Criptovalute: schema Ponzi da 18 milioni, 39 indagati a Firenze
Una presunta frode da oltre 18 milioni di euro, costruita attorno a uno schema Ponzi mascherato da investimento in criptovalute, è al centro dell'inchiesta della Procura di Firenze che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 39 persone tra Toscana e Umbria. Come riporta FirenzeToday, il procedimento — coordinato dal pubblico ministero Sandro Cutrignelli — ipotizza i reati di truffa e, per i principali promotori, anche di associazione per delinquere.
Al centro della vicenda c'è la società Digital Coin Management (DCM), che organizzava convention periodiche in hotel di lusso per promuovere investimenti in criptovalute, prospettando rendimenti mensili fino al 10%. Il meccanismo di reclutamento si basava sul classico "porta un amico", tipico del marketing multilivello: ogni aderente era incentivato a coinvolgere nuove persone, gonfiando progressivamente il giro di capitali raccolti.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, nella fase iniziale i partecipanti ricevevano effettivamente i rendimenti promessi, circostanza che li spingeva a reinvestire sia il capitale sia gli interessi maturati. In seguito, però, il sistema è crollato, lasciando oltre 150 risparmiatori tra Toscana e Umbria con perdite per milioni di euro. Per la Procura, i rendimenti prospettati erano insostenibili e incompatibili con una regolare attività finanziaria.
Tra i 39 indagati figurano quattro persone residenti nell'Aretino, ritenute al vertice dell'organizzazione. La struttura avrebbe operato con ramificazioni internazionali tra Slovenia, Malta e Regno Unito, utilizzando l'Italia centrale come principale bacino di reclutamento. Diversi risparmiatori coinvolti sostengono inoltre di aver subito pressioni e minacce affinché non si rivolgessero all'autorità giudiziaria.
Nei giorni scorsi la Procura ha notificato agli indagati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, passaggio che precede l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Oltre sessanta delle vittime si sono già costituite in un comitato per tutelare i propri interessi e avanzare richiesta di risarcimento danni.