Martedì 9 giugno 2026
Menu

Italia. Don Verze': ho aiutato un amico a morire

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Intervista a Don Luigi Verze', fondatore del San Raffaele, apparsa sul Corriere della Sera del 13 ottobre 2006

Di Gian Guido Vecchi

"Ricordo un amico, un medico, ci conoscevamo da anni. Lo abbiamo curato perfino con esasperazione perché non lo volevamo perdere. Stava attaccato a un respiratore artificiale, altrimenti sarebbe morto, era la metà degli anni Settanta e già allora la tecnica dava queste possibilità. Parlavamo ogni giorno e una volta, lo sguardo fermo, mi ha detto: io non posso più vivere senza questo respiratore, perciò ti prego, staccami".

E lei, don Verzé, cosa fece?
"Era molto presto, le sette del mattino. Piangendo dal cuore dissi: staccatelo". Don Luigi Verzé, 86 anni, fondatore dell'ospedale, del centro ricerche e dell'Università San Raffaele, indica il grande Crocifisso ligneo del Trecento che domina il suo studio: "Lo hanno fatto morire, certo. Ma Lui poteva scendere dalla Croce e invece si è lasciato morire: per amore". Oggi l'Università Vita-Salute conferirà al cardinale Carlo Maria Martini la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia nel nuovo corso "Medicina Sacerdozio". Proprio il cardinale Martini, nel "dialogo sulla vita" con Ignazio Marino, sull'Espresso, aveva riflettuto intorno alle "zone grigie" aperte dal progresso scientifico. "Dalla mia esperienza ho capito che le zona grigie esistono, Martini ha ragione".

L'eutanasia è una di queste?
"Per come se ne discute, spesso è un falso problema: diverso è "lasciar" morire e "fare" morire. Tenere in vita una persona a tutti costi è ostinazione, non conservazione della vita. Se una persona vive così, solo grazie alle macchine, e chiede lucidamente di essere staccata, io credo che farlo possa essere un atto d'amore, un gesto cristiano. Non è eutanasia. È essenziale anche l'atteggiamento del medico".

In che senso?
"Il mio amico era lucido. Un sant'uomo, cattolico. A me ha inflitto un grandissimo dolore, però non me la sono sentita di non dire: basta. Ero consapevole dell'impotenza mia e della scienza. Ecco: un conto è riconoscere la propria ignoranza come medici; un altro è arrogarsi il diritto di decidere quando uno deve morire. Penso a quando non appare la coscienza, come nel caso Terry Schiavo: non ho diritto di lasciar morire una persona che non può esprimersi".

E il testamento biologico?
"Non posso accettarlo perché di fatto viene dettato dal medico. Questo è l'errore, lo spiegherò al mio amico Veronesi. Del resto nessuno può mettersi nei panni di se stesso quando si dovesse ammalare né sapere come reagirebbe alla sofferenza, è un atto di superbia. E poi cosa ne sappiamo di dove sarà la scienza in futuro?"

Quindi come si fa? Pensiamo al caso Welby...

"Non conosco il caso di Welby. Dipende dalla persona: temo sia impossibile definire una legge su questi casi, una sorta di prepotenza. Difficile è anche stabilire cos'è l'accanimento terapeutico: siamo nella "zona grigia". Allora bisogna educare la gente alla responsabilità".

Ovvero?
"Al San Raffaele ci confrontiamo ogni giorno con i limiti, li tocchiamo. La Chiesa fa benissimo a porli e a difendere la vita, sia chiaro. E io odio la morte, non riesco neanche ad ammazzare una mosca. Però non fisso mai dei limiti ai ricercatori: chiedo loro di essere responsabili. Se uno vuole sperimentare sugli embrioni gli dico: attento a non ucciderlo. Chiedo di calcolare i rischi con saggezza. I limiti sfumano, all'inizio molti pazienti sono morti dopo i trapianti e la Chiesa era contraria, ma oggi le cose sono cambiate".

Ma cosa vuol dire "essere responsabili"?
"Questo è il senso del corso "Medicina Sacerdozio". Nessuno è sacerdote se non è medico, nessuno è medico se non è sacerdote. Ci siamo posti come programma lo studio di che cosa è l'uomo per arrivare a rispondere alla domanda: chi è l'uomo? La svolta è prendere in cura l'uomo come quella sintesi di corpo, intelletto e spirito che fa di lui in ogni caso, anche il più miserabile, l'immagine di Dio. Ma per questo bisogna che le culture dialoghino, la cultura è la sola superpotenza: non a caso il San Raffaele comprende un polo umanistico e uno scientifico".

