Italia. Silvio Berlusconi: "San Patrignano e' un punto di passaggio obbligato"
Stamani a San Patrignano e' arrivata la lettera del presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi ad Andrea Muccioli ed ai partecipanti al Rainbow Meeting. La riportiamo integralmente:
Caro Andrea,
San Patrignano e' un punto di passaggio obbligato per chi voglia fermarsi a riflettere sui problemi sempre piu' complessi della realta' giovanile, dei falsi miti che troppo spesso si propongono e dell'emarginazione provocata dai modelli di vita superficiali e sbagliati.
Come purtroppo dimostrano anche le recenti ricerche, il fenomeno della tossicodipendenza assume, ogni giorno, proporzioni sempre piu' allarmanti: 8 milioni nel mondo le persone dipendenti da eroina, 11 da cocaina, 30 da anfetamine. In Europa oltre 45 milioni di giovani hanno fatto uso di "droghe leggere", 15 milioni negli ultimi mesi. Un fenomeno drammatico, per il fardello di dolore che si porta dietro e che si diffonde nella famiglia e nella collettivita'.
La missione di San Patrignano nella lotta alla droga e' uno dei piu' alti esempi di sussidiarieta' che io conosca: Vincenzo Muccioli, con il coraggio e la forza morale straordinaria che hanno contraddistinto la sua vita, e' arrivato per primo dove le istituzioni pubbliche erano assenti, e ha tracciato la strada che state degnamente proseguendo.
San Patrignano, come tante altre associazioni e comunita' italiane ed estere che hanno creduto e sostenuto la filosofia e gli obiettivi del vostro convegno, ha rappresentato e rappresenta per migliaia di ragazzi la riconquista della propria dignita' e della propria responsabilita', ha consentito e consente l'uscita da una dimensione senza speranza: e' stato ed e' un microcosmo di solidarieta' nel deserto di una societa' distratta e individualista.
Secondo le stime del Ministero degli Interni, nei primi dieci mesi del Duemila i morti per overdose nel nostro Paese sono lievemente diminuiti: 607 contro 797 dello stesso periodo del '99. E' un dato che non puo' confortarci, perche' resta la realta' di un consumo sempre massiccio di droghe, nuove e vecchie, da parte dei giovani con almeno il 30 per cento dei ragazzi in eta' scolare che fa uso di stupefacenti, mentre continua ad abbassarsi l'eta' di iniziazione.
La lotta alla droga e' quindi, ancora e prima di tutto, una battaglia di liberta'. Perche' la vera liberta' e' la possibilita' di scegliere il proprio presente e il proprio futuro senza condizionamenti, e' il rispetto per se stessi e per la liberta' degli altri che non va mai messa a rischio, e' l'assunzione di responsabilita', la maturita' acquisita e difesa, l'equilibrio, l'attenzione al prossimo e alle sue esigenze, cioe' l'esatto contrario di quello che rappresenta la droga.
E' la liberta' che avete difeso in questi anni, caparbiamente, concretamente, fattivamente, pagandone a volte le conseguenze: e' la liberta' nella quale noi crediamo e che vogliamo aiutarvi a difendere.
In questi anni l'Italia, grazie a voi, ha messo insieme una ricchezza di idee, di strutture e di uomini, di metodologie, di esperienze, di conoscenze che gli altri Paesi ci invidiano. Siamo i primi, nel mondo, per la solidarieta' concreta che sappiamo dare a chi e' rimasto indietro, a chi e' sfortunato, a chi e' solo.
Siamo i primi ad aver costruito strutture, ad aver accolto i giovani in difficolta', ad esserci posti il problema della loro riabilitazione.
Ma siamo anche quelli che, per anni, hanno lasciato queste realta' di vita, queste organizzazioni nell'isolamento, nonostante il buon senso ci dicesse che essere rappresentavano, nelle loro comprensibili diversita' di identita' e di metodologie, la risposta piu' efficace al problema del consumo di droga.
Si e' tentato di relegarle in un angolo, di stravolgerne la missione, di assoggettarle all'ideologia dominante che considerava la tossicodipendenza un problema da gestire o da controllare solo per fare in modo che non desse fastidio.
E' stata messa in campo una rete di servizi pubblici e privati relegati al ruolo di meri esecutori di decisioni altrui, spesso prese da burocrati e funzionari lontani dal bisogno dei ragazzi e delle loro famiglie. Sono state previste procedure distorte e dispensati finanziamenti a pioggia a chiunque dicesse di occuparsi di tossicodipendenza, anche se questa attivita' non aveva alcun riscontro in termini di risultati.
Oggi serve un'inversione di tendenza che faccia tesoro delle esperienze e delle conoscenze acquisiste e le valorizzi in un rapporto di uguale dignita', uguali doveri e uguali diritti tra servizio pubblico e privato nella volonta' di sottoporsi alla verifica dei risultati. Ce lo chiede l'ONU, ce lo chiede l'Unione Europea, ce lo chiede il Papa quando dice che "nessuna droga libera dalla droga" e coraggiosamente si batte per una societa' basata sui valori, la famiglia, la liberta' di insegnamento, la solidarieta' ai piu' deboli. Gli stessi valori in cui noi crediamo.
Ce lo chiedono anche le migliaia di famiglie che si trovano a dover gestire problemi piu' grandi di loro. E ce lo chiede il buon senso: spendiamo miliardi per mantenere in una condizione di "emarginazione a vita" persone che, con gli stessi investimenti, potremmo riabilitare e reinserire nella societa' e nel mondo del lavoro.
Il governo intende fare la sua parte fino in fondo in questa battaglia: e' necessario concentrare l'attenzione sulla persona e sulle cause del disagio che l'hanno portata sulla strada della droga. Un ruolo fondamentale lo devono avere la scuola e, prima ancora, la famiglia.
Dovere precipuo dello Stato e' quello di ridurre gradualmente le aree di emarginazione, rivedendo e superando i meccanismi del vecchio stato sociale per offrire alle nuove generazioni piu' opportunita' di inserimento nel mondo del lavoro. L'obiettivo da perseguire non e' il controllo sociale dell'individuo scomodo, per rassicurare la societa', ma il suo reinserimento effettivo nella societa' stessa.
L'esempio di San Patrignano e dell'Associazione "Rainbow" e', in questo senso, straordinario: di fronte alla tragedia della droga avete scelto di reagire e combattere, e noi saremo accanto a voi. Nel corso degli ultimi cinque anni, per l'assenza di un piano strategico, le azioni dei governi si sono sviluppate in modo discontinuo e disomogeneo: ingenti risorse sono state spese per rincorrere le emergenze - eroina, droghe sintetiche, ecstasy - nel momento in cui erano divenute "normali" consuetudini, drammaticamente radicate nella popolazione giovanile. Tante, troppo differenti entita' - dal Ministero degli Interni a quello della Sanita', dal Ministero dell'Istruzione a quelli del Welfare e della Giustizia, dalle Regioni alle Province ai Comuni - hanno operato, spesso in modo caotico e in contraddizione tra loro, generando una proliferazione di consulte e di commissioni di tipo esclusivamente burocratico.
Allora ci siamo chiesti: fatte salve le scelte di fondo che sono quelle della prevenzione, della riabilitazione e del reinserimento e fatte salve le strategie generali che competono al Parlamento e al Governo, perche' non riunire sotto un'unica struttura i compiti di coordinamento e di tempestiva attuazione del programma? Un'agenzia antidroga esiste negli Stati Uniti, per esempio, alle dirette dipendenze della Casa Bianca; ma esiste anche in molti altri Paesi tra i quali, in Europa, la Gran Bretagna.
Da ieri, con l'annuncio del Vice Presidente del Consiglio, questa e' diventata una precisa scelta strategica del Governo.
Chiudo il mio saluto con una citazione che ho trovato sul vostro sito Internet, e che ritengo bellissima: Madre Teresa di Calcutta disse che "salvare un solo bambino e' come salvare il mondo". Ebbene, ogni giorno San Patrignano e tutte le altre comunita' salvano centinaia di volte il mondo.
A nome del governo che ho l'onore di presiedere a tutti voi, grazie, grazie di cuore.
A Lei, caro Andrea, un abbraccio affettuoso.
Silvio Berlusconi
Roma, 27 ottobre 2001