Mercoledì 4 novembre 2026
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Africa snodo globale del narcotraffico: allarme per Europa e Usa

MONDO
Notizia ·

L'Africa non è più soltanto un corridoio di passaggio per la cocaina sudamericana diretta in Europa: sta diventando un vero e proprio hub logistico, di distribuzione e, sempre più spesso, di produzione diretta di stupefacenti. È quanto emerge da un'analisi pubblicata dal Robert Lansing Institute, think tank statunitense che da tempo monitora le dinamiche della criminalità organizzata transnazionale.

I numeri del fenomeno sono impressionanti. La produzione mondiale di cocaina ha raggiunto circa 4.100 tonnellate, quattro volte il livello registrato un decennio fa, alimentando un'economia globale della droga stimata tra 218 e 374 miliardi di dollari. In Africa occidentale i sequestri di cocaina sono passati da circa una tonnellata nel 2018 a circa 30 tonnellate negli anni più recenti, un salto che secondo l'istituto segnala come il continente stia diventando una componente operativa della criminalità organizzata globale, e non più solo un punto di transito geografico.

 

Accanto alle rotte storiche dell'Africa occidentale, l'analisi individua nella Libia un nuovo corridoio mediterraneo in crescita, destinato al transito, allo stoccaggio e alla ridistribuzione della droga. Parallelamente in Tunisia i sequestri di cocaina sono saliti da 33 chilogrammi nel 2024 a 94 chilogrammi nel 2025, fino a superare i 101 chilogrammi nei primi nove mesi del 2026. Secondo il Robert Lansing Institute, l'espansione del traffico lungo la frontiera libico-tunisina indica che la cocaina sta ormai allargando il proprio raggio d'azione oltre le tradizionali rotte dell'Africa occidentale, puntando verso il Nord Africa e il Mediterraneo.

 

Sul fronte dei soggetti coinvolti, l'istituto descrive alleanze sempre più strette tra i cartelli latinoamericani, come il brasiliano PCC, i messicani Sinaloa e CJNG e il colombiano Clan del Golfo, e reti criminali africane radicate in Nigeria, Sierra Leone e Guinea-Bissau. In Europa, a gestire la distribuzione all'ingrosso della cocaina importata da queste reti sarebbero organizzazioni come la 'Ndrangheta calabrese.

 

Un capitolo a parte riguarda la metanfetamina. L'analisi segnala la nascita di laboratori clandestini in Sudafrica, Nigeria, Kenya e Mozambico, una trasformazione definita significativa nel ruolo del continente nell'economia internazionale degli stupefacenti. In molti di questi casi risulterebbe coinvolto personale messicano: cittadini del Messico sarebbero stati arrestati in 11 dei 12 raid condotti con il supporto dell'intelligence statunitense. Il costo di produzione della metanfetamina si aggirerebbe attorno ai 1.500 dollari al chilo, una cifra che si moltiplica notevolmente una volta che la sostanza viene rivenduta sui mercati di Asia e Oceania.

 

L'espansione del narcotraffico si accompagna a un aumento della violenza legata alla criminalità organizzata. In Sudafrica gli omicidi riconducibili a questo tipo di criminalità sono saliti a 78 nei primi nove mesi del 2026, contro i 44 registrati nell'intero 2025.

Il Robert Lansing Institute avverte del rischio concreto di "state capture", ovvero di cattura delle istituzioni statali da parte delle organizzazioni criminali in alcuni dei paesi più esposti. Per questo l'istituto invita Stati Uniti ed Europa a concentrare gli sforzi su indagini finanziarie mirate, condivisione di intelligence e cooperazione anticorruzione con le forze dell'ordine africane, indicando come prioritarie le situazioni di Libia, Tunisia, Nigeria, Sierra Leone e Guinea-Bissau.

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