Italia. Finocchiaro (Ulivo): subito una legge sul testamento biologico
L'obiettivo e' uno solo: quello di riconoscere ad ogni cittadino il diritto di terminare la propria esistenza con la dignita' che ognuno considera appropriata per se stesso. Ed e' partendo da questo principio che la capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro e il presidente della commissione Sanita' di palazzo Madama Ignazio Marino sperano che si possa arrivare ad una legge il piu' possibile condivisa sul testamento biologico.
I due senatori, in un lungo articolo pubblicato sull'Unita', sgombrano subito il campo da ogni dubbio: non vogliono parlare di eutanasia perche' questo termine, 'ogni volta che viene pronunciato provoca forti contrasti'. Ma di testamento biologico si'. E cosi', sollecitati anche dalla lettera inviata pochi giorni fa ai presidenti delle Camere dal co-presidente dell' associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, auspicano che si arrivi il piu' presto possibile ad una legge che garantisca il diritto per ogni persona di 'indicare le cure e i trattamenti che ritiene accettabili per se stesso nel caso in cui diventi incapace di intendere e di volere o impossibilitato a comunicare'. In altre parole i parlamentari auspicano che si arrivi a garantire il diritto 'di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di procedure e terapie anche nei casi piu' estremi e tragici di sostegno vitale'.
Si tratta cioe' di un diritto che i pazienti in grado di comunicare esercitano normalmente, sottolineano Finocchiaro e Marino, da quando devono sottoporsi ad un intervento a quando devono fare una Tac o una gastroscopia. Perche' non dovrebbero vedersi garantito lo stesso diritto le persone che invece sono in coma o in stato vegetativo?
Nasce da qui, sottolineano i due senatori dell'Ulivo, l' esigenza di una legislazione ad hoc sul trattamento di fine vita 'per poter indicare, prima che sia impossibile, che cosa si ritiene accettabile e che cosa no. Ribadendo in questo modo l' autodeterminazione dell'individuo rispetto alla propria vita'.
I due senatori, in un lungo articolo pubblicato sull'Unita', sgombrano subito il campo da ogni dubbio: non vogliono parlare di eutanasia perche' questo termine, 'ogni volta che viene pronunciato provoca forti contrasti'. Ma di testamento biologico si'. E cosi', sollecitati anche dalla lettera inviata pochi giorni fa ai presidenti delle Camere dal co-presidente dell' associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, auspicano che si arrivi il piu' presto possibile ad una legge che garantisca il diritto per ogni persona di 'indicare le cure e i trattamenti che ritiene accettabili per se stesso nel caso in cui diventi incapace di intendere e di volere o impossibilitato a comunicare'. In altre parole i parlamentari auspicano che si arrivi a garantire il diritto 'di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di procedure e terapie anche nei casi piu' estremi e tragici di sostegno vitale'.
Si tratta cioe' di un diritto che i pazienti in grado di comunicare esercitano normalmente, sottolineano Finocchiaro e Marino, da quando devono sottoporsi ad un intervento a quando devono fare una Tac o una gastroscopia. Perche' non dovrebbero vedersi garantito lo stesso diritto le persone che invece sono in coma o in stato vegetativo?
Nasce da qui, sottolineano i due senatori dell'Ulivo, l' esigenza di una legislazione ad hoc sul trattamento di fine vita 'per poter indicare, prima che sia impossibile, che cosa si ritiene accettabile e che cosa no. Ribadendo in questo modo l' autodeterminazione dell'individuo rispetto alla propria vita'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti