Cannabis terapeutica: i malati italiani tra carenza di farmaci e rischio patente
In Italia chi riceve una prescrizione medica di cannabis terapeutica si trova a fare i conti con due problemi distinti ma ugualmente gravi, che insieme configurano una vera e propria doppia penalizzazione per i pazienti più fragili.
Il primo riguarda la disponibilità dei farmaci. La produzione nazionale di cannabis medica è storicamente insufficiente: l'unico stabilimento autorizzato è quello chimico-farmaceutico militare di Firenze, la cui capacità produttiva non riesce a coprire il fabbisogno. Il risultato è che l'Italia deve importare quantità significative di prodotti a base di cannabis, principalmente dai Paesi Bassi e dal Regno Unito. I pazienti segnalano frequenti episodi di indisponibilità del prodotto in farmacia, con il concreto rischio di interruzioni terapeutiche anche prolungate. A complicare ulteriormente il quadro, il numero di medici che conoscono le modalità di prescrizione rimane limitato, rendendo difficile persino l'accesso alla ricetta.
Il secondo problema è quello della patente di guida. Con il nuovo Codice della strada — in vigore dal 14 dicembre 2024 — è cambiata la formulazione chiave della norma che disciplina la guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti: dalla precedente locuzione "sotto effetto di sostanze stupefacenti" si è passati a "dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti". Una modifica apparentemente tecnica, ma dalle conseguenze pesantissime per i pazienti. La legge, infatti, non distingue tra uso ricreativo e uso terapeutico: un test tossicologico positivo ai cannabinoidi — anche in assenza di qualsiasi stato di alterazione psicofisica — può portare alla sospensione immediata della patente, a sanzioni pecuniarie salate e, nei casi più gravi, persino al sequestro del veicolo e a un procedimento penale. Le forze dell'ordine sono ora dotate di test salivari rapidi (i cosiddetti "drogometri") in grado di rilevare la presenza di THC anche a distanza di giorni dall'assunzione.
Il paradosso è evidente: chi segue scrupolosamente le indicazioni del proprio medico rischia di essere sanzionato come se fosse un consumatore di sostanze illecite. Un caso emblematico, riportato da UpdayNews, è quello di un paziente che assume cannabis terapeutica ogni sera su prescrizione medica per una sindrome ansiosa: dopo un incidente d'auto si è ritrovato con la patente sospesa, nonostante la regolare documentazione clinica in suo possesso. Le promesse del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini — che aveva assicurato nessuna sanzione per i pazienti in terapia con farmaci psicotropi — non si sono tradotte in una tutela concreta.
L'11 aprile 2025 i Ministeri dell'Interno e della Salute hanno emanato una circolare per chiarire l'applicazione della norma, ma l'Associazione Pazienti Cannabis Medica la giudica insufficiente: non avendo valore di legge, non elimina le ambiguità del testo normativo e lascia ai giudici l'ultima parola, con il rischio concreto di interpretazioni difformi e penalizzanti. Si attende inoltre una pronuncia della Corte Costituzionale sulla questione.
Il risultato complessivo è che i malati sono costretti a scegliere tra la propria terapia e la possibilità di guidare, con gravi ricadute sull'autonomia personale e sulla qualità della vita, specie per chi utilizza l'auto per recarsi al lavoro. Un vuoto normativo che colpisce una platea stimata in quasi tre milioni di persone in cura con cannabis o altri farmaci a base di sostanze psicotrope.