Italia. Giornata di mobilitazione contro la nuova legge sulla droga
Si e' tenuta oggi la giornata di mobilitazione nazionale organizzata da movimenti e organizzazioni contrarie alla nuova legge sulle tossicodipendenze. Tanti gli interventi e gli spunti. La mattina assemblea pubblica, il pomeriggio il corteo per strada.Se l'Unione vincerà le elezioni e andrà al governo, dovrà subito fare un decreto legge per bloccare gli "effetti devastanti" della nuova normativa in materia di droga: la sollecitazione è giunta oggi da tre esponenti di diverse forze politiche del centrosinistra, Giovanni Russo Spena del Prc, Enrico Buemi dello Sdi e Giuseppe Vaccari dei Ds. Intervenendo alla discussione pubblica organizzata da "Confinizero" nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale contro la nuova legge, Russo Spena ha sottolineato la necessità di "riscrivere dal basso" una nuova normativa in materia di droga, che "vada oltre anche alla Iervolino-Vassalli che aveva comunque un impianto proibizionista". Oggi, secondo il parlamentare di Rifondazione, i tempi sono cambiati rispetto a quando fu approvata quella legge. Quanto alla nuova normativa da poco entrata in vigore, secondo Russo Spena è frutto "dell'ossessione sicuritaria del centrodestra", un'ossessione che, ha detto, ha portato ad approvare, sempre con decreto, anche le nuove norme sulla difesa personale. "Chi spara alle spalle a un ladro è assolto mentre chi viene trovato in possesso di pochi grammi di fumo va in carcere". "Sì al decreto per abrogare la nuova legge -ha detto Buemi- e poi una nuova normativa in breve tempo". Il parlamentare dello Sdi è stato però contestato dalla platea, composta in gran parte da giovani, quando ha detto che "la droga fa male" e che si tratta di "un percorso che spesso diventa distruttivo". "Si consuma droga anche perché piace" hanno detto alcuni presenti. "Sì, ma se bevo un bicchiere di vino va bene, se ne bevo un bottiglione mi fa male" ha replicato Buemi. Convinto della necessità di intervenire con un decreto legge per "azzerare gli effetti negativi delle nuove norme" anche Vaccari, mentre il deputato dei Ds Carlo Leoni ha detto che "il futuro ministro della salute dovrà venire a contarsi con noi".
"La mobilitazione di oggi rappresenta un'importante passaggio della lotta antiproibizionista e pone cittadini e politici di fronte agli aspetti liberticidi della legge Fini-Giovanardi", spiegano Marco Cappato e Marco Perduca, rispettivamente della Segreteria e Direzione della Rosa nel Pugno e candidati alla Camera dei Deputati. "La nostra adesione alla marcia, come all'appello lanciato a Firenze da Forum Droghe la settimana scorsa, e' tanto piena quanto radicata nella convinzione che, cancellata il decreto "olimipiadi invernali" si debba passare anche all'abrogazione delle Jervolino-Vassalli emendata dal referendum radicale del 1993 per avviare la totale decriminalizzazione della produzione, consumo e commercio di tutte le sostanze proibite dalle Convenzioni ONU in materia di stupefacenti e promuovere uso terapeutico di marihuna e foglia di coca nonche' la distribuzione di eroina sotto controllo medico. Questi sono gli obiettivi degli antiproibizionisti della Rosa nel Pugno, questa e' anche una delle priorita' poste da Marco Pannella a Milano il 7 marzo per la prossima legislatura: convocare per via popolare o tramite almeno cinque regioni un referendum totalmente abrogativo entro maggio".
"Credo che la cosa importante è vedere tanti giovani presenti in piazza. Questo governo è un governo contro i giovani", cosi' il presidente dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio. "Presenteremo come Verdi all'inizio della prossima legislatura una proposta per abrogare questa vergognosa legge propagandistica e proibizionista. E' una legge contro i giovani e un regalo alla malavita perché più si crea il proibizionismo più fanno affari da sempre i mafiosi che si arricchiscono su questo. Chiederemo che questa legge venga abrogata nei primi cento giorni della prossima legislatura". Presente anche il parlamentare dei Verdi Paolo Cento. "Bisogna costruire una forte mobilitazione. Oggi a Roma il corteo antiproibizionista boccia la legge Fini-Giovanardi che è una legge che promuove la macelleria sociale e distoglie le risorse dalla lotta contro il narcotraffico per andare a colpire i consumatori di spinelli". "Per noi Verdi questa è una battaglia decisiva da portare nell' Unione. Nei primi cento giorni di governo del centrosinistra bisogna abrogare la legge Giovanardi-Fini. Se non lo farà il Parlamento, se non lo farà il centrosinistra , proporremo un referendum".
Prodi e l'Unione si devono impegnare "in maniera non ambigua" sull'abrogazione delle nuove norme in materia di droga, altrimenti rischiano "le stesse manifestazioni, gli stessi cortei, le stesse contestazioni che stanno piovendo sull'agonizzante governo Berlusconi": è l'avvertimento di Maurizio Coletti, presidente di Itaca Europa, associazione di operatori delle tossicodipendenze. Coletti ha sottolineato i primi "danni tangibili" delle nuove norme: alcuni pazienti in cura metadonica, ha spiegato, "non possono continuare il trattamento perché, secondo la nuova normativa, la cura deve essere strettamente erogata in luoghi specifici". "Ne vanno di mezzo coloro che ricevono il farmaco a casa perché malati, perché limitati dagli arresti domiciliari o perché risiedono temporaneamente in una comunità". L'interruzione del trattamento con metadone, avverte Coletti, può comportare conseguenze molto gravi, e la crisi di astinenza "é devastante e pericolosissima". L'Unione, quindi, se andrà al governo, dovrà impegnarsi ad abrogare l'attuale normativa e poi pensare a una nuova legge, che dovrà essere incardinata su due elementi fondamentali: la difesa dei diritti delle persone e l'aumento delle risorse destinate agli interventi.
"Domani, a chiunque vada al governo, bisogna dire: la vita delle persone viene prima delle leggi": lo ha detto don Luigi Ciotti. Togliere la riduzione del danno ha detto il fondatore del Gruppo Abele, significa togliere la vita alle persone. Don Ciotti ha fortemente criticato la nuova legge sulla droga, una legge "non scientifica e che non tiene conto della realtà". Si è detto contrario, in particolare, alla comunità come alternativa al carcere: "gli effetti terapeutici si ottengono solo se il percorso in comunità viene scelto". La legge, ha detto ancora il sacerdote, ha una pretesa educativa, "ma con le leggi non si educa, non sono le leggi contro il consumo a ridurre il consumo, le politiche devono solo essere di supporto all'educare". Don Ciotti si è quindi detto molto preoccupato per la situazione dei giovani in Italia e in particolare per il gran numero di adolescenti suicidi: "La società non vuole vedere dove sono le fragilità". Don Ciotti ha quindi letto alcuni messaggi lasciati da ragazzi di 15 o 16 anni che si sono tolti la vita: "La vita è troppo difficile, scusate se non sono capace"; "Scusate, vivo una vita che non è la mia". "Quel 'scusate' ci impressiona. La società deve fermarsi e interrogarsi".
"Certamente la legge non può rimanere così", questo il commento di Piero Fassino, non presente alla giornata di mobilitazione che replica tiepido al titolo del quotidiano di Rifondazione comunista 'Liberazione' che oggi apre sulle droghe e chiede che un eventuale governo di centrosinistra come primo atto cambi la legge sulla droga. "La legge non può rimanere così perché non distingue tra droghe pesanti (che rappresentano un pericolo sociale serio) e droghe leggere, rispetto alle quali tutta la moderna psicologia ha un ben altro atteggiamento. Non si può pensare che l'unico strumento sia il carcere. Deve finire in carcere chi spaccia, non chi consuma".
Gli operatori dei Sert non collaborino all'applicazione della nuova normativa sulla droga: un vero e proprio "invito alla disobbedienza civile" quello che è giunto da Franco Corleone, presidente di Forum Droghe ed ex sottosegretario alla giustizia. Corleone ha invitato gli operatori dei servizi pubblici a "rifiutare di analizzare le urine dei giovani inviati dalle Prefetture" e a dare il metadone a domicilio. "Devono violare la legge" ha detto. Corleone ha quindi sottolineato la necessità di abrogare le nuove norme attraverso un decreto legge, "altrimenti si aspetta troppo tempo" e poi di "lavorare per una legge diversa e positiva". L'ex sottosegretario ha inoltre chiesto al centrosinistra, se vincerà le elezioni e andrà al governo, di "rimuovere gli italiani attualmente ai vertici degli organismi nazionali e internazionali che si occupano di droga, come ad esempio Costa dell'Agenzia delle Nazioni Unite o i fascisti a capo del Dipartimento nazionale antidroga". Infine, Corleone ha criticato la posizione della sinistra in merito alla cosiddetta "stanza del buco" proposta in Toscana, che ha definito "troppo tiepida".
Il divieto di consegna a domicilio del metadone è un problema grave per gli operatori del servizio pubblico, che stanno studiando come aggirare il problema, anche perché rischiano la denuncia, da parte dei pazienti, per omissione di soccorso: lo afferma Stefano Vecchio, direttore del Dipartimento delle farmacodipendenze della Asl Napoli 1. Vecchio, spiega che, se un tossicodipendente in cura con il farmaco sostitutivo è malato, oppure agli arresti domiciliari, e quindi impossibilitato ad andare al Sert a prendere il metadone, la legge non consente all'operatore del servizio di consegnare il farmaco ai familiari. Non è neanche possibile, per l'operatore del Sert, portare a casa del paziente la quantità di metadone o di altro farmaco sostitutivo sufficiente per una settimana, perciò, in teoria, l'operatore dovrebbe recarsi ogni giorno a casa della persona in cura per portargli la dose giornaliera. "Questo, ovviamente, non è possibile perché non possiamo portare il metadone a casa di tutti, e ciò provoca anche un altro problema, perché il paziente potrebbe denunciarci per omissione di soccorso". Sono circa 5.000, in un anno, i soggetti in carico alla asl napoletana di cui Vecchio è dirigente, e l'80% è in trattamento con farmaco sostitutivo. Insomma, per il dirigente sanitario "una soluzione va trovata. Si potrebbe, ad esempio, consegnare il farmaco al familiare munito di autorizzazione scritta del paziente". Le varie opzioni sono allo studio, sottolinea, ma "é davvero inspiegabile il motivo di questo accanimento della legge, sembra che vogliano ostacolare il trattamento con il metadone in ogni modo, ma questo è la negazione di un diritto chiaro, sancito anche dalla Costituzione, quello della cura".
Il gruppo dei "Mala murga" con giocolieri, percussionisti, trombettisti e ballerine, tutti in abiti coloratissimi, hanno aperto nel pomeriggio la "street parade" organizzata dal Movimento di massa antiproibizionista. Migliaia di ragazzi e ragazze arrivati nella capitale da varie città d'Italia, come Bologna, Torino, da quelle del Nordest, e da Palermo e Napoli, sono partiti da piazza della Repubblica per raggiungere piazza della Bocca della Verità, nel centro della capitale. I manifestanti hanno organizzato una trentina di carri allegorici che animano con cartelli e musica a tutto volume, la protesta nazionale. Su alcuni ci sono enormi spinelli di cartone, su altri grandi pacchetti di sigarette con le scritte "Il fumo uccide, la marijuana no"; "Attenzione il proibizionismo è business che nuoce grevemente alla salute". "Cannoni...? piantiamola", è la scritta che compare su uno striscione innalzato dal partito dei Verdi. Un altro recita: "La legge Fini mandiamola in fumo" e su un altro è disegnata una foglia di marijuana con la scritta "Lei non dichiara guerra. Nasce con amore dalla terra". Molti i giovani che portano sul volto una maschera di color verde a forma di foglia di marijuana.
"Siamo almeno in cinquantamila", hanno detto gli organizzatori azzardando una prima stima. Ci sono collettivi di studenti, centri sociali, liceali, lavoratori. Tra le scritte degli striscioni anche uno che riguarda il fondatore della Comunità Incontro di Amelia, "Dio perdoni don Gelmini", firmato Csoa liguri, Comunità di San Benedetto, la comunità di don Gallo. Tra i manifestanti Massimo Bettin, il responsabile per i problemi delle tossicodipendenze dell'Unione degli studenti di sinistra (Uds). "Al centrosinistra quando sarà al governo chiediamo l' abrogazione del decreto Fini, ma anche una discontinuità assoluta rispetto all' approccio repressivo di questo governo, come la legge di riforma della scuola del ministro Moratti e il decreto Bossi-Fini sugli immigrati".
"La giornata nazionale di mobilitazione pro-droga e pro-spaccio organizzata oggi a Roma dalla sinistra antiproibizionista è la benvenuta, per la sua utilità: serve infatti a far capire ai cittadini-elettori quale sarà la posta in gioco i prossimi 9 e 10 aprile. Gli italiani saranno chiamati a scegliere tra due visioni opposte del mondo e della vita, tra due concezioni antitetiche dell'uomo e della società". Lo dichiara il senatore Michele Bonatesta, della direzione nazionale di An. "Da una parte ci sarà la sinistra, per la quale esistono le droghe buone e innocue, e comunque drog arsi é lecito e rappresenta un atto di libertà; dall'altra parte ci sarà il centrodestra, e An in particolare, per la quale tutte le droghe fanno male e drogarsi è un disvalore, e quindi occorre dissuadere dall'uso di qualunque sostanza stupefacente". "Da una parte ci sarà la sinistra, per la quale il danno della droga va ridotto, cioé cronicizzato, condannando a vita il tossicodipendente alla schiavitù e aiutandolo magari a drogarsi meglio, con l'eroina tagliata bene e la siringa sterile (vedasi la proposta delle stanze del buco); dall'altra parte ci sarà il centrodestra, e An in particolare, per la quale il danno della droga va eliminato perché con la schiavitù non si può convivere, e il tossicodipendente va pienamente recuperato dal punto di vista umano e sociale". "Da una parte ci sarà la sinistra, per la quale gli spacciatori, quelli che vanno davanti alle scuole a vendere morte ai nostri figli, possono continuare a farlo tranquilli, indisturbati e impuniti; dall'altra parte ci sarà il centrodestra, e An, per la quale gli spacciatori, i narcotrafficanti, i mercanti di morte vanno sbattuti in galera". "La verità è che la legge Fini antidroga e antispaccio, assieme a quella sulla procreazione medicalmente assistita, ha qualificato l'intera legislatura di governo del centrodestra e di An in particolare".
"E' una manifestazione grande, molto partecipativa e tutt'altro che goliardica ma invece molto politica". E' quanto ha detto Giuseppe Bortone, responsabile Cgil nazionale delle politiche per la tossicodipendenza. "E' una parata che ha portato delle proposte precise, che sono poi le stesse della grande assemblea di questa mattina cioé un rilancio dei servizi pubblici con risorse adeguate, la depenalizzazione di tutte le condotte legate al consumo e l'abrogazione rapida della legge". "Di queste richieste ne dovrà prendere atto il prossimo governo - ha concluso il sindacalista - così come dovrà tenere conto della folla composita e variopinta dei giovani che oggi hanno partecipato a questa manifestazione".
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