Italia. Welby: piu' che della morte, ho paura di questa vita
"Piu' che della morte, ho paura di questa vita". Ha risposto con queste parole Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni e malato da tempo di distrofia muscolare, tanto da essere costretto a letto da due mesi e mezzo, alla giornalista del programma di Odeon 'Virus' che gli ha domandato se temesse la morte. Welby si e' conquistato le prime pagine dei quotidiani per aver rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio in cui chiedeva l'eutanasia.
Il capo dello Stato, rispondendo alla lettera del co-presidente dell'Associazione Coscioni, ha evidenziato la necessita' di riaprire il dibattito sulla 'dolce morte' in sede parlamentare. Gianfranco Funari, conduttore e autore della trasmissione che ha ottenuto di poter intervistare Welby entrando con le telecamere in casa sua, ritiene che il gesto di Napolitano sia stato "una ventata di democrazia". Ai microfoni di 'Virus', Welby ha raccontato, grazie alla mediazione della moglie Mina, di essere malato da quando aveva 16 anni, e in modo grave dal 1978. Oggi Piergiorgio ha 60 anni e da oltre due mesi non gli e' possibile ne' comunicare ne' muoversi autonomamente.
Dalla sua casa nel quartiere Don Bosco di Roma, Welby racconta alla giornalista di essere uscito per l'ultima volta in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e sulla liberta' della ricerca scientifica: grazie all'aiuto degli "amici Radicali" e' potuto andare a votare. Oggi, invece, si ritrova in condizioni gravissime, viene sollevato in piedi da chi lo assiste per un'ora la mattina e una la sera. Durante tutta la giornata "ascolto la radio, oppure chiudo gli occhi e sogno la mia malattia, spesso svegliandomi sudato".
Alla domanda "cos'e' la vita secondo lei?", Welby risponde: "Se lo sapessi, non lo direi. Ma quel che e' certo e' che oguno deve dargli il senso che desidera". E quando la giornalista gli chiede "crede in Dio?", il co-presidente dell'associazione Coscioni risponde con una certa ironia: "Io credo in tutto, persino nei giornalisti. Ma non ritengo che richiedere o praticare l'eutanasia sia un affronto verso Dio, e pur essendo una pratica ancora illegale in Italia sarei pronto a disobbedire alla legge e a chiedere al mio medico di fare altrettanto. Si tratta di un gesto che andrebbe a favore di molti altri cittadini".
Infine, di fronte all'ipotesi di estendere la 'dolce morte' anche alle persone fortemente depresse o ai bambini, come viene fatto nei Paesi Bassi, Welby scherza ancora: "Questa domanda - conclude - facciamola fare a Giovanardi".
MALATO DI SLA: IO VOGLIO VIVERE
Immobile, da anni, come Piergiorgio Welby, ma con una differenza: "Io voglio vivere" spiega sul suo blog Cesare Scoccimarro, 45 anni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, inchiodato a un letto ormai dal 1998 e assistito 24 ore su 24 dalla moglie Stefania e da personale specializzato.
Cesare comunica con il solo movimento degli occhi, individuando una per una su una tabella le lettere che compongono le diverse parole. Cosi' ha scritto una lettera aperta pubblicata oggi sul suo sito (www.conoscicesare.org) e rivolta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Io - spiega - sono nelle stesse condizioni di Welby, il respiratore non mi accompagna da qualche mese ma da piu' di otto anni, anni senza il piu' piccolo movimento, senza la piu' corta parola, senza il piu' minuscolo boccone da deglutire. Uguali, fisicamente, forse. Ma io e Piergiorgio abbiamo una profonda differenza: la posizione riguardo a questa nostra vita, uguale nei fatti, diversa nell' anima".
"Io - ribadisce Cesare, che da sempre vive a Milano - voglio vivere, la mia battaglia e' quella di far capire alle persone, al mondo, alle istituzioni che la sclerosi laterale amiotrofica non e' una malattia che uccide dopo una media di tre anni, o meglio, lei lo farebbe pure, ma c'e' chi come me glielo impedisce. Perche' con la tracheostomia, la sonda nello stomaco, e un'adeguata assistenza, si puo' vivere ancora molto. La Sla ti uccide se glielo concedi, ti uccide se i medici non ti informano che puoi continuare a vivere, ti uccide se non puoi scegliere consapevolmente cosa davvero vuoi fare".
Cesare afferma di rispettare "la scelta di chi, come Gianluca Signorini o Luca Coscioni, ha ritenuto 'opportuno' non continuare a vivere", e di Piergiorgio Welby, "perche' vuole porre fine a una vita che non gli appartiene piu'. Ma, altrettanto - prosegue -, chiedo che venga rispettata la mia scelta di vivere dignitosamente, a casa mia. Ecco il senso: morte opportuna e vita dignitosa. Ma vita dignitosa significa essere accudito 24 ore al giorno, perche' accanto a me deve sempre esserci qualcuno, che mi aspira la saliva, che mi broncoaspira, che mi sposta mani e piedi, che accende la tv, che mi legge il giornale, che sappia comunicare con me, che muovo solo gli occhi. E tutto questo ha un costo, molto molto elevato, 6mila euro al mese per le 4 persone che mi assistono e si alternano. Da anni chiedo che le istituzioni rispondano ai miei bisogni e a quelli delle persone che, come me, vogliono continuare a vivere".
"Il mio silenzioso urlo - conclude - rivendica la vita, e non la pura sopravvivenza, tecnica e in condizioni spesso precarie, come molti sono costretti a subire".
IL DIBATTITO
E' un no secco e valido "in ogni situazione" quello che arriva dal cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna, che sul tema del dibattito sull'eutanasia ribadisce "il valore dell'intangibilità della vita umana". E sul confronto serio proposto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il porporato - raggiunto telefonicamente da Apcom - sottolinea: "Lascio ai politici il confronto, non è compito mio. Ma non abbiamo paura del dibattito - osserva Tonini - però se basta una sofferenza grave per eliminare la vita, torneremo ai tempi di Cicerone".
"Sia ben chiaro - rimarca il porporato - in ogni caso rendiamoci conto che qui sono in gioco i valori fondamentali della nostra Costituzione, vale a dire che la vita umana è intangibile e che la malattia non diminuisce il valore della vita, ma anzi la rende ancora più bisognosa di protezione da parte della società. Si tratta - aggiunge ancora Tonini - di cose preliminari che fanno parte della nostra Costituzione".
L'arcivescovo emerito di Ravenna riferisce di aver visto le immagini di Pierluigi Welby, il malato terminale che ha chiesto di poter morire. "Ma io vedo tutti i giorni queste immagini - afferma Tonini - vivo nell'Opera di Santa Teresa, dove ci sono i bambini celebrolesi. Sono realtà difficili che vedo tutti i giorni, purtroppo. Queste creature - prosegue - sono gli idoli di tutta la Romagna".
Di fronte al tema dell'eutanasia, il porporato chiarisce che "non è in gioco il tema della fede, ma il valore fondamentale della vita umana". "Se è necessario utilizzare tutti i mezzi per alleviare la sofferenza - scandisce - il parere è unanime. L'accanimento terapeutico è considerato un errore, va condannato ed eliminato. Ma in nessun caso si può ammettere l'eutanasia. Non si può uccidere una persona".
"Proprio per come ha affrontato anche questa delicata situazione, per come si e' mosso con tatto e coraggio, Napolitano si dimostra il Presidente di tutti gli italiani per sensibilita' e approccio ad un problema estremamente profondo, che riguarda la vita degli individui".
E' quanto si legge in una nota di Marco Rizzo, capo delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento Europeo.
Il leader dei socialisti italiani Enrico Boselli dice si' all'eutanasia e propone di far partire il confronto in Parlamento a partire dal testamento biologico. "L'eutanasia - dice Boselli - e' un tema che scuote fortemente le coscienze. Per affrontarlo bisogna partire dalla constatazione che vi sono diverse concezioni morali e che nessuna puo' essere imposta a tutti".
"Il presidente della Repubblica - prosegue - ha dimostrato di avere una grande sensibilita', restando strettamente nell'ambito dei suoi compiti istituzionali, nel sottolineare per tutte le coscienze la drammaticita' del caso Welby. Io sono favorevole all'eutanasia. Condivido l'impostazione che ha dato a questo grave problema il professor Veronesi nella sua intervista a 'La Repubblica'. Il consenso informato potrebbe essere vissuto come un passo verso l'eutanasia. Di fronte a tante resistenze che dovranno essere superate, si potrebbe arrivare rapidamente all'approvazione di una legge - conclude il leader socialista - per l'introduzione del testamento biologico che del resto fa parte del programma dell'Unione, senza per questo rinunciare ad impegnarsi sull'eutanasia".
"Le parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha indirizzato a Piergiorgio Welby, devono indurre le forze politiche ad una seria riflessione". E' quanto sostiene Chiara Moroni, Vice Presidente dei parlamentari di Forza Italia.
"Condivido le parole del Presidente - afferma la parlamentare - il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio".
"E' necessario ed auspicabile confrontarsi in Parlamento per trovare intese e convergenze senza steccati ideologici. Si cominci a lavorare nelle sedi parlamentari ad una larga intesa partendo dal testamento biologico".
"L' invito del presidente della Repubblica rispetto all' appello rivoltogli dal signor Welby e' di fondamentale importanza per l' istituzione parlamentare. La politica, come ha giustamente indicato il capo dello Stato, non puo' restare in silenzio su temi eticamente sensibili come questo". Lo afferma Gavino Angius, vicepresidente del Senato.
"Non puo', pero', nemmeno trincerarsi dietro posizioni pregiudiziali, ma deve indicare strade percorribili in grado di fornire risposte concrete. Il principio che va affermato - aggiunge Angius - e' quello dell' autodeterminazione dell' individuo di fronte a un male inguaribile che provoca una sofferenza disumana. E' quindi utile affrontare una discussione in parlamento in modo libero e laico. Il diritto alla vita - conclude - non puo' trasformarsi in un prolungamento della sofferenza".
Ben venga un dibattito sull' eutanasia, ma Roberto Formigoni si dice "contrarissimo" al modo in cui di eutanasia si parla in questi giorni.
Parlando questa sera a Milano a margine della festa della Margherita, il presidente della Regione Lombardia, sul tema eutanasia ha detto: "Che si discuta di qualunque cosa, ma sono contrarissimo all'eutanasia. Trovo che il problema sia stato sollevato da chi troppo rapidamente e' a favore. Il problema, semmai, e' un altro: quello di ragionare sui molti malati costretti a vivere in solitudine la loro malattia. La scienza ci consente oggi di puntare sulle cure palliative, che rendono possibile un intervento sul dolore. Interroghiamoci allora sul fatto che la societa' oggi lascia soli i malati. Possiamo utilizzare meglio cio' che la scienza oggi rende possibile. Facciamolo".
Il ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha detto oggi di essere personalmente contro l'eutanasia ma - in linea con lo spirito del suo partito - di rispettare chi e' invece a favore.
"Noi dell'Italia dei Valori, per definizione - ha detto Di Pietro parlando ad Isernia - per tutte le questioni che riguardano l'etica ci rimettiamo alla coscienza di ciascuno di noi. La mia posizione personale, da cattolico credente - ha aggiunto - e' che la vita e' la vita. Dio ce l'ha data, Dio ce la toglie. Rispetto e rispettero', pero' - ha detto ancora Di Pietro - coloro che la pensano diversamente da me e, di fronte al dolore e alla disperazione, come ultimo gesto di vita decidono di farne a meno. Quindi non criminalizzo chi non la pensa come me, ma chiedo rispetto per chi come me crede nel Padre Eterno".
"In alcuni casi e' giusto non procedere con l'accanimento terapeutico, in altri casi e' doveroso mantenere aperta la speranza. Ma vogliamo trasformare in politica anche una discussione che e' squisitamente medica, umana, scientifica? Ci rendiamo conto dell'assurdita' di questo?". Il vicepremier, Francesco Rutelli, alla festa regionale della Margherita, ribadisce il suo no all'eutanasia e dice anche che non si sta discutendo di fare una legge sull'eutanasia.
"Nel programma dell'Unione c'e' la decisione unanime e convinta di affrontare il problema dell'ultimo tratto dell'esistenza umana che oggi e' decisamente cambiato come problema - ha aggiunto - perche' la vita si allunga, nascono nuove malattie degenerative e le scelte della persona, dei familiari e, soprattutto, dei medici sono scelte molto complesse proprio perche' si puo' rimanere anche degli anni appesi ad un tubo e allora bisogna vedere, in quei casi, di tutelare la dignita' umana, non soltanto un barlume di esistenza".
"Ma non stiamo parlando di eutanasia - ha sottolineato - all'eutanasia siamo contrari ed e' contrario il centrosinistra. Noi stiamo parlando delle cosiddette dichiarazioni anticipate sull'ultimo tratto della vita, delle modalita' attraverso le quali si possa decidere, come gia' oggi si decide quando parliamo di persone che hanno delle malattie gravissime". Una discussione, dice Rutelli, che riguarda "il triangolo persona coinvolta, familiari, quando questa persona perdesse la coscienza, la consapevolezza e, soprattutto, i medici i quali conoscono le casistiche, le problematiche e sono in grado di sapere se in alcune circostanze e' bene accorciare, concludere l'esperienza di una vita perche' priva di speranza e piena di sofferenza oppure se la speranza e' ancora aperta: e li non c'e' scelta della persona che puo' spingere a staccare la spina se scientificamente la speranza c'e'".
"Ma di questi aspetti vogliamo farne un dibattito politico? - conclude - Ma ci rendiamo conto dell'assurdita' di questo?. E' un dibattito scientifico, umano, un dibattito che riguarda una legislazione che siamo pronti a prendere con il giusto equilibrio tra il no all'eutanasia, come diritto di staccare la spina come fosse un fatto arbitrario, e no all'accanimento terapeutico quando le condizioni della vita consigliano di interrompere la sofferenza di una persona senza speranza".
Il dibattito sul testamento biologico "sembra inaugurare in Italia una nuova stagione di non delegittimazione reciproca": la presidente della Commissione intergovernativa di Bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, gia' membro del Comitato Nazionale di Bioetica, accoglie con favore l'invito del presidente della Repubblica a discutere in Parlamento un problema cosi' delicato e complesso.
Per Cinzia Caporale va pero' fatta la distinzione fra testamento biologico ed eutanasia: "E' essenziale - ha osservato - che in Italia si raggiunga un accordo sul fatto che la persona sia legittimata a lasciare indicazioni sulla terapia quando non sara' piu' in grado di intendere e di volere. E' - ha aggiunto - una sorta di umilta' e rassegnazione di fronte alla malattia". Cosa completamente diversa e' invece l'eutanasia attiva. "E' un rischio - ha osservato ancora - mescolare testamento biologico ed eutanasia". E' comunque bene che se ne parli, ma "e' importante che il testamento biologico sia approvato in questa legislatura". Sull'eutanasia "si puo' aprire un dibattito a parte".
Il dibattito sollecitato dal presidente Napolitano, ha proseguito Cinzia Caporale, riporta l'attenzione sul testamento biologico, "un tema spinoso e lacerante" che il Comitato Nazionale di Bioetica ha affrontato e del quale e' venuto a capo "in modo unanime".
Di fronte al dramma dell'eutanasia non servono a ben risolverlo le bandiere ideologiche. Lo sostiene il filosofo Umberto Galimberti su "Repubblica", auspicando che si faccia il dibattito pubblico sull'eutanasia, partendo tuttavia dal chiarimento dei termini fondamentali in questione: delimitazione del concetto di eutanasia, chiarificazione del concetto di vita, la tolleranza del dolore.
Di eutanasia - a suo parere - si puo' parlare solo nel caso in cui "si asseconda la libera volonta' di un malato di porre fine alla sua esistenza, quando si verificano alcune condizioni che per lui la rendono insopportabile". Il problema dell'eutanasia, poi, e' tutto nella chiarificazione del concetto di vita: la morte mi riguarda o riguarda solo il mio organismo? Occorre, infine, secondo Galimberti, impostare bene il problema del dolore e proprio in questo ambito "le parole della Chiesa possono essere riascoltate".
"Il tema esiste e va affrontato senza emotivita', ma con grande carita' e comprensione, come giustamente ha detto Giorgio Napolitano. Distinguendo i vari casi, perche' c'e' una profonda differenza tra l'eutanasia passiva e quella attiva". Lo ha dichiarato in un'intervista a "Repubblica" il ministro dell'interno, Giuliano Amato, che presiede anche il comitato di bioetica costituito dentro la maggioranza, intervenendo nel dibattito scatenato dall'appello al presidente della Repubblica dal malato terminale Piergiorgio Welby.
"Altro e' -ha detto Amato- staccare una spina che tiene in qualche modo artificialmente in vita, altro e' fare un'iniezione letale che ti procura la morte. Nel primo caso francamente e' difficile dire di no all'interessato. Nel secondo caso, invece, si pone chiaramente il problema etico, il 'dare la morte'. E' quello che finora e' stato fatto nel silenzio e nella pieta', dai parenti a volte e dai medici. L'intervento della legge, in questi casi, e' il piu' controverso".
"E' comunque giusto -ha sottolineato- che il Parlamento se ne occupi. Ma se in Parlamento lo si fa a suon di pregiudiziali, allora e' meglio non farlo. Finirebbe male e si pregiudicherebbero anche i comportamenti piu' discreti".
"In famiglia stiamo assistendo da cinque anni il mio babbo, completamente invalido e non autosufficiente dall'aterosclerosi" e ai medici della rianimazione che domandano fino a che punto devono spingersi "ho sempre risposto 'usate tutti i mezzi perche' la vita del mio babbo continui'". Il ministro della Famiglia Rosy Bindi lo dice al 'Corriere della Sera', commentando la richiesta di Piergiorgio Welby e affermando che "non deve diventare una via surrettizia per introdurre l'eutanasia", ma "non si puo' prescindere dall'invito del presidente Napolitano ad affrontare questo tema delicato".
"Temi come questi non possono essere ignorati dalla politica" che, dice Bindi, "deve assumersi la responsabilita', ma esercitarla con mitezza, attraverso una legge essenzialissima, di principi". Stavolta, aggiunge il ministro, "non bisogna commettere un errore", di "lasciare spazio allo scontro ideologico": in caso contrario, secondo Bindi, "faremmo del male a noi e a chi soffre".
"E' un problema di libera scelta. Nessuno puo' imporre ad un altro la morte opportuna o negargliela. Nessuno puo' imporre a qualcuno una vita torturata". Lo ha dichiarato, in un'intervista a 'La Repubblica', il ministro per la Politiche europee, Emma Bonino che ha aggiunto, "e' giusto non trasformarla in una questione partitica ma alla fine servira' comunque una soluzione normativa per cui occorrera' discuterne in Parlamento".
"Anche nel 2001 sulla legge 40 - ha detto il ministro - il mio amico Rutelli, Berlusconi e D'Alema ci dissero che era una questione di coscienza, e non di materia elettorale, ma poi ci sono state delle coscienze che in aula hanno votato si' o no. Serve percio' un'alleanza trasversale dentro la societa': questo non e' mica un tema da contrapposizione tra i poli". "Non sono d'accordo - ha spiegato la Bonino - a paragonare la battaglia sul divorzio a quella sull'eutanasia. Vorrei ricordare che all'epoca ci dicevano che il divorzio era questione di piccoli borghesi e che i proletari non se ne occupavano".
"Quello dell'eutanasia - ha sottolineato il ministro - e' un dramma sociale, che riguardi 2mila o 20mila persone non mi cambia molto. Se uno non ci passa non puo' capire. Ha ragione il professore Veronesi quando dice che negare questa possibilita' e' come infliggere una tortura". A Veronesi che paragona l'eutanasia a una forma di suicidio la Emma Bonino risponde, "non e' cosi' per me, ognuno puo' vivere questo dramma in modi diversi e io parto dal presupposto che non e' giusto imporre a qualcuno come deve vivere e meno ancora come deve morire".
"No all'eutanasia, che e' sempre una forma di assassinio. Ma no anche all'accanimento terapeutico, inutile e dannoso. Si', invece, alle cure palliative per evitare inutili sofferenze. E' questa la dottrina della Chiesa in materia di medicina e grandi malattie. Una verita' che il credente non deve mai dimenticare, anche se e' giusto tenere desta l'attenzione dell'opinione pubblica sui problemi di chi soffre, come ha fatto il presidente Napolitano". Lo ha dichiarato, in un'intervista a 'La Repubblica', il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari della Santa Sede.
"Con tutto l'amore, la condivisione ed il rispetto per il fratello Welby, colpito da una malattia cosi' grave - ha aggiunto Lozano - non posso non ricordare che la vita e' sempre un dono di Dio e come tale va sempre salvaguardata. La Chiesa non deve mai rinunciare a ricordarlo a chi crede, ma anche a quanti non hanno fede, con i quali non possiamo non essere in sintonia sui valori della dignita' umana e della salvaguardia della vita. E' bene comunque non dimenticare che per dottrina ecclesiale una cosa e' l'eutanasia, altra cosa e' l'accanimento terapeutico".
"E' sempre doveroso - ha detto il cardinale - lenire il dolore con medicine. Tante volte il malato terminale invoca la morte per troppo dolore. Ma con le cure palliative almeno vengono eliminate alcune sofferenze. La dottrina non ha niente in contrario all'uso di sostanze ad hoc come psicofarmaci, anfetamine e quanto di piu' avanzato la scienza ha individuato per diminuire inutili sofferenze".
Non c'e alcuna necessita' di riaprire il dibattito sull'eutanasia. Lo dice al 'Messaggero' il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, ricordando che "sono depositate ben cinque proposte di legge sul testamento biologico, di cui una sull'eutanasia".
Secondo Buttiglione, "nessuno ha il diritto di disporre della morte di un altro"; quanto all'accanimento terapeutico, rileva, "e' sufficiente il principio di etica medica". Buttiglione si dice convinto che "chi chiede di essere ucciso e' in depressione profonda e va aiutato" e sottolinea poi l'importanza di garantire un "miglioramento delle cure che si prestano" ai malati terminali, dice, "alle terapie palliative in grado di evitare dolori terribili".
"Come cristiano affermo che non e' lecito spegnere la vita a nessuno e percio' non voglio neppure usare la parola eutanasia intesa come morte provocata da farmaci al fine di evitare le sofferenze di una lunga agonia. Ma sono contrario all'accanimento terapeutico che dovrebbe essere anzi proibito e sono perche' l'ospedale diventi, finalmente, il vero tempio universale dell'umanita', piu' delle basiliche cristiane o di altre religioni". Lo afferma in un'intervista a "Il Mattino" il cardinale Fiorenzo Angelini, presidente emerito del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, che cosi' interviene nel dibattito sull'eutanasia dopo l'appello lanciato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da Piergiorgio Welby, completamente paralizzato per la distrofia muscolare. "Potra' sembrare strano - prosegue Angelini - ma la Chiesa si attiene ancora oggi a quanto Pio XII rispose ai tre quesiti che io, i professori Mazzoni, Gedda, Valdoni, Dogliotti, Stefanini ed altri scienziati di diverse formazioni culturali e religiose gli ponemmo, in occasione del congresso internazionale di anestesiologia nell'ottobre 1956. In primo luogo - spiega - gli chiedemmo se era lecito somministrare agli ammalati gravi e moribondi dei medicinali che potessero lenire il dolore e il Papa rispose si'". "In secondo luogo - continua il cardinale - se era lecito dare dei farmaci ai morenti per alleviare il dolore e che, nello stesso tempo, togliessero il senso della ragione e il Papa rispose affermativamente. In terzo luogo gli chiedemmo se ai moribondi fosse lecito somministrare dei farmaci che nel togliere il dolore, potevano, contestualmente, far venire meno la capacita' di intendere e di volere e il Papa rispose si', a condizione che la persona avesse messo a posto i suoi doveri di coscienza, se li avesse avuti con il prossimo e soprattutto con Dio".
"Questa dottrina e' stata innovativa, rivoluzionaria - spiega il cardinale Angelini - Purtroppo, questa dottrina, rimasta poco conosciuta e non pienamente applicata, dovrebbe figurare al centro del dibattito oggi, mentre divampano polemiche, spesso strumentali sull'eutanasia che e' una questione delicata e complessa fino a proporre, addirittura, un referendum".
"In nome di una presunta sacralita' biologica non si puo' continuare a stare fermi. E' il momento di fare alcuni passi. Piccoli, ma vanno fatti". Il ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero si dice cosi' favorevole all'eutanasia in un'intervista al 'Messaggero', e spiega che i progressi della medicina hanno cambiato "la condizione sociale, e' stato modificato il quadro nel quale si svolge il ciclo dell'esistenza. Oggi -dice- affrontiamo situazioni nelle quali la vita biologica continua anche se spogliata di ogni possibilita' di relazione".
Secondo il ministro, "e' importante che si apra una ampia discussione nel Paese. La politica -dice Ferrero- non puo' monopolizzare il dibattito".
"Se fosse legale aiuterei qualcuno a morire". Lo dice al 'Giornale' Carolina Welby, nipote di Piergiorgio Welby, che da infermiera si occupa di assistenza domiciliare integrata ed ha visto morire Luca Coscioni, l'esponente radicale ammalato di sclerosi laterale amiotrofica morto lo scorso febbraio. "Luca -ricorda- era giovane e molto arrabbiato" e "voleva gestire la sua malattia, capire cosa gli stava succedendo". Sull'eutanasia ci sono casi in cui "non e' possibile" non essere d'accordo, dice Carolina Welby, ammettendo poi che non tutti i malati terminali chiedono di morire: "ma ci sono persone -avverte- che di fronte a un supplizio che e' continuo non ce la fanno".
Chiarendo di non essere stata mai tentata di aiutare qualcuno a morire "assolutamente mai", Carolina Welby spiega che il suo lavoro e' "quello della consolatrice. Il mio mestiere -dice- e' quello di vivere il quotidiano, l'immediato con i miei malati, alleviandoli come meglio posso la pena di vivere. Dentro di me c'e' rabbia, angoscia -aggiunge- ma non deve trasparire".
"In una societa' di persone sempre piu' sole e' piu' facile 'chiedere' la morte. Anche una famiglia attorno a un letto di dolore puo' sentirsi sola. Talora si crede di dar voce a scelte individuali libere, ma si benedice una societa' che crea solitudine". Lo dice al 'Corriere della Sera' monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente per l'ecumenismo e il dialogo tra religioni della Cei, invitando a "recuperare, e velocemente, il valore anche politico dell'amore e della compassione".
"Perche' il rischio -avverte- e' scivolare lentamente, senza accorgersene, verso una societa' che non sapendo amare e lasciando gli uomini soli, diventa di fatto crudele".
Il coordinatore regionale della Basilicata della Rosa nel Pugno, Maurizio Bolognetti, in una dichiarazione, ha definito "straordinaria" la lettera inviata dal copresidente dell' associazione "Coscioni", Piergiorgio Welby, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sul tema dell' eutanasia.
"Nella lettera di Welby - ha aggiunto Bolognetti - non leggiamo disperazione, ma speranza. C' e' da augurarsi davvero che non assisteremo al sequestro del diritto a conoscere per poter deliberare. Sarebbe, questo si' - ha concluso Bolognetti - uccidere speranza, negare vita, uccidere un' identita' e un pensiero".
No a un dibatito parlamentare sull'eutanasia: e' quanto ribadisce il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che "bacchetta" l'apertura del presidente del Senato Franco Marini sul testamento biologico. "Concordo pienamente - dice il senatore a vita - con le dichiarazioni rese contro l'ipotesi azzardata che il nostro Parlamento sia luogo di confronto e di incontro su una proposta di introduzione della eutanasia nel nostro ordinamento espressa dall'amica Paola Binetti. Concordo parzialmente con la dichiarazione resa su questo dal presidente del Senato Franco Marini, anche se e' mia ferma opinione che i presidenti delle due Camere dovrebbero tornare al loro uso antico di non esprimere opinioni su problemi che possano essere portati all'esame delle Camere da loro presiedute".
"Non condivido, invece - puntualizza Cossiga - la strana apertura di Marini verso il cosiddetto testamento biologico. Quando si possa e si debba porre termine all'accanimento terapeutico, come previsto anche dall'insegnamento cattolico, e' materia di competenza dei medici d'accordo con i familiari e non certo con l'interessato. Come sul piano della politica antisemita - sottolinea - anche sul piano della eugenetica siamo stranamente scivolando a sinistra verso le posizioni del regime nazista che, come e' stato posto bene in rilievo dai grandi storici Fest e Nollte, piu' che sulle fumose ideologie misteriosofiche si basava sulla ricerca scientifica: perche', non dimentichiamolo, tutti i grandi aguzzini nei campi di concentramento nazisti erano anche altissimi scienziati medici, chimici, biologi e fisici".
"L'ammalato che si sente circondato da presenza amorevole umana e cristiana non chiede di farla finita con la vita ed e' per questo che l'eutanasia e' una sconfitta di chi la teorizza, la decide e la pratica". Lo scrive il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana, che in una nota a firma del teologo Marco Doldi spiega: "sarebbe bene domandarsi se la motivazione della insopportabilita' del dolore del paziente, non sia da leggersi come l'incapacita' dei sani di accompagnare la persona attraverso la sofferenza e la malattia, che sono cosi' di scandalo per la societa' del benessere e dell'edonismo". "L'Italia e' la terra della vita e non della morte", afferma da parte sua il presidente del Pontificio Consilio Giustizia e Pace, card. Raffaele Renato Martino ribadendo la dottrina morale della Chiesa e cioe' "la difesa della vita dal suo concepimento fino alla morte naturale".
Commentando la lettera di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica e la risposta di Napolitano, che hanno riaperto il dibattito sull'eutanasia, il card. Martino e don Doldi non chiudono tuttavia le porte al dibattito sul cosidetto "testamento biologico". "Personalmente - rivela il cardinale - ho gia' lasciato nel mio testamento che non voglio che si faccia accanimento terapeutico se mi trovero' in una condizione senza speranza. Ma questo e' altro dall'eutanasia: vogliamo arrivare - chiede - agli eccessi di Olanda o Belgio dove la gente non ha piu' fiducia nei medici, perche' questi procedono all'eutanasia senza neppure il consenso dei malati, anche nel caso dei bambini?".
"I testamenti di vita, di per se' - sottolinea don Doldi - sono un fatto positivo, perche' esprimono la consapevolezza della persona di confrontarsi responsabilmente con la propria fine" e "in un contesto culturale in cui la morte e' stata rimossa, e' certamente apprezzabile tornare a pensarvi come ad un evento che appartiene all'uomo".
La nota pubblicata dal Sir rileva che "il vero problema" e' il contenuto dei testamenti di vita: "negli anni - spiega - sono sorti veri e propri movimenti a favore dell'eutanasia, i quali facilmente utilizzano il testamento biologico come lo strumento per esercitare la propria scelta autonoma". Ma non puo' essere accettata "una tale esasperazione della liberta' individuale" perche' "l'autonomia della persona ha come presupposto il fatto di 'essere vivi' e impegna la responsabilita' dell'individuo che e' 'libero per' fare il bene secondo la verita'; in questo caso, riconoscendo di aver ricevuto la vita e di non esserne il padrone assoluto".
Per il Sir, "in un contesto ben diverso devono essere pensati la malattia, la sofferenza, il morire e, soprattutto, l'assistenza al paziente". Talune richieste di morte da parte di persone gravemente sofferenti sono, in realta' "la traduzione estrema di un'accorata richiesta di ricevere piu' attenzione e vicinanza umana, oltre a cure appropriate". Ma, si chiede don Doldi richiamando la Carta degli Operatori Sanitari, "tali legittime richieste trovano accoglienza nelle nostre strutture sanitarie, nei domicili ove vivono malati non guaribili? O, talvolta, la persona malata e' affidata unicamente ai familiari?".
"Sono convinto che domani nella commissione Sanita' del Senato approveremo il calendario delle audizioni. Un passo necessario per arrivare, poi, a un dibattito parlamentare su una legge che nel nostro Paese e' necessaria, quella sul testamento biologico". Lo ha dichiarato a RaiUtile il presidente della commissione Sanita' di palazzo Madama, Ignazio Roberto Marino.
"Avere una legge - ha aggiunto il senatore Marino - che permetta di rinunciare all'accanimento terapeutico, ridimensionera' molto il problema dell'eutanasia".
"Su questo tema non ci può essere nessun dibattito politico, le priorità sono altre con tutto il rispetto per chi ora sta vivendo questo dramma". Lo dichiara il segretario della Democrazia Cristiana, senatore Gianfranco Rotondi.
"Nessuno può spegnere la propria vita - aggiunge. Essa appartiene a Dio per i credenti e alla natura per chi non crede".
"Mi auguro che la presa di posizione del Capo dello Stato in risposta all'appello di Piergiorgio Welby, induca tutti, cittadini e Parlamento ad occuparsi del tema eutanasia". Cosi' Maurizio Costanzo nel primo appuntamento del suo "Diario" radiofonico in onda oggi sulle emittenti locali dell'Agenzia Area, commenta le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sull'eutanasia. "Sono a favore dell'eutanasia - ha detto Costanzo - perche' la nostra morte possa essere dignitosa, non stravolta. Poi, certo, occorre dibattere, discutere , indicare i paletti da porre e anche a fronte di cio' trovo molto oculata , intelligente , oltreche' partecipe la risposta del Capo dello Stato".
"Il testamento biologico potrebbe rappresentare il cavallo di Troia per introdurre surrettiziamente l'eutanasia". A dichiararlo l'esponente Udc Maurizio Ronconi, a commento della discussione di questi giorni sollecitata dal presidente della Repubblica sul problema eutanasia. Ronconi precisa: "Questo non appare il momento piu' opportuno per iniziare un confronto parlamentare sul testamento biologico perche' inevitabilmente il confronto si sposterebbe sulla questione della eutanasia, almeno cosi' sarebbe strumentalmente interpretato da alcuni".
Sarebbe dunque cosa saggia, conclude il parlamentare cattolico, "se il parlamento evitasse di affrontare questo argomento: ogni cosa ha il suo tempo e questo non appare il piu' adatto per confrontarsi su questi delicatissimi temi etici".
"La politica si deve assumere le proprie responsabilità, accantonando ogni scontro ideologico".E' quanto dichiara, in una nota, Marina Sereni, vicepresidente gruppo l'Ulivo alla Camera dei deputati, in merito alla discussione sul eutanasia".
"L'appello di Welby, la risposta del presidente Napolitano e ora il dibattito che ne è scaturito - aggiunge - mostrano che il caso di un uomo colpito da una malattia progressiva e incurabile è un problema che tocca migliaia di persone. Ebbene, non possiamo permettere che la soluzione di un problema difficile sia lasciato al solo rapporto tra malato, famiglia e medici".
"Domani in Senato si comincia a discutere della legge sul testamento biologico - aggiunge - è fondamentale che il confronto sui limiti dell'accanimento terapeutico non precluda e non prolunghi l'approvazione di una legge necessaria, anche se non in grado di rispondere a tutte le situazioni".
"E, comunque - conclude la vicepresidente dell'Ulivo - a PiergiorgioWelby e ad altri nelle sue condizioni, non possiamo rispondere che non è una priorità".
"Di fronte a queste delicatissime tematiche si pone con grande forza l'esigenza di un dibattito su un tema complesso e lacerante, a condizione che non diventi soltanto un confronto tra culture, fedi e ideologie diverse, bensi' la scelta di una societa' civile, matura e responsabile, di porsi interrogativi senza avere risposte precostituite". Cosi' Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, in riferimento al dibattito in corso su eutanasia e testamento biologico.
"Questa sara' - aggiunge- una delle grandi sfide che il progresso e l'evoluzione della nostra societa' pongono agli uomini e alle loro coscienze. Sarebbe auspicabile, quindi,che il dibattito non sia tra destra e sinistra, ma un vero e proprio libero confronto di coscienze".
"E' ora che in Italia si affronti una discussione sull'eutanasia che abbia uno sbocco legislativo, innanzitutto per togliere l'eutanasia dalla condizione di pratica clandestina e illegale come denunciato di recente dal professor Umberto Veronesi". Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova, dei Riformatori liberali, eletto in Forza Italia.
"Ritengo -ha aggiunto- che la risposta data dalla Cdl sia un errore politico ed elettorale, sono certo che molti degli elettori del centrodestra e in particolare di Forza Italia hanno una sensibilita' su questi temi come quella che ho io , cioe' di prudente e ragionevole apertura anche dal punto di vista legislativo alla eutanasia. Cio' che deve unire la Cdl, e che secondo me unisce gia' i nostri elettori, e' l'idea di una societa' nella quale prevalgano la liberta' e la responsabilita', il mercato, l'antistatalismo, gli individui sullo Stato".
"Il rischio e' che invece il centro destra offra l'idea di una schieramento caratterizzato dallo statalismo sui temi eticamente sensibili, lo statalismo etico. Sarebbe un errore politico ed elettorale -ha proseguitto- e credo che in particolare in Forza Italia, il piu' grande partito italiano di ispirazione liberale e moderata, non solo ci deve essere la liberta' di dissenso, come c'e', ma serve anche un confronto tra le diverse posizioni da pari diginita' sul tema dell'eutanasia. Fi deve avere uno spirito liberale e non confessionale".
"L'accanimento terapeutico e' un dramma per tante famiglie, non c'e' bisogno di strumentalizzazioni, bisogna occuparsi in modo serio di una cosa importante". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, a proposito del dibattito sull'eutanasia.
"Lo Stato non deve creare il suicidio legale, ma deve garantire alle famiglie, che hanno un problema serio, con l'accanimento terapeutico, un diritto alla qualita' della vita e al rispetto della dignita' della persona", ha concluso Pecoraro.
"La difesa della vita non dovrebbe essere messa in discussione neanche in Aula e la richiesta dell'introduzione dell'eutanasia da parte di alcuni soggetti, per quanto umanamente comprensibile, non puo' inficiare il principio generale della sacralita' dell'esistenza umana, come indicato dalla dottrina della Chiesa. Guai se la politica, per favorire mere convenienze partitiche, pretendesse di intaccare principi intangibili tanto elevati". E' quanto afferma Antonio Martusciello, componente della Consulta del presidente di Forza Italia.
"E' importante concentrarsi invece sul dialogo tra cristianesimo e le altre religioni, soprattutto l'islam - come ha sottolineato il Santo padre - non certo alimentare un dibattito sterile sull'introduzione eutanasia, che tra l'altro e' estraneo alla nostra tradizione storica".
"Questo - osserva l'esponente azzurro - ci indica la nostra morale, cristiana e non solo: altre scelte non ci possono appartenere, certi che su principi cosi' alti non vi possano essere compromessi di sorta e che lo stesso messaggio sia condiviso dalle principali religioni del nostro pianeta".
"Si pensi inoltre - conclude Martusciello - a migliorare l'assistenza sanitaria, cercando con impegno di dare una buona vita ai malati, anche a quelli terminali, finche' non abbiano esalato l'ultimo respiro".
Un no all'inserimento dell'eutanasia nel testamento biologico: lo pronunciano le deputate di Forza Italia Patrizia Paoletti Tangheroni, Isabella Bertolini e la senatrice azzurra Laura Bianconi.
"Un tema delicato - sostengono - da affrontare con la massima attenzione nell'interesse del malato ma senza mai dimenticare che la tutela della vita in ogni momento e' il bene primario al quale l'individuo deve tendere".
"Quello che oggi ci spaventa - sottolineano le parlamentari di Forza Italia, - e' che attraverso il testamento biologico si possa arrivare a legalizzare l'eutanasia o il suicidio assistito, e' necessario, invece, che tutti gli organismi che operano nel sociale, e auspichiamo anche tutte le Istituzioni, si adoperino per fornire una maggiore e piu' qualificata assistenza non solo materiale (anche con l'ampliamento delle cure palliative) ma anche morale a tutte quelle famiglie che quotidianamente devono assistere persone sofferenti. La cultura dell'assistenza del malato e dei suoi familiari a cui mirano molte associazioni di volontariato ha dimostrato di essere la strada maestra da seguire affinche' ogni uomo, pur in condizioni di vita proibitive e senza dubbio spesso estremamente difficili, decida di accettare che anche una vita di estrema sofferenza | giusto e dignitoso viverla:, Un ricordo va a Rosanna Benzi costretta per anni a vivere all'interno di un polmone d'acciaio, le cui parole di amore per il prossimo e per la vita risultano oggi un pesante monito per tutti quelli che sostengono che siamo delle macchine senza un'anima facili da rottamare in ogni momento".
"Abbiamo gia' presentato una proposta di legge in materia di eutanasia, come avevamo fatto nella scorsa legislatura". Lo annuncia Gennaro Migliore, presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea alla Camera.
"Riteniamo che sia necessario aprire un dibattito in Parlamento - aggiunge Migliore - che possa, nel rispetto delle opinioni di tutti, portare una risposta il piu' possibile condivisa non solo rispetto a scelte che medici, malati e loro familiari si trovano quotidianamente a dover fare, ma anche rispetto a un tema su cui il dibattito e il confronto nel Paese sono sempre piu' attuali. Per noi - prosegue l'esponente comunista - devono essere rispettate le sensibilita' etiche di ciascuno, ma, altresi', deve essere riconosciuta al singolo la facolta' di autodeterminazione in scelte fondamentali quali quelle che riguardano la sua vita e la sua morte".
Migliore ritiene "opportuno porre all'attenzione del Parlamento una proposta di legge in cui e' previsto il riconoscimento della possibilita' di scegliere la modalita' della fine della propria esistenza, nel caso di patologie non curabili e in fase terminale, quale aspetto del diritto a non essere sottoposti a trattamenti sanitari senza il proprio consenso. E' necessario - conclude Migliore - che il legislatore operi nel rispetto dei diritti sanciti dall'articolo 32 della Costituzione, dal codice di deontologia medica e dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignita' dell'essere umano".
"L'eutanasia e' soppressione della vita ed ogni forma giuridico-legislativa tendente ad introdurla nel nostro ordinamento e' e resta, per un parlamentare cattolico, inaccettabile".Lo afferma il Vicepresidente dei deputati di Forza Italia, on. Enrico La Loggia, secondo il quale "altra cosa e' cercare di lenire, attraverso ogni forma di cura possibile, il dolore arrecato da molte gravi malattie".Per quanto riguarda poi la questione del cosiddetto testamento biologico, La Loggia avverte che "l'argomento rischia di non essere affrontato con la dovuta serenita' in questa fase di forti emozioni determinate dal caso Welby. E comunque - conclude il Vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio - questo strumento non puo' e non deve rappresentare una forma di scappatoia giuridica per giungere all'affermazione della legittimita' dell'eutanasia".
"Per i repubblicani l'eutanasia e' una dolorosa ma a volte inevitabile scelta di decenza che merita e deve essere riconosciuta come un diritto": lo afferma il segretario del Pri Francesco Nucara.
"Bene ha fatto il capo dello Stato a porre l'esigenza di avviare per lo meno un dibattito nel paese un funzione di arrivare ad un disegno di legge. Semmai stupisce il grado di arretratezza culturale e di oscurantismo che in questo dibattito, fin dai suoi primi passi, gie' si e' dimostrato".
"L'Eutanasia e' una questione seria che merita il massimo rispetto intellettuale". Lo dichiara Silvana Mura deputata di Idv. "Un tema come quello riproposto da Piergiorgio Welby, in cui un essere vivente in pieno possesso delle facolta' intellettuali chiede di essere soppresso per non permanere in una condizione che non considera piu' vita, divide profondamente la nostra societa', e come tale sarebbe auspicabile che il Parlamento lo affrontasse con un dibattito ampio, che dia voce a tutte le posizioni e a tutte le sensibilita'. Pur nutrendo molti dubbi sull'eutanasia sono favorevole a dare voce in Parlamento ad un dibattito che e' gia' aperto nella societa' civile. Per quanto mi riguarda - conlude l'on. Mura - sono invece favorevole ad una legge sul testamento biologico e spero che il Parlamento possa pronunciarsi quanto prima su questo tema".
"Non capisco come si possa definire 'assurdo' (lo ha fatto ieri anche Francesco Rutelli) un dibattito politico su questo tema: e' anzi da ricercare e promuovere, anche urgentemente". Cosi' il vicepresidente della Camera, Carlo Leoni dei Ds, interviene sul tema dell'eutanasia sollevato drammaticamente in questi giorni chiedendo un dibattito parlamentare, da Giorgio Napolitano.
"L'appello del Presidente della Repubblica colpisce per partecipazione emotiva, sensibilita' umana ed equilibrio politico - rileva Leoni - il Presidente ha giustamente deciso di affrontare un problema cosi' delicato ed importante per la vita e la dignita' umana, non sottraendo la politica alle proprie responsabilita', perche' dare risposte legislative chiare e tempestive a migliaia di persone coinvolte nel dramma di una malattia progressiva ed incurabile e' un compito proprio della politica, non solo del rapporto tra malato, medici e famiglia".
Leoni chiede quindi "un dibattito che sia chiaro, limpido, in cui ognuno porti i propri convincimenti ideali ma non si trinceri dietro barricate ideologiche, non ignorabile solo perche' puo' apparire difficile o 'ingombrante".
"Il Centrosinistra e' stato chiamato dagli elettori a realizzare non solo certe riforme economiche, ma nuovi traguardi di liberta' e di conquiste civili" conclude l'esponente della sinistra Ds.
"Prima di tutto An e' per la difesa della vita". Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, esprime cosi' l'opinione del partito di Gianfranco Fini sull'eutanasia. Per La Russa comunque "si tratta di un tema talmente delicato che puo' anche essere oggetto di un dibattito fermo restando che il principio che ci guida e' quello della difesa della vita".
"La coraggiosa e saggia lettera di Piergiorgio Welby interpella l opinione pubblica e la classe politica; e, finalmente, una discussione aperta e razionale puo' avviarsi. Senza tabu' , mi auguro, e senza pregiudizi ideologici. E senza gli equivoci, che gia' sembrano addensarsi". Ad affermarlo e' il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (Ds).
"La vicenda di Welby - aggiunge - non ha nulla a che fare con la questione, sacrosanta e cruciale, del testamento biologico: nel suo caso, infatti, si tratta di sospendere il ricorso a una terapia che protrae, secondo le parole del diretto interessato, 'una sopravvivenza crudelmente biologica'".
Manconi, in una nota, fa notare che "Welby e' nella pienezza delle sue facolta' di intendere e di volere ed esprime un grado di consapevolezza e informazione particolarmente elevato. Dunque, spetta a lui, e solo a lui, la decisione, coerentemente con quanto previsto dall'articolo 32 della Costituzione ("Nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario...")".
"Il testamento biologico riguarda, invece, coloro le cui facolta' fossero gravemente ridotte o annullate. Su questo, gia' otto anni fa - ricorda il sottosegretario alla Giustizia - presentai una proposta di legge, ottenendo il consenso di esponenti di diverse aree politiche e culturali, da Ernesto Galli della Loggia a Sandro Bondi, da Giuliano Amato a Carlo Nordio, da Gabriele Alberini a Franco Cardini, da Amos Luzzatto a Pierluigi Bersani".
"Si tratta di riprendere quell'iniziativa che ha come suo fine prioritario l'impegno contro l'accanimento terapeutico (in un paese che e' tra gli ultimi in Europa per ricorso a farmaci contro il dolore) e l'affermazione del diritto all' autodeterminazione del paziente. Infine - conclude Manconi - e' necessaria, una normativa che, con vincoli rigorosi e condizioni severe, possa consentire, in casi estremi, per malati terminali, affetti da patologie irreversibili, il ricorso all'eutanasia".
"Una legge sull'eutanasia serve anche a garantire chi l'eutanasia non la vuole. E serve ad evitare il fenomeno dell'eutanasia clandestina". Lo ha dichiarato Roberto Biscardini, ex senatore della Rosa nel Pugno e primo firmatario nella scorsa legislatura di un disegno di legge sull'eutanasia.
"E' stato stimato che in Italia -prosegue Biscardini- sul trend di quanto avviene in altri Paesi in cui non esiste una legge sull'eutanasia, i casi di eutanasia clandestina si aggirando tra i 3000 e i 5000 all'anno. Anche per questo avevamo chiesto un'indagine sui fenomeni di eutanasia clandestina. Sono convinto -aggiunge- che la nostra proposta di legge possa incontrare il consenso anche di molti che oggi si dicono contrari o dichiarano forti perplessita'".
Per l'esponente della Rosa nel Pugno "nessuno di noi e i malati terminali hanno bisogno di uno scontro ideologico, ma di una legge che garantisca il rispetto della persona e il diritto a rifiutare determinati trattamenti sanitari, principi gia' sanciti dalla nostra Costituzione, ma non regolamentati. E' su questo che ci si deve confrontare -conclude Biscardini- cioe' sul diritto di tutelare la dignita' della propria persona anche in punto di morte e nei casi senza speranza il diritto di rifiutare le torture terapeutiche".
No all'eutanasia, si' ad avviare un confronto in Parlamento per giungere a una legge sul testamento biologico. E' la posizione di Mimmo Luca', presidente della commissione Affari Sociali della Camera e esponente diessino dei Cristiano Sociali.
"Non mi pare scandaloso - afferma - che in Parlamento si discuta di problematiche come quelle sollevate dall'appello di Piergiorgio Welby e che investono sempre piu' spesso la vita delle persone e delle famiglie anche in modo drammatico. Condivido senza riserve le sollecitazioni del presidente Napolitano, per un dibattito sensibile e approfondito nelle sedi piu' idonee".
"Non sono favorevole all'eutanasia e non credo che ci siano le condizioni per approvare una qualsiasi legge sull'argomento - sottolinea Luca' - La cosa piu' seria che si puo' fare adesso e' accelerare l'iter legislativo per l'approvazione di una normativa sul 'testamento biologico', a partire dalle proposte di legge all'attenzione della commissione Sanita' del Senato".
Secondo l'esponente dei Ds, "ci sono le condizioni per approvare una buona legge, un testo largamente condiviso, frutto di un confronto serio e pacato con le associazioni dei malati, la comunita' scientifica, esperti di diverso orientamento culturale e morale".
"Su un tema importante e drammatico come l'eutanasia se la societa' chiama la politica deve rispondere". Lo afferma Gloria Buffo, deputata della sinistra Ds.
"E' vero che non si tratta di una questione di schieramento o di partito ma e' altrettanto vero - aggiunge - che parliamo di una materia politica di prima grandezza: oggi chi fa da se' compie un reato e incappa nella legge. Sarebbe bello, come scrive Francesco Merlo su Repubblica, che ognuno si regolasse solo con la propria coscienza e il proprio medico ma in Italia non si puo' fare. Discuterne in Parlamento e' un atto moralmente e politicamente dovuto, se vogliamo varare norme che rispettino la sensibilita', la fede, e la cultura di ciascuno e non di una parte. Sarebbe incomprensibile limitarsi a dire 'No'. E' quindi bene, mentre si sollecita un confronto ampio nel nostro paese come avviene normalmente in Europa, varare subito - conclude - almeno una buona legge sul testamento biologico e aprire le porte alla discussione sull'eutanasia".
"Io sono molto rispettoso delle opinioni di chi crede, ma personalmente ritengo che vada salvaguardato il diritto del malato a scegliere, tantopiu' in un caso come questo che potrebbe essere definito un caso da manuale, visto che l'interessato e' perfettamente lucido". Nicola Zingaretti (Ds) dice la sua sull'eutanasia durante la trasmissione di Nessuno Tv 'Contro Adinolfi'.
"Mi piace notare che, rispetto a casi analoghi del passato, questa volta c'e' un livello di ascolto differente tra le diverse parti che dibattono attorno al caso di Piergiorgio Welby" ha detto Zingaretti.
Poi si e' parlato anche di rapporti tra Ds e Margherita sul futuro partito democratico: "Mi sembra che il seminario di Orvieto segni un importante passo avanti, anche se bisogna ragionare sulle modalita' con cui far arrivare tutto questo lavoro e questa dialettica alla gente. Alla Camera, al Senato, nei consigli comunali delle grandi citta' ormai ci sono i gruppo dell'Ulivo. Il processo e' ormai ben avviato".
"Non ho dubbi. Il Parlamento, il paese e le comunita' di fede devono raccogliere l'invito del Presidente Napolitano.
"Comunque la si voglia girare l'eutanasia e' un atto che, direttamente o indirettamente, toglie la vita e quindi e' un assassinio e il rispetto della vita, dalla nascita fino al momento della sua conclusione naturale, non sono principi negoziali e non sono nella disponibilita' dell'uomo".
Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega Nord e vice presidente del Senato.
'Diciamo no all'eutanasia, ma diciamo si' alla discussione sul testamento biologico che e' giacente al Senato'. E' quanto afferma in una nota la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini. 'Al presidente Napolitano va il nostro apprezzamento per il garbo con cui ha posto il problema', ricordando che 'il comitato di bioetica, che e' un organismo laico e scientifico e non religioso, ha detto no all'eutanasia ma ha aperto i varchi per la discussione sul testamento biologico. Il nostro no all'eutanasia e' deciso e rispettoso, ma netto', conclude la Burani.
Stefano Morelli, Vice Presidente dei giovani del Ppe, afferma che "in pieno sostegno al recente appello del Vaticano che condanna fortemente l'eutanasia, i giovani del Ppe esprimono il loro fermo ed inequivocabile dissenso verso questa pratica. Pur ritenendo un punto fermo la vicinanza a chi soffre quotidianamente la grave convivenza con malattie degenerative, specie allo stadio terminale, riteniamo che la vita umana sia un bene imprescindibile e irrinunciabile, e sentiamo il dovere di contrapporci a tutto cio' che faccia venir meno questa sua essenza. Pertanto ribadiamo la nostra contrarieta' a qualsiasi tentativo di legittimare, anche politicamente, questa pratica in Italia."
'Il 'volerla far finita', la ricerca del diritto alla morte, derivano spesso dall'abbandono di diritti: spesso le famiglie vengono lasciate sole, troppo spesso i medici sono lontani dalle famiglie'. A intervenire cosi' nel dibattito sull'eutanasia e' Fulvio De Nigris, fondatore dell'associazione 'Gli amici di Luca' e direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma.
'Ma la collaborazione fra queste due componenti, fra medici e familiari - continua De Nigris - puo' permettere di realizzare un'alleanza per la vita'; 'le famiglie hanno voglia di 'normalita', e tutti noi siamo chiamati a doverci impegnare e a dare di piu'. Per essere normali nelle nostre diversita".
'Noi siamo per la vita - conclude il direttore - in questi giorni abbiamo ricevuto telefonate di familiari che vivono situazioni difficili e drammatiche e che chiedono di far passare con forza il messaggio dell'assistenza, della cura e della condivisione'.
Continua ... Italia. Welby: piu' che della morte, ho paura di questa vita (2)
Il capo dello Stato, rispondendo alla lettera del co-presidente dell'Associazione Coscioni, ha evidenziato la necessita' di riaprire il dibattito sulla 'dolce morte' in sede parlamentare. Gianfranco Funari, conduttore e autore della trasmissione che ha ottenuto di poter intervistare Welby entrando con le telecamere in casa sua, ritiene che il gesto di Napolitano sia stato "una ventata di democrazia". Ai microfoni di 'Virus', Welby ha raccontato, grazie alla mediazione della moglie Mina, di essere malato da quando aveva 16 anni, e in modo grave dal 1978. Oggi Piergiorgio ha 60 anni e da oltre due mesi non gli e' possibile ne' comunicare ne' muoversi autonomamente.
Dalla sua casa nel quartiere Don Bosco di Roma, Welby racconta alla giornalista di essere uscito per l'ultima volta in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e sulla liberta' della ricerca scientifica: grazie all'aiuto degli "amici Radicali" e' potuto andare a votare. Oggi, invece, si ritrova in condizioni gravissime, viene sollevato in piedi da chi lo assiste per un'ora la mattina e una la sera. Durante tutta la giornata "ascolto la radio, oppure chiudo gli occhi e sogno la mia malattia, spesso svegliandomi sudato".
Alla domanda "cos'e' la vita secondo lei?", Welby risponde: "Se lo sapessi, non lo direi. Ma quel che e' certo e' che oguno deve dargli il senso che desidera". E quando la giornalista gli chiede "crede in Dio?", il co-presidente dell'associazione Coscioni risponde con una certa ironia: "Io credo in tutto, persino nei giornalisti. Ma non ritengo che richiedere o praticare l'eutanasia sia un affronto verso Dio, e pur essendo una pratica ancora illegale in Italia sarei pronto a disobbedire alla legge e a chiedere al mio medico di fare altrettanto. Si tratta di un gesto che andrebbe a favore di molti altri cittadini".
Infine, di fronte all'ipotesi di estendere la 'dolce morte' anche alle persone fortemente depresse o ai bambini, come viene fatto nei Paesi Bassi, Welby scherza ancora: "Questa domanda - conclude - facciamola fare a Giovanardi".
MALATO DI SLA: IO VOGLIO VIVERE
Immobile, da anni, come Piergiorgio Welby, ma con una differenza: "Io voglio vivere" spiega sul suo blog Cesare Scoccimarro, 45 anni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, inchiodato a un letto ormai dal 1998 e assistito 24 ore su 24 dalla moglie Stefania e da personale specializzato.
Cesare comunica con il solo movimento degli occhi, individuando una per una su una tabella le lettere che compongono le diverse parole. Cosi' ha scritto una lettera aperta pubblicata oggi sul suo sito (www.conoscicesare.org) e rivolta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Io - spiega - sono nelle stesse condizioni di Welby, il respiratore non mi accompagna da qualche mese ma da piu' di otto anni, anni senza il piu' piccolo movimento, senza la piu' corta parola, senza il piu' minuscolo boccone da deglutire. Uguali, fisicamente, forse. Ma io e Piergiorgio abbiamo una profonda differenza: la posizione riguardo a questa nostra vita, uguale nei fatti, diversa nell' anima".
"Io - ribadisce Cesare, che da sempre vive a Milano - voglio vivere, la mia battaglia e' quella di far capire alle persone, al mondo, alle istituzioni che la sclerosi laterale amiotrofica non e' una malattia che uccide dopo una media di tre anni, o meglio, lei lo farebbe pure, ma c'e' chi come me glielo impedisce. Perche' con la tracheostomia, la sonda nello stomaco, e un'adeguata assistenza, si puo' vivere ancora molto. La Sla ti uccide se glielo concedi, ti uccide se i medici non ti informano che puoi continuare a vivere, ti uccide se non puoi scegliere consapevolmente cosa davvero vuoi fare".
Cesare afferma di rispettare "la scelta di chi, come Gianluca Signorini o Luca Coscioni, ha ritenuto 'opportuno' non continuare a vivere", e di Piergiorgio Welby, "perche' vuole porre fine a una vita che non gli appartiene piu'. Ma, altrettanto - prosegue -, chiedo che venga rispettata la mia scelta di vivere dignitosamente, a casa mia. Ecco il senso: morte opportuna e vita dignitosa. Ma vita dignitosa significa essere accudito 24 ore al giorno, perche' accanto a me deve sempre esserci qualcuno, che mi aspira la saliva, che mi broncoaspira, che mi sposta mani e piedi, che accende la tv, che mi legge il giornale, che sappia comunicare con me, che muovo solo gli occhi. E tutto questo ha un costo, molto molto elevato, 6mila euro al mese per le 4 persone che mi assistono e si alternano. Da anni chiedo che le istituzioni rispondano ai miei bisogni e a quelli delle persone che, come me, vogliono continuare a vivere".
"Il mio silenzioso urlo - conclude - rivendica la vita, e non la pura sopravvivenza, tecnica e in condizioni spesso precarie, come molti sono costretti a subire".
IL DIBATTITO
E' un no secco e valido "in ogni situazione" quello che arriva dal cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna, che sul tema del dibattito sull'eutanasia ribadisce "il valore dell'intangibilità della vita umana". E sul confronto serio proposto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il porporato - raggiunto telefonicamente da Apcom - sottolinea: "Lascio ai politici il confronto, non è compito mio. Ma non abbiamo paura del dibattito - osserva Tonini - però se basta una sofferenza grave per eliminare la vita, torneremo ai tempi di Cicerone".
"Sia ben chiaro - rimarca il porporato - in ogni caso rendiamoci conto che qui sono in gioco i valori fondamentali della nostra Costituzione, vale a dire che la vita umana è intangibile e che la malattia non diminuisce il valore della vita, ma anzi la rende ancora più bisognosa di protezione da parte della società. Si tratta - aggiunge ancora Tonini - di cose preliminari che fanno parte della nostra Costituzione".
L'arcivescovo emerito di Ravenna riferisce di aver visto le immagini di Pierluigi Welby, il malato terminale che ha chiesto di poter morire. "Ma io vedo tutti i giorni queste immagini - afferma Tonini - vivo nell'Opera di Santa Teresa, dove ci sono i bambini celebrolesi. Sono realtà difficili che vedo tutti i giorni, purtroppo. Queste creature - prosegue - sono gli idoli di tutta la Romagna".
Di fronte al tema dell'eutanasia, il porporato chiarisce che "non è in gioco il tema della fede, ma il valore fondamentale della vita umana". "Se è necessario utilizzare tutti i mezzi per alleviare la sofferenza - scandisce - il parere è unanime. L'accanimento terapeutico è considerato un errore, va condannato ed eliminato. Ma in nessun caso si può ammettere l'eutanasia. Non si può uccidere una persona".
"Proprio per come ha affrontato anche questa delicata situazione, per come si e' mosso con tatto e coraggio, Napolitano si dimostra il Presidente di tutti gli italiani per sensibilita' e approccio ad un problema estremamente profondo, che riguarda la vita degli individui".
E' quanto si legge in una nota di Marco Rizzo, capo delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento Europeo.
Il leader dei socialisti italiani Enrico Boselli dice si' all'eutanasia e propone di far partire il confronto in Parlamento a partire dal testamento biologico. "L'eutanasia - dice Boselli - e' un tema che scuote fortemente le coscienze. Per affrontarlo bisogna partire dalla constatazione che vi sono diverse concezioni morali e che nessuna puo' essere imposta a tutti".
"Il presidente della Repubblica - prosegue - ha dimostrato di avere una grande sensibilita', restando strettamente nell'ambito dei suoi compiti istituzionali, nel sottolineare per tutte le coscienze la drammaticita' del caso Welby. Io sono favorevole all'eutanasia. Condivido l'impostazione che ha dato a questo grave problema il professor Veronesi nella sua intervista a 'La Repubblica'. Il consenso informato potrebbe essere vissuto come un passo verso l'eutanasia. Di fronte a tante resistenze che dovranno essere superate, si potrebbe arrivare rapidamente all'approvazione di una legge - conclude il leader socialista - per l'introduzione del testamento biologico che del resto fa parte del programma dell'Unione, senza per questo rinunciare ad impegnarsi sull'eutanasia".
"Le parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha indirizzato a Piergiorgio Welby, devono indurre le forze politiche ad una seria riflessione". E' quanto sostiene Chiara Moroni, Vice Presidente dei parlamentari di Forza Italia.
"Condivido le parole del Presidente - afferma la parlamentare - il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio".
"E' necessario ed auspicabile confrontarsi in Parlamento per trovare intese e convergenze senza steccati ideologici. Si cominci a lavorare nelle sedi parlamentari ad una larga intesa partendo dal testamento biologico".
"L' invito del presidente della Repubblica rispetto all' appello rivoltogli dal signor Welby e' di fondamentale importanza per l' istituzione parlamentare. La politica, come ha giustamente indicato il capo dello Stato, non puo' restare in silenzio su temi eticamente sensibili come questo". Lo afferma Gavino Angius, vicepresidente del Senato.
"Non puo', pero', nemmeno trincerarsi dietro posizioni pregiudiziali, ma deve indicare strade percorribili in grado di fornire risposte concrete. Il principio che va affermato - aggiunge Angius - e' quello dell' autodeterminazione dell' individuo di fronte a un male inguaribile che provoca una sofferenza disumana. E' quindi utile affrontare una discussione in parlamento in modo libero e laico. Il diritto alla vita - conclude - non puo' trasformarsi in un prolungamento della sofferenza".
Ben venga un dibattito sull' eutanasia, ma Roberto Formigoni si dice "contrarissimo" al modo in cui di eutanasia si parla in questi giorni.
Parlando questa sera a Milano a margine della festa della Margherita, il presidente della Regione Lombardia, sul tema eutanasia ha detto: "Che si discuta di qualunque cosa, ma sono contrarissimo all'eutanasia. Trovo che il problema sia stato sollevato da chi troppo rapidamente e' a favore. Il problema, semmai, e' un altro: quello di ragionare sui molti malati costretti a vivere in solitudine la loro malattia. La scienza ci consente oggi di puntare sulle cure palliative, che rendono possibile un intervento sul dolore. Interroghiamoci allora sul fatto che la societa' oggi lascia soli i malati. Possiamo utilizzare meglio cio' che la scienza oggi rende possibile. Facciamolo".
Il ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha detto oggi di essere personalmente contro l'eutanasia ma - in linea con lo spirito del suo partito - di rispettare chi e' invece a favore.
"Noi dell'Italia dei Valori, per definizione - ha detto Di Pietro parlando ad Isernia - per tutte le questioni che riguardano l'etica ci rimettiamo alla coscienza di ciascuno di noi. La mia posizione personale, da cattolico credente - ha aggiunto - e' che la vita e' la vita. Dio ce l'ha data, Dio ce la toglie. Rispetto e rispettero', pero' - ha detto ancora Di Pietro - coloro che la pensano diversamente da me e, di fronte al dolore e alla disperazione, come ultimo gesto di vita decidono di farne a meno. Quindi non criminalizzo chi non la pensa come me, ma chiedo rispetto per chi come me crede nel Padre Eterno".
"In alcuni casi e' giusto non procedere con l'accanimento terapeutico, in altri casi e' doveroso mantenere aperta la speranza. Ma vogliamo trasformare in politica anche una discussione che e' squisitamente medica, umana, scientifica? Ci rendiamo conto dell'assurdita' di questo?". Il vicepremier, Francesco Rutelli, alla festa regionale della Margherita, ribadisce il suo no all'eutanasia e dice anche che non si sta discutendo di fare una legge sull'eutanasia.
"Nel programma dell'Unione c'e' la decisione unanime e convinta di affrontare il problema dell'ultimo tratto dell'esistenza umana che oggi e' decisamente cambiato come problema - ha aggiunto - perche' la vita si allunga, nascono nuove malattie degenerative e le scelte della persona, dei familiari e, soprattutto, dei medici sono scelte molto complesse proprio perche' si puo' rimanere anche degli anni appesi ad un tubo e allora bisogna vedere, in quei casi, di tutelare la dignita' umana, non soltanto un barlume di esistenza".
"Ma non stiamo parlando di eutanasia - ha sottolineato - all'eutanasia siamo contrari ed e' contrario il centrosinistra. Noi stiamo parlando delle cosiddette dichiarazioni anticipate sull'ultimo tratto della vita, delle modalita' attraverso le quali si possa decidere, come gia' oggi si decide quando parliamo di persone che hanno delle malattie gravissime". Una discussione, dice Rutelli, che riguarda "il triangolo persona coinvolta, familiari, quando questa persona perdesse la coscienza, la consapevolezza e, soprattutto, i medici i quali conoscono le casistiche, le problematiche e sono in grado di sapere se in alcune circostanze e' bene accorciare, concludere l'esperienza di una vita perche' priva di speranza e piena di sofferenza oppure se la speranza e' ancora aperta: e li non c'e' scelta della persona che puo' spingere a staccare la spina se scientificamente la speranza c'e'".
"Ma di questi aspetti vogliamo farne un dibattito politico? - conclude - Ma ci rendiamo conto dell'assurdita' di questo?. E' un dibattito scientifico, umano, un dibattito che riguarda una legislazione che siamo pronti a prendere con il giusto equilibrio tra il no all'eutanasia, come diritto di staccare la spina come fosse un fatto arbitrario, e no all'accanimento terapeutico quando le condizioni della vita consigliano di interrompere la sofferenza di una persona senza speranza".
Il dibattito sul testamento biologico "sembra inaugurare in Italia una nuova stagione di non delegittimazione reciproca": la presidente della Commissione intergovernativa di Bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, gia' membro del Comitato Nazionale di Bioetica, accoglie con favore l'invito del presidente della Repubblica a discutere in Parlamento un problema cosi' delicato e complesso.
Per Cinzia Caporale va pero' fatta la distinzione fra testamento biologico ed eutanasia: "E' essenziale - ha osservato - che in Italia si raggiunga un accordo sul fatto che la persona sia legittimata a lasciare indicazioni sulla terapia quando non sara' piu' in grado di intendere e di volere. E' - ha aggiunto - una sorta di umilta' e rassegnazione di fronte alla malattia". Cosa completamente diversa e' invece l'eutanasia attiva. "E' un rischio - ha osservato ancora - mescolare testamento biologico ed eutanasia". E' comunque bene che se ne parli, ma "e' importante che il testamento biologico sia approvato in questa legislatura". Sull'eutanasia "si puo' aprire un dibattito a parte".
Il dibattito sollecitato dal presidente Napolitano, ha proseguito Cinzia Caporale, riporta l'attenzione sul testamento biologico, "un tema spinoso e lacerante" che il Comitato Nazionale di Bioetica ha affrontato e del quale e' venuto a capo "in modo unanime".
Di fronte al dramma dell'eutanasia non servono a ben risolverlo le bandiere ideologiche. Lo sostiene il filosofo Umberto Galimberti su "Repubblica", auspicando che si faccia il dibattito pubblico sull'eutanasia, partendo tuttavia dal chiarimento dei termini fondamentali in questione: delimitazione del concetto di eutanasia, chiarificazione del concetto di vita, la tolleranza del dolore.
Di eutanasia - a suo parere - si puo' parlare solo nel caso in cui "si asseconda la libera volonta' di un malato di porre fine alla sua esistenza, quando si verificano alcune condizioni che per lui la rendono insopportabile". Il problema dell'eutanasia, poi, e' tutto nella chiarificazione del concetto di vita: la morte mi riguarda o riguarda solo il mio organismo? Occorre, infine, secondo Galimberti, impostare bene il problema del dolore e proprio in questo ambito "le parole della Chiesa possono essere riascoltate".
"Il tema esiste e va affrontato senza emotivita', ma con grande carita' e comprensione, come giustamente ha detto Giorgio Napolitano. Distinguendo i vari casi, perche' c'e' una profonda differenza tra l'eutanasia passiva e quella attiva". Lo ha dichiarato in un'intervista a "Repubblica" il ministro dell'interno, Giuliano Amato, che presiede anche il comitato di bioetica costituito dentro la maggioranza, intervenendo nel dibattito scatenato dall'appello al presidente della Repubblica dal malato terminale Piergiorgio Welby.
"Altro e' -ha detto Amato- staccare una spina che tiene in qualche modo artificialmente in vita, altro e' fare un'iniezione letale che ti procura la morte. Nel primo caso francamente e' difficile dire di no all'interessato. Nel secondo caso, invece, si pone chiaramente il problema etico, il 'dare la morte'. E' quello che finora e' stato fatto nel silenzio e nella pieta', dai parenti a volte e dai medici. L'intervento della legge, in questi casi, e' il piu' controverso".
"E' comunque giusto -ha sottolineato- che il Parlamento se ne occupi. Ma se in Parlamento lo si fa a suon di pregiudiziali, allora e' meglio non farlo. Finirebbe male e si pregiudicherebbero anche i comportamenti piu' discreti".
"In famiglia stiamo assistendo da cinque anni il mio babbo, completamente invalido e non autosufficiente dall'aterosclerosi" e ai medici della rianimazione che domandano fino a che punto devono spingersi "ho sempre risposto 'usate tutti i mezzi perche' la vita del mio babbo continui'". Il ministro della Famiglia Rosy Bindi lo dice al 'Corriere della Sera', commentando la richiesta di Piergiorgio Welby e affermando che "non deve diventare una via surrettizia per introdurre l'eutanasia", ma "non si puo' prescindere dall'invito del presidente Napolitano ad affrontare questo tema delicato".
"Temi come questi non possono essere ignorati dalla politica" che, dice Bindi, "deve assumersi la responsabilita', ma esercitarla con mitezza, attraverso una legge essenzialissima, di principi". Stavolta, aggiunge il ministro, "non bisogna commettere un errore", di "lasciare spazio allo scontro ideologico": in caso contrario, secondo Bindi, "faremmo del male a noi e a chi soffre".
"E' un problema di libera scelta. Nessuno puo' imporre ad un altro la morte opportuna o negargliela. Nessuno puo' imporre a qualcuno una vita torturata". Lo ha dichiarato, in un'intervista a 'La Repubblica', il ministro per la Politiche europee, Emma Bonino che ha aggiunto, "e' giusto non trasformarla in una questione partitica ma alla fine servira' comunque una soluzione normativa per cui occorrera' discuterne in Parlamento".
"Anche nel 2001 sulla legge 40 - ha detto il ministro - il mio amico Rutelli, Berlusconi e D'Alema ci dissero che era una questione di coscienza, e non di materia elettorale, ma poi ci sono state delle coscienze che in aula hanno votato si' o no. Serve percio' un'alleanza trasversale dentro la societa': questo non e' mica un tema da contrapposizione tra i poli". "Non sono d'accordo - ha spiegato la Bonino - a paragonare la battaglia sul divorzio a quella sull'eutanasia. Vorrei ricordare che all'epoca ci dicevano che il divorzio era questione di piccoli borghesi e che i proletari non se ne occupavano".
"Quello dell'eutanasia - ha sottolineato il ministro - e' un dramma sociale, che riguardi 2mila o 20mila persone non mi cambia molto. Se uno non ci passa non puo' capire. Ha ragione il professore Veronesi quando dice che negare questa possibilita' e' come infliggere una tortura". A Veronesi che paragona l'eutanasia a una forma di suicidio la Emma Bonino risponde, "non e' cosi' per me, ognuno puo' vivere questo dramma in modi diversi e io parto dal presupposto che non e' giusto imporre a qualcuno come deve vivere e meno ancora come deve morire".
"No all'eutanasia, che e' sempre una forma di assassinio. Ma no anche all'accanimento terapeutico, inutile e dannoso. Si', invece, alle cure palliative per evitare inutili sofferenze. E' questa la dottrina della Chiesa in materia di medicina e grandi malattie. Una verita' che il credente non deve mai dimenticare, anche se e' giusto tenere desta l'attenzione dell'opinione pubblica sui problemi di chi soffre, come ha fatto il presidente Napolitano". Lo ha dichiarato, in un'intervista a 'La Repubblica', il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari della Santa Sede.
"Con tutto l'amore, la condivisione ed il rispetto per il fratello Welby, colpito da una malattia cosi' grave - ha aggiunto Lozano - non posso non ricordare che la vita e' sempre un dono di Dio e come tale va sempre salvaguardata. La Chiesa non deve mai rinunciare a ricordarlo a chi crede, ma anche a quanti non hanno fede, con i quali non possiamo non essere in sintonia sui valori della dignita' umana e della salvaguardia della vita. E' bene comunque non dimenticare che per dottrina ecclesiale una cosa e' l'eutanasia, altra cosa e' l'accanimento terapeutico".
"E' sempre doveroso - ha detto il cardinale - lenire il dolore con medicine. Tante volte il malato terminale invoca la morte per troppo dolore. Ma con le cure palliative almeno vengono eliminate alcune sofferenze. La dottrina non ha niente in contrario all'uso di sostanze ad hoc come psicofarmaci, anfetamine e quanto di piu' avanzato la scienza ha individuato per diminuire inutili sofferenze".
Non c'e alcuna necessita' di riaprire il dibattito sull'eutanasia. Lo dice al 'Messaggero' il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, ricordando che "sono depositate ben cinque proposte di legge sul testamento biologico, di cui una sull'eutanasia".
Secondo Buttiglione, "nessuno ha il diritto di disporre della morte di un altro"; quanto all'accanimento terapeutico, rileva, "e' sufficiente il principio di etica medica". Buttiglione si dice convinto che "chi chiede di essere ucciso e' in depressione profonda e va aiutato" e sottolinea poi l'importanza di garantire un "miglioramento delle cure che si prestano" ai malati terminali, dice, "alle terapie palliative in grado di evitare dolori terribili".
"Come cristiano affermo che non e' lecito spegnere la vita a nessuno e percio' non voglio neppure usare la parola eutanasia intesa come morte provocata da farmaci al fine di evitare le sofferenze di una lunga agonia. Ma sono contrario all'accanimento terapeutico che dovrebbe essere anzi proibito e sono perche' l'ospedale diventi, finalmente, il vero tempio universale dell'umanita', piu' delle basiliche cristiane o di altre religioni". Lo afferma in un'intervista a "Il Mattino" il cardinale Fiorenzo Angelini, presidente emerito del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, che cosi' interviene nel dibattito sull'eutanasia dopo l'appello lanciato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da Piergiorgio Welby, completamente paralizzato per la distrofia muscolare. "Potra' sembrare strano - prosegue Angelini - ma la Chiesa si attiene ancora oggi a quanto Pio XII rispose ai tre quesiti che io, i professori Mazzoni, Gedda, Valdoni, Dogliotti, Stefanini ed altri scienziati di diverse formazioni culturali e religiose gli ponemmo, in occasione del congresso internazionale di anestesiologia nell'ottobre 1956. In primo luogo - spiega - gli chiedemmo se era lecito somministrare agli ammalati gravi e moribondi dei medicinali che potessero lenire il dolore e il Papa rispose si'". "In secondo luogo - continua il cardinale - se era lecito dare dei farmaci ai morenti per alleviare il dolore e che, nello stesso tempo, togliessero il senso della ragione e il Papa rispose affermativamente. In terzo luogo gli chiedemmo se ai moribondi fosse lecito somministrare dei farmaci che nel togliere il dolore, potevano, contestualmente, far venire meno la capacita' di intendere e di volere e il Papa rispose si', a condizione che la persona avesse messo a posto i suoi doveri di coscienza, se li avesse avuti con il prossimo e soprattutto con Dio".
"Questa dottrina e' stata innovativa, rivoluzionaria - spiega il cardinale Angelini - Purtroppo, questa dottrina, rimasta poco conosciuta e non pienamente applicata, dovrebbe figurare al centro del dibattito oggi, mentre divampano polemiche, spesso strumentali sull'eutanasia che e' una questione delicata e complessa fino a proporre, addirittura, un referendum".
"In nome di una presunta sacralita' biologica non si puo' continuare a stare fermi. E' il momento di fare alcuni passi. Piccoli, ma vanno fatti". Il ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero si dice cosi' favorevole all'eutanasia in un'intervista al 'Messaggero', e spiega che i progressi della medicina hanno cambiato "la condizione sociale, e' stato modificato il quadro nel quale si svolge il ciclo dell'esistenza. Oggi -dice- affrontiamo situazioni nelle quali la vita biologica continua anche se spogliata di ogni possibilita' di relazione".
Secondo il ministro, "e' importante che si apra una ampia discussione nel Paese. La politica -dice Ferrero- non puo' monopolizzare il dibattito".
"Se fosse legale aiuterei qualcuno a morire". Lo dice al 'Giornale' Carolina Welby, nipote di Piergiorgio Welby, che da infermiera si occupa di assistenza domiciliare integrata ed ha visto morire Luca Coscioni, l'esponente radicale ammalato di sclerosi laterale amiotrofica morto lo scorso febbraio. "Luca -ricorda- era giovane e molto arrabbiato" e "voleva gestire la sua malattia, capire cosa gli stava succedendo". Sull'eutanasia ci sono casi in cui "non e' possibile" non essere d'accordo, dice Carolina Welby, ammettendo poi che non tutti i malati terminali chiedono di morire: "ma ci sono persone -avverte- che di fronte a un supplizio che e' continuo non ce la fanno".
Chiarendo di non essere stata mai tentata di aiutare qualcuno a morire "assolutamente mai", Carolina Welby spiega che il suo lavoro e' "quello della consolatrice. Il mio mestiere -dice- e' quello di vivere il quotidiano, l'immediato con i miei malati, alleviandoli come meglio posso la pena di vivere. Dentro di me c'e' rabbia, angoscia -aggiunge- ma non deve trasparire".
"In una societa' di persone sempre piu' sole e' piu' facile 'chiedere' la morte. Anche una famiglia attorno a un letto di dolore puo' sentirsi sola. Talora si crede di dar voce a scelte individuali libere, ma si benedice una societa' che crea solitudine". Lo dice al 'Corriere della Sera' monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente per l'ecumenismo e il dialogo tra religioni della Cei, invitando a "recuperare, e velocemente, il valore anche politico dell'amore e della compassione".
"Perche' il rischio -avverte- e' scivolare lentamente, senza accorgersene, verso una societa' che non sapendo amare e lasciando gli uomini soli, diventa di fatto crudele".
Il coordinatore regionale della Basilicata della Rosa nel Pugno, Maurizio Bolognetti, in una dichiarazione, ha definito "straordinaria" la lettera inviata dal copresidente dell' associazione "Coscioni", Piergiorgio Welby, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sul tema dell' eutanasia.
"Nella lettera di Welby - ha aggiunto Bolognetti - non leggiamo disperazione, ma speranza. C' e' da augurarsi davvero che non assisteremo al sequestro del diritto a conoscere per poter deliberare. Sarebbe, questo si' - ha concluso Bolognetti - uccidere speranza, negare vita, uccidere un' identita' e un pensiero".
No a un dibatito parlamentare sull'eutanasia: e' quanto ribadisce il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che "bacchetta" l'apertura del presidente del Senato Franco Marini sul testamento biologico. "Concordo pienamente - dice il senatore a vita - con le dichiarazioni rese contro l'ipotesi azzardata che il nostro Parlamento sia luogo di confronto e di incontro su una proposta di introduzione della eutanasia nel nostro ordinamento espressa dall'amica Paola Binetti. Concordo parzialmente con la dichiarazione resa su questo dal presidente del Senato Franco Marini, anche se e' mia ferma opinione che i presidenti delle due Camere dovrebbero tornare al loro uso antico di non esprimere opinioni su problemi che possano essere portati all'esame delle Camere da loro presiedute".
"Non condivido, invece - puntualizza Cossiga - la strana apertura di Marini verso il cosiddetto testamento biologico. Quando si possa e si debba porre termine all'accanimento terapeutico, come previsto anche dall'insegnamento cattolico, e' materia di competenza dei medici d'accordo con i familiari e non certo con l'interessato. Come sul piano della politica antisemita - sottolinea - anche sul piano della eugenetica siamo stranamente scivolando a sinistra verso le posizioni del regime nazista che, come e' stato posto bene in rilievo dai grandi storici Fest e Nollte, piu' che sulle fumose ideologie misteriosofiche si basava sulla ricerca scientifica: perche', non dimentichiamolo, tutti i grandi aguzzini nei campi di concentramento nazisti erano anche altissimi scienziati medici, chimici, biologi e fisici".
"L'ammalato che si sente circondato da presenza amorevole umana e cristiana non chiede di farla finita con la vita ed e' per questo che l'eutanasia e' una sconfitta di chi la teorizza, la decide e la pratica". Lo scrive il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana, che in una nota a firma del teologo Marco Doldi spiega: "sarebbe bene domandarsi se la motivazione della insopportabilita' del dolore del paziente, non sia da leggersi come l'incapacita' dei sani di accompagnare la persona attraverso la sofferenza e la malattia, che sono cosi' di scandalo per la societa' del benessere e dell'edonismo". "L'Italia e' la terra della vita e non della morte", afferma da parte sua il presidente del Pontificio Consilio Giustizia e Pace, card. Raffaele Renato Martino ribadendo la dottrina morale della Chiesa e cioe' "la difesa della vita dal suo concepimento fino alla morte naturale".
Commentando la lettera di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica e la risposta di Napolitano, che hanno riaperto il dibattito sull'eutanasia, il card. Martino e don Doldi non chiudono tuttavia le porte al dibattito sul cosidetto "testamento biologico". "Personalmente - rivela il cardinale - ho gia' lasciato nel mio testamento che non voglio che si faccia accanimento terapeutico se mi trovero' in una condizione senza speranza. Ma questo e' altro dall'eutanasia: vogliamo arrivare - chiede - agli eccessi di Olanda o Belgio dove la gente non ha piu' fiducia nei medici, perche' questi procedono all'eutanasia senza neppure il consenso dei malati, anche nel caso dei bambini?".
"I testamenti di vita, di per se' - sottolinea don Doldi - sono un fatto positivo, perche' esprimono la consapevolezza della persona di confrontarsi responsabilmente con la propria fine" e "in un contesto culturale in cui la morte e' stata rimossa, e' certamente apprezzabile tornare a pensarvi come ad un evento che appartiene all'uomo".
La nota pubblicata dal Sir rileva che "il vero problema" e' il contenuto dei testamenti di vita: "negli anni - spiega - sono sorti veri e propri movimenti a favore dell'eutanasia, i quali facilmente utilizzano il testamento biologico come lo strumento per esercitare la propria scelta autonoma". Ma non puo' essere accettata "una tale esasperazione della liberta' individuale" perche' "l'autonomia della persona ha come presupposto il fatto di 'essere vivi' e impegna la responsabilita' dell'individuo che e' 'libero per' fare il bene secondo la verita'; in questo caso, riconoscendo di aver ricevuto la vita e di non esserne il padrone assoluto".
Per il Sir, "in un contesto ben diverso devono essere pensati la malattia, la sofferenza, il morire e, soprattutto, l'assistenza al paziente". Talune richieste di morte da parte di persone gravemente sofferenti sono, in realta' "la traduzione estrema di un'accorata richiesta di ricevere piu' attenzione e vicinanza umana, oltre a cure appropriate". Ma, si chiede don Doldi richiamando la Carta degli Operatori Sanitari, "tali legittime richieste trovano accoglienza nelle nostre strutture sanitarie, nei domicili ove vivono malati non guaribili? O, talvolta, la persona malata e' affidata unicamente ai familiari?".
"Sono convinto che domani nella commissione Sanita' del Senato approveremo il calendario delle audizioni. Un passo necessario per arrivare, poi, a un dibattito parlamentare su una legge che nel nostro Paese e' necessaria, quella sul testamento biologico". Lo ha dichiarato a RaiUtile il presidente della commissione Sanita' di palazzo Madama, Ignazio Roberto Marino.
"Avere una legge - ha aggiunto il senatore Marino - che permetta di rinunciare all'accanimento terapeutico, ridimensionera' molto il problema dell'eutanasia".
"Su questo tema non ci può essere nessun dibattito politico, le priorità sono altre con tutto il rispetto per chi ora sta vivendo questo dramma". Lo dichiara il segretario della Democrazia Cristiana, senatore Gianfranco Rotondi.
"Nessuno può spegnere la propria vita - aggiunge. Essa appartiene a Dio per i credenti e alla natura per chi non crede".
"Mi auguro che la presa di posizione del Capo dello Stato in risposta all'appello di Piergiorgio Welby, induca tutti, cittadini e Parlamento ad occuparsi del tema eutanasia". Cosi' Maurizio Costanzo nel primo appuntamento del suo "Diario" radiofonico in onda oggi sulle emittenti locali dell'Agenzia Area, commenta le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sull'eutanasia. "Sono a favore dell'eutanasia - ha detto Costanzo - perche' la nostra morte possa essere dignitosa, non stravolta. Poi, certo, occorre dibattere, discutere , indicare i paletti da porre e anche a fronte di cio' trovo molto oculata , intelligente , oltreche' partecipe la risposta del Capo dello Stato".
"Il testamento biologico potrebbe rappresentare il cavallo di Troia per introdurre surrettiziamente l'eutanasia". A dichiararlo l'esponente Udc Maurizio Ronconi, a commento della discussione di questi giorni sollecitata dal presidente della Repubblica sul problema eutanasia. Ronconi precisa: "Questo non appare il momento piu' opportuno per iniziare un confronto parlamentare sul testamento biologico perche' inevitabilmente il confronto si sposterebbe sulla questione della eutanasia, almeno cosi' sarebbe strumentalmente interpretato da alcuni".
Sarebbe dunque cosa saggia, conclude il parlamentare cattolico, "se il parlamento evitasse di affrontare questo argomento: ogni cosa ha il suo tempo e questo non appare il piu' adatto per confrontarsi su questi delicatissimi temi etici".
"La politica si deve assumere le proprie responsabilità, accantonando ogni scontro ideologico".E' quanto dichiara, in una nota, Marina Sereni, vicepresidente gruppo l'Ulivo alla Camera dei deputati, in merito alla discussione sul eutanasia".
"L'appello di Welby, la risposta del presidente Napolitano e ora il dibattito che ne è scaturito - aggiunge - mostrano che il caso di un uomo colpito da una malattia progressiva e incurabile è un problema che tocca migliaia di persone. Ebbene, non possiamo permettere che la soluzione di un problema difficile sia lasciato al solo rapporto tra malato, famiglia e medici".
"Domani in Senato si comincia a discutere della legge sul testamento biologico - aggiunge - è fondamentale che il confronto sui limiti dell'accanimento terapeutico non precluda e non prolunghi l'approvazione di una legge necessaria, anche se non in grado di rispondere a tutte le situazioni".
"E, comunque - conclude la vicepresidente dell'Ulivo - a PiergiorgioWelby e ad altri nelle sue condizioni, non possiamo rispondere che non è una priorità".
"Di fronte a queste delicatissime tematiche si pone con grande forza l'esigenza di un dibattito su un tema complesso e lacerante, a condizione che non diventi soltanto un confronto tra culture, fedi e ideologie diverse, bensi' la scelta di una societa' civile, matura e responsabile, di porsi interrogativi senza avere risposte precostituite". Cosi' Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, in riferimento al dibattito in corso su eutanasia e testamento biologico.
"Questa sara' - aggiunge- una delle grandi sfide che il progresso e l'evoluzione della nostra societa' pongono agli uomini e alle loro coscienze. Sarebbe auspicabile, quindi,che il dibattito non sia tra destra e sinistra, ma un vero e proprio libero confronto di coscienze".
"E' ora che in Italia si affronti una discussione sull'eutanasia che abbia uno sbocco legislativo, innanzitutto per togliere l'eutanasia dalla condizione di pratica clandestina e illegale come denunciato di recente dal professor Umberto Veronesi". Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova, dei Riformatori liberali, eletto in Forza Italia.
"Ritengo -ha aggiunto- che la risposta data dalla Cdl sia un errore politico ed elettorale, sono certo che molti degli elettori del centrodestra e in particolare di Forza Italia hanno una sensibilita' su questi temi come quella che ho io , cioe' di prudente e ragionevole apertura anche dal punto di vista legislativo alla eutanasia. Cio' che deve unire la Cdl, e che secondo me unisce gia' i nostri elettori, e' l'idea di una societa' nella quale prevalgano la liberta' e la responsabilita', il mercato, l'antistatalismo, gli individui sullo Stato".
"Il rischio e' che invece il centro destra offra l'idea di una schieramento caratterizzato dallo statalismo sui temi eticamente sensibili, lo statalismo etico. Sarebbe un errore politico ed elettorale -ha proseguitto- e credo che in particolare in Forza Italia, il piu' grande partito italiano di ispirazione liberale e moderata, non solo ci deve essere la liberta' di dissenso, come c'e', ma serve anche un confronto tra le diverse posizioni da pari diginita' sul tema dell'eutanasia. Fi deve avere uno spirito liberale e non confessionale".
"L'accanimento terapeutico e' un dramma per tante famiglie, non c'e' bisogno di strumentalizzazioni, bisogna occuparsi in modo serio di una cosa importante". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, a proposito del dibattito sull'eutanasia.
"Lo Stato non deve creare il suicidio legale, ma deve garantire alle famiglie, che hanno un problema serio, con l'accanimento terapeutico, un diritto alla qualita' della vita e al rispetto della dignita' della persona", ha concluso Pecoraro.
"La difesa della vita non dovrebbe essere messa in discussione neanche in Aula e la richiesta dell'introduzione dell'eutanasia da parte di alcuni soggetti, per quanto umanamente comprensibile, non puo' inficiare il principio generale della sacralita' dell'esistenza umana, come indicato dalla dottrina della Chiesa. Guai se la politica, per favorire mere convenienze partitiche, pretendesse di intaccare principi intangibili tanto elevati". E' quanto afferma Antonio Martusciello, componente della Consulta del presidente di Forza Italia.
"E' importante concentrarsi invece sul dialogo tra cristianesimo e le altre religioni, soprattutto l'islam - come ha sottolineato il Santo padre - non certo alimentare un dibattito sterile sull'introduzione eutanasia, che tra l'altro e' estraneo alla nostra tradizione storica".
"Questo - osserva l'esponente azzurro - ci indica la nostra morale, cristiana e non solo: altre scelte non ci possono appartenere, certi che su principi cosi' alti non vi possano essere compromessi di sorta e che lo stesso messaggio sia condiviso dalle principali religioni del nostro pianeta".
"Si pensi inoltre - conclude Martusciello - a migliorare l'assistenza sanitaria, cercando con impegno di dare una buona vita ai malati, anche a quelli terminali, finche' non abbiano esalato l'ultimo respiro".
Un no all'inserimento dell'eutanasia nel testamento biologico: lo pronunciano le deputate di Forza Italia Patrizia Paoletti Tangheroni, Isabella Bertolini e la senatrice azzurra Laura Bianconi.
"Un tema delicato - sostengono - da affrontare con la massima attenzione nell'interesse del malato ma senza mai dimenticare che la tutela della vita in ogni momento e' il bene primario al quale l'individuo deve tendere".
"Quello che oggi ci spaventa - sottolineano le parlamentari di Forza Italia, - e' che attraverso il testamento biologico si possa arrivare a legalizzare l'eutanasia o il suicidio assistito, e' necessario, invece, che tutti gli organismi che operano nel sociale, e auspichiamo anche tutte le Istituzioni, si adoperino per fornire una maggiore e piu' qualificata assistenza non solo materiale (anche con l'ampliamento delle cure palliative) ma anche morale a tutte quelle famiglie che quotidianamente devono assistere persone sofferenti. La cultura dell'assistenza del malato e dei suoi familiari a cui mirano molte associazioni di volontariato ha dimostrato di essere la strada maestra da seguire affinche' ogni uomo, pur in condizioni di vita proibitive e senza dubbio spesso estremamente difficili, decida di accettare che anche una vita di estrema sofferenza | giusto e dignitoso viverla:, Un ricordo va a Rosanna Benzi costretta per anni a vivere all'interno di un polmone d'acciaio, le cui parole di amore per il prossimo e per la vita risultano oggi un pesante monito per tutti quelli che sostengono che siamo delle macchine senza un'anima facili da rottamare in ogni momento".
"Abbiamo gia' presentato una proposta di legge in materia di eutanasia, come avevamo fatto nella scorsa legislatura". Lo annuncia Gennaro Migliore, presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea alla Camera.
"Riteniamo che sia necessario aprire un dibattito in Parlamento - aggiunge Migliore - che possa, nel rispetto delle opinioni di tutti, portare una risposta il piu' possibile condivisa non solo rispetto a scelte che medici, malati e loro familiari si trovano quotidianamente a dover fare, ma anche rispetto a un tema su cui il dibattito e il confronto nel Paese sono sempre piu' attuali. Per noi - prosegue l'esponente comunista - devono essere rispettate le sensibilita' etiche di ciascuno, ma, altresi', deve essere riconosciuta al singolo la facolta' di autodeterminazione in scelte fondamentali quali quelle che riguardano la sua vita e la sua morte".
Migliore ritiene "opportuno porre all'attenzione del Parlamento una proposta di legge in cui e' previsto il riconoscimento della possibilita' di scegliere la modalita' della fine della propria esistenza, nel caso di patologie non curabili e in fase terminale, quale aspetto del diritto a non essere sottoposti a trattamenti sanitari senza il proprio consenso. E' necessario - conclude Migliore - che il legislatore operi nel rispetto dei diritti sanciti dall'articolo 32 della Costituzione, dal codice di deontologia medica e dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignita' dell'essere umano".
"L'eutanasia e' soppressione della vita ed ogni forma giuridico-legislativa tendente ad introdurla nel nostro ordinamento e' e resta, per un parlamentare cattolico, inaccettabile".Lo afferma il Vicepresidente dei deputati di Forza Italia, on. Enrico La Loggia, secondo il quale "altra cosa e' cercare di lenire, attraverso ogni forma di cura possibile, il dolore arrecato da molte gravi malattie".Per quanto riguarda poi la questione del cosiddetto testamento biologico, La Loggia avverte che "l'argomento rischia di non essere affrontato con la dovuta serenita' in questa fase di forti emozioni determinate dal caso Welby. E comunque - conclude il Vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio - questo strumento non puo' e non deve rappresentare una forma di scappatoia giuridica per giungere all'affermazione della legittimita' dell'eutanasia".
"Per i repubblicani l'eutanasia e' una dolorosa ma a volte inevitabile scelta di decenza che merita e deve essere riconosciuta come un diritto": lo afferma il segretario del Pri Francesco Nucara.
"Bene ha fatto il capo dello Stato a porre l'esigenza di avviare per lo meno un dibattito nel paese un funzione di arrivare ad un disegno di legge. Semmai stupisce il grado di arretratezza culturale e di oscurantismo che in questo dibattito, fin dai suoi primi passi, gie' si e' dimostrato".
"L'Eutanasia e' una questione seria che merita il massimo rispetto intellettuale". Lo dichiara Silvana Mura deputata di Idv. "Un tema come quello riproposto da Piergiorgio Welby, in cui un essere vivente in pieno possesso delle facolta' intellettuali chiede di essere soppresso per non permanere in una condizione che non considera piu' vita, divide profondamente la nostra societa', e come tale sarebbe auspicabile che il Parlamento lo affrontasse con un dibattito ampio, che dia voce a tutte le posizioni e a tutte le sensibilita'. Pur nutrendo molti dubbi sull'eutanasia sono favorevole a dare voce in Parlamento ad un dibattito che e' gia' aperto nella societa' civile. Per quanto mi riguarda - conlude l'on. Mura - sono invece favorevole ad una legge sul testamento biologico e spero che il Parlamento possa pronunciarsi quanto prima su questo tema".
"Non capisco come si possa definire 'assurdo' (lo ha fatto ieri anche Francesco Rutelli) un dibattito politico su questo tema: e' anzi da ricercare e promuovere, anche urgentemente". Cosi' il vicepresidente della Camera, Carlo Leoni dei Ds, interviene sul tema dell'eutanasia sollevato drammaticamente in questi giorni chiedendo un dibattito parlamentare, da Giorgio Napolitano.
"L'appello del Presidente della Repubblica colpisce per partecipazione emotiva, sensibilita' umana ed equilibrio politico - rileva Leoni - il Presidente ha giustamente deciso di affrontare un problema cosi' delicato ed importante per la vita e la dignita' umana, non sottraendo la politica alle proprie responsabilita', perche' dare risposte legislative chiare e tempestive a migliaia di persone coinvolte nel dramma di una malattia progressiva ed incurabile e' un compito proprio della politica, non solo del rapporto tra malato, medici e famiglia".
Leoni chiede quindi "un dibattito che sia chiaro, limpido, in cui ognuno porti i propri convincimenti ideali ma non si trinceri dietro barricate ideologiche, non ignorabile solo perche' puo' apparire difficile o 'ingombrante".
"Il Centrosinistra e' stato chiamato dagli elettori a realizzare non solo certe riforme economiche, ma nuovi traguardi di liberta' e di conquiste civili" conclude l'esponente della sinistra Ds.
"Prima di tutto An e' per la difesa della vita". Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, esprime cosi' l'opinione del partito di Gianfranco Fini sull'eutanasia. Per La Russa comunque "si tratta di un tema talmente delicato che puo' anche essere oggetto di un dibattito fermo restando che il principio che ci guida e' quello della difesa della vita".
"La coraggiosa e saggia lettera di Piergiorgio Welby interpella l opinione pubblica e la classe politica; e, finalmente, una discussione aperta e razionale puo' avviarsi. Senza tabu' , mi auguro, e senza pregiudizi ideologici. E senza gli equivoci, che gia' sembrano addensarsi". Ad affermarlo e' il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (Ds).
"La vicenda di Welby - aggiunge - non ha nulla a che fare con la questione, sacrosanta e cruciale, del testamento biologico: nel suo caso, infatti, si tratta di sospendere il ricorso a una terapia che protrae, secondo le parole del diretto interessato, 'una sopravvivenza crudelmente biologica'".
Manconi, in una nota, fa notare che "Welby e' nella pienezza delle sue facolta' di intendere e di volere ed esprime un grado di consapevolezza e informazione particolarmente elevato. Dunque, spetta a lui, e solo a lui, la decisione, coerentemente con quanto previsto dall'articolo 32 della Costituzione ("Nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario...")".
"Il testamento biologico riguarda, invece, coloro le cui facolta' fossero gravemente ridotte o annullate. Su questo, gia' otto anni fa - ricorda il sottosegretario alla Giustizia - presentai una proposta di legge, ottenendo il consenso di esponenti di diverse aree politiche e culturali, da Ernesto Galli della Loggia a Sandro Bondi, da Giuliano Amato a Carlo Nordio, da Gabriele Alberini a Franco Cardini, da Amos Luzzatto a Pierluigi Bersani".
"Si tratta di riprendere quell'iniziativa che ha come suo fine prioritario l'impegno contro l'accanimento terapeutico (in un paese che e' tra gli ultimi in Europa per ricorso a farmaci contro il dolore) e l'affermazione del diritto all' autodeterminazione del paziente. Infine - conclude Manconi - e' necessaria, una normativa che, con vincoli rigorosi e condizioni severe, possa consentire, in casi estremi, per malati terminali, affetti da patologie irreversibili, il ricorso all'eutanasia".
"Una legge sull'eutanasia serve anche a garantire chi l'eutanasia non la vuole. E serve ad evitare il fenomeno dell'eutanasia clandestina". Lo ha dichiarato Roberto Biscardini, ex senatore della Rosa nel Pugno e primo firmatario nella scorsa legislatura di un disegno di legge sull'eutanasia.
"E' stato stimato che in Italia -prosegue Biscardini- sul trend di quanto avviene in altri Paesi in cui non esiste una legge sull'eutanasia, i casi di eutanasia clandestina si aggirando tra i 3000 e i 5000 all'anno. Anche per questo avevamo chiesto un'indagine sui fenomeni di eutanasia clandestina. Sono convinto -aggiunge- che la nostra proposta di legge possa incontrare il consenso anche di molti che oggi si dicono contrari o dichiarano forti perplessita'".
Per l'esponente della Rosa nel Pugno "nessuno di noi e i malati terminali hanno bisogno di uno scontro ideologico, ma di una legge che garantisca il rispetto della persona e il diritto a rifiutare determinati trattamenti sanitari, principi gia' sanciti dalla nostra Costituzione, ma non regolamentati. E' su questo che ci si deve confrontare -conclude Biscardini- cioe' sul diritto di tutelare la dignita' della propria persona anche in punto di morte e nei casi senza speranza il diritto di rifiutare le torture terapeutiche".
No all'eutanasia, si' ad avviare un confronto in Parlamento per giungere a una legge sul testamento biologico. E' la posizione di Mimmo Luca', presidente della commissione Affari Sociali della Camera e esponente diessino dei Cristiano Sociali.
"Non mi pare scandaloso - afferma - che in Parlamento si discuta di problematiche come quelle sollevate dall'appello di Piergiorgio Welby e che investono sempre piu' spesso la vita delle persone e delle famiglie anche in modo drammatico. Condivido senza riserve le sollecitazioni del presidente Napolitano, per un dibattito sensibile e approfondito nelle sedi piu' idonee".
"Non sono favorevole all'eutanasia e non credo che ci siano le condizioni per approvare una qualsiasi legge sull'argomento - sottolinea Luca' - La cosa piu' seria che si puo' fare adesso e' accelerare l'iter legislativo per l'approvazione di una normativa sul 'testamento biologico', a partire dalle proposte di legge all'attenzione della commissione Sanita' del Senato".
Secondo l'esponente dei Ds, "ci sono le condizioni per approvare una buona legge, un testo largamente condiviso, frutto di un confronto serio e pacato con le associazioni dei malati, la comunita' scientifica, esperti di diverso orientamento culturale e morale".
"Su un tema importante e drammatico come l'eutanasia se la societa' chiama la politica deve rispondere". Lo afferma Gloria Buffo, deputata della sinistra Ds.
"E' vero che non si tratta di una questione di schieramento o di partito ma e' altrettanto vero - aggiunge - che parliamo di una materia politica di prima grandezza: oggi chi fa da se' compie un reato e incappa nella legge. Sarebbe bello, come scrive Francesco Merlo su Repubblica, che ognuno si regolasse solo con la propria coscienza e il proprio medico ma in Italia non si puo' fare. Discuterne in Parlamento e' un atto moralmente e politicamente dovuto, se vogliamo varare norme che rispettino la sensibilita', la fede, e la cultura di ciascuno e non di una parte. Sarebbe incomprensibile limitarsi a dire 'No'. E' quindi bene, mentre si sollecita un confronto ampio nel nostro paese come avviene normalmente in Europa, varare subito - conclude - almeno una buona legge sul testamento biologico e aprire le porte alla discussione sull'eutanasia".
"Io sono molto rispettoso delle opinioni di chi crede, ma personalmente ritengo che vada salvaguardato il diritto del malato a scegliere, tantopiu' in un caso come questo che potrebbe essere definito un caso da manuale, visto che l'interessato e' perfettamente lucido". Nicola Zingaretti (Ds) dice la sua sull'eutanasia durante la trasmissione di Nessuno Tv 'Contro Adinolfi'.
"Mi piace notare che, rispetto a casi analoghi del passato, questa volta c'e' un livello di ascolto differente tra le diverse parti che dibattono attorno al caso di Piergiorgio Welby" ha detto Zingaretti.
Poi si e' parlato anche di rapporti tra Ds e Margherita sul futuro partito democratico: "Mi sembra che il seminario di Orvieto segni un importante passo avanti, anche se bisogna ragionare sulle modalita' con cui far arrivare tutto questo lavoro e questa dialettica alla gente. Alla Camera, al Senato, nei consigli comunali delle grandi citta' ormai ci sono i gruppo dell'Ulivo. Il processo e' ormai ben avviato".
"Non ho dubbi. Il Parlamento, il paese e le comunita' di fede devono raccogliere l'invito del Presidente Napolitano.
"Comunque la si voglia girare l'eutanasia e' un atto che, direttamente o indirettamente, toglie la vita e quindi e' un assassinio e il rispetto della vita, dalla nascita fino al momento della sua conclusione naturale, non sono principi negoziali e non sono nella disponibilita' dell'uomo".
Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega Nord e vice presidente del Senato.
'Diciamo no all'eutanasia, ma diciamo si' alla discussione sul testamento biologico che e' giacente al Senato'. E' quanto afferma in una nota la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini. 'Al presidente Napolitano va il nostro apprezzamento per il garbo con cui ha posto il problema', ricordando che 'il comitato di bioetica, che e' un organismo laico e scientifico e non religioso, ha detto no all'eutanasia ma ha aperto i varchi per la discussione sul testamento biologico. Il nostro no all'eutanasia e' deciso e rispettoso, ma netto', conclude la Burani.
Stefano Morelli, Vice Presidente dei giovani del Ppe, afferma che "in pieno sostegno al recente appello del Vaticano che condanna fortemente l'eutanasia, i giovani del Ppe esprimono il loro fermo ed inequivocabile dissenso verso questa pratica. Pur ritenendo un punto fermo la vicinanza a chi soffre quotidianamente la grave convivenza con malattie degenerative, specie allo stadio terminale, riteniamo che la vita umana sia un bene imprescindibile e irrinunciabile, e sentiamo il dovere di contrapporci a tutto cio' che faccia venir meno questa sua essenza. Pertanto ribadiamo la nostra contrarieta' a qualsiasi tentativo di legittimare, anche politicamente, questa pratica in Italia."
'Il 'volerla far finita', la ricerca del diritto alla morte, derivano spesso dall'abbandono di diritti: spesso le famiglie vengono lasciate sole, troppo spesso i medici sono lontani dalle famiglie'. A intervenire cosi' nel dibattito sull'eutanasia e' Fulvio De Nigris, fondatore dell'associazione 'Gli amici di Luca' e direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma.
'Ma la collaborazione fra queste due componenti, fra medici e familiari - continua De Nigris - puo' permettere di realizzare un'alleanza per la vita'; 'le famiglie hanno voglia di 'normalita', e tutti noi siamo chiamati a doverci impegnare e a dare di piu'. Per essere normali nelle nostre diversita".
'Noi siamo per la vita - conclude il direttore - in questi giorni abbiamo ricevuto telefonate di familiari che vivono situazioni difficili e drammatiche e che chiedono di far passare con forza il messaggio dell'assistenza, della cura e della condivisione'.
Continua ... Italia. Welby: piu' che della morte, ho paura di questa vita (2)
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