Italia. Veronesi: terapia del dolore, cannabis e morfina
Riportiamo la rubrica dell'ex ministro della Sanita' Umberto Veronesi, che sul settimanale Oggi del 29 maggio, risponde ad una domanda sulla vicenda della mozione della Regione Lombardia sulla cannabis terapeutica.
La nostra salute, di Umberto Veronesi
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato un documento in cui si chiede a governo e Parlamento di regolamentare l'uso terapeutico della cannabis, cioe' la marijuana.Lei che cosa ne pensa?
Leonilde Privitera, Torino
Il prossimo 26 maggio e' la Giornata del sollievo, cioe' del sollievo dal dolore. E' una data che ho voluto introdurre quando ero ministro della Sanita', come un modesto memorandum: ricordare a noi tutti, 56 milioni di italiani che in genere non "sentono" il proprio corpo, che ci sono tra noi tante persone che soffrono, e che hanno il diritto umano di essere sollevate dal dolore. Malati di tumore, malati di Aids, malati di artrite reumatoide e di tutti quei mali che purtroppo rendono anche troppo consapevoli del loro corpo le persone che ne sono colpite.
Che cosa ne penso della cannabis, piu' nota come marijuana, e coincidente con l'immagine dello "spinello"? Se e' vero, come appare da molte segnalazioni, che riesce a dare sollievo ai malati, io plaudo alla Regione Lombardia che ha avuto il coraggio di studiarne l'uso terapeutico. Chiedere di "regolamentare" questo uso e' chiedere di introdurla con appropriati studi nel novero dei farmaci. Il problema di dar sollievo ai malati e' cosi' serio che non mi sento di sorridere sulle battute come quella "ci cureremo con lo spinello" che molti hanno fatto, magari senza cattive intenzioni. Ma trovo pretestuoso che si sia preso lo spunto dalla proposta di un uso medico della cannabis per gridare allo scandalo e per definire la proposta stessa come un grimaldello per scardinare la porta che sbarra la strada alla depenalizzazione delle droghe leggere.
La mia posizione sulle droghe leggere e' nota, l'ho espressa molte volte. Non ne penso affatto bene, perche' come medico e come padre di famiglia sono fortemente contrario a tutte le droghe, compreso l'alcol e il fumo. Semplicemente, e lo ripeto, poiche' la maggior parte dei giovani ha fatto l'esperienza dello spinello, criminalizzarli non serve a nulla, se non a spedire in galera i piu' emarginati e disgraziati tra loro.
Ma torniamo sul tema, che non e' quello della liberalizzazione dello spinello. No, proporre l'uso terapeutico della cannabis significa prendere in seria considerazione un principio attivo, il tetracannabinolo, che ha gia' mostrato di avere qualche efficacia: ha lievi effetti sulla nausea e il vomito che colpiscono i malati trattati con chemioterapia, sembra in grado di stimolare l'appetito nei malati di Aids, riesce a contrastare la spossatezza dei malati terminali, ha una certa efficacia contro il dolore.
Certo, la cannabis andra' studiata ancora, andranno fatti degli studi clinici approfonditi, ma perche' dire di no a priori? E' doveroso studiare e utilizzare qualunque sostanza sia in grado di dare sollievo ai malati. E' un'altra possibilita' che viene offerta nelle cure palliative, e mi piace ricordare qui che l'aggettivo "palliativo" deriva dal latino pallium, il mantello. Il malato, amorevolmente, deve venire avvolto nel mantello delle cure, sia mediche che psicologiche. La cannabis gli da' sollievo? Usiamola. Ma soprattutto cerchiamo di saperne di piu'. Non ci devono essere barriere ideologiche, ne' rifiuti di principio. Anzi, bisogna riaffermare la regola-chiave della scienza: nel rispetto dei malati, bisogna sperimentare tutte le nuove chances terapeutiche. E' una regola antica, empirica, cioe' basata sulle osservazioni pratiche. E' nata dalla sapienza popolare che aveva scoperto nelle piante una capacita' guaritrice, ed e' stata poi sviluppata dalle scuole mediche di ogni parte del mondo. Ancora oggi ritroviamo nella natura l'origine prima anche dei tantissimi farmaci di sintesi. Ma non tutto e' scoperto: molto resta da scoprire. Nelle piante, nei minerali, negli organismi marini. E' tutto un mondo di possibilita', che va spalancato, e non chiuso.
I pregiudizi (cioe' "pre-giudizi", giudizi ideologici che si formulano "prima" di avere prove) possono essere molto dannosi. Proprio la prossima data del 26 maggio, e il discorso sulla cannabis, mi portano con amarezza al pensiero della morfina, altro farmaco anch'esso estratto da una pianta, il papavero da oppio, e compreso nella lista delle sostanze stupefacenti, ma soprattutto sostanza efficacissima nel combattere il dolore grave. All'estero e' l'oppiaceo piu' usato per le malattie terminali, ma non in Italia. Secondo la denuncia fatta anche da un grande espero di terapia del dolore, l'amico Vittorio Ventafridda, l'Italia e' in coda in Europa per l'uso della morfina, e si e' creato un vero "mercato del dolore", perche' l'industria farmaceutica produce (e i medici usano) molti analgesici piu' costosi e meno efficaci della morfina. Cosi' i malati terminali continuano a soffrire invece di ricevere il medicinale che si e' finora dimostrato il piu' adatto a dare sollievo. Perche' succede questo? A causa di una cultura che teme l'uso della morfina. Cosi' i malati terminali continuano a soffrire invece di ricevere il medicinale che si e' finora dimostrato il piu' adatto a dare sollievo. Perche' succede questo? A causa di una cultura che teme l'uso della morfina. Fino al gennaio 2001, quando entro' in vigore una normativa che io avevo fortemente voluto, prescrivere la morfina era difficile, anche per colpa di un ricettario complicatissimo che non incoraggiava i medici a usarlo. Ora e' piu' di una anno che e' stato fatto il nuovo ricettario, semplificato e sufficiente ad acquistare il fabbisogno di un mese, e il ministero della Salute l'ha inviato a tutte le Regioni, perche' organizzino presso le Asl la distribuzione ai medici. Purtroppo, come ha denunciato Ventafridda, moltissime Asl dicono di non averli. Il Poligrafico dello Stato li ha stampati, l'invio alle Regioni c'e' stato. Sono le Regioni a non darli alle Asl? Sono le Asl che dicono di non averli perche' devono organizzare l'ufficio ad hoc?
Vorrei che si facesse sentire la voce dei malati. E si facesse sentire la voce dei medici che hanno il compito di accompagnare il paziente nella malattia senza il dolore. Quando il medico non puo' guarire, puo' pero' curare. Con i farmaci, ma anche con la disponibilita' di se stesso. E' l'empatia, il filo misterioso che unisce il medico al malato. Il dolore non e' solo sofferenza fisica, ma anche emarginazione e solitudine.
La nostra salute, di Umberto Veronesi
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato un documento in cui si chiede a governo e Parlamento di regolamentare l'uso terapeutico della cannabis, cioe' la marijuana.Lei che cosa ne pensa?
Leonilde Privitera, Torino
Il prossimo 26 maggio e' la Giornata del sollievo, cioe' del sollievo dal dolore. E' una data che ho voluto introdurre quando ero ministro della Sanita', come un modesto memorandum: ricordare a noi tutti, 56 milioni di italiani che in genere non "sentono" il proprio corpo, che ci sono tra noi tante persone che soffrono, e che hanno il diritto umano di essere sollevate dal dolore. Malati di tumore, malati di Aids, malati di artrite reumatoide e di tutti quei mali che purtroppo rendono anche troppo consapevoli del loro corpo le persone che ne sono colpite.
Che cosa ne penso della cannabis, piu' nota come marijuana, e coincidente con l'immagine dello "spinello"? Se e' vero, come appare da molte segnalazioni, che riesce a dare sollievo ai malati, io plaudo alla Regione Lombardia che ha avuto il coraggio di studiarne l'uso terapeutico. Chiedere di "regolamentare" questo uso e' chiedere di introdurla con appropriati studi nel novero dei farmaci. Il problema di dar sollievo ai malati e' cosi' serio che non mi sento di sorridere sulle battute come quella "ci cureremo con lo spinello" che molti hanno fatto, magari senza cattive intenzioni. Ma trovo pretestuoso che si sia preso lo spunto dalla proposta di un uso medico della cannabis per gridare allo scandalo e per definire la proposta stessa come un grimaldello per scardinare la porta che sbarra la strada alla depenalizzazione delle droghe leggere.
La mia posizione sulle droghe leggere e' nota, l'ho espressa molte volte. Non ne penso affatto bene, perche' come medico e come padre di famiglia sono fortemente contrario a tutte le droghe, compreso l'alcol e il fumo. Semplicemente, e lo ripeto, poiche' la maggior parte dei giovani ha fatto l'esperienza dello spinello, criminalizzarli non serve a nulla, se non a spedire in galera i piu' emarginati e disgraziati tra loro.
Ma torniamo sul tema, che non e' quello della liberalizzazione dello spinello. No, proporre l'uso terapeutico della cannabis significa prendere in seria considerazione un principio attivo, il tetracannabinolo, che ha gia' mostrato di avere qualche efficacia: ha lievi effetti sulla nausea e il vomito che colpiscono i malati trattati con chemioterapia, sembra in grado di stimolare l'appetito nei malati di Aids, riesce a contrastare la spossatezza dei malati terminali, ha una certa efficacia contro il dolore.
Certo, la cannabis andra' studiata ancora, andranno fatti degli studi clinici approfonditi, ma perche' dire di no a priori? E' doveroso studiare e utilizzare qualunque sostanza sia in grado di dare sollievo ai malati. E' un'altra possibilita' che viene offerta nelle cure palliative, e mi piace ricordare qui che l'aggettivo "palliativo" deriva dal latino pallium, il mantello. Il malato, amorevolmente, deve venire avvolto nel mantello delle cure, sia mediche che psicologiche. La cannabis gli da' sollievo? Usiamola. Ma soprattutto cerchiamo di saperne di piu'. Non ci devono essere barriere ideologiche, ne' rifiuti di principio. Anzi, bisogna riaffermare la regola-chiave della scienza: nel rispetto dei malati, bisogna sperimentare tutte le nuove chances terapeutiche. E' una regola antica, empirica, cioe' basata sulle osservazioni pratiche. E' nata dalla sapienza popolare che aveva scoperto nelle piante una capacita' guaritrice, ed e' stata poi sviluppata dalle scuole mediche di ogni parte del mondo. Ancora oggi ritroviamo nella natura l'origine prima anche dei tantissimi farmaci di sintesi. Ma non tutto e' scoperto: molto resta da scoprire. Nelle piante, nei minerali, negli organismi marini. E' tutto un mondo di possibilita', che va spalancato, e non chiuso.
I pregiudizi (cioe' "pre-giudizi", giudizi ideologici che si formulano "prima" di avere prove) possono essere molto dannosi. Proprio la prossima data del 26 maggio, e il discorso sulla cannabis, mi portano con amarezza al pensiero della morfina, altro farmaco anch'esso estratto da una pianta, il papavero da oppio, e compreso nella lista delle sostanze stupefacenti, ma soprattutto sostanza efficacissima nel combattere il dolore grave. All'estero e' l'oppiaceo piu' usato per le malattie terminali, ma non in Italia. Secondo la denuncia fatta anche da un grande espero di terapia del dolore, l'amico Vittorio Ventafridda, l'Italia e' in coda in Europa per l'uso della morfina, e si e' creato un vero "mercato del dolore", perche' l'industria farmaceutica produce (e i medici usano) molti analgesici piu' costosi e meno efficaci della morfina. Cosi' i malati terminali continuano a soffrire invece di ricevere il medicinale che si e' finora dimostrato il piu' adatto a dare sollievo. Perche' succede questo? A causa di una cultura che teme l'uso della morfina. Cosi' i malati terminali continuano a soffrire invece di ricevere il medicinale che si e' finora dimostrato il piu' adatto a dare sollievo. Perche' succede questo? A causa di una cultura che teme l'uso della morfina. Fino al gennaio 2001, quando entro' in vigore una normativa che io avevo fortemente voluto, prescrivere la morfina era difficile, anche per colpa di un ricettario complicatissimo che non incoraggiava i medici a usarlo. Ora e' piu' di una anno che e' stato fatto il nuovo ricettario, semplificato e sufficiente ad acquistare il fabbisogno di un mese, e il ministero della Salute l'ha inviato a tutte le Regioni, perche' organizzino presso le Asl la distribuzione ai medici. Purtroppo, come ha denunciato Ventafridda, moltissime Asl dicono di non averli. Il Poligrafico dello Stato li ha stampati, l'invio alle Regioni c'e' stato. Sono le Regioni a non darli alle Asl? Sono le Asl che dicono di non averli perche' devono organizzare l'ufficio ad hoc?
Vorrei che si facesse sentire la voce dei malati. E si facesse sentire la voce dei medici che hanno il compito di accompagnare il paziente nella malattia senza il dolore. Quando il medico non puo' guarire, puo' pero' curare. Con i farmaci, ma anche con la disponibilita' di se stesso. E' l'empatia, il filo misterioso che unisce il medico al malato. Il dolore non e' solo sofferenza fisica, ma anche emarginazione e solitudine.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti