Italia. Anche il rabbino di Milano per la cannabis terapeutica
In un'intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, Giuseppe Laras, guida religiosa della comunita' ebraica di Milano, si schiera decisamente a favore dell'uso medico della marijuana.
"La verita' e' che non capisco questa alzata di scudi contro l'uso di hashish e marijuana a scopo terapeutico: bisognerebbe lasciar liberi i medici di decidere con scienza e coscienza, non vedo perche' farne una questione politica", chiarisce subito il professor Laras, docente di storia della filosofia ebraica all'Universita' statale e presidente dell'assemblea rabbinica d'Italia. Alla domanda sull'eventuale utilizzazione strumentale per far passare la legalizzazione della cannabis, il rabbino e' netto: "non facciamo processi alle intenzioni, i radicali talvolta saranno un po' come Don Chisciotte ma sono persone oneste, sappiamo che sono antiproibizionisti ma qui il discorso e' diverso: personalmente sono contrario alla liberalizzazione, pero' in questo caso si parla solo di uso terapeutico. Israele, per dire, ha una legislazione antidroga severissima, eppure la cannabis e' accolta come mezzo per attenuare il dolore".
Ma il rabbino Laras interviene anche offrendo un'ottica di tipo religioso sul dolore e l'idea della nobilta' della sofferenza, che "non rientra nel pensiero ebraico ne' in quello cristiano. Certo, esistono gli oltranzisti: anche alla fine dell'Ottocento, in certi ambienti, impedivano alla partorienti di usare il cloroformio perche' pensavano di fare la volontà di Dio, pensi un po'...". E al giornalista che chiede come veniva giustificata questa posizione, risponde: "nella Genesi si legge "partorirai con dolore", ma e' una constatazione, non una prescrizione. Del resto il dolore ti impedisce di recuperare il rapporto individuale, verticale con Dio, non riusciamo neanche a concentrarci: talvolta spersonalizza, rende peggiori. Se si trova una sostanza analgesica meno tossica e pesante della morfina, come dicono sia la cannabis, ben venga. C'e' una tentazione, magari inconscia, a celebrare la sofferenza, ma cosi' si fa come quelli che non vorrebbero curare i malati di Aids perche' pensano sia un castigo divino: entriamo nel campo della patologia, la patologia dello spirito. Nella Bibbia non c'e' nulla di questo..."
"La verita' e' che non capisco questa alzata di scudi contro l'uso di hashish e marijuana a scopo terapeutico: bisognerebbe lasciar liberi i medici di decidere con scienza e coscienza, non vedo perche' farne una questione politica", chiarisce subito il professor Laras, docente di storia della filosofia ebraica all'Universita' statale e presidente dell'assemblea rabbinica d'Italia. Alla domanda sull'eventuale utilizzazione strumentale per far passare la legalizzazione della cannabis, il rabbino e' netto: "non facciamo processi alle intenzioni, i radicali talvolta saranno un po' come Don Chisciotte ma sono persone oneste, sappiamo che sono antiproibizionisti ma qui il discorso e' diverso: personalmente sono contrario alla liberalizzazione, pero' in questo caso si parla solo di uso terapeutico. Israele, per dire, ha una legislazione antidroga severissima, eppure la cannabis e' accolta come mezzo per attenuare il dolore".
Ma il rabbino Laras interviene anche offrendo un'ottica di tipo religioso sul dolore e l'idea della nobilta' della sofferenza, che "non rientra nel pensiero ebraico ne' in quello cristiano. Certo, esistono gli oltranzisti: anche alla fine dell'Ottocento, in certi ambienti, impedivano alla partorienti di usare il cloroformio perche' pensavano di fare la volontà di Dio, pensi un po'...". E al giornalista che chiede come veniva giustificata questa posizione, risponde: "nella Genesi si legge "partorirai con dolore", ma e' una constatazione, non una prescrizione. Del resto il dolore ti impedisce di recuperare il rapporto individuale, verticale con Dio, non riusciamo neanche a concentrarci: talvolta spersonalizza, rende peggiori. Se si trova una sostanza analgesica meno tossica e pesante della morfina, come dicono sia la cannabis, ben venga. C'e' una tentazione, magari inconscia, a celebrare la sofferenza, ma cosi' si fa come quelli che non vorrebbero curare i malati di Aids perche' pensano sia un castigo divino: entriamo nel campo della patologia, la patologia dello spirito. Nella Bibbia non c'e' nulla di questo..."
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