Criptovalute e Fisco: con la DAC8 l'Agenzia delle Entrate sa quante ne hai
Chi possiede Bitcoin o altre criptovalute e non le ha mai dichiarate al Fisco ha sempre meno spazio per nascondersi. Come riporta Businessonline.it, il 22 giugno 2026 l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento n. 186865, che dà piena attuazione operativa alla direttiva europea DAC8 (Direttiva UE 2023/2226), recepita in Italia con il D.Lgs. 194/2025. La norma segna la fine dell'anonimato fiscale per chi detiene asset digitali.
Dal 1° gennaio 2026 tutti gli exchange, le piattaforme di scambio e i fornitori di servizi per cripto-attività (i cosiddetti CASP, Crypto-Asset Service Providers) autorizzati nell'Unione Europea sono obbligati a raccogliere e trasmettere automaticamente all'Agenzia delle Entrate i dati fiscali dei clienti residenti in Italia. Le informazioni comunicate comprendono: dati anagrafici e codice fiscale dell'utente, saldi al 31 dicembre di ciascun anno, tipologie e quantità di criptovalute detenute, transazioni di acquisto, vendita e permuta, indirizzi dei wallet destinatari dei prelievi. I flussi monitorati includono anche rendimenti da staking, lending e airdrop.
I dati raccolti confluiscono nell'Anagrafe Tributaria e consentono controlli incrociati automatizzati con quanto dichiarato dai contribuenti. L'omessa compilazione del quadro RW — il modulo della dichiarazione dei redditi destinato al monitoraggio delle attività finanziarie estere, criptovalute incluse — o qualsiasi disallineamento rispetto ai dati ricevuti dagli exchange fa scattare segnalazioni e, molto probabilmente, accertamenti fiscali.
Il meccanismo non si limita all'Unione Europea. Le piattaforme extraeuropee che operano con residenti italiani sono comunque obbligate allo scambio di dati, pena l'esclusione dal circuito legale. A livello globale, lo stesso impianto è esteso dal CARF (Crypto-Asset Reporting Framework) dell'OCSE, che conta 48 Paesi firmatari con un'entrata in vigore scaglionata tra il 2027 e il 2029. Il primo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei Paesi coinvolti è fissato entro il 30 settembre 2027, sulla base dei dati relativi all'anno 2026.
Per chi ha omesso di dichiarare criptovalute negli anni passati, le conseguenze possono essere serie. L'Agenzia delle Entrate presuppone un costo di acquisto pari a zero in mancanza di documentazione adeguata, tassando di fatto l'intero ricavato. Le sanzioni per omessa dichiarazione dei redditi da plusvalenza vanno dal 90% al 180% delle imposte evase, con possibilità di estensione del periodo di accertamento fino a dieci o quattordici anni. Il ravvedimento operoso rimane tuttavia uno strumento percorribile: consente di regolarizzare la propria posizione pagando imposta, sanzioni ridotte e interessi, a patto che non siano già stati avviati accessi o verifiche da parte del Fisco.