Afghanistan. Intervista con il ministro dell'Economia sui raccolti record di oppio
Stralcio dell'intervista del ministro dell'Economia Mohammad Jalil Shams con il corrispondente dell'United Press International Jason Motlagh, sulla complessita' del problema della droga, le colture alternative al papavero e il tempo che occorrera' al Paese per uscire dalla crisi.Motlagh. Sulla produzione record d'oppio: quali alternative hanno i contadini per vivere e guadagnare senza l'ausilio del Governo? .
Mohammad Jalil Shams. Che l'Afghanistan produca la maggior parte dell'oppio mondiale e' un dato che nessuno puo' negare, ma e' anche certo che in questo momento non ci siano colture alternative e concrete all'oppio. Il Governo sta cercando delle risposte in questo campo. Per esempio, le colture di zafferano ad Herat o quelle di rose a Jalalabad; ci sono esempi in altri settori in cui i contadini riescono a vivere senza ricorrere al papavero. Sono piccoli passi, e possiamo vedere dei successi come per esempio in Pakistan, dove pero' i successi sono dovuti dall'avere trasferito l'industria della raffinazione delle droghe in Afghanistan. Ora li' ci sono colture alternative per i contadini, ma sono stati necessari dagli otto ai dieci anni per raggiungere questi risultati. E ne sono occorsi venti alla Thailandia per liberarsi delle coltivazioni illegali.
D. Osservatori internazionali ritengono che, se il problema delle droghe sara' mai risolto, la sicurezza dovra' andare di pari passo con la ricostruzione. Cosa ne pensa?
R. Da quanto ne so, il problema ha tre dimensioni: la prima riguarda la stabilita' dello sviluppo e del potere statale su tutto il Paese che al momento e', invece, molto debole. Abbiamo una polizia, un esercito e un sistema giudiziario molto deboli, e una grave corruzione. Quando un criminale e' catturato, puo' accadere che alla fine un giudice lo mandi via impunito. In queste circostanze e' molto difficile fare qualcosa. La seconda e' di assicurare le colture alternative piu' attrattive (economicamente) del papavero. La terza e' di creare una buona campagna pubblica di attenzione al problema. E' importante che i mullah e le autorita' religiose dicano alla popolazione che le droghe non sono accettate dall'Islam. Queste tre condizioni sono connesse, siamo all'inizio e cerchiamo di fare il nostro meglio, ma anche se lavoriamo al massimo delle nostre possibilita', con solo due di questi tre obbiettivi raggiunti non possiamo fare passi avanti.
D. L'Afghanistan e' destinato a diventare un narcostato, o e' solo questione di tempo e' la situazione migliorera'?
R. Sono sicuro che e' solo questione di tempo, abbiamo avuto queste possibilita' nel passato, quando non eravamo un Paese legato all'oppio. Per esempio a Herat, finche' l'attuale ministro dell'Energia Ismail Khan era governatore non c'erano coltivazioni di papavero, ma non appena il potere del Governo e' diminuito, si e' visto un aumento delle coltivazioni illegali. Anche ad Helmand alcuni anni fa un mujaedin fu convinto a non coltivare l'oppio e attraverso i leader religiosi convinse la popolazione a fare altrettanto. Il risultato fu una diminuzione delle coltivazioni illegali, ma l'anno seguente non fu pagato, cosi' diede il via alla ripresa del papavero, dicendo alla comunita': Ok, ora potete coltivare".
D. Quanto finora e' stato efficace il sostegno degli Stati Uniti per la sicurezza?
R. Gli Stati Uniti stanno facendo del loro meglio per aiutarci. Dobbiamo vincere la diffidenza delle persone, perche' senza questo, anche il piu' forte esercito non puo' costruire uno Stato sicuro.
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