Venerdì 12 giugno 2026
Menu

Afghanistan. La Nato trova l'accordo sulla guerra alla droga, l'Italia non partecipa

Notizia ·
Le truppe della Nato e dunque dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza in Afghanistan guidata appunto dall'Alleanza Atlantica, "potranno" d'ora in poi intervenire non soltanto contro la guerriglia, ma anche contro il narcotraffico che contribuisce in larghissima misura a finanziarla: e' questo il frutto dell'accordo di massima raggiunto ieri dai ministri della Difesa alleati, riuniti informalmente a Budapest. La chiave del compromesso raggiunto, perche' di compromesso si tratta, sta tutta nel verbo prescelto, 'potere' invece di 'dovere': in sostanza, sara' soltanto su base volontaria che agira' chi decidera' di mettere a disposizione uomini e mezzi per cercare di stroncare il flusso di droga, che dal Paese centro-asiatico si dirama nel resto del mondo e in particolare in Occidente, per un controvalore annuo pari a piu' di una settantina di milioni di euro; nessun obbligo, se non quello di "non ostacolare l'operato" degli altri, come aveva puntualizzato gia' ieri il capo del Pentagono, Robert Gates, nel sollecitare gli interlocutori a un maggiore impegno. Pienamente libera, quindi, l'eventuale auto-esclusione. E varie inoltre le condizioni preliminari: occorrera' infatti attivarsi solo dietro richiesta delle autorita' afghane, di concerto con le truppe locali, e dunque nel rispetto della risoluzione numero 1833 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che proprio tale coordinamento impone, e naturalmente "previa autorizzazione" dei rispettivi Paesi, nonche' nell'osservanza del "piano operativo gia' vigente" per la stessa Isaf. Il tutto soggetto comunque a revisione, che spettera' ancora una volta ai ministri della Difesa dei Ventisei effettuare in occasione del loro prossimo vertice, in programma per l'inizio del febbraio 2009 a Cracovia, in Polonia. Questo significa che "avranno mano libera gli Stati Uniti e la Gran Bretagna", hanno spiegato fonti diplomatiche atlantiche in via riservata; altrettanto dicasi, pur se in misura inferiore, per i Paesi Bassi e il Canada. I 'recalcitranti', come Italia, Grecia, Polonia, Romania e ancor piu' Germania e Spagna, le mani invece non le avranno legate; e con loro almeno altri otto membri della Nato, che non avevano nascosto le proprie perplessita', come minimo, nei confronti di un simile ampliamento del mandato della coalizione.    
Diversi i motivi di dissenso addotti: in primo luogo la necessita' di responsabilizzare maggiormente, e dunque di abituare a farsi sempre piu' carico dei problemi interni, le forze di sicurezza locali. Poi, il temuto aumento di vittime civili, che renderebbe ulteriormente difficili i rapporti con le popolazioni locali, e che gia' aveva fatto andare su tutte le furie il presidente afghano Hamid Karzai: tanto che da indurlo a esigere modifiche alle regole d'ingaggio, puntualmente ottenute. Infine, la relativa riduzione della superficie coltivata a oppio nel corso dell'ultimo anno: circa il 20 per cento in meno, anche se accompagnata da un calo del volume di eroina raffinata non superiore al 6 per cento.
In ogni caso, le operazioni per debellare il traffico di stupefacenti saranno circoscritte agli attacchi contro i laboratori di lavorazione, le reti di distribuzione e gli apparati dei trafficanti: non invece contro i coltivatori diretti, per la stragrande maggioranza dei quali si tratta dell'unica fonte di reddito concepibile. I campi di papaveri, in buona sostanza, non dovranno mai essere dati alle fiamme dai militari occidentali.
E' insomma stato raggiunto un "delicato compromesso", ha ribadito un anonimo funzionario ministeriale Usa al seguito di Gates. Il "lavoro duro" adesso potra' iniziare subito, ha aggiunto, specie in quelle che sono considerate "zone prioritarie": in concreto, sette province del sud afghano dove si concentra il 98 per cento della produzione nazionale di oppio, che a sua volta copre il 92 per cento dell'eroina immessa sul mercato nero mondiale.
Il ministro della Difesa americano si e' detto "estremamente compiaciuto" della conclusione dell'accordo, anche se ha lasciato capire che per la sua amministrazione e' soltanto un primo passo. Dello stesso avviso l'omologo di Kabul, Abdul Rahim Wardak. Il fatto che si comincera' a colpire soprattutto al sud, tra l'altro, servira' a tranquillizzare il governo tedesco, le missioni delle cui forze militari all'estero hanno implicazioni inevitabilmente piu' vaste, anche dal punto di vista simbolico: i soldati di Berlino essendo concentrati essenzialmente nella parte settentrionale del Paese, di fatto la 'surge' anti-droga dovrebbe lasciarli abbastanza ai margini. Del resto, all'Isaf contribuiscono nel complesso 41 Paesi differenti, oltre un terzo dei quali della Nato non fanno parte.

'E' passata la linea tedesco-italiana'. Cosi' il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. 'La richiesta che noi abbiamo fatto fin dall'inizio e' che l'intervento nei confronti del narcotraffico poteva avvenire solo su richiesta del Governo afgano e di concerto con le forze afgane. E questo alla fine e' il testo che e' passato, senza dover modificare il piano operativo gia' in vigore e senza che vi sia la possibilita', da parte afgana, di fare richieste in contrasto con le linee fissate dall'Onu'. 'Come italiani avevamo anche proposto che venisse anche indicata esplicitamente la preferenza per un tipo di azione condotta da forze afgane sostenute da istruttori Nato: ci hanno detto che era ridondante, che e' gia' compresa'. Quindi abbiamo rinunciato a che fosse scritto: ma il senso complessivo dell'accordo risponde perfettamente alle richieste fatte da Italia e Germania'.    
'Nell'ovest dell'Afghanistan, la nostra area di responsabilita' in questi ultimi anni la coltivazione di sostanze stupefacenti e' diminuita dell'82%: per cui riteniamo che li' ci possano essere altri modi per disincentivare la coltivazione dell'oppio e che un approccio diverso possa comportare il rischio di mettersi in contrasto non solo con i talebani ma anche con parte della popolazione civile'.
'Nella nostra zona, dove meno vistoso e' il fenomeno preferiamo operare per il momento con altri metodi, anche con la moral suasion: comprendiamo pero' che in aree come il sud vi sia la necessita' di un contrasto piu' forte e, quindi, non ci mettiamo di traverso alla volonta' di altri Paesi di intervenire, sempre con certe modalita''.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →