Italia. Operatori delle dipendenze: reprimere non risolve il problema
Negli ultimi quarant'anni, il fatto d'aver perseguito con strumenti ed interventi repressivi i consumatori di sostanze, non ha ne' ridotto il problema delle droghe e dell'alcol, ne' agevolato l'attivita' di consulenza e prevenzione in questo campo. Lo afferma un gruppo di operatori del settore delle dipendenze in una lettera aperta.
"E' noto -dicono- che quanto piu' i consumatori -di qualsiasi fascia d'eta'- vengono criminalizzati, tanto piu' il fenomeno diventa nascosto ed emarginante, rendendo sempre piu' difficile per i sistemi d'assistenza trovare un accesso alle persone bisognose d'aiuto. Tutto cio' non significa che le forze dell'ordine non debbano esercitare le proprie competenze, ma che sarebbe auspicabile ed opportuna sia un'attribuzione piu' mirata delle funzioni e dei ruoli, sia una verifica piu' critica degli interventi, valutandone la reale efficacia e l'adeguatezza ai problemi da affrontare". "I pericoli legati all'uso delle sostanze vanno illustrati ai giovani in modo realistico, e non con un atteggiamento moralizzatore, altrimenti s'innesca un pericoloso effetto boomerang. Dipingere i pericoli in termini esagerati ed allarmistici, in contrasto con la realta' quotidiana che osserviamo intorno a noi, spinge i giovani a perdere fiducia nell'autorevolezza di chi li vuole informare. Semmai, in questo settore occorre una politica che tuteli la salute e la sicurezza di chi consuma sostanze, anziché puntare sulla loro repressione".
"Sferrare una lotta indiscriminata a qualsiasi tipo di consumo e a qualsiasi rapporto col rischio, senza chiedersi quali danni ed effetti negativi possano avere questi interventi, -si afferma- scatena proprio nei giovani delle reazioni opposte, ed e' dunque un atteggiamento da evitare e rifiutare". "Il criterio principale cui ispirarsi -sostengono- dovrebbe essere, per tutti, quello di non intraprendere mai delle misure che possano creare piu' problemi di quelli che dovrebbero risolvere. Spesso e volentieri, nel dibattito pubblico sulla prevenzione delle dipendenze si punta il dito sui "giovani", dimenticando pero' che il fenomeno del consumo problematico e della dipendenza da alcol, nicotina e sostanze illegali interessa tutte le fasce d'eta'. Pertanto, se si vogliono eseguire dei controlli efficaci, per esempio nella circolazione stradale, occorre riservare il medesimo trattamento tanto ai giovani quanto agli adulti". "Nella prevenzione delle dipendenze -dice la lettera aperta-, l'opera delle strutture professionali che operano nel settore giovanile e' un fattore irrinunciabile. I giovani sono dei cittadini con delle esigenze ed aspirazioni specifiche, che necessitano di spazi in cui comunicare fra loro, maturare esperienze e muoversi entro margini autonomi. Per un sano sviluppo psicosociale dell'individuo, e' essenziale che ciascuno, da giovane, possa sperimentare autonomamente in spazi propri e tutelati. Proprio il fatto di non essere delle strutture repressive, consente ai centri giovanili di svolgere una funzione utile nella prevenzione delle dipendenze, fornendo ai giovani spazi ed opportunita' per confrontarsi con varie problematiche legate al consumo e alle dipendenze, discutendo della propria situazione e affrontando i propri problemi. Gli assistenti giovanili, dal canto loro, non essendo considerati degli specialisti in fatto di droghe, hanno il vantaggio di poter interagire coi giovani in modo libero e spontaneo, senza dar loro la sensazione di essere stigmatizzati". "Gli interventi delle forze dell'ordine, e l'allarmismo con cui vengono riportati nei mezzi d'informazione -dicono-, nuocciono molto all'immagine dei centri giovanili, e il loro effetto piu' probabile e' che i giovani se ne allontanino, gettando nell'inquietudine le proprie famiglie e creando uno strappo pericoloso nelle maglie della rete sociale. Il ruolo delle forze dell'ordine e' indubbiamente importante per garantire la pubblica sicurezza, ma in futuro i loro interventi dovranno essere coordinati e in sintonia con l'attivita' dell'assistenza sociale e delle strutture di terapia, consulenza e prevenzione". In questo senso, gli operatori si "associano in pieno alla presa di posizione gia' espressa dall'assessore provinciale Bruno Hosp".
Il 21 marzo prossimo, a Bolzano, si terra' un convegno internazionale in cui saranno presentati alcuni progetti gia' avviati in Italia, Germania e Svizzera, e durante il quale si getteranno le basi di una prevenzione secondaria piu' mirata in questo settore.
Il documento e' firmato da: dott. Alberto De Giorgis, dirigente medico dell'associazione "Hands"; dott. Elio Dellantonio, primario del Servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Bolzano; dott. Gabriele Ghirardello, direttore del servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Merano; dott. Peter Koler, direttore del Forum Prevenzione, Centro prevenzione delle dipendenze; Meinrad Mairl, direttore dell'associazione "Suedtiroler Drogenhilfe"; Dott. Bruno Marcato, direttore dell'associazione "La strada"; Dott. Heiner Schweigkofler, direttore della Caritas; Dott.ssa Marion von Soelder, primaria del servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Brunico; Dott.ssa Karin Sonnerer, dirigente medica del Servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Bressanone; Dott. Helmuth Zingerle, direttore del Centro terapeutico di Bad Bachgart.
"E' noto -dicono- che quanto piu' i consumatori -di qualsiasi fascia d'eta'- vengono criminalizzati, tanto piu' il fenomeno diventa nascosto ed emarginante, rendendo sempre piu' difficile per i sistemi d'assistenza trovare un accesso alle persone bisognose d'aiuto. Tutto cio' non significa che le forze dell'ordine non debbano esercitare le proprie competenze, ma che sarebbe auspicabile ed opportuna sia un'attribuzione piu' mirata delle funzioni e dei ruoli, sia una verifica piu' critica degli interventi, valutandone la reale efficacia e l'adeguatezza ai problemi da affrontare". "I pericoli legati all'uso delle sostanze vanno illustrati ai giovani in modo realistico, e non con un atteggiamento moralizzatore, altrimenti s'innesca un pericoloso effetto boomerang. Dipingere i pericoli in termini esagerati ed allarmistici, in contrasto con la realta' quotidiana che osserviamo intorno a noi, spinge i giovani a perdere fiducia nell'autorevolezza di chi li vuole informare. Semmai, in questo settore occorre una politica che tuteli la salute e la sicurezza di chi consuma sostanze, anziché puntare sulla loro repressione".
"Sferrare una lotta indiscriminata a qualsiasi tipo di consumo e a qualsiasi rapporto col rischio, senza chiedersi quali danni ed effetti negativi possano avere questi interventi, -si afferma- scatena proprio nei giovani delle reazioni opposte, ed e' dunque un atteggiamento da evitare e rifiutare". "Il criterio principale cui ispirarsi -sostengono- dovrebbe essere, per tutti, quello di non intraprendere mai delle misure che possano creare piu' problemi di quelli che dovrebbero risolvere. Spesso e volentieri, nel dibattito pubblico sulla prevenzione delle dipendenze si punta il dito sui "giovani", dimenticando pero' che il fenomeno del consumo problematico e della dipendenza da alcol, nicotina e sostanze illegali interessa tutte le fasce d'eta'. Pertanto, se si vogliono eseguire dei controlli efficaci, per esempio nella circolazione stradale, occorre riservare il medesimo trattamento tanto ai giovani quanto agli adulti". "Nella prevenzione delle dipendenze -dice la lettera aperta-, l'opera delle strutture professionali che operano nel settore giovanile e' un fattore irrinunciabile. I giovani sono dei cittadini con delle esigenze ed aspirazioni specifiche, che necessitano di spazi in cui comunicare fra loro, maturare esperienze e muoversi entro margini autonomi. Per un sano sviluppo psicosociale dell'individuo, e' essenziale che ciascuno, da giovane, possa sperimentare autonomamente in spazi propri e tutelati. Proprio il fatto di non essere delle strutture repressive, consente ai centri giovanili di svolgere una funzione utile nella prevenzione delle dipendenze, fornendo ai giovani spazi ed opportunita' per confrontarsi con varie problematiche legate al consumo e alle dipendenze, discutendo della propria situazione e affrontando i propri problemi. Gli assistenti giovanili, dal canto loro, non essendo considerati degli specialisti in fatto di droghe, hanno il vantaggio di poter interagire coi giovani in modo libero e spontaneo, senza dar loro la sensazione di essere stigmatizzati". "Gli interventi delle forze dell'ordine, e l'allarmismo con cui vengono riportati nei mezzi d'informazione -dicono-, nuocciono molto all'immagine dei centri giovanili, e il loro effetto piu' probabile e' che i giovani se ne allontanino, gettando nell'inquietudine le proprie famiglie e creando uno strappo pericoloso nelle maglie della rete sociale. Il ruolo delle forze dell'ordine e' indubbiamente importante per garantire la pubblica sicurezza, ma in futuro i loro interventi dovranno essere coordinati e in sintonia con l'attivita' dell'assistenza sociale e delle strutture di terapia, consulenza e prevenzione". In questo senso, gli operatori si "associano in pieno alla presa di posizione gia' espressa dall'assessore provinciale Bruno Hosp".
Il 21 marzo prossimo, a Bolzano, si terra' un convegno internazionale in cui saranno presentati alcuni progetti gia' avviati in Italia, Germania e Svizzera, e durante il quale si getteranno le basi di una prevenzione secondaria piu' mirata in questo settore.
Il documento e' firmato da: dott. Alberto De Giorgis, dirigente medico dell'associazione "Hands"; dott. Elio Dellantonio, primario del Servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Bolzano; dott. Gabriele Ghirardello, direttore del servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Merano; dott. Peter Koler, direttore del Forum Prevenzione, Centro prevenzione delle dipendenze; Meinrad Mairl, direttore dell'associazione "Suedtiroler Drogenhilfe"; Dott. Bruno Marcato, direttore dell'associazione "La strada"; Dott. Heiner Schweigkofler, direttore della Caritas; Dott.ssa Marion von Soelder, primaria del servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Brunico; Dott.ssa Karin Sonnerer, dirigente medica del Servizio per le tossicodipendenze dell'Azienda sanitaria di Bressanone; Dott. Helmuth Zingerle, direttore del Centro terapeutico di Bad Bachgart.
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