Italia. Il consumo incrociato e l'aumento dei rischi
Dal 30 al 40% dei consumatori di sostanze, dal fumo, alla cannabis, dall'hashish a cocaina e eroina, fanno anche uso di alcol, spesso per attenuare o accentuare gli effetti indotti dalle sostanze, ma aumentando considerevolmente il rischio per la salute. E' l'allarme lanciato dal responsabile del Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio presso il policlinico Umberto I di Roma, Mauro Ceccanti, al convegno 'le dipendenze: patologie terapeutiche e percorsi correlati' in corso alla rassegna SANIT. La maggior parte dei consumatori però, ha sottolineato Ceccanti, è ignara di come questo consumo incrociato amplifichi anche il rischio di eventi acuti come aritmie e fibrillazione atriale, e danni a lungo termine per la salute. Il consumo di alcol è un pericolo elevatissimo non solo perché riguarda il 12,2% della popolazione sopra i 18 anni che supera i limiti di 5 bicchieri al dì per lui, 4 per lei, raccomandati come soglia massima; sia soprattutto perché è un consumo sparso, che si nasconde dietro l'uso di altre sostanze ed è poco monitorato.Benché manchino ancora dei dati certi su questo pericolosissimo consumo incrociato, ha riferito Ceccanti, si tratta di un problema importantissimo su cui anche il Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga ha espresso la volontà di prendere provvedimenti. Basti pensare che solo "nel nostro centro alcologico il 20% delle persone che arrivano da noi per problemi di abuso di alcol fa anche uso, sporadico o frequente di coca ina che oggi è la sostanza che preoccupa di più perché consumata dall'1% della popolazione sopra i 18 anni". L'alcol viene usato insieme ad altre sostanze per attenuare l'effetto di queste ultime, ha precisato Ceccanti, oppure per rinforzarlo.
Per esempio molti consumatori di coca ina lo usano contro gli effetti allucinogeni e di dispercezione che la droga può causare, in sostanza lo usano come tranquillante. Ma poiché sia l'alcol sia la cocaina possono dare problemi cardiovascolari, assumerli insieme amplifica il rischio.
La criminalizzazione dell'alcol, così come di altre sostanze, ha dichiarato Ceccanti, serve a poco e raggiunge solo alcuni gruppi della popolazione. Servono da una parte misure che ostacolino la disponibilità delle sostanze come tassazione degli alcolici e misure di controllo sulla distribuzione, e lotta allo spacci o per le droghe, dall'altra informazione ai cittadini, individuando per quanto possibile le fasce più deboli della popolazione.
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