Bolivia. I rapporti tra Morales e Bush corrono sul filo della coca
Quando si e' chiuso martedi' a Cochabamba il congresso dei sindacati dei cocaleros sembrava cosa fatta l'espulsione dalla Bolivia degli agenti della Dea, della Cia e di altre agenzie statunitensi. Ma il presidente Evo Morales ha frenato e almeno per ora ha deciso di non seguire le orme del suo collega venezuelano Hugo Chavez: "Tutti hanno il diritto a stare nel nostro Paese, rispettando la dignita' e la sovranita' nazionale, rispettando i popoli".Non sara' una risposta diretta, ma certo anche il Governo del presidente George W. Bush sembra voler andare incontro a quello di Morales, forse in un tentativo di non abbandonarlo completamente nell'asse Chavez-Castro. E' cosi' che Thomas Shannon, sottosegretario di Stato per gli affari continentali ha detto che gli Usa sono disponibili a rivedere il limite dei 12 mila ettari seminati a foglia di coca per usi legali. Tutto dipendera' da uno studio realizzato nell'Unione Europea che dovra' valutare l'opportunita' di poter aumentare il numero degli ettari in base ad un potenziale mercato legale per la foglia di coca. "Crediamo, basandoci sui limiti attuali e sulle conclusioni dello studio dell'Unione Europea, che sara' possibile sostenere un dialogo con la Bolivia sulle possibilita' delle coltivazioni legali".
Morales e' schierato per la coltivazione e la legalizzazione della foglia di coca per gli usi tradizionali della pianta, ma allineato nella lotta al narcotraffico.
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