Englaro. Ospedale Udine e Mpv: no a Cassazione, viola la legge e la professione medica
'Eluana Englaro non e' in stato vegetativo e non e' in coma. Sul suo caso c'e' una voluta confusione, un preciso disegno che va al di la' della povera paziente e degli intendimenti di suo padre': lo ha affermato Gian Luigi Gigli, direttore della struttura operativa di Neurologia e Neurofisiopatologia dell'ospedale Santa Maria della misericordia di Udine.
Gigli, che aveva espresso parere negativo ad accogliere Eluana in una struttura pubblica del Friuli Venezia Giulia, e' intervenuto a un incontro pubblico sul caso organizzato a Trieste dall'Udc.
'Non siamo in presenza di un paziente terminale grave - ha sottolineato Gigli - stiamo parlando di una grave disabile, con un deficit motorio e cognitivo grave, ma non per questo differenziabile in assoluto da altri disabili'.
'Non siamo in presenza di un caso di accanimento terapeutico ma di prestazione di cure proporzionate.
Inoltre, l'alimentazione va definita assistita, non forzata', ma soprattutto questo 'non e' per niente un fatto privato: viene a essere messo in discussione il fondamento stesso del nostro ordinamento giuridico e l'essenza stessa della professione medica'.
'Se il medico diventa colui che, su richiesta del paziente, affinche' il diritto di autodeterminazione si eserciti, puo' metterlo a morte, siamo allo stravolgimento completo della medicina ippocratica'.
'Ma siamo anche allo stravolgimento delle strutture sanitarie la cui vocazione non e' quella di affrettare la morte di un disabile che fa fatica a morire da solo. La vocazione delle strutture sanitarie, comprese quelle per i malati terminali, e non e' questo il caso, e' quella di aiutare il paziente a vivere nelle migliore condizioni possibili'.
'Da questo momento non solo i grandi disabili, ma qualunque persona finisca per avvertire su di se' il peso di una condizione esistenziale, e saranno soprattutto le persone piu' fragili a soffrirne, si sentira' interpellata e talvolta si sentira' in dovere di togliersi dalla sfera pubblica. E questo e' il dramma'.
'Dopo il caso di Eluana Englaro, serve una legge': lo ha affermato Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita.
Intervenendo in serata a Trieste a una manifestazione organizzata dall'Udc, Carlo Casini ha sostenuto che 'la sentenza della Corte di Cassazione oggi, di fatto, cambia l'ordinamento giuridico'.
'Eluana Englaro e' una persona in senso pieno, non morente, piu' fragile delle altre. Le sono ritornate le mestruazioni - ha detto Carlo Casini riferendosi agli episodi dei mesi scorsi pur senza mai citarli - e significa che e' viva.
La grande questione non e' la liberta' ma il valore della vita umana'.
Ricordando il 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritto dell'uomo, Casini ha sottolineato che 'questa si fonda il principio di uguaglianza tra gli esseri umani: se noi accettiamo che Eluana possa essere lasciata morire per fame e per sete, significa, viceversa - ha concluso - che il principio di indisponibilita' della vita umana vale per alcune vite e non per altre. Serve una legge'.
Gigli, che aveva espresso parere negativo ad accogliere Eluana in una struttura pubblica del Friuli Venezia Giulia, e' intervenuto a un incontro pubblico sul caso organizzato a Trieste dall'Udc.
'Non siamo in presenza di un paziente terminale grave - ha sottolineato Gigli - stiamo parlando di una grave disabile, con un deficit motorio e cognitivo grave, ma non per questo differenziabile in assoluto da altri disabili'.
'Non siamo in presenza di un caso di accanimento terapeutico ma di prestazione di cure proporzionate.
Inoltre, l'alimentazione va definita assistita, non forzata', ma soprattutto questo 'non e' per niente un fatto privato: viene a essere messo in discussione il fondamento stesso del nostro ordinamento giuridico e l'essenza stessa della professione medica'.
'Se il medico diventa colui che, su richiesta del paziente, affinche' il diritto di autodeterminazione si eserciti, puo' metterlo a morte, siamo allo stravolgimento completo della medicina ippocratica'.
'Ma siamo anche allo stravolgimento delle strutture sanitarie la cui vocazione non e' quella di affrettare la morte di un disabile che fa fatica a morire da solo. La vocazione delle strutture sanitarie, comprese quelle per i malati terminali, e non e' questo il caso, e' quella di aiutare il paziente a vivere nelle migliore condizioni possibili'.
'Da questo momento non solo i grandi disabili, ma qualunque persona finisca per avvertire su di se' il peso di una condizione esistenziale, e saranno soprattutto le persone piu' fragili a soffrirne, si sentira' interpellata e talvolta si sentira' in dovere di togliersi dalla sfera pubblica. E questo e' il dramma'.
'Dopo il caso di Eluana Englaro, serve una legge': lo ha affermato Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita.
Intervenendo in serata a Trieste a una manifestazione organizzata dall'Udc, Carlo Casini ha sostenuto che 'la sentenza della Corte di Cassazione oggi, di fatto, cambia l'ordinamento giuridico'.
'Eluana Englaro e' una persona in senso pieno, non morente, piu' fragile delle altre. Le sono ritornate le mestruazioni - ha detto Carlo Casini riferendosi agli episodi dei mesi scorsi pur senza mai citarli - e significa che e' viva.
La grande questione non e' la liberta' ma il valore della vita umana'.
Ricordando il 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritto dell'uomo, Casini ha sottolineato che 'questa si fonda il principio di uguaglianza tra gli esseri umani: se noi accettiamo che Eluana possa essere lasciata morire per fame e per sete, significa, viceversa - ha concluso - che il principio di indisponibilita' della vita umana vale per alcune vite e non per altre. Serve una legge'.
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