Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Al via audizioni in Senato sul testamento biologico

U.E. - ITALIA
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Hanno preso il via oggi le audizioni sul testamento biologico da parte della commissione Sanita' al Senato, con l'intervento di quattro medici, Rodolfo Proietti, Roberto Bernabei, Augusto Caraceni e Salvino Leone. Il calendario dei lavori, piuttosto ricco e che dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno, prevede la prossima seduta sul tema tra una settimana. Vari i punti toccati dai medici, che si sono soffermati sui concetti di consenso informato, pianificazione delle scelte terapeutiche e testamento biologico.
"Il testamento biologico -ha detto Rodolfo Proietti, primario di Anestesia al Gemelli di Roma- puo' dare un valido aiuto al medico per decidere il limite della terapia ed evitare l'accanimento terapeutico, ma a patto di inserirlo in un percorso decisionale regolamentato giuridicamente, che preveda anche il consenso informato e la pianificazione delle scelte terapeutiche. Non puo' esservi invece alcune richiesta di eutanasia, perche' contrasta con la deontologia medica".
La differenza tra testamento biologico e la pianificazione terapeutica, precisa il medico, e' infatti chiara. "Mentre con il primo la persona si esprime quando sta ancora in salute -ha continuato Proietti- nell'eventualita' di non poter esprimere il suo consenso informato, la seconda viene fatta dal medico col paziente, che vive l'evoluzione della sua malattia e che puo' essere informato dal medico quando avverte i primi segnali avversi. Alla maggior parte dei malati inguaribili, e' proprio la pianificazione delle scelte terapeutiche che serve, perche' sono ancora in grado di prendere decisioni. A mio giudizio il testamento biologico e' uno strumento utile al medico per dare indicazioni sulla proporzionalita' della cura".
Quanto alla nutrizione parenterale e all'idratazione, e' bene stare molto attenti, secondo Roberto Bernabei, geriatra al Gemelli di Roma. "Si tratta di un problema che deve essere escluso dal testamento biologico, perche' e' una procedura, un modo per campare e non una terapia. Se la si considerasse come tale, c'e' il rischio subdolo di non applicarla o staccarla a tutte quelle donne ultranovantenni, molto spesso vedove e senza nessuno, che arrivano in ospedale per lungodegenze, con molti acciacchi e problemi cognitivi. Queste donne da sole rappresentano il 25% di tutte le morti nel nostro paese e dare uno strumento del genere potrebbe dare l'alibi a molti per risolvere in questo modo quello che sta diventando un grosso problema".
Opinione su cui si e' trovata d'accordo anche la senatrice Paola Binetti, membro della Commissione, e che ha sottolineato come "anche in base alle dichiarazioni dei medici oggi ascoltati, in medicina non e' mai possibile dare risposte perfette e avere tutte le garanzie". Ignazio Marino, presidente della Commissione, ha invece evidenziato "l'unanime difficolta' espressa dai medici di fronte alla responsabilita' che ricade sulle loro spalle e sulle loro coscienze. Sono loro stessi a chiedere a noi legislatori di non essere lasciati soli e di avere una legge che dia maggiore possibilita' ai pazienti di condividere le scelte terapeutiche, sia sotto forma di consenso informato che di direttive anticipate".
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