Italia. Pisa: "Marijuana terapeutica? Si, grazie!"
Esponendo uno striscione di due metri con la scritta "Marijuana terapeutica? Si, grazie!" due esponenti radicali dell'associazione LiberaPisa hanno brevemente interrotto i lavori del convegno nazionale sulle terapie del dolore, organizzato dal Tribunale per i diritti del malato a Pisa "Curiamo i dolori inutili". Al convegno sono presenti poeti come Mario Luzi, filosofi come Remo Bodei, scrittori come Sergio Zavoli, ma anche etnologi, storici, .
Con un megafono uno di loro ha letto le motivazioni della richiesta che anche in Italia si ponga fine "agli assurdi veti" che impediscono la somministrazione medica della cannabis e dei suoi derivati.
"Abbiamo voluto affermare con la nostra simbolica occupazione -spiega una nota dell'associazione LiberaPisa- la necessita' di dare alla battaglia contro il dolore una svolta di tipo politico". E secondo l'associazione "le difficolta' nell'attuare in Italia una moderna terapia del dolore, dipendono proprio da veti politici, e non da generici pregiudizi presenti nell'opinione pubblica. I sostenitori di legislazioni proibizioniste sulle droghe sono gli stessi che hanno ritardato fino al 2001 la nascita di una moderna legge sulla cura del dolore. I Radicali sono gli unici che hanno posto il problema della condanna al dolore dei malati italiani, denunciando ad esempio gli assurdi veti che impediscono ai medici la somministrazione ai propri pazienti di derivati della cannabis per lenire dolori di vario genere e per curare molteplici malattie: asma, glaucoma, anoressia psichica, disintossicazione da droghe pesanti, epilessia, ecc.. Questa sostanza e' stata oggetto di oltre seimila lavori scientifici a livello internazionale e autorevoli organizzazioni scientifiche ne hanno chiesto l'uso medico. Tale richiesta e' stata accolta per ora da alcuni Stati degli Usa e da Canada, Israele, Germania, Australia. Nella sola Gran Bretagna e' in corso una sperimentazione diffusa che interessa oltre duemila pazienti. In Italia invece oggi stesso a pochi chilometri da qui, presso il Tribunale di Pontedera, e sempre più spesso in tutti i Tribunali d'Italia, pazienti "impazienti" e militanti radicali affrontano con le auto-denunce e con i successivi processi l'assurdità di una legge che non permette ai medici di operare secondo scienza e coscienza. Grazie alla mobilitazione radicale molti consigli regionali (tra cui quello toscano) e decine di consigli comunali (come quello di Castefranco di Sotto, Pisa) hanno approvato ordini del giorno a favore della marijuana terapeutica. Di queste lotte politiche e giudiziarie, anche il mondo scientifico deve far tesoro, dando anzi un proprio contributo affinche' vengano conosciute ed ulteriormente ampliate."
Con un megafono uno di loro ha letto le motivazioni della richiesta che anche in Italia si ponga fine "agli assurdi veti" che impediscono la somministrazione medica della cannabis e dei suoi derivati.
"Abbiamo voluto affermare con la nostra simbolica occupazione -spiega una nota dell'associazione LiberaPisa- la necessita' di dare alla battaglia contro il dolore una svolta di tipo politico". E secondo l'associazione "le difficolta' nell'attuare in Italia una moderna terapia del dolore, dipendono proprio da veti politici, e non da generici pregiudizi presenti nell'opinione pubblica. I sostenitori di legislazioni proibizioniste sulle droghe sono gli stessi che hanno ritardato fino al 2001 la nascita di una moderna legge sulla cura del dolore. I Radicali sono gli unici che hanno posto il problema della condanna al dolore dei malati italiani, denunciando ad esempio gli assurdi veti che impediscono ai medici la somministrazione ai propri pazienti di derivati della cannabis per lenire dolori di vario genere e per curare molteplici malattie: asma, glaucoma, anoressia psichica, disintossicazione da droghe pesanti, epilessia, ecc.. Questa sostanza e' stata oggetto di oltre seimila lavori scientifici a livello internazionale e autorevoli organizzazioni scientifiche ne hanno chiesto l'uso medico. Tale richiesta e' stata accolta per ora da alcuni Stati degli Usa e da Canada, Israele, Germania, Australia. Nella sola Gran Bretagna e' in corso una sperimentazione diffusa che interessa oltre duemila pazienti. In Italia invece oggi stesso a pochi chilometri da qui, presso il Tribunale di Pontedera, e sempre più spesso in tutti i Tribunali d'Italia, pazienti "impazienti" e militanti radicali affrontano con le auto-denunce e con i successivi processi l'assurdità di una legge che non permette ai medici di operare secondo scienza e coscienza. Grazie alla mobilitazione radicale molti consigli regionali (tra cui quello toscano) e decine di consigli comunali (come quello di Castefranco di Sotto, Pisa) hanno approvato ordini del giorno a favore della marijuana terapeutica. Di queste lotte politiche e giudiziarie, anche il mondo scientifico deve far tesoro, dando anzi un proprio contributo affinche' vengano conosciute ed ulteriormente ampliate."
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