Cosa manca oggi?
"Lo studio, un'educazione al senso della sofferenza e della morte. Parliamone in maniera laica: morire con dignità è una dimostrazione di come si è vissuti. Ma tutto questo è frutto di una educazione. Una resa alla propria morte può essere anche un abbandonarsi alla volontà e all'amore di Dio. Io spero che il mio morire sia così: un abbraccio fisico con Dio. Penso a una signora anziana, distinta, che soffriva da tempo nel proprio letto e continuava a ripetere: "Oh Signore fammi morire..". Poi mi guardò e disse: "Dì al Signore che mi prenda, io non riesco a morire"".

E cosa accadde?
"Una persona che era accanto a me si avvicinò, le diede una carezza, e la signora morì. Si è spenta così, in quell'istante: aspettava un atto d'amore".

COMMENTI

Don Verze' ammette di aver "staccato la spina" per un amico. Dorina Bianchi, deputata della Margherita e membro della commissione Affari sociali della Camera, a margine del seminario romano di Teodem, ammette che "bisognerebbe trovarsi a vivere le situazioni", ma sottolinea perentoria: "Certamente non si possono dare risposte soggettive, per amicizia: dobbiamo dare risposte a tutti, anche se ogni caso e' un caso a se'".
Quanto al testamento biologico, fortemente criticato dal fondatore del San Raffaele, Don Verze', secondo Bianchi si tratta di una questione molto controversa. Tra i problemi sul tavolo, ad esempio, il fatto che il testamento biologico "potrebbe essere fatto in un momento particolare della vita di una persona, in un momento di depressione, o anche prima dell'arrivo di un figlio".
Per questo, il testamento biologico "apre problemi su cui discutere, per avere- auspica l'esponente dl- una soluzione in tempi non lunghi". Tra le ipotesi avanzate da Bianchi quella di un documento "da rinnovare, ad esempio, annualmente: deve avere validita' breve, in relazione anche all'eta' di chi lo sottoscrive".

Ho letto molto attentamente l'intervista a Don Verze', e credo che ci debba far riflettere.
Non ho certezze su questa materia, e' un campo su cui e' difficile averne. E penso che il Parlamento non possa sottrarsi a questo dibattito, perch, e' giusto dare alle italiane e agli italiani una risposta'. Lo ha detto la deputata di An Daniela Santanche' durante un 'Filodiretto' a Radio Radicale.
'Io non mi sottrarro' occorre discuterne in maniera seria e non ideologica, perche' parliamo di gente che soffre, e anche chi come me e' cattolica deve rispondere. La terapia del dolore ha fatto passi da gigante, ma (come nel caso dell'amico di Don Verze') occorre non sottrarsi al dibattito'.

"Siamo sorpresi circa le dichiarazioni di Don Verze', Presidente dell'Ospedale San Raffaele di Milano, circa l'inaccettabilità del testamento biologico". E' il commento della Consulta di Bioetica in merito all'intervista rilasciata da Don Verzè al Corriere della Sera. La Consulta in una nota, sottolinea di ritenere inadeguate le critiche di Don Verzé al testamento biologico.
"Il caso da lui citato -si legge nela nota- in cui si è 'staccata la spina' a un paziente che rifiutava l'accanimento terapeutico, sembra mostrare l'opportunità e l'urgenza delle direttive anticipate, grazie alle quali gli interessati possono esprimere le proprie volontà e lasciare disposizioni su come concludere la propria esistenza".
"Il testamento biologico va in questa direzione: pertanto è opportuno venga approvata al più presto una normativa al riguardo, per poter garantire a tutti i cittadini diritto di libertà anche nelle fasi finali della vita".

Don Verze' 'mostra il candore di un bambino, ma per quel suo gesto avrebbe potuto finire in prigione'. Lo afferma Rita Bernardini dei Radicali, sottolineando come la richiesta di poter morire del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, Piero Welby, sia la richiesta di un 'grande gesto d'amore'.
'Ancora una volta, le affermazioni di Don Verze'", afferma Bernardini, "hanno la capacita' di parlare al cuore e all'intelligenza degli esseri umani. Mi auguro che, come chiedeva prima di morire Luca Coscioni e come chiede oggi Piergiorgio Welby, le sue parole arrivino al cuore della politica'. Don Verze', secondo l'esponente Radicale, 'mostra il candore di un bambino quando, basandosi su esperienze personali, dice che 'tenere in vita una persona a tutti i costi e' ostinazione, non conservazione della vita'. E che non e' eutanasia staccare la spina di una macchina che tiene in vita una persona quando questa persona chiede lucidamente che quella spina sia staccata. Poi parla di 'zona grigia' e di quanto sia difficile stabilire cosa sia l'accanimento terapeutico. Infine, sostiene che e' impossibile stabilire una legge su questi temi. E qui il mio dissenso e' massimo perch, una legge gia' c'e' e prevede una pena da sei a quindici anni di prigione per 'chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui' (art. 579 del codice penale)'. Per quel suo 'gesto d'amore della meta' degli anni settanta, se fosse stato scoperto, Don Verze' avrebbe potuto abitare le patrie galere'.
Piero Welby, che vive grazie ad un respiratore ed e' completamente immobilizzato e privo di forze, ricorda quindi l'esponente Radicale, 'chiede qualcosa di piu' di una spina staccata, chiede che gli sia risparmiato l atroce dolore di una morte per soffocamento. A me sembra un gesto d'amore - conclude Bernardini - assicurare a chi ci chiede di staccare la spina di morire dolcemente, senza soffrire. Se poi gli attori di tutto cio', anzich, agire di nascosto, chiedono di regolamentare qualcosa che si fa sperando di non essere scoperti, il gesto e', a mio avviso, altamente morale e civile'.

"Le parole di don Verze' possono prestarsi ad equivoci, rischiano di continuare ad alimentare la confusione tra il dovere di rifiutare l'eutanasia e quello di rinunciare all'accanimento terapeutico".
Lo dichiara Riccardo Pedrizzi (An), che continua "per accanimento terapeutico, s'intende un complesso di interventi inefficaci, tali da produrre sofferenze sproporzionate rispetto ai benefici e da prolungare penosamente i tempi dell'agonia".
"L'eutanasia e l'abbandono terapeutico- specifica- consistono in un'azione o in un'omissione tese a procurare la morte; si tratta di comportamenti moralmente, socialmente, culturalmente e giuridicamente inaccettabili".
"Con la necessaria rinuncia all'accanimento terapeutico, invece- conclude Pedrizzi- non si vuole procurare la morte, ma si rispetta la condizione umana di fronte ad essa, si accetta di non poterla impedire".

"La testimonianza di don Verze' e' molto coraggiosa. È bene che sul tema si proceda mettendo sempre piu' al centro della riflessione le esigenze di chi vive una condizione di sofferenza". Lo dice il capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' della Camera Tommaso Pellegrino, che aggiunge: "Da cattolico, sono d'accordo anch'io che in casi estremi si possa configurare un vero e proprio accanimento terapeutico, per il quale e' giusto invocare un gesto d'amore". "Cio' che serve e' un confronto sereno tra laici e cattolici al riparo dai condizionamenti ideologici - ha proseguito Pellegrino - nonche' che riparta il dibattito in Parlamento, in particolare sul testamento biologico, esaminando con rapidita' le proposte di legge ancora giacenti".

'Le dichiarazioni di Don Verze', responsabile del San Raffaele di Milano, riaccendono le luci su una questione molto delicata. E' necessario che il Parlamento intervenga con una legge. Da tempo sostengo che ci sono tutte le condizioni per avviare il dibattito, il punto di partenza puo' essere il testamento biologico. L'accanimento terapeutico e la terapia del dolore, sono alcuni temi che andranno sicuramente affrontati. Non e' improbabile lavorare in Parlamento per trovare delle intese'. E' quanto afferma la vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, Chiara Moroni.

'I contenuti della dichiarazione di Don Verze' sono di una banalita' estrema, poiche' non abbiamo mai sostenuto l'accanimento terapeutico: e' l'immagine della comunicazione di don Verze' che serve agli avversari della vita'. Lo afferma l leader del Movimento per la Vita Ambrosiano Paolo Sorbi.
'Siamo alle solite: Don Verze' provoca la discussione gia' chiarita perch, gli interessa la propaganda - afferma Sorbi - Per questo e' stato strumentalizzato dal Professor Veronesi, che ideologicamente sostiene l'eutanasia in tutte le sue versioni'.

'Se un paziente e' lucido e riceve tutta la necessaria assistenza medica e umana, anche se respira grazie a una macchina non si puo' parlare di accanimento terapeutico'. Monsignor Sergio Pintor, direttore dell'Ufficio nazionale Cei per la pastorale della Sanita', mette in guardia da definizioni 'facili' del concetto di accanimento terapeutico.
Oggi all'Auditorium GlaxoSmithKline di Verona, a margine del simposio 'Scienza, salute, persona', alle domande dei giornalisti sull'intervista rilasciata al 'Corriere della Sera' dal fondatore dell'ospedale San Raffaele di Milano don Luigi Verze', monsignor Pintor ha spiegato: 'Se una persona e' lucida, e pur nella sofferenza vive in modo dignitoso, a mio avviso non si puo' parlare di accanimento terapeutico'.
Certamente 'i casi singoli sono difficili da commentare - ha tenuto a sottolineare monsignor Pintor - ma mi preme evidenziare due concetti. Il primo riguarda il diritto del paziente alla continuita' delle cure, il secondo la necessita' di non lasciare solo chi soffre perche' la vita e' dignitosa soltanto se ti senti preso per mano'.
Monsignor Pintor si sofferma soprattutto sul primo punto. 'Il compito del medico e di tutti gli operatori al servizio della salute - ha detto - e' curare e prendersi cura della persona che soffre. Oggi in Italia assistiamo invece a un 'gap': se una persona viene diagnosticata come non guaribile, subito la si tratta come non curabile. E cio' e' sbagliato, perche' anche questi malati dovrebbero ricevere un'assistenza continua che eviti l'accanimento terapeutico, ma preveda la terapia del dolore (oppiacei compresi) e tutte le cosiddette cure palliative (magari chiamate con un altro nome)'.
Quanto al testamento biologico, per monsignor Pintor 'non puo' essere fatto anni prima di un'eventuale malattia, senza tener conto della situazione che sara' e delle opionioni dei medici che cureranno la persona'.
Sui 'nodi' etici delle decisioni di fine vita al simposio veronese e' intervenuto anche monsignor Giuseppe Merisi, presidente del Tavolo delle Istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana. Dopo avere lanciato un articolato appello a 'riattivare il rapporto scienza-coscienza', il sacerdote ha osservato che accanimento terapeutico ed eutanasia possono essere considerate due facce della stessa medaglia.
'Tra questi due concetti c'e' continuita' - ha detto - perche' in entrambi i casi l'uomo pretende di esercitare il dominio assoluto sulla vita e non accetta di misurarsi con la morte'. Che invece, ha esortato monsignor Pintor, va vista come 'l'atto piu' grande della vita. Il momento della consegna alla memoria e a un mistero. E tutto questo vale anche per i non credenti', ha concluso.

"Le dichiarazioni di Don Verze', rispetto alle quali non vogliamo esprimere valutazioni che riguardino i casi personali, riaprono comunque in modo importante, un tema che, evidentemente, giace latente nelle coscienze di molti italiani, e che non e' possibile liquidare soltanto sulla base di contrapposte visioni ideologiche". Massimo Donadi, capogruppo Italia dei valori alla Camera, interviene sulle dichiarazioni del fondatore del San Raffaele.
"Sarebbe importante- dice- che in Parlamento si aprisse un dibattito sul tema dell'eutanasia, nel quale affrontare i tanti problemi che la vita e la medicina pongono alle coscienze, partendo dal testamento biologico, per arrivare fino all'eutanasia e alla definizione di accanimento terapeutico".

Le dichiarazioni fatte dal presidente del San Raffaele, Don Luigi Verze', questa mattina su un quotidiano milanese a proposito dell'eutanasia, per il ministro dell'Universita' Fabio Mussi, "sono coraggiose". Mussi, che ha conversato con i giornalisti a margine del conferimento della Laurea Honoris Causa da parte del San Raffaele al cardinale Carlo Maria Martini, ha sottolineato che le dichiarazioni di Verze' sono "intrise di umanita', oneste e coraggiose. Sono rimasto molto colpito perche' affronta questioni etiche e delicatissime e lo fa con un'inclinazione laica. Getta un ponte verso altre culture. Sono parole che mi parlano".

"Si deve intervenire con una legge che riconosca la facolta' di esercitare l'autodeterminazione e anche la dichiarazione anticipata di volonta'". Lo dichiara Erminia Emprin (Prc) della Commissione Sanita' del Senato, intervenendo sulle polemiche suscitate dal fondatore dell'Ospedale San Raffaele di Milano. "Le dichiarazioni di don Verze' sull'eutanasia fanno emergere dal cono d'ombra le cosiddette "zone grigie" che corrispondono alle situazioni reali delle persone morenti e dei familiari che le assistono.
Credo nell'autodeterminazione e, quindi, nel diritto dei malati a rifiutare trattamenti terapeutici non desiderati". "In Commissione Sanita' stiamo analizzando diversi ddl, e' indispensabile che il Parlamento affronti tutti gli aspetti di una questione delicatissima. Credo che le dichiarazioni di don Verze' saranno molto utili al dibattito".

'Nessuno ha il diritto di darsi e di dare la morte. Ma nello stesso tempo sono contrario all'accanimento terapeutico'. Lo ha detto il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, intervenendo, nel corso di 'Matrix', sul tema dell'eutanasia.
Fini si e' detto favorevole a 'trovale legislativamente, con il testamento biologico, una soluzione che rispetti la dignita' dell'essere umano, perche' la dignita' c'e' nella vita e c'e' nella morte'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →