Italia. Narcosalas a Torino, reazioni
E' ancora cauto il vice sindaco di Torino, il popolare Marco Calgaro, sulla proposta di sperimentare nel capoluogo piemontese le "narcosalas", centri per l'assunzione di droga sotto controllo medico. Proposta che ha visto, nei giorni scorsi, il parere favorevole del primo cittadino Sergio Chiamparino. "Con il sindaco -spiega Calgaro- ne abbiamo parlato a lungo ieri. In realta', non ha detto che noi approviamo il progetto, ma e' stato deciso insieme di costituire un gruppo di lavoro per analizzare i pro e i contro e vedere quali sono i maggiori. Di primo acchito, a livello personale, mi sembrano di piu' i contro ma ritengo che su questo argomento si debba riflettere in modo approfondito".
Posizioni eccessivamente rigide e di chiusura "non sono state sufficienti" a risolvere il problema droga ed e' "un atteggiamento di grande responsabilita' prendere atto della relta' e studiare soluzioni che, a prima vista, possono sembrare non ottimali ma che potrebbero avere effetti positivi". Pur dicendosi "contrario a forme di liberalizzazione incondizionata", il coordinatore provinciale della Margherita e consigliere al Comune di Torino, Tommaso Panero, ritiene che "ogni tipo di intervento che possa evitare o ridurre i rischi legati alla droga vada studiato".
"Su questo problema -spiega il consigliere comunale di Torino di Alleanza nazionale, Walter Altea - abbiamo cominciato a confrontarci e stiamo ancora vagliando la cosa. Posso dire che non siamo contrari in modo aprioristico ma certamente un po' scettici. Cio' che contestiamo e' l'approccio. Per tanti anni si e' andati avanti con Sert e somministrazione controllata, che sono una forma di controllo sociale, ma non risolvono il problema alla radice. Noi, in linea di principio, pensiamo che il problema droga si risolva all'interno delle comunita"'.
Don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, non si dice contrario in linea di principio alla proposta delle narcosalas, purche' ad esse si affianchi un progetto psicosociale. Strutture come le narcosalas o altre esperienze a livello europeo potrebbero essere prese in considerazione "ma con un progetto psico-sociale, di sostegno alla persona, che deve essere sempre messa al centro. Se si da' soltanto una sala senza offrire altri interventi -dice don Ciotti, pur precisando che, trovandosi all'estero, non ha potuto affrontare nello specifico la discussione - questo e' un bluff. E' necessario creare le condizioni per rispondere ai bisogni della persona". Secondo il fondatore del Gruppo Abele, comunque, vanno considerati "tutti i percorsi di riabilitazione, non vedendone uno in contrasto con l'altro".
Affiancare a esperienze per la riduzione del danno, nella lotta alla tossicodipendenza, "la presenza di qualche psicologo, sacerdote o volontario che possa aiutare a trovare la strada della comunita"'. E' la proposta del capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Roberto Rosso.
Pur dichiarando la sua piena diponibilita' "a una discussione seria, pacata e non strumentale", l'assessore piemontese alla Sanita', Antonio D'Ambrosio, si dice "in linea di massima decisamente contrario alle cosiddette injecting rooms". Chiedendosi "chi realmente andrebbe a frequentare questi centri", il responsabile della sanita' pubblica del Piemonte ritiene che "oggi come oggi queste strutture non abbiano un'utilita' e non vedo quale vantaggio possano portare. Ritengo piuttosto che bisognerebbe insistere con la prevenzione piu' che pensare di fare la casa del buco".
Un parere fermamente contrario a strutture per il consumo controllato degli stupefacenti, non solo pesanti ma anche in riferimento alle droghe leggere, arriva invece dal presidente del Consiglio regionale piemontese, il leghista Roberto Cota. "I motivi sono molti -spiega il presidente Cota- e il primo e' che la cultura della droga e' una cultura di morte e l'apertura di questi centri significa legittimarla".
Anche il presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa, si schiera contro la proposta di somministrazione controllata di eroina. "Le "narcosale" sarebbero come l'eutanasia, una resa di fronte alla tossicodipendenza - ha affermato Moffa in una nota - aiutare chi ne e' affetto non significa lasciarlo solo di fronte alla vastita' del proprio dramma".
Esistono "strumenti diversi piu' efficaci" delle narcosalas e sarebbe piu' utile "valorizzare l'esistente, soprattutto in Piemonte dove si stanno smantellando Sert e Comunita". Ad affermarlo e' Fratel Celestino, presidente del Gruppo Arco, uno dei centri di recupero per tossicodipendenti di Torino, collegato con la Federazione italiana comunita' terapeutiche. Secondo Fratel Celestino, prima di pensare a una possibile sperimentazione torinese delle cosidette "stanze del buco", "bisogna elaborare un progetto e poi vedere se al suo interno possono essere inserite queste "shooting rooms". Altrimenti si da' l'impressione che si cerchi una soluzione che cancelli il problema da un giorno all'altro perche' siamo con l'acqua alla gola".
Posizioni eccessivamente rigide e di chiusura "non sono state sufficienti" a risolvere il problema droga ed e' "un atteggiamento di grande responsabilita' prendere atto della relta' e studiare soluzioni che, a prima vista, possono sembrare non ottimali ma che potrebbero avere effetti positivi". Pur dicendosi "contrario a forme di liberalizzazione incondizionata", il coordinatore provinciale della Margherita e consigliere al Comune di Torino, Tommaso Panero, ritiene che "ogni tipo di intervento che possa evitare o ridurre i rischi legati alla droga vada studiato".
"Su questo problema -spiega il consigliere comunale di Torino di Alleanza nazionale, Walter Altea - abbiamo cominciato a confrontarci e stiamo ancora vagliando la cosa. Posso dire che non siamo contrari in modo aprioristico ma certamente un po' scettici. Cio' che contestiamo e' l'approccio. Per tanti anni si e' andati avanti con Sert e somministrazione controllata, che sono una forma di controllo sociale, ma non risolvono il problema alla radice. Noi, in linea di principio, pensiamo che il problema droga si risolva all'interno delle comunita"'.
Don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, non si dice contrario in linea di principio alla proposta delle narcosalas, purche' ad esse si affianchi un progetto psicosociale. Strutture come le narcosalas o altre esperienze a livello europeo potrebbero essere prese in considerazione "ma con un progetto psico-sociale, di sostegno alla persona, che deve essere sempre messa al centro. Se si da' soltanto una sala senza offrire altri interventi -dice don Ciotti, pur precisando che, trovandosi all'estero, non ha potuto affrontare nello specifico la discussione - questo e' un bluff. E' necessario creare le condizioni per rispondere ai bisogni della persona". Secondo il fondatore del Gruppo Abele, comunque, vanno considerati "tutti i percorsi di riabilitazione, non vedendone uno in contrasto con l'altro".
Affiancare a esperienze per la riduzione del danno, nella lotta alla tossicodipendenza, "la presenza di qualche psicologo, sacerdote o volontario che possa aiutare a trovare la strada della comunita"'. E' la proposta del capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Roberto Rosso.
Pur dichiarando la sua piena diponibilita' "a una discussione seria, pacata e non strumentale", l'assessore piemontese alla Sanita', Antonio D'Ambrosio, si dice "in linea di massima decisamente contrario alle cosiddette injecting rooms". Chiedendosi "chi realmente andrebbe a frequentare questi centri", il responsabile della sanita' pubblica del Piemonte ritiene che "oggi come oggi queste strutture non abbiano un'utilita' e non vedo quale vantaggio possano portare. Ritengo piuttosto che bisognerebbe insistere con la prevenzione piu' che pensare di fare la casa del buco".
Un parere fermamente contrario a strutture per il consumo controllato degli stupefacenti, non solo pesanti ma anche in riferimento alle droghe leggere, arriva invece dal presidente del Consiglio regionale piemontese, il leghista Roberto Cota. "I motivi sono molti -spiega il presidente Cota- e il primo e' che la cultura della droga e' una cultura di morte e l'apertura di questi centri significa legittimarla".
Anche il presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa, si schiera contro la proposta di somministrazione controllata di eroina. "Le "narcosale" sarebbero come l'eutanasia, una resa di fronte alla tossicodipendenza - ha affermato Moffa in una nota - aiutare chi ne e' affetto non significa lasciarlo solo di fronte alla vastita' del proprio dramma".
Esistono "strumenti diversi piu' efficaci" delle narcosalas e sarebbe piu' utile "valorizzare l'esistente, soprattutto in Piemonte dove si stanno smantellando Sert e Comunita". Ad affermarlo e' Fratel Celestino, presidente del Gruppo Arco, uno dei centri di recupero per tossicodipendenti di Torino, collegato con la Federazione italiana comunita' terapeutiche. Secondo Fratel Celestino, prima di pensare a una possibile sperimentazione torinese delle cosidette "stanze del buco", "bisogna elaborare un progetto e poi vedere se al suo interno possono essere inserite queste "shooting rooms". Altrimenti si da' l'impressione che si cerchi una soluzione che cancelli il problema da un giorno all'altro perche' siamo con l'acqua alla gola".
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