Martedì 9 giugno 2026
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Colombia. I paramilitari al Congresso parlano anche del narcotraffico

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Ieri nel Salone Ellitico del Congresso di Bogotá sono intervenuti tre capi delle Auc, Autodifese Unite della Colombia: Salvatore Mancuso, Ernesto Báez e Ramón Isaza. Fuori le proteste dei familiari di vittime delle 'autodifese' ed esponenti di ong a tutela dei diritti umani al grido di "Paramilitari assassini", "Ne' perdono ne' oblio".
Si e' celebrata cosi' un'ulteriore tappa del processo di pace messo in piedi dal Governo di Alvaro Uribe con i paramilitari. Molte le attese, pochi i risultati. Mancuso, che dopo la scomparsa di Carlos Castaño, da capo militare e' divenuto capo politico ha chiarito di non volere finire in carcere, "non puo' essere la prigione la ricompensa per chi ha recuperato meta' del Paese strappandolo alla guerriglia di sinistra", quindi ha chiesto nuove e altre zone in cui concentrare i propri uomini da smobilitare, ma rigettando l'idea di disarmare in blocco tutti i paramilitari "sarebbe un gesto del tutto irresponsabile che provocherebbe un disastro in gran parte del territorio nazionale e porterebbe al collasso l'economia colombiana".
Mancuso ha avuto parole di apparente preoccupazione per le condizioni in cui sono costretti a sopravvivere i contadini dediti alla coltivazione della coca, peraltro in larga parte assoldati dagli stessi paramilitari. "Chi ha chiesto ai campesinos come faranno a dare da mangiare ai loro figli dopo le fumigazioni? E' un fatto che vivono in silenzio il dramma dell'avvelenamento da pesticidi, dello sfollamento forzato e della miseria".
Dopo Mancuso ha preso la parola Báez, che ha domandato "perdono ai caduti innocenti di una lunga tragedia fratricida" e ha ammesso l'influenza del narcotraffico sui gruppi armati illegali snocciolando cifre impressionanti: "Si calcola che tra il 1980 e il 1996 i finanziamenti del narcotraffico abbiano raggiunto la cifra astronomica di 38.000 milioni di dollari; soldi che non solo hanno alimentato sostanziosamente la guerra che insanguina il Paese, ma hanno finanziato anche la democrazia, il calcio, la contro-riforma agraria, i concorsi di bellezza e le politiche sociali". Del resto, ha aggiunto Báez, la guerriglia ha beneficiato delle stesse risorse economiche.
Al termine dell'udienza concessa ai tre capi paramilitari, non sono mancate voci di forte dissenso: "Ritengo che siamo di fronte a un totale disastro nazionale", ha detto senza mezzi termini il rappresentante del Polo Democratico Gustavo Petro. "Oggi siamo testimoni della sottomissione delle istituzioni dello Stato al narcotraffico".
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