Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. "Societa' della ragione" contro la legge Fini

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Un appello a una politica intelligente sulle droghe: e' lo slogan de La societa' della ragione, un movimento liberal che si e' costituito per seguire l'iter del disegno di legge Fini. Obiettivi: una critica al provvedimento del vicepremier, un dialogo sul tema della droga "con autonomia e senza veti" e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sui rischi del proibizionismo nelle strategie contro le tossicodipendenze. A illustrare l'iniziativa, nata proprio dalla preoccupazione e contrarieta' alle norme del Governo considerate "repressive" e "controproducenti", Franco Corleone, Marco Taradash e Vincenzo Siniscalchi.
"La proposta di Fini e' approdata al Senato: per adesso e' stato depositato il testo e poi si decidera' l'assegnazione alle commissioni. Il movimento -ha detto Corleone- si propone di seguire il suo iter fino alla sua conclusione e allo stesso tempo di sollecitare un dibattito libero e aperto alle esperienze europee sul tema della droga e non solo quelle dettate dagli schieramenti della politica italiana".
Hanno aderito alla campagna, che vede il sostegno della organizzazione internazionale Senlis Council, esponenti di diversi schieramenti da Riccardo Chiaberge a Armando Massarenti, da Massimo Teodori a Giovanni Valentini, Gad Lerner, Luigi Manconi, Alfredo Biondi, nonche' una sessantina di avvocati delle Camere penali.
"La nostra -secondo Taradash- e' un'azione preventiva di dialogo e di confronto su una proposta di legge di cui ancora non conosciamo i contenuti ma che e' sicuramente sbagliata nell'impostazione. La legge Fini non rispetta nessuno dei tre problemi fondamentali: la tossicodipendenza, poiche' non portera' a un minor consumo della droga; la sicurezza, perche' un aumento della repressione portera' alla ricchezza delle organizzazioni criminali e ad una escalation della criminalita'; liberta' civile, perche' cosi' si entra in una spirale perversa che porta alla mancanza di liberta'".
Vincenzo Siniscalchi ha espresso invece una serie di preoccupazioni di carattere giuridico: "Questa legge compromette il giusto processo, mentre bisogna distinguere la criminalizzazione rispetto all'uso della droga". Secondo il deputato diessino "non si possono inventare delle norme penali sul consumo limitato, in quanto non incide sulla complessita' del fenomeno e non rappresenta il vero problema che e' invece rappresentato dal controllo del mercato".
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