Italia. Bruno Mellano a Costa: a quando un'analisi dei costi del proibizionismo?
Il consigliere regionale radicale Bruno Mellano ha scritto una lettera a Antonio Maria Costa, direttore dell'Agenzia Onu sulle droghe e il crimine (Unodc) sollecitando, magari dal Caso Napoli, un'analisi dei costi delle politiche proibizioniste in tema di droghe. La riportiamo integralmente."Egregio Dr. Costa,
da quando Lei ha assunto la guida dell'Unodc, nel marzo 2002, nelle poche occasioni in cui sono stato informato dai mass media sui suoi intendimenti e sulle sue realizzazioni, ho sempre riscontrato la serieta' e il rigore delle analisi e la compostezza dei toni con cui le ha espresse. Il suo predecessore, Pino Arlacchi, si era, invece, contraddistinto per una sfilza di dichiarazioni roboanti con cui aveva lanciato una "guerra santa antidroga" che avrebbe portato l'umanita' a sbarazzarsi di tutte le droghe entro il 2010 . al piu' tardi! Ernesto Rossi era solito ammonire che "Sotto le piu' ferventi dichiarazioni di fede, gratta gratta, trovi la roba"; e anche rispetto al Dr. Arlacchi, il certosino lavoro degli europarlamentari radicali aveva portato alla luce vari esempi di finanziamenti sedicenti "antidroga" che erano, invece, solamente, sperpero dei soldi dei contribuenti europei; per non parlare del sostegno di Arlacchi, naturalmente a fin di bene, al regime dei Talebani in Afghanistan. Quindi, da questo punto di vista, la sua venuta all'Unodc, dr. Costa, e' stata sicuramente positiva. Proprio partendo dall'apprezzamento del suo stile di lavoro, vorrei riflettere con Lei su una Sua dichiarazione che ho letto recentemente: "Grazie ai drastici programmi per eliminare la coltura del papavero adottati dai Governi di Myanmar e Laos, la produzione del Triangolo d'oro e' scesa fortemente, - 76% dal 1996. Riteniamo che questo trend continuera', cancellando dalla regione la secolare coltura. E' comunque vitale che la comunita' internazionale aiuti i contadini poveri della regione a sviluppare un'economia alternativa libera dal papavero" ("Sole 24Ore", 29/11/04).
Innanzitutto, converra' con me che occorre sempre avere sotto gli occhi lo stato delle cose complessivo rispetto a produzione, commercio e distribuzione delle droghe illegali; apparira', allora, del tutto evidente che, in ossequio al principio dei vasi comunicanti, la diminuzione (sull'entita' della quale si puo' discutere, ma non e' questo il punto) della produzione di oppio nel Triangolo d'Oro e' andata di pari passo con un aumento esponenziale della produzione di papavero nel vicino Afghanistan. Non lo dico io, lo dice Lei in una sua dichiarazione alle agenzie del 18 novembre: "si e' verificato un aumento del 64% delle coltivazioni dal 2003, sono 130 mila gli ettari coltivati a papavero e la produzione di oppio di 4.200 tonnellate si sta avvicinando al "record" dell'era Taliban: 4.600 tonnellate del 1999. Secondo Antonio Maria Costa "l'Afghanistan potrebbe degenerare in un narcostato"".
Inoltre, il suo appello alla comunita' internazionale affinche' aiuti i contadini a riconvertire le colture suona un po' retorico e vuoto se si considerano gli esiti fallimentari dei programmi di riconversione nel Sud America: produrre coca o oppio e' sempre piu' remunerativo (grazie ai folli prezzi creati e imposti dal proibizionismo) che produrre caffe' o banane e sono stati parecchi i contadini ad avere intascato i soldi antidroga, riconvertendo la coltivazione . e investendo l'inaspettato finanziamento in altri campi di coca o papavero!
Infine, mi permetta di esporle una bruciante testimonianza personale: nel 2001 ho passato quindici giorni nelle carceri del Laos per la grave colpa di aver manifestato pacificamente, a Vientiane, per la democrazia e la liberta', assieme ad altri quattro radicali. Non ci credera', Dr. Costa, ma uno degli agenti in borghese che ci arrestarono indossava una maglietta con il simbolo dell'Agenzia ONU antidroga che Lei ora dirige! E in quei lunghi giorni in cella ebbi tutto il tempo di ammirare le villette in stile europeo che sorgevano attorno alla prigione, accanto alle misere catapecchie dove vive la gran parte dei laotiani. Cosa voglio dire? Voglio ancora una volta denunciare (l'ho fatto anche scrivendo un libro, che Le faro' avere, magari tramite suo fratello Raffaele o suo nipote Enrico) che gli ingenti finanziamenti dell'Unione Europea sono finiti, in gran parte, nelle tasche di coloro che opprimono i popoli del Laos e anche del Myanmar: mentre usciva la sua intervista sul "Sole 24Ore", le agenzie battevano la notizia che il regime militare birmano aveva prorogato di un anno gli arresti domiciliari a Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace.
Fino a quando l'Occidente potra' fare l'economia di un'analisi rigorosa e completa dei costi (civili, sociali, economici) che il regime proibizionista sulle droghe imperante da ottant'anni impone sia al contadino laotiano o colombiano sia al cittadino cuneese o napoletano? Perche' scandalizzarsi per quanto accade in queste ore a Napoli e non chiedersi quanto della devastazione del tessuto civile di una citta' sia conseguenza della decisione politica di lasciare il monopolio del mercato della droga alla criminalita' politica e comune?
Dr. Costa, posso sperare in sua cortese risposta che permetta l'inizio di un confronto e non riduca la mia lettera ad uno sterile sfogo, che non servirebbe a nessuno, proibizionista, antiproibizionista o agnostico?
Distinti saluti.
Torino, 3/12/04
Bruno Mellano, Presidente gruppo "Radicali-Lista Emma Bonino", Regione Piemonte
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