Giovedì 17 settembre 2026
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Duterte compare per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale internazionale

ASIA - FILIPPINE
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L'ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, 81 anni, è comparso di persona per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) a L'Aia, a 18 mesi dal suo trasferimento alla Corte per rispondere di crimini contro l'umanità legati alla sua controversa "guerra alla droga". Come riporta The Japan Times, l'ex capo di Stato era stato trasferito a L'Aia nel marzo 2025 e da allora aveva sempre seguito le udienze da remoto o le aveva saltate, con la difesa che ne giustificava l'assenza per motivi di salute.

 

Duterte, presidente delle Filippine dal 2016 al 2022, è accusato di aver istituito, finanziato e armato squadre della morte contro spacciatori e consumatori di droga. Il mandato d'arresto lo ritiene responsabile di una campagna sistematica e diffusa che avrebbe causato migliaia di uccisioni tra il 2011 e il 2019, sia negli anni in cui era sindaco di Davao City sia durante la presidenza. Vestito con un completo scuro e camicia bianca senza cravatta, l'ex presidente non ha preso la parola in aula, restando seduto con il mento appoggiato alle mani mentre venivano aperti i lavori.

 

Durante l'udienza la giudice presidente Joanna Korner ha chiesto alla procura di trovare il modo di abbreviare il processo, fissato per il 30 novembre, viste l'età e le condizioni di salute dell'imputato. La giudice ha sottolineato che è fondamentale che il procedimento proceda il più rapidamente possibile, sollecitando le parti a limitare il numero dei testimoni e a concentrarsi sulle prove ritenute davvero rilevanti. Korner ha inoltre segnalato che i referti medici sull'81enne impongono limitazioni alle ore di udienza quotidiane.

 

L'avvocato della difesa, Peter Haynes, ha definito la mole di materiale probatorio messo a disposizione dalla procura "enorme e impossibile" da esaminare nei tempi previsti. Sul numero esatto dei documenti le parti sono in disaccordo: la procura parla di circa 15.000 elementi, la difesa sostiene che si tratti di oltre 62.000 documenti. Haynes ha dichiarato che il suo team non ha "nessuna possibilità" di leggere una simile mole di materiale prima dell'inizio del processo, definendo l'attuale stato del fascicolo "un disastro". L'avvocato ha aggiunto che, se il suo assistito fosse più giovane e in condizioni di salute migliori, chiederebbe un rinvio di sei mesi.

I legali di Duterte sostengono da tempo che l'ex presidente soffra di un declino cognitivo che ne comprometterebbe memoria e capacità di seguire il procedimento quotidianamente. Nonostante ciò, lo scorso gennaio i giudici della CPI lo avevano dichiarato idoneo a seguire le udienze e ne avevano richiesto la presenza fisica in aula, anziché il collegamento video dall'unità di detenzione. Nel corso dell'udienza di mercoledì, la giudice Korner ha anche precisato che Duterte avrebbe potuto lasciare l'aula in qualsiasi momento senza dover chiedere il permesso ai giudici: l'imputato è comunque rimasto per tutta la durata dell'udienza, durata un'ora e un quarto.

 

Duterte è accusato di tre capi d'imputazione per crimini contro l'umanità. Secondo l'accusa, sarebbe direttamente coinvolto in almeno 76 omicidi commessi tra il 2013 e il 2018 nell'ambito della sua offensiva contro consumatori e spacciatori di droga. Le stime complessive delle vittime della campagna variano notevolmente: la polizia filippina riconosce circa 6.000 morti, mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano un bilancio fino a 30.000 vittime. Le Filippine erano uscite dalla giurisdizione della CPI nel 2019 su ordine dello stesso Duterte, ma la Corte ha stabilito di mantenere comunque la competenza sui crimini commessi nel Paese tra il 2011 e il 2019.

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