Martedì 9 giugno 2026
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Englaro. Ministro Sacconi emana dictat a ospedali pubblici: ignorate la Cassazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Si riaccendono i riflettori sulla vicenda di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo dal 1992 alla quale una sentenza della Corte d'appello di Milano ha riconosciuto il diritto alla sospensione del trattamento di alimentazione-idratazione artificiale che la tiene in vita.
Mentre sembra prendere corpo la possibilita' che la donna possa essere trasferita da Lecco a Udine in una struttura adatta per dare attuazione alla sentenza, arriva un atto di indirizzo con cui il ministero del Welfare afferma che la sospensione di tali trattamenti in pazienti in stato vegetativo nelle strutture del Sistema sanitario nazionale e' 'illegale'.
Un atto di indirizzo 'generale' al fine di 'rendere omogenee le pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali come nutrizione e alimentazione nei confronti delle persone in stato vegetativo persistente', ha precisato Sacconi illustrando l'atto. Ma e' inevitabile il collegamento al caso Englaro. Insomma, era necessario dare un 'orientamento di carattere generale', ha detto Sacconi, valido per l'intero SSN: cio' vuol dire che le strutture pubbliche, quelle private accreditate e quelle private 'pure' (ma che devono comunque essere riconosciute dal ministero) - vale a dire la totalita' delle strutture sanitarie sul territorio - 'non sono abilitate' alla sospensione della nutrizione-idratazione in pazienti in stato vegetativo perche' sarebbe un atto 'illegale'. A questo punto, si potrebbe ipotizzare che l'unica via per dare applicazione alla sentenza del caso Englaro sarebbe un ritorno nella casa della famiglia. Ma i pareri sono discordi: secondo il magistrato Amedeo Santosuosso, infatti, dall'atto di indirizzo 'sono comunque escluse le strutture sanitarie esclusivamente private, cioe' non in regime di convenzione con il Ssn', e parla di atto 'illegale al di fuori delle norme' l'avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini. Il provvedimento, ha spiegato il ministro, si basa su precedenti pronunciamenti: in particolare, il parere del Comitato nazionale di bioetica del 2005 (in cui si afferma che alimentazione-idratazione sono 'atti dovuti' e l'unico limite e' la 'capacita' di assimilazione dell'organismo') e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilita', approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006 e in corso di ratifica in Italia (si afferma che gli Stati devono prevenire il 'rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilita''). Su tali basi, e' la posizione del ministero, 'si invitano le regioni ad adottare le misure necessarie affinche' le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino a questi principi e alla Convenzione Onu'. Un provvedimento, ha detto ancora Sacconi, 'doveroso' poiche' 'sarebbe stato ingiusto non considerare l'incertezza del Ssn di fronte a richieste di sospensione di tali trattamenti'.
Ma l'atto del ministero ha innescato, immediata, la polemica.
Plaude la maggioranza, che parla di 'atto sacrosanto' dal parte del ministro; sulle barricate, invece, l'opposizione, con Barbara Pollastrini (Pd) che definisce quello di Sacconi un 'diktat' dallo stile 'autoritatrio e duisumano'. L'Idv afferma che quello del ministro e' 'accanimento' e la radicale M. Antonietta Coscioni argomenta che siamo 'in uno Stato laico' e non in una 'pubblica pontificia'. Insomma, il clima torna a surriscaldarsi, e se la politica si divide, anche la societa' civile prende la parola: con una manifestazione davanti a Montecitorio, ieri la Comunita' Giovanni XXIII ha consegnato ai parlamentari un appello a favore di un decreto per 'far vivere' Eluana.
Intanto, la curatrice di Eluana, avvocato Franca Alessio, chiede 'riserbo e rispetto' perche', ha detto, 'e' un momento delicatissimo'. E gli avvocati della famiglia Englaro hanno annunciato un protocollo legale che stabilisce le modalita' per l'esecuzione a Udine della sentenza della Cassazione su Eluana.
La vicenda continua dunque a complicarsi e l'atto del ministero rappresenta un nuovo, per molti imprevisto, 'stop'.

CASA CURA 'CITTA' UDINE' AL MINISTRO: MORIRA' QUI - 'Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelera' inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sara' trasferita a Udine'. Lo ha detto Claudio Riccobon, Amministratore delegato della Casa di cura 'Citta' Udine'.
Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, 'saranno quindi prestate le cure richieste per quell'accompagnamento decoroso - ha aggiunto Riccobon - stabilito dalla Corte d'Appello di Milano'.
Eluana Englaro - secondo quanto si e' appreso a Udine - potrebbe lasciare la clinica di Lecco gia' oggi. Il decorso alla casa di cura di Udine - secondo alcune previsioni - potrebbe durare circa quindici giorni.
Per Riccobon, 'l'atto di indirizzo del ministro Maurizio Sacconi e' arrivato con una tempestivita' quantomeno sospetta'.
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