Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Polemica per la cannabis terapeutica nella scuola del padovano

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E' polemica a Monselice, nel padovano, per la sperimentazione ad uso terapeutico, in un istituto superiore pubblico, con la regolare autorizzazione del ministero della Salute, su 20 varieta' di cannabis sativa, nessuna contenente il Thc, il tetraidrocannabinolo responsabile degli effetti psicotropi del fumo di marijuana.
Dopo avere appreso la notizia del progetto, promosso e coordinato dall' Istituto sperimentale per le colture industriali (Isci) di Bologna, l'assessore veneto alle politiche della sicurezza Raffaele Zanon (An), contrario all'iniziativa, si e' attivato presso il ministero della Salute e la sperimentazione e' stata interrotta: le 200 piante di cannabis sativa sono state tagliate, con un mese di anticipo, dal ricercatore dell'Isci Giampaolo Grassi, che tuttavia conta di poter utilizzare ugualmente i dati della ricerca.
Alla dura presa di posizione di Zanon sono seguite varie reazioni, tutte sostanzialmente a favore della sperimentazione, che hanno cosi' riacceso il dibattito politico sull'uso terapeutico della cannabis, anche se qualcuno ha tentato di strumentalizzarlo evocando il rischio della liberalizzazione delle droghe leggere. Argomento quest'ultimo, pero', che nulla a a che vedere con la sperimentazione ospitata dal Kennedy, dove la coltivazione riguardava varieta' di cannabis non contenenti il principio attivo della marijuana.
Il primo a puntualizzare e' stato il collega di giunta di Zanon, Fabio Gava (Fi), assessore alla sanita' e coordinatore nazionale di settore tra le varie regioni. "Ritengo -ha spiegato- che uno dei compiti principali che ha l'assistenza sia quello non solo di curare la malattia ma, laddove questa non e' piu' curabile e anche laddove e' curabile ma la cura e' lunga e si accompagna a momenti di dolore, ma anche quello di togliere il dolore anche che con queste metodiche, se hanno una comprovata efficacia. Questa e' una ricerca di natura specifica, che prevede di studiare la migliore ottimizzazione per la coltivazione della cannabis ai fini industriali o farmaceutici o erboristici, per poterla poi utilizzare nel campo dell'antidolorifico". Gava ha anche riconosciuto che il nostro Paese "e' stato un po' in ritardo nel settore delle cure palliative e dell'antidolorifico in genere e quindi dobbiamo recuperare un po' di strada perduta".
Una posizione apprezzata dalle opposizioni: "spero che il si' dell'assessore Gava -ha auspicato il vicecapogruppo dei Ds in Consiglio regionale Claudio Rizzato- possa dare via libera alla discussione e all'approvazione in Consiglio della mozione che il mio gruppo e il consigliere socialista Elso Resler presentarono nel 2002 con l'obiettivo, appunto, di aprire al strada all'uso terapeutico di questa sostanza". A favore della sperimentazione si e' detto anche il consigliere regionale dei verdi Gianfranco Bettin, secondo cui "quello di An nei confronti della sperimentazione al Kennedy si potrebbe liquidare come riflesso proibizionista, ma si tratta invece piu' pericolosamente della riaffermazione da parte di queste persone di una cultura oscurantista, bigotta, moralista e repressiva".
Anche l'istituto Kennedy -che ha ospitato il progetto nelle serre della sua sezione agraria, coinvolgendo attivamente gli studenti- si difende e rilancia: "mi sembra ovvio -ha spiegato il prof. Elvidio Previatello- che non ci sarebbe mai passato dalla testa di piantare marijuana a scuola. Si trattava di cannabis sativa, quella da fibra, che era contenuta anche nei libri e nella carta moneta per dare robustezza. E' stato tutto travisato e strumentalizzato, probabilmente ai fini della battaglia contro la liberalizzazione delle droghe leggere".
Anche il presidente della Provincia di Padova, Vittorio Casarin (Fi), sta dalla parte dei professori: "se un gruppo di insegnanti ha introdotto questo esperimento, penso proprio che ci sia qualche fondamento tecnico o scientifico. Gli insegnanti hanno anche una coscienza etica e non potrebbero mai fare nulla che vada a ledere la crescita degli studenti".
Ma Zanon ha replicato, difendendo la sua posizione: "le valutazioni del Presidente della Provincia Casarin toccano aspetti di carattere tecnico-scientifico che non si contrappongono affatto alle mie considerazioni negative che si basano innanzitutto su una questione etica ed educativa. La ricerca spetta ai ricercatori, ma e' innegabile che l'effettuazione di una simile ricerca da parte di alcuni studenti faccia a pugni con la funzione educatrice della scuola, che dovrebbe in primo luogo attuare tutte le azioni di prevenzione e dissuasione dall'uso di sostanze psicoattive, evitando ogni possibilita' di dare, sia pure in modo indiretto -e questo mi sembra proprio il caso del Kennedy- un messaggio involontariamente positivo sull'uso della canapa indiana. Anche una notizia di questo tipo, infatti, rischia di diffondere il concetto che esistano droghe leggere o di tipo terapeutico".
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