Mercoledì 10 giugno 2026
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Australia. New South Wales: i discussi programmi metadonici in carcere

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Gli ultimi dati del Department Corrective Services, fanno sapere che i carcerati che quotidianamente seguono trattamenti di metadone sono 1.036, uno ogni sette detenuti. Si tratta, rispetto al 2000/2001 di 1.277 persone che sono entrate in prigione gia' con la dipendenza da metadone, mentre coloro che nello stesso periodo sono uscite nella stessa condizione sono 1.828. Coloro che hanno invece cominciato a far uso di programmi metadonici in prigione, nello stesso periodo, sono stati 762.
Questi dati hanno fatto scatenare l'opposizione al Governo dello Stato. Il ministro ombra del Corrective Services, Michael Richardson, ha criticato la politica governativa in merito, sostenendo che la politica sulle droghe in carcere, sta creando tossicodipendenti: il numero di dipendenti da metadone nelle carceri del Nuovo Galles del Sud e' il piu' alto che in qualunque altra prigione del mondo.
Gli risponde Richard Matthews, direttore del Corrections Health Service, ricordando che il programma in questione e' "uno dei migliori al mondo", perche' riduce il numero di crimini commessi dai tossicodipendenti e protegge gli stessi dall'eroina e dai virus che potrebbero entrare nel loro sangue. Uno dei piu' importanti principi della politica sanitaria penitenziaria, e' far si' che i detenuti siano tenuti lontani da qualunque situazione che li induca a procacciarsi la sostanza in modo illegale: "non e' che una volta che sono in galera, automaticamente modificano i loro comportamenti". Il dr Matthews stima che, ogni anno, il metadone prescritto in prigione ai detenuti sia 70 mila milligrammi. "Pensare che il metadone sia usato sui detenuti come una sorta di controllo sociale, e' un nonsense".
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