Austria. Un caso d'eutanasia attiva
Uno pneumologo pensionato di Salisburgo ha ammesso d'aver iniettato una dose mortale di morfina a un'amica di lunga data, che in precedenza s'era iniettata da sola piccole dosi di veleno. Lui di 62 anni, lei di 70, il fatto e' accaduto il 14 giugno scorso. La donna non era una malata terminale, anzi era perfettamente sana fisicamente, ma il medico sostiene d'averla aiutata a morire perche' soffriva di una grave depressione e perche' l'aveva piu' volte pregato d'intervenire.
Il caso non e' venuto subito alla luce. La governante aveva trovato la signora priva di vita e il medico di turno non aveva potuto fare altro che constatarne il decesso. Per cause naturali, indica il certificato di morte. Ma la sparizione di 27.000 euro ha richiesto l'intervento della polizia, e in seguito sono state rilevate le punture sul corpo della salma. L'esame delle chiamate sul cellulare della signora ha poi fatto cadere il sospetto sul medico amico.
I piu' autorevoli medici del paese hanno stigmatizzato il fatto, che pero' non ha suscitato un vero dibattito come quello che nel 2005 vide protagonista la statunitense Terri Schiavo. Forse per la grande differenza tra il caso Schiavo e questo: la prima non era in grado d'esprimere la propria volonta', e quindi nessuno sapeva se volesse continuare a vivere o no, e neanche se fosse consapevole di vivere; la settantenne di Salisburgo invece aveva espresso il proprio desiderio, per lo meno secondo quanto afferma il medico. La Procura di Salisburgo ora sta vagliano la sua testimonianza e non rilascia altre informazioni. Tre le possibili imputazioni: omicidio su richiesta; concorso in suicidio (da sei mesi a cinque anni di prigione); omicidio (da 10 a 20 anni o ergastolo).
Il caso non e' venuto subito alla luce. La governante aveva trovato la signora priva di vita e il medico di turno non aveva potuto fare altro che constatarne il decesso. Per cause naturali, indica il certificato di morte. Ma la sparizione di 27.000 euro ha richiesto l'intervento della polizia, e in seguito sono state rilevate le punture sul corpo della salma. L'esame delle chiamate sul cellulare della signora ha poi fatto cadere il sospetto sul medico amico.
I piu' autorevoli medici del paese hanno stigmatizzato il fatto, che pero' non ha suscitato un vero dibattito come quello che nel 2005 vide protagonista la statunitense Terri Schiavo. Forse per la grande differenza tra il caso Schiavo e questo: la prima non era in grado d'esprimere la propria volonta', e quindi nessuno sapeva se volesse continuare a vivere o no, e neanche se fosse consapevole di vivere; la settantenne di Salisburgo invece aveva espresso il proprio desiderio, per lo meno secondo quanto afferma il medico. La Procura di Salisburgo ora sta vagliano la sua testimonianza e non rilascia altre informazioni. Tre le possibili imputazioni: omicidio su richiesta; concorso in suicidio (da sei mesi a cinque anni di prigione); omicidio (da 10 a 20 anni o ergastolo).
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