Martedì 9 giugno 2026
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Italia. La storia fatta a strisce, un articolo di Filippo Facci

Notizia ·
"La storia fatta a strisce" e' il titolo che il quotidiano Il Giornale da all'inchiesta di Filippo Facci. Le strisce a cui si fa riferimento sono quelle di cocaina e i riferimenti storici abbondano, a fatti realmente accaduti e a persone, non solo realmente esistite, ma con incarichi a dir poco di rilievo. Lo spunto e' quello del caso del senatore a vita Emilio Colombo, che da persona degna di rispetto, omaggiata e celebrata e' passata ad essere nelle parole del giudice romano una persona inaffidabile, e la cui testimonianza perde di valore, tanto che le sue "dichiarazioni non sono suscettibili di alcuna valenza persuasiva perche' provenienti da soggetto che fa uso di stupefacenti".
"Non si tratta -scrive Facci- di raccontare la solita storia della Coca-Cola che sino al 1901 conteneva foglie di cocaina ed era reclamizzata proprio per questo, e neppure di quando i gesuiti dell'America Latina esaltavano gli effetti di quella pianta miracolosa, e neppure di quando i letterati si stordivano come hanno sempre fatto: il punto e' che coloro che oggi sarebbero ridotti al rango di cocainomani, un tempo erano dei Papi. Uno, per dire, fu Pio X, appassionato sostenitore di un vino francese aromatizzato con foglie di coca (alla fine dell'Ottocento se ne vendevano milioni di bottiglie, si chiamava Vin Mariani) la cui dose media giornaliera corrispondeva a due o tre strisce piuttosto corpose della cocaina di oggi; Leone XIII, altro Papa, insigni' l'inventore di questo vino addirittura con una medaglia d'oro, e forse l'avrebbero fatto volentieri altri entusiasti come gli Zar delle Russie, i principi del Galles, i sovrani di Svezia e di Norvegia, Thomas Alva Edison, i fratelli Lumiére, tanti altri. E uno puo' dire: e che c'entra, non sapevano.
Infatti. E' vero. Pero' fa lo stesso una certa impressione l'apprendere che il padre di una delle correnti scientifiche e culturali piu' importanti del Novecento, Sigmund Freud, verrebbe squalificato da un gip di Roma in quanto elaboro' la teoria della Psicoanalisi (e scrisse L'interpretazione dei sogni) assumendo qualcosa come cinque grammi di cocaina al giorno. Per non parlare, ben piu' avanti, della cocaina elargita in dotazione agli eserciti canadese e tedesco: tutti gli altri preferivano le anfetamine (l'esercito americano, in Vietnam, ai propri soldati distribui' due milioni di pasticche) anche perche' costavano meno, oppure perche', come accadeva per l'esercito imperiale britannico, si gradiva maggiormente la marijuana. La Storia galoppa e si fa beffe del nostro presente: ancora negli anni Settanta la cocaina era celebrata sul New York Times (pur proibita) e nelle gioiellerie si vendevano rasoi indiamantati per tagliare la polvere. A meta' degli anni Settanta, sempre in America, a sostenere la liberalizzazione della cocaina e della marijuana non era mica Bob Marley: era una lobby in cui primeggiava la Fondazione Ford e che non celava piu' di tanto come anche alla Casa Bianca -ai tempi di Carter- se ne facesse un certo uso. [.]
E nella classificazione statunitense delle droghe pericolose, datata 1971, la cocaina neppure c'era: stesso anno in cui Peter Burne, lo psichiatra incaricato di dirigere il programma statale per la lotta alla droga, fu visto sniffare pubblicamente, a una festa ufficiale, davanti a seicento invitati: forse non sarebbe divenuto presidente degli Stati Uniti, in questo modo: ma senatore a vita? [.]".
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