Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. La tossicodipendenza e' una malattia e c'e' l'obbligo di cura, la proposta e i commenti

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Se per il neoministro Calderoli fare uso di "droghe" e' una "malattia dell'animo", come medico propone l'obbligo di cura e vede con fiducia la nascita del nuovo dipartimento antidroga. Un nuovo filone di polemiche e di commenti si e' aperto sulle anticipazioni della nuova struttura antidroga.

Per il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, infatti la tossicomania dovrebbe essere riconosciuta come malattia, e come tale avere "la dignita', le cure, gli specialisti, le strutture, i finanziamenti" che le malattie meritano. "Periodicamente si torna a parlare del problema droga con lo schierarsi delle forze politiche a sostegno di linee proibizioniste o antiproibizioniste e intanto il tossicomane continua a drogarsi, a rovinare la vita propria e quella degli altri e purtroppo a morire. Come medico, come uomo politico e oggi come esponente del Governo mi sento colpevole responsabile per tutto quello che ancora non si e' fatto. Mi auguro che il neodipartimento possa produrre qualche cosa di piu', ma quello che fino ad oggi non si e' mai avuto il coraggio di riconoscere e' che le tossicomanie sono il sintomo di una malattia dell'animo e che quindi la droga debba essere riconosciuta come una 'malattia' che deve avere la dignita', le cure, gli specialisti, le strutture, i finanziamenti cui, sulla carta, ha diritto ogni malattia". "Dalla malattia-droga si puo' guarire e quindi il tossicodipendente deve avere l'obbligo di curarsi cosi' come lo Stato deve avere l'obbligo di fornirgli le cure, senza dimenticarsi che esistono le tossicomanie anche da quelle che, erroneamente, vengono definite droghe leggere".

E' vero, il tossicodipendente e' un malato che va curato, ma non con interventi specialistici come si fa per una gamba rotta o per un infarto: i soli farmaci o alla degenza di ospedale non bastano per curare chi assume. Servono terapie globali che ricostruiscano le relazioni affettive, emotive, comportamentali. E' quanto sostiene lo psichiatra e psicoterapeuta Alessandro Meluzzi che accoglie favorevolmente la proposta del ministro Calderoli di considerare il tossicodipendente come un malato. E sono malattie tutte le dipendenze, quindi non solo la droga ma anche l'alcol, il cibo, il gioco. "La proposta ha un senso ma sarebbe sbagliato pensare la questione come un'ulteriore branca specialistica della medicina. Il tossicodipendente va visto nella sua unitarieta'. La pratica clinica ci dice che e' sempre difficile trovare ormai una crisi psichiatrica giovanile in cui non siano presenti disturbi comportamentali ed emozionali, problemi familiari e di assunzioni di sostanze. Non c'e' piu' il tossicodipendente puro, quello stile anni '70, che per ideologia sceglieva un tipo di vita alternativo. Abbiamo sempre piu' invece giovani in cui disagi e debolezze si sovrappongono". Quali possono essere gli interventi terapeutici? "Non certo l'ospedale o l'ambulatorio perche' parliamo di patologie della mente, del corpo e anche dell'anima. E' la personalita' che va ricostruita. Una delle risposte puo' venire dalle comunita' o meglio ancora dalle piccole forme di convivenza, come le case famiglia. Insomma, un nuovo welfare di comunita' che chiama in causa il volontariato, il terzo settore, la parrocchia, i movimenti giovanili". La dipendenza non e' questione "di analisi, di biologia, ne' di burocrazia, non si cura solo con i farmaci. Ne' la psicologia o la medicina possono fare tutto da sole".

"E' grave che il tossicodipendente non sia considerato ancora un malato. E' una grave violazione nei confronti dei diritti dei piu' deboli", dice Massimo Barra, fondatore e direttore di Villa Maraini, una struttura che a Roma si occupa di lotta alla droga ed assiste i tossicodipendenti. "Il tossicodipendente e' il prototipo del malato, perche' e' malato fisicamente, psicologicamente e socialmente. Non considerarlo malato, la lotta alla droga diventa un'assurda lotta ai tossicodipendenti. Benvenga, quindi, la proposta di Calderoli, ha tutta la mia Solidarieta'". A suo avviso, "non basta un'unica strategia di cura ma un ventaglio di azioni e terapie che provengono dall'esperienza scientifica: la terapia richiede competenza e rigore scientifici, non serve il pregiudizio o la buona volonta' o aizzare la gente". Per Barra, la cosa piu' importante e' il trattamento giusto per ogni persona. E quindi, a seconda dei casi: "la comunita', l'intervento in strada, la riduzione del danno, la somministrazione di metadone, la sperimentazione di assunzione di eroina, i reparti di disintossicazione". Se davvero il tossicodipendente fosse realmente considerato un malato, "sarebbe un bel passo in avanti. Finora i tossicodipendenti sono invece considerati vuoti a perdere e i fondi pubblici si danno agli amici e agli amici degli amici. La nostra esperienza e' che non esiste un tossicodipendente che non possa guarire".

Una "maggiore attenzione all'aspetto medico della tossicodipendenza e' giusta ma senza eccedere. La medicina, in questo caso, puo' aiutare ma non risolve". E' il pensiero di Antonio Guidi, sottosegretario alla Salute. "Si ha la dipendenza quando una persona non puo' fare a meno di una sostanza, ma non si puo' parlare di dipendenza se ci si riferisce a sporadici stili di vita. Ecco perche' non tutti i comportamenti troverebbero vantaggi dalla medicalizzazione". La proposta di Calderoli, a suo avviso, "e' positiva perche' la parte medica del fenomeno, che e' solo una parte, e' stata finora sottovalutata e deve avere invece piu' spazio. Penso ad esempio a tutti quei servizi, spesso diseguali, spesso nei sottoscala, che vengono erogati". Tuttavia, nella tossicodipendenza, "va privilegiato l'approccio multidisciplinare, quello medico, quello psicologico, quello sociale". "Come tutte le difficolta' del vivere anche la tossicodipendenza ha necessita' di momenti che richiedono interventi medici, altri legati di piu' all'integrazione sociale. E' tipico delle dipendenze pensare che un atto medico, seppure in presenza di difficolta' psicologiche e relazionali, possa aiutare. Aiuta, di fatto, ma non risolve". Guidi ha tenuto a sottolineare che "le dipendenze sono molte, la piu' pericolosa e' quella dall'alcol che fa dieci vittime piu' volte dell'assunzione di droghe".

Se la tossicodipendenza sia o no una malattia "e' gia' una questione risolta. Calderoli non si avventuri in materie che non gli competono. Pensi, invece, a fare il suo mestiere che e' quello di mettere in condizione di lavorare i medici, gli psicologi, gli specialisti, tutti gli operatori che gia' esistono". Per Livia Turco, responsabile welfare dei Ds, la proposta del ministro Calderoli "e' l'ennesimo depistaggio ideologico" che copre "il vuoto di politiche del governo". "Cosa vuol dire considerare la tossicodipendenza una malattia? Gia' adesso ci sono i medici, gli psicologi, gli operatori che conoscono la materia ma non sono piu' in condizione di lavorare perche' tagliano i fondi, chiudono i Sert. Questo governo ha la mania di buttare in ideologia le questioni, invece di affrontare i problemi accende fuochi ideologici. Calderoli anziche' discettare su materie che non gli competono faccia il suo mestiere, metta in condizione gli operatori di lavorare". Anche l'ipotesi del ministero antidroga, per Turco, "serve a coprire un vuoto totale di iniziative politiche. A fronte di un problema che andrebbe monitorato, assistiamo invece ad un vuoto spaventoso. Sono proposte che gettano fumo negli occhi". Fra l'altro, a distanza di diversi mesi dall'approvazione in consiglio dei ministri, il ddl non ha iniziato il suo cammino in parlamento: "e' una cosa mai successa. Deduco che la legge, dai contenuti molto gravi, non e' gradita alla stessa maggioranza".

"Capisco la preoccupazione umana e professionale di Calderoli, che gli fa onore, ma la medicalizzazione nella lotta alla droga ha creato gli zombi schiavi del metadone, proprio quella politica che noi combattiamo". A parlare e' Grazia Sestini, sottosegretario al welfare, con delega alle politiche sociali, impegnata in questa competenza fino allo scorso dicembre, prima del passaggio a Palazzo Chigi.
"La tossicodipendenza non e' una malattia anche se in fase acuta ha bisogno di cure specifiche in tal senso. Il compito dello Stato e' mettere i ragazzi e le famiglie nelle condizioni di scegliere fra i vari percorsi educativi finalizzati alla ricostruzione della personalita'. Il problema della droga, infatti, non puo' prescindere dai problemi sociali. In tema di lotta alla droga siamo in un momento di stallo. Esiste un problema organizzativo dopo lo spostamento delle competenze. Gli ultimi documenti elaborati, le linee guida sui progetti, li ho fatti io. Poi piu' niente. Non e' colpa di nessuno ma le questioni organizzative vanno risolte". Il sottosegretario ricorda che il dipartimento, diretto da Carlesi, non e' ancora operativo: "si sta preparando il regolamento che dovra' poi andare al consiglio dei ministri". Fra l'altro, il ddl del Governo di modifica alla legge, approvato dall'esecutivo, non e' ancora stato trasmesso in Parlamento, in attesa appunto dell'avvio del dipartimento. "Ben venga il dipartimento, o anche il ministero, come si ipotizza, purche' si faccia velocemente. Io personalmente avrei preferito che si lavorasse piu' velocemente sulla modifica della legge".
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