Domenica il referendum sulla nuova Costituzione che fa arrabbiare la Chiesa cattolica
La campagna elettorale per il referendum di domenica su una nuova Costituzione - che, se approvata, mutera' radicalmente l'assetto istituzionale, politico ed economico dell'Ecuador - si e' conclusa nella citta' portuale e industriale di Guayaquil (sud-est del Paese), con variopinte manifestazioni di sostenitori del 'Si' e del 'No'. La Nuova Costituzione di 444 articoli introduce il 'socialismo del 21/o secolo', con la concessione di maggiori diritti ai cittadini (comunicazione, emigrati, acqua) e la presenza di uno Stato forte e regolatore. Inoltre, per la prima volta al mondo si riconosce la natura come soggetto di diritto, mentre si introduce l'economia sociale ed il 'buen vivir' (qualita' della vita), concetto chiave della cosmogonia andina indigena, diventa l'obiettivo dello sviluppo. Nello stadio 'Alberto Spencer' hanno sventolato in migliaia le bandiere verdi della coalizione di governo Alleanza Paese, mentre il 'Festival della rivoluzione cittadina' ha ospitato band nazionali e internazionali, fra cui i cileni Inti Illimani. Poco prima, nella zona sud della citta', ribattezzata 'boulevard del Si'', centinaia di taxi e caratteristici moto-taxi a tre ruote, hanno sfilato ricoperti da adesivi a sostegno della nuova Costituzione. Il sindaco di Guayaquil Jaime Nebot ha ingaggiato una maratona su radio e tv locali lanciando il suo ultimo appello per il No condiviso anche dalla chiesa cattolica che considera il testo una apertura all'aborto e ai matrimoni omosessuali. Nel pomeriggio, lo stesso Nebot ha capeggiato una carovana di centinaia di automobili e migliaia di persone che, partite dallo stadio Barcelona, sono giunte davanti alla sede del Comune dove sono stati accolti da impiegati con magliette con lo slogan 'No all'imbroglione' (con allusione al presidente Rafael Correa). Commentando la campagna elettorale, il capo degli osservatori dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), il cileno Enrique Correa, ha detto che e' prevalsa 'una logica di confronto basata sul tentativo di squalificare l'avversario'. Mentre sulla posizione assunta dal presidente Correa, apertamente per il Si', il rappresentante del Centro Carter in America latina, Francisco Diez, ha sottolineato il rischio di un suo indebolimento politico se prevalesse la posizione contraria. Intanto, per vigilare sulla correttezza del referendum sono giunti a Quito anche osservatori dell'Osa, dell'Unione Europea (Ue), del Parlamento andino e del Centro Carter.
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