Bolivia. Morales protesta per il visto revocato dagli Usa
"Non è possibile che persone impegnate nel nuovo processo politico appena iniziato in Bolivia siano trattate come è stata trattata Leonilda Zurita. Ci auguriamo che sia stato un errore". Il presidente boliviano Evo Morales ha così commentato, durante un incontro ufficiale con il corpo diplomatico accreditato a la Paz, la decisione statunitense di sospendere il visto d'ingresso negli Usa alla senatrice del Movimento al socialismo (Mas) Leonilda Zurita. Alla senatrice, dirigente del movimento in difesa dei coltivatori di coca, è stato comunicata martedì scorso dalle autorità statunitensi che il suo visto per gli Stati Uniti risulta sospeso dal maggio del 2004 per sospetti vincoli con organizzazioni considerate terroristiche. La senatrice partecipò alle mobilitazioni contro il governo dell'allora presidente Gonzalo Sanchez de Lozada nel 2003. In quell'anno il giudice Carlos Sanchez Gastelù firmò un ordine di perquisizione delle abitazioni di 27 dirigenti sospettati di terrorismo appartenenti al movimento dei 'cocaleros' di Cochabamba, roccaforte politica di Morales. Tra le 27 case c'era anche quella di Zurita. "E' proibita la consegna del visto a qualsiasi persona che sia stata, o che gli uffici consolari abbiano ragione di dubitare che sia stata, coinvolta in attività terroristiche" sta scritto nella lettera con cui il consolato statunitense spiega alla senatrice il negato visto. Lo sostiene il quotidiano di la Paz 'la Prensa'. "Non siamo terroristi né narcotrafficanti, siamo esseri umani che stanno affrontando la sfida di cambiare la storia della Bolivia, considerato il Sud Africa dell'America latina" ha detto Morales definendo "incomprensibile" la decisione delle autorità statunitensi che, ha sottolineato il neopresidente, consentono l'ingresso nel loro territorio a "capi di partito e dirigenti" vincolati al narcotraffico e lo impediscono a una dirigente politica che ha "l'unica colpa di aver partecipato alle proteste dei cocaleros della regione Chapare". La protesta di Morales alza i toni di una polemica che era stata smorzata poche ore prima dal suo vice, Alvaro Garcia Linera, e dal presidente del Senato, Santo Ramirez. Entrambi avevano detto che l'episodio non avrebbe turbato le relazioni tra Bolivia e Stati Uniti. Secondo quanto dichiarato ieri dal portavoce del governo boliviano, Alex Contreras, nei quattro incontri ufficiali che rappresentanti del governo Morales hanno avuto finora con l'ambasciatore statunitense a la Paz Greenlee, "la richiesta reiterata da parte delle autorità boliviane è stata avviare un tipo di relazioni improntate al rispetto reciproco".ADUC è indipendente
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