Fecondazione assistita. Tribunale Firenze rinvia legge a Consulta
Il tribunale di Firenze ha rinviato la legge 40 alla Consulta, sollevando questione di costituzionalita' in merito al divieto di utilizzo ai fini della ricerca degli embrioni sovrannumerari malati o abbandonati e alla irrevocabilita' del consenso della donna ai trattamenti di procreazione assistita dopo la fecondazione dell'ovocita.
La ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, prelevate da embrioni cosiddetti 'abbandonati', rappresenta una 'grande opportunita' per arrivare a mettere a punto nuove terapie per malattie oggi incurabili'. Ad affermarlo e' Elisabetta Cerbai, farmacologa dell'Universita' di Firenze ed esperta di staminali embrionali, che giudica 'significativo' il rinvio alla Consulta della legge 40 deciso dal tribunale di Firenze in merito al divieto di destinare alla ricerca gli embrioni sovrannumerari e inutilizzabili.
La ricerca utilizzando cellule staminali embrionali, spiega l'esperta, 'in Italia non e' vietata e si puo' fare utilizzando linee cellulari di questo tipo prodotte all'estero. Il punto e' chiedersi se sia meglio lasciar morire embrioni ormai inutilizzabili o rendere possibile, anche nel nostro Paese, la scelta delle coppie di donarli appunto alla ricerca'. Questo, a fronte di un ambito di studi che ha gia' dato, e sta continuando a dare, 'risultati importantissimi': 'Lo studio di modelli in vitro con cellule staminali embrionali - spiega Cerbai - ci ha permesso di arrivare a risultati fondamentali, come la scoperta di alcuni meccanismi di riproduzione cellulare in tessuti ritenuti finora incapaci di tale processo'. Il che significa, chiarisce, 'avere la possibilita' in futuro di utilizzare gli stessi meccanismi scoperti per 'istruire' le cellule di tessuti, come quello cardiaco o nervoso, a 'riprodursi' al fine di rimpiazzare quelle cellule che vengono danneggiate da varie patologie'. Cio' potrebbe significare, in futuro, arrivare ad avere una cura ad esempio per il cuore colpito da infarto o per malattie neurodegenerative come il Parkinson.
Primi importanti risultati in tale direzione sono gia' stati ottenuti, 'ma non sarebbe stato possibile raggiungerli senza l'utilizzo - sottolinea Cerbai - delle staminali embrionali'.
Dunque, commenta, 'criminalizzare la ricerca sulle staminali embrionali e' frutto di una posizione ideologica'. Al contrario, 'lo stabilire il principio che lavorare utilizzando le migliori tecniche a disposizione per raggiungere il traguardo della cura di tante malattie e' legittimo, e' un fondamentale passo avanti innanzitutto dal punto di vista culturale'. Anche perche' 'se non possiamo disporre do modelli validi per la ricerca, e le staminali embrionali hanno dimostrato di esserlo, le cure - avverte Cerbai - non arriveranno mai'.
La ricerca, insomma, secondo l'esperta, rappresenterebbe un destino auspicabile per i tanti embrioni 'abbandonati', ai quali le coppie hanno cioe' espressamente rinunciato e che sono attualmente crioconservati nei vari centri di fecondazione italiani. Gli embrioni 'orfani', nel nostro Paese, sono ufficialmente 3.415, secondo le stime disponibili. Era stato previsto che fossero tutti trasferiti in una bio-banca presso l'ospedale Maggiore di Milano, per il cui allestimento sono stati spesi oltre 400mila euro. La bio-banca, pero', non e' mai entrata in funzione.
La ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, prelevate da embrioni cosiddetti 'abbandonati', rappresenta una 'grande opportunita' per arrivare a mettere a punto nuove terapie per malattie oggi incurabili'. Ad affermarlo e' Elisabetta Cerbai, farmacologa dell'Universita' di Firenze ed esperta di staminali embrionali, che giudica 'significativo' il rinvio alla Consulta della legge 40 deciso dal tribunale di Firenze in merito al divieto di destinare alla ricerca gli embrioni sovrannumerari e inutilizzabili.
La ricerca utilizzando cellule staminali embrionali, spiega l'esperta, 'in Italia non e' vietata e si puo' fare utilizzando linee cellulari di questo tipo prodotte all'estero. Il punto e' chiedersi se sia meglio lasciar morire embrioni ormai inutilizzabili o rendere possibile, anche nel nostro Paese, la scelta delle coppie di donarli appunto alla ricerca'. Questo, a fronte di un ambito di studi che ha gia' dato, e sta continuando a dare, 'risultati importantissimi': 'Lo studio di modelli in vitro con cellule staminali embrionali - spiega Cerbai - ci ha permesso di arrivare a risultati fondamentali, come la scoperta di alcuni meccanismi di riproduzione cellulare in tessuti ritenuti finora incapaci di tale processo'. Il che significa, chiarisce, 'avere la possibilita' in futuro di utilizzare gli stessi meccanismi scoperti per 'istruire' le cellule di tessuti, come quello cardiaco o nervoso, a 'riprodursi' al fine di rimpiazzare quelle cellule che vengono danneggiate da varie patologie'. Cio' potrebbe significare, in futuro, arrivare ad avere una cura ad esempio per il cuore colpito da infarto o per malattie neurodegenerative come il Parkinson.
Primi importanti risultati in tale direzione sono gia' stati ottenuti, 'ma non sarebbe stato possibile raggiungerli senza l'utilizzo - sottolinea Cerbai - delle staminali embrionali'.
Dunque, commenta, 'criminalizzare la ricerca sulle staminali embrionali e' frutto di una posizione ideologica'. Al contrario, 'lo stabilire il principio che lavorare utilizzando le migliori tecniche a disposizione per raggiungere il traguardo della cura di tante malattie e' legittimo, e' un fondamentale passo avanti innanzitutto dal punto di vista culturale'. Anche perche' 'se non possiamo disporre do modelli validi per la ricerca, e le staminali embrionali hanno dimostrato di esserlo, le cure - avverte Cerbai - non arriveranno mai'.
La ricerca, insomma, secondo l'esperta, rappresenterebbe un destino auspicabile per i tanti embrioni 'abbandonati', ai quali le coppie hanno cioe' espressamente rinunciato e che sono attualmente crioconservati nei vari centri di fecondazione italiani. Gli embrioni 'orfani', nel nostro Paese, sono ufficialmente 3.415, secondo le stime disponibili. Era stato previsto che fossero tutti trasferiti in una bio-banca presso l'ospedale Maggiore di Milano, per il cui allestimento sono stati spesi oltre 400mila euro. La bio-banca, pero', non e' mai entrata in funzione.
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