Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Medicina e Persona: "ingiusto lasciare morire neonati troppo prematuri"

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Pubblichiamo la lettera aperta dell'associazione Medicina e Persona, sottoscritta da 200 specialisti italiani, sul tema della terapia intensiva per i neonati estremamente prematuri (<25 settimane). La lettera critica duramente il documento dal titolo Raccomandazioni per le cure perinatali nelle eta' gestazionali estremamente basse approvato lo scorso 18 febbraio da 10 comunita' scientifiche.

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Terapia intensiva per i neonati estremamente prematuri (<25 settimane): lettera aperta di 200 Specialisti Italiani

Il 18 febbraio l'Ordine dei Medici della Toscana, la Clinica di Medicina Neonatale e di Pediatria Preventiva, la Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell'Università degli Studi di Firenze, hanno presentato presso l'Istituto degli Innocenti di Firenze una Linea Guida dal titolo: "Raccomandazioni per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse", riguardante le terapie da prestare alla donna gravida e al neonato di età gestazionale compresa tra le 22 e le 25 settimane (neonati estremamente prematuri).
Nel documento si legge:
-"[.]per i neonati di 22 settimane le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre; [.] il neonato non deve essere sottoposto a cure intensive"
-"[.] non esistono evidenze scientifiche per raccomandare il taglio cesareo su indicazione fetale e l'inizio di cure intensive neonatali" per i neonati di 23 settimane
-infine per i neonati di 24 settimane "[.] il trattamento intensivo è indicato sulla base di criteri obiettivi quali sforzi respiratori spontanei, frequenza cardiaca, assenza di lesioni cutanee, ripresa del colorito cutaneo"
Queste raccomandazioni, motivate dagli Autori con la "[.]necessità di garantire alla madre e al neonato adeguata assistenza al fine unico di evitare cure inutili, dolorose e inefficaci", hanno suscitato sconcerto e dibattito tra gli addetti ai lavori (neonatologi, pediatri, ostetrici).
In 200 hanno espresso il loro dissenso in una Lettera Aperta, di cui siamo promotori.
Anche le diverse Società scientifiche dell'area materno-infantile hanno espresso severe critiche.
Il documento è frutto di un' iniziativa del tutto locale, porta la firma di Responsabili di organismi del settore che non sono stati interpellati; il contenuto rivela errori statistici ed epidemiologici e manca della citazione di fonti scientifiche italiane, pur note e pubblicate su riviste internazionali (Guidelines for resuscitation in the delivery room of extremely preterm infants. G Verlato et a.l. J. of child Neurology 2004;19(1) 31-34).
Dissentiamo profondamente con il contenuto del documento proposto.
Non è accettabile infatti astenersi preventivamente dalla cura per motivi medico-legali (rischio professionale) e/o economici (costo delle cure / rapporto rischio beneficio) in quanto:
1) La probabilità di sopravvivenza dei neonati di 23 settimane, nei migliori Centri Italiani è intorno al 50% (dati relativi ai Centri Italiani afferenti al Registro Epidemiologico internazionale sui neonati pretermine - Vermont Oxford Database)
2) Il criterio dell'età gestazionale non può essere (e non lo è nella pratica quotidiana) l'unico parametro che determina l'intervento curativo
3) Studi recenti dimostrano che nei Centri in cui viene operata una rianimazione non selettiva si ottiene una maggiore sopravvivenza ed un minor tasso di disabilità, rispetto ai centri che operano una rianimazione selettiva. (Pediatrics 2004;114;58-64) Compito della medicina è "prendersi cura sempre" (guarire quando possibile), cercando di superare il limite rappresentato dalla malattia.
Nel caso specifico, prendersi cura significa guardare al neonato estremamente pretermine, accettando la sfida di una decisione che il medico deve assumere di volta in volta, non semplicemente in base ad una "norma" stabilita a priori.
Ciò non significa esercitare accanimento terapeutico (che è insistere con cure inutili su chi sta morendo), ma essere consapevoli di stare di fronte ad una vita umana appena iniziata di cui non possiamo sentirci "padroni" né definirne il destino.
La vita, appunto, è innanzitutto sacra. E la "qualità" della vita (anche della nostra) non la stabilisce il medico: essa è direttamente proporzionale all'amore di cui è oggetto. Questa coscienza, insieme alla valutazione tecnico-scientifica, è stata, ed è, condizione indispensabile proprio per lo sviluppo della medicina.
C'è solo un modo di affrontare il problema, dal quale discende l'aspetto della competenza: lavorare affermando, di fronte al limite rappresentato dalla malattia e dalla morte, un principio di vita più forte. Se c'è questo allora c'è la coscienza dell'utilità; se non c'è questo la coscienza dell'utilità non resiste e si cede prima o poi al cinismo.

Medicina e Persona
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