Venerdì 12 giugno 2026
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Italia. Bologna. Cocainomane che va al Sert ha meno probabilita' di morire

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Nell'area metropolitana di Bologna nel corso del 2006 i Sert hanno seguito 567 persone che abusavano primariamente di cocaina e 781 che non ne potevano fare a meno, ma vi facevano ricorso come sostanza secondaria. Ma al Sert non ci si arriva per questo, bensi' dopo problemi giudiziari, di salute o economici. E la maggioranza degli assuntori, non e' a conoscenza dei problemi correlati all'uso continuato di sostanze stupefacenti. E tantomeno e' noto l'effetto dell'uso occasionale, che puo' provocare anche ictus o infarto gia' al primo colpo.
I dati, resi noti questa mattina in Cappella Farnese da Raimondo Pavarin, responsabile dell'Osservatorio epidemiologico metropolitano dipendenze dell'Ausl di Bologna, mettono in evidenza anche che l'eta' media di chi si rivolge ai Sert e' di 33 anni, il sono 10% donne, il 30% stranieri, il 40% non residenti. Il 72% ha ricevuto trattamenti relativi a controlli dello stato di salute, 51% controlli urine, 35% sostegno socio educativo, 28% colloqui psicologici, 12% somministrazione farmaci per piu' di 60 giorni. Un 7% e' stato inserto in comunita' terapeutiche, un 2% invece e' stato seguito da una psicoterapia individuale; stessa percentuale i tossicodipendenti che hanno beneficato di sostegno dato alla famiglia, aiuti socio-economici o gruppi di autoaiuto.
Tra tanti problemi, anche un dato positivo: i cocainomani che completano il programma terapeutico al Sert riducono il rischio di morte, che si abbassa gia' dopo due anni dalla prima presa in carico. Al tempo stesso, si stimano cinque decessi l'anno ogni mille cocainomani. La probabilita' di sopravvivenza a 5 anni dal primo contatto col Sert e' del 97,6%, dopo 10 anni e' del 95,4%, dopo 12 anni dell'89%. Per i cocainomani, pero', il rischio di decesso per problemi cardiocircolatori e' 15 volte superiore a quello di non consuma cocaina e 10 volte piu' grande del rischio di morte per overdose.
Il maggior rischio di decesso per chi ha piu' di 30 anni al primo ingresso al Sert evidenzia come la decisione di rivolgersi al servizio per ricevere un trattamento sia dovuta anche a problemi insorti dopo un consumo protratto nel tempo. La chance di non ricaderci aumenta dopo due anni dalla fine del trattamento al Sert, quindi anche al termine della terapia, sarebbe raccomandabile continuare a seguire il soggetto.
All'incontro di questa mattina in Cappella Farnese c'era anche Filippo Magnoni, Chirurgo vascolare dell'Ospedale Maggiore di Bologna, che ha dimostrato quanto la cocacina crei un danno organico, cioe' un danno diretto sull'organismo: infarto, ictus ischemico ed emorragico, trombosi sono tra le patologie che la coca puo' portare. Oltre a aumentare la frequenza di tachicardia, ipertensione e di tutte le patologie psichiatriche. I casi estremi, pero', spiega Pavarin sono solo una parte della realta'. Perche' studi italiani mettono in evidenza che entro il 2009 il consumo di cocaina in Italia raddoppiera' e tocchera' una fascia ancora piu' ampia di popolazione. Gia' oggi il profilo del consumatore medio, quello che al Sert ci arriva solo dopo una emergenza, vede persone di ogni eta' e fascia sociale, con una preponderanza di cittadini in eta' matura, alto grado di scolarizzazione e un lavoro. Ma l'informazione langue, dicono Pavarin, Magnoni e anche Alessandro Dionigi, coordinatore del Pettirosso (centro di recupero per tossicodipendenti). E Magnoni, infatti, invita i medici a parlare di piu' coi pazienti di questo argomento. Ma anche a fare piu' spesso domande che riguardano l'uso di sostanze (come di fa per il fumo, l'alcol e il caffe'), che possono essere la causa di patologie "molto piu' spesso di quanto si immagini".
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