Legge 40, udienza davanti alla Corte Costituzionale
Una 'battaglia' di oltre due ore davanti alla Corte Costituzionale tra sostenitori ed avversari della legge 40 in materia di fecondazione assistita. Davanti ai giudici delle leggi, chiamati a decidere sulla legittimita' degli articoli 14 e 6 della legge, nei quali si dispone il numero massimo di tre embrioni ai fini dell'impianto, la crioconservazione solo in casi eccezionali e l'irrevocabilita' del consenso della donna, sono stati vagliati i ricorsi sollevati dal Tar del Lazio e dal Tribunale di Firenze, secondo i quali la legge violerebbe gli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione. "Questa legge compromette il diritto alla salute del concepito - ha sottolineato in udienza l'avvocato Gian Carlo Muccio, rappresentante della Warm - e la donna e' considerata come un contenitore. Dal registro europeo emerge un dato esplicativo di come questa legge sia portatrice di effetti limitativi: su 100 cicli, il numero di gravidanze portate a termine risulta pari ad 8, mentre la media europea e' intorno a 18-20". L'Avvocatura dello Stato, invece, sostiene la bonta' della norma: "La mia e' una difesa giuridica della legge - ha detto l'avvocato dello Stato Gabriella Palmieri - che ha connotati forti e di impatto, non vi e' nessuna insensibilita' da parte mia. Anche la legge francese e quella svedese pone il limite dei tre embrioni e in Inghilterra si raccomanda un impianto non superiore a due". L'avvocato dello stato ha ricordato i dati diffusi il 27 marzo scorso dal ministero della Salute: "Oltre il 100% dei centri ha risposto - ha ricordato l'avvocato - e devo dare credito alle conclusioni, secondo le quali nonostante l'eta' elevata di chi si sottopone ai trattamenti i risultati sono in linea con quelli europei".
Inoltre, ha aggiunto , "anche i commentatori piu' critici osservano che da una lettura combinata dei diversi articoli della legge, emerge che il consenso della donna non e' affatto irrevocabile". I giudici della Consulta non hanno stamane ammesso gli interventi di diverse associazioni, quali Cecos Italia, Hera Onlus, Amica Cicogna, Madre Provetta e l'Associazione Luca Coscioni. Presente in aula anche il professore Severino Antinori, che con la Warm aveva sollevato la causa al Tar, il quale ha voluto ribadire che "la diagnosi pre impianto in Italia si puo' fare, il Tar dichiaro' illegittime le linee guida, ma molti centri non sono attrezzati per farla". Per l'avvocato Isabella Loiodice, del Comitato per la tutela della salute della donna, "la diagnosi pre impianto non e' conforme alla Costituzione e la Corte deve sollevare dinanzi a se' questa questione. Esiste il diritto al figlio, non al figlio sano".
Nel corso della udienza di oggi, hanno preso la parola anche i legali della Federazione nazionale dei centri e dei movimenti per la vita. "Il valore principale sul piano della Costituzione e' quello della vita - ha sottolineato l'avvocato Giovanni Giacobbe - e il diritto alla procreazione e' il diritto alla liberta'. Il limite di tre embrioni e' discrezionale ma non lede la ragionevolezza della legge; l'articolo 32 della Costituzione non risulta violato perche' se il trattamento non va a buon fine una volta, la donna non ha la necessita' costituzionalmente garantita di sottoporsi ad ulteriori trattamenti". I rappresentanti dei movimenti per la vita hanno chiesto l'inammissibilita' della questione sollevata dal Tar del Lazio. Anche il professor Antonio Baldassarre, altro rappresentante dei movimenti, ha voluto sottolineare che la Consulta "non puo' modificare il numero massimo di embrioni, ma solo far cadere il limite: questa sarebbe una soluzione profondamente irragionevole poiche' la tutela dell'embrione sparirebbe e si darebbe piena espansione all'interesse della salute della donna". Davanti ai giudici della Consulta, hanno preso infine la parola gli avvocati che rappresentano due coppie che si sono rivolte al tribunale di Firenze. "Abbiamo due coniugi sterili, con la donna affetta da malattie ereditarie - ha ricordato l'avvocato Giandomenico Caiazza - i medici dicono che sarebbe necessario prelevare almeno sei embrioni. Cio' che contestiamo e' la manifesta irragionevolezza di una legge che sconta una matrice ideologica, i cui obiettivi sono resi impossibili da una insensata rigidita'". L'avvocato Maria Paola Costantini, rappresentante di una delle coppie, al termine della udienza, si e' detta "indignata per il modo in cui le malattie genetiche di una coppia sono state trattate".
La decisione della Corte Costituzionale arrivera', molto probabilmente, entro la fine della settimana.
Inoltre, ha aggiunto , "anche i commentatori piu' critici osservano che da una lettura combinata dei diversi articoli della legge, emerge che il consenso della donna non e' affatto irrevocabile". I giudici della Consulta non hanno stamane ammesso gli interventi di diverse associazioni, quali Cecos Italia, Hera Onlus, Amica Cicogna, Madre Provetta e l'Associazione Luca Coscioni. Presente in aula anche il professore Severino Antinori, che con la Warm aveva sollevato la causa al Tar, il quale ha voluto ribadire che "la diagnosi pre impianto in Italia si puo' fare, il Tar dichiaro' illegittime le linee guida, ma molti centri non sono attrezzati per farla". Per l'avvocato Isabella Loiodice, del Comitato per la tutela della salute della donna, "la diagnosi pre impianto non e' conforme alla Costituzione e la Corte deve sollevare dinanzi a se' questa questione. Esiste il diritto al figlio, non al figlio sano".
Nel corso della udienza di oggi, hanno preso la parola anche i legali della Federazione nazionale dei centri e dei movimenti per la vita. "Il valore principale sul piano della Costituzione e' quello della vita - ha sottolineato l'avvocato Giovanni Giacobbe - e il diritto alla procreazione e' il diritto alla liberta'. Il limite di tre embrioni e' discrezionale ma non lede la ragionevolezza della legge; l'articolo 32 della Costituzione non risulta violato perche' se il trattamento non va a buon fine una volta, la donna non ha la necessita' costituzionalmente garantita di sottoporsi ad ulteriori trattamenti". I rappresentanti dei movimenti per la vita hanno chiesto l'inammissibilita' della questione sollevata dal Tar del Lazio. Anche il professor Antonio Baldassarre, altro rappresentante dei movimenti, ha voluto sottolineare che la Consulta "non puo' modificare il numero massimo di embrioni, ma solo far cadere il limite: questa sarebbe una soluzione profondamente irragionevole poiche' la tutela dell'embrione sparirebbe e si darebbe piena espansione all'interesse della salute della donna". Davanti ai giudici della Consulta, hanno preso infine la parola gli avvocati che rappresentano due coppie che si sono rivolte al tribunale di Firenze. "Abbiamo due coniugi sterili, con la donna affetta da malattie ereditarie - ha ricordato l'avvocato Giandomenico Caiazza - i medici dicono che sarebbe necessario prelevare almeno sei embrioni. Cio' che contestiamo e' la manifesta irragionevolezza di una legge che sconta una matrice ideologica, i cui obiettivi sono resi impossibili da una insensata rigidita'". L'avvocato Maria Paola Costantini, rappresentante di una delle coppie, al termine della udienza, si e' detta "indignata per il modo in cui le malattie genetiche di una coppia sono state trattate".
La decisione della Corte Costituzionale arrivera', molto probabilmente, entro la fine della settimana.
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