Italia. Il grande fratello di Trento, schedature per chi ha fumato hashish
A Trento sono arrivate una serie di richieste di accertamenti sanitari, esami e test della Commissione medica per le patenti presso l'Azienda sanitaria. Il caso nasce da una lettera con cui si invita una dozzina di giovani presso il laboratorio di via Piave per "la ricerca, su campioni di urina e capelli, dei metaboliti di alcune sostanze d'abuso". Vale a dire: per verificare se assume stupefacenti. Il giovane deve presentarsi alle 10 e 30 dell'11, 15, 18, 22, 25, 29 luglio e del primo e 5 agosto, e pagare 166,31 euro per gli esami.Il trentenne decide di opporsi e l'avvocato Fabio Valcanover spedisce una prima nota all'Azienda sanitaria (ma anche all'Autorita' Garante, all'assessore alla Sanita' Remo Andreolli e al presidente della Provincia Lorenzo Dellai) chiedendo come l'Azienda sia venuta in possesso del nome del suo assistito e se l'Azienda sia legittimata a detenere questi dati. Cosi' si scopre che il procedimento per l'accertamento dei requisiti psicofisici per il possesso alla patente nasce da una segnalazione del giugno 2000 fatta dai carabinieri a carico di 15 giovani. Nella nota di servizio si legge che i militari erano intervenuti ad una festa "nel corso della quale era previsto un lauto consumo di stupefacenti". Al giovane in questione venivano trovati 5,28 grammi di hashish, una quantita' minima che venne ritenuta per uso personale e dunque non ci furono conseguenze giudiziarie.
Esattamente 5 anni dopo, parte il procedimento per la verifica dei requisiti per il possesso della patente. Ma se il ragazzo era un potenziale pericolo sulle strade, perché attendere tanto tempo per i controlli di legge? Nella sua risposta l'Azienda scrive che ai carabinieri i giovani dichiaravano di essere "abituali consumatori" e sottolinea che la normativa in materia consente accertamenti anche a distanza di tempo. A questa nota replica ancora l'avvocato Valcanover sottolineando che negli atti non emerge che il giovane si sia mai dichiarato "consumatore abituale" (infatti dal suo verbale questo non risulta) o sia soggetto a "dipendenza". Il legale scrive ancora al Garante per sottolineare come, in assenza dell'"attualita' del pericolo" richiesta dalla giurisprudenza in materia, il procedimento si configuri come "un controllo allo stile di vita". "Se il criterio da voi adottato -conclude l'avvocato- venisse adottato per l'universo mondo, si dovrebbe cominciare a chiamare alla revisione della patente quegli esponenti politici che ebbero a dichiarare di aver fatto uso di spinelli, a questo punto avremmo anche esponenti della previa giunta provinciale".
L'avvocato Valcanover, scrive in seguito anche una lettera al quotidiano locale che si e' occupato della vicenda.
Hashish e sinistra, mi viene un dubbio
Gentile direttore, alcune cose vanno aggiunte alla questione dei controlli, a distanza di anni, sugli stili di vita di presunti consumatori di cui ha scritto l'Adige.
Ed in particolare:
1) per la prima volta in Italia (non vorrei esagerare e dire nel mondo) si sostiene che hashish produce dipendenza.
2) per la prima volta questa affermazione, priva di supporto scientifico e completamente campata in aria, compare in atti ufficiali di un ente pubblico.
3) Per la prima volta si afferma che accertamenti sono stati effettuati (rigorosi e puntuali) in ordine all'insorgere di detta dipendenza.
4) Bizzarro è che queste affermazioni apodittiche compaiano in atti di un'amministrazione governata dal centrosinistra.
5) Bizzarro ulteriormente e' che dette affermazioni compaiano in atti dell'azienda sanitaria a sovrintendere la quale dovrebbe essere, sotto l'aspetto politico, un'assessore alla sanita'.
6) Bizzarro ulteriormente e' che l'assessore alla sanita' in questione sia un'assessore espresso dai Ds.
7) Se ne evince, ovviamente, che ci sia un'adeguarsi dell'organismo politico a dette affermazioni strampalate.
Oltre ed al di fuori di quanto appena scritto, avendo avuto un qualche passato di politica attiva ed essendomi occupato di antiproibizionismo (come ricordava il giornale) e di politiche sociali, mi sorge il dubbio che l'assessore possa non sapere nulla di tutto questo e che in realta' il tutto sia condotto e diretto dal potere immanente della burocrazia amministrativa.
E se, gentile direttore, ci fosse, nella struttura burocratica, qualcuno che tira le fila dopo aver accumulato l'esperienza ad esempio in altri luoghi, ad esempio nella struttura comunale dove in passato ebbe a manifestare una forte avversita' ad ogni e qualsiasi segmento di politica di riduzione del danno?
Vuole vedere, signor direttore, che antichi personaggi ancora tengono le redini della politica sanitaria?
avv. Fabio Valcanover
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti