Attacchi alle barche dei narcos: Trump fallisce, la cocaina scorre come prima
A quasi nove mesi dall'avvio dell'Operazione Southern Spear, la campagna militare statunitense contro le imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale, gli esperti sono concordi: il flusso di cocaina verso gli Stati Uniti non si è ridotto in modo apprezzabile. Lo riporta il New York Times, citando epidemiologi, scienziati delle dipendenze e operatori della salute pubblica.
Secondo quanto ricostruito dalla testata americana, l'amministrazione Trump ha condotto decine di attacchi contro piccole imbarcazioni nelle acque a largo del Sud America, causando la morte di quasi 200 persone. Eppure, nonostante l'intensità delle operazioni, la cocaina — di gran lunga la principale droga contrabbandiera dall'America del Sud — risulterebbe accessibile negli Stati Uniti sostanzialmente come prima dell'avvio degli attacchi.
A smentire le dichiarazioni trionfalistiche della Casa Bianca sono anche i numeri. Trump aveva affermato a gennaio 2026 che le droghe in arrivo via mare erano calate del 97%, ma esperti e analisti hanno definito quella cifra infondata o basata su calcoli fuorvianti. Il contrammiraglio William Baumgartner, ex comandante del Settimo Distretto della Guardia Costiera, ha sottolineato come anche i dati del Pentagono contraddicano quella affermazione. I dati della Customs and Border Protection mostrano invece che i sequestri di cocaina ai confini americani sono aumentati durante il periodo delle operazioni navali.
Un elemento critico riguarda inoltre la natura stessa degli obiettivi dichiarati: funzionari dell'esercito hanno ammesso in audizioni riservate al Congresso che le imbarcazioni colpite non trasportavano fentanil — al contrario di quanto sostenuto pubblicamente da Trump. Secondo rappresentanti della commissione Forze Armate della Camera, il collegamento tra gli attacchi alle barche e la riduzione delle morti per overdose da oppioidi sintetici è semplicemente privo di basi.
Sul fronte dell'efficacia della deterrenza, gli esperti osservano che i trafficanti si adattano con rapidità: nel solo mese di aprile 2026 si sono verificati otto attacchi in 16 giorni, il che dimostra che le organizzazioni criminali non interrompono le proprie operazioni nonostante i rischi. I dati sui sequestri di cocaina confermano che il commercio illecito prosegue senza segnali di contrazione.
Sul piano umanitario, un'indagine del Guardian ha identificato tredici delle vittime degli attacchi, tutte provenienti da famiglie povere dell'America Latina e dei Caraibi, senza trovare prove di coinvolgimento nel traffico di droga per nessuno degli identificati. Governi e familiari delle vittime hanno denunciato che molti dei morti erano civili, in gran parte pescatori.