgani si rivoltarono contro i militari internazionali, accorsi per prestare soccorso ai feriti e per presidiare la zona. "La guerriglia si e' accorta che e' diventato troppo pericoloso attaccare le forze multinazionali, soprattutto nella regione centrale del paese asiatico. Ci sono scarse garanzie di successo e la quasi certa morte dell'attentatore. A cio' si aggiunge che la maggior parte dei combattenti validi viene inviata nel sud per cercare di resistere il piu' possibile. Di conseguenza, rimangono nella zona poche risorse che devono essere risparmiate"."La nuova strategia -ha detto l'ufficiale Nato- consiste nel compiere attacchi vicino a obiettivi sensibili, ma con lo scopo di fare il piu' alto numero di vittime. Non importa se locali o straniere. A questo proposito, come avvenuto a Kabul, sono venuti a cadere dei tabu' finora mai violati, come compiere attentati nella mattina di venerdi', momento sacro del sermone per i musulmani". Infatti, normalmente le azioni terroristiche venivano compiute dopo la preghiera del venerdi' che galvanizza gli animi dei fedeli. "Parallelamente agli attacchi, viene portata avanti una massiccia campagna mediatica verso la popolazione, tramite il passaparola e alcuni scritti che abbiamo recuperato, con messaggi del tipo: 'ci dispiace di quanto accaduto, ma era inevitabile se vogliamo liberarci dal giogo degli infedeli'. E gli afgani, gente molto pratica, cominciano a pensare che forse le forze multinazionali iniziano a diventare ingombranti e protestano, come avvenuto nell'ultimo attentato nella capitale".
Sul fronte della manovalanza, per gli attentati suicidi vengono usati shahid (martiri) stranieri; per il posizionamento di ordigni lungo le strade (Ied) o per brevi azioni (lanci di colpi di mortaio, raffiche di Kalashnikov contro pattuglie o installazioni militari), invece, la guerriglia ricorre a delinquenti locali, essendo il rischio molto piu' contenuto. Sul versante dei mandanti, i signori della droga si sono alleati con cio' che resta dei talebani. I primi forniscono aiuto (rifugi, fondi e assistenza logistica) ai terroristi di passaggio. I fondamentalisti si sono impegnati a proteggere i campi di oppio e a far si' che le consegne continuino indisturbate. "Tra i talebani e i signori della droga le relazioni recentemente si sono rinsaldate. Si scambiano informazioni e armi. Inoltre pianificano insieme gli attacchi, soprattutto nel sud, contro i militari Nato. Anche se le due entita' mantengono visioni diverse, hanno fatto fronte comune per sconfiggere gli 'stranieri'. Con l'acquisizione da parte di Isaf della regione sud, la minaccia alle roccaforti si e' fatta sempre piu' incalzante e questo loro lo sanno. Da qui l'esigenza di trovare nuove strategie e di attaccare su piu' fronti, al fine da disorientare l'avversario e costringerlo a distrarre forze".
(Fonte: il Velino)
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