Giovedì 11 giugno 2026
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Afghanistan. Karzai: "Una crisi afghana sarebbe una crisi mondiale"

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Nel suo intervento alla conferenza internazionale sull'Afghanistan, che ha aperto i battenti oggi a Berlino, il presidente afgano Hamid Karzai ha insistito sulla richiesta di aiuto della comunita' internazionale per la lotta alla produzione di stupefacenti.
Il contrasto alla droga decidera' del successo del processo di pace in Afghanistan: "la droga seppellisce l'esistenza dello Stato afgano", ha detto Karzai. "L'aiuto della comunita' internazionale, sia nella distruzione delle colture sia in garanzie finanziarie (Karzai chiede 27 miliardi di dollari alla comunita' internazionale n.d.r.), servira' a togliere il terreno da sotto i piedi al mercato dell'oppio e derivati. Una crisi in Afghanistan significherebbe una crisi della regione e una crisi del mondo", ha detto aggiungendo anche pero' che l'Afghanistan e' "un esempio senza precedenti di cooperazione delle civilta'".
Una prima risposta e' venuta dal Giappone, che con l'inviato Sadako Ogata ha promesso ulteriori aiuti per 400 milioni di dollari portando il totale stanziato dal 2001 a un miliardo di dollari. Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha sottolineato l'importanza di stabilizzare l'Afghanistan nell'ambito di "una lotta contro il terrorismo internazionale che e' tutt'altro che conclusa". Il governo tedesco prevede che dalla Conferenza che si conclude domani arriveranno impegni complessivi per 7,3 miliardi di dollari per i prossimi tre anni. Per l'Italia il ministro degli Esteri Franco Frattini annuncia un contributo per il periodo 2004-2006 di 140 milioni, di cui 48 nel 2004.
"La Conferenza di Berlino avviene in un momento in cui la situazione degli stupefacenti in Afghanistan rischia di diventare ancora piu' grave" ha reso noto il direttore esecutivo dell' Unodc, Antonio Maria Costa, secondo il quale l'economia basata sulla coltivazione dell'oppio continuera' ad espandersi finche' la produzione ed il traffico di stupefacenti potra' andare avanti senza rischi di ritorsioni ed in assenza di incentivi a fare qualcosa di diverso. La produzione di oppio in Afghanistan nel 2003, stimata in 3.600 tonnelate su 80 mila ettari di terreno coltivato -secondo i dati diffusi da Costa oggi a Vienna- rappresenta un ulteriore aumento rispetto ai gia' alti risultati del 2002, e produce un reddito di un miliardo di dollari per i coltivatori e 1,3 miliardi di dollari per i trafficanti. Ai partecipanti alla conferenza di Berlino, Costa chiede di pensare a provvedimenti per raddrizzare lo squilibrio tra i rischi e i guadagni, per rendere l'impegno in attivita' illegali non interessante dal punto di vista economico e sociale. Costa ricorda che solo la credibilita' del Governo e delle forze di polizia in tutto l'Afghanistan puo' indurre la gente a non dedicarsi alla coltivazione ed al traffico di oppio. Allo stesso tempo sara' la credibilita' dell'aiuto internazionale allo svluppo dell'Afghanistan che spingera' gli agricoltori a intrapprendere attivita' economiche legali.
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