Guatemala smentisce accordo con USA per attacchi contro narcotrafficanti sul proprio territorio

Il presidente guatemalteco Bernardo Arévalo ha smentito categoricamente l'esistenza di un accordo con gli Stati Uniti per condurre operazioni militari contro i trafficanti di droga sul territorio nazionale. La smentita arriva in risposta a un articolo del New York Times, che citando tre fonti informate aveva riferito che Arévalo avrebbe acconsentito — nel corso di una telefonata con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth — a condurre attacchi aerei congiunti e altre azioni militari in Guatemala, con operazioni che sarebbero dovute iniziare già il mese prossimo.
Come riporta Newsweek, il presidente ha dichiarato ai giornalisti: "Non esiste alcun accordo". La presidenza guatemalteca ha precisato che il ministro della Difesa Henry Sáenz aveva scritto ad Hegseth per chiedere una cooperazione statunitense in operazioni condotte dalle forze di sicurezza guatemalteche contro le organizzazioni narcotrafficanti, senza però autorizzare alcuna azione militare straniera autonoma sul suolo nazionale.
L'ufficio presidenziale ha ribadito che la Costituzione guatemalteca stabilisce che le forze militari straniere possono essere schierate nel paese solo con l'autorizzazione di due terzi del Parlamento nazionale. "L'unico organo che può autorizzare operazioni che coinvolgono soldati sul suolo guatemalteco è il Congresso della Repubblica", ha dichiarato Arévalo. Il governo ha chiarito di non aver chiesto né di avere intenzione di chiedere questo tipo di cooperazione militare diretta.
Arévalo ha tuttavia confermato che il Guatemala ha richiesto supporto statunitense nella lotta ai cartelli, nei termini degli accordi bilaterali già esistenti: addestramento, supporto strategico e tattico, condivisione di informazioni di intelligence. "Quello che stiamo sottoscrivendo sono forme di collaborazione già in atto in passato", ha spiegato il presidente, citando le operazioni di interdizione marittima in cui gli Stati Uniti hanno collaborato con formazione, sviluppo delle capacità e fornitura di equipaggiamento.
Il Guatemala condivide oltre 800 chilometri di confine con il sud del Messico e da lungo tempo coopera con le autorità statunitensi nella condivisione di informazioni, nella selezione del personale e nel sequestro di droga diretta verso nord. Il paese è anche tra i 17 firmatari della "Americas Counter Cartel Coalition" annunciata dall'amministrazione Trump nel marzo scorso, che impegna gli Stati Uniti e i paesi partner a usare "qualsiasi risorsa necessaria" per sconfiggere i cartelli della droga nell'emisfero occidentale.
Una fonte dell'esecutivo guatemalteco ha riferito al quotidiano spagnolo El País, in forma anonima, che l'amministrazione Trump esercita forti pressioni da due mesi. "Quello che ci hanno offerto è di selezionare uno o due luoghi da bombardare e di riprendere tutto in televisione", ha dichiarato la fonte, aggiungendo che il governo ha risposto con un no netto, ritenendo tale ipotesi incostituzionale.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l'amministrazione Trump e i governi latinoamericani, chiamati a bilanciare la cooperazione bilaterale nella lotta al narcotraffico con la tutela della propria sovranità. Sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno già condotto attacchi aerei contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico, causando la morte di almeno 194 persone — una campagna che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito esecuzioni extragiudiziali